Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00103
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Atto n. 1-00103
Pubblicato il 29 maggio 2007
Seduta n. 156
SCHIFANI , MATTEOLI , D'ONOFRIO , CASTELLI , CUTRUFO , DEL PENNINO , VEGAS , BALDASSARRI , CICCANTI , POLLEDRI , STRACQUADANIO , BETTAMIO , MALAN
Il Senato,
premesso che:
secondo quanto riportato dai verbali pubblicati su organi di stampa, nel luglio del 2006 il Vice Ministro dell’economia e delle finanze, Vincenzo Visco, avrebbe esercitato pressioni indebite sul Comandante generale della Guardia di finanza, Generale di Corpo d’armata Roberto Speciale, affinché disponesse il trasferimento di quattro alti ufficiali in servizio in Lombardia. Gli ufficiali interessati al trasferimento d'ufficio sarebbero stati esattamente quelli direttamente responsabili dei reparti impegnati in indagini sulla “scalata” alla Banca Nazionale del Lavoro da parte di Unipol. Nel processo verbale delle dichiarazioni rese dal Comandante generale della Guardia di finanza all'Avvocato dello Stato che lo interrogava, si legge infatti quanto segue: «Visco mi disse che se non avessi ottemperato a queste direttive erano chiare le conseguenze cui sarei andato incontro»;
tale svolgimento dei fatti, tra l'altro, risulterebbe confermato dalle deposizioni rese alla Magistratura da parte di tre alti ufficiali;
per contro, pubblicamente, il Vice Ministro, negli stessi giorni, cercava di stemperare ogni polemica con la pubblica opinione, liquidando il caso come «avvicendamenti unicamente riconducibili ad esigenze di servizio»;
nella ricostruzione della vicenda emergono con palese evidenza, pertanto, le intromissioni indebite del vertice politico sul Corpo, al fine di indurre all'adozione di provvedimenti di trasferimento dei quattro ufficiali in deroga all'iter procedurale interno, che affida tale competenza alla potestà esclusiva del Comandante generale. Nel verbale pubblicato si legge, inoltre, che il Comandante generale Roberto Speciale avrebbe ribattuto alle pressioni subite nel modo seguente: «Risposi al Vice Ministro che l’osservanza delle regole è stata da sempre il faro della mia vita. Di non poter pertanto assecondare queste sue ultime richieste e che pertanto ero pronto a rassegnare il mandato»;
secondo la ricostruzione dei fatti, il vice ministro Visco avrebbe posto all'attenzione del Comandante generale un foglietto indicante i nomi dei quattro ufficiali da mandare via da Milano, ad horas, peraltro senza preavvisare, come avviene invece di rito chiedendo anche un parere, la Procura che allora coordinava le indagini affidate agli ufficiali coinvolti;
nell'interrogatorio si legge che il vice ministro Visco avrebbe disposto, «perentoriamente», a detta di Speciale, di concertare d'ora innanzi ogni decisione futura direttamente con i due sottoposti, i generali Italo Pappa e l’allora capo dei reparti d’istruzione Sergio Favaro, persone che il Vice Ministro aveva appena incontrato. La circostanza rappresentava, di fatto, una sorta di esautoramento del Comandante generale. Quindi, secondo la ricostruzione fornita dallo stesso Comandante generale, Pappa e Favaro prima si incontrarono tra loro, predisponendo le ipotesi di avvicendamento, e poi Pappa avrebbe redatto il piano operativo recante gli avvicendamenti stessi;
nella piccata replica fornita dal Vice Ministro alla ricostruzione della vicenda al cronista che lo interpellava, il Vice Ministro medesimo negò tutto, puntualmente, affermando che “è tutto falso” e ribadendo che anche il Presidente del Consiglio aveva già risposto nell'Aula della Camera dei deputati a suo tempo (luglio scorso) ad interrogazioni in merito, affermando che quelli in questione erano avvicendamenti che «non presentano alcuna eccezionalità»;
a ciò, il Presidente del Consiglio dei ministri aggiungeva che «il Vice Ministro Visco ha anche avuto un colloquio telefonico personale» con il procuratore capo di Milano, ed avrebbe assicurato «che sarebbe stata riservata la massima cura nel garantire la continuità nell’azione di indagine e ricevendo l'assicurazione che in tal caso non vi sarebbe stata alcuna controindicazione»;
ritenuto che:
la condotta del Vice Ministro denota il palese dispregio per le regole di rispetto delle competenze attribuite al Comandante generale della Guardia di finanza, comportamento, altresì, evidentemente inteso a porre il Corpo in posizione di soggezione politica alle direttive indebite del Vice Ministro;
il comportamento del Vice Ministro denota, altresì, dispregio persino riguardo alle norme del diritto del lavoro, aggravato nella fattispecie dalla circostanza che il colpito nei propri diritti-doveri è un alto militare;
la condotta del Vice Ministro ha creato nocumento al Corpo della Guardia di finanza intero ed imbarazzo al suo vertice, nella persona del Generale di Corpo d'armata Roberto Speciale, ufficiale di altissime qualità militari, professionali ed umane, ulteriormente confermatesi in occasione della vicenda in questione;
in sede di risposta rese agli atti di sindacato ispettivo sopra citate, il Governo, a causa della reticenza del Vice Ministro a confermare il comportamento tenuto nell'occasione, ha reso comunicazioni false od incomplete al Parlamento;
non avendo il Vice Ministro dell'economia e delle finanze rassegnato le auspicabili ed opportune dimissioni,
impegna il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Governo a revocare le deleghe assegnate al Vice Ministro dell’economia e delle finanze, prof. Vincenzo Visco.