Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00226

Atto n. 3-00226

Pubblicato il 15 febbraio 2023, nella seduta n. 38

ALOISIO, TREVISI, PIRONDINI, CROATTI, CATALDI, LOPREIATO, NAVE, MARTON, NATURALE, LICHERI Sabrina, DE ROSA, BEVILACQUA, SIRONI, CASTIELLO, DI GIROLAMO, LOREFICE, TURCO - Al Ministro della salute. -

Premesso che:

il sistema sanitario nazionale (SSN), istituito con legge n. 833 del 1978, pur essendo tra i migliori al mondo, è ancora lungi dal centrare pienamente i 3 obiettivi principali su cui si regge: universalità, uguaglianza ed equità;

all'inizio degli anni '90 con il decreto legislativo n. 502 del 1992 il SSN fu oggetto di una prima trasformazione prevedendo da un lato i produttori (gli ospedali), dall'altro gli acquirenti dei servizi (USL) in un sistema improntato ai principi di aziendalizzazione, orientamento al "mercato", distribuzione di responsabilità alle Regioni. Con il decreto legislativo n. 517 del 1993, furono modificate la natura giuridica delle USL, la loro territorializzazione, le loro competenze in materia socio-assistenziale, l'impianto organizzativo e le modalità di finanziamento. Il processo di organizzazione fu poi completato con il decreto legislativo n. 229 del 1999 ("riforma Bindi");

tra i provvedimenti di natura regionale, si segnala poi il piano di riassetto della laboratoristica privata della Regione Campania, di cui al decreto commissariale n. 55 del 2010, che disciplinava i "Dh24", centri territoriali che, attraverso percorsi di diagnostica e cura appropriati, avrebbero permesso diagnosi precoci e personalizzate, ridotto gli accessi al pronto soccorso, razionalizzato la spesa pubblica, con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita;

recentemente, al fine di potenziare la capacità di prevenzione e cura del SSN e garantire un accesso capillare alle cure, la missione 6 del piano nazionale di ripresa e resilienza ha disciplinato riforme ed investimenti volti a potenziare e creare strutture e presidi territoriali (come gli ospedali di comunità e le case della comunità), rafforzare l'assistenza domiciliare, incrementare lo sviluppo della telemedicina e l'assistenza remota nonché migliorare l'integrazione tra tutti i servizi sociosanitari, con l'obiettivo ultimo di renderli universali ed uniformi su tutto il territorio nazionale;

per questi ed ulteriori obiettivi, il Governo ha previsto per la missione 6 una dotazione complessiva di oltre 20 miliardi di euro (a valere sui fondi del PNRR, "React EU" e fondo complementare). Al fine di centrare le principali sfide della missione 6 e ridurre gli accessi impropri ai punti di pronto soccorso, in data 23 maggio 2022, il Ministero della salute ha emanato il decreto ministeriale n. 77;

esso definisce (specificamente negli allegati 1, 2 e 3) il modello per lo sviluppo dell'assistenza territoriale e gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi delle strutture dedicate all'assistenza territoriale. Definisce, inoltre, il sistema di prevenzione in ambito sanitario, ambientale e climatico, dando seguito agli interventi della componente 1 della missione 6 del PNRR, in materia di "reti di prossimità, strutture e telemedicina per l'assistenza sanitaria territoriale";

il SSN così riformato prevede: a) il potenziamento delle cure domiciliari, nelle sue forme previste nell'ambito dei LEA; b) la stratificazione della popolazione per intensità dei bisogni, così da adottare logiche sistematiche di medicina di iniziativa e di presa in carico; c) lo sviluppo di modelli di servizi digitalizzati (come ad esempio la telemedicina e telemonitoraggio) per l'assistenza a domicilio e l'integrazione della rete professionale che opera sul territorio e in ospedale; d) il potenziamento di particolari strutture di prossimità, come le "case della comunità", facilmente riconoscibili e raggiungibili dalla popolazione per l'accesso, l'accoglienza e l'orientamento dell'assistito, che riprendono la struttura organizzativa dei Dh24 di cui al decreto commissariale n. 55 del 2010;

più specificamente, all'interno di ciascun distretto sanitario di riferimento per l'accesso a tutti i servizi della ASL (uno ogni 100.000 abitanti), il citato decreto ministeriale n. 77 del 2022 disciplina l'istituzione di una casa di comunità in numero di una ogni 40.000 abitanti al fine di garantire: la valutazione delle necessità di cura della persona e l'accompagnamento alla risposta più appropriata; la prevenzione della salute; la continuità assistenziale in coordinamento con i servizi sanitari territoriali; la presa in carico della cronicità e fragilità; l'attivazione di percorsi di cura multidisciplinari, che prevedono l'integrazione tra servizi sanitari, ospedalieri e territoriali, e tra servizi sanitari e sociali;

considerato che:

queste riforme non sono state in grado ad oggi di rafforzare i servizi sanitari di prossimità territoriale, all'interno di un quadro già critico e non rispondente alla funzione della prevenzione, della diagnosi e della cura, né definiscono le modalità per l'assorbimento dei medici di famiglia e delle guardie mediche nell'ambito delle suddette strutture;

ciò porterebbe alla razionalizzazione della spesa sanitaria: secondo alcune recenti stime, circa il 70 per cento degli accessi ai pronto soccorso risultano essere "impropri", e dunque di tipo "codice bianco", con un aggravio della spesa pubblica ed un peggioramento della qualità del servizio offerto ai cittadini,

si chiede si sapere:

se, alla luce del decreto ministeriale n. 77 del 2022, il Ministro in indirizzo ritenga soddisfatta l'esigenza di garantire un accesso capillare alle cure, nell'interesse di una sanità prossima al cittadino, e se intenda apportare delle modifiche per rafforzare il sistema sanitario di prossimità;

a quanto ammontino le risorse necessarie per attuare le riforme e se si reputino sufficienti i fondi utili ad incrementare il personale sanitario, far fronte ai costi connessi e scadenzare un cronoprogramma delle attività da compiere per attuare un SSN che risponda alle esigenze dei cittadini su tutto il territorio nazionale;

se l'adozione della riforma del SSN sia condivisa, in maniera unanime, da tutte le Regioni italiane.