Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-01484

Atto n. 3-01484

Pubblicato il 20 novembre 2024, nella seduta n. 243
Svolto question time il 21 novembre 2024 nella seduta n. 244 dell'Assemblea

SPAGNOLLI, UNTERBERGER, PATTON, DURNWALDER - Al Ministro per lo sport e i giovani. -

Premesso che:

in Italia, la disciplina della certificazione dell’attività sportiva non agonistica e amatoriale è dettata dal decreto ministeriale 24 aprile 2013, adottato di concerto tra il Ministro della salute e l’allora Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport;

l’articolo 4 prevede che coloro che partecipano a manifestazioni non agonistiche o di tipo ludico-motorio, caratterizzate da particolare ed elevato impegno cardiovascolare, devono sottoporsi ad apposito controllo medico, al fine di ottenere una certificazione attestante l’idoneità all’attività da esibire all’atto dell’iscrizione all’evento;

l’obbligo di esibizione della certificazione medica per i “runner amatoriali” o “turistico-sportivi”, così come attualmente disciplinata, esiste esclusivamente in Italia, mentre in tutto il resto del mondo è autocertificabile secondo diverse modalità stabilite nei diversi Paesi, ed impedisce, di fatto, alle grandi competizioni popolari di corsa su strada (maratone e non solo) organizzate in Italia di essere “concorrenziali” con quelle organizzate all’estero;

le corse su strada costituiscono oggi, infatti, non soltanto obiettivi positivi che portano le persone a tenersi in forma con le ovvie ricadute sulla loro salute, ma anche un’occasione di business e di richiamo turistico per i nostri territori, spesso di ineguagliabile bellezza;

peraltro, il costo degli esami richiesti (elettrocardiogramma, spirometria, eccetera) è, in molti Paesi, mediamente superiore rispetto al corrispettivo pagato in Italia, con l’ulteriore conseguenza che, per molti aspiranti partecipanti stranieri, le competizioni italiane risultano non essere attrattive;

da qualche anno, la Federazione italiana di atletica leggera (FIDAL) ha introdotto un regolamento che permette agli atleti stranieri di partecipare alle manifestazioni italiane senza l’obbligatorietà di certificato medico (e di tesseramento);

nello specifico, il runner straniero ha due possibilità: iscriversi ad una gara organizzata dalla FIDAL, sottoscrivendo un’apposita card e presentando il certificato medico richiesto agli atleti italiani, il che gli consente di rientrare nelle classifiche generali della manifestazione; oppure iscriversi ad una gara FIDAL con finalità turistico-sportive, decidendo quindi di partecipare in modalità “non competitiva”, valida per i soli atleti stranieri e senza obbligatorietà del certificato medico, il che lo costringe però a partire in coda alla manifestazione sportiva e ad essere inserito in una classifica di arrivo distinta da quella ufficiale, senza nemmeno poter beneficiare di eventuali premi;

questa iniziativa della FIDAL sembrerebbe aver favorito una maggiore partecipazione di atleti stranieri alle manifestazioni sportive italiane, tuttavia rischia di mettere in ridicolo gli organizzatori e, quindi, l’intero sistema sportivo del nostro Paese, perché solo in Italia si consente agli atleti di partecipare ad una competizione seppure non agonistica di alto livello senza comparire nella classifica finale e, in ogni caso, essa costituisce una complicazione burocratica rispetto a quanto avviene all’estero;

tutto questo provoca ricadute negative sull’intero indotto generato dalle manifestazioni sportive, non solo in termini di perdita di rilevanza dell’evento tra le manifestazioni a livello mondiale, ma soprattutto in termini economici, sia per i territori interessati, sia per gli organizzatori, che attraggono meno sponsor a queste tipologie di eventi;

queste grandi manifestazioni sportive attirano in tutto il mondo un numero sempre crescente di partecipanti, generando un indotto notevole, e sono ormai diventate un vero e proprio fenomeno culturale e sociale, che interessa uomini e donne di tutte le fasce di età e consente di condividere esperienze diverse, specie se a confrontarsi sono atleti di diversa cultura e nazionalità;

sarebbe, pertanto, opportuno favorire una maggiore partecipazione collettiva, allineandosi alle prassi degli altri Paesi e semplificando le procedure di accertamento dello stato di salute degli atleti, attribuendo direttamente loro la responsabilità di autocertificare la propria idoneità,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo condivida quanto esposto e se non intenda, di concerto con il Ministro della salute, farsi promotore di un’iniziativa di modifica normativa della disciplina attuale in materia di certificazione dell’attività sportiva non agonistica e amatoriale, che consenta di unificare le procedure di partecipazione di tutti gli atleti alle manifestazioni non agonistiche o di tipo ludico-motorio, prevedendo un obbligo di autocertificazione, in luogo del certificato medico, valevole sia per gli atleti stranieri, sia per gli atleti italiani, sempre e comunque nel rispetto della normativa italiana a tutela della salute e delle condizioni minime di sicurezza delle manifestazioni sportive, che è un obiettivo fondamentale intrinseco delle medesime.