*MANNINO (UDC). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, nessuno dei cirri, cumuli e nubi che la settimana scorsa avevano reso nero il cielo del Governo Prodi è stato spazzato via dal soffio di vento del discorso programmatico reso al Senato ieri dal presidente Prodi.
Basterebbe aver ascoltato da ultimo il senatore Grassi per capire quanto la maggioranza sia precaria sul terreno delle scelte fondamentali e sulle questioni fondamentali, che gravano prima ancora che sul Governo sull'intero Paese.
Questa constatazione sta a dimostrare che non basta un aggiustamento del programma di Governo, una lettura ristretta quale può essere il dodecalogo, rispetto al grande programma con cui il centro sinistra si è presentato agli elettori. Infatti, ogni argomento apparentemente accantonato è destinato ripresentarsi; ne é prova il fatto che lo stesso Governo e la stessa maggioranza, per esempio, sulla questione delicata dei Dico adesso si rimettono al dibattito parlamentare; il che significa una ripresa dell'iniziativa sulla questione e quindi l'accantonamento è soltanto apparente. Forse apparenti sono pure altri accantonamenti, perché il dodecalogo rinuncia ad alcune iniziative che il Governo aveva annunciato in settori molto delicati e molto interessanti.
Tuttavia, la concentrazione del programma di Governo non può essere risolutrice dei problemi reali; lo vedremo sul terreno della politica estera, quando le Camere saranno chiamate a votare il rinnovo della missione in Afghanistan. Non è che in Afghanistan si annuncia qualcosa di terribile in primavera per iniziativa degli Stati Uniti; in Afghanistan si annuncia un'offensiva in primavera: «quando tornerà il verde» - dice un recente proclama dei talibani - ci la sarà la loro offensiva. Ora, sull'Afghanistan sarebbe il caso di dire, una volta e per tutte, che noi ci dovremmo decidere a scegliere che cosa vogliamo: vogliamo che una prospettiva democratica dell'Afghanistan venga stabilizzata e che i talibani vengano sconfitti o vogliamo consegnare il Paese al nulla e al disastro?
Il Governo Prodi non sarà in condizione d'affrontare questa scelta. Non è invidiabile, come non lo è stata nelle settimane scorse, la posizione del Ministro della difesa, che almeno ha avuto il coraggio di chiamare le cose sempre con il loro nome. Non basterà il suo solitario coraggio, perché sulle scelte necessarie a compiersi occorrerà che la maggioranza sia autosufficiente.
Abbiamo provato a dare una versione temperata di questo bipolarismo muscolare; abbiamo provato, noi dell'UDC, quando sino dall'estate scorsa, sulle missioni militari abbiamo stabilito, prendendone l'iniziativa, le ragioni di una politica bipartisan. Le opposizioni del centro-destra hanno compiuto poi una scelta corrispondente a quella, che inizialmente ha rotto le acque stagnanti, avanzata dall'UDC. Non basta il superamento in termini bipartisan di queste scelte estremamente impegnative, quando la maggioranza non è se stessa e non può esserlo. Sarebbe il caso di ricordare che la maggioranza non può essere se stessa perché al Senato l'effetto perverso di una legge elettorale che - andrebbe ben ricordato -, nell'attribuire il premio di maggioranza in sede regionale, ha impedito alla maggioranza elettorale di avere l'intero premio di maggioranza.
Le responsabilità sono ben precise e sarebbe bene che gli esponenti della maggioranza ricordassero che loro non hanno ricevuto il voto in maggioranza del Paese. C'è una differenza minimale che dovrebbe rendere consapevoli che il Paese è diviso. Questo bipolarismo ha diviso il Paese. I due cartelli elettorali se lo contendono. 14 anni fa, con i vari referendum - mi rivolgo al senatore Bordon che ne fu protagonista attivo -, era stato promesso un sistema politico basato su un sistema elettorale - così come dice - governante e decidente effettivo.
Da 14 anni un sistema politico votato al rinnovamento, da 14 anni noi assistiamo soltanto alla partita Prodi-Berlusconi; Berlusconi-Prodi. In nessuna altra stagione dell'intera storia della Prima Repubblica i protagonisti sono rimasti i medesimi: non si vuole personalizzare, almeno nel ragionamento che sto facendo, ma si vuole sottolineare un dato ben preciso che dovrebbe essere ben presente alla riflessione politica di tutte le forze politiche.
Soltanto Prodi e Berlusconi nei due diversi campi sono stati capaci di coagulare i cartelli. Il che significa che il superamento dei partiti ideologici, dei partiti della Prima Repubblica si è risolto in due personalismi: i due cartelli sono due persone, al di là della loro vocazione, destinate anche alle tentazioni autocratiche che non vengono compiute soltanto da un leader in un campo, ma anche dall'altro leader nel campo opposto (Applausi dal Gruppo UDC) a seconda dei turni da recitare, se uno dei punti del dodecalogo è l'invocazione di un potere decidente in testa al Presidente del Consiglio.
Ed il risvolto oggi di questo rischio e limite della situazione bipolare, così come si è venuta disegnando in Italia, è rappresentato dalla invocazione del Presidente del Consiglio che inopinatamente ha voluto allargare il gioco perché questo gioco bipolare - onorevoli colleghi - non nascondiamocelo - sottintende l'incrocio di sogni, il più delle volte impossibili, perché questo è necessario ed imprescindibile nel momento in cui lo schematismo bipolare non dà più spazio a dinamiche interne. Abbiamo un bipolarismo che non è bipartitismo; abbiamo un bipolarismo che è multipartitismo. Non potevamo pensare che l'uscita dello schema dei partiti della Prima Repubblica dalla fase dei partiti ideologici potesse avvenire improvvisamente con uno scioglimento totale delle nevi, senza il rischio di un innalzamento delle acque che travolgerà tutti i continenti.
Questo è il punto fondamentale della crisi, dato - lo dico con molta franchezza - da una parte dalla mancata evoluzione del partito post comunista DS che invece di risolvere la propria funzione politica in termini di riassunzione della tradizione socialista si è spostata di campo. E dall'altra parte, di un leader che ha trovato uno spazio disponibile ed in chiave di anticomunismo lo ha occupato. È allora questa la democrazia ingessata; non era quella della Prima Repubblica. Questa è la democrazia ingessata in un bipolarismo che dà un risultato falso. Non siamo - lo dico subito - contrari al bipolarismo, ma al bipolarismo si preparano i partiti politici attraverso una loro trasformazione, una loro modernizzazione.
Nessuno avrebbe mai auspicato che il Partito Comunista rimanesse tale. Anzi. Ma tutti avremmo potuto auspicare che il Partito post-Comunista facesse delle scelte per le quali oggi, alla sua sinistra, non rimanessero quanti sono sufficienti ad impedirgli di governare, perché al Governo l'impedimento non è dato dalle opposizioni; l'impedimento e la difficoltà sono dati da tutto ciò che sta alla sinistra del futuro o futuribile Partito democratico. Noi dell'UDC vogliamo sfidare questa situazione. Abbiamo dichiarato che non c'è una opposizione. Vi sono due opposizioni non per prepararci a portare soccorso al centrosinistra, ma per tentare di scongelare questo sistema che rischia di paralizzare il Paese.
Il Governo Prodi forse, se Prodi ne avesse avuto il coraggio, avrebbe avuto la possibilità di mettere realmente in moto questa situazione. Prodi ha preferito ancora una volta, da una parte, chiudersi prussianamente nella sua maggioranza; dall'altra aprire a quell'incrocio di sogni che dovrà impedire qualunque evoluzione, a partire da quella del sistema elettorale, per la quale si prepara soltanto un'ipotesi referendaria. (Applausi dal Gruppo UDC).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Biondi. Ne ha facoltà per cinque minuti.