Caricamento in corso...

Versione HTML base


Attenzione: partizione testo non trovata - Visualizzata una partizione di livello superiore

Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 915 del 12/12/2017


Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

MUNERATO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

la nuova casa circondariale di Rovigo è stata inaugurata il 29 febbraio 2016 e il 22 maggio successivo è stato completato il trasferimento dei detenuti con la contestuale chiusura della struttura di via Verdi;

l'edificio ha una superficie coperta di 4.000 metri quadri, e scoperta di 4.300, ed è costituito da 4 corpi di fabbrica. La struttura richiede continui interventi di manutenzione sia con riferimento al sistema di automazione dei cancelli che al sistema di videosorveglianza poiché essi, già al momento dell'apertura della nuova struttura, risalivano a ben 10 anni prima;

ad oltre un anno dalla piena autonomia dell'istituto restano forti ed evidenti le criticità e le problematiche più volte segnalate dalla dirigenza dello stesso carcere e dalle forze di Polizia penitenziaria;

è solo grazie all'abnegazione e allo spirito di servizio dei 60 agenti di Polizia penitenziaria assegnati alla struttura che il carcere risulta ad oggi operativo; il personale impiegato presso le sezioni detentive e lo stesso personale impiegato presso gli uffici istituzionali viene continuamente distolto dai propri posti di servizio per assicurare lo svolgimento dei servizi di traduzione e piantonamento; i turni lavorativi vanno oltre il consentito, la struttura è fatiscente; l'attività amministrativa del carcere è spesso pregiudicata da esigenze di servizio che determinano la chiusura degli uffici per destinare il personale a servizi operativi imprevedibili;

ad esempio, continue infiltrazioni limitano sensibilmente l'utilizzo della biblioteca e l'uso della palestra è consentito raramente per mancanza di personale e assenza di telecamere di sorveglianza;

ad avviso dell'interrogante la situazione non è più sostenibile e si rischia il collasso. Ad essere fortemente pregiudicata è la stessa funzione rieducativa della pena, obiettivo fondamentale e sancito dalla Costituzione;

durante il mese di ottobre 2017 il sottosegretario di Stato Gennaro Migliore ha annunciato l'imminente arrivo di 20 nuove unità di Polizia penitenziaria,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione;

quale sia la tempistica di assegnazione del nuovo personale;

se e quali interventi urgenti intenda mettere in atto al fine di assicurare la piena funzionalità del carcere di Rovigo.

(3-04145)

NUGNES, GIARRUSSO, CASTALDI, BUCCARELLA, PUGLIA, SANTANGELO, MORONESE, CAPPELLETTI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute - Premesso che:

con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare n. 4458/QdV/M/DI/B dell'11 aprile 2008 viene individuato quale SIN (sito di interesse nazionale) ai fini della bonifica il sito di "Pianura", che comprende una vasta area ubicata nell'estrema periferia nordovest del comune di Napoli ed a nordest di quello di Pozzuoli, area che comprende anche la discarica abusiva "Caselle" in contrada "Pisani", la quale, per anni, sarebbe stata oggetto di sversamento illegale di rifiuti di varia natura;

con successivo decreto ministeriale n. 7 dell'11 gennaio 2013, il SIN di Pianura veniva declassato da sito di bonifica di interesse nazionale a sito di interesse regionale;

con delibera n. 317 del 4 maggio 2012 il Comune di Napoli ha affidato all'ANGiR (Associazione napoletana giovani ricercatori) la sperimentazione del progetto denominato "osservatorio oncologico" al fine di approfondire l'analisi della mortalità per cause oncologiche. I risultati del lavoro pubblicato sul sito dell'associazione, consultabili alla sezione "Divulgazione risultati e prevenzione oncologica", mostrano una rilevante incidenza e prevalenza di tumori nella popolazione maschile e femminile nel territorio della IX municipalità "Pianura-Soccavo"; in particolare da una scheda di sintesi, "Maggiore mortalità rispetto a Napoli città" (pag.12), emerge una rilevanza importante dell'istotipo "mesotelioma";

considerato che:

all'ingresso della discarica Caselle è installato un cartello informativo, su cui si legge: "Progetto BIOM - Messa in Sicurezza definitiva della discarica di Caselle - località Pisani", dove sono presenti anche i simboli degli enti che hanno collaborato all'opera e i ringraziamenti per una determinata società;

sulla pagina web "ifattidinapoli", in un articolo intitolato "Napoli: al via bonifica a costo zero della discarica contrada Pisani a Pianura" del 10 giugno 2015, è riportato: «Venerdì 12 giugno a partire dalle ore 10 presso l'ex discarica di Pianura in Contrada Pisani partirà un progetto sperimentale di bonifica a costo zero. Promotore e artefice dell'iniziativa è il consigliere comunale Marco Nonno, Vice-Presidente dell'Assemblea cittadina, che spiega: "Nella discarica verrà immesso un batterio in grado di 'mangiare' i gas tossici presenti nello sversatoio e ripulire l'aria. L'iniziativa ha la supervisione tecnica dell'Università di Agraria di Portici, il patrocinio morale dell'Asl Napoli 1, del Comune di Napoli e la collaborazione dell'Arpac, l'agenzia regionale per l'ambiente. La zona interessata dall'intervento per ora è di 400 metri quadri e riguarda l'ex discarica abusiva Caselle". Il progetto sostenuto dal Vice-Presidente del Consiglio comunale di Napoli Marco Nonno è attuato dalla società Bio V.I.T.A srl di Pagani insieme alla Green Innovations di Sanremo»;

sul sito di informazione on line "ilmattino", in un articolo del 3 luglio 2015 a firma di Marina Cappitti dal titolo "Discarica Pianura, arrivano i primi dati dell'Arpac sulla qualità dell'aria", si legge: «Nella discarica abusiva di Caselle Pisani a Pianura i camion che sversavano materiali di ogni tipo e provenienza non ci sono più, eppure la discarica è ancora attiva. Almeno in profondità, nel sottosuolo. È quanto emerge dalle analisi condotte dal laboratorio mobile dell'Arpac (Agenzia regionale per la protezione ambientale in Campania) per tre mesi - da aprile a luglio di quest'anno - sulla qualità dell'aria in una parte dell'ex sversatoio. Metano e idrocarburi non metanici hanno raggiunto rispettivamente anche picchi di concentrazione fino a 1000 e 2500 microgrammi al metro cubo. Valori importanti non tanto per la quantità, ma perché di fatto indicano che la discarica è attiva in profondità e questo a sua volta significa che ci sono sia delle emissioni nell'atmosfera, sia delle produzioni di percolato»;

è inoltre riportato che: «Superati inoltre per cinque volte i limiti per le polveri sottili, come si evince dal verbale della riunione tenutasi oggi cui erano presenti insieme ai rappresentanti dell'Arpac anche quelli di Biovita, la società che il mese scorso ha iniziato - gratuitamente - un progetto di bonifica sperimentale». Ed infine che: «Convinto della riuscita dell'operazione il vicepresidente del Consiglio comunale, Marco Nonno, presente sia alla riunione, sia durante le prime inoculazioni e che ha già annunciato che proporrà al Comune di mettere a disposizione una somma di circa 50mila euro con un bando e quindi una gara di appalto pubblica per estendere la sperimentazione all'intera area includendovi un servizio di vigilanza e il fornimento di piante speciali per il progetto di bonifica»;

le analisi dell'Arpac destano forti preoccupazioni per la salute dei cittadini che vivono nelle immediate vicinanze dell'ex sito di interesse nazionale ed evidenziano un forte calo di attenzione da parte delle istituzioni locali e nazionali sulla sempre attuale questione rifiuti in Campania che non si può dire di certo conclusa con la fine dell'emergenza;

considerato inoltre che:

in articolo intitolato "Al via il programma di messa di sicurezza e bonifica dell'ex discarica di Pianura", presente sulla pagina web "Napolitan" del 16 marzo 2016, è scritto che: «Il Piano prevede, come da convenzione tra il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e SOGESID, attività di indagini indirette (magnetometria, geoelettrica ecc.), di indagini ambientali dirette (sondaggi a carotaggio continuo), di realizzazione di piezometri per il monitoraggio delle acque di falda, di prelievo di campioni di top soil, suolo e sottosuolo, rifiuti e acque di falda e analisi chimiche di laboratorio sui campioni prelevati. Grazie a tali attività sarà possibile definire le modalità più adatte a poter procedere alla messa in sicurezza e bonifica dell'area». E ancora: «I siti interessati riguardano i suoli corrispondenti all'ex discarica comunale, all'ex discarica DI.FRA.B, all'ex discarica CITET, alla Località Spadari e alla discarica abusiva in località Caselle Pisani»;

a parere degli interroganti, alla luce della storicità dei fatti è possibile affermare che la Campania sia stata gravemente ferita nei decenni da intombamenti illeciti di rifiuti industriali e da gestioni al limite della liceità di discariche legali,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e di quali ulteriori elementi dispongano al riguardo;

se non intendano promuovere iniziative per verificare la realizzazione della messa in sicurezza definitiva e la bonifica dell'ex discarica di Caselle, sollecitare la rimozione del cartello esposto all'ingresso e procedere, attraverso gli organi competenti, all'accertamento di eventuali responsabilità;

quali siano i risultati del progetto sperimentale avviato sulla discarica di Caselle, quali siano gli intendimenti futuri ed in che modo si intenda bonificare il sottosuolo dell'intera area gravemente inquinata;

se non ritengano opportuno verificare lo stato dei lavori del bando promosso dal consigliere comunale e quale potrebbe essere l'incidenza sulla grave situazione in cui versa l'ex discarica;

se non ritengano necessario promuovere uno screening mirato sulla popolazione dell'area in cui insistevano l'ex discarica abusiva o altre iniziative per la tutela della salute dei cittadini, anche al fine di acquisire dati indicativi relativi alle patologie locali;

se non ritengano opportuno fornire il report aggiornato sulle condizioni delle discariche del sito e se non intendano rendere noto il cronoprogramma di attuazione del piano previsto dalla convenzione con la Sogesid;

se non intendano promuovere iniziative di competenza finalizzate all'adozione di una campagna di informazione dell'intera popolazione locale su quali siano i reali rischi per la salute causati dalle esalazioni emesse dalla discarica;

quali provvedimenti intendano adottare al fine di intensificare il monitoraggio ed il controllo dello stato dell'inquinamento del territorio del sito di Pianura.

(3-04146)

NUGNES, MORONESE, CASTALDI, PUGLIA, GIARRUSSO, CAPPELLETTI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

nello scorso mese di luglio 2017, diverse testate giornalistiche hanno dato ampio risalto alla notizia del propagarsi di numerosi incendi sul vulcano Vesuvio che hanno comportato la distruzione di un'area di migliaia di ettari di terreno provocando una catastrofe ambientale di una gravità incommensurabile;

gli incendi, che con molta probabilità potrebbero essere di origine dolosa e su cui sono in corso indagini della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, oltre a danneggiare un contesto ampiamente antropizzato, mettendo in pericolo persone e animali, avrebbero distrutto una vasta area della straordinaria pineta impiantata nel 1939 dalla Milizia forestale e conclusa a fatica, solo in piena guerra, nel 1942;

in un articolo intitolato "Il Vesuvio brucia senza tregua da una settimana 'Dietro tutto questo c'è un disegno criminale'" a firma della giornalista Amalia De Simone, in data 11 luglio 2017, pubblicato on line sul "Corriere della Sera", è riportato l'allarme lanciato dall'associazione "Salute e ambiente Vesuvio" e dal parroco Marco Ricci: "Ci sono rifiuti tossici che fanno propagare le fiamme e avvelenano l'aria. Il fumo infatti è nero. Dietro tutto questo c'è un disegno criminale". Mentre altri cittadini locali aggiungono: "Ormai non dormiamo più, abbiamo gola e occhi irritati. Non è giusto perché in molti tra la nostra gente hanno già pagato lo scotto di essersi ammalati di tumore a causa dello sversamento dei rifiuti";

il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con il decreto 11 gennaio 2013, recante "Approvazione dell'elenco dei siti che non soddisfano i requisiti di cui ai commi 2 e 2-bis dell'art. 252 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e che non sono più ricompresi tra i siti di bonifica di interesse nazionale" (Gazzetta Ufficiale n. 60 del 12 marzo 2013), trasferiva il sito "aree del litorale vesuviano" sotto le competenze della Regione Campania inserendolo nel censimento dei siti potenzialmente contaminati del PRB (piano regionale bonifica) e dei siti inquinati della Campania;

la legge della Regione Campania 7 maggio 1996, n. 11, recante "Modifiche ed integrazioni alla legge Regionale 28 febbraio 1987, n. 13, concernente la delega in materia di economia, bonifica montana e difesa del suolo", persegue, tra le altre, le finalità di conservazione, miglioramento ed ampliamento del patrimonio boschivo regionale, l'incremento della produzione legnosa, la difesa del suolo e la sistemazione idraulico-forestale, la prevenzione e la difesa dei boschi dagli incendi, la conservazione ed il miglioramento dei pascoli montani;

per il conseguimento di tali finalità vengono previsti degli indirizzi pianificatori da attuare attraverso il "piano forestale generale" (PFG) ed i "piani di assestamento forestale" (PAF);

considerato che:

in una segnalazione consultabile nella sezione "News" del sito web del Consiglio nazionale delle ricerche, pubblicata il 31 luglio 2017, dal titolo "Incendio boschivo del Vesuvio: in aumento il rischio idrogeologico", si legge: "Non solo perdita del patrimonio forestale: una delle conseguenze dell'incendio boschivo del Vesuvio consiste nell'aumento del rischio idrogeologico per la potenziale invasione di flussi fangoso-detritici nelle aree urbane, a valle dei versanti devastati dal fuoco";

i geologi firmatari evidenziano inoltre che: "Questi flussi incanalati di tipo fangoso-detritico, soprattutto nelle parti più inclinate, possono evolvere rapidamente in flussi catastrofici rapidi in grado di causare danni considerevoli a manufatti e persone. Dall'inizio del nubifragio al sopraggiungere di flussi incanalati nelle aree urbane a valle, ci vogliono alcune decine di minuti come verificato in altre zone precedentemente devastate da flussi fangoso-detritici";

sul sito di informazioni on line "ilmattino" del 5 dicembre 2017, in un articolo dal titolo " Un patto per il recupero del Vesuvio: il ministro Galletti firma l'intesa con il Parco", è riportata la notizia che "Il ministro Galletti al palazzo Mediceo di Ottaviano ha firmato la convenzione EnteParco - Sogesid per sviluppo e legalità. Recupero dei suoli dopo gli incendi di questa estate";

nel testo della citata convenzione, all'art. 2, rubricato "Oggetto della Convenzione", sono previste azioni che, a parere degli interroganti, sarebbero solo di "mappatura" degli effetti degli incendi avvenuti nell'area del parco mentre le azioni concrete sarebbero possibili solo attraverso una successiva convenzione attuativa da stipulare sulla base degli esiti delle attività previste come indicato al comma 3 del medesimo articolo; ovvero potranno realizzarsi dopo un periodo non inferiore ad un anno in quanto la stessa convenzione ha una durata di 12 mesi dalla data della sottoscrizione prorogabile in accordo tra le parti;

l'accordo, così come pubblicato sul sito del parco del Vesuvio, risulta ancora mancante del POD (piano operativo di dettaglio) previsto all'art. 3 della convenzione, e delle indicazioni di azioni immediate e concrete rispetto al problema delle cave utilizzate come siti di discarica nel corso delle emergenze rifiuti in Campania. In tal senso, continua a permanere il grave stato di inquinamento nei vuoti della complessa area del sito vulcanico, nonostante l'ente parco del Vesuvio abbia stimato in 450.000 euro (art. 5) il fabbisogno delle attività previste nel testo sottoscritto;

considerato inoltre che:

l'articolo intitolato "Sedici associazioni insieme per rilanciare il parco nazionale del Vesuvio" del 7 dicembre 2017, pubblicato sul sito di informazione on line "ilmattino", dà ampio spazio alla notizia della costituzione della "Rete civica per il parco" che avrebbe come obiettivo quello di discutere ed elaborare politiche efficaci per la tutela dell'ambiente, la qualità della vita dei cittadini e lo sviluppo economico-sostenibile del territorio;

si legge che: "'Le associazioni (…) si riconoscono ed hanno sottoscritto un manifesto per la rinascita del parco nazionale del Vesuvio che, partendo da un'analisi severa del comportamento delle istituzioni nella disastrosa vicenda degli incendi, si interroga sulle cause storiche che hanno portato al mancato decollo del parco nazionale a più di venti anni dalla sua istituzione'. Non mancano nel manifesto le indicazioni programmatiche, tra le quali la richiesta di interventi urgenti coordinati dall'ente parco per mitigare il rischio idrogeologico, aggravatosi dopo gli incendi della scorsa estate";

sulla pagina web "Corriere del Mezzogiorno", con un articolo pubblicato in data 7 novembre 2017 dal titolo "Maltempo, rischio evacuazioni nel Salernitano. E sul Vesuvio frana il terreno", viene evidenziato che: "Si lavora in Campania per limitare i danni del maltempo che in queste ore sta interessando il territorio: volontari e tecnici operano per liberare da fango e detriti le zone in cui si sono registrati eventi alluvionali o dissesti idrogeologici". È evidenziato inoltre che: "Intanto anche sul Vesuvio si registrano i primi smottamenti dopo gli incendi di questa estate che hanno devastato la zona";

considerato altresì che:

la tutela del territorio, sia montano che rurale, paga la colpevole insensibilità politica e culturale che ha favorito il degrado delle aree di montagna e delle sue zone interne, intese come luoghi di vita e non solo di utilizzo;

non vi è dubbio, a parere degli interroganti, che tale contesto ambientale risenta delle conseguenze di una serie di provvedimenti governativi e legislativi che nel tempo hanno, di fatto, smantellato presìdi e strutture portanti preposti alla prevenzione e alla tutela del territorio montano, agrario e rurale, in primis attraverso la "riforma Madia" (di cui alla legge n. 124 del 2015) che, disponendo il riassorbimento del Corpo forestale da parte dell'Arma dei Carabinieri e dei Vigili del fuoco, ha comportato inefficienze ed una risposta inadeguata a fronte di situazioni di emergenza straordinaria;

nella convenzione tra l'ente parco del Vesuvio e la Sogesid società in house del Ministero dell'ambiente, non è prevista la collaborazione dell'Arpac mentre non risulta agli interroganti alcuna specifica competenza nel settore da parte della Sogesid, considerato anche che per le attività che si impegna a svolgere potrà avvalersi di esperti esterni come prevede l'art. 11 (Contratti a terzi) della convenzione;

a parere degli interroganti, pur essendo, dopo l'incendio, aumentato il rischio idrogeologico per gli abitanti della zona pedemontana, sui quali potrebbero riversarsi i flussi fangosi e detritici qualora i versanti incendiati siano interessati da un nubifragio di 40-50 millimetri in un'ora circa, la convenzione non interviene nella direzione di garantire la sicurezza degli stessi cittadini ma, a quanto si legge, prende in considerazione soltanto i suoli, i sentieri e le aree siti all'interno dell'area perimetrale del parco,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e di quali ulteriori elementi disponga al riguardo;

se non consideri opportuno accertare lo stato di elaborazione del piano di assestamento forestale previsto dalla citata legge regionale n. 11 del 1996 e nel caso sollecitare, anche tramite la Regione Campania, la sua immediata attuazione;

quali siano stati i criteri di valutazione alla base della scelta di affidare a Sogesid la realizzazione delle prime fasi di ricognizione e riqualificazione della vasta area avvolta dagli incendi;

quali attività di vigilanza e controllo intenda mettere in atto al fine di monitorare tutte le aree a rischio di incendi dolosi e quali azioni di competenza intenda assumere per salvaguardare il vasto e complesso habitat dell'intero litorale vesuviano;

se non intenda, nell'ambito delle proprie attribuzioni, sollecitare il processo di integrazione istituzionale tra ente parco e Comuni del litorale vesuviano;

se non intenda fornire un quadro aggiornato dello stato del rischio idrogeologico dell'intera area vesuviana, con particolare riferimento a quella devastata dagli incendi;

quali iniziative intenda adottare per ripristinare l'intero ecosistema nelle cave interessate dai rifiuti e con quali modalità ritenga di espletare le attività di caratterizzazione nel caso di rifiuti tossici;

se non ritenga doveroso assumere iniziative, per quanto di competenza, affinché la Regione Campania proceda alle improcrastinabili opere di bonifica delle discariche abusive nell'area del parco nazionale del Vesuvio e al rafforzamento delle attività di prevenzione che evitino la realizzazione di nuove discariche, escludendo che da tali attività derivino forme di lucro da parte della criminalità organizzata;

quali azioni ritenga necessarie, anche di concerto con la Regione, per la conservazione della biodiversità dei luoghi e se non intenda adottare ulteriori provvedimenti per garantire la tutela e la salvaguardia dell'area.

(3-04147)

ALBANO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'articolo 13 del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, recante "Disposizioni urgenti per la crescita l'equità e il consolidamento dei conti pubblici", aveva previsto l'entrata in vigore dell'imposta municipale propria (IMU) di cui al decreto legislativo n. 23 del 2011 che ridefiniva il regime fiscale degli immobili agricoli, siano essi terreni o fabbricati, imponendo un aggravio fiscale in particolare sugli immobili utilizzati per lo svolgimento dell'attività agricola;

come previsto da numerose associazioni di categoria del mondo agricolo, l'IMU agricola applicata ai Comuni della provincia di Imperia si è rivelata particolarmente gravosa ed insostenibile per i coltivatori, in quanto gli estimi catastali dei Comuni costieri sono nettamente superiori a quelli applicati ad altri Comuni, come ad esempio quello di Imperia o di Albenga, classificate allora come "zone disagiate", per non parlare di quelli applicati in altre zone floricole in Italia come la zona di Ercolano e Pompei;

in considerazione di ciò, le stesse associazioni di categoria avevano chiesto da subito ai sindaci dell'imperiese di attivarsi per ottenere la revisione degli estimi e l'applicazione di un'aliquota minima;

finalmente nel 2013 ha avuto avvio il processo di riduzione degli estimi catastali dell'imperiese e, sempre su sollecitazione delle diverse associazioni di categoria, molti di questi Comuni hanno proceduto all'approvazione delle relative delibere ai fini della richiesta di revisione presso l'Agenzia del territorio;

con il decreto-legge n. 95 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2013, è stata approvata l'esenzione della seconda rata IMU per i proprietari e coltivatori diretti iscritto all'INPS e per gli imprenditori agricoli professionali, mentre per i Comuni che applicato l'aliquota superiore al 7,6 per mille invece occorreva pagare il 40 per cento della parte eccedente al 7,6 per mille;

nel mese di febbraio 2014 la direzione regionale dell'Agenzia del territorio ha dato il proprio assenso alla revisione degli estimi catastali per le categorie orto irriguo, roseto e colture floricole in provincia di Imperia e l'Agenzia del territorio di Imperia ha proceduto al relativo studio sull'utilizzo dei terreni e sul dimensionamento e redditività delle imprese agricole su detti terreni, per poi inviare una relazione esaustiva alla Direzione centrale catasto e cartografia; questo lavoro, svolto tramite interviste e raccolta dati, si è concluso nell'estate 2015;

considerato che dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 9 del 13 gennaio 2015 del decreto legislativo n. 198 del 2014, recante "Composizione, attribuzioni e funzionamento delle commissioni censuarie, a norma dell'articolo 2, comma 3, lettera a), della legge 11 marzo 2014, n. 23", entrato in vigore il 28 gennaio 2015, che prescrive i criteri per definire le competenze, la composizione e il funzionamento delle commissioni censuarie, centrale e locali, il Tribunale di Imperia ha formato nel 2016 la commissione censuaria locale cui è stata trasmessa l'indagine dell'Agenzia del territorio di Imperia. Si resta sempre in attesa della nomina da parte del Ministero dell'economia e delle finanze dei componenti della commissione censuaria centrale, come deciso nel Consiglio dei ministri n. 37 del 10 novembre 2014, per portare a compimento questo processo di revisione, in quanto spetta alla commissione centrale, il compito di ratificare o variare le tariffe relative alle qualità e classi dei terreni, e ha facoltà di sostituirsi alle commissioni locali in caso di inerzia,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover procedere con la massima urgenza alla nomina dei componenti della commissione censuaria centrale, in assenza della quale è impossibile portare a compimento i processi di revisione degli estimi catastali in tutta Italia, atti a sanare situazioni di grande disparità di trattamento fiscale tra territori omogenei.

(3-04148)

SCALIA, FAVERO, AMATI, DI BIAGIO, FRAVEZZI, DALLA TOR, MOSCARDELLI, Stefano ESPOSITO, FABBRI, LANIECE, LUCHERINI, ORELLANA, SPILABOTTE, PEZZOPANE, MASTRANGELI, BORIOLI, DALLA ZUANNA, PAGLIARI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

con 7 miliardi di fatturato l'industria cartaria è parte di una filiera che solo in Italia "vale" 31 miliardi di euro, con 200.000 addetti e 680.000 nell'indotto;

la carta è il prodotto più riciclato in Europa;

dalla raccolta urbana della carta in Italia deriva il primo materiale in quantità (oltre 3 milioni di tonnellate nel 2015 su un totale di 6,3 milioni di tonnellate di carta raccolta) con un tasso di riciclo dell'80 per cento nel settore dell'imballaggio;

in Italia, ogni minuto, vengono riciclate 10 tonnellate di carta e in questi giorni sono state annunciati nuovi investimenti tra cui quello del gruppo turco EREN a Bertonico in provincia di Lodi per 650 milioni di euro e 500.000 tonnellate di capacità produttiva, a partire da carta da macero, che si aggiungono alle riconversioni, in avanzata fase di realizzazione, dello stabilimento Burgo, in provincia di Mantova (per altre 500.000 tonnellate) e di quello di Avezzano (altre 200.000 tonnellate), sempre a base di carta da macero;

si tratta di iniziative in grado di aumentare la circolarità del sistema Italia per quanto concerne i rifiuti cellulosici, in quanto a breve detti investimenti e riconversioni consentiranno di ridurre l'export di carta da macero pari ormai a 1,6 milioni di tonnellate all'anno;

dal processo di riciclo, in particolare, si genera uno scarto, comunque minimo rispetto al rifiuto evitato grazie al riciclo della carta, il cui recupero energetico è una best available technique (BAT) a livello UE, a cui l'industria cartaria dei Paesi europei concorrenti all'Italia (ad esempio quella tedesca) fa ampiamente ricorso;

in Italia è ben nota la difficoltà di gestione di quegli scarti che, pur ricchi di energia, continuano a finire nelle discariche, ormai sempre meno;

in Italia uno dei principali ostacoli al riciclo, oltre all'aumento della capacità dello stesso, è proprio la difficoltà di gestione degli scarti di riciclo e ciò per i seguenti motivi: impossibilità da parte delle imprese italiane di installare questo tipo di impianti all'interno dei propri siti produttivi e mancanza all'esterno dei siti produttivi di infrastrutture sufficienti per recuperare energeticamente le quantità di scarto di pulper generate dall'industria del riciclo;

ciò costituisce un evidente limite alla "circolarità" ed è un enorme spreco di risorse e di energia, che le altre industrie cartarie europee non fanno;

per recuperare 300.000 tonnellate di scarti di riciclo (nulla di fronte ai circa 5 milioni di tonnellate di carta riciclata ogni anno) c'è solo un impianto di termovalorizzazione dedicato, mentre un secondo impianto non viene utilizzato in maniera costante;

le capacità di recupero energetico disponibili vengono utilizzate per recuperare quasi esclusivamente rifiuti urbani, il che determina una situazione semplicemente inadeguata allo stato attuale, ma che rischia di peggiorare in presenza dei suddetti nuovi investimenti e riconversioni produttive, che prossimamente andranno ad ampliare la capacità di riciclo in Italia;

tali investimenti e riconversioni sono in linea con gli obiettivi dell'economia circolare e con l'obiettivo di uno sviluppo sostenibile in Italia;

i concorrenti europei hanno invece impianti a piè di fabbrica, oppure utilizzano impianti di termovalorizzazione o altri impianti industriali (cementifici);

nel rispetto dei principi della gerarchia comunitaria, recuperare energia dagli scarti del riciclo, consente di: contribuire alla decarbonizzazione; ridurre lo svantaggio competitivo oggi esistente tra l'industria nazionale e i suoi competitori nella UE; dare piena attuazione ai principi dell'economia circolare;

il Codice dell'ambiente (decreto legislativo n. 152 del 2006) all'art. 199, comma 3, prevede, tra i contenuti previsti nei piani regionali di gestione dei rifiuti: "il complesso delle attività e dei fabbisogni degli impianti necessari a garantire la gestione dei rifiuti urbani (...), nonché ad assicurare lo smaltimento e il recupero dei rifiuti speciali in luoghi prossimi a quelli di produzione al fine di favorire la riduzione della movimentazione di rifiuti; (…) le iniziative volte a favorire il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dai rifiuti di materiale ed energia, ivi incluso il recupero e lo smaltimento dei rifiuti che ne derivino";

si tratta di norme previste a livello di legislazione nazionale, ma che devono essere attuate a livello regionale;

in questa direzione un'azione di coordinamento del Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare e del Ministero dello sviluppo economico con la Conferenza Stato-Regioni potrebbe stimolare una maggiore attività sul tema del recupero degli scarti del riciclo, proprio per rafforzare le politiche di economia circolare;

in assenza di qualsiasi azione, il rischio, sempre più vicino è che si blocchi la produzione, quindi il riciclo della carta e conseguentemente la raccolta differenziata della carta su suolo pubblico (e su quello privato), per una quantità dai 3 milioni ai 6,3 milioni di tonnellate;

l'assenza di qualsiasi azione potrebbe rimettere in discussione gli investimenti e le riconversioni già avviate, con dannosi effetti allo sviluppo sostenibile,

si chiede di sapere:

quali attività siano state poste in essere per incrementare il recupero energetico degli scarti del riciclo della carta proprio per rafforzare le politiche di economia circolare in accordo con le best available techniques comunitarie;

quale sia il grado di consapevolezza del Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare e del Ministero dello sviluppo economico rispetto alla conclamata situazione di carenza di impianti di recupero energetico per gli scarti di riciclo della carta e di come la stessa possa impattare sugli obiettivi ambientali di riciclo del Paese in relazione gli impegni comunitari già assunti dall'Italia, oltre che con l'obiettivo più generale di rilanciare gli investimenti nell'industria.

(3-04149)

LAI, ANGIONI, CUCCA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

da notizie diffuse su alcuni organi di informazione locali si è venuti a conoscenza del fatto che nei fondali marini della banchina della diga foranea del bacino industriale di Porto Torres (Sassari) si troverebbero depositate centinaia di tonnellate di carbone. La presenza di tale materiale nella zona dove avviene l'attracco delle navi carboniere è stata accertata dalla società EP Produzione nei mesi scorsi e successivamente comunicata alle autorità locali e agli organi di vigilanza regionali e provinciali;

dalle prime ricostruzioni effettuate sembra che il materiale fossile si sia depositato nel fondale durante le operazioni di scarico nei primi anni di utilizzo del carbone nella centrale di Fiumesanto, e dunque dal 2003. Si tratterebbe dunque di uno sversamento avvenuto non di recente;

considerato che:

sul punto i responsabili di EP Produzione hanno dichiarato alla stampa che "il carbone non è una sostanza pericolosa per l'ambiente e non rilascia sostanze inquinanti." Diversamente, i rappresentanti di alcune associazioni ambientaliste hanno espresso forte preoccupazione per la presenza di tale materiale sui fondali marini di Porto Torres e hanno chiesto che venga fatta chiarezza su come sia avvenuto lo sversamento e su come si intenda procedere per il recupero dei fondali;

pur rilevando positivamente l'immediata comunicazione dello sversamento alle autorità locali e di vigilanza da parte della società EP Produzioni, è sicuramente necessario a parere degli interroganti fornire con la massima urgenza ai cittadini notizie dettagliate e certezze riguardo alla presenza di tale materiale sui fondali del bacino industriale di Porto Torres, nonché sul suo grado di tossicità e dunque di pericolosità per la salute e per l'ambiente;

è necessario, inoltre, individuare eventuali responsabilità da parte di chi era preposto alla verifica e al controllo delle operazioni di scarico e di trasporto del carbone dalle navi alla centrale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto emerso nei giorni scorsi riguardo alla accertata presenza di centinaia di tonnellate di carbone depositate nei fondali della banchina della diga Foranea del bacino industriale di Porto Torres e quali siano le sue valutazioni in merito;

se e quali verifiche ed accertamenti abbia avviato o intenda avviare per conoscere l'attuale stato di inquinamento dei fondali interessati dallo sversamento, il grado di tossicità del materiale presente e le modalità previste per il recupero dell'area;

se e quali iniziative abbia avviato o intenda avviare per individuare le responsabilità di quanto avvenuto;

infine, se non ritenga necessario avviare una complessiva opera di bonifica dell'area interessata dallo sversamento, che, oltre a rassicurare le popolazioni interessate, possa salvaguardare le prospettive di una valorizzazione turistica e ambientale del territorio e della pesca.

(3-04150)

TAVERNA, AIROLA, BERTOROTTA, BUCCARELLA, CASTALDI, CIOFFI, GAETTI, GIARRUSSO, LUCIDI, MONTEVECCHI, MORONESE, PAGLINI, PUGLIA, SANTANGELO - Al Ministro della salute - Premesso che, in base agli elementi informativi in possesso degli interroganti:

l'art. 1, comma 1, della legge n. 119 del 2017, ha convertito in legge, con modificazioni, il decreto-legge n. 73 del 2017, recante "Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci", di iniziativa del Ministro in indirizzo;

l'art. 1 del decreto-legge, come modificato in sede di conversione, prevede che, al fine di assicurare la tutela della salute pubblica e il mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica in termini di profilassi e di copertura vaccinale, "per i minori di età compresa tra zero e sedici anni e per tutti i minori stranieri non accompagnati sono obbligatorie e gratuite, in base alle specifiche indicazioni del calendario vaccinale nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita, le vaccinazioni di seguito indicate: a) anti-poliomielitica; b) anti-difterica; c) anti-tetanica; d) anti-epatite B; e) anti-pertosse; f) anti-Haemophilus influenzae tipo b" (comma 1). Agli stessi fini, "sono altresì obbligatorie e gratuite (...) le vaccinazioni di seguito indicate: a) anti-morbillo; b) anti-rosolia; c) anti-parotite; d) anti-varicella" (comma 1-bis);

nel corso della trattazione in 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità) del Senato, in data 14 giugno 2017 è pervenuta la documentazione dell'Istituto superiore di sanità (ISS) in relazione ai quesiti dei componenti della Commissione circa l'importanza dell'obbligo per le 12 vaccinazioni;

la relazione dell'ISS sottolinea l'importanza di prevedere l'obbligatorietà per 12 vaccinazioni, sostenendo: il successo delle strategie vaccinali; il progressivo e inesorabile trend in diminuzione del ricorso alle vaccinazioni che si è registrato dal 2013, che ha determinato una copertura vaccinale al di sotto del 95 per cento, ossia sotto la soglia raccomandata dall'OMS (Organizzazione mondiale della sanità) per garantire l'"immunità di gregge"; l'aumento delle coperture di complessivi 5 punti percentuali nei due anni scolastici successivi all'introduzione in California del "Senate Bill 277" voluto dal governatore dopo la constatazione del calo delle coperture e la riaccensione di focolai epidemici come quello di morbillo a Disneyland;

l'attuale presidente dell'ISS è il professor Gualtiero Ricciardi, il quale in più occasioni ha manifestato pubblicamente il suo favore all'introduzione dell'obbligatorietà per 12 vaccini;

sia nella relazione depositata in 12ª Commissione, sia nelle interviste rilasciate, egli si è spinto fino a sostenere la necessità che sia reso obbligatorio anche un tredicesimo vaccino, quello contro lo pneumococco, come si legge on line su "quotidianosanita" il 16 giugno 2017;

in data 15 settembre 2017 il professor Ricciardi, intervenendo alla "Festa della sanità" del Partito democratico a Firenze, rivendicava la sua parte da protagonista nella legge che ha imposto 10 vaccini obbligatori, affermando che: "Ho fatto presente alla ministra Lorenzin la situazione preoccupante in cui ci trovavamo, lei è stata molto reattiva e insieme abbiamo fatto la nuova legge", come si può leggere su "il Fatto quotidiano" il 7 dicembre 2017;

l'ISS ha svolto un ruolo significativo nella predisposizione del piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019, in particolare all'interno del gruppo di lavoro interistituzionale "strategie vaccinali";

considerato che:

con atto di sindacato ispettivo 3-03869, pubblicato in data 11 luglio 2017, presentato dalla sen. Dirindin, si evidenzia il potenziale conflitto di interessi esistente tra il ruolo propulsore assunto dal professor Ricciardi nella formulazione del piano nazionale vaccinale 2017-2019, nonché della legge che dispone l'obbligatorietà di 10 vaccini e il suo incarico presso l'università Cattolica con finanziamento a carico della Merck Sharp & Dohme, una delle maggiori aziende farmaceutiche al mondo leader nella lotta contro le malattie prevenibili con vaccinazione;

l'interrogazione riporta, altresì, che dal 1° settembre 2015 il professor Ricciardi è in aspettativa senza assegni a seguito del conferimento di incarico a presidente dell'ISS e che, ciò nonostante figura ancora in alcune pagine del sito "Unicatt" come direttore dell'Istituto;

il professor Ricciardi ha risposto pubblicamente rispetto alle preoccupazioni sollevate dall'interrogazione, precisando che da quando ha assunto la carica presidente dell'ISS è in aspettativa dall'università; tale circostanza, già menzionata nel suddetto atto di sindacato ispettivo, a parere degli interroganti, non esclude in radice l'eventualità che vi sia la situazione di conflitto di interesse prima enucleata;

considerato, inoltre, che, per quanto risulta:

il professor Ricciardi è stato nominato presidente dell'Istituto superiore di sanità con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro in indirizzo, dopo che per un anno (luglio 2014-luglio 2015) ha svolto il ruolo di commissario straordinario dell'istituto stesso, sempre su nomina del Ministro;

peraltro, durante il commissariamento il professor Ricciardi non si è limitato, come l'istituto impone, a porre in essere tutte le azioni necessarie al raggiungimento dell'equilibrio finanziario, ma ha proceduto ad una riorganizzazione interna dell'ISS e all'approvazione dei relativi regolamenti, come già rilevato nell'atto di sindacato ispettivo 3-01935 del 14 maggio 2015 presentato dalla prima firmataria della presente interrogazione;

in data 28 luglio 2015, in sede di acquisizione del parere della I Commissione permanente (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni) della Camera, al fine dell'approvazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di nomina del presidente dell'ISS, a norma dell'art. 4 del decreto legislativo n. 106 del 2012, il deputato Massimo Baroni ha rilevato che sulla proposta del relatore alla nomina del professor Ricciardi alla luce dei numerosi incarichi ricoperti da lui, vi sia il fondato sospetto che ricorrano condizioni di incompatibilità o di inconferibilità, ricordando anche la candidatura da parte del soggetto designato alle ultime elezioni politiche;

le contrarietà del gruppo MoVimento 5 Stelle alla proposta del relatore poggiano, come sostenuto dal deputato Baroni nel corso della seduta della Commissione del 5 agosto 2015, su diversi motivi, di legittimità, di metodo e di merito. Baroni rileva che, riguardo alla legittimità, la nomina del professor Gualtiero Ricciardi a commissario straordinario dell'Istituto superiore di sanità, effettuata ai sensi dell'articolo 15 del decreto-legge n.98 del 2011, già inibisce o comunque rende di per sé problematica la candidatura e la nomina a presidente del medesimo Istituto, per quattro motivi. Emergono, infatti, dubbi di legittimità sull'avvenuta nomina a commissario di un soggetto che, non avendo le competenze contabili e finanziarie, era deputato esclusivamente ad un risanamento finanziario ma che di fatto ha travalicato tali compiti approvando anche lo statuto con una procedura sulla quale vi sono dubbi rilevanti di illegittimità. Rileva, inoltre, che il ruolo di commissario straordinario è stato svolto dal professor Ricciardi senza collocazione in aspettativa, ciò in probabile violazione della normativa vigente. Tale fatto espone il soggetto designato ed i soggetti che lo hanno nominato a possibili giudizi e contenziosi dinanzi agli organi amministrativi e contabili, con effetti imprevedibili sulle amministrazioni coinvolte. Risulta infatti che il professor Ricciardi, come da lui stesso confermato in sede di audizione, dopo la nomina a commissario abbia continuato a ricoprire sia il ruolo di professore universitario sia il ruolo di direttore del Dipartimento per l'assistenza sanitaria di sanità pubblica del policlinico universitario "A. Gemelli", oltre al ruolo di direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva. Fa presente, inoltre, che in costanza della carica di commissario non risultava rinvenibile sul sito dell'ISS la pubblicazione, obbligatoria, né della dichiarazione dei redditi né dei compensi e dei rimborsi a carico della finanza pubblica, in palese violazione delle norme sulla trasparenza e sulla prevenzione della corruzione. Ricorda che l'incarico di commissario straordinario implica numerose e diffuse incompatibilità ai sensi della normativa vigente, a cominciare dal decreto legislativo n. 39 del 2013, evidenziando che generalmente per tutte le nomine di commissario straordinario vige un'inconferibilità successiva ad assumere l'incarico di presidente. A tale proposito richiama anche un recente orientamento dell'ANAC del 6 maggio 2015. Sottolinea, al riguardo, la ragionevolezza di separare, per ovvi motivi d'imparzialità e di appropriatezza delle motivazioni sottese alla nomina, l'incarico commissariale straordinario dalla nomina di presidente. Relativamente al metodo seguito per la nomina, sottolinea due elementi di criticità: l'incomprensibilità di un'inversione di tendenza rispetto alla procedura di nomina del precedente presidente dell'ISS avvenuta a seguito di interpello pubblico, con una commissione di valutazione costituita con decreto e susseguente individuazione di una rosa di ben 27 candidati; il contrasto con le procedure utilizzate negli altri enti pubblici di ricerca analoghi all'ISS nel mondo (National institute of health americano, Imperial college inglese), che istruiscono procedimenti pubblici di interpello e di valutazione comparativa tra più candidati. In relazione al merito, rileva la diffusa sussistenza di numerosi conflitti d'interesse risultanti da una commistione con case farmaceutiche o simili, laddove, ad esempio, il professor Ricciardi ricopre oppure ha ricoperto l'incarico di membro dell'European steering group sulla sostenibilità dei sistemi sanitari e relatore del libro bianco europeo, iniziativa finanziata dalla casa farmaceutica "AbbVie", e l'incarico di responsabile scientifico del primo libro bianco sull'Health technology assessment in Italia e del progetto ViHTA (Valore in health technology assessment), iniziative finanziate da GlaxoSmithKline. Ricorda che già da commissario il professor Ricciardi, al di fuori delle competenze richieste, ha avanzato la proposta di creare all'interno dell'ISS un centro nazionale per l'health technology assessment, i cui obiettivi sembrano coincidere con quelli di GlaxoSmithKline nel programma ViHTA;

in tale sede, il M5S ha ritenuto assolutamente non opportuna la nomina proposta dal Governo, anche a tutela dello stesso Ministero e dell'ISS, che è un organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale che persegue la tutela della salute pubblica, a salvaguardia del principio universalistico di cura e di equità, apprezzato in tutto il mondo;

considerato, infine, che, per quanto risulta agli interroganti:

nel mese di novembre 2017 è stato pubblicato il libro inchiesta "Vaccini-Nazione. I vaccini in Italia. La prima indagine giornalistica che supera pregiudizi e ignoranza" di Giulia Innocenzi. L'autrice si sofferma sull'eventuale conflitto di interessi del presidente Ricciardi nella promozione della normativa sulla prevenzione vaccinale;

in particolare, sottolinea come dal maggio 2013 egli sia membro del panel europeo sull'efficacia degli investimenti in sanità presso la Direzione generale per la salute e la sicurezza alimentare della Commissione europea, come riporta il suo curriculum vitae pubblicato sul sito dell'Istituto superiore di sanità;

dalle dichiarazioni di interessi presentate per tale incarico emerge che Ricciardi ha svolto, dal 2007 al 2012, l'incarico di consulente per diverse case farmaceutiche relativamente all'health technology assessment (HTA) su numerosi fra farmaci e vaccini;

l'autrice del libro mette in luce come vi sia corrispondenza tra alcuni dei vaccini per i quali il professor Ricciardi ha svolto consulenza e quelli che successivamente vengono inseriti nel piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019 (PNPV), alla cui stesura egli ha contribuito in qualità di presidente dell'ISS e di membro del gruppo di lavoro interistituzionale "strategie vaccinali";

in data 7 dicembre 2017, "il Fatto quotidiano" ha pubblicato un estratto del suddetto libro e riportato le domande poste al professor Ricciardi prima della medesima pubblicazione: "Quelle collaborazioni con le multinazionali che si occupano di vaccini rappresentano un conflitto di interessi per chi poi scrive il piano vaccinale? Che ordine di grandezza avevano le remunerazioni per il contributo? La procedura di nomina alla testa del più importante organismo tecnico di supporto al ministro è stata corretta?"; ai suddetti quesiti il presidente dell'ISS si è limitato a rispondere: "Posso confermarle che ho da sempre impostato e condotto le mie attività didattiche, scientifiche e professionali nel segno del massimo rigore e della più completa trasparenza e accountability";

il giorno successivo, 8 dicembre, il professor Ricciardi ha rilasciato un'intervista alla testata giornalistica "Il Foglio", nella quale ha confermato le consulenze alle case farmaceutiche asserendo che "Sono valutazioni che ho fatto molti anni fa come scienziato. Sono stato il primo ad applicare un tipo di valutazione nel 2006, un approccio metodologico inventato da me che ha fatto il giro del mondo, e per questo diverse aziende si sono rivolte a me per fare queste valutazioni";

tra le consulenze menzionate nelle dichiarazioni di interesse ce n'è una svolta nel 2012 per l'azienda farmaceutica Novartis in relazione all'HTA del vaccino anti meningococco B;

questo vaccino è stato inserito nel piano nazionale vaccini 2017-2019, tra i vaccini obbligatori nel decreto-legge n. 73, mentre in sede di conversione viene inserito tra le vaccinazioni fortemente raccomandate;

a parere degli interroganti, molteplici perplessità suscita l'inserimento del vaccino anti meningococco B in questi provvedimenti alla luce della relativa consulenza svolta da Ricciardi presso la Novartis; ciò soprattutto in quanto l'ISS aveva espresso parere contrario all'inserimento del vaccino nel calendario vaccinale predisposto nel piano nazionale;

invero, nel 2014 l'ISS (ed in particolare, il centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute), viene incaricato dal Ministro, su richiesta del coordinamento interregionale della prevenzione, di condurre un'istruttoria tecnico-scientifica per fornire ai decisori elementi condivisi per valutare l'opportunità di includere il nuovo vaccino antimeningococco B nel calendario vaccinale;

nel documento conclusivo l'ISS rappresenta come quello contro il meningococco B sia un vaccino ancora sottoposto a monitoraggio addizionale, e cioè un medicinale per cui i dati di esperienza post commercializzazione sono limitati e che al momento non sono disponibili dati sufficienti sulla frequenza di reazioni avverse;

la relazione prosegue spiegando che l'Italia presenta un'incidenza di malattia invasiva da meningococco più bassa rispetto agli altri Paesi europei. Tra i Paesi esaminati solo il Regno Unito ha raccomandato l'introduzione della vaccinazione universale per tutti i nuovi nati, ma a condizione che il vaccino sia disponibile a basso costo. Altri Paesi, come Germania, Spagna e Francia, hanno valutato di utilizzare il vaccino solo in presenza di focolai epidemici o per singoli ad alto rischio di contrarre la malattia. Ciò a causa dell'assenza di dati di efficacia clinica del vaccino, sulla durata della protezione e per la difficolta? di integrare il nuovo vaccino nel calendario vaccinale;

la nota dell'ISS conclude il capitolo sulla strategia vaccinale segnalando pero? che l'incremento delle sedute vaccinali conseguente all'introduzione del vaccino antimeningococco B potrebbe avere ripercussioni sull'accettabilità e sull'adesione della vaccinazione da parte dei genitori. Questo anche perché, se cosomministrato coi vaccini di routine, aumenta considerevolmente la probabilità? di febbre, per cui e? consigliato l'utilizzo profilattico del paracetamolo;

in conclusione, l'Istituto superiore di sanita? si era espresso favorevolmente verso l'uso del vaccino nel corso di focolai epidemici e sull'offerta a gruppi ad alto rischio di contrarre la malattia (ad esempio i soggetti immunodepressi), mentre si è riservato alcune cautele rispetto alla vaccinazione di massa, per la quale si sarebbe resa necessaria la conduzione di un'indagine finalizzata a comprendere la percezione dei genitori sulla gravita? della malattia e l'eventuale accettabilità della vaccinazione;

secondo l'ISS, inoltre, la circostanza che il vaccino sia ancora sotto monitoraggio addizionale dovrebbe indurre le Regioni e Asl che offrono la vaccinazione a prevedere un sistema di sorveglianza attiva per monitorare le reazioni avverse alla vaccinazione; attività svolta sino ad allora soltanto dalla Regione Veneto;

analogamente, il professor Ricciardi, come risulta dalle dichiarazioni di interessi, ha svolto consulenze anche per il vaccino contro il papilloma virus di GlaxoSmithKline e di Sanofi Pasteur, inserito nel calendario vaccinale, nonché per il vaccino anti pneumococcico, sia per la Pfizer che per la Wyeth Lederle. Questo vaccino è stato inserito nella legge n. 119 del 2017 tra quelli fortemente raccomandati e secondo il presidente Ricciardi, alla luce delle interviste rilasciate e della relazione depositata dall'ISS in 12ª Commissione permanente, come sopra esplicitato, sarebbe dovuto diventare obbligatorio;

dal luglio 2012 al luglio 2014, il professor Ricciardi, inoltre, è stato membro dell'European advisory committee on health research (EACHR) presso l'Organizzazione mondiale della sanità. Al fine di assumere tale incarico, lo stesso ha dovuto depositare la sua dichiarazione di interessi, in cui ha negato di aver ricevuto negli ultimi 4 anni una remunerazione da un'entità commerciale o altra organizzazione correlata con un argomento relativo all'oggetto di discussione dell'incontro o del lavoro;

cionondimeno, l'oggetto del quinto incontro dell'EACHR tenutosi a Copenhagen dal 7 all'8 luglio 2014 era proprio relativo alla pratica vaccinale;

tra l'altro, dal report dell'incontro risulta che "Nessun conflitto di interessi è stato dichiarato. Diversi membri ricevono finanziamenti di ricerca da organizzazioni governative o filantropiche, ma queste non costituiscono conflitti di interesse";

ne discenderebbe che in quell'occasione il professor Ricciardi non avrebbe comunicato le consulenze svolte negli anni pregressi per diverse case farmaceutiche, tanto meno quelle relative ai vaccini, oggetto dell'incontro;

in base alle linee guida dell'OMS se "un interesse dichiarato può diventare potenzialmente o chiaramente significativo", possono essere applicate tre misure: "ammette la piena partecipazione [dell'esperto] con relativa pubblicazione degli interessi"; ordina un'"esclusione parziale" (la persona viene esclusa per la parte dell'incontro o del lavoro che riguarda l'interesse dichiarato); ordina un'"esclusione totale" (la persona non potrà partecipare in alcuna fase dei lavori);

tali linee guida non hanno un corrispondente cogente nel nostro Paese. L'ISS ha introdotto soltanto nel Codice etico una norma che prevede tale dichiarazione. Tanto che nel curriculum vitae pubblicato dal presidente Ricciardi sul sito dell'ISS nessuna di quelle consulenze viene menzionata;

esse, come già evidenziato, sono indicate soltanto nelle dichiarazioni d'interesse presentate presso la Commissione europea. In tali dichiarazioni, tuttavia, parrebbero mancare due incarichi che il professor Ricciardi avrebbe svolto: editore scientifico della rivista "Italian health policy brief" dal novembre 2011 fino al quarto numero del 2015 e della rivista "Public health and health policy" per due numeri del 2015;

a giudizio degli interroganti, molte preoccupazioni desta una tale omissione, anche perché tali incarichi sono stati parzialmente coevi alla presidenza dell'ISS; ma soprattutto perché le due riviste sono edite dalla Altis Omnia Pharma Service Srl, una società che si occupa di assistere le case farmaceutiche in tutte le fasi legate ai suoi prodotti, dall'accreditamento presso le autorità sanitarie fino al lancio promozionale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se non consideri di dover verificare se sussista una potenziale situazione di conflitto di interessi in capo al presidente dell'ISS, professor Ricciardi, in relazione alla posizione assunta dal medesimo nella stesura del piano nazionale vaccinale 2017-2019 e del decreto-legge n. 73 del 2017 e quali misure urgenti di competenza intenda assumere per rimuovere tale eventuale conflitto d'interessi e per impedire che situazioni analoghe si possano verificare nuovamente;

se ritenga ragionevole che nei documenti pubblicati dal presidente Ricciardi sul sito dell'ISS non siano menzionate le evidenziate consulenze ed elencate in parte nelle dichiarazioni di interessi depositate dal medesimo presso la Commissione europea;

se possa escludere con certezza che vi sia una connessione tra le consulenze espletate negli ultimi anni dal professor Ricciardi relativamente a taluni vaccini e l'introduzione dei medesimi nel piano nazionale prevenzione vaccinale o nella normativa recante disposizioni urgenti in materia vaccinale;

quali siano i motivi alla base dell'inclusione del vaccino anti meningococco B nel piano tra i vaccini obbligatori di cui al decreto-legge n. 73 del 2017 e tra i vaccini fortemente raccomandati di cui alla legge n. 119 del 2017 alla luce del parere contrario espresso dall'ISS nel 2014;

se vi sia una connessione tra tale inclusione e la consulenza prestata dal professor Ricciardi presso la Novartis nel 2012 proprio sul vaccino anti meningococco B.

(3-04152)