Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-01867

Atto n. 3-01867

Pubblicato il 6 maggio 2025, nella seduta n. 299
Svolto question time il 7 maggio 2025 nella seduta n. 300 dell'Assemblea

CALENDA, LOMBARDO - Al Presidente del Consiglio dei ministri. -

Premesso che:

in base agli impegni assunti nel 2014 e ribaditi nel 2016 con il “Defence investment pledge” (DIP), ciascun Paese membro della NATO avrebbe dovuto raggiungere entro il 2024 l’obiettivo del 2 per cento delle spese per la difesa rispetto al PIL;

nel documento programmatico pluriennale della difesa 2024-2026, presentato dal ministro Crosetto alle Camere il 12 settembre 2024, si legge a proposito del “bilancio integrato della difesa in chiave NATO” che “il valore del budget Difesa/PIL, che nel 2023 si era attestato sull’1,50%, per il 2024 prevede una stima pari all’1,49%. Un dato in ulteriore calo si prevede nel 2025 e nel 2026, con una percentuale dell’1,44% (...). Pertanto, l’Italia rimane ancora lontana dal parametro del 2%, diventato il livello minimo da raggiungere come concordato al Summit di Vilnius, ma anche dalla media degli altri Alleati europei e Canada”;

il piano dell’Unione europea “Readiness 2030” prevede la facoltà per gli Stati membri di ricorrere alla clausola di salvaguardia prevista nell’attuale patto di stabilità e crescita, fino all’1,5 per cento annuo, dal 2025 al 2028 e l’attivazione, non ancora deliberata, di un nuovo strumento di finanziamento dell’Unione, per concedere agli Stati membri prestiti per investimenti in difesa (SAFE);

malgrado nel Documento di finanza pubblica 2025 le spese per la difesa stimate sino ad oggi siano allineate a quelle del documento programmatico pluriennale della difesa 2024-2026, nella sua audizione presso le Commissioni Bilancio di Camera e Senato il ministro Giorgetti ha dichiarato che “già da quest’anno saremo in grado di raggiungere l’obiettivo del 2 per cento del PIL”, ma ha escluso il ricorso alla clausola di salvaguardia, ha parlato di una diversa contabilizzazione di alcune spese e non ha chiarito, in ogni caso, come il bilancio della difesa sarebbe passato dai 32 ai 44 miliardi di euro necessari per arrivare al 2 per cento del PIL nazionale;

più in generale, di fronte alle minacce globali e all’annunciato disimpegno statunitense, emerge l’urgenza della costruzione di un sistema di difesa europea e di progressiva integrazione politica, industriale e militare tra i principali Stati membri, per la costruzione di un vero e proprio pilastro europeo della NATO,

si chiede di sapere se l’obiettivo del 2 per cento nel 2025 sarà raggiunto attraverso una diversa contabilizzazione di spese già a bilancio o da un effettivo potenziamento delle capacità di difesa italiane, finalizzato a risolvere quei problemi di operatività e dotazione più volte sollevati dal Ministro della difesa e in che termini, anche su questa base, il Governo intenda partecipare alla costruzione di un pilastro europeo della NATO, sostenuto dai maggiori Paesi della UE e dal Regno Unito.