Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00443

Atto n. 1-00443

Pubblicato il 8 luglio 2015, nella seduta n. 479
Esame concluso nella seduta n. 605 dell'Assemblea (07/04/2016)

LUCIDI , SERRA , PUGLIA , MORONESE , BERTOROTTA , BOTTICI , GAETTI , AIROLA , CAPPELLETTI

Il Senato,

premesso che:

secondo una pubblicazione dell'"International Business Time", i principali conflitti armati a livello mondiale risultano interessare le seguenti aree: africana: Egitto, Mali, Nigeria, Repubblica centroafricana, Repubblica democratica del Congo, Somalia, Sudan, e Sud Sudan; asiatica: Afghanistan, Birmania-Myanmar, Filippine, Pakistan, Thailandia; europea: Ucraina, Cecenia, e Daghestan; americana: Colombia e Messico; mediorientale: Israele e Palestina, Iraq, Siria e Yemen;

in particolare gli effetti più drammatici si hanno nell'area mediorientale, che coinvolge i territori di Iraq e Siria, e in quella africana sub-sahariana del Niger;

il centro studi ICSR-International center for the study of radicalisation and political violence ha reso pubblico nel 2014 uno studio dal titolo: "The new Jihadism a global snapshot";

il 14 novembre 2014 l'ONU ha emesso un documento dal titolo: "Report of the independent international Commission of inquiry on the Syrian Arab republic - Rule of terror: living under ISIS in Syria";

in data 4 febbraio 2015 un rapporto del comitato dell'ONU sui diritti dell'infanzia ha reso nota la condizione, drammatica, in cui versa l'infanzia nei territori occupati dal califfato dell'Isis (documento CRC/C/IRQ/CO/2-4);

il 12 febbraio 2015 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulla crisi umanitaria in Iraq e in Siria, con riferimento in particolare alla situazione infantile nello Stato islamico (IS) - P8_TA-PROV(2015)0040 - (2015/2559(RSP);

la parte seconda della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia istituisce il Comitato sui diritti dell'infanzia allo scopo di esaminare i progressi, compiuti dagli Stati parti, nell'esecuzione degli obblighi derivanti dal trattato. Il compito del Comitato è analizzare i rapporti periodici (inizialmente a 2 anni dalla ratifica, poi ogni 5 anni) sull'attuazione della Convenzione che gli Stati parti sono impegnati a presentare in base a quanto previsto dall'art. 44 della Convenzione. I rapporti devono: contenere informazioni sufficienti a fornire al Comitato una comprensione dettagliata dell'applicazione della Convenzione sui diritti dell'infanzia nel proprio esame; indicare gli eventuali fattori e difficoltà che impediscono agli Stati parti di adempiere agli obblighi previsti nella Convenzione; illustrare i provvedimenti adottati per dare attuazione ai diritti riconosciuti ai minori nella Convenzione; descrivere i progressi realizzati nel godimenti di tali diritti. Il Comitato può comunque chiedere agli Stati parti ogni informazione complementare relativa all'applicazione della Convenzione;

considerato che:

dallo studio dell'International center for the study of radicalisation and political violence emerge quanto segue:

i risultati dello studio illustrano le enormi sofferenze umane causate dalla violenza jihadista. Nel corso di un solo mese, novembre 2014, i combattenti jihadisti hanno effettuato 664 attacchi, uccidendo 5.042 persone;

lo Stato Islamico risulta essere il più mortale, in quanto il conflitto in Siria e in Iraq rappresenta la "zona di guerra" con il più alto numero di decessi registrati;

i gruppi jihadisti hanno compiuto attacchi in 12 altri Paesi e, in un solo mese, sono stati responsabili di quasi 800 morti in Nigeria e in Afghanistan, così come di centinaia in Yemen, Somalia e Pakistan;

per quanto riguarda le vittime, esclusi gli stessi jihadisti, il 51 per cento di vittime sono civili. Includendo anche i funzionari governativi, i poliziotti e gli altri non combattenti, la cifra sale al 57 per cento. La stragrande maggioranza delle vittime è di religione musulmana;

la violenza jihadista oggi utilizza una maggiore varietà di tattiche, che vanno dal terrorismo classico a operazioni meno convenzionali e asimmetriche;

più del 60 per cento delle morti sono state causate da gruppi jihadisti che non hanno alcun rapporto formale con Al-Qaeda. Le attività jihadiste descritte nella relazione suggeriscono cautele nel giudizio sulle tendenze storiche perché meno di 4 anni fa, il jihadismo (quindi nella prevalente forma di Al-Qaeda) era stato ampiamente creduto scomparso;

alla luce di quanto riportato, appare evidente che non ci possono essere soluzioni rapide per quella che appare essere una sfida generazionale che deve essere contrastata con volontà politica, con risorse economiche e una disponibilità a sfidare le idee e gli atteggiamenti che stanno guidando l'espansione di questo fenomeno;

in particolare il califfato ha mostrato di aver compreso la lezione della cosiddetta "primavera araba", facendo proprie tecniche di comunicazione di avanguardia, quali l'uso dei canali social, di video e magazine promozionali; in questa scia di "terrorismo mediatico", si è inserito anche il gruppo nigeriano Boko Haram che utilizza un canale multimediale, denominato Al Urwa al Wuthaqa, attraverso il quale vengono mostrati immagini e filmati di minori impiegati in pratiche di addestramento militare;

i report Onu evidenziano una situazione, sotto il profilo umanitario e della tutela dei diritti dell'uomo, nettamente critica e preoccupante. Entrando nel merito dei resoconti si apprendono dettagli sempre più sconcertanti; in particolar modo si fa riferimento alla tutela dei diritti di quella fascia della società più debole costituita principalmente da donne e bambini;

nel citato report del 14 novembre 2014 vengono riportate testimonianze che rendono conto del sistema repressivo e altamente dannoso, sotto il profilo psico-fisico, messo in atto dall'ISIS in particolare nella zona siriana e nelle zone tra Iraq e Turchia, dove sono insediati gli yazidi, sempre sotto il controllo delle milizie;

le donne si vedono private praticamente di ogni diritto, relegate a spazi ben definiti, senza avere la possibilità nemmeno di istaurare relazioni sociali, tanto rigide sono le regole imposte che chi trasgredisce va incontro a lapidazioni o impiccagioni;

la situazione si aggrava quando si pone attenzione alle condizioni dei bambini. Le bambine, già dai 13 anni circa, devono obbligatoriamente seguire tutti i dettami imposti alle donne, inoltre sono in preoccupante aumento i matrimoni obbligati di quest'ultime con i combattenti dell'ISIS, oppure sono rivendute come schiave del sesso, quindi subendo ripetutamente abusi sessuali e psicologici pesantissimi;

sempre relativamente ai bambini, si hanno sempre più testimonianze dell'importanza che questi ultimi stiano assumendo per i miliziani a scopo bellico. Essi sono spesso usati nelle prime file dei combattimenti e, frequentemente, trasformati in "bambini bomba";

gli attacchi intrapresi dal sedicente Stato Islamico fanno parte di un attacco più diffuso e sistematico di quanto appaia. Attacco volto a sottomettere e sopprimere qualsiasi popolazione ricadente sotto il proprio controllo. Anche se quest'ultima viene resa inoffensiva, si rileva la necessità di eliminare qualsiasi sfumatura di dignità umana, religiosa, culturale e artistica diversa da quella portata in esempio dalle milizie islamiche. Tutto ciò si traduce in crimini contro l'umanità, quali la riduzione in schiavitù, lo stupro e le violenze sessuali o di altra natura, lo sfruttamento sotto ogni profilo possibile e la limitazione di tutte quelle libertà intellettuali e materiali, innegabili per l'uomo e riconosciute oramai da anni dalla comunità internazionale;

il report datato 4 febbraio 2015 si occupa essenzialmente dell'area territoriale irachena occupata dall'ISIS. In premessa il Comitato ONU prende atto degli effetti che sta producendo il prolungarsi dell'assedio delle milizie e del conseguente conflitto armato, il quale produce inevitabili effetti di instabilità politica oltre ad un rafforzamento delle divisioni interne al Paese, basate su differenze etniche e religiose, le quali generano le violazioni dei diritti umani ed in particolar modo dei bambini. In base a quanto esposto, il Comitato sollecita ed esorta lo Stato iracheno a mantenere gli obblighi internazionali basati sul dovere della tutela dei diritti umani all'interno del Paese in ogni momento e ad adottare misure urgenti per fermare le violenze sui civili e contro i bambini;

sempre all'interno del report il Comitato esprime soddisfazione per la formulazione di progetti di legge volti alla tutela del bambino, anche se ne esorta l'esame e l'attuazione proprio in virtù della grave situazione che coinvolge l'area citata, e dell'aggravarsi di tale situazione di giorno in giorno. Inoltre si esorta ad istituire oltre l'Alto commissariato per i diritti umani dell'Iraq, una sezione specializzata nella difesa e tutela dei minori;

si evidenzia, fra l'altro, l'importanza di attuare, celermente e senza indugi, leggi ferree contro le discriminazioni estreme di genere che colpiscono le donne fin dalle prime fasi della loro vita, esponendole con frequenza a violenze domestiche, abusi sessuali nonché psicologici. Ciò va realizzato parallelamente ad un coordinamento di strategie volte ad eliminare gli stereotipi radicati all'interno della società, principalmente garantendo l'istruzione e la formazione dei singoli individui;

a livello legislativo il Comitato raccomanda di approvare leggi volte al rispetto dei diritti dei bambini, oltre che a garantire l'accesso ai servizi di base, come l'istruzione e le cure mediche, e tutelando la libertà di pensiero, di coscienza e di religione;

per quanto riguarda la violenza minorile il Comitato si dice particolarmente preoccupato per quelle situazioni nelle quali i bambini sono regolarmente sottoposti a punizioni corporali. Tali punizioni infatti rimangono lecite nelle scuole, in ambiti di cura alternativi, nonostante siano vietate in luoghi di detenzione e strutture carcerarie, ma non sono esplicitamente vietate in altre istituzioni che ospitano minori in conflitto con la legge, tra cui i centri di sorveglianza, le scuole di riabilitazione per preadolescenti, il centro di riabilitazione per adolescenti e il centro di riabilitazione minorile. Inoltre il Comitato esprime particolare apprensione per la legge n. 111 del 1969 la quale giustifica e prevede l'applicazione le violenze domestiche da parte degli uomini sulle donne e sulla famiglia in generale, pertanto si esorta lo Stato a vietare esplicitamente ogni tipo di violenza ed in ogni contesto;

per quella parte di bambini sotto il controllo del cosiddetto ISIS il Comitato esorta lo Stato a prendere tutte le misure necessarie per salvarli ed assicurare i responsabili alla giustizia, nonché a fornire assistenza ai bambini liberati o salvati dalla schiavitù o dal sequestro;

per quanto riguarda la risoluzione del Parlamento europeo citata, le azioni di stimolo ai Paesi partner toccano vari aspetti, tra i quali una dura presa di posizione contro gli abusi commessi dall'ISIS nei confronti dei minori;

la citata risoluzione:

pone l'accento sul ruolo centrale della protezione dei civili e sulla necessità di mantenere separate le azioni umanitarie e quelle militari e di antiterrorismo;

evidenzia l'interconnessione tra il conflitto, le sofferenze umanitarie e la radicalizzazione;

esercita un forte richiamo affinché le parti del conflitto rispettino il diritto umanitario internazionale, nonché garantiscano che i civili siano protetti, abbiano libero accesso alle strutture mediche e all'assistenza umanitaria e possano lasciare le zone colpite dalle violenze in sicurezza e con dignità;

invita la Commissione e gli Stati membri ad avviare immediatamente azioni specifiche per affrontare la situazione delle donne e delle ragazze in Iraq e in Siria e per garantire la loro libertà e il rispetto dei loro diritti fondamentali, nonché ad adottare misure volte a impedire lo sfruttamento, l'abuso e le violenze contro donne e bambini, in particolare i matrimoni forzati delle ragazze;

esprime particolare preoccupazione per l'aumento di tutte le forme di violenza contro le donne, che vengono imprigionate, violentate, sottoposte ad abusi sessuali e vendute dai membri dell'ISIS;

chiede una rinnovata attenzione, nei confronti dell'accesso all'istruzione, adeguata ai bisogni specifici derivanti dall'attuale conflitto;

invita le agenzie umanitarie internazionali attive in Iraq e in Siria, comprese le agenzie delle Nazioni Unite, ad aumentare la fornitura di servizi medici e di consulenza, tra cui l'assistenza e le cure psicologiche, per gli sfollati che sono fuggiti dinanzi all'avanzata dell'ISIS, prestando particolare attenzione alle esigenze delle popolazioni più vulnerabili, come ad esempio le vittime di violenza sessuale e i minori;

chiede la messa a disposizione di assistenza finanziaria e la creazione di programmi che consentano di rispondere in maniera completa alle esigenze medico-psicologiche e sociali delle vittime di violenze sessuali e di genere nel conflitto in corso;

appoggia infine la richiesta, inoltrata dal Consiglio dei diritti umani all'ufficio dell'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, di inviare con urgenza una missione in Iraq per indagare sugli abusi e sulle violazioni del diritto internazionale in materia di diritti umani commessi dall'ISIS e dai gruppi terroristici associati e di accertare i fatti e le circostanze di tali abusi e violazioni, al fine di impedire l'impunità e assicurare che i loro autori siano chiamati a risponderne;

considerato infine che:

le conseguenze politiche che possono derivare per i Governi, in termini di consenso dell'opinione pubblica, in seguito ad un giudizio più o meno positivo del Comitato sui diritti dell'infanzia sul rapporto presentato dallo Stato, sono sicuramente un buon incentivo al fine di potenziare il rispetto e la tutela dei diritti dell'infanzia;

l'Italia ha presentato il suo primo rapporto nel 1993, ed è stato discusso nel 1995. Il secondo rapporto è stato presentato il 21 marzo del 2000 e discusso, nel corso della XXXII Sessione del Comitato, il 31 gennaio 2003,

il Comitato ONU sui diritti dell'infanzia analizza, oltre alla documentazione presentata dai governi, anche la documentazione fornita dalle ONG (organizzazioni non governative), che possono presentare rapporti alternativi a quelli dei governi nelle materie di propria competenza;

ritenuto che:

nei conflitti in corso in Medio-Oriente e in Africa, i Paesi occidentali hanno un ruolo centrale. Affrontare una politica di tutela dei minori in quei luoghi significa affrontare anche il tema degli interessi dei cittadini cosiddetti occidentali, i quali ultimi ricevono indirettamente giovamento dall'azione delle compagnie multinazionali che, ad esempio, in Nigeria ricavano profitto dall'estrazione delle materie prime. Ad esempio, dal delta del Niger e dalle royalties delle compagnie petrolifere, dipende l'80 per cento delle entrate dello Stato nigeriano. Questo enorme flusso di denaro, unito alla pratica degli eserciti privati in difesa degli interessi delle compagnie, ha scatenato la violenza a tutti i livelli e i minori sono le prime, ma non le uniche vittime di questa ingerenza indebita;

va quindi riconosciuta una responsabilità occidentale dalla quale deriva l'obbligo di agire nella protezione dell'ambiente, delle risorse e quindi degli uomini delle donne e dei bambini, data l'assenza di politiche specifiche per la tutela dei minori, delle donne o degli anziani in contesti di guerra;

la Nigeria è un Paese con istituzioni democratiche molto fragili, dove la corruzione e la prevaricazione sono la norma. Le recenti azioni volte a pacificare il Paese, disarmando le milizie armate, che non sono solo riferibili alla più nota Boko Haram, ma anche milizie tribali, bande criminali, gruppi rivoluzionari, hanno ottenuto l'effetto opposto, ovvero rinnovare l'armeria e causare nuovi massacri, di cui i minori sono le prime vittime e i primi attori, dato il tasso di arruolamento di bambini nei gruppi paramilitari e nelle milizie,

impegna il Governo:

1) a farsi promotore in sede europea delle conclusioni tratte dall'ONU attraverso le risoluzioni e i rapporti citati nelle sue risoluzioni, rivolte anche verso organizzazioni internazionali;

2) a farsi promotore in sede europea della piena attuazione della citata risoluzione del Parlamento europeo;

3) ad elaborare strategie di intervento che vadano oltre l'intervento armato, per contrastare i gruppi jihadisti nelle loro azioni a danno dei minori e delle donne, soprattutto per quanto riguarda la loro caratteristica di reclutamento giovanile mediante uso specifico di media e social network;

4) a farsi promotore nelle sedi internazionali della necessità di una opportuna legislazione volta a garantire: il rispetto dei diritti dei bambini; l'accesso ai servizi di base, quali istruzione e cure mediche, nonché la tutela della libertà di pensiero, di coscienza e di religione;

5) ad emettere entro 6 mesi una nuova versione del rapporto UNICEF-Italia e a sollecitarne la diffusione capillare nel nostro Paese;

6) a sollecitare nelle sedi opportune verifiche e aggiornamenti di tutti i rapporti quinquennali UNICEF in modo da poter avere un panorama quanto più esaustivo, soprattutto per le realtà citate;

7) ad esercitare l'autorità statale e i poteri di azionariato dentro le compagnie multinazionali italiane per richiedere costanti informazioni sulle loro attività in Nigeria, con particolare attenzione ai gruppi locali che esercitano mansioni di sorveglianza per le strutture e gli impianti;

8) a coinvolgere i partner internazionali nell'attuazione di un codice di comportamento, per le compagnie multinazionali che investono in Paesi con istituzioni democratiche instabili, che preveda anche costanti informazioni sulle attività svolte, con particolare attenzione ai gruppi locali che esercitano mansioni di sorveglianza per le strutture e gli impianti;

9) ad avviare una politica di cooperazione con il Governo nigeriano e con l'Onu volta a migliorare le condizioni sanitarie e di accesso alla scolarizzazione, soprattutto per i minori, attraverso un aumento costante delle royalty destinate a tale scopo e riscosse dai Paesi cooperanti nella percentuale spettante ai progetti di pacificazione e tutela dei minori;

10) ad avviare missioni di supporto ai campi profughi in Nigeria con ospedali mobili e quanto altro necessario.