Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00260
Azioni disponibili
Atto n. 1-00260
Pubblicato il 7 aprile 2010, nella seduta n. 356
DI NARDO , BELISARIO , GIAMBRONE , BUGNANO , CAFORIO , CARLINO , DE TONI , LANNUTTI , LI GOTTI , MASCITELLI , PARDI , PEDICA
Il Senato,
considerati i lavori e le conclusioni della quindicesima sessione della Conferenza delle parti sui cambiamenti climatici (COP 15) tenutasi a Copenhagen dal 4 al 15 dicembre 2009;
premesso che:
il testo dell'accordo raggiunto in quella sede, pur in assenza dell'auspicata nuova intesa vincolante sulla riduzione dei gas serra, inizia con il definitivo riconoscimento del fatto che i cambiamenti climatici sono una delle più grandi sfide del nostro tempo, sottolineando l'urgenza di un intervento su questo fronte ed introducendo a tal fine, per la prima volta formalmente, l'obiettivo di evitare il superamento dell'aumento di 2 gradi delle temperature del pianeta. La Conferenza ha raggiunto un accordo anche sulla necessità di valutare un limite ancora inferiore (1,5°C). L'accordo richiama espressamente l'articolo 2 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC, United Nations Framework Convention on Climate Change) nella parte in cui sancisce la pericolosità dell'interferenza antropogenica con il clima, nonché i criteri di equità e di responsabilità comuni seppur differenziate, riconoscendo inoltre la necessità di aiuti ai Paesi più poveri sia per far fronte all'impatto dei cambiamenti climatici che per implementare le azioni di mitigazione;
un nuovo accordo vincolante, non raggiunto a Copenhagen anche per il ritardo registrato nella predisposizione del testo base, resta l'obiettivo definito nella cosiddetta "road map" di Bali, così come restano aperti e da definire ulteriori nodi negoziali che dovranno essere discussi e deliberati nei prossimi mesi in un quadro negoziale che non può prescindere dal ruolo delle Nazioni Unite, tenendo ovviamente conto degli impegni assunti e delle volontà espresse dalle principali superpotenze economiche o emettitrici di gas climalteranti. Restano in particolare da definire meglio le modalità dei controlli, le modalità di conteggio di emissione ed assorbimento nelle attività di uso del suolo (LULUCF), e il contributo dei meccanismi flessibili rispetto agli obiettivi assunti;
il Consiglio europeo tenutosi il 25-26 marzo 2010 a Bruxelles ha affrontato, tra le altre cose, la questione dell'avanzamento dei negoziati per un accordo globale sui cambiamenti climatici. Sulla base delle recenti conclusioni del Consiglio ambiente e prendendo nota della comunicazione della Commissione europea del 9 marzo, i Capi di Stato e di Governo hanno convenuto sull'esigenza di "una nuova dinamica" nel processo negoziale della UNFCCC e si sono accordati sui prossimi passi da compiere a seguito dell'accordo di Copenhagen. Il primo passo, in occasione della sessione negoziale dell'UNFCCC a Bonn consiste nello stabilire la procedura per l'avanzamento dei negoziati cercando di mirare all'inclusione delle linee politiche fornite dall'accordo nei vari testi negoziali in discussione. Successivamente, la XVI Conferenza delle parti dell'UNFCCC di fine anno, prevista a Cancun (Messico), dal 29 novembre al 10 dicembre 2010, secondo il Consiglio, dovrebbe almeno raggiungere delle decisioni che ancorino l'accordo al processo negoziale e colmino le lacune esistenti nel documento, in merito, ad esempio, all'adattamento, al ruolo delle foreste, agli aspetti tecnologici e alla verifica delle azioni intraprese dagli Stati;
l'Unione europea si è dichiarata pronta a fare la sua parte e a mantenere gli impegni presi a Copenhagen, sia per quanto riguarda i "finanziamenti rapidi" che quelli di lungo termine a favore di Paesi in via di sviluppo per la lotta ai cambiamenti climatici. A questo riguardo, la UE darà inizio a consultazioni per vagliare la possibilità di effettuare finanziamenti rapidi in aree specifiche. Inoltre, gli Stati membri presenteranno un rapporto sulla situazione del supporto finanziario in via preliminare alla seconda sessione di Bonn (31 maggio - 11 giugno 2010) e poi ufficialmente a Cancun, con l'intesa di procedere in questo modo ogni anno. Infine, la UE cercherà di completare e sostenere il processo negoziale anche aprendo un dialogo in altri ambiti internazionali e su specifiche questioni, come anche tramite un rafforzamento delle consultazioni con Paesi terzi;
al fine di accrescere significativamente il ricorso alle fonti energetiche rinnovabili mediante la fissazione di obiettivi giuridicamente vincolanti, in ambito comunitario è stata da tempo assunta la decisione di ridurre di almeno il 20 per cento le emissioni nazionali di gas serra e portare al 20 per cento la quota di fonti rinnovabili nel consumo energetico entro il 2020;
il segretariato della Convenzione quadro dell'Onu sul cambiamento climatico ha pubblicato il rapporto ufficiale sui risultati della Conferenza di Copenhagen del dicembre 2009 dal quale emerge che 75 parti della Convenzione hanno trasmesso i loro obiettivi nazionali sulla riduzione delle emissioni entro il 2020. Queste parti sono responsabili di più dell'80 per cento delle emissioni mondiali legate al consumo di energia. In particolare, 41 Paesi industrializzati hanno formalmente comunicato i loro economy-wide target all'UNFCCC e 35 Paesi in via di sviluppo hanno comunicato informazioni su appropriate azioni nazionali di mitigazione. Il rapporto della Conferenza delle parti dell'UNFCCC contiene il testo dell'accordo di Copenhagen e la lista delle 112 parti (111 Stati più l'Unione europea) che lo hanno accettato;
hanno presentato i rispettivi impegni di riduzione, oltre all'Unione europea e i suoi Stati membri, compresa l'Italia, anche gli Stati Uniti, il Giappone e il gruppo dei quattro Paesi ad economia emergente: Brasile, Sudafrica, India e Cina (BASIC). La maggior parte degli impegni di riduzione rinnova le promesse fatte precedentemente e in occasione del vertice di Copenhagen. Ciò rappresenta un importante consolidamento delle discussioni sui cambiamenti climatici condotte nell'ambito della Convenzione e del Protocollo di Kyoto, chiaro segnale - secondo il segretariato UNFCC - della volontà di far procedere i negoziati verso una conclusione positiva;
nel dichiarare l'appoggio degli Stati Uniti all'accordo di Copenhagen, l'inviato speciale per il clima degli USA aveva annunciato il continuo impegno del Presidente americano Obama a far fronte alla sfida dei cambiamenti climatici e dell'energia pulita con un'azione forte sia a livello nazionale che internazionale, che rinvigorirà l'economia, rafforzerà la sicurezza nazionale e proteggerà l'ambiente. L'Unione europea, a sua volta, aveva presentato formale adesione all'accordo il 28 gennaio 2010 tramite un comunicato del Consiglio europeo;
considerato che:
gli obiettivi di riduzione nel 2020 per i Paesi di cui all'allegato I dell'accordo di Copenhagen, ovvero i Paesi industrializzati e con economia in transizione, e le azioni nazionali di mitigazione appropriate per i Paesi in via di sviluppo sono oggetto delle prossime sessioni negoziali dell'UNFCCC a Bonn. Con riferimento alla valutazione preliminare degli obiettivi e delle azioni di riduzione delle emissioni di gas serra, che i Paesi membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici hanno recentemente comunicato, alcuni esperti hanno valutato che tali obiettivi ed azioni (quantificati e valutati in termini di emissioni mondiali al fine di comprendere in che misura le azioni pianificate siano compatibili con un percorso che eviti un aumento della temperatura media mondiale superiore a 2°C rispetto ai valori pre-industriali) risultano notevoli ma non sufficienti a limitare le emissioni annuali a 44 miliardi di tonnellate di CO2-eq nel 2020, valore ritenuto ragionevolmente in linea con il suddetto obiettivo dei 2°C. Per il raggiungimento degli obiettivi e la concretizzazione delle azioni in appendice all'accordo di Copenhagen sarebbe pertanto necessario progettare maggiori riduzioni delle emissioni entro il 2020;
gli oltre 100 Capi di Stato e di Governo riuniti a Copenhagen hanno convenuto nel definire necessaria, improcrastinabile e prioritaria l'azione contro gli sconvolgimenti climatici. Tra gli aspetti positivi del summit figura anche la creazione di un fondo per il trasferimento delle tecnologie pulite ai Paesi meno industrializzati, con finanziamenti in parte pubblici e in parte privati, nonché il coinvolgimento di Stati Uniti e Cina, i due Paesi che totalizzano oltre il 40 per cento delle emissioni, nel processo di stabilizzazione del clima;
con riferimento alla stesura di trattati legalmente vincolanti, con meccanismi di verifica ed eventuali sanzioni, la trattativa su tempi e scadenze non è comunque chiusa e si prevede un'attività negoziale molto intensa per gli anni 2010 e 2011, nella quale è importante che l'Italia continui ad assicurare partecipazione fattiva e concreta,
impegna il Governo:
a dare piena attuazione agli impegni assunti nel corso della Conferenza di Copenhagen sui cambiamenti climatici nel dicembre 2009, muovendosi coerentemente con quanto deciso in sede di Unione europea;
a mantenere ed onorare gli impegni assunti e sottoscritti dall'Italia in tutte le sedi, internazionali e comunitarie, riguardanti i cambiamenti climatici e la protezione dell'ambiente dalle conseguenze degli stessi;
a promuovere le opportune iniziative per l'implementazione e il miglioramento degli accordi di Copenhagen, con particolare riferimento alle lacune evidenziatesi nei meccanismi individuati in quella sede e ai passi negoziali ancora da compiere per la definizione di ulteriori obiettivi;
a valorizzare le eccellenze dell'industria e della ricerca italiana nella lotta ai cambiamenti climatici e nell'innovazione ambientale, anche definendo agevolazioni stabili per impianti che producono o che utilizzano fonti rinnovabili pulite;
a proseguire nell'adozione di misure a sostegno degli investimenti nell'innovazione, nella ricerca e nello sviluppo delle tecnologie pulite, compresa la produzione di energia elettrica da fonte solare mediante cicli termodinamici, e delle migliori tecniche disponibili;
a promuovere ulteriormente, con particolare riferimento al settore edilizio e dei trasporti, gli interventi diretti al risparmio energetico e all'efficienza energetica, compresa l'efficienza delle reti;
a proseguire nella concreta partecipazione e nel fattivo sostegno alla formazione ed attuazione delle iniziative europee in materia ambientale volte al controllo e alla riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti;
a procedere nelle politiche ambientali e di contrasto al cambiamento climatico assicurando anche il coinvolgimento di Regioni ed enti locali nelle politiche di ricerca e sviluppo.