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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 915 del 12/12/2017


Ripresa della discussione dei disegni di legge nn.
2801, 5, 13, 87, 177, 443, 485 e 1973 (ore 11,49)

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.832, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.833, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «e 32».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.834.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.835, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, fino alla parola «, limitatamente».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.836 e 1.837.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.838, presentato dal senatore Centinaio, fino alla parola «salute».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.839 e 1.840.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.841, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.842, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.843, presentato dal senatore Centinaio, identico all'emendamento 1.844, presentato dal senatore Sacconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.846, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.845, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.847, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.848, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.851, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.850, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.852, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.854, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.855.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Colleghi, l'emendamento 1.855 aggiunge delle specificazioni per dire che ai pazienti in stato di fine vita o in condizioni di morte prevista come imminente il medico non debba imporre trattamenti non proporzionati o inadeguati o, a quel punto, sostanzialmente inutili. L'emendamento serve a scandire la contrarietà, anche di chi è contrario a questa legge, come si sta facendo, al cosiddetto accanimento terapeutico.

Stiamo procedendo in maniera abbastanza rapida in questo avvio d'esame, a dimostrazione che non c'è un intento ostruzionistico. Tuttavia, credo che sarà necessario, man mano che discuteremo, entrare sui punti che stanno a cuore a coloro che hanno svolto un'attività emendativa. Il mio Gruppo, peraltro, ha discusso al proprio interno, nel rispetto di tutte le posizioni, ed è prevalsa un'opinione contraria per una serie di valutazioni di merito e tecniche. Questo è uno dei punti che vogliamo ribadire perché è proprio di chi è contrario a questo tipo di attività legislativa e privilegia la cosiddetta alleanza terapeutica tra medico e paziente nella fase in cui la vita si esaurisce e arriva la morte, quando, quindi, i familiari e i medici sono chiamati - e di casi concreti, ognuno di noi, nella vita, li ha trovati nel suo percorso - a prendere atto di ciò che la natura impone.

Da un lato noi riteniamo, che il rischio di derive eutanasiche sia da mettere al bando - il tema era affrontato da alcuni emendamenti esaminati in precedenza e credo che tornerà - e, dall'altro, anche con questo emendamento intendiamo porci contro l'accanimento terapeutico, perché non è che chi è contrario a questo provvedimento immagina che si debba andare oltre i limiti ragionevoli.

Il problema è proprio questo: mettere al bando le pratiche eventuali di accanimento terapeutico non deve portare all'eccesso opposto. Di questo si occupano altri emendamenti circa il ruolo del medico e la sua funzione di tutela della vita, finché di vita si tratta.

L'emendamento - lo dico anche agli assertori della legge, che hanno opinioni certamente diverse dalle mie - dovrebbe essere sposato da costoro perché dice no all'accanimento terapeutico, che è uno dei principi di fondo. Su un'altra parte non siamo d'accordo, probabilmente e mi riferisco al fatto che negare idratazione e alimentazione possa portare di fatto a un'eutanasia e quindi che l'idratazione e l'alimentazione siano dei medicinali invece che una forma di sostegno dovuto. Questo emendamento è per dire: no all'accanimento terapeutico.

Con questo intervento ho voluto sottolineare non solo la validità della proposta che faccio all'Assemblea, ma anche il contributo di chiarezza che questo emendamento comporta, perché ci sono i due estremi da evitare, ad avviso mio e di molti colleghi. Il primo estremo da evitare è pensare che la medicina e la scienza debbano andare oltre qualsiasi limite. Questo non è possibile, benché oggi le cose siano molto cambiate e laddove la terapia, le medicine e i farmaci consentono di affrontare situazioni in maniera diversa, è chiaro che bisogna fare ricorso ad essi. Pensate a quali incredibili progressi ha fatto la cardiologia nel corso dei decenni: situazioni che avrebbero portato inevitabilmente alla morte del paziente, oggi vengono affrontate e risolte nel giro di ventiquattro ore. Non sono medico e quindi non voglio scendere nel tecnicismo; nell'Assemblea ci sono medici che meglio di me possono illustrare i portenti - almeno, io che non sono medico così li giudico - della scienza medica nel campo delle malattie cardiologiche, che hanno portato un cambiamento sostanziale della qualità, delle aspettative e della durata della vita. Quello non è accanimento terapeutico, ma sono la medicina e la chirurgia che utilmente intervengono e cambiano le prospettive.

In altri casi non c'è dubbio che entriamo nell'accanimento terapeutico o addirittura, Dio non voglia, in forme di sperimentazione. Questo emendamento dice di non ricorrere mai all'accanimento, perché l'uomo non ne ha il diritto. Qui non è un problema di credenti o non credenti: io e credo anche altri colleghi non abbiamo affrontato questo dibattito con un approccio religioso o teologico. Le fedi religiose sono fuori dall'attività legislativa laica di un Parlamento. Il tema del fine vita e di questo confine labile deve essere affrontato in termini legislativi e l'emendamento 1.855 serve a dire che chi è contro questa legge invoca l'alleanza terapeutica e dice che ci vorrebbe un registro. Anche i proponenti di questa legge si sono accorti che è sbagliata, tant'è che vogliono mettere il registro delle DAT nella legge di bilancio, che si conferma una specie di autobus su cui ficcare tutto e il contrario di tutto. Mi chiedo, che c'entri il registro delle DAT con la legge di stabilità? Se lo ritenete necessario, colleghi del Partito Democratico, è qui che andava messo, senza usare il trucchetto della legge di stabilità. Si cambia e si integra una legge prima ancora che venga approvata: ma si fanno così le leggi? (Applausi dei senatori Compagna, Fucksia, Rizzotti e Stefani).

Gli studenti sono andati via, ma ne verranno altri e glielo ridiremo: si sta facendo una modifica alla legge di bilancio che ancora non c'è attraverso la legge di bilancio che ancora non c'è. Questo si sta facendo. È una tecnica legislativa corretta? Lo dico da legislatore esperto: non c'è dubbio che abbiamo visto di tutto, si potrebbero invocare precedenti di ogni tipo, ma se vi fossero dei precedenti, sarebbero però dei cattivi precedenti, una forma di accanimento legislativo, per cui mi accorgo dell'errore ma non lo cambio perché siamo a fine legislatura (non a fine vita), lo metto nella legge di bilancio, mi rimbalza qui la legge e non si capisce più niente. Non è che un registro sia una cosa banale, perché serve proprio nei momenti in cui si ha bisogno di attingere notizie e sapere cosa ha dichiarato Tizio o Caio e chi lo certifica. Un registro si impone quindi per una certezza, altrimenti si procede sulla base di uno che dice: quello mi ha detto che, in caso di incidente, avrebbe voluto fare così. E chi lo dice?

L'errore è ammesso, ma poi riparare ad uno dei tanti errori in questo modo, aggrava la situazione. Invito quindi i colleghi, proprio quelli che sono a favore della legge al nostro esame, di votare a favore dell'emendamento 1.855 contro l'accanimento terapeutico, che dovrebbe raccogliere, a mio avviso, l'unanimità dell'Assemblea. L'emendamento 1.855, che vari colleghi, anche di altri Gruppi, hanno condiviso con me, rappresenta tutto questo.

PRESIDENTE. Colleghi, c'è un eccesso di tessere rispetto alle presenze. Chiedo la vostra collaborazione. Senatore Caliendo, le chiedo di estrarre le due tessere abbandonate alla sua sinistra. Senatrice Mattesini, le chiedo la stessa cortesia: c'è una tessera di troppo nella sua fila.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.855, presentato dal senatore Gasparri e da altri senatori, fino alle parole «della persona».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.856 e 1.857.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.858, identico all'emendamento 1.859.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, credo si possa ritenere che gli emendamenti 1.858 e 1.859 contengano il cuore delle ragioni divisive che si sono sin qui manifestate. Infatti, tali emendamenti vorrebbero sopprimere il concetto di autodeterminazione, riferito, oltre tutto, ad una situazione futura e, quindi, non un'autodeterminazione che si esprime in una condizione attuale e concreta. Il concetto di autodeterminazione confligge con la funzione del medico e con la possibilità di cooperazione tra il medico e i familiari, anche in assenza di vigilanza e coscienza da parte del paziente. Questo è il tema che più oppone i due schieramenti che si sono confrontati con riferimento al provvedimento che stiamo esaminando. Sarebbe invece utile un ascolto reciproco e la ricerca di un punto di compromesso a questo proposito.

Voglio soprattutto segnalare che l'affermazione dell'autodeterminazione assoluta del paziente combinata oltretutto con un registro fragile, come quello cui poco fa ha fatto riferimento il collega Gasparri, determinerà ragionevolmente l'inibizione di molti medici, chiamati a rianimare un paziente, ad attendere non solo la ricerca di eventuali dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario, ma in ogni caso anche a temere un'attività rianimatoria dalla quale potrebbe derivare, malauguratamente, l'esito di una condizione di cerebroleso o comunque di stato vegetativo persistente. Credo cioè che gli effetti di una così rigida definizione della autodeterminazione saranno quelli di affievolire l'orientamento alla vita del Servizio sanitario e, in generale, l'orientamento alla vita della professione medica, già sottoposta a frequenti azioni di responsabilità civile.

Qui come altrove, insomma, rivolgiamo davvero un appello alla ricerca di una sintesi. Mi rendo conto che, probabilmente, non ve ne sono qui le condizioni, data l'assoluta determinazione con cui si vuole approvare questo provvedimento, anche in assenza di soluzioni all'evidente carenza di pubblicità e di certezza della dichiarazione anticipata di trattamento, anche in presenza, cioè, di un vuoto normativo che si vuole colmare confusamente, nei termini ricordati da Gasparri poco fa, attraverso la legge di bilancio. Attenzione, però: le leggi divisive lasciano dietro di sé effetti devastanti.

Credo nella società e nelle stesse funzioni pubbliche dedicate alla salute. Mi auguro solo che un Parlamento diverso possa avere la saggezza che questo Parlamento sembra non avere, nemmeno a questo proposito.

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, poiché questi emendamenti sono sostanzialmente identici all'emendamento 1.862, presentato dal collega Quagliariello e dal sottoscritto, intervengo nel merito.

Mi dispiace di dover parlare di un argomento estremamente delicato, che però gli emendamenti all'esame richiamano, e cioè il fatto che con questo disegno di legge discipliniamo anche il trattamento dei minori. Quando dico «minori» mi riferisco a una categoria che va dai neonati fino a persone che possono avere diciotto anni. Ebbene, lo discipliniamo in una maniera particolare - lo vedremo più avanti, all'articolo 4 - e cioè lasciando decidere al magistrato il trattamento da utilizzare con i minori, nel caso, per esempio, di contrasto tra i medici curanti e gli affidatari.

Ricordo il precedente giurisprudenziale di Luana Englaro. In realtà, come tutti sappiamo, non c'era alcuna disposizione di fine vita in quel caso e, anche ammesso che Luana Englaro avesse una vita semplicemente vegetale, era tuttavia una vita affidata alle cure amorose delle suore: la alzavano, la vestivano, la portavano fuori, le facevano prendere il sole. Quindi, era all'interno di una specie di placenta dove viveva una sua vita protetta. Bene, anzi male: da questa sua vita protetta è stata scaraventata su un'ambulanza che l'ha portata a centinaia di chilometri lontano: l'hanno messa in una stanza dove, non dandole più alimentazione, in qualche giorno è morta nella maniera più crudele possibile, sottratta alle mani e all'ambiente che per anni l'aveva amorosamente assistita. Come ho detto in discussione generale, non credo sia stato un gran progresso per Luana lasciare la sua vita, ripeto, anche se vegetale: anche una pianta non la si fa morire non dandole da bere e facendola seccare. Sarebbe contro la coscienza comune arrivare a soluzioni così crudeli. Il problema è che in Italia, bambini in queste condizioni ce ne sono a migliaia. Chi conosce la Lega del Filo d'oro, il Cottolengo o istituti come la Caritas, sa che in quegli istituti ci sono personale specializzato e volontari che seguono bambini che non hanno alcuna possibilità di guarigione, che magari vivono una vita soltanto vegetale perché affetti da gravi patologie che non li portano alla morte ma che comunque fanno vivere loro una vita che, qualcuno avrebbe detto una volta, non è degna di essere vissuta.

Colleghi, gli emendamenti che stiamo esaminando dicono una cosa molto semplice, ovvero che lo Stato garantisce politiche sociali ed economiche volte alla presa in carico del paziente, in particolare dei soggetti incapaci di intendere e di volere e della loro famiglia.

I bambini sono incapaci d'intendere e volere. Quindi, con questo emendamento si dice che questi bambini hanno diritto di avere un sostegno. Ma se questo emendamento non diventa legge e continuiamo a votare gli articoli susseguenti - lo domando non al Governo, che si rimette al Parlamento, ma ai sostenitori di questa legge - avremo dieci, venti, cento, duecento, mille casi Eluana?

Cosa succede a chi a due o tre anni si trova in un istituto, nel caso in cui l'affidatario o i genitori dicano che deve smettere di essere alimentato e deve morire? Che cosa succede? L'articolo 4 una risposta la dà: è il magistrato che decide. È esattamente il caso di Charlie Gard, che ha commosso e indignato tutto il mondo, perché in quel caso erano i genitori a dire: vogliamo continuare le cure per nostro figlio, perché finché c'è vita c'è speranza, perché esistono terapie innovative, ma il magistrato lo ha condannato a morire.

Vorrei che qualcuno dei colleghi della maggioranza mi spiegasse se ciò che ho detto non corrisponde a verità storicamente, con il caso di Eluana, e se, in prospettiva, le norme che andiamo ad approvare non si debbano applicare invece a centinaia di casi.

Non stiamo parlando di persone che, essendo coscienti e maggiorenni, decidono di non avvalersi delle cure, come già in Italia avviene. Non parliamo di persone, maggiorenni, che decidono, con le disposizioni di ultima volontà, che, nel caso tra dieci, venti o trent'anni dovesse loro capitare qualcosa, di non essere rianimate e di non essere trattate. Stiamo parlando di minorenni, di persone alle quali si applicano queste regole e queste leggi senza che loro siano mai state in grado di esprimere la loro volontà.

Faremo un salto di civiltà nel senso che a questi bambini verrà negata la possibilità di vivere la loro vita? Ci sarà qualcuno che stabilirà quando la vita sarà degna o no di essere vissuta? Ci sarà qualche tribunale che stabilirà che quei bambini devono morire sotto forma di interruzione dell'alimentazione e del sostegno vitale? Io voglio delle risposte a queste domande perché, come ha detto prima il collega Sacconi, per i bambini c'è questo problema, ma per gli adulti non c'è un problema minore.

Come dicono, infatti, gli articoli successivi, anche nel caso di ricovero in pronto soccorso, con il medico che dice che con quell'ictus, con quel trauma cranico, con quell'infarto, con la rianimazione si può salvare il paziente, nel caso di contrasto tra il medico e l'affidatario decide il magistrato. (Commenti del senatore Gaetti).

Quindi, anche in quei casi si finirà davanti al magistrato. Sarà il magistrato a stabilire. E basta leggere l'articolo 4, che dice esattamente questo: in caso di contrasto decide il magistrato. E lo vedremo dopo, perché è ora di finire di fare disinformazione e raccontare menzogne: le leggi si leggono sulla base di quello che c'è scritto e c'è scritto esattamente questo, e non altro. Questo prevede il provvedimento. Lo prevede per i minori e poi lo richiama nel confronto che c'è fra l'affidatario e il medico quando discutono per le DAT.

A prescindere dal fatto che tutti siamo coinvolti, perché, nel momento in cui una persona viene ricoverata con determinate patologie, il primo problema che si porrà il medico è se vi siano disposizioni di ultima volontà, prima di intervenire. Certo, dovrà andare a scartabellare in tutte le Regioni d'Italia perché, non essendovi un registro nazionale, nessuno è in grado di sapere in tempo reale la volontà di colui che viene ricoverato.

Questo emendamento è importante perché fissa, questo sì, un principio di civiltà. Scrivere infatti che la Repubblica si fa carico e «garantisce politiche sociali ed economiche volte alla presa in carico del paziente, in particolare dei soggetti incapaci di intendere e di volere», cioè dei minori, questa è una scelta di civiltà, non quella di abbandonarli. Quindi, io voterò decisamente a favore di questo emendamento.

CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, intervengo per supportare l'emendamento 1.858 e per confermare quanto diciamo da tempo e che abbiamo detto anche durante la discussione generale. Noi chiediamo la soppressione della parola autodeterminazione per il semplice motivo che sappiamo benissimo che nella filosofia sottesa a questo argomento ci sono due modi di pensare, come abbiamo detto anche in discussione generale: un modo di pensare che parla della autodeterminazione della propria vita, quello che state portando avanti voi, e un altro modo di pensare, che è il nostro, che è quello della inviolabilità della vita. Il problema, colleghi, è che tutti sanno che quando si parla di autodeterminazione della propria vita, la direzione, la conseguenza, il punto di arrivo è il suicidio assistito e l'eutanasia ed è per questo motivo che avete dichiarato inammissibili tutti i nostri emendamenti quando si parlava di eutanasia. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Questa è una legge che porta all'eutanasia, lo abbiamo detto in tutte le lingue e andremo avanti a dirlo in tutte le lingue, e la parola autodeterminazione è la conferma di quello che stiamo dicendo. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Congratulazioni).

*SCILIPOTI ISGRO' (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCILIPOTI ISGRO' (FI-PdL XVII). Signor Presidente, chiedo scusa a tutti coloro i quali non la pensano come me, però dagli interventi che abbiamo sentito si capisce perfettamente che la costrizione a sospendere l'idratazione e l'alimentazione, se assistite, accompagnata da un trattamento di sedazione profonda, significa eutanasia. Chiedo scusa ai colleghi presenti in Aula, ma con semplicità e con chiarezza dobbiamo dire le cose come stanno: la sospensione dell'idratazione e dell'alimentazione, accompagnata da una sedazione, porta ad una forma velata di eutanasia e noi siamo contro l'eutanasia.

Ascolto sempre con grande rispetto tutti coloro che la pensano diversamente da me e ho ascoltato anche il mio collega e vice presidente del Senato Gasparri, del quale ho grande stima e delle cui riflessioni faccio sempre tesoro. Oggi però, una sua considerazione oggi non sono riuscito a capirla e, mi dispiace, ma mi ha portato a fare una riflessione molto pesante, che mi mette in grande difficoltà. Mi riferisco a quando ha detto che dobbiamo lavorare in quest'Aula in modo laico, perché questo non significa che ognuno di noi debba dimenticare la propria cultura e la propria appartenenza. Quello che voglio dire con chiarezza, per farmi comprendere, rivolgendomi a tutti coloro i quali appartengono alla cultura cristiana o giudaico-cristiana, è che quando parliamo di libertà di coscienza non significa che ognuno di noi può fare, dire e sostenere quello che gli passa per la testa, ma che ognuno è libero di esprimere la propria cultura di appartenenza. Faccio questa riflessione perché mi sento in grande difficoltà e non so se effettivamente, in questo momento, sto assumendo un ruolo corretto o un ruolo scorretto, perché quando mi sento dire che il mio Dio deve essere lasciato fuori dalla porta di questo Parlamento, mi vengono i brividi, non perché voglia dire a tutti gli altri che devono credere al mio Dio, ma perché la nostra cultura di appartenenza la dobbiamo portare anche all'interno di quest'Aula e fare le nostre riflessioni, lasciando l'Assemblea libera di esprimersi come meglio crede.

Voglio quindi ribadire la mia domanda (non per avere per forza una risposta immediata da parte del vice presidente Gasparri, ma per avere un aiuto a comprendere): la libertà di coscienza all'interno di quest'Aula, che significa? Io che appartengo ad una cultura, posso rinnegare questa mia cultura, posso rinnegare il mio Dio in un momento difficile in cui devo dare anche conto alla mia coscienza? Posso dire, in questo preciso istante, che la mia libertà di coscienza mi libera dal dover votare contro un mio credo? Posso votare l'eutanasia nascosta attraverso queste DAT che ci vengono proposte? (Commenti dal Gruppo PD).

Signor Presidente, chiedo scusa a tutti coloro i quali non la pensano come me, ma questo è un argomento delicato e io ho necessità di interrogarmi, alla presenza non di coloro i quali non credono e sono atei, ma alla presenza di coloro i quali credono e sono credenti all'interno di quest'Aula e mi devono spiegare che cosa significa libertà di coscienza: significa votare senza alcun riferimento al proprio credo, alla propria dottrina ed alla propria cultura, oppure significa votare in rapporto al proprio credo e alle proprie radici di appartenenza?

Quando allora oggi si propone non con chiarezza, signor Presidente, di votare una legge che porta alla legittimazione dell'eutanasia, possiamo noi fare finta di non vedere, di non capire e votarla? No, non possiamo farlo, perché una cosa è parlare di quello che abbiamo messo all'ordine del giorno, un'altra cosa è parlare senza distinguere verità e falsità. La falsità non ci appartiene per cultura: a noi appartiene la verità. Su questo argomento c'è un problema delicatissimo, che non investe solo ed esclusivamente ciò che noi delibereremo oggi, ma ciò che sarà il futuro per noi, per i nostri figli e per i nostri nipoti.

Signor Presidente, mi dispiace per la riflessione che ho fatto, forse pesante per qualcuno presente in Aula, ma avevo l'obbligo di richiamare l'attenzione di coloro i quali dicono di appartenere a quella fede giudaico-cristiana o ancora più semplicemente a coloro i quali dicono di essere cattolici, ortodossi, evangelisti, perfettamente convinti e credenti.

PRESIDENTE. Tutto ciò premesso, lei ha fatto una dichiarazione di voto a favore dell'emendamento?

SCILIPOTI ISGRO' (FI-PdL XVII). Sì, signor Presidente.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, noi stiamo votando ed io stavo pensando che se tra qualche anno qualcuno andrà a leggere i Resoconti di queste sedute, si chiederà: come mai la maggioranza del Senato vota contro princìpi costituzionali e lo stesso Governo si rimette all'Assemblea? Anche noi votiamo alcune cose sbagliate.

In questo emendamento c'è un principio sacrosanto che legittima la spiegazione dei princìpi già affermati nel disegno di legge. Ma qui era necessario un intervento del Governo. Non bisogna togliere la togliere la parola «autodeterminazione», che rientra nei princìpi costituzionali; bisogna scrivere garantendo politiche sociali ed economiche agli handicappati e agli incapaci: solo così si rendono funzionali i princìpi costituzionali a cui si riferisce il disegno di legge (dal diritto alla vita all'autodeterminazione).

Dovrebbe venire in aiuto il Governo facendo un'operazione di correttezza istituzionale e chiarendo il senso delle parole. L'autodeterminazione non significa nulla se poi non è garantita a chi non ha autodeterminazione perché è incapace e se non si garantisce quell'ausilio che la legge non determina o richiama. Questa è la ragione per la quale vi rivolgo un invito: non possiamo continuare in questo modo balordo. Da una parte si vota contro, dall'altra si vota a favore, ma senza un minimo di dibattito, di dialogo e di spiegazione delle ragioni per cui si vota contro.

In questo momento rivolgo addirittura un invito al Governo, perché il Governo si rimette all'Assemblea quando invece questo emendamento contiene uno di quegli argomenti che avrebbe favorito e legittimato un intervento del Governo che fosse di chiarificazione dei princìpi: in questo caso si trattava di riaffermare, mantenendo la parola "autodeterminazione". Senza quella determinata specificazione, senza chiarire l'aspetto riguardante gli incapaci, si approva una norma monca. È questa la ragione per cui mi chiedo per quale motivo il Governo si rimette all'Assemblea e non assume una determinazione. Il fatto che dobbiamo approvare un disegno di legge senza modifica...

PRESIDENTE. Senatore Caliendo, deve concludere.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Concludo.

Anche se dobbiamo approvare il disegno di legge in esame senza modifiche, non è possibile però lasciare gli storici nella condizione di leggere i Resoconti di quest'Assemblea senza la possibilità di comprendere le ragioni per cui ci comportiamo in un determinato modo.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.858, presentato dal senatore Centinaio, identico all'emendamento 1.859, presentato dal senatore Sacconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).