DAL MAS (FIBP-UDC). Signor Presidente, dire che siamo in un momento particolare di questa legislatura, quasi epigonale, mi pare che sia fuori discussione. Oggi discutiamo o dovremmo discutere di un decreto-legge che comunque finanzia per il 2022, cioè per l'anno in corso, più di 20 miliardi; sono 20 miliardi di aiuti alle persone, alle famiglie e alle imprese. Ci sono provvedimenti che contengono un sostegno a chi percepisce un reddito modesto, ci sono provvedimenti che prevedono un abbattimento del costo del terzo trimestre delle bollette, conseguente al caro energia. Si tratta quindi di un insieme di provvedimenti che trova la propria fonte in circa 6 miliardi e mezzo, che praticamente è il valore complessivo dell'extraprofitto che le imprese produttrici o che gestiscono l'energia hanno ricavato in questo momento dovuto alla particolare, singolare e drammatica vicenda che stiamo vivendo in Europa e nel mondo. Tale vicenda vede un Paese in guerra, un Paese illegittimamente invaso, e vede tutta la drammaticità di ciò che è successo da parte di una non democrazia, di una democratura che si impone con forza e violenza nei confronti di un popolo libero.
Bene, che cosa prevediamo? Ci sono degli interventi anche sul superbonus del 110 per cento, ma non risolvono il problema, perché il problema della cessione del credito rimane, soprattutto per chi ha applicato lo sconto in fattura; non se ne viene fuori e c'è il rischio del fallimento di molte imprese. È poi evidente che questa misura sviluppista incontrerà o sta incontrando delle difficoltà, soprattutto per quanto riguarda la platea più ampia dei condomini, i cui interventi dovrebbero completarsi entro il dicembre del 2023, con problemi non certamente banali, ammesso che ci si riesca. Nessuno mette in dubbio che questa sia stata una misura efficace, però sicuramente è una misura migliorabile; e nessuno mette in dubbio la necessità di evitare le frodi.
Bene, veniamo al punctum dolens. Diceva Prezzolini, credo, o Flaiano che nulla in Italia è più definitivo del provvisorio. E il carattere ontologicamente provvisorio è tipico dei bonus, giustificati e giustificabili in un momento di crisi davanti all'emergenza. Il 110 nasce da una misura di sviluppo del Paese, soprattutto per dare rilancio al sistema dell'edilizia, che ben sappiamo essere uno degli elementi trainanti della nostra economia. Ma lì abbiamo anche scoperto la mole ingente delle frodi, così come abbiamo scoperto un'altra cosa. Lo dice uno che non è personalmente contrario al sostegno e che anzi vuole il sostegno nei confronti di chi perde il lavoro, ma che capisce anche che con il reddito di cittadinanza, così come impostato, abbiamo perso quella cultura tipica dell'Italia nelle politiche attive del lavoro. (Applausi).
Non vorrei citare Biagi, perché penso sia scontato. Praticamente abbiamo quasi ipostatizzato il mercato della rinuncia, perché di questo si è trattato.
È la cattiva applicazione di una misura solidaristica.
Ricordo il bellissimo intervento che fece Calamandrei, credo all'Università degli studi di Firenze, sulla nostra Costituzione, in cui disse che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono la libera iniziativa e soprattutto l'uguaglianza nelle condizioni di partenza degli individui, che è il presupposto di uno Stato democratico e liberale: in un bellissimo intervento, che in parte oggi non si rispecchia in quello che produce talvolta quest'Assemblea.
Il Governo Draghi è politico, non tecnico. È un Governo che ha avuto - e ha - una delle voci più autorevoli dell'Italia e dell'Europa, riconosciuta nel mondo, ma oggi ci troviamo in questa condizione (cito ancora una volta Flaiano, che oggi, evidentemente, mi torna alla memoria: sarà la giornata, come suggerisce il senatore Mallegni): la via più breve tra due punti in Italia è l'arabesco.
Abbiamo infatti assistito a un Movimento 5 Stelle che definire movimento è un obbrobrio semantico, perché è una compagine (Applausi), nata sfruttando un atteggiamento populista, intriso di rancore, che oggi non ha più alcuna visione di ciò che sta succedendo (Applausi). Esso sta tenendo inchiodati questo Paese e gli italiani, che stanno rivendicando attenzione per la loro situazione economica, per la crisi energetica e per un mondo che si sta dividendo davanti alla Russia, il cui disegno neozarista sta mettendo nuovamente in discussione gli equilibri del dopo Jalta (Applausi). Ma dove pensate di andare in questo modo? Quale responsabilità avete rispetto al Paese?
È solo questo il tema che sta al centro del dibattito politico e della discussione di oggi e starà al centro di ciò che accadrà nelle prossime ore. Faccio un appello al presidente Draghi, uomo che in questo momento rappresenta - come ho detto - l'Italia. (Richiami del Presidente). Concludo, Presidente: è stata fin troppo gentile nei miei confronti, la ringrazio veramente di cuore.
Credo che stiamo sprecando l'occasione per un ordinato concludersi di questa legislatura, che vada nella direzione di aiutare gli italiani nelle difficoltà e che soprattutto dia la possibilità di una politica estera chiara. Oggi Draghi è un punto di riferimento nell'Europa; è in difficoltà Macron, non c'è Boris Johnson. Quale Europa volete? Quale Alleanza atlantica volete? Volete rafforzare il disegno putiniano e l'alleanza con la Russia? Bene: io non ci sto! (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà.