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Legislatura 15ยช - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 268 del 13/12/2007

BRUTTI Paolo (SDSE). Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro per la sua introduzione, per le osservazioni che ha compiuto, per i dati che ci ha portato e, soprattutto, per lo sforzo che è stato compiuto nella giornata di ieri per porre fine ad una situazione estremamente preoccupante e grave, che aveva assunto anche alcuni connotati di rivolta. Sono dell' opinione che i problemi che si presentano in questo comparto siano estremamente gravi e che quindi bisogna seguirli passo passo, con attenzione e anche mettendo a disposizione delle risorse: a tale proposito suggerirò qualcosa nel mio intervento.

Quindi penso che l'iniziativa, la lotta, la mobilitazione degli autotrasportatori avessero una ragione e un motivo molto valido, ma certo sono stati superati alcuni confini perché, come tutti sanno, il punto centrale che la mobilitazione ha cercato di realizzare è stato quello della paralisi del trasporto della benzina e del gasolio. Naturalmente, bloccando il rifornimento dei distributori di benzina, si è ottenuto il risultato. In realtà, i piccoli trasportatori non trasportano benzina e gasolio e allora, per ottenere quel risultato, hanno utilizzato il sistema del blocco anche delle grandi imprese strutturate, delle autocisterne che trasportano il gasolio. Questi sono metodi di lotta che non rientrano nella tradizione di nessuna delle organizzazioni né sindacali, né autonome, né datoriali della storia del Paese. Se si imbocca questa strada si sa dove si comincia, ma non si sa dove si finisce.

Detto questo, però, non c'è dubbio che le condizioni nelle quali si esercita questa durissima attività, questo durissimo mestiere, si sono aggravate anche repentinamente, perché non c'è dubbio che il costo del gasolio è cresciuto a dismisura, in modo estremamente rapido, non c'è dubbio che il pedaggio delle autostrade che loro pagano, perché viaggiano sopra di esse, è altrettanto cresciuto in modo estremamente rapido e il processo di liberalizzazione del comparto è andato avanti a passi molto spediti, che non hanno tenuto conto della natura del comparto stesso.

Bisogna riflettere, perché in questo comparto non ci troviamo in una situazione di equilibrio tra domanda e offerta sul mercato. Con questo voglio dire che, di fronte al piccolo trasportatore della provincia di Caserta che ha un solo camion, che vive solo di quello ed è quindi disponibile anche a fare un viaggio a pieno e uno a vuoto, guadagnando esattamente la metà di quello che guadagna una compagnia strutturata, ci sono invece utilizzatori del servizio molto potenti e forti, con una capacità sul mercato molto maggiore di quella del trasportatore.

Dunque, in una situazione nella quale si stabilisce che la tariffa può essere determinata dal libero mercato e dalla libera contrattazione e che non è assoggettata ad alcun limite, senza poi andare a vedere che un'azienda con cinque o dieci camion ha solo due autisti (per cui ne ha altri otto in nero, riuscendo così a mettere in campo tariffe bassissime che buttano fuori mercato tutte le altre), se non si riesce ad introdurre freni o ad individuare elementi minimi sul piano tariffario, è chiaro che la condizione di questi lavoratori è destinata ad aggravarsi di momento in momento, così come sono destinate a crescere le condizioni di precarietà e di pericolo connesse con la loro attività.

Pertanto, se dovessi dare un suggerimento, io cercherei di liberare i fornitori di attività di trasporto dal peso che esercitano su di loro gli utilizzatori, che pagano i trasportatori a 180 giorni: ciò significa per i trasportatori dover andare a prendere i soldi in banca, spendendo dal 5 all'8 per cento di interessi, e questo per loro è denaro che esce, è retribuzione giornaliera che viene diminuita. È necessario quindi imporre innanzitutto che l'attività di trasporto venga pagata dopo che la stessa è stata prestata.

Inoltre, Ministro, spenderei la maggior quantità di risorse nella direzione della modifica strutturale di questo comparto, per passare da aziende polverizzate di questo genere ad aziende il più possibile strutturate. Investirei, dunque, dando risorse a quei camionisti e a quelle società univeicolari che si consorziano e si mettono insieme: spenderei il massimo possibile delle risorse del comparto per ottenere questi risultati ed avere anche in Italia, da qui a cinque anni, un sistema di trasporto simile a quello che esiste in Francia, in Germania e in Olanda. Non parlo naturalmente solo di grandi flotte di 3.000-4.000 camion che occupano 6.000-7.000 dipendenti - a questo forse non arriveremo - ma della possibilità di passare da quest'economia del trasporto, estremamente frammentata ed incapace di resistere alle pressioni degli utilizzatori, ad un'economia di trasporto più robusta.

Certo, se si insegue il trasporto a costo zero, come molte imprese vorrebbero, si riuscirebbe ad avere, Presidente, ma poi ci sarebbero i disperati, come quelli che abbiamo visto sulle strade nei giorni scorsi.

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.