Legislatura 13º - Disegno di legge N. 2793-A/bis

SENATO DELLA REPUBBLICA

———–     XIII LEGISLATURA    ———–





N. 2793-A/bis

RELAZIONE DI MINORANZA DELLE COMMISSIONI 5º E 6º RIUNITE

(5º PROGRAMMAZIONE ECONOMICA, BILANCIO)

(6º FINANZE E TESORO)


(RELATORI ROSSI E MORO)

Comunicata alla Presidenza il 3 novembre 1997

SUL

DISEGNO DI LEGGE

Misure di stabilizzazione della finanza pubblica

presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri

dal Ministro del tesoro e del bilancio e della programmazione economica

e dal Ministro delle finanze


di concerto col Ministro per la funzione pubblica e gli affari regionali


col Ministro del lavoro e della previdenza sociale


col Ministro della sanità


col Ministro della pubblica istruzione e dell'università

e della ricerca scientifica e tecnologica


col Ministro degli affari esteri


e col Ministro dell'interno


COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 30 SETTEMBRE 1997






ONOREVOLI SENATORI. - Come annunciato già dal Documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF) per il triennio 1998-2000 il Governo Prodi ha presentato una manovra finanziaria pari a 25.000 miliardi, consistenti per 10.000 miliardi in maggiori entrate e per 15.000 in riduzioni di spesa.

1. LA MANOVRA DEL GOVERNO PRODI PER IL 1998

Tale manovra, secondo le previsioni contenute nel citato documento, dovrebbe essere idonea a conseguire un rapporto del deficit della Pubblica Amministrazione sul prodotto interno lordo pari a 2,8 per cento.
Un risultato cosí "eccellente" é stato raggiunto grazie anche alle pesanti manovre, che sono state adottate durante l'anno in corso, caratterizzate nel complesso da un aumento della pressione fiscale, sia nei confronti dei cittadini, sia nei confronti delle imprese. Non dimentichiamo che ai cittadini é stato anche chiesto di versare una tassa per entrare in Europa con la promessa iniziale della restituzione per il 1998, successivamente slittata al 1999, ma solo come parziale restituzione.
Ora, i mass-media presentano la manovra esaltandone i benefici effetti finanziari; con l'accordo Ulivo-Rifondazione comunista sembra per il momento scongiurata la crisi di Governo; quasi non ci si accorge che anche la legge finanziaria per il 1998 non solo non contiene una riduzione della pressione fiscale, secondo le intenzioni del Governo, contenute nel Documento di programmazione economico-finanziaria, che annunciavano per il 1998 una riduzione della stessa di 0,6 punti percentuali rispetto al 1997, ma addirittura aggrava il contribuente medio di almeno un milione all'anno in piú di tasse, considerando l'aumento dell'IVA e la mancata restituzione della tassa per l'Europa.
É bene rammentare che, nel piú assoluto silenzio dei mass-media , il Governo, in base ad una delega contenuta nella manovra finanziaria dell'anno 1997, ha emanato un decreto legislativo per il riordino degli scaglioni IRPEF e delle detrazioni fiscali, con cui, a decorrere dall'anno 1998, aumenterà la pressione fiscale, includendo nelle ritenute IRPEF anche la tanto contestata "eurotassa".
É fin troppo facile pertanto promettere per l'anno 1999 la parziale restituzione della "eurotassa" quando nel frattempo si é provveduto ad un inasprimento della pressione fiscale di gran lunga superiore; l'eurotassa era un'imposta una tantum, la maggiore pressione fiscale resterà anche negli anni futuri.
Si evidenzia, inoltre, che nel Documento di programmazione economico-finanziaria il Governo aveva annunciato che le entrate derivanti dall'adeguamento delle aliquote IVA avrebbero rappresentato solo una "componente tendenziale meno dinamica" delle entrate: invece le stesse ammontano a circa il 60 per cento delle entrate tributarie totali. Dunque, anche la manovra per il 1998 inasprirà ulteriormente la pressione fiscale, con conseguente contrazione dei consumi da parte delle famiglie e flessione della produzione.
Ma, nonostante ció, i mass-media presentano un popolo disposto ad accettare qualsiasi cosa pur di realizzare unito l'obiettivo "Europa"; in verità ci sembra di notare che solo i cittadini del centro-sud siano soddisfatti e risollevati, in quanto si sentono già in Europa. Sono infatti contenti di aver fat to versare ai cittadini del nord il "biglietto" per l'accesso all'Unione Monetaria.
Per quanto possa essere comprensibile la paura di non entrare a far parte dell'Unione monetaria, sembra che la stessa abbia accecato il senso critico ed una visione oggettiva e reale dei problematiche che tali manovre del Governo stanno comportando per la penisola italica se entrerà "unita".

2. LA PROPOSTA ALTERNATIVA DELLA LEGA NORD PER LA PADANIA INDIPENDENTE

Se l'Italia entrerà unita nell'Unione monetaria noi saremo rovinati ancora piú in fretta. Perché entrerebbero due economie: quella della Padania che é competitiva con gli altri Paesi membri dell'Unione monetaria, e quella del Mezzogiorno, che oggi come oggi non é competitivo.
Non é competitivo perché gli mancano le imprese, le infrastrutture e tante altre cose, tra le quali la voglia di lavorare. E non é una battuta: perché se i comportamenti individuali fossero stati diversi il Sud oggi non avrebbe i problemi che ha. O forse c'é qualcuno che crede che il buon Dio ha fatto apposta a creare il Veneto ricco e la Calabria povera?
Comunque, se le due economie entreranno unite nell'Unione monetaria, non sarà possibile armonizzare il sistema fiscale e il sistema contributivo dell'Italia unita a quelli degli altri Paesi membri, perché la Padania dovrà continuare a procurare risorse fínanziarie necessarie al mantenimento di Roma capitale ed dell'inefficientismo dello Stato centrale, e dovrà continuare a finanziare i consumi del Mezzogiorno, perché al contrario di quello che si pensa e dell'egoismo di cui a torto ci accusano, noi conosciamo il valore della solidarietà e non vogliamo far morire di fame nessuno. Ma quello che vorremmo veramente é responsabilizzare e aiutare il Mezzogiorno a essere autonomo.
L'unica soluzione per il Mezzogiorno é nel mercato. Per rendere il Mezzogiorno compatibile dal punto di vista produttivo e finanziario con le altre regioni d'Europa é necessario tenere presente che l'unico modo per salvare il Mezzogiorno é sicuramente quello di dargli una sua moneta e la possibilità di effettuare delle svalutazioni competitive. Questa non é una proposta egoistica, anzi sembra l'unica soluzione immediata per salvare il Mezzogiorno, come del resto hanno già riconosciuto diversi giornalisti, quali Turani della Repubblica , Levi del Corriere della Sera , Sergio Romano della Stampa nei loro articoli di commento alla proposta della Lega Nord per la Padania Indipendente.
Solo cosí potrebbe fare concorrenza alla Padania e al resto d'Europa. Il risultato sarebbe una maggior responsabilizzazione del Mezzogiorno, dove finirebbe la disoccupazione ed arriverebbero investimenti veri e lavoro vero.
Le imprese del Nord dal loro canto potrebbero fare piú investimenti in ricerca e sviluppo, e diventerebbero sicuramente piú competitive.
Voglio ricordare che in Italia quasi tutti continuano a dire che é necessario salvare il Mezzogiorno ed affrontare il problema della sua disoccupazione.
Bene, l'unico modo per raggiungere velocemente questo obiettivo é quello di una separazione consensuale.
In Padania useremo come moneta l'Euro, perché utilizzeremo la moneta unica europea, mentre i nostri concittadini europei del Mezzogiorno utilizzeranno la moneta unica europea solo dopo qualche anno, perché prima dovranno sistemare il loro sistema economico e produttivo.
Ma la sistemazione sarà possibile solo se gli amministratori del Sud potranno utilizzare lo strumento della svalutazione competitiva della loro moneta.
Certo, le aziende della Padania dovranno sudare perché non avranno piú il vantaggio della lira debole, e perché dovranno fare molti investimenti in produzioni ad alto valore aggiunto, ma alla fine pensiamo che i veri problemi saranno per i concorrenti. Se la Padania entrerà nell'Unione monetaria da sola, potremo armonizzare la pressione fiscale con il resto dell'Unione: 20 per cento per gli artigiani, dal 20 al 25 per cento per le piccole e medie imprese, e su su fino al tetto del 35 per cento per le grandi imprese. Questo non significa piú soldi nelle tasche degli imprenditori padani, ma maggiori investimenti per la competitività dello loro imprese, che altrimenti sono condannate a chiudere e a lasciare a casa i loro dipendenti. E ancora, in Padania senza la burocrazia romana della CONSOB e senza la burocrazia romana della Banca di Italia riusciremo finalmente ad avere un vero mercato fínanziario. Vere banche ed una vera borsa valori con almeno 5.000 società quotate, senza costi folli ed altrettanto folli adempimenti burocratici.
Il popolo padano, in particolare la coscienza e la lucidità dello stato imprenditoriale della Padania, motore trainante dell'economia, é invece seriamente preoccupato e critico nei confronti dell'assurda manovra illusionista, che la maggioranza di questo Parlamento si appresta a discutere.

3. QUALE RISANAMENTO?

Infatti - e lo dimostreremo analizzando nei particolari le misure della manovra '98 - la finanziaria presentata dal Governo non contiene vere norme di risanamento dirette ad una "correzione permanente degli andamenti della finanza pubblica" dovendo salvaguardare due differenti economie e finendo per penalizzare quella padana.
Non solo, anche per l'anno 1998 e seguenti, il rapporto tra il debito pubblico ed il prodotto interno lordo - secondo un criterio di convergenza obbligatorio - si assesta al 122,65 per cento, quindi, siamo ben lontani dal 60 per cento, massimo consentito, previsto dal trattato di Maastricht.
La stessa relazione previsionale e programmatica, presentata dal Ministro del tesoro per l'anno 1998, prevede, che il suddetto rapporto per il 2000 si assesterà al 116,3 per cento.
Sappiamo, inoltre, che la Commissione europea accetta comunque l'entrata unita del paese nell'Unione monetaria nonostante un rapporto cosí elevato, a condizione, peró, che si adottino misure strutturali per l'abbattimento del debito pubblico. Ma, poiché, il Governo Prodi, per difendere caparbiamente l'unità del Paese, ha dimostrato di non essere in grado di adottare misure dirette ad un effettivo risanamento della finanza pubblica, sicuramente entrare in Europa a queste condizioni significa essere soggetti in futuro all'applicazione delle pesanti sanzioni previste dalle norme comunitarie relative ai disavanzi eccessivi.
Che danni porterà l'entrata nell'Unione con un'economia disastrata e provata da una esasperante pressione fiscale?
Sicuramente la penalizzazione di quella parte produttiva del Paese costituita dalle aziende della Padania, che perderanno la propria capacità competitiva sui mercati globali e che saranno costrette a licenziare o a chiudere, provocando aumento della disoccupazione e tensioni sociali, già rilevanti al Nord.

4. LA MANOVRA ILLUSIONISTICA DEL GOVERNO

a) Misure dirette all'aumento della pressione fiscale

La nuova modulazione delle aliquote IVA - soppressione dell'aliquota intermedia del 16 per cento e aumento dell'aliquota del 19 per cento al 20 per cento - comporta entrate per 5.875 miliardi, risolvendosi in un aumento della tassazione indiretta a carico dei contribuenti, valutato dalle 200.000 alle 500.000 mila lire annue a famiglia.
Il Governo, in occasione dell'adeguamento alla normativa comunitaria sull'IVA, sembra aver colto l'occasione solo per incassare migliaia di miliardi. Infatti, ha solo eliminato l'aliquota intermedia del 16 per cento, ma si é ben guardato dall'aumentare l'aliquota minima del 4 per cento al 5 per cento, come richiesto dalla direttiva CEE, di certo non per salvare i cittadini da un ulteriore aggravio della pressione fiscale, bensí per evitare, in questo momento, l'aumento dei prezzi dei beni di prima necessità con conseguente aumento dell'inflazione, che farebbe saltare tutte le previsioni di bilancio contenute nel Documento di programmazione economico-finanziaria. L'adeguamento alla direttiva CEE é un atto dovuto e poiché il mancato recepimento determinerà sanzioni rilevanti nei confronti dell'Italia ci dobbiamo sicuramente aspettare prossimamente un'altra manovra di aumento dell'IVA durante il 1998.
É evidente pertanto che il Governo sta tenendo un comportamento furbesco applicando due aumenti, approffitando dell'obbligo di adeguare la normativa IVA nazionale a quella europea:

il primo con questa manovra finanziaria, aumentando l'aliquota IVA dal 19 per cento al 20 per cento: aumento non richiesto dalla Comunità europea;
il secondo nei prossimi mesi aumentando l'aliquota IVA dal 4 al 5 per cento: aumento in questo caso richiesto dalla Comunità europea e che il Governo avrebbe dovuto applicare in questa circostanza mantenendo invece inalterata l'aliquota del 19 per cento.

Il Governo ha previsto anche l'aumento dal 6,5 per cento all'8,5 per cento dell'aliquota contributiva che le compagnie di assicurazioni devono versare per le prestazioni sanitarie connesse con gli infortuni coperte da polizze RC auto.
Questa operazione comporterà per lo Stato un gettito di 450 miliardi a discapito dei contribuenti che dovranno subire il conseguente aumento delle polizze assicurative.
Il Governo, in nome della semplificazione ha deciso di sopprimere la marca annuale per la patente, l'addizionale sulla tassa automobilistica, il superbollo solo per gli autoveicoli ecodiesel immatricolati prima del 3 febbraio 1992, il canone di autoradio e relativa tassa sulla concessione governativa.
La Lega Nord, già nel corso delle precedenti legislature, nonché di recente con un emendamento presentato al disegno di legge sulle semplificazioni tributarie, ha proposto le stesse misure di semplificazione, compresa l'abolizione totale del superbollo diesel, al fine di ridurre il numero delle tasse sugli autoveicoli e relative scadenze.
Invece il Governo é andato oltre la mera semplificazione, cogliendo l'occasione per aumentare il gettito di 100 miliardi; infatti propone la diminuzione dell'accisa sulla benzina destinata alle regioni, ma le stesse in sede di determinazione delle nuove tasse automobilistiche, devono garantire una invarianza del gettito a loro destinato e maggiori entrate per l'Erario pari ai suddetti cento miliardi.
La manovra finanziaria verrà approvata prima che i cittadini sappiano effettivamente quanto graverà sul loro bilancio familiare tale misura. A tal proposito teniamo ad evidenziare che la nuova fissazione della tassa automobilistica non piú in base ai cavalli fiscali, ma alla potenza, comporterà un aumento notevole per le macchine di media cilindrata, con l'assurdo che alcune automobili piú lussuose pagheranno un bollo minore rispetto ad automobili meno costose.
L'aumento della ritenuta di acconto dal 19 per cento al 20 per cento non costituisce una misura di risanamento strutturale. Infatti, permette di incassare anticipatamente 835 miliardi, rispetto alle scadenze previste in materia di versamento delle imposte dirette sui redditi delle persone fisiche. Ció significa che c'é la necessità di incassare oggi le entrate che si sarebbero comunque incassate nel corso del 1999.
Al fine di spendere oggi le risorse degli anni che verranno, il Governo propone uno sconto sull'imposta di registro per coloro che, dovendo registrare delle locazioni di fabbricati con canoni annui superiori a lire 2,5 milioni, vogliano anticipare il versamento dell'imposta per gli anni successivi. Infatti, in tal caso é prevista una riduzione dell'imposta, che verrà ridotta di una per centuale pari alla metà del tasso di interesse legale moltiplicato per il numero delle annualità. La mancanza totale di elementi strutturali in tale misura si rileva anche dal titolo che lo stesso Governo ha dato all'articolo 10, comma 16, nella relazione tecnica: "Anticipo dell'imposta alle annualltà successive".
Altra misura per anticipare l'incasso di circa 492 miliardi di IRPEF, dovuta da chi svolge la libera professione, consiste nell'aver esteso anche alle prestazioni rese fra professionisti la ritenuta a titolo d'acconto, con ulteriore aggravio per i lavoratori autonomi.
Fino adesso abbiamo esposto misure pari all'80 per cento dell'ammontare delle entrate, previste dal Governo Prodi. Mancano all'appello quasi 2.000 miliardi, che sono "nascosti" nell'articolo 13 del collegato alla fínanziaria .
Infatti, il Governo preannuncia l'adozione di provvedimenti amministrativi entro il 31 dicembre 1997, che apportino entrate per l'Erario non inferiori a 2.000 miliardi per l'anno 1998. Come l'anno passato la Lega Nord denuncia il ricorso all'espediente di inserire nella manovra fínanziaria entrate, di cui non sono specificate le disposizioni normative atte a conseguirle. Questa metodologia confenna l'inutilità del Parlamento di Roma, chiamato ad approvare norme "mute".

b) Misure di riduzione di spesa

Passando all'esame di come il Governo Prodi intende risanare la finanza pubblica attraverso la riduzione e razionalizzazione della spesa, evidenziamo che:

dei 15.000 miliardi di riduzione di spesa, la voce piú importante é, come l'anno passato, rappresentata dal taglio agli Enti locali per circa 2.000 miliardi; é ormai risaputo che questo taglio in realtà non é una riduzione di spesa bensí il trasferimento in capo agli Enti locali dell'obbligo di aumentare le imposte locali come aliquote dell'Imposta comunale sugli immobili (ICI).
Infatti per i comuni, province e regioni sarà impossibile compensare i minori trasferimenti erariali da Roma senza aumentare le proprie imposte locali, considerando che i servizi da essi svolti a favore dei cittadini sono ormai quelli incomprimibili ed insopprimibili.
Questa riduzione di spesa sarebbe pertanto correttamente da collocare fra gli aumenti delle imposte avendo come unica conseguenza quella di trasferire in capo agli enti locali il ruolo di "vessatori" di imposte.
In concomitanza all'aumento della pressione fiscale, é stata ridotta la spesa sanitaria per 650 miliardi, rimanendo irrisolto il problema del miglioramento della qualità del servizio,
Sono previsti solo 200 miliardi di riduzione di spesa per le false invalidità civili, laddove ci risulta che un'adeguata verifica potrebbe portare ad un risparmio superiore.
Se il Governo prevede il recupero di 200 miliardi da verificare su circa 100.000 invalidi, quanto potrebbe ammontare il risparmio di spesa se le verifiche venissero effettuate su tutti i 7.500.000 di assegni di invalidità oggi liquidati?
Per quanto riguarda i tagli al pubblico impiego, é previsto un risparmio di soli 428 miliardi, laddove bisognerebbe congelare completamente le assunzioni presso le amministrazioni dello Stato, operando nel contempo una distribuzione delle risorse umane piú razionale. Come giustifica il Governo nuove assunzioni - ne sono previste 4.400 - quando é noto che molte Amministrazioni centrali hanno un surplus di personale? I maggiori risparmi devono essere destinati al sostegno delle attività produttive.
Criticabile é anche il taglio di 442 miliardi operato nel settore scolastico, che sappiamo derivare dal risparmio conseguente alla chiusura di migliaia di plessi scolastici: anche scuole elementari, che spesso nelle regioni del Nord erano situati nei paesi di montagna. La chiusura dei plessi scolastici é stata eseguita in nome di un criti cabile miglioramento qualitativo della didattica: la mancata corrispondente chiusura di plessi scolastici nelle ricche regioni e province autonome di Trento, Bolzano e Val d'Aosta ha peró confermato che vi é una stretta relazione fra qualità del servizio scolastico e disponibilità finanziarie. La soppressione dei plessi scolastici, ordinata dai competenti provveditori agli studi, ha comportato per tutti i Comuni l'organizzazione di trasporti a mezzo veicoli scuolabus al fine di alleggerire le famiglie dal gravoso compito di accompagnare i bambini presso le scuole lontane anche decine di chilometri; ma il Governo Prodi ha pensato di colpire anche i trasporti scuolabus gravandoli dell'aliquota IVA del 10 per cento a partire dal 1º gennaio 1998 mentre fino al 31 dicembre 1997 erano stati esenti da imposta. É superfiuo precisare che anche questo maggior costo graverà sulle famiglie.
Non sono da sottovalutare i tagli - 500 miliardi circa - alle Università e alla ricerca, settori che dovrebbero essere incentivati, in quanto riflettono il grado di cultura di un popolo.
Il taglio di spesa piú significativo della manovra é rappresentato dai 5.000 miliardi (ridotti in sede di Commissioni V e VI riunite a 4.500) di tagli alla spesa previdenziale, assistenziale e sanitaria, da realizzare con provvedimenti da emanare entro il 31 dicembre 1997. Il Governo Prodi inserisce "di soppiatto" nell'articolo 33 del disegno di legge collegato alla finanziaria, intitolandolo addirittura " Norme finali ", provvedimenti "fantasma", il cui impatto rimane sconosciuto ai cittadini.
Nonostante le anticipazioni contenute nel documento di programmazione economico-finanziaria in merito alla riforma del sistema pensionistico in senso riduttivo, richiesto tra l'altro anche dalla Commissione europea, poiché al momento della presentazione del disegno di legge finanziaria il Governo non aveva ancora raggiunto un accordo con le parti sociali, lo stesso ha inserito un taglio per 5.000 miliardi, la cui realizzazione é incerta sia nel contenuto che negli effetti.
Infatti, la norma é formulata in un modo tale che nessuno ad oggi sa chi dovrà pagare e in quale misura. Visto che si é risolto il contenzioso con Rifondazione comunista, ed essendo ancora in corso le trattative con le parti sociali, riteniamo assurdo chiamare il Parlamento ad approvare un' ipotetica ed incerta riforma del sistema pensionistico, senza conoscere concretamente quali pensioni e in quale misura saranno oggetto del taglio previsto.

5. TUTTE LE MANOVRE DEL GOVERNO

Da quanto esposto possiamo dedurre che la manovra 1998-2000 di 25.000 miliardi é composta, ancora una volta, soprattutto da misure fittizie, che non migliorano la gestione della finanza pubblica, bensí sono solo mirate a spendere oggi le risorse dei prossimi anni, pur di entrare nell'Unione monetaria europea; ammontano a ben 22.000 miliardi gli anticipi di imposte che sono stati richiesti con le varie manovre e che verranno a mancare fra le entrate dei prossimi anni.
In quale modo si intende coprire questi annunciati buchi?
Solo poco tempo fa si scherzava sulle continue richieste di versamenti di anticipi di imposte; adesso che diventa certezza il pagamento per l'anno 1998 di un anticipo di imposta sull'IRAP del 120 per cento ci si deve rendere conto che per il Governo Prodi non é un problema l'obiettivo del risanamento dei conti pubblici, avendo progettato di pretendere anticipi d'imposta di ben due anni.
Il problema adesso diventa seriamente nostro: noi siamo disposti ad accettare questa politica?
Le misure indicate dal Governo non costituiscono forme di risanamento strutturale: anche nelle parti volte a posticipare i pagamenti, sono dunque accorgimenti di pura cassa, che servono soltanto a conseguire una fittizia quadratura dei conti al momento della valutazione da parte della Commissione europea.
In tale contesto si inseriscono:

il blocco dei rimborso dei crediti d'imposta (a proposito: come intende comportarsi il Governo con i contribuenti che andranno in credito di imposta in conseguenza delle deduzioni del 41 per cento dei costi delle ristrutturazioni edilizie?);
l'emissione dei nuovi titoli del debito pubblico, i CTZ per i quali é previsto il pagamento degli interessi solo nell'anno di scadenza dei titolo;
il blocco dei pagamenti imposto agli enti pubblici nel limite del 95 per cento dei pagamenti effettuati l'anno precedente; da questa misura consegue lo slittamento dei pagamenti ai fornitori.

In quale modo si intendono pagare questi debiti l'anno prossimo?
Altro effetto benefico solo sull'anno 1997 é quello del provvedimento che ha previsto il blocco dei trasferimenti erariali agli enti locali, fin tanto che le loro giacenze liquide in tesoreria unica non siano scese al 20 per cento delle rispettive giacenze all'inizio dell'anno.
Questo provvedimento potrà avere un effetto positivo di circa 20.000 miliardi nell'anno 1997; ma non essendo un intervento di tipo strutturale, come si pensa di coprire questo buco per gli anni 1998 e seguenti?
In realtà, essendo il bilancio dello Stato redatto sia in termini di competenza che di cassa, ed essendo nota la discrasia temporale fra la gestione di competenza e quella di cassa, diventa difficile avere un quadro reale ed istantaneo della situazione generale finanziaria.
Inoltre, il passaggio dal disavanzo del settore statale all'indebitamento netto della pubblica amministrazione risulta di difficile ricostruzione, in quanto incidono sul risultato finale delle voci (quali correzioni, passaggio dai conti fínanziari a quelli economici, indebitamento di altri enti dell'amministrazione centrale...) su cui la Ragioneria generale dello Stato non fornisce i dati ed informazioni precise.
Il Governo Prodi ha dal suo insediamento adottato manovre "non strutturali" per circa 110.234 miliardi, vantandosi di essere riuscito a raggiungere il noto rapporto tra deficit della Pubblica amministrazione e prodotto interno lordo pari al 2,8 per il 1998 ed illudendo i cittadini di aver risanato la finanza pubblica; in realtà, le manovre adottate, sin dall'ottobre 1996, sono state costruite secondo nuovi criteri di riclassificazione di alcune poste contabili del bilancio pubblico, che determinano un effetto di riduzione del fabbisogno del settore statale e dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni per l'anno l997, pari a circa lo 0,6 per cento del prodotto interno lordo, in accordo con EUROSTAT.

6. CONCLUSIONI

I popoli padani non sono accecati dalle "illusioni". Sono consci che le bugie del Governo Prodi forse ci faranno entrare nell'Unione monetaria con un debito pubblico cosí oneroso ed un'economia disastrata, tale da non trarne alcun beneficio. Anzi, tutte le imprese padane ne saranno profondamente danneggiate, in quanto non potranno competere con le aziende europee che producono con costi decisamente ridotti rispetto alle nostre. Infatti, non sono aggravate da una pressione fiscale estenuante e costantemente in crescita, alla quale si aggiunge la mancata restituzione dei crediti di imposta (IVA, IRPEF, IRPEG, ILOR) che ormai ha superato livelli insopportabili (il dato al 1995 ammonta a quasi 32.000 miliardi).
Se questa maggioranza non adotterà misure a tutela del vero sistema produttivo, la mancata competitività delle nostre aziende comporterà il fallimento delle stesse ed una conseguente irrecuperabile disoccupazione.
Prodi si presentó agli elettori e vinse la competizione elettorale dichiarando che non avrebbe aumentato le tasse di una sola lira piú di quanto fosse necessario al risanamento dei conti pubblici: si era dimenticato di dire a quanto ammonta il risanamento, e ad ogni manovra sembra sempre promettere che sarà l'ultimo sforzo.
Il nostro Gruppo non voterà a favore della manovra Prodi, ma esorta la maggioranza a desistere dal voler distruggere attraverso il prelievo fiscale la classe media dei cittadini, i lavoratori autonomi, soggetti all'alea del mercato, e soprattutto l'unico tessuto produttivo funzionante: quello padano.

ROSSI, MORO, relatori





ALLEGAT/S O


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