Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00546
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Atto n. 1-00546
Pubblicato il 7 febbraio 2012, nella seduta n. 670
DI NARDO , BELISARIO , GIAMBRONE , BUGNANO , CAFORIO , CARLINO , DE TONI , LI GOTTI , LANNUTTI , MASCITELLI , PARDI , PEDICA
Il Senato,
premesso che:
l'intero comparto agricolo nazionale ha risentito pesantemente della crisi in atto. Le imprese agricole, nel corso dell'ultimo triennio, hanno registrato enormi difficoltà e perdite di redditività, dovute anche alla flessione della domanda sia interna sia estera, determinata dalla crisi internazionale; a tutti gli effetti si è verificata una flessione sia delle vendite alimentari al dettaglio sia dell'export agroalimentare;
è evidente che la scelta obbligata e vincente per l'agricoltura italiana è incrementare le produzioni agroalimentari di qualità; questa scelta non nasce solo dalla difficoltà per le imprese di competere sul fronte dei costi, ma anche dal crescente ruolo delle associazioni di consumatori nel sistema economico e dalla centralità che la salute e il benessere dei cittadini hanno giustamente assunto nelle valutazioni e nelle scelte private e pubbliche;
la strategia della qualità deve riuscire a coniugare efficacemente il rispetto per la tradizione produttiva con lo sviluppo dell'innovazione, attraverso adeguate strategie di marketing, di comunicazione e di organizzazione. Ad esempio, la particolare vocazione del Paese alla produzione biologica di molte colture e allevamenti di pregio e la particolare perizia degli agricoltori possono fare proprio del biologico un punto di forza per l'agricoltura di qualità;
occorre adottare misure specifiche, volte a favorire le esportazioni dei prodotti tipici dell'agricoltura italiana e la loro tutela sui mercati esteri;
il nostro Paese ha un parco macchine agricole tra i più vecchi d'Europa e questo arreca danno alla produttività del settore, oltre che alla sicurezza degli operatori; pertanto, al fine di sostenere gli operatori del settore agricolo, è necessario che vengano reintrodotti incentivi alla rottamazione, occorre erogare aiuti mirati al rinnovamento del parco macchine nell'ottica dell'efficienza, della sicurezza sul lavoro e di uno sviluppo sostenibile sotto il profilo ambientale; è altresì di fondamentale importanza che vengano immediatamente adottati i decreti attuativi della legislazione vigente in materia di sicurezza sul lavoro in agricoltura, che, per incidenza degli infortuni sul lavoro, è secondo solo al settore dell'edilizia;
riveste fondamentale importanza lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile per favorire il ricambio generazionale: a tal proposito bisogna incrementare il fondo riservato proprio all'imprenditoria giovanile;
considerato che:
con l'approvazione della legge n. 4 del 2011, recante "Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari", si provvede ad assicurare la trasparenza grazie all'obbligo di indicare la provenienza degli alimenti in etichetta. Con l'articolo 4 della citata legge si prevede che, al fine di assicurare ai consumatori una completa e corretta informazione sulle caratteristiche dei prodotti alimentari commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati, nonché al fine di rafforzare la prevenzione e la repressione delle frodi alimentari, è obbligatorio, nei limiti e secondo le procedure stabilite, riportare nell'etichettatura di tali prodotti, oltre alle indicazioni di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, e successive modificazioni, l'indicazione del luogo di origine o di provenienza e, in conformità alla normativa dell'Unione europea, dell'eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia presenza di organismi geneticamente modificati (OGM) in qualunque fase della catena alimentare, dal luogo di produzione iniziale fino al consumo finale. Per i prodotti non trasformati il luogo d'origine riguarda il Paese di produzione. Per quelli trasformati dovranno essere indicati il luogo dove è avvenuta l'ultima trasformazione sostanziale e il luogo di coltivazione o allevamento della materia prima agricola prevalente utilizzata;
ancora non sono stati adottati i decreti interministeriali da parte del Ministero dello sviluppo economico e di quello delle politiche agricole alimentari e forestali, sentite le organizzazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale nei settori della produzione e della trasformazione agroalimentare e acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari, con cui devono essere definite le modalità per l'indicazione obbligatoria, nonché le disposizioni relative alla tracciabilità dei prodotti agricoli di origine o di provenienza del territorio nazionale. Con gli stessi decreti devono essere definiti, relativamente a ciascuna filiera, i prodotti alimentari soggetti all'obbligo dell'indicazione nonché il requisito della prevalenza della materia prima agricola utilizzata nella preparazione o produzione dei prodotti;
la legge n. 4 del 2011 contiene anche altre disposizioni, che vanno dalla promozione di contratti di filiera e di distretto a livello nazionale, all'istituzione di un "Sistema di qualità nazionale di produzione integrata", fino all'introduzione dell'obbligo per gli allevatori di bufala di rilevare il latte prodotto giornalmente per assicurare la piena trasparenza ai consumatori. Il rischio, però, è che l'Europa bocci l'iniziativa italiana, in contrasto con la "direttiva etichettatura 2000/13/CE" che prevede l'indicazione dell'origine solo a titolo volontario per la generalità dei prodotti, mentre per altri, tra cui ortofrutta, carni bovine e di pollo, uova, miele, prodotti ittici freschi, tale indicazione è già obbligatoria;
dopo un prolungato braccio di ferro tra le istituzioni europee durato ben 4 anni, nel novembre 2011 è stato finalmente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea il regolamento (UE) n. 1169/2011, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, in materia di etichettatura e sicurezza alimentare. Gli Stati membri dovranno recepire le misure del citato regolamento comunitario entro tre anni, che diventano cinque per le informazioni nutrizionali;
il regolamento n. 1169/2011 rappresenta quindi un notevole progresso in materia di sicurezza alimentare, in quanto la normativa è stata adottata in seguito alle pressioni delle emergenze alimentari che si sono succedute in Europa negli ultimi tempi (come il batterio killer, i maiali alla diossina, la mozzarella blu e la mucca pazza) e che avrebbero dovuto spingere le Istituzioni comunitarie a scelte più immediate, soprattutto per quanto riguarda l'obbligo di indicare la provenienza in etichetta delle materie prime impiegate negli alimenti che, per alcune categorie di prodotti, è stato dilazionato nel tempo;
tra le disposizioni più importanti del regolamento comunitario, infatti, spicca l'obbligo di indicare nelle etichette il Paese d'origine o il luogo di provenienza di tutte le carni fresche, così come era stato fatto per quella bovina sulla scia della vicenda "mucca pazza" e per estenderla anche a maiale, pollame, agnello e capra; per quanto riguarda invece le carni trasformate in salumi e latte e/o derivati, l'obbligatorietà d'indicazione verrà dilatata in tappe in un lasso di tempo pari a 2 e 3 anni. Si prescrive inoltre che la presenza di allergeni dovrà essere indicata in grassetto nella lista degli ingredienti per gli alimenti confezionati, ma anche per i cibi non imballati, come quelli serviti nelle mense e nei ristoranti, dovrà essere possibile al consumatore reperire tali informazioni;
un elemento merita di essere approfondito in quanto potrebbe sviare il consumatore finale, quello inerente al peso eccessivo che si dà nell'etichetta alla tracciabilità d'origine della materia prima rispetto alla qualità della produzione. Infatti l'Italia, in campo alimentare, è soprattutto un Paese di trasformatori, basti pensare allo speck e al prosciutto cotto che nel 90 per cento dei casi è costituito da materia prima straniera lavorata in Italia;
il regolamento citato è entrato in vigore nel dicembre 2011, ma restano le polemiche per la concessione alle imprese produttrici di 5 anni di tempo per adattarsi del tutto alla norma; la normativa europea rappresenta quindi un grande passo avanti verso la trasparenza e la sicurezza alimentare e la tutela dei prodotti di origine, ma sicuramente vi è ancora tanta strada da fare verso una maggiore salubrità e qualificazione della grande produzione alimentare;
il nuovo regolamento europeo, sostituendo una direttiva adottata oltre 30 anni fa, è essenziale sia per la sicurezza dei consumatori sia per dare piena trasparenza alla filiera e tutelare meglio la qualità dei prodotti contro la pratica scorretta dell'italian sounding e la contraffazione ingannevole dei prodotti alimentari apparentemente made in Italy, in realtà provenienti da altre nazioni;
l'italian sounding, ovverosia "suona italiano", fenomeno che, soprattutto nel settore agroalimentare, sta sfortunatamente conquistando sempre più terreno, è ottenuto attraverso l'uso di parole italiane, immagini, packaging che emulano alla perfezione i prodotti italiani. Infiniti e fantasiosi sono i "cloni" del prodotto italiano di qualità: Parmezan e Mozzarella Napolact prodotti in Romania, il Parmi olandese, la Fontina svedese, la PastaMilaneza portoghese, il Lasandwich inglese, il formaggio Reggianito ed i sughi sudamericani DaVinci e CocoPazzo, i pelati SanMarzano argentini, il ParmaHam ed il Romano Cheese nordamericani, il Cambozola - imitato Gorgonzola tedesco - o ancora il californiano Barbera Cà di Solo;
con l'italian sounding non si parla di contraffazione, ma di imitazione delle nostre eccellenze. La differenza è sostanziale, visto che nel primo caso si tratta di un reato perseguibile penalmente, legato all'etichettatura erronea, o falsata di prodotti che non hanno diritto al marchio; l'imitazione invece è una copia low-cost dei prodotti nostrani, per i quali è specificata la provenienza d'origine diversa da quella italiana. Forse qualcosa di più subdolo della stessa contraffazione;
come evidenzia la Cia, Confederazione italiana agricoltori, in Italia ci sono oltre il 22 per cento dei prodotti certificati registrati complessivamente a livello europeo. A questi vanno aggiunti gli oltre 400 vini Doc, Docg e Igt e gli oltre 4.000 prodotti tradizionali censiti dalle Regioni e inseriti nell'Albo nazionale. Una lunghissima lista di prodotti che ogni giorno, però, rischiano di essere imitati. Si stima che solo all'agricoltura, per esempio, il fenomeno della contraffazione determina un danno di oltre 3 miliardi di euro l'anno, colpendo l'intera filiera alimentare, dai campi all'industria di trasformazione;
valutato altresì che:
in base a quanto stimato da Coldiretti, a livello nazionale la contraffazione dei prodotti agroalimentari provoca un danno al made in Italy pari a circa 164 milioni di euro al giorno. Come ha sottolineato la Cia, l'agropirateria internazionale genera un giro di affari illegale di 60 miliardi di euro all'anno, una cifra pari a quasi due volte e mezzo il valore complessivo dell'export agroalimentare italiano che, nel 2010, si è attestato a 25 miliardi di euro. Un'attività parallela che sottrae 300.000 nuovi posti di lavoro e taglia di due terzi l'export;
il made in Italy da tempo rappresenta il simbolo del modello di industria all'italiana. Grazie a ciò, il nostro Paese è riuscito a mantenere una posizione di rilievo sul fronte degli scambi internazionali. Negli ultimi tempi, però, sembra che il made in Italy stia facendo sempre più fatica ad allinearsi alla nuova e tenace concorrenza. A complicare la situazione italiana: l'alto debito pubblico, la disoccupazione (pari all'8,9 per cento a dicembre 2011, mentre il tasso di disoccupazione giovanile si assesta al 31 per cento), l'alta tassazione, le preoccupanti carenze di infrastrutture, la bassa spesa in ricerca,
impegna il Governo a provvedere con la massima urgenza ad adottare le seguenti iniziative, finalizzate:
1) a livello nazionale: a) al rilancio del settore agroalimentare italiano, una finalità che deve essere perseguita e sostenuta da uno sforzo congiunto, anche in sede comunitaria, per ottenere il conseguimento di efficaci norme di tutela e salvaguardia dei prodotti agricoli italiani, nonché di rilancio del settore ittico, che, com'è noto, sta attraversando un momento di forte crisi strutturale, legato anche alle difficoltà energetiche registrate negli ultimi mesi; b) a creare misure per favorire l'accesso al credito degli operatori del settore agroalimentare e la dilazione dei debiti; c) a sostenere le imprese per il mantenimento dei livelli occupazionali; d) a sostenere e valorizzare i prodotti agricoli biologici; e) a monitorare i prezzi dei prodotti agricoli all'origine ed al consumo adottando azioni concrete per la lotta alla speculazione; f) ad incentivare la rottamazione delle macchine agricole obsolete, per il rinnovo del parco macchine; g) ad intervenire al fine di favorire le esportazioni dei prodotti tipici dell'agricoltura italiana, promuovendo e tutelando il made in Italy anche mediante l'adozione di strumenti nuovi per la lotta alle contraffazioni e all'italian sounding; h) a favorire ed incentivare la filiera corta, per aumentare le opportunità di offerta di prodotti locali e di qualità, anche con lo scopo di ridurre l'impatto ambientale dei trasporti e favorire il consumo stagionale dei prodotti; i) a favorire intese commerciali di filiera fra tutti i soggetti interessati; j) a sostenere la ricerca, i servizi per l'impresa, l'innovazione; k) a sostenere l'imprenditoria giovanile; l) a stanziare i fondi necessari al sostegno e al rilancio del settore bieticolo-saccarifero; m) a completare il processo di adeguamento della disciplina vigente al dettato europeo in materia di etichettatura dei prodotti alimentari, sia per garantire i diritti dei cittadini che per meglio tutelare la salute pubblica, provvedendo altresì ad introdurre l'etichettatura delle altre carni, come il coniglio, dei prodotti mono ingrediente e degli alimenti non trasformati;
2) a livello europeo: a) ad assicurare il mantenimento del budget della politica agricola comune (PAC) al fine di consentire agli agricoltori di continuare ad usufruire di benefici economici, sociali e rurali di vasta portata, individuando altresì criteri qualitativi di ripartizione dello stesso, incentrati sul valore della produzione, piuttosto che sul mero criterio dell'estensione delle superfici, ciò al fine di contribuire a raccogliere le sfide che l'UE dovrà affrontare in futuro: la solidarietà finanziaria unitamente a un bilancio adeguato rappresentano l'unica maniera per assicurare che la PAC resti una politica comune senza distorsione della concorrenza, assicurando altresì un trattamento giusto ed equo di tutti gli agricoltori, tenendo conto delle diverse condizioni; b) a garantire la sicurezza e la stabilità alimentare e la tracciabilità, rafforzando il ruolo di produzione economica degli agricoltori e consentendo agli agricoltori stessi di ricavare un reddito equo dal mercato e di contribuire ulteriormente a fornire servizi economici, sociali e rurali di vasta portata, assicurando altresì a tutti gli agricoltori europei operanti nel mercato unico di godere delle medesime condizioni; c) a rafforzare le misure intese a consentire agli agricoltori e alle cooperative di svolgere un ruolo positivo nel far fronte alle nuove sfide, segnatamente a quelle del cambiamento climatico e della carenza di risorse idriche. Bisogna altresì assicurare che il contributo offerto dagli agricoltori per ridurre le emissioni e provvedere alla sicurezza energetica sia massimizzato attraverso la produzione di energie rinnovabili; d) ad adottare misure volte a migliorare la trasparenza, fornendo agli agricoltori informazioni aggiornate sui mercati, soprattutto riguardo ai margini e alla ripercussione dei prezzi nella catena alimentare, nonché rafforzando il sistema dell'etichettatura anche al fine di proteggere le indicazioni geografiche nel quadro degli accordi commerciali. Questo permetterebbe non solo ai consumatori di fare scelte informate, ma offrirebbe anche maggiori incentivi ai produttori per conservare le tradizioni culturali legate alle produzioni e migliorare la qualità dei prodotti; e) ad assicurare che tutte le importazioni soddisfino i criteri europei di sicurezza alimentare e di tracciabilità e che sia raggiunta una parità di condizioni per la produzione europea; f) a sostenere accordi internazionali sia in sede comunitaria che in sede di Organizzazione mondiale del commercio (Wto) in relazione alla lotta alla contraffazione agroalimentare e alle agropiraterie, e ad assumere in ambito comunitario azioni più decise nel negoziato Wto per un'effettiva difesa delle certificazioni UE; g) ad adottare misure specifiche in ambito UE per contrastare truffe e falsificazioni alimentari anche mediante l'istituzione di una task force specifica in ambito europeo.