Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 7-00033

Atto n. 7-00033 (in 3ª Commissione)

Pubblicato il 10 febbraio 2026, nella seduta n. 389

ALFIERI, DELRIO, LA MARCA

La 3ª Commissione (Affari esteri e difesa) del Senato,

premesso che:

il 29 gennaio 2026 un grave attacco jihadista ha colpito l’aeroporto civile “Diori Hamani” di Niamey, capitale del Niger, interessando l’area della base 101 dell’aeronautica, sede del dispiegamento della missione bilaterale di supporto in Niger (MISIN), con circa 500 militari italiani, unica forza occidentale presente nel Paese, fortunatamente rimasti illesi;

l’attacco, rivendicato dallo Stato islamico della provincia del Sahel (ISSP), ha confermato il significativo salto qualitativo delle capacità operative dei gruppi jihadisti attivi nella regione, anche attraverso l’impiego di droni e armamenti sempre più sofisticati;

lo Stato islamico della provincia del Sahel, noto in precedenza come Stato islamico del grande Sahara, è considerato dagli analisti una delle ramificazioni più attive e pericolose del network globale dell'ISIS. Nel corso del 2025 e all'inizio del 2026, il gruppo ha intensificato significativamente le sue operazioni militari ed esteso il suo controllo territoriale. Il gruppo opera principalmente nella zona dei "tre confini" tra Mali, Burkina Faso e Niger e recentemente ha esteso la sua influenza verso il sud del Niger e verso gli Stati costieri come il Benin e il Togo;

gruppi affiliati allo Stato islamico e ad al-Qaeda, in particolare l’ISSP e il JNIM, sono impegnati in una competizione violenta per il controllo territoriale, delle rotte commerciali e delle economie illegali tra Mali, Burkina Faso e Niger, rendendo la regione uno dei principali focolai di instabilità globale;

in Mali la situazione di sicurezza appare estremamente compromessa, secondo l’intelligence francese il Paese sarebbe già ad un passo dal diventare un califfato, con ampie aree del territorio sotto il controllo o l’influenza di gruppi jihadisti e con il fondato timore che l'avanzata dei jiadhisti in Mali possa tradursi in un contagio nei vicini Niger e Burkina Faso, dove il controllo dello Stato risulta fortemente limitato e caratterizzato da un deterioramento costante;

la minaccia jihadista si sta, inoltre, progressivamente estendendo verso i Paesi costieri dell’Africa occidentale, tra cui Benin, Togo, Costa d’Avorio e Ghana, come denunciato da diverse organizzazioni internazionali e diversi analisti, ampliando in modo preoccupante l’area geografica dell’instabilità;

la Somalia è caratterizzata da un complesso intreccio di instabilità che favorisce i gruppi jihadisti. Dopo i successi iniziali del governo somalo nel 2022-2023, il panorama è mutato drasticamente. Nel corso del 2025, infatti, il gruppo Al-Shabaab ha lanciato un’offensiva che lo ha portato a riconquistare ampie porzioni di territorio nel centro e nel sud della Somalia precedentemente liberate, con potenziali ricadute sulla sicurezza del mar Rosso e del Mediterraneo allargato;

considerato che:

il deterioramento della sicurezza nel Sahel, nel golfo di Guinea e nel Corno d’Africa ha ricadute dirette sugli interessi strategici dell’Italia e dell’Unione europea, incluse la sicurezza del personale impegnato nelle missioni internazionali, la stabilità regionale e la tutela delle popolazioni civili;

la riduzione delle risorse destinate alla cooperazione internazionale e agli strumenti civili di prevenzione dei conflitti indebolisce la capacità dell’Italia di incidere positivamente nei contesti fragili e risulta incoerente con il contrasto al terrorismo internazionale;

in un contesto internazionale caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche, conflitti endemici e sfide globali, la funzione diplomatica e la presenza strategica all'estero non possono essere considerate voci di spesa sacrificabili;

la cooperazione allo sviluppo, il rafforzamento istituzionale, l’accesso ai servizi essenziali, l’istruzione e l’occupazione giovanile costituiscono elementi strutturali della sicurezza internazionale e rappresentano un investimento strategico, non una voce residuale di spesa,

impegna il Governo:

1) a garantire la massima tutela e protezione ai militari italiani impegnati nella MISIN e nelle altre missioni in Africa, monitorando costantemente l’evoluzione delle minacce;

2) a promuovere, in sede europea e multilaterale, una strategia complessiva per il Sahel e l’Africa subsahariana che integri sicurezza, cooperazione allo sviluppo, rafforzamento delle istituzioni democratiche e tutela dei diritti umani;

3) a invertire la tendenza alla riduzione delle risorse destinate alla cooperazione internazionale, assicurando un incremento stabile e strutturale dei finanziamenti, in particolare nei Paesi maggiormente colpiti dalla violenza jihadista;

4) a rafforzare il ruolo dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, garantendo adeguate risorse finanziarie e umane e riconoscendone il ruolo strategico quale strumento di prevenzione dei conflitti e promozione della sicurezza umana.