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Legislatura 15ยช - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007

BIONDI (FI). Signor Presidente: «Cinque minuti. Conosco il mestiere», «La Boheme», Atto I.

Vorrei anzitutto esprimere il mio rincrescimento per procedere in contumacia, legittima ovviamente, del Presidente del Consiglio. Ieri lo avevo ascoltato dai microfoni della RAI, perché ero insieme al collega Treu a fare un commento alla radio al suo discorso, e avrei gradito vederlo ascoltare quanto ho da dire.

 

MORANDO (Ulivo). Prodi sapeva che ieri eri in contumacia tu.

 

BIONDI (FI). No, può essere in contumacia colui che è chiamato a svolgere un ruolo e lui è stato chiamato a svolgere un ruolo nientepopodimeno che dal Presidente della Repubblica, con un gelido invio qui al Senato e con un gelido accoglimento da parte di questa Assemblea. Devo dire che questa volta c'è voluta la Polizia per suscitare gli entusiasmi e per stabilire un momento di applauso convinto. Prima c'è stato un mormorio al centro e qualche timido, e anche qualche volta riservato, applauso a sinistra.

Prendiamo le cose come stanno e prendiamo anche atto di quanto nella sua requisitoria ha detto il collega Grassi. Una requisitoria motivata, una requisitoria fondata su considerazioni critiche, che io non condivido ma che fanno parte giustamente di un'impostazione politica che è la sua e del suo Gruppo, dalla quale però, come accade nelle sentenze, non deriva una logica, politica e giuridica, conseguenza rispetto alle premesse da cui si è partiti. Infatti, dopo aver fatto tutta questa critica, egli ha affermato che ciò nonostante avrebbe votato a favore.

Ecco, questo è un problema che riguarda la maggioranza e anche l'opposizione, perché non sappiamo che taglio dare ai nostri interventi, se stabilire una specie di ponte, di arco rampante, tra le nostre posizioni e quelle altrui per «tirare quattro paghe per il lesso» e stabilire quindi che la maggioranza vera è minoranza, oppure dire che vi è una maggioranza composita nella quale, nell'interesse generale, per tirare - stavo per dire a campare - ad avere ancora la maggioranza si riuniscono i volontari (abbiamo sentito Bordon), i preterintenzionali (abbiamo sentito Grassi) e forse i colposi (se sentiremo qualcuno che se ne assumerà poi la responsabilità). Questo trittico nel quale, invece che esservi un accordo, vi è convergenza di interessi, qualche volta può creare anche un rapporto proficuo. Molte volte i matrimoni di interesse sono più duri a morire rispetto a certi empiti affettivi che poi calano.

Può darsi che sia così, ma dal discorso del presidente Prodi abbiamo avuto la sensazione che lui stesso non ci creda. Quando ha fatto la «potatura» delle «XII Tavole», quando ha stabilito che si deve scegliere questo e quello, alla fine, dopo aver parlato bene degli italiani all'estero, persino del federalismo fiscale, per captatio benevolentiarum, che ha cercato anche in questa sede di porre in essere, alla fine è arrivato a parlare della riforma elettorale. Ma quando uno parla della riforma elettorale è quasi presago di un imminente destino, quello temuto dell'esistenza per davvero di un'elezione a breve termine e quello sperato di un'elezione in condizioni migliori.

Questo lo condivido. Sono convinto che sulla legge elettorale sia necessario fare un discorso serio tra di noi, qui dentro e fuori di qui, in termini di lealtà. Il sistema elettorale non garantisce la maggioranza di questi o di quelli, garantisce la regola con la quale il popolo sovrano nomina i suoi viceré - che qui dentro siamo noi - in sua rappresentanza. L'interfaccia del sistema parlamentare non è il Governo, è il cittadino elettore. Le formule con le quali ciò si può realizzare mi pare possano essere condivise, se vi è un punto di riferimento - e questo lo ha detto chiaramente il presidente Prodi - che non sia fazioso ma interessante l'intero arco nel quale muoviamo le nostre opinioni e qualche volta anche le nostre parole, non sempre corrispondenti - l'ho notato, purtroppo - alle opinioni. Credo perciò che dobbiamo, su questo punto, avere la speranza che si possa fare.

Ma quanti anni crede di campare il «soldato Prodi»?

 

FORCIERI, sottosegretario di Stato per la difesa. Cinque.

 

BIONDI (FI). Cinque? È un buon segno.

Io credo si possano cambiare anche i numeri, quelli della smorfia: 90 fa la paura, la vostra paura fa 158. Basta che si arrivi a quella soglia, quindi ad una maggioranza contabile, non ad una maggioranza politica, che si stabilisce il discrimine tra una posizione e l'altra in questo Paese diviso a metà.

Ho sentito parlare, giustamente, persino un Vice Presidente della legge elettorale che abbiamo fatto: alla Camera è andata bene, al Senato pare non piaccia. Volevo però dire, riguardo a questa legge elettorale, che l'ingratitudine di chi ne ha beneficiato è grande perché per «24.000 baci», per 24.000 voti si è determinato quello che con una bella espressione il collega Ranieri ha definito «bipolarismo rude». Certo, poteva essere un bipolarismo meno rude. Ho ascoltato ed anche apprezzato il discorso parlamentare del collega Ranieri; fa piacere ogni tanto poter fare un complimento anche a chi è dall'altra parte.

 

PRESIDENTE. Senatore Biondi, termini con il complimento.

 

BIONDI (FI). Il bipolarismo rude lo avete applicato voi quando avete respinto, con la differenza minima di voti che avete avuto, quello che poteva essere non un ravvedimento attuoso dell'attuale minoranza, ma una volontà di lavorare meglio insieme.

Ci avete detto di no e avete preso tutto quello che potevate. Beh, non è un bel modo per applicare un bipolarismo aspro invece che rude. (Applausi dal Gruppo FI).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Viespoli. Ne ha facoltà.