Scambio degli auguri di fine anno con i rappresentanti delle Istituzioni, delle forze politiche e della società civile

Signor Presidente della Repubblica,

in occasione delle feste del Santo Natale e di fine anno è per me un onore formularLe gli auguri più sinceri anche a nome del Presidente della Camera, del Presidente del Consiglio dei Ministri, del Presidente della Corte costituzionale, delle Autorità civili e militari della Repubblica e di tutti i presenti.

Il saluto alle Alte cariche, oltre ad essere una occasione per porgerle gli auguri, è anche un importante momento di riflessione sull’anno che si sta per concludere.

Siamo giunti al giro di boa di questa legislatura e i temi in agenda e i dossier all’ordine del giorno sono come sempre molti.

La situazione interna e internazionale impongono serietà, concretezza ed efficacia.

Desidero iniziare questa nostra riflessione da un tema a noi tutti molto caro: il lavoro.

Gli ultimi dati registrano l’aumento di 1 milione e 200 mila contratti stabili, un tasso di occupazione che è salito al 62,6%, ai massimi da sempre e un tasso di disoccupazione che è sceso al 6%, il più basso dal giugno 2007. Dati estremamente positivi ai quali occorre aggiungere e sottolineare quelli ottimi sull’occupazione femminile e quelli da record del sud Italia.

Notizie molto confortarti che spronano a fare sempre meglio affinché l’Italia sia davvero una Repubblica fondata sul lavoro.

Purtroppo, a questi dati fanno da contraltare, le ancora tante, troppe vittime sui posti lavoro. Anche in questo anno, molto è stato fatto per aumentare la sicurezza e ridurre questi numeri ma tanto ancora è necessario fare. Più volte – signor Presidente – ho ribadito, abbiamo ribadito, che di fronte all'emergenza delle morti sul lavoro, un vero e proprio "bollettino di guerra”, è doveroso lo sforzo di tutte le istituzioni e di tutte le parti in causa per aumentare prevenzione e sicurezza.

Mai, ripeto mai, dobbiamo abituarci a queste tragedie che considero un allarme sociale.

Resta altresì inaccettabile la violenza di genere. Femminicidi, violenze domestiche, stalking… nonostante l’approvazione di leggi e di misure volte a tutelare le donne – e per queste desidero ringraziare il parlamento per l’ottimo lavoro svolto – ancora oggi le nostre mogli, le nostre fidanzate, le nostre figlie, le nostre sorelle, restano vittime di un approccio culturale profondamente sbagliato e che chiama in causa noi uomini. A fronte di leggi che garantiscano maggiore prevenzione e la certezza della pena, è necessario agire per arrivare presto a un nuovo approccio culturale.

E parlando di certezza della pena non posso e non voglio – signor Presidente - esimermi dall’affrontare un tema a me caro. Da avvocato penalista, da uomo delle istituzioni, mi corre l’obbligo di parlare del sovraffollamento delle carceri. Un problema serio che l’Italia si trascina da molti decenni. Anche in questa importante sede desidero richiamare la necessità di garantire, oltre alla certezza della pena, anche la migliore condizione di vita all’interno delle carceri: sia per i detenuti che per la Polizia penitenziaria che svolge un lavoro molto difficile e impegnativo.  

Ho contezza diretta, per averne parlato più volte con il presidente del Consiglio e con gli esponenti del governo, della ferma volontà dell’esecutivo di giungere al più presto – massimo un paio di anni – ad avere disponibili 10 mila nuovi posti. Un importante segnale di attenzione verso coloro che stanno pagando scelte di vita sbagliate ma alle quali lo Stato può e deve garantire non solo una vita dignitosa tra le mura del carcere ma anche la possibilità concreta di una integrazione nella società quando la pena sarà scontata.

Signor Presidente, tra pochi giorni festeggeremo il Santo Natale e inizieremo un nuovo anno.

Mi consenta, e conoscendoLa so di trovare in Lei tutto il Suo favore, di ricordare e ringraziare le nostre donne e i nostri uomini in divisa che in Italia e all’estero garantiscono la sicurezza dei cittadini mettendo a rischio la propria vita.

In questi mesi, più volte, troppe volte, le nostre Forze dell’ordine e le nostre Forze armate sono state oggetto di aggressioni e violenze nel corso di manifestazioni di piazza. A loro rivolgo la nostra gratitudine e il nostro apprezzamento per l’enorme lavoro svolto e per la encomiabile dedizione.

Ritengo altresì doveroso e sentito, sottolineare ancora una volta, quanto siano inaccettabili le forme di razzismo e intolleranza che le numerose cronache quotidiane dimostrano ancora presenti nella nostra società. In Italia come all’estero, assistiamo a un pericoloso rigurgito di antisemitismo che non può e non deve trovare giustificazione alcuna.

Nemmeno la guerra in Medioriente può essere vista come una giustificazione alle aggressioni e al razzismo nei confronti del popolo di Israele e delle comunità ebraiche alle quali rivolgiamo la nostra sentita, sincera e affettuosa vicinanza. 

Nello stesso modo non viene meno però, la vicinanza al popolo di Gaza, ai bambini, ai tanti caduti per una guerra voluta da Hamas e del quale il popolo palestinese è vittima sacrificale e quotidiana. 

La soluzione “Due popoli, due Stati” è e resta l’unica strada per arrivare a una pace duratura e stabilizzare la regione.

Rimanendo sulla politica estera, signor Presidente, è con grande fiducia e speranza che leggiamo in queste ore le notizie di una possibile soluzione della guerra in Ucraina che da oltre tre anni vede il popolo di Kiev lottare per la propria libertà contro l’aggressore russo.

Una pace che tutti noi ci auguriamo arrivi presto ma che al contempo non sia sinonimo di resa. Vogliamo una pace giusta e che soddisfi soprattutto l’Ucraina che in questi anni di guerra ha visto perdere uomini e terre ma non il coraggio di combattere l’invasore.

L’Italia ha continuato e continuerà a dare il suo contributo. Da parte nostra, la difesa di quel territorio, di quel popolo, è un atto doveroso e che mira a garantire la libertà e un futuro agli ucraini e all’Europa.   

Seppur tra tante difficoltà, la storia della nostra Nazione e del nostro popolo – signor Presidente - ci suggerisce, ci impone e ci indica una visione più ottimista sul futuro della nostra amata Patria.

L’Italia e gli italiani hanno la forza, il coraggio, la voglia di crescere, di migliorarsi. Di scoprire cosa di meglio può dare il futuro. Un po’ come i grandi esploratori di un tempo.

Ed è con questo auspicio, signor Presidente, con questa mia ferma convinzione, che Le rinnovo a nome di tutte le Istituzioni, un sentito e caloroso augurio di buon Natale e felice anno nuovo.

Auguri Presidente e grazie per la Sua instancabile opera, per il suo quotidiano impegno a tutela della nostra Costituzione e dell’Unità nazionale.