Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00360
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Atto n. 3-00360
Pubblicato il 19 aprile 2023, nella seduta n. 58
PAITA, SBROLLINI, VERSACE, FREGOLENT - Al Ministro per lo sport e i giovani. -
Premesso che:
secondo l’Osservatorio nazionale contro le discriminazioni nello sport, più del 40 per cento dei casi di discriminazione e violenza verbale fa riferimento alle origini delle vittime, mentre nel 37,9 per cento dei casi esse fanno riferimento ai loro tratti somatici, sempre a forte connotazione xenofoba e razzista;
del tutto frequenti sono anche gli insulti sessisti rivolti alle arbitre che, grazie alle più recenti conquiste sul piano dell’eguaglianza di genere, sempre più numerose e di frequente si trovano a dirigere competizioni sportive;
nel 74 per cento dei casi documentati, la discriminazione avviene nell’ambito dello sport professionistico e dilettantistico di alto e medio livello, anche se ciò non deve far ritenere che il fenomeno non riguardi anche gli altri livelli sportivi, per i quali la carenza di dati e rilevamenti appare determinante;
i principali attori di fenomeni discriminatori sono i gruppi di tifosi (36,5 per cento dei casi), subito seguiti dagli stessi sportivi (31,8 per cento), a conferma che per estirpare fenomeni denigratori e discriminatori occorre agire tanto sul piano della tifoseria che su quello degli atleti, chiamando in causa direttamente le società sportive di riferimento;
per realizzare un percorso di inclusione e contrasto al razzismo e a qualsiasi forma violenza all’interno degli stadi appare infatti indispensabile coinvolgere direttamente le società sportive, realizzando una cooperazione e una collaborazione tra pubblico e privato che possa contribuire a conseguire al più presto gli obiettivi di eradicazione di fenomeni tanto odiosi quanto stigmatizzabili;
le società di calcio sono tra le prime che, sulla base di un’azione coordinata, devono adoperarsi per individuare e segnalare gli autori di atti violenti e discriminatori, nonché per promuovere la cultura dello sport e dei suoi valori di riferimento, posto che la quasi totalità delle discriminazioni sportive registrate (78,7 per cento) avviene negli stadi di calcio;
per quanto riguarda gli episodi di violenza, infatti, solo nella stagione 2021-2022 si sono registrati 113 scontri fra tifoserie, 9 aggressioni dirette alle forze dell’ordine e numerosissimi incidenti nei luoghi adiacenti agli impianti sportivi e alle vie di trasporto dei tifosi, che spesso diventano teatro di vere e proprie guerriglie: scenari, tutti, che negano il valore dello sport e allontanano famiglie e appassionati dagli eventi;
la violenza, in tutte le sue forme, trova terreno fertile nell’ignoranza, nella mancanza di cultura e del rispetto per il prossimo e per la comunità in cui si vive: proprio per questo iniziative di tipo culturale, inclusive e volte a trasmettere i valori irrinunciabili di ogni sportivo devono trovare spazio e priorità all’interno dei programmi e delle strategie delle società sportive;
occorre ricordare che partecipare a un evento sportivo, prendendovi parte o tifando, non significa accedere a un ordinamento tribale votato all’esclusione dell’altro, alla violenza, alla denigrazione dell’avversario, ma al contrario significa condivisione di valori, sana competizione volta a misurarsi, passione, divertimento e momento di socialità in cui parte della comunità compartecipa delle gioie e delle delusioni che lo sport può regalare, facendo sentire il singolo parte di qualcosa di più complesso e articolato;
ripensare gli stadi sportivi in quest’ottica, prendendo spunto anche dal modello e dall’approccio adottato in Inghilterra su questo piano, necessita di un’azione condivisa, partecipata e coordinata, che possa restituire l’evento sportivo e gli stadi ai più piccoli, ai giovani, alle famiglie e a tutti gli appassionati che non vivono lo sport in maniera tossica e nociva, ma come la naturale occasione ricreativa e di sviluppo delle relazioni sociali,
si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per avviare un percorso coordinato di contrasto ai fenomeni discriminatori e di violenza negli stadi attraverso il coinvolgimento delle società sportive e degli stessi atleti, al fine di riportare lo sport, la sua cultura e i suoi valori di riferimento al centro delle competizioni, restituendo gli stadi agli appassionati, alle famiglie, ai giovani e ai bambini che intendono vivere lo sport come momento di socialità, condivisione e divertimento e non come il teatro di atti di violenza e discriminazione.