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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 915 del 12/12/2017
(Bozze non corrette redatte in corso di seduta)


Ripresa della discussione dei disegni di legge nn.
2801, 5, 13, 87, 177, 443, 485 e 1973 (ore 12,26)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.861.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, a differenza di altri colleghi io non credo che il problema in quest'Assemblea sia la divisione tra chi crede e chi non crede. A dimostrazione di ciò vi sono stati tanti colleghi che, a sostegno del disegno di legge in esame, hanno detto che non ha nulla a che vedere con il diritto all'eutanasia. Francamente io ritengo che, se fossero rimaste dichiarazioni anticipate di volontà anziché disposizioni, questo sarebbe stato più vero anche da un punto di vista strettamente lessicale.

Ritengo altresì più onesto e sincero l'intendimento di quanti, tra i sostenitori di questo provvedimento, hanno affermato che esso non reca il diritto all'eutanasia ma la via italiana all'eutanasia, cioè apre degli spiragli all'interno dei quali l'eutanasia può in qualche modo iniziare ad essere introdotta. Gli emendamenti in questione 1.860 e 1.861, che ora sono in votazione, vorrebbero chiarire la distinzione e consentire a quanti ritengono che una legge sulle DAT sia assolutamente legittima, in quanto differente da una legge sull'eutanasia e addirittura perché la normativa in discussione permetterebbe di non farne una sulla eutanasia, di essere in qualche modo conseguenti con questa linea.

Questi emendamenti fissano quindi un principio chiaro per cui non vi può essere alcun diritto di autodeterminazione della persona che si spinga fino a violare il principio di inviolabilità e indisponibilità della vita umana. Per questo si propone di richiamare apertamente gli articoli 575, 579 e 580 del codice penale e di esplicitare il divieto a qualsiasi forma di eutanasia e di assistenza al suicidio.

Si afferma inoltre che l'attività medica non può essere che esclusivamente finalizzata alla tutela della vita, della salute e all'alleviamento della sofferenza. Io credo che in questo caso noi mettiamo dei confini a questa normativa e fissiamo anche il fatto che il medico debba astenersi da trattamenti straordinari e non proporzionati, ovvero da qualsiasi forma di accanimento terapeutico.

Se lo scopo è rafforzare il divieto all'accanimento terapeutico e tener conto della sofferenza, questo lo si può fare senza nulla concedere a quelle aperture nei confronti dell'eutanasia che molti hanno il sospetto vi siano in questa normativa.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.861, presentato dai senatori Quagliariello e Giovanardi, fino alle parole «, garantisce».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.862.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, vorrei informare la Presidenza che non sono riuscito a prendere parte alla precedente votazione.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Passiamo all'emendamento 1.5001, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE.Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 1.5001.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, chiedo all'Assemblea di votare l'emendamento 1.5001, perché deve essere chiara la volontà di prendere veramente in carico i pazienti. Un compito della società civile è tutelare la vita dei cittadini, assicurando loro tutti i mezzi a disposizione per le terapie curative o palliative migliori, e garantire un'esistenza dignitosa fino alla morte. Attualmente lo Stato non lo fa. Abbiamo visto cos'è stato dato per il caregiver familiare: praticamente alle famiglie dei disabili arrivano circa 7 euro l'anno. È veramente vergognoso, una presa in giro.

Lo scopo di questo emendamento è evitare casi strazianti come quello del disabile che è dovuto andare in Svizzera a chiedere l'eutanasia perché lo Stato non lo prendeva in carico secondo i suoi diritti umani e costituzionali.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, ho segnalato la richiesta di intervenire perché l'emendamento fa riferimento a un altro tema centrale nel contesto del provvedimento e anch'io avevo in precedenza presentato un emendamento nello stesso senso.

Il Parlamento sembra accingersi ad approvare questa soluzione nel segno dello scarto rispetto alle condizioni di grave disabilità, mentre continuiamo a mantenere un orientamento della spesa sociosanitaria assistenziale prevalentemente rivolto alla spedalità. Eppure, da tempo disponiamo di un programma nazionale degli esiti, realizzato dall'Agenas, e di un decreto ministeriale del 2015 sui parametri minimi di efficienza delle strutture sanitarie.

Avremmo il dovere di chiudere nei territori ospedali marginali - sono circa 200 - che costituiscono un'immanente pericolo per le persone che, in uno stato di bisogno acuto, vi vengono ricoverate. La loro chiusura non determinerebbe solo economie riferite ai costi fissi, ma soprattutto determinerebbe un minore ricorso a ricoveri inappropriati, perché l'eccesso di offerta, soprattutto di offerta marginale, tende ad attrarre e accrescere la domanda. Queste risorse si rivolgerebbero invece ai servizi territoriali, a sostegno delle cure domiciliari in modo particolare, o in ogni caso a sostegno della domanda delle persone che si trovano in condizione di bisogno cronico.

Dovremmo quindi realizzare quelle proporzioni tra i macrolivelli di assistenza, che definimmo costi standard in occasione della legge sul federalismo fiscale, che lei Presidente ricorda bene e che prevedevano la spesa per spedalità al 44 per cento, la spesa per prevenzione al 5 per cento e una spesa maggioritaria in ciascun ambito territoriale proprio per quei servizi che sono rivolti a trattare appropriatamente in particolare le persone in condizioni di disabilità, soprattutto laddove la famiglia voglia prendere in carico questa condizione.

Con il provvedimento in esame si procede, quindi, con un'altra scelta, che ho definito dello scarto. Si tratta di una scelta che, più in generale, vuole determinare nel servizio sanitario nazionale un clima di rinuncia alla ricerca della vita, anche quando questa può essere salvata attraverso il ruolo responsabile, in scienza e coscienza, del medico, tramite quel parametro che, con una parola, potremmo chiamare appropriatezza, che invece qui verrà meno, irrigidendo tutti i comportamenti della professione medica e sovvertendo tutto l'impianto del servizio sanitario nazionale, sin qui orientato alla vita.

COMPAGNA (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, non mi sembra che l'emendamento della senatrice Rizzotti sia irrilevante. Certo, esso rientra nella tipologia di quegli emendamenti che vorrebbero espellere dal testo il principio di autodeterminazione.

Nello stesso tempo, però, è un emendamento che ci dimostra quanto abusivamente la categoria dell'autodeterminazione sia diventata di una latitudine sterminata nel provvedimento in esame. Qualche minuto fa il senatore Caliendo ha richiamato, ai fini di un corretto lavoro legislativo, il buon diritto e - direi - l'ottimo dovere del Governo di pronunziarsi sulle implicazioni sociali dell'emendamento che ci apprestiamo a votare. Il collega Sacconi ha detto addirittura che se prevalesse, ma nella latitudine dell'autodeterminazione, la categoria dello scarto, allora, in termini di politica sociale, tutto del nostro sistema di politica sanitaria sarebbe da ridiscutere, rifare e riscrivere.

Da questo punto di vista, il Governo, per coprire un legislatore amico che ha preso la categoria dell'autodeterminazione e l'ha dilatata al massimo dei massimi, non può essere insensibile al proprio diritto-dovere di chiarire gli aspetti sociali di questa scelta.

Del resto, signor Presidente, su che cosa si era incentrata la nostra discussione la scorsa settimana? Che cosa aveva diviso i contrari dai favorevoli al disegno di legge? Proprio il ruolo del medico, che qui è furbescamente incardinato nella libertà di autodeterminazione. Tuttavia - lo abbiamo visto in relazione al testo di qualche emendamento precedente - se questa libertà di autodeterminazione si riferisce anche a soggetti che non sono in condizioni di volere, sapere, operare e capire, allora è soltanto cinismo invocare questa larghezza di autodeterminazione. L'autodeterminazione io l'avrei ristretta proprio per le ragioni che, durante la discussione generale, hanno indotto il collega Manconi a dilatarla fino alla fine. Se non cito a sproposito, con molta passione il senatore Manconi ha detto che qui, in fondo, il tema è di civiltà: chi è che decide?

Da lui viene rivendicato il massimo dei sovranismi, nel senso della libertà individuale (non siamo sul terreno del diritto costituzionale). Francamente io non l'ho mai pensata come lui, anche quando ero nella condizione di paziente, infartuato, non so se consapevole o quanto inconsapevole; non ho mai preteso di decidere io: decidessero mia moglie, i miei figli, il medico. Questa è l'alleanza terapeutica.

Questa volgare dilatazione dell'autodeterminazione ci porta all'assurdo. L'avete negato negli emendamenti precedenti, ma una sinistra che ha una cultura dello Stato sociale come fa a non aver niente da dire sulle implicazioni dell'emendamento della collega Rizzotti? Di qui il mio voto favorevole sull'emendamento 1.5001. (Applausi dal Gruppo FL (Id-PL, PLI) e del senatore Liuzzi).

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5001, presentato dal senatore Quagliariello e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.863, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.864.

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, credo che l'emendamento 1.864 sia importante, perché è riferito al primo comma dell'articolo 1, in cui si enunciano i princìpi cui si ispira la legge: i riferimenti costituzionali, i diritti fondamentali dell'Unione europea e altro. L'emendamento introduce una precisazione importante, altrimenti il testo che abbiamo di fronte direbbe che la presente legge «stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata». La precisazione che propongono i senatori Bianconi, Aiello e Formigoni mi sembra indispensabile: «salvi gli interventi di emergenza o di urgenza». Si potrà dire che è ovvio, ma, se è ovvio, allora scriviamolo, perché in questo caso si sta enunciando un principio.

Non si pensi che sia un aspetto teorico. Infatti ci potrebbe anche essere la persona che, per suoi motivi di forte convincimento, vuole effettivamente darsi la morte o lasciarsi morire in quella certa situazione. Chiunque, spinto sia da un obbligo, innanzitutto, credo, morale, sia dagli obblighi di legge (perché ricordo che l'omissione di soccorso è reato), dovesse intervenire per salvare questa persona, eseguendo trattamenti sanitari, senza conoscerla e senza sapere da dove venga (l'incidente stradale forse è un caso estremo, ma ci sono altre situazioni), sulla base dell'enunciazione di tale comma, se non vi fosse questa precisazione potrebbe addirittura subire un'azione legale perché è stata violata la sua libertà, in violazione anche di questo comma. Francamente mi sembra il minimo.

Sappiamo che si ritiene ovvio l'intervento di urgenza, ma se è ovvio bisogna scriverlo, altrimenti che razza di principio è, un principio che si applica ma non sempre? L'urgenza è tutt'altro che un caso strano in medicina: i reparti di pronto soccorso a cosa servono? Pertanto mi sembra doverosa l'approvazione di questo emendamento.

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta una richiesta di votazione con scrutinio segreto. La Presidenza riterrà accoglibile tale richiesta rispetto a emendamenti che verranno votati nella seduta successiva a quella odierna, non avendo il tempo materiale per poter valutare l'accoglibilità della richiesta.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.864, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.865, presentato dal senatore Centinaio, fino alla parola «cura».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.866.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.867, presentato dal senatore D'Ambrosio Lettieri e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.868, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.869, presentato dal senatore Centinaio, fino alla parola «deve».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.870.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.871, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.872, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, identico all'emendamento 1.873, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.874, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «qualora manchi il».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.875.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.876, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.877, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.878, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.880, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.881, presentato dal senatore Centinaio e da altri senatori, fino alla parola «soggetto».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.882.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.884, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, fino alla parola «predisposti».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamenti 1.885.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.886, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.887, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.888, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.900, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.889, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, fino alle parole «La presente legge».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.890 a 1.925.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.904, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.917, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, fino alle parole «delle implicazioni».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.918.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.919, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, fino alle parole «Il Ministro della salute».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.926.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.920, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.921, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.927, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «del paziente».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.940 e 1.945.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.928, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «cartella clinica».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.934 e 1.944.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.931, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «loro consigliato».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.939 a 1.943.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.930, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «essere informati».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.932 e 1.942.

Gli emendamenti da 1.935 a 1.950 sono improponibili.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.946.

CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, anche in questo caso l'emendamento è volto a garantire e a impedire l'accanimento terapeutico. Noi lo continueremo a ripetere e ribadire nel corso dell'esame di tutto il provvedimento: siamo contrari a ogni forma di accanimento terapeutico. Non è giusto che ci si accanisca nei confronti dei pazienti. Approvando questo emendamento si garantirà il divieto di accanimento terapeutico.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, colgo l'occasione offerta dall'emendamento in esame e da altri simili per chiedere, in termini - sia chiaro - tutt'altro che volti a disturbare il procedere dei nostri lavori, di risentire la motivazione in base alla quale la Presidenza ha ritenuto inammissibili tutti gli emendamenti o quelle parti di essi che vietano il ricorso a pratiche eutanasiche. Poiché per molti di noi in questa Aula valgono i due paletti del rifiuto dell'accanimento terapeutico, da un lato, e il rifiuto delle pratiche eutanasiche, dall'altro vorrei comprendere - ma penso d'interpretare l'opinione di altri colleghi - la ragione per cui la Presidenza ritiene non votabili tutti i contenuti che esplicitamente proibiscono le pratiche riconducentisi al termine di eutanasia.

PRESIDENTE. Senatore Sacconi, la stessa eccezione è stata sollevata dal presidente Centinaio e la risposta è la medesima. È valso lo stesso criterio della Commissione e, in più, sono stati illustrati, quando ho dichiarato l'inammissibilità, anche le motivazioni che le hanno determinate. (Commenti del senatore Sacconi). Senatore, non è ammessa una discussione sulle ammissibilità.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.946, presentato dal senatore Centianio, fino alle parole «alla salute».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.947 a 1.952.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.953, presentato dal senatore Centinaio, fino alle parole «il comma 2».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.954 a 1.956.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.957, presentato dal senatore Centinaio, identico all'emendamento 1.958, presentato dal senatore Sacconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.959, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.960, presentato dal senatore Centianio.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.961, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.962, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.963, identico all'emendamento 1.964.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, molti emendamenti sono dedicati all'alleanza terapeutica, alla coalizione e cooperazione tra paziente, quando cosciente, i suoi familiari e, soprattutto, il medico che in scienza e coscienza valuta l'appropriatezza delle terapie e delle stesse cure della persona. La ragione principale del dissenso che noi esprimiamo è proprio su tale questione. Ricordo ancora una volta, e insisterò quanto più possibile su questa discussione, i pericoli che si determineranno anche per coloro che non presenteranno la Dichiarazione anticipata di trattamento. Ogni medico non potrà che fermarsi di fronte alle proprie convinzioni, di fronte anche a ciò che il suo giuramento, la sua scienza e la sua coscienza gli imporrebbero di fare, non solo perché cercherà se vi sia una Dichiarazione anticipata di trattamento sanitario prodotta da quel paziente, ma lo farà anche con tutta la preoccupazione delle possibili conseguenze di un esito negativo dell'attività di rianimazione.

È qui messo in discussione un profilo fondamentale di tutto il nostro Servizio sanitario nazionale; dobbiamo essere consapevoli che qui non si dispone soltanto la possibilità per una persona di rinunciare anticipatamente a determinati trattamenti, ma qualcosa di più profondo e pervasivo. Si dispone infatti una rivoluzione copernicana nella nostra esperienza, oltre che nelle nostre leggi e negli statuti che regolano le aziende sanitarie o sociosanitarie. Qui si mette in discussione la funzione del medico e l'orientamento del servizio sanitario alla vita.

La preoccupazione che sorge è legittima e riguarda tutti; anche coloro, i molti, moltissimi che non produrranno una dichiarazione anticipata di trattamento. La preoccupazione è però più in generale rivolta ad una società che, nel momento in cui perderà il senso ed il valore della vita, inesorabilmente accelererà il proprio percorso di declino.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, l'emendamento 1.963, identico all'emendamento 1.964, che ha come prima firmataria la senatrice Rizzotti, come ha detto il collega Sacconi, interviene su un punto fondamentale del dibattito che noi stiamo svolgendo da anni. Mi riferisco al rapporto tra paziente, medico ed eventuali fiduciari, i familiari. Il disegno di legge al nostro esame porta in sé una serie di problemi che ne certificano l'inadeguatezza. Nel precedente intervento ho sottolineato come gli stessi sostenitori della legge ne riconoscano gli errori e i limiti proponendo il Registro sulle Dichiarazioni anticipate nella legge di stabilità alla Camera dei deputati; mentre cioè noi ci accingiamo ad approvare un provvedimento, si certifica in contemporanea, su un punto delicato, la fallacità, l'errore e la manchevolezza della legge, proponendo un'integrazione non secondaria con uno strumento discutibile.

Per quanto riguarda il ruolo dei medici, che noi richiamiamo con gli emendamenti 1.963 e 1.964, vorrei rilevare che esso viene calpestato.

Da un lato, c'è la negazione dell'obiezione di coscienza, quindi si obbliga il medico a comportamenti che potrebbero legittimamente confliggere con la sua coscienza. Ma come? Si fa appello in tutti i campi, giustamente, alla libertà di coscienza, alla libertà che gli stessi parlamentari su materie come queste devono avere, e poi si nega per legge la libertà di coscienza al medico. Già questo è un modo sbagliato e incostituzionale di legiferare, che porterà a contestazioni quando i medici, anche di fronte a una discussione su singoli casi, dovranno pronunciarsi sulle condizioni della persona, se la vita può proseguire, se le condizioni siano accettabili o no. Quindi, un medico dovrebbe poter disattendere previsioni di legge per ragioni di coscienza, di professionalità elevata e per il modo con cui intende svolgere la sua attività di medico, che è un'attività non comune visto che da questa dipendono i destini di ciascuno di noi quando ci si affida in qualsiasi fase alle cure, alle terapie e alle mani - in caso di operazioni - di un medico. Con questa proposta, quindi, richiamiamo un fatto fondamentale.

Peraltro, che il ruolo del medico venga strattonato da questo disegno di legge lo conferma anche il fatto che all'articolo 1, comma 6, si stabilisce una sorta di esenzione del medico da responsabilità civili e penali. L'esenzione non avrebbe ragion d'essere, infatti, se non si immaginasse un'eventuale responsabilità civile e penale. Quindi, siamo di fronte a un'eutanasia o no? E se non è eutanasia, perché allora ci sarebbe bisogno di dire che il medico è esente da responsabilità? Una legge esenta un medico che ha la responsabilità delle scelte; di fronte ai casi concreti è la legge a dire che quello è esente da responsabilità. Insomma, entriamo in una sfera veramente complicata, discutibile e opinabile.

Prima il senatore Scilipoti Isgrò giustamente richiamava anche altri tipi di dimensione della riflessione, ma io non li evoco, senatore Scilipoti Isgrò, per evitare di rafforzare con altre motivazioni queste argomentazioni. Mi attengo a discorsi proprio di natura medica, scientifica, sanitaria e di tutela della vita, che è un tema che non deve essere solo dei credenti ma, di tutti. Io sono credente però ritengo che anche un ateo si debba confrontare sui temi fondamentali - della vita - come nasce e - come finisce - e della genitorialità. Ne discutemmo in altre occasione su altri provvedimenti: come nasce un bambino e qual è la genesi fisica della nascita. Il diritto naturale si chiama tale perché riprende dalla natura ciò che avviene secondo princìpi naturali; non è certo la legge a decidere come nascono i bambini. Qualcuno pensa che anche questo si debba fare.

Riteniamo quindi che si stia percorrendo un crinale pericoloso su varie materie per cui una legislazione oscura e opaca deve decidere tutto, anche rispetto al ruolo di quella che abbiamo definito l'alleanza terapeutica. Non voglio insistere su concetti già illustrati ma questo disegno di legge - che ci auguriamo venga modificato - pone questioni importanti: ha attraversato varie legislature e ne hanno discusso al loro interno tutti i partiti e i Gruppi parlamentari. Io stesso, che sono contrario a questo provvedimento, tengo conto di motivazioni emerse, - anche diverse da quelle che porto avanti io - che con altri colleghi abbiamo registrato essere prevalenti nel nostro Gruppo.

Quando prima ho parlato dell'emendamento contro l'accanimento terapeutico, che avete bocciato, ho sostenuto un principio che dovrebbero difendere coloro che vogliono questa legge e che quindi dicono che, a un certo punto, la vita va via. Anche lì c'è una contraddizione: di fatto non volete che si scandisca un no più preciso all'accanimento terapeutico, che chi è contro questa legge, sotto altri profili, invece, ritiene di mettere al bando.

In questi emendamenti, che certamente non approverete, si parla del consenso informato, della relazione di cura, del rapporto tra paziente e medico e anche di una relazione in cui sono coinvolti i familiari e un eventuale fiduciario. Credo che su questi temi ci debba essere una riflessione. La discussione su questo provvedimento non è un'incombenza: «Tiriamo via, sospendiamo e finiamo alle 18; poi giovedì a mezzogiorno…». No, è una decisione fondamentale, sulla quale sappiamo esserci talmente tanti dubbi che anche quelli che la votano più entusiasti, contemporaneamente, intendono correggerla alla Camera. Quindi, le nostre critiche sono fondatissime e su questo aspetto insisto, perché il crinale dell'esaurirsi del rapporto tra vita e morte è quello.

Prima avete anche bocciato un altro emendamento che la senatrice Rizzotti aveva presentato citando Convenzioni internazionali in cui si precisa che l'idratazione e il nutrimento non sono procedure mediche, ma devono essere somministrate fino a quando possono attivare reazioni fisiologiche (è ovvio, poi, che a un certo punto anche quella fase si esaurisce).

Ma avete votato anche contro la scienza e questo è ancora più grave, collega Scilipoti Isgrò. Di altri piani, infatti, si può dire che non li si condivide e che non li si segue, ma quando si viene alle Convenzioni internazionali e ai deliberati della scienza, gli scientisti per eccellenza dovrebbero, più di noi, uniformarsi ai princìpi della scienza, che sono una dimensione del sapere umano e della decisione umana, non l'unica per tutti, ma certamente sono un aspetto importante.

Qui voi state votando anche contro la scienza, contro la scienza medica e contro le deliberazioni delle organizzazioni internazionali. L'oscurantismo, che a volte viene attribuito a chi contrasta questa legge, è proprio di chi, in maniera ideologica, apodittica e pregiudiziale, vota anche contro deliberazioni scientifiche.

E io mi meraviglio che il fronte oscurantista sia così ampio, quando invece dovrebbe essere meno folto, per lasciare poi la decisione su quelle fasi di vita a quella che ribadisco essere l'alleanza terapeutica, che noi sottolineiamo e rilanciamo anche con questo giusto e sacrosanto emendamento.

Io non so quale sarà l'esito della votazione finale di giovedì, anche se si possono fare delle facili previsioni. So, però, che non finisce qui il dibattito su tali questioni: saranno medici e operatori della sanità, infatti, a contestare l'incostituzionalità dell'obbligo eutanasico che deriva da queste legge. E nessuna legge, cari colleghi, potrà trasformare in potenziali omicidi dei medici che non volessero aderire a questo principio legislativo: si richiameranno alla Costituzione, ai princìpi fondamentali, e poi chissà come deciderà la Corte.

Credo, pertanto, che vi sia ancora lo spazio per delle correzioni essenziali a questa legge, se proprio la si deve approvare. Questa è una di quelle e vogliamo resti agli atti di questo dibattito la riflessione, l'approfondimento e il senso di responsabilità - non voglio dire la saggezza - di chi fa osservazioni motivate, non ideologiche, ma sicuramente più scientifiche degli anti-scientisti che bocciano anche le Convenzioni internazionali sull'idratazione e sul nutrimento. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII e dei senatori Compagna e Quagliariello).

CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole su questo emendamento che va nella stessa direzione di quello che - ahimè - è stato bocciato qualche minuto fa, l'1.957, che parla di alleanza terapeutica tra il medico e il paziente.

I nostri emendamenti sono emendamenti di buon senso: qui non c'è niente di politico, di ostruzionistico, di tecnicamente non condivisibile. Sono tutti emendamenti di buon senso. Sono emendamenti che potrebbero essere approvati tranquillamente ma - ahimè - siamo ai titoli di coda della legislatura e, di conseguenza, come avevamo detto in discussione generale, qui non verrà approvato nulla. Lo dico anche per chi ci sta ascoltando, che magari nutre delle speranze dalla trattazione di questi emendamenti. Non si voterà a favore di nulla.

Quando si parla di alleanza terapeutica tra medico e paziente, si chiede soprattutto il rispetto della professione medica. Quando un individuo diventa medico, non diventa medico per uccidere le persone ma per salvarle. In questo caso, con questo provvedimento dove si autorizzerà l'eutanasia, si toglie invece anche quella destinazione e quell'input che si dà alla professione medica: quella di cercare di salvare la vita.

Questo emendamento va in quella direzione. Noi siamo dell'idea di votare a favore, ma tanto non passerà perché comunque la media delle votazioni l'abbiamo già vista e di conseguenza stiamo solo facendo accademia: stiamo facendo testimonianza, esprimendo le nostre posizioni. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.963, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, identico all'emendamento 1.964, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.966, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori, fino alle parole «persona malata».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 1.967.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.968, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.969, presentato dalla senatrice Bianconi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.970, identico all'emendamento 1.971.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, intervengo anche sull'emendamento 1.973. Questi emendamenti mirano a reinquadrare correttamente il tema del consenso informato come presupposto e non come atto fondante della relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico. Nell'esperienza concreta che si è fin qui registrata, infatti, il consenso informato, lungi dal costituire l'atto fondante dell'alleanza terapeutica è stato spesso ridotto a mero atto burocratico funzionale, più che altro serve ad offrire una tutela al medico rispetto a eventuali e futuri contenziosi.

Questa lettura del consenso informato è riduttiva e fuorviante, perché il consenso informato deve essere a monte della relazione tra medico e paziente, che deve invece divenire una vera e propria alleanza terapeutica e non, come questa legge vorrebbe, un mero atto legale e burocratico fatto solo di moduli da leggere e da compilare.

Signor Presidente, questi due emendamenti al nostro esame provano a reinquadrare questo punto fondamentale e a farne un atto vero e vivo, sottraendolo alla burocrazia.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.970, presentato dal senatore Quagliariello e da altri senatori, identico all'emendamento 1.971, presentato dal senatore Gasparri e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 1.973, presentato dal senatore Quagliariello e da altri senatori, fino alle parole «è parte».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 1.974 a 1.976.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.972, presentato dal senatore Romano e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.977, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.5004.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, intervengo anche sul successivo emendamento 1.5005, perché questi due emendamenti fondano la propria ragion d'essere su una corretta definizione del rapporto tra medico e paziente, la cosiddetta alleanza terapeutica, che deve determinarsi nel processo di redazione delle DAT.

In particolare, ciò è motivato dal fatto che anche in una situazione estrema in cui il soggetto, cioè il paziente, non è più in grado di esprimersi, il rapporto di fiducia che lo lega al suo medico - a volte sin dalla nascita - si concretizza nel dovere del medico di prestare tutte le cure di fine vita, agendo sempre nell'interesse esclusivo del bene del paziente. Non si può non tenere in debita considerazione che le dichiarazioni anticipate di trattamento sono sicuramente espressione della libertà del soggetto di esprimere i propri orientamenti circa i trattamenti sanitari cui deve essere sottoposto nell'eventualità di trovarsi in condizioni di incapacità di intendere e di volere, ma, allo stesso tempo, lo privano della possibilità di contestualizzare e di attualizzare la sua scelta. Il diritto di autodeterminazione, per non divenire costrizione tirannica su se stesso, deve sempre lasciare uno spiraglio alla revisione e persino alla contraddizione. Questo è vero soprattutto quando la persona si riferisce ad uno stato che non conosce, di cui non ha avuto esperienza.

Noi sappiamo che la libertà deriva anche da un dato di esperienza effettivo. In caso contrario, se di questo dato di esperienza non si tiene conto, la libertà si trasforma in quella che è stata opportunamente definita da alcuni filosofi «presunzione fatale»; presunzione fatale di poter determinare il proprio destino una volta per tutte, senza tenere conto dei mutamenti, delle trasformazioni, delle sorprese, della meraviglia che la vita sa riservare ogni giorno.

Questa concezione di libertà aperta all'empiria e alla relazione, e per questo mai assoluta, interpreta, signor Presidente, un'idea di laicità comune a credenti e non credenti. Se è vero che per un credente la vita è aperta a qualsiasi determinazione fino in fondo, è altrettanto vero che per un laico liberale il futuro è aperto per definizione; se lo si chiude, se lo si lega a una dichiarazione anticipata, magari anche di molti anni, in realtà si finisce per contraddire l'idea stessa di libertà.

Con questi due emendamenti abbiamo inteso che il concetto di alleanza terapeutica rappresenti la possibile traduzione di questa concezione della libertà, conferendo al paziente l'autonomia di orientare le sue scelte terapeutiche in un contesto per lui ignoto, e al medico la responsabilità, nella situazione data, di attualizzarne le indicazioni. In questo contesto, il medico può assumere in maniera corretta le decisioni più opportune per il paziente, tenendo conto attentamente della sua volontà alla luce di nuove circostanze che si sono eventualmente venute a creare e sempre in applicazione del principio della tutela della salute e della vita umana, secondo i princìpi di precauzione, proporzionalità e prudenza.

Signor Presidente, visto che gli emendamenti - diciamo così - sul divieto di eutanasia sono caduti, questa concezione della libertà del paziente e della responsabilità del medico traducono, a nostro avviso, l'esatto confine che passa tra l'esplicazione di dichiarazioni anticipate di volontà e invece una concezione più rigida che, per forza di cose, finisce per invadere un altro campo, quello dei trattamenti eutanasici. (Applausi della senatrice Fucksia).