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Legislatura 17ยช - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 837 del 13/06/2017

COMPAGNONE (ALA-SCCLP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNONE (ALA-SCCLP). Signor Presidente, negli anni il fenomeno della riduzione dei ricavi e dell'aumento dei costi in agricoltura è andato acuendosi. Costantemente sentiamo i nostri agricoltori lagnarsi del fatto che il reddito da produzione agricola non copre i costi. A partire dal 1994-1995, la situazione è diventata abbastanza insostenibile e anche la virata verso la produzione biologica è spesso insufficiente a garantire un reddito adeguato, per via del processo di "convenzionalizzazione" del biologico che costringe i produttori ad affrontare nuovi problemi e ad adeguarsi sempre più alla grande distribuzione e al mercato convenzionale.

Inoltre, i tempi di incasso per la vendita dei prodotti sono lunghi e l'agricoltore si trova in difficoltà considerevoli non avendo spesso liquidità; in tal senso, è costretto a ricorrere al credito bancario che - ahimè - sappiamo essere spesso indisponibile per i nostri agricoltori.

Gli agricoltori, in questa situazione, continuano a essere estromessi dal controllo della filiera, a rivestire un ruolo marginale e a essere sempre più succubi delle scelte della grande distribuzione. E il rischio è l'abbandono della terra, per quanto i dati a nostra disposizione ci parlano di un incremento di 90.000 nuove imprese agricole condotte da giovani al di sotto dei trentacinque anni. Certamente è un dato positivo, ma il tema è come garantire la longevità delle nuove imprese. Ci chiediamo se le nuove imprese resisteranno, dal momento che il fenomeno potrebbe apparire congiunturale e condizionato dalla crisi industriale e occupazionale, favorito da agevolazioni momentanee che molto spesso non sono a lungo termine e non fanno riferimento a una strategia d'investimento strutturale nel settore.

Certamente noi italiani e soprattutto siciliani, primi produttori di agrumi, non possiamo più tollerare il fatto che l'Italia sia diventato il principale importatore netto di agrumi e i nostri produttori non riescano a venderli più a prezzi decenti e nemmeno a coprire i costi di produzione. Possiamo certamente importare, adeguarci alla globalizzazione e fare in modo che possano essere importati alcuni prodotti. Siamo però fortemente convinti del fatto che intanto vada garantita la collocazione sul mercato dei nostri prodotti e poi, eventualmente, si possa aprire ai prodotti che vengono da fuori. Non si può quindi, in nome della libera concorrenza e della globalizzazione, condannare centinaia di produttori alla soccombenza economica. Un dovere di tutela si esige quindi da parte del Governo, così come si esige il massimo sforzo per tutelare un'economia, una storia e una cultura: la nostra agricoltura.

Troviamo paradossale caro Vice Ministro - cito per semplificare il caso degli agrumi - come, a fronte della grande qualità e varietà che allignano solamente in Sicilia (come ad esempio le arance rosse) e nonostante la produzione interna non riesca a coprire tutto il fabbisogno delle famiglie italiane, non si riesca a commercializzare il nostro prodotto a prezzi dignitosi e siamo costretti ad assistere alla commercializzazione di prodotti che vengono dall'estero e soprattutto dalla Spagna.

Ho citato gli agrumi, ma lo stesso discorso vale per altri prodotti agricoli, come il grano - sappiamo come il problema sia in gran parte legato alla questione del grano duro - o il nostro ottimo olio.

Questi sono i problemi che il Governo - a nostro avviso - deve porsi con determinazione, dando - come è stato sollevato più volte in quest'Aula - un segno di determinazione e forza nel garantire i prodotti italiani.

Il tema della quota di compartecipazione finanziaria - per esempio - per accedere ai programmi operativi comunitari attraverso la presentazione di progetti, deve trovare un'adeguata soluzione. Che senso ha elaborare bellissimi progetti, anche innovativi in agricoltura, quando i soggetti preposti all'erogazione del credito fanno mille difficoltà e di fatto non aiutano gli imprenditori agricoli? È il vecchio problema che abbiamo più volte sottolineato: molto spesso, soprattutto il giovane agricoltore si trova le porte chiuse da parte del sistema bancario e non riesce a investire.

Altro argomento non indifferente è la questione della garanzia della salubrità dei nostri prodotti e della tutela dei consumatori. Sappiamo come i prodotti provenienti dai Paesi terzi non forniscono garanzie al riguardo e appare chiaro come questo tema debba trovare adeguata soluzione nei tavoli europei.

Non possiamo noi soccombere e sottostare alla grande distribuzione, alla necessità di chi vuole arricchirsi a tutti i costi alla faccia della nostra produzione, dei nostri agricoltori e soprattutto della salute dei nostri cittadini. (Applausi dal Gruppo ALA-SCCLP).