PARAGONE, MARTELLI, GIARRUSSO, DE VECCHIS - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e dell'interno. - Premesso che:
il 26 maggio 2022 si è tenuta presso l'Aula Nassirya del Senato della Repubblica la conferenza dei familiari delle vittime del COVID di Bergamo, radunati nell'associazione "sereniesempreuniti";
durante il proprio intervento, il responsabile della comunicazione dell'associazione, Robert Lingard, cittadino italiano residente nel Regno Unito e noto alle cronache per avere ritrovato il rapporto dell'OMS scritto dal gruppo di ricercatori guidati da Francesco Zambon, da cui è partita l'inchiesta della Procura di Bergamo sul piano pandemico, ha dichiarato: "Mi è stato riferito da fonti che qualche politico avrebbe commissionato alle agenzie di intelligence centinaia di pagine di dossier sulle persone che oggi si trovano al mio fianco a parlare di accountability delle istituzioni", come riportato anche da "Il Giornale" il 26 maggio stesso. Una circostanza in cui Lingard specificò che tale dossieraggio sarebbe stato compiuto, oltre che nei suoi confronti, anche nei confronti del Gen. Pier Paolo Lunelli e dell'avvocato Consuelo Locati, rappresentante legale di oltre 600 familiari delle vittime della bergamasca in causa contro la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero della salute e la Regione Lombardia, per fatti attinenti alla mancata istituzione della "zona rossa" in Valseriana, il mancato aggiornamento e la mancata attivazione del piano pandemico nazionale;
la dichiarazione venne ripresa da alcune testate, ma sembrò cadere nel vuoto finché, qualche giorno dopo, sul "Corriere della Sera" venne pubblicata una lista di alcuni esponenti della società civile, che sarebbero finiti nel mirino dei dossier dell'intelligence perché considerati filo-russi;
lo scorso 8 giugno, l'attuale presidente del COPASIR, intervistato a "Porta a Porta" su quanto riportato dalla stampa, ha dichiarato: "Nel maggio del 2020, il Comitato Parlamentare che non presiedevo io ma il collega Volpi, con cui condividevo le decisioni in quanto vice-presidente, ha fatto un report dal titolo Covid-19 e disinformazione su come funzionava la macchina della disinformazione nel pieno della pandemia". "Noi quel documento non l'abbiamo pubblicato perché, in quel momento, additare Russia e Cina, con cui fronteggiavamo insieme la pandemia, era un fatto politicamente sensibile. Ma abbiamo pubblicato un riassunto in cui diciamo: È diffusa attività di disinformazione online nella quale sono inseriti attori statuali, attori strutturati, think tank, stakeholder, professionisti della comunicazione, speculatori e gruppi industriali con forte co-interesse rispetto ai Paesi d'origine, che intendono manipolare il dibattito politico interno, influenzare gli equilibri geopolitici internazionali, incitare al sovvertimento dell'ordine sociale e destabilizzare l'opinione pubblica in merito alla diffusione del contagio e alle misure di prevenzione e di cura". L'attività di approfondimento non avrebbe dunque interessato solo gli attori statuali (come Russia e Cina), ma anche soggetti pertinenti alla più ampia società civile, cui non viene fatto riferimento in una successiva intervista a "Il Messaggero", specificando che con il rapporto del maggio 2020 si individuò "con chiarezza che le macchine della disinformazione erano statuali e facevano capo a Russia e Cina";
considerato che:
l'indagine sarebbe stata realizzata nel periodo immediatamente successivo alla pubblicazione sul "The Guardian" dell'articolo "Italians call for justice for relatives killed by coronavirus", del 23 aprile 2020, a cui lo stesso Lingard aveva collaborato, tanto da esserne menzionato e successivamente ripreso dalle maggiori testate europee ed internazionali, oltre che concomitante al ritiro del rapporto dell'OMS del team guidato dal ricercatore Francesco Zambon e in cui si definiva la gestione della pandemia in Italia "improvvisata, caotica e creativa";
in quel frangente era lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore, Giuseppe Conte, a detenere la delega ai Servizi segreti e, secondo quanto scritto all'interno del piano pandemico del 2006, vigente fino al gennaio 2021, la pandemia "costituisce una minaccia alla sicurezza dello Stato";
la gestione della prima fase della pandemia parve non convincere l'allora capo della Polizia, attuale sottosegretario con delega ai Servizi Segreti, Franco Gabrielli, il quale denunciò la "sistematica marginalizzazione dell'autorità nazionale di pubblica sicurezza […] che rivelò anch'essa quella condizione di non governo complessivo degli eventi, producendo una conseguente rincorsa, da parte di chi era chiamato a eseguirli, di provvedimenti i cui termini spesso, si apprendevano da notturne conferenze stampa",
si chiede di sapere:
se il Governo intenda assumere iniziative di competenza affinché il rapporto dell'intelligence del maggio 2020, di cui in premessa, contenente la lista di tutti gli attori strutturati, think tank, stakeholder, professionisti della comunicazione, speculatori e gruppi industriali con forte co-interesse con i Paesi di origine, venga desecretato;
se risultino i motivi per i quali si sarebbe deciso di indagare su soggetti privati facenti parte della società civile;
a quali attività si possa ricondurre il riferimento al "destabilizzare l'opinione pubblica in merito alla diffusione del contagio ed alle misure di prevenzione e di cura", con riguardo ai casi presi in esame.
(4-07276)