Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02088
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Atto n. 3-02088
Pubblicato il 11 novembre 2020, nella seduta n. 274
FARAONE , CARBONE , MARINO , GARAVINI , MAGORNO , SUDANO , GINETTI , VONO , CUCCA , SBROLLINI , PARENTE - Al Ministro dello sviluppo economico. -
Premesso che:
il 31 ottobre 2020 lo stabilimento Whirlpool di Napoli ha cessato la propria attività: i 355 impiegati della fabbrica continueranno a ricevere gli stipendi fino al prossimo 31 dicembre, data al termine della quale il loro destino è, ad oggi, ancora incerto;
la chiusura del sito produttivo era stata già annunciata negli scorsi mesi dalla multinazionale, la quale ha così disatteso gli impegni assunti il 25 ottobre 2018 nell'ambito dell'accordo quadro firmato con le parti sociali e l'Esecutivo, avente ad oggetto il piano industriale con investimenti pari a 250 milioni di euro e, tra l'altro, il rientro di alcune linee produttive in Italia;
l'interlocuzione tra il Ministero dello sviluppo economico e la multinazionale, protrattasi per ben 18 mesi con l'obiettivo di individuare una soluzione di compromesso tra le esigenze della produzione e le istanze portate avanti dai sindacati, non ha evidentemente portato i risultati attesi: il caso Whirpool di Napoli, a dispetto anche dei buoni risultati economici conseguiti dall'azienda negli ultimi trimestri, è uno dei tanti casi in cui una grande impresa internazionale decide di lasciare il nostro Paese. Da anni, infatti, l'Italia è uno dei Paesi europei maggiormente soggetti alla delocalizzazione;
nonostante gli ultimi dati pubblicati dall'ISTAT mostrino come il fenomeno abbia subito un progressivo rallentamento, e che, anzi, ultimamente si stia assistendo alla tendenza inversa (il "reshoring", ossia il rientro nel Paese di origine di aziende che nel corso del tempo avevano spostato la sede all'estero), è indubbio il fatto che, in special modo durante la passata crisi finanziaria, un numero ingente di imprese nell'ultimo decennio abbia spostato la propria produzione dall'Italia all'estero;
le motivazioni che hanno spinto le aziende nazionali a delocalizzare sono state individuate in primo luogo nell'asfissiante burocrazia della pubblica amministrazione: la complessità delle procedure burocratiche, infatti, logora il tessuto socio-produttivo del Paese e ne ostacola profondamente il fisiologico sviluppo;
l'Italia sconta, inoltre, un'endemica disfunzionalità della rete di collegamento a cui si abbina l'arretratezza del comparto delle telecomunicazioni rispetto ai più importanti partner europei e mondali, arretratezza che necessiterebbe di investimenti volti all'implementazione del processo di digitalizzazione della rete nazionale, agganciando l'Italia alla quarta rivoluzione industriale in atto;
terzo aspetto fondamentale, tra gli altri, e che giova in questa sede ricordare, attiene alla grave inadeguatezza del nostro sistema fiscale, fortemente disincentivante per qualsiasi soggetto nazionale e internazionale che voglia investire in un'idea industriale, in special modo nel campo della produzione e dell'innovazione;
considerato che:
la chiusura dell'impianto Whirlpool di Napoli, con il conseguente impoverimento del tessuto sociale dell'area e con le drammatiche ricadute che avrà in termini occupazionali, deve essere valutata dal Ministro in indirizzo non come un episodio isolato, ma come il culmine della drammatica fase di depauperamento produttivo che investe il Paese da anni e che rischia di aggravare il quadro economico italiano, la cui stabilità è messa a dura prova;
il rischio tangibile è quello di un "effetto domino": il caso in questione, difatti, rischia di rappresentare solo il primo passo di un fenomeno più strutturale di allontanamento di gruppi industriali dal territorio nazionale, spingendo anche altre multinazionali, titolari di grandi stabilimenti diffusi su tutto il territorio nazionale, a fare scelte analoghe a quelle attuate da Whirlpool;
il Governo ha quindi il dovere di mettere in campo tutti gli sforzi possibili affinché si possa scongiurare un tale scenario, in special modo in un contesto delicato come quello attuale in cui il Paese è soggetto ad un'eccezionale emergenza pandemica che sta minando le basi della stabilità economica di quasi tutti i settori dell'economia;
diverse manifestazioni sono state organizzate nei giorni scorsi per porre all'attenzione del Governo e della società civile la crisi che affligge i dipendenti dell'azienda e le relative famiglie: il 5 novembre le sigle sindacali hanno manifestato a gran voce dal palco di piazza Dante per evidenziare i problemi occupazionali che colpiranno gli operai della fabbrica, denunciando altresì l'opera di delocalizzazione a cui l'impianto è stato negli anni sottoposto a vantaggio di Paesi esteri, un lento processo di dismissione che già da tempo sarebbe dovuto essere arrestato tramite misure incisive,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso adottare il prima possibile idonee misure atte a garantire l'adeguato supporto economico ai lavoratori dell'impianto Whirlpool di Napoli, nonché attivare contemporaneamente un tavolo di confronto presso il Ministero dello sviluppo economico volto a trovare una soluzione rispetto alle conseguenze derivanti dalla vicenda;
quali siano state le motivazioni che hanno portato l'azienda a decidere di cessare la continuità produttiva dello stabilimento, e quali tempestivi interventi abbia intenzione di mettere in atto al fine di rilanciare lo stabilimento.