Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00106
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Atto n. 2-00106
Pubblicato il 23 dicembre 2013, nella seduta n. 157
MALAN - Al Presidente del Consiglio dei ministri. -
Premesso che:
l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR), ente governativo istituito all'interno del Dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ha approvato in data 29 aprile 2013 il documento denominato "Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere (2013-2015)";
tale documento contiene le linee guida asseritamente volte all'applicazione dei princìpi contenuti nella raccomandazione CM/REC(2010)5 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, volta a combattere la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale o l'identità "di genere";
il medesimo documento contempla, in particolare, uno specifico punto strategico (4.1. "Asse Educazione e Istruzione") per diffondere la "teoria del gender" nelle scuole, attraverso anche iniziative volte ad offrire ad alunni e docenti, ai fini dell'elaborazione 2 del processo di accettazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere;
tali misure, secondo l'UNAR, devono comprendere «la comunicazione di informazioni oggettive sull'orientamento sessuale e l'identità di genere, per esempio nei programmi scolastici e nel materiale didattico, nonché la fornitura agli alunni e agli studenti delle informazioni, della protezione e del sostegno necessari per consentire loro di vivere secondo il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere»;
il documento prevede espressamente, tra l'altro, l'obiettivo strategico di «ampliare le conoscenze e le competenze di tutti gli attori della comunità scolastica sulle tematiche LGBT», di «garantire un ambiente scolastico sicuro e friendly», di «favorire l'empowerment delle persone LGBT nelle scuole, sia tra gli insegnanti che tra gli alunni», nonché di «contribuire alla conoscenza delle nuove realtà familiari, superare il pregiudizio legato all'orientamento affettivo dei genitori per evitare discriminazioni nei confronti dei figli di genitori omosessuali», anche attraverso: la «valorizzazione dell'expertise delle associazioni LGBT in merito alla formazione e sensibilizzazione dei docenti, degli studenti e delle famiglie, per potersi avvalere delle loro conoscenze»; il «coinvolgimento degli Uffici scolastici regionali e provinciali sul diversity management per i docenti»; la «predisposizione della modulistica scolastica amministrativa e didattica in chiave di inclusione sociale, rispettosa delle nuove realtà familiari, costituite anche da genitori omosessuali» (genitore 1 e genitore 2); l'«accreditamento delle associazioni LGBT, presso il MIUR, in qualità di enti di formazione»; l'«arricchimento delle offerte di formazione con la predisposizione di bibliografie sulle tematiche LGBT e sulle nuove realtà familiari, di laboratori di lettura e di un glossario dei termini LGBT che consenta un uso appropriato del linguaggio»;
lo stesso documento prevede anche la «Realizzazione di percorsi innovativi di formazione e di aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con un particolare focus sul tema LGBT» e sullo «sviluppo dell'identità sessuale nell'adolescente», sull'«educazione affettivo-sessuale», sulla «conoscenza delle nuove realtà familiari», e che tale formazione «dovrà essere rivolta non solo al corpo docente e agli studenti (con riconoscimento per entrambi di crediti formativi) ma anche a tutto il personale non docente della scuola (personale amministrativo, bidelli, eccetera)»;
considerato che il citato documento a giudizio dell'interpellante:
espropria la famiglia, ambito privilegiato e naturale di educazione, del compito di formazione in campo sessuale, disconoscendo il fatto che la stessa famiglia rappresenti l'ambiente più idoneo ad assolvere l'obbligo di assicurare una graduale educazione della vita sessuale, in maniera prudente, armonica e senza particolari traumi;
si pone in palese violazione di due diritti fondamentali riconosciuti, garantiti e tutelati dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo: l'art.18, il quale garantisce la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, i propri valori religiosi nell'educazione, e l'art. 26 nella parte in cui attribuisce ai genitori il diritto di priorità nella scelta di educazione da impartire ai propri figli;
si pone in palese violazione dell'art.30 della Costituzione italiana che garantisce e tutela il diritto dei genitori ad educare i propri figli, nonché delle disposizioni del codice penale in materia, e di tutte quelle che pongono quale limite per qualsiasi atto, privato o pubblico, il principio del buon costume;
è stato adottato omettendo la consultazione di tutte le parti sociali interessate, con specifico riguardo ai genitori ed ai docenti, violando in tal modo non solo il principio ribadito all'interno dello stesso documento (pag.16) e relativo alla necessità di un coinvolgimento di «tutti gli attori della comunità scolastica, in particolar modo le seguenti categorie: gli studenti, i docenti e le famiglie», ma anche il principio previsto nella stessa raccomandazione CM/REC(2010)5 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, di cui è emanazione, nella parte in cui invita espressamente gli Stati membri a «tenere conto del diritto dei genitori di curare l'educazione dei propri figli» nel «predisporre e attuare politiche scolastiche e piani d'azione per promuovere l'uguaglianza e la sicurezza e garantire l'accesso a formazioni adeguate o a supporti e strumenti pedagogici appropriati per combattere la discriminazione» (Allegato VI Istruzione, n.31); in realtà, come si evince dal decreto di costituzione del gruppo nazionale di lavoro emanato in data 20 dicembre 2012 nessuna associazione familiare o associazione professionale dei docenti è stata coinvolta, mentre si è ritenuto di limitare la partecipazione al gruppo di lavoro a ben 29 associazioni "LGBT";
non ha neppure tenuto conto del diritto dei genitori alla «corresponsabilità educativa» previsto dalle "Linee di indirizzo sulla partecipazione dei genitori e corresponsabilità educativa", diramate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca il 22 novembre 12, il quale, peraltro, partecipava a pieno titolo al tavolo di coordinamento interistituzionale appositamente attivato per la stesura del documento "Strategia nazionale";
non ha tenuto in alcun conto le puntuali contestazioni formulate da Forum regionale genitori scuola lombardo con lettera del 15 aprile 2013 e del Forum nazionale genitori scuola al Ministro dell'istruzione Carrozza con lettera del 12 novembre 2013;
non è stato sottoposto alla valutazione ed al dibattito parlamentare;
è stato adottato successivamente alle dimissioni del Governo ed in regime di ordinaria amministrazione, dopo, peraltro, che il Governo precedente aveva espressamente ritenuto di non assumere alcun provvedimento per recepire la raccomandazione del Consiglio d'Europa del 31 marzo 2010,
si chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio dei ministri non intenda invitare le tutte le amministrazioni pubbliche dipendenti dal Governo a non dare attuazione al documento "Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere (2013-2015)", in considerazione delle palesi irregolarità evidenziate e del fatto che tale documento è in aperto contrasto con l'articolo 29 della Costituzione;
se non ritenga di chiedere l'annullamento del documento in vista di una rielaborazione nel rispetto della Costituzione e della consultazione delle categorie interessate, prevista dalla stessa raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa da cui origina.