Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 7-00032
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Atto n. 7-00032 (in 3ª Commissione)
Pubblicato il 13 gennaio 2026, nella seduta n. 379
CRAXI
La 3ª Commissione permanente (Affari esteri e difesa) del Senato,
premesso che:
la Repubblica islamica dell'Iran ha dato vita nel corso degli anni ad un sistema teocratico chiuso e autoreferenziale che, lungi dal farsi garante delle aspettative di benessere e sviluppo della popolazione locale e dal governare per la pacificazione del Paese, ha finito con l’assumere i contorni di un vero e proprio regime oppressivo, limitando i diritti delle donne e delle minoranze presenti nel Paese nonché le prospettive di modernizzazione della società, facendo oltretutto ampio ricorso alla pena di morte e a durissime misure repressive del dissenso e limitando fortemente le libertà di stampa e di espressione;
l’attuale assetto politico e istituzionale della Repubblica islamica dell’Iran è fortemente concentrato attorno alla figura della Guida suprema, che esercita un controllo determinante sulle principali leve del potere esecutivo, giudiziario, militare e di sicurezza, limitando in modo significativo il pluralismo politico e la possibilità di un effettivo controllo democratico;
sotto la leadership dell’attuale Guida suprema, Ali Khamenei, il sistema di governo iraniano ha progressivamente rafforzato il ruolo degli apparati di sicurezza e del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche nella gestione dell’ordine interno, attribuendo loro ampi poteri nella repressione del dissenso politico e sociale;
negli ultimi anni, le autorità iraniane hanno fatto ricorso con crescente frequenza alla qualificazione delle proteste e delle manifestazioni pacifiche dei cittadini iraniani come minacce alla sicurezza nazionale o all’ordine religioso, giustificando in tal modo l’adozione di misure repressive severe e sproporzionate nei confronti della popolazione civile;
la concentrazione del potere decisionale e l’assenza di reali meccanismi di responsabilità politica e giudiziaria hanno contribuito al consolidamento di pratiche repressive e a una limitata assunzione di responsabilità per le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza e dagli apparati statali;
numerose segnalazioni di organizzazioni internazionali indipendenti indicano che le autorità iraniane hanno fatto ampio ricorso ad arresti arbitrari, procedimenti giudiziari ingiustificati e restrizioni sproporzionate nei confronti di manifestanti, giornalisti, studenti, attivisti della società civile e difensori dei diritti umani che hanno esercitato pacificamente le proprie libertà fondamentali;
il sistema giudiziario iraniano è stato più volte oggetto di rilievi critici per la mancanza di adeguate garanzie procedurali, l’assenza di piena indipendenza e l’utilizzo di pratiche incompatibili con gli standard internazionali del giusto processo, incluse l’ammissione di confessioni estorte e la limitazione del diritto alla difesa;
persistono segnalazioni attendibili relative all’uso della tortura, di maltrattamenti e della detenzione in condizioni incompatibili con la dignità umana, nonché all’applicazione di punizioni corporali vietate dal diritto internazionale dei diritti umani;
secondo recenti rapporti delle Nazioni Unite, l’Iran ha registrato un aumento delle esecuzioni capitali, impiegate in modo sproporzionato anche per reati connessi alla sicurezza nazionale, in un quadro di procedimenti insufficientemente equi e trasparenti;
le autorità iraniane hanno limitato la cooperazione con i meccanismi internazionali di monitoraggio dei diritti umani, rifiutando l’accesso al Paese a relatori speciali delle Nazioni Unite, missioni indipendenti di accertamento dei fatti ed esperti internazionali, ostacolando così la verifica imparziale delle violazioni denunciate;
donne e ragazze, persone appartenenti a minoranze etniche e religiose, di diversi orientamenti sessuali, cittadini rifugiati o migranti, in particolare di origine afghana, continuano a essere esposte a forme diffuse di discriminazione, esclusione e repressione, sia nella normativa sia nella prassi applicativa;
sul piano internazionale, il regime iraniano, anziché svolgere un ruolo di “ponte naturale” fra Occidente e Oriente, ha finito con il rappresentare un perenne elemento di instabilità, alimentando, direttamente o indirettamente, conflitti regionali, destabilizzando intere realtà territoriali, soffiando sui diffusi sentimenti anti israeliani del mondo islamico, nonché lanciandosi in velleitari quanto onerosi progetti per lo sviluppo del nucleare, con l’unica conseguenza di isolare il Paese, di impoverire ulteriormente il popolo iraniano e di suscitare le preoccupazioni internazionali per un possibile dirottamento verso scopi militari del programma stesso;
la società civile iraniana, caratterizzata da una forte componente giovane e femminile, vive una tensione costante tra il desiderio di apertura, modernità e diritti civili e la rigida repressione della teocrazia islamica, e da anni ha palesato aspettative di modernizzazione e di sviluppo del Paese, nutrendo la speranza di un cambiamento interno al regime che permettesse di aprire un varco alle istanze di democratizzazione interna;
considerato che:
a partire dal 28 dicembre 2025 in Iran sono esplose manifestazioni di protesta, inizialmente promosse da commercianti e piccoli imprenditori, in risposta al crollo della moneta locale e all’impennata dell’inflazione, sullo sfondo di una crisi economica profonda e persistente;
tali proteste si sono rapidamente estese all’intero territorio nazionale, interessando tutte le 31 province della Repubblica islamica e coinvolgendo fasce sempre più ampie e diversificate della popolazione;
quella che era nata come una mobilitazione contro il peggioramento delle condizioni economiche e del costo della vita si è progressivamente trasformata in un più ampio movimento antigovernativo, caratterizzato dalla contestazione del sistema politico e del governo clericale dell’Iran e accompagnato da richieste di riforme strutturali e di ampliamento delle libertà civili;
la recente ondata di mobilitazione si inserisce nel quadro di una più ampia e durevole manifestazione di dissenso sociale e civile che, in Iran, negli anni scorsi, è più volte sfociata in proteste di massa contro l’azione repressiva del regime e per il riconoscimento dei diritti civili e delle libertà fondamentali dei cittadini iraniani;
la più recente mobilitazione sta interessando anche settori della società tradizionalmente considerati più conservatori o neutrali;
a fronte dell’ampliarsi e del radicalizzarsi delle proteste, in Iran è in corso una repressione brutale e sistematica, con il ricorso all’uso di armi da fuoco, pallini metallici e pestaggi contro manifestanti in larga parte pacifici, causando numerose vittime, incluse donne e minorenni;
secondo alcune organizzazioni indipendenti per i diritti umani, tra cui la statunitense “Human rights activists news agency” (HRANA), nelle ultime due settimane il bilancio della repressione avrebbe superato le 500 vittime e oltre 10.000 arresti, in un contesto caratterizzato dall’assenza di dati ufficiali completi e verificabili;
le violazioni dei diritti umani documentate nel contesto della repressione in atto delle proteste evidenziano ancora una volta l’uso del tutto sproporzionato della forza nei confronti di manifestanti pacifici, con gravi conseguenze in termini di vittime, arresti arbitrari e compressione delle libertà fondamentali;
le autorità iraniane avrebbero inoltre imposto un blocco quasi totale di internet e delle comunicazioni telefoniche;
le violenze in atto sembrano ripetere uno scenario simile a quanto già accaduto a partire dal settembre 2022 con la sanguinosa repressione del movimento di protesta per la morte di Mahsa Amini, quando, a dispetto degli appelli alla moderazione rivolti dalla comunità internazionale alle autorità di Teheran, la risposta delle forze di sicurezza e di polizia iraniane alle manifestazioni di protesta apparve improntata alla rigidità, oltre che indiscriminata, sproporzionata e non necessaria, causando la perdita di numerose vite umane ed un elevato numero di feriti;
considerato che:
la contestazione in Iran appare alimentata non solo da motivi economici legati alla grave crisi, alla svalutazione della valuta nazionale e all’inflazione, ma si è rapidamente estesa a una contestazione politica più ampia dell’assetto istituzionale e dell’azione del Governo clericale, con richieste di diritti civili e riforme strutturali della governance del Paese;
l’Unione europea e l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, insieme al Canada e all’Australia, hanno condannato l’uccisione di manifestanti, l’uso della violenza, le detenzioni arbitrarie e le tattiche di intimidazione adottate dalle autorità iraniane, esprimendo solidarietà al popolo iraniano e sostegno al diritto alla protesta pacifica e riconoscendo il coraggio dei cittadini iraniani nel rivendicare dignità, diritti fondamentali e libertà civili;
il Governo italiano ha a sua volta espresso grave preoccupazione per quanto sta accadendo in Iran, chiedendo alle autorità di Teheran di garantire il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali dei manifestanti e di rinunciare alla pena di morte quale strumento di repressione del dissenso;
tenuto conto che:
in tale contesto, gli Stati democratici e le organizzazioni regionali, inclusa l’Unione europea, sono chiamati a coordinare gli sforzi diplomatici nei confronti delle autorità di Teheran e a rafforzare gli strumenti a loro disposizione per la protezione dei civili, per la denuncia delle violazioni dei diritti umani e per la riaffermazione degli obblighi derivanti dal diritto internazionale dei diritti umani;
l’Italia, in particolare, è chiamata ad offrire un contributo qualificante anche sul versante diplomatico, atteso il legame storico-culturale che la lega all’Iran e che affonda le proprie radici nelle rispettive civiltà millenarie e in quella vocazione al dialogo che ha contribuito nel corso degli anni alla solidità delle loro relazioni diplomatiche, improntate al mutuo confronto, al rispetto reciproco e fondate su scambi culturali ed economici qualitativamente importanti, nonostante il peso dei mutamenti politici e delle sanzioni internazionali,
impegna il Governo:
1) ad attuare ogni iniziativa diplomatica utile a far desistere le autorità di Teheran dall’adozione di misure repressive nei confronti di pacifici manifestanti, nella convinzione che le iniziative spontanee della popolazione vadano innanzitutto comprese ed ascoltate;
2) a promuovere, d’intesa con i partner dell’Unione europea e nelle opportune sedi multilaterali, iniziative urgenti volte a ottenere la cessazione dell’uso sproporzionato della forza, degli arresti arbitrari e delle violenze nei confronti dei manifestanti e dei soggetti più vulnerabili, con particolare attenzione alla tutela delle donne e dei minori;
3) a sostenere, in ambito europeo, l’adozione e l’attuazione di misure mirate, incluse sanzioni individuali e settoriali nei confronti dei responsabili e degli apparati coinvolti nella repressione, assicurando al contempo la salvaguardia dei canali umanitari e dell’assistenza alla popolazione civile;
4) a richiedere con fermezza alle autorità iraniane la rinuncia alla pena di morte quale strumento di repressione del dissenso e la sospensione immediata dei procedimenti giudiziari e delle condanne comminate in relazione alle proteste in corso;
5) ad adoperarsi affinché sia ripristinato il pieno accesso a internet e ai servizi di comunicazione, quale condizione essenziale per l’esercizio delle libertà di espressione e di informazione e per consentire un monitoraggio indipendente degli eventi.