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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 916 del 13/12/2017


Ripresa della discussione dei disegni di legge nn.
2801, 5, 13, 87, 177, 443, 485 e 1973 (ore 12,01)

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5006, presentato dal senatore Palma e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.1722, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «il secondo».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.1723 a 1.1725.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.1726, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «consenso prestato,».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.1727 e 1.1729.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.730, presentato dal senatore De Poli.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.1731, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «il terzo».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.1732 a 1.5007.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, mi erano sfuggite le ragioni per cui non fosse stato votato l'emendamento 1.1732.

PRESIDENTE. Risulta precluso dalla mancata approvazione della prima parte dell'emendamento 1.1731.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.5008, sul quale è stata presentata richiesta di votazione a scrutinio segreto.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, a tal proposito, mi sembra che siamo entrati nella zona emendativa relativa alle cure della persona, ovvero a idratazione e alimentazione, che, ancorché garantite in modo artificiale, costituiscono, secondo la dottrina medica, cura e non terapie.

Vorrei ricordare che quest'Assemblea pochi anni fa, a larga maggioranza, credo al 90 per cento, affermò ciò. Lo dico in particolare al collega Zanda, che fu firmatario di una mozione, che ho disponibile e che potrei leggere, nella quale il Gruppo del Partito Democratico (prima firmataria la senatrice Finocchiaro e secondo firmatario il senatore Zanda e con loro molti parlamentari) in occasione del cosiddetto caso Englaro ebbero a indicare i criteri di un intervento legislativo in questa materia e tra questi ebbero a sottolineare proprio ciò che ho detto all'inizio del mio intervento e cioè che idratazione e alimentazione non costituiscono terapie, ma cure della persona.

È ben vero che anche le cure della persona, che si riferiscono quindi a quella doverosa assistenza umanitaria e ai suoi bisogni vitali, non sono illimitate; è evidente però che a questo proposito devono esistere ragioni molto particolari di appropriatezza dei trattamenti che devono condurre anche a una rinuncia in questo ambito, quando cioè gli effetti possono essere più dannosi dei benefici per la persona stessa.

Qui voi introducete, invece, una novità molto rilevante per il nostro ordinamento, ma non assoluta, perché la giustizia creativa vi ha preceduti: la giustizia creativa, in quel caso, arrivò ad inventare perfino un protocollo farmacologico di accompagnamento alla sottrazione di cibo e acqua, ma com'è noto esistono creatori di diritto legibus soluti che in quel tempo decisero di agire in questo modo.

Oggi noi così facendo prenderemmo una decisione veramente nuova e originale per il nostro ordinamento, ma credo di poter dire, nella mia relativa conoscenza della materia, anche per la dottrina medica. Innoveremmo anche rispetto a ciò che pochi anni fa questa Assemblea aveva largamente deciso, certo in un'altra legislatura, verrebbe dire anche con un altro Partito Democratico, con altri gruppi dirigenti di quel partito. Torno sempre su quel punto, che non posso politicamente non rilevare in questa discussione: ho conosciuto un tempo in cui il grande partito della sinistra era più cauto su queste materie e più attento al sentire comune del popolo e ho visto via via un'involuzione verso, invece, il luogo comune di alcuni ambienti elitari, a proposito cioè dell'uomo nuovo e dei tanti modi in cui si dovrebbe costruire questo uomo nuovo. Mi viene da chiedere cosa sia successo dal 2009 ad oggi, se il Partito Democratico allora diceva che idratazione e alimentazione non costituiscono terapie e oggi invece vuole codificare con legge che esse sono terapie e come tali rinunciabili, nonostante le gravi sofferenze che, anche in uno stato di sedazione profonda, ragionevolmente comportano per la persona. L'unica cosa che - mi viene da constatare - è cambiata nel Partito Democratico è che il suo gruppo dirigente oggi più di ieri è fatto da cattolici, mi pare di capire molto, molto adulti.

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, in effetti ci fu un momento - io c'ero e l'ho vissuto - qualche anno fa, in cui il Senato visse una giornata drammatica, piena di tensione e di emozione e ricordo ancora l'urlo con cui il senatore Quagliariello diede la notizia, mentre parlavamo dello stesso argomento di cui stiamo parlando oggi, della morte di Eluana Englaro ed espresse anche giudizi pesanti sulle responsabilità che avevano portato a quella morte atroce. Ricordo infatti che siamo partiti da un caso, che si potrà ripetere, di una persona che non era affatto gravemente malata e non soffriva affatto; anzi, dal punto di vista fisico stava bene. (Commenti del senatore Manconi). Come ho detto, poteva vivere magari una vita vegetale, ma non aveva alcun tipo di dolore e si trovava in una situazione in cui altre migliaia di persone si trovano in questo momento, amorevolmente curate in istituti che garantiscono la dignità della loro vita anche se hanno delle imperfezioni. So che alcuni colleghi sono nostalgici del tempo, nell'altro secolo, in cui queste persone venivano eliminate per il loro bene. Io invece sono dell'idea, visto che la storia si ripete, che non ci si debba mettere nuovamente sul piano di stabilire se una vita sia degna o no di essere vissuta. Ho detto e sono convinto che passano dalle mani amorose delle suore, dalle quali come dentro una placenta quella creatura veniva assistita, per poi spostarla in una stanza e farla morire, di una morte orribile, senza nutrirla per alcuni giorni, non abbia rappresentato un grande vantaggio. Ma quello fu l'episodio sul quale tutta l'Italia si interrogò.

Il Partito Democratico, in quella occasione, sottoscrisse un documento, in accordo con il resto del Parlamento, in cui si diceva che comunque nutrizione e idratazione non sono terapie e devono essere sempre garantite, esattamente il contrario di quanto sostengono oggi. Cosa è successo in cinque anni per provocare una svolta così radicale e per aprire la porta a vicende come quelle che abbiamo vissuto?

Torno a riproporre il problema. Penso alle migliaia di persone che sono assistite - bambini, minorenni e piccoli - negli istituti che seguono situazioni irrecuperabili dal punto di vista medico, perché ci sono patologie che non fanno soffrire, come non soffriva Eluana, ma che non danno speranza. In Belgio, Olanda e altre nazioni europee stanno risolvendo il problema come nel secolo passato (si veda il protocollo di Groningen): li sopprimono. Io sono dell'idea che sopprimerli ci riporti alle barbarie del secolo passato. Questo è quello che sta succedendo in Europa e ciò a cui il provvedimento in esame apre le porte, affinché accada anche in Italia.

Mi sembra che questo sia non un passo in avanti, bensì un gigantesco passo indietro rispetto a una concezione della vita che vale solo quando è perfetta. Prima della nascita, se sei Down vieni eliminato. Dopo la nascita, se hai qualche patologia aggravante vieni eliminato. Se sei anziano, versi in certe condizioni e la tua vita non è degna di essere vissuta, vieni eliminato. Questo è lo scenario che si prospetta per l'Europa. Questa è la deriva verso cui andiamo. La deriva storica del positivismo del Nord Europa, fatto proprio poi da tutta la scienza medica tedesca alla fine degli anni Trenta, non è un accidente della storia. (Commenti dal Gruppo PD). Quando quei medici e la cultura tedesca si sono prestati a cavalcare con entusiasmo queste aberrazioni, un intero popolo li ha seguiti e la storia si può ripetere. Certo, di fronte a quegli orrori, dopo la guerra sono state sottoscritte convenzioni internazionali che hanno cercato di mettere un freno. Oggi c'è la Convenzione di Oviedo, che stabilisce una cosa che voi violate con il provvedimento in esame, relativamente ai desideri e alle disposizioni tassative. (Applausi della senatrice Rizzotti).

Cosa proponiamo con l'emendamento in esame? Anzitutto, proponiamo quello che il Parlamento, all'unanimità, ha pensato anni fa. Abbiamo anche aggiunto, ad adiuvandum, «ad eccezione del caso in cui, nei pazienti in fase terminale le medesime non risultino più efficaci secondo i criteri di appropriatezza clinica». In altre parole, il paziente muore per la malattia che ha, muore per la patologia che ha, muore sedato senza soffrire, non muore perché viene fatto morire, quindi con un'eutanasia passiva. Questo è un punto fondamentale, su cui richiamo l'attenzione dei colleghi, perché quando, di qui a pochi mesi e anni, cominceranno per via giudiziaria le soppressioni, ad esempio, dei minorenni gravemente ammalatati di patologie, che non hanno una speranza di guarigione completa... (Vivaci commenti dai Gruppi PD e Art.1-MDP).

PRESIDENTE. Senatore Giovanardi, la invito a concludere.

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Sta succedendo. Sapete che è così! Sapete che in Belgio è così! Sapete che in Olanda è così! E sapete che in Italia sarà così! (Proteste dai Gruppi PD e Art.1-MDP). Questa è la grandissima responsabilità che vi state assumendo.

CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, il mio intento è comunicare a chi è fuori da quest'Aula e pensa che stiamo facendo una cosa buona e giusta.

«Ai fini della presente legge, sono considerati trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l'idratazione artificiale in quanto somministrazione, su prescrizione medica, di nutrienti mediante dispositivi medici». Questo è quello che prescrive il provvedimento. Allora, signor Presidente, questo è quello che divide noi da loro perché noi non vogliamo far morire le persone di fame e di sete. Questa è la differenza tra noi e loro. (Applausi del senatore Candiani). Riteniamo che sia giusto non portare avanti l'accanimento terapeutico e fermarlo, come abbiamo sempre detto. Tuttavia, non vogliamo far morire le persone di fame e di sete. Non condividiamo nemmeno - ahimè, una volta tanto devo dar retta al senatore Giovanardi - che la somministrazione di alimenti e bevande venga equiparata all'accanimento terapeutico. (Commenti dal Gruppo Art.1-MDP). Cara collega, di cui non ricordo il nome, perché non intervieni mai, invece di intervenire così, random, prendi in mano il microfono e dì quello che pensi, una volta tanto in una legislatura, visto che non sei mai intervenuta in quest'Aula. Sì, tu. (Rivolto ai banchi del Gruppo Art.1-MDP).

PRESIDENTE. Senatore Centinaio, si rivolga a me.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, non voglio suscitare il nervosismo di nessuno, ma credo che su questo punto sia doveroso poter intervenire con pacatezza e calma, ma anche con quella che, a nostro avviso, è un'oggettiva considerazione dei fatti. Il senatore Sacconi ha prima ricordato le differenti fasi del dibattito politico. Sono un politico anch'io e non mi scandalizzo se chi è Presidente del Senato fonda un partito o se in un partito taluno cambia posizione sul merito di una questione. Può accadere, fa parte di ciò che è reale e, come diceva Hegel, tutto ciò che è reale è razionale, e quindi, sono cose che possono accadere. Nulla quaestio, allora, se qualcuno cambia posizione. Pregherei però di non mostrare insofferenza, sapendo che si vota domani, se qualcuno in questo dibattito - in cui viene cangurato di tutto e di più - fa considerazioni importanti sul concetto di nutrizione e idratazione.

Il comma 5, che stiamo per votare, è importante perché cambia un principio fondamentale, considerando in talune circostanze la nutrizione e l'idratazione un trattamento sanitario. È di questo che stiamo parlando. Alcuni di noi non ritengono che ciò sia corretto; alcuni di noi sono però solo una parte e se questa è minoritaria, sono una minoranza, e, quindi, amen.

Sul piano scientifico, però, nel dibattito che precede la votazione - che alcuni seguono con insofferenza, come succedeva alle tricoteuses, che aspettando la ghigliottina assistevano insofferenti agli atti che dovevano precedere la decapitazione - rileviamo che su questo punto si sono espresse anche le convenzioni internazionali. Ieri la senatrice Rizzotti, che è medico e ha quindi più competenza almeno del sottoscritto nel trattare la materia, ha citato delle convenzioni che riferivano l'aspetto della nutrizione e dell'idratazione con i termini propri appunto della convenzione, dei protocolli e della deontologia che ne deriva. Saltando ora la citazione di quei punti, ritengo però che sia giusto esporre in quest'Assemblea perplessità sulla definizione della nutrizione e dell'idratazione artificiali quali trattamenti sanitari. Il cibo e l'acqua, infatti, in questo modo vengono parificati a trattamenti medici se assunti attraverso ausili artificiali. Questo è il punto. Si può anche trattare di una situazione temporanea, di una disabilità che non consente di deglutire o di nutrirsi: in questo caso l'idratazione e l'alimentazione con strumenti, che sono di tipo diverso e lo aiutano a rimanere in vita, possono essere temporanee.

Il carattere artificiale della nutrizione si presenta inoltre in varie fasi della vita; anche il neonato, ad esempio, non consuma volontariamente il nutrimento che gli viene somministrato. Non voglio però scendere ora sugli aspetti relativi a chi non può ricevere allattamento naturale e viene nutrito con procedure tecniche.

È quindi evidente che il problema che discrimina la discussione è la qualità della vita della persona che affronta una fase drammatica, una battaglia per la sopravvivenza. Su tale punto sono state chieste la soppressione, la modifica e la riscrittura, sono stati presentati emendamenti di vario tipo, alcuni dei quali sono stati bocciati prima; altri, pretermessi e cangurati, chiedevano la soppressione del primo, secondo e terzo periodo del comma 5; vi è poi la riscrittura di cui stiamo discutendo.

Arrivo però alla questione: noi riteniamo che idratazione e nutrizione, pur se praticate per via di dispositivi artificiali, non siano forme di trattamento e quindi non vanno confuse nella normativa che viene varata. Tra l'altro, ci sarebbero anche aspetti tecnici, perché una volta può essere usato il sondino, un'altra il cucchiaino; qual è allora lo strumento che viene soppresso? Quindi noi ribadiamo, come hanno detto altri colleghi, che l'idratazione e la nutrizione non sono trattamenti sanitari. Non lo dicono i senatori Gasparri, Sacconi o Giovanardi: è un concetto definito nelle regole fondamentali internazionali della scienza medica. Al riguardo sono state svolte discussioni anche in passato che sono state evocate, ma che non voglio qui richiamare.

Concludo, perché credo che il tempo previsto sia trascorso. Invito davvero a votare con convinzione l'emendamento 1.5008 perché non possiamo fare un obbrobrio sotto il profilo morale, etico, scientifico e medico. È questo che si sta consumando. Ecco perché noi parliamo della deriva eutanasica, ecco perché diciamo che la legge fatta così è un disastro e sarebbe stato meglio affidarsi all'alleanza terapeutica tra famiglia medico e malato. L'idratazione e la nutrizione non sono un trattamento medico, considerarle tali è un errore grave. Si può evitare questo errore votando a favore dell'emendamento 1.5008. (Applausi della senatrice Rizzotti).

SCILIPOTI ISGRO' (FI-PdL XVII). Domando di parlare per annuncio di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCILIPOTI ISGRO' (FI-PdL XVII). Signor Presidente, intervengo soltanto per un minuto. Mi permetto di parlare come medico: ho sentito i colleghi che parlavano di nutrizione e di alimentazione. Il disegno di legge in esame dice che si devono sospendere l'idratazione e l'alimentazione, accompagnando ciò con una sedazione profonda. Tra la nutrizione e l'alimentazione c'è differenza e chiedo scusa ai medici presenti, perché conoscono molto meglio di me questa riflessione: la nutrizione è un insieme di processi biologici che condiziona la sopravvivenza, mentre l'alimentazione serve per far sì che il metabolismo all'interno dell'organismo possa avvenire. La legge in esame prevede la sospensione dell'alimentazione, che è cosa diversa dalla nutrizione. La legge dice che l'eutanasia è fisiologica e normale. Questa legge porta alla sospensione dell'idratazione e dell'alimentazione.

L'alimentazione non fa altro che assicurare i processi del metabolismo all'interno dell'organismo, perciò quando i colleghi richiamano l'attenzione dei presenti per dire che il disegno di legge va visto con molta cautela e che va fatta una riflessione attenta nell'interesse complessivo di tutti, non stanno prendendo una posizione di parte e contro qualcuno, ma stanno soltanto esercitando il buonsenso, che ci richiama a parlare in Assemblea e a dire ai colleghi che dovremmo essere più riflessivi e non essere spinti dall'urgenza di approvare ad ogni costo una legge, che potrebbe mettere in atto percorsi irreversibili nei confronti di coloro che verranno dopo di noi.

PRESIDENTE. Visto che siamo arrivati ad un punto nodale del provvedimento, verifichiamo il sostegno...

BIANCO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Mi scusi, senatore Bianco, a furia di voti segreti non l'avevo vista.

BIANCO (PD). Signor Presidente, la segretezza dà alla testa! Grazie per avermi concesso la parola, signor Presidente. Nell'assoluto rispetto del dibattito, credo che dovremmo prendere in prestito una locuzione usata dal senatore Romano: almeno qui dentro, siamo amici morali. Credo che, dunque, dovremmo evitare rappresentazioni di vissuti molto complicati, come se tutto potesse ridursi alla rappresentazione di persone che non aspettano altro che ammazzarsi e suicidarsi e di professionisti e familiari che non aspettano altro che spegnere vite in bilico: non è proprio così.

Signor Presidente, la difficoltà del disegno di legge in esame sta proprio nel disegnare quel minimo di cornice giuridica per delle storie, che sono fatte di donne e uomini, che si incontrano e devono prendere decisioni complicate e che in questo investono ciò che hanno vissuto e ciò che pensano ancora di poter vivere dignitosamente: di qui il concetto di legge mite. In qualche passaggio e in qualche emendamento, che per fortuna è stato respinto, non ho visto questa idea di legge mite, ma l'idea di una normazione molto rigida, quasi una specie di sollecitazione a cure di Stato - a cure di Stato! - e ciò non va bene e non è quello che credo, anche sulla base del mio vissuto professionale, le persone desiderino.

Sulla storia della nutrizione e dell'idratazione artificiali, senatore Scilipoti Isgro', ricordo che l'alimentazione è una cosa e la nutrizione è un'altra e il disegno di legge al nostro esame parla di nutrizione e non di alimentazione. Ci si può alimentare, ma nutrirsi male, ma questo vale nella vita normale e non c'è bisogno di arrivare a situazioni di questo genere. Lo ricordo perché si tratta di una discussione che ha percorso sette, otto o nove anni. Colleghi, sapete che, in qualche modo, ho guidato l'estensione di due codici di deontologia medica più volte citati in questo dibattito.

Proprio nell'ultimo codice del 2014 arrivammo all'individuazione della tematica nutrizione e idratazione, incontrando io personalmente praticamente tutte le società scientifiche del settore nazionale e internazionale che si occupano di questa complessa materia. Ripeto, in alcuni contesti sono strumenti salva vita nel vero senso della parola. Pensate ai bambini che nascono con la sindrome dell'intestino corto e non hanno altra speranza che un trapianto di intestino: sopravvivono grazie a nutrizione e idratazione artificiali, nell'attesa di un trapianto che possa risolvere il problema. Pensate a grossi interventi chirurgici, soprattutto sull'apparato digerente e non solo, che nei primi venti-trenta giorni possono solo essere supportati da una terapia totalmente sostitutiva della nutrizione. Quindi, stiamo parlando di presidi sanitari a tutti gli effetti. Sono trattamenti sanitari. Dove sta la differenza? È nel contesto in cui si collocano. (Applausi del senatore Manconi).

La distinzione tra terapie e cure - che abbiamo richiamato spesso - per cui le terapie sono rivolte alla malattia e le cure alla persona, colleghi, nella moderna medicina non ha più senso. Non esiste la possibilità di fare terapie se non si cura la persona. (Applausi dai Gruppi PD e Art.1-MDP, e del senatore Buemi). Non esistono cure senza terapie; non si può soltanto alleviare la persona senza offrirgli uno strumento ragionevole e consolidato di miglioramento, di guarigione. Questi sono gli scopi della moderna medicina: spesso guarire, ma sempre prendersi cura. Sono distinzioni vecchie quelle tra terapia e cura. Non c'è medicina se non si va incontro a quella persona, a quelle esigenze, a quella storia.

Da questo punto di vista ricordo bene la mozione più volte richiamata. Non ero in Senato, ma affermava una cosa giustissima, così come - fate attenzione, mi rivolgo al senatore Caliendo - la sentenza della Cassazione che rinviò al tribunale d'appello il caso Englaro. Già in quella sentenza c'era scritto che a nessuno può essere consentito di sospendere nutrizione e idratazione artificiali, perché restano solo nella disponibilità della persona. Questo diceva anche la mozione di maggioranza a cui si fa riferimento. (Commenti del senatore Giovanardi). Basta andare a rileggere. Cosa vuol dire? Semplicemente che sono trattamenti medici e che a nessuno, per scelta terza, può essere consentita la sospensione, ma è un trattamento su cui intervengono solo due casi: il primo, che vada a costituire accanimento terapeutico; il secondo, quando interviene una volontà responsabile e consapevole della persona interessata. È quella persona l'unica...

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Dove era la volontà di Eluana? (Proteste dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Senatore Giovanardi, per cortesia.

Concluda, senatore Bianco.

BIANCO (PD). Senatore Giovanardi, credo che questo provvedimento possa anche evitare che qualche altro tribunale decida come nel caso Englaro. La stiamo facendo o no per questo? (Applausi dai Gruppi PD e Art.1-MDP e dei senatori Bencini, Buemi e Repetti).

PRESIDENTE. Senatore, deve concludere, è decorso il termine stabilito.

BIANCO (PD). Ho concluso, volevo solo ricordare questo. (Applausi dai Gruppi PD e Art.1-MDP, e del senatore Buemi).

PRESIDENTE. Colleghi, ho ricevuto ulteriori richieste di interventi. Solo per il Gruppo di Forza Italia sono già intervenute due persone; escludo di poterne far parlare quattro sul medesimo emendamento.

Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione a scrutinio segreto risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, indìco la votazione a scrutinio segreto dell'emendamento 1.5008, presentato dal senatore Quagliariello e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1747, identico all'emendamento 1.1748, sul quale da parte del prescritto numero di senatori è stata presentata richiesta di votazione a scrutinio segreto.

Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, indìco la votazione a scrutinio segreto dell'emendamento 1.1747, presentato dal senatore Gasparri e da altri senatori, identico all'emendamento 1.1748, presentato dal senatore Quagliariello e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 1.1749 e 1.1750 risultano preclusi.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.5010.

ROMANO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMANO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, entriamo in uno dei temi più conflittuali di questo disegno di legge. Io vorrei usare una argomentazione razionale, sostanziale, non formale né strumentale. Questo è un aspetto molto importante. Io vorrei partire dalle riflessioni fatte dal collega senatore Bianco poc'anzi quando invocava, nella sua prospettiva, la condivisione di una legge che fosse mite.

Nell'ambito del biodiritto non esiste una legge mite. Esiste solo una legge giusta. Non è l'aggettivazione della mitezza della legge che rende la legge per sé accettabile, ma la legge si richiama ad un principio di giustizia; e c'è un solo aggettivo che si può abbinare alla legge, che è quello, appunto, della legge giusta. L'amicizia morale, come diceva Engelhardt, non è una semplice condivisione formale ma è la condivisione sostanziale alla luce di principi e valori di riferimento che si condividono. Questa è l'amicizia morale.

Viene invocato continuamente il codice deontologico e faccio merito al senatore Bianco di essere stato presidente della Federazione nazionale ordine medici chirurghi e odontoiatri (FNOMCeO) quando questo è stato approvato. Ma è quello stesso codice deontologico che richiama in maniera inequivocabile il ricorso alle dichiarazioni e non alle disposizioni. Quindi, il codice deontologico, se vogliamo richiamarlo, richiamiamolo tutto.

Voglio, però, entrare immediatamente nel cuore di questo tema, che è delicatissimo, in cui si esprime in una maniera forte (cosa per me del tutto originale) che una legge definisca cosa, in ambito biomedico, è un trattamento e cosa non lo è. Questo per un motivo molto semplice: qualsiasi cosa in medicina è frutto di una convenzione; è frutto di uno stato dell'attività di ricerca assistenziale che fa classificare il ricorso a un trattamento se sia un trattamento terapeutico o un trattamento di cura.

Ne consegue che se si usa questa terminologia e si dice che «Ai fini della presente legge, sono considerati trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l'idratazione artificiale», io sottopongo alla vostra attenzione questa riflessione: ogni legge che specifichi qualcosa esclude altro. Per una sorta di deduttivismo logico io devo trarre questa conclusione: se, solo e soltanto perché la legge richiama esclusivamente nutrizione e idratazione, questi sono trattamenti sanitari, io devo ritenere che la ventilazione artificiale non è un trattamento sanitario. Mi sarei infatti aspettato, all'interno di questo comma, l'introduzione in questa logica anche della ventilazione artificiale. Quindi, chi approverà questo emendamento sappia che va a ratificare che la ventilazione artificiale non è un trattamento sanitario ma è un sostegno vitale.

Una ulteriore osservazione vorrei porre alla vostra attenzione. Non è il ricorso a una prescrizione medica o l'intervento del personale sanitario che tipizza il trattamento come sanitario.

Noi usiamo erroneamente una sinonimia tra trattamento sanitario e trattamento terapeutico: non è assolutamente così. Basta un banalissimo esempio: le cure palliative e le terapie del dolore, che sappiamo tutti essere di intrinseca eticità che ne dà luogo alla condivisione, richiedono l'intervento di personale sanitario altamente specializzato. Le cure palliative e le terapie del dolore richiedono l'intervento di prodotti elaborati da case farmaceutiche o da laboratori, con l'intervento dei medici.

Mi dovete spiegare, allora, delle due, l'una: o le cure palliative e le terapie del dolore sono trattamenti, anche questi sanitari, intesi come terapeutici, oppure non lo possono essere, perché non svolgono un'azione terapeutica. È vero che la cura contempla la terapia - argomento, questo, a me molto caro - ma non si può esaurire nella terapia; la terapia, infatti, è finalizzata alla guarigione di una persona, mentre la cura è finalizzata non più alla guaribilità di una persona, ma all'assistenza della persona laddove questa è inguaribile. (Applausi del senatore Giovanardi).

Voi mi chiederete, a questo punto, se questo mio emendamento può venire incontro a una migliore ridefinizione di quanto è stato riportato nel comma? Sì. Vi chiedo la cortesia di poterlo leggere insieme a me nel testo alla vostra attenzione. «Ai fini della presente legge, il paziente valuta con il medico (relazione di cura) i contesti in cui, nell'imminenza della morte (nell'imminenza della morte è lecito sospendere qualsiasi trattamento, vuoi che lo definiamo sanitario, vuoi che lo definiamo terapeutico, vuoi che lo definiamo di cura), modalità di nutrizione o idratazione artificiali tutt'ora efficaci, debbano essere considerati trattamenti sanitari».

Credo che questo emendamento ricollochi in un perimetro di correttezza clinica, relazionale ed etica la nutrizione e l'idratazione. Detto in altri termini, laddove la nutrizione e l'idratazione non hanno più alcuna finalità, c'è tutta la liceità di poterle sospendere. Ma quando? Solamente in caso di imminenza di morte. Se volete, poi, c'è un secondo emendamento, che chiedo alla Presidenza cortesemente di poter illustrare successivamente, che amplia la possibilità di estendere questo tipo di intervento.

PRESIDENTE. No, ne voteremo la parte comune.

ROMANO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Mi fermo qui. Credetemi, questa è una dimensione squisitamente razionale, argomentata, assolutamente non condizionata da fattori di pregiudizio e di preconcetto. È nell'interesse del paziente poter dar luogo a un trattamento che, solamente nella proporzionalità, può essere considerato lecito o non etico. (Applausi del senatore Villari).