Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-01899

Atto n. 3-01899

Pubblicato il 14 maggio 2025, nella seduta n. 303
Svolto question time il 15 maggio 2025 nella seduta n. 304 dell'Assemblea

LOREFICE - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. -

Premesso che:

il tema dell’adeguato trattamento delle acque reflue è ormai da decenni al centro del dibattito pubblico e con esso ci si confronta ogni giorno: infatti, già nel 1991, l’allora Comunità europea ha riconosciuto la centralità del tema e ha adottato la direttiva 91/271/CE al fine di garantire un adeguato livello di tutela dell’ambiente in Europa;

da allora molti sono stati i passi avanti fatti al riguardo, ma l’Italia non è ancora riuscita a garantire che in tutto il territorio i reflui siano trattati nel rispetto dell’ambiente e di una risorsa, l’acqua, sempre più scarsa e preziosa;

come conseguenza di tale inadeguatezza, l’Italia ha quattro procedure di infrazione aperte sul tema, la n. 2004/2034, la n. 2009/2034, la n. 2014/2059 e la n. 2017/2181, di cui solamente due sono giunte a doppia sentenza: la prima, relativa alla procedura di infrazione n. 2004/2034, secondo un report della Corte dei conti di gennaio 2025, a oggi è costata ai cittadini italiani oltre 210 milioni di euro e, nello stesso report, si prevede che al 2030, termine stimato per la chiusura di questa procedura, arriverà a 300 milioni la somma che lo Stato avrà versato; la seconda, relativa alla procedura n. 2009/2034, giunta a doppia sentenza nel marzo 2025, prevede una somma forfettaria di 10 milioni di euro a carico del nostro Paese, cui vanno aggiunti 14 milioni a semestre fino al completo superamento della procedura;

in aggiunta, per la procedura n. 2017/2181, il 28 marzo 2024 la Commissione europea ha deciso di deferire il nostro Paese alla Corte di giustizia, facendo un ulteriore passo verso altre sanzioni pecuniarie;

considerato che:

per affrontare questa drammatica situazione, nel 2017 è stato nominato un commissario straordinario con il compito di sanare tutti gli agglomerati oggetto delle procedure di infrazione e giungere così alla chiusura dei relativi contenziosi con l’Unione;

nonostante le irregolarità riguardino tutte le regioni, il maggior numero di agglomerati non conformi si trova nel Mezzogiorno del Paese con una netta prevalenza di Sicilia, Campania e Calabria;

inoltre, a questi dati bisogna aggiungere la sempre maggiore scarsità d’acqua causata da una concomitanza di fattori su cui, senza dubbio, primeggia la crisi climatica, ma cui bisogna necessariamente aggiungere gli innumerevoli sprechi dovuti a una rete vetusta che spreca oltre il 42 per cento dell’acqua che viene immessa, con picchi oltre il 50 per cento in regioni quali Sicilia, Sardegna e Basilicata;

la mancanza di un adeguato trattamento delle acque reflue comporta un grave danno a ecosistemi già duramente colpiti dalla crisi climatica e dalle attività antropiche, motivo per cui l’Unione europea sta sanzionando l’Italia sul tema;

valutato che la drammaticità del quadro impone un cambio di marcia nel Paese concentrando i maggiori sforzi nelle regioni del Sud Italia dove la cattiva gestione delle acque si aggiunge a una sempre maggiore siccità, con grave nocumento per la salute degli abitanti e l’economia dei territori,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo abbia già messo in atto e quali altre azioni intenda mettere in campo per affrontare e trovare soluzioni efficaci, efficienti e tempestive a questa drammatica situazione al fine di invertire la tendenza e uscire prima possibile dalle procedure di infrazione,

se vi siano progetti finanziati con fondi PNRR e, in caso, quale sia lo stato del loro avanzamento e se i relativi lavori possano essere completati entro la scadenza di giugno 2026;

se ritenga che l’operato del commissario e della sua struttura di supporto sia adeguata ad affrontare e trovare soluzioni efficaci, efficienti e tempestive a questa situazione e se ritenga che la sua dotazione finanziaria sia adeguata;

se ritenga ammissibile che una città metropolitana come Catania a oggi non sia completamente dotata di infrastrutture quali reti fognarie, di collettamento e depurazione e se non ritenga opportuno nominare un nuovo commissario solamente per la Sicilia, dove è concentrato il maggior numero di agglomerati oggetto delle procedure di infrazione;

se non ritenga opportuno concentrare maggiori sforzi in quelle regioni in cui insiste il maggior numero di agglomerati oggetto delle procedure di infrazione, in particolare Sicilia, Calabria e Campania;

in che modo e con quali tempistiche il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica monitori l’operato delle Regioni oggetto delle citate procedure di infrazione.