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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 916 del 13/12/2017


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

RIZZOTTI - Al Ministro della salute - Premesso che:

l'acufene, che consiste nella percezione, in un orecchio o in entrambi o nella testa, di un suono continuo e costante (ad esempio fischi, ronzii, fruscii, crepitii, soffi, eccetera), non è solo un fastidioso disturbo, come viene considerato, ma una vera e propria malattia invalidante, che affligge oltre il 10 per cento della popolazione;

purtroppo la causa dell'acufene non è chiara nella maggioranza dei casi;

già nell'ottobre 2013, l'interrogante, con l'atto di sindacato ispettivo 4-01072, chiedeva al Ministro in indirizzo l'adozione di misure per promuovere ricerche scientifiche e studi clinici su tale grave patologia;

in data 14 gennaio 2014, il sottosegretario di Stato per la salute Fadda, nel rispondere all'interrogazione e ad altre sulla stessa materia, pur riconoscendo l'incidenza di tale disturbo sulla qualità della vita di chi ne soffre, la non conoscenza della causa nella maggior parte dei casi e la necessità di effettuare un attento studio dello stato dell'arte delle conoscenze di base e cliniche, affermava l'impossibilità di prevedere l'inserimento dell'acufene tra le malattie croniche ed invalidanti, di cui al decreto ministeriale n. 329 del 1999, "poiché esso non costituisce una vera e propria malattia, ma è un sintomo con diversi livelli di gravità, determinato da patologie vascolari (fistole del collo, tumori carotidei, aneurismi intracranici o meningei, patologie dei grossi vasi del collo) o, più frequentemente, associato a patologie audiologiche, vestibolari, neurologiche, autoimmuni, cerebrovascolari, dismetaboliche ed ematologiche";

in data 23 aprile 2015, il Ministro in indirizzo, nel rispondere all'interrogazione 4-03616, riportava per intero la citata risposta del sottosegretario di Stato Fadda, con l'aggiunta del seguente periodo: "Da ultimo, si precisa che una campagna di conoscenza e sensibilizzazione concernente l'acufene, al momento non è ricompresa tra quelle in cui il Ministero della salute è impegnato";

vivere per mesi, anni, decenni, sentendo ininterrottamente nelle orecchie e nella testa rumori, anche multipli, che definire fastidiosi è riduttivo, provoca uno stato invalidante dal punto di vista dell'assetto psicologico ed emozionale, del ritmo sonno-veglia, del livello di attenzione e concentrazione, della vita di relazione, che portano spesso ad uno stato di forte depressione, a volte con risvolti drammatici, quali la morte per suicidio;

l'associazione italiana "Tinnitus-Acufene" ha dato vita ad un'università per studi e ricerca finalizzata alla patologia dell'acufene, con lo scopo di riuscire a sostenere le spese per tali studi,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, alla luce delle gravi conseguenze che l'acufene comporta sulle persone coinvolte, non ritenga urgente adottare misure volte a promuovere l'avvio di studi e ricerche su tale "patologia orfana", che potrebbe colpire chiunque indistintamente, anche ai fini del suo inserimento tra le malattie croniche ed invalidanti, di cui al decreto ministeriale n. 329 del 1999.

(4-08520)

GASPARRI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che, sulla base degli elementi informativi acquisiti dall'interrogante:

l'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS) è una società partecipata al 100 per cento dallo Stato ed in particolare controllata dalla VII Direzione finanza e privatizzazioni del Ministero dell'economia e delle finanze, diretta dal dottor Turicchi;

l'IPZS vende beni e servizi a diverse amministrazioni dello Stato e determina i relativi prezzi tramite una commissione prezzi istituita per decreto, la quale stabilisce il valore dei beni e servizi richiesti dalla pubblica amministrazione;

alcune tipologie di prodotti devono essere stampati per legge dallo Stato, nello specifico dall'officina carte valori in via esclusiva, ed altri sono ordinativi liberi delle amministrazioni;

la formazione del prezzo da addebitare alla pubblica amministrazione di detti prodotti, di fatto, è una rendicontazione e pertanto tutte le spese della società vengono scaricate sulle amministrazioni committenti e quindi, indirettamente, sullo Stato;

la commissione prezzi si limita ad approvare la rendicontazione senza mai sindacare i prezzi applicati ai prodotti;

l'IPZS ha accumulato nel tempo, e tuttora ha in cassa, centinaia di milioni di euro di liquidità;

risulta all'interrogante che l'IPZS, su iniziativa dell'amministratore delegato, dottor Paolo Aielli, avrebbe disposto il versamento di ingenti capitali in banche a rischio di fallimento, proprio nel periodo di maggior rischio (gennaio 2015) ed in particolare 108 milioni di euro su Monte dei Paschi di Siena, 45 milioni su Banca Etruria, 35 milioni su Veneto Banca e 55 milioni su Banca popolare di Vicenza,

si chiede di sapere:

per quali motivi l'IPZS realizzi un utile importante di esercizio, producendo in regime di monopolio tipologie di prodotti in esclusiva dello Stato e ribaltando i costi sotto forma di rendicontazione;

quali tipologie di spese siano rendicontate nella formazione del prezzo;

perché la commissione prezzi del Ministero controllante avalli i costi abnormi e non confronti il costo del prodotto con il libero mercato e, anziché applicare le logiche dell'economia di scala, amplifichi i costi generando il giro di fatturato;

perché il Poligrafico dello Stato non renda pubblici i prezzi applicati alla pubblica amministrazione;

se corrisponda al vero che il 1° giugno 2016, nel pieno della crisi del Monte dei Paschi di Siena, il saldo sui conti presso tale banca era di circa 160 milioni di euro e che a luglio 2017 risultava di circa 200 milioni;

se corrisponda al vero che il dottor Turicchi, in qualità di direttore generale del Ministero dell'economia e di consigliere MPS, abbia condotto con il dottor Aielli, senza una previa delibera del consiglio d'amministrazione, l'operazione citata, mettendo a rischio ingenti capitali pubblici;

se corrisponda al vero che detti spostamenti di denari rappresentino un aiuto di Stato alle banche;

se si abbia notizia di altre partecipate dello Stato che hanno conti a rischio nelle banche citate;

se il saldo su conti presso banca Etruria a luglio 2017 fosse di circa 10 milioni di euro;

quale sia l'ammontare di interessi prodotti da questi enormi depositi a rischi elevatissimi di perdita totale;

se risponda al vero che sono state effettuate decine di affidamenti sopra soglia da parte dell'amministratore delegato, per un totale di diversi milioni di euro, per manutenzioni a macchinari e acquisto di beni di consumo, giustificati perché assegnati ai fornitori iniziali dello strumento e pertanto titolari di un'esclusiva.

(4-08521)

RIZZOTTI, MALAN - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

i centri per l'impiego piemontesi si trovano in una situazione di grave emergenza e di progressivo disorientamento;

per effetto della legge n. 56 del 2014, recante "Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni", cosiddetta legge Delrio, e del "Jobs Act" (di cui al decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23, recante "Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge n. 183 del 2014"), i dipendenti dei centri per l'impiego piemontesi sono rimasti in capo alle Province e, a partire dal 1° gennaio 2016, sono stati assegnati temporaneamente alla Regione, tramite l'Agenzia Piemonte lavoro (APL);

si è trattato di un assetto transitorio, di fatto congelato dall'esito del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, ed è stato accompagnato da una situazione di notevole incertezza;

le nuove disposizioni contenute nel "Jobs Act", come il proseguimento del programma "Garanzia giovani" e le nuove misure nazionali e regionali a supporto delle fasce più deboli aumenteranno il già elevato numero degli utenti presi in carico dai centri per l'impiego, il cui processo di riorganizzazione dei servizi per il lavoro non si è ancora concluso, in termini sia di competenze istituzionali, che di risorse, e di conseguenza anche la vicenda dei lavoratori a termine dei centri per l'impiego è relegata ad un incartamento normativo e di attribuzioni;

ad oggi, permane una situazione di forte instabilità, perché i centri non sono ancora transitati presso l'ANPAL (Agenzia nazionale politiche attive del lavoro) e non sono state previste soluzioni atte a superare la situazione di precariato degli attuali operatori che rischiano di perdere il lavoro,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, in considerazione del grave sottodimensionamento dei centri per l'impiego a livello nazionale, e nel rispetto degli impegni governativi sul superamento del precariato, intenda mettere immediatamente in atto tutte le azioni necessarie per il ripristino delle funzioni dei centri per l'impiego, implementando il personale e garantendo la stabilizzazione dei molti lavoratori precari che vi operano, indispensabili per il buon funzionamento dei centri, e che attendono l'inquadramento nelle procedure di stabilizzazione, previste dal decreto legislativo n. 75 del 2017, recante "Modifiche e integrazioni al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi degli articoli 16, commi 1, lettera a), e 2, lettere b), c), d) ed e), e 17, comma 1, lettere a), c), e), f), g), h), l), m), n), o), q), r), s) e z), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche".

(4-08522)

GAETTI, MANGILI - Al Ministro dell'interno - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

il 20 novembre 2017 sono iniziati i lavori di sgombero, demolizione di manufatti abusivi e smaltimento conforme dei relativi rifiuti dell'area di proprietà del Comune di Novate milanese (Milano) in via Vialba. L'operazione di riqualificazione urbanistica avviata dall'amministrazione prevede la nascita della "città sociale"; un intervento pubblico-privato, che vedrà la realizzazione di attività commerciali, servizi di pubblica utilità e interventi di housing sociale. I lavori di riqualificazione sono stati accompagnati da proteste, provocazioni, comportamenti aggressivi e finanche atti intimidatori a danno dell'impresa affidataria dei lavori da parte di taluni soggetti contrari anche alla bonifica dall'area, che da tempo è occupata da orti e da strutture non a norma, con presenza di amianto;

con nota prot. n. 23904 del 28 novembre 2017, il Comune di Novate Milanese ha segnalato alla Prefettura di Milano "che si è verificato un fatto di estrema gravità che richiede l'immediata attivazione dei percorsi istituzionali più idonei a garantire l'ordine pubblico e la sicurezza (...). In particolare il 24 novembre 2017, l'amministratore delegato dell'impresa Ri.Eco Srl, legittima affidataria dell'appalto avente ad oggetto la demolizione dei manufatti abusivi e lo smaltimento dei relativi rifiuti, comunicava formalmente al Comune di Novate Milanese "la sospensione delle attività e l'intento di non proseguire in ragione di gravi minacce alla propria incolumità ricevute", come da denuncia rilasciata presso la locale stazione dei Carabinieri;

l'indisponibilità dell'impresa Ri.Eco Srl a continuare l'esecuzione dell'appalto è stata poi ribadita dal titolare nel corso della riunione del 27 novembre 2017 in Comune, il quale, dopo aver richiesto alla Prefettura di intervenire per assicurare la regolare ripresa dei lavori, ha convocato d'urgenza una commissione consiliare anticorruzione e antimafia, riunitasi il 28 novembre;

il timore rappresentato dal Comune è che "nell'area in oggetto insistano interessi legati a forme di criminalità ben più incisive dei semplici abusi di occupazione illegittima dell'area per attività di orto, e che le minacce siano quindi reali e riconducibili a tali interessi criminali", preoccupazione avvalorata anche da alcuni ritrovamenti che confermerebbero la presenza di "abusi di più ampio respiro" nell'area di riferimento;

considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

già nel 2013 era stata emessa un'ordinanza di sgombero di tale area e nel 2015 è stato raggiunto un accordo con alcuni "ortisti", che consente loro di beneficiare di un comodato gratuito delle aree coltivate fino al marzo 2020, termine temporale dopo il quale nessuna pretesa potrà più essere avanzata all'amministrazione comunale novatese;

la zona è stata teatro nell'ottobre 2013 di efferate esecuzioni, che hanno coinvolto la famiglia Tatone, legata alla criminalità organizzata e dedita al traffico di droga, così come si evince dall'articolo de "ilfattoquotidiano" dell'11 luglio 2014, dal titolo "Milano, i Tatone controllavano Quarto Oggiaro";

negli ultimi anni la zona è stata anche al centro di diverse maxi inchieste, che hanno portato all'arresto e alla condanna di numerosi esponenti della criminalità organizzata, che presentavano legami con la 'ndrangheta; l'ultima ha visto formulare, il 12 ottobre 2017, richieste di condanna per un totale di quasi 500 anni di carcere, divisi su una quarantina di imputati, tra cui Biagio Crisafulli, storico boss del narcotraffico in Lombardia;

con le limitate risorse a disposizione, la situazione di degrado dell'area e la compresenza di possibili interessi legati alla criminalità organizzata, il Comune non è in condizione di affrontare da solo la situazione nell'immediato e non ha potuto che prendere atto di quanto accaduto e sospendere i lavori,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

quali azioni intenda mettere in atto, nei limiti dei poteri attribuitigli, a presidio della sicurezza e dell'incolumità pubblica per monitorare e gestire la situazione, impedendo che abbiano a ripetersi ulteriori intimidazioni o azioni illecite di qualunque natura e assicurando il ripristino della legalità per la regolare ripresa delle attività tese a bonificare l'area;

se risultino eventuali correlazioni tra i fatti esposti e gli interessi della criminalità organizzata.

(4-08523)

CANDIANI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la legge di stabilità per il 2016 (legge n. 208 del 2015) è intervenuta sulla normativa riguardante il rientro dei lavoratori dall'estero, prorogando al 2017 i benefici fiscali previsti nella legge n. 238 del 2010, in favore dei soggetti che rientrano in Italia entro il 31 dicembre 2015. Si tratta dei benefici che riguardano la detassazione IRPEF del 70 per cento o dell'80 per cento (in base al sesso) del reddito da lavoro;

la normativa è regolata dall'articolo 16 del decreto legislativo n. 147 del 2015 (cosiddetto decreto internalizzazione) che ha introdotto una nuova agevolazione per l'ingresso in Italia dei lavoratori dipendenti, disponendo che il reddito di lavoro dipendente prodotto in Italia dai lavoratori che trasferiscono la propria residenza nel territorio dello Stato concorre alla formazione del reddito nella misura del 70 per cento al ricorrere di determinate condizioni, tra cui quella che i lavoratori non siano stati residenti in Italia nei 5 periodi di imposta precedenti il trasferimento e si impegnino a rimanere in Italia per almeno 2 anni. Inoltre, i lavoratori devono rivestire ruoli direttivi o essere in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione;

per i pensionati italiani che hanno lavorato all'estero e che decidono di rientrare in Italia non è invece previsto alcuno sgravio contributivo;

la sentenza 4 ottobre 2011, n. 1550, della Corte di cassazione, riguardante la questione della tassazione delle pensioni di vecchiaia corrisposte da un ente previdenziale non residente ad un soggetto fiscalmente residente nel territorio dello Stato italiano, ha affermato che le pensioni di vecchiaia, come le pensioni di invalidità, rientrano nell'ambito applicativo del paragrafo 2 dell'articolo 18 della convenzione OCSE contro le doppie imposizioni, in quanto erogate in base alla legislazione di sicurezza sociale. Dunque, contano la tassazione concorrente in entrambi gli stati contraenti, nella misura prevista dai rispettivi ordinamenti tributari;

con la sentenza 27 gennaio 2016, n. 6344, la Corte di cassazione entra ulteriormente nel merito affermando che "tali erogazioni, ai sensi del citato articolo 18 par. 2 sono dunque soggette ad imposizione in entrambi gli Stati contraenti, secondo la disciplina in ciascuno di essi prevista". La Corte continua: "In Italia l'eventualità di una doppia tassazione è tutelata dall'articolo 15 TUIR, che riconosce un credito di imposta pari alle somme pagate su quel reddito nello Stato estero di erogazione. Deve dunque affermarsi il principio di diritto secondo cui le erogazioni previdenziali rientrano nell'ambito di applicazione dell'articolo 18 par 2 della Convenzione Italia-Lussemburgo ratificata con L. 747 del 1982 e sono conseguentemente soggette ad imposizione di entrambi gli Stati contraenti, secondo la disciplina in ciascuno prevista, salvo rimborso, ex articolo 15 TUIR, dell'eventuale credito di imposta al contribuente che abbia allegato e provato circostanza dell'avvenuto assoggettamento a tassazione in Lussemburgo della somma erogatagli dal locale Ente previdenziale";

dopo la seconda guerra mondiale molti lavoratori italiani sono espatriati per cercare condizioni di lavoro e di vita migliori all'estero, tra cui una cospicua parte è emigrata dall'Umbria fino in Lussemburgo per lavorare, come noto, nelle miniere;

questi lavoratori sono poi rientrati, una volta raggiunta l'età pensionabile, per ricongiungersi con i propri familiari e passare gli ultimi anni nel Paese d'origine, trovandosi assoggettati, negli ultimi tempi, ad accertamenti da parte della Guardia di finanza, che hanno portato all'emissione di diversi verbali di contestazione con sanzioni molto onerose, pari al 120 per cento dell'imposta, peraltro essendo contribuenti con una pensione veramente contenuta;

oltre tutto, come risulta dagli stessi verbali della Guardia di finanza, si rileva che il CNAP, ossia l'ente previdenziale omologo lussemburghese, opererebbe un prelievo sugli emolumenti pensionistici, che non può essere dedotto dal reddito imponibile ai fini della tassazione dell'imposta sulle persone fisiche, pur essendo ormai gli interessati fiscalmente residenti in Italia;

inoltre, per i lavoratori che hanno svolto prestazioni lavorative negli enti pubblici lussemburghesi, non viene riconosciuto lo stesso status di tassazione per i cittadini italiani, che hanno invece lavorato nelle amministrazioni pubbliche in altri Paesi, come ad esempio il Canada;

una recente sentenza della commissione tributaria dell'Umbria, in merito alle sanzioni irrogate in seguito ad accertamenti sugli emolumenti pensionistici ricevuti dalla Svezia, ha riconosciuto non chiara ed intellegibile la normativa italiana in merito alla doppie imposizioni, stabilendo il non pagamento delle sanzioni da parte del contribuente accertato;

tenuto conto che la Convenzione tra l'Italia e il Lussemburgo risale al 1981,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda porre in atto le necessarie misure al fine di rivedere, di concerto con il Ministro degli affari esteri, le condizioni della doppia imposizione per i contribuenti italiani;

se non intenda assumere opportune misure legislative, al fine di introdurre degli gravi fiscali per i piccoli pensionati, ex lavoratori all'estero, che rientrano in Italia, come previsto per il rientro dei lavoratori dall'estero;

quali iniziative intenda assumere al fine di evitare che così pesanti ed inaccettabili sanzioni vengano irrogate ai contribuenti italiani ex lavoratori lussemburghesi, in considerazione dell'esigua pensione ricevuta;

se tali accertamenti siano computati ai fini della graduatoria nazionale dei cosiddetti evasori, senza tenere conto del fatto che nello specifico si tratta di piccoli pensionati, falsando in questo modo presso l'opinione pubblica la percezione della reale evasione scovata;

se questi accertamenti contribuiscano al raggiungimento da parte del personale della Guardia di finanza, che li ha eseguiti, di risultati utili all'attribuzione di eventuali premi di produttività o similari a fine anno.

(4-08524)

LIUZZI - Ai Ministri della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

con il decreto ministeriale 14 marzo 2013, si sono stabilite le regole per il riconoscimento degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS);

gli IRCCS attualmente riconosciuti dal Ministero della salute sono in totale 49, dei quali 21 di diritto pubblico e 28 di diritto privato;

un IRCCS è un ospedale di eccellenza, che persegue finalità di ricerca, prevalentemente clinica e traslazionale, nel campo biomedico ed in quello dell'organizzazione e gestione dei servizi sanitari;

il personale altamente specializzato che lavora alla ricerca all'interno degli IRCCS, che comprende una larga schiera di biologi, biotecnici, chimici, psicologi, fisici, farmacisti, ingegneri, tecnici e amministrativi, conta circa 3.000 unità;

gli IRCCS si occupano di ricerca traslazionale, e cioè di una branca interdisciplinare del campo biomedico supportata da tre colonne ("benchside, bedside and community"), che va dal laboratorio, al letto del paziente, al dialogo con la comunità. Ciò che li contraddistingue è proprio la traduzione dei risultati della ricerca in un'assistenza clinica avanzata;

per questi 3.000 lavoratori non è però previsto il riconoscimento strutturale nella pianta organica da parte del Servizio sanitario nazionale, per cui risultano precari;

qualche giorno fa è stata firmata la circolare applicativa del testo unico del pubblico impiego, di cui al decreto legislativo n. 75 del 2017, cosiddetta legge Madia, per il superamento del precariato storico nella pubblica amministrazione, ma purtroppo i 3.000 precari, anche se altamente qualificati, non sono stati inseriti e dal 1° gennaio 2018, scadenza naturale dei contratti, potrebbero rimanere senza posto di lavoro;

con il licenziamento di questi 3.000 lavoratori, la ricerca scientifica in campo biomedico rischia di essere cancellata dal nostro Paese, perdendo così un'altra eccellenza industriale, così come è accaduto per la chimica, per la farmaceutica e l'informatica;

considerato che nella legge di bilancio per il 2018 era stato presentato in Senato un emendamento a sostegno dei 3.000 precari che da gennaio 2018 rischiano la disoccupazione, ma purtroppo non è stato accolto,

si chiede di conoscere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover intervenire urgentemente, eventualmente nel disegno di legge di bilancio per il 2018 attualmente all'esame della Camera dei deputati, affinché i 3.000 lavoratori precari storici della ricerca biomedica, impiegati con contratti flessibili nei 21 IRCCS, non vengano più ignorati, come è successo con la riforma Madia, ma vengano stabilizzati, mettendo così fine ad un precariato storico nelle pubbliche amministrazioni;

se non ritengano che la stabilizzazione dei lavoratori degli IRCCS porti anche una benefica ricaduta sull'assistenza del malato, e che serva da deterrente per un'eventuale fuga di eccellenze dal nostro Paese;

se siano a conoscenza del perché il personale degli IRCCS, altamente specializzato e fiore all'occhiello nella sanità, sia stato tenuto fuori dal decreto legislativo n. 75 del 2017 (testo unico del pubblico impiego);

se corrisponda al vero che i contratti a termine conclusi per i ricercatori che hanno concluso un dottorato di ricerca universitario stiano proliferando in modo selvaggio, creando un vero e proprio esercito di persone altamente specializzate, senza un minimo disegno progettuale per l'inserimento in organico stabile;

se non ritengano, altresì, uno sperpero di denaro pubblico la formazione, l'investimento e l'incremento di competenze sanitarie su soggetti che poi il sistema stesso non utilizza a lungo termine.

(4-08525)

LIUZZI - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:

la Convenzione (STCE n. 199) che prende il nome dalla località portoghese Faro, dove nell'ottobre 2005 si è tenuto l'incontro di apertura alla firma degli Stati membri del Consiglio d'Europa e all'adesione dell'Unione europea e degli Stati non membri, è entrata in vigore dal 1° giugno 2011;

la Convenzione, ultima nata tra le convenzioni culturali internazionali, promuove una concezione ampia del patrimonio culturale e del suo rapporto con le comunità che lo hanno prodotto ed ospitato, mette in evidenza il concetto che la conoscenza e l'uso dell'eredità culturale rientrano fra i diritti dell'uomo a prenderne parte liberamente e di goderne pienamente;

essa non si sovrappone agli strumenti internazionali già disponibili, ma anzi li integra, designando i popoli a svolgere un ruolo attivo nel riconoscimento dei valori dell'eredità culturale e invitando tutti gli Stati a promuovere processi di valorizzazione, affinché questo patrimonio culturale ereditato dal passato, sia trasmesso integro alle generazioni future;

la 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) del Senato, l'11 ottobre 2017, ha concluso l'esame del disegno di legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società ed ha affidato il mandato alla relatrice sen. Fattorini a riferire favorevolmente in Aula;

l'iter conclusosi ha trovato grande disponibilità e consenso tra tutte le forze politiche, ma ad oggi non è stato ancora calendarizzato,

si chiede di conoscere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno adoperarsi, affinché la ratifica della Convenzione di Faro, che si inserisce in un percorso di grande attenzione verso la cultura, venga al più presto calendarizzata per l'esame in Parlamento;

se non ritenga, altresì, che la mancata approvazione, visto anche il sopraggiungere della fine della XVII Legislatura e così come è accaduto per tante altre ratifiche, non si riduca ad un semplice slogan, utile ad accontentare tutte quelle persone sensibili ai temi della cultura e del paesaggio, ma priva di ricadute reali nella legislazione nazionale e nell'organizzazione della tutela.

(4-08526)

BELLOT, BISINELLA - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che, a quanto risulta alle interroganti:

in Veneto è stata a più riprese segnalata una rapida espansione territoriale e numerica della presenza del lupo, con un consistente incremento dei soggetti monitorati e degli attacchi al bestiame allevato, con 258 capi feriti o uccisi nel corso del 2017;

in particolare, fra il 7 e il 10 dicembre 2017, sono stati registrati attacchi del lupo nella provincia di Belluno, nell'area compresa Vena d'Oro e Modolo, anche in prossimità delle aree abitate;

i piccoli allevatori del bellunese segnalano la gravità dei danni che un'espansione della presenza del lupo comporterebbe per la loro attività, tuttora indispensabile per la conservazione della montagna e per la prevenzione del rischio idrogeologico;

la diffusione della presenza del lupo appare difficilmente compatibile anche con l'esercizio delle attività turistiche di fruizione della montagna, tenuto conto, ad esempio, che la presenza del predatore è stata ripetutamente segnalata in prossimità di Cortina d'Ampezzo;

nella riunione convocata il 6 dicembre, la Conferenza Stato-Regioni ha nuovamente rinviato ogni decisione in merito all'adozione del piano di gestione del lupo, configurando il rischio di uno stallo di ogni decisione rivolta ad affrontare il problema, a contenere i rischi e ad indennizzare concretamente gli allevatori danneggiati,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario ed urgente attivarsi in sede europea per modificare le direttive concernenti l'attuale livello di protezione della specie Canis lupus;

quali direttive urgenti intendano emanare nei confronti delle Regioni interessate per disporre il controllo degli ibridi e, nel caso, l'avvio di attività di abbattimento controllato;

quali urgenti misure di natura finanziaria intendano promuovere, anche nel disegno di legge di bilancio per il 2018, in corso di discussione alla Camera dei deputati, per sostenere, a favore degli allevatori delle aree montane, l'implementazione di misure di prevenzione e di adeguati interventi per il risarcimento dei danni.

(4-08527)

D'AMBROSIO LETTIERI - Ai Ministri della salute e della giustizia - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

il 19 settembre 2017, nell'ospedale pediatrico "Giovanni XXIII" di Bari (l'Ospedaletto), la giovane Z. è deceduta per un presunto caso di ipertermia maligna, nel corso di un intervento chirurgico per una frattura al femore;

Z. era una bimba nata nel 2004 in Colombia e adottata da una famiglia barese all'età di 6 anni;

la giovane Z., quindi, a causa della sua provenienza da un altro Paese, non disponeva di un curriculum medico, che avrebbe potuto evidenziare l'eventuale rischio o predisposizione alla patologia sospettata di averne causato la morte;

premesso, inoltre, che:

l'ipertermia maligna è una rara malattia ereditaria del tutto asintomatica che si manifesta e diventa potenzialmente mortale in occasione di interventi chirurgici, provocando gravi reazioni allergiche ad alcuni medicinali usati per l'anestesia, che possono causare un collasso cardiocircolatorio e, in conseguenza, il decesso del paziente;

per il superamento dell'ipertermia maligna occorrerebbe provvedere immediatamente a cessare la somministrazione dei farmaci anestetici e a dar seguito tempestivamente alla somministrazione del farmaco "Dantrolene", ovvero al rapido raffreddamento del paziente;

considerato che:

sui fatti narrati, l'azienda ospedaliera policlinico Giovanni XIII, seppur con grande ritardo, lo scorso 3 novembre 2017, avrebbe avviato un'indagine interna, affidata ad una commissione composta da medici;

la commissione, che secondo indiscrezioni di stampa dovrebbe consegnare entro poco la relazione conclusiva dell'indagine, dovrebbe, inoltre, aver accertato anche l'eventuale o mancato utilizzo nel corso dell'intervento del farmaco salvavita "Dantrolene";

i genitori della bimba avrebbero presentato "una richiesta di accesso agli atti chiedendo di esaminare i registri di uscita della farmacia ospedaliera del Policlinico poiché vi sarebbe fondato motivo di ritenere che i farmaci necessari (Dantrium) non siano pervenuti tempestivamente dalla azienda Policlinico alla clinica Giovanni XIII, nonostante le richieste effettuate dai sanitari" ("Corriere del Mezzogiorno" dell'8 dicembre);

sulla vicenda indagano i Carabinieri per incarico della Procura che, dopo aver disposto l'autopsia, avrebbe aperto un'inchiesta;

considerato, inoltre, che:

fino a pochi giorni orsono il caso della giovane Z. era quasi completamente ignorato dalla stampa e dalle istituzioni, locali e nazionali;

fino a pochi giorni orsono, inoltre, la famiglia della giovane non avrebbe ricevuto alcun chiarimento sui fatti occorsi alla figlia, né avrebbe ricevuto alcun cenno di solidarietà dai responsabili della struttura sanitaria o dalle istituzioni,

si chiede di sapere:

se il Ministro della salute intenda avviare, con urgenza, un'azione ispettiva finalizzata a chiarire le circostanze che hanno determinato la morte della giovane Z. e, che, in particolare, provveda a: acquisire la relazione della commissione interna dell'ospedale pediatrico Giovanni XIII; verificare l'avvenuta o la mancata acquisizione del farmaco salvavita; verificare l'intero iter dell'intervento; accertare che tutto il personale medico e paramedico coinvolto nell'intervento sia ascoltato; acquisire la cartella clinica della piccola Z.;

se e quali iniziative intenda assumere al fine di evitare che simili accadimenti abbiano a verificarsi ancora;

se al Ministro della giustizia risulti se, sui fatti illustrati, sia in corso un'indagine della Procura e, in caso affermativo, per quali capi di imputazione e a carico di chi;

se e quali iniziative, ciascuno per quanto di competenza, i Ministri in indirizzo intendano assumere al fine di assicurare il giusto sostegno ai familiari di coloro che, purtroppo, sono costretti ad affrontare e superare la morte di un congiunto in circostanze così tragiche, come quelle occorse alla giovane Z..

(4-08528)

VOLPI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, della salute e dell'interno - Premesso che:

la vita e la cultura millenaria delle comunità del Gennargentu ruotano attorno all'allevamento del suino. Gli abitanti della zona traggono da sempre sostentamento dall'allevamento di maiali ed altre variabili suinicole e la stragrande maggioranza degli allevatori alleva suini, non solo come azienda, ma anche per fabbisogno familiare;

l'azione di abbattimento dei suini sani allo stato brado voluta dalla Giunta regionale sarda per sconfiggere l'epidemia della peste suina africana, malattia virale ad elevata contagiosità, che contamina capi animali e conseguentemente prodotti agroalimentari di origine suina, va avanti, nonostante le numerose, inascoltate lamentele degli allevatori, impossibilitati a regolarizzare i propri allevamenti suini entro i termini stabiliti;

le ripetute azioni manu militari e l'ultimo intervento in un giorno festivo come l'8 dicembre 2017 sono ritenuti provocatori e stanno facendo inesorabilmente precipitare Orgosolo, Desulo e Arzana assieme alle altre comunità della Barbagia e dell'Ogliastra dell'area del Gennargentu in una spirale di grave e pericolosa tensione sociale, di conflitti e di sfiducia verso le istituzioni;

le stesse dovrebbero invece intervenire per prevenire la violenza e tutelare la qualità della vita dei residenti delle zone interne della Sardegna,

si chiede di sapere:

se si intenda porre in essere azioni di intervento per fermare lo sterminio di una specie suina da tutelare incentivando gli allevatori alla pratica della regolarizzazione degli allevamenti, eliminando le situazioni fuori norma e imponendo regole chiare per le aziende, promuovendo strategie ed agevolazioni finanziarie, che permettano ai titolari di sostenere i costi evitando denunce e multe come già accaduto in passato;

se l'utilizzo di un così imponente dispiegamento delle forze dell'ordine sia stato intrapreso nella consapevolezza di possibili picchi di tensione tra gli allevatori, prediligendolo ad una proficua occasione di dialogo.

(4-08529)

CROSIO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

ha destato sconcerto e scalpore la notizia apparsa su diversi quotidiani del grave episodio che ha coinvolto alcuni immigrati ospiti del centro di accoglienza per richiedenti asilo presso l'hotel "Bellevue" di Cosio Valtellino (Sondrio);

secondo quanto riportato dalla stampa, infatti, l'11 dicembre 2017 sarebbe stata condotta una perquisizione dei locali della struttura di accoglienza da parte dei Carabinieri di Sondrio, con un cospicuo numero di agenti e l'ausilio di alcune unità cinofile, a seguito della quale nelle stanze di alcuni ospiti sarebbe stata rinvenuta della droga contenuta in sacchetti di plastica;

un tale dispiegamento di forze non sarebbe casuale, poiché pare che la perquisizione sia scaturita da alcune informazioni acquisite dai Carabinieri nelle scorse settimane, sufficienti a giustificare un'ulteriore verifica anche all'interno della stessa struttura di accoglienza;

a seguito del blitz dei Carabinieri, pertanto, 4 immigrati, ospiti del centro di accoglienza di Cosio Valtellino sarebbero stati denunciati per possesso di droga ai fini di spaccio, e vi sarebbe, altresì, una segnalazione per detenzione ad uso personale di sostanze stupefacenti;

dei 4 immigrati denunciati, tra i 19 e i 22 anni e provenienti dall'Africa, 3 sarebbero stati rintracciati direttamente in hotel, mentre il quarto sarebbe stato fermato a Sondrio, tutti poi condotti alla caserma "Alessi" per l'identificazione;

considerato che:

il centro di accoglienza di Cosio Valtellino ospita un'ottantina di immigrati e quanto accaduto è a parere dell'interrogante di estrema gravità, poiché denota l'assoluta incapacità da parte del gestore della struttura, al quale verrebbero erogati per il servizio di accoglienza circa 950.000 euro all'anno, di garantire un idoneo controllo sugli ospiti e all'interno del centro, dove veniva addirittura tenuta della droga;

oltre a quanto accaduto all'hotel Bellevue di Cosio Valtellino, se si considera quanto successo a Colorina la primavera scorsa, quando erano stati trovati all'interno del centro di accoglienza dei lavoratori in nero, è palese l'estrema gravità della situazione in cui versano le strutture che accolgono i richiedenti asilo, le quali sembrano diventate "zone franche" dove tutto sarebbe consentito e dove al più verrebbero comminate multe in denaro;

invece, anche a scopo preventivo, occorre dare un chiaro e tempestivo segnale in risposta a questi comportamenti, i quali non possono in alcun modo essere oltremodo tollerati per la loro estrema gravità,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del grave fatto accaduto al centro di accoglienza per richiedenti asilo di Cosio Valtellino;

quali provvedimenti intenda assumere nell'immediato al fine di procedere al tempestivo rimpatrio degli immigrati denunciati per i reati indicati;

infine se non ritenga opportuno, visti anche gli esiti della perquisizione effettuata nella struttura dai Carabinieri di Sondrio, procedere all'immediata chiusura del centro di accoglienza presso l'hotel Bellevue.

(4-08530)

PIGNEDOLI - Al Ministro dello sviluppo economico -

(4-08531)

(Già 3-04105)

BAROZZINO, DE PETRIS, PETRAGLIA, BOCCHINO, DE CRISTOFARO, CERVELLINI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

l'OMA Sud SpA è un'azienda aeronautica italiana che si occupa della realizzazione e dell'assemblaggio di grandi strutture di velivoli e delle lavorazioni meccaniche del comparto aeronautico;

l'azienda, che occupa una superficie di 20.000 metri quadrati, ha la sua principale unità produttiva nell'area industriale di Capua (Caserta), nei pressi dell'aeroporto "Oreste Salomone" (dove ha sede l'aeroclub di Capua) vicino agli stabilimenti del Centro italiano ricerche aerospaziali (CIRA);

dalla fine degli anni '90 l'OMA Sud ha sviluppato notevolmente le proprie potenzialità industriali, associando capacità di sviluppo di tecnologie di fabbricazione, di progettazione e di ingegneria di produzione alle originarie capacità strettamente realizzative;

nel 2003 è avvenuto il cambio della proprietà e dei vertici aziendali ed è stato deciso il lancio di un nuovo ambizioso programma: lo sviluppo, la progettazione, la realizzazione e la certificazione di un nuovo velivolo bimotore leggero multiruolo, lo "SkyCar";

l'obiettivo dell'OMA Sud era quello di dotarsi di un prodotto a marchio proprio e ritagliarsi un ruolo rilevante nel mercato mondiale dell'aviazione generale. Per ottenere ciò, l'attenzione del nuovo management si è focalizzata principalmente sul rafforzamento del proprio staff tecnico, incrementandolo sia sul piano quantitativo, che su quello qualitativo;

negli ultimi anni l'azienda è stata tuttavia colpita da una grave crisi economica, e ha comunicato la necessità di dimezzare gli organici per mancanza di commesse;

una condizione che si ripercuote, naturalmente sui lavoratori, che, oltre all'incertezza sul proprio futuro lavorativo, vivono quotidiane difficoltà legate al mancato versamento delle retribuzioni (da aprile 2017) e alla mancata percezione della cassa integrazione (da settembre 2017);

la responsabilità di tale gravosa situazione ricade sull'azienda, la quale, nonostante il sostegno, le agevolazioni e i fondi ottenuti negli anni dal Ministero dello sviluppo economico attraverso i finanziamenti alla ricerca, non opera in un quadro industriale che miri alla salvaguardia degli attuali livelli occupazionali e che possa dare prospettive concrete per il futuro;

il continuo ricorso ad istituti quali la cassa integrazione ed i contratti di solidarietà fa comprendere come l'azienda non abbia in chiaro uno sviluppo coerente. Attualmente la situazione mostra ulteriori degenerazioni, in quanto, data la mancanza di finanziamenti da parte del Ministero, l'azienda ha decretato la cassa integrazione straordinaria per 85 unità,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e quali iniziative intenda intraprendere per garantire i livelli e la qualità occupazionali dell'OMA Sud SpA, nonché il pagamento delle retribuzioni dei lavoratori ancora in sospeso.

(4-08532)

RICCHIUTI, CAMPANELLA, DIRINDIN, CORSINI, GATTI, LO MORO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

si definisce "piramidale" quel modello commerciale di vendita nel quale il consumatore fornisce un contributo in cambio della possibilità di ricevere un corrispettivo derivante principalmente dall'entrata di altri consumatori nel sistema, piuttosto che dalla vendita o dal consumo di prodotti;

benché dichiarato illegale dal legislatore con le disposizioni dell'articolo 23 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, cosiddetto codice del consumo, nonché dalla legge 17 agosto 2005, n. 173, sulla disciplina della vendita diretta a domicilio e tutela del consumatore dalle forme di vendita piramidali, tale modello sembra trovare ancora spazio sul mercato italiano;

le ragioni della diffusione del fenomeno possono essere rintracciate soprattutto nell'uso di un marketing ingannevole ai danni delle fasce economicamente più deboli dei consumatori, tramite promesse di notevoli opportunità commerciali e significativi guadagni che non vengono mantenute nella grande maggioranza dei casi;

considerato che

a conferma della diffusione della pratica, è possibile richiamare il lavoro di contrasto alle vendite piramidali svolto nel corso dell'ultimo triennio dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con particolare riferimento ai provvedimenti dell'Autorità che hanno comminato sanzioni per un totale di 500.000 euro alle società Vemma Italia, Asea Italy e Organo golden Europe per vendite multilivello illecite di bevande, di 455.000 euro alla società Dexcar per i servizi di autonoleggio e di oltre 2.500.000 euro alle società che promuovevano l'acquisto della moneta virtuale OneCoin;

simili modelli contribuiscono a danneggiare significativamente il tessuto economico-sociale italiano a causa di una diffusione che supera le casistiche richiamate, come evidenziato anche da alcune associazioni di consumatori nel corso del 2017;

al riguardo, è possibile richiamare i casi, già oggetto di esposti presso l'AGCM, dei modelli commerciali adottati dalla società Vantage group Srl per il finanziamento sull'acquisto di vetture che dovranno esporre messaggi pubblicitari sulla carrozzeria, nonché dalla filiale italiana della multinazionale statunitense Herbalife Ltd, con riferimento alla quale, secondo i dati contenuti nell'esposto, oltre l'84 per cento dei produttori che in Italia hanno aderito ai programmi di vendita della società non hanno avuto alcun ritorno economico, a fronte comunque delle spese di adesione;

nonostante l'intervento normativo, sembra persistere un'evidente difficoltà di distinzione tra i casi di marketing multilivello leciti e le vendite piramidali in cui gli introiti delle vendite risultano marginali rispetto a quelli ottenuti dall'ingresso di nuovi soggetti nel circuito commerciale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto;

quali azioni di propria competenza intenda promuovere per contenere il fenomeno, salvaguardando i consumatori italiani coinvolti in pratiche commerciali scorrette;

quali azioni intenda promuovere per approfondire lo studio dei modelli commerciali di società quali Vantage group Srl ed Herbalife Ltd onde garantire una migliore tutela dei consumatori italiani.

(4-08533)

PALERMO, ZELLER, ORELLANA, BERGER, LAI, FRAVEZZI, PANIZZA, MASTRANGELI, LO GIUDICE, Elena FERRARA, PAGLIARI, Maurizio ROMANI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

dei 22 milioni di abitanti della Repubblica del Camerun, il 20 per cento, residente soprattutto nella regione del nordovest e nella regione del sudovest che confinano con la Nigeria, parla l'inglese come lingua principale, mentre, nel resto del Paese, la popolazione parla principalmente il francese, per cui molti camerunesi anglofoni si sentono da anni una minoranza discriminata e ultimamente questa discriminazione è sfociata in un conflitto molto serio;

la ragione di questa divisione è da ricercare nelle origini di questo Stato: dopo la fine del dominio coloniale tedesco, il Paese era diviso in un'area a mandato britannico e in una parte più ampia sotto il controllo francese. Quando, nel 1960, il Camerun divenne uno Stato indipendente, originariamente non comprendeva le regioni occidentali facenti parte del Camerun britannico: allora il territorio della Repubblica era quello dell'ex colonia francese a cui Parigi aveva concesso di raggiungere la piena sovranità nazionale. Solo a seguito di un referendum popolare tenutosi l'11 febbraio 1961, si procedette ad unire i due Camerun costituendo la Repubblica federale del Camerun. Tuttavia questo avvenne dopo che la comunità e le istituzioni anglofone avevano ricevuto ampie garanzie rispetto al loro autogoverno;

per tener conto della comunità anglofona, il Governo di Yaoundé varò una costituzione federale che accordava alle diverse regioni del Camerun un'ampia autonomia e il francese e l'inglese furono dichiarati lingue ufficiali;

nel 1972 il sistema federale venne abolito in favore della Repubblica unita del Camerun, che divenne quindi uno Stato centralizzato con Yaoundé come capitale;

da allora la comunità anglofona ha subito le conseguenze di una politica del Governo centrale che mira all'assorbimento e all'assimilazione della stessa ad un modello di vita socio-economico francese ed in ultima analisi ad un annullamento dell'identità socio-culturale degli anglofoni;

i camerunesi anglofoni rappresentano il 20 per cento della popolazione e vivono prevalentemente in un'area che corrisponde al 9 per cento della superficie totale del Camerun. La loro marginalizzazione si manifesta anche nella vita economica dove le due province anglofone registrano un elevato tasso di sottosviluppo paragonato alle rimanenti 8 province francofone. Dopo la riforma del 1972 che ha cancellato la già ridotta autonomia regionale, vi fu una graduale marginalizzazione dei leader politici anglofoni nei processi decisionali e una diminuzione dei rappresentanti della comunità anglofona nelle posizioni chiave a livello amministrativo, militare e parastatale;

dopo vari tentativi falliti di invertire questa tendenza alla marginalizzazione, nell'ottobre 2016 la comunità anglofona nel nordovest e nel sudovest iniziò a manifestare apertamente la sua frustrazione portando la protesta in strada. Alla protesta iniziale contro un sistema giudiziario dominato dai francofoni con conoscenze limitate del sistema giudiziario anglosassone, presto si aggiunse la protesta della confederazione inglese dei sindacati degli insegnanti e l'unione degli insegnanti che denunciavano l'impiego di personale francofono nelle due regioni anglofone e chiedevano la possibilità di avere insegnamenti in lingua inglese loro scuole;

gli scioperi degli insegnanti continuano, le scuole e le università sono quindi chiuse da oltre un anno. Ogni lunedì è proclamato il "Ghost town" dove la vita pubblica si ferma: i negozi ed i mercati rimangono chiusi, i taxi e le merci non circolano e le persone rimangono nelle loro case. Il mancato gettito fiscale funge da strumento di pressione per ottenere ascolto presso il Governo;

il 22 settembre 2017 si è tenuta una manifestazione pacifica di separatisti che, nonostante non fosse stata autorizzata dalle autorità, ha avuto un grande seguito. Da qui la svolta estremista dei movimenti anglofoni che hanno annunciato la dichiarazione di indipendenza il 1° ottobre 2017 per ottenere una completa secessione come "Repubblica di Ambazonia";

il 1° ottobre l'esercito ha aperto il fuoco sui manifestanti sparando sia da terra che dall'aria. Centinaia di uomini sono stati arrestati e incarcerati in luoghi spesso sconosciuti ai parenti, tra cui anche l'attivista Nasako Besinge. Molte persone risultano tuttora disperse e soprattutto gli uomini si sono rifugiati nella foresta, in cui sono stati rintracciati vari corpi e ci sono i segni di saccheggi e distruzioni ad opera degli uomini dell'esercito;

alle proteste e alle richieste da parte della comunità anglofona di avere insegnamenti in lingua inglese nelle scuole e l'applicazione della common law britannica nei tribunali, il Governo centrale ha sempre opposto un muro. Da parte sua, il Governo di Yaoundé considera i separatisti come terroristi, soprattutto dopo le recenti esplosioni di bombe a Bamenda e Douala, la capitale economica del Paese, e l'uccisione di numerosi poliziotti;

il numero delle persone decedute, dei dispersi e dei rifugiati (il numero dei rifugiati in Nigeria è stimato dai 20.000 ai 40.000) ha raggiunto un livello che lascia presagire l'inizio di una guerra civile con conseguenze inimmaginabili, oltre a una nuova ondata di profughi che non si fermerà soltanto sul territorio africano;

considerando inoltre che:

alla comunità anglofona e ai territori da questa abitati è stata garantita sin dalla nascita della Repubblica federale del Camerun un'ampia autonomia e l'uso della propria lingua in tutte le istituzioni, e nel corso del tempo questi diritti sono stati progressivamente soppressi fino alla marginalizzazione della comunità anglofona;

le due identità culturali dovrebbero essere rispettate nelle istituzioni, nella legislazione, nelle singole politiche, nelle assegnazioni dei posti negli apparati pubblici per creare la base per una pacifica convivenza in Camerun;

una soluzione del problema richiede la creazione di un gruppo di mediatori competenti, imparziali e affidabili che sia in grado di aprire la via ai negoziati tra il Governo e i rappresentanti della comunità anglofona;

alla luce della situazione il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, si è dichiarato "profondamente preoccupato",

si chiede di sapere:

se le notizie riportate rispetto alla drammatica situazione risultino fondate al Governo italiano;

se e quali iniziative voglia porre in essere nei rapporti con la Repubblica del Camerun, d'intesa con gli altri Paesi dell'Unione europea, affinché la protesta e la discriminazione possano avere termine e venga trovata una soluzione pacifica.

(4-08534)

SCILIPOTI ISGRO' - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

con decreto ministeriale 10 gennaio 2002, n. 38, sono state istituite le scuole superiori per mediatori linguistici (SSML), che nascono dalla trasformazione delle preesistenti scuole superiori per interpreti e traduttori;

le SSML sono un importante riferimento culturale in Italia e in Europa, le cui attività di ricerca scientifica, oltre ad offrire un contributo allo sviluppo socio-economico del Paese, consentono di continuare a migliorare la qualità dei programmi formativi e di mantenerne aggiornati i contenuti;

sono, altresì, abilitate ad istituire e ad attivare corsi di studi superiori per mediatori linguistici di durata triennale, corrispondenti a 180 crediti formativi universitari (CFU) e a rilasciare i relativi titoli, equipollenti a tutti gli effetti ai diplomi di laurea conseguiti nelle università al termine dei corsi afferenti alla classe delle lauree universitarie in "Scienze della mediazione linguistica";

il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nel pubblicare l'elenco delle numerose scuole di mediazione linguistica istituite nel nostro Paese, le inserisce nella sezione università;

nei prossimi mesi dovrebbe essere pubblicato il bando di concorso per i docenti nelle scuole secondarie di primo e secondo grado;

il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, e il decreto ministeriale 10 agosto 2017, n. 616, limitano l'accesso al concorso a coloro che possiedano anche 24 CFU o accademici nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie didattiche, ed almeno 6 crediti in ciascuno di almeno 3 degli ambiti disciplinari indicati; lo stesso decreto ministeriale, all'art. 3, comma 2, precisa che ''i crediti aggiuntivi ed extracurriculari non possono essere conseguiti presso enti esterni al sistema universitario o AFAM, anche se in convenzione con istituzioni universitarie/accademiche e non possono essere acquisiti con modalità telematiche per più di 12 crediti'';

evidenziato che:

non si comprendono le ragioni per le quali, tra gli enti non facenti parte del sistema universitario, agli AFAM sia stata riconosciuta, nel citato decreto ministeriale, la competenza a predisporre i corsi per i 24 CFU integrativi; al contrario, alle SSML, pur appartenendo alla medesima fattispecie, tale competenza non è stata attribuita;

il Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca del Ministero ha, più volte, ribadito che i soggetti autorizzati all'attivazione di SSML e alla formazione del personale della scuola non possono ritenersi enti rientranti nel sistema universitario e, conseguentemente, non possono rilasciare le certificazioni necessarie all'acquisizione dei 24 CFU;

considerato che:

non appare legittima la discriminazione e la conseguente penalizzazione delle scuole superiori per mediatori linguistici rispetto alle AFAM, relativamente alla predisposizione di strumenti formativi per i docenti, nonostante le SSML abbiano sempre erogato attività formative per la scuola, CFU e attestati equipollenti ai diplomi di laurea rilasciati dalle università;

non si comprende il motivo per cui i titoli accademici forniti dalle SSML siano, da un lato, riconosciuti equipollenti ai diplomi di laurea universitari e, dall'altro, considerati estranei al sistema universitario in determinati contesti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione;

se non ritenga necessario sanare la discriminazione esistente, che determina che alle SSML sia preclusa la possibilità di rilasciare crediti formativi universitari, i quali sono validi ed efficaci ai fini della partecipazione al prossimo concorso per docenti.

(4-08535)

DIRINDIN, GUERRA, PETRAGLIA, BATTISTA, BUBBICO, CAMPANELLA, CORSINI, FORNARO, GATTI, GRANAIOLA, LO MORO, PEGORER, RICCHIUTI, SONEGO - Al Ministro della salute - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

il professor Walter Ricciardi, dal settembre 2015 presidente dell'Istituto superiore di sanità, membro tra l'altro dell'executive board dell'Organizzazione mondiale della sanità e considerato dalla stampa "ispiratore della legge Lorenzin sull'obbligo vaccinale", è stato spesso in passato, come risulta dal suo stesso curriculum vitae, consulente di varie case farmaceutiche, nonché titolare di "interessi", come risulta da sue specifiche "dichiarazioni di interessi", potenzialmente confliggenti con i ruoli e le responsabilità pubbliche variamente ricoperti;

di questi incarichi non risulterebbe esservi traccia nel curriculum vitae pubblicato sul sito dell'ISS, né sarebbe presente sul sito dello stesso Istituto una dichiarazione esplicita dei conflitti di interesse del presidente o, se presente, non sarebbe facilmente consultabile;

alcune dichiarazioni di interesse rese dall'attuale presidente dell'ISS, in occasione di incarichi presso organismi internazionali, contengono esplicito riferimento alle numerose attività di consulenza rese a favore di aziende produttrici di vaccini, anche con riferimento a prodotti sui quali poi è stato chiamato a esprimersi con autorevolezza con riguardo al loro inserimento nel piano nazionale vaccini;

alcune imprecisioni contenute nelle dichiarazioni pregresse del professor Ricciardi, in particolare l'inclusione nella lista dei vaccini (sui quali avrebbe effettuato consulenze private) di alcuni medicinali che nulla hanno a che vedere con i vaccini, denotano a giudizio degli interroganti una chiara sottovalutazione da parte del professore dell'importanza della massima trasparenza e correttezza in un settore così delicato per l'integrità del sistema;

almeno in un caso, il professor Ricciardi avrebbe espresso un parere in parziale contrasto con le risultanze dell'istruttoria tecnico-scientifica del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (CNESPS) dell'ISS, effettuata su richiesta del coordinamento interregionale della prevenzione, relativamente all'opportunità di includere nel calendario vaccinale nazionale un nuovo vaccino, relativamente al quale l'attuale presidente dell'ISS aveva effettuato una consulenza a favore dell'azienda produttrice;

è stato di recente istituito presso l'Istituto superiore di sanità un centro di valutazione delle tecnologie sanitarie denominato centro nazionale per l'health technology assessment (HTA), con l'obiettivo di svolgere valutazioni di HTA, al fine di migliorare la qualità, gli standard e il value for money delle tecnologie utilizzate nell'ambito delle prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale (Ssn);

il centro per HTA dell'ISS potrà essere chiamato a svolgere attività di valutazione su farmaci e vaccini che dovranno essere improntate alla più assoluta indipendenza e trasparenza;

la mancanza di chiarezza rispetto alle condizioni di conflitto di interessi di autorevoli rappresentanti dei massimi enti del Ministero della salute costituisce una minaccia alla loro credibilità;

considerato inoltre che, secondo quanto risulta agli interroganti:

il professor Ricciardi risultava ancora per il 2015 nel "comitato di esperti" e comunque direttore scientifico di due riviste di "Health policy" edite da un'azienda che svolge lavoro di supporto per il market access e il lancio di prodotti di diverse multinazionali del farmaco;

di questi trascorsi incarichi non risulta esservi traccia nel curriculum vitae e nelle "dichiarazioni di interesse", sia per le istituzioni pubbliche italiane sia per quelle internazionali,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti e delle problematiche indicati e se gli stessi corrispondano al vero;

se ritenga coerenti i comportamenti e le dichiarazioni del presidente dell'ISS rispetto alla normativa in vigore ed i provvedimenti dell'Agenzia nazionale anticorruzione;

se ritenga che potrebbe configurarsi un rischio di conflitto di interessi, in particolare nell'attività di valutazione dei vaccini, fra le pregresse consulenze a favore di aziende farmaceutiche e l'odierna responsabilità di valutazione tecnico-scientifica e di decisione, anche in ordine all'inclusione di alcuni prodotti nel piano nazionale della prevenzione vaccinale;

se non ritenga opportuno, anche in considerazione della necessità di tutelare la credibilità delle massime istituzioni sanitarie italiane, che le dichiarazioni di conflitto di interessi, nella forma più aggiornata e esaustiva, siano pubblicate in evidenza sui siti istituzionali e facilmente accessibili dai cittadini;

se non ritenga, infine, di sottoporre a verifica la congruenza fra la carica di presidente dell'Istituto superiore di sanità e i comportamenti e le omissioni citati.

(4-08536)