Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
MURELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo su una decisione che sta facendo molto discutere a Piacenza. Dal nuovo menu delle mense scolastiche spariscono le preparazioni a base di carne di maiale: coppa, lonza, prosciutto cotto. Le spiegazioni fornite non ci convincono: se la coppa presenta difficoltà nella somministrazione ai bambini più piccoli, si cambia modalità di preparazione. Se la lonza è poco gradita, si propone un taglio diverso, non si elimina del tutto, e lo stesso vale per la giustificazione dei problemi nutrizionali. Vorrei capire che problemi nutrizionali ci siano sulla carne di maiale.
A Piacenza, questa scelta assume un significato ancora più forte. Siamo la terra delle tre DOP: la coppa piacentina, che è solo piacentina, la pancetta piacentina, il salame piacentino. Sono eccellenze che rappresentano la storia, il lavoro, le imprese e l'identità del nostro territorio. Sia chiaro: nessuno deve essere obbligato a mangiare carne di maiale. Chi non la consuma per motivi religiosi, etici o personali deve avere un'alternativa; così come devono essere garantite tutte le diete mediche, e così è in tutte le mense scolastiche. Inclusione significa dare più possibilità, e non togliere a tutti ciò che qualcuno sceglie di non mangiare.
Per questo chiedo alla USL di rivedere la decisione e reinserire la carne suina nei menu scolastici, nelle forme e quantità indicate dai nutrizionisti. E dico una cosa con chiarezza: rispettare le culture e le scelte degli altri non significa cancellare le nostre tradizioni. La scuola deve insegnare il rispetto, ma anche la conoscenza del territorio in cui viviamo. Integrazione e identità possono convivere: difendere entrambe è una questione di buonsenso. (Applausi).
SBROLLINI (IV-CR). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBROLLINI (IV-CR). Signora Presidente, vorrei intervenire su un episodio che considero molto grave e da non sottovalutare. Nella mia città, Vicenza, lo scorso sabato pomeriggio un raduno social, portato avanti da un certo tiktoker "Vu cumprà", consisteva nella sfida di richiamare ragazzi e ragazzini - ed erano tanti ragazzi davvero giovani - in piazza per accaparrarsi dei vestiti firmati. Il problema è che a quel raduno, dove era stata dichiarata una presenza di circa 50 ragazzi, si sono presentati più di un migliaio di giovani. Immaginateli in una delle nostre città un sabato pomeriggio, in una bella giornata, camminare lungo il corso con i commercianti in piena attività. Fortunatamente non ci sono stati problemi dal punto di vista di persone ferite o altre preoccupazioni, ma il tema vero è che erano tanti i cosiddetti maranza all'interno di quel migliaio di persone.
Il mio grido d'allarme è che quello che è accaduto a Vicenza - lo dico senza fare strumentalizzazione politica, visto che c'è nella nostra città un sindaco bravissimo, Giacomo Possamai di centrosinistra - poteva succedere in qualsiasi città italiana. L'opposizione di centrodestra ha voluto immediatamente strumentalizzare la cosa scaricando sul sindaco e sull'amministrazione comunale quello che è accaduto.
Voglio invece chiedere in quest'Aula - e lo faccio, signora Presidente, attraverso la sua persona - come ho fatto anche con un'interrogazione parlamentare, a chi invece ha competenza sulla sicurezza (Applausi), che si chiama Piantedosi, ministro dell'interno, perché nella città nessuno era a conoscenza che sarebbero arrivati tanti ragazzi e ci sarebbe stato quindi davvero un problema di ordine pubblico. Mi domando: dopo cinque decreti sicurezza, è possibile che non siano stati previsti ancora strumenti di prevenzione, che noi continuiamo a chiedere - e concludo - sul disagio giovanile, sui problemi sociali e sul fatto che non ci sia nessun controllo? (Richiami del Presidente). Concludo davvero, signora Presidente: noi tutti colleghi parlamentari della provincia di Vicenza, senza colore politico, chiediamo continuamente che a Vicenza possano arrivare più organici, più poliziotti e più carabinieri, perché quello che è accaduto non va sottovalutato.
Chiedo quindi, attraverso di lei e attraverso l'interrogazione parlamentare, che il ministro Piantedosi venga a riferire in Aula come intende affrontare il problema di questi ragazzi e di questi ragazzini senza aver investito un euro nel welfare, perché questo è il tema. Evidentemente, tutte le parole che iniziano con la S danno fastidio a questo Governo: salute, sicurezza, sociale, sport e scuola, solo per citarne alcune, sono evidentemente temi che non interessano alla maggioranza.
CUCCHI (Misto-AVS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUCCHI (Misto-AVS). Signor Presidente, il 27 giugno 1980, quarantasei anni fa, nel Mar Tirreno, tra l'isola di Ponza e l'isola di Ustica, veniva abbattuto un aereo di linea: 81 persone erano a bordo, 81 sono state le vittime; 77 passeggeri, 4 membri dell'equipaggio e ben 11 bambini, vite che non sono mai riuscite a compiersi; nessun superstite.
Per anni quello di Ustica è rimasto uno dei grandi misteri italiani, ma io sono convinta, signor Presidente, come sicuramente anche tutti i miei colleghi, che nessun segreto di Stato possa valere più di una vita e soprattutto più della verità su quelle morti.
Vede, la mia esperienza mi insegna infatti che negare la verità su una morte equivale a negare il valore di quella vita e questo ritengo che non lo si possa consentire. Lo sanno bene i familiari delle vittime della strage di Ustica, a partire dalla loro presidente, Daria Bonfietti, alla quale va tutto il mio ringraziamento per la loro incrollabile determinazione. Lo hanno fatto, sì, per i loro morti, ma lo hanno fatto anche direi per il nostro Paese. Voglio ringraziare loro, sì, perché so bene, signor Presidente, quanto sia faticoso rendere pubblico un dolore così privato: non cambia se sono passati cinque, diciassette o quarantasei anni, il dolore rimane lì fino a che non ci viene data la possibilità, grazie alla verità e, se possibile, alla giustizia, di voltare pagina e andare avanti con le nostre vite.
Voglio ringraziare anche la procura e il tribunale di Roma, che hanno aperto le indagini, le hanno portate avanti in questi anni e infine hanno deciso di non archiviarle. Vedete, la differenza la fanno le persone, sempre, e questi magistrati hanno dato un segnale importante: ai familiari hanno dimostrato che i loro morti valevano qualcosa, hanno restituito a tutti noi fiducia nella giustizia e hanno fatto capire con le azioni che la legge è e deve essere uguale per tutti e che tutti hanno diritto di vederla riconosciuta e di veder riconosciute verità e giustizia.
In conclusione, signor Presidente, ho l'onore di far parte di un comitato spontaneo di parlamentari che sono stati a fianco dei familiari delle vittime e voglio dir loro oggi che sappiamo bene che è solo l'inizio, la strada sarà ancora lunga, ma che possono sapere e devono ricordare che non la percorreranno da soli. (Applausi).
VERINI (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERINI (PD-IDP). Signor Presidente, ha detto bene adesso la senatrice Cucchi: eravamo sconfortati. La procura di Roma, qualche mese fa, aveva chiesto l'archiviazione di un'inchiesta nata nel 2008, quando l'allora ex presidente Cossiga, in una clamorosa intervista, disse: è stato un aereo francese, quella notte del 27 giugno 1980, ad abbattere per errore quel DC-9 dell'Itavia, perché all'epoca quegli aerei, che erano saliti in volo, volevano colpire un MiG libico, dentro il quale si pensava ci fosse Gheddafi.
L'inchiesta fu aperta nel 2008, ma pochi mesi fa la procura disse: dobbiamo archiviare, perché la Francia non collabora. Eravamo, dicevo, sconfortati, perché la verità e la giustizia rappresentano un'esigenza e un obiettivo, per una ferita ancora troppo aperta. Nei giorni scorsi, però, dalla Francia è arrivata finalmente una disponibilità a collaborare: da qui la richiesta della procura di ritirare la proposta di archiviazione e l'accettazione da parte dell'ufficio del gip. Quindi, non si archivia. Eravamo proprio qui, quel giorno, lunedì scorso e lo ricordava anche Ilaria Cucchi. Eravamo qui, con Ivan Scalfarotto, con la senatrice Cucchi, con me, con Marco Lombardo, con Marco Pellegrini del MoVimento 5 Stelle, con Andrea De Maria. Eravamo qui, assieme a Daria Bonfietti, a chi ha accompagnato, in tanti anni, battaglie, impegni e mobilitazioni, con l'Ordine dei giornalisti, la Federazione della stampa, Libera, Articolo 21, a dire: non archiviamo! Eravamo alla vigilia della decisione, quando è arrivata la bella notizia della collaborazione.
Guardi, se è possibile - mi avvio a concludere, signor Presidente - vorrei segnare un fatto positivo in questa decisione, che è una tappa e non un traguardo, grazie alle tante persone che non hanno mai lasciato sola l'associazione di Daria Bonfietti, giornalisti e uomini di cultura. Due nomi, però, li voglio fare, perché fin dall'inizio si mobilitarono: uno è Luigi Manconi e l'altro è Andrea Purgatori, che per primo contribuì a sgretolare il muro di gomma. (Applausi). Hanno collaborato anche tanti Governi. Voglio ricordare alcuni nomi, di uomini che al Governo hanno dato una mano: Romano Prodi, Walter Veltroni, Giuliano Amato, Paolo Gentiloni, Matteo Renzi, con la sua direttiva. Da ultimo, voglio ringraziare anche l'attuale presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha raccolto l'appello di Daria Bonfietti e di tanti di noi a porre la questione al presidente Macron; lo ha fatto durante il recente bilaterale di Antibes ed evidentemente questo gesto, questa spinta, questa rappresentazione dell'esigenza del Paese ad avere verità e giustizia ha contribuito a muovere la Francia.
È una tappa, non un traguardo. Speriamo che la procura trovi nelle carte francesi nuovi stimoli per andare avanti, perché seppure non può risolvere la ferita e il dolore delle famiglie delle 81 vittime, può però aiutare l'Italia a rimarginare la sua dignità ferita in un'azione di guerra, nel suo cielo, non autorizzata. (Applausi).
SCALFAROTTO (IV-CR). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-CR). Signora Presidente, intervengo soltanto per aggiungere la mia e la nostra voce a quella dei colleghi che hanno appena parlato, la collega Cucchi e il collega Verini. Il fatto che l'indagine non sia archiviata, penso costituisca un momento e un passaggio estremamente importante. Troppi sono stati e sono, purtroppo, gli eventi tragici che hanno colpito il Paese, che ancora sono avvolti nella nebbia. Pensiamo a quanto tempo è passato, signor Presidente: parliamo del giugno 1980 e siamo nel 2026. Sono quarantasei anni che c'è stata questa strage, perché di strage parliamo, non di disastro: fu una strage, che ancora non ha un colpevole. Penso che questa notizia, sebbene arrivi dopo così tanto tempo, vada comunque sottolineata e celebrata in quest'Aula.
Credo che, soprattutto in questa fase storica, ciò che distingue le democrazie da altri tipi di forme di Governo (le dittature, le democrature e quant'altro) è il fatto che la democrazia liberale si caratterizza soprattutto per una cosa, ossia la sua trasparenza, la sua aderenza alla verità, al fatto che esiste una verità oggettiva e non esistono fatti alternativi, come ha detto qualcuno. Il fatto che la presidente del Consiglio Meloni e i Governi italiano e francese, che sono espressione di due democrazie, abbiano deciso di schierarsi perché la verità emerga e abbiano deciso di collaborare con la giustizia, come altri Governi italiani avevano già fatto (prima il collega Verini ha ricordato la direttiva Renzi), penso che sia un buon segnale per le nostre democrazie liberali, in un momento nel quale nel mondo non godono proprio di ottima salute. Quindi, nonostante siano passati 46 anni, ne prendiamo atto.
Ovviamente ringraziamo Daria Bonfietti e l'associazione dei parenti delle vittime che non hanno mai smesso di lottare per la verità. (Applausi). Ora aspettiamo finalmente di sapere chi quella sera - lo sappiamo già, però aspettiamo che anche le carte giudiziarie ce lo dicano - lanciò un missile su un aereo civile pieno di gente che tornava a casa e che invece in quella casa non arrivò mai. (Applausi).
BERGESIO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, Mario Roggero è in carcere a Bollate da ottantun giorni. Il 4 ottobre scorso avrebbe dovuto festeggiare, insieme a sua moglie, cinquant'anni di matrimonio. Purtroppo, per la prima volta, lei era a casa e lui in carcere. Le sentenze si rispettano, ma non possiamo dimenticare da dove nasce questa vicenda: da una rapina gravissima, dopo altre rapine subite da lui e dalla sua famiglia. Questo dato umano non può essere cancellato e non può essere dimenticato. Proprio vicende come queste ci ricordano perché nel 2019 siamo intervenuti sulla legittima difesa. Quella riforma ha rafforzato le garanzie per chi è costretto a difendere sé stesso, la propria famiglia, la propria casa, la propria attività, ed è intervenuta anche sull'eccesso colposo nei casi previsti dall'articolo 55 del codice penale.
Oggi noi vogliamo completare e rafforzare questa riforma. Il primo punto è chiarissimo: stop all'indennizzo nei casi di eccesso colposo contemplati dall'articolo 55; se ricorrono le condizioni individuate dalla legge, non riteniamo giusto che chi ha subito l'aggressione possa trovarsi anche a dover corrispondere denaro all'aggressore. Il secondo punto riguarda una maggiore tutela sul piano civile per chi agisce in legittima difesa. Vogliamo intervenire sull'articolo 2043 del codice civile, affinché chi subisce un danno come conseguenza di un furto in abitazione o di una rapina non possa poi rivolgersi contro la vittima per ottenere un risarcimento. La linea è semplice: rafforzare le garanzie per chi subisce un reato e rendere più chiaro il confine delle responsabilità civili. Mario Roggero oggi è in carcere, purtroppo, e noi, sul piano legislativo, vogliamo evitare che chi è già stato vittima di un'aggressione debba affrontare anche conseguenze economiche in favore di chi quell'aggressione ha commesso. A tal fine, auspichiamo che si approvino quanto prima le modifiche proposte dal nostro Gruppo Lega. Vogliamo più tutele per chi si difende, ma le vogliamo da subito. (Applausi).
DAMIANI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DAMIANI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi, interverrò in quest'Aula periodicamente - lo farò ogni settimana oppure ogni quindici giorni - per denunciare un fenomeno ormai non solo drammatico e criminale, ma anche economico e sociale, che accade oramai da troppo tempo sul mio territorio e nella mia Regione, la Puglia. Mi riferisco al fenomeno criminale dei furti di automobile. Voglio partire dagli ultimi dati in possesso del Ministero dell'interno (dati del 2025). Nella sola provincia di Barletta-Andria-Trani sono stati rubati circa 2.750 mezzi tra automobili e motorini.
In Puglia, le vetture sottratte nel 2025 in totale sono state 15.501. È un problema economico e sociale: economico, perché oggi le compagnie di assicurazione non vogliono più assicurare i veicoli a causa dell'alto rischio; sociale, perché il mezzo - l'automobile, anche di modesta qualità ed entità - serve per muoversi, per andare a lavorare, per fare tante cose.
In Puglia i furti sono tanti e in testa c'è la provincia di Bari, seguita da Foggia, Barletta-Andria-Trani, Lecce e Brindisi. Le Forze di polizia compiono un lavoro immane, ma servono ulteriori e importanti strumenti.
Gli ultimi casi sono proprio di quest'ultima settimana. Hanno riguardato una nostra ex collega che ha subito il furto della sua automobile - una modesta Panda - mentre doveva accompagnare la mamma in ospedale per delle visite mediche; ma anche la senatrice Fallucchi, qui presente accanto a me, a Foggia, che nel corso di quest'anno e anche di recente ha subito due furti di automobili. E ancora, un mio caro amico, consigliere comunale della mia città, che proprio l'altra notte ha dovuto accompagnare d'urgenza il proprio genitore all'ospedale: il tempo di ricoverarlo e, una volta uscito nel parcheggio, non ha più trovato l'automobile.
Il fenomeno è grave ed è per questo che io settimanalmente interverrò in quest'Aula per chiedere la velocizzazione e l'approvazione da parte del Parlamento del disegno di legge n. 1506, che introduce il reato specifico di furto di automezzi con pene più severe. (Applausi).
VERSACE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERSACE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, intervengo per ricordarvi che ieri è ricorso l'anniversario della morte di un amico speciale, Sammy Basso. (Applausi). Non era solo un mio amico: era un veneto simpatico, un italiano straordinario, un ragazzo che ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca e che, soprattutto, si è messo a studiare la sua stessa malattia, la progeria.
Aveva due genitori straordinari, Laura e Amerigo, a cui va il nostro abbraccio più caloroso e affettuoso. Ho avuto il privilegio di conoscere Sammy e di condividere tante iniziative con lui: era simpatico, brillante, intelligente, con ben due lauree - una in scienze naturali e una in biologia - ed era stato nominato Cavaliere al merito della Repubblica dal nostro presidente Mattarella. Ma era soprattutto una persona straordinaria che ci ha insegnato davvero come la disabilità stia negli occhi di chi guarda. Non si è mai arreso. Gracile ed esile nell'aspetto, ma al tempo stesso robusto come un Maciste: era forte, aveva una grinta e una voglia di vivere che penso abbiano insegnato tanto a tutti noi.
Ci tenevo, quindi, a mandare un grande abbraccio da quest'Aula a tutta la comunità che lui ha saputo mettere in piedi con l'associazione che ha fondato per la ricerca sulla progeria, rinnovando il mio - e penso non solo mio, ma di tutti noi - totale impegno nell'investire tempo, risorse e denari nella ricerca, affinché si possano davvero trovare delle soluzioni, proprio come lui auspicava.
Grazie, Sammy, per il sorriso, per l'esempio e per aver dedicato tutta la tua vita non solo a regalare sorrisi, ma anche alla ricerca sulla progeria. (Applausi).
PRESIDENTE. La ringrazio, senatrice Versace, per questo ricordo di Sammy Basso.