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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 915 del 12/12/2017


RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 11,05).

Si dia lettura del processo verbale.

SIBILIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 6 dicembre.

Sul processo verbale

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.

È approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 11,10).

Sull'ordine dei lavori

BIANCONI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCONI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, come lei avrà potuto leggere sulle agenzie e anche sui giornali di oggi, il mio partito oggi pomeriggio si riunirà alle ore 18 per assumere decisioni assolutamente straordinarie per se stesso ma - me ne rendo conto - certamente non straordinarie per questa Assemblea.

Quando abbiamo stabilito l'organizzazione dei lavori per l'esame del provvedimento sul fine vita ovviamente non potevo sapere che la direzione di ieri si sarebbe prolungata anche nella giornata di oggi. Quindi, sono qui a chiedere la cortesia a quest'Assemblea di concedere al mio Gruppo di partecipare oggi pomeriggio alla sua direzione nazionale. So di chiedere solo una cortesia. Chiedere è lecito, ma ottenere è nelle mani sue, Presidente, e in quelle dei Capigruppo di quest'Assemblea.

È ovvio che il mio Gruppo parlamentare alle ore 18 sarà costretto ad allontanarsi da quest'Aula, perché dovremo fare tutti quanti insieme una scelta che per noi è veramente importante. Quindi, chiedo questa cortesia ripetendo che non potevo sapere quale sarebbe stata oggi la situazione, ferma restando, signor Presidente, la possibilità che lei la ritenga impossibile, vista l'organizzazione dei lavori decisa in sede di Conferenza dei Capigruppo.

PRESIDENTE. Senatrice Bianconi, prima di fare un ulteriore approfondimento con i Capigruppo, le chiedo se propone o no qualcosa di specifico rispetto all'esigenza prospettata.

BIANCONI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, io chiedo di poter interrompere la seduta alle ore 18. Mi rendo però conto, signor Presidente, del peso di tale richiesta. Chiedo solo questa cortesia perché, veramente, non potevamo sapere che la situazione sarebbe andata in una certa maniera.

Quindi, chiedo solo un atto di cortesia.

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Presidente, io credo che debba essere rispettato il travaglio del partito rappresentato dalla senatrice Bianconi. Per di più, anche il calendario dell'Aula di questa settimana è stato modificato, in quanto il presidente del Consiglio Gentiloni verrà in Aula oggi mentre le sue dichiarazioni erano previste nella seduta di domani pomeriggio.

A mio avviso, siccome è già stata stabilita in sede di Capigruppo la possibilità, anzi il dovere di concludere i lavori giovedì con le dichiarazioni di voto e il voto finale sul provvedimento, con una intelligente organizzazione dei lavori sarà possibile accogliere la richiesta avanzata dalla senatrice Bianconi.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, siamo d'accordo ad accogliere la richiesta della senatrice Bianconi, che comporta una diversa modulazione dei lavori.

Una proposta potrebbe essere quella di continuare i lavori nella nottata di domani, ampliando il numero di ore possibili. Parlo della serata di domani e non di questa sera perché - e ritengo che anche la senatrice Bianconi ne sia assolutamente consapevole - ciò vuol dire recuperare un tempo assolutamente dovuto e del quale anche questo provvedimento ha evidente bisogno.

GUERRA (Art.1-MDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUERRA (Art.1-MDP). Signor Presidente, premesso che nella riunione dei Capigruppo avevo esplicitamente chiesto che la richiesta a suo tempo avanzata dal Gruppo di Forza Italia fosse l'unica, perché altrimenti, se tutti i Gruppi avessero avanzato richieste, non saremmo riusciti ad andare avanti, mi sembra che siamo di fronte ad una situazione eccezionale che merita la nostra attenzione. Anche lo spostamento dell'incontro con il Presidente del Consiglio non cambia di molto la nostra tabella di marcia, perché comunque mercoledì pomeriggio era stato in qualche modo dato per perso e daremo per perso, ai fini del voto sul disegno di legge sul fine vita, anche martedì pomeriggio.

Nel dare quindi il mio assenso, avanzo però due richieste. La prima è che ci sia l'impegno degli altri Capigruppo a fissare le riunioni di un certo tipo al di fuori delle poche ore che dedichiamo alle sedute dell'Assemblea; la seconda, ancora più importante, è che resti fissata comunque come data ultima per la votazione finale sul provvedimento sul fine vita quella che concordemente abbiamo definito, e cioè giovedì mattina con le dichiarazioni di voto e la votazione finale.

PRESIDENTE. Ricordo a tutti, rispondendo alla senatrice Guerra, che resta comunque fissato il termine delle ore 11 di giovedì mattina per le dichiarazioni di voto e, quindi, in un modo o nell'altro l'esame degli emendamenti sarà concluso.

RUSSO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUSSO (PD). Signor Presidente, il nostro Gruppo tiene a ribadire la necessità di avere tempi congrui per le votazioni e di tenere fermo l'orario finale per la determinazione del voto sul provvedimento in esame.

È chiaro che le esigenze dei colleghi del Gruppo AP-CpE-NCD sembrano assolutamente straordinarie. Se ci fosse, però, modo di armonizzare le loro esigenze con quelle dell'Assemblea, magari spostando ancora di un'ora la loro direzione e lavorando fino alle ore 19,30, per dar loro poi la possibilità di lavorare subito dopo, potrebbe essere questa una soluzione che terrebbe insieme le esigenze di tutti.

CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, proprio perché il voto finale è previsto per giovedì, e di conseguenza non c'è alcuna intenzione o istinto ostruzionistico da parte di alcuno, concordo con la proposta del presidente Quagliariello di recuperare eventualmente le ore perse oggi prolungando la seduta di domani sera, per andare avanti con le votazioni, proprio perché riteniamo che questo provvedimento, per la sua importanza, debba essere discusso e ci debba essere su di esso la maggior condivisione possibile.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, si crea - per così dire - una concorrenza tra finalità entrambe legittime.

La cortesia chiesta dalla senatrice Bianconi immagino avrà come corrispondente reciproco la disponibilità ad accettare e - gioco forza - una leggera riduzione dei tempi di discussione, fermo restando l'impegno già condiviso dall'Assemblea; con una votazione, di concludere i lavori entro la data e l'orario di giovedì prossimo.

Dal nostro punto di vista, pertanto, se c'è la condivisione sul fatto di mantenere l'impegno che l'Assemblea ha assunto - ed è quindi anche responsabilità del Gruppo della senatrice Bianconi accettare che le dinamiche siano queste - da parte nostra non vi è opposizione. Diamo la disponibilità, come abbiamo sempre fatto, ad estendere l'orario dei lavori e a recuperare il tempo perso. Avevamo, tra l'altro, espresso la nostra disponibilità a lavorare nei giorni festivi e, quindi, a maggior ragione, se ci dovesse essere una variazione di orario, saremmo favorevoli.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, la cosa fondamentale è non modificare l'orario del voto finale. E a questo punto credo ci sia un impegno ancora maggiore, ribadito anche dall'Assemblea e, poi ciascuno si regolerà di conseguenza.

Fermo restando questo, credo ci sia anche la possibilità di recuperare qualche ora persa, magari prolungando la durata della seduta di domani ed evitando di fare le pause per le Commissioni, perché al limite si potrà recuperare anche quel tempo.

PRESIDENTE. Colleghi, mi sembra accoglibile la richiesta della senatrice Bianconi, che ovviamente prenderà atto della disponibilità dell'Assemblea ad assecondare le sue richieste e renderà compatibili anche i tempi degli interventi del suo Gruppo, in modo tale che l'esame del provvedimento si possa concludere nelle date e negli orari che ci siamo già dati.

La proposta che faccio all'Assemblea è quindi di sospendere i lavori al termine delle comunicazioni del presidente Gentiloni Silveri, che si dovrebbero concludere subito dopo le ore 18. Fino ad allora lavoriamo sul punto all'ordine del giorno.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, per un'armonizzazione dei tempi, si potrebbe prevedere la fine dei lavori domani a mezzanotte anziché alle ore 22, e spostare le dichiarazioni di voto dalle ore 11 alle ore 12... (Brusio).

PRESIDENTE. Senatore Quagliariello, abbiamo già stabilito che alle ore 11 di giovedì inizieranno le dichiarazioni di voto. Il Presidente armonizzerà i tempi in modo tale che alle ore 11 inizino le dichiarazioni di voto.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Bene, ma noi perdiamo quattro ore oggi, dalle ore 18 alle ore 22.

PRESIDENTE. Gliele faremo recuperare, non si preoccupi, senatore Quagliariello.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Mi affido alla sua competenza, allora.

PRESIDENTE. La Presidenza purtroppo non può legare o blindare i senatori in Aula. Se dovesse venir meno il numero legale, lei sa che questo non consentirebbe di lavorare negli orari da lei proposti.

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(2801) Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Mantero ed altri; Locatelli ed altri; Murer ed altri; Roccella ed altri; Nicchi ed altri; Binetti ed altri; Carloni ed altri; Miotto ed altri; Nizzi ed altri; Fucci ed altri; Calabrò e Binetti; Brignone ed altri; Iori ed altri; Marzano; Marazziti ed altri; Giordano Silvia ed altri)

(5) MARINO Ignazio ed altri. - Disposizioni in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari al fine di evitare l'accanimento terapeutico

(13) MANCONI ed altri. - Norme in materia di relazione di cura, consenso, urgenza medica, rifiuto e interruzione di cure, dichiarazioni anticipate

(87) MARINO Ignazio ed altri. - Norme in materia di sperimentazione clinica in situazioni di emergenza su soggetti incapaci di prestare validamente il proprio consenso informato

(177) SACCONI ed altri. - Disposizioni in materia di alimentazione ed idratazione

(443) RIZZOTTI. - Disposizioni in materia di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario

(485) DE POLI. - Disposizioni in materia di consenso informato

(1973) TORRISI e PAGANO. - Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento (ore 11,21)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 2801, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Mantero ed altri; Locatelli ed altri; Murer ed altri; Roccella ed altri; Nicchi ed altri; Binetti ed altri; Carloni ed altri; Miotto ed altri; Nizzi ed altri; Fucci ed altri; Calabrò e Binetti; Brignone ed altri; Iori ed altri; Marzano; Marazziti ed altri; Giordano Silvia ed altri, 5, 13, 87, 177, 443, 485 e 1973.

Ricordo che nella seduta del 6 dicembre è stata respinta una questione pregiudiziale, ha avuto luogo la discussione generale e il rappresentante del Governo ha rinunciato ad intervenire in sede di replica.

Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge n. 2801, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.

Procediamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

FARAONE, sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea.

PRESIDENTE. Conformemente a quanto già stabilito nel corso dell'esame in Commissione, gli emendamenti da 01.40 a 01.153, a pagina 115 del Tomo I, sono improponibili in quanto volti ad introdurre nell'articolato temi che non formano oggetto del disegno di legge quali il divieto di eutanasia o l'istigazione al suicidio e il riconoscimento e la tutela del diritto alla terapia del dolore, qualificata come finalità esclusiva del disegno di legge.

La Presidenza, conformemente a quanto già stabilito nel corso dell'esame in Commissione, dichiara altresì improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, gli emendamenti riportati negli elenchi in distribuzione, in quanto estranei al contenuto del disegno di legge in esame, che reca norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento.

Dichiara altresì inammissibili gli emendamenti parimenti riportati negli elenchi in distribuzione in quanto recanti un contenuto manifestamente ioci causa o privi di reale portata modificativa.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 01.168, improponibile limitatamente alla lettera c).

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, ormai sono le ultime richieste, sperando che il Regolamento faccia il suo nuovo percorso.

Chiediamo, se possibile, che tutte le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico, per evitare così la solita filastrocca.

PRESIDENTE. Sarà da riproporre per ogni articolo, ma terrò conto della sua richiesta preventiva.

Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Sospendiamo la seduta fine alle ore 11,30 per far decorrere i consueti venti minuti di preavviso.

(La seduta, sospesa alle ore 11,24, è ripresa alle ore 11,32).

Colleghi, la seduta è ripresa.

CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, abbiamo visto che la Presidenza ha dichiarato improponibili vari emendamenti che - a nostro parere - non lo dovrebbero essere. Stiamo parlando di disposizioni anticipate di trattamento, e non di nascite o di chissà cosa. Nel momento in cui si dichiarano improponibili emendamenti volti a valutare la terapia del dolore o a dichiarare illegale la eutanasia, riteniamo che la Presidenza ci debba ripensare. Si tratta comunque di argomenti attinenti al fine vita e alle scelte che una famiglia o un medico devono fare nel momento in cui una persona arriva al termine della propria vita.

Se si dichiarano inammissibili emendamenti di questo tipo, possiamo dichiarare inammissibili tutti gli emendamenti che abbiamo presentato fino ad ora. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Senatore Centinaio, l'improponibilità che è stata letta dalla Presidenza conferma quella che è stata già adottata in Commissione. Peraltro questa volta, nel comunicare le improponibilità, abbiamo anche dato le motivazioni e, quindi, devo mantenere il pronunciamento già espresso.

Gli emendamenti da 01.40 a 01.153 sono improponibili.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 01.168, presentato dal senatore Centinaio, improponibile limitatamente alla lettera c).

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.316, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «l'articolo».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.317 a 1.1.

Gli emendamenti 1.2 e 1.3 sono improponibili.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.4, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, fino alle parole «i casi previsti».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.5 a 1.314.

Gli emendamenti da 1.301 a 1.314 sono improponibili.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.177, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, fino alle parole «Ogni individuo».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.178 a 1.212.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti da 1.323 a 1.272 sono improponibili.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.383, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «comma 1».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.384 a 1.388.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.390, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «individuo maggiorenne».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.395 a 1.402.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.393, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «loro consigliato».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.398.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.403, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 1.404 è improponibile.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.405, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, fino alle parole «della Costituzione».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.406.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.408, presentato dal senatore Centinaio.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 1.409 e 1.409 (testo 2) sono improponibili.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.410, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, fino alle parole «Unione europea», improponibile limitatamente alla lettera c).

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.411 e 1.412.

Passiamo all'emendamento 1.413, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.413, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «morte naturale».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.503 a 1.769.

Passiamo all'emendamento 1.414, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, della prima parte dell'emendamento 1.414, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «di uguaglianza».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.416 a 1.415.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.583, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «della salute».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.584 a 1.765.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.512, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «persona umana».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento e gli emendamenti da 1.513 a 1.776.

Passiamo all'emendamento 1.509, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.509, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «delle cure».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento e gli emendamenti da 1.510 a 1.774.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.810, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.811, presentato dal senatore Centinaio.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.809, presentato dal senatore Centinaio.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.812, presentato dal senatore Centinaio.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.813, presentato dal senatore Centinaio.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.814, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.815, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.816, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.817, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.819, presentato dal senatore Centinaio, identico agli emendamenti 1.820, presentato dal senatore Sacconi e da altri senatori, 1.821, presentato dal senatore Gasparri e da altri senatori, e 1.822, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.818.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, l'emendamento 1.818 propone di aggiungere tra i princìpi costituzionali ai quali il provvedimento che ci accingiamo a votare deve sottostare anche quello di uguaglianza formale e sostanziale: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Ciò, a nostro avviso, deve essere a maggior ragione vero e rispettato quando ci si appresta a intervenire su temi delicati quali la malattia e la vita. Pensiamo, ad esempio, a quanto condizioni di fragilità, marginalità sociale, mancanza di sostegno economico possano influire nelle decisioni sul fine vita. Richiamare il principio di uguaglianza a noi sembra una scelta significativa e importante.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.818, presentato dai senatori Quagliariello e Giovanardi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.823, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, fino alla parola «obbligo».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.824.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.825, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.826, presentato dal senatore Centinaio, fino alla parola «13».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.827 a 1.830.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.831, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 01.32, presentato dal senatore Sacconi e da altri senatori, identico all'emendamento 01.33, presentato dal senatore Centinaio, improponibili limitatamente alla lettera b).

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Salutiamo l'Istituto biotecnologico «Sandro Pertini» di Campobasso, che sta assistendo ai nostri lavori dalle tribune. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn.
2801, 5, 13, 87, 177, 443, 485 e 1973 (ore 11,49)

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.832, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.833, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «e 32».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.834.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.835, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, fino alla parola «, limitatamente».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.836 e 1.837.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.838, presentato dal senatore Centinaio, fino alla parola «salute».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.839 e 1.840.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.841, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.842, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.843, presentato dal senatore Centinaio, identico all'emendamento 1.844, presentato dal senatore Sacconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.846, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.845, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.847, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.848, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.851, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.850, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.852, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.854, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.855.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Colleghi, l'emendamento 1.855 aggiunge delle specificazioni per dire che ai pazienti in stato di fine vita o in condizioni di morte prevista come imminente il medico non debba imporre trattamenti non proporzionati o inadeguati o, a quel punto, sostanzialmente inutili. L'emendamento serve a scandire la contrarietà, anche di chi è contrario a questa legge, come si sta facendo, al cosiddetto accanimento terapeutico.

Stiamo procedendo in maniera abbastanza rapida in questo avvio d'esame, a dimostrazione che non c'è un intento ostruzionistico. Tuttavia, credo che sarà necessario, man mano che discuteremo, entrare sui punti che stanno a cuore a coloro che hanno svolto un'attività emendativa. Il mio Gruppo, peraltro, ha discusso al proprio interno, nel rispetto di tutte le posizioni, ed è prevalsa un'opinione contraria per una serie di valutazioni di merito e tecniche. Questo è uno dei punti che vogliamo ribadire perché è proprio di chi è contrario a questo tipo di attività legislativa e privilegia la cosiddetta alleanza terapeutica tra medico e paziente nella fase in cui la vita si esaurisce e arriva la morte, quando, quindi, i familiari e i medici sono chiamati - e di casi concreti, ognuno di noi, nella vita, li ha trovati nel suo percorso - a prendere atto di ciò che la natura impone.

Da un lato noi riteniamo, che il rischio di derive eutanasiche sia da mettere al bando - il tema era affrontato da alcuni emendamenti esaminati in precedenza e credo che tornerà - e, dall'altro, anche con questo emendamento intendiamo porci contro l'accanimento terapeutico, perché non è che chi è contrario a questo provvedimento immagina che si debba andare oltre i limiti ragionevoli.

Il problema è proprio questo: mettere al bando le pratiche eventuali di accanimento terapeutico non deve portare all'eccesso opposto. Di questo si occupano altri emendamenti circa il ruolo del medico e la sua funzione di tutela della vita, finché di vita si tratta.

L'emendamento - lo dico anche agli assertori della legge, che hanno opinioni certamente diverse dalle mie - dovrebbe essere sposato da costoro perché dice no all'accanimento terapeutico, che è uno dei principi di fondo. Su un'altra parte non siamo d'accordo, probabilmente e mi riferisco al fatto che negare idratazione e alimentazione possa portare di fatto a un'eutanasia e quindi che l'idratazione e l'alimentazione siano dei medicinali invece che una forma di sostegno dovuto. Questo emendamento è per dire: no all'accanimento terapeutico.

Con questo intervento ho voluto sottolineare non solo la validità della proposta che faccio all'Assemblea, ma anche il contributo di chiarezza che questo emendamento comporta, perché ci sono i due estremi da evitare, ad avviso mio e di molti colleghi. Il primo estremo da evitare è pensare che la medicina e la scienza debbano andare oltre qualsiasi limite. Questo non è possibile, benché oggi le cose siano molto cambiate e laddove la terapia, le medicine e i farmaci consentono di affrontare situazioni in maniera diversa, è chiaro che bisogna fare ricorso ad essi. Pensate a quali incredibili progressi ha fatto la cardiologia nel corso dei decenni: situazioni che avrebbero portato inevitabilmente alla morte del paziente, oggi vengono affrontate e risolte nel giro di ventiquattro ore. Non sono medico e quindi non voglio scendere nel tecnicismo; nell'Assemblea ci sono medici che meglio di me possono illustrare i portenti - almeno, io che non sono medico così li giudico - della scienza medica nel campo delle malattie cardiologiche, che hanno portato un cambiamento sostanziale della qualità, delle aspettative e della durata della vita. Quello non è accanimento terapeutico, ma sono la medicina e la chirurgia che utilmente intervengono e cambiano le prospettive.

In altri casi non c'è dubbio che entriamo nell'accanimento terapeutico o addirittura, Dio non voglia, in forme di sperimentazione. Questo emendamento dice di non ricorrere mai all'accanimento, perché l'uomo non ne ha il diritto. Qui non è un problema di credenti o non credenti: io e credo anche altri colleghi non abbiamo affrontato questo dibattito con un approccio religioso o teologico. Le fedi religiose sono fuori dall'attività legislativa laica di un Parlamento. Il tema del fine vita e di questo confine labile deve essere affrontato in termini legislativi e l'emendamento 1.855 serve a dire che chi è contro questa legge invoca l'alleanza terapeutica e dice che ci vorrebbe un registro. Anche i proponenti di questa legge si sono accorti che è sbagliata, tant'è che vogliono mettere il registro delle DAT nella legge di bilancio, che si conferma una specie di autobus su cui ficcare tutto e il contrario di tutto. Mi chiedo, che c'entri il registro delle DAT con la legge di stabilità? Se lo ritenete necessario, colleghi del Partito Democratico, è qui che andava messo, senza usare il trucchetto della legge di stabilità. Si cambia e si integra una legge prima ancora che venga approvata: ma si fanno così le leggi? (Applausi dei senatori Compagna, Fucksia, Rizzotti e Stefani).

Gli studenti sono andati via, ma ne verranno altri e glielo ridiremo: si sta facendo una modifica alla legge di bilancio che ancora non c'è attraverso la legge di bilancio che ancora non c'è. Questo si sta facendo. È una tecnica legislativa corretta? Lo dico da legislatore esperto: non c'è dubbio che abbiamo visto di tutto, si potrebbero invocare precedenti di ogni tipo, ma se vi fossero dei precedenti, sarebbero però dei cattivi precedenti, una forma di accanimento legislativo, per cui mi accorgo dell'errore ma non lo cambio perché siamo a fine legislatura (non a fine vita), lo metto nella legge di bilancio, mi rimbalza qui la legge e non si capisce più niente. Non è che un registro sia una cosa banale, perché serve proprio nei momenti in cui si ha bisogno di attingere notizie e sapere cosa ha dichiarato Tizio o Caio e chi lo certifica. Un registro si impone quindi per una certezza, altrimenti si procede sulla base di uno che dice: quello mi ha detto che, in caso di incidente, avrebbe voluto fare così. E chi lo dice?

L'errore è ammesso, ma poi riparare ad uno dei tanti errori in questo modo, aggrava la situazione. Invito quindi i colleghi, proprio quelli che sono a favore della legge al nostro esame, di votare a favore dell'emendamento 1.855 contro l'accanimento terapeutico, che dovrebbe raccogliere, a mio avviso, l'unanimità dell'Assemblea. L'emendamento 1.855, che vari colleghi, anche di altri Gruppi, hanno condiviso con me, rappresenta tutto questo.

PRESIDENTE. Colleghi, c'è un eccesso di tessere rispetto alle presenze. Chiedo la vostra collaborazione. Senatore Caliendo, le chiedo di estrarre le due tessere abbandonate alla sua sinistra. Senatrice Mattesini, le chiedo la stessa cortesia: c'è una tessera di troppo nella sua fila.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.855, presentato dal senatore Gasparri e da altri senatori, fino alle parole «della persona».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.856 e 1.857.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.858, identico all'emendamento 1.859.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, credo si possa ritenere che gli emendamenti 1.858 e 1.859 contengano il cuore delle ragioni divisive che si sono sin qui manifestate. Infatti, tali emendamenti vorrebbero sopprimere il concetto di autodeterminazione, riferito, oltre tutto, ad una situazione futura e, quindi, non un'autodeterminazione che si esprime in una condizione attuale e concreta. Il concetto di autodeterminazione confligge con la funzione del medico e con la possibilità di cooperazione tra il medico e i familiari, anche in assenza di vigilanza e coscienza da parte del paziente. Questo è il tema che più oppone i due schieramenti che si sono confrontati con riferimento al provvedimento che stiamo esaminando. Sarebbe invece utile un ascolto reciproco e la ricerca di un punto di compromesso a questo proposito.

Voglio soprattutto segnalare che l'affermazione dell'autodeterminazione assoluta del paziente combinata oltretutto con un registro fragile, come quello cui poco fa ha fatto riferimento il collega Gasparri, determinerà ragionevolmente l'inibizione di molti medici, chiamati a rianimare un paziente, ad attendere non solo la ricerca di eventuali dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario, ma in ogni caso anche a temere un'attività rianimatoria dalla quale potrebbe derivare, malauguratamente, l'esito di una condizione di cerebroleso o comunque di stato vegetativo persistente. Credo cioè che gli effetti di una così rigida definizione della autodeterminazione saranno quelli di affievolire l'orientamento alla vita del Servizio sanitario e, in generale, l'orientamento alla vita della professione medica, già sottoposta a frequenti azioni di responsabilità civile.

Qui come altrove, insomma, rivolgiamo davvero un appello alla ricerca di una sintesi. Mi rendo conto che, probabilmente, non ve ne sono qui le condizioni, data l'assoluta determinazione con cui si vuole approvare questo provvedimento, anche in assenza di soluzioni all'evidente carenza di pubblicità e di certezza della dichiarazione anticipata di trattamento, anche in presenza, cioè, di un vuoto normativo che si vuole colmare confusamente, nei termini ricordati da Gasparri poco fa, attraverso la legge di bilancio. Attenzione, però: le leggi divisive lasciano dietro di sé effetti devastanti.

Credo nella società e nelle stesse funzioni pubbliche dedicate alla salute. Mi auguro solo che un Parlamento diverso possa avere la saggezza che questo Parlamento sembra non avere, nemmeno a questo proposito.

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, poiché questi emendamenti sono sostanzialmente identici all'emendamento 1.862, presentato dal collega Quagliariello e dal sottoscritto, intervengo nel merito.

Mi dispiace di dover parlare di un argomento estremamente delicato, che però gli emendamenti all'esame richiamano, e cioè il fatto che con questo disegno di legge discipliniamo anche il trattamento dei minori. Quando dico «minori» mi riferisco a una categoria che va dai neonati fino a persone che possono avere diciotto anni. Ebbene, lo discipliniamo in una maniera particolare - lo vedremo più avanti, all'articolo 4 - e cioè lasciando decidere al magistrato il trattamento da utilizzare con i minori, nel caso, per esempio, di contrasto tra i medici curanti e gli affidatari.

Ricordo il precedente giurisprudenziale di Luana Englaro. In realtà, come tutti sappiamo, non c'era alcuna disposizione di fine vita in quel caso e, anche ammesso che Luana Englaro avesse una vita semplicemente vegetale, era tuttavia una vita affidata alle cure amorose delle suore: la alzavano, la vestivano, la portavano fuori, le facevano prendere il sole. Quindi, era all'interno di una specie di placenta dove viveva una sua vita protetta. Bene, anzi male: da questa sua vita protetta è stata scaraventata su un'ambulanza che l'ha portata a centinaia di chilometri lontano: l'hanno messa in una stanza dove, non dandole più alimentazione, in qualche giorno è morta nella maniera più crudele possibile, sottratta alle mani e all'ambiente che per anni l'aveva amorosamente assistita. Come ho detto in discussione generale, non credo sia stato un gran progresso per Luana lasciare la sua vita, ripeto, anche se vegetale: anche una pianta non la si fa morire non dandole da bere e facendola seccare. Sarebbe contro la coscienza comune arrivare a soluzioni così crudeli. Il problema è che in Italia, bambini in queste condizioni ce ne sono a migliaia. Chi conosce la Lega del Filo d'oro, il Cottolengo o istituti come la Caritas, sa che in quegli istituti ci sono personale specializzato e volontari che seguono bambini che non hanno alcuna possibilità di guarigione, che magari vivono una vita soltanto vegetale perché affetti da gravi patologie che non li portano alla morte ma che comunque fanno vivere loro una vita che, qualcuno avrebbe detto una volta, non è degna di essere vissuta.

Colleghi, gli emendamenti che stiamo esaminando dicono una cosa molto semplice, ovvero che lo Stato garantisce politiche sociali ed economiche volte alla presa in carico del paziente, in particolare dei soggetti incapaci di intendere e di volere e della loro famiglia.

I bambini sono incapaci d'intendere e volere. Quindi, con questo emendamento si dice che questi bambini hanno diritto di avere un sostegno. Ma se questo emendamento non diventa legge e continuiamo a votare gli articoli susseguenti - lo domando non al Governo, che si rimette al Parlamento, ma ai sostenitori di questa legge - avremo dieci, venti, cento, duecento, mille casi Eluana?

Cosa succede a chi a due o tre anni si trova in un istituto, nel caso in cui l'affidatario o i genitori dicano che deve smettere di essere alimentato e deve morire? Che cosa succede? L'articolo 4 una risposta la dà: è il magistrato che decide. È esattamente il caso di Charlie Gard, che ha commosso e indignato tutto il mondo, perché in quel caso erano i genitori a dire: vogliamo continuare le cure per nostro figlio, perché finché c'è vita c'è speranza, perché esistono terapie innovative, ma il magistrato lo ha condannato a morire.

Vorrei che qualcuno dei colleghi della maggioranza mi spiegasse se ciò che ho detto non corrisponde a verità storicamente, con il caso di Eluana, e se, in prospettiva, le norme che andiamo ad approvare non si debbano applicare invece a centinaia di casi.

Non stiamo parlando di persone che, essendo coscienti e maggiorenni, decidono di non avvalersi delle cure, come già in Italia avviene. Non parliamo di persone, maggiorenni, che decidono, con le disposizioni di ultima volontà, che, nel caso tra dieci, venti o trent'anni dovesse loro capitare qualcosa, di non essere rianimate e di non essere trattate. Stiamo parlando di minorenni, di persone alle quali si applicano queste regole e queste leggi senza che loro siano mai state in grado di esprimere la loro volontà.

Faremo un salto di civiltà nel senso che a questi bambini verrà negata la possibilità di vivere la loro vita? Ci sarà qualcuno che stabilirà quando la vita sarà degna o no di essere vissuta? Ci sarà qualche tribunale che stabilirà che quei bambini devono morire sotto forma di interruzione dell'alimentazione e del sostegno vitale? Io voglio delle risposte a queste domande perché, come ha detto prima il collega Sacconi, per i bambini c'è questo problema, ma per gli adulti non c'è un problema minore.

Come dicono, infatti, gli articoli successivi, anche nel caso di ricovero in pronto soccorso, con il medico che dice che con quell'ictus, con quel trauma cranico, con quell'infarto, con la rianimazione si può salvare il paziente, nel caso di contrasto tra il medico e l'affidatario decide il magistrato. (Commenti del senatore Gaetti).

Quindi, anche in quei casi si finirà davanti al magistrato. Sarà il magistrato a stabilire. E basta leggere l'articolo 4, che dice esattamente questo: in caso di contrasto decide il magistrato. E lo vedremo dopo, perché è ora di finire di fare disinformazione e raccontare menzogne: le leggi si leggono sulla base di quello che c'è scritto e c'è scritto esattamente questo, e non altro. Questo prevede il provvedimento. Lo prevede per i minori e poi lo richiama nel confronto che c'è fra l'affidatario e il medico quando discutono per le DAT.

A prescindere dal fatto che tutti siamo coinvolti, perché, nel momento in cui una persona viene ricoverata con determinate patologie, il primo problema che si porrà il medico è se vi siano disposizioni di ultima volontà, prima di intervenire. Certo, dovrà andare a scartabellare in tutte le Regioni d'Italia perché, non essendovi un registro nazionale, nessuno è in grado di sapere in tempo reale la volontà di colui che viene ricoverato.

Questo emendamento è importante perché fissa, questo sì, un principio di civiltà. Scrivere infatti che la Repubblica si fa carico e «garantisce politiche sociali ed economiche volte alla presa in carico del paziente, in particolare dei soggetti incapaci di intendere e di volere», cioè dei minori, questa è una scelta di civiltà, non quella di abbandonarli. Quindi, io voterò decisamente a favore di questo emendamento.

CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, intervengo per supportare l'emendamento 1.858 e per confermare quanto diciamo da tempo e che abbiamo detto anche durante la discussione generale. Noi chiediamo la soppressione della parola autodeterminazione per il semplice motivo che sappiamo benissimo che nella filosofia sottesa a questo argomento ci sono due modi di pensare, come abbiamo detto anche in discussione generale: un modo di pensare che parla della autodeterminazione della propria vita, quello che state portando avanti voi, e un altro modo di pensare, che è il nostro, che è quello della inviolabilità della vita. Il problema, colleghi, è che tutti sanno che quando si parla di autodeterminazione della propria vita, la direzione, la conseguenza, il punto di arrivo è il suicidio assistito e l'eutanasia ed è per questo motivo che avete dichiarato inammissibili tutti i nostri emendamenti quando si parlava di eutanasia. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Questa è una legge che porta all'eutanasia, lo abbiamo detto in tutte le lingue e andremo avanti a dirlo in tutte le lingue, e la parola autodeterminazione è la conferma di quello che stiamo dicendo. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Congratulazioni).

*SCILIPOTI ISGRO' (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCILIPOTI ISGRO' (FI-PdL XVII). Signor Presidente, chiedo scusa a tutti coloro i quali non la pensano come me, però dagli interventi che abbiamo sentito si capisce perfettamente che la costrizione a sospendere l'idratazione e l'alimentazione, se assistite, accompagnata da un trattamento di sedazione profonda, significa eutanasia. Chiedo scusa ai colleghi presenti in Aula, ma con semplicità e con chiarezza dobbiamo dire le cose come stanno: la sospensione dell'idratazione e dell'alimentazione, accompagnata da una sedazione, porta ad una forma velata di eutanasia e noi siamo contro l'eutanasia.

Ascolto sempre con grande rispetto tutti coloro che la pensano diversamente da me e ho ascoltato anche il mio collega e vice presidente del Senato Gasparri, del quale ho grande stima e delle cui riflessioni faccio sempre tesoro. Oggi però, una sua considerazione oggi non sono riuscito a capirla e, mi dispiace, ma mi ha portato a fare una riflessione molto pesante, che mi mette in grande difficoltà. Mi riferisco a quando ha detto che dobbiamo lavorare in quest'Aula in modo laico, perché questo non significa che ognuno di noi debba dimenticare la propria cultura e la propria appartenenza. Quello che voglio dire con chiarezza, per farmi comprendere, rivolgendomi a tutti coloro i quali appartengono alla cultura cristiana o giudaico-cristiana, è che quando parliamo di libertà di coscienza non significa che ognuno di noi può fare, dire e sostenere quello che gli passa per la testa, ma che ognuno è libero di esprimere la propria cultura di appartenenza. Faccio questa riflessione perché mi sento in grande difficoltà e non so se effettivamente, in questo momento, sto assumendo un ruolo corretto o un ruolo scorretto, perché quando mi sento dire che il mio Dio deve essere lasciato fuori dalla porta di questo Parlamento, mi vengono i brividi, non perché voglia dire a tutti gli altri che devono credere al mio Dio, ma perché la nostra cultura di appartenenza la dobbiamo portare anche all'interno di quest'Aula e fare le nostre riflessioni, lasciando l'Assemblea libera di esprimersi come meglio crede.

Voglio quindi ribadire la mia domanda (non per avere per forza una risposta immediata da parte del vice presidente Gasparri, ma per avere un aiuto a comprendere): la libertà di coscienza all'interno di quest'Aula, che significa? Io che appartengo ad una cultura, posso rinnegare questa mia cultura, posso rinnegare il mio Dio in un momento difficile in cui devo dare anche conto alla mia coscienza? Posso dire, in questo preciso istante, che la mia libertà di coscienza mi libera dal dover votare contro un mio credo? Posso votare l'eutanasia nascosta attraverso queste DAT che ci vengono proposte? (Commenti dal Gruppo PD).

Signor Presidente, chiedo scusa a tutti coloro i quali non la pensano come me, ma questo è un argomento delicato e io ho necessità di interrogarmi, alla presenza non di coloro i quali non credono e sono atei, ma alla presenza di coloro i quali credono e sono credenti all'interno di quest'Aula e mi devono spiegare che cosa significa libertà di coscienza: significa votare senza alcun riferimento al proprio credo, alla propria dottrina ed alla propria cultura, oppure significa votare in rapporto al proprio credo e alle proprie radici di appartenenza?

Quando allora oggi si propone non con chiarezza, signor Presidente, di votare una legge che porta alla legittimazione dell'eutanasia, possiamo noi fare finta di non vedere, di non capire e votarla? No, non possiamo farlo, perché una cosa è parlare di quello che abbiamo messo all'ordine del giorno, un'altra cosa è parlare senza distinguere verità e falsità. La falsità non ci appartiene per cultura: a noi appartiene la verità. Su questo argomento c'è un problema delicatissimo, che non investe solo ed esclusivamente ciò che noi delibereremo oggi, ma ciò che sarà il futuro per noi, per i nostri figli e per i nostri nipoti.

Signor Presidente, mi dispiace per la riflessione che ho fatto, forse pesante per qualcuno presente in Aula, ma avevo l'obbligo di richiamare l'attenzione di coloro i quali dicono di appartenere a quella fede giudaico-cristiana o ancora più semplicemente a coloro i quali dicono di essere cattolici, ortodossi, evangelisti, perfettamente convinti e credenti.

PRESIDENTE. Tutto ciò premesso, lei ha fatto una dichiarazione di voto a favore dell'emendamento?

SCILIPOTI ISGRO' (FI-PdL XVII). Sì, signor Presidente.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, noi stiamo votando ed io stavo pensando che se tra qualche anno qualcuno andrà a leggere i Resoconti di queste sedute, si chiederà: come mai la maggioranza del Senato vota contro princìpi costituzionali e lo stesso Governo si rimette all'Assemblea? Anche noi votiamo alcune cose sbagliate.

In questo emendamento c'è un principio sacrosanto che legittima la spiegazione dei princìpi già affermati nel disegno di legge. Ma qui era necessario un intervento del Governo. Non bisogna togliere la togliere la parola «autodeterminazione», che rientra nei princìpi costituzionali; bisogna scrivere garantendo politiche sociali ed economiche agli handicappati e agli incapaci: solo così si rendono funzionali i princìpi costituzionali a cui si riferisce il disegno di legge (dal diritto alla vita all'autodeterminazione).

Dovrebbe venire in aiuto il Governo facendo un'operazione di correttezza istituzionale e chiarendo il senso delle parole. L'autodeterminazione non significa nulla se poi non è garantita a chi non ha autodeterminazione perché è incapace e se non si garantisce quell'ausilio che la legge non determina o richiama. Questa è la ragione per la quale vi rivolgo un invito: non possiamo continuare in questo modo balordo. Da una parte si vota contro, dall'altra si vota a favore, ma senza un minimo di dibattito, di dialogo e di spiegazione delle ragioni per cui si vota contro.

In questo momento rivolgo addirittura un invito al Governo, perché il Governo si rimette all'Assemblea quando invece questo emendamento contiene uno di quegli argomenti che avrebbe favorito e legittimato un intervento del Governo che fosse di chiarificazione dei princìpi: in questo caso si trattava di riaffermare, mantenendo la parola "autodeterminazione". Senza quella determinata specificazione, senza chiarire l'aspetto riguardante gli incapaci, si approva una norma monca. È questa la ragione per cui mi chiedo per quale motivo il Governo si rimette all'Assemblea e non assume una determinazione. Il fatto che dobbiamo approvare un disegno di legge senza modifica...

PRESIDENTE. Senatore Caliendo, deve concludere.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Concludo.

Anche se dobbiamo approvare il disegno di legge in esame senza modifiche, non è possibile però lasciare gli storici nella condizione di leggere i Resoconti di quest'Assemblea senza la possibilità di comprendere le ragioni per cui ci comportiamo in un determinato modo.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.858, presentato dal senatore Centinaio, identico all'emendamento 1.859, presentato dal senatore Sacconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo linguistico «Sandro Pertini» di Campobasso, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn.
2801, 5, 13, 87, 177, 443, 485 e 1973 (ore 12,26)

PRESIDENTE. L'emendamento 1.860 è improponibile.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.861.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, a differenza di altri colleghi io non credo che il problema in quest'Assemblea sia la divisione tra chi crede e chi non crede. A dimostrazione di ciò vi sono stati tanti colleghi che, a sostegno del disegno di legge in esame, hanno detto che non ha nulla a che vedere con il diritto all'eutanasia. Francamente io ritengo che, se fossero rimaste dichiarazioni anticipate di volontà anziché disposizioni, questo sarebbe stato più vero anche da un punto di vista strettamente lessicale.

Ritengo altresì più onesto e sincero l'intendimento di quanti, tra i sostenitori di questo provvedimento, hanno affermato che esso non reca il diritto all'eutanasia ma la via italiana all'eutanasia, cioè apre degli spiragli all'interno dei quali l'eutanasia può in qualche modo iniziare ad essere introdotta. Gli emendamenti in questione 1.860 e 1.861, che ora sono in votazione, vorrebbero chiarire la distinzione e consentire a quanti ritengono che una legge sulle DAT sia assolutamente legittima, in quanto differente da una legge sull'eutanasia e addirittura perché la normativa in discussione permetterebbe di non farne una sulla eutanasia, di essere in qualche modo conseguenti con questa linea.

Questi emendamenti fissano quindi un principio chiaro per cui non vi può essere alcun diritto di autodeterminazione della persona che si spinga fino a violare il principio di inviolabilità e indisponibilità della vita umana. Per questo si propone di richiamare apertamente gli articoli 575, 579 e 580 del codice penale e di esplicitare il divieto a qualsiasi forma di eutanasia e di assistenza al suicidio.

Si afferma inoltre che l'attività medica non può essere che esclusivamente finalizzata alla tutela della vita, della salute e all'alleviamento della sofferenza. Io credo che in questo caso noi mettiamo dei confini a questa normativa e fissiamo anche il fatto che il medico debba astenersi da trattamenti straordinari e non proporzionati, ovvero da qualsiasi forma di accanimento terapeutico.

Se lo scopo è rafforzare il divieto all'accanimento terapeutico e tener conto della sofferenza, lo si può conseguire senza nulla concedere a quelle aperture nei confronti dell'eutanasia che molti hanno il sospetto vi siano in questa normativa.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.861, presentato dai senatori Quagliariello e Giovanardi, fino alle parole «, garantisce».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.862.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, vorrei informare la Presidenza che non sono riuscito a prendere parte alla precedente votazione.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Passiamo all'emendamento 1.5001, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, chiedo all'Assemblea di votare a favore dell'emendamento 1.5001, perché deve essere chiara la volontà di prendere veramente in carico i pazienti. Un compito della società civile è tutelare la vita dei cittadini, assicurando loro tutti i mezzi a disposizione per le terapie curative o palliative migliori, e garantire un'esistenza dignitosa fino alla morte. Attualmente lo Stato non lo fa. Abbiamo visto cos'è stato dato per il caregiver familiare: praticamente alle famiglie dei disabili arrivano circa 7 euro l'anno. È veramente vergognoso, una presa in giro.

Lo scopo di questo emendamento è evitare casi strazianti come quello del disabile che è dovuto andare in Svizzera a chiedere l'eutanasia perché lo Stato non lo prendeva in carico secondo i suoi diritti umani e costituzionali.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, ho segnalato la richiesta di intervenire perché l'emendamento fa riferimento a un altro tema centrale nel contesto del provvedimento e anch'io avevo in precedenza presentato un emendamento il cui testo che andava nella stessa direzione.

Il Parlamento sembra accingersi ad approvare questa soluzione nel segno dello scarto rispetto alle condizioni di grave disabilità, mentre continuiamo a mantenere un orientamento della spesa sociosanitaria assistenziale prevalentemente rivolto alla spedalità. Eppure, da tempo disponiamo di un programma nazionale degli esiti, realizzato dall'Agenas, e di un decreto ministeriale del 2015 sui parametri minimi di efficienza delle strutture sanitarie.

Avremmo il dovere di chiudere nei territori ospedali marginali - sono circa 200 - che costituiscono un'immanente pericolo per le persone che, in uno stato di bisogno acuto, vi vengono ricoverate. La loro chiusura non determinerebbe solo economie riferite ai costi fissi, ma soprattutto determinerebbe un minore ricorso a ricoveri inappropriati, perché l'eccesso di offerta, soprattutto di offerta marginale, tende ad attrarre e accrescere la domanda. Queste risorse si rivolgerebbero invece ai servizi territoriali, a sostegno delle cure domiciliari in modo particolare, o in ogni caso a sostegno della domanda delle persone che si trovano in condizione di bisogno cronico.

Dovremmo quindi realizzare quelle proporzioni tra i macrolivelli di assistenza, che definimmo costi standard in occasione della legge sul federalismo fiscale, che lei Presidente ricorda bene e che prevedevano la spesa per spedalità al 44 per cento, la spesa per prevenzione al 5 per cento e una spesa maggioritaria in ciascun ambito territoriale proprio per quei servizi che sono rivolti a trattare appropriatamente in particolare le persone in condizioni di disabilità, soprattutto laddove la famiglia voglia prendere in carico questa condizione.

Con il provvedimento in esame si procede, quindi, con un'altra scelta, che ho definito dello scarto. Si tratta di una scelta che, più in generale, vuole determinare nel servizio sanitario nazionale un clima di rinuncia alla ricerca della vita, anche quando questa può essere salvata attraverso il ruolo responsabile, in scienza e coscienza, del medico, tramite quel parametro che, con una parola, potremmo chiamare appropriatezza, che invece qui verrà meno, irrigidendo tutti i comportamenti della professione medica e sovvertendo tutto l'impianto del servizio sanitario nazionale, sin qui orientato alla vita.

COMPAGNA (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, non mi sembra che l'emendamento della senatrice Rizzotti sia irrilevante. Certo, esso rientra nella tipologia di quegli emendamenti che vorrebbero espellere dal testo il principio di autodeterminazione.

Nello stesso tempo, però, è un emendamento che ci dimostra quanto abusivamente la categoria dell'autodeterminazione sia diventata di una latitudine sterminata nel provvedimento in esame. Qualche minuto fa il senatore Caliendo ha richiamato, ai fini di un corretto lavoro legislativo, il buon diritto e - direi - l'ottimo dovere del Governo di pronunziarsi sulle implicazioni sociali dell'emendamento che ci apprestiamo a votare. Il collega Sacconi ha detto addirittura che se prevalesse, ma nella latitudine dell'autodeterminazione, la categoria dello scarto, allora, in termini di politica sociale, tutto del nostro sistema di politica sanitaria sarebbe da ridiscutere, rifare e riscrivere.

Da questo punto di vista, il Governo, per coprire un legislatore amico che ha preso la categoria dell'autodeterminazione e l'ha dilatata al massimo dei massimi, non può essere insensibile al proprio diritto-dovere di chiarire gli aspetti sociali di questa scelta.

Del resto, signor Presidente, su che cosa si era incentrata la nostra discussione la scorsa settimana? Che cosa aveva diviso i contrari dai favorevoli al disegno di legge? Proprio il ruolo del medico, che qui è furbescamente incardinato nella libertà di autodeterminazione. Tuttavia - lo abbiamo visto in relazione al testo di qualche emendamento precedente - se questa libertà di autodeterminazione si riferisce anche a soggetti che non sono in condizioni di volere, sapere, operare e capire, allora è soltanto cinismo invocare questa larghezza di autodeterminazione. L'autodeterminazione io l'avrei ristretta proprio per le ragioni che, durante la discussione generale, hanno indotto il collega Manconi a dilatarla fino alla fine. Se non cito a sproposito, con molta passione il senatore Manconi ha detto che qui, in fondo, il tema è di civiltà: chi è che decide?

Da lui viene rivendicato il massimo dei sovranismi, nel senso della libertà individuale (non siamo sul terreno del diritto costituzionale). Francamente io non l'ho mai pensata come lui, anche quando ero nella condizione di paziente, infartuato, non so se consapevole o quanto inconsapevole; non ho mai preteso di decidere io: decidessero mia moglie, i miei figli, il medico. Questa è l'alleanza terapeutica.

Questa volgare dilatazione dell'autodeterminazione ci porta all'assurdo. L'avete negato negli emendamenti precedenti, ma una sinistra che ha una cultura dello Stato sociale come fa a non aver niente da dire sulle implicazioni dell'emendamento della collega Rizzotti? Di qui il mio voto favorevole sull'emendamento 1.5001. (Applausi dei senatori Fucksia, Giovanardi e Liuzzi).

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5001, presentato dal senatore Quagliariello e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.863, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.864.

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, credo che l'emendamento 1.864 sia importante, perché è riferito al primo comma dell'articolo 1, in cui si enunciano i princìpi cui si ispira la legge: i riferimenti costituzionali, i diritti fondamentali dell'Unione europea e altro. L'emendamento introduce una precisazione importante, altrimenti il testo che abbiamo di fronte direbbe che la presente legge «stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata». La precisazione che propongono i senatori Bianconi, Aiello e Formigoni mi sembra indispensabile: «salvi gli interventi di emergenza o di urgenza». Si potrà dire che è ovvio, ma se è ovvio allora scriviamolo perché in questo caso si sta enunciando un principio.

Non si pensi che sia un aspetto teorico. Infatti ci potrebbe anche essere la persona che, per suoi motivi di forte convincimento, vuole effettivamente darsi la morte o lasciarsi morire in quella certa situazione. Chiunque, spinto sia da un obbligo, innanzitutto, credo, morale, sia dagli obblighi di legge (perché ricordo che l'omissione di soccorso è reato), dovesse intervenire per salvare questa persona, eseguendo trattamenti sanitari, senza conoscerla e senza sapere da dove venga (l'incidente stradale forse è un caso estremo, ma ci sono altre situazioni), sulla base dell'enunciazione di tale comma, se non vi fosse questa precisazione potrebbe addirittura subire un'azione legale perché è stata violata la sua libertà, in violazione anche di questo comma. Francamente mi sembra il minimo.

Sappiamo che si ritiene ovvio l'intervento di urgenza, ma se è ovvio bisogna scriverlo, altrimenti che razza di principio è, un principio che si applica ma non sempre? L'urgenza è tutt'altro che un caso strano in medicina: i reparti di pronto soccorso a cosa servono? Pertanto mi sembra doverosa l'approvazione di questo emendamento.

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta una richiesta di votazione con scrutinio segreto. La Presidenza riterrà accoglibile tale richiesta rispetto a emendamenti che verranno votati nella seduta successiva a quella odierna, non avendo il tempo materiale per poter valutare l'accoglibilità della richiesta.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.864, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.865, presentato dal senatore Centinaio, fino alla parola «cura».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.866.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.867, presentato dal senatore D'Ambrosio Lettieri e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.868, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.869, presentato dal senatore Centinaio, fino alla parola «deve».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.870.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.871, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.872, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, identico all'emendamento 1.873, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.874, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «qualora manchi il».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.875.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.876, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.877, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.878, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.880, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.881, presentato dal senatore Centinaio e da altri senatori, fino alla parola «soggetto».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.882.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.884, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, fino alla parola «predisposti».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.885.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.886, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.887, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.888, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.900, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.889, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, fino alle parole «La presente legge».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.890 a 1.925.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.904, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.917, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, fino alle parole «delle implicazioni».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.918.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.919, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, fino alle parole «Il Ministro della salute».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.926.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.920, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.921, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.927, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «del paziente».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.940 e 1.945.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.928, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «cartella clinica».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.934 e 1.944.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.931, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «loro consigliato».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.939 a 1.943.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.930, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «essere informati».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.932 e 1.942.

Gli emendamenti da 1.935 a 1.950 sono improponibili.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.946.

CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, anche in questo caso l'emendamento è volto a garantire e a impedire l'accanimento terapeutico. Noi lo continueremo a ripetere e ribadire nel corso dell'esame di tutto il provvedimento: siamo contrari a ogni forma di accanimento terapeutico. Non è giusto che ci si accanisca nei confronti dei pazienti. Approvando questo emendamento si garantirà il divieto di accanimento terapeutico.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, colgo l'occasione offerta dall'emendamento in esame e da altri simili per chiedere, in termini - sia chiaro - tutt'altro che volti a disturbare il procedere dei nostri lavori, di risentire la motivazione in base alla quale la Presidenza ha ritenuto inammissibili tutti gli emendamenti o quelle parti di essi che vietano il ricorso a pratiche eutanasiche. Poiché per molti di noi in questa Aula valgono i due paletti del rifiuto dell'accanimento terapeutico, da un lato, e il rifiuto delle pratiche eutanasiche, dall'altro, vorrei comprendere - ma penso d'interpretare l'opinione di altri colleghi - la ragione per cui la Presidenza ritiene non votabili tutti i contenuti che esplicitamente proibiscono le pratiche riconducentisi al termine di eutanasia.

PRESIDENTE. Senatore Sacconi, la stessa eccezione è stata sollevata dal presidente Centinaio e la risposta rimane la medesima. È valso lo stesso criterio della Commissione e, in più, sono stati illustrati, quando ho dichiarato l'inammissibilità, anche le motivazioni che le hanno determinate. (Commenti del senatore Sacconi). Senatore, non è ammessa una discussione sulle ammissibilità.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.946, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «alla salute».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.947 a 1.952.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.953, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «il comma 2».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.954 a 1.956.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.957, presentato dal senatore Centinaio, identico all'emendamento 1.958, presentato dal senatore Sacconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.959, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.960, presentato dal senatore Centinaio.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.961, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.962, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.963, identico all'emendamento 1.964.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, molti emendamenti sono dedicati all'alleanza terapeutica, alla coalizione e cooperazione tra paziente, quando cosciente, i suoi familiari e, soprattutto, il medico che in scienza e coscienza valuta l'appropriatezza delle terapie e delle stesse cure della persona. La ragione principale del dissenso che noi esprimiamo è proprio su tale questione. Ricordo ancora una volta, e insisterò quanto più possibile su questa discussione, i pericoli che si determineranno anche per coloro che non presenteranno la Dichiarazione anticipata di trattamento. Ogni medico non potrà che fermarsi di fronte alle proprie convinzioni, di fronte anche a ciò che il suo giuramento, la sua scienza e la sua coscienza gli imporrebbero di fare, non solo perché cercherà se vi sia una Dichiarazione anticipata di trattamento sanitario prodotta da quel paziente, ma lo farà anche con tutta la preoccupazione delle possibili conseguenze di un esito negativo dell'attività di rianimazione.

È qui messo in discussione un profilo fondamentale di tutto il nostro Servizio sanitario nazionale; dobbiamo essere consapevoli che qui non si dispone soltanto la possibilità per una persona di rinunciare anticipatamente a determinati trattamenti, ma qualcosa di più profondo e pervasivo. Si dispone infatti una rivoluzione copernicana nella nostra esperienza, oltre che nelle nostre leggi e negli statuti che regolano le aziende sanitarie o sociosanitarie. Qui si mette in discussione la funzione del medico e l'orientamento del servizio sanitario alla vita.

La preoccupazione che sorge è legittima e riguarda tutti; anche coloro, i molti, moltissimi che non produrranno una dichiarazione anticipata di trattamento. La preoccupazione è però più in generale rivolta ad una società che, nel momento in cui perderà il senso ed il valore della vita, inesorabilmente accelererà il proprio percorso di declino.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, l'emendamento 1.963, identico all'emendamento 1.964, che ha come prima firmataria la senatrice Rizzotti, come ha detto il collega Sacconi interviene su un punto fondamentale del dibattito che noi stiamo svolgendo da anni: mi riferisco al rapporto tra paziente, medico ed eventuali fiduciari, i familiari. Il disegno di legge al nostro esame porta in sé una serie di problemi che ne certificano l'inadeguatezza. Nel precedente intervento ho sottolineato come gli stessi sostenitori della legge ne riconoscano gli errori e i limiti proponendo il registro sulle Dichiarazioni anticipate nella legge di stabilità alla Camera dei deputati; mentre cioè noi ci accingiamo ad approvare un provvedimento, si certifica in contemporanea, su un punto delicato, la fallacità, l'errore e la manchevolezza della legge, proponendo un'integrazione non secondaria con uno strumento discutibile.

Per quanto riguarda il ruolo dei medici, che noi richiamiamo con gli emendamenti 1.963 e 1.964, vorrei rilevare che esso viene calpestato. Da un lato c'è la negazione dell'obiezione di coscienza, quindi si obbliga il medico a comportamenti che potrebbero legittimamente confliggere con la sua coscienza. Ma come? Si fa appello in tutti i campi, giustamente, alla libertà di coscienza, alla libertà che gli stessi parlamentari su materie come queste devono avere, e poi si nega per legge la libertà di coscienza al medico. Già questo è un modo sbagliato e incostituzionale di legiferare, che porterà a contestazioni quando i medici, anche di fronte a una discussione su singoli casi, dovranno pronunciarsi sulle condizioni della persona, se la vita può proseguire, se le condizioni siano accettabili o no. Quindi, un medico dovrebbe poter disattendere previsioni di legge per ragioni di coscienza, di professionalità elevata e per il modo con cui intende svolgere la sua attività di medico, che è un'attività non comune visto che da questa dipendono i destini di ciascuno di noi quando ci si affida in qualsiasi fase alle cure, alle terapie e alle mani - in caso di operazioni - di un medico. Con questa proposta, quindi, richiamiamo un fatto fondamentale.

Peraltro, che il ruolo del medico venga strattonato da questo disegno di legge lo conferma anche il fatto che all'articolo 1, comma 6, si stabilisce una sorta di esenzione del medico da responsabilità civili e penali. L'esenzione non avrebbe ragion d'essere, infatti, se non si immaginasse un'eventuale responsabilità civile e penale. Quindi, siamo di fronte a un'eutanasia o no? E se non è eutanasia, perché allora ci sarebbe bisogno di dire che il medico è esente da responsabilità? Una legge esenta un medico che ha la responsabilità delle scelte; di fronte ai casi concreti è la legge a dire che quello è esente da responsabilità. Insomma, entriamo in una sfera veramente complicata, discutibile e opinabile.

Prima il senatore Scilipoti Isgrò giustamente richiamava anche altri tipi di dimensione della riflessione, ma io non li evoco, senatore Scilipoti Isgrò, per evitare di rafforzare con altre motivazioni queste argomentazioni. Mi attengo a discorsi proprio di natura medica, scientifica, sanitaria e di tutela della vita, che è un tema che non deve essere solo dei credenti ma di tutti. Io sono credente, però ritengo che anche un ateo si debba confrontare sui temi fondamentali della vita - come nasce e come finisce - e della genitorialità. Ne discutemmo in altre occasioni su altri provvedimenti: come nasce un bambino e qual è la genesi fisica della nascita. Il diritto naturale si chiama tale perché riprende dalla natura ciò che avviene secondo princìpi naturali; non è certo la legge a decidere come nascono i bambini. Qualcuno pensa che anche questo si debba fare.

Riteniamo quindi che si stia percorrendo un crinale pericoloso su varie materie per cui una legislazione oscura e opaca deve decidere tutto, anche rispetto al ruolo di quella che abbiamo definito l'alleanza terapeutica. Non voglio insistere su concetti già illustrati, ma questo disegno di legge - che ci auguriamo venga modificato - pone questioni importanti: ha attraversato varie legislature e ne hanno discusso al loro interno tutti i partiti e i Gruppi parlamentari. Io stesso, che sono contrario a questo provvedimento, tengo conto di motivazioni emerse - anche diverse da quelle che porto avanti io - che con altri colleghi abbiamo registrato essere prevalenti nel nostro Gruppo.

Quando prima ho parlato dell'emendamento contro l'accanimento terapeutico, che avete respinto, ho sostenuto un principio che dovrebbero difendere coloro che vogliono questa legge e che quindi dicono che, a un certo punto, la vita va via. Anche lì c'è una contraddizione: di fatto non volete che si scandisca un no più preciso all'accanimento terapeutico, che chi è contro questa legge, sotto altri profili, invece, ritiene di mettere al bando.

In questi emendamenti, che certamente non approverete, si parla del consenso informato, della relazione di cura, del rapporto tra paziente e medico e anche di una relazione in cui sono coinvolti i familiari e un eventuale fiduciario. Credo che su questi temi ci debba essere una riflessione. La discussione su questo provvedimento non è un'incombenza: «Tiriamo via, sospendiamo e finiamo alle 18; poi giovedì a mezzogiorno…». No, è una decisione fondamentale, sulla quale sappiamo esserci talmente tanti dubbi che anche quelli che la votano più entusiasti, contemporaneamente, intendono correggerla alla Camera. Quindi, le nostre critiche sono fondatissime e su questo aspetto insisto, perché il crinale dell'esaurirsi del rapporto tra vita e morte è quello.

Prima avete anche respinto un altro emendamento che la senatrice Rizzotti aveva presentato citando Convenzioni internazionali in cui si precisa che l'idratazione e il nutrimento non sono procedure mediche, ma devono essere somministrate fino a quando possono attivare reazioni fisiologiche (è ovvio, poi, che a un certo punto anche quella fase si esaurisce).

Ma avete votato anche contro la scienza e questo è ancora più grave, collega Scilipoti Isgrò. Di altri piani, infatti, si può dire che non li si condivide e che non li si segue, ma quando si viene alle Convenzioni internazionali e ai deliberati della scienza, gli scientisti per eccellenza dovrebbero, più di noi, uniformarsi ai princìpi della scienza, che sono una dimensione del sapere umano e della decisione umana, non l'unica per tutti, ma certamente sono un aspetto importante.

Qui voi state votando anche contro la scienza, contro la scienza medica e contro le deliberazioni delle organizzazioni internazionali. L'oscurantismo, che a volte viene attribuito a chi contrasta questa legge, è proprio di chi, in maniera ideologica, apodittica e pregiudiziale, vota anche contro deliberazioni scientifiche.

E io mi meraviglio che il fronte oscurantista sia così ampio, quando invece dovrebbe essere meno folto, per lasciare poi la decisione su quelle fasi di vita a quella che ribadisco essere l'alleanza terapeutica, che noi sottolineiamo e rilanciamo anche con questo giusto e sacrosanto emendamento.

Io non so quale sarà l'esito della votazione finale di giovedì, anche se si possono fare delle facili previsioni. So, però, che non finisce qui il dibattito su tali questioni: saranno medici e operatori della sanità, infatti, a contestare l'incostituzionalità dell'obbligo eutanasico che deriva da queste legge. E nessuna legge, cari colleghi, potrà trasformare in potenziali omicidi dei medici che non volessero aderire a questo principio legislativo: si richiameranno alla Costituzione, ai princìpi fondamentali, e poi chissà come deciderà la Corte.

Credo, pertanto, che vi sia ancora lo spazio per delle correzioni essenziali a questa legge, se proprio la si deve approvare. Questa è una di quelle e vogliamo resti agli atti di questo dibattito la riflessione, l'approfondimento e il senso di responsabilità - non voglio dire la saggezza - di chi fa osservazioni motivate, non ideologiche, ma sicuramente più scientifiche degli anti-scientisti che bocciano anche le Convenzioni internazionali sull'idratazione e sul nutrimento. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII e dei senatori Compagna e Quagliariello).

CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole su questo emendamento che va nella stessa direzione di quello che - ahimè - è stato respinto qualche minuto fa, l'1.957, che parla di alleanza terapeutica tra il medico e il paziente.

I nostri emendamenti sono di buon senso: qui non c'è niente di politico, di ostruzionistico, di tecnicamente non condivisibile; sono tutti emendamenti di buon senso. Sono emendamenti che potrebbero essere approvati tranquillamente ma - ahimè - siamo ai titoli di coda della legislatura e, di conseguenza, come avevamo detto in discussione generale, qui non verrà approvato nulla. Lo dico anche per chi ci sta ascoltando, che magari nutre delle speranze dalla trattazione di questi emendamenti. Non si voterà a favore di nulla.

Quando si parla di alleanza terapeutica tra medico e paziente, si chiede soprattutto il rispetto della professione medica. Quando un individuo diventa medico, non lo fa per uccidere le persone ma per salvarle. In questo caso, con il provvedimento in esame con cui si autorizzerà l'eutanasia, si toglie invece anche quella destinazione e quell'input che si dà alla professione medica: quella di cercare di salvare la vita.

Questo emendamento va in quella direzione. Noi siamo dell'idea di votare a favore, ma tanto non passerà perché comunque la media delle votazioni l'abbiamo già vista e di conseguenza stiamo solo facendo accademia: stiamo facendo testimonianza, esprimendo le nostre posizioni. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.963, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, identico all'emendamento 1.964, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.966, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, fino alle parole «persona malata».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.967.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.968, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.969, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.970, identico all'emendamento 1.971.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, intervengo anche sull'emendamento 1.973. Questi emendamenti mirano a reinquadrare correttamente il tema del consenso informato come presupposto e non come atto fondante della relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico. Nell'esperienza concreta che si è fin qui registrata, infatti, il consenso informato, lungi dal costituire l'atto fondante dell'alleanza terapeutica è stato spesso ridotto a mero atto burocratico funzionale, più che altro serve ad offrire una tutela al medico rispetto a eventuali e futuri contenziosi.

Questa lettura del consenso informato è riduttiva e fuorviante, perché il consenso informato deve essere a monte della relazione tra medico e paziente, che deve invece divenire una vera e propria alleanza terapeutica e non, come questa legge vorrebbe, un mero atto legale e burocratico fatto solo di moduli da leggere e da compilare.

Signor Presidente, questi due emendamenti al nostro esame provano a reinquadrare questo punto fondamentale e a farne un atto vero e vivo, sottraendolo alla burocrazia.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.970, presentato dal senatore Quagliariello e da altri senatori, identico all'emendamento 1.971, presentato dal senatore Gasparri e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.973, presentato dal senatore Quagliariello e da altri senatori, fino alle parole «è parte».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.974 a 1.976.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.972, presentato dal senatore Romano e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.977, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.5004.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, intervengo anche sul successivo emendamento 1.5005, perché questi due emendamenti fondano la propria ragion d'essere su una corretta definizione del rapporto tra medico e paziente, la cosiddetta alleanza terapeutica, che deve determinarsi nel processo di redazione delle DAT.

In particolare, ciò è motivato dal fatto che anche in una situazione estrema in cui il soggetto, cioè il paziente, non è più in grado di esprimersi, il rapporto di fiducia che lo lega al suo medico - a volte sin dalla nascita - si concretizza nel dovere del medico di prestare tutte le cure di fine vita, agendo sempre nell'interesse esclusivo del bene del paziente. Non si può non tenere in debita considerazione che le dichiarazioni anticipate di trattamento sono sicuramente espressione della libertà del soggetto di esprimere i propri orientamenti circa i trattamenti sanitari cui deve essere sottoposto nell'eventualità di trovarsi in condizioni di incapacità di intendere e di volere ma, allo stesso tempo, lo privano della possibilità di contestualizzare e di attualizzare la sua scelta. Il diritto di autodeterminazione, per non divenire costrizione tirannica su se stesso, deve sempre lasciare uno spiraglio alla revisione e persino alla contraddizione. Questo è vero soprattutto quando la persona si riferisce ad uno stato che non conosce, di cui non ha avuto esperienza.

Noi sappiamo che la libertà deriva anche da un dato di esperienza effettivo. In caso contrario, se di questo dato di esperienza non si tiene conto, la libertà si trasforma in quella che è stata opportunamente definita da alcuni filosofi «presunzione fatale»; presunzione fatale di poter determinare il proprio destino una volta per tutte, senza tenere conto dei mutamenti, delle trasformazioni, delle sorprese, della meraviglia che la vita sa riservare ogni giorno.

Questa concezione di libertà aperta all'empiria e alla relazione, e per questo mai assoluta, interpreta, signor Presidente, un'idea di laicità comune a credenti e non credenti. Se è vero che per un credente la vita è aperta a qualsiasi determinazione fino in fondo, è altrettanto vero che per un laico liberale il futuro è aperto per definizione; se lo si chiude, se lo si lega a una dichiarazione anticipata, magari anche di molti anni, in realtà si finisce per contraddire l'idea stessa di libertà.

Con questi due emendamenti abbiamo inteso che il concetto di alleanza terapeutica rappresenti la possibile traduzione di questa concezione della libertà, conferendo al paziente l'autonomia di orientare le sue scelte terapeutiche in un contesto per lui ignoto, e al medico la responsabilità, nella situazione data, di attualizzarne le indicazioni. In questo contesto, il medico può assumere in maniera corretta le decisioni più opportune per il paziente, tenendo conto attentamente della sua volontà alla luce di nuove circostanze che si sono eventualmente venute a creare e sempre in applicazione del principio della tutela della salute e della vita umana, secondo i princìpi di precauzione, proporzionalità e prudenza.

Signor Presidente, visto che gli emendamenti - diciamo così - sul divieto di eutanasia sono caduti, questa concezione della libertà del paziente e della responsabilità del medico traducono, a nostro avviso, l'esatto confine che passa tra l'esplicazione di dichiarazioni anticipate di volontà e invece una concezione più rigida che, per forza di cose, finisce per invadere un altro campo, quello dei trattamenti eutanasici. (Applausi della senatrice Fucksia).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Salutiamo gli studenti di diritto costituzionale della LUMSA di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune.

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn.
2801, 5, 13, 87, 177, 443, 485 e 1973 (ore 13,18)

ROMANO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMANO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, chiedo un aggiornamento per quanto riguarda il mio emendamento 1.972.

PRESIDENTE. È stato già respinto.

ROMANO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Ma io avevo alzato la mano per poter intervenire.

PRESIDENTE. Senatore Romano, io l'ho vista quando sono arrivato all'emendamento 1.5004; prima non l'avevo vista.

ROMANO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Mi dispiace, ma io ho alzato la mano. Essendo un mio emendamento, tenevo particolarmente...

PRESIDENTE. Se tutti dovessero parlare sui propri... Io come faccio a saperlo?

ROMANO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, la ringrazio dell'accoglienza che lei ha voluto riservarmi, e ringrazio anche i suoi collaboratori, perché avevo alzato la mano e avevo tutto il diritto e il titolo per poter intervenire su un mio emendamento.

Mi riserverò evidentemente non solo di esprimere il mio dissenso (che esprimo già immediatamente e ufficialmente), ma anche di essere presente attentamente e chiedere anche la vostra attenzione quando ci saranno emendamenti nell'ambito dei quali vorrei intervenire. Grazie ancora.

PRESIDENTE. A lei.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, intervengo a proposito di questi emendamenti e di quelli successivi, tra i quali uno a mia prima firma, l'emendamento 1.982, sempre con riferimento al rapporto tra medico e paziente; rapporto che, pur dovendo necessariamente basarsi sulla fiducia e sul rispetto reciproci, non potrà mai essere simmetrico. È infatti il paziente che si affida al medico e non viceversa, mentre è il medico che ha una precisa responsabilità nei confronti del paziente, conformemente al codice deontologico. In questo caso invece si determina addirittura una asimmetria rovesciata: è il paziente che esprime anticipatamente un ordine vincolante ed il medico è chiamato ad eseguirlo ed è proprio su questo punto, come ha detto poco fa il collega Quagliariello, che si consuma il confine che ci conduce all'eutanasia.

È davvero ben strana la storia dell'esame parlamentare di questo provvedimento, nel quale molti in queste Aule e al di fuori di esse ravvisano significativi elementi che conducono a pratiche eutanasiche; non ci è però consentito di esprimere un voto esplicitamente contrario ad esse, in modo da definire un paletto non superabile, quello proprio dell'eutanasia. Si è detto molto fuori di queste Aule, anche autorevolmente, che occorre evitare tanto l'accanimento terapeutico quanto l'eutanasia, ma qui dentro non ci è consentito esprimere un voto che ci permetta di chiarire una volontà che almeno in teoria è anche di molti di coloro che sostengono il provvedimento in esame, quella cioè di voler essere contrari alle pratiche eutanasiche.

Quando il medico si riduce a mero esecutore, quando nella sua attività lo si priva di ogni riferimento a codici deontologici, in quel momento si determina questa sorta di sovranità assoluta dell'individuo, di cui poco fa parlava criticamente un liberale indiscutibile come il senatore Compagna, e si sceglie quindi la via dell'autoannichilimento della persona, che a mio avviso diventa autoannichilimento dell'intera società.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, siamo su uno dei punti fondamentali del dibattito che noi vogliamo richiamare e sottolineare. Abbiamo già parlato di tutto ciò che avviene nel campo della professione medica. Io sono giornalista e non medico, ma credo che in quest'Aula ci siano molti medici - come è normale che sia - i quali sanno meglio di me che anche il codice deontologico medico agli articoli 33 e 35, che illustrano molto meglio delle mie parole le verifiche e i comportamenti che fanno parte dell'esperienza del medico, è molto più chiaro e migliore del disegno di legge in discussione.

Noi stiamo quindi andando contro le convenzioni internazionali, che un emendamento della senatrice Rizzotti richiamava in riferimento a idratazione e nutrimento, ma anche contro - in questo momento ci sono degli studenti che ci stanno osservando dalle tribune - le procedure dell'attività legislativa, atteso che stiamo correggendo questo disegno di legge, che non è ancora stato approvato, con un emendamento alla legge di bilancio che introduce la banca dati nazionale delle disposizioni anticipate di trattamento e che dovrebbe essere approvato. Siccome se si modifica questo testo in Senato, questo poi deve tornare alla Camera e non si sa se si fa in tempo, si modifica il presente disegno di legge con un altro veicolo attualmente all'esame Camera, cioè con la legge di bilancio; questo è un modo singolare e poco razionale di legiferare. Se si dovesse spiegare come si approvano le leggi, occorrerebbe dire che a volte si fanno in modo confuso, anticipando in un'altra legge la correzione di una legge che non esiste.

In questo caso riteniamo che il concetto dell'alleanza terapeutica - lo vogliamo ribadire - sia il fondamento vero delle decisioni da assumere. Come ho detto prima, ognuno di noi nella vita ha avuto un'esperienza in cui si esaurisce la vita di un congiunto o di un parente e in cui il medico a un certo punto ci ha messo di fronte all'amara realtà, dopo le cure e dopo tutto quello che viene fatto. Tutti quindi sappiamo che ovviamente la vita si esaurisce e abbiamo addirittura chiesto di vietare l'accanimento terapeutico in modo ancora più esplicito e avete opposto un rifiuto. Mi chiedo quindi per quale motivo ora si dica di no all'alleanza terapeutica, che è l'unico vero concetto in cui la famiglia, il medico, il paziente o un fiduciario possono fare delle valutazioni sotto il profilo medico, sanitario, della qualità di vita, dell'efficacia o meno dell'idratazione e del nutrimento, che quando non sono più in grado di attivare processi fisiologici non hanno più senso neanche loro. Vi è quindi un furore ideologico che nasconde una volontà - poi quando lo diciamo qualcuno si arrabbia - di introdurre un principio di eutanasia. Tanto è vero che poi al medico si dice che non sarà responsabile penalmente e civilmente. Chi l'ha detto? E dove si decide? Poi ci sarà una legge che verrà superata da un'altra legge; ci sarà un principio costituzionale che sarà invocato dalla coscienza del medico.

Stiamo quindi facendo una legge che entra in sfere molto delicate e complesse e che apre un contenzioso, perché non c'è solo il contenzioso che qualcuno ha aperto in passato, ottenendo pronunciamenti della Cassazione che sono stati arbitrariamente interpretati, visto che anche su casi eclatanti che nel passato hanno scandito la vita italiana e anche la vita di questa Assemblea del Senato ci sarebbe molto da dire: sentenze che non erano sentenze e pronunciamenti che non erano pronunciamenti. Leggi fatte male aprono la strada a sentenze fatte peggio e a incertezze ancora maggiori. Solo che stiamo parlando della vita e della morte delle persone. È allora molto meglio richiamarsi all'alleanza terapeutica tra chi ha la competenza - nel caso del medico - e i familiari e le altre persone che possono assumere decisioni curative che non questa normativa che aprirà la strada all'eutanasia; poi arriverà qualche sentenza, poi qualche contestazione e poi, com'è successo per altre materie altrettanto rilevanti e delicate, andrà tutto davanti alla Corte costituzionale che forse "praticherà l'eutanasia" su una legge sbagliata, in quel caso agendo legittimamente.

Quindi vi invitiamo a votare a favore del principio dell'alleanza terapeutica per affidare al buon senso, alla competenza, alla scienza e alla coscienza di medici e familiari le decisioni che vanno prese, invece che imporre con una legge delle norme che vanno contro il codice penale, tant'è che si dice: chi lo farà, non è colpevole. Si sa già, evidentemente, che non tutto quadra.

Legiferare così è molto sbagliato, cari studenti. So che non bisogna rivolgersi agli studenti, ma alla Presidenza, ma oltre a fare la visita, in questo modo approfondiscono anche le modalità con cui si fanno le leggi e queste sono molto discutibili e sbagliate, come metodo prima ancora che nel merito, caro Presidente. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5004, presentato dal senatore Quagliariello e da altri senatori. (Sul tabellone non appaiono gli esiti della votazione). Riproviamo con la simulazione di una votazione di supporto per vedere se riusciamo a sbloccare il sistema (sul tabellone non appaiono gli esiti della votazione. Il sistema è bloccato). Nulla da fare, il sistema si è guastato. Questo è un messaggio subliminale del sistema di votazione elettorale per indurci a più miti consigli.

Stante l'attuale malfunzionamento del sistema di scrutinio elettronico, annullo la votazione dell'emendamento 1.5004 e sospendo la seduta. Ovviamente, essendo già stato posto in votazione con scrutinio nominale elettronico, non sarà ammessa la richiesta di scrutinio segreto sull'emendamento 1.5004.

Apprezzate le circostanze, rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

Comunico altresì ai membri del comitato ristretto della Giunta per il Regolamento che lo stesso è convocato nell'adiacente sala Pannini durante la sospensione dei lavori.

Sospendo la seduta fino alle ore 15.

(La seduta, sospesa alle ore 13,29, è ripresa alle ore 15,03).

Presidenza del presidente GRASSO

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2017 (ore 15,03)

Approvazione della proposta di risoluzione n. 1. Reiezione delle proposte di risoluzione nn. 2, 3, 4 e 5

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2017».

Avverto che, conformemente alle determinazioni adottate dalla Conferenza dei Capigruppo di martedì 5 dicembre 2017, dopo le comunicazioni si passerà direttamente alle dichiarazioni di voto sulle proposte di risoluzione presentate.

Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Gentiloni Silveri.

GENTILONI SILVERI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, credo che siamo tutti consapevoli del fatto che, con il passare degli anni, le comunicazioni del Governo in vista del Consiglio europeo sono un momento sempre meno cerimoniale e sempre più importante, e non solo perché la discussione e il confronto che avvengono in sede parlamentare sono di grande rilievo per il Governo, ma, in generale, anche per la rilevanza che spesso hanno le riunioni del Consiglio europeo.

In occasione della riunione che si svolgerà giovedì e venerdì verranno prese delle decisioni su alcune questioni abbastanza significative e, soprattutto, sarà avviata o proseguita una discussione su temi assolutamente cruciali per il futuro dell'Europa, per cui c'è un po' un doppio binario tra temi particolari, sui quali il Consiglio europeo deciderà, e temi molto generali, sui quali proseguirà o avvierà il confronto.

Credo che la posta in gioco sia particolarmente alta. In effetti, ripercorrendo molto rapidamente ciò che è capitato negli ultimi due anni, abbiamo avuto in fondo un 2016 con un doppio shock per l'Unione europea e per il progetto europeo: ci sono stati il risultato del referendum britannico e, per certi versi, anche il risultato delle elezioni americane, che hanno configurato in un modo diverso i rapporti tra l'Europa e il suo storico e attuale principale alleato. Si potrebbe poi dire che il 2017 è stato l'anno della risposta a questo doppio shock, di una ripresa di speranza e di impegno dal punto di vista dello slancio europeista, con alcune decisioni, incontri e con alcuni risultati elettorali.

Adesso siamo alla vigilia del 2018: un anno che può rivelarsi decisivo perché alla fine si vedrà se, dal risveglio europeista di cui siamo stati testimoni nelle forme più diverse nel corso dell'anno che sta terminando, si passerà a una fase di passi concreti in direzione dell'attuazione di alcune delle dichiarazioni, delle ispirazioni e dei progetti che si sono sentiti in questi mesi; oppure se saremo condannati un po' a un anno di surplus, a causa della durata, più lunga del previsto, del negoziato per la formazione del nuovo Governo tedesco, nonché a causa dell'attesa per le elezioni nel nostro Paese o, in generale, per mancanza di determinazione, di coraggio e di unità da parte dei Governi europei.

Credo che l'Italia abbia tutto l'interesse a evitare questo rischio, a evitare cioè il rischio di un 2018 in cui le prospettive, gli orizzonti e le ambizioni che si sono manifestati negli ultimi mesi finiscano per essere delusi. E, quindi, è importante che si vada a queste discussioni con propositi e idee piuttosto chiari, risoluti e definiti.

Faccio un passo indietro semplicemente per informare il Senato dei temi, per quanto circoscritti, sui quali si prenderanno delle decisioni, prima di passare a quelli più strategici ai quali l'Italia porterà le posizioni del nostro Paese.

La decisione principale riguarderà, nella giornata di venerdì, la presa d'atto dei risultati che consideriamo positivi della prima fase del negoziato con il Governo britannico. Un anno dopo la scelta del referendum, la decisione a maggioranza, che ovviamente abbiamo sempre considerato con rispetto, dell'elettorato del Regno Unito di uscire dall'Unione europea è stata certamente uno shock per noi, ma ha creato problemi molto rilevanti da ogni punto di vista, politico ed economico - certamente noi non abbiamo alcun compiacimento nel registrarli - allo stesso Regno Unito. Era l'apice di una fase di crisi. È stata in fondo una sveglia per l'Unione europea e ciò che è successo nell'anno e mezzo successivo non ha contribuito a diffondere gli atteggiamenti divorzisti in ambito europeo. Non mi pare che dall'esito del referendum britannico e da ciò che è capitato al Regno Unito dopo il referendum ci sia stata una grande disseminazione di posizioni antieuropee e vogliose di imitare quella soluzione e quel risultato. Al contrario, oggi ci sono difficoltà evidenti nel Regno Unito, alle quali dobbiamo guardare con il rispetto che si deve a un Paese amico e alleato dell'Italia in tantissime occasioni della storia recente e, tuttavia, constatando che la scelta di uscire è stata veramente difficile.

I negoziati hanno raggiunto progressi sufficienti. E ciò verrà sancito dal Consiglio europeo nella giornata di venerdì nei tre dossier che erano all'ordine del giorno di questa prima fase, come già sapete. Innanzitutto ci sono i rapporti con la questione irlandese. Sarebbe stato molto pericoloso che l'uscita dall'Unione europea riaccendesse la questione irlandese. Si è arrivati a una definizione per la quale non ci saranno controlli di confine né tra Belfast e Dublino, né tra Belfast e Londra. Non sarà facile tradurre questa scelta in pratiche concrete, ma credo sia un risultato importante.

In secondo luogo, si è risolta la discussione forse più difficile per l'opinione pubblica britannica sull'ammontare delle somme dovute dal Regno Unito al bilancio europeo. E si è risolta con piena soddisfazione dei negoziatori dell'Unione europea perché - senza entrare nel dettaglio delle cifre - si è riconosciuto l'impegno da parte britannica di corrispondere tutto ciò che è dovuto al bilancio europeo, inclusi la Banca europea degli investimenti e altre agenzie con alcune limitatissime eccezioni, sulle quali la discussione continua.

In terzo luogo - è la cosa che forse interessa di più una parte dei nostri connazionali, alcune centinaia di migliaia di italiani che vivono nel Regno Unito - si è risolta la questione dello status dei cittadini comunitari che risiedono nel Regno Unito, riconoscendone i diritti acquisiti e anche dichiarando una volontà da parte del Governo di Londra di rendere il più facile possibile la transizione da unostatus all'altro. Ci sarà, quindi, la conversione automatica degli attuali documenti di residenza nei nuovi certificati; uno dei punti apparentemente marginali, ma più rilevanti della discussione. Anche a tal riguardo ci sono alcuni aspetti secondari ancora in discussione, ma credo verranno risolti.

Dobbiamo tuttavia essere consapevoli che la seconda fase del negoziato con Londra non sarà più semplice, ma più complicata della prima fase. Come sempre, i divorzi sono più difficili dei matrimoni e, in questo caso, è evidente che definire le relazioni tra l'Unione e il Regno Unito diventato Paese terzo sarà un'operazione molto complessa dal punto di vista giuridico, tecnico, economico e amministrativo. Credo che noi italiani dobbiamo predisporci a questo esercizio con l'atteggiamento di amicizia che abbiamo sempre avuto, difendendo i nostri interessi nazionali, ma sapendo che la strada del no deal, di non trovare un accordo e lasciare tutto alle regole dell'Organizzazione mondiale del commercio, sarebbe un ripiego negativo e pericoloso. È quindi nell'interesse dell'Europa e del nostro Paese arrivare a un'intesa. E si tratterà di un'intesa che molto probabilmente avrà due fasi distinte: una fase di transizione, di un paio di anni, dalla data fatidica del 29 marzo 2019, in cui avverrà la separazione del Regno Unito dall'Unione europea e, poi, vi sarà un nuovo regime di rapporti tra l'Unione e il Regno Unito. È bene comunque che la prima fase si sia conclusa con soddisfazione da parte dei negoziatori europei e con un grado di unità dei 27 Paesi dell'Unione assolutamente rimarchevole. Se qualcuno quindi pensava di poter gestire questo negoziato facendo leva su divisioni tra i Paesi dell'Unione europea, ha sbagliato i propri conti e, da questo punto di vista, l'atteggiamento è molto positivo.

Per quanto riguarda le altre due decisioni che verranno prese nel Consiglio europeo, la prima concerne il settore della difesa, la cooperazione rafforzata nel campo della difesa e il varo di alcuni progetti industriali di difesa comune. Sarà una decisione in qualche modo solennizzata dal Consiglio europeo. Se dicessi che è una decisione di per sé all'altezza della domanda geopolitica di Europa che c'è in questo momento nel mondo, obiettivamente andrei un po' al di là della realtà di queste decisioni. Stiamo sempre parlando di primi passi, sia pur positivi e incoraggianti; incoraggianti soprattutto da due punti di vista. In primo luogo si parla di progetti industriali comuni. Noi ci stiamo portando avanti su alcune materie, e penso - ad esempio - alla cantieristica e all'accordo che abbiamo fatto alcuni mesi fa. E dall'altra parte, questo accordo, definito Pesco in gergo, di cooperazione rafforzata sulla difesa, riguarda un certo numero di Paesi e non tutti i 27 o 28 dell'Unione europea. È una prima e significativa traduzione in pratica di un principio che abbiamo affermato nella dichiarazione di Roma del marzo scorso e, cioè, che nella famiglia dei 27 o 28 Paesi è possibile, anzi è necessario, in alcuni campi, che ci siano livelli di integrazione diversa. Non si può costringere l'Unione europea in tutte le materie a marciare alla velocità del ventottesimo vagone. Se c'è un gruppo di Paesi - in questo caso si tratta di quasi una ventina - che decide, sul terreno della difesa e anche del ruolo geopolitico, di fare un passo più lungo, è positivo che avvenga e naturalmente l'Italia è sempre all'interno di questi formati più avanzati.

La terza e ultima decisione di rilievo che viene presa dal Consiglio europeo riguarda il campo della cultura, l'educazione e l'istruzione, rispetto al quale, su spinta del nostro Paese e della Francia, si è svolta una discussione, in un recente vertice in Svezia. Da essa sono scaturite alcune decisioni concrete che verranno adottate nel Consiglio europeo, e che riguardano alcune materie che fanno parte di uno di quei motori dell'Unione e della coesione europea, di cui forse discutiamo meno, ma che per l'opinione pubblica, e in particolare per i giù giovani, rappresentano spesso l'essenza stessa dell'Unione europea: la sfida dell'istruzione, la sfida culturale.

Le decisioni che prenderà il Consiglio europeo riguardano: in primo luogo, il multilinguismo, con la scelta di uniformare in tutti i Paesi dell'Unione la presenza, oltre alla lingua madre, di almeno due lingue straniere nei diversi corsi di istruzione; decisione non marginale, importante, che offre prospettive anche per la diffusione della nostra lingua, tra l'altro, in diversi Paesi europei. In secondo luogo, riguardano - proposta italiana - l'istituzione di una Carta europea dello studente, che verrà costruita insieme e darà accesso a diverse facilitazioni, soprattutto per istituzioni culturali e di mobilità. In terzo luogo, concernono la destinazione di fondi molto più significativi al programma Erasmusplus e, infine, l'individuazione di una rete di università europee, che all'inizio sarà una rete di convergenza tra università europee, più che la costituzione ex novo di eccellenze, ma che al suo interno avrà anche il sostegno a università che già oggi svolgono una funzione a livello europeo.

Il punto di partenza è che noi abbiamo ottime università nel nostro continente europeo, e ne abbiamo di ottime anche in Italia. Se mettiamo, però, insieme le forze e le competenze, forse possiamo avere livelli di eccellenza in ambito universitario che al momento non sono così immediatamente raggiungibili, e comunque sono raggiunti o da singoli Paesi europei (il Regno Unito) oppure da Stati Uniti, Cina e altri grandi player globali.

L'Europa può e deve avere un ruolo maggiore da questo punto di vista. Credo che dobbiamo essere orgogliosi del fatto che il nostro Paese su questi temi, come sempre, faccia un po' da apripista, da battistrada e svolga il ruolo di uno di quei Paesi maggiormente convinti che la dimensione dell'Unione europea culturale, dell'istruzione e dell'educazione, sia fondamentale se parliamo dello spirito che deve animare il progetto dell'Unione.

Accanto alle decisioni che vi ho appena presentato, la riunione del Consiglio europeo avrà all'ordine del giorno una discussione che prosegue - si tratta di discussioni che vanno avanti da un certo periodo - sui temi migratori, su cui è molto importante che il Senato sia informato e si pronunci attraverso il confronto in Assemblea. Al contempo, ci sarà l'avvio - si tratta della partenza di un dibattito - di una discussione sulle prospettive dell'unione monetaria e bancaria europea e su tutti gli aspetti che a questa sono collegati.

Sulle politiche migratorie, il punto di partenza - per quanto ci riguarda - è che l'Italia, e non da oggi, si presenta più che mai con le carte in regola e a testa alta alla discussione europea sulla questione migratoria; carte in regola e testa alta che derivano, molto semplicemente, dai risultati che siamo riusciti a ottenere in questo periodo. E questi risultati sarebbero riconosciuti se ci fosse una epidemia di onestà intellettuale: cosa che non mi auguro, perché le epidemie sono sempre pericolose.

REPETTI (Misto-Ipl). È l'unica epidemia che ci auspichiamo!

GENTILONI SILVERI, presidente del Consiglio dei ministri. Sono risultati talmente evidenti che dovrebbero essere riconosciuti da tutti i Paesi; sostenuti - è il momento di sostenerli - e rivendicati con orgoglio dal nostro Paese.

Sono risultati, innanzitutto, sui numeri degli arrivi. Voi sapete che gli arrivi di migranti nel nostro Paese si sono ridotti su base annua del 33 per cento e si sono ridotti negli ultimi cinque mesi, dal primo luglio a oggi, del 69 per cento. Tradotta in termini reali, questa diminuzione dal primo luglio a oggi (sedici su diciassette) significa una riduzione di 80.000 unità - ripeto 80.000 unità - un risultato che, solo a prevederlo alcuni mesi fa o un anno fa, sarebbe stato francamente impensabile.

È un risultato isolato? Non voglio farla lunga. Voi sapete che esso è frutto di un lavoro enorme: lavoro diplomatico; lavoro di costruzione di capacità della Guardia costiera libica; lavoro di rapporti bilaterali con le autorità libiche, lavoro di rapporti con comunità locali, milizie, forze presenti in quel territorio; lavoro ai confini meridionali; lavoro con i Paesi di provenienza o di transito. Dietro queste cifre c'è non una bacchetta magica, ma il lavoro importantissimo svolto dal Governo negli ultimi mesi, che dobbiamo rivendicare a testa perché tutto il mondo ne è consapevole. (Applausi dai Gruppi PD, AP-CpE-NCD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE e della senatrice Repetti).

La parte di questo lavoro sul quale oggi stiamo con forza insistendo è quella parte che riguarda le condizioni dei migranti che sono in Libia, perché si è verificata una cosa molto semplice. Il fatto che l'Italia si sia mossa, abbia fatto un trattato bilaterale con la Libia e ottenuto i risultati di cui parlavo, ha avuto tra le sue conseguenze positive che, finalmente, si sono accesi i riflettori sulla situazione dei diritti umani in Libia. È merito nostro. Non è merito di qualcuno che oggi racconta queste cose come se avesse scoperto una realtà imprevedibile! (Applausi dai Gruppi PD, AP-CpE-NCD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE e della senatrice Repetti).

È grazie all'accordo e al trattato tra Italia e Libia che oggi le organizzazioni delle Nazioni Unite sono in grado di essere presenti e di intervenire sul territorio libico. È grazie al trattato bilaterale che oggi l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, che è l'organizzazione ONU che si occupa dei migranti economici, ha portato i rimpatri volontari assistiti dalla Libia verso altri Paesi africani dalla cifra di poco meno di 3.000 dell'anno scorso alla cifra superiore ai 15.000 di quest'anno; e potrebbe superare la cifra di 20.000-25.000 entro la fine dell'anno.

Moltiplicato per dieci il lavoro di rimpatri volontari assistiti fatti dall'OIM in Libia. (Applausi dai Gruppi PD, AP-CpE-NCD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE e dei senatori Buemi e Repetti).

Contemporaneamente, sono diminuiti gli arrivi dai Paesi di transito in Africa. A mio parere - ne sono stato testimone diretto sia negli anni scorsi che nelle ultime settimane - c'è stata una straordinaria assunzione di responsabilità da parte di molti Governi africani nel rendersi conto della situazione. In questo, anche la denuncia delle condizioni umanitarie in Libia ha avuto un impatto positivo, perché ha creato un effetto shock nei Governi africani. L'Africa è un continente che fonda la propria identità sul rifiuto dello schiavismo. E, quindi, pensate che cosa possa significare, in un continente come quello, vedere le immagini circolate in questi mesi: ha provocato un cambiamento di atteggiamento. Diversi Paesi, che naturalmente sulle rimesse dei migranti comprensibilmente reggono una parte significativa della propria economia, fanno fatica a raccontare alle loro comunità e alle loro opinioni pubbliche che si fanno dei rimpatri, soprattutto se non sono volontari. E tuttavia, nelle ultime settimane, di nuovo, grazie a quello che siamo stati capaci di iniziare nel rapporto con la Libia e con l'Africa, hanno aperto la strada - lo si è visto al vertice di Abidjan tra l'Unione europea e l'Unione africana - alla possibilità non indifferenziata - non certo sbandierata, perché non sarà mai un elemento di consenso all'interno dei loro Paesi - di questi rimpatri.

La domanda che quindi rivolgeremo ai nostri amici dell'Unione europea, nel corso della discussione che si farà sui temi migratori, è se su questi risultati - lo dico con orgoglio, ma anche aggiungendo la parola purtroppo - che sono prevalentemente risultati dell'azione italiana, sia pure sostenuta economicamente dalla Commissione europea, dalla Germania e da qualche altro Paese, ma non certo dall'insieme degli Stati membri, neanche sul terreno economico, sia giunto finalmente il momento di investire tutti insieme come Paesi dell'Unione europea. (Applausi dai Gruppi PD,AP-CpE-NCD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE e della senatrice Repetti).

Io sono relativamente più ottimista, e non perché siano diventati tutti improvvisamente più collaborativi, ma per quello che siamo riusciti a fare. Mi ha colpito il fatto - giusto per citare un dato - che il gruppo dei quattro Paesi di Visegrád (Ungheria, Cechia, Slovacchia e Polonia), che è quello più distante da noi, se parliamo della dimensione interna delle migrazioni, ha annunciato qualche giorno fa che vuole contribuire con 35 milioni. Si tratta di una cifra significativa: se ognuno, in proporzione al proprio bilancio, desse una cifra di questo genere, saremmo in grado di accompagnare l'azione dell'Italia con le risorse necessarie, e sarebbero in questo caso sufficienti. Questo gruppo di Paesi ha deciso di accompagnare l'azione italiana nella dimensione esterna con questo stanziamento e io non ho alcuna remora a dire che lo considero un fatto positivo. Questo non cambia in nulla la nostra posizione politico-culturale, non apre alcun varco all'idea che si possa abbandonare quel principio di obbligatorietà della solidarietà nei confronti dei rifugiati che l'Unione europea ha dichiarato e non è mai riuscita ad attuare. La posizione italiana non cambia di una virgola da questo punto di vista, e ciò deve essere molto chiaro. Al tempo stesso, però, se si allarga la disponibilità a riconoscere l'importanza di quello che stiamo facendo sulla dimensione esterna, credo sia molto importante.

Andiamo quindi a questa discussione, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, con l'orgoglio di essere contemporaneamente il Paese che dà il buon esempio in Europa nell'ambito della capacità di accogliere e salvare vite umane in mare e su come si possono infliggere ai trafficanti di esseri umani delle sconfitte serie, misurabili e io mi auguro stabili nel tempo. (Applausi dai Gruppi PD, AP-CpE-NCD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE e della senatrice Repetti). Questa è l'Italia che dobbiamo avere l'orgoglio di rivendicare.

Infine, faremo anche il primo giro di orizzonte su un tema che sarà, come quello migratorio, centrale nella discussione europea del 2018: il tema del futuro dell'Unione monetaria, dell'Unione bancaria e delle prospettive che si aprono da questo punto di vista.

Questa discussione, che al momento inizia venerdì mattina e dovrebbe arrivare a delle conclusioni nella seconda metà di giugno del 2018 - uso il condizionale perché sono già sul tappeto delle spinte e delle tendenze a prendersi un tempo più lungo, ma vedremo - comincia innanzitutto sulla base di proposte della Commissione. La Commissione ha fatto un pacchetto di proposte che l'Italia considera - come ho detto anche al presidente Juncker, apprezzando lo sforzo e l'impegno della Commissione da questo punto di vista - come una buona base di partenza. Tradotto dal gergo diplomatico, dire «buona base di partenza» vuol dire che noi apprezziamo lo sforzo fatto dalla Commissione e consideriamo che i temi che quelle proposte affrontano sono quelli che è giusto oggi mettere in discussione.

Riteniamo anche che su queste medesime proposte si possa e si debba andare più avanti, consapevoli - onorevoli senatrici e senatori - che un pezzo rilevante della famiglia europea vorrebbe andare più indietro, non più avanti, rispetto ad esse. Già nelle discussioni preparatorie del Consiglio europeo c'è stata una discussione piuttosto evidente tra posizioni che potremmo chiamare centro-nordiche e posizioni che potremmo chiamare mediterranee, con accenti diversi - per semplificare - da questo punto di vista.

Nell'insieme, però, io credo che stiamo andando comunque ad affrontare temi assolutamente decisivi. È decisivo che si crei un meccanismo di riserva - in gergo si dice un meccanismo di backstop - dell'unione bancaria, che sia comunitario e non affidato alle decisioni di singoli Stati. Il che vuol dire - cosa di cui non abbiamo potuto servirci nei mesi scorsi - che, di fronte a delle crisi bancarie che coinvolgono questo o quel Paese, c'è un meccanismo comunitario di riserva che copre ampiamente siffatta possibilità.

Positiva è l'idea di un Ministro delle finanze europeo, ma a condizione naturalmente che il suo compito sia lavorare per la convergenza dell'economia europea e per la crescita, e non certo trasformarsi in una specie di controllore della contabilità di economie di questo o quel Paese e preferibilmente dei Paesi dell'Europa mediterranea o meridionale. Questa seconda cosa ci farebbe dire: «no, grazie». Si dovrebbe accompagnare finalmente a una politica di bilancio comune, una politica che finalmente può anche avere delle risorse proprie a disposizione. E su questo ci ha lavorato molto una commissione presieduta dal senatore Monti, alcuni anni fa.

Il bilancio europeo può avere delle risorse proprie autonome, il che è fondamentale per avere una capacità di investire sui beni pubblici, sui beni comuni - ognuno li chiami come preferisce - europei. Noi abbiamo bisogno di avere capitoli di bilancio comuni europei che ci consentano di affrontare temi come le migrazioni, la sicurezza e la difesa, e mettano in piedi meccanismi di assicurazione sociale. L'Italia - per esempio - ha proposto un meccanismo di assicurazione sociale contro gli shock asimmetrici sul terreno dell'occupazione, e cioè quando in un Paese a causa di una crisi si crea un problema occupazionale specifico. Che bello sarebbe uno strumento di questo genere, finanziato da risorse proprie dell'Unione europea. Sarebbe un contributo fondamentale alla convergenza.

Avviandomi alla conclusione, l'obiettivo è sul tappeto, i temi sono sul tappeto. Si tratta di cogliere l'occasione costituita molto semplicemente dal fatto che, dopo una crisi economica molto rilevante, l'Unione europea, e l'eurozona in particolare, attraversa un periodo di crescita stabile e diffusa in tutti i Paesi. Ieri l'OCSE ha addirittura affermato che questa crescita è particolarmente accelerata in due Paesi: il primo è la Germania e il secondo è l'Italia. A noi sembra strano, ma è uscita una notizia di questo genere. Non vorrei suscitare discussioni inutili: noi siamo ancora al di sotto della media europea di crescita nel 2017. Il rapporto dell'OCSE parla di velocità, di ritmo di questa crescita. Ma questo ritmo e questa velocità sono un fatto incoraggiante per le nostre imprese e potenzialmente incoraggiante, se lavoriamo bene per la società, per il lavoro, per i problemi sociali che abbiamo davanti.

A che scopo utilizziamo questa condizione favorevole? Che obiettivo ci proponiamo come Italia? Che obiettivo mettiamo sul tavolo della discussione europea come Italia? Non lo so. Usiamo questa congiuntura favorevole per qualche ulteriore misura di natura contabile che, al limite, rischia di provocare delle crisi, invece che sanarle e prevenirle? Certamente no. Il punto è se abbiamo la forza e la capacità di usare questa situazione favorevole per proseguire nella strada che abbiamo seguito in questi anni di rispetto delle regole fissate dall'Unione, e per spingere l'Unione a una politica più espansiva, di maggiori investimenti, di maggiore autonomia del proprio bilancio, di maggiore capacità di una politica migratoria comune, di convergenza. Ciò significa che gli squilibri macroeconomici non sono soltanto quelli riguardanti i Paesi in deficit, ma anche quelli riguardanti i Paesi in surplus economico. E ciò per la semplice ragione che non correggere gli squilibri macroeconomici dei Paesi in surplus danneggia l'intera economia europea e a lungo andare anche quei stessi Paesi, perché investire servirebbe ai Paesi in surplus al loro interno, oltre che a dare ossigeno ai mercati e agli investimenti su scala europea.

Insomma, l'Italia fa parte di questa stagione tutto sommato positiva dal punto di vista macroeconomico; poi conosciamo le difficoltà che abbiamo sul piano sociale, i problemi che dobbiamo affrontare e risolvere, lungi da me metterli in secondo piano. Nel momento, però, in cui abbiamo dati incoraggianti sul terreno macroeconomico, il messaggio italiano è che non possiamo stare fermi e perdere questa occasione. Non possiamo e non dobbiamo. E faremo di tutto anche nel prossimo Consiglio europeo per spingere l'insieme dell'Unione a cogliere questa occasione in positivo per lo sviluppo e per il lavoro. (Applausi dai Gruppi PD, AP-CpE-NCD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) e della senatrice Repetti).

PRESIDENTE. Passiamo alle votazioni.

MONTI (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MONTI (Misto). Signor Presidente del Consiglio, mi dichiaro favorevole alla sue comunicazioni e vorrei mettere in luce due conseguenze per l'Italia derivanti dalla situazione a livello europeo che lei ha descritto in modo, a mio avviso, persuasivo. Il primo punto è l'atteggiamento dell'Italia nei confronti dell'Unione europea. Quelli tra noi più favorevoli all'Unione europea e che vorrebbero più Europa possono trarre incoraggiamento dall'evoluzione - che lei a grandi linee ha descritto - avvenuta negli ultimi diciotto mesi dopo il voto su Brexit. Non c'è stata diffusione degli atteggiamenti divorzisti - come lei li ha chiamati - e c'è stata un'unità tra i 27, nel negoziato con il Regno Unito, molto maggiore di quella che ci si poteva aspettare.

Va sottolineato però che non sono ancora consolidati i motivi di sollievo che, in diverse tappe, nel corso di questi diciotto mesi, ci hanno portati a ritenere che la situazione dell'Unione europea si stesse rafforzando. Questo, in parte perché i migliori atteggiamenti sono dovuti - come lei ha messo in luce - alla congiuntura economica più favorevole, in parte perché - non dimentichiamolo - a ogni elezione nazionale stiamo con l'orecchio teso e l'occhio attento per vedere cosa fanno i partiti meno favorevoli all'Unione europea e non è che sia una serie ininterrotta di trionfi per gli europeisti.

Quelli tra noi che invece hanno maggiori perplessità sull'Unione europea e sui vantaggi che l'Italia trarrebbe dall'Unione europea, secondo me, dovrebbero riflettere, perché il decorso dell'Europa negli ultimi diciotto mesi, in particolare dopo Brexit, mette in luce insegnamenti molto importanti sull'Italia. Perché?

Molte volte abbiamo sentito dire - credo in assoluta buona fede - che bisogna andare a Bruxelles con un altro animus: negoziare diversamente, battere i pugni sul tavolo, tenere sempre presente e far valere la minaccia che il nostro Paese potrebbe uscire dell'Unione europea. Abbiamo assistito all'esperienza Brexit, quella di un Paese che ha deciso, con modalità democratiche, di uscire dall'Unione europea. È il Paese, con tutto il rispetto per il nostro e per altri, più dotato storicamente di grande capacità e abilità di negoziato, nonché di grandissima forza d'urto, se mette insieme il proprio potere economico, diplomatico e politico; eppure abbiamo visto come un atteggiamento inizialmente spavaldo e di durezza si è risolto, da molti punti di vista, in uno scioglimento della posizione dell'Unione europea.

Proviamo a immaginarci, cari colleghi meno di me e meno di noi favorevoli e sensibili all'Unione europea, che cosa avverrebbe all'Italia, a un Governo italiano, se per caso fossero prese seriamente - come sempre bisogna sul piano dell'onestà intellettuale - le proposte di chi dice "andiamo a sbattere i pugni sul tavolo" o "al limite minacciamo l'uscita dall'Unione europea". Abbiamo avuto la fortuna di avere in questi diciotto mesi un test di laboratorio di cosa avverrebbe di fronte a tali atteggiamenti.

La seconda e più breve considerazione, signor Presidente del Consiglio, riguarda l'avvio delle discussioni sulla riforma dell'Unione monetaria, cui lei ha accennato. In particolare ha espresso un dilemma che ho trovato molto interessante quando ha detto: a cosa deve puntare l'Italia? Ad avere qualche misura contabile in più, che al limite può far peggiorare la situazione del Paese? Oppure abbiamo la forza e la capacità di sfruttare questa stagione, tutto sommato positiva (sono parole sue), per dare un contributo alla riforma della zona euro buono per l'Europa e buono per l'Italia? Mi sembra che lei non abbia dubbi nel puntare sulla seconda direzione. Pertanto, vorrei dirle che in un momento in cui la Commissione fa proposte generose e articolate come quella del Ministro delle finanze per l'eurozona, credo non si possa perdere questa rarissima occasione per far valere - finalmente - la logica economica e politica che sta a cuore all'Italia, quella cioè - lei l'ha ripetuto più volte - di dare una dignità di trattamento agli investimenti pubblici seri, monitorati e verificati come tali.

In che modo l'Italia potrebbe sorprendere oggi (anche con il Governo attuale, che non ha necessariamente una prospettiva di vita pluriennale) gli altri e sparigliare tra Francia e Germania? Proposte come quella del Ministro delle finanze per l'eurozona sono tutte istituzionali, richiederanno anni e ci piacciono. Tuttavia, noi - Paese che è stato il più grande beneficiario della flessibilità nell'applicazione delle regole (poi ognuno ha il suo giudizio sull'uso che è stato fatto di questa flessibilità) - vi diciamo: non è questa la strada, la scorciatoia su cui l'Italia vuole procedere nei prossimi anni. Vi chiediamo di inserire stabilmente gli investimenti pubblici tra le legittimità del Patto di stabilità e proponiamo che in futuro tutti si rinunci a una flessibilità che - lo abbiamo visto - si trasforma, per l'inevitabile pressione politica che esiste in ogni Paese, in più bonus e trasferimenti e meno investimenti pubblici. Credo che questo sia un contributo che l'Italia potrebbe prendere in considerazione.

Signor Presidente del Consiglio, concludo ringraziandola ancora per la sua relazione. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Buemi).

COMPAGNA (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente del Consiglio, per quanto riguarda questa prima fase del negoziato con la Gran Bretagna, spero anch'io, come è stato da lei suggerito, che giovedì e venerdì il vertice europeo possa essere un punto di riferimento obbligato e soddisfacente.

Rievocando però il percorso della Brexit, mi pare che si sia da lei accennato, con immagine letterariamente brillante, a un duplice shock incassato dall'Europa: quello della Brexit e quello dell'elezione di Donald Trump. Ovviamente, immagino che lo shock fosse da intendersi tra virgolette perché quando votano grandi democrazie, come sono entrambi i Paesi, nessun risultato può essere scioccante.

A proposito del rapporto con Trump, mi ha un po' sconcertato ascoltare da lei, oggi, che tra gli argomenti dell'ampia agenda del vertice europeo di giovedì e venerdì prossimi tutto figuri tranne l'argomento Israele. Francamente, mi pare un gesto di grande miopia e scarsa responsabilità. A questo proposito, uso una sua immagine: l'Unione europea non deve essere costretta a marciare alla velocità del ventottesimo vagone. È giusto, ma è anche vera una cosa. Dico questo non al Governo italiano, ma - semmai - alla vice presidente Mogherini, che ieri, con spavalderia e qualche impropria vanteria, ha vantato un'uniformità di posizioni di 28 Paesi. Su cosa? Sulle posizioni peggiori, quelle dell'Unesco, che costarono a lei, allora Ministro degli affari esteri, forse immotivatamente, anche per il dubbio garbo, una reprimenda da parte del Presidente del Consiglio.

La posizione dei 28 Paesi europei in sede UNESCO su Gerusalemme è stata stupida, miope e anche vile. Non ci nascondiamo dietro le colorate e colorite iniziative del presidente Trump. La linea politica italiana ed europea è stata, negli ultimi dieci anni, su questo grande problema, a nostro giudizio, del tutto sbagliata. Lei considera uno shock - e forse ha ragione - che Trump abbia vinto la sfida con la Clinton; ma lei deve anche rispettare quegli italiani e quegli europei che hanno considerato altrettanto scioccante per otto anni, quando si apriva la sezione delle Nazioni Unite, ascoltare la delegazione americana avere come priorità il diritto al nucleare e il connesso diritto all'antisemitismo da parte di Teheran. Né in questi otto anni abbiamo ascoltato adeguate prese di posizione europee di tutt'altro senso.

Mi permetto, allora, di ripassare gli appuntamenti di giovedì e di venerdì: una rete di università europee. Signor Presidente del Consiglio, non abbiamo nulla in contrario, siamo favorevolissimi; ma ci vergogneremmo se in questa rete di università europee fossero comprese quelle che, con il compiacimento della vice presidente Mogherini, nei mesi scorsi, hanno compiuto atti di quello che loro chiamano antisionismo (ma i confini con l'antisemitismo sono molto sfumati) nei confronti di prestigiosi docenti e ricercatori di università israeliane.

Veniamo all'altro punto: i migranti. Noi siamo all'opposizione, ma condividiamo tutte le sue parole sull'orgoglio dell'Italia per aver visto ridursi di 80.000 unità questo flusso. Abbiamo anche un certo orgoglio nel constatare come nella comunità internazionale non siano mancati apprezzamenti per la generosità dell'Italia. Tuttavia, proprio per questo, signor Presidente del Consiglio, le ricordo che c'è da qualche giorno un rapporto di Amnesty International, nel quale non voglio credere a scatola chiusa, ma su cui il Governo ha il diritto e il dovere di fare chiarezza. Si rimprovera all'Italia un eccesso di fiducia nell'unità nazionale libica; si attribuisce all'Italia un patto di omertà con la Guardia costiera libica; si attribuisce all'Italia una certa complicità in questo orientamento, degno della peggiore UNESCO, nell'aver trasformato questi campi libici in campi di autentica tortura.

Per questo, augurando all'Italia di esprimere il proprio punto di vista, con grande dignità, al prossimo vertice di giovedì e venerdì, noi riteniamo che questo non sia per l'Europa un momento particolarmente brillante. Se è consentita una considerazione cronistica, mi chiedo perché la Mogherini non ha pronunciato neanche una frase sull'attentato a New York. Perché tanto compiacimento con questa pace palestinese, che ormai - lo sappiamo tutti - significa con Hamas? Perché si è dimenticata - e vuole che l'Europa dimentichi - che tanto Hamas quanto Hezbollah figurano, mi pare dal 2003, tra le organizzazioni terroristiche e non tra gli interlocutori politici di pace? (Applausi del senatore Malan. Congratulazioni).

CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente del Consiglio, innanzitutto la ringrazio per la pacatezza con cui è intervenuto e soprattutto per essere rimasto qui ad ascoltarci, cosa alla quale - glielo ricordiamo come Gruppo Lega tutte le volte che viene in Senato - il suo predecessore non ci aveva abituati. La ringrazio molto per il rispetto che dimostra nei confronti del Senato della Repubblica ascoltandoci. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e FI-PdL XVII e del senatore D'Ambrosio Lettieri).

Proprio perché rispettiamo il suo ruolo, la sua presenza e il fatto che lei ci sta ascoltando, non ci limiteremo al solito elenco delle cose che non vanno, ma faremo anche delle proposte perché, visto che lei dovrà rappresentare i nostri concittadini e tutti noi in Europa, vorremmo che anche in sede europea vengano portate delle proposte costruttive, che rendano davvero il nostro Paese all'altezza delle riunioni alle quali prende parte.

Per quanto riguarda il discorso della difesa, Presidente, come abbiamo fatto in più di un'occasione, continuiamo a rivendicare l'autonomia nazionale delle Forze armate nel campo della difesa. Pur ritenendo giusto, infatti, che debba esserci una difesa del territorio europeo, è altrettanto vero che anche il territorio del nostro Paese e il suolo nazionale devono essere difesi ed è giusto che a farlo siano le Forze armate italiane. Diciamo questo perché in più di un'occasione abbiamo visto che, nel momento in cui si è parlato di difesa europea, di Forze armate europee e di difendere o comunque tutelare i confini dell'Europa, da parte delle varie nazioni europee c'è sempre stata una differente visione, che ha portato di conseguenza certamente a differenti obiettivi, oltre che a modi di lavorare e di operare diversi. Per questo continuiamo a portare avanti la nostra proposta.

Nel campo delle relazioni internazionali riteniamo fondamentale che lei vada in Europa a chiedere ulteriormente la rimozione delle sanzioni alla Russia, che riteniamo siano oggi anacronistiche. Questa non è soltanto la posizione del Gruppo della Lega Nord, ma di tutti quegli imprenditori che con la crisi economica hanno visto massacrare i propri fatturati, mentre avrebbero potuto esportare e produrre maggior reddito e maggior lavoro. Le sanzioni alla Russia praticamente stanno bloccando tutto e ancora oggi sono un freno.

Sempre per quanto riguarda la politica internazionale, c'è un fatto importante che è successo in questi giorni, anche se logicamente le cose erano tante. Non l'ho colto nel suo intervento, ma potrebbe essere alla vostra attenzione nei prossimi giorni la decisione degli Stati Uniti di spostare la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Abbiamo visto un'alzata di scudi a livello internazionale, anche da parte di alcuni Stati europei, e delle dichiarazioni di ostilità nei confronti degli Stati Uniti per questa decisione. Noi siamo dell'idea che Israele debba essere lasciato libero di decidere sul proprio territorio nazionale la propria politica interna e, in particolare, quella estera. Di conseguenza, nel momento in cui gli Stati Uniti, insieme ad Israele, decidono che l'ambasciata statunitense venga spostata a Gerusalemme, devono essere lasciati liberi nella gestione di questa decisione.

Tenuto conto poi del fatto che nei prossimi mesi ci saranno le elezioni in Catalogna e considerato quanto è accaduto e che abbiamo visto nelle scorse settimane in Spagna, siamo altresì convinti, Presidente, che l'Europa debba scoraggiare l'uso della forza nel caso di rivendicazioni di autonomia o di indipendenza. L'Europa e gli Stati europei devono diventare un interlocutore importante e affidabile, ma non possiamo assistere inermi all'utilizzo della forza nel momento in cui i cittadini di uno Stato vogliono l'indipendenza. Questo lo diciamo e lo chiediamo, in particolare, nel momento in cui dovessimo vedere una forte affermazione nel voto della maggioranza dei cittadini della Catalogna dei partiti che fanno riferimento all'indipendenza di quella zona della Spagna.

Per quanto riguarda poi il discorso della cultura, dell'educazione e delle questioni sociali, siamo sicuramente dalla sua parte quando ci parla di implementazione del programma Erasmus, quando ci parla di università europee e, di conseguenza, la appoggiamo in questa mission che vuole portare avanti.

Siamo anche dell'idea che debbano essere estesi i diritti negli Stati membri dell'Europa, ma in questa estensione riteniamo che debba essere lasciata autonomia agli Stati membri. Siamo dell'idea che debba essere presa in considerazione la risoluzione dei diritti dei bambini del 21 novembre scorso presso le Nazioni Unite, una risoluzione importante cui è stato dato poco risalto. Chiediamo di farsi portavoce in Europa di questa risoluzione.

Presidente, l'immigrazione è il nostro cavallo di battaglia. Ne abbiamo parlato in più di un'occasione. Abbiamo fatto proposte anche con il suo predecessore, però le nostre proposte sono rimaste inascoltate da chi adesso occupa il ruolo che lei aveva nel precedente Governo. Ciò che sta dicendo e proponendo sono cose che proponiamo da mesi; con le proposte della Lega abbiamo riempito i fogli dei Resoconti parlamentari. Presidente, siamo preoccupati perché abbiamo visto una ripresa dei flussi migratori dalla Turchia, che si erano fermati nei mesi scorsi, nonostante l'Europa abbia dato milioni di euro. Abbiamo visto un inizio di flussi migratori dalla Tunisia e ciò ci spaventa perché, se i flussi migratori si bloccano o rallentano in Libia, non vorremmo che dalla Tunisia parta un nuovo flusso migratorio verso l'Italia. È una cosa che ci lascia perplessi e ci spaventa, visto che abbiamo notato che dalla Tunisia non arrivano delle personcine proprio affidabili. Molto spesso dalla Tunisia arrivano ex galeotti e persone che non vengono nel nostro Paese con i fiorellini in mano.

Presidente, riteniamo debbano essere coinvolti maggiormente i Paesi rivieraschi sul Mediterraneo, ma anche quelli di partenza come il Niger, dove sono state fatte delle politiche di cooperazione internazionale molto importanti e che, in alcuni casi, hanno avuto successo. Le chiediamo di portare all'attenzione dell'Europa le best practice portate avanti.

È irrisolta la questione dei rimpatri e di coloro che non hanno titolo ad avere la protezione accordata come profughi. Non ci potete dire che stiamo migliorando - poi forniremo dei dati oggettivi - e che questa è una questione che avete risolto. Ahimè, sui nostri territori ci sono ancora centinaia di migliaia di persone che non hanno diritto a stare nel nostro Paese e che dovrebbero essere rimandati a casa loro. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Questa non è cattiveria; è una questione di civiltà e di equità. I soldi che spendiamo per tenere negli alberghi queste persone potrebbero essere utilizzati meglio per poter accogliere in maniera più adeguata chi scappa da una guerra, chi realmente ha diritto a stare nel nostro Paese e che noi abbiamo il dovere e la volontà di accogliere.

Presidente, ricordo che dovevate ricollocare 40.000 persone. Ne avete ricollocate solo 10.000. Lo vada a ricordare a tutti quei Paesi che si erano resi disponibili al ricollocamento. Non si è riusciti a modificare l'accordo Triton, che è stato firmato nel 2014, all'oscuro del Parlamento, dal suo predecessore, il signor Renzi, e dal signor Alfano. Esso prevedeva che tutti i migranti raccolti nel Mediterraneo dovevano essere portati in Italia. Questo accordo deve essere modificato e non possiamo pensare che tutti vengano portati nel nostro Paese perché non possiamo pensare che tutto sia sulle nostre spalle.

Presidente, c'è un'altra cosa che ci lascia perplessi e anche questo, secondo noi, deve essere portato all'ordine del giorno e deve essere portato all'attenzione di chi ci ascolta in Europa. Molti dei migranti, spesso finti profughi, anziché essere riconoscenti a chi li accoglie, spacciano droga e violentano le nostre donne e vengono nel nostro Paese a fare ciò che vogliono. Non possiamo pensare che, quando vengono presi e condannati, non vengano rimpatriati. Presidente, rimpatriate almeno loro! (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Queste persone girano poi indisturbate nel nostro Paese e permetterlo non fa bene, non a noi che stiamo in Parlamento, ma ai cittadini che vivono nelle periferie e nelle nostre città. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Presidente, per quanto riguarda i rimpatri, ricordo che state rimpatriando 5.000 persone all'anno, su 700.000 che sono entrate nel nostro Paese. Il ministro Maroni, a suo tempo, ne rimpatriava molte di più, con un decimo degli arrivi nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Anche in questo caso, un po' più d'impegno per essere credibili in Europa.

Infine, ho visto che lei ha esaltato la crescita del nostro Paese. Ha perfettamente ragione, d'altronde stanno crescendo tutti, tutta l'Europa sta crescendo. Il problema è che nonostante Renzi, il jobs act e il suo Governo, il nostro Paese sta crescendo dell'1,8 per cento. Non vada a parlare della nostra crescita in Europa, stiamo crescendo dell'1,8 per cento, siamo i terz'ultimi d'Europa; ci riderebbero dietro. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

BARANI (ALA). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARANI (ALA). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, nel prossimo Consiglio europeo si discuterà dei progressi compiuti negli argomenti posti al centro della cosiddetta «agenda dei leader», elaborata dal presidente Donald Tusk, ed approvata dallo stesso Consiglio in data 27 ottobre 2017, cui hanno fatto seguito una serie di incontri bilaterali tra lo stesso presidente Tusk e tutti i responsabili politici dei Paesi membri, compreso lei, signor presidente Gentiloni Silveri. L'incontro è avvenuto il 12 ottobre scorso.

Secondo il piano previsto, che dovrebbe concludersi il 20 e 21 giugno del 2019, si tratta del secondo summit per discutere di difesa, assetti sociali e culturali dell'Europa, migrazione e, infine, di Europa economica e monetaria, nonché di unione bancaria. Argomento, quest'ultimo, che è tuttavia subordinato, secondo gli accordi presi, alla realizzazione dei nuovi assetti istituzionali che dovrebbero nascere nell'Eurozona: bilancio europeo, Fondo monetario europeo, istituzione di un Ministero del tesoro europeo ed infine inserimento del fiscal compact nell'ordinamento giuridico.

Nel corso dei lavori, infine, si prenderà atto dei primi risultati raggiunti per la Brexit. Ci sono stati progressi importanti per quanto riguarda lo status dei cittadini europei residenti nel territorio inglese ed il contenzioso finanziario relativo ai debiti pregressi della Gran Bretagna, mentre rimane sullo sfondo il tema dei rapporti con Dublino e la ricaduta delle eventuali decisioni sullo status della Scozia e della City.

Per quanto riguarda i problemi della difesa è necessario avviare quanto prima un sistema comune che faccia fronte alle difficoltà che si intravedono nei rapporti con gli Stati Uniti, sia per quanto riguarda la NATO, ma soprattutto le più recenti divergenze a proposito della politica mediorientale, dopo la decisione del presidente Donald Trump di spostare la sede dell'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. Decisione che comporta, di fatto, il riconoscimento di Gerusalemme come capitale esclusiva dello Stato d'Israele, in aperta contraddizione con le tesi europee secondo le quali Gerusalemme deve continuare ad essere la capitale dei due Stati: Israele e Palestina.

Sugli aspetti legati alla politica sociale è necessario prendere atto delle divergenze che si sono prodotte tra i diversi Paesi membri, al fine di individuare quelle politiche che mirano ad un loro superamento. Essendo diverse le posizioni di partenza, non è pertanto possibile individuare una politica univoca, che non tenga conto delle sottostanti diversità. Secondo le stesse valutazioni della Commissione europea vi sono Paesi come la Germania, l'Olanda o Malta che hanno un tasso di disoccupazione inferiore o prossimo al 4 per cento, che gli economisti indicano al di sotto del limite frizionale, mentre altri, come la Grecia, la Spagna che superano o sono prossimi al 20 per cento, ed altri ancora come l'Italia, la Francia, il Portogallo o Cipro che superano o sono prossimi al 10 per cento.

Occorrerà, pertanto, analizzare le cause che determinano queste diversità di valori: se esse sono legate a fatti strutturali (come sembra essere evidente in Grecia), alla scarsa competitività macroeconomica (come nel caso della Francia) oppure alle cattive politiche congiunturali, come in Italia, imposte da un eccesso di austerity che non consente il pieno utilizzo dei fattori produttivi, come risulta evidente dal surplus delle partite correnti della bilancia dei pagamenti.

Sul problema delle migrazioni non si può non prendere atto delle parole di Juncker, secondo il quale nel Mediterraneo l'Italia ha salvato l'onore dell'Europa. Riconoscimento giusto e gradito, al quale, tuttavia, devono seguire fatti concreti sia per quanto riguarda la distribuzione dei richiedenti asilo sia circa lo sviluppo di una politica europea a favore delle zone d'emigrazione - soprattutto in Africa - al fine di rimuovere le condizioni sociali che determinano un esodo così drammatico e doloroso. È necessario che l'Europa investa in questi Paesi, che concluda accordi di cooperazione, quale contropartita di un maggior controllo delle frontiere, che contribuisca a rafforzare la lotta contro i trafficanti, ricorrendo all'utilizzo degli strumenti più idonei, compresa l'assistenza e l'intelligence.

Il punto che per l'Italia riveste, comunque, maggiore importanza è il futuro dell'Eurozona, specie dopo le ultime prese di posizione del presidente della Commissione Juncker. Nessuna obiezione sulla necessità di un rafforzamento delle istituzioni europee. Questa prospettiva costituisce, al contrario, l'unico strumento per arrestare il suo più recente declino e colmare il fossato che si è aperto con vasti strati dell'opinione pubblica, molti dei quali hanno smarrito il senso stesso dello stare insieme. Il tema è "quale istituzione", per "quale politica", signor Presidente. Se non si chiarisce questo legame, la riforma, pur necessaria, scade nella semplice ingegneria costituzionale, che non solo rischia di non ottenere alcun risultato, ma di produrre contraddizioni ancora maggiori.

Va bene, quindi, un diverso bilancio, seppur nella formula riduttiva indicata da Juncker, come va bene il Fondo monetario europeo, in sostituzione dell'ESM, il Fondo salva Stati, a condizione tuttavia che non si pensi a una struttura tecnocratica che esautori i poteri della Commissione nella valutazione, a tutto campo, delle politiche economiche dei Paesi membri. Al tempo stesso, nessuna contrarietà a un Ministro del tesoro che sappia cogliere la complessità della situazione europea e individuare quelle politiche indispensabili per rimettere in moto quel processo di convergenza che la crisi del 2007 sembra aver interrotto. Tuttavia, sulla proposta di inserire, seppure in una forma non del tutto precisata, il fiscal compact nell'ordinamento europeo, occorre discutere con grande determinazione, signor Presidente.

L'articolo 16 del Trattato istitutivo, firmato da tutti i Paesi con la sola eccezione della Gran Bretagna e della Repubblica Ceca, prevedeva che dopo cinque anni, quindi nel 2018, si procedesse a una valutazione dell'esperienza maturata, prima di procedere oltre sulla strada del suo inserimento nell'ordinamento comunitario. Questa fase non può essere bypassata. Vi sono ovvie ragioni di carattere giuridico: le regole vanno sempre rispettate, specie se hanno la veste particolarmente solenne di un trattato internazionale; ma sono quelle economiche che impongono ancor di più una simile verifica, anche se la Commissione europea non sembra volersi attivare. Sarebbe stato, infatti, opportuno avere a disposizione una sua valutazione sui successi (pochi, invero) conseguiti e le contraddizioni (molteplici) che si sono manifestate.

Recentemente un bilancio è stato tentato da alcuni economisti della BCE. Secondo questo studio, i fiscal criteria, previsti dalle regole del fiscal compact, sarebbe stati rispettati solo da cinque dei 29 Paesi, a dimostrazione di quanto possano essere astratte determinate formulazioni che considerano alcuni aspetti della politica economica come vere e proprie variabili indipendenti, ossia del tutto avulse da un più generale contesto macroeconomico. Si tratta di un errore di metodo che porta, inevitabilmente, al mancato rispetto delle regole stesse.

È necessario pertanto, signor Presidente, capire cosa non ha funzionato. Non si tratta, infatti, di respingere le regole in quanto tali. La solidità finanziaria è un requisito indispensabile ai fini del contenimento del debito pubblico, ma lo è anche la crescita del denominatore, vale a dire il PIL nominale sulla cui base si calcola il relativo rapporto. Se il tasso di crescita reale è troppo basso, se la deflazione dei prezzi prende il posto dell'inflazione, quel rapporto non è destinato a diminuire, ma a crescere, nonostante le politiche di austerità messe in atto. È allora indispensabile trovare quel giusto equilibrio tra gli andamenti di finanza pubblica e quelli dell'economia reale per giungere al mix più opportuno per ottenere, al tempo stesso, più benessere e il progressivo risanamento finanziario, specie per quei Paesi che presentano un attivo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti: sintomo vistoso di una sottoutilizzazione dei fattori produttivi esistenti al loro interno, a partire dal lavoro.

L'esperienza empirica dimostra che una regola uniforme non può valere per tutti i sistemi economici e per tutte le fasi della congiuntura. La Francia, ad esempio, risulta inadempiente fin dal 2003. Il suo indebitamento è stato sempre superiore al 3 per cento, accompagnato, tuttavia, da un deficit nelle partite correnti della bilancia dei pagamenti. La Spagna, a sua volta, è stata in procedura d'infrazione dal 2009.

L'Italia si trova, invece, in una situazione opposta. Ha sempre rispettato, seppure con qualche fatica, i parametri finanziari imposti dalla Commissione europea. Il suo deficit di bilancio è risultato sempre inferiore, ma il suo tasso di crescita la colloca agli ultimi posti della classifica europea, il suo tasso d'inflazione è ben più basso delle medie europee, il suo rapporto debito-PIL, che non accenna a diminuire, ma con un attivo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti che è un multiplo del suo tasso di crescita.

Signor Presidente del Consiglio, il Governo deve quindi operare in una direzione coerente con le premesse enunciate, facendo valere le buone ragioni di un Paese, come l'Italia, che in tutti questi anni ha dimostrato, a differenza di altri, il suo rispetto per le regole, per quanto non condivise; sollecitando l'unione bancaria a fare il possibile per superare manovre dilatorie da qualunque parte provengano, al fine di ridare fiducia ai risparmiatori ed evitare che la relativa "incompiuta" - soprattutto la mancata garanzia europea per i depositanti - possa alimentare nell'opinione pubblica il sospetto che l'Europa non sia una struttura realmente democratica, ma solo un grande mercato dominato dalla legge del più forte.

Comunque, signor Presidente, il nostro Gruppo ritiene valide le sue comunicazioni e quindi voterà la risoluzione finale. (Applausi dal Gruppo ALA).

CORSINI (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CORSINI (Art.1-MDP). Signor Presidente del Consiglio, io la ringrazio: ella ha una esposizione sempre molto garbata, colloquiale e antiretorica, anche se per questo non meno asseverativa. Ebbene, siamo alla conclusione della legislatura e, quindi, dal mio punto di vista l'occasione è propizia per una sorta di promemoria, a partire da quella che a me sembra una premessa di ordine metodologico necessaria, alla quale seguiranno alcune osservazioni su taluni nuclei tematici a nostre avviso fondamentali.

Il Consiglio europeo si riunisce in via ordinaria quattro volte all'anno. Il Trattato stabilisce che il Presidente del Consiglio assicuri la preparazione e la continuità dei lavori, in cooperazione con il Presidente della Commissione e «in base ai lavori del Consiglio Affari generali». Se questa è la procedura, risulta dunque evidente che la riunione del Consiglio europeo costituisce il momento finale di un processo politico rispetto al quale pochi margini avanzano per discutere o rimettere in discussione quanto è stato già deciso o quanto non sia stato accettato.

Quindi, io mi domando, sotto il profilo delle modalità di procedimento, che senso abbia, alla vigilia e nell'imminenza del Consiglio europeo, definire orientamenti e indicazioni che andrebbero meglio approvati in un momento precedente, quando, in qualche misura, sia ancora possibile vincolare e indirizzare le scelte del Governo in ambito europeo. Questo non è un appunto riservato direttamente a lei, signor Presidente, ma è una considerazione di carattere più generale.

Noi abbiamo ascoltato con la dovuta attenzione le sue argomentazioni. Lei ha il pregio di saper argomentare, che non è poco. Mi pare, però, che non abbia sufficientemente accentrato la sua attenzione in ordine a tre antefatti che mi paiono assolutamente significativi in questa temperie politica e di relazioni internazionali: innanzitutto, la scelta del presidente Trump di riconoscere Gerusalemme, che il diritto internazionale considera una città condivisa, nella parte Ovest israeliana ed Est palestinese, come la capitale del solo Stato d'Israele, un atto che a nostro avviso risulta irresponsabile e foriero di gravissimi pericoli per la pace, un atto che non è in linea con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza, che non aiuta - per usare un eufemismo - una prospettiva di pace della regione, che rischia di alimentare tensioni, contrasti, contrapposizioni, persino di dare fiato a nuove stagioni, ahimè, di impronta terroristica. Peraltro, è una posizione costante dell'Unione europea che Gerusalemme deve essere la capitale sia dello Stato d'Israele che di quello palestinese, quindi un impegno da parte dell'Europa e da parte nostra per favorire questo processo di State building palestinese.

Il secondo antefatto sul quale lei secondo me ha sorvolato si è svolto il 29 e 30 novembre ad Abidjan: alludo al summit tra l'Unione europea e l'Unione africana, perché se è vero che la questione africana sarà la grande, centrale questione del XXI secolo, è evidente che questo dato interroga sia il nostro Paese, sia l'Unione europea perché ci sia un impegno corposo di investimenti in vista della creazione di opportunità economiche e occasioni di lavoro nel continente africano. Ebbene, nel corso di questo vertice, è stato messo in luce anche il trattamento dei migranti africani che in molteplici casi - ma su questo tornerò - vengono imprigionati, torturati, se sono donne stuprate da parte di trafficanti di esseri umani e spesso venduti come schiavi.

C'è un terzo aspetto: la questione della Brexit e l'accordo che è stato raggiunto l'8 dicembre, sul quale tornerò in conclusione.

Ho detto che accentrerò due o tre focus su questioni a mio avviso centrali. La prima è il tema delle proposte in campo di politica economica e finanziaria, la cui bussola di orientamento non può che essere il tema della ripresa e della crescita.

A me pare che sia necessaria una correzione, un ripensamento, una rinnovata declinazione del tema del fiscal compact e l'avvio di una riscrittura che vada nella direzione di una golden rule relativa a spese d'investimento e soprattutto a spese che consentano il decollo della ricerca, dello sviluppo e dell'innovazione. Se è vero - recentemente ho presentato, con Valerio Castronovo, un libro sulla politica estera tedesca - che siamo tutti per una Germania europea e non per un'Europa tedesca, il tema, ad esempio, della riduzione almeno al 3 per cento del limite massimo per il saldo di bilancia commerciale di ciascun Paese membro e l'introduzione di sanzioni corrispondenti a quelle previste per deficit di bilancio eccessivi, è un tema a mio avviso assolutamente fondamentale se si vuole puntare ad un riequilibrio dei ruoli e dei protagonismi. Il tema della ripresa e della crescita non può essere estraneo alla proposta della emissione di titoli di debito europeo garantiti da tutti gli Stati membri ed alla necessità di definire un piano per l'Eurozona di investimenti pubblici che abbiano un alto significato sociale e di riqualificazione e ripristino del territorio, delle periferie urbane, dei luoghi della fragilità e della debolezza, della sostituzione di edifici sismicamente insicuri ed energivori con edifici verdi.

Potrei continuare, ma è il tema dell'immigrazione quello sul quale, a mio avviso, la sua esposizione ha peccato di un eccesso di ottimismo e di un limite di realismo. È recente l'audizione in Commissione affari esteri di due incontri con esponenti dell'UNHCR e dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni. Oggi abbiamo saputo della conferenza stampa di Amnesty International a Bruxelles, che definisce e raffigura un quadro molto più doloroso e molto più problematico di quello che ci è stato descritto. A titolo di esempio, potrei citare il tema dell'apertura immediata di corridoi umanitari di accesso in Europa, per consentire canali di accesso legali e controllati attraverso i Paesi di transito ai rifugiati che fuggono da persecuzioni, guerra e conflitti, l'impegno a mettere fine alle stragi in mare, le responsabilità della guardia costiera libica, come è emerso da un filmato che riguarda la tragedia consumata il 6 novembre, dove viene plasticamente raffigurato il naufragio dell'Europa e di una civiltà umana consapevole delle proprie responsabilità. Vorrei far presente che l'implementazione rapida del programma di ricollocamento in realtà non ci consegna un bilancio di valutazioni positive; c'è comunque la necessità di affiancarlo alla creazione di adeguate strutture per l'accoglienza e l'assistenza. Vanno poi previste adeguate sanzioni nei confronti dei Paesi come l'Ungheria, la Polonia, la Repubblica ceca, che non rispettano i vincoli europei.

Certamente noi abbiamo avuto un ruolo significativo in Libia. Sotto questo profilo non posso negare la veridicità di alcune sue osservazioni, ma fino a quando non sarà garantito il pieno rispetto della dignità e dei diritti, è evidente che gli accordi con quei Paesi debbono essere ridiscussi, condizionati e, nel caso estremo, sospesi.

Il Consiglio europeo metterà sul tappeto i grandi temi della politica estera. Mi ha stupito non sentire un riferimento alla Turchia e al ruolo che l'Unione europea deve assumere nei confronti della Turchia affinché sia posta fine alla repressione contro le opposizioni democratiche, la magistratura, la stampa e le minoranze presenti nel Paese.

Vedo che il tempo è tiranno, quindi mi limito a una sola battuta conclusiva senza addentrarmi nei temi molto intriganti e impegnativi della politica comune di difesa europea e della politica di sviluppo della cultura e della ricerca. Ho accennato alla questione della Brexit. Non c'è dubbio che l'accordo cui ho fatto riferimento segni un passaggio significativo, ma bisognerà soprattutto guardare alla condizione dei cittadini italiani in modo che sia assicurata la tutela dei loro diritti. Sono 600.000 i cittadini italiani che risiedono nel Regno Unito e 3 milioni i cittadini dei Paesi europei che sono titolari del nostro stesso diritto di cittadinanza. Noi auspichiamo che anche su questo terreno l'impegno dell'Italia nel prossimo Consiglio europeo sia, oltre che consapevole, estremamente fattivo, efficace e operativo. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP e dei senatori Bencini, De Cristofaro e Panizza).

*LIUZZI (GAL (DI, GS, PpI, RI, SA)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LIUZZI (GAL (DI, GS, PpI, RI, SA)). Signor Presidente del Consiglio, abbiamo ascoltato con grande attenzione le sue comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo. Abbiamo ascoltato tante cose, tutte importanti, su un ordine del giorno certamente significativo: il tema della cooperazione strutturata e permanente della difesa europea, le conclusioni del vertice di Göteborg, le politiche inerenti alle migrazioni; temi di cui abbiamo parlato anche l'ottobre scorso, in vista del precedente vertice.

Certamente, il Consiglio europeo a proposito di politica estera, non potrà esimersi dal discutere sul fatto nuovo avvenuto pochi giorni fa: mi riferisco alla dichiarazione del presidente Trump di riconoscere unilateralmente Gerusalemme quale capitate esclusiva dello Stato di Israele. Sappiamo quanto questa dichiarazione non sia conforme alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Non promuove la prospettiva di pace in quelle latitudini e apre lo scenario di uno scontro diplomatico in seno all'ONU e l'inizio di un braccio di ferro che potrebbe durare anche a lungo. La crisi di Gerusalemme interroga anche l'Europa che, a conclusione della visita in Europa del premier ebraico Netanyahu, registra una presa di distanza da quella decisione, affermando che nessun Paese dell'Unione europea seguirà la decisione degli Stati Uniti su Gerusalemme, compresa l'idea di trasferire la sede dell'ambasciata a Gerusalemme.

Questa crisi, tuttavia, incendia il Medio Oriente, già fortemente instabile, e trova anche nelle dichiarazioni del presidente russo Putin, il quale ad Ankara ha approvato la campagna antiamericana del presidente turco Erdogan, motivi di preoccupazione. A cascata è intervenuta la Lega araba, il Marocco minaccia una mobilitazione mondiale il 23 dicembre, la Giordania - sempre amica - non dà a Israele il permesso di riaprire l'ambasciata ad Amman, ufficialmente con la scusa di problemi d'ordine pubblico. Non sappiamo, al momento, quali siano le reazioni di egiziani e sauditi, ma perfino parte della Destra israeliana è preoccupata non del "se", perché è un regalo quasi insperato, ma del "quando". Con l'Iran alle soglie, il Libano instabile, i palestinesi riunificati, il Sinai sotto scacco ISIS, ci si interroga se fosse proprio questo il momento per dare seguito a una promessa elettorale. Anche se è ancora troppo presto per fare bilanci, la situazione resta delicata e il rischio è che il minimo incidente possa innescare ulteriori terribili violenze. Hamas ha chiamato a una nuova intifada e, anche se i palestinesi sembrano fiaccati dal subire un impoverimento costante, sia economico che sociale, e quindi poco reattivi a mettere in piedi una terza intifada, gli scontri che si sono avuti fino a oggi tra israeliani e palestinesi ci devono trovare attenti e sensibili a quanto succede attorno a noi per poter essere catalizzatori e costruttori di pace, mettendo l'Unione europea nelle condizioni di discernere, di ragionare, di non sposare le mode, ma di saper condannare equamente e di confermare in confini sicuri lo Stato di Israele. Ecco, il tema della cooperazione strutturata delle politiche estere europee si pone con sempre maggior urgenza.

Trovo inoltre molto interessante, signor Presidente, quanto riferito a proposito del vertice di Göteborg. Qui la costruzione europea ha ripreso i principi fondamentali, rendendo omaggio ai padri fondatori dell'Europa Schuman, De Gasperi, Adenauer. Gli studenti d'Europa, gli universitari d'Europa, i ricercatori d'Eropa, i docenti d'Europa: siamo d'accordo. Sentire che il vertice abbia sancito il principio che le persone stanno al primo posto mi sembra una bella affermazione di umanesimo, del tutto necessaria in un tempo, come quello odierno, dominato dal primato della finanza e della tecnica fredda e spersonalizzata. Mi consenta però, a proposito di università: come si fa a parlare di atenei europei e quindi di sistema europeo degli atenei, se i nostri ragazzi sono ancora obbligati all'iscrizione a molti corsi di laurea a numero chiuso, favorendo così l'emigrazione dei nostri studenti verso altri Paesi, che sono felici di accoglierli, per l'incidenza che lo studentato produce sul prodotto interno lordo nazionale di quei Paesi dal punto di vista culturale ed economico? Speriamo che l'università europea non voglia dire solo altri costi a spese del nostro sistema d'istruzione, dei nostri ricercatori e docenti precari.

Non si può non essere d'accordo quindi con l'approvazione del Pilastro sociale europeo. Era ora che il linguaggio europeo declinasse in una carta fondamentale principi fondamentali e diritti in tema di pari opportunità e condizioni di lavoro eque (protezione, inclusione sociale, pensioni, uguaglianza di genere). È bello apprendere che finalmente l'Europa si convinca che la forte protezione sociale per le persone può procedere di pari passo con la competitività economica. Per cui quando il presidente Juncker afferma che è il momento di far nascere un'Europa sociale ed è ora di mettere le persone al primo posto, noi non possiamo non essere d'accordo. Tutto questo però non può e non deve restare un'affermazione inscritta all'interno di una Carta, seppure con la dignità di una Carta fondamentale, ma deve tradursi in rispetto preciso per quelle che saranno le elaborazioni dei singoli Paesi riguardo la centralità della persona in tutte le azioni che accompagnano l'attività normativa interna. E con ciò desidero affermare che se il nostro Paese decide di affrontare il tema della riduzione della pressione fiscale in maniera seria, ci si aspetta di trovare nell'Unione un sostenitore di queste politiche e non un freno.

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA(ore 16,39)

(Segue LIUZZI). Quando il nostro Paese pone con vigore la questione della protezione del made in Italy, dei nostri prodotti agricoli, della nostra piccola impresa e dei nostri posti di lavoro, ci si aspetta che l'Unione non gridi allo scandalo, ma riconosca che dietro ad ogni azione di questo tipo c'è la difesa della persona nel suo essere integrale, destinatario di sostegno e tutela concreti e, non di un elenco di buone intenzioni. Quando il nostro Paese fa azioni contro il dumping sociale, ci si aspetta di essere sostenuti, come finalmente affermato inaspettatamente dal presidente Macron.

Certo, ci son voluti vent'anni per arrivare alla firma ufficiale del Pilastro sociale europeo. La situazione odierna fotografa infatti un'Europa in cui i Paesi membri mantengono il controllo sulle politiche del lavoro e della previdenza sociale e nei quali è possibile vedere disparità di condizioni, disparità di salari, di pressione fiscale e di benefici tra i lavoratori dei vari Stati. Inoltre, la crisi economica ha lasciato segni profondi nelle nostre società, dall'alto tasso di disoccupazione agli alti livelli di debito pubblico, dai grandi flussi di immigrati all'incapacità di politiche atte a contingentare, regolamentare e spalmare i flussi su tutto il continente comunitario. Tutto ciò ha alimentato anche un clima di chiusura ed euroscetticismo.

Spero, signor Presidente del Consiglio, che l'adozione del Pilastro sociale europeo rappresenti una svolta fondamentale: i leader europei si sono assunti la responsabilità di far capire alle persone che difendere i loro diritti sociali equivale a difendere i diritti sociali dell'Unione europea, in una condizione comune di crescita e di occupazione.

Per porre le basi di un'Europa sociale, occorre crederci e agire in un clima di responsabilità condivisa e azioni concrete a livello nazionale, regionale e locale, nelle quali le parti possano svolgere tutti un ruolo di primo piano senza attribuzione di posizioni preconcette o ancillari.

Signor Presidente, ho avuto occasione di dirlo in quest'Aula e lo ripeto: non siamo euroscettici, ma europeisti; critici sull'andamento dell'Europa, ma europeisti. Però siamo chiamati anche a essere persone di buon senso: pretendiamo, cioè, in nome degli ideali e dei principi contenuti nelle Carte europee, che si ridiscutano le politiche finanziarie e le politiche bancarie, si contrastino le nuove e le vecchie povertà e si dia senso e concretezza al Pilastro sociale europeo.

Signor Presidente, a questo proposito la nostra posizione, sebbene all'interno di un Gruppo che ha diverse sensibilità culturali, può essere riassunta nelle parole dell'europarlamentare Raffaele Fitto, il quale oggi posta sul suo profilo Facebook questo pensiero: «Il negoziato sulla #Brexit sembra aver preso la strada giusta. Era quello che auspicavamo per cittadini #UE che continueranno a vivere in #GB. Ma perché non cogliere questa nuova fase della vita della #UE per rivedere tutte le regole e i trattati esistenti? Perché aspettare che altri Paesi sentano il bisogno di lasciare un'istituzione che non riesce più ad interpretare il sentimento dei cittadini?».

Tutto questo, signor Presidente, ci attendiamo e ci permetta di nutrire qualche dubbio sulla celerità e la convinzione con la quale il nostro Paese potrà portare sui tavoli europei queste reiterate istanze.

Per tale ragione e sempre in rispetto delle grandi sensibilità presenti all'interno del Gruppo Grandi Autonomie e Libertà, ci permettiamo di esprimere scetticismo sulle sue odierne comunicazioni. (Applausi dal Gruppo GAL (DI, GS, PpI, RI, SA)).

AMIDEI (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AMIDEI (Misto). Signora Presidente, ho solo due minuti di tempo a disposizione, quindi cercherò di essere sintetico e affrontare gli argomenti che il Presidente del Consiglio ci ha oggi propinato. Il tempo non è sufficiente, per questo mi concentrerò su un argomento principale, che spero sia emblematico di un modo di fare politica e amministrare cui questo Governo ha dimostrato di non essere in grado di attenersi.

Ascoltando le parole del presidente Gentiloni Silveri, mi sembra che si parli di massimi sistemi e meccaniche celesti, quasi come in una canzone di Battiato. Tutto questo ci riporta alla mente un modo di fare politica distante, fatto di massimi sistemi e dinamiche astruse e mi spiace non siano presenti in Aula il Presidente del Consiglio e anche il ministro Minniti. Qual è la prospettiva che questo Governo dà agli italiani quando si parla di immigrazione? Qual è l'esempio che questo Governo dà in casi come quello di un piccolo Comune della Provincia di Rovigo - Loreo - dove 60 migranti sono stati fatti insediare in un residence a sette metri da un'attività turistica e questa chiudendo? Questo è l'esempio di come si tutelano gli italiani? A queste persone si dà giustamente alloggio, ma i sindaci sono contrari perché gli edifici vicini subiscono inevitabilmente una penalizzazione.

Perché non c'è attenzione verso gli italiani? Perché - lo chiedo al Ministro, ma mi rivolgo anche al Presidente del Consiglio - non si tiene conto di questi aspetti che gravitano enormemente sui cittadini italiani? Perché non ci si rende conto che nel mentre diamo ad alcuni più di 1.000 euro al mese, ci sono famiglie italiane che stanno patendo la fame? Perché non si fa nulla per queste famiglie e parliamo di massimi sistemi a livello europeo? Signor Presidente, signor Ministro, signor Presidente del Consiglio, è su queste piccole cose che bisogna riflettere seriamente.

In conclusione, desidero citare la canzone «Segnali di vita» di Battiato, che amo molto: forse sarà «colpa dei pensieri associativi». Fate qualcosa per gli italiani! (Applausi del senatore Bertacco).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, salutiamo e diamo il benvenuto agli allievi e docenti dell'Istituto comprensivo «Salvatore Quasimodo» di Crispano, in provincia di Napoli, che sono in visita oggi al Senato e assistono ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa delle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
(ore 16,47)

ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signora Presidente, l'accordo sulla prima fase del negoziato sulla Brexit è stato sicuramente soddisfacente, ma anche difficile. Le trattative si sono trascinate oltre quanto previsto e forse questo è dipeso anche dal fatto che spesso ci si fa trascinare nel fare scelte con la pancia, dando credito alle promesse di benefici che poi si rivelano inesistenti e scoprendo che gli svantaggi sono molto maggiori di quello che si è promesso in una campagna che è stata molto populista. Forse è stato necessario del tempo per riportare una buona dose di sano realismo non solo nell'opinione pubblica del Regno Unito, ma anche della premier May.

Ad ogni modo, condivido il giudizio del presidente del Consiglio Gentiloni Silveri nel ritenere che un accordo tra l'Unione europea e il Regno Unito sia nell'interesse di ambedue le parti, pur non condividendo chiaramente la scelta del popolo britannico in ordine all'uscita. Ormai è un dato fermo che la Brexit sia una scelta senza ritorno. Si tratta certamente di un divorzio non semplice, non solo per il rispetto degli impegni presi dal Regno Unito in costanza di appartenenza all'Unione europea (si tratta di parecchi miliardi di euro), ma anche per il necessario rispetto dei diritti dei cittadini dell'Unione europea, per la complicata definizione degli accordi commerciali futuri e del particolare status della Gran Bretagna, per cui non abbiamo ancora modelli precisi, ma soprattutto per la delicata questione del confine tra l'Irlanda e l'Irlanda del Nord, perché in ogni caso, a nostro parere, devono essere rispettati gli accordi di pace che hanno posto fine a una lunga stagione di attentati, di scontri e di conflitti.

Il Governo italiano ha mantenuto e mantiene un ruolo di equilibrio e di moderazione nel confronto europeo, ruolo che abbiamo sempre condiviso e che ribadiamo essere ciò che è davvero importante per l'Unione europea. Allo stesso principio è ispirata la posizione del Governo in merito al confronto sul completamento dell'unione economica e monetaria, nonché sulla difesa comune, che devono essere senz'altro potenziate, creando un fondo monetario europeo e un bilancio unico per i Paesi dell'eurozona, con un Ministro dell'economia e delle finanze europeo. Sono certamente questi i punti rilevanti di una nuova fase di integrazione economica e politica.

Il confronto con l'Unione europea richiede non solo regole condivise, ma anche una maggiore considerazione della condizione particolare dei singoli Stati membri. Non è, infatti, ragionevole chiedere all'Italia, che ha un debito pubblico molto più alto rispetto, ad esempio, alla Francia o ad altri Paesi dell'Unione europea, di ridurre nello stesso arco di tempo al 60 per cento del PIL questo gigantesco debito: sono situazioni diverse ed è di tutta evidenza che non possono essere trattate allo stesso modo, applicando le stesse regole e la stessa tempistica. Sarebbe, a nostro parere, del tutto iniquo.

L'Italia, negli ultimi anni, ha compiuto tantissimi sforzi, maggiori di tanti altri Paesi dell'Unione europea, e di questo, una volta tanto, dovrebbe essere consapevole anche l'Unione europea e chi critica spesso l'Italia. Il punto di partenza dell'Italia semplicemente era più difficile e diverso da quello di altri.

Condividiamo, quindi, la posizione del Presidente del Consiglio quando afferma che la questione del fiscal compact non deve essere inserita nei trattati europei, ma deve essere oggetto di un negoziato per una direttiva europea, garantendo così la necessaria flessibilità.

Oggi, al termine della legislatura, mi sia consentito di fare una considerazione. Penso che il Governo Gentiloni Silveri in questo breve periodo, nell'anno 2017, abbia raggiunto obiettivi importanti, anche forse insperati. In tema di immigrazione, anche grazie all'impegno costante del ministro dell'interno Minniti, l'Italia è riuscita a ridurre notevolmente il flusso migratorio. Anche sul fronte della crescita economica i risultati sono più lusinghieri rispetto a tutto quello che abbiamo sentito negli ultimi dieci anni, quando le rettifiche delle stime erano quasi sempre al ribasso, mai al rialzo. Nel nostro piccolo, come piccolo Gruppo del Senato, per noi non era solo doveroso sostenere la politica del Governo Gentiloni Silveri, ma era anche un onore poter dare il nostro piccolo contributo a questa politica, che ha dato i suoi frutti, come dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti.

Per questi motivi, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie-PSI-MAIE alla risoluzione della maggioranza. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) e PD).

DI BIAGIO (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI BIAGIO (AP-CpE-NCD). Signor Presidente del Consiglio, la ringrazio per la relazione e per l'attenzione che ha inteso condividere con quest'Assemblea, che rinnova gli impegni e le responsabilità del nostro Paese in sede europea e che esprime coerenza rispetto al cammino intrapreso fino ad ora.

Voglio soffermarmi per prima cosa su quanto è stato riferito in merito alle dinamiche della gestione della Brexit, rinnovando in questa sede l'impegno del nostro Paese, da lei ulteriormente segnalato, sul fronte della gestione dell'impasse, su cui l'attenzione dell'Italia è sempre stata elevata.

Certamente la conclusione della prima fase dei negoziati della scorsa settimana, in cui è stato posto l'accento sui diritti dei cittadini, è un segnale da ritenere positivo. Inoltre, la definizione in questo Consiglio europeo di una discussione sullo stato dei negoziati sulla Brexit e la valutazione di avviare una seconda fase dei negoziati rappresentano un passaggio particolarmente rilevante dell'intero processo.

Sebbene non sia stata accolta pienamente la richiesta dell'Unione europea per quanto riguarda il riconoscimento della garanzia della giurisdizione della Corte di giustizia dell'Unione europea sul fronte della tutela dei diritti dei cittadini residenti nel Regno Unito, ma sia stato raggiunto un compromesso in cui la Corte rappresenta comunque un riferimento per il giudizio britannico, le garanzie ottenute con l'accordo dello scorso 8 dicembre rappresentano sicuramente un passo importante. Resta il fatto che l'attenzione dell'Unione europea e dell'Italia dovrà essere elevata nel proseguire in un'azione costante di sostegno della trattativa con il Governo britannico, anche nella prospettiva di favorire l'individuazione di soluzioni che limitino le potenziali criticità post Brexit sui cittadini e sulle imprese.

In questo la responsabilità del nostro stesso Paese deve essere determinante, anche in ragione degli impegni già contratti sul piano nazionale. Ricordo infatti a quest'Assemblea il lavoro svolto negli ultimi mesi nell'ambito dell'indagine conoscitiva del Comitato per le questioni degli italiani all'estero e delle Commissioni politiche dell'Unione europea, che ha condotto all'approvazione da parte di quest'Aula di una risoluzione con degli impegni molto precisi, di cui lei, Presidente, si sta facendo egregiamente rappresentante.

La priorità è sempre stata quella, appunto, di raggiungere al più presto, insieme ai partner dell'Unione europea, un accordo che garantisse in ogni caso i diritti acquisiti dai cittadini residenti nel Regno Unito.

Quanto poi ribadito in più occasioni da lei, Presidente, circa il carattere fondamentale della tutela degli interessi di centinaia di migliaia di italiani - nonché di altre migliaia di persone provenienti da altri Paesi europei - che vivono nel Regno Unito, è il segnale che si sta percorrendo la strada giusta.

L'invito che verrà fatto nei prossimi giorni dall'Unione europea al Regno Unito per fare chiarezza sulla configurazione delle future relazioni da instaurare dopo la Brexit rappresenta, appunto, un approccio significativo e coerente.

Merita un'attenzione particolare anche la posizione europea emersa in occasione dell'ultimo vertice sociale di Göteborg dello scorso novembre, in cui è stata sottolineata l'esigenza di mettere al primo posto le persone, focalizzando l'attenzione dunque sulle dinamiche sociali dell'Unione europea.

Pertanto, tra gli obiettivi figurano quello dell'implementazione, a livello dell'Unione e degli Stati membri, del pilastro europeo dei diritti sociali e la facilitazione di un dialogo sociale efficace a tutti i livelli. Tale iniziativa si inserisce in maniera perfettamente funzionale nella prospettiva di riabilitazione dell'immagine e dell'appeal dell'Unione europea nel suo rapporto con la cittadinanza.

Un altro tassello importante dello scenario della trattazione europea resta quello afferente alle politiche migratorie, che verranno affrontate a margine del Consiglio europeo e all'interno del calendario previsto nell'agenda dei leader.

Una delle priorità, su cui si chiede anche nella risoluzione in esame un impegno preciso, è la revisione del Regolamento di Dublino, in coerenza con gli emendamenti avanzati di recente dal Parlamento europeo e nella prospettiva di approdare ad un sistema comune di asilo, con una normativa di riferimento chiara e uniforme, ponendo ulteriormente l'accento sull'esigenza di rinnovare l'attenzione dei partner europei sul fronte della gestione del fenomeno migratorio, rispetto al quale l'Italia svolge egregiamente la sua parte nel rispetto dei diritti umani e del pragmatismo, che non sia da intendere come sinonimo di mera solidarietà nei confronti di quegli Stati membri che, come il nostro, vivono in prima linea questa emergenza. La responsabilità cui sono e devono essere chiamati i partner europei deve considerarsi in un certo qual modo vincolante. Pertanto, tra gli impegni della presente risoluzione vi è anche quello di non concedere fondi europei, vincolando dunque gli «onori» dell'appartenenza all'Unione europea all'onere inderogabile del rispetto dei principi e dei valori fondanti dell'Unione europea stessa. La prospettiva a cui ci si avvia con questo Consiglio rappresenta, a mio parare, un'opportunità per rimettere in gioco le potenzialità dell'Unione e le sue priorità, in un momento in cui siamo chiamati a rinnovare i termini di responsabilità di Bruxelles.

Signor Presidente, l'appuntamento europeo dei prossimi giorni assume, quindi, un carattere significativo in ragione non solo della molteplicità degli argomenti importanti in oggetto, ma anche per la delicatezza della congiuntura politico e sociale. Cito alcuni temi significativi: università europea, Erasmus plus, politiche finanziarie, difesa Comune europea, ricerca. Questo per delineare in maniera corale riflessioni e strategie sul breve e medio periodo, con l'auspicio di superare quelle incertezze che le dinamiche di compromissione del ruolo dell'Unione europea, in primis con la Brexit, stanno generando non solo tra i 27, ma in uno scenario globale, insieme alle diverse concezioni dell'Europa dei 27 Paesi.

Il mio Gruppo sceglie più Europa e un'Europa del futuro con identità chiara a sfidante. Presidente, in ragione di tali aspetti evidenzio il voto favorevole del Gruppo Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa alla risoluzione in esame e al suo operato. (Applausi dai Gruppi AP-CpE-NCD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

DE CRISTOFARO (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-SI-SEL). Signora Presidente, il presidente del Consiglio Gentiloni Silveri sa che non da oggi io e il mio Gruppo gli riconosciamo certamente un cambio di tono positivo rispetto a un certo trionfalismo, spesso davvero insopportabile, che abbiamo dovuto ascoltare molte volte in quest'Aula nei mesi passati, in particolare dal suo predecessore. Mi riferisco a quella propaganda elettorale anche in tempi non sospetti, che tendeva a rappresentare un racconto del Paese molto diverso dalla realtà.

Invece, presidente Gentiloni Silveri, riconosco che lei ammette quanto sia profonda e stridente la crisi sociale ed economica che ha compiuto il nostro continente e riconosce che il ritmo di ripresa del nostro Paese è più basso che altrove. Ciò mi sembra, rispetto a un racconto ispirato alle magnifiche sorti e progressive, che però stanno soltanto nella testa del segretario del Partito Democratico, obiettivamente un passo in avanti: è un bagno di realtà che ci pare un elemento di positivo confronto da avere in questa Aula. Presidente, con altrettanta franchezza, come riconosco questo elemento di realtà, le dico che leggo, invece, un'incapacità o una superficialità nell'interpretare alcuni degli aspetti contenuti all'interno della sua relazione di oggi, che mi pare dicano di grandi questioni politiche con le quali ci dobbiamo confrontare. Non ho molto tempo in questa dichiarazione di voto, avendolo dovuto condividere inevitabilmente con altri senatori del Gruppo Misto e quindi mi scuserà se le dirò per titoli.

Sostenere che abbiamo avuto il merito di accendere i riflettori sulla questione dei diritti umani in Libia, come ho sentito oggi dalle sue parole, presidente Gentiloni Silveri, proprio nel giorno in cui è uscito un clamoroso rapporto di Amnesty International, onestamente stride molto con l'esigenza di un bagno di realtà.

Penso che il Governo italiano dovrebbe dire delle parole chiare rispetto a quello che sta emergendo in queste ore e che peraltro alcune forze di questo Parlamento, che stanno condividendo con il mio Gruppo un'impresa elettorale in questa fase della vita politica del nostro Paese, denunciamo da molti mesi all'interno di questa Assemblea parlamentare. Vorrei davvero che il nostro Governo esprimesse parole più chiare su questo punto; non possiamo accettare che ci sia un'ombra così profonda e così forte su quello che sta accadendo in Libia in questi mesi. Si parla nel rapporto di Amnesty di un sofisticato sistema di abuso e di sfruttamento di rifugiati e di migranti da parte delle autorità libiche e, soprattutto, della complicità dei Governi europei riguardo alla violazione dei diritti umani nei confronti dei migranti rimasti in Libia. I Governi europei - viene detto - sono consapevolmente complici della tortura e degli abusi su decine di migliaia di rifugiati e di migranti detenuti in Libia. Penso che una questione così netta e clamorosa necessiterebbe che questa Assemblea del Parlamento parlasse per un giorno solamente di essa. Quando infatti si viene accusati in maniera così potente da un'organizzazione, la cui autorevolezza è ben conosciuta, credo che la questione necessiterebbe grande attenzione. Mi pare invece di poter dire che l'esigenza di realtà e le parole più serie che il Premier ha voluto ricordare nella parte iniziale della sua relazione, alludano in qualche modo ad un grande elemento di difficoltà.

Il nostro Paese sta attraversando una fase storica caratterizzata da un rigurgito pericoloso delle forze della destra e dell'estrema destra e dal ritorno di una certa terminologia razzista, che naturalmente spaventa le anime democratiche. Chiedo allora al Governo e ai partiti di maggioranza se abbia senso manifestare in piazza contro il razzismo e, contemporaneamente, sentirsi dire da Amnesty International di chiudere gli occhi rispetto a quello che sta accadendo in Libia anche con la complicità del nostro Governo. Mi pare una domanda rispetto alla quale dovreste dire parole più nette e più chiare rispetto al silenzio assordante di queste ore.

Voglio poi dire con altrettanta chiarezza, che trovo assolutamente insufficiente l'atteggiamento del nostro Governo. Mi ha colpito non sentire la parola Palestina nella relazione che il Presidente del Consiglio ha svolto pochi minuti fa. Certo, ho letto anch'io le dichiarazioni di Federica Mogherini e ho condiviso alcune prese di posizione, ma possibile che il nostro Governo, dinanzi alla convocazione del Consiglio d'Europa, non ritenga fondamentale portare fortemente in quella sede la questione di quello che accadde oggi nei territori di Gerusalemme e di Gaza? Nella nostra risoluzione chiediamo che il Governo promuova una posizione di ferma condanna di quanto accaduto nel corso di questi giorni, che hanno visto la scellerata ipotesi del Presidente degli Stati Uniti d'America di trasferire l'ambasciata americana a Gerusalemme. Pensiamo che in questa fase, rispetto ad una questione così seria come quella palestinese, bisognerebbe avere tutt'altro approccio.

Devo poi dire che stride con tutto ciò il fatto che nel nostro Paese non si dia seguito a quello che invece il Parlamento ha voluto dire con chiarezza già alcuni anni fa quando, a larghissima maggioranza, ha votato una mozione che impegnava il Governo a farsi promotore del riconoscimento unilaterale dello Stato della Palestina. Se volete fare una cosa buona, signori del Governo, signor Presidente del Consiglio, andate al Consiglio d'Europa e chiedete il riconoscimento dello Stato della Palestina da parte dell'Unione europea. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL e delle senatrici Gatti e Ricchiuti).

Cercate di mettere un punto sulla questione, di alzare una bandiera, di dire che l'Unione europea cerca di mettere in campo un'ipotesi di politica estera diversa da ciò che sta facendo l'amministrazione americana in questi anni. Abbiamo uno scenario drammatico dinanzi a noi nell'intera area mediorientale. In questa fase storica, vi è la grande tendenza da parte d'Israele di farsi forte rispetto ad un quadro politico molto difficile e complesso, approfittando altresì di quello che la politica estera statunitense sta facendo in particolare nei confronti dell'Iran e rispetto alla questione che da molto tempo a questa parte attraversa il mondo sunnita e il mondo sciita. Ebbene, adesso è il momento di battere un colpo, di provare a mettere in campo un'ipotesi di politica estera che possa parlare a quella gran parte di mondo arabo che pure cerca una soluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese. L'idea, invece, che si possa, anche con il silenzio, assecondare la politica degli Stati Uniti d'America, di Trump che, con le sue scelte, delegittima anche quella leadership palestinese più moderata che cerca e ha cercato in questi anni di far vivere momenti di pace, mi sembra una gravissima responsabilità politica.

Vorrei che risuonassero in quest'Aula due parole, che non sono semplicemente i nomi di due Stati: Libia e Palestina, Libia e Palestina. Noi ve lo ripeteremo tutti i giorni; ve lo diremo anche quando si scioglieranno le Camere; ve lo diremo anche in campagna elettorale, perché non basta la ricerca di un voto in più per poter dimenticare aspetti che concernono la dignità delle popolazioni civili di questo nostro mondo.

Su questo, il nostro Gruppo - e chi con noi voterà la nostra risoluzione, speriamo di poter dire - militerà sempre dalla stessa parte. (Applausi dai Gruppi Misto-SI-SEL e Art.1-MDP).

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signora Presidente, sembra un'abitudine, ma prima degli interventi del Movimento 5 Stelle, il Presidente del "coniglio" si dilegua. (Commenti dei senatori Chiti e Cardinali). Questa è l'ultima occasione di confrontarci prima della fine di questa sciagurata legislatura. Capisco sia tardi per il Governo iniziare ad ascoltare, ma noi non ci stancheremo di fare chiarezza per dovere verso gli italiani.

La prima questione sul tavolo: la via della cooperazione europea strutturata permanente in tema di difesa (Pesco), per di più solo su base volontaria, potrebbe comportare per l'Italia costi aggiuntivi rispetto alle spese militari per la difesa nazionale, per programmi che peraltro appaiono, in certa parte, complementari alla NATO.

Il Gruppo Movimento 5 Stelle chiede che nel settore della difesa i programmi di cooperazione siano indirizzati a eliminare inutili duplicazioni e sprechi e a standardizzare gli equipaggiamenti permettendo, quindi, economie di scala, risparmi sul bilancio della difesa negli Stati membri da reinvestire, auspicabilmente, nella lotta alla povertà, alla disoccupazione, alle diseguaglianze. Diversamente, si rischia concretamente di sovvenzionare unicamente l'industria degli armamenti. Infine, l'Unione europea deve essere protagonista nella risoluzione dei conflitti, e non invece, come troppe volte sta accedendo, parte responsabile degli stessi.

Secondo tema: la Brexit. Il fragile accordo siglato sulla carta sembra una vittoria per tutti; vi si afferma il principio di non discriminazione e di parità di trattamento per i cittadini britannici in Europa e per gli europei nel Regno Unito, che potranno continuare a esercitare i diritti attualmente garantiti: libertà di circolazione, soggiorno, diritti sociali e ricongiungimenti familiari, che dovranno essere eventualmente interpretati dai giudici britannici secondo la giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia dell'Unione europea. Eppure, i cittadini italiani - e non solo - denunciano situazioni di intolleranza e xenofobia: proprietari di case che si rifiutano di affittare a cittadini europei; datori di lavoro che pubblicizzano posti di lavoro solo per britannici; difficoltà ad aprire conti bancari e mutui e un generale "tornate al vostro Paese" rivolto ai cittadini dell'Europa dell'Est come ai giovani italiani, in particolare bambini e adolescenti.

Questo deve aprire gli occhi sulle cause della Brexit: non è stata votata dalle élite di Londra, Oxford o Cambridge, che dalla globalizzazione hanno tratto occasione di guadagno, ma da quella parte del popolo che nelle periferie ha vissuto il massiccio ingresso di migranti dall'Est Europa come una forma di concorrenza sleale sui salari.

È il sistema Europa ad apparire come un amplificatore della competizione e della conflittualità, tanto tra Paesi membri quanto tra fasce sociali; quell'Europa che il presidente Gentiloni Silveri chiamava poco fa famiglia: più volte ha parlato di famiglia europea. Ebbene, l'ultimo rapporto Censis dice testualmente: «non si è distribuito il dividendo sociale della ripresa economica». Una magra ripresa, tra l'altro. Siamo il fanalino di coda in Europa e si era cercato di fare un magheggio, un gioco di parole sulle velocità. Ma continua il Censis: «il blocco della mobilità sociale crea rancore». Allora dateci ascolto! Dateci ascolto. Altrimenti, presto parleremo di Uexit. Sarà l'Europa a fallire dopo il fallimento di questi sciagurati Governi.

Il Movimento 5 Stelle chiede che il Governo italiano si adoperi perché nelle trattative per la Brexit con le autorità britanniche si ottengano garanzie per bloccare i fenomeni xenofobi nei confronti dei nostri connazionali e degli altri cittadini europei; affinché l'iscrizione all'AIRE sia riconosciuta come elemento di certificazione della residenza in Gran Bretagna; affinché le nuove norme per l'ottenimento del certificato di residenza risultino semplici, rapide e non introducano alcuna forma di discriminazione o condizioni volte a limitare fortemente i diritti; per garantire, di concerto con le istituzioni europee e internazionali, il rispetto dei diritti umani dei migranti a seguito degli accordi conclusi con Stati terzi al fine del controllo dei flussi migratori.

Resta, però, qui sospesa la responsabilità del Governo ad evitare, anche nel nostro territorio, l'aumento progressivo e inesorabile del divario tra le fasce sociali che possono e quelle che sono tagliate fuori. Se questo ha portato alla traumatica uscita di un Paese come la Gran Bretagna, che ha un tasso di disoccupazione pari al 4 per cento, potete ben immaginare quali possano essere le conseguenze in Italia, dove la disoccupazione è tripla, e il Governo è continuamente prono ai poteri forti di economia e finanza.

Arriviamo ora al tema dell'immigrazione verso l'Europa. I Governi dell'ultimo decennio hanno gravi responsabilità nella destabilizzazione di territori cruciali ma sono stati spettatori di fronte all'aumento esponenziale degli ingressi in Italia: 40.000 nel 2013, 170.000 nel 2014, fino al 2016 oltre 180.000 arrivi (sono dati Frontex).

Non si può tacere poi quanto sta accadendo in Libia, dove sono emerse gravi compromissioni dei diritti umani. Il Governo vanta come un suo merito la denuncia di questi fatti. Ma a che cosa sono dovuti questi, se non agli accordi stipulati senza alcun controllo di ciò che stava accadendo? Trentasei, infatti, sono le carceri istituzionali e solo in ventiquattro si può entrare e presentano una situazione orribile, drammatica. Per non parlare delle carceri non istituzionali che stanno pullulando; delle forme gravi di tortura, soprattutto a carico di donne e bambini; dei trattamenti inumani e degradanti; della riduzione in schiavitù. L'accordo libico rischia di essere un ennesimo errore della politica europea sui flussi migratori e di sostenere politicamente ed economicamente milizie e leader a dir poco discutibili, come già abbiamo visto in Turchia.

Si continua ad elargire denaro, ma non si interviene sulle cause profonde delle migrazioni e il nostro Paese è costretto a gestire un fenomeno epocale praticamente da solo. Ebbene, i partiti di Governo, con l'ipocrita astensione della Lega, hanno votato al Parlamento europeo la riforma "alla tedesca" del regolamento di Dublino: una gabbia che obbliga l'Italia gestire tutti i migranti economici da sola. Per loro non è previsto nessun riallocamento, nessuna solidarietà europea, nessuna condivisione degli oneri. Stiamo parlando di oltre 70.000 persone che devono essere rimpatriate. Ma i rimpatri sono molto difficili, visto che mancano gli accordi con la maggior parte dei Paesi di provenienza. Dunque, affare nostro.

E al riguardo sono tutti d'accordo al Parlamento europeo, come qui sul Rosatellum, come sui vitalizi, come sul finanziamento ai partiti. Hanno votato sì all'ennesima truffa per gli italiani, che pagheremo a caro prezzo negli anni a venire. Poi ci vediamo recapitate le risoluzioni che dicono di andare a battere i pugni in Europa. La Lega si è accodata, per non turbare le coalizioni "a ripetere". Solo il Movimento 5 Stelle ha sempre lottato in Europa per una reale, forte e autentica solidarietà.

Il principio del Paese di primo ingresso, invece, viene solo rimodulato e, di fatto, confermato. I migranti economici, a differenza dei rifugiati, rimarranno nel Paese di arrivo. Tutte le persone potenzialmente pericolose restano nel Paese di primo ingresso. E siamo lasciati soli in questo. Prima uno Stato membro diventava competente se il richiedente vi aveva soggiornato per un anno, anche se era sbarcato in un altro Paese. Con la nuova revisione non sarà più così: l'Italia, come Paese di primo approdo, sarà permanentemente responsabile dei migranti arrivati, altro che solidarietà. Il meccanismo di riallocamento non è affatto automatico: scatterà dopo le procedure dei filtri sulla sicurezza e sulla domanda. Un richiedente asilo potrà dunque essere trasferito in un altro Paese dopo molti mesi dal suo arrivo e nel frattempo sarà sempre l'Italia a farsene carico. Fra i criteri per redistribuire i richiedenti asilo, non c'è il tasso di disoccupazione, restano solo quelli del PIL e della popolazione residente, così c'è il rischio di una guerra tra poveri: da una parte i rifugiati che vedono riconosciuto il diritto a restare in Italia e dall'altra i disoccupati italiani che non trovano lavoro.

Infine, è concesso un periodo di tre anni di transizione per gli Stati che sono in ritardo per l'applicazione delle procedure di accoglienza. Questi Paesi sono di fatto esonerati dal meccanismo della redistribuzione. Così facendo, si legittima l'egoismo di alcuni Stati membri che si rifiutano di applicare norme comuni per il diritto di asilo e l'Italia continuerà, in questi tre anni, ad avere più migranti degli altri Paesi europei.

Siamo stati i primi, signora Presidente, a denunciare il regolamento di Dublino, che ha trasformato l'Italia nel campo profughi d'Europa. Non avrebbe senso chiedere ancora, dopo cinque anni di mancato ascolto, a questo Governo, di farsi carico dell'interesse nazionale: sarà un governo 5 Stelle a farlo, e allora si mostrerà la differenza. (Applausi dal Gruppo M5S).

ALICATA (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALICATA (FI-PdL XVII). Signora Presidente, signori del Governo, il consesso europeo dei prossimi giorni affronterà, come di consueto, i temi del momento: le politiche migratorie, le politiche di difesa, i negoziati con la Gran Bretagna dopo la Brexit. Come di consueto, sui temi legati al fenomeno migratorio, molte chiacchiere e pochi fatti. Uno dei pochi fatti - è bene ricordarlo - lo si è ottenuto a seguito dell'azione politica di Forza Italia in Commissione difesa al Senato, che ha indotto il Governo ad assumere iniziative nei confronti delle ONG che fungevano da fattore attrattivo.

A quella iniziativa sono seguiti gli impegni dell'Esecutivo e del Ministro dell'interno, che hanno portato a regolamentare il lavoro delle suddette organizzazioni e ad una riduzione, finalmente, dei flussi, ma non ancora al blocco auspicato.

Tra i temi da affrontare c'è innanzitutto quello della stabilizzazione della Libia e la necessità, pertanto, che l'Unione europea condivida con l'Italia il peso e i costi della pressione migratoria sulla rotta del Mediterraneo centrale che per il 2018 sfioreranno i cinque miliardi nel bilancio dello Stato, di cui 3,6 miliardi solo per l'accoglienza.

L'impegno del nostro Paese nei confronti dell'Unione europea deve prevedere un repentino passaggio dalle parole ai fatti, attraverso il concreto sostegno ai Paesi più coinvolti nell'attuale crisi migratoria (Italia e Grecia).

La previsione di una rafforzata cooperazione tra gli Stati, scaturita dagli accordi de La Valletta, al fine di facilitare il ritorno e la reintegrazione dei migranti irregolari nei Paesi di origine, rimane ancora lettera morta.

Consideriamo fondamentale condizionare l'attribuzione dei fondi comunitari agli Stati membri al rispetto degli obblighi in materia di asilo, considerato che i Paesi che più si oppongono ad ospitare i migranti da ricollocare sono quelli che più beneficiano dei fondi europei.

È fondamentale, inoltre, continuare ad adoperarsi affinché i Paesi di partenza dell'ondata migratoria si impegnino per un maggiore controllo delle frontiere, impedendo in tal modo la partenza e il passaggio diretto verso la Libia. È necessario, quindi, proseguire l'impegno verso una piena assunzione delle proprie responsabilità da parte dei Paesi dell'area del Nord Africa (Libia e Tunisia innanzitutto) nelle operazioni di salvataggio compiute nelle aree SAR di loro competenza.

Occorre fare in modo, poi, nelle opportune sedi internazionali e nell'ambito delle relazioni bilaterali, che nessuna iniziativa non coordinata possa pregiudicare l'efficacia della nostra missione, sia diplomatica che militare, in Libia. Rimane primario, dopo Malta, l'impegno dell'Unione europea nel garantire, in Libia, capacità e condizioni di accoglienza adeguate per i migranti, attraverso la costruzione di campi di accoglienza che abbiano gli standard richiesti da UNHCR e OIM.

Riteniamo, altresì necessario, con riferimento alla politica estera e di difesa comune, operare un deciso spostamento dell'asse prioritario di attenzione dell'Unione europea verso l'area del Mediterraneo, in termini di cooperazione politica ed economica. Va inoltre rafforzata la politica europea di vicinato, che mira a gestire le relazioni dell'Unione europea con i Paesi vicini, meridionali e orientali, avendo come principale obiettivo quello di promuovere l'integrazione economica e la pacificazione nelle aree di conflitto.

L'Europa deve poi agire nelle opportune sedi diplomatiche, nei confronti della Tunisia, affinché si impegni a fermare la nuova rotta migratoria illegale, anche in collaborazione con il nostro Paese.

Di primaria importanza, altresì, è mettere in campo il massimo impegno per prevenire il probabile tentativo di rientro in Europa, anche con le ondate migratorie, dei foreign fighter, già impegnati nelle aree di conflitto. Valutiamo necessario, come più volte vanamente auspicato, un migliore coordinamento tra i Servizi di intelligence, sostenendone il finanziamento ulteriore, anche attraverso le risorse dell'Unione europea.

Con riferimento alla Brexit, l'Italia deve farsi portavoce, a livello di Consiglio europeo, della necessità di analizzare le criticità che continuano ad essere espresse con riguardo alle capacità dell'Unione europea di offrire risposte efficaci alle problematiche sociali ed economiche dell'Unione. Innanzitutto, preso atto della decisione della Gran Bretagna di uscire dall'Unione europea, il compito dell'Europa deve rimanere quello di mantenere i migliori rapporti possibili con la Gran Bretagna. I cittadini e le imprese non possono avere incertezze su quello che succederà loro dopo la separazione, che tutti ci auguriamo sia consensuale. In questo senso, rimane fondamentale garantire i reciproci status giuridici dei cittadini italiani e del Regno Unito mantenendo un principio di equità, simmetria e non discriminazione, e assicurare quindi la certezza del diritto per le persone giuridiche e per le imprese.

Infine, ma non l'ultimo dei problemi, i rapporti dell'Europa con la Federazione Russa. È necessario adoperarsi una volta di più per sostenere un accordo soddisfacente tra Russia e Ucraina che consenta all'Unione europea la normalizzazione di rapporti amichevoli con un partner importante quale è la Federazione Russa. Insomma, signor Presidente, i temi sono tanti e articolati e ci auguriamo che nell'interesse del nostro Paese il Governo possa affrontarli in modo finalmente più concreto ed efficace di come non sia stato fino ad oggi. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

SANGALLI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANGALLI (PD). Signora Presidente, senatrici, senatori, componenti del Governo, vorrei fare una prima considerazione, perché forse questa sarà l'ultima occasione in questa legislatura per parlare delle politiche per il Consiglio d'Europa. La considerazione è un po' ironica e un po' estetica: è cambiato lo stile; c'è una relazione migliore con il Parlamento; c'è da parte del Presidente del Consiglio uno stile adeguato al rango.

Devo dire che lo stile è certamente cambiato e che lo apprezzo molto anch'io, ma ciò che è cambiato è che nel corso di questi anni si è compiuta una sequenza di azioni che hanno cambiato la situazione. Non c'è un cambiamento dello stile, ma della situazione. Soltanto due anni fa noi eravamo impegnati - sarebbe giusto che lo sapessero i cittadini italiani che ci seguono, quindi non coloro che adesso devono fare campagna elettorale, ma coloro che dovranno sentire la campagna elettorale - a salvare centinaia di migliaia di vite umane in mare. L'hanno fatto le nostre Forze armate; l'ha fatto un'eroica Guardia costiera; l'hanno fatto eroicamente le popolazioni del nostro Mezzogiorno; abbiamo fatto quello che nessun altro Paese d'Europa aveva fatto. Quando eravamo a quel punto, ci siamo sentiti dire che avremmo dovuto limitare e regolare i flussi dei migranti verso il nostro Paese. Lo abbiamo fatto, con politiche internazionali e interne molto forti e adeguate, che hanno guardato all'Africa e non soltanto ai Paesi di imbarco, ma anche a quelli di partenza e di provenienza. Abbiamo fatto accordi con le comunità locali e con i Paesi più arretrati della fascia sub-sahariana, abbiamo creato le condizioni per le quali erano i briganti di esseri umani a trovarsi più in difficoltà e, contemporaneamente, si sono trovate le condizioni per avere un Governo in Libia, che collaborasse con noi al contenimento delle partenze, avendo dietro - e questo è uno dei temi del prossimo Consiglio europeo ‑ dei Paesi africani che possono avvalersi di un accordo con l'Unione europea per cercare di sostenere le proprie economie e la propria situazione.

Certamente è cambiata la situazione: è una questione di empatia, di simpatia, di educazione, ma essa è cambiata profondamente. Sono molto contento che tante forze politiche oggi ci abbiano raccontato degli allarmi di Amnesty International circa i cosiddetti centri di accoglienza in Libia. Non ricordo però questi appelli di Amnesty International quando due o tre anni fa la gente affogava in mare, noi la salvavamo e ci sentivamo dire che stavamo facendo qualcosa contro l'interesse del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD). Amnesty International c'era allora e c'è anche adesso e adesso siamo impegnati a fare in modo che le condizioni di quei centri di accoglienza in Libia siano rese umane - oggi abbiamo ascoltato in Senato i rappresentanti dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni delle Nazioni Unite - e siano rese vivibili, perché questa vivibilità consente che tra l'Europa e il continente africano, che è il più riproduttivo al mondo, si possa tessere un'intensità di rapporto, che non può essere banalizzata semplicemente con il blocco dei migranti, pensando di costringerli là, senza farsi un problema su come li si costringe. Occorre invece un fertile terreno di collaborazione e bisogna dire ai nostri concittadini che senza questo fertile terreno di collaborazione regrediremmo, non fermeremo i grandi movimenti migratori e ci troveremo ad essere un Paese bersaglio di una pressione terrificante, se non altro per la nostra posizione geografica.

Si parlerà di questo nel Consiglio europeo? Sì, anche se sembra che non se ne parli, nonostante ci si pone il tema della revisione del Trattato di Dublino, che - lo voglio ricordare - determina che il Paese in cui si arriva abbia un'immigrazione illegale e che debba vedersela da solo con coloro che arrivano. Ebbene, dal prossimo Consiglio europeo si comincerà a rivedere seriamente questo Trattato ed è un fatto importante questo, perché tutti i Paesi europei verranno messi nella condizione di dover accogliere, di dover investire, di dover fare la propria parte, non scaricando le proprie responsabilità sui Paesi mediterranei o anche, facendo di peggio, come alcuni Paesi mediterranei fanno nei confronti di altri Paesi mediterranei.

Si fa più Europa in questo Consiglio europeo. Mi dispiace tanto per gli antieuropeisti, che erano tanti fino a qualche giorno fa. Mi dispiace per loro, ma si fa più Europa, perché quando si realizza un programma di cooperazione strutturata e permanente di difesa, si fa più Europa. Su cosa l'Europa deve strutturare il proprio modo di comportarsi e la propria unitarietà, se non nell'avere una strategia comune di difesa e di approccio alle grandi questioni internazionali? Si fa più Europa perché si mettono in discussione i rapporti tra l'Unione europea e la NATO, sulla base delle indicazioni del Vertice di Bratislava. Vorrei si ricordasse che soltanto qualche mese fa c'è stato il Vertice di Bratislava, che ha definito nuovi rapporti tra Unione europea e NATO. Si fa più Europa, perché si fa un'Europa più sociale. Sebbene tutto ciò passi come fosse una "leggerezza dell'essere", il fatto che si potenzi il progetto Erasmus, che si mettano in rete le università europee, che si crei un pilastro europeo per la protezione dei cittadini, per la crescita e l'occupazione, il fatto che si prefiguri una carta dei diritti sociali europei, mi paiono temi che "fanno Europa". Fanno Europa sul serio, non un'Europa che parla male di sé stessa, in cui ognuno trova le responsabilità proprie in quelle degli altri; un'Europa che si impegna a perseguire con determinazione i progetti concernenti il proprio futuro delineati dall'agenda dei leader e negli obiettivi della Carta sociale europea; a sostenere la cooperazione strutturata per la difesa; a fare una politica estera europea che metta al centro il Mediterraneo con un partenariato strategico con l'Africa e un piano di stabilizzazione dello sviluppo multilaterale, il consolidamento di un'autentica dialettica politica europea attraverso misure come l'istituzione di una circoscrizione europea, la difesa della democrazia e dello Stato di diritto in Europa, un rafforzamento degli strumenti di difesa dell'Unione. Si parlerà della necessità di rilanciare l'idea di una procura europea contro il terrorismo e la criminalità organizzata.

Meno Europa? Questa è Europa; l'Europa che si dà strutture, politiche, modalità di intervento. Questa è Europa. Noi a questa Europa possiamo parlare - mi dispiace per quelli a cui ciò dispiace - con una qualche dignità per quello che abbiamo fatto nel Mediterraneo, per quello che abbiamo fatto con l'Africa e - consentitemi di dirlo - per quello che abbiamo fatto nel nostro Paese con i risultati economici che abbiamo prodotto, con i miglioramenti che abbiamo fatto. (Applausi dal Gruppo PD). Altrimenti non avremmo avuto questa dignità per poter parlare all'Europa.

Le riforme che ci sono state e che l'Europa ci riconosce ci danno oggi quel tono, che qui abbiamo notato, di maggior capacità di influenza delle politiche europee e che ci consentirà di chiedere cose che a noi interessano molto, come la revisione del Trattato di Dublino, di ricordare ai partner e alle istituzioni europee che la gestione del fenomeno migratorio non è una responsabilità di uno solo ma deve essere condivisa e che bisogna ridurre i fondi a quei Paesi europei che rifiutano le proprie quote di migranti e di fare la propria parte rispetto ai problemi dell'immigrazione.

Dobbiamo affrontare anche la Brexit e in questa sede vorrei dire brevemente che è un negoziato difficile, problematico, non semplice. Il Regno Unito è un grande Paese che esce dall'Europa; forse, se dovesse rifare quel referendum, oggi farebbe delle scelte diverse da quelle che ha fatto qualche mese fa (Applausi dal Gruppo PD), quando si sono messi al sicuro, con la testa sotto la sabbia rispetto ai propri problemi, dicendo che erano di origine europea e che bisognava uscire dall'Europa. Oggi sento parlare di negoziato su una frontiera soft tra l'Irlanda e l'Irlanda del Nord, cioè del fatto che si sta trattando affinché la frontiera tra l'Irlanda e l'Irlanda del Nord non diventi di nuovo militarizzata, che non si stimolino di nuovo in Irlanda del Nord fenomeni di terrorismo che abbiamo visto nella storia, che questo non si riproduca in tutti i Paesi europei. Lo vogliamo dire o no ai federalisti di casa nostra che non c'è nessuna regione federalista in Europa che, mentre non riconosce il proprio Stato, non veda nell'Europa il proprio approdo? È così per la Catalogna, per i fiamminghi, per gli scozzesi, per tutti questi. (Applausi dal Gruppo PD). Lo vogliamo capire o no che l'Europa è contemporaneamente riconoscimento del federalismo e delle identità regionali specifiche e contemporaneamente di una nazione unica che deve essere appunto l'Europa nella quale si ritrovano anche le minoranze?

Vi è poi un passaggio difficile: la scelta di Trump del riconoscimento da parte degli Stati Uniti di Gerusalemme come capitale di Israele è un passaggio che non condividiamo e lo abbiamo detto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite qualche giorno fa.

Mi consenta, signora Presidente, di concludere con le parole che nella nostra proposta di risoluzione citano esattamente una risoluzione del Parlamento europeo che afferma che Gerusalemme deve essere la capitale di due Paesi e quando parliamo di due Paesi, cari amici, non parliamo della Libia e della Palestina, ma di Israele e della Palestina. Deve essere la capitale di due Paesi: uno riconosciuto, qual è lo Stato di Israele, sulla base dei confini del 1967; l'altro che deve essere democratico, pluralista, deve essere rappresentante di quelle regione, come è lo Stato di Palestina.

Parliamo di una cosa seria, non facciamo della propaganda. Cerchiamo di indurre il fatto che Gerusalemme ritorni a essere una città multireligiosa e di pace e non, invece, una stimolazione della degenerazione globale. (Applausi dal Gruppo PD).

In questa Europa e di questa azione europea si andrà a parlare da dopodomani. Molti non se ne sono accorti, in quanto la propaganda elettorale porta altrove, ma i cittadini italiani devono sapere che nel prossimo Consiglio europeo, con molta dignità, va un Paese a discutere dignitosamente del futuro dell'Europa. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Zanda, Bianconi, Zeller e Barani, n. 2, dal senatore Centinaio e da altri senatori, n. 3, dalla senatrice De Petris e da altri senatori, n. 4, dal senatore Endrizzi e da altri senatori, e n. 5, dal senatore Romani Paolo e da altri senatori, che saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione e i cui testi sono in distribuzione.

Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.

DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale. Signora Presidente, come avevo segnalato, mi soffermo brevemente su tre considerazioni brevi, per poi passare a esprimere il parere sulle proposte di risoluzione.

La prima considerazione riguarda l'elemento che è stato più volte discusso negli interventi relativi alle comunicazioni del presidente Gentiloni Silveri sulla crescita. Non sfugge a nessuno - il Presidente l'ha detto - che in Italia i tassi di crescita restano, nella media, più bassi di quelli europei, il che è giusto, purché sia chiaro che essi erano inferiori da tanti anni e che oggi il divario si sta colmando sempre più rapidamente, in particolare con Paesi come la Francia e la Spagna.

Il secondo punto riguarda la questioni migratorie. Il Presidente del Consiglio ha sottolineato l'impegno della Commissione e - ahimè - l'impegno ancora di pochi Paesi. Lo schema dentro cui ci muoviamo è il seguente: poco ruolo e poche risorse per la Commissione, che invece mette a disposizione pienamente il proprio ruolo e le poche risorse; scarsa solidarietà da parte dei Paesi, con l'eccezione, che è stata segnalata, della Germania e forse, dal punto di vista solo dei fondi e non della redistribuzione, dei Paesi del gruppo Visegrad.

Voglio concludere con una notazione sulla Brexit, dal momento che trovo singolare che, a segnalare la persistenza di episodi di intolleranza e xenofobia nel Regno Unito da parte dei cittadini italiani che lì risiedono, vivono, lavorano e studiano, sia il Presidente del Gruppo i cui omologhi siedono, al Parlamento europeo, nello stesso Gruppo con Farage. (Applausi dal Gruppo PD). Trovo che questa sia una notazione quanto meno singolare. Bisognerebbe coordinare un po' meglio le politiche europee a Roma e Bruxelles.

Infine, il parere è favorevole sulla proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Zanda, Bianconi, Zeller e Barani, e contrario su tutte le altre.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 1.

SANTANGELO (M5S). Fin quando non cambieremo il Regolamento, chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Zanda, Bianconi, Zeller e Barani.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 2.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dal senatore Centinaio e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 3.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 3, presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 4.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 4, presentata dal senatore Endrizzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 5.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 5, presentata dal senatore Romani Paolo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Diamo il benvenuto agli allievi e docenti dell'Istituto di istruzione superiore Roncalli di Poggibonsi, in provincia di Siena, che sono oggi in visita al Senato e assistono ai nostri lavori. (Applausi).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

AMIDEI (Misto). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusio).

Pregherei i colleghi di allontanarsi silenziosamente.

AMIDEI (Misto). Signora Presidente, chiedo un attimo di attenzione, cortesemente. È noto a tutti che recentemente, l'8 dicembre, è avvenuto un fatto importante per uno dei simboli dell'Italia nel mondo: il riconoscimento, come patrimonio immateriale dell'UNESCO, dell'arte dei pizzaioli napoletani.

La cosa più assurda è che, nonostante questo meritato riconoscimento, avvenuto non in casa nostra, ma, come noto, nella Corea del Sud... (Brusio).

PRESIDENTE. Colleghi, vi pregherei di abbassare la voce.

AMIDEI (Misto). Signora Presidente, per cortesia, non riesco a continuare. Già ho pochi secondi per poter intervenire, chiedo un attimo di attenzione sulla questione.

È giacente in 5ª Commissione (il cui Presidente mi sta dinanzi) il disegno di legge 2280 recante: «Disciplina dell'attività, riconoscimento della qualifica e istituzione dell'albo nazionale dei pizzaioli-professionisti». La Corea del Sud e l'UNESCO riconoscono l'arte dei pizzaioli, l'arte di fare la pizza, il simbolo del made in Italy nel mondo, e noi non siamo capaci di approvare un disegno di legge che riconosca la qualifica professionale di questa figura che tanto ha contribuito a questa immagine nel mondo? Non sto dicendo cretinate. Leggo le motivazioni con cui la Commissione UNESCO ha approvato il riconoscimento: «Il know how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l'impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale».

Noi abbiamo una proposta di legge giacente da mesi; mi rivolgo al presidente Tonini e al Presidente del Senato. Guardate che se il riconoscimento della qualifica professionale del pizzaiolo avverrà in un altro Paese e non in Italia sarete responsabili di questa vergogna, dopo che l'UNESCO l'ha riconosciuta! Sarebbe il colmo se la Spagna, la Germania, la Cina riconoscessero la qualifica professionale del pizzaiolo. Diamo onore a questa gente, che porta nel mondo la cultura italiana, riconosciuta anche dall'UNESCO. Facciamolo prima che scada questa legislatura e magari ci sarà una pizza per tutti. Lo dico con simpatia a 150.000 operatori del settore, che contribuiscono per il 50 per cento al fatturato della ristorazione in Italia e che stanno attendendo che venga licenziato il testo dalla 5ª Commissione; non c'è un centesimo messo a bilancio, per cui liberamente potrebbe arrivare all'esame della 10a Commissione. Approviamolo. A nome di tutti i pizzaioli, grazie, signora Presidente. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Congratulazioni).

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signora Presidente, intervengo perché occorre richiamare l'attenzione dell'Assemblea e del Governo su un fatto che sta lasciando abbastanza perplessi molti cittadini in Umbria. Si tratta di una terra molto laboriosa che, però, all'inizio del secolo scorso, ha subìto una grave emorragia di persone che sono dovute andare all'estero per lavorare. Molti si sono trasferiti in Lussemburgo, facendo molta fatica a guadagnare quelle risorse che il proprio Paese non riusciva a mettere loro a disposizione, a causa della mancanza di lavoro.

La situazione è diventata paradossale, perché quando questi nostri concittadini sono rientrati in Italia, dopo una vita di lavoro trascorsa all'estero, si sono trovati negli scorsi anni (e, nel caso specifico, anche in questi mesi), ormai pensionati, ad essere sottoposti da parte dello Stato a una sorta di inquisizione, come fossero evasori fiscali. Questo perché c'è una cattiva interpretazione di una normativa che riguarda la doppia imposizione, ovvero la dichiarazione dei redditi guadagnati all'estero, piuttosto che i redditi non dichiarati, ma guadagnati all'estero.

Vede, signora Presidente, la situazione è paradossale e io ho presentato un'interrogazione in cui si chiede al Governo di fare chiarezza, perché ci ritroviamo con persone che hanno superato abbondantemente i settant'anni che sono classificate sostanzialmente come evasori, persone nei confronti delle quali vengono emesse cartelle per multe che superano le decine di migliaia di euro (50.000, 60.000, 70.000 euro), pensionati che hanno un bilocale, se va bene. Un dubbio allora sorge di fronte a queste azioni, che sono francamente tipiche di uno Stato debole, che purtroppo fa il forte con i deboli e si nasconde poi quando deve andare a prendere gli evasori totali, arrivando alla fine dell'anno a dichiarare di aver trovato i veri evasori totali, cosa che in effetti in questo caso non è. In questo modo, tra l'altro, si infligge un grave vulnus nei confronti di nostri concittadini che, ripeto, nel fiore della loro giovinezza sono stati costretti ad andarsene all'estero e, una volta rientrati in Italia, si sentono addirittura presi per evasori.

Con un'interrogazione chiediamo al Ministro che si interessi velocemente della situazione e che indichi un'interpretazione attraverso delle circolari - ove siano necessarie - evitando un torto nei confronti di questa gente che è tornata oggi in Italia a passare gli ultimi anni, non da evasore, ma da cittadino che ha lavorato e pagato le tasse. (Applausi del senatore Arrigoni).

PRESIDENTE. Il sottosegretario Pizzetti, che è qui presente e che rappresenta il Governo, avrà sicuramente preso nota.

PAGLIARI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAGLIARI (PD). Signora Presidente, voglio rappresentare qui, anche a nome della senatrice Pignedoli, la drammatica situazione che si sta determinando nel Basso Parmense e nella Bassa Reggiana, in particolare a causa dell'esondazione del torrente Enza. Ci sono paesi come Colorno, Brescello, Boretto e Lentigione sommersi dall'acqua. Ci sono situazioni particolarmente gravi: a Lentigione, ad esempio, c'è l'Immergas, una fabbrica con 500 dipendenti, che è completamente sommersa e rischia il blocco dell'attività.

Vogliamo sottolineare che tutta la zona della Bassa, ricca di imprese, si trova in una condizione davvero disperata e lo evidenziamo al Governo in vista della dichiarazione dello stato di emergenza, dando atto della massima disponibilità manifestata oggi dal presidente Gentiloni Silveri, il quale, prima dell'inizio della seduta, ha ascoltato le nostre considerazioni, assicurando la massima attenzione. (Applausi dal Gruppo PD).

ICHINO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ICHINO (PD). Signora Presidente, siamo abituati a criticare la giustizia del nostro Paese, imputandole le molte piaghe che effettivamente la affliggono. Ora, però, la pubblicazione di una sentenza della corte d'assise di Milano ci offre un buon motivo per sospendere per un giorno le critiche e prendere atto di una pagina straordinaria che è stata scritta in un'aula giudiziale italiana.

Straordinaria, innanzitutto, è la vicenda di un gruppo di immigrati somali che in un centro di accoglienza italiano riconoscono uno dei loro aguzzini: un membro dell'organizzazione che in Africa, col pretesto di aiutarli a raggiungere l'Europa, ha organizzato il loro sequestro in diversi "lager" libici, dove li ha sottoposti alle sofferenze più atroci per estorcere dalle loro famiglie una sorta di riscatto, condizione per consentire loro poi di affrontare la pericolosissima traversata del Mediterraneo.

Il gruppo di rifugiati a Milano blocca il connazionale, gli contesta le atrocità commesse, ma decide di non farsi giustizia da solo, bensì di denunciarlo alla polizia.

Si tratta di un atto civilissimo e di fiducia nell'amministrazione giudiziaria del Paese che li ospita; un atto cui l'amministrazione della giustizia risponde nel modo migliore, con straordinaria competenza, efficienza e tempestività, applicando una norma del codice penale che attribuisce al giudice italiano, su richiesta del Ministro della giustizia, la giurisdizione su crimini commessi ai danni dei rifugiati, che altrimenti non avrebbero alcuna possibilità di essere perseguiti. Il fermo dell'imputato è avvenuto nel gennaio di quest'anno e la sentenza della corte d'assise è stata depositata il 1° dicembre di questo anno e, pertanto, nel giro di meno di un anno non solo un'indagine complessa viene portata a compimento dalla polizia giudiziaria e dalla procura, ma si svolge anche fino alla conclusione un dibattimento che pone sotto gli occhi di tutto il mondo civile e non soltanto italiano il massacro cui sono sottoposti i profughi africani nelle mani delle organizzazioni dedite - complice la polizia libica - alla "gestione" e allo sfruttamento spietato del loro tragico viaggio verso le coste siciliane e calabresi.

La sentenza, che condanna l'imputato per le atrocità commesse, conclude un processo il cui svolgimento è stato caratterizzato da un'altissima tensione emotiva per la drammaticità delle vicende e l'enormità delle sofferenze che l'istruttoria ha fatto rivivere nell'aula della corte d'assise di Milano. La tensione emotiva è stata determinata dalla scelta della corte di sottolineare, nel governo del processo, la considerazione di tutte le persone coinvolte - non solo le parti lese, ma anche l'imputato, sua moglie e la sua figlia bambina - come persone umane, soggetti di emozioni e affetti familiari. La stampa aveva dato notizia a suo tempo della decisione della corte di offrire all'imputato, in una pausa delle udienze, il tempo e lo spazio riservato, fuori dalle sbarre, in cui incontrarsi con le due familiari.

La sentenza, di oltre 100 pagine, è un vero e proprio trattato sull'inferno attraverso il quale passano gli immigranti che vengono dal cuore dell'Africa verso le coste del Mediterraneo. Credo che di ciò va dato atto a una giustizia di cui troppo spesso diciamo solo i difetti. (Applausi della senatrice Puppato).

ESPOSITO Stefano (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ESPOSITO Stefano (PD). Signora Presidente, credo sia necessario sottoporre al Ministro delle infrastrutture e trasporti una vicenda accaduta questa mattina a Torino nella prima mattina. C'è stato sostanzialmente un ritardo su tutti i voli determinato dalla mancanza dei mezzi necessari per sghiacciare le ali. Siccome non stiamo parlando dell'aeroporto di Lampedusa - dove per fortuna il ghiaccio è merce rarissima - ma di Torino pongo il tema della gestione sia dell'aeroporto, che è in mano a un privato, che di Alitalia. L'azienda che gestisce l'aeroporto infatti, con un comunicato, ha imputato questo problema al fatto che la società alla quale Alitalia si affida per questo tipo di interventi non dipende dalla SAGAT stessa. Ho poi scorso il pannello dei voli e constatato che tutti hanno avuto un ritardo. A questo punto o l'Aviapartner, che opera all'aeroporto di Torino, è una società monopolista o, in realtà, c'è stato un problema generalizzato.

Vorrei pertanto chiedere al Ministro delle infrastrutture e trasporti, visto che siamo alle porte dell'inverno, di verificare se possiamo davvero permetterci che nel 2017 un aeroporto come quello di Torino e l'Alitalia tengano a terra passeggeri anche per due ore e mezzo - il ritardo ha interessato non solo i voli italiani, ma anche quelli esteri - a causa della mancanza di uno strumento che dovrebbe essere di primaria presenza in uno scalo come quello.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 13 dicembre 2017

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, 13 dicembre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 17,59).