Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00650

Atto n. 1-00650

Pubblicato il 12 ottobre 2016, nella seduta n. 699
Ritirato

BARANI , MAZZONI , AMORUSO , AURICCHIO , COMPAGNONE , CONTI , D'ANNA , FALANGA , GAMBARO , IURLARO , LANGELLA , LONGO Eva , PAGNONCELLI , PICCINELLI , RUVOLO , SCAVONE , VERDINI

Il Senato,

premesso che:

il matrimonio dovrebbe essere un momento importante nella vita di un individuo, un passaggio di crescita personale fondamentale, un impegno da assumere con responsabilità come base per la creazione di una famiglia;

nel mondo è ancora drammaticamente diffuso il fenomeno del matrimonio precoce, bambine costrette a sposare uomini adulti e a diventare madri in un'età in cui dovrebbero essere ancora solo figlie, con gravissime implicazioni sociali, psicologiche e sanitarie;

i matrimoni precoci costituiscono, dunque, una violazione dei diritti umani;

l'11 ottobre 2016 è stata celebrata la giornata internazionale delle bambine e delle ragazze, proclamata dall'Onu per sensibilizzare il mondo sui matrimoni precoci e porre così fine a questa barbara pratica;

secondo i dati diffusi dall'Unicef, oggi nel mondo ci sono 700 milioni di donne che si sono sposate prima dei 18 anni;

ogni anno 15 milioni di matrimoni hanno per protagonista una minorenne e una volta su 3 si tratta di una bambina con meno di 15 anni;

almeno 70.000 ragazze tra i 15 e i 19 anni muoiono ogni anno a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto e le bambine sotto i 15 anni hanno 5 volte più probabilità di morire durante la gravidanza e il parto rispetto alle donne tra i 20 e i 29 anni;

un bambino che nasce da una madre minorenne ha il 60 per cento delle probabilità in più di morire in età neonatale, rispetto a un bambino che nasce da una donna di età superiore a 19 anni. E anche quando sopravvive, sono molto più alte le possibilità che possa soffrire di denutrizione e di ritardi cognitivi o fisici;

secondo il rapporto "Every last girl: free to live, free to learn, free from harm", presentato da "Save the Children", il Niger è il posto peggiore al mondo dove essere una bambina o una ragazza, la Svezia è il migliore. Finlandia e Norvegia occupano rispettivamente il secondo e il terzo posto mentre l'Italia si trova in decima posizione, davanti a Spagna e Germania;

l'Italia presenta gli stessi risultati della Svezia per quanto riguarda il numero di figli per madri adolescenti (6 su 1.000) e tasso di mortalità materna (4 su 100.000 nascite);

i matrimoni precoci sono tra gli ostacoli principali che impediscono alle ragazze di avere una vita normale ed accedere a opportunità di ogni genere, a partire da quelle di studio e lavoro;

se il numero di spose minorenni dovesse crescere ai ritmi odierni, nel 2030 si avrebbero 950 milioni di casi e 1,2 miliardi nel 2050;

l'India è il Paese con il numero più alto di spose minorenni con casi di matrimoni che coinvolgono bambine di 10 anni;

ogni anno 16 milioni di ragazze tra i 15 e i 19 anni fanno un figlio, con oltre un milione di ragazze che diventano madri prima dei 15 anni;

le spose bambine sono vittime di violenze e soprusi e sono incapaci di decidere per se stesse;

considerato che:

l'articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 afferma che: "Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato";

la Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall'Italia con legge 27 maggio 1991, n. 176, all'articolo 19 stabilisce che: "Gli Stati parti adottano ogni misura legislativa, amministrativa, sociale ed educativa per tutelare il fanciullo contro ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalità fisiche o mentali, di abbandono o di negligenza, di maltrattamenti odi sfruttamento, compresa la violenza sessuale, per tutto il tempo in cui è affidato all'uno o all'altro, o a entrambi, i genitori, al suo tutore legale (o tutori legali), oppure a ogni altra persona che abbia il suo affidamento. Le suddette misure di protezione comporteranno, in caso di necessità, procedure efficaci per la creazione di programmi sociali finalizzati a fornire l'appoggio necessario al fanciullo e a coloro ai quali egli è affidato, nonché per altre forme di prevenzione, e ai fini dell'individuazione, del rapporto, dell'arbitrato, dell'inchiesta, della trattazione e dei seguiti da dare ai casi di maltrattamento del fanciullo di cui sopra; esse dovranno altresì includere, se necessario, procedure di intervento giudiziario";

il primo Paese europeo a sanzionare penalmente il matrimonio forzato è stato la Norvegia nel 2003: Norway's penal code (2003) Sec. 222(2): "Any person who by force, deprivation of liberty, improper pressure or any other unlawful conduct or by threats of such conduct forces anyone to enter into a marriage shall be guilty of causing a forced marriage. The penalty for causing a forced marriage is imprisonment for a term not exceeding six years. Any person who aids and abets such an offence shall be liable to the same penalty" (Chiunque forzi una persona a contrarre matrimonio facendo ricorso alla violenza, alla privazione delle libertà, alla pressione indebita, o attraverso la minaccia di tali comportamenti, è colpevole del reato di matrimonio forzato);

il 1° luglio 2015 il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha adottato la prima risoluzione di sostanza sulla prevenzione e l'eradicazione dei matrimoni precoci e forzati ("Child, early and forced marriages"). L'Italia, con la Sierra Leone, ha copresieduto i negoziati per definire il testo della risoluzione che ribadisce come i matrimoni precoci e forzati rappresentino una violazione dei diritti umani;

in Italia non ci sono riferimenti normativi in merito al matrimonio forzato, ma, per sposarsi, secondo il codice civile devono esserci determinati requisiti tra cui la maggiore età, tranne nei casi espressi nell'art. 84 secondo cui "I minori di età non possono contrarre matrimonio. Il tribunale, su istanza dell'interessato, accertata la sua maturità psicofisica e la fondatezza delle ragioni addotte, sentito il pubblico ministero, i genitori o il tutore, può con decreto emesso in camera di consiglio ammettere per gravi motivi al matrimonio chi abbia compiuto i sedici anni";

il codice penale inoltre parla del delitto di violenza privata (art. 610) che punisce "Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa" e del maltrattamento di cui all'art. 572;

l'Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul con la legge 27 giugno 2013, n. 77 (in Gazzetta Ufficiale, 1° luglio 2013, n. 152), "Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica", fatta a Istanbul l'11 maggio 2011;

nel 2013 in Svizzera è entrata in vigore legge federale sulle misure contro i matrimoni forzati;

nel 2014 la Svezia ha approvato una nuova legge sulla lotta contro i matrimoni forzati,

impegna il Governo:

1) a vigilare affinché la Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e la risoluzione "Child, early and forced marriages" vengano rispettate;

2) a prevedere dei controlli sugli stranieri che vivono in Italia, per valutare se i matrimoni contratti coinvolgano o abbiano coinvolto minorenni e se, dunque, si possano ritenere frutto di violenza;

3) ad intraprendere, insieme al Parlamento, un percorso atto a verificare la situazione esistente in Italia, attraverso una cabina di regia con le associazioni che operano sul territorio;

4) a valutare, insieme al Parlamento, la predisposizione di una legge precisa che vieti espressamente il matrimonio forzato e intervenga, in un'ottica sia di prevenzione che di controllo, su quanti entrino in Italia da Paesi molto poveri in cui tale pratica è tristemente diffusa.