Logo del Senato della Repubblica Italiana

Legislatura 15ยช - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007

MORSELLI (AN). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, la sua relazione è stata - mi consenta - davvero deludente, più da ginnasta in equilibrio che da politico equilibrato, ma ella è solo preoccupato di non cadere e quindi l'omissione diventa regola e la sua esposizione - potremmo dire - si è svolta tra Dico e non Dico. È quasi comico che lei chieda di «non giudicare il suo discorso per quello che esso non contiene».

Vede, onorevole Prodi, lei ha una coalizione che deve fare i conti - e salati - con una sinistra comunista. Per favore, basta continuare a chiamarla sinistra radicale: macché radicale! Lei ha a che fare con due partiti come Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani. Tutto il mondo rifiuta i comunisti: in Italia sono al Governo e condizionano pesantemente l'Esecutivo, rappresentando l'anti-americanismo più becero, il no a tutto, no-TAV, no-MOSE, no-ponte sullo Stretto, no-Afghanistan, no-base di Vicenza, no-Iraq, flirtando con movimenti che, a loro volta, flirtano con le Brigate rosse. Una sinistra comunista che negli ultimi venti giorni ha messo due volte in minoranza prima il suo Ministro della difesa, poi quello degli esteri, in quel mercoledì delle Ceneri che però tanti italiani hanno festeggiato prolungando il Carnevale. La natura politica della crisi e la necessità del chiarimento politico all'interno della maggioranza nascono proprio da questo, e se è vero com'è vero che la politica estera è il vero momento identitario di una Nazione, come diceva Bismarck, l'immagine che un popolo trasmette al mondo, beh, signor Presidente del Consiglio, da quando c'è il suo Governo, l'Italia offre un'immagine non solo sbiadita ma, ahimè, umiliata e avvilita.

Cosa possono pensare all'estero di noi italiani? La credibilità dell'Italia è ai minimi storici nel mondo e noi non siamo certo preoccupati per le sorti del suo esecutivo, ma per quelle del nostro amato Paese, governato da saltimbanchi con lo stomaco di ferro, che riescono a digerire tutto pur di restare a galla e che, grazie a nuove acquisizioni di parlamentari senza scrupoli, sperano di continuare a gestire le sorti del Paese.

Una Nazione euro-atlantica, la nostra, che deve tener fede alla propria storia, alla propria collocazione geopolitica, ai propri valori cristiani, e che vede esponenti di maggioranza sfilare contro il proprio Governo. Erano più di 100 i suoi parlamentari che sfilavano a Vicenza, onorevole Prodi: che triste spettacolo! Il suo è un Governo di rivoluzione proletaria o di consolidata e democratica appartenenza occidentale e di valori cristiani conclamati?

Ed ora ella cerca salvagenti per restare a galla e, nel momento di timori nucleari, dell'attentato al vice presidente degli Stati Uniti d'America Cheney, dell'allarme dovuto alla recessione mondiale con il conseguente crollo delle borse, ci propone i dodici punti di Romano, che nessuno dei leader politici della sua maggioranza ha controfirmato. Lo fa tralasciando con malcelata furbizia il tredicesimo punto che riguarda quella parolina per lei tanto scivolosa che si chiama Dico e che le farebbe perdere qualche prezioso appoggio e che, da vero imbonitore, farà rientrare dalla finestra parlamentare, dicendo che il Parlamento è sovrano, ma dimenticando che la prima firma sul provvedimento è la sua.

Ma con sincera obiettività, con franca schiettezza emiliana, veramente può pensare che un Governo pieno di contraddizioni possa reggersi sperando che tutti portino il cervello all'ammasso o all'incasso, sperando che ci siano o non ci siano coliche renali o rosolie o ritardi aerei o contando ancora sull'apertura benevola dei senatori a vita che quando votano per lei sono bravi e buoni, signor Presidente, ed il contrario quando valutano secondo coscienza i problemi sul tappeto?

Allora basta, signori del Governo: il popolo italiano vuole chiarezza e vuole che vi facciate da parte. È arrivato a sostenere che la crescita è il suo Governo che l'ha stimolata, ma quante figuracce avete rimediato in questi mesi, onorevole Prodi. In nove mesi avete partorito un gioioso pargoletto che avete chiamato Governo di centro sinistra che ha pestato i piedi ai benzinai, ai tassisti, ai professionisti, ai pensionati, agli impiegati, ai piccoli imprenditori, agli insegnanti, ai poliziotti, ai vigili del fuoco e chi più ne ha più ne metta, e accarezzato amorevolmente banchieri, cooperative rosse, grandi industriali e finanziari senza scrupoli.

Allora, anche se questa sera ha aggiunto un posto a tavola perché c'è un traditore in più ed ha provveduto a rivedere il tetto ai compensi previsto dalla sua finanziaria di appena due mesi fa per consentire alla bella Michelle e all'inossidabile Pippo di incassare milioni di euro sperando forse di ingaggiare San Remo come santo protettore del suo Governo, non so sinceramente se avrà i numeri per la fiducia di questa Aula. Certo è che ormai da tempo non ha più la fiducia dell'Italia e degli italiani che le hanno già staccato la spina.

Entro il 25 marzo ci sarà da rifinanziare la missione in Afghanistan. La prossima settimana arriveranno in Commissione al Senato, per esplicita ammissione dei suoi ministri Bindi e Pollastrini, i Dico; va inserita la pratica Vicenza e occorre iniziare le opere per la TAV e il Corridoio europeo. La legge elettorale rischia di provocare nuovi scontri tra bipolaristi, proporzionalisti e inciucisti; la riforma pensionistica tra scaloni, scalini e scalette scatenerà violente reazioni da parte dei suoi compagni. A tutto c'è un limite, si rassegni: il suo Governo, onorevole presidente Prodi, potrà anche galleggiare per qualche tempo ma è già annegato nella vergogna. (Applausi dai Gruppi AN e FI).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saro. Ne ha facoltà.