Caricamento in corso...

Versione HTML base


Attenzione: partizione testo non trovata - Visualizzata una partizione di livello superiore

Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 915 del 12/12/2017


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

MORRA, SERRA, MORONESE, PUGLIA, CRIMI, ENDRIZZI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per la semplificazione e la pubblica amministrazione - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

per l'anno 2015 il fondo nazionale per le politiche sociali ha destinato alla Regione Calabria una cifra di 11.628.465,43 di euro, pari al 4,18 per cento dell'intero fondo (decreto interministeriale 4 maggio 2015), tuttavia gli interroganti ravvisano una notevole carenza nel sistema socio-assistenziale regionale;

la quota sociale pro capite è la più bassa d'Italia, pari a 27 euro contro una media nazionale di oltre 110 euro. La rete territoriale di prossimità è estremamente lacunosa, con il risultato di non sopperire ai livelli essenziali dei bisogni dei cittadini;

nel territorio calabrese sono ad oggi presenti 52 case famiglia; 87 centri diurni; 6 centri socio-educativi, per un totale di 1.439 posti occupati dai minori per tutte le tipologie di strutture;

in particolare, solo nella provincia di Cosenza sono presenti circa 900 minori accolti e seguiti da 36 case famiglia e da 54 centri diurni, con oltre 600 operatori impegnati, tra educatori, assistenti sociali e psicologi;

per ogni minore viene corrisposta, per i giorni di effettiva presenza, una retta di 31 euro per le case famiglia rispetto ad una media nazionale che oscilla tra i 60 e i 90 euro, e di 11 euro per i centri diurni. Si tratta di una retta omnicomprensiva dalla quale si devono ricavare tutte le spese: stipendi, fitti, spese scolastiche, utenze, vitto. Con una retta così esigua è facilmente intuibile la precarietà nella quale versano le strutture socio-assistenziali del territorio calabrese con il conseguente abbassamento della qualità della vita dei bambini ospitati;

inoltre si ravvisano notevoli ritardi nell'erogazione delle rette. Relativamente ad un campione di 23 strutture socio-assistenziali, collocate nella provincia di Cosenza, non si registrano pagamenti dal mese di giugno 2014, ad eccezione dell'unica erogazione relativa al primo trimestre dell'anno 2015 a favore di pochissimi organismi, mettendo a rischio il sostentamento, nonché il buon funzionamento di tali strutture;

come testimoniano numerosi articoli giornalistici, nonché una lettera inviata al Ministero del lavoro e delle politiche sociali da parte del coordinamento dei servizi per minori della Calabria, molte sono state le lamentele e gli appelli delle strutture socio-assistenziali della Regione Calabria, rimaste, tuttavia, inascoltate;

si tratta dell'ennesimo caso di inefficienza che riguarda la Regione, protagonista di numerosi casi di dissesto ed instabilità. Si ricorda infatti che la Calabria, ad esempio, è la Regione con il più alto tasso di drop out e di dispersione scolastica d'Italia; non ha mai provveduto a recepire la legge 5 febbraio 1992, n. 104, legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate; non ha ottemperato alle disposizioni di legge riguardanti i servizi specifici e differenziati per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle persone tossicodipendenti;

gli interroganti hanno riscontrato, inoltre, difficoltà nel reperimento dei documenti ufficiali, situati sia nel sito internet della Regione Calabria, che nei siti comunali;

a parere degli interroganti, è evidente la notevole discriminazione ed ingiustizia, soprattutto ai sensi dell'art. 3 della Costituzione, secondo cui: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale (...). E'compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (...)"; nonché la mancata applicazione della Convenzione ONU 2009 sull'infanzia e l'adolescenza, ratificata dall'Italia con la legge n. 176 del 1991;

considerato che:

la normativa regionale in materia di servizi sociali fa riferimento alla legge regionale del 5 dicembre 2003, n. 23, recante "Realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali nella Regione Calabria (in attuazione della Legge n. 328/2000)", che, all'art.1, disciplina e riordina gli interventi ed il servizio pubblico in materia sociale ed assistenziale, promuove interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene, elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia;

inoltre, la deliberazione della Giunta regionale del 15 aprile 2002, n. 262, recante "Strutture socio-assistenziali per anziani e disabili, per donne in difficoltà, gestanti e/o con figli, per adulti in difficoltà, strutture residenziali e semiresidenziali per minori ? Determinazione della misura della retta per l'anno 2002", stabilisce le rette da destinare ad ogni struttura socio-assistenziale;

a livello nazionale, si fa riferimento alla legge n. 328 del 2000, recante "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali", che determina le funzioni statali e regionali per l'accreditamento e la gestione delle strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale di accoglienza per i minori, e al decreto ministeriale del 21 maggio 2001, n. 308, con cui si fissano i requisiti minimi strutturali ed organizzativi per l'autorizzazione e l'esercizio delle suddette strutture. Con tale decreto, inoltre, si intende armonizzare la normativa nazionale e quella regionale e, seppur lasciando alle regioni il compito di regolamentare la materia, tracciare dei punti comuni nella definizione delle comunità di tipo familiare e dei gruppi appartamento;

l'entità della retta erogata in favore delle suddette strutture dovrebbe essere calcolata in riferimento ai parametri/criteri standard individuati e richiesti; se definiti con chiarezza, i costi sarebbero desumibili in relazione al numero dei minorenni accolti e dagli oneri derivanti per il rispetto dei criteri di qualità individuati;

considerato infine che a parere degli interroganti, deve essere garantito, in materia di trasparenza amministrativa, il rispetto della normativa in materia ovvero della legge del 7 agosto 1990, n. 241, recante "Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi", integrata e modificata dalla legge 11 febbraio 2005, n. 15, recante " Modifiche ed integrazioni alla legge 7 agosto 1990, n. 241, concernenti norme generali sull'azione amministrativa" nonché al decreto legislativo del 14 marzo 2013, n. 33, recante "Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni",

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

quali siano i motivi per cui le rette erogate dalla Regione Calabria per ogni minore ospitato nelle strutture socio-assistenziali sono le più basse d'Italia, ponendo in essere una notevole disparità di trattamento dei suddetti e degradandone la qualità della vita;

quali iniziative di competenza intendano adottare, affinché siano chiarite le ragioni degli impedimenti della Regione Calabria e dei Comuni nell'erogazione puntuale dei pagamenti, nonché siano verificati i motivi per cui gli investimenti della Regione Calabria in materia di politiche sociali sono spesso carenti o addirittura insufficienti;

quali provvedimenti di competenza si intendano assumere, al fine di garantire al cittadino di poter visionare agevolmente la normativa e gli atti amministrativi, in virtù del principio di trasparenza amministrativa.

(4-08501)

PAGLIARI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

a quanto si apprende dalla stampa, l'amministrazione comunale di Monchio delle Corti (Parma), nella persona del sindaco, ha fatto presente alla Telecom che la frazione di Rigoso si trova sprovvista di linea telefonica fissa, dalla nevicata (abbondante, ma non straordinaria) del 13 novembre 2017;

questo ha determinato una situazione di sostanziale isolamento della frazione sia dei suoi cittadini, per lo più persone anziane, che non hanno una particolare dimestichezza con i telefoni cellulari, la cui rete comunque funziona già a singhiozzo, sia delle attività economiche del territorio, che senza linea telefonica non possono garantire ai clienti la possibilità dei pagamenti tramite bancomat;

ciò crea quindi, un disagio, ma soprattutto un problema di sicurezza, anche in vista di previsioni del tempo che danno altro maltempo per il prossimo fine settimana, in quanto non permette all'amministrazione comunale di raggiungere con celerità i propri cittadini e rispondere alle loro richieste ed esigenze,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda e quali provvedimenti intenda adottare;

se si stia valutando l'opportunità di sollecitare Telecom, già intervenuta, ma senza esito, relativamente alla celere ripresa del servizio e alla predisposizione di un adeguato piano di manutenzione della linea stessa.

(4-08502)

DE POLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

da fonti di stampa si è appreso, non senza costernazione, che l'annosa vicenda della autostrada Valdastico continua a presentare impedimenti: questa importante opera infrastrutturale, sia nord che sud, è inserita nei corridoi strategici dell'Europa, ma trova da sempre ostinati incomprensibili ostacoli dei quali ci si è occupati in numerose precedenti interrogazioni: del 20 maggio 2015, 4-04010, dell'8 settembre 2015, 4-04449 e del 24 febbraio 2016, 4-05340;

nonostante il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) abbia dato il via libera alla prosecuzione dei lavori, sembra che invece la Corte dei conti abbia bloccato tutto: indirettamente, il motivo risalirebbe ad una mancanza di documenti necessari sequestrati fin dal 2013 dalla Guardia di finanza presso la struttura tecnica del Ministero delle infrastrutture e trasporti nell'ambito di una indagine giudiziaria su un suo dirigente per presunte irregolarità nella gestione di alcuni appalti riguardanti la costruzione di opere pubbliche viarie;

parallelamente, la stampa registra anche le forti resistenze della Provincia autonoma di Trento, che pare osteggiarne in tutti i modi la realizzazione nel proprio territorio;

inoltre, la Valdastico è una delle poche autostrade in Italia progettata e realizzata con criteri innovativi, quali: asfalto fonoassorbente e idro-drenante, parapetti a tripla onda, fibre ottiche collegate a spire magnetiche e sensori, sistemi di rilevazione meteo, telecamere, pannelli a messaggio variabile, corsie di servizio realizzate quasi come delle mini complanari, utili in caso d'emergenza, ma anche in grado di ospitare i mezzi destinati alla manutenzione del verde, evitando il restringimento della carreggiata e aumentando, di conseguenza, la sicurezza del traffico,

si chiede di sapere se il Governo ed il Ministro in indirizzo, vista la inderogabile necessità di riordinare e di ammodernare la viabilità tuttora difficoltosa nei territori del Nord-Est, siano a conoscenza della grave situazione di stallo e se intendano disporre opportune misure per sbloccare la prosecuzione dei lavori di completamento di un'opera pubblica tanto strategicamente rilevante per il Nord-Est, inserita nei corridoi strategici dell'Europa e che permette all'Italia di stare al passo e di competere con gli altri Paesi dell'Unione europea.

(4-08503)

FATTORI, GAETTI, BLUNDO, CAPPELLETTI, PUGLIA - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

l'ente attualmente denominato "consorzio di Lavinio S. Olivo e S. Anastasio", è stato costituito con deliberazione del consiglio comunale di Anzio (Roma) del 25 luglio 1951 con il diverso nome "Consorzio di Lavinio S. Olivo";

nella seduta del 7 aprile 1970 della Camera dei deputati, durante la discussione parlamentare, su richiesta dell'onorevole Averardi, riguardante la natura giuridica del Consorzio di Lavinio e S. Olivo, il Ministro degli interni pro tempore Restivo, dichiarò che le opere realizzate dal Consorzio non presentavano le caratteristiche specificatamente e analiticamente richieste dall'articolo 21 del testo unico 25 luglio 1904 n. 523 per l'attribuzione della qualifica di consorzio. Ciò perché l'attività svolta dal citato consorzio è quasi esclusivamente indirizzata alla costruzione di strade e di altri servizi che si riferiscono ad opere di urbanizzazione/lottizzazione della zona. In quell'occasione precisò, inoltre, che anche la Prefettura di Roma aveva accertato che gli scopi prefissi e riportati dallo statuto consortile configuravano finalità estranee alla ragion d'essere di un consorzio di natura pubblica; di conseguenza, su parere dell'Avvocatura dello Stato, la stessa Prefettura, con nota del 6 marzo 1964 n. 1750, aveva già comunicato al consorzio la sua natura di ente di diritto privato;

considerato che, risulta agli interroganti:

dal contesto della citata delibera comunale non risultano approvati dal competente Consiglio comunale di Anzio: l'elenco degli utenti, il piano di spesa ed il piano di ripartizione di quest'ultima, come tassativamente stabilito dall'articolo 2 del decreto luogotenenziale 1° settembre 1918 n. 1446 e dall'articolo 21 del testo unico 25 luglio 1904, n. 523. Inoltre, non esiste traccia dell'omologazione da parte del Prefetto della indicata deliberazione comunale, nonostante il chiaro disposto dell'ultimo comma del citato articolo 21 del testo unico 25 luglio 1904 n. 523; testo unico espressamente richiamato nella deliberazione comunale. Lo stesso Comune di Anzio, a chi chiede delucidazioni sulla liceità di tali "tributi", risponderebbe di non essere a conoscenza di questi ruoli e se gli stessi siano dovuti, implicitamente ammettendo di non esercitare alcun controllo. Cosa, però, che non gli evita di elargire, mediante convenzione approvata solo con delibera di Giunta, un contributo annuale che varia dagli 85.000 ai 180.000 euro;

da più di 50 anni il suddetto Consorzio incasserebbe da cittadini proprietari di immobili, prime e seconde case, ignari o consapevoli, erroneamente definiti associati, somme di danaro, che verrebbero, secondo la versione di parte, utilizzate per effettuare la manutenzione delle strade. Al riguardo vengono emesse cartelle di pagamento per oneri consortili aventi tributo 0810;

le suddette cartelle esattoriali riportano importi che comprendono spese non meglio identificate ed emesse direttamente dalle organizzazioni consortili, contrariamente a quanto sancito dal decreto luogotenenziale n. 1446/1918, affidando la loro riscossione direttamente ad Equitalia, ora Agenzia delle entrate-riscossione. Tale processo, compresa la preventiva verifica dei bilanci del Consorzio, dovrebbe invece essere di assoluta pertinenza del Comune di riferimento;

i cittadini coinvolti, riuniti in Comitato, contestano l'utilizzo improprio del tributo 0810 da parte dei Consorzi, dal momento che soltanto i Comuni potrebbero ricorrere a tale forma di riscossione; osservano, altresì, che i consorzi obbligatori stradali, qualora fossero realmente costituiti e riconosciuti (e questo non sarebbe il caso in questione), non sono assolutamente definibili come enti impositori, poiché hanno natura pubblicistica e non pubblica;

a rafforzare ulteriormente la natura non pubblica del suddetto consorzio è in seguito intervenuta la sentenza del TAR Lazio n. 1653/1997, che ha nuovamente ribadito la sua natura privatistica;

considerato inoltre che:

a parere degli interroganti, si viola il principio dell'uguaglianza territoriale, in quanto solo chi ha delle proprietà nella cosiddetta area consortile è costretto a pagare, oltre alle normali tasse, anche un'ulteriore quota con cadenza annuale. Inoltre, è sconosciuto il metodo di formulazione dell'importo delle cartelle esattoriali e chi ne controlli la correttezza;

il consorzio non risulterebbe legalmente costituito; la denominazione "consorzio di Lavinio S. Olivo e S. Anastasio" è inesistente. L'unico ente consortile legalmente costituito è il "Consorzio di Lavinio S. Olivo" con sede in Roma; consorzio volontario che nasceva nel 1950 dall'unione di tre cooperative con scopi di lottizzazione del territorio ed a tale attività fu attribuita la sua partita IVA;

a giudizio degli interroganti, i destinatari delle cartelle esattoriali inviate da Equitalia, ora Agenzia delle entrate-riscossione, per conto del consorzio, subiscono di fatto lo status di "consorziati coatti", non esistendo documenti che stabiliscano il pagamento di una tassa, a seguito dell'acquisto di un immobile o terreno, ad un ente che è stato dichiarato di diritto privato, volontario e che nel corso degli anni ha autonomamente cambiato denominazione e confini e che, inoltre, non è sottoposto a nessun tipo di controllo. È utile sottolineare che negli anni sono stati ripetutamente richiesti, da molti consorziati, senza alcuna risposta, i documenti che dimostrino la giustezza dell'imposizione e come quest'ultima venisse formulata. A tal proposito si richiama quanto disposto dall'art. 23 della Costituzione, che stabilisce che "Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge";

il consorzio ed Equitalia, pur a conoscenza dell'evidenziata situazione, perseverano nell'invio di cartelle esattoriali;

considerato infine che:

a parere degli interroganti, è grave che Equitalia, ora Agenzia delle entrate-riscossione, esegua quanto richiesto senza entrare nel merito di chi le stia commissionando tale incarico e senza minimamente valutare se si tratti di un soggetto pubblico o privato opponendo, qualora si chiedano informazioni in merito, problemi di riservatezza;

risulta agli interroganti che verrebbero applicati, in maniera casuale e dopo diversi mesi dall'emissione dell'ultima cartella, alcuni "fermi amministrativi" senza che sia comunicata l'avvenuta effettuazione agli interessati, creando, in tal modo, uno stato d'animo di prostrazione perché il cittadino, soggetto a tale incertezza e limitazione della propria libertà personale, si sente vessato, minacciato e privato della propria autonomia e tranquillità. Ciò risulterà, a parere degli interroganti, ancor più dirompente in futuro alla luce dei rafforzati poteri impositivi attribuiti all'Agenzia delle entrate-riscossione;

a giudizio degli interroganti, è utile verificare se sia lecito che un ente, con natura pubblica disconosciuta direttamente o indirettamente, possa imporre in maniera impropria il "tributo 0810", senza che venga esercitato alcun controllo sui suoi atti, e senza che si conosca come vengano formati i ruoli di cui s'impone il pagamento, anche in considerazione del fatto che è tale aspetto che più lascia perplessi circa il "sodalizio" Consorzio-Equitalia su cui sarebbe opportuno verificare se esistano o meno profili di illegalità e/o abuso o quanto meno di inopportunità,

si chiede di sapere:

se un ente, la cui natura pubblica è disconosciuta direttamente o indirettamente, possa imporre, a giudizio degli interroganti in maniera impropria, il tributo 0810, utilizzando la collaborazione e di conseguenza le procedure esecutive/coercitive di Equitalia, ora Agenzia delle entrate-riscossione, senza che nessuno eserciti il benché minimo controllo sui suoi atti e, addirittura, senza che si conosca come vengano formati i ruoli di cui s'impone il pagamento;

se i Ministri in indirizzo intendano attivarsi, nei limiti delle proprie attribuzioni, affinché sia chiarito a chi sia devoluto il controllo di un ente come il consorzio di Lavinio S. Olivo e S. Anastasio, in considerazione del fatto che sia la Prefettura di Roma, che la Regione Lazio, che il Comune di Anzio non eserciterebbero di fatto alcun tipo controllo su di esso;

se considerino legittimo che il Comune di Anzio stipuli con deliberazione di Giunta convenzioni che comportano l'erogazione di cospicui contributi al consorzio in questione.

(4-08504)

PETRAGLIA - Ai Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

il 5 dicembre 2017, a Livorno, un giovane immigrato, che lavorava in nero su un'imbarcazione da pesca, sarebbe stato gettato in mare dal proprietario, utilizzatore sistematico di manodopera irregolare, per paura di un controllo a bordo da parte della Guardia costiera e dei Carabinieri;

sempre lo scorso 5 dicembre, a Santa Croce sull'Arno (Pisa), due senegalesi che avevano lavorato in modo irregolare, presso una conceria di Castelfranco di Sotto sarebbero stati vittime di un agguato da parte del proprietario della conceria, che, insieme al figlio ed altre 4 persone, li avrebbero picchiati con spranghe e catene, come comunicato dalla Filctem Cgil;

considerato che:

l'errata gestione di migranti e richiedenti asilo sta provocando, ormai da anni, sull'intero territorio nazionale, continui episodi di sfruttamento lavorativo a danno di persone, che si trovano appunto nelle difficili condizioni di marginalità e che non riguardano più solo settori tradizionali come l'agricoltura e l'edilizia, ma qualsiasi contesto lavorativo;

modalità e tempistiche di riconoscimento inadeguate e conseguenti criticità di integrazione sono la causa del fenomeno del caporalato e della violenza nei confronti di persone che si trovano in uno status, indefinito per lo Stato italiano;

questi episodi sono anche la dimostrazione di mancanza di controlli da parte delle autorità competenti rispetto a datori di lavoro che sistematicamente occupano manodopera irregolare,

si chiede di sapere se il Governo intenda o meno intervenire sulle criticità esposte rispetto alle modalità ed alle tempistiche di riconoscimento ed integrazione e verificare direttamente gli episodi narrati in premessa.

(4-08505)

MUNERATO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

ha suscitato clamore la notizia di una dipendente del colosso Ikea, licenziata per non aver rispettato i turni dei nuovi reparti, cui era stata assegnata;

la vicenda riguarda Marica Ricutti, 39 anni, madre separata con due figli, di cui uno disabile, che aveva accettato il cambio di reparto nel punto vendita alle porte di Milano, chiedendo, tuttavia, all'azienda il mantenimento dell'orario che già faceva, con inizio turno alle 9;

all'inizio l'azienda sembrava aver dato l'assenso, ma poi avrebbe adottato un atteggiamento diverso, contestandole in ben due occasioni l'orario di inizio turno e licenziandola in tronco;

"Ikea dà un segnale a tutti: se non rispetti gli orari te ne vai" sono le parole del segretario milanese della Filcams Cgil, Marco Beretta;

in segno di solidarietà alla donna, e di protesta contro la decisione assunta da Ikea, i colleghi hanno indetto uno sciopero,

si chiede di sapere:

se e quali azioni, nell'ambito delle proprie competenze, incluse iniziative di moral suasion, il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, per tutelare la dipendente, di cui in premessa;

se e quali iniziative, anche di carattere normativo, intenda adottare, per garantire alle lavoratrici madri la necessaria e dovuta conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, specie con riguardo alle imprese estere attive sul nostro territorio.

(4-08506)

MUNERATO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

l'articolo di venerdì 1° dicembre 2017, pubblicato sul quotidiano "Libero", dal titolo "Adesso gli extracomunitari ci rubano anche l'Inps", contraddice quanto ripetuto da tempo dal presidente Boeri circa l'importanza del lavoro delle persone extracomunitarie per le casse dell'ente previdenziale e, purtroppo, conferma i timori e le preoccupazioni dei pensionandi italiani;

in realtà, a contraddire le dichiarazioni di Boeri sono i dati diffusi dallo stesso istituto, che presiede (osservatorio sui lavoratori extracomunitari), secondo i quali nel 2007 solo l'1,3 per cento degli immigrati giunti in Italia viveva di assistenza sulle spalle dell'istituto previdenziale, mentre dieci anni dopo la percentuale è triplicata;

i percettori delle prestazioni di sostegno al reddito sembra siano cresciuti, dal 2007 al 2017, da 20.000 a 108.000, con un salto percentuale dall'1,3 al 5 per cento, mentre i pensionati sono saliti da 28.000 a 88.000, con una percentuale balzata dall'1,8 per cento al 4,1 per cento;

tali dati evidenziano, dunque, che gli extracomunitari, più che una risorsa, come il presidente Boeri vuol far credere, costituiscono una spesa, peraltro di rilevante entità,

si chiede di sapere:

se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare, in qualità di vigilante sull'ente previdenziale, nei riguardi del presidente Boeri per le affermazioni non rispondenti al vero;

se ed in che termini intenda tutelare i contributi dei lavoratori italiani e le pensioni dei cittadini italiani dalle fuoriuscite di cassa dell'Inps per sostenere i costi sociali degli extracomunitari.

(4-08507)

D'AMBROSIO LETTIERI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

l'alta formazione artistica musicale e coreutica (AFAM) comprende il settore dell'istruzione artistica del nostro sistema universitario;

l'AFAM, di cui fanno parte le accademie di belle arti e i conservatori statali, rappresenta oggi l'eccellenza nell'ambito di varie discipline per le arti figurative, plastiche, sceniche, per la decorazione e la grafica, per la musica, con riferimento al mondo degli interpreti della composizione, della direzione, e, ancora, per lo spettacolo nelle sue molteplici declinazioni, dal teatro di prosa al cinema e alla televisione, dalla danza alle arti visive;

l'alta formazione artistica musicale e coreutica ha una valenza primaria anche per la preparazione di tutte quelle figure professionali che, nei vari settori della produzione industriale, uniscono le competenze tecnico-specialistiche alla creatività;

la cultura artistica e musicale italiana, esportata ed apprezzata anche e soprattutto all'estero, annovera la più alta percentuale di studenti stranieri nell'ambito dell'istruzione terziaria;

in queste istituzioni si sono formati artisti, designer e musicisti con un bagaglio inestimabile di conoscenze e competenze specifiche che li hanno resi famosi in tutto il mondo;

premesso, inoltre, che:

questo importante settore dell'alta formazione artistica è stato, purtroppo, mortificato, nell'ultimo ventennio, da un prolungato oblio normativo e da un oggettivo blocco del reclutamento a livello centrale causato dalla mancanza di percorsi concorsuali nazionali;

tale stato di cose ha obbligato le singole istituzioni AFAM ad indire e gestire direttamente concorsi a carattere nazionale, secondo il regolamento del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (nota 9 giugno 2011, protocollo n. 3154) al fine di coprire i posti in organico vacanti e disponibili;

pertanto, attraverso continui e periodici concorsi per titoli artistici, culturali e professionali, nel tempo, si è formato un corpo docente con contratti a tempo determinato, selezionato per merito e composto da stimati professionisti, che svolge attività di docenza, ricerca, produzione artistica, coordinamento al pari dei colleghi di ruolo con contratto a tempo indeterminato;

il decreto ministeriale 30 giugno 2014, n. 526, in attuazione dell'art. 19, comma 2, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, ha posto temporaneo rimedio a tale anomalia prevedendo, esclusivamente per i candidati già inclusi nelle graduatorie di merito dell'AFAM, che avessero svolto almeno 3 anni di attività di docenza all'interno delle istituzioni dell'alta formazione, il rinnovo del contratto per l'anno accademico;

tale procedura ha interrotto la ventennale consuetudine normativa che prevedeva l'utilizzo delle graduatorie nazionali per contratti a tempo indeterminato, già disattesa dalle graduatorie nazionali ad esaurimento approvate con decreto direttoriale 16 ottobre 2001 e dalle graduatorie nazionali costituite in attuazione dell'articolo 2-bis del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143;

la mancata attuazione della legge 21 dicembre 1999, n. 508, non ottemperando al dettato dell'art. 33 della Costituzione italiana, che recita: "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento", e la mancata politica sul reclutamento hanno comportato un aumento sconsiderato del precariato che, alla luce della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 26 novembre 2014, dovrebbe al più presto essere assorbito nell'organico;

tenuto conto che:

le graduatorie nazionali relative al decreto ministeriale n. 526, in vigore dal 2014, non sono sufficienti a coprire tutti i posti vacanti disponibili attualmente;

altri e numerosi posti si renderanno vacanti con gli imminenti pensionamenti;

è necessario che tali posti vacanti siano coperti con nuove regole di reclutamento solo dopo che saranno riconosciuti, a tutti gli effetti, i diritti acquisiti dai docenti precari dell'ultima graduatoria nazionale (n. 128), ovvero di coloro che per anni (in molti casi si arriva anche a 14 annualità) hanno lavorato con contratti a termine;

è necessario, quindi, un atto di giustizia, coscienza e condivisione che ponga fine all'annosa questione dei docenti vittime della contrattualizzazione a tempo determinato, realizzata in violazione delle disposizioni di cui al decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, e, in particolare, in assenza di effettiva temporaneità e delle esigenze di eccezionalità;

a conclusione dei contenziosi avviati negli anni, numerosi giudici del lavoro, oramai in tutta Italia, hanno emesso sentenze di condanna del Ministero al risarcimento del danno subito dai precari della graduatoria nazionale n. 128 e al pagamento delle differenze stipendiali;

in aggiunta, è doveroso rilevare che tutti i lavoratori precari della pubblica amministrazione con la "legge Madia", di cui alla legge 7 agosto 2015, n. 124, hanno avuto il giusto riconoscimento dei propri diritti: per quanto concerne la scuola, per esempio, solo i precari storici dell'AFAM (poco più di un migliaio di docenti della graduatoria nazionale n. 128) attendono ancora la risoluzione del problema legato all'immissione in ruolo;

la mancata immissione in ruolo sarebbe un grave atto di ingiustizia e disparità di trattamento tra lavoratori della medesima pubblica amministrazione,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato;

se e quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di procedere al graduale completamento del processo di statizzazione e razionalizzazione del personale AFAM, fatti salvi i percorsi già avviati dalle singole accademie;

se e attraverso quali criteri intenda procedere al processo di statizzazione e razionalizzazione del personale AFAM ovvero quale numero di anni di servizio ritenga necessari per pervenire al completamento del processo di statizzazione;

se e quali entità di finanziamenti intenda destinare a tale processo a partire dall'anno accademico 2017/2018.

(4-08508)

FABBRI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

con atto di sindacato ispettivo 5-11104 dell'11 aprile 2017, presso la Camera dei deputati, gli interroganti hanno chiesto chiarimenti in merito allo stato economico e patrimoniale dell'immobile sito a Roma, in viale Ciamarra 139, in uso anche all'Agenzia delle entrate;

in particolare, gli interroganti, avendo appreso da notizie giornalistiche che l'immobile risulta inutilizzato e parzialmente inagibile, in quanto è in corso un'operazione di ristrutturazione e di bonifica dei locali, chiedevano notizie in ordine alla congruità dell'affitto a tutt'oggi corrisposto e previsto fino al 2022;

considerato che:

il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, riportando quanto dichiarato dall'Agenzia delle entrate, nella risposta all'interrogazione del 12 aprile 2017, ha riferito che: l'immobile sito in viale Ciamarra n. 139/144, sede sino al 7 ottobre 2016 dell'Ufficio provinciale di Roma, servizi catastali, è un immobile di proprietà del fondo comune di investimento immobiliare denominato "FIP - Fondo Immobili Pubblici"; l'Agenzia del demanio (in qualità di conduttore unico) ha sottoscritto con il fondo (gestito, in nome e per conto, dalla società Investire SGR SpA) un apposito contratto di locazione e successivamente ha provveduto, mediante "disciplinare di assegnazione", ad assegnare gli immobili alle amministrazioni che li avevano in uso (enti assegnatari e utilizzatori) ai canoni e alle condizioni fissate dal Ministero, secondo parametri di mercato; le clausole relative alla durata, alla disdetta, al recesso dal contratto e alla manutenzione dei fabbricati risultano disciplinate in toto dal "decreto operazione", decreto ministeriale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 2004, ed inserite nel contratto di locazione o nel disciplinare di assegnazione. In particolare, la durata della locazione e dell'assegnazione in uso è di 9 anni, decorrenti dal 28 dicembre 2004, rinnovabili automaticamente alla scadenza per altri 9 anni, fatta salva la disdetta da parte dell'Agenzia del demanio in qualità di conduttore unico per l'intero asset immobiliare conferito. L'immobile è inoltre inserito tra quelli "esclusi", per i quali non è possibile esercitare il diritto di recesso ed è pertanto fatto obbligo alle amministrazioni utilizzatrici di mantenere l'uso dell'immobile fino alla scadenza del contratto (dicembre 2022);

anche se non vi fossero spazi assegnati ad alcuna amministrazione, l'Agenzia del demanio sarebbe comunque tenuta a versare il canone annuo di locazione sino alla concessione del contratto di locazione stipulato con FIP, che non è un soggetto pubblico ma un fondo privato gestito da Investire SGR SpA nell'interesse di investitori privati; inoltre, il canone di locazione annuo corrisposto dall'Agenzia delle entrate (percentuale di occupazione pari al 74,96 per cento) alla proprietà, per il tramite dell'Agenzia del demanio, pari a 3.659.291,82 euro, è stato determinato a valori di mercato nell'ambito dell'operazione di cartolarizzazione di immobili pubblici realizzata dallo Stato a dicembre 2004, ed è stato ritenuto congruo dall'allora Agenzia del territorio (oggi Agenzia delle entrate). E, sulla base del contratto di locazione, non può essere oggetto di revisione in base ai correnti valori di mercato;

il contratto di locazione prevede inoltre che l'immobile, alla scadenza, sia riconsegnato in buone condizioni manutentive ed in conformità alle disposizioni di legge o provvedimenti amministrativi vigenti alla data di efficacia, conformemente a quanto previsto anche dal disciplinare di assegnazione;

l'Agenzia delle entrate ha altresì da poco liberato la porzione in uso al fine di avviare i lavori di messa a norma previsti dal contratto di locazione; tali interventi comportano un'importante ristrutturazione dell'immobile per la quale, valutata la complessità delle opere da realizzare, l'Agenzia ha ritenuto opportuno coinvolgere il competente Provveditorato interregionale per le opere pubbliche, con il quale sta perfezionando una specifica convenzione che riguarderà tutte le lavorazioni relative alla ristrutturazione dell'immobile, comprensive degli interventi di bonifica che si renderanno necessari a seguito del ritrovamento, durante la fase preliminare alla progettazione dei lavori, di fibre di amianto e fibre artificiali vetrose (FAV);

l'Agenzia delle entrate ha pertanto avviato le attività di verifica ambientale. L'indagine si è svolta dapprima con il prelievo di campioni massivi di materiali finalizzato a verificare la presenza in microscopia ottica a scansione (SEM) di fibre di amianto e FAV, quindi è proseguita con l'esecuzione di appositi monitoraggi ambientali. Pur essendo stata confermata la presenza di fibre di amianto nei campioni di pavimenti e di colla vinilica e di FAV in alcuni materiali ricoprenti i cavedi, nella quasi totalità dei risultati dei monitoraggi ambientali è stata riscontrata una concentrazione di FAV sotto il limite di rilevabilità strumentale, mentre per l'amianto la totalità dei campioni è risultata sotto tale limite (e quindi ben al di sotto dei limiti previsti dalla legislazione vigente);

le analisi condotte permettono di evidenziare come, al momento, non sia presente contaminazione ambientale e di conseguenza un rischio per la salute dei lavoratori. L'Agenzia delle entrate, per cautelarsi maggiormente in merito ad eventuali rischi per la salute dei propri dipendenti, ha avviato una parallela attività di consulenza specialistica tecnico-medica con l'INAIL che è ancora in corso,

si chiede di sapere:

quali siano gli immobili facenti parte dell'asset immobiliare e chi siano i soggetti conduttori;

perché per gli immobili dell'asset non sia stata prevista una clausola di recesso specifica, singola;

a quanto ammonti l'impegno di spesa per tutto l'asset immobiliare oggetto del contratto di affitto dell'Agenzia delle entrate;

se vi sia già, e a quanto ammonti, la previsione di spesa per gli interventi di ristrutturazione dell'immobile per la messa a norma previsti dal contratto di locazione;

quali siano i risultati dell'attività di consulenza specialistica tecnico-medica condotta dall'INAIL;

in mancanza di alternative, se il Ministro in indirizzo non ritenga di utilizzare comunque l'immobile per ospitare un altro ente statale fino al termine di recesso dal contratto.

(4-08509)

BLUNDO, PUGLIA, GIARRUSSO, SANTANGELO, CATALFO, PAGLINI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la legge 12 marzo 1999, n. 68, recante "Norme per il diritto al lavoro dei disabili", e successive modifiche e integrazioni, all'articolo 1, recita: "La presente legge ha come finalità la promozione dell'inserimento e dell'integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato";

stabilisce che i datori di lavoro privati e pubblici, con più di 15 dipendenti al netto delle esclusioni, siano tenuti ad avere alle proprie dipendenze lavoratori appartenenti alle categorie protette (disabili) iscritti in appositi elenchi gestiti dall'agenzia del lavoro della provincia di riferimento;

l'articolo 18 prevede che i datori di lavoro, che occupano oltre 50 dipendenti, hanno l'obbligo di assumere vedove e orfani del lavoro, per servizio, di guerra e i profughi italiani, nella misura di un'unità, nel caso di aziende che occupano da 51 a 150 dipendenti e nella misura dell'1 per cento per le restanti; tale percentuale si aggiunge al 7 per cento previsto per l'assunzione dei disabili;

l'articolo 7 disciplina le modalità delle assunzioni obbligatorie;

l'articolo 9 (rubricato "Richieste di avviamento") prevede, al comma 6, che "I datori di lavoro, pubblici e privati, soggetti alle disposizioni della presente legge sono tenuti ad inviare in via telematica agli uffici competenti un prospetto informativo dal quale risultino il numero complessivo dei lavoratori dipendenti, il numero e i nominativi dei lavoratori computabili nella quota di riserva di cui all'articolo 3, nonché i posti di lavoro e le mansioni disponibili per i lavoratori di cui all'articolo 1";

la direttiva 2000/78/CE ha delineato un quadro generale per la lotta alla discriminazione in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, svolgendo un ruolo importante per l'integrazione dei lavoratori disabili sul posto di lavoro. In particolare, all'articolo 5, impone ai datori di lavoro di prendere i provvedimenti appropriati per consentire alle persone disabili "di accedere ad un lavoro, di svolgerlo o di avere una promozione o perché possano ricevere una formazione";

considerato che:

il centro per l'impiego di Chieti, per il suo bacino di competenza, ha pubblicato offerte di lavoro presso i datori di lavoro privati, relativi al mese di novembre 2017 riservate ai soggetti di cui all'articolo 1 e all'articolo 18 della legge n. 68 del 1999 da coprire con avviamenti numerici;

negli avvisi di pubblicazione sono elencate mansioni incompatibili con una condizione di disabilità, in quanto i destinatari del collocamento mirato non sono evidentemente in possesso dei requisiti fisici necessari allo svolgimento di tali prestazioni di lavoro;

detti avvisi di pubblicazione non risulterebbero conformi a quanto previsto dal comma 6 dell'articolo 9 della legge n. 68 del 1999 e apparirebbero fortemente discriminatori nei confronti di soggetti portatori di handicap psicofisici;

l'art. 4 della Costituzione dispone: "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

quali iniziative intenda assumere al fine di accertare se i comportamenti descritti siano conformi alla disciplina del collocamento mirato previsto dalla legge n. 68 del 1999 e dalla direttiva 2000/78/CE, anche alla luce di quanto sancito dall'art. 4 della Costituzione.

(4-08510)

CANDIANI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

con ordinanza sindacale contingibile e urgente n. 6 del 18 agosto 2017, relativa ai contratti tra "privati" e "prefettura ovvero altro organo dello Stato italiano" a ciò deputato in relazione all'emergenza richiedenti lo status di profugo secondo le normative internazionali ed europee, il sindaco di Gallarate (Varese) disponeva a carico dei proprietari, gestori o conduttori di immobili siti nel comune la preventiva e tempestiva comunicazione all'amministrazione comunale stessa della sottoscrizione di contratti di locazione, di comodato ovvero di concessione di qualsivoglia diritto reale o personale di utilizzo, con soggetti che avessero tra le possibili finalità l'ospitalità di richiedenti asilo, nonché della partecipazione a bandi indetti al fine dell'ospitalità e gestione dell'emergenza richiedenti asilo, e, successivamente, del contratto stipulato con la Prefettura, o con altro organo dello Stato a ciò deputato, con allegazione di copia della conformità degli impianti dell'immobile, come rilasciati da professionista incaricato;

infine, l'ordinanza prevedeva l'obbligo di comunicare, attraverso una relazione quindicinale, l'organizzazione interna della struttura, contenente la dichiarazione del numero dei soggetti alloggiati, della loro provenienza nonché di ogni altra informazione riguardante la loro salute;

difatti, l'ordinanza veniva emanata dal sindaco di Gallarate ai sensi dell'articolo 50, comma 5, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, il quale dispone che "in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale", sia in qualità di autorità sanitaria locale ai sensi dell'art. 32, comma 3, della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e dell'art. 117, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nonché come autorità di pubblica sicurezza ai sensi dell'art. 1 del testo unico della legge di pubblica sicurezza di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773;

considerato che, per quanto risulta all'interrogante:

con nota del 10 ottobre 2017 (protocollo n. 26502-2) inviata al sindaco di Gallarate, il prefetto di Varese evidenziava, con riguardo all'ordinanza, l'insussistenza dei presupposti di necessità e urgenza ai sensi dell'articolo 50, comma 5, del decreto legislativo n. 267 del 2000, in particolare non ritenendo motivata la sussistenza dei presupposti di emergenza sanitaria;

in risposta al prefetto, con nota del 17 ottobre 2017 (protocollo n. 0062174) il sindaco di Gallarate dava riscontro alle osservazioni e, dopo aver evidenziato come la Prefettura non avesse revocato in dubbio la causa del potere esercitato dal Sindaco medesimo, ossia la perimetrazione normativa offerta dall'articolo 50, comma 5, del decreto legislativo n. 267 del 2000, sottolineava, in particolare, come la situazione assunta a presupposto dell'ordinanza trovasse, in realtà, riscontro dell'evidente situazione nella quale versa il comune di Gallarate, ove, come peraltro in tanti altri comuni interessati all'affluenza continua di migranti, la collettività amministrata è continuamente esposta al rischio di contatti con soggetti che, provenendo da contesti non assistiti da controlli sanitari, possono ben essere portatori di malattie da tempo debellate o non pienamente conosciute nei loro effetti;

difatti e nello specifico, il sindaco argomentava di aver esercitato legittimamente il potere riconosciutogli dall'articolo 50, comma 5, citato, essendo, come noto, il sindaco responsabile di tutta la comunità amministrata nel predisporre i mezzi ritenuti più idonei a evitare l'insorgenza di situazioni che, se non adeguatamente prevenute, possono esporre la popolazione a rischio sanitario, menzionando a tale proposito e a titolo esemplificativo anche un recente caso di malaria che aveva determinato la necessità di effettuare idonei trattamenti di profilassi igienica e la situazione nella quale versa il centro di accoglienza di via Rachel;

con ricorso al Tribunale amministrativo regionale di Milano, RG 30 ottobre 2017, il prefetto di Varese e il Ministero dell'interno proponevano ricorso per l'annullamento previa adozione di idonee misure cautelari dell'ordinanza n. 6 del 18 agosto 2017 e successivamente con deliberazione della Giunta comunale di Gallarate n. 144 del 29 novembre 2017 si decideva la costituzione in giudizio del sindaco e dell'amministrazione e la nomina del legale;

con ordinanza del 4 dicembre 2017 il TAR per la Lombardia ha accolto la domanda cautelare e sospeso l'ordinanza impugnata, fissando per la trattazione di merito del ricorso l'udienza del 23 maggio 2018;

considerato che:

i comuni italiani, e in particolare quelli lombardi ove si concentra la più alta percentuale di richiedenti asilo rispetto a quella accolta nelle altre regioni, in questo momento storico stanno ospitando diverse migliaia di richiedenti; l'attuale sistema di accoglienza non tiene assolutamente conto delle conseguenze di ciò e dell'impatto sulle comunità locali, relativamente sia a questioni igienico-sanitarie sia a problemi di tutela della sicurezza pubblica;

mentre le connesse problematiche hanno ricadute dirette sui comuni ospitanti i richiedenti asilo, sussistendo inoltre specifiche competenze e obblighi con relativi oneri in capo agli organi comunali in ambito di igiene, sanità, assistenza sanitaria e sociale, il Governo, tramite le Prefetture, attiva direttamente accordi e convenzioni con i privati per la gestione e ospitalità dei migranti, per i quali non è previsto il parere o l'acquiescenza delle amministrazioni comunali, risultando spesso queste addirittura all'insaputa di tali accordi;

l'allocazione di immigrati deve garantire comunque il rispetto delle norme igienico-sanitarie, le quali sono fortemente compromesse dalla presenza di soggetti in evidente condizione di fragilità sociale i quali, se ospitati in strutture non pienamente confacenti o comunque inadatte, possono determinare l'insorgenza di emergenze igieniche;

il provvedimento contingibile e urgente n. 6 del 2014 è stato adottato a specifica tutela della salute dei soggetti immigrati e delle relative condizioni igieniche, che sono compromesse in caso di allocazione presso strutture, comunque denominate, inidonee a tale scopo;

dunque, il caso del comune di Gallarate mette pienamente in risalto come il "decreto Minniti" (di cui al decreto-legge 17 febbraio 2017, n. 13, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 aprile 2017, n. 46) nella sua fase attuativa sia di fatto privo di incisività ed anzi come, nonostante la sbandierata responsabilità e autorità attribuita ai sindaci, sia sostanzialmente inibita loro qualsiasi possibilità di gestire i problemi di salute e sicurezza sul territorio, oltre alla mancanza di informazioni,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno e più corretto riconoscere al sindaco la responsabilità della tutela della salute delle comunità da lui amministrata e, conseguentemente, la possibilità di adottare al riguardo i provvedimenti ritenuti più idonei;

quali siano i motivi per i quali al sindaco venga sostanzialmente negato di ottenere informazioni relativamente agli stranieri ospitati nel proprio comune, così come invece veniva richiesto nell'ordinanza impugnata.

(4-08511)

LUMIA - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

al XXIII vertice antimafia, organizzato dalla fondazione "Antonino Caponnetto" a Bagno a Ripoli (Firenze) il 1° dicembre 2017, è stato trattato il caso dell'esclusione della fondazione "Mediterraneo", un anno prima della scadenza naturale, come capofila della rete italiana della fondazione "Anna Lindth";

tale ad avviso dell'interrogante discutibile esclusione avveniva durante la manifestazione "KIMYYA, LES FEMMES ACTRICES DU DIALOGUE", organizzata dalla fondazione Mediterraneo dall'11 al 15 settembre 2017, che ha, tra l'altro, ricevuto la medaglia d'oro del Presidente della Repubblica;

il 16 novembre 2017 veniva pubblicata una pagina su "la Repubblica" (cronaca di Roma) ed il 17 novembre 2017 su "la Repubblica" (cronaca di Napoli) in cui i rappresentanti di 604 organismi ed istituzioni aderenti alla rete italiana della fondazione Anna Lindth, richiedevano, il rispetto della democrazia interna e manifestavano il loro disappunto per l'operato dei funzionari del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, che avrebbero escluso la fondazione Mediterraneo come capofila delle rete italiana della fondazione Anna Lindth;

la decisione così assunta dagli uffici dal Ministero sembra contrastare con i principi democratici e di governance stabiliti dagli stessi trattati europei;

la questione non è solo "interna italiana", ma coinvolge la Commissione europea, i cui valori si basano sul rispetto dei principi di base del Trattato di Lisbona (articolo 10.3), della democrazia, della governance e della trasparenza;

la lotta alle mafie passa anche attraverso una sfida alla loro capacità di internazionalizzazione. Ci si trova infatti di fronte ad una vera e propria realtà rappresentata dalle "mafie globalizzate", che in tempo reale scambiano servizi criminali e riciclano proventi di ingenti dimensioni finanziarie. Mafie globalizzate che assumono caratteristiche organizzative e strategie sempre più comuni;

è necessario pertanto far crescere un'antimafia globalizzata, capace di interconnettere i diversi approcci e progettualità, valorizzando non solo i livelli di cooperazione istituzionale, ma anche quelle reti di tipo sociale e culturale, come la fondazione Mediterraneo,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda affrontare tale situazione per evitare un danno alla fondazione Anna Lindth, privata del prezioso lavoro di rete che in Italia ha portato avanti la fondazione Mediterraneo.

(4-08512)

RICCHIUTI, CORSINI, DIRINDIN, CAMPANELLA, GRANAIOLA, SONEGO, GATTI - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:

risulta in stato di avanzata elaborazione il "progetto Predappio" ovvero l'ipotesi di realizzazione di un "centro studi" su dittature e totalitarismi del '900 nella città in provincia di Forlì;

l'iniziativa, seppure animata da conclamate finalità scientifiche di conoscenza e approfondimento dei fenomeni totalitari del '900 e in particolare del fascismo italiano, appare agli interroganti del tutto inopportuna sia per il contesto, cioè la città natale di Mussolini, sia per il clima di revanscismo fascista e violento che ha investito il nostro Paese, come attestato da troppi episodi recenti;

considerato che:

a giudizio degli interroganti, ogni tentativo di scindere scientificità e contesto storico-culturale appare, ove non ingenuo e infondato, senz'altro inopportuno, essendo notoriamente la città di Predappio da sempre meta di pellegrinaggi di fascisti di tutte le provenienze e di tutte le età, sicché l'apertura del centro studi ed annesso museo potrebbe facilmente risultare corriva con uno spirito dei tempi a rischio di degenerazione;

inoltre, che già l'Associazione nazionale partigiani d'Italia, pur non contestando la legittimità di un nuovo centro studi sul fascismo e i totalitarismi, ha lamentato sia di non essere stata coinvolta nella elaborazione del progetto, sia proprio la collocazione nella città natale di Mussolini, dati i rischi congeniti di strumentalizzazione,

si chiede di sapere:

quale sia l'opinione del Ministro in indirizzo in ordine al progetto di allestimento museografico presso l'ex casa del fascio e dell'ospitalità di Predappio;

se non ritenga opportuno intervenire perché il progetto, laddove se ne valuti ancora l'utilità, trovi sistemazione in altra città;

se non ritenga di dover intervenire per assicurare il coinvolgimento dell'ANPI e di tutte le associazioni del partigianato e dell'antifascismo nell'organizzazione ed eventuale gestione del progetto.

(4-08513)

LUMIA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

l'anno scolastico 2017/2018 ha avuto inizio alla metà di settembre e le istituzioni scolastiche hanno aggiornato i propri piani triennali dell'offerta formativa, ma, purtroppo, ancora non risultano ripartiti i fondi, fra i quali quelli destinati al finanziamento dei progetti di educazione alla cittadinanza e alla legalità;

l'educazione alla legalità costituisce una delle migliori iniziative educative e culturali della scuola italiana, con dei risultati straordinari soprattutto per le ripercussioni positive nella lotta alle mafie;

si sta attraversando una fase delicata della riorganizzazione mafiosa che cerca di riprendere in tutti i modi il filo della propria identità criminale attraverso un'abile unione tra tradizione ed innovazione;

il lavoro educativo nelle scuole acquista pertanto un significato particolare per bloccare nella nuova generazione il "sentire mafioso" che sul piano culturale ha bisogno di una sistematica azione di contrasto, strutturata e permanente, progettuale e credibile;

nel 2016 dal bando del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca "Cittadini si cresce. Promozione delle pratiche di cittadinanza attiva e partecipazione democratica" sono risultate vincitrici 76 istituzioni scolastiche di cui ben 24 (31,57 per cento) di Roma e provincia. Le istituzioni di Roma e provincia hanno ricevuto finanziamenti per complessivi 849.245,12 euro pari al 34,89 per cento, le restanti 52 hanno preso 1.584.954,93 euro, pari al 65,11 per cento. Le altre province non sono da meno per attività e percorsi educativi per cui non si comprende lo squilibrio territoriale della ripartizione dei fondi;

il Ministero sottoscrive protocolli d'intesa con associazioni, fondazioni e altri soggetti del terzo settore. Il protocollo d'intesa sottoscritto con la fondazione "Antonino Caponnetto" per la prima volta è datato 4 febbraio 2010. È stato rinnovato una prima volta il 4 febbraio 2013 e, alla sua seconda scadenza, il 3 febbraio 2016, la fondazione ha richiesto il rinnovo. Nonostante un fitto scambio di e-mail e di contatti con gli uffici ad oggi il protocollo non è stato ancora rinnovato, a giudizio dell'interrogante stranamente;

in questi anni la fondazione Caponnetto ha svolto un lavoro capillare e serio nelle scuole. Alcuni dati lo testimoniano. Dall'anno scolastico 2009/2010 è attivo il progetto "Giovani sentinelle della legalità" che trae ispirazione dall'impegno, nell'ultima parte della sua vita, del giudice Antonino Caponnetto. A tale progetto hanno preso parte 800 istituzioni scolastiche di ogni parte d'Italia, coinvolgendo complessivamente 100.000 ragazze e ragazzi, 24.000 genitori, associazioni e gruppi impegnati nella lotta alla mafia e alla criminalità organizzata. Studenti e studentesse hanno lavorato lungo l'intero anno scolastico sui temi della legalità e della cittadinanza, incontrando amministratori locali e parlamentari e facendo esperienza della discussione pubblica e del confronto quali strumenti del protagonismo. Di questo lavoro sono testimonianza i volumi "Idee e proposte dei giovani" (224 pagine a colori) pubblicati annualmente che raccolgono i progetti dei giovani, ciascuno dei quali inviato appena stampato al Ministro. In breve un lavoro serio e documentato che la scuola italiana apprezza e chiama a proseguire,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di prevedere dei bandi dedicati all'educazione alla legalità e alla cittadinanza e se sia intenzionato ad investire sugli insegnanti e sulle scuole che si occupano di questa delicata disciplina;

se ritenga che vada superato lo squilibrio territoriale nella ripartizione dei fondi per valorizzare egualmente tutti i territori e le regioni;

se sia a conoscenza di qualche ragione ostativa al rinnovo del protocollo sottoscritto con la fondazione Caponnetto e se sia a conoscenza dei tempi dell'istruttoria di rinnovo.

(4-08514)

MATTEOLI - Ai Ministri dell'interno, dell'economia e delle finanze e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

nel marzo 2014 il Comune di Rosignano Marittimo (Livorno) ha costituito la Rosignano Impianti e Tecnologie Srl (RIT) e nel luglio 2015 ha deliberato l'affidamento della concessione del polo impiantistico a RIT;

ad ottobre 2015 RIT ha acquistato da R.E.A. SpA il 100 per cento delle quote di R.E.A. Impianti, alla quale RIT ha affidato la gestione del polo di Scapigliato;

R.E.A. Impianti, società a responsabilità limitata unipersonale, risulta essere, quindi, una società di proprietà di Rosignano Impianti e Tecnologie Srl che si occupa della gestione del polo impiantistico di Scapigliato (Livorno), di un impianto di recupero nel Comune di Cecina e della manutenzione del verde pubblico nel Comune di Rosignano Marittimo;

R.E.A. Impianti ha predisposto un progetto di ampliamento-rialzamento della discarica di Scapigliato;

Alessandro Giari, amministratore unico di R.E.A. Impianti, in risposta ad una formale richiesta da parte del Comune di Rosignano Marittimo, ha precisato che il maggior credito nei confronti della società da lui amministrata è ascrivibile ad un'unica società, la Lonzi Metalli SpA, con quasi 13 milioni di euro;

sulla base di documenti forniti dall'amministratore unico, la società R.E.A. Impianti risulta a sua volta debitrice nei confronti del Comune di Rosignano Marittimo di oltre 14 milioni di euro;

rispetto alla gran parte degli altri conferitori, per materiali similari, la società debitrice continua a conferire nella discarica di Scapigliato rifiuti con costi inferiori del 15/20 per cento;

sarebbero stati sottoscritti e firmati accordi commerciali, con una o più società debitrici, funzionali a garantire il recupero del credito da parte della società R.E.A. Impianti,

si chiede di sapere:

come R.E.A. Impianti intenda sanare il debito verso il Comune di Rosignano Marittimo;

se risponda al vero che nel 2016 R.E.A. Impianti abbia rilevato le quote di una società privata per un importo di 7 milioni di euro, e che da allora R.E.A. risulti essere totalmente pubblica;

se rispondano al vero che le notizie fornite dall'amministratore unico di R.E.A. Impianti, relative a debiti e crediti, siano conformi ai bilanci della società;

se risponda al vero che la società rilevata da R.E.A. Impianti nel 2016 rientrerebbe tra quelle maggiormente debitrici;

in caso affermativo, se la società sia stata rilevata versando alla stessa la cifra di 7 milioni di euro, oppure se l'importo sia stato defalcato, almeno in parte, dal credito della società R.E.A. Impianti nei confronti della stessa;

se risponda al vero che esisterebbero accordi tra R.E.A. Impianti e società fortemente debitrici atti a recuperare il credito, e, in caso affermativo, chi abbia sottoscritto tali accordi;

se risponda al vero che R.E.A. Impianti avrebbe presentato alla stampa un progetto di ampliamento-rialzamento della discarica di Scapigliato sostanzialmente diverso da quello prescritto ed autorizzato dalla Regione Toscana;

se non si ritenga opportuno intervenire, attraverso un'urgente ispezione ministeriale, al fine di verificare se i fatti descritti rispondano al vero e se R.E.A. Impianti abbia agito secondo quanto previsto dalle leggi.

(4-08515)

SANTANGELO, TAVERNA, DONNO, PUGLIA, CRIMI, MARTON, BERTOROTTA, BUCCARELLA, MORONESE, LUCIDI, PAGLINI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

recentemente alcuni giornali on line, tra questi "itacanotizie" con l'articolo dell'8 dicembre 2017 intitolato "Marsala: la visita di Renzi al Liceo Pascasino diventa un caso politico", hanno sollevato l'inopportunità che nelle scuole si faccia propaganda elettorale;

in particolare al suddetto incontro, realizzato presso il liceo "Pascasino" di Marsala (Trapani) per osservare il lavoro realizzato dalla comunità scolastica nell'ambito del progetto "La Costituzione per immagini" e le classi dipinte dagli studenti, hanno partecipato il segretario nazionale del Partito democratico, Matteo Renzi, il sottosegretario alla salute, Davide Faraone, il sindaco di Marsala, Alberto Di Girolamo, nonché l'assessore della Giunta Di Girolamo, la professoressa Anna Maria Angileri, che ricopre anche il ruolo di dirigente scolastico del liceo medesimo;

il primo firmatario della presente interrogazione ha precedentemente presentato l'atto di sindacato ispettivo 4-06466, in data 6 ottobre 2016, segnalando che proprio il liceo "Pascasino" di Marsala era già stato sede di eventi o dibattiti su temi riguardanti anche il tema della riforma, denominata "Buona Scuola" con l'esclusiva presenza di relatori e partecipanti di chiara appartenenza al Partito democratico;

considerato che a quanto risulta agli interroganti:

Anna Maria Angileri è stata eletta consigliere provinciale della ex Provincia di Trapani tra le fila del Partito democratico e, in seguito, si è candidata alle elezioni amministrative del 2012 per la carica di sindaco di Marsala. Successivamente, nel 2013, era presente nella lista dei candidati alle primarie del PD per le elezioni politiche del 2013 e nel 2015 è stata candidata alle primarie del Partito democratico, sezione di Marsala, per la candidatura a sindaco della città. Attualmente è assessore nella Giunta del sindaco Alberto Di Girolamo del PD con deleghe assessoriali (pubblica istruzione, edilizia scolastica, progetti ed eventi formativi, politiche giovanili e pari opportunità), nonché componente dell'assemblea nazionale del Partito democratico;

Piero Calamandrei, in un intervento ad un'assemblea degli studenti, disse: "La scuola è un organo costituzionale perché forma il cittadino di domani, è la precondizione dell'esercizio della democrazia";

considerato infine che, a parere degli interroganti:

l'evento "La Costituzione per immagini" e le classi dipinte dagli studenti doveva essere una vera e propria operazione di educazione alla legalità e di cittadinanza attiva che ha trasformato la scuola in un luogo dell"I care", sicuramente poteva e doveva essere allargato anche ad altri esponenti politici, proprio a garanzia della osannata pluralità;

il confronto tra rappresentanti delle istituzioni e cittadini deve salvaguardare la funzione fondamentale della scuola e cioè la formazione di persone che si relazionano con la realtà in modo critico e consapevole;

nella scuola pubblica dovrebbero liberamente convivere diverse posizioni culturali e ideali per la formazione e l'educazione delle giovani generazioni. Rincresce notare che la cosiddetta "pluralità" viene meno quando ad entrare nelle scuole, tra i relatori figurino, per quanto concerne l'ambito politico, esponenti o militanti del PD appartenenti alla maggioranza parlamentare, mentre questo non accade quando si tratta di altre forze politiche, in particolare all'opposizione,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se intenda adottare le opportune iniziative affinché venga verificato se, all'epoca dell'evento programmato presso il liceo "Pascasino" di Marsala, la dirigente scolastica Anna Maria Angileri abbia ottemperato a tutte le richieste e ottenute tutte le autorizzazioni previste per lo svolgimento dell'evento stesso e se non ritenga che la stessa, nell'esercizio delle sue funzioni, non abbia aperto un dibattito sulla scuola, con la chiara e sottintesa connotazione politica del Partito democratico;

se ritenga che la scuola, luogo di educazione e formazione ed altresì spazio di condivisione e di confronto, possa essere aperta, anche per momenti di dibattito e riflessione, alla partecipazione di esponenti politici diversi dai rappresentanti dei partiti di maggioranza e a tutti i cittadini, nel rispetto delle istituzioni, specialmente se ciò avviene, come nel caso descritto, al di fuori degli orari delle lezioni.

(4-08516)

DONNO, GIARRUSSO, PUGLIA, SANTANGELO, MORONESE, BUCCARELLA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

Comdata è un gruppo industriale con diverse sedi in Italia e operante nel settore dei servizi alle imprese, con particolare riferimento alle aree dell'assistenza clienti, della gestione dei processi di back office e di gestione del credito;

in data 2 dicembre 2017, "ilcorrieresalentino" con un articolo intitolato "Scioperano i lavoratori di Comdata Lecce per una settimana", rendeva noto che "le segreterie provinciali di SLC CGIL, FISTEL CISL e UILCOM unitamente alla RSU di Comdata Lecce, hanno proclamato (...) lo sciopero di tutti i lavoratori e le lavoratrici di Comdata Lecce. Lo sciopero è stato programmato per una settimana, dal 4 al 10 dicembre e sarà articolato per tipologia di contratto: i lavoratori con contratto full time e part time a trenta ore si asterranno dal lavoro nelle ultime due ore di ogni turno, mentre le altre tipologie contrattuali nell'ultima ora di ogni turno";

veniva, altresì, precisato che la "rottura del tavolo è maturata nell'incontro del 28 novembre a seguito dell'indisponibilità aziendale a non recepire le esigenze dei lavoratori rappresentate dalle OO.SS. nei vari incontri che si sono susseguiti. In particolare riguardo a turni di lavoro imposti dall'azienda già da alcuni mesi, che non garantiscono una sostenibile coniugazione dei tempi di vita e di lavoro";

in data 6 novembre 2017, la medesima fonte, con un articolo dal titolo "Comdata, la "rivolta" degli operatori call-center si estende a macchia d'olio" evidenziava che "dopo lo sciopero indetto dai lavoratori di Lecce, arriva la solidarietà dei colleghi di Ivrea, Rende e Torino",

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

quali urgenti iniziative, alla luce delle espresse evidenze, intendano assumere al fine di tutelare le condizioni lavorative delle risorse umane di Comdata;

se ritengano opportuno intervenire affinché si organizzi a breve un tavolo aziendale congiuntamente alle organizzazioni e alle rappresentanze di categoria, volto ad individuare soluzioni che, oltre a recepire le istanze sinora avanzate, salvaguardino concretamente i diritti dei lavoratori coinvolti, in ossequio alle legittime richieste di conciliazione dei tempi di lavoro e di vita.

(4-08517)

FABBRI - Al Ministro dell'interno - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

nella giornata di domenica 10 dicembre 2017, il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, avrebbe denunciato di essere stato minacciato di morte sul suo profilo del social network "Facebook" da parte di estremisti di destra, quale reazione alla mancata concessione di una sala pubblica all'associazione "Molo 4", legata a CasaPound Italia, da parte del Comune per un'iniziativa;

il primo cittadino ha provveduto a cancellare, dopo averne salvato le immagini, le oscenità e gli insulti rivoltigli e a denunciare l'accaduto alle forze dell'ordine;

considerato che:

si tratta, purtroppo, dell'ennesimo episodio di una lunga serie verificatasi nel Paese e contrari alla nostra Costituzione;

solo nelle ultime settimane si è assistito prima ad atti vandalici presso la scuola "Anna Frank" della stessa Pesaro imbrattata con svastiche e slogan inneggianti alla guerra; successivamente, all'irruzione di "Veneto Fronte SkinHeads" nella sede di "Como Senza Frontiere", mentre era in corso una riunione della stessa associazione, che si dedica a promuovere politiche di integrazione e diritti dei migranti; e, ancora, a Forlì, dove un gruppo di militanti di Forza nuova ha aggredito degli studenti e un sindacalista,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo abbia ulteriori notizie di episodi analoghi, che possano contribuire a chiarire il quadro preoccupante, che si sta delineando in merito ad una recrudescenza di attività legate a gruppi di estrema destra, in particolare, ma non solo, CasaPound e Forza nuova, come fotografato dalla cronaca;

se non ritenga opportuno valutare se, in base agli strumenti legislativi attuali, sia possibile procedere allo scioglimento di dette formazioni;

se gli stessi strumenti legislativi, in particolare la legge n. 645 del 1952 (cosiddetta legge Scelba) e la legge n. 205 del 1993 (cosiddetta legge Mancino), non debbano essere oggetto di una valutazione, che risponda alla crescente difficoltà di efficacia applicativa da queste presentata.

(4-08518)

GRANAIOLA, CASSON, BATTISTA, DIRINDIN, GATTI, FORNARO, RICCHIUTI, CAMPANELLA, CORSINI, BUBBICO, LO MORO, PEGORER, GOTOR - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

il giorno 25 settembre 2017, all'interno dello scalo ferroviario di Novara-Boschetto, è deragliato un carro merci, trasportato dalla società ferroviaria SBB Cargo Italia, a causa della rottura di un asse;

solo per una fortuita circostanza lo spezzamento dell'asse e il deragliamento sono avvenuti all'interno dello scalo merci e non durante la normale marcia del treno, in un punto qualsiasi della rete ferroviaria nazionale o europea;

la rottura di un asse e il conseguente, inevitabile, deragliamento sono tra gli eventi di maggior rischio per la sicurezza ferroviaria e l'incolumità delle persone, siano essi dipendenti, viaggiatori o anche persone estranee all'ambito ferroviario;

considerato che:

a seguito di un deragliamento, le conseguenze possono essere gravissime, poiché il veicolo coinvolto, nel momento della rottura potrebbe trovarsi in qualsiasi punto della linea ferroviaria, anche in velocità, trovarsi in centri abitati, vicino a strade, su ponti, eccetera;

potrebbe impattare con un altro treno merci o viaggiatori sul binario attiguo, con effetti imprevedibili, che possono anche assumere dimensioni catastrofiche, nel caso, non improbabile, che risultassero coinvolti anche carri di merci pericolose;

la dinamica di questo incidente è la medesima verificatasi il 29 giugno 2009, quando per la rottura di un asse ad un carro merci che trasportava gpl, vi fu quella che viene ormai ricordata come la "strage di Viareggio", con 32 morti e centinaia di feriti, dovuti alle esplosioni e al violento incendio che investì il quartiere di Via Ponchielli, adiacente alla stazione;

la gravità dei potenziali effetti conseguenti alle rotture meccaniche ai treni è tale da richiedere rigidi controlli all'origine e interventi preventivi, mediante accuratissime e severe procedure di manutenzione;

dalle prime notizie pubblicate dall'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria (ANSF) e da quanto riportato dalla stampa ("Il Tirreno" del 6 e 10 ottobre 2017), nel caso dell'incidente del settembre 2017 risulterebbe che la rottura dell'asse, costruttore Rafil, fosse dovuta a un difetto di costruzione e all'inadeguatezza della manutenzione e dei controlli, attività queste affidate alla compagnia RAlpin con sede a Friburgo, quale "detentore" del carro e responsabile della sua manutenzione;

l'ultimo intervento manutentivo risulta del 21 dicembre 2015 e da allora il carro ha percorso ben 216.471 chilometri;

considerato inoltre che:

è molto probabile che la rottura sia stata determinata da un originario difetto della colata di acciaio e/o da una cricca che si è propagata nel tempo e che non è stata individuata durante i protocolli manutentivi, esattamente come accertato dal Tribunale di Lucca per il treno che ha causato la strage di Viareggio;

ciò pone in evidenza l'inadeguatezza delle norme vigenti in materia o la loro mancata applicazione da parte dei soggetti responsabili, quali il detentore, il responsabile della manutenzione e la stessa impresa ferroviaria che prende in carico il rotabile;

ma, evidenzia, altresì, l'inadeguatezza del ruolo dell'ANSF e dello stesso ufficio investigazioni del Ministero;

assume particolare rilevanza il fatto che il 17 marzo 2017 vi sia stato un incidente analogo al treno n. 41200 di Mercitalia SpA, nella stazione di Giulianova (Teramo), causato dalla rottura di una ruota, prodotta dal medesimo costruttore (Rafil) dell'asse spezzatosi a Novara-Boschetto e che anche in questo caso, solo una fortuita coincidenza di eventi positivi abbia evitato il verificarsi di conseguenze disastrose;

considerato infine che:

in conseguenza di queste gravi circostanze l'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, pur avendo diramato un cosiddetto "alert" su questo genere di fatti si è limitata ad invitare i soggetti interessati, ovvero "i detentori d'intesa con i responsabili della manutenzione ad effettuare le verifiche necessarie e stabilire a quali condizioni e dopo quali ulteriori verifiche tali veicoli possono continuare a circolare", consentendo alle imprese ferroviarie di "far circolare i veicoli del tipo incidentato e quelli assimilabili, sulla base delle indicazioni ricevute dai detentori e dai soggetti responsabili della manutenzione";

in questo modo, però, l'ANSF ha affidato i controlli alle medesime società che gestiscono, sia il materiale rotabile, sia la manutenzione, avallando una sorta di "autogestione della sicurezza ferroviaria" in capo alle stesse imprese interessate,

si chiede di sapere:

quali risultino essere le cause accertate dall'organismo investigativo dei due incidenti da ultimo verificatisi;

quali misure urgenti di tutela, organizzative e normative, il Ministro in indirizzo intenda adottare, al fine di prevenire il verificarsi di ulteriori incidenti ferroviari determinati da difetti e lacune manutentive dei treni merci;

se non ritenga opportuno ed indifferibile emanare, a tutela dell'incolumità pubblica e dell'ambiente, nell'ambito delle proprie prerogative di indirizzo, vigilanza e controllo sull'ANSF, disposizioni più cogenti in merito al divieto di circolazione dei rotabili ferroviari interessati a criticità di questa natura, stante il permanere di un altissimo rischio di incidenti potenzialmente catastrofici.

(4-08519)