Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00304
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Atto n. 3-00304
Pubblicato il 22 marzo 2023, nella seduta n. 51
MANCA, MALPEZZI, MISIANI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. -
Premesso che:
l'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, ha introdotto nel nostro ordinamento le detrazioni fiscali del 110 per cento per interventi di riqualificazione energetica e riduzione del rischio sismico. Il successivo articolo 121 ha definito il meccanismo delle opzioni alternative alla detrazione diretta (sconto in fattura e cessione del credito) e l’ha esteso, oltre che per il superbonus, anche per tutti i principali bonus edilizi, fra cui il bonus facciate, l’ecobonus, il sismabonus, il bonus casa;
negli ultimi due anni, grazie a questi strumenti, sono stati ristrutturati dal punto di vista energetico, con il superbonus 110 per cento, 86 milioni di metri quadrati per 359.440 edifici già completati e ulteriori 122.000 edifici in fase di completamento per un totale di quasi 482.000 edifici. Il successo di queste misure è fortemente legato alla possibilità di cedere il credito d’imposta maturato con l’intervento, ma, a causa delle ripetute modifiche alla disciplina, il funzionamento della cessione del credito è stato fortemente rallentato;
con la recente emanazione del decreto-legge sugli incentivi fiscali, le misure del superbonus e gli altri incentivi fiscali, così come la cessione del credito, hanno subito un ulteriore blocco che rischia di provocare una preoccupante crisi per il settore delle costruzioni e nella relativa filiera, con conseguente fallimento di migliaia di imprese e la perdita di migliaia di occupati, nonché di mettere in seria difficoltà economica migliaia di famiglie;
considerato che:
attualmente la principale problematica del superbonus è rappresentata dall’ingente mole di crediti d'imposta bloccati a causa della capacità fiscale esaurita del sistema, a partire da banche ed altri intermediari finanziari, che non acquistano più i crediti, e dalle imprese con cassetti fiscali saturi. Tali crediti ammonterebbero ad oltre 15 miliardi di euro e la mancata individuazione di una soluzione si sta traducendo, nel concreto, nel blocco dei cantieri già avviati o nelle difficoltà a iniziare i lavori per i quali sono stati già sottoscritti contratti;
per ogni miliardo di euro di crediti edilizi incagliati si bloccano circa 6.000 cantieri e rischiano il fallimento circa 1.700 imprese con un conseguenziale aumento potenziale della disoccupazione. Allo stato attuale, risultano gravi problemi in circa 90.000 cantieri, con il rischio di fallimento per oltre 25.000 imprese e la perdita di oltre 130.000 occupati nel settore delle costruzioni, senza considerare le imprese della filiera;
le soluzioni finora proposte dal Governo e da ultimo quelle attualmente in discussione con il decreto-legge 16 febbraio 2023, n. 11, sono del tutto insufficienti e non consentiranno il superamento dei problemi legati ai crediti fiscali incagliati;
diverse associazioni di categoria, a partire da ABI, ANCE, Confedilizia, a più riprese nel corso degli ultimi mesi, hanno avanzato proposte di soluzione alle questioni principali determinate dall'assetto normativo vigente relativo ai crediti fiscali per i bonus edilizi;
la principale proposta riguarda la possibilità, per i periodi di imposta dal 2023 al 2027, ai fini del versamento delle somme di cui all’articolo 21, comma 1, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, che le banche e la società Poste italiane S.p.A. utilizzino in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del predetto decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, i crediti di imposta originatisi a seguito del sostenimento nelle annualità 2021 e 2022 delle spese per gli interventi del superbonus, a condizione che la relativa acquisizione da parte della banca o di Poste S.p.A. si perfezioni tramite l’accettazione dei crediti da parte del cessionario;
su tale proposta vi è stata finora una netta contrarietà del Governo, senza tuttavia individuare una soluzione alternativa in grado di garantire la prosecuzione o l’avvio dei lavori programmati ed evitare l’insorgere di enormi difficoltà per migliaia di imprese, lavoratori e famiglie,
si chiede di sapere:
quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire la continuità, il rafforzamento e una maggiore efficacia dei vigenti strumenti di finanziamento degli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio privato e per porre rimedio ai principali nodi problematici manifestatisi in questi mesi e messi in luce, anche recentemente, anche dagli operatori dei settori coinvolti;
se intenda adottare iniziative urgenti volte a superare definitivamente gli ostacoli che attualmente bloccano la circolazione dei credili fiscali, anche mediante l'eventuale l’utilizzo di strumenti come l’F24, il coinvolgimento di CDP S.p.A. o con altre soluzioni condivise con le associazioni di categoria e l’ABI, evitando per tale via il fallimento di migliaia di imprese e la perdita di numerosi posti di lavoro nel settore delle costruzioni e della filiera;
se intenda procedere ad un progressivo riordino condiviso con tutte le parti interessate della legislazione vigente in materia di incentivi fiscali edilizi, anche mediante stesura di un testo unico, che razionalizzi, stabilizzi, metta a sistema e preveda che tali strumenti siano commisurati in modo proporzionale agli interventi caratterizzati da maggiore efficacia dal punto di vista antisismico e dell'efficientamento energetico, al fine di consentire un orizzonte temporale di lungo termine per gli investimenti di famiglie e imprese;
se non ritenga opportuno, anche alla luce dei recenti orientamenti dell’Unione europea, con l’approvazione da parte del Parlamento europeo della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia, intervenire nelle sedi istituzionali UE, affinché gli ambiziosi obiettivi di efficientamento energetico degli immobili siano accompagnati da adeguati strumenti finanziari stanziati a livello europeo, in modo che i costi degli interventi non ricadano sulle famiglie, in particolar modo sulle fasce economicamente più deboli, e sulle imprese, e predisporre quindi, d’intesa con gli altri Ministri competenti, un piano nazionale di ristrutturazione degli immobili di durata pluriennale, includendo oltre agli edifici residenziali privati anche gli edifici pubblici e quelli di edilizia residenziale pubblica, con una valutazione d’impatto economico degli interventi nel corso degli anni.