Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03265
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Atto n. 3-03265
Pubblicato il 20 aprile 2022, nella seduta n. 425
DE FALCO - Al Ministro della salute. -
Premesso che:
nel marzo del 2020 notizie di stampa ricordavano l'esistenza di un "piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale", che non viene mai citato in nessuna delle decisioni prese dal Governo, a partire dalla dichiarazione di emergenza del 31 gennaio 2020;
se si consulta il sito del Ministero della salute, emerge che il testo ricordato è stato pubblicato il 13 dicembre 2007. La pagina è stata aggiornata l'ultima volta il 15 dicembre 2016;
nel testo, sono, tra l'altro, elencate le sei fasi pandemiche che l'OMS ha indicato già nel 2005, e le azioni da adottare in relazione alle stesse ed ai rispettivi livelli da parte degli Stati;
in particolare, si osserva che nelle fasi interpandemiche, ossia quelle nelle quali non vi è alcuna emergenza, ma solo un plausibile basso rischio, è prevista tutta una serie di azioni di carattere preventivo e preparatorio che, nel caso attuale, sono state espletate solo quando l'epidemia era già diffusa nel Paese;
nelle "fasi interpandemiche (fasi 1-2)" devono essere impartite informazioni sanitarie alla popolazione per promuovere l'adozione delle comuni norme ed istruzioni igieniche;
sempre in questa fase si devono adottare misure sempre preventive, per limitare la trasmissione delle infezioni nelle comunità, scuole, case di riposo, altri luoghi di ritrovo;
ancora in queste fasi, anteriori alla dichiarazione di emergenza, è necessario predisporre piani e misure di controllo della trasmissione dell'infezione in ambito ospedaliero tramite approvvigionamento degli adeguati dispositivi di protezione individuale (DPI) per il personale sanitario, controllando il funzionamento dei sistemi di sanificazione e disinfezione e individuando appropriati percorsi separati per i malati o sospetti tali;
sempre in questa fase deve essere eseguito, dispone l'OMS, un censimento delle disponibilità di posti letto in isolamento, di stanze in pressione negativa e di dispositivi meccanici per l'assistenza ai pazienti;
nelle successive fasi (fasi 3-5, ossia quelle di allerta), sempre anteriormente alla diffusione del contagio all'estero, alle misure ricordate se ne devono aggiungere altre, tra le quali assume particolare rilievo la messa a punto di protocolli di utilizzo di DPI per le categorie professionali a rischio, e soprattutto un approvvigionamento adeguato per quantità e qualità; in presenza di trasmissione interumana dovrebbe essere valutata l'opportunità di restrizioni degli spostamenti da e per altre nazioni, ove si siano manifestati cluster epidemici, oltre all'opportunità e alle modalità di rientro dei cittadini italiani residenti in aree affette;
è prevista l'attivazione di protocolli contemplati dal regolamento sanitario internazionale in caso di presenza a bordo di aerei o navi di passeggeri con sintomatologia sospetta. Sono previste anche azioni per informare i cittadini, promuovendo la diagnosi precoce, anche da parte degli stessi pazienti, per ridurre l'intervallo tra l'esordio dei sintomi e l'isolamento con assistenza continua domiciliare;
è ancora in queste fasi, e non in emergenza, che è prevista la valutazione dell'opportunità di chiusura delle scuole o di altre comunità e della sospensione di manifestazioni e di eventi di massa, per rallentare la diffusione della malattia;
solo la fase 6, l'ultima, prevede la limitazione della mobilità delle persone;
dunque, esiste una pianificazione del Ministero della salute, predisposta sulla base delle indicazioni dell'OMS, in base alla quale si sarebbe dovuto porre in essere una serie non irrilevante di azioni e misure preventive e preparatorie, per affrontare al meglio l'emergenza. La gran parte delle attività avrebbe dovuto essere posta in atto dal momento fin della prima notizia del passaggio dell'infezione all'uomo, a fine 2019, atteso che con la Cina vi erano intensi collegamenti e scambi commerciali, quindi ben prima del 31 gennaio 2020, data di dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Governo;
era, infatti, almeno dalla fine di dicembre 2019 che si era a conoscenza di episodi sempre più gravi di diffusione del COVID-19 in Cina. Dunque, non si sarebbe dovuto attendere altro per mettere in atto le misure e le azioni che di fatto sono state attuate, e solo in parte, con grave ritardo e con effetti drammatici, esponendo a grave rischio concreto, a parere dell'interrogante, il personale sanitario che è divenuto vittima e, suo malgrado, esso stesso focolaio di diffusione del contagio;
non risulta nemmeno chiaro che cosa sia stato fatto dal 31 gennaio sino al 23 febbraio 2020, data in cui è stato emanato il decreto-legge n. 6,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo ed il Governo fossero a conoscenza dell'esistenza del piano ricordato;
se il piano avesse, ed abbia ancora oggi, vigenza o se sia stato mai abrogato, e in tal caso quando e con quale atto;
perché, pur nell'ipotesi che il piano fosse stato abrogato e non sostituito, non si sia comunque tenuto conto delle prescrizioni ricordate, e delle altre presenti nel documento, e che, implementate in tempo, e non in piena emergenza, avrebbero potuto quantomeno contenere gli effetti devastanti del virus.