RUBINATO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
la sicurezza è un bene primario che lo Stato deve garantire ai cittadini, mentre sempre maggiore è la percezione di insicurezza non solo nelle grandi città, ma anche in quelle di provincia e nei piccoli comuni;
la percezione di insicurezza sta aumentando in modo particolarmente significativo nel Nord Est del Paese, come rilevato nel rapporto del Viminale sulla sicurezza del giugno 2007;
la provincia di Treviso, in particolare, ha subito nell'ultimo decennio una profonda metamorfosi sotto il profilo socio-economico, conoscendo uno sviluppo economico assai rilevante, che da un lato ha attirato un notevole flusso migratorio alla ricerca di occupazione (prova ne sia che è la quinta provincia in Italia per numero di immigrati), dall'altro ha prodotto una notevole ricchezza (è infatti la prima provincia veneta per Pil), cui è corrisposta anche la crescita parallela di una diffusa microcriminalità, che, toccando la vita quotidiana delle persone, nei luoghi privati e di vita comune, ha elevato la percezione del senso di insicurezza dei cittadini, con la conseguenza, ritenendo essi basso il livello di protezione fornito dallo Stato, di minare la loro fiducia nelle istituzioni;
negli ultimi cinque anni il numero degli stranieri nella provincia di Treviso è raddoppiato, passando dal 4,5% al 9% della popolazione complessiva (sono quasi 80.000 gli immigrati regolarmente residenti), ed è destinato a crescere sino al 10% solo per gli effetti del decreto flussi, e in alcuni comuni della provincia, in particolare proprio nella fascia pedemontana, la percentuale sale al 15-18% della popolazione;
tale processo socio-economico è tuttora in evoluzione e sarà ulteriormente alimentato anche dal recente allargamento dell'Unione europea a Paesi dell'Est europeo;
desta grande preoccupazione anche presso le autorità locali il fatto che vi sia una evoluzione nelle tipologie di reati commessi dalla criminalità locale e immigrata, dedita non più solo ai furti, alle cosiddette spaccate, allo sfruttamento della prostituzione e alle frodi telematiche: basti pensare al rapimento di una ragazza, avvenuto il 14 marzo 2007 in località Onè di Fonte (oggetto dell'atto di sindacato ispettivo 4-01559 presentato il 15 marzo 2007, ad oggi privo di riscontro) o all'efferato omicidio dei coniugi di Gorgo al Monticano compiuto nell'agosto scorso;
tali tipologie di reato rappresentano un fenomeno del tutto nuovo per il territorio della provincia di Treviso, che ha allarmato profondamente, oltre alla popolazione, le stesse istituzioni territoriali e in particolare gli amministratori locali, che da tempo e con plurime iniziative chiedono allo Stato maggiore attenzione e tutela;
gli organici delle Forze dell'ordine sono sostanzialmente immutati numericamente dal 1989 e pertanto non sono stati adeguati al profondo cambiamento che si è verificato nella realtà socio-economica locale e dunque le unità di personale attualmente a disposizione in provincia appaiono insufficienti, sia in ordine alla gestione delle procedure afferenti al fenomeno migratorio regolare, sia in ordine al presidio del territorio, considerate le difficoltà organizzative e funzionali connesse al controllo di aree extraurbane caratterizzate da una notevole estensione e un basso indice demografico (cosiddetta città diffusa) e la diffusione di una microcriminalità che è oggi più complessa e variegata essendosi aggiunta alla locale quella proveniente da altri Paesi,
si chiede di sapere:
quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per rafforzare il presidio e il controllo del territorio;
se non ritenga indispensabile e urgente procedere ad una maggiore razionalizzazione delle risorse, nonché adeguare gli organici alle esigenze dell'attuale realtà socio-economica del Veneto e in particolare della provincia di Treviso con l'invio di un congruo numero di nuovi agenti (con particolare riguardo alla Polizia di Stato e all'Arma dei Carabinieri) in tempi brevi, atto a consentire altresì un avvicendamento con il personale che cesserà il proprio rapporto di lavoro per non disperdere il bagaglio di esperienza acquisito, al fine di dare una più incisiva risposta alla domanda di sicurezza dei cittadini;
inoltre, nell'ambito delle sue prerogative e competenze, quali azioni intenda intraprendere nei rapporti con gli altri Stati extraeuropei e a livello comunitario per l'adozione di iniziative integrate e coordinate per il controllo della mobilità criminale.
(2-00267)