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Legislatura 18¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 006 del 02/05/2018


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

D'ARIENZO - Al Ministro dell'interno - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

nella mattinata di domenica 15 aprile 2018 un rilevante incendio ha coinvolto un'azienda che lavora rifiuti speciali a Povegliano (Verona);

immediatamente le autorità locali, mentre l'ARPAV effettuava i necessari controlli, invitavano i cittadini a rimanere in casa, rinviavano partite di calcio già programmate, emanavano divieti di consumare gli ortaggi coltivati nella zona;

l'allarme in poco tempo si è esteso a diversi paesi della zona sud-ovest della provincia di Verona, e una nube nera visibile a diversi chilometri di distanza;

i disagi causati dall'evento hanno coinvolto circa 100.000 residenti;

l'azienda interessata, la Sev srl, Servizio ecologico Veneto, che ha sede nella frazione di Madonna dell'Uva secca a Povegliano, è un'impresa specializzata nel recupero e nello stoccaggio di rifiuti speciali provenienti da industrie private e da raccolta differenziata, materiale, quindi, altamente infiammabile;

la stampa locale scrive che "prima della telefonata che avvertiva i vigili del fuoco dell'incendio in corso, un allarme era già scattato all'interno del capannone, ma si trattava di quello anti-intrusione";

la società Sev è già stata interessata da un incendio in passato, agli inizi degli anni 2000, mentre nel luglio 2007 le fiamme sono divampate nella discarica Sev situata non molto lontano dalla località oggi interessata;

se fosse confermata la volontarietà dell'incendio, nel Veneto, che è la regione più virtuosa per la gestione dei rifiuti in Italia, le fiamme sarebbero state appiccate a stabilimenti e mezzi del ciclo dei rifiuti per oltre 20 volte negli ultimi 2 anni;

solo a Verona si tratterebbe dell'undicesimo incendio dal 2013 nei confronti di aziende del settore;

il fenomeno in crescita negli ultimi anni testimonierebbe un'attività criminale dotata di notevoli capacità operative e organizzative, finalizzata a condizionare il mercato della raccolta e smaltimento dei rifiuti;

l'incendio è il classico atto utilizzato in altre località italiane per finalità intimidatorie o per inficiare la capacità di aziende di partecipare nel libero mercato con la propria forza;

si tratterebbe dell'ennesimo atto preoccupante che denota la presenza di criminalità organizzata in un settore delicato. D'altronde, è noto che il settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti è, ormai da molto tempo, oggetto di interessi da parte della criminalità organizzata e questi eventi devono sollecitare l'attenzione delle autorità per le modalità tipiche degli atti intimidatori della malavita,

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per contribuire ad accertare le cause e la matrice dell'incendio;

se risulti che i protocolli di sicurezza predisposti e applicati dall'azienda abbiano funzionato nel caso specifico e quali azioni siano intervenute al fine di verificare gli effetti di eventuali dispersioni di sostanze tossiche nell'aria e nei corsi d'acqua limitrofi;

per superare ogni preoccupazione sia per l'episodio descritto, sia di fronte al possibile rischio che sia sottovalutato, in quale modo intenda attivarsi per potenziare, per quanto di competenza, gli strumenti necessari a rafforzare le attività investigative di prevenzione e repressione della criminalità organizzata in Veneto e in particolare in provincia di Verona;

convinto che occorra analizzare tutti i fatti in un unicum investigativo, quali concrete iniziative intenda porre in essere per fare luce sulla natura e sui collegamenti tra gli analoghi fatti accaduti in questi anni, in modo da avere un quadro d'insieme utile a comprenderli meglio e a prevenirli;

se non ritenga che sia il caso di favorire la convocazione e presenziare ad un comitato provinciale di ordine e sicurezza pubblica appositamente dedicato al rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata nel territorio veronese.

(4-00051)

CENTINAIO - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

in data 14 aprile 2018 presso il teatro "Osvaldo Chebello" di Cairo Montenotte (Savona) si è svolto l'incontro: "Dialogo interreligioso". L'evento è stato promosso dalla Confederazione islamica italiana insieme alla Federazione islamica ligure;

stando a quanto riportato dagli organi di stampa, per non urtare la sensibilità delle persone di fede musulmana che avrebbero partecipato all'evento culturale e religioso, si è provveduto a coprire la statua raffigurante un nudo di Epaminonda tebano con un drappo rosso ed è stato rimosso un quadro raffigurante una donna nuda;

da quanto trapela dalle notizie pubblicate dagli organi di informazione, non è comprensibile di chi sia la responsabilità di tale decisione e se l'amministrazione comunale sia stata interessata;

quanto accaduto riporta ai fatti del 2016, quando i nudi dei musei capitolini furono coperti in occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rouhani;

è a giudizio dell'interrogante superficiale ed errato continuare ad interpretare il rispetto, costituzionalmente garantito, della libertà religiosa in termini di rinuncia alla propria identità culturale,

si chiede di sapere quale sia l'orientamento del Governo in riferimento a quanto esposto e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere al fine di accertare i responsabili dell'accaduto, onde evitare il ripetersi di simili fatti.

(4-00052)

MAGORNO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

a seguito del concorso pubblico a 800 posti nel profilo di assistente giudiziario indetto dal Ministero della giustizia nel novembre 2016, ben 4.915 partecipanti hanno conseguito l'idoneità per il profilo professionale, di estrema delicatezza e importanza per l'intero apparato della giustizia;

oltre agli 800 vincitori, altri 600 idonei hanno già preso servizio presso la pubblica amministrazione e in data 1° febbraio 2018 il Ministro ha firmato un decreto per l'assorbimento di ulteriori 1.420 unità dal primo scorrimento di graduatoria;

in totale sono stati finora reclutati, nell'ambito dell'amministrazione della giustizia, 2.820 persone. Restano ora da collocare in servizio ulteriori 2.060 persone (dato comprensivo delle rinunce) risultate idonee, le quali attendono lo scorrimento della graduatoria, in linea con quanto già avvenuto negli scorsi mesi,

si chiede di sapere:

se sia previsto, per tale profilo professionale, uno sblocco del turnover ed eventualmente in quale misura;

se, in relazione al processo di riqualificazione interna del personale amministrativo del comparto giustizia e in particolare a fronte delle carenze dettate dal passaggio dal profilo di assistente giudiziario a quello di cancelliere esperto di recente introduzione, si intenda attingere alla graduatoria di cui in premessa e in che misura;

se, in relazione alle carenze di organico pregresse e future di personale inerenti al profilo professionale degli assistenti giudiziari (area funzionale seconda, fascia economica F2) e per profili equivalenti, sia in seno al DOG (Dipartimento dell'organizzazione della giustizia) che negli altri dipartimenti della giustizia, ovvero di altre amministrazioni centrali per profili equivalenti, si intenda provvedere utilizzando la graduatoria di cui in premessa;

se sussistano fondi accantonati nel bilancio del Ministero della giustizia, tali da consentire un ulteriore processo di assunzione relativo alla graduatoria.

(4-00053)

BERGESIO, SALVINI, CENTINAIO, CALDEROLI, CANDIANI, STEFANI, SOLINAS, BORGONZONI, BORGHESI, ARRIGONI, TOSATO, AUGUSSORI, BAGNAI, BARBARO, BONFRISCO, BONGIORNO, Simone BOSSI, Umberto BOSSI, BRIZIARELLI, BRUZZONE, CAMPARI, CANDURA, CANTU', CASOLATI, DE VECCHIS, FAGGI, FERRERO, FREGOLENT, FUSCO, IWOBI, MARIN, MARTI, MONTANI, NISINI, OSTELLARI, PAZZAGLINI, Emanuele PELLEGRINI, PEPE, PERGREFFI, PIANASSO, PILLON, PIROVANO, Pietro PISANI, PITTONI, PIZZOL, PUCCIARELLI, RIPAMONTI, RIVOLTA, ROMEO, RUFA, SAPONARA, SAVIANE, SBRANA, SIRI, TESEI, VALLARDI, VESCOVI, ZULIANI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

è già passato un anno dal crollo del cavalcavia della tangenziale di Fossano (Cuneo), di cui alla strada statale 231, sulla via Marene e non solo il viadotto non è stato ricostruito, ma neppure le macerie sono state del tutto rimosse. Era il 18 aprile 2017 quando un'intera rampa di tale arteria viaria era ceduta schiacciando un'auto dei Carabinieri ferma su una piazzola sottostante, per fortuna senza i militari a bordo;

è seguito un lungo periodo di chiusura di tutta la bretella, per consentire verifiche preventive circa le condizioni di tutti i cavalcavia e di tutte le rampe. Sei mesi dopo lo spaventoso incidente, la circonvallazione era stata quindi riaperta, ma con una sola e stretta corsia per senso di marcia; ancora oggi, la tangenziale è transitabile solo dalle auto mentre i mezzi pesanti attraversano la città, recando gravi impatti da inquinamento acustico e atmosferico ai residenti, oltre che congestionando il traffico e mettendo a repentaglio la sicurezza del normale traffico viario;

imprese e cittadini sono dunque quotidianamente sottoposti a costi aggiuntivi per far fronte alle deviazioni obbligatorie del traffico causate dalla chiusura della tangenziale;

conclusi gli accertamenti tecnici, risulta dai media un ulteriore slittamento delle conclusioni della relativa inchiesta della Procura, in quanto il consulente tecnico della Procura della Repubblica di Cuneo avrebbe chiesto e ottenuto una nuova proroga, fino alla fine del mese di maggio, per la consegna della relazione che individuerebbe le responsabilità del crollo; lo stesso accadrebbe per le relazioni dei consulenti di parte che assistono i 12 indagati;

in attesa della sentenza dei giudici, tutti concordano, per ora, che si sia trattato di vizi di costruzione, in quanto gli accertamenti hanno rilevato che l'opera è stata costruita male, tanto da crollare senza sollecitazioni eccezionali e a poco più di 20 anni dalla realizzazione; si legge sui media che gli ipotetici responsabili potrebbero essere gli ex dipendenti delle ditte che hanno realizzato lo svincolo e gli addetti ANAS, in particolare esponenti della commissione di collaudo;

il 14 aprile 2018 l'assessore per i trasporti della Regione Piemonte ha annunciato su "Facebook", e ripreso dai media, lo stanziamento da parte dell'ANAS di 8,5 milioni di euro: «per la sigillatura dei tubi di sfiato sulle testate delle travi dei viadotti (1,132 con aggiudicazione lavori entro l'anno); per la ricostruzione della rampa dello svincolo (1,141 con gara d'appalto entro l'anno); e per la manutenzione straordinaria della tangenziale (6,256 ed entro l'estate il finanziamento)»; si tratta di un concreto passo in avanti dopo mesi di stallo, tuttavia, non sono state ancora concluse le progettazioni, anche per la mancanza del responso della Procura sulle cause del crollo e sulla conseguente definizione degli interventi necessari, non è stata ancora completata la rimozione dello troncone del cavalcavia sulla via Marene e non c'è alcuna certezza sui tempi della riapertura al traffico pesante della tangenziale;

il sindaco di Fossano ha promosso una protesta da parte dei cittadini, a decorrere da lunedì 16 aprile, indirizzata a far conoscere i disagi che i residenti stanno vivendo, sia per il funzionamento parziale della tangenziale, sia per le conseguenze del traffico da mezzi pesanti che attraversano la città, chiedendo allo Stato risposte certe sulle problematiche connesse alla necessità della riapertura della strada,

si chiede di sapere:

se e quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia assunto per verificare i motivi e le responsabilità del crollo del cavalcavia della tangenziale di Fossano, sulla via Marene;

se quanto apparso sui social network circa lo stanziamento delle risorse da parte dell'ANAS corrisponda al vero;

quali iniziative intenda adottare, nell'immediato, per porre fine ai disagi che i cittadini di Fossano stanno tuttora vivendo, sia per la limitazione degli spostamenti, visto che la tangenziale è transitabile solo dalle auto ad un'unica corsia per senso di marcia, sia per gli impatti da inquinamento acustico e atmosferico arrecati da tutti i mezzi che attraversano la città;

quali siano i tempi certi che si prevedono per la riapertura completa della tangenziale, anche per porre fine ai costi aggiuntivi cui vengono sottoposti imprese e cittadini a causa delle deviazioni obbligatorie del traffico.

(4-00054)

DE POLI - Al Ministro dell'interno - Premesso che;

a seguito degli incidenti verificatisi nel giugno 2017 a Torino in occasione della proiezione in piazza San Carlo della finale di Champions league, il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno, con la circolare n. 555 del 7 giugno 2017, avente ad oggetto "Manifestazioni pubbliche. Indicazioni di carattere tecnico in merito a misure di 'Safety'", integrata con successiva circolare n. 11464 del 19 giugno 2017, ha diramato nuove e rigorose disposizioni per il governo e la gestione delle pubbliche manifestazioni, indicando le condizioni di "safety" (dispositivi e misure strutturali a salvaguardia dell'incolumità delle persone) da accertare nell'organizzazione di un evento e di "security" (servizi di ordine e sicurezza pubblica) per lo svolgimento in sicurezza dello stesso, evidenziando il ruolo fondamentale che riveste il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. Infatti, è innanzi a tale organo collegiale che deve essere effettuata, nell'ambito di una sicurezza integrata, la sintesi delle iniziative da adottare, anche con il concorso della Polizia locale, secondo modelli di "prevenzione collaborativa" per la vigilanza attiva delle aree urbane;

la direttiva n. 11001/110 (10) Uff. II - Ord. Sic. pub del 28 luglio 2017, inviata ai prefetti dal capo di gabinetto del Ministero, Mario Morcone, con cui il Viminale diffonde i "Modelli organizzativi per garantire alti livelli di sicurezza in occasione di manifestazioni pubbliche", distingue le procedure e chiarisce le responsabilità, elencando le istruzioni operative per la "classificazione" delle manifestazioni, distinte, secondo la normativa, in 2 tipologie: riunioni e manifestazioni in luogo pubblico, per le quali l'organizzatore ha il solo onere di preavviso alla Questura, e manifestazioni di pubblico spettacolo, per le quali è necessario il rilascio di licenza da parte del sindaco;

dalla direttiva emerge il ruolo fondamentale dei comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica e delle commissioni comunali o provinciali di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, quali sedi di confronto e pianificazione anche in relazione all'individuazione delle eventuali vulnerabilità del singolo evento;

fermo restando che le due circolari hanno il condivisibile obiettivo di garantire eventi pubblici sicuri attraverso il potenziamento dei dispositivi a tutela della persona ("safety") e dei servizi di ordine e sicurezza pubblica ("security"), si evidenzia che le misure di prevenzione adottate (contapersone, barriere e metal detector) stanno creando grandissimi disagi organizzativi ai Comuni, alle pro loco e alle associazioni di volontariato con il concreto rischio di vedere tale manifestazioni andare deserte,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno ed urgente riesaminare le attuali disposizioni vigenti sulle manifestazioni all'aperto, verificandone l'efficacia e la reale necessità, al fine di evitare che le realtà locali, non in grado di soddisfare un'eccessiva richiesta di adempimenti burocratici e finanziari, siano obbligate rinunciare a tali manifestazioni storico-culturali che sono patrimonio del nostro Paese.

(4-00055)

CENTINAIO, BERGESIO, VALLARDI, ARRIGONI, STEFANI, PERGREFFI, IWOBI, PIROVANO, SALVINI, AUGUSSORI, BAGNAI, BONFRISCO, BORGHESI, BORGONZONI, Simone BOSSI, Umberto BOSSI, BRIZIARELLI, BRUZZONE, CALDEROLI, CAMPARI, CANDIANI, CANDURA, CANTU', CASOLATI, DE VECCHIS, FAGGI, FERRERO, FREGOLENT, FUSCO, MARIN, MARTI, MONTANI, NISINI, OSTELLARI, PAZZAGLINI, Emanuele PELLEGRINI, PEPE, PIANASSO, PILLON, Pietro PISANI, PITTONI, PIZZOL, PUCCIARELLI, RIPAMONTI, RIVOLTA, ROMEO, RUFA, SAPONARA, SAVIANE, SBRANA, SIRI, SOLINAS, TESEI, TOSATO, VESCOVI, ZULIANI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la legge di bilancio per il 2018 (legge 27 dicembre 2017, n. 205), all'articolo 1, comma 853, ha stanziato, in favore dei Comuni, 150 milioni di euro per l'anno 2018, 300 milioni di euro per l'anno 2019 e 400 milioni di euro per l'anno 2020, da destinare a interventi riferiti a opere pubbliche di messa in sicurezza degli edifici e del territorio;

lo scorso 13 aprile 2018 è stato pubblicato, sul sito del Ministero dell'interno, il decreto interministeriale di assegnazione dei contributi e, in data 16 aprile 2018, lo stesso Ministero ha già provveduto al pagamento del primo acconto, pari al 20 per cento del contributo ottenuto;

le richieste pervenute al 20 febbraio 2018 ammontano a circa 7,2 miliardi di euro, distribuite su 10.200 interventi. Di questi, sulla base dei criteri previsti, 5.904 sono risultati ammissibili per un valore complessivo di 3,9 miliardi di euro. Essendo stato posto il limite di 150 milioni per il 2018, gli enti che hanno beneficiato del contributo sono risultati soltanto 54 per un totale di 146 progetti di investimenti;

scorrendo la graduatoria è evidente come i Comuni risultati vincitori sono tutti enti in dissesto. Esemplare è il caso di Monteforte Irpino, in provincia di Avellino: questo ente presenta un disavanzo superiore agli 11 milioni di euro con un rapporto sulle entrate di meno 190,59 per cento, eppure è risultato assegnatario di circa 5,2 milioni (il massimo consentito dalla norma), vedendosi accolte ben 6 istanze;

una simile graduatoria è il risultato della norma stabilita dalla stessa legge di bilancio per il 2018 che, al comma 855, prevede che "qualora l'entità delle richieste pervenute superi l'ammontare delle risorse disponibili, l'attribuzione è effettuata a favore dei comuni che presentano la minore incidenza dell'avanzo di amministrazione", al netto della quota accantonata, rispetto alle entrate finali di competenza, stabilendo, quindi, di fatto un premio per i Comuni nelle peggiori condizioni finanziarie;

una simile discrasia era già stata sollevata dalla Lega in sede di esame della legge di bilancio, ma le proposte di modifica, finalizzate all'inserimento di alcuni criteri di virtuosità nell'assegnazione dei contributi, non sono state accolte dai gruppi parlamentari di maggioranza, su parere contrario del Governo;

in questo modo, sono stati esclusi molti Comuni che, pur avendo gestito in maniera assennata le risorse pubbliche, oggi si ritrovano a non avere i contributi per la realizzazione di importanti opere per i cittadini. Lo Stato, dunque, richiede efficienza ai Comuni, e questo vuol dire spesso anche maggior sacrificio per l'ente i suoi cittadini, ma poi premia l'inefficienza e l'incapacità;

quindi, pur risultando idonei, non risultano accolte le richieste di enti virtuosi come San Pietro di Cadore nel bellunese (rapporto tra avanzo ed entrate pari allo 0,14 per cento), Nervesa della Battaglia nel trevigiano (4 per cento), Ponte San Nicolò nel padovano (39,74 per cento) e molte altre località nordestine;

in Piemonte, su 813 richieste di contributi pervenute dai Comuni dislocati nelle 8 province, soltanto 2 saranno finanziate (Cassinasco e Carezzano), rientrando per poco nei primi 146 posti;

lo stesso in Lombardia dove, in provincia di Pavia, nessuna delle 144 domande risultate idonee è rientrata nei finanziamenti (il primo in graduatoria, Corvino San Quirico, è risultato 218°), dove gli 88 Comuni bergamaschi richiedenti non hanno superato la cinquecentesima posizione e dove il primo Comune della provincia di Lecco, Cremeno, è arrivato ben 1.606°,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda assumere al più presto le opportune iniziative di carattere normativo al fine di modificare i criteri di assegnazione dei contributi previsti per i prossimi due anni, come specificato in premessa, al fine di premiare, da un lato, i Comuni virtuosi e, dall'altro, l'urgenza dei progetti.

(4-00056)

PITTELLA, MARGIOTTA - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

l'ANAS, in data 26 luglio 2013, senza alcuna comunicazione preventiva alle ditte operanti sulle aree di servizio dell'autostrada ex A3 Salerno-Reggio Calabria nei pressi di Lauria (Potenza), decideva, in ragione dei lavori di ammodernamento dell'infrastruttura autostradale, di procedere alla chiusura dell'entrata alle suddette aree creando percorsi alternativi di accesso per consentire all'utenza le operazioni di sosta e di fruire comunque dei servizi rifornimento e ristoro;

in data 9 settembre 2013, a seguito di contrattazioni con l'ANAS, la Regione Basilicata, il Comune di Lauria e le organizzazioni sindacali, è stato stipulato un accordo presso la Prefettura di Potenza, con il quale l'ANAS si impegnava ad un ristoro dei gestori a fronte della riduzione dei volumi di vendite subite a causa dei lavori in atto sul tratto autostradale e i gestori a mantenere i livelli occupazionali fino all'entrata in esercizio delle nuove aree di servizio;

nel rispetto dell'accordo, l'ANAS ha provveduto ad effettuare le erogazioni dovute ai soggetti gestori delle aree di servizio fino alla data del 31 marzo 2016. Successivamente a tale data, con decisione unilaterale, si è sottratta dall'accordo stipulato in Prefettura adducendo motivi di copertura finanziaria e di non sostenibilità degli accordi;

l'ANAS, a seguito di numerosi incontri finalizzati al riesame della questione, si è resa disponibile esclusivamente per la concessione di un contributo una tantum a chiusura dell'intera vicenda. Proposta che non è stata accettata dai gestori delle aree di servizio in quanto ritenuta non adeguata a garantire la continuità operativa delle stesse e la salvaguardia dei posti di lavoro, con particolare riguardo a quelli dell'area di servizio di Galdo ovest;

considerato che:

l'ANAS ha da ultimo proposto una compensazione per i danni subiti dai gestori delle aree di servizio autostradali nei pressi di Lauria di ammontare pari a 450.000 euro, previa rinuncia da parte di questi ultimi a qualsiasi azione legale;

tale proposta ha portato alla stipula di un nuovo accordo presso la Prefettura di Potenza in data 22 febbraio 2018, che soltanto alcuni giorni dopo è stato smentito da ANAS senza fornire adeguate motivazioni;

ciò rende ancora più drammatica la situazione dei lavoratori che da mesi non ricevono lo stipendio né alcuna forma di ristoro,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo sui fatti riportati;

quali iniziative di competenza intendano adottare nei confronti di ANAS al fine di garantire il pieno rispetto degli accordi stipulati lo scorso 22 febbraio 2018 presso la Prefettura di Potenza, alla presenza della Regione Basilicata e dei sindacati.

(4-00057)

RIZZOTTI - Ai Ministri della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

in data 13 giugno 2017, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministero della salute, ha emanato un decreto interministeriale che disciplina "Standard, requisiti e indicatori di attività formativa e assistenziale delle Scuole di specializzazione di area sanitaria";

il decreto identifica i requisiti e gli standard per ogni tipologia di scuola, nonché gli indicatori di attività formativa ed assistenziale necessari per le singole strutture di sede della rete formativa;

si definiscono: gli standard minimi generali e specifici, le modalità e i termini per l'accreditamento delle strutture clinico-assistenziali, ospedaliere e territoriali facenti parte della rete formativa delle scuole di specializzazione, di cui all'allegato 1 del decreto; i requisiti minimi generali e specifici di idoneità della rete formativa delle scuole di specializzazione, di cui all'allegato 2; le disposizioni concernenti il sistema di gestione e certificazione della qualità, il libretto-diario e il "diploma supplement", di cui all'allegato 3; gli indicatori di performance di attività didattica e formativa e di attività assistenziale, di cui all'allegato 4;

ai fini dell'istituzione, dell'accreditamento e dell'attivazione delle scuole di specializzazione, il Ministero dell'istruzione, con cadenza annuale, dispone l'aggiornamento della banca dati relativa agli standard, requisiti ed indicatori descritti;

l'Osservatorio nazionale di specializzazione medica determina gli standard minimi generali, che devono essere posseduti dalle singole strutture su cui insistono le scuole di specializzazione e gli standard minimi specifici relativi alle singole specialità;

inoltre, esso utilizza gli indicatori di performance di attività didattica e formativa e di attività assistenziale per l'analisi delle singole scuole di specializzazione. Tali indicatori possono essere aggiornati periodicamente con decreto della competente direzione generale del Ministero dell'istruzione, su proposta dell'Osservatorio nazionale. Per gli indicatori di performance relativi all'attività assistenziale, il decreto di aggiornamento è adottato di concerto con la competente direzione generale del Ministero della salute;

nel luglio 2017, a seguito dell'emendazione del decreto interministeriale citato, le scuole di specializzazione hanno trasmesso gli standard, i requisiti e gli indicatori di attività formativa e assistenziale delle scuole di area sanitaria;

per quanto riguarda gli standard e i requisiti specifici, appare chiaro come molti di questi non riflettano di fatto le realtà cliniche presenti sul territorio. In molti casi, infatti, le patologie o i trattamenti formativi richiesti non sono reperibili per l'epidemiologia degli stessi;

parrebbe che molte scuole abbiano inserito dati esageratamente ottimistici, mentre altre scuole, che hanno indicato le casistiche reali e possibili, sembrano essere penalizzate con riduzione del numero degli specializzandi;

a titolo di esempio, per la scuola di Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica del Piemonte e della Valle d'Aosta, pur registrando un costante incremento dei volumi assistenziali all'interno della rete formativa, con circa 16.000 interventi in un contesto, sotto il profilo sia clinico che scientifico, ampliato e rafforzato nel corso degli ultimi anni, e della ricettività in un contesto come quello dell'azienda ospedaliera universitaria "Città della salute e della scienza" di Torino, come primo polo ospedaliero in Italia e in Europa, ha registrato non solo il mancato incremento dei posti di assegnazione, ma addirittura l'ulteriore riduzione dei posti a disposizione, che risultavano essere 3 fino a 2 anni fa,

si chiede di sapere:

se, a tutela delle attività formative ed assistenziali delle scuole di specializzazione in area sanitaria, i Ministri in indirizzo, per quanto di competenza, ritengano opportuno risolvere tale situazione, aggiornando gli indicatori di performance di attività didattica e formativa e di attività assistenziale per l'analisi delle singole scuole di specializzazione;

quali siano le valutazioni del Ministro della salute circa il ridimensionamento dei posti a disposizione per la scuola di Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica del Piemonte e Valle d'Aosta alla luce dei risultati che la scuola ha da sempre ottenuto in Italia e in Europa.

(4-00058)

RIZZOTTI - Al Ministro della salute - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

la direzione dell'azienda ospedaliera "SS. Antonio e Biagio e C. Arrigo" di Alessandria, con deliberazioni n. 54 del 25 gennaio 2016 e n. 954 dell'11 ottobre 2017, ha indetto e successivamente riavviato (attraverso la riapertura dei termini) l'avviso pubblico per il conferimento dell'incarico di dirigente medico come direttore di struttura complessa Ostetricia e ginecologia ai sensi dell'art. 15 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni e integrazioni (come novellato in particolare dall'art. 4 del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189), nonché in ottemperanza alla delibera della Giunta regionale del Piemonte n. 14-6180 del 29 luglio 2013 ed ai criteri previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n. 484;

in data 27 e 28 febbraio 2018, si è regolarmente svolta la procedura selettiva e la competente commissione di selezione, nominata con deliberazione n. 80 del 31 gennaio 2018, ha provveduto a trasmettere la documentazione ed i verbali delle operazioni svolte con l'esito della selezione, dal quale si evince che a seguito della valutazione dei titoli e dei colloqui, 3 candidati risultano aver conseguito i migliori punteggi: dottor Davide Dealberti punteggio complessivo 81 su 100; dottor Vittorio Aguggia punteggio complessivo 71 su 100; dottor Nicola Strobelt punteggio complessivo 70 su 100;

con la nota prot. n. 6685 del 27 marzo 2018, la direzione ha disposto di procedere all'attribuzione dell'incarico quinquennale di direttore di Ostetricia e ginecologia al dottor Nicola Strobelt, ritenendo che fosse il candidato più adatto, al fine di meglio realizzare gli obiettivi di salute dell'azienda ospedaliera;

in relazione al citato "decreto Balduzzi", decreto-legge n. 158 del 2012, la scelta definitiva del professionista da incaricare spetta al direttore generale dell'azienda; la dottoressa Giovanna Baraldi, direttore generale dell'azienda ospedaliera, ha attribuito l'incarico al terzo in graduatoria. È vero che la scelta può cadere sul secondo o terzo candidato, ma solitamente questo avviene quando c'è un distacco di uno o 2 punti, certo non 11;

dagli atti dei verbali di selezione risulta che il dottor Davide Dealberti ha conseguito il miglior punteggio rispetto all'incaricato sia nella macroarea del curriculum (34 su 50 rispetto a 33 su 50), sia nella macroarea del colloquio (47 su 50 rispetto a 37 su 50, con valore soglia di idoneità 35 su 50);

un aspetto altrettanto importante è l'aderenza al profilo professionale ricercato ossia il fabbisogno dell'azienda ospedaliera di Alessandria, da cui si evincerebbe che i candidati Dealberti e Strobelt hanno lo stesso identico punteggio (11 su 15),

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare in relazione al verbale di selezione, considerati i criteri di trasparenza e meritocrazia richiamati dalla normativa citata che dovrebbero caratterizzare l'operato delle aziende sanitarie;

se, nei limiti delle prerogative conferitegli dall'ordinamento, non intenda valutare l'invio di ispettori ministeriali presso la direzione dell'azienda ospedaliera al fine di accertare la regolare procedura di selezione del direttore della struttura complessa di Ostetricia e ginecologia.

(4-00059)

ARRIGONI, CENTINAIO, SALVINI, CALDEROLI, CANDIANI, STEFANI, SOLINAS, BORGONZONI, BORGHESI, TOSATO, NISINI, AUGUSSORI, BAGNAI, BARBARO, BERGESIO, BONFRISCO, Simone BOSSI, Umberto BOSSI, BRIZIARELLI, BRUZZONE, CAMPARI, CANDURA, CANTU', CASOLATI, DE VECCHIS, FAGGI, FERRERO, FREGOLENT, FUSCO, IWOBI, MARIN, MARTI, MONTANI, OSTELLARI, PAZZAGLINI, Emanuele PELLEGRINI, PEPE, PERGREFFI, PIANASSO, PILLON, PIROVANO, Pietro PISANI, PITTONI, PIZZOL, PUCCIARELLI, RIPAMONTI, RIVOLTA, ROMEO, RUFA, SAPONARA, SAVIANE, SBRANA, SIRI, TESEI, VALLARDI, VESCOVI, ZULIANI - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della salute - Premesso che:

la risoluzione n. 25.1 del 1972 dell'Assemblea mondiale della sanità (AMS/WHA) ha risolto il problema della partecipazione in seno ad essa della Repubblica popolare cinese, lasciando insoluto il tema della partecipazione di Taiwan;

soltanto il Governo democraticamente eletto di Taiwan può rappresentare i suoi 23,5 milioni di cittadini e assumersi la responsabilità della loro salute;

se Taiwan non può partecipare all'Organizzazione mondiale della sanità (OMS/WHO), e se non è inserita nel sistema globale di prevenzione delle malattie, il diritto alla salute di cui 23,5 milioni di abitanti di Taiwan dovrebbero beneficiare, come tutte le persone e i popoli del mondo, non può essere pienamente garantito e, inoltre, non può essere conseguito l'obiettivo, stabilito nella stessa Costituzione dell'OMS, di ottenere il più alto standard di salute possibile per tutto il genere umano;

proteggere la salute e l'igiene delle persone, e promuovere interazioni costruttive, è una responsabilità condivisa, sia dalla Cina, sia da Taiwan. Da maggio 2016, il Governo di Taiwan ha dimostrato più volte la sua disponibilità alla collaborazione, riconoscendo i fatti storici dei colloqui del 1992 avvenuti tra gli organismi rappresentativi dei due Paesi (la Fondazione per gli scambi nello stretto (SEF, Straits Exchange Foundation) e l'Associazione per le relazioni nello stretto di Taiwan (ARATS, Association for Relation Across Taiwan Straits)) e ha ripetutamente chiesto la ripresa di un dialogo pragmatico tra le due parti dello stretto. Le attuali differenze politiche tra Cina e Taiwan non dovrebbero, comunque, avere la precedenza sugli sforzi globali per il raggiungimento della buona salute e del benessere di tutti e per tutti;

la Costituzione dell'OMS stabilisce chiaramente che il godimento dei più alti standard sanitari è uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano, senza distinzioni di razza, religione, credo politico e condizione economica e sociale. In considerazione della salute e del benessere di tutta la popolazione del pianeta, l'OMS dovrebbe escludere ogni interferenza politica e accogliere la partecipazione di Taiwan, già fruttuosamente avvenuta come "Osservatore" dal 2009 al 2016, con pari status nei suoi incontri, nei suoi meccanismi e nelle sue attività, incluse quelle dell'AMS;

durante la 70ª AMS nel 2017 diversi Paesi, tra i quali l'Australia, la Germania, il Giappone e gli Stati Uniti, hanno parlato in favore di Taiwan, sollecitando l'OMS ad accettare la sua partecipazione nell'AMS. Alla 142ª sessione dell'OMS executive board, nel gennaio 2018, gli stessi Paesi, e molti altri con loro, hanno enfatizzato l'importanza della partecipazione di Taiwan nell'AMS, evidenziando la preoccupazione che l'assenza di Taiwan dall'AMS crei, come di fatto avviene, un vuoto, grave e insensato, nella cooperazione globale per la prevenzione e il contrasto delle malattie e per la tutela e la promozione della salute pubblica;

nel corso della citata sessione dell'OMS executive board le affermazioni della Cina su questi argomenti sono state esclusivamente di natura politica e hanno completamente ignorato la natura, gli obblighi e le finalità stesse dell'OMS verso la salute di ogni essere umano, incluso i diritti alla salute dei 23,5 milioni di abitanti di Taiwan,

si chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda intraprendere, sia direttamente, sia di concerto con gli altri partner dell'Unione europea, affinché nell'ambito dell'AMS e dell'OMS, nel rispetto e nell'applicazione dei propri principi, vincoli e finalità statutarie, si cessi l'ostracismo nei confronti di Taiwan e se ne accolga la partecipazione, garantendo così ai suoi 23,5 milioni di cittadini diritti sanitari uguali a quelli di tutto il resto della popolazione del pianeta.

(4-00060)

RUFA, CENTINAIO, SALVINI, CALDEROLI, CANDIANI, STEFANI, SOLINAS, BORGONZONI, BORGHESI, ARRIGONI, TOSATO, NISINI, AUGUSSORI, BAGNAI, BARBARO, BERGESIO, BONFRISCO, Simone BOSSI, Umberto BOSSI, BRIZIARELLI, BRUZZONE, CAMPARI, CANDURA, CANTU', CASOLATI, DE VECCHIS, FAGGI, FERRERO, FREGOLENT, FUSCO, IWOBI, MARIN, MARTI, MONTANI, OSTELLARI, PAZZAGLINI, Emanuele PELLEGRINI, PEPE, PERGREFFI, PIANASSO, PILLON, PIROVANO, Pietro PISANI, PITTONI, PIZZOL, PUCCIARELLI, RIPAMONTI, RIVOLTA, ROMEO, SAPONARA, SAVIANE, SBRANA, SIRI, TESEI, VALLARDI, VESCOVI, ZULIANI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

l'articolo 3 del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 219, ha dato attuazione alla delega di cui all'articolo 10 della legge 7 agosto 2015, n. 124, per il riordino delle funzioni e del funzionamento delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura;

il citato articolo 3, al comma 1, fissa i criteri per il riordino e la razionalizzazione delle camere di commercio sul territorio nazionale, dettagliando il piano di accorpamenti delle stesse per ricondurle obbligatoriamente entro il limite numerico di 60;

il Ministro dello sviluppo economico, ai sensi del comma 4 dell'articolo 3 del decreto legislativo, ha adottato il decreto 8 agosto 2017 recante "Rideterminazione delle circoscrizioni territoriali, istituzione di nuove camere di commercio, e determinazioni in materia di razionalizzazione delle sedi e del personale";

la sentenza della Corte costituzionale n. 261 del 13 dicembre 2017, pronunciata a seguito del ricorso di alcune Regioni, ha dichiarato illegittimo il decreto ministeriale, perché privo dell'intesa con la Conferenza Stato-Regioni;

tuttavia, il Ministero dello sviluppo economico, con decreto del 16 febbraio 2018, ha riadottato, con gli stessi contenuti, il decreto dell'8 agosto 2017, disponendo contestualmente la cessazione dell'efficacia di quest'ultimo;

il mancato raggiungimento dell'intesa con la Conferenza Stato-Regioni sul decreto 16 febbraio 2018 potrebbe aprire la strada a nuovi ed ulteriori contenziosi, che rischiano di bloccare nuovamente il processo di riforma del settore camerale;

a giudizio degli interroganti i criteri utilizzati per l'accorpamento delle camere di commercio non sempre rispondono alle reali esigenze del territorio, mettendo in discussione la naturale vocazione delle imprese che vi operano a danno del tessuto economico del Paese;

il decreto ministeriale, in particolare, non tenendo conto della volontà di accorpamento eventualmente manifestata dagli enti camerali interessati, potrebbe obbligare all'unificazione realtà economiche assolutamente distanti tra loro, con ricadute negative, non solo sull'economia del territorio, ma anche sulla qualità dei servizi offerti ad imprese e cittadini e sull'individualità culturale ed economica di ciascun ente camerale,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda adottare le necessarie iniziative, anche di carattere legislativo, al fine di modificare i criteri per il riordino e la razionalizzazione delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, tenendo conto primariamente del principio di volontarietà nel procedimento di accorpamento degli enti camerali.

(4-00061)

IWOBI, CENTINAIO, SALVINI, CALDEROLI, CANDIANI, STEFANI, SOLINAS, BORGONZONI, BORGHESI, ARRIGONI, TOSATO, NISINI, AUGUSSORI, BAGNAI, BARBARO, BERGESIO, BONFRISCO, Simone BOSSI, Umberto BOSSI, BRIZIARELLI, BRUZZONE, CAMPARI, CANDURA, CANTU', CASOLATI, DE VECCHIS, FAGGI, FERRERO, FREGOLENT, FUSCO, MARIN, MARTI, MONTANI, OSTELLARI, PAZZAGLINI, Emanuele PELLEGRINI, PEPE, PERGREFFI, PIANASSO, PILLON, PIROVANO, Pietro PISANI, PITTONI, PIZZOL, PUCCIARELLI, RIPAMONTI, RIVOLTA, ROMEO, RUFA, SAPONARA, SAVIANE, SBRANA, SIRI, TESEI, VALLARDI, VESCOVI, ZULIANI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

negli ultimi 5 anni si è registrato un notevole incremento degli sbarchi sulle coste italiane con conseguente aumento di richieste d'asilo e notevoli difficoltà nella gestione del sistema di accoglienza: costi elevati, tempistiche di analisi della domanda tutt'altro che brevi, abuso dello strumento della richiesta d'asilo e difficoltà nei rimpatri anche in caso di diniego;

l'Unione europea ha previsto che i ricollocamenti avvengano solo per soggetti in evidente necessità di protezione internazionale, appartenenti a nazionalità il cui tasso di riconoscimento di protezione sia pari o superiore al 75 per cento sulla base dei dati Eurostat (tra gli altri, Siria, Eritrea, Repubblica Centrafricana, Bahrain), scaricando sul nostro Paese l'onere di analizzare le domande e di mantenere la maggior parte dei richiedenti asilo, fino ad una risposta definitiva sul diritto o meno a restare in Italia;

l'immigrazione regolare per motivi di lavoro è disciplinata dalla legge n. 189 del 2002 (legge Bossi-Fini), che ha modificato il decreto legislativo n. 286 del 1998, e la maggioranza parlamentare della XVII Legislatura non ha ritenuto necessario modificare la suddetta legge,

si chiede di sapere:

se al Ministro in indirizzo risulti quale sia il numero effettivo degli arrivi di migranti via mare e via terra in Italia dal 2013 ad oggi, suddivisi per anno;

quale sia il numero effettivo di rimpatri eseguiti dal 2013 ad oggi, suddivisi per anno;

quanti e con quali Stati siano gli accordi bilaterali in materia di rimpatri attualmente in vigore e quanti siano gli accordi bilaterali di regolamentazione e gestione dei flussi migratori per motivi di lavoro in essere;

quanti siano i richiedenti asilo, nonché i titolari di protezione internazionale o umanitaria, ad oggi accolti nel sistema di accoglienza, distinti per nazionalità;

a quanto ammonti la spesa a carico dello Stato, dal 2013 ad oggi, imputata al sistema di accoglienza e alle spese legali per il gratuito patrocinio, distinta per anno;

quanti contributi abbia stanziato l'Unione europea, dal 2013 ad oggi, distinti per anno, per la gestione del fenomeno migratorio;

quali iniziative e programmi siano stati avviati dal Governo, anche in raccordo con gli enti locali, sempre nel periodo di riferimento dal 2013 ad oggi, per coloro che hanno visto accolta la propria domanda d'asilo, una volta usciti dal sistema di accoglienza;

quali provvedimenti il Governo abbia adottato per favorire un'immigrazione regolare e fondata sul lavoro.

(4-00062)

GALLONE, TOFFANIN - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

recentemente, è stato pubblicato un avviso del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca "PON Ricerca e Innovazione 2014-2020" dedicato a nuove figure di ricercatori a tempo determinato. Si tratta di un avviso pubblico diretto alle università, le quali, una volta ammesse al progetto, dovranno procedere alla selezione dei ricercatori;

l'avviso e il successivo eventuale bando delle università escluderebbero alcuni candidati, considerato che potrà partecipare solo chi ha conseguito il titolo di dottore di ricerca entro fine febbraio 2018, mentre alcuni dottorandi, appartenenti allo stesso ciclo, conseguiranno il titolo a fine maggio;

risulta alle interroganti che alcuni dottorandi avrebbero contattato informalmente il Ministero e avrebbero avuto conferma della loro eventuale esclusione;

gli stessi sarebbero stati informati che non saranno previsti ulteriori avvisi prima del 2020, anche perché questo PON riguarda la programmazione fino al 2020;

non si riesce a comprendere perché, in una programmazione fino al 2020, non si tenga conto di chi ha conseguito il titolo dopo la data dell'avviso del Ministero, ma prima del bando delle università;

sarebbe stato forse più corretto prevedere la possibilità di partecipare anche per coloro i quali hanno conseguito il titolo dopo l'avviso, ma prima del bando alle università, considerato anche che chi discuterà a maggio ha concluso il dottorato a settembre e solo per motivi burocratici non ha discusso prima;

il problema riguarda tutti i dottorandi italiani del XXX ciclo, i quali saranno una sorta di "esodati" della ricerca; questi, infatti, discuteranno la tesi quasi tutti nel mese di maggio 2018 e saranno esclusi da questo PON e per tale ragione dovranno attendere il 2020 per un successivo contratto;

quanto descritto è a giudizio delle interroganti incredibile e ingiusto e ancora più ingiusto è far partecipare chi ha conseguito il titolo 4 anni fa (molto probabilmente ora si occupa di altro) e non chi lo ha conseguito nell'anno accademico in corso. Giova, inoltre, evidenziare che quando usciranno i bandi delle università, previsti dopo la pausa estiva, chi ha conseguito il dottorato dopo il mese di febbraio, pur avendo gli stessi titoli di chi lo ha conseguito prima, non potrà partecipare;

sarebbe auspicabile e opportuno rimediare, magari con una rettifica all'avviso, ovvero inserendo la possibilità di partecipare anche a chi ha conseguito il titolo dopo la data di avviso del Ministero, ma prima del bando delle università. Si potrebbe, altresì, ipotizzare una più chiara e corretta interpretazione dell'articolo 1 dell'avviso, in base al quale possono partecipare i dottori di ricerca che hanno conseguito il titolo negli ultimi 4 anni, senza specificare nulla per i nuovi (ovvero per chi conseguirà il titolo dopo il febbraio 2018 e prima del bando che pubblicherà l'università);

l'articolo potrebbe anche essere letto nel senso che la data dell'avviso serve solo per calcolare i 4 anni precedenti, ma non esclude per chi consegue il titolo prima del bando dell'università di partecipare. In caso contrario, tutti i dottorandi del XXX ciclo che vorranno fare ricerca saranno costretti ad andare all'estero,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se non ritenga di valutare soluzioni volte a consentire ai dottorandi del XXX ciclo di partecipare al bando indetto dal Ministero.

(4-00063)

BONFRISCO - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della salute - Premesso che:

da una lettera inviata a giornale "L'Unione sarda" da un centralinista del liceo "Fermi" di Alghero (Sassari), si apprende che nei giorni scorsi un ipovedente accompagnato dal suo cane guida, che si era recato nell'istituto per avere alcune informazioni su un corso di informatica per disabili, è stato costretto ad uscire dalla scuola a causa della presenza del cane;

da quanto si apprende dalle notizie riportate dagli organi di stampa, il vicepreside ha intimato al cittadino disabile di abbandonare l'istituto poiché era in compagnia del cane guida, affermando che la presenza dell'animale avrebbe potuto causare problemi di allergie agli studenti;

la legge stabilisce che gestori dei mezzi di trasporto e titolari di esercizi che impediscano od ostacolino, direttamente o indirettamente, l'accesso ai privi di vista accompagnati dal proprio cane guida sono soggetti a sanzione. Fin dal 1974 è stato fissato per legge il diritto per gli ipovedenti di entrare in qualunque esercizio aperto al pubblico accompagnati dal proprio cane guida;

in Italia molto è stato fatto anche sotto il profilo normativo, ma tuttora nel nostro Paese troppo spesso le leggi restano sulla carta, non vengono attuate o applicate. È necessario infatti pensare alle persone non autosufficienti in termini di centralità dei bisogni, fornendo delle risposte efficaci tese alla valorizzazione dei potenziali della persona e non soltanto incentrate nella misurazione dei deficit. Il bisogno di salute deve essere quantificato in relazione a quanto una persona potrebbe fare se venissero posti in essere quegli interventi capaci di contrastare o di ridurre un deficit e di abbattere quelle barriere che costituiscono un handicap apparentemente insormontabile per la persona con disabilità,

si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali provvedimenti intenda mettere in atto per garantire i diritti di cittadinanza delle persone disabili anche promuovendo nelle scuole progetti formativi rivolti ai giovani per abbattere quelle barriere culturali che ad oggi rappresentano ancora il principale ostacolo.

(4-00064)

BORGONZONI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

l'articolo 4 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, di modifica dell'articolo 37 della legge 23 luglio 2009, n. 99, ha ridefinito l'assetto e la missione dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), ponendo fine alla la fase del commissariamento dell'ente;

con il decreto 23 marzo 2016 del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, è stata restituita piena operatività all'Agenzia, e sono stati designati i nuovi vertici, confermando il commissario nella figura dell'attuale presidente;

l'Agenzia, vigilata dal Ministero dello sviluppo economico, svolge attività di ricerca ed innovazione tecnologica, nonché di prestazione di servizi avanzati alle imprese, alla pubblica amministrazione e ai cittadini nei settori dell'energia, dell'ambiente e dello sviluppo economico;

per molteplici motivi la gestione dell'ENEA negli ultimi anni è stata interessata da fasi alterne di espansione e di stallo, che di fatto hanno segnato un andamento tendenzialmente negativo delle performance;

nel piano della performance ENEA 2016-2018, adottato ai sensi dell'articolo 10, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, emerge un'inadeguatezza del modello gestionale che rischia di inficiare il programma di attività di ricerca ed innovazione tecnologica svolto nei diversi siti nazionali;

l'eccessiva centralizzazione delle competenze ha portato, a giudizio dell'interrogante, ad un'inefficienza delle attuali strutture tecniche. I centri di Bologna e di Brasimone (Bologna), ad esempio, dipendono da capi dipartimento di Frascati o di Casaccia (Roma) e non possiedono più le autonomie che avevano in precedenza;

il rischio è che tali centri possano diventare succursali di altri per l'attuazione di determinati programmi di ricerca, con un'inevitabile perdita di know how, che certamente avvantaggerebbe i competitori, anche esteri;

Brasimone era tra i siti candidati ad ospitare l'infrastruttura di ricerca sulla fusione nucleare, essendo tra i centri giudicati idonei a sviluppare competenze nell'ambito della ricerca e delle fonti di energia alternativa; nonostante la scelta sia ricaduta su Frascati, sarebbe opportuno continuare ad investire in tale sito per promuovere la ricerca e la sperimentazione nell'ambito delle energie rinnovabili;

sembrerebbe inoltre che nei centri ENEA non venga più svolta in modo efficiente la manutenzione ordinaria sia delle attrezzature (fotocopiatrici, stampanti, plotter) che delle strutture. Ciò sta producendo una progressiva riduzione delle capacità operative dei ricercatori,

si chiede di sapere, secondo il vigilante Ministro in indirizzo, quali siano gli obiettivi strategici dell'attuale gestione, ferme restando le competenze attribuite all'Agenzia dalla vigente normativa, per implementare la ricerca scientifica e tecnologica nei siti nazionali, con particolare riferimento ai siti di Bologna e Brasimone, e quali siano i risultati fino ad oggi raggiunti sul tutto il territorio nazionale.

(4-00065)

PERGREFFI, CALDEROLI, IWOBI, PIROVANO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

sulla base delle disposizioni del decreto ministeriale del 15 agosto 2017, recante la direttiva sui comparti di specialità delle forze di polizia e sulla razionalizzazione dei presidi di polizia, sarebbe stata decisa la soppressione del distaccamento di Polizia stradale di Treviglio (Bergamo);

lo stesso distaccamento sta del resto sperimentando da tempo una diminuzione dei propri effettivi che induce a ritenere ormai prossima l'esecuzione del provvedimento di chiusura;

attualmente l'unità operativa distaccata di Treviglio garantisce il servizio di Polizia stradale sulla viabilità ordinaria della provincia di Bergamo sorvegliando gli itinerari della pianura che attraversano e connettono 50 comuni;

la presenza di un distaccamento della Polizia stradale proprio a Treviglio consente di accelerare i tempi di intervento;

il presidio è altresì un valido supporto operativo per le azioni di prevenzione e controllo del territorio condotte dalle altre forze dell'ordine e dalle polizie locali;

il distaccamento è operativo nella provincia bergamasca da ben 59 anni e nel 2017 ha garantito un indice di copertura giornaliera del territorio pari a 3 pattuglie al giorno, assicurando i 4 turni della giornata nelle fasce orarie 1.00-7.00, 7.00-13.00, 13.00-19.00 e 19.00-1.00;

la competenza della Polizia stradale si estende inoltre alle attività di controllo dei pubblici esercizi (autofficine, centri di revisione, autoscuole, agenzie di pratiche automobilistiche, autosaloni, gommisti e carrozzerie), prestando particolare attenzione alle violazioni in materia amministrativa e ambientale;

la chiusura del distaccamento comporterebbe pertanto gravissime ricadute sul territorio della provincia bergamasca sul piano dell'efficacia delle attività di prevenzione, repressione e soccorso pubblico,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga effettivamente di dover sopprimere il distaccamento di Polizia stradale di Treviglio e se non consideri invece che sia più opportuno rinunciarvi.

(4-00066)

PITTELLA - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che:

le Filippine e l'Italia hanno relazioni diplomatiche, economiche, culturali e politiche di lungo corso;

la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani e il dialogo con le organizzazioni non governative hanno sempre rappresentato una componente importante dei rapporti bilaterali fra l'Unione europea e le Filippine;

le Filippine beneficiano del "Sistema delle preferenze generalizzate" (GSP) dell'Unione europea;

dal 1° luglio 2016, oltre 12.000 persone, incluse donne e bambini, sono rimaste uccise nelle Filippine in conseguenza della campagna contro le droghe, che il presidente Duterte ha promesso di portare avanti fino alla fine del suo mandato presidenziale nel 2022;

migliaia di queste esecuzioni extragiudiziali sono state perpetrate dalle forze di polizia e altre forze dello Stato;

l'8 febbraio 2018, il procuratore della Corte penale internazionale ha dato inizio a un esame preliminare in merito alle accuse di crimini contro l'umanità commessi nell'ambito della guerra contro le droghe nelle Filippine;

a marzo 2018, il presidente Duterte ha ritirato le Filippine dallo statuto di Roma della Corte penale internazionale;

il perimetro di azione per la società civile va restringendosi, e i difensori dei diritti umani trovano nelle Filippine un ambiente sempre più ostile;

a ottobre 2017, il vicesegretario del Partito socialista europeo (PSE), il cittadino italiano Giacomo Filibeck, ha fatto visita ai rappresentanti della società civile e dei partiti politici di opposizione, e ha pubblicamente criticato la violenta campagna contro le droghe del presidente Duterte;

il 15 aprile 2018, Giacomo Filibeck, giunto all'aeroporto di Cebu, nelle Filippine, è stato fermato dalle autorità del Paese con l'accusa di aver intrapreso "attività politica di opposizione", e immediatamente espulso dal territorio dello Stato filippino;

considerato che:

il Parlamento europeo in seduta plenaria del 19 aprile ha adottato una risoluzione (2018/2662(RSP)) in cui si denunciano le pratiche del Governo Duterte e in particolare l'espulsione di cittadini stranieri sulla base di motivazioni politiche;

il PSE ha denunciato con forza l'espulsione del suo vicesegretario dalle Filippine e ha immediatamente informato dell'incidente la rappresentante della diplomazia europea Federica Mogherini, alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza;

il presidente del PSE, Sergei Stanishev, ha reputato del tutto inaccettabili le modalità di espulsione del rappresentante politico del PSE dal territorio delle Filippine, aggiungendo che: "il PSE continuerà ad esprimere solidarietà all'opposizione democratica contro il crescente autoritarismo del regime di Duterte nelle Filippine",

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti riportati;

quali iniziative intenda adottare nei confronti del Governo delle Filippine affinché assicuri la libertà di espressione ai cittadini stranieri sul suo territorio nazionale, e affinché non si ripetano in futuro espulsioni nei confronti di rappresentanti di partiti politici internazionali in visita nel Paese del sud est asiatico;

se intenda attivarsi nei confronti del Governo Duterte al fine di far rimuovere ogni divieto che impedisca al vicesegretario del PSE di recarsi nelle Filippine.

(4-00067)

PERGREFFI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

come recentemente segnalato dal sindaco di Orio al Serio (Bergamo), presso lo scalo aeroportuale "Caravaggio", si assiste ad un continuo transito di famiglie straniere con figli minori ed anche di soli minori non accompagnati, spesso con documenti falsi validi ai fini dell'espatrio, in arrivo da altra destinazione europea e extraeuropea e privi di parenti domiciliati sul territorio nazionale;

ciò comporta l'intervento immediato della Polizia di frontiera, pubblica autorità preposta, fra l'altro, alla protezione dell'infanzia, la quale provvede tempestivamente ad affidare il minore a una comunità, che costituisce luogo protetto ai sensi dell'art. 403 del codice civile e a trasmettere il verbale all'ufficio servizio sociale che, da quel momento, ha in carico la tutela del minore;

tuttavia, tale procedura, benché i minori siano rintracciati presso un aeroscalo e quindi in uno spazio demaniale in cui il Comune non ha giurisdizione, non sarebbe preceduta da alcuna consultazione del servizio comunale di tutela dei minori e si tradurrebbe di fatto per il Comune di Orio al Serio nel mero pagamento del costo di ospitalità del minore, di importo variabile a seconda che il minore faccia perdere le proprie tracce o si fermi ospite, senza alcun diritto di rimborso a riguardo per l'ente;

è di tutta evidenza l'assoluta insostenibilità economica della presa in carico e della gestione da parte del Comune di Orio al Serio di tale fenomeno che, in futuro, stanti anche i numeri registrati negli ultimi anni, subirà incrementi non sopportabili dall'ente locale;

difatti, secondo i dati del Ministero dell'interno i minori stranieri non accompagnati giunti in Italia sono passati da 62.692 nel 2011 a 153.842 nel 2015 e 181.436 nel 2016, passando dall'8 per cento nel 2015 al 14,2 per cento nel 2016 dei migranti sbarcati, un flusso pertanto in costante crescita;

secondo un articolo pubblicato su "Il Sole-24 ore", i minori stranieri non accompagnati giunti in Italia solo nel 2017 sarebbero 18.303 in tutto e 5.828 sarebbero quelli irreperibili;

comunque, il numero dei minori non accompagnati sbarcati sulle nostre coste e identificati restituisce solo in parte l'immagine reale della mobilità minorile non accompagnata in Italia, non essendo conteggiato infatti chi entra via terra, chi non viene identificato, chi si rende irreperibile, anche per raggiungere eventuali parenti nel nord Europa, e chi viene riammesso in Italia da altri Stati;

in seguito all'intesa sancita in Conferenza unificata (10 luglio 2014) sul piano nazionale per fronteggiare il flusso straordinario di cittadini extracomunitari, adulti, famiglie e minori stranieri non accompagnati, al Ministero dell'interno è stata attribuita la responsabilità dell'organizzazione dell'accoglienza anche dei minori stranieri non accompagnati, superando il precedente regime che distingueva i minori non accompagnati richiedenti asilo dai non richiedenti, distinta in due fasi di prima e seconda accoglienza, così come poi statuito nel decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142;

successivamente è stata approvata la legge 7 aprile 2017, n. 47, recante "Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati", entrata poi in vigore il 6 maggio 2017, la quale ha introdotto una serie di modifiche alla normativa in vigore in materia di minori stranieri non accompagnati;

in particolare, l'articolo 4 e l'articolo 12 hanno disposto modifiche all'articolo 19 del decreto legislativo n. 142 del 2015, rispettivamente il primo riducendo il tempo di permanenza dei minori stranieri non accompagnati nelle strutture di prima accoglienza a loro destinate ai fini dell'identificazione ed il secondo intervenendo sul programma di accoglienza "sistema di protezione per richiedenti asilo, rifugiati e minori stranieri non accompagnati";

secondo la normativa in vigore, nella fase di prima accoglienza i minori non accompagnati sarebbero accolti in strutture governative di prima accoglienza a loro destinate attivate dal Ministero, in accordo con l'ente locale nel cui territorio è situata la struttura, e gestite dal Ministero dell'interno anche in convenzione con gli enti locali, mentre successivamente l'accoglienza dovrebbe proseguire nell'ambito del sistema di protezione per richiedenti asilo, rifugiati e minori stranieri non accompagnati, la cui capienza sarebbe, però, commisurata alle effettive presenze dei minori non accompagnati nel territorio nazionale e, comunque, nei limiti delle risorse del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo;

ai sensi del comma 3 dell'art. 19 del decreto legislativo n. 142 del 2015, in caso di temporanea indisponibilità nelle strutture di prima e seconda accoglienza, l'assistenza e l'accoglienza del minore devono essere temporaneamente assicurate dalla pubblica autorità del Comune in cui il minore si trova, con il contributo disposto dal Ministero dell'interno a valere sul Fondo nazionale per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati di cui all'articolo 1, comma 181, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, però nel limite delle risorse del medesimo Fondo;

il comma 4 prosegue stabilendo che in presenza di arrivi consistenti e ravvicinati di minori non accompagnati, qualora l'accoglienza non possa essere assicurata dai Comuni, è disposta dal prefetto, con l'attivazione di strutture ricettive temporanee esclusivamente dedicate ai minori non accompagnati, anche in questo caso, limitata al tempo strettamente necessario al trasferimento nelle strutture previste dai commi precedenti e comunque dell'accoglienza del minore non accompagnato nelle strutture deve essere data notizia, a cura del gestore della struttura, al Comune in cui si trova la struttura stessa, per il coordinamento con i servizi del territorio;

la legge 8 novembre 2000, n. 328, stabilisce, infatti, che siano gli enti locali a fornire piena assistenza a tutti i minori, e quindi anche ai minori stranieri non accompagnati, ai quali si applicano, per analogia, le norme generalmente destinate alla protezione dei minori italiani in difficoltà;

anche per il numero elevato delle presenze e degli arrivi nonché per le ingenti disponibilità economiche richieste, ancora oggi e nonostante le modifiche normative, l'accoglienza e la protezione dei minori stranieri non accompagnati continua ad avere per i Comuni, in qualità di soggetti deputati all'accoglienza del minore e all'attivazione della rete dei servizi sociali, un forte impatto sul sistema del welfare locale, dal punto di vista economico, sociale ed operativo;

quanto segnalato dal sindaco di Orio al Serio, difatti, non è un caso isolato, ed inoltre tali difficoltà risultano ancora maggiori per i Comuni più investiti dalla presenza dei minori stranieri perché situati in zone di ingresso;

a giudizio dell'interrogante non può essere il mezzo di trasporto utilizzato per raggiungere il territorio italiano il fattore discriminante per definire in quale procedimento di accoglienza e di affidamento debba essere inquadrato il caso di un minore migrante;

lo SPRAR è un sistema nazionale basato sull'adesione volontaria dei Comuni e che su questi ultimi non dovrebbe in ultimo essere scaricata la gestione di tale emergenza, stante anche la non prevedibilità dei flussi, peraltro in aumento, che non consente nemmeno di pianificare o quantificare l'onere economico a carico dell'ente locale;

risulta che il costo a carico dei Comuni per alloggiare dei minori in comunità possa variare dai 70 ai 100 euro al giorno e che gli ambiti territoriali afferenti all'ATS (azienda per la tutela della salute, ex ASL) rimborsino il 40 per cento del costo;

pertanto, ai Comuni viene riconosciuto, a seguito di rendicontazione, l'importo fisso di 45 euro al giorno, a prescindere dal costo della comunità reperita nel giro di poche ore, da dividere in proporzione con gli ambiti che hanno anticipato le spese (quindi 60 per cento al Comune e 40 per cento all'ambito);

pare poi, inoltre, che da giugno 2017 i rimborsi ai Comuni a valere sul Fondo non siano più stati erogati da parte dello Stato,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero quanto sopra, ed in particolare se da giugno 2017 i Comuni non siano più stati rimborsati da parte dello Stato per le spese sostenute per la presa in carico dei minori stranieri non accompagnati;

quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda assumere a fronte delle criticità evidenziate, per assicurare, a seguito del consistente afflusso di migranti minori non accompagnati in territorio italiano, che la presa in carico dei minori sia effettuata realmente a cura del Ministero senza ulteriormente gravare sugli enti locali;

quali misure di competenza intenda assumere a favore dei Comuni, già in difficoltà per il peso economico e sociale derivante dall'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati giunti sul territorio nazionale e stante l'assoluta insostenibilità economica della presa in carico dei minori, in particolare per quelli più esposti e situati in zone di transito e arrivo, come nel caso specifico di Orio al Serio, dove i minori, giunti attraverso aeromobili, vengono identificati all'interno del sedime aeroportuale, o ancor più in area cosiddetta extra-Schengen.

(4-00068)

ARRIGONI, CANDIANI, BRIZIARELLI, PAZZAGLINI, BAGNAI, FUSCO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

a più di un anno e mezzo dagli straordinari eventi sismici che, a decorrere dal 24 agosto 2016, hanno colpito il Centro Italia, la ricostruzione stenta a partire, anche per il verificarsi di una serie di problematiche, soprattutto procedurali;

in questi giorni, proprio nel passaggio dalla XVII alla XVIII Legislatura, ricorre una serie di scadenze tributarie a carico di imprese e cittadini, nonché quelle per i contributi statali per la ricostruzione e cresce la preoccupazione delle popolazioni interessate per la mancata proroga della sospensione;

alle scadenze proprie dei territori colpiti dal sisma, il 21 aprile 2018 si è aggiunta quella del termine per la definizione agevolata dei carichi iscritti a ruolo, ma in particolare preoccupa la ripresa dei pagamenti relativa al termine della "busta paga pesante";

infatti, l'art. 48, comma 1-bis, del decreto-legge n. 189 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 229 del 2016, aveva stabilito la possibilità per i lavoratori dipendenti di richiedere al datore di lavoro di non effettuare le ritenute IRPEF in busta paga, con restituzione in 9 rate mensili di pari importo, a decorrere dal 16 febbraio 2018, come modificato dal decreto-legge n. 50 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2017;

la stessa necessità è stata riconosciuta alle popolazioni colpite dal sisma del 6 aprile 2009, per le quali però la legge di stabilità per il 2012 (legge n. 183 del 2011) ha previsto una proroga di un anno e mezzo per la restituzione della busta paga pesante (da giugno 2010 a gennaio 2012), restando in vigore per un totale di 2 anni e 8 mesi;

sono state inoltre previste 120 rate ed è stata introdotta la riduzione dell'ammontare al 40 per cento del non versato, che ovviamente alleggerisce di molto il peso della doppia tassazione in contemporanea, ossia quella corrente e quella arretrata;

al contrario, per il terremoto del Centro Italia, la proroga della busta paga pesante è slittata soltanto di 3 mesi e mezzo (dal 16 febbraio 2018 al 31 maggio 2018, con la modifica del citato articolo 48, comma 1-bis, introdotta dalla legge di bilancio per il 2018, all'articolo 1, comma 736, lettera a)) e la restituzione avverrà in 24 rate (come stabilito da ultimo dal medesimo comma della legge di bilancio per il 2018, legge n. 205 del 2017). Inoltre, non sono ancora state stabilite le modalità di restituzione, ossia se mediante il sostituto d'imposta o autonomamente in F24;

tale scadenza interviene prematuramente, rispetto allo stato di attuazione della ricostruzione e della ripresa economica, e l'avvicinarsi delle date di scadenza di tali importanti adempimenti tributari crea ansie e paure ai cittadini del luogo, anche in considerazione del prorogarsi dei tempi per il ritorno alle normali condizioni di vita e di lavoro delle popolazioni terremotate;

la proroga dello stato di emergenza, prevista dal Consiglio dei ministri del 22 febbraio 2018, dimostra le difficoltà riscontrate nel periodo post terremoto e, quindi, la necessità di prorogare tutti i termini previsti per gli adempimenti tributari e procedurali;

tenuto conto del fatto che l'evento sismico che ha colpito il Centro Italia nel 2016, sia per la gravità che per la difficoltà della ricostruzione e della ripresa economica dei territori, mostra lo stesso grado di emergenza di quello de L'Aquila del 2009,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non voglia assumere al più presto le opportune iniziative, anche di carattere d'urgenza, che prevedano una dilazione più ampia dei termini di scadenza per la ripresa degli adempimenti tributari, in particolare per la scadenza del 31 maggio 2018 riguardante la busta paga pesante, al fine di uniformare il trattamento delle popolazioni colpite dai due eventi calamitosi.

(4-00069)

DE PETRIS - Al Ministro dell'interno - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

con deliberazione n. 17 del 10 aprile 2013 il Consiglio comunale di Nettuno (Roma) ha approvato il piano generale degli impianti pubblicitari, contenente nuove regole per l'installazione e la gestione dell'impiantistica di settore;

in attuazione del regolamento, nel corso del 2014, gli agenti della Polizia locale del Comune di Nettuno hanno emesso una serie di verbali di accertamento di violazione e successive ordinanze di rimozione nei confronti di alcuni impianti pubblicitari, con particolare riferimento a quelli dei quali risulta titolare la società RT2, con sede a Nettuno, via Don Minzoni 83;

la società RT2 ha presentato in data 20 giugno 2016 alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Roma e alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Velletri un esposto nel quale si afferma, fra l'altro, che analoghi provvedimenti sanzionatori non sarebbero stati intrapresi dall'amministrazione comunale nei confronti di impianti di altre aziende titolari, comunque non conformi alla nuova regolamentazione;

con determinazione dirigenziale n. 136 del 10 agosto 2016 l'amministrazione comunale addiveniva ad un accordo di transazione con la società RT2, nell'ambito del quale venivano definiti gli indirizzi per il rilascio delle nuove autorizzazioni e per dirimere il contenzioso in essere;

il 13 settembre 2016 la società RT2, in ottemperanza all'accordo, presentava istanza per il rilascio delle autorizzazioni, alla quale non sarebbe stata data alcuna risposta dall'amministrazione comunale;

già nel corso della XVII Legislatura, il gruppo Sinistra Italiana - Possibile aveva inviato una segnalazione scritta al presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, con una richiesta di approfondimento in merito alla liceità delle attività svolte nel settore delle affissioni pubblicitarie dal Comune di Nettuno;

il 19 ottobre 2017 l'associazione "Verdi ambiente e società" (VAS) ha consegnato al Comune un dettagliato esposto, nel quale si segnala la sussistenza di un'ampia serie di impianti pubblicitari che risulterebbero installati nel territorio comunale in violazione delle norme vigenti;

il 29 settembre 2017 è stato comunicato alla "RT" Srl che le richieste di autorizzazione all'installazione dei cartelli elencati nell'accordo transattivo del 25 luglio 2016, presentate il 25 ottobre 2016 ed il 4 novembre 2016, non possono essere evase perché ancora prive (a distanza di un anno) dei pareri e dei nulla osta necessari: a firmare la comunicazione è il dottor Luigi D'Aprano, che poi emanerà diverse ordinanze di rimozione dei medesimi impianti ancora in corso di istruttoria;

in risposta alla segnalazione della VAS del 19 ottobre 2017, il Comune di Nettuno ha fatto sapere che dal 22 aprile 2014 al 25 ottobre 2017 il corpo di Polizia locale ha elevato 110 sanzioni, 72 delle quali alla "RT2", a conferma di un accanimento che sarebbe stato rilevato anche dal settimanale "Controcorrente" del 20 gennaio 2018 e che sarebbe proseguito anche dopo la sottoscrizione dell'accordo transattivo del 25 luglio 2016;

la segnalazione della VAS evidenziava i vizi di legittimità del "bando per gonfaloni", promosso dalla Giunta comunale con deliberazione n. 40 del 21 marzo 2017, di cui è stato comunicato all'associazione l'annullamento, senza dimostrare l'atto amministrativo che abbia formalizzato un tale provvedimento: la ditta "Next" Srl, che ha vinto il bando, ha nel frattempo fatto ricorso al TAR contro il Comune;

uno dei maxi impianti segnalato dalla VAS è stato rimosso spontaneamente dal titolare, che ha così evitato la sanzione e la successiva ordinanza di rimozione, lasciando il sospetto che sia stato avvertito da qualche funzionario del Comune;

il 19 febbraio 2018 sul sito del Comune di Nettuno è stato pubblicato un comunicato che dava per completato il "censimento generale degli impianti pubblicitari" del territorio comunale: 226 gli impianti censiti da ottobre 2017 ad ora, fra i quali non sono tuttavia compresi gli impianti a finta fermata di autobus segnalati dalla VAS: per questi, quindi, viene posticipata la verifica della natura abusiva e la conseguente rimozione;

il 23 febbraio 2018 alla "RT" Srl sono stati comminati 20 verbali di accertamento di violazione, con sanzione di 422 euro per ogni impianto: lo stesso giorno sono stati comminati ulteriori verbali di accertamento di violazione agli inserzionisti di diversi dei medesimi impianti della "RT";

il corpo di Polizia locale ha multato anche i clienti inserzionisti della "RT" Srl per la pubblicità fatta su impianti non ancora sanzionati alla ditta titolare;

il 1° marzo 2018 alla "RT" Srl sono stati comminati altri 5 verbali di accertamento di violazione, con sanzione di 422 euro per ogni impianto,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario ed urgente esercitare i controlli di competenza sugli organi del Comune di Nettuno, con particolare riferimento al settore delle affissioni pubblicitarie, anche al fine di valutare l'eventuale sussistenza di comportamenti omissivi di rilievo, che possano incidere negativamente sulla correttezza e sulla trasparenza delle attività amministrative.

(4-00070)

DE PETRIS - Al Ministro della giustizia - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

sul "Corriere della sera" del 14 aprile 2018 è stata pubblicata un'intervista a Paolo Borrometi, cronista siciliano minacciato di morte dalla cosca mafiosa dei Giuliano;

Borrometi, giornalista d'inchiesta, che già nel 2014 aveva riportato la frattura del braccio ad opera di sconosciuti, in ragione della sua attività giornalistica, aveva ottenuto informazioni circa la presenza di un imprenditore, notoriamente insediato nella suddetta cosca, nel consorzio di Pachino (Siracusa) che tutela l'omonimo pomodoro con il marchio d'indicazione geografica protetta (IGP);

successivamente alla pubblicazione della notizia, l'imprenditore è stato escluso dal consorzio, ritorcendo la sua reazione su Borrometi: le conseguenze sono state minacce di morte nei confronti del giornalista e della sua fidanzata;

Borrometi, insignito dal Presidente della Repubblica del titolo di cavaliere dell'ordine al merito, oggi vive sotto scorta a Roma;

nella storia della Repubblica molti giornalisti hanno pagato con la vita il loro coraggio: da Giuseppe Fava a Giancarlo Siani, da Peppino Impastato a Mauro Rostagno;

le minacce hanno colpito di recente, tra gli altri, Lirio Abbate, Giovanni Tizian, Federica Angeli e Giulio Cavalli;

i giornalisti sono spesso oggetto di iniziative giudiziarie pretestuose e implicitamente minacciose per l'alto importo dei risarcimenti richiesti, specie se rivolte a cronisti precari, che vengono retribuiti modestamente e sulla base dei "pezzi" che scrivono. Un caso emblematico è stato di recente quello deciso dal tribunale civile di Reggio Calabria, nel quale il giudice Patrizia Morabito ha respinto la pretesa risarcitoria di Giuseppe Scopelliti, recentemente condannato in via definitiva per falso a 4 anni e 10 mesi, nei confronti dei cronisti calabresi Paolo Pollichieni e Lucio Musolino (sentenza della seconda sezione civile n. 424 del 2017);

la Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito in numerose sentenze che il dovere dei giornalisti (implicitamente riconosciuto nell'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti) deve essere quello di "cane da guardia dell'opinione pubblica";

la Corte costituzionale italiana, a sua volta, ha stabilito più volte che l'articolo 21 della Costituzione non tutela soltanto il diritto di espressione e di cronaca, ma anche il diritto dei cittadini a essere informati (si vedano le sentenze, tra le tante, n. 826 del 1988 e n. 135 del 2013);

si pone, pertanto, un problema di tutela avanzata dei cronisti d'inchiesta, che è stato oggetto nella XVII Legislatura sia di una specifica relazione della Commissione d'inchiesta sulle mafie (Doc. XXIII, n. 6, relatore Claudio Fava) sia di una proposta di legge contro le querele temerarie (sen. Ricchiuti e altri, atto Senato 2659),

si chiede di sapere:

quali iniziative normative i Ministri in indirizzo intendano assumere per elevare la protezione giudiziaria dei giornalisti al fine di porli al riparo da azioni civili e penali palesemente pretestuose;

quali provvedimenti di maggior tutela intendano assumere per garantire l'agibilità professionale e culturale dei cronisti italiani.

(4-00071)

DE BONIS, GALLICCHIO - Ai Ministri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

il decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, e successive modificazioni e integrazioni, recante "Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano", disciplina la qualità delle acque destinate al consumo umano con la finalità di assicurarne salubrità e potabilità, tutelando, in tal modo, la salute umana dai rischi e dalle conseguenze rinvenienti dalla contaminazione delle acque;

prevede all'art. 2, comma 1, lettera c), che il gestore del servizio idrico integrato per la Basilicata è Acquedotto Lucano SpA;

l'Azienda sanitaria locale di Matera ha pubblicato il 19 aprile 2018 un avviso rivolto alla Comunità di Metaponto lido e Case sparse di Montescaglioso, a seguito della comunicazione dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente della Basilicata, che dava conto dell'esito sfavorevole delle analisi dell'acqua potabile per la presenza di trialometani (THMs), sottoprodotti clorurati del cloro usato come disinfettante, al di sopra dei limiti consentiti;

i trialometani (THMs) si formano nell'acqua destinata al consumo umano soprattutto come risultato della reazione del cloro con la materia organica presente naturalmente nelle acque grezze: la quantità di THMs che si forma è in relazione alla concentrazione del cloro, degli acidi umici e degli ioni bromuro, della temperatura, del pH;

gli effetti sulla salute umana dei THMs possono essere molteplici e producono effetti cancerogeni;

l'ultimo campione prelevato nel serbatoio Campagnolo basso, a servizio di Metaponto lido e di Case sparse, ha riportato, inequivocabilmente, valori sopra la soglia di THMs di 38 microgrammi per litro, un valore, cioè, superiore al limite della soglia di 30 microgrammi per litro;

l'Azienza sanitaria locale sconsigliava, conseguentemente, l'utilizzo ad uso potabile dell'acqua;

la stessa Azienda sanitaria procedeva quindi ad inoltrare ai sindaci di Policoro, Nova Siri e Scanzano proposte per l'adozione di ordinanze urgenti, che venivano adottate nelle ore successive, al fine di sospendere l'utilizzo dell'acqua per usi potabili e per la preparazione dei cibi;

l'avviso precisava che l'azione dei trialometani avviene per "accumulo" negli anni e non ha carattere acuto;

dallo schema idrico appulo-lucano si evince che l'acqua della rete che affluisce ai predetti comuni deriva dal potabilizzatore di Montalbano jonico, in cui avviene una miscela dell'acqua proveniente dall'invaso del Sinni con quella proveniente dall'invaso del Pertusillo;

per ciò che attiene alle cause, andrebbe indagata in primo luogo la regolarità delle operazioni di sanificazione dei serbatoi e la regolarità dello smaltimento dei fanghi;

in subordine, andrebbero indagate eventuali correlazioni tra la presenza di due discariche, delle quali una attiva, e il vicino invaso di Monte Cotugno (Sinni) che potrebbe essere stato contaminato da percolato, come riportato nella sentenza della Corte di cassazione n. 7214/2011;

Acquedotto Lucano SpA, società di gestione del servizio idrico, nonostante i riscontri pervenuti da Arpab, emanava un comunicato in cui precisava: "Quelle da noi eseguite sulla rete del potabilizzatore di Montalbano Jonico (a servizio anche di Policoro e Nova Siri Marina) stanno confermando la buona qualità dell'acqua con nessun superamento dei limiti di trialometani. Le ordinanze dei sindaci sono state emesse a seguito degli esiti di un campionamento Arpab nei giorni scorsi da cui risulterebbe il superamento della soglia (30 microgrammi per litro - mcg/l) di THMs";

restano 5 i comuni lucani privati dell'acqua potabile: dopo Policoro, Scanzano jonico e Nova Siri marina, il disagio colpisce nei giorni successivi anche Montescaglioso e Metaponto;

l'allarme per un'alta concentrazione di trialometani nell'acqua non è peraltro nuovo nella provincia di Matera, dato che nel settembre 2016 esso si ripeteva negli stessi comuni colpiti dall'emergenza odierna, mentre nel mese di ottobre 2017 veniva riscontrato nel territorio di Irsina;

il 30 ottobre 2017 l'Arpab trasmetteva infatti all'Azienda sanitaria di Matera (ASM) l'esito delle analisi effettuate su un campione di acqua potabile prelevato in data 2 ottobre 2017 all'uscita del serbatoio sito in contrada "I Piani" del Comune di Irsina: il rapporto analitico evidenziava la non conformità ai limiti del decreto legislativo n. 31 del 2001 del parametro "trialometani totali";

le analisi realizzate dall'Arpab e dall'Acquedotto Lucano SpA non risulterebbero "accreditate",

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non ritengano di adottare misure urgenti di propria competenza al fine di accertare l'effettiva presenza e le cause delle alte concentrazioni di trialometani nell'acqua potabile del territorio della provincia di Matera per predisporre azioni atte a prevenire danni alla salute dei cittadini e a ricondurre definitivamente sotto le soglie consentite la presenza di inquinanti;

se siano a conoscenza della cadenza temporale con cui sono state effettuate le operazioni di pulizia e sanificazione dei serbatoi della provincia di Matera con indicazione degli eventuali appalti e formulari di smaltimento dei fanghi;

se non ritengano, nell'ambito della propria attività di vigilanza, di adottare provvedimenti finalizzati a garantire che le metodiche di prelevamento dei campioni e di analisi delle acque effettuate da Arpab e da Acquedotto Lucano SpA siano necessariamente "accreditate" e, fermo restando questo, se non ritengano di adottare iniziative, anche di carattere normativo, al fine di favorire l'allineamento delle metodiche tra gli enti preposti alle analisi sull'acqua potabile per dare certezze ai cittadini.

(4-00072)

BORGONZONI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

la stazione centrale di Bologna, per la sua posizione particolarmente strategica tra il Centro e il Nord, è il punto di convergenza di molteplici linee dell'Italia settentrionale e detiene il quinto posto tra le stazioni italiane per grandezza e volume di traffico; la stazione registra il passaggio di circa 700 treni al giorno, per un totale di circa 58 milioni di passeggeri all'anno;

si tratta pertanto di uno dei principali nodi ferroviari italiani, reso ancor più efficiente dall'alta velocità che ha portato ad un maggiore sviluppo e ad un aumento notevole del transito giornaliero dei treni e dei passeggeri;

nel giugno 2013 sono stati conclusi e inaugurati i lavori di ampliamento della stazione per l'area dedicata all'alta velocità;

purtroppo, a decorre da tale data sono iniziati i problemi di infiltrazioni d'acqua proprio nell'area dedicata all'alta velocità, che ora interessano principalmente il piano -2 denominato "kiss and ride" e la sala d'attesa del piano -3, ove sono presenti punti informativi e bar;

alcune immagini pubblicate dai media, con secchi pieni d'acqua e zone interdette agli utenti, si ritengono inaccettabili per una stazione di tale importanza, come quella centrale di Bologna, non solo come decoro e lesione dell'immagine del nostro Paese all'estero, ma anche per motivi di sicurezza e possibilità di danni alle strutture nonché di messa in pericolo dei viaggiatori,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questi fatti incresciosi per una nuova stazione così importante come quella di alta velocità di Bologna e se intenda appurare se tali infiltrazioni siano monitorate o ci si sia limitati a transennare alcune aree;

se non ritenga opportuno appurare se con il tempo le infiltrazioni possano procurare danni alla struttura stessa, con conseguente pericolo per i viaggiatori, e se si sia aperto per tale problematica sopraggiunta fin da subito, a seguito all'inaugurazione della stazione, un contenzioso con l'azienda e con i responsabili della progettazione, per comprendere di quale natura sia "l'errore" ovvero a chi debbano essere addebitati i danni;

se vi sia l'intenzione di porre in essere interventi di manutenzione straordinaria dell'infrastruttura.

(4-00073)

DE PETRIS - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

con nota del 16 aprile 2018 il presidente dell'Associazione nazionale comuni aeroportuali italiani (ANCAI) ha reso nota la diffusione dello schema del nuovo decreto del Ministero dell'ambiente, tutela del territorio e del mare di modifica del decreto ministeriale 29 novembre 2000 recante "Criteri per la predisposizione dei Piani di contenimento e abbattimento del rumore, da parte delle società e degli enti gestori dei servizi pubblici di trasporto e delle relative infrastrutture";

tale bozza di decreto modificherebbe in modo sostanziale sia le tempistiche che le modalità di gestione del piano di contenimento ed abbattimento del rumore delle infrastrutture aeroportuali, prevedendo ulteriori 18 mesi per il completamento dell'istruttoria dei piani da parte delle Regioni, un periodo di tempo non definito per la loro approvazione da parte del Ministero (esclusivamente per gli aeroporti d'interesse nazionale) e 7 anni (invece degli attuali 5) per conseguire gli obiettivi di risanamento acustico;

la società Aeroporti di Roma, quale gestore dello scalo aereo "G. B. Pastine" di Ciampino, in data 3 dicembre 2013 (nei 3 anni successivi alla definizione della caratterizzazione acustica) ha presentato ai Comuni di Ciampino, Marino e Roma capitale il piano degli interventi di contenimento e abbattimento del rumore derivante dal traffico di origine aeronautica ai sensi del decreto ministeriale 29 novembre 2000;

tale piano si è reso necessario conseguentemente all'approvazione della zonizzazione acustica aeroportuale, che ha certificato il superamento dei limiti acustici fissati dalla normativa vigente in una fascia limitrofa allo scalo dove è insediata la popolazione residente;

le amministrazioni competenti, anche sulla base della valutazione operata dall'Arpa Lazio in merito ai contenuti tecnici e alle elaborazioni modellistiche poste a base delle scelte operate dal gestore, per gli interventi di contenimento ed abbattimento del rumore, con propri atti di Consiglio comunale, adottati entro 90 giorni dalla ricezione dello strumento, hanno deliberato il rigetto della proposta di piano, ritenendola largamente insufficiente ed inefficace;

in data 11 novembre 2015 il gestore aeroportuale ha provveduto alla trasmissione del nuovo piano di contenimento ed abbattimento del rumore agli enti territorialmente interessati dalla presenza dell'infrastruttura, a seguito dell'analisi delle diverse motivazioni addotte nelle rispettive delibere di diniego e delle necessarie verifiche di natura tecnica, attualmente in corso d'istruttoria presso il Ministero dell'ambiente;

lo schema di decreto non avrebbe previsto una fase transitoria per i piani di risanamento già in corso d'istruttoria, talché la sua approvazione determinerebbe di fatto l'azzeramento dell'ultima proposta di piano avanzata da ADR per l'aeroporto di Ciampino, spostando il completamento del risanamento acustico ad oltre il 2030, a ben 30 anni di distanza dell'emanazione del decreto ministeriale 29 novembre 2000, attuativo della legge quadro sull'inquinamento acustico n. 447 del 1995;

l'annullamento dei procedimenti in essere allungherebbe oltremodo le tempistiche per il raggiungimento degli obbiettivi del risanamento, continuando ad esporre per ulteriori 12 anni la popolazione residente intorno allo scalo "G.B. Pastine" a livelli d'inquinamento acustico ed atmosferico connessi al traffico aereo, cresciuto indiscriminatamente negli ultimi 18 anni oltre ogni limite di compatibilità ambientale,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire per porre in essere le opportune correzioni allo schema di decreto di modifica del decreto ministeriale 29 novembre 2000, recante "Criteri per la predisposizione dei Piani di contenimento e abbattimento del rumore, da parte delle società e degli enti gestori dei servizi pubblici di trasporto e delle relative infrastrutture", in modo che l'azione di colmare lacune normative in materia non determini ulteriore prolungamento dei termini o annullamento di procedimenti già in corso, rendendo a distanza di 18 anni totalmente disattesa la norma attuativa della legge quadro sull'inquinamento acustico n. 447 del 1995, in materia di rumore aeroportuale.

(4-00074)

ARRIGONI, CENTINAIO, AUGUSSORI, BAGNAI, BARBARO, BERGESIO, BONFRISCO, BORGHESI, BORGONZONI, Simone BOSSI, Umberto BOSSI, BRIZIARELLI, BRUZZONE, CALDEROLI, CAMPARI, CANDIANI, CANDURA, CANTU', CASOLATI, DE VECCHIS, FAGGI, FERRERO, FREGOLENT, FUSCO, IWOBI, MARIN, MARTI, MONTANI, NISINI, OSTELLARI, PAZZAGLINI, Emanuele PELLEGRINI, PEPE, PERGREFFI, PIANASSO, PILLON, PIROVANO, Pietro PISANI, PITTONI, PIZZOL, PUCCIARELLI, RIPAMONTI, RIVOLTA, ROMEO, RUFA, SALVINI, SAPONARA, SAVIANE, SBRANA, SIRI, SOLINAS, STEFANI, TESEI, TOSATO, VALLARDI, VESCOVI, ZULIANI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, recante l'attuazione della direttiva 2005/60/CE sulla prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, è stato da ultimo modificato ed integrato dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90, il cosiddetto decreto antiriciclaggio, che a sua volta ha attuato la direttiva (UE) 2015/849 di modifica della normativa comunitaria del 2005;

la nuova lettera dell'articolo 49 del decreto legislativo n. 231, al comma 5, recita che "Gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a 1.000 euro devono recare l'indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità";

ultimamente, in virtù di questa norma, molti cittadini sono stati ingiustamente accusati di riciclaggio e il Ministero dell'economia e delle finanze sta comminando loro delle pesantissime multe (dai 3.000 ai 50.000 euro), con possibilità di definizione del procedimento solo mediante oblazione, ossia effettuando un pagamento in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa (circa 16.000 euro) o, se più favorevole, pari al doppio del minimo della sanzione (6.000 euro), come stabilito dall'articolo 65, comma 9, del decreto legislativo n. 231. Si rischia, dunque, di dover pagare, per un importo di poco superiore ai 1.000 euro, un'oblazione di 6.000 euro o una sanzione minima di 3.000 euro;

il comma 4 del citato articolo 49 stabilisce soltanto, al comma 4, che: "I moduli di assegni bancari e postali sono rilasciati dalle banche e da Poste Italiane S.p.A. muniti della clausola di non trasferibilità. Il cliente può richiedere, per iscritto, il rilascio di moduli di assegni bancari e postali in forma libera". La dicitura "non trasferibile" può essere infatti anche trascritta manualmente;

gli istituti di credito non hanno provveduto a ritirare i blocchetti degli assegni bancari e postali, perché la normativa non lo prevede, né, però, hanno informato i propri clienti della nuova normativa sull'antiriciclaggio, incuranti del fatto che molti piccoli risparmiatori, inconsapevoli dei rischi, potessero utilizzare questo metodo di pagamento per importi superiori ai 1.000 euro. I soggetti interessati, dagli istituti di credito ai notai, sono obbligati esclusivamente alla comunicazione alle autorità competenti dell'amministrazione finanziaria dell'avvenuta emissione o incasso dell'assegno non conforme alla normativa vigente;

senza un pronto intervento da parte del legislatore, molti altri cittadini, ancora in possesso dei vecchi blocchetti di assegni, potrebbero continuare ad emettere assegni con importi superiore al limite di 1.000 euro senza la clausola di non trasferibilità;

da un lato, le banche e gli istituti di credito avrebbero dovuto mettere a conoscenza i propri clienti delle nuove modifiche alla normativa antiriciclaggio, anche in presenza di un vulnus normativo, sia per i principi di trasparenza che informano una corretta pratica dell'attività bancaria sia per ragioni di etica professionale;

dall'altro, il legislatore statale avrebbe dovuto prevedere una maggiore tutela per i clienti degli istituti di credito, ben consapevole della posizione di debolezza contrattuale dei piccoli risparmiatori e della loro oggettiva impossibilità di conoscenza della nuova normativa, prevedendo forme di informazione obbligatoria da parte degli stessi istituti;

la direttiva europea del 2015 ha generato, a danno dei cittadini, gravi sanzioni anche se, in realtà, la ratio della norma europea intendeva contrastare la circolazione illecita del denaro per fini di finanziamento della attività terroristiche o per riciclaggio delle attività criminali;

infatti, il parere della VI Commissione (Finanze e tesoro) della Camera dei deputati, reso nel mese di febbraio 2018 in sede di esame dell'atto di Governo n. 504 (Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2016/2258 che modifica la direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda l'accesso da parte delle autorità fiscali alle informazioni in materia di antiriciclaggio), ha evidenziato la sproporzione insita nel sistema sanzionatorio del decreto legislativo n. 90 del 2017 e ha proposto di adeguarlo all'entità e alla tipologia della violazione commessa. In particolare, per le operazioni di importo esiguo, il parere ha richiesto di correggere le pena pecuniarie: "in conformità agli stessi principi di adeguatezza e proporzionalità previsti dal diritto dell'Unione europea, dalla IV direttiva antiriciclaggio e ai criteri di delega per il recepimento della predetta direttiva, (...) prevedendo, in questo contesto, l'applicazione di tale meccanismo di parametrazione delle sanzioni amministrative pecuniarie anche alle violazioni intervenute dall'entrata in vigore",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, tenuto conto della forte sproporzione delle sanzioni già irrogate ai cittadini, non ritenga opportuno assumere le necessarie iniziative, anche di carattere legislativo d'urgenza, al fine di rivedere il sistema sanzionatorio previsto attualmente dal decreto legislativo n. 90 del 2017, cosiddetto decreto antiriciclaggio, vagliando la necessità dell'applicazione della riparametrazione anche alle sanzioni già applicate, in virtù del principio del favor rei;

se, per quanto di competenza, non voglia al più presto intraprendere una campagna informativa al fine di mettere a conoscenza i cittadini della modificata normativa sull'antiriciclaggio, e in particolare sull'obbligo della clausola di non trasferibilità per assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori al limite di 1.000 euro;

se non ritenga opportuno intraprendere le opportune iniziative, presso le sedi competenti, compresa la Banca d'Italia, al fine di stabilire l'obbligo, per tutti gli istituti di credito e i soggetti interessati, di informare i propri clienti in maniera chiara ed esaustiva dell'avvenuta modifica della normativa del suddetto comma 5 dell'articolo 49 del decreto legislativo n. 231 del 2007, specificando altresì le possibili fattispecie sanzionatorie in cui potrebbero incorrere.

(4-00075)

BAGNAI, BONFRISCO, DE VECCHIS, FUSCO, PAZZAGLINI, RUFA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

domenica 22 aprile 2018, sulla strada regionale 83 "Marsicana", un terribile incidente stradale ha provocato la morte di un quarantenne motociclista di Campobasso;

fatta salva l'inchiesta della magistratura, alla terribile tragedia, avvenuta all'uscita di Barrea in direzione Alfedena, hanno indubbiamente contribuito le condizioni disastrose del manto stradale; infatti da quanto si apprende dai giornali e come testimoniano i compagni della gita, è stata una buca nell'asfalto a mandare fuori strada lo sfortunato motociclista;

la strada regionale 83, ex strada statale 83, rientra nelle strade trasferite alla Regione da riclassificare, e fa parte degli appositi elenchi, di cui all'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (atto del Governo n. 489) relativo alla revisione della rete stradale nazionale, con conseguente passaggio all'ANAS di una serie di strade per le regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Toscana, Umbria, Puglia;

attualmente è in corso la redazione dello stato di consistenza da parte della Provincia ai fini del passaggio definitivo della strada sotto il controllo dell'ANAS;

per i lavori di manutenzione maggiormente indispensabili sulla strada regionale 83, la Provincia ha speso recentemente circa 100.000 euro, ma le risorse disponibili si sono rivelate ampiamente insufficienti per coprire le esigenze di deterioramento del manto stradale;

è noto a tutti lo stato di emergenza cui versano sia la strada regionale 83 Marsicana, sia la strada regionale 479 "Sannite", ambedue ricadenti nel parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e frequentatissime da visitatori e turisti, oltre che dalle imprese e da tutti i residenti, come collegamento a presidi e servizi vari, essendo tali arterie le uniche vie di comunicazione del territorio e spesso interrotte da calamità naturali, frane e nevicate;

risulta dai media l'inserimento nei prossimi mesi anche della strada regionale 479 nell'elenco delle arterie che l'ANAS sarebbe disponibile a riammettere nella rete statale;

la limitatezza delle risorse a disposizione della Provincia non permette un'adeguata manutenzione delle due arterie di rilevante importanza per il territorio montano;

l'incidente mortale di domenica 22 aprile si aggiunge, purtroppo, alla serie di incidenti che spesso si sono verificati in questo territorio e la buona manutenzione delle condizioni stradali è improcrastinabile per assicurare l'incolumità dei cittadini,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda assumere le iniziative di propria competenza, affinché l'ANAS adotti tutte le azioni possibili per abbreviare le procedure per il passaggio della strada regionale 83 nella propria competenza e provvedere nel minor tempo possibile ai lavori urgenti di manutenzione del manto stradale;

se intenda adoperarsi, secondo le proprie competenze, ai fini dell'inserimento anche della strada regionale 479 nel prossimo elenco delle arterie che l'ANAS sarebbe disponibile a riammettere nella propria rete statale.

(4-00076)

BAGNAI, CENTINAIO, ARRIGONI, AUGUSSORI, BARBARO, BERGESIO, BONFRISCO, BORGHESI, BORGONZONI, Simone BOSSI, Umberto BOSSI, BRIZIARELLI, BRUZZONE, CALDEROLI, CAMPARI, CANDIANI, CANDURA, CANTU', CASOLATI, DE VECCHIS, FAGGI, FERRERO, FREGOLENT, FUSCO, IWOBI, MARIN, MARTI, MONTANI, NISINI, OSTELLARI, PAZZAGLINI, Emanuele PELLEGRINI, PEPE, PERGREFFI, PIANASSO, PILLON, PIROVANO, Pietro PISANI, PITTONI, PIZZOL, PUCCIARELLI, RIPAMONTI, RIVOLTA, ROMEO, RUFA, SALVINI, SAPONARA, SAVIANE, SBRANA, SIRI, SOLINAS, STEFANI, TESEI, TOSATO, VALLARDI, VESCOVI, ZULIANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti:

il 22 dicembre 2017 Mario Nava, funzionario della Commissione europea, dirigente della vigilanza sul sistema finanziario, è stato designato quale nuovo presidente della Consob;

il conferimento dell'incarico da parte del Consiglio dei ministri è però avvenuto soltanto il 22 febbraio 2018 per motivi di carattere procedurale riferiti alla posizione lavorativa di Nava presso la Commissione europea, che avrebbero rallentato la sua nomina. Da quanto si apprende dalla stampa, Nava avrebbe richiesto il distacco e non l'aspettativa dal suo precedente incarico di direttore per il monitoraggio del sistema finanziario e di gestione delle crisi alla direzione generale per la stabilità finanziaria e dei mercati dei capitali (Fisma);

nel caso del distacco, infatti, resta in essere il sostanziale rapporto di dipendenza con l'amministrazione di origine, senza perdita dell'avanzamento di carriera e dello stipendio da funzionario europeo. Inoltre, la retribuzione corrisposta dalla Consob, circa 240.000 euro lordi annui, beneficerebbe dei vantaggi fiscali riservati al personale europeo;

il distacco sarebbe stato richiesto per soli 3 anni, quando invece il mandato alla Consob è di 7. Dagli stessi organi di stampa, inoltre, si apprende che il termine di 3 anni coinciderebbe con il rinnovo delle nomine ai vertici delle direzioni generali della Commissione europea;

in 40 anni di vita dell'autorità italiana di vigilanza sui mercati finanziari non si è mai verificata una situazione del genere. Ma, soprattutto, una simile nomina sembrerebbe violare i criteri di indipendenza stabiliti a riguardo dalla legge di istituzione dell'autority (decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 giugno 1974, n. 216);

nonostante tali discrepanze, il Presidente della Repubblica ha firmato il decreto di nomina e il nuovo presidente si è insediato il 16 aprile 2018, dichiarando che non esistono incompatibilità, poiché, in quanto dipendente della Commissione europea, a lui non si applicherebbe la legge italiana, ma quella comunitaria, come ha personalmente spiegato in sede di insediamento;

l'articolo 1, comma 5, della citata legge di istituzione dell'autority stabilisce infatti che: "presidente e i membri della Commissione non possono esercitare, a pena di decadenza dall'ufficio, alcuna attività professionale, neppure di consulenza, né essere amministratori, ovvero soci a responsabilità illimitata, di società commerciali, sindaci revisori o dipendenti di imprese commerciali o di enti pubblici o privati, né ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura, né essere imprenditori commerciali. Per tutta la durata del mandato i dipendenti statali sono collocati fuori ruolo e i dipendenti di enti pubblici sono collocati d'ufficio in aspettativa. Il rapporto di lavoro dei dipendenti privati è sospeso ed i dipendenti stessi hanno diritto alla conservazione del posto";

in base a tale disposizione, i commissari si sarebbero rivolti agli uffici legislativi, perché le argomentazioni di Nava non sarebbero state per loro sufficientemente chiare: il neopresidente ha affermato che nel diritto comunitario il distacco fosse l'unica via esperibile, in quanto l'aspettativa per un simile incarico non sarebbe prevista;

quattro giorni fa, gli uffici giuridici, compresa la Corte dei conti, hanno convalidato la nomina, ma questo non impedirà certo i possibili ricorsi al TAR da parte delle future aziende sanzionate o dei dipendenti demansionati che proveranno a contestare l'incompatibilità del presidente;

nonostante l'esperienza professionale di Nava, maturata relativamente al mondo bancario e ai mercati finanziari, a giudizio degli interroganti sarebbe stato opportuno indirizzare la scelta su una personalità di più comprovata autonomia e non su un dipendente di un'istituzione sovranazionale che, tra l'altro, ha anche poteri di vigilanza sul nostro Paese riguardo alle stesse materie in tema bancario e finanziario, determinando un potenziale conflitto di interessi nei casi in cui l'autorità si trovi a valutare o applicare normative che possono essere interpretate in senso più o meno favorevole agli interessi del Paese o a quelli delle istituzioni dalle quali Nava continua a dipendere;

dopo le crisi bancarie e gli interventi statali che hanno distrutto la fiducia di tutti i risparmiatori, e non soltanto di coloro che hanno perso i loro risparmi, la Consob non ha mai goduto di una reputazione così bassa nel nostro Paese,

si chiede di sapere se il Governo non ritenga opportuno, in merito al caso specifico, riconsiderare le scelte adottate e non ritenga opportuno, altresì, evitare che, in relazione ad altri procedimenti di selezione fiduciaria, si proceda nel medesimo modo.

(4-00077)

TOSATO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:

prosegue la mobilitazione dei lavoratori nella sede della GSK Manufacturing SpA di via Fleming a Verona, divisione della GlaxoSmithKline, dopo la paventata decisione del gruppo di vendere gli stabilimenti che producono le cefalosporine (oltre a quello di Verona, due nel Regno Unito);

da luglio 2017 i quasi 300 lavoratori del sito veronese non hanno notizie sul proprio futuro occupazionale, nonostante le ripetute richieste di informazioni ed intendimenti al gruppo;

le voci di una possibile riorganizzazione a livello europeo, pur se non ancora ufficializzate, hanno gettato nel panico tutti i lavoratori della multinazionale;

dopo il blocco degli straordinari, quindi, i lavoratori hanno ora proclamato lo sciopero: giovedì 3 maggio 2018, per 8 ore, intendono incrociare le braccia non soltanto i quasi 300 dipendenti addetti alla divisione, ma anche tutti coloro che lavorano nello stabilimento di via Fleming, oltre 500 in totale,

si chiede di sapere:

se e quali provvedimenti di propria competenza, anche in termini di moral suasion, i Ministri in indirizzo intendano urgentemente adottare a salvaguardia dei livelli occupazionali;

se non ritengano opportuno convocare urgentemente un tavolo istituzionale con tutte le parti coinvolte affinché possano essere chiariti gli intendimenti della multinazionale ed i risvolti sul piano occupazionale delle decisioni assunte dai vertici del gruppo.

(4-00078)

STEFANI, CANDURA, FREGOLENT, OSTELLARI, PIZZOL, SAVIANE, TOSATO, VALLARDI, ZULIANI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

pochi giorni fa a Vicenza, precisamente a Campo Marzo, una pattuglia di militari dell'Esercito è stata accerchiata da un gruppo di extracomunitari, che ha aggredito i soldati per impedire loro di identificare uno straniero connazionale, sorpreso a bere alcolici su una delle panchine dell'area verde davanti alla stazione;

subito i militari avevano dovuto chiedere l'intervento di una volante della Polizia e successivamente, durante la fuga del gruppo di aggressori provocato dall'arrivo della pattuglia della Questura, è stato fermato, insieme ad altri, un nigeriano di 23 anni, poi arrestato e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale;

precedentemente, nell'ottobre 2017, lo stesso nigeriano, allora richiedente asilo, era già balzato alla ribalta delle cronache, quando era stato sorpreso, sempre a Campo Marzo, con droga e refurtiva proprio nel giorno dell'esordio dell'operazione "Strade sicure", che vede da allora impegnati i soldati dell'Esercito nel presidiare un'area della città particolarmente soggetta a degrado e microcriminalità;

il nigeriano, in quella occasione, era stato arrestato e poi condannato a un anno di reclusione per spaccio di sostanze stupefacenti, nonché al pagamento di una multa di 2.000 euro e, con la condizionale, era tornato poi subito in libertà;

ha suscitato scalpore, quindi, la notizia di questi giorni che, nonostante l'arresto con successiva condanna e una denuncia ora a suo carico, a meno di una settimana dall'aggressione alla pattuglia dell'Esercito a Campo Marzo, allo stesso nigeriano un giudice abbia quindi riconosciuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari ai sensi dell'art. 5, comma 6, del decreto legislativo n. 286 del 1998, accogliendone il ricorso, dopo che la domanda di asilo era già stata respinta dalla commissione territoriale competente al suo esame;

inoltre, l'ufficio immigrazione della Questura aveva già provato a rimpatriare lo straniero di nazionalità nigeriana, ora denunciato per resistenza a pubblico ufficiale, ma il suo status lo avrebbe reso, nelle more del ricorso, temporaneamente non espellibile;

considerato che:

la protezione umanitaria non è imposta da obblighi internazionali, né dalla necessità di dare adempimento ad un principio costituzionale, ma è una forma di protezione introdotta in autonomia dal legislatore italiano e prevista all'articolo 5, comma 6, del decreto legislativo n. 286 del 1998, qualora ricorrano "gravi motivi di carattere umanitario" a carico del richiedente asilo;

l'esame della domanda di asilo del cittadino nigeriano, già condannato e successivamente ancora denunciato, era precedentemente stata esaminata dalla commissione territoriale competente per legge, la quale non aveva ravvisato, nel caso in esame, che vi fossero, appunto, elementi tali da configurare la fattispecie di cui all'art. 5 del decreto legislativo n. 286 del 1998;

è di tutta evidenza che quanto accaduto a Campo Marzo pochi giorni fa è l'ennesimo fatto di cronaca che attesta il grave degrado in cui versa ormai il parco cittadino vicentino per la presenza di decine di immigrati, dediti ad attività illegali e contrarie alla legge;

a giudizio degli interroganti è del tutto inammissibile, per di più, premiare chi commette reati riconoscendogli particolari forme di accoglienza o di protezione, stante l'evidente e totale mancanza di volontà da parte sempre degli stessi stranieri di rispettare le regole del nostro Paese,

si chiede di sapere:

quali iniziative intendano adottare i Ministri in indirizzo, ognuno secondo le proprie competenze, al fine di accertare i fatti riportati e i motivi per i quali sia stato riconosciuto al cittadino nigeriano, nonostante fosse stato precedentemente condannato e ad oggi denunciato per l'aggressione a Campo Marzo, un permesso di soggiorno per motivi umanitari;

quali provvedimenti intendano, inoltre, assumere per assicurare il diniego o la revoca del permesso di soggiorno riconosciuto dal Tribunale di primo grado al cittadino nigeriano e la sua immediata espulsione e rimpatrio nel Paese di origine.

(4-00079)

FAZZOLARI, IANNONE - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

in ottemperanza al decreto legislativo n. 213 del 2009 (Riordino degli enti di ricerca) e al decreto legislativo n. 128 del 2003 (Riordino dell'agenzia spaziale italiana), il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca nomina con proprio decreto il presidente dell'Agenzia spaziale italiana (ASI) per un mandato quadriennale;

l'attuale presidente, professor Battiston, vede scadere il suo mandato il 15 maggio 2018;

il Ministro dell'istruzione, Valeria Fedeli, ha promulgato un bando per la presentazione di candidature per la nomina del nuovo presidente dell'Agenzia spaziale italiana con largo anticipo, il 1° febbraio 2018, unitamente a quello per il consiglio di amministrazione INRIM (Istituto nazionale di ricerca metrologica), il cui mandato invece scadeva a febbraio;

tale bando è scaduto agli inizi di marzo e risulta che il comitato di selezione abbia proposto al ministro Fedeli una rosa di nominativi per affidare l'incarico, così come previsto dal bando stesso;

tra le partecipate ASI, particolare importanza assume il CIRA (Centro italiano ricerche aerospaziali), una società consortile per azioni a maggioranza pubblica, che vede l'ASI come primo partecipante con il 47 per cento, il CNR con il 5 per cento, la Regione Campania (attraverso il consorzio ASI-CE) con il 16 per cento e le principali aziende aerospaziali italiane;

il CIRA è destinatario di fondi pubblici erogati dal Ministero dell'istruzione in quanto soggetto attuatore del PRORA (Programma nazionale di ricerche aerospaziali), ai sensi del decreto ministeriale n. 305 del 1998, con investimenti superiori ai 400 milioni di euro e un contributo annuale di circa 22 milioni di euro;

il CIRA sarebbe in un periodo di forte difficoltà a causa di continui avvicendamenti ai vertici, determinati dal socio di maggioranza ASI, che avrebbero portato ad un netto peggioramento dei conti economici. Sarebbero, inoltre, in corso alcuni procedimenti giudiziari in merito a presunte irregolarità gestionali;

considerato che:

il consiglio di amministrazione del CIRA vede scadere il suo mandato con l'approvazione imminente del bilancio 2017;

i soci pubblici (ASI e CNR) hanno il diritto di designare il presidente e due membri del suo consiglio d'amministrazione;

l'assemblea dei soci del CIRA si appresterebbe, in questi giorni, ad approvare un piano triennale 2018-2020, che prevede ingenti investimenti a valere su fondi PRORA, vigilati dal Ministero dell'istruzione e dal Ministero dell'economia e delle finanze, in assenza del necessario decreto interministeriale previsto per legge;

il presidente dell'ASI, professor Battiston, malgrado abbia il proprio mandato in scadenza, si appresterebbe infine a proporre all'assemblea dei soci del CIRA una variazione statutaria che prevede la figura dell'amministratore unico in luogo del consiglio di amministrazione, avendo dichiarato di esercitare il controllo del CIRA sotto forma di influenza dominante, ai sensi dell'art. 2359 del codice civile,

si chiede di conoscere:

quali siano le intenzioni dei Ministri in indirizzo in relazione alle modalità e alla tempistica con cui procedere alla nuova nomina, in quanto non sarebbe ammissibile per l'ASI procedere alla nomina prima della scadenza o da parte dei Ministri in uscita;

quali siano state le indicazioni del presidente dell'ASI in merito ai piani strategici e ai vertici del CIRA stesso, ovvero quali deliberazioni vincolanti per il futuro del CIRA intenda assumere nella prossima assemblea dei soci, e quali siano gli orientamenti del Governo al fine di garantire la corretta attuazione del PRORA e la salvaguardia del CIRA, primaria istituzione nazionale di ricerca in ambito aerospaziale;

se il Governo abbia dato o meno indirizzo volto ad evitare che, in prossimità di un rinnovo sia dei Ministeri vigilanti sia dei vertici aziendali, vengano assunte delibere e decisioni, che possano avere un impatto determinante e vincolante per le successive strategie ed azioni del CIRA, limitando e condizionando così, di fatto, l'operatività dei Ministri e degli amministratori di prossima nomina.

(4-00080)

BALBONI - Al Ministro dell'interno - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

come ampiamente riportato dalla stampa, il giorno 13 aprile 2018, alle ore 6 circa, una giovane operatrice della cooperativa sociale "Acquacheta", che si occupa dell'accoglienza dei migranti nel comune di Portico san Benedetto (Forlì), sarebbe stata chiusa in una stanza per almeno 15 minuti da parte di due nigeriani ospiti della struttura, i quali insieme ai circa 40 richiedenti asilo ivi ospitati protestavano per il ritardato pagamento del pocket money;

i due responsabili del grave fatto avrebbero chiesto il pagamento immediato degli arretrati in cambio della liberazione dell'ostaggio;

l'operatrice chiedeva l'intervento delle forze dell'ordine che intervenivano prontamente e riuscivano a riportare la situazione sotto controllo;

i due responsabili venivano quindi denunciati alla competente autorità giudiziaria;

la protesta terminava soltanto dopo alcune ore, quando il sindaco intervenuto in loco assicurava il pagamento immediato di tutto quanto richiesto dai richiedenti asilo, nonostante le difficoltà di bilancio del Comune, che non riuscirebbe a far fronte con uguale tempestività alle richieste dei cittadini italiani altrettanto bisognosi,

si chiede di sapere quali iniziative e misure urgenti si intenda adottare per prevenire ulteriori episodi come quello descritto e per garantire il diritto alla sicurezza e alla libertà degli operatori impegnati presso le strutture di accoglienza.

(4-00081)

CENTINAIO, VALLARDI, TOSATO, STEFANI, CANDURA, FREGOLENT, OSTELLARI, PIZZOL, SAVIANE, ZULIANI, ROMEO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'articolo 227, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, recante il testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (TUEL), stabilisce che il rendiconto della gestione dei Comuni è deliberato entro il 30 aprile dell'anno successivo a quello a cui è riferito;

il comma 5 prevede che al rendiconto della gestione siano allegati: l'elenco di una serie di indirizzi internet di pubblicazione di vari documenti (dal rendiconto della gestione ai bilanci consolidati in caso di unione dei Comuni), nonché la tabella dei parametri di riscontro della situazione di deficitarietà strutturale e il piano degli indicatori e dei risultati di bilancio. A ciò si aggiunge un altro importante documento (articolo 193) relativo alla deliberazione di salvaguardia degli equilibri di bilancio;

in base alla nuova contabilità armonizzata, devono essere inoltre allegati anche i numerosi documenti previsti dall'art. 11, comma 4, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, alcuni dei quali hanno natura prettamente contabile (come il prospetto dimostrativo del risultato di amministrazione), mentre altri sono destinati a riportare degli elementi conoscitivi per comprendere l'evoluzione della gestione e valutarne le possibili condizioni di rischio (tra cui si trovano l'elenco dei residui attivi e passivi provenienti dagli esercizi anteriori e l'elenco dei crediti inesigibili stralciati dal conto del bilancio);

tra gli altri allegati rilevanti indicati dallo stesso articolo 11 si segnalano: la relazione sulla gestione dell'organo esecutivo e la relazione dell'organo di revisione economico-finanziaria, nonché la relazione della Giunta (di cui si stabiliscono anche i contenuti, quali l'illustrazione della gestione dell'ente, nonché dei fatti di rilievo verificatisi dopo la chiusura dell'esercizio e di ogni eventuale informazione utile ad una migliore comprensione dei dati contabili);

la mole di documentazione è dunque corposa e complicata da reperire: infatti, in sede di prima applicazione, i piccoli enti hanno potuto godere della deroga dell'articolo 232, comma 2, del testo unico, il quale stabilisce che i Comuni fino a 5.000 abitanti possono non tenere la contabilità economico-patrimoniale fino all'esercizio 2017;

nel 2017, in merito alla predisposizione di una simile mole di allegati, i Comuni hanno riscontrato molte difficoltà, ancora non risolte, derivanti dalla complessità della normativa, dalla carenza di personale con adeguate competenze e dal ritardo delle software house;

molti enti, dunque, si trovano nella situazione di non poter perfezionare la formulazione e completare l'iter deliberativo del rendiconto 2017, a causa dell'incompletezza degli elementi necessari alla contabilità economico-patrimoniale;

il rischio che molti Comuni corrono è quello di arrivare alla prossima scadenza del 30 aprile senza la documentazione pronta, creando i presupposti per un'inadempienza che comporterà le gravi conseguenze prescritte dalla legge in caso di mancata approvazione del rendiconto (dalla diffida fino al commissariamento e allo scioglimento del Consiglio);

per i Comuni fino a 5.000 abitanti, la commissione Arconet ha già modificato le proprie precedenti indicazioni, dando la possibilità a tali enti di presentare il rendiconto economico-finanziario a partire dal prossimo anno, interpretando la lettera del testo unico con riferimento all'esercizio 2018,

si chiede di sapere, ferma restando la scadenza del 30 aprile per la presentazione del rendiconto di gestione finanziaria che costituisce la parte informativa e sostanziale, se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno assumere le necessarie misure per prorogare al 31 luglio il termine per la presentazione della documentazione relativa alla parte economico-patrimoniale del rendiconto.

(4-00082)

Simone BOSSI - Al Ministro dell'interno - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

a Soresina (Cremona), cittadina abitata da circa 9.000 persone, si osserva da tempo un progressivo degrado delle condizioni dell'ordine pubblico, puntualmente descritto dai titoli della stampa locale, in particolare del quotidiano "La Provincia", che hanno dato e continuano a dar conto dei numerosi piccoli reati che si verificano;

nei primi tre mesi del 2018, il quotidiano ha riferito in effetti vari episodi, che si riportano di seguito;

la rassegna si apre con le percosse che sarebbero state inferte ad alcuni carabinieri da un cittadino egiziano, che si trovava in un'auto guidata da un connazionale privo di patente;

un altro immigrato egiziano, il 31 marzo 2018, si sarebbe reso colpevole di danneggiamenti alla tabaccheria "Caldarini", locale dove aveva giocato alle slot machine, perdendo e perciò distruggendone una e minacciando la barista in servizio;

un capannone, situato in via Cremona, sarebbe stato poi sgomberato, in quanto utilizzato abusivamente come tempio da circa 150 immigrati sikh;

un ventottenne marocchino sarebbe stato denunciato a piede libero per ricettazione, avendo portato a riparare una bicicletta risultata rubata;

vanno registrati, altresì, 2 furti al "Famila", per i quali sarebbero stati denunciati 4 rumeni, tra i quali un quattordicenne;

due egiziani sarebbero stati, altresì, denunciati e fermati a 5 mesi di distanza dal furto per aver svaligiato alcune slot;

un bancomat appartenente alla locale filiale della banca Intesa San Paolo sarebbe stato assaltato utilizzando degli esplosivi;

schiamazzi notturni e musica ad alto volume avrebbero condotto i carabinieri ad interrompere un festino a base di hashish che si svolgeva in un'abitazione privata;

un marocchino avrebbe occupato abusivamente un appartamento, allacciandosi, altresì, illegalmente alla corrente elettrica e manomettendo i contatori;

un altro appartamento, appartenente ad una residente 76enne, sarebbe stato abusivamente occupato da una milanese di 42 anni, che avrebbe ricevuto notizia della "disponibilità" del locale tramite passaparola tra senzatetto;

nella notte tra il 7 e l'8 aprile alcuni stranieri ubriachi sarebbero entrati in un bar, minacciando verbalmente e fisicamente il barista che non voleva più somministrare loro da bere;

il 15 aprile, 2 persone sarebbero morte nel ribaltamento di un furgone guidato da un egiziano senza patente (a causa del ritiro della propria nel 2014 per guida sotto sostanze stupefacenti) ed omologato solo per 3 passeggeri, privo di sedili, cinture e finestrini posteriori, ma con a bordo ben 8 richiedenti asilo, tutti residenti a Soresina,

si chiede di sapere:

quali misure il Ministro in indirizzo ritenga opportuno assumere per ripristinare a Soresina l'ordine pubblico e la sicurezza;

se, in particolare, intenda disporre il potenziamento dei distaccamenti delle forze dell'ordine presenti nella cittadina.

(4-00083)

FERRERO, PILLON, CENTINAIO, ARRIGONI, AUGUSSORI, BAGNAI, BARBARO, BERGESIO, BONFRISCO, BORGHESI, BORGONZONI, Simone BOSSI, Umberto BOSSI, BRIZIARELLI, BRUZZONE, CALDEROLI, CAMPARI, CANDIANI, CANDURA, CANTU', CASOLATI, DE VECCHIS, FAGGI, FREGOLENT, FUSCO, IWOBI, MARIN, MARTI, MONTANI, NISINI, OSTELLARI, PAZZAGLINI, Emanuele PELLEGRINI, PEPE, PERGREFFI, PIANASSO, PIROVANO, Pietro PISANI, PITTONI, PIZZOL, PUCCIARELLI, RIPAMONTI, RIVOLTA, ROMEO, RUFA, SALVINI, SAPONARA, SAVIANE, SBRANA, SIRI, SOLINAS, STEFANI, TESEI, TOSATO, VALLARDI, VESCOVI, ZULIANI - Al Ministro dell'interno - Premesso che, a giudizio degli interroganti:

l'atto col quale il sindaco di Torino, Chiara Appendino, ha registrato all'anagrafe della sua città un bambino nato in Italia come figlio di una coppia costituita da due donne si pone in grave contrasto con la legge;

è ben noto, infatti, che la tenuta dei registri dello stato civile è obbligatoriamente prevista a carico del Comune: ma il sindaco è chiamato a svolgere tale funzione non in quanto capo dell'amministrazione municipale, bensì quale ufficiale del Governo. Non è un caso se le modalità di tenuta dei registri medesimi non variano da Comune a Comune, ma, in doppio originale, devono rispettare la conformità prevista da un decreto del Ministro dell'interno;

gli atti iscritti o trascritti nei registri comunali sono atti pubblici ai sensi dell'art. 2699 del codice civile, in quanto redatti da pubblico ufficiale a ciò autorizzato, quale è appunto l'ufficiale dello stato civile, e fanno fede fino a querela di falso, mentre quanto dichiarato dai dichiaranti fa fede fino a prova contraria;

questo spiega perché i registri dello stato civile, il loro contenuto, le modalità e i limiti di iscrizione e di trascrizione non dipendano dall'arbitrio del sindaco, ma da una legge dello Stato, che il sindaco ha l'obbligo di applicare. Che la dottoressa Appendino ne sia ben consapevole è confermato dall'avere ella qualche giorno fa scritto di essere pronta a "forzare la legge" per consentire la registrazione di bambini come figli di qualsiasi cittadino torinese, a prescindere dalle caratteristiche della famiglia,

si chiede di sapere quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per ricondurre al rispetto della legge, eliminando la descritta "forzatura".

(4-00084)

GASPARRI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

domenica 22 aprile 2018 nella trasmissione "Mezz'ora in più", condotta dalla giornalista Lucia Annunziata, è intervenuto il giudice Nino Di Matteo per commentare la sentenza sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia;

nel corso del suo intervento, Di Matteo ha affermato che i carabinieri condannati "cercando e accettando il dialogo" avrebbero "svolto il ruolo di cinghia di trasmissione delle richieste della mafia ai governi in carica";

è evidente che il generale Mori e gli altri carabinieri condannati possano aver avuto contatti con la mafia, in quanto sono stati i principali artefici delle indagini e dell'arresto del boss mafioso Totò Riina il 15 gennaio 1993 e di molti altri esponenti delle cosche. Questi contatti, quindi, erano parte integrante delle stesse indagini, che si sono concluse con l'arresto dei mafiosi;

sempre riguardo alle condanne, lo stesso ha aggiunto che Marcello Dell'Utri è stato condannato "per aver svolto questo ruolo di cinghia di trasmissione della minaccia mafiosa nel periodo successivo al momento in cui l'onorevole Silvio Berlusconi assunse l'incarico di presidente del Consiglio";

i Governi di centrodestra a guida del presidente Berlusconi si sono distinti a giudizio dell'interrogante per la lotta alla criminalità organizzata. Nel corso dei diversi mandati, infatti, è stata intensificata la lotta alla mafia con risultati storici da questo punto di vista: sono stati arrestati 1.296 latitanti mafiosi, tra cui i 32 più pericolosi; è stato reso permanente il carcere duro con l'art. 41-bis nel 2002, poi inasprito nel 2008; è stato abolito il gratuito patrocinio per i mafiosi; sono stati dati maggiori poteri al procuratore nazionale antimafia; è stato realizzato il piano nazionale e il codice delle leggi antimafia (di cui al decreto legislativo n. 159 del 2011); sono stati confiscati e sequestrati 49.035 beni alla mafia per un totale di 25 miliardi di euro;

le vicende legate alla trattativa Stato-mafia sono precedenti all'ingresso di Berlusconi in politica e a qualsiasi suo incarico di governo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga grave che un magistrato, che più volte si è esposto politicamente, tanto da essere indicato da forze politiche come possibile ministro, occupi spazi del pubblico servizio per dare delle interpretazioni personali e politicizzate delle sentenze, senza alcun tipo di contraddittorio e senza tenere assolutamente conto delle precedenti assoluzioni degli imputati;

se non ritenga di dover valutare eventuali iniziative, per quanto di competenza, volte a verificare la correttezza del comportamento del magistrato.

(4-00085)