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Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 888 del 03/10/2017


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

888a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 3 OTTOBRE 2017

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Presidenza del vice presidente CALDEROLI,

indi del vice presidente GASPARRI

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 890 del 4 ottobre 2017
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: ALA-Scelta Civica per la Costituente Liberale e Popolare: ALA-SCCLP; Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD: AP-CpE-NCD; Articolo 1 - Movimento democratico e progressista: Art.1-MDP; Federazione della Libertà (Idea-Popolo e Libertà, PLI): FL (Id-PL, PLI); Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà (Direzione Italia, Grande Sud, M.P.L. - Movimento politico Libertas, Riscossa Italia: GAL (DI, GS, MPL, RI); Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Misto: Misto; Misto-Campo Progressista-Sardegna: Misto-CP-S; Misto-Fare!: Misto-Fare!; Misto-Federazione dei Verdi: Misto-FdV; Misto-Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale: Misto-FdI-AN; Misto-Insieme per l'Italia: Misto-IpI; Misto-Italia dei valori: Misto-Idv; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento la Puglia in Più: Misto-MovPugliaPiù; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà: Misto-SI-SEL; Misto-UDC: Misto-UDC.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,31).

Si dia lettura del processo verbale.

VOLPI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 27 settembre.

Sul processo verbale

FALANGA (ALA-SCCLP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FALANGA (ALA-SCCLP). Signor Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.

È approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,36).

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(302) DE POLI. - Riconoscimento della lingua italiana dei segni

(1019) FAVERO ed altri. - Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e per il riconoscimento della lingua dei segni italiana

(1151) PAGLIARI ed altri. - Disposizioni per la rimozione delle barriere della comunicazione, per il riconoscimento della lingua dei segni italiana (LIS) e della LIS tattile, nonché per la promozione dell'inclusione sociale delle persone sorde, sordo-cieche e con disabilità uditiva in genere

(1789) CONSIGLIO. - Disposizioni per la rimozione delle barriere della comunicazione, per il riconoscimento della lingua dei segni italiana (LIS) e della LIS tattile e per la promozione dell'inclusione sociale delle persone sorde e sordo-cieche

(1907) AIELLO. - Disposizioni per la rimozione delle barriere della comunicazione, per il riconoscimento della lingua dei segni italiana (LIS) e della LIS tattile e per la promozione dell'inclusione sociale delle persone sorde e sordo-cieche

(Relazione orale) (ore 16,36)

Approvazione, con modificazioni, in un testo unificato, con il seguente titolo: Legge quadro sui diritti di cittadinanza delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 302, 1019, 1151, 1789 e 1907.

Ricordo che nella seduta del 28 settembre il relatore ha svolto la relazione orale ed è stata presentata una questione pregiudiziale.

Passiamo alla votazione della questione pregiudiziale QP1.

Verifica del numero legale

MALAN (FI-PdL XVII). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione del disegno di legge n.
302-1019-1151-1789-1907

PRESIDENTE. Metto ai voti la questione pregiudiziale QP1, presentata dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

Non è approvata.

Dispongo la controprova.

Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, il provvedimento, il cui iter in Commissione si è concluso il 1° febbraio 2015, era stato rinviato dall'Assemblea in Commissione nel maggio 2017 per un nuovo esame, in quanto la Commissione bilancio non si era potuta pronunciare in senso favorevole sul testo a seguito di alcuni rilievi critici proposti dalla Ragioneria generale dello Stato, che aveva rilevato un'insufficiente copertura finanziaria. Quindi è tornato in Commissione; poi, il 6 giugno, è stato evidenziato che l'istruttoria sul testo non si riteneva ancora completata, perché la Ragioneria generale dello Stato richiedeva un'ulteriore relazione tecnica al Ministero del lavoro, ritenendo la precedente incompleta e non scevra da criticità.

Il 20 giugno sono state segnalate le forti criticità del testo. A questo punto, le ulteriori correzioni del relatore, approvate in Commissione e finalizzate a superare i rilievi della Commissione bilancio e della Ragioneria generale dello Stato, volte a garantire l'effettiva invarianza finanziaria del provvedimento, rendono il testo privo di adeguate risorse finanziarie, quindi una mera dichiarazione d'intenti.

Questo provvedimento disattende le aspettative delle persone con disabilità uditiva, infatti il disegno di legge, già contrastato dalle persone sostenitrici del metodo oralista, con le ultime modifiche apportate in Commissione, non incontrerà il favore nemmeno di coloro che propendono per l'introduzione della lingua dei segni. Le amministrazioni interessate non saranno in grado di provvedere in maniera efficace all'attuazione delle disposizioni introdotte nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Alla luce di tutto questo, una discussione generale ancora una volta su questo disegno di legge, mi sembra, da medico, un "accanimento terapeutico", mi sembra di vivere una situazione kafkiana.

Ormai questa è una discussione controversa e annosa: questa è infatti la settima legislatura, dal 1995, in cui viene presentato un testo in materia, segno che le sei legislature precedenti arrivarono alla conclusione che riconoscere la LIS non è il principale diritto delle persone con disabilità uditiva.

Non dimentichiamo che il titolo iniziale di questo disegno di legge prevedeva il riconoscimento della LIS come minoranza linguistica: un abominio. L'incostituzionalità era del tutto evidente: sappiamo che una minoranza linguistica è una comunità. Ci apprestiamo a discutere il disegno di legge n. 2643 che reca modifiche allo Statuto speciale del Trentino-Alto Adige in materia di tutela della minoranza linguistica ladina, cioè una comunità fondata su origini, tradizioni, siti geografici , mentre si voleva riconoscere la LIS come minoranza linguistica, come se i disabili uditivi fossero una comunità isolata, contro la nostra Costituzione e contro tutti i diritti fondamentali riconosciuti alla disabilità di cui l'inclusione è il cardine (vedi l'atto votato il 14 settembre dal Parlamento europeo).

È utile ribadire che l'acquisizione della parola è la premessa fondamentale per favorire processi di inclusione finalizzati alla piena cittadinanza e a questo s'impone prioritariamente un impegno congiunto delle istituzioni per concretizzare questo diritto attraverso la programmazione dei centri regionali per la diagnosi precoce attualmente attivi in poche Regioni italiane nonostante i LEA.

Ritenere di risolvere l'handicap con un approccio limitato condanna la persona sorda a forme subdole di emarginazione che non giovano al successo scolastico e tantomeno alla piena cittadinanza.

A proposito, poi, della proposta delle classi bilingue, vorrei dire che i ragazzi, anche quelli con disabilità uditiva, dovrebbero essere bilingue per l'inglese, il russo o il cinese non per imparare la lingua dei segni, perché sarebbe come distribuire le stampelle a tutti i bambini di una classe dove è presente un disabile motorio. Sarebbe come dargli una carrozzella anziché fargli fare la fisioterapia.

Ora ci troviamo a discutere ed approvare probabilmente una scatola vuota, un'altra bandiera da sventolare.

Mi è stato detto dal relatore, che ringrazio per il video commovente che ha inviato a tutti noi per dirci "ti voglio bene" nella lingua dei segni, che visto che non ci sono oneri per lo Stato perché non approvare una legge che ormai serve solo a sottolineare i diritti delle persone disabili uditive?

Io mi chiedo da quando il Parlamento fa leggi che servono a ribadire un'altra legge che già viene ampiamente applicata, la prima in Europa e forse nel mondo, la n. 104 del 1992 che garantisce - non promuove come viene detto in questo testo - una uguaglianza formale e sostanziale alle persone disabili uditive che utilizzano la LIS o altri mezzi di comunicazione, e cioè: gli interpreti a scuola a spese delle Province, l'interprete durante le lezioni a spese dell'università, l'interprete gestuale nelle trasmissioni televisive a spese della RAI TV, l'attuazione degli articoli dal 12 al 18 della legge n. 104 del 1992 per l'inserimento scolastico-lavorativo a spese pubbliche e l'accompagnamento degli interpreti negli uffici pubblici a spese degli interessati, motivo per il quale viene assegnata l'indennità di comunicazione. E nei casi in cui le tutele previste da questa legge non venissero garantite, è possibile richiedere immediatamente la tutela giurisdizionale ai sensi della legge n. 67 del 2006. Quindi, quando l'ENS, che ha un buco di bilancio di almeno 12 milioni di euro, anche con accuse di appropriazione indebita dei Presidenti precedenti, ci continua a mandare lettere sottolineando come un cittadino sordo che deve fare denuncia alla polizia deve poter disporre di un interprete messo a disposizione dalle istituzioni o in ospedale o a scuola o vuol far assumere in tutto il servizio pubblico, ovunque, gli interpreti che promuove e forma o li vuol fare assumere e di conseguenza togliere il sussidio di indennità a 43.000 persone che lo ricevono in Italia, secondo i dati dell'INPS.

Credo infatti che ci sia sempre una questione di soldi dietro questo disegno di legge che dà disponibilità agli enti locali di provvedere, visto che la Ragioneria di Stato soldi non ne dà, o almeno ne sono stati dati garbatamente, più o meno di nascosto, all'Istituto statale per sordi di Roma, il cosiddetto Nomentano, con il decreto Mezzogiorno, sul quale è stata posta la fiducia, un espediente bizzarro per garantire un milione di euro alle scuole statali per i sordi al Sud. Peccato che l'unica scuola che fosse preposta a ciò fosse a Palermo e sia stata chiusa più di vent'anni fa. È quindi rimasto il Nomentano e noi conosciamo bene la situazione veramente drammatica in cui si trovano i dipendenti dell'istituto, che hanno protestato anche davanti al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca nell'aprile scorso. È da anni che il Nomentano aspetta di essere regolamentato dal MIUIR e si trova in un limbo, ma nel 2000 ha chiuso l'attività scolastica perché l'ha trasferita all'istituto Margarotto. Certamente c'è uno sportello che dà assistenza alle persone disabili ed alle loro famiglie, ma per questo ci sono le ASL ed i centri preposti e soprattutto molti disabili uditivi non vogliono avere a che fare con questi.

Non era meglio, quindi, risolvere il problema da un punto di vista migliore e con fondi ad hoc per gli stipendi dei dipendenti e per pagare l'affitto in arretrato dell'Istituto e dare magari il milione di euro alle Regioni per implementare lo screening neonatale nei LEA? Non era meglio utilizzarli per la prevenzione e comunicazione di malattie infettive in gravidanza (quelle del sistema TORCH) che sviluppano sordocecità per evitare che i bambini nascano sordi o sordociechi per questi motivi?

Mi auguro comunque che si reperiscano le risorse per i livelli essenziali di assistenza, perché più sarà precoce la diagnosi, minore sarà il numero dei bambini disabili uditivi che per comunicare avranno bisogno di rivolgersi alla lingua dei segni. Oltretutto, mi chiedo - e sarei la prima promotrice di un'iniziativa in questo senso - quale lingua dei segni? Certo, c'è la lingua dei segni italiana, ma sappiamo che in Italia quasi ogni città ha delle varianti e che ci sono circa 121 lingue dei segni nel mondo? Per questo mi faccio promotrice, insieme a tutti i colleghi, di una lingua dei segni universale, perché tutti coloro che arrivano da altri Paesi del mondo e per i quali l'unico modo per comunicare è quello gestuale, possano disporre di una lingua uniformemente valida e riconosciuta ovunque nel mondo. Questo ad oggi non è, perché già in Italia, come ho detto, ce ne sono tante.

La logopedia è fondamentale per questi bambini che - occorre ricordarlo - non possono udire. Appunto per questo, se si fa la diagnosi entro i tre mesi, si può decidere se optare per un impianto e se sia più utile una protesi. Addirittura nel mondo scientifico si stanno evidenziando i risultati dell'impianto di cellule staminali ciliate proprio per risolvere alla radice la sordità E allora mi chiedo come mai ancora oggi la logopedia, necessaria per processi abilitativi o riabilitativi per lo sviluppo del linguaggio, sia accessibile solo ai più fortunati o ai più abbienti, perché garantita a macchia di leopardo sul territorio nazionale o come prestazione privata a pagamento? Non è meglio indirizzarci verso le tecnologie e sviluppare la ricerca scientifica per contrastare la sordità?

Ciò nonostante, ancora oggi nel Parlamento italiano assistiamo ad una controversa e annosa discussione sulla lingua dei segni, che risulta, oggi più che mai, una scelta ideologica fuori dal tempo, fuorviante rispetto alle vere difficoltà che quotidianamente incontrano le persone con sordità o pluridisabilità. Serve invece una coerente azione di Governo improntata a diritti umani e costituzionali che, lungi da nuove leggi dal contenuto anacronistico, predisponga programmi triennali volti ad assicurare il diritto alla parola, il diritto alla salute, il diritto all'istruzione e alla comunicazione autonoma e uguale per tutti. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Consiglio. Ne ha facoltà.

CONSIGLIO (LN-Aut). Signor Presidente, io avrei potuto vederla quando mi ha chiamato, ma non l'ho sentita, e non è una delle sensazioni più belle che accompagnano circa un milione di persone in questo Paese e che aspettano da un po' di tempo una risoluzione e un provvedimento di questo tipo, che le metta in condizione di poter ben imparare una lingua dei segni che non sarà, come diceva la senatrice Rizzotti, internazionale, ma quanto meno dà la possibilità a tanti ragazzi, che da giovanissimi imparano a comunicare, e a chi magari non ne ha avuto la possibilità negli anni ed è diventato ormai adulto, di poter interagire con un apprendimento serio.

Negli articoli di questi giorni si è scritto molto sulla lingua dei segni e quello di oggi è considerato l'ultimo appello per approvare un provvedimento che ha visto vent'anni di attesa per circa un milione di persone interessate (960.000, per la precisione); ma dovremmo probabilmente collegare ad esse anche tutte le famiglie. Vent'anni di ritardo - lo ha detto il relatore qualche mese fa - e ultimo Paese, il nostro, che non ha una legge in tal senso. Tale ritardo è stato accompagnato da polemiche e diatribe all'interno del mondo dei sordi e dei non udenti, per una voglia probabilmente di sponsorizzare - anche se forse non è il termine giusto - un sistema di comunicazione che magari non è la LIS; tutta una serie di analisi che hanno portato a chiederci chi abbia ragione sotto questo aspetto.

Questo provvedimento vuole essere un allargamento delle opportunità. È vero, non c'è una legge che si occupi dei non udenti, ma è altrettanto vero che nel 1992, come ha ricordato il senatore Malan, c'era già un qualcosa che si occupava della disabilità in generale; forse in quel momento eravamo un po' troppo avanti.

La storia dell'educazione dei sordi, anzi dei sordomuti, è sempre stata attraversata da forti polemiche su molte questioni, tra cui in particolare quella sull'uso dei metodi. Sono stati inventati e attualmente sono proposti i più disparati metodi, ognuno dei quali veniva e viene considerato spesso risolutivo della problematica. La contrapposizione più forte per le diverse implicazioni educative, linguistiche, culturali e sociali è stata quella tra il metodo orale e quello che, per semplicità, chiameremo gestuale.

È stata apprezzabile l'apertura del relatore qualche mese fa quando, all'inizio del suo intervento, ha parlato con la lingua dei segni. Com'è noto, la lingua è forse il fenomeno più complesso che esista, quindi la sua misurazione è assolutamente difficile, se non obiettivamente impossibile. Le variabili per quanto riguarda la composizione delle frasi sono assolutamente incredibili sotto l'aspetto grammaticale, sintattico, morfologico e lessicale.

La LIS è una delle tante lingue dei segni diffusa in tutto il mondo, su cui esiste ormai una considerevole letteratura, che ci dice come quei segni, quei movimenti sono parole, affermazioni; insomma, sono discorsi.

Un concetto comune tra udenti è che la comunicazione tra sordi - probabilmente la battuta mi verrebbe facile, soprattutto nelle Aule parlamentari - sia diversa da quella che avviene con l'italiano parlato, considerandola una comunicazione povera, inferiore, che non ha la possibilità di spiegare magari concetti nobili piuttosto che complessi o di alta cultura.

Come avevo esplicitato nella mia proposta (che è stata assorbita da questo testo di legge), con l'introduzione della LIS a livello scolastico e sperimentale, gli studenti vivono e crescono in un'ottica di bilinguismo. In questo modo si aiutano i bambini a rapportarsi con i coetanei sordi, ad approcciarsi a uno strumento comunicativo in più.

La LIS è una lingua a tutti gli effetti: si fanno letture, si insegnano i canti, le preghiere, e i bimbi riescono a costruire vere e proprie frasi compiute. La lingua dei segni non è una forma abbreviata di italiano, non è assolutamente una mimica né un qualche codice Morse o Braille. Non è nemmeno un semplice alfabeto manuale, ma una lingua con proprie regole, con proprie capacità di espressione.

Nei mesi scorsi, in particolare nelle ultime due settimane, ci siamo scontrati forse con l'incapacità di far sì che la Commissione bilancio lavorasse al meglio, nel senso che quando si fanno le nozze con i fichi secchi diventa sempre tutto più difficile; ma abbiamo capito che la colpa non era assolutamente della Commissione bilancio - lo ha rimarcato la senatrice Comaroli, componente del Gruppo Lega Nord in 5a Commissione - in quanto a volte è mancato il rappresentante del Governo, altre volte non c'è stata la possibilità di interpretare in senso molto positivo gli emendamenti. Tra l'altro, sono state presentate poche proposte emendative, forse per la voglia di far sì che questo disegno di legge venisse approvato.

Signor Presidente, avremo un atteggiamento sicuramente positivo su questo provvedimento. Si poteva fare di meglio? Assolutamente sì. Abbiamo cercato di definire, con chi lo ha proposto e con il relatore, un prodotto che probabilmente non sarà perfetto, ma che nel prossimo futuro potrà essere integrato per far sì che un milione di persone abbia la possibilità di interagire in modo serio con un mondo che a volte diventa una campana di vetro e non dà la possibilità di vivere serenamente.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Panizza. Ne ha facoltà.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, finalmente questo disegno di legge riprende il suo iter in Assemblea.

Negli ultimi mesi, più volte, quest'Assemblea ha affrontato tematiche legate alla disabilità. Penso agli impegni che sono stati presi con le mozioni per le persone affette da sindrome di Down, e penso soprattutto alla legge cosiddetta del dopo di noi. Anche recentemente ho partecipato a tante iniziative sul mio territorio promosse da realtà che si occupano di disabilità e di inclusione: all'inaugurazione della nuova sede della sezione di Trento dell'Ente nazionale sordi piuttosto che all'assemblea di Anffas e a quella dell'Unione italiana ciechi.

Sabato scorso, al Mart di Rovereto, il museo di arte moderna e contemporanea, si è tenuto il Mart open day con la presentazione di una video guida per non udenti realizzata nel linguaggio dei segni. Si tratta di un progetto che, da una parte, conferma l'attenzione da parte del museo di Rovereto nel favorire la fruizione artistica; dall'altra, è anche la dimostrazione che molti ostacoli possono essere superati. Inoltre, sempre al Mart, sono in corso altre sperimentazioni, che il Ministero

dovrebbe favorire e guardare con grande attenzione, anche per applicazioni in grado di rendere i musei accessibili a tutti.

Ho voluto menzionare queste realtà per dire come in ciascuna di queste circostanze ho potuto apprezzare i risultati e i tanti passi in avanti che sono stati compiuti per garantire una migliore qualità della vita, una migliore forma assistenziale ai disabili e alle loro famiglie, ma soprattutto per aumentare il grado di accessibilità alla vita comunitaria.

Certo - l'ho già detto in quest'Assemblea - c'è ancora tanto da fare per rimuovere tutte le barriere materiali e culturali che ancora esistono. In Italia siamo spesso all'avanguardia per quanto riguarda i principi e le enunciazioni, ma troppo spesso siamo carenti sul piano dell'attuazione dei diritti.

La lingua dei segni per sordi, sordociechi e disabili uditivi è una vera e propria lingua, con una sua specifica morfologia sintattica e lessicale, e non solo una modalità d'espressione della lingua parlata. Ne esistono più di 30 riconosciute al mondo e ad oggi, come ha detto bene il relatore Russo, siamo l'unico Paese, insieme al Lussemburgo, che ancora non ha riconosciuto la lingua dei segni dopo la Convenzione ONU di New York del 2006, ratificata dal nostro Paese nel 2009.

Il riconoscimento della lingua è essenziale per garantire a tutti il pieno accesso al sacrosanto diritto di ciascuno di potersi esprimere nella propria lingua. Sappiamo bene che si tratta non solo di un fatto simbolico, ma anche di un diritto sostanziale, che non può più essere rimandato nel tempo. In televisione, come nei grandi eventi pubblici, l'interprete LIS è sempre più presente, a riprova di una sensibilità sociale cresciuta nel tempo, cui adesso anche le istituzioni devono adeguarsi, colmando il ritardo che si è venuto a creare.

Il provvedimento che oggi discutiamo, che mi auguro approveremo, ha avuto un percorso articolato. È assolutamente positivo che si sia giunti a un testo unitario, a dimostrazione che questo è un tema su cui le forze politiche devono trovare la convergenza. Molto importante è il lavoro che è stato fatto in Commissione e ne va dato atto a tutti i suoi componenti, ai presentatori delle proposte di legge, a tutte le colleghe e i colleghi che hanno lavorato sul provvedimento, ma soprattutto al relatore Russo che, grazie anche a una forte sensibilità, ha saputo fare una sintesi virtuosa di tutte le istanze emerse. È stato un lavoro di grande impegno, che ha coinvolto molte associazioni e realtà operanti nel settore e che ne ha raccolto le testimonianze, le richieste e il prezioso contributo d'esperienza. Voglio ringraziare, in particolare, l'Ente nazionale sordi e tutte le realtà che hanno collaborato, anche con me, e garantiscono sul territorio la possibilità per i non udenti di condurre una vita migliore, esprimere le potenzialità e valorizzare le competenze, l'impegno e il talento. Non ho dubbio nel dire che senza di loro, senza queste realtà preparate e motivate, oggi la nostra società potrebbe garantire ben poco. Dico questo con cognizione di causa, avendo seguito da vicino la preziosa e competente attività della sezione di Trento dell'Ente nazionale sordi.

Il risultato di questo lavoro è nella completezza del provvedimento, che affronta davvero una pluralità di questioni tutte importanti. Per ragioni di tempo, vado per titoli: la prevenzione e l'identificazione precoce di fenomeni di sordità; gli interventi di sostegno psicologico; la costituzione di centri specializzati; l'aumento dell'accessibilità attraverso le nuove tecnologie e lo sviluppo di software e hardware dedicati; l'accessibilità universale agli ambienti, agli edifici, alle istituzioni e agli eventi artistici e culturali; le campagne di sensibilizzazione pubblicitaria; l'accesso ai servizi di emergenza e pronto intervento e alla pubblica amministrazione; la disponibilità di servizi di interpretariato e i corsi di formazione per gli interpreti; la disponibilità di insegnanti di sostegno e assistenti di comunicazione nelle scuole; l'accesso all'istruzione universitaria e post-universitaria; l'accesso ai trasporti pubblici.

Il mio auspicio è che, una volta approvato il testo, si faccia in fretta con i decreti attuativi, ma soprattutto che si trovino le risorse indispensabili, non previste nel provvedimento in esame, per garantire effettivamente un diritto che è sacrosanto e sancito dalla Costituzione. Ci sono in ballo tanti progetti che vanno sostenuti. Io ne ho citati solo alcuni, come la guida del Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, che mi auguro possa essere presa a riferimento per i progetti di carattere culturale sull'intero territorio nazionale.

Per troppi anni alle persone affette da disabilità uditiva è stato negato il pieno diritto di cittadinanza e il provvedimento in esame è un importante passo per colmare finalmente questo colpevole ritardo. (Applausi del senatore Russo).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo «Ghilarza», di Ghilarza, in provincia di Oristano, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n.
302-1019-1151-1789-1907 (ore 17,04)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Serra. Ne ha facoltà.

SERRA (M5S). Signor Presidente, vorrei innanzitutto ribadire che la sordità è una disabilità sensoriale e che pertanto va trattata con un adeguato protocollo sanitario: screening audiologico neonatale, diagnosi precoce, adeguata e tempestiva protesizzazione e abilitazione logopedica.

La lingua italiana dei segni non ha più senso di esistere in istituti per sordi, che tuttavia non si capisce come mai si continuano a finanziare. Già questa estate, attraverso il decreto-legge per il Mezzogiorno, è stato garantito un finanziamento per un milione di euro per il funzionamento degli istituti atipici e il corretto sviluppo dei processi cognitivi dei bambini sordi (così è scritto nell'emendamento), a beneficio degli istituti per sordi di Roma, Milano e Palermo dei quali, dunque solo uno, su tre, è al Sud e ben due sono chiusi: l'istituto di Milano, che ha vissuto per centosessantatré anni, è stato chiuso nel 1994 e l'istituto di Palermo, che è stato trasformato in un centro educativo diurno con assistenza scolastica e nulla ha a che fare con la didattica. L'istituto statale per sordi che ha sede qui a Roma ha esaurito dal 1° settembre del 2000, cioè diciassette anni fa, la sua attività scolastica in senso stretto; da tempo non riceve fondi pubblici e rischia di chiudere. Dopo anni di commissariamento sembra che ormai la sua fine sia segnata.

Tutto questo per ribadire che questo disegno di legge, benché abbia avuto diverse e numerose modifiche, continua a essere, alla luce dei nuovi subemendamenti presentati dal relatore, una mera indicazione sulle possibili azioni che il Governo dovrebbe fare; indicazioni e consigli di programma, che nulla hanno a che fare con un reale impegno a garantire inclusione o eliminazione di ogni tipo di barriera che possa impedire alla persona sorda o sordocieca di poter agire, studiare, lavorare, in una parola vivere autonomamente, senza doversi sentire diversa o disabile perché non riesce ad accedere ai servizi che gli competono di diritto.

Si continua ad incorrere nell'errore di considerare la sordità come uno status differenziato, quasi da proteggere, e non una disabilità da affrontare con un adeguato protocollo sanitario e logopedico, finendo così, inevitabilmente, non a offrire tutele ai soggetti che presentano tale disabilità, ma ad assicurare la permanenza dello stesso fattore diversificante. Le risorse economiche non sufficienti, tuttavia, creano i presupposti affinché siano sempre meno garantiti i diritti primari del cittadino, come il diritto alla salute e, in questo specifico caso, il diritto a una diagnosi precoce, alle protesi acustiche, alla riabilitazione, al sostegno scolastico e all'inserimento nel mondo del lavoro come persona disabile.

Le persone con problemi uditivi in Italia sono circa 800.000. Di questi circa 6.400, secondo i dati del MIUR, sono studenti frequentanti le scuole di ogni ordine e grado, e non in istituti speciali, ma in scuole pubbliche. Questi numeri e soprattutto la natura di tale problematica avrebbero dovuto suggerire che il lavoro si dovesse basare sul concetto più appropriato di inclusione più che sul concetto di integrazione. I bambini con gravi problemi uditivi fin dalla nascita sono solo lo 0,01 per mille dei cittadini italiani e oltre il 90 per cento di questi bambini con disabilità uditiva nascono da genitori udenti. Questo significa che, se si riuscissero ad approntare in modo corretto tutti gli interventi necessari che scientificamente oggi sono possibili e disponibili e se si intervenisse in modo celere con lo screening uditivo alla nascita, con la protesizzazione e con l'impianto cocleare, con la logopedia e con tutti gli strumenti tecnici a disposizione, il bambino con problemi uditivi, se ben supportato, potrebbe agevolmente raggiunge competenze linguistiche equiparabili a quelle delle persone senza problemi uditivi.

La vera sfida dunque è proprio questa, ovvero quella di ottimizzare al massimo le risorse e di garantire percorsi efficienti e tempestivi. Per queste ragioni, al fine di garantire il pieno ed effettivo riconoscimento delle esigenze delle persone con disabilità uditiva e quindi al fine di riconoscere loro il pieno diritto all'inclusione sociale, sarebbe necessario che lo Stato non semplicemente promuovesse, ma garantisse un programma standard di iniziative e servizi in tutte le Regioni, per assicurare il diritto alla salute, alla parola e all'attivazione di processi virtuosi per garantire e non solo genericamente promuovere una reale parità di opportunità. Occorrono piani nazionali unificati e standardizzati, articolati a livello regionale per garantire prestazioni e servizi di livello omogeneo su tutto il territorio nazionale. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mauro Mario. Ne ha facoltà.

MAURO Mario (FI-PdL XVII). Signor Presidente, vorrei sollecitare l'attenzione non solo dei colleghi parlamentari, ma anche del relatore e del Governo, su quelli che a mio parere rimangono nodi irrisolti del disegno di legge in esame.

Cerco di partire dallo scenario e dallo sforzo, fatto dal relatore, di trovare una sintesi all'interno di posizioni che contraddistinguono il tentativo di garantire diritti in ordine a queste patologie e che potremmo fondamentalmente riassumere in due capisaldi: da una parte, il tentativo che da decenni, starei per dire secoli, si sta portando avanti di rimediare alle problematiche inerenti la sordità e che confluiscono anche in uno strumento come la lingua dei segni e, dall'altra, i tentativi più recenti, legati anche alla tradizione oralista del nostro Paese, confluiti nell'adozione di nuove tecnologie che vanno normalmente sotto il nome di impianti cocleari.

Queste due scuole di pensiero, se vogliamo definirle così, hanno provveduto nel tempo a giustificare misure che, nella visione del legislatore, a mio modo di vedere, devono essere tenute insieme con buonsenso ed equilibrio per poter fornire a tutti il rispetto non solo di un diritto, ma anche di una propria visione della realtà. È indubbio cioè che chi provvede a rimediare alla sordità tramite un impianto cocleare concepisce il male come privazione dell'essere. Per fare un esempio comprensibile, chi si ritrova per un incidente senza una gamba mira alla protesi, perché, attraverso quello strumento, colma un vuoto che è effettivamente ordinativo di una misura sociale, civile e di diritti ed è un tutt'uno con il rimedio alla patologia.

Con questo provvedimento, denominato della lingua dei segni, si sbilancia una linea interpretativa e si pone sul livello educativo un problema molto serio: vi sono ragazzi, che sono stati impiantati già da bambini, che non vogliono imparare la lingua dei segni, ma intendono la possibilità di imparare la lingua italiana scritta e parlata (un tutt'uno questo profilo educativo) come la maniera più egregia di rispondere al proprio bisogno.

È vero o non è vero allora che introducendo questo nuova tipologia di intervento andiamo a creare una frattura all'interno della comunità italiana dei sordi? Se non fosse vero, probabilmente ci sarebbe già stata in questi ultimi decenni la possibilità di accordarsi in Parlamento. Si sarebbe trovato, nelle sei legislature che sono state descritte da chi è intervenuto prima di me, un possibile punto d'intesa. Nella realtà questo punto di intesa non lo si è trovato neanche in questa legislatura.

Allora perché adottare questo provvedimento? Ho il sospetto che questo provvedimento alla fine si risolva non tanto in qualcosa che trova rimedio al diritto dei sordi, quanto piuttosto in un provvedimento che trova rimedio all'esigenza degli interpreti della lingua dei segni di vedere riconosciuti i loro diritti e di vedere quindi previsto, all'interno del nostro sistema scolastico ed educativo, uno spazio che dovrebbe nel tempo, perché oggi non ha le risorse per farlo, trovare risposta ai loro bisogni. (Applausi dei senatori Malan e Rizzotti).

Per questo sollecito, da parte del relatore, una riflessione ulteriore, perché l'impostazione del provvedimento salvaguardi il diritto e la visione di tutti, il fatto cioè che migliaia e migliaia di famiglie hanno guardato all'introduzione delle nuove tecnologie in un modo che si lega con l'ordinamento dello Stato. È più agevole affrontare il problema della sordità con interventi risolutivi che sganciano la figura del sordo da quella di una persona assistita tutta la vita (tema dell'impianto cocleare) o è invece da preferire una sottolineatura che è anche culturale, che è insieme apertura ma anche chiusura alle ragioni del mondo di una piena integrazione?

Sollecito questi temi non per fare una polemica politica, consentitemelo. Da parte mia c'è semplicemente la volontà di mantenere insieme le ragioni di persone che, ferite dalla vita, possono invece trovare nel rapporto con le istituzioni piena accoglienza del proprio bisogno e dei propri diritti fondamentali. Mi auguro che il relatore, facendo ulteriori sforzi, come sembra voglia enunciare anche attraverso alcuni suoi emendamenti, si ponga un problema ulteriore.

Non rinuncio però a porre una questione che è ulteriormente dirimente. Questo provvedimento lascerà forse il Senato dopo questo voto per arrivare alla Camera, dove rischia di essere, ancora una volta, l'ennesimo provvedimento bandiera che non risolve una questione, ma che lascerà invece strascico nella prossima legislatura di tutto ciò che, sul piano del bilancio e di una piena integrazione, continua a manifestare le proprie ragioni. (Applausi del senatore Razzi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fasiolo. Non essendo presente in Aula, si intende abbia rinunziato ad intervenire.

Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore.

RUSSO, relatore. Signor Presidente, mi sento di dover dare una risposta ai colleghi che sono intervenuti oggi e anche nel dibattito che quest'Aula ha visto svolgersi nel mese di maggio - come è stato ricordato - in occasione della prima lettura del provvedimento in discussione.

Nell'auspicio, che più volte ho ripetuto in quest'Aula, di veder concludere questo iter attorno a un provvedimento che possa essere votato dal maggior numero dei colleghi, in maniera assolutamente trasversale rispetto alle appartenenze di ciascuno, vorrei ribadire ancora una volta che il presente disegno di legge è pensato per dare risposte a tutto il mondo dei sordi italiani, pur nelle sue variegate rappresentanze che anche in quest'Aula, come si è capito dal dibattito, hanno trovato eco in più interventi. Non nascondiamoci il fatto che questo provvedimento non è stato approvato nelle ultime sei legislature anche perché il mondo dei sordi italiani ha espresso posizioni molto diverse e la politica ha fatto fatica a trovare una sintesi di esse. Davvero vorrei che questo Parlamento, sia pure nelle sue ultime settimane, avesse invece l'ambizione di chiudere definitivamente questo percorso per aprirne un altro, perché questo testo non potrà essere risolutivo né vuole esserlo, dato che credo ci siano le condizioni, magari scontentando gli uni e gli altri un poco, per compiere complessivamente un passo avanti.

A questo proposito, anche rispondendo alle sollecitazione del collega Mario Mauro, tra gli emendamenti da me presentati ve ne è uno molto semplice, ma che reputo emblematico, che cambia il titolo di questo disegno di legge togliendo il riferimento esplicito alla lingua dei segni, che pure è all'origine del provvedimento. Vorrei ringraziare in proposito i colleghi De Poli, Favero, Pagliari, Consiglio e Aiello, i quali all'inizio della legislatura hanno depositato provvedimenti relativi alla lingua dei segni e non soltanto. Tuttavia, anche per facilitare il lavoro e un consenso complessivo, vorrei togliere ogni velo di dubbio dicendo che il disegno di legge in discussione vale per promuovere i diritti di cittadinanza di tutti i sordi italiani, nel pieno riconoscimento delle posizioni di ciascuno, come questo Parlamento deve fare. L'abbiamo detto più e più volte e lo ripeto ancora oggi: uno dei cardini del provvedimento in esame è il diritto autonomo di scelta delle famiglie e dei sordi italiani. Il diritto di scegliere un percorso di rieducazione, di riabilitazione e di piena inclusione, che più si adatta alla sfera di ciascuno. Tutti coloro che abbiamo ascoltato nel corso delle moltissime audizioni svolte, hanno ripetuto che non esistono due sordi uguali. Ritengo pertanto che sarebbe sbagliato, anche dal punto di vista legislativo, immaginare di imporre un unico percorso per tutti.

Se questo disegno di legge va ad allargare i diritti di cittadinanza e ad offrire strumenti che consentano di mettere a disposizione della comunità anche i talenti di chi ha gravi disabilità, voglio ribadire - senza polemica - che ritengo assurdo dire, come ho sentito, che è un provvedimento per un'associazione piuttosto che per un'altra. Non è così e, a modo nostro, abbiamo scontentato le une e le altre. Questo provvedimento non difende i diritti degli interpreti di lingua LIS, ma cerca di ascoltare. Vorrei, colleghi, che questo punto fosse chiaro. Negli anni e nei mesi trascorsi, molti di noi hanno avuto occasione di incontrare personalmente e direttamente questa realtà, ascoltando le richieste delle persone sorde del nostro Paese. È ad esse che noi dobbiamo rispondere oggi, al di là di ogni impostazione e di ogni visione che legittimamente, anche con un pizzico di ideologia, ci portiamo dietro rispetto a ciò che abbiamo ascoltato dentro la comunità dei non udenti.

Hanno ragione allora, allo stesso tempo, il collega Panizza e il collega Consiglio che hanno ricordato come la LIS sia pienamente una lingua e non sia più uno strumento gestuale, come in passato, avendo una sua grammatica, una sua morfologia e una sua sintassi. Al tempo stesso, ha ben ricordato la collega Serra - e i due aspetti stanno insieme - la nostra preoccupazione, che è ben chiara e ripetuta nel disegno di legge e che voglio richiamare con affetto alla collega Rizzotti, preoccupazione ripetuta e scritta in maniera molto forte nel testo, che è quella di far sì che, fin da subito, il nostro Paese metta a disposizione dei sordi tutte le strumentazioni più avanzate. Pensiamo, ad esempio, allo screening neonatale, che, seppure previsto dai Livelli essenziali di assistenza, è oggi privilegio solamente di alcune Regioni: ricordarlo e prevederlo oggi ci aiuta a rafforzare questa previsione.

Sappiamo infatti che, come abbiamo ripetuto più volte, oggi, nella stragrande maggioranza dei casi, anche se non in tutti, un bambino che nei primissimi giorni di vita viene diagnosticato sordo profondo, attraverso il percorso di rieducazione e riabilitazione può raggiungere risultati straordinari, quasi equiparabili a chi nasce con il dono straordinario dell'udito.

Dobbiamo però essere franchi e dire che, ahimè, in questo Paese, ci sono decine di migliaia di persone sorde che non hanno potuto godere di questo privilegio, non hanno potuto avere lo screening neonatale e non hanno potuto vedere la tecnologia con l'impianto cocleare, persone che non potranno forse godere delle conquiste della scienza e di ciò che lo studio delle cellule staminali porterà nei prossimi anni. Dobbiamo perciò dare una risposta oggi a chi ci chiede di riconoscere la lingua dei segni perché essa è lo strumento con il quale esercita la propria cittadinanza e il proprio modo di stare da protagonista nella società e nella propria comunità.

Signor Presidente, rivolgendomi ancora alla collega Rizzotti, vorrei dire che noi abbiamo il dovere di adottare oggi la migliore legge possibile, discutendo a tutto campo e confrontandoci sulle diverse idee che abbiamo ascoltato anche fuori da qui, ma non abbiamo in alcun modo il diritto di decidere quale sia lo strumento attraverso il quale i sordi italiani possano e debbano esprimersi. Non è un diritto della politica decidere se la lingua dei segni o l'oralismo siano lo strumento attraverso il quale i sordi italiani possono esprimersi. Abbiamo sperimentato - e mi dispiace che alcuni di coloro che sono intervenuti non abbiano mai messo piede nella scuola di Cossato e in quella di Magarotto - e visto come davvero i percorsi di bilinguismo siano oggi una punta avanzata dal punto di vista didattico e pedagogico. E lo dice un senatore che nella vita normale fa il docente di pedagogia.

Quindi non si tratta di un ritorno al passato, di una ghettizzazione o della chiusura dentro l'idea del sordo come appartenente ad una comunità da proteggere e mantenere isolata.

Devo dire infine che mi ha fatto male sentire quella che forse era soltanto una battuta della collega Rizzotti: immaginare, senza aver incontrato quei ragazzi, che insegnare nelle stesse classi, a bambini normodotati e a bambini non udenti, la LIS e la lingua italiana, contemporaneamente, sia come dare delle stampelle a dei bambini che possono camminare normalmente, significa davvero mancare di sensibilità, perché chi ha incontrato quei bambini, anche i bambini normodotati, sa quale straordinario valore pedagogico ha avuto per loro fare anche soltanto un gesto di avvicinamento nei confronti dei loro compagni meno fortunati (Applausi dai Gruppi PD e AP-CpE-NCD), sa quale vantaggio, anche dal punto di vista cognitivo e linguistico, gli specialisti ci dicono ci sia a fronte della capacità di assumere e di governare messaggi diversi.

Spero davvero che questo sia un disegno di legge capace di rispondere alle richieste avanzate: sabato a Padova c'erano 6.000 persone sorde in piazza, per festeggiare la giornata mondiale dei sordi, che ci hanno chiesto di riconoscere la lingua italiana dei segni, perché siamo uno degli ultimi Paesi europei a farlo e perché lo desiderano come un segno di riconoscimento, non del modo in cui si esprimono, ma di ciò che sono, oggi, all'interno della nostra comunità. Spero davvero che il voto di oggi ci aiuti a dare un segnale importante e a far compiere al nostro Paese un passo avanti. (Applausi dai Gruppi PD e AP-CpE-NCD).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

BIONDELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, il disegno di legge che ci apprestiamo ad approvare è il frutto di un lungo lavoro, che ha visto impegnati diversi Gruppi parlamentari, nell'intento comune di pervenire ad un testo unificato, consapevoli dell'esigenza di fare presto, visto che il nostro Paese è tra gli ultimi in Europa ad adottare una legge su questo tema.

Come è stato già illustrato dal relatore, il senatore Russo, che ringrazio di cuore, il provvedimento in esame è volto a riconoscere i diritti delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche, al fine di abbattere le barriere della comunicazione e della comprensione, promuovendo l'accessibilità agli strumenti e ai servizi finalizzati alla partecipazione e all'inclusione sociale, educativa, formativa e lavorativa: sono queste, infatti, le finalità dell'articolo 1 del disegno di legge in esame. Uno degli obiettivi fondanti del provvedimento è infatti quello di allargare le opportunità dei suoi destinatari, nonché delle loro famiglie, prevedendo la possibilità di scegliere in merito alle modalità di comunicazione.

Voglio sottolineare che, durante le numerose audizioni tenute in Commissione, si è potuto registrare un apprezzamento generale per l'iniziativa parlamentare, pur in presenza di divergenze, utili nel contraddittorio. Il testo oggi in esame ha recepito infatti alcune delle osservazioni emerse in quella sede, a conferma della positività del confronto.

Al provvedimento di natura parlamentare il Governo ha dato il proprio convinto apporto, durante tutto l'iter, consapevole dell'urgenza di fornire delle risposte. Si tratta di temi che, personalmente, mi toccano moltissimo.

Prima di concludere, un altro aspetto che mi preme evidenziare è che il disegno di legge in esame prevede l'intervento da parte di diverse amministrazioni, a vario titolo coinvolte, a testimonianza della finalità di costruire un tessuto quanto più omogeneo, sul quale poter innestare le misure necessarie a garantire a queste persone piena inclusione sociale. Come diceva il collega intervenuto in precedenza, non si tratta di un fatto simbolico, ma certamente di un diritto sostanziale. (Applausi dai Gruppi PD e AP-CpE-NCD).

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Comunico altresì che la Presidenza dichiara inammissibili l'emendamento 10.102, limitatamente alla parte relativa alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, nonché i subemendamenti 1.300/2, 1.301/1, 1.301/5, 1.301/6, 1.301/7, 1.301/8, 1.301/9, 3.300/1, 3.300/2 e 5.300/6, in quanto diretti a modificare il testo del disegno di legge e non l'emendamento al quale si riferiscono.

Passiamo all'esame degli articoli del testo unificato proposto dalla Commissione.

Procediamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno, che invito i presentatori ad illustrare.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, vorrei illustrare l'emendamento 1.101. Come ho avuto modo di esprimere anche in altri emendamenti, presentati con alcuni colleghi, se la legge vuole essere operativa non può proporsi di promuovere. La legge n. 104 del 1992 garantisce e certamente la differenza è notevole, perché garantire significa assicurare un impegno e un sostegno economico; promuovere è una buonissima intenzione che rimane nell'aria.

Con l'emendamento 1.103, «fermo restando l'insegnamento della lingua italiana parlata e scritta», si intende garantire «tutte le forme di comunicazione alternativa aumentativa». Così, è importante curare l'acustica ambientale nelle scuole, al cinema, negli uffici, nei musei, nei tribunali per tutte le persone e gli studenti protesizzati. Ad esempio, in Inghilterra vi è un sistema di infrarossi e onde elettromagnetiche, proprio perché le persone portatrici di protesi non siano costrette ad aumentare il volume, con un certo disagio della loro protesi, per poter eliminare il rumore di fondo. Quello che chiedono le persone protesizzate è avere il wi-fi che abbiamo normalmente e che dovrebbe esserci sempre, neanche a un grande costo.

L'emendamento 1.106 recita: «La Repubblica adotta misure atte a garantire per ogni minore sordo l'acquisizione e l'uso della lingua italiana parlata e scritta». Non so come mai il senatore Russo abbia voluto specificare che non è un diritto della politica incidere sulla libera scelta dei genitori, dal momento che la politica ha già inciso sulla libera scelta dei genitori, ad esempio con il decreto-legge sui vaccini. Si obbliga, giustamente, un genitore a vaccinare il proprio figlio, a sua tutela, e non si può obbligare un genitore che, incoscientemente sceglie per il proprio bambino la lingua dei segni anziché i metodi di comunicazione alternativa che lo facciano sentire normale? E questo glielo devo lasciar fare nel 2017? Non credo. (Applausi del senatore Mandelli).

SERRA (M5S). Signor Presidente, nell'illustrare il subemendamento 1.301/3, di modifica all'emendamento del relatore, vorrei ribadire che è importante eliminare il riferimento alla lingua parlata. Infatti, non si tratta solo ed esclusivamente di lingua, ma di tutto ciò che riguarda la possibilità di comunicazione. Il concetto di comunicazione è ampliato a tutto, non specificamente riferito alla lingua parlata. Pertanto, in riferimento all'emendamento del relatore, propongo di sostituire le parole: «ogni forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata», con le seguenti: «ogni alternativa forma di comunicazione»: ci sono milioni di modi per comunicare, anche semplicemente non guardare una persona mentre parla. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. I restanti emendamenti e ordine del giorno si intendono illustrati.

Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunciarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame.

RUSSO, relatore. Signor Presidente, vorrei aggiungere una breve considerazione per i colleghi che sono intervenuti: molti emendamenti, come si vedrà anche dalle decisioni della 5a Commissione, sono stati considerati inammissibili o improcedibili. Io stesso me ne sono fatto carico, perché, essendo questa una legge di principi, che è dovuta tornare in 5a Commissione proprio per evitare che fossero previste spese ulteriori rispetto a quelle già previste da altre leggi, è chiaro che c'era un elevato rischio di bocciatura, come poi è stato affermato, dunque non si è trattato di cattiva volontà del relatore, ma di una oggettiva difficoltà.

Esprimo parere favorevole sugli emendamenti 1.100 e 1.300. Invito i presentatori a ritirare tutti gli altri emendamenti, altrimenti il parere e contrario. Ritiro, inoltre, gli emendamenti a mia firma che sono stati dichiarati improcedibili, cioè l'1.301 e l'1.302.

Esprimo, infine, parere favorevole sull'ordine del giorno G1.100, con una riformulazione, cioè aggiungendo dopo le parole: «impegna il Governo», le parole: «a valutare l'opportunità di».

BIONDELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Naturalmente il ritiro degli emendamenti del relatore fa decadere anche i relativi subemendamenti.

Vi sono colleghi che insistono per la votazione degli emendamenti improcedibili? Senatrice Rizzotti?

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). No, Presidente, non insistiamo.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.100.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

Chiedo inoltre la votazione per parti separate dei singoli punti dell'emendamento 1.105.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazioni a scrutinio simultaneo risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100, presentato dalle senatrici Granaiola e Dirindin.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.300/1, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 1.300/2 è inammissibile.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.300, presentato dal relatore.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 1.101 a 1.104 sono improcedibili.

Gli emendamenti 1.301/1 e da 1.301/5 a 1.301/9 sono inammissibili.

Gli emendamenti 1.301/2, 1.301/3 e 1.301/4 sono decaduti.

L'emendamento 1.301 è stato ritirato.

Passiamo all'emendamento 1.105, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sul quale è stata avanzata richiesta di votazione per parti separate. Non facendosi osservazioni, procediamo in tal senso.

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della lettera a), punto 1), dell'emendamento 1.105, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della lettera a), punto 2), dell'emendamento 1.105, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della lettera a), punto 3), dell'emendamento 1.105, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della lettera a), punto 4), dell'emendamento 1.105, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della lettera b) dell'emendamento 1.105, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 1.302/1, 1.302/2 e 1.302/3 sono decaduti.

L'emendamento 1.302 è stato ritirato.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.106 e 1.107 sono improcedibili.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.108, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Senatrice Favero, accoglie la proposta di riformulazione dell'ordine del giorno G1.100?

FAVERO (PD). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.100 (testo 2) non verrà posto ai voti.

GIARRUSSO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIARRUSSO (M5S). Signor Presidente, desidero segnalare il mio voto contrario nella votazione precedente.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, vorrei un chiarimento. Gli emendamenti 1.106 e 1.107 erano stati dichiarati precedentemente improcedibili?

PRESIDENTE. Sono stati dichiarati improcedibili stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione e la senatrice Rizzotti non ha insistito per la votazione.

MALAN (FI-PdL XVII). Evidentemente, c'è un parere precedente a quello espresso il 3 ottobre.

PRESIDENTE. Oggi sono stati dichiarati improcedibili quasi tutti gli emendamenti.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunciarsi.

RUSSO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 2.

BIONDELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Chiedo se qualcuno insiste per la votazione degli emendamenti improcedibili.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Sì, Presidente, ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.100, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.100, presentato dai senatori Mauro Mario e Rizzotti.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 2.101, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.101, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.102, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.103, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunciarsi.

RUSSO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 3.102 e 3.300. Su tutti gli altri emendamenti all'articolo 3 invito i presentatori al ritiro altrimenti il parere è contrario.

BIONDELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Chiedo se qualcuno insiste per la votazione degli emendamenti improcedibili.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Sì, signor Presidente, insistiamo.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Anche noi, Presidente.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Passiamo all'emendamento 3.100 , su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 3.100, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori, fino alla parola «garantisce».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 3.101.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.102, presentato dalle senatrici Dirindin e Granaiola.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 3.103, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.103, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 3.104, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.104, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 3.300/1 e 3.300/2 sono inammissibili.

Passiamo all'emendamento 3.300/3, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 3.300/3, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alla parola «garantisce».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 3.300/4 a 3.300/10.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.300, presentato dal relatore.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 4, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, illustrerò innanzitutto l'emendamento 4.101, con il quale si vuol dare pari dignità a tutte le persone con disabilità uditiva. Noi sappiamo che oggi sono disponibili tecnologie avanzate: esiste, ad esempio, il guanto parlante per il PC soprattutto per i sordociechi; vi sono progetti come il telefono amplificato per i sordociechi o il progetto Parloma. Tutte queste forme alternative di comunicazione dovrebbero essere tutelate esattamente come il riconoscimento della lingua dei segni.

Vorrei illustrare altresì l'emendamento 4.104, per la garanzia di tutte queste innovazioni scientifiche e tecnologiche, in quanto l'interpretariato della LIS è già garantito, dalla legge n. 104 del 1992, a scuola, ufficio, tribunale, RAI, università e per l'inserimento scolastico e lavorativo.

L'emendamento 4.107, intende ribadire cose già garantite: l'interprete lo può avere chi lo desidera, ma chi non lo vuole, ad esempio il disabile protesizzato, ha diritto all'assistenza, come ad esempio il miglioramento dell'acustica.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

RUSSO, relatore. Signor Presidente, invito al ritiro di tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 4, altrimenti esprimo parere contrario, ad eccezione dell'emendamento 4.106 su cui il parere è favorevole.

BIONDELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, il parere è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Chiedo se qualcuno insiste per la votazione degli emendamenti improcedibili.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Sì, Presidente, chiediamo che siano messi ai voti.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.100.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

Chiediamo inoltre la votazione per parti separate dell'emendamento 4.103: una prima votazione fino alla parola «garantisce» e una seconda votazione sulla restante parte dell'emendamento.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazioni a scrutinio simultaneo risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.100, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.101, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.102, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.103, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione e su cui è stata avanzata richiesta di votazione per parti separate.

Poiché non vi è unanimità, metto ai voti la richiesta di votazione per parti separate.

Non è approvata.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.103, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 4.104, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 4.104, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori, fino alle parole «analoghi dispositivi».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 4.105.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.106, presentato dalle senatrici Dirindin e Granaiola.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 4.107, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.107, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 5, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

RUSSO, relatore. Signor Presidente, formulo un invito al ritiro di tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 5, altrimenti il parere è contrario.

BIONDELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, il parere è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Chiedo se qualcuno insiste per la votazione degli emendamenti improcedibili.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Sì, signor Presidente, insistiamo.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Passiamo all'emendamento 5.100, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.100, presentato dai senatori Mauro Mario e Rizzotti.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 5.101, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.101, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 5.102, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.102, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti da 5.300/1 a 5.300/5 sono decaduti.

L'emendamento 5.300/6 è inammissibile.

Gli emendamenti da 5.300/7 a 5.300/11 sono decaduti.

L'emendamento 5.300 è stato ritirato.

Passiamo all'emendamento 5.103, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta; ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.103, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 5.104, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.104, presentato dalla senatrice Favero.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.105, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 5.106, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.106, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.107, presentato dalla senatrice Favero.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.108, presentato dalla senatrice Favero.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.109, presentato dalla senatrice Serra.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.0.100, presentato dalla senatrice Blundo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 6, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

RUSSO, relatore. Signor Presidente, invito a ritirare gli emendamenti presentati, altrimenti il parere è contrario.

BIONDELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, il parere è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.100.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.100, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.101.

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole su questo emendamento da noi presentato, che interviene sull'affermazione di principio contenuta nell'articolo 6, solo che mette sullo stesso piano le varie tecniche che possono facilitare la comunicazione per le persone con delle difficoltà uditive. Ciò che noi rileviamo in questo disegno di legge è proprio il fatto che esso sceglie una modalità rispetto alle altre.

Ora, visto che la legge non stanzia neppure un euro, si ritiene che abbia scarsa portata. Indubbiamente la portata è poca, perché, senza uno stanziamento, è difficile fare alcunché. Tuttavia, parecchie di queste affermazioni non saranno prive di conseguenze, anche positive se vogliamo. L'articolo 5, che abbiamo votato poco fa (ma anche l'articolo 6), prevede che tutti gli interventi vengano fatti nell'ambito delle risorse già stanziate. Ebbene, nell'ambito di tali risorse (ed è la tesi che abbiamo portato avanti durante tutta la discussione), sarebbe augurabile avere una promozione dei vari tipi di intervento, non soltanto della lingua dei segni, ma anche degli altri metodi alternativi di comunicazione, come la lettura labiale e soprattutto la diagnosi precoce e gli impianti cocleari. Questo è quanto si sarebbe dovuto fare, se guardiamo al problema delle persone con difficoltà uditive nel loro insieme.

C'è un emendamento che sarebbe stato logico trovare qui, mentre invece è stato inserito in un decreto-legge; tale emendamento stanziava 100.000 euro e, con l'apparenza di stanziarli per diversi istituti, in realtà li stanziava per un istituto solo. Ma non è questo il principio con cui si dovrebbe agire. Noi riteniamo che gli interventi a favore delle persone con difficoltà uditive andrebbero adottati a largo raggio e consentendo le scelte che sono prevalenti. Abbiamo ricevuto messaggi, da parte di leader di associazioni di famiglie e di persone con difficoltà uditive, nei quali ci è stato detto che facciamo bene ad andare avanti su questa richiesta. Non possiamo mettere da parte le tecniche più moderne, che consentono, a persone nate con gravi danni o addirittura prive dell'udito, di avere una vita esattamente uguale a quella delle altre persone, grazie agli impianti cocleari, che consentono una sensazione pari a quella di coloro che invece non hanno questi problemi.

Pertanto, come si fa a mettere da parte questo e a privilegiare un solo settore? Benissimo, non abbiamo nulla contro la lingua dei segni, ma non può essere questa l'unica strada. Ciascuno di noi conosce tantissime persone che non hanno intrapreso questa strada; nel caso di alcune persone non sapevamo neppure che avevano difficoltà uditive, perché comunicano esattamente come facciamo noi. Allora, questo è il punto ed è la ragione della nostra astensione su questo articolo, del nostro voto a favore dell'emendamento che stiamo per votare e della nostra astensione in generale su questo provvedimento.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.101, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti e i docenti dell'Istituto tecnico commerciale «Aterno-Manthonè», di Pescara, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n.
302-1019-1151-1789-1907 (ore 18,04)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 7, sul quale è stato presentato un emendamento che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

RUSSO, relatore. Signor Presidente, invito al ritiro, altrimenti esprimo parere contrario.

BIONDELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Passiamo all'emendamento 7.100, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, limitatamente alla lettera b).

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.100, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 8, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

RUSSO, relatore. Signor Presidente, invito al ritiro di tutti gli emendamenti, altrimenti il parere è contrario.

BIONDELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, esprimo parere conforme al relatore.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, non ho ben capito il parere del relatore: invita al ritiro, altrimenti il parere è contrario. E che convenienza c'è a ritirare un emendamento? Mi faccia capire: perché dovrei ritirare un emendamento su cui il parere è negativo?

PRESIDENTE. Se il parere fosse positivo, il relatore non inviterebbe al ritiro.

SANTANGELO (M5S). Allora perché ritirarlo? Che si dica parere contrario e basta.

Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Passiamo all'emendamento 8.100, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, limitatamente alla lettera a).

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.100, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.101, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 9, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

RUSSO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

BIONDELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, esprimo parere conforme al relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.100.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.100, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.101, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 9.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 10, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

RUSSO, relatore. Signor Presidente, invito al ritiro degli emendamenti, altrimenti il parere è contrario.

BIONDELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, esprimo parere conforme al relatore.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Passiamo all'emendamento 10.100, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.100, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.101, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 10.102 è inammissibile limitatamente alla parte riferita alla Camera e al Senato.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, ritiriamo l'emendamento.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 10.103, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 10.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 11, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

RUSSO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 11.300.

Sui restanti emendamenti formulo un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.

BIONDELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, esprimo parere conforme al relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 11.100.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.100, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.300/1, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 11.300.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, io non ho proprio capito le ragioni per cui è stato espresso parere contrario sull'emendamento 11.300/1, dal momento che non prevede certo oneri per lo Stato, né c'è un parere contrario ex articolo 81 della Costituzione. Semplicemente credo che, nel momento in cui si consulta il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, prevedere l'inserimento del Ministero della salute non sarebbe stato certamente un costo, ma una previsione a maggior tutela di quanto si dice di voler tutelare.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.300, presentato dal relatore.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 11, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 12, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

RUSSO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

BIONDELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 12.100.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.100, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.101, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.102, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.103, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 12.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 13, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito pertanto il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

RUSSO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole all'emendamento 13.100 e contrario all'emendamento 13.101.

BIONDELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.100.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.100, presentato dalle senatrici Granaiola e Dirindin.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.101.

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, quella proposta dall'emendamento in esame è davvero una misura senza oneri, tanto che non ci sono interventi da parte della Commissione bilancio; si tratterebbe inoltre di andare nella direzione auspicata, cioè verso lo screening neonatale e le prestazioni logopediche, in modo da stimolare le Regioni a intervenire in quella direzione, nell'ambito della competenza che la Costituzione dà loro rispetto alla prestazione dei servizi sanitari. Lo screening neonatale consente interventi estremamente validi che, più sono fatti precocemente e più sono validi fino a raggiungere un'efficacia del 100 per cento rispetto alle capacità comunicative per persone con questo tipo di problemi.

Non costerebbe niente scriverlo, sarebbe uno stimolo alle Regioni per intervenire in questo senso, ma evidentemente le intenzioni del presente disegno di legge sono prevalentemente altre. Sono sicuramente buone, ma vanno soprattutto verso certi operatori, cui va tutto il rispetto, ma che vengono in secondo piano rispetto alle esigenze dei bambini che nascono con questi problemi. Quello dovrebbe essere l'obiettivo. L'abbiamo scritto per l'ennesima volta nell'emendamento 13.101; a quanto pare, però, l'obiettivo comune non è questo, bensì quello di creare una piccola filiera di persone che svolgono un'importantissima opera di supporto, e cioè gli interpreti e gli insegnanti della lingua italiana dei segni. Ricordo però che le esigenze da soddisfare sono quelle delle persone con problemi uditivi e non quelle delle persone che dovrebbero svolgere un lavoro di supporto.

PRESIDENTE. Colleghi, avrei qualche perplessità sull'emendamento 13.101 per quanto riguarda la 5a Commissione.

RUSSO, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUSSO, relatore. Signor Presidente, per superare l'impasse, vorrei rassicurare il senatore Malan che all'articolo 3, comma 1, c'è un riferimento esaustivo allo screening neonatale, come ho detto ampiamente nella relazione. L'emendamento 13.101 è pertanto assolutamente ridondante.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.101, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 13, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'articolo 14.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 14.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo agli emendamenti al titolo, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

RUSSO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento Tit.300 e parere contrario su tutti gli altri emendamenti.

BIONDELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, mi sono consultato con il relatore e accolgo la sua richiesta di mantenere un titolo più ampio. Ritiro pertanto l'emendamento Tit.300/1.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Tit.300/2.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento Tit.300/2, presentato dalla senatrice Serra.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento Tit.300/3, presentato dalle senatrici Granaiola e Dirindin.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento Tit.300, presentato dal relatore.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti Tit.100 e Tit.101 sono assorbiti.

Passiamo alla votazione finale.

DI GIACOMO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI GIACOMO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, colleghi senatori, che l'Assemblea del Senato abbia deciso di discutere norme volte a garantire l'inclusione sociale delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche, rimuovendo le barriere alla comprensione e alla comunicazione, non può che apparire un fatto positivo.

Quello che occorre però fin dal principio sottolineare, colleghi, è il fatto che l'utilizzo della lingua dei segni non ci appare l'unico mezzo, e neppure la via migliore, per raggiungere questo scopo. L'utilizzo e il riconoscimento della LIS non esaurisce tutti gli strumenti possibili già oggi messi a disposizione dalla ricerca medico-scientifica. Di ciò si è dibattuto a lungo in Commissione nel corso delle numerose audizioni che si sono svolte con esperti del settore e rappresentanti di associazioni.

Il provvedimento in esame, come detto, si propone di garantire diritti e tutele ai soli cittadini sordi con disabilità uditiva in genere e ai sordociechi. Nulla di più nobile, se non fosse che questa parità di diritti ci risulta essere già pienamente presente nell'attuale ordinamento italiano.

Al fine di ottenere questi risultati, si richiede la rimozione delle barriere che si frappongono alla comprensione e alla comunicazione, la rimozione cioè di tutti i potenziali ostacoli al pieno sviluppo della persona, all'effettiva partecipazione alla vita collettiva e all'accesso all'informazione. Sono quindi previste, dal testo legislativo all'esame dell'Assemblea, diverse forme di promozione dei sistemi di sottotitolazione, dei servizi di interpretariato in lingua dei segni e in lingua dei segni tattile e iniziative di promozione della ricerca scientifica e tecnologica in ambito linguistico, pedagogico, didattico, psicologico e neuropsicologico.

Colleghi, proprio perché sposiamo completamente la volontà di rimuovere le barriere, che ancora oggi impediscono la piena partecipazione dei cittadini con disabilità uditive, sordi e sordociechi e proprio perché vogliamo unirci agli sforzi utili per supportare iniziative realmente utili, non possiamo che manifestare tutti i nostri dubbi sull'efficacia delle misure previste in questo testo. Non siamo certi cha la promozione di una lingua dei segni e la spinta per la sua diffusione costituiscano la strada giusta da seguire. Pensiamo invece che l'integrazione delle persone affette da una tale disabilità possa e debba avvenire piuttosto tramite la logopedia, l'utilizzo di protesi all'avanguardia e la prevenzione. Ben vengano quindi le nuove tecnologie e le tecniche di prevenzione e identificazione precoce delle malattie, ricorrendo a ogni intervento diagnostico utilizzabile e ben venga il supporto - anche economico - alla ricerca scientifica in questo campo.

I nostri dubbi si fanno ancor più seri se valutiamo le proposte in essere che riguardano l'ambito scolastico. L'età educativa, infatti, riguarda una fase della vita particolarmente importante per lo sviluppo di competenze in grado di abbattere le differenze comunicative. Il provvedimento dispone che siano garantiti nelle scuole la figura dell'insegnante di sostegno, dell'assistente alla comunicazione per gli alunni sordi e dell'assistente all'autonomia e alla comunicazione per gli alunni sordociechi, oltre alla figura dell'interprete in LIS e LIS tattile. Nell'ambito universitario e postuniversitario si ricorre alla stenotipia, al respeakeraggio, oltre che alla lingua italiana dei segni e alla lingua italiana dei segni tattile. Proprio in merito al settore dell'educazione riscontriamo criticità rilevanti che, a tutela e a protezione dei più deboli, non possiamo che sollevare con forza in questa sede.

Il disegno realizzato per garantire l'inclusione sociale delle persone sorde e sordocieche ha utilizzato una tavolozza di colori parziale, per non dire monocolore, riservando un ruolo di esclusività alla lingua italiana dei segni quale strumento per ottenere la rimozione delle barriere alla comprensione e alla comunicazione. Ebbene, colleghi, la lingua dei segni ha sì una propria specificità morfologica, sintattica e lessicale, ma mai potrà sostituire completamente la lingua italiana. In essa è infatti assente la forma scritta. Inoltre - fatto molto importante - la LIS non può esprimere un linguaggio metacognitivo, quindi garantisce minori possibilità affinché si possano realizzare in tutti gli studenti, anche quelli con difficoltà, apprendimenti significativi, accompagnati da un incremento di capacità a livello cognitivo. Ciò è dimostrato banalmente anche dal fatto che la lingua dei segni deve essere continuamente integrata dall'italiano scritto, dalla dattilogia, dalla lettura labiale propria della lingua parlata, ad esempio per esprimere termini scientifici o astratti, nomi propri, di luogo e molto altro.

Come detto, incentrare tutta l'attenzione di noi legislatori, tutti gli sforzi e tutte le risorse sulla lingua dei segni ci appare di per sé un grave limite. Anzi, ci fa pensare, colleghi, che il provvedimento in esame non sia scaturito da intenzioni nobili, bensì da altre motivazioni. Come mai nel provvedimento non è stato previsto alcun intervento di sostegno alla logopedia, metodologia considerata fondamentale dalla scienza medica, per realizzare processi abilitatiti e riabilitativi? Come mai non si prendono in considerazione tecniche alternative come quelle di riabilitazione alla parola? Perché non si mettono i genitori in condizione di poter scegliere liberamente il tipo di riabilitazione ed educazione cui sottoporre il figlio?

Colleghi, gli obiettivi che ci siamo posti di inclusione sociale, accessibilità totale, rimozione delle barriere, facilitazione della comprensione e della comunicazione non possono essere raggiunti se non siamo onesti e realisti con noi stessi. Un percorso di riabilitazione deve tenere conto della realtà, cioè del fatto che la maggior parte dei cittadini non conosce la lingua dei segni e che, quindi, se ad un bambino è stata insegnata solo questa modalità di comunicazione, questo bambino, raggiunta l'età adulta, si troverà a dover affrontare una condizione di inevitabile e drammatico isolamento nel momento in cui dovrà affrontare il mondo del lavoro e la vita sociale.

Ecco perché ci permettiamo di rilevare in questa sede che la scelta di incentrare gli interventi in modo prioritario e quasi esclusivo sull'uso della lingua dei segni potrebbe rappresentare un grave e imperdonabile errore di valutazione. Per questo motivo, pur condividendo l'intento di questo provvedimento e riconoscendo l'importanza del tema trattato, riteniamo di dover esprimere un voto di astensione, nella speranza che questo segnale possa essere colto come occasione per rimodulare gli interventi in cantiere. (Applausi dal Gruppo FL (Id-PL, PLI)).

CONSIGLIO (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CONSIGLIO (LN-Aut). Signor Presidente, si poteva fare prima? Sicuramente sì. Si poteva fare meglio? Questo è probabilmente certo. Si potevano mettere più soldi? Probabilmente era necessario. Alla domanda se, poi, questo sia l'unico metodo valido per affrontare tale problematica abbiamo già abbondantemente risposto di no, ma è sicuramente un buon inizio.

L'idea di portare avanti un provvedimento di questo tipo nasce sicuramente della necessità, come abbiamo detto anche in discussione generale, di mettere in condizione 960.000 persone - ragazzi, giovani o meno giovani - che hanno difficoltà nell'inserimento all'interno della società e ad avere rapporti tra di loro.

Come Gruppo ci siamo posti due importanti problemi: il primo è l'insegnamento all'interno della scuola, per mettere in condizione i bambini di poter interagire in modo serio con i coetanei; non meno importante è la questione dell'inclusione lavorativa. A volte ci si dimentica della problematica della formazione permanente che questi ragazzi, portatori di una difficoltà legata all'udito, hanno.

Si parla sempre di pari opportunità e lo facciamo anche in questo caso. Si parla di piena accessibilità: è una delle caratteristiche che questo disegno di legge porta avanti, anche per quanto riguarda la questione legata alle postazioni di lavoro. Forse vi è una mancanza di risorse per quanto riguarda i corsi di formazione, come abbiamo già evidenziato, e ciò è sicuramente vero. Un'attenzione particolare è stata rivolta anche alle stazioni di trasporto marittimo, terrestre e aereo, quali punti in cui sia previsto un servizio di interpretariato in LIS.

Sono tutte attenzioni che si è cercato di inserire nei 14 articoli di questo disegno di legge. Avete visto benissimo che gli emendamenti non erano tanti; alcuni hanno tentato di stravolgere la legge, cosa che fortunatamente non è avvenuta. Tenendo la barra dritta, il relatore, per quanto mi riguarda, ha fatto un buon lavoro e siamo potuti arrivare a una votazione che non sarà all'unanimità (questo non me lo aspettavo), ma che sarà sicuramente importante e interessante su un provvedimento che vede impegnata, ormai da parecchi mesi, l'Assemblea del Senato.

Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 18,28)

(Segue CONSIGLIO). Signor Presidente, non aggiungo altro e dico semplicemente che il Gruppo della Lega voterà favorevolmente sul provvedimento in esame, nella speranza che esso venga affinato, magari nel prosieguo della gestione propria e della messa in pratica dell'articolato, in modo da garantire sempre più ai non udenti e ai sordi la possibilità di interagire con un mondo che altrimenti è a loro assolutamente precluso. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e del senatore Russo).

MAZZONI (ALA-SCCLP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAZZONI (ALA-SCCLP). Signor Presidente, questa è una legge necessaria ma allo stesso tempo controversa. È una legge necessaria perché l'Italia ha ratificato nel 2009 la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità che detta la cornice su cui legiferare in merito alla tutela dell'identità culturale e linguistica delle persone sorde. In particolare, secondo l'articolo 21, della stessa gli Stati devono provvedere ad accettare e facilitare nelle attività ufficiali il ricorso, da parte delle persone con disabilità, alla lingua dei segni e a riconoscere e promuovere l'uso di tale lingua. La ratifica della Convenzione ONU da parte del nostro Paese vincola dunque il legislatore a emanare una normativa interna conforme ai diritti e ai nuovi standard di tutela in essa stabiliti. Finalmente lo stiamo facendo.

Ho parlato di legge controversa anche perché siamo di fronte a una regolamentazione normativa attuale molto frammentata, che direttamente o indirettamente si occupa anche della sordità e delle sue implicazioni. Non si è ancora potuta superare una produzione normativa così disomogenea a causa di un dibattito caratterizzato da posizioni culturali diverse, come quelle di coloro che rifiutano categoricamente il riconoscimento della lingua dei segni italiana ritenendola una mera tecnica di supporto o un linguaggio mimico-gestuale, oppure auspicano un riconoscimento senza però voler accordare tutela agli aspetti dell'identità culturale e linguistica o, infine, reclamano con forza un riconoscimento della LIS come lingua minoritaria. Una posizione, questa, che ho sostenuto non solo alla luce della ratifica italiana della Convenzione ONU, ma soprattutto in nome del diritto fondamentale di ognuno ad esprimere se stesso nella propria lingua - vocale o visivo-gestuale che sia - e a identificarsi con essa. Credo sia giusto ricordare, a questo proposito, che la stessa comunità dei non udenti si è divisa tra sostenitori della lingua dei segni come lingua naturale per i sordi e coloro invece che mirano a progressi medici e all'apprendimento della lingua parlata grazie ad ausili tecnologici.

La sordità è un handicap non immediatamente riconoscibile, ma comporta implicazioni negative in tutte le attività sociali della persona, e dal punto di vista dell'accesso all'informazione, ai servizi, al lavoro, alle prestazioni assistenziali e sanitarie siamo ancora, purtroppo, molto in ritardo, perché restano troppi impedimenti quali la carenza di figure professionali specializzate, di attrezzature tecniche specifiche, di servizi telefonici "ponte" e di SMS per le emergenze.

Vi è, insomma l'esigenza primaria per il legislatore di favorire l'inserimento dei sordi nella vita sociale, aiutandoli a partecipare all'attività produttiva e intellettuale, di agevolare il loro collocamento al lavoro, di collaborare con le amministrazioni dello Stato. Insomma: il riconoscimento della lingua italiana dei segni può diventare davvero un progetto di vita per i sordi, cittadini che non sono pienamente integrati perché hanno il problema oggettivo di non poter interloquire con chi non conosce la lingua dei segni.

Tutte le associazioni e le famiglie audite in 1a Commissione ci hanno detto di fare presto una legge che riconosca ufficialmente la lingua dei segni anche in Italia, ultimo Paese in Europa a dover fare ancora questo passo. Oggi in Italia gli informatori non sono riconosciuti ufficialmente a livello professionale e le persone sorde sono lasciate spesso in balìa degli eventi, senza figure specializzate capaci di relazionarsi con loro negli ospedali, negli uffici o sui luoghi di lavoro.

L'obiettivo fondamentale di questa legge deve essere, quindi, l'abbattimento delle barriere comunicative e la promozione dell'autonomia degli individui, oltre alla facilitazione del processo di integrazione delle persone sorde nella società moderna. Occorre tener conto anche di un altro elemento importante, ossia che la lingua dei segni permette il superamento delle difficoltà comunicative legate anche ad altri gravi handicap come l'autismo.

Nel corso delle audizioni, abbiamo anche appreso che non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che la lingua dei segni costituisca un ostacolo nell'apprendimento della lingua parlata.

Dunque, entrando nel merito della legge che siamo chiamati ad approvare, la domanda da farsi è se risponda pienamente alla Convenzione ONU e se, soprattutto, vada concretamente incontro alle richieste della comunità interessata. Dal punto di vista dei principi, non c'è dubbio che questa sia una buona legge, perché formula i diritti delle persone sorde e la rimozione delle barriere della comunicazione attraverso tutti gli strumenti finalizzati alla prevenzione e alla cura della sordità, riconosce alle persone sorde la libertà di scelta sulle modalità di comunicazione, prevede interventi diagnostici precoci per tutti i bambini nati o divenuti sordi, prevede l'accessibilità universale di ambienti, beni, processi, servizi e dispositivi, chiede alla pubblica amministrazione di garantire la prestazione di tutti i servizi a sostegno e a integrazione dell'alunno sordo con la presenza dell'insegnante di sostegno, dell'assistente alla comunicazione, di ausili tecnologici e altre risorse e operatori che assicurino la piena partecipazione alle attività scolastiche ed extrascolastiche, con l'estensione di queste garanzie anche al percorso universitario e post-universitario. Una delle due principali novità introdotte, infine, è l'istituzione presso il MIUR del Registro nazionale degli interpreti della Lingua dei segni italiana e l'altra è l'istituzione al Ministero del lavoro dell'Osservatorio nazionale sulla condizione dei bambini affetti da sordità, in rappresentanza delle principali associazioni.

Tutto bene, dunque? Dopo l'articolo 13, che affida al Governo il compito di monitorare l'attuazione della legge e predisporre le sanzioni per le violazioni, l'ultimo articolo, che riguarda l'invarianza finanziaria, precisa che dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le pubbliche amministrazioni provvedono alle attività previste con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili secondo la legislazione vigente alla data di entrata in vigore della presente legge.

Mi chiedo in conclusione, dando atto al relatore Russo del grande lavoro di mediazione svolto ed annunciando il nostro voto favorevole, se le buone intenzioni di questo disegno di legge non finiranno per scontrarsi con l'amara realtà della mancanza totale di risorse. Speriamo davvero di no, perché sarebbe una beffa. (Applausi della senatrice Gambaro).

LIUZZI (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LIUZZI (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Signor Presidente, mi piace iniziare questo mio intervento in dichiarazione di voto a nome del Gruppo delle Grandi Autonomie e Libertà sottolineando l'impegno morale che è già contenuto nell'articolo 1 del disegno di legge: «la Repubblica riconosce i diritti delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche, promuovendo la rimozione delle barriere alla comprensione e alla comunicazione che limitano il pieno sviluppo della persona e l'effettiva partecipazione alla vita collettiva». Mi sembra che questo sia un sunto dell'impegno di questa Assemblea e di quella della Camera dei deputati nel prestare attenzione ad un mondo quasi sommerso, che ovviamente aspetta da anni un'attenzione straordinaria perché va ripreso il contatto con le fasce più deboli del Paese ed il Parlamento non può che trovare un'occasione favorevole, come in questa giornata, nell'approvare con una larghissima maggioranza un provvedimento che tornerà utile, quantomeno, a segnare cammini di civiltà per quanto riguarda l'handicap uditivo e visivo.

Mi sembra utile, tra l'altro, anche sottolineare, ancora al comma secondo dell'articolo 1, che «la Repubblica tutela, sostiene e promuove tutti gli strumenti finalizzati alla prevenzione e alla cura della sordità e della sordocecità, nonché gli strumenti tecnologici per il superamento o la riduzione delle condizioni di svantaggio» così come definiti nei successivi articoli.

Mi sembra, Presidente, che qui vi sia un po' tutto il senso della legge, specialmente quando si parla di arte, cultura, tempo libero e trasporti dedicati alle persone portatrici di questo handicap. Mi sembra che le visite guidate nella lingua italiana dei segni, le videoguide, la realizzazione di pannelli esplicativi accessibili, le applicazioni tecnologiche e tutto ciò che può migliorare la fruibilità di attività legate allo sport, alla cultura ed al tempo libero siano fattori da mettere in evidenza e da sottolineare con grande positività. Lo stesso dicasi per quello che è previsto per il settore dei trasporti, che sappiamo essere il lato debole, il vero handicap per chi è affetto da queste infermità, ovvero la possibilità di muoversi con determinate agevolazioni. La LIS può intervenire anche in questo settore facilitando la logistica delle persone, ad esempio sottolineando i sistemi di funzionamento dei trasporti pubblici e la sicurezza nei trasporti pubblici, specialmente per quanto riguarda le emergenze, che devono essere comunicate attraverso la LIS e sottotitolate.

Signor Presidente, mi sembra che in questo campo l'applicazione delle nuove tecnologie dell'informazione nella lotta dell'umanità contro le disabilità uditive e visive può riconciliare insperatamente Internet, con le sue insidie semantiche, le sue illusioni di estrema semplificazione del sapere e delle competenze, con il genere umano e particolarmente con le persone affette dalla disabilità uditiva e con i portatori di handicap visivo. È in questo campo, infatti, che la scienza, la tecnica e la tecnologia possono esplicare i loro benefici per l'umanità intera.

Ahimè, non sono granché le disponibilità e le risorse che in generale corroborano e connotano questo disegno di legge, e qui noi chiediamo un ulteriore sforzo al Governo affinché ponga mano al portafogli e metta a disposizione di queste categorie di portatori di handicap ulteriori risorse per attuare, garantendo questi servizi a tutta la popolazione, un principio di solidarietà e di efficienza. Il disegno di legge infatti intende abbattere barriere ed ostacoli all'integrazione, che sono attualmente di natura fisica, psicologica, morale e culturale.

Mi sia consentito terminare ricordando l'emozione strabiliante di un inno nazionale, l'Inno di Mameli, cantato nella lingua dei segni. Quando abbiamo avuto le immagini sotto i nostri occhi, tutti siamo rimasti stupiti dall'efficienza: quasi un senso di straniamento. È un altro mondo e questo mondo deve essere assolutamente elaborato e percepito anche dalle persone che non hanno questo handicap. Altrettanto straordinario è il ricordo del film «Lezioni di piano» della regista australiana Jane Campion, che ci dice quanto sia straordinario quel mondo fatto di silenzi, ma anche di profonde emozioni. Con questi sentimenti, dichiaro il voto favorevole del Gruppo GAL.

GRANAIOLA (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRANAIOLA (Art.1-MDP). Signor Presidente, il Gruppo Art. 1-MDP voterà a favore di questo provvedimento, perché dopo tante discussioni, rinvii e ordini del giorno, è necessario mettere un punto fermo e fare qualcosa di concreto per tutelare i diritti delle persone con disabilità uditive in genere e delle persone sordocieche, e promuovere, oltre alla prevenzione e alla cura della sordità, la piena inclusione sociale delle persone suddette.

A questo proposito, mi sento in dovere, oltre a fare alcune considerazioni e osservazioni sul risultato finale, di ringraziare il relatore e la Commissione per lo sforzo fatto per cercare di armonizzare le diverse correnti di pensiero che sono state oggetto di un approfondito dibattito e di accesa discussione.

Mentre apprezziamo il fatto che si sia evitato nel testo il richiamo all'articolo 6 della Costituzione o all'articolo 22 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che avrebbero indotto a inquadrare le persone sorde come minoranza linguistica o come comunità di diversi, ci sembra ancora sbilanciata l'attenzione sulla LIS o sulla LIS tattile. Apprezziamo il fatto che nell'articolo 3 si preveda la promozione dell'uso di strumenti idonei a prevenire e identificare precocemente la sordità e la sordocecità, come le indagini preventive in gravidanze, lo screening neonatale universale, la diagnosi audiologica e oculistica pediatrica anche al fine degli appropriati interventi di protesizzazione uditiva e oculare precoce, di implantologia cocleare, quali livelli essenziali delle prestazioni. Non possiamo però non evidenziare che l'effettiva invarianza finanziaria del provvedimento, lo rendono una semplice dichiarazione d'intenti e che non sarà facile per le amministrazioni interessate dare attuazione alle disposizioni contenute nel disegno di legge. Sarebbe stato importante promuovere tutte le forme di comunicazione aumentativa e alternativa evitando di citare continuamente la LIS o la LIS tattile.

Voteremo comunque a favore perché soprattutto il provvedimento prevede la libertà di scelta delle persone sorde e delle loro famiglie circa le modalità di comunicazione, i percorsi educativi e gli ausili da utilizzare per raggiungere il pieno sviluppo della persona e la sua piena inclusione sociale. Voteremo a favore perché nel testo si parla finalmente di inclusione e non più di integrazione, superando un modello focalizzato solo sul deficit della persona e rispettando i principi di non discriminazione, di pari opportunità, autonomia e indipendenza.

Evito di ripetere osservazioni già fatte da molti colleghi, ad esempio a proposito dell'attivazione di classi miste di studenti udenti e non udenti o a proposito della copertura finanziaria, ma credo sia doveroso chiedere al Governo che siano emanati al più presto i regolamenti attuativi e che siano reperite le risorse necessarie se vogliamo dare un contenuto reale a questo provvedimento e rispondere alle aspettative di tante persone che hanno atteso davvero tanto - sicuramente troppo - che si facesse qualcosa per la loro effettiva inclusione sociale. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP e del senatore Russo).

PALERMO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PALERMO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, vorrei dichiarare il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie-PSI-MAIE, con una sola annotazione, ossia, il passaggio che questo disegno di legge finalmente compie verso l'inclusione di gruppi comunque svantaggiati rispetto a una maggioranza di consociati, ragion per cui non si può che essere favorevoli a un'iniziativa di questo genere.

Il tema è tipico della tutela delle minoranze perché il problema non è tanto la definizione di chi faccia parte di minoranze; non c'è nulla di più congiunturale, di più occasionale dell'essere minoranza: tutti possono trovarsi in posizioni minoritarie, a seconda del contesto e del momento. Non si tratta solo di minoranze etnico-linguistiche, religiose, culturali, ma anche, per l'appunto, di minoranze come quelle di cui stiamo parlando in questo momento con riferimento alla caratteristica dell'espressione, e quindi dell'inclusione all'interno della società. Per questo è importante non tanto soffermarsi sulle definizioni, su chi faccia parte di una determinata minoranza e su come si possano definire i gruppi, quanto, soprattutto nell'ottica del legislatore, stabilire gli strumenti.

Il disegno di legge che ci accingiamo ad approvare mette a disposizione finalmente strumenti per i quali le persone sorde hanno atteso fin troppo tempo. Certo, ci sono state molte discussioni rispetto alla validità dello strumento: le ha ricordate molto bene il relatore, quindi non mi soffermo. Il punto è che senza gli strumenti sappiamo che si ha esclusione; con lo strumento si può dare inclusione, e se ci fossero accorgimenti da prendere, modifiche da fare, il legislatore dovrà essere pronto a testare l'efficacia normativa del provvedimento sul medio e lungo termine.

È essenziale prevedere la cornice giuridica entro la quale colmare il deficit di inclusione che un determinato gruppo, particolarmente svantaggiato in determinati contesti, non soltanto quello di cui stiamo parlando, si trova ad affrontare. Per questo, finalmente, la previsione dello strumento, nonostante le seppur interessanti obiezioni che sono venute in questo dibattito e nei dibattiti precedenti - sappiamo che questo strumento arriva in ritardo - potrà sicuramente essere utile, ma lo si dovrà testare ex post. Quindi, è importante innanzi tutto aprire la strada al provvedimento e poi essere altrettanto umili e disponibili quando si tratterà eventualmente di modificarlo, qualora ciò si renda necessario.

Per i motivi esposti, il voto che il mio Gruppo esprimerà è assolutamente e convintamente favorevole. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE e del senatore Russo).

PETRAGLIA (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRAGLIA (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, non c'è dubbio che la discussione che abbiamo fatto, peraltro durata mesi, è stata particolarmente complicata e ha affrontato un tema piuttosto delicato. Mi riferisco ai temi della disabilità e dell'inclusione, di cui abbiamo discusso molto negli ultimi anni e che abbiamo affrontato in occasione dell'esame di ogni legge di stabilità, allorquando - anche in questa legislatura - abbiamo registrato tagli pesanti al fondo sociale.

Premetto tutto questo perché è chiaro che senza risorse, non esiste alcun diritto di cittadinanza e inclusione. Giusto per chiarire a chi ci ascolta, rilevo che il provvedimento in esame non prevede risorse. Non è un caso che l'articolo 14 del disegno di legge parla - appunto - di invarianza di spesa per lo Stato. Ci verrebbe allora la voglia di chiederci di cosa stiamo parlando.

Anche nella Nota di aggiornamento al DEF che ci apprestiamo a esaminare in Assemblea non troviamo le risorse necessarie per integrare i recenti tagli che hanno ridotto a un terzo il Fondo nazionale per le politiche sociali, né i 38 milioni di euro necessari per garantire l'assistenza e il trasporto degli alunni con disabilità per l'anno scolastico. La preoccupazione è ancor più inaccettabile perché mancano le risorse proprio per garantire il diritto allo studio delle persone con disabilità.

Tra l'altro, ascoltando il dibattito di oggi e dei mesi scorsi, siamo curiosi di conoscere che destino hanno avuto i fondi approvati nel famoso decreto Mezzogiorno a favore di tre istituti (quelli di Roma, Milano e Palermo) citati durante la discussione generale. La previsione di tali fondi è stata sostenuta in maniera trasversale da senatori del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle e saremmo curiosi di capire che fine hanno fatto questi fondi, destinati a istituti ormai chiusi.

È chiaro che nel corso degli ultimi anni avremmo potuto fare tanto per i diritti di cittadinanza delle persone sorde, con disabilità uditive e sordocieche. Come è stato ampiamente detto nel corso della discussione generale, gli strumenti legislativi ovviamente ci sono, a partire dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104. Tuttavia, è chiaro che è mancata e continua e mancare la volontà politica, perché, come ha detto il senatore Russo, quello in esame è un disegno di legge di principi. Fortunatamente, nel nostro Paese i principi sono garantiti dalla Costituzione italiana, mentre quello che manca è come essi si attuano e quali risorse si mettono a disposizione per garantire l'esercizio dei diritti.

Ad esempio, nel corso dell'attuale legislatura abbiamo più volte presentato emendamenti per finanziare lo screening uditivo alla nascita, ogni intervento diagnostico precoce, un corretto protocollo sanitario per la protesizzazione, l'impianto cocleare, la logopedia, l'aiuto della tecnologia da garantire in tutte le Regioni, con lo stesso standard qualitativo e tecnico. Eppure, cosa è scritto nell'articolo 3 del provvedimento, citato poco fa dal relatore con tono polemico? Ancora una volta, il provvedimento in esame promuove, ma non garantisce, rimandando alle Regioni la possibilità di garantire lo screening uditivo. È vero, ciò spetta alle Regioni, ma è chiaro che non c'è un diritto di opportunità garantito a tutti, perché non in tutte le Regioni viene fatto.

Il disegno di legge in esame ha confrontato visioni diverse, cercando in parte di tenerle tutte insieme. Tuttavia, per quanto ci riguarda, il risultato è un coacervo di norme che non tengono conto di cosa è accaduto negli ultimi anni e degli importanti cambiamenti culturali e sociali dovuti anche all'utilizzo di importanti nuove tecnologie.

Se parliamo di diritti di cittadinanza, vuol dire che parliamo di uguaglianza, di inclusione e di piena attuazione di quel grande manifesto dell'uguaglianza che è proprio l'articolo 3 della nostra Costituzione, quell'articolo che ci consente di parlare di disabilità e di persone sorde oltre gli stereotipi e i luoghi comuni. Non è possibile considerare le persone sorde come una minoranza linguistica, perché paradossalmente sarebbe altissimo il rischio di ghettizzazione.

Ci preoccupa molto, ad esempio, l'articolo 5 sull'inclusione scolastica, perché proprio la mancanza delle risorse e il rinvio alle amministrazioni locali (cioè quelle sottoposte ai tagli più feroci sul welfare) per garantire l'inclusione scolastica è davvero un paradosso. Non troviamo traccia nella legge di assunzione di insegnanti di sostegno e di assistenti scolastici. La scuola è iniziata da pochissimo e tutti noi sappiamo che mancano gli insegnanti di sostegno, per non parlare degli assistenti alla comunicazione. Ad esempio nella mia città, a Firenze, abbiamo assistito addirittura a una guerra tra disabili, la cosiddetta guerra tra poveri, perché gli assistenti alla comunicazione, in mancanza di risorse dello Stato, vengono contesi tra più bambini.

Il senatore Russo ci ha chiesto se noi abbiamo visitato le esperienze di eccellenza. Beh, io chiedo al senatore Russo se ultimamente ha frequentato le scuole pubbliche statali italiane, perché c'è un tema serio su questo e sulla disabilità. (Applausi dai Gruppi Misto-SI-SEL e LN-Aut e delle senatrici Mussini e Rizzotti).

RUSSO, relatore. Ho quattro figli!

PETRAGLIA (Misto-SI-SEL). Naturalmente la libertà di scelta deve essere garantita anche a chi sceglie la LIS per comunicare; questa è una tutela che la legge n. 104 garantisce. Noi chiediamo di fare attenzione a non istituzionalizzare solo questo percorso e a non limitare la possibilità dei disabili uditivi, al fine di garantire le tante opportunità. La sordità non è uguale per tutti: l'85-90 per cento dei nati sordi nasce da genitori udenti e molti sordi lo sono diventati dopo l'acquisizione della lingua, anche in età adulta. E tutte queste persone non utilizzano la LIS.

Certo, consideriamo positivo il monitoraggio, da effettuarsi anche all'interno dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità; il gruppo di lavoro dentro l'osservatorio può essere di aiuto a superare i limiti di questa legge, soprattutto nella fase attuativa. Però - ripeto - il limite più grande di questa legge è l'assenza di risorse. Abbiamo ascoltato e abbiamo visto che l'articolo 9 di questa legge, ad esempio, promuove l'accessibilità del patrimonio artistico. Ma anche questa volta tutto è rinviato alle risorse degli enti locali e dobbiamo prendere atto - dopo aver ascoltato il senatore Panizza - del fatto che purtroppo tante Regioni italiane non posseggono le risorse delle Province autonome di Trento e Bolzano. Noi siamo contenti di questa grande esperienza al Mart, inaugurata pochi giorni fa, ma vorremmo che quella garanzia fosse assicurata in tutte le Regioni e a tutte le persone con disabilità uditiva. Questo rinviare ancora una volta alle Regioni e agli enti locali, è un po' come dire che abbiamo fatto una legge di principi e che poi vedremo cosa succederà.

Insomma, avremmo voluto la garanzia del diritto di cittadinanza e non soltanto la sua promozione. I bambini che nasceranno sordi potranno raggiungere una competenza linguistica al pari di quella degli udenti e i sordi non dovrebbero essere più costretti a gesticolare per farsi comprendere. Negli ultimi vent'anni sono stati fatti grandi progressi e, se ci fossero davvero le risorse, la scelta della LIS potrebbe rimanere un'esperienza limitata; questo avrebbe dovuto essere il vero obiettivo della legge. Ancora una volta, dopo tante parole, restano gli slogan; invece, con il coinvolgimento di ricercatori, professionalità e associazioni, si sarebbe potuto contribuire a modernizzare l'applicazione di una legge che, per quanto ci riguarda, guarda indietro a trent'anni fa. Per tutte queste motivazioni, Sinistra Italiana si asterrà. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL e delle senatrici Mussini e Rizzotti).

SERRA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERRA (M5S). Signor Presidente, il disegno di legge al nostro esame è l'ennesimo che affronta temi di disabilità e integrazione e che giunge qui in Parlamento comunque svuotato del suo senso principale, quello di creare inclusione ed evitare divisioni tra chi può permettersi impianti all'avanguardia e chi invece deve accontentarsi delle miopi e minuscole risorse regionali, quando ci sono.

Si continua a incorrere nell'errore di considerare la sordità come uno status differenziato, quasi da proteggere, e non una disabilità da affrontare con adeguati protocolli sanitari. Abbiamo visto che nel testo del disegno di legge il Ministero della salute non viene nemmeno citato. Succede quindi che le risorse economiche non sono sufficienti, non si creano i presupposti affinché siano veramente garantiti i diritti primari del cittadino, come il diritto alla salute, e tutto questo non fa altro che creare divisioni e differenziazioni, ma assolutamente non inclusioni.

Ancora oggi lo screening audiologico neonatale è garantito, con protocolli non omogenei, in meno della metà delle Regioni italiane. In alcune Regioni la diagnosi di sordità viene effettuata dopo i due anni del bambino. I risultati nelle sordità preverbali, a parità di perdita uditiva, sono migliori quando è minimo il tempo intercorso tra il sorgere della perdita uditiva e il ripristino della sua funzione.

Il concetto di «promuovere» viene ripetuto spessissimo e con toni roboanti nel disegno di legge, mentre il concetto di «garantire» non viene usato; anzi, sono stati tutti respinti gli emendamenti con cui si chiedeva di passare dal «promuovere» al «garantire. Specie quando si tratta di operare dentro le scuole, sul tema della professionalità degli insegnanti, perché non si pone un accento su corsi di laurea specifici? Un insegnante di sostegno può infatti essere perfettamente preparato per lavorare con i bambini non udenti, ma ciò non avviene. Si continua a tergiversare e a non fornire insegnanti di sostegno; si continua a non inserire quello che serve per fare in modo che una scuola sia realmente inclusiva e funzionale. La differenza che sussiste tra il concetto di promuovere e quello di garantire è che nel primo caso si è disponibili ad impegnarsi per raggiungere un risultato, mentre nel secondo semplicemente si assicura il raggiungimento del risultato.

Questo provvedimento è certamente migliorato rispetto al testo iniziale e sono sicuramente apprezzabili gli sforzi e la direzione intrapresa. Tuttavia, crediamo che si sia persa un'occasione per intervenire in maniera decisa al fine di affrontare al meglio i problemi delle persone con disabilità uditiva. L'obiettivo dovrebbe essere quello di consentire, anche al non udente - qualsiasi non udente, in qualsiasi città di questo Paese - il proprio ruolo di cittadino, con un diritto, cioè quello di essere cittadino del mondo, senza doversi sentire in alcun modo disabile perché mancano i sistemi di comunicazione.

Non deve essere la persona sorda a preoccuparsi di intraprendere dei percorsi che gli consentano di essere incluso, ma deve essere lo Stato a garantire l'inclusione reale. Per tutto questo il Gruppo del Movimento 5 Stelle si asterrà dal voto. (Applausi dal Gruppo M5S).

BIANCONI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCONI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, il Gruppo Area Popolare-Centristi per l'Europa voterà a favore di questo disegno di legge.

Tutte le volte che il Parlamento discute di persone diversamente abili con difficoltà e si pone a un livello di inclusione sociale fa bene: fa bene al Parlamento stesso, fa bene alla socialità e migliora il contesto in cui viviamo. È un provvedimento veramente importante.

Non vogliamo entrare nel merito, perché lo abbiamo già fatto nelle sedi competenti, ma vogliamo ringraziare il relatore e il Governo, perché è stato un iter molto complesso e difficile. Vorrei anche ringraziare la Commissione bilancio che su questo tema ha voluto vedere chiaro e ha voluto assicurare la giusta copertura, perché il provvedimento non rimanesse lettera morta. Siamo quindi contenti di poter esprimere il nostro voto favorevole sul disegno di legge. Sappiamo che all'interno del mondo della sordità ci sono sensibilità diverse, ma oggi abbiamo affrontato il tema con uno spirito di grandissima collegialità. Dobbiamo quindi chiedere a tutte le persone diversamente abili nel settore della sordità di capirsi, ma per fare questo bisogna parlarsi e per parlarsi bisogna ascoltarsi. Pertanto, da questo punto di vista, crediamo che il testo in esame possa essere un buon tassello, una buona legge per ovviare a disparità e situazioni di difficoltà. Voteremo quindi convintamente a favore del disegno di legge in esame. (Applausi dai Gruppi AP-CpE-NCD e PD).

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, siamo arrivati al voto finale di questo disegno di legge, il cui iter è iniziato quasi in sordina, ricordo a febbraio dell'anno scorso nella 12a Commissione. Invito peraltro i colleghi interessati a leggere il parere formulato da tale Commissione perché, rispetto ai disegni di legge presentati, il testo base adottato dalla 1a Commissione ha modificato e dato pari dignità a molti concetti prima quasi derubricati; ringrazio quindi il relatore e la Commissione per il lavoro svolto e per aver accolto significativi miglioramenti in un testo che ha coinvolto e coinvolge emotivamente tutti noi. Lo ringrazio anche per aver cambiato il titolo del provvedimento, che ora è il seguente: «Legge quadro sui diritti di cittadinanza delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche».

Molte volte in quest'Aula durante la discussione generale ho sentito ricordare che finalmente si rimuoveva la vergogna dell'Italia che non aveva ancora riconosciuto la LIS, così come il Lussemburgo: era un'ingiustizia, una trascuratezza, una cosa grave. Voi pensate davvero che il Lussemburgo, che ha il reddito pro capite più alto di tutti i Paesi europei (100.000 euro annui a persona) non avesse voglia di riconoscere un diritto o che forse non ha investito risorse al posto delle buone intenzioni (è stato detto che questa è una legge di principio)? Oggi, infatti, quasi nella totalità dei casi la sordità è un deficit superabile grazie alla prevenzione, alla diagnosi precoce, alla protesizzazione precoce e alla logopedia. Abbiamo addirittura la terapia genica sperimentale per la rinascita delle cellule ciliate, studi del Boston Children's Hospital, della Harvard medical school per restituire ad esempio l'udito nella sindrome di Usher, che è una malattia genetica rara, ma che proprio per questo dovrebbe essere riconosciuta precocemente.

Con la legge n. 104 del 1992 noi siamo stati all'avanguardia in Europa per tutelare e garantire (non promuovere) i diritti dei disabili, compresi quelli uditivi. Voi pensate che quando nel 2006, per riconoscere i diritti delle persone con disabilità in riferimento alla promozione della lingua dei segni, l'ONU si riferisse a Paesi come l'Italia e il Lussemburgo o a Paesi dell'Asia, dell'Africa o del Sud America dove la LIS è l'unico modo di comunicare? Ritengo altresì che noi dovremmo farci promotori affinché ci sia un'unica lingua dei segni; l'OMS dovrebbe promuovere questa iniziativa, affinché tutte le persone con disabilità uditiva possano intendersi in qualsiasi posto vadano, se non hanno avuto la possibilità di avere protesi sofisticate o impianti cocleari, che in Italia nei casi necessari vengono forniti dal nostro sistema sanitario, pur con le sue criticità.

Avrei qualcosa da dire anche sulla libera scelta. Infatti, anche se è stato detto che non è un argomento politico, che non è la politica a dover scegliere, mi sembra che per il decreto-legge sui vaccini sia stata la politica, una politica sanitaria giustissima, ad obbligare alla vaccinazione dei propri figli.

Non tutti forse in quest'Aula sono a conoscenza del fatto che una bambino con disabilità uditive non sarà mai veramente bilingue, perché ci sono due metodi con feedback diversi, visivo e uditivo. Se è più comodo il visivo, sarà per lui compromessa l'acquisizione della lingua verbale e ridotta anche la capacità evolutiva, come dimostrano studi scientifici, le società scientifiche di audiologia, foniatria e otorinolaringoiatria.

Spererei in un prossimo futuro dove non ci siano classi bilingui, ma bambini che non abbiano più bisogno della lingua dei segni. Un bambino che non abbia più bisogno dell'interprete. Già gli interpreti sono numerosi. Ho visto in Rete molte scuole di interpretariato per la LIS e, magari, pensare ad una reale formazione non sarebbe male. Giustamente, tutti costoro chiedono un lavoro e una legge, come quella al nostro esame, che li inserisca nella scuola e negli uffici pubblici. Forse sarebbe meglio potersi reinterpretare, ad esempio, con una formazione come insegnante di sostegno, come assistente alla comunicazione. È già stato ricordato come i tutor della cosiddetta buona scuola, non stiano riscuotendo molto successo, visti i ricorsi di genitori disperati. E sarebbe questo un altro argomento da approfondire.

È giusto prevedere gli interpreti per chi ne ha bisogno, ad esempio, gli anziani, o per chi non ha avuto una diagnosi precoce e si trova in uno stato di sordità. C'è però già la legge n. 104 del 1992 che garantisce a chi utilizza la LIS, l'interprete a scuola, nelle università e nei tribunali, nelle trasmissioni televisive a spese della RAI, l'inserimento scolastico lavorativo e le indennità di comunicazione.

Sarebbe fondamentale perseguire il diritto alla salute preventiva con piani nazionali e regionali e, come ho ricordato, la prevenzione in gravidanza di malattie infettive del sistema TORCH. Ricordo poi l'importanza della diagnosi precoce in tutti i punti nascita in Italia entro i tre mesi di vita. Il Piano sanitario 2011-2013 lo indica come priorità, ma è attuato solo in una decina di Regioni.

Ci viene poi richiesta l'applicazione dei LEA per lo screening perinatale precoce; anche questo avviene a macchia di leopardo ed è gravissimo.

Sarebbe inoltre meglio avere una precoce protesizzazione e non impianti tardivi. Sarebbe necessario implementare i logopedisti, perché sono troppo pochi e in alcune Regioni quasi inesistenti; le famiglie sopportano costi proibitivi e spostamenti massacranti, percorrendo anche più di 100 chilometri, per far seguire privatamente i loro bambini.

Ricordo ancora la necessità di implementare i Centri regionali audiologici che, ad esempio, non esistono in Sardegna. Vi è bisogno di curare l'acustica ambientale nelle scuole, per gli studenti protesizzati, nei cinema, nei musei, negli uffici pubblici e nei tribunali. Tutto questo richiede risorse e, forse, i colleghi non ricordano che nella proposta di legge discussa in quest'Assemblea a maggio e a giugno, era previsto un fondo di due milioni di euro, finalizzati alla realizzazione dell'articolo 3. Sappiamo invece che questo fondo è sparito, altrimenti la legge non sarebbe più arrivata in Assemblea. Non si può realizzare una buona legge a costo zero. Vogliamo quindi un'altra legge perfetta nell'intenzione, ma difficile nell'applicazione, come ad esempio la legge sull'autismo? O vogliamo parlare della legge sul dopo di noi?

Cerchiamo di essere seri. Come Forza Italia abbiamo discusso del provvedimento al nostro esame, apportando miglioramenti, accettati con grande sensibilità e spirito di conciliazione dal relatore, che ha mediato certamente tra sensibilità e diversi interessi. Non possiamo però accettare di consegnare una scatola vuota, una ratifica di una convenzione a chi deve affrontare per sé o, peggio, per i propri figli una quotidianità così dolorosa. Un Governo che trova cinque miliardi per fronteggiare il problema dell'immigrazione, non trova due milioni di euro, senza togliergli a qualcun'altro, per migliorare ed ampliare i diritti delle persone disabili uditivi.

Direi che proprio perché è una legge di principio, come è stato affermato dal relatore, non ne vediamo la necessità. Il diritto alla salute e alla cittadinanza deve invece essere garantito e non promosso. La legge n. 104 del 1992 garantisce e non promuove. E perché legiferare oltre se la persona sorda si integra nella scuola di tutti, parlando, leggendo e studiando come tutti? Perché non utilizzare queste risorse per potenziare la parola con i sottotitoli, ad esempio con l'insegnante di sostegno? Perché legiferare oltre se la LIS, per chi la vuole, è già contemplata dalla legge n. 104 del 1992?

Per questi motivi Forza Italia si asterrà nella votazione del provvedimento, senza però che debbano esservi speculazioni politiche. Non deve essere frainteso il senso del nostro voto e delle nostre intenzioni. Non si tratta di un voto di astensione per non riconoscere o per togliere i diritti a qualcuno, ma per garantirli concretamente. Il provvedimento passerà all'esame della Camera dei deputati: spero si trovino i soldi per renderlo concreto, attivo e utile. Questa astensione è un appello al Governo. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Congratulazioni).

GIANNINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANNINI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, gentili colleghe, il testo così proposto dalla 1a Commissione e, a mio parere, efficacemente emendato dall'Assemblea, a partire dal titolo, esprime e favorisce la piena attuazione di tre principi costituzionali fondamentali. Essi sono stati ampiamente richiamati nel ricco dibattito che ha preceduto questa sessione finale di discussione e, ci auguriamo, di approvazione. Dunque voglio solo richiamare questi tre punti, che ritengo costituiscano l'architettura etica, oltre che politica e culturale, del provvedimento: il diritto alla piena inclusione sociale, il diritto alla rimozione di ogni forma di discriminazione, che possa ostacolare il raggiungimento della dignità della persona, il diritto alla piena partecipazione attiva alla vita della comunità, in tutte le forme e per tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro condizioni di nascita e di salute: questo'ultimo è un punto particolarmente significativo e innovativo del disegno di legge in esame.

Quest'ultimo principio, onorevoli colleghi, include infatti in modo innovativo e per la prima volta con riferimento alle persone con disabilità uditive nella legislazione italiana il riferimento al diritto alla lingua, inteso nella sua accezione più moderna, più qualificante e più importante per capire il senso di questa proposta legislativa. Mi riferisco al diritto alla lingua come diritto umano fondamentale e come strumento che consente - qualunque essa sia, lingua naturale o, come in questo caso, lingua dei segni italiana - di essere pienamente attivi e interattivi all'interno della comunità. Questo riferimento rende il disegno di legge non solo innovativo e non solo un passo avanti all'interno del percorso già richiamato - anche con riferimenti pertinenti e opportuni, da ultimo della senatrice Rizzotti, a partire dalla legge n.104 del 1992 - ma lo rende un passo avanti decisivo. La lotta alla discriminazione e alla segregazione delle persone sorde incontrata e sperimentata, spesso, talvolta in maniera drammatica, nella propria esperienza di vita quotidiana - nella scuola, nei luoghi di lavoro e nella mancata fruizione del patrimonio culturale o di tutte le manifestazioni che corredano la vita della nostra società - ha rappresentato un punto mancante, che finalmente viene colmato nella legislazione italiana.

Lasciatemi dire e soffermarmi molto brevemente su questo punto, che è un passo decisivo, lungamente atteso soprattutto dalla comunità scientifica, che in Italia come in altri Paesi ha prodotto, nel corso degli anni, una vastità di studi e di ricerche di carattere teorico e metodologico, che finalmente potranno essere applicati al modello educativo bilingue tra lingua dei segni e lingua italiana. Il modello del bilinguismo potenzia in maniera inequivocabile - la scienza non lascia dubbi a tale riguardo, come in molti altri casi - la possibilità di recuperare, di valorizzare e di rendere effettivamente attuata la capacità cognitiva e comunicativa dei bambini con disabilità uditiva di vario genere.

Gli studi sul bilinguismo - lingua dei segni e lingua, in questo caso, italiana - dimostrano, con l'evidenza schiacciante della ricerca scientifica, che l'esposizione dei bambini sordi e dei bambini udenti all'insegnamento bilingue favorisce per tutti la plasticità percettiva, la capacità di adattamento a diversi contesti e soprattutto - lasciatemi dire, forse questo è il tratto determinante - lo sviluppo di una personalità più aperta, più flessibile e più incline all'adattamento alla dinamicità del contesto sociale, che è ciò che la società oggi chiede.

È già stato detto, ma lo voglio ripetere, citando una tradizione di studi, soprattutto nel nostro Paese, assolutamente autorevole, che la lingua dei segni è a tutti gli effetti strutturalmente una lingua, come quelle naturali. In questo senso, come ogni esperienza di bilinguismo, l'apprendimento di una seconda lingua produce un vantaggio cognitivo, psicologico e sociale che è solo un arricchimento, fondamentale per l'esperienza dei bambini che si troveranno a poter usufruire anche di questa possibilità.

Ho avuto l'opportunità - e vorrei ricordarlo, signor Presidente - da Ministro dell'istruzione di vedere concretamente, nelle classi della piccola scuola di Cossato, in Provincia di Biella, o del più celebre istituto Antonio Magarotto a Roma o anche in altri istituti che stanno sperimentalmente adottando questo modello (penso all'istituto comprensivo Giovanni Modugno di Barletta), l'efficacia, non solo educativa, ma anche di progresso cognitivo che questo strumento può garantire ai bambini non udenti e a quelli udenti.

Ciò che è stato detto anche da chi ha annunciato il proprio voto di astensione in Aula prima di me rappresenta un altro punto che è importante sottolineare e che vorrei ricordare ai colleghi, ossia il fatto che negli articoli 5 e 6 e nell'articolo 3, in particolare, questo disegno di legge tenga conto di tutti i risultati della ricerca scientifica, non solo degli studi di didattica e glottodidattica applicati al bilinguismo LIS-lingua italiana, ma anche e soprattutto dell'avanzamento nel campo della medicina preventiva (è stato ampiamente citato lo screening neonatale, l'indagine preventiva in gravidanza) e della medicina riabilitativa. Con questa legge l'implantologia cocleare diventa uno strumento, sicuramente già esistente nel Paese, ma potenzialmente estensibile.

Senza retorica, concludendo e dichiarando il voto pienamente e convintamente positivo del Gruppo Partito Democratico, lasciatemi esprimere anche la soddisfazione per il fatto che la scienza e la politica oggi si ritrovino congiunte in un obiettivo di civiltà molto atteso nel Paese. Quella che ci accingiamo a votare è un disegno di legge che non impone, ma lascia liberi di compiere una scelta fondamentale per l'avanzamento e il progresso, sia nella fase di apprendimento dei bambini, sia nella vita adulta di coloro che, purtroppo, sono affetti da questa disabilità, per nascita o per successive esperienze; un provvedimento che riconosce - cito tra gli altri il richiamo, anche accorato e appassionato, del senatore Mauro - il diritto della persona e che non vuole semplicemente introdurre nuovi strumenti o nuove metodologie di aiuto alla condizione della sordità; un provvedimento che esprime semplicemente e crucialmente un'istanza di civiltà. E quando le leggi non impongono, ma lasciano libertà di scelta, quando esprimono un'istanza di civiltà sono buone leggi, devono essere votate positivamente e offerte alla società che è fuori da quest'Aula come un contributo che, in questo caso, beneficia dei risultati della scienza, ma li traduce efficacemente, anche se tardivamente, in un atto politico importante. (Applausi dai Gruppi PD e AP-CpE-NCD).

Saluto a rappresentanze dell'Ente nazionale sordi,
del Consiglio nazionale delle ricerche e del movimento LIS Subito!

PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna rappresentanze dell'Ente nazionale sordi, del Consiglio nazionale delle ricerche e del movimento LIS Subito! (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n.
302-1019-1151-1789-1907 (ore 19,25)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame della proposta di coordinamento C1, che è stata già distribuita e che si intende illustrata.

Ai sensi dell'articolo 103, comma 5, del Regolamento, metto ai voti la proposta di coordinamento C1, presentata dal relatore.

È approvata.

Procediamo dunque alla votazione finale.

CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI (LN-Aut). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del testo unificato dei disegni di legge nn. 302, 1019, 1151, 1789 e 1907, nel suo complesso, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Legge quadro sui diritti di cittadinanza delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche».

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Colleghi, rinvio il successivo punto all'ordine del giorno ad altra seduta.

Per evitare confusione, vorrei precisare che il voto relativo alla dichiarazione d'urgenza sarà previsto nel pomeriggio, perché domani mattina, com'è noto, sono previste la discussione e la votazione relative al Documento di economia e finanza.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

BAROZZINO (Misto-SI-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BAROZZINO (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, nella vita l'esperienza e il buonsenso ci dovrebbero insegnare che quando non si conosce un argomento si dovrebbe stare zitti o quantomeno, prima di parlare, sarebbe necessario informarsi, meglio se con le persone giuste. Infatti ci vuole sempre rispetto. Io, per esempio, non essendo medico, non mi sognerei neppure di dire ad un chirurgo come operare. Invece, quando si tratta di lavoro e di sindacato tutti diventano esperti, naturalmente con il sedere degli operai. L'ultimo in ordine cronologico, l'onorevole Di Maio (evidentemente Cernobbio fa brutti scherzi) ha sparato a zero sul sindacato tutto, in perfetta scia con Renzi e company. (Applausi del senatore Campanella).

Vorrei ricordare che anche Renzi voleva riformare la politica dall'alto. Dette da lui quelle parole, che evidenziano la volontà di riformare dall'alto il sindacato, se possibile sono ancora più gravi per due motivi su tutti: in primo luogo, pochi mesi fa, grazie al popolo italiano siamo riusciti a difendere la nostra Costituzione da un attacco senza precedenti. In ballo, se non sbaglio, c'erano appunto la democrazia, la rappresentanza e l'autonomia del Parlamento. Ora devo pensare o che l'onorevole Di Maio non sappia che il sindacato è un'associazione libera e democratica prevista dall'articolo 39 della nostra Costituzione o che ci abbia ripensato. Può succedere di cambiare idea, ma si dovrebbe avere il coraggio di dirlo pubblicamente. Nella peggiore delle ipotesi, accade che lui difenda la Costituzione a seconda della propria convenienza e questo aspetto sarebbe ancora più grave.

Il secondo punto grave è che l'onorevole Di Maio, essendo di Pomigliano d'Arco dove c'è una storia operaia importante, magari dovrebbe stare un pochino di più con i lavoratori e meno a Cernobbio, un posto che fa brutti scherzi a quanto vediamo. (Applausi dal senatore Campanella).

Magari avrebbe appreso cose importanti relativamente al lavoro e ai sindacalisti. Per esempio cosa rischiano i tanti lavoratori che fanno anche sindacato per passione, quella passione che serve per poter difendere la democrazia e la dignità nei luoghi di lavoro. Magari gli darebbero dei consigli relativamente a ciò che serve ai lavoratori per migliorare il sindacato, ma questo lo possono fare e lo devono fare solo i lavoratori, non deve essere calato dall'alto. Servirebbe una legge sulla rappresentanza, gli direbbero, perché ai lavoratori viene negata la possibilità anche di votare da chi farsi rappresentare e noi qui in Senato dovremmo essere ancora più convinti di questo. (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Concluda, senatore Barozzino.

BAROZZINO (Misto-SI-SEL). In Senato dovremmo essere ancora più convinti, perché abbiamo lottato per far sì che i senatori venissero votati dal popolo.

È inutile dire che io ho depositato una proposta di legge sulla rappresentanza dei lavoratori da quattro anni e mezzo e se si volesse fare qualcosa di importante servirebbe proprio questo.

Infine, signor Presidente, mi permetta un'ultima notazione. Dovremmo fare una discussione molto più seria su quei disastri che ha provocato il jobs act, sugli amici di Cernobbio, perché qui sta il vero problema. Ormai, infatti, i lavoratori non possono più pretendere nemmeno la sicurezza sul lavoro, perché senza diritti non si può pretendere nemmeno questo. Non facciamo finta di nulla: questo sì che è molto pericoloso, perché potrebbe avallare il sindacato di comodo che rappresenterebbe un vero pericolo, senza la rappresentanza sul lavoro.

Mi scusi, signor Presidente, non ho mai rubato tempo nei miei interventi, ma questa volta mi si conceda qualche secondo in più. Se si vogliono rappresentare seriamente i lavoratori, dobbiamo partire dai vecchi strumenti di una volta, uno su tutti la democrazia, che nei luoghi di lavoro è scomparsa e tutta la politica fa finta di non accorgersene. (Applausi dai Gruppi Misto-SI-SEL e Art.1-MDP).

ESPOSITO Stefano (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ESPOSITO Stefano (PD). Signor Presidente, la scorsa settimana a Torino si è tenuto il G7 e purtroppo nelle giornate di venerdì e sabato le manifestazioni che hanno interessato le città di Torino e Venaria sono, come era facilmente prevedibile, sfociate in violenze da parte dei soliti noti gruppi organizzati, che sono purtroppo una presenza nota nella nostra città.

CRIMI (M5S). Ma sono interventi in campagna elettorale?

ESPOSITO Stefano (PD). Sabato, durante il corteo che si è concluso a poche centinaia di metri dalla reggia di Venaria, il centro sociale Askatasuna, noto a tutti ed alle cronache nazionali per la sua capacità di inquinare tutte le manifestazioni pacifiche, si è reso protagonista di violenze che hanno portato all'arresto di uno dei leader del centro - peraltro oggi prontamente scarcerato e messo a dimora obbligatoria nel suo paese - accusato di aver pestato un poliziotto che ha avuto quaranta giorni di prognosi. Vede, signor Presidente, i fatti del G7 verranno giudicati dai magistrati, ma poi ci sono alcuni altri capi o capetti di questo centro sociale che in queste ore, dopo aver scoperto che i giornalisti de «la Repubblica» avevano messo a disposizione il filmato sulla base del quale la polizia e la magistratura hanno provveduto all'arresto differito, come previsto dalle nostre leggi, della persona che aveva picchiato, o che avrebbe picchiato il poliziotto, uno di loro con un post su Facebook ha minacciato i giornalisti di questo quotidiano, dicendo che da questo momento verranno trattati come i poliziotti della scientifica. Conoscendo l'idea che hanno della polizia i signori di Askatasuna, è presumibile che si tratti di una vera e propria minaccia, perché hanno l'abitudine di attaccare le Forze dell'ordine.

Io chiederei nuovamente, signor Presidente, al Ministero dell'interno (dal momento che tanto non c'è speranza che da questo punto di vista intervenga l'amministrazione di Torino), di verificare se non sia il caso di chiudere questo centro sociale, che purtroppo da vent'anni continua ad operare indisturbato. Agli arresti penserà il magistrato, ma le minacce che vengono fatte continuamente - ne ho citata una in capo a un esponente noto e ad uno degli altri capi, tale Lele Rizzo - potrebbero poi produrre i propri effetti nel tempo. Mi rivolgo - ripeto - al Ministro dell'interno perché credo che la città di Torino non meriti di avere continuamente sulle cronache nazionali la propria immagine sporcata da questi centri sociali.

CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, vorrei portare all'attenzione di quest'Aula un fatto che è accaduto, sta accadendo e molto probabilmente accadrà anche tra pochi minuti in un paese in Provincia di Pavia. Non sto parlando quindi né di Topolinia, Puffolandia o Paperoli, bensì di un paese in provincia di Pavia, quindi nella Repubblica italiana.

Tre mesi fa il sindaco, utilizzando fondi del Comune, ha fatto causa ad alcuni consiglieri comunali di minoranza, accusandoli di diffamazione nei confronti del Comune stesso. Questi consiglieri comunali di minoranza, in campagna elettorale e appena dopo essere stati eletti, semplicemente criticavano l'operato dell'amministrazione. Il sindaco, a nome del Comune, ha chiesto il pagamento di danni per 316.000 euro ai consiglieri comunali di minoranza.

Stasera il sindaco chiede al Comune di votare l'incompatibilità dei consiglieri comunali di minoranza in quanto in causa con il Comune. In pratica, la maggioranza estromette la minoranza, promuovendo una causa contro la minoranza, per poi contestare l'incompatibilità di chi subisce questa anomalia.

Facendo così, signor Presidente, noi faremo stare zitti tutti i consiglieri comunali di minoranza di tutt'Italia, perché basterà criticare l'operato di un sindaco affinché questo, utilizzando soldi dei cittadini di quel Comune, quindi di cittadini italiani, farà causa ai consiglieri comunali di minoranza per poi farli stare zitti, in modo da dichiararne l'incompatibilità.

Questo è ciò che accade a Vidigulfo, che non è su un altro pianeta. Chiederemo pertanto al Ministro dell'interno di inviare degli ispettori in quel Comune affinché verifichino quanto accade in Comuni di quel tipo e non solamente l'operato di quel sindaco contro i consiglieri comunali; anche altro. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

MORRA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MORRA (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, mi viene quasi da ridere a ricordare quanto nella serata di domenica, grazie a una nota trasmissione televisiva, tutti quanti abbiamo appreso, e cioè che un deputato, quindi un nostro collega in Parlamento, tale Caruso, espressione di una forza politica che si chiama Democrazia Solidale-Centro Democratico si permette di far lavorare al proprio servizio, inizialmente come stagista e poi non si sa come, una ragazza che per un anno e mezzo circa, stando a quello che è stato prodotto, risulta non retribuita. Proprio bella questa democrazia solidale nei confronti di chi lavora! Ma la cosa ancor più divertente - e mi rivolgo soprattutto alle colleghe - è che questa ragazza, nella nota trasmissione «Le Iene», ha mostrato anche un messaggino che le sarebbe stato mandato, appunto, da tale deputato, in cui, qualche minuto dopo la mezzanotte, invitava la ragazza in questione ad andare a casa sua: evidentemente c'era un lavoro importante da svolgere! Tutto questo ha comportato, proprio questo pomeriggio, le dimissioni di un sottosegretario alla difesa, l'onorevole Rossi, perché in questo giro - mi vergogno a definirlo neanche boccaccesco perché è soltanto grottesco - risulterebbe anche essere predisposta una sorta di assunzione fittizia per qualcuno che poi veniva retribuito dal padre, e cioè il figlio, appunto, del sottosegretario Rossi.

Vorrei anzitutto che la presidentessa Boldrini indagasse un po' sulla questione, perché penso che tutte le donne italiane dovrebbero sentirsi indignate, a maggior ragione se lavoratrici, visto che il lavoro viene fatto oggetto di scambio con profferte di questa natura - sempre che sia vero quel messaggino - e ci tengo anche a ribadire che tutto questo lo abbiamo saputo grazie ad una trasmissione televisiva.

Oggi apprendiamo da «il Fatto Quotidiano» che Sky, nota televisione certamente non a fianco del Movimento 5 Stelle, licenzia oltre 100 persone che in parte avevano anche accettato di fatto di trasferirsi a Milano. Qualcuno ricorderà, infatti, che, forse per penalizzare la nuova giunta comunale di Roma, Murdoch, insieme ai suoi in Italia, aveva fatto sapere che l'informazione come la si fa a Milano non la si può fare a Roma. Di conseguenza, in barba a qualunque calcolo economico, aveva imposto un trasferimento di massa dei suoi dipendenti da Roma a Milano. Fermo restando che c'è una sentenza della magistratura intervenuta il 22 agosto, in cui si intima a Sky di rispettare la leggi della Repubblica italiana, e Sky in tutta risposta - scusate il francesismo - se ne frega, perché evidentemente una multinazionale se ne può fregare, voglio altresì ricordare, prendendo spunto dall'intervento del collega Barozzino, che per certi versi è stato quantomeno inquietante il comportamento di qualche rappresentante sindacale, che forse si è dimenticato che era suo compito difendere i lavoratori e raccordarli all'azienda affinché il diritto al lavoro non venisse calpestato. Tant'è che solo alcune forze sindacali hanno levato e fatto sentire la loro voce a difesa di questi lavoratori.

Vorrei che il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e anche il Ministro della giustizia seguissero con la dovuta attenzione e responsabilità tale vertenza, perché è inaccettabile che, a fronte di un intervento della magistratura, qualcuno, semplicemente perché ritiene di essere grosso, se ne freghi. La legge è uguale per tutti. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Senatore Morra, credo che la vicenda da lei segnalata meriti sollecitazione e attenzione anche da parte della Presidenza del Senato, viste le procedure di licenziamento veramente inaccettabili che Sky sta seguendo.

MARTON (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARTON (M5S). Signor Presidente, la mafia è una malattia sociale che ha forma di potere, forma di potere che mira a governare le relazioni sociali; la mafia è sempre riconducibile e connessa a due elementi: terra e fuoco. Con queste parole, pronunciate dal professor Nando dalla Chiesa, è cominciata la settima edizione della Summer school organized crime 2017, con il sottotitolo: «La mafia oggi».

Ebbene, in Lombardia il fuoco continua a intimidire amministratori locali e imprenditori, soprattutto quelli legati al ciclo del trattamento dei rifiuti e alle imprese edili. Ho qui un elenco di circa 25 eventi incendiari raccolti dai consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle nel solo anno 2017. Alquanto strani sono quelli avvenuti, ad esempio, alla ditta Carluccio srl, le cui sedi di Bruzzano (Milano) e di Cinisello Balsamo sono state coinvolte, rispettivamente il 26 luglio scorso e il 2 ottobre, cioè ieri, da incendi.

Chiedo pertanto al ministro dell'interno, senatore Minniti, di fare quanto in suo possesso e nelle sue facoltà per rimpinguare le Forze dell'ordine in quell'area e chiedo altresì al ministro Orlando di fare tutto quanto in suo potere affinché le procure vengano dotate dei mezzi che richiedono da numerosi mesi, se non anni. Faccio seguito anche alla richiesta della dottoressa Zanetti, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Monza, che chiede da diverso tempo almeno tre magistrati. (Applausi dal Gruppo M5S).

*ICHINO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ICHINO (PD). Signor Presidente, intervengo solo per ricordare che dieci anni fa è scomparso Giuseppe Pera, un grande giuslavorista italiano, alla cui memoria e al cui pensiero nei giorni prossimi a Lucca viene dedicato un convegno dalla Fondazione che porta il suo nome.

In questa sede vorrei ricordare soltanto il sodalizio che legò Giuseppe Pera ad altri due grandi giuslavoristi italiani: Gino Giugni e Federico Mancini. Quello che accomuna il trio Giugni, Mancini e Pera negli anni Cinquanta è uno sguardo molto disincantato sulla vecchia dogmatica giuridica, un po' muffosa e autoreferenziale. Questo sguardo disincantato, che ha poi segnato tutta la cultura giuslavoristica successiva, italiana e non solo, ha indotto Gino Giugni a dare valore allo studio dell'intreccio fra ordinamento statale e ordinamento intersindacale, tra fonte legislativa e fonte collettiva, tra diritto del lavoro e relazioni industriali. Federico Mancini ha valorizzato lo studio dell'intreccio tra diritto del lavoro e politiche del lavoro, poi fra diritto e politica tout court. Giuseppe Pera ha invece tradotto quello sguardo disincantato sulla dogmatica tradizionale in una sorta di ribaltamento del discorso giuridico.

Invece di ragionare per concetti, individuando la nozione astratta e poi riconducendo ad essa la fattispecie concreta, Giuseppe Pera è sempre partito dalla ragion d'essere concreta della norma, cioè dall'interesse protettivo reale (lato sensu politico) da cui essa è nata, e lo ha confrontato con l'interesse in gioco nel caso singolo. A Pera non interessava un diritto del lavoro dedotto in via sillogistica dai massimi sistemi, ma soltanto un diritto del lavoro terragno, sporco di olio e di fuliggine, nel quale il buon senso del «buon giudice del lavoro» conta molto di più della logica astratta.

A lui, come agli altri due giuslavoristi dei quali ho fatto cenno, deve molto non soltanto, come è ovvio, la comunità giuslavoristica, ma anche l'intero nostro Paese.

PRESIDENTE. La Presidenza si associa al suo giusto e doveroso ricordo, senatore Ichino.

Per lo svolgimento e la risposta scritta ad interrogazioni

MORONESE (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MORONESE (M5S). Signor Presidente, intervengo oggi in quest'Aula per denunciare una situazione grave che coinvolge il Comune di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Sono noti i tagli che soprattutto questo Governo ha effettuato nei confronti degli enti locali e le difficoltà enormi che i Comuni hanno nell'erogare servizi ai propri cittadini in mancanza delle risorse provenienti dallo Stato centrale.

Ma quello che sta accadendo in questo Comune è davvero paradossale. Dovete sapere, infatti, che il Comune di Santa Maria Capua Vetere vanta un credito di ben due milioni di euro per l'IMU (l'imposta sugli immobili), da parte di un soggetto che, nel periodo tra il 2004 e il 2009, non ha versato quanto dovuto. Allora voi mi direte: rivolgetevi ad Equitalia, fate pignorare e fatevi pagare. Purtroppo, però, il soggetto debitore in questione è la Presidenza del Consiglio dei ministri. Infatti, nel periodo 2004-2009, la Presidenza del Consiglio dei ministri utilizzò l'impianto Stir locale durante l'emergenza dei rifiuti. La Presidenza del Consiglio si è rifiutata di pagare queste somme dicendo che era un'attività svolta per fini istituzionali, per cui si è andati anche per le vie legali. Ciò fino a quando è intervenuta la sentenza definitiva della Corte di cassazione, che nel 2016 ha accolto i ricorsi del Comune di Santa Maria Capua Vetere ed ha riconosciuto l'obbligo della Presidenza del Consiglio di pagare l'imposta comunale per il periodo 2004‑2009, ed ha anche accertato che l'impianto fin dal 2011 veniva utilizzato per attività di tipo industriale, per scopo di lucro da SpA e sicuramente da soggetti diversi dallo Stato.

A questo aggiungiamo, fra l'altro, che il Comune di Santa Maria Capua Vetere, dopo la sentenza della Corte di cassazione, tramite Equitalia si è attivato per la riscossione di quanto è nel suo diritto. Ma ad oggi, a distanza di un anno e mezzo, la Presidenza del Consiglio risulta ancora inadempiente.

Le cartelle sono state emesse da Equitalia nel 2012 per un importo di 1.921.380 euro, sollecitate nel 2013, ma ancora neanche un euro è stato versato. Se a questo aggiungiamo che lo stesso Comune vanta un credito da parte del Ministero della giustizia per le spese sostenute per gli uffici giudiziari nonché per il pagamento di tributi, per circa un decennio, pari a circa 10 milioni di euro, capirete bene dove è il paradosso della situazione.

Per questo motivo, signor Presidente, sollecito la risposta a due interrogazioni che ho depositato al riguardo: la 3-03231 del 18 ottobre 2016 e la 4-00579 del 18 luglio 2013. Tutto ciò è inaccettabile.

Se si fosse trattato di un cittadino, per poche migliaia di euro sicuramente già lo avreste ridotto alla fame e preso quanto dovuto: avrebbe dovuto pagare immediatamente tutto. Al contrario, la Presidenza del Consiglio non solo viola una legge che questo Parlamento ha varato per quanto riguarda l'IMU, ma non si attiene neanche alla sentenza della Corte di cassazione, quindi ad una sentenza definitiva.

Chiedo pertanto che la Presidenza del Consiglio e il Ministero della giustizia provvedano immediatamente a pagare i propri debiti perché il Comune di Santa Maria Capua Vetere non può e non deve più sostenere questa situazione. (Applausi dal Gruppo M5S).

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 4 ottobre 2017

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 4 ottobre, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,51).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE NEL NUOVO TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Disposizioni per l'inclusione sociale delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche, per la rimozione delle barriere alla comprensione e alla comunicazione e per il riconoscimento della lingua dei segni italiana (LIS) e della LIS tattile (302-1019-1151-1789-1907) (V. nuovo titolo)

Legge quadro sui diritti di cittadinanza delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche (302 -1019-1151-1789-1907) (Nuovo titolo)

Risultante dall'unificazione dei disegni di legge:

Riconoscimento della lingua italiana dei segni (302)

Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e per il riconoscimento della lingua dei segni italiana (1019)

Disposizioni per la rimozione delle barriere della comunicazione, per il riconoscimento della lingua dei segni italiana (LIS) e della LIS tattile, nonché per la promozione dell'inclusione sociale delle persone sorde, sordo-cieche e con disabilità uditiva in genere (1151)

Disposizioni per la rimozione delle barriere della comunicazione, per il riconoscimento della lingua dei segni italiana (LIS) e della LIS tattile e per la promozione dell'inclusione sociale delle persone sorde e sordo-cieche (1789)

Disposizioni per la rimozione delle barriere della comunicazione, per il riconoscimento della lingua dei segni italiana (LIS) e della LIS tattile e per la promozione dell'inclusione sociale delle persone sorde e sordo-cieche (1907)

PROPOSTA DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE

QP1

RIZZOTTI, FLORIS, MALAN, Mario MAURO, ZUFFADA

Respinta

Il Senato

            in sede di discussione dell'Atto Senato 302, 1019, 1151, 1789 e 1907-A/R recante Riconoscimento della lingua italiana dei segni,

        premesso che:

            il provvedimento, il cui iter in Commissione si è concluso il 1º febbraio 2017, è stato rinviato in Commissione dall'Assemblea nella seduta antimeridiana del 31 maggio 2017 per un nuovo esame, in quanto la Commissione Bilancio non si è potuta pronunciare in senso favorevole sul testo a seguito di alcuni rilievi critici proposti dalla Ragioneria generale dello Stato che ha rilevato un'insufficiente copertura finanziaria a copertura delle disposizioni introdotte;

        il provvedimento è stato quindi oggetto di un breve riesame in Commissione, 6 e 30 giugno 2017;

        evidenziato che:

            nella seduta del 6 giugno è stato evidenziato che l'istruttoria sul testo non si riteneva ancora completata e soddisfacente in quanto la Ragioneria generale dello Stato richiedeva una ulteriore relazione tecnica al Ministero del lavoro, ritenendo la precedente incompleta e non scevra da criticità;

            nella seduta del 20 giugno sono state segnalate forti criticità nel testo:

                a) le ulteriori correzioni del Relatore, approvate in Commissione, finalizzate a superare i rilievi della Commissione Bilancio e della Ragioneria generale dello Stato, volte a garantire l'effettiva invarianza finanziaria del provvedimento, rendono il testo, privo di adeguate risorse finanziarie, una mera dichiarazione di intenti;

                b) il provvedimento disattende le aspettative delle persone sorde. Infatti, il disegno di legge, già contrastato dalle persone sorde sostenitrici del metodo oralista, con le ultime modifiche apportate in Commissione non incontrerà il favore di coloro che propendono per l'introduzione della lingua dei segni;

                c) le Amministrazioni interessate non saranno in grado di provvedere in maniera efficace all'attuazione delle disposizioni introdotte nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica,

        delibera di non procedere all'esame dell'Atto Senato 302, 1019, 1151, 1789 e 1907-A/R.

ARTICOLO 1 NEL NUOVO TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 1.

Approvato nel testo emendato

(Diritti delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche e rimozione delle barriere alla comprensione e alla comunicazione)

1. In attuazione degli articoli 2 e 3 della Costituzione e degli articoli 21 e 26 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, nell'ambito delle finalità della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e in armonia con i princìpi sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006 e ratificata ai sensi della legge 3 marzo 2009, n. 18, la Repubblica riconosce i diritti delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche, promuovendo la rimozione delle barriere alla comprensione e alla comunicazione che limitano il pieno sviluppo della persona e l'effettiva partecipazione alla vita collettiva.

2. La Repubblica tutela, sostiene e promuove tutti gli strumenti finalizzati alla prevenzione e alla cura della sordità e della sordocecità, nonché gli strumenti tecnologici per il superamento o la riduzione delle condizioni di svantaggio come definiti, rispettivamente, all'articolo 3, commi 1 e 4. Fermo restando l'insegnamento della lingua italiana parlata e scritta, riconosce, promuove e tutela la lingua dei segni italiana (LIS), in un'ottica di bilinguismo tra la lingua italiana parlata e scritta e la LIS, e la LIS tattile. Promuove la diffusione e la piena accessibilità di tutti gli strumenti tecnologici, i servizi e le risorse finalizzati ad assicurare l'inclusione sociale e l'accesso all'informazione per le persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche, promuovendo sistemi di sottotitolazione, servizi di interpretariato in LIS e LIS tattile e ogni altra azione atta a realizzare la piena autonomia, inclusione e realizzazione umana, nel rispetto delle scelte delle persone e delle loro famiglie, ai sensi dell'articolo 2. Promuove, altresì, la ricerca scientifica e tecnologica su sordità e sordocecità in ambito linguistico, pedagogico, didattico, psicologico e neuropsicologico.

3. Per le finalità di cui alla presente legge, nella provincia autonoma di Bolzano la lingua dei segni tedesca e la lingua dei segni tattile tedesca sono equiparate alla LIS e alla LIS tattile.

EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO

1.100

GRANAIOLA, DIRINDIN

Approvato

Al comma 1, sostituire le parole: «nell'ambito delle finalità della» con le seguenti: «in raccordo con la».

1.300/1

RIZZOTTI, FLORIS, ZUFFADA, MALAN, MANDELLI, Mario MAURO

Respinto

All'emendamento 1.300, aggiungere in fine le seguenti parole:«, della legge 12 marzo 1999, n. 68 e della legge 4 agosto 1977, n. 517».

1.300/2

URAS, DE PETRIS, PETRAGLIA, BENCINI, MOLINARI, Maurizio ROMANI, STEFANO

Inammissibile

All'emendamento 1.300, aggiungere in fine le seguenti parole:«e sostituire le parole: "e 3 della Costituzione e degli articoli 21 e 26", con le seguenti: "3,32 e 117 della Costituzione e degli articoli 21, 26 e 35"».

1.300

Il Relatore

Approvato

Al comma 1, dopo le parole:«nell'ambito delle finalità della legge 5 febbraio 1992, n. 104,» inserire le seguenti: «e del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66,».

1.101

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Improcedibile

Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:

            a) sopprimere la parola: «sorde,»;

            b) sostituire la parola: «promuovendo» con la seguente: «garantendo».

1.102

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Improcedibile

Al comma 2, apportare le seguenti modificazioni:

            a) al primo periodo, sostituire la parola: «promuove» con la seguente: «garantisce»;

            b) al secondo periodo sostituire la parola: «riconosce» con la seguente: «garantisce».

1.103

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Improcedibile

Al comma 2, sostituire il secondo periodo con il seguente:«Fermo restando l'insegnamento della lingua italiana parlata e scritta, garantisce, promuove e tutela il linguaggio mimico gestuale e tutte le forme di comunicazione alternativa aumentativa».

1.104

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Improcedibile

Al comma 2, secondo periodo, apportare le seguenti modificazioni:

            a) sopprimere la parola: «riconosce»;

            b) sostituire le parole: «tutela la lingua dei segni italiana (LIS), in un'ottica di bilinguismo tra la lingua italiana parlata e scritta e la LIS, e la LIS tattile.» con le seguenti: «garantisce la comunicazione basata sul linguaggio dei segni e sul linguaggio tattile.».

1.301/1

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO, URAS

Inammissibile

All'emendamento 1.301, alinea, dopo le parole: «Al comma 2» inserire le seguenti: «primo periodo, sostituire le parole: "e alla cura della sordità e della sordocecità" con le seguenti: ", alla cura e alla riabilitazione della sordità e della sordocecità"» e sostituire le parole: «secondo periodo, sostituire le parole» con le seguenti:«Conseguentemente, al secondo periodo apportare le seguenti modificazioni:

        1) dopo le parole: "riconosce, promuove e tutela" inserire le seguenti: "l'oralismo e il bilinguismo tra la lingua italiana parlata e scritta e la LIS attraverso";

        2) sopprimere le parole: ", in un'ottica di bilinguismo tra la lingua italiana parlata e scritta e la LIS".

1.301/2

RIZZOTTI, FLORIS, ZUFFADA, MALAN, MANDELLI, Mario MAURO

Decaduto

All'emendamento 1.301, alinea, dopo le parole: «secondo periodo», inserire le seguenti: «sopprimere la parola: "riconosce" e».

1.301/3

SERRA

Decaduto

All'emendamento 1.301, alinea, sostituire le parole:«la LIS tattile e ogni forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata», con le seguenti: «la LIS tattile e ogni alternativa forma di comunicazione» e al «Conseguentemente», sopprimere ovunque ricorrano le parole:«alla lingua parlata».

1.301/4

RIZZOTTI, FLORIS, ZUFFADA, MALAN, MANDELLI, Mario MAURO

Decaduto

All'emendamento 1.301, alinea, aggiungere in fine le seguenti parole:«; garantisce, promuove e tutela il linguaggio mimico gestuale e tutte le forme di comunicazione alternativa aumentativa».

1.301/5

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO, URAS

Inammissibile

All'emendamento 1.301, alinea, aggiungere in fine le seguenti parole:«e al terzo periodo, sostituire le parole: ", promuovendo sistemi di sottotitolazione, servizi di interpretariato in LIS e LIS tattile e ogni altra" con le seguenti: "promuovendo ogni"».

1.301/6

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO

Inammissibile

All'emendamento 1.301, al «Conseguentemente» dopo il capoverso: «all'articolo 2, comma 2» inserire il seguente: «- all'articolo 3, comma 1 dopo le parole: "e logopedici" inserire le seguenti: ", nonché di apprendimento di ogni forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata"».

1.301/7

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO, URAS

Inammissibile

All'emendamento 1.301, al «Conseguentemente» dopo le parole: «all'articolo 4, comma 6» inserire le seguenti: «dopo la parola: "Promuove" inserire le seguenti: ", ai sensi di quanto disposto dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104" e».

1.301/8

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO, URAS

Inammissibile

All'emendamento 1.301, al «Conseguentemente» dopo le parole: «all'articolo 4, comma 7» inserire le seguenti: «dopo la parola: "promuove" inserire le seguenti: ", ai sensi di quanto disposto dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104" e».

1.301/9

PETRAGLIA, DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO

Inammissibile

All'emendamento 1.301, al «Conseguentemente» dopo il capoverso «all'articolo 4, comma 7» inserire il seguente: «all'articolo 5, comma 2 dopo le parole: "e la LIS" inserire le seguenti: "nonché ogni altra forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata"».

1.301

Il Relatore

Ritirato

Al comma 2, secondo periodo, sostituire le parole:«e la LIS tattile» con le seguenti: «la LIS tattile e ogni forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata».

        Conseguentemente:

        all'articolo 2, comma 1, sostituire le parole: «dei mezzi di sostegno alla comunicazione» con le seguenti: «di ogni forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata»;

        all'articolo 2, comma 2, sostituire le parole: «di mezzi di sostegno alla comunicazione» con le seguenti: «di ogni forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata»;

        all'articolo 4, comma 6, dopo le parole: «Lis tattile,» inserire le seguenti: «di ogni forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata»;

        all'articolo 4, comma 7, sostituire le parole: «nei confronti» con le seguenti: «e di ogni forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata in favore»;

        all'articolo 7, comma 1, dopo le parole: «Lis tattile» inserire le seguenti: «, di ogni forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata»;

        all'articolo 8, comma 1, dopo le parole: «Lis tattile,» inserire le seguenti: «ogni forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata»;

        all'articolo 9, comma 1, dopo le parole: «Lis tattile,» inserire le seguenti: «ogni forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata,».

1.105

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto. Votato per parti separate

Al comma 2, apportare le seguenti modificazioni:

            a) al terzo periodo:

        1) sopprimere la parola: «sorde,»;

        2) sostituire la parola: «, promuovendo» con la seguente: «; garantisce»;

        3) sostituire le parole: «di interpretariato in LIS e LIS tattile» con le seguenti: «di ripetitori di linguaggio mimico gestuale e di tutte le forme di comunicazione alternativa aumentativa,»;

        4) sopprimere le parole: «e delle loro famiglie»;

            b) al quarto periodo, sostituire la parola: «linguistico» con la seguente: «sanitario».

1.302/1

PUPPATO

Decaduto

All'emendamento 1.302, sostituire le parole: «La Repubblica tutela, sostiene e promuove tutti gli strumenti finalizzati alla rimozione delle barriere alla comprensione e alla comunicazione» con le seguenti:«Le misure previste dalla presente legge si applicano anche in favore».

1.302/2

PUPPATO

Decaduto

All'emendamento 1.302, sostituire le parole: «La Repubblica tutela, sostiene e promuove tutti gli strumenti finalizzati alla rimozione delle barriere alla comprensione e alla comunicazione» con le seguenti:«La Repubblica promuove l'uso della Lis e di ogni forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata per favorire l'inclusione sociale e la rimozione delle barriere alla comprensione e alla comunicazione».

1.302/3

SERRA

Decaduto

All'emendamento 1.302, sostituire le parole: «promuove tutti gli strumenti finalizzati», con le seguenti: «garantisce ogni strumento finalizzato».

1.302

Il Relatore

Ritirato

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

        «2-bis. La Repubblica tutela, sostiene e promuove tutti gli strumenti finalizzati alla rimozione delle barriere alla comprensione e alla comunicazione delle persone con disabilità comunicative non dovute a sordità».

1.106

Mario MAURO, RIZZOTTI

Improcedibile

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

        «2-bis. La Repubblica adotta misure atte a garantire per ogni minore sordo l'acquisizione e l'uso della lingua italiana parlata e scritta».

1.107

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Improcedibile

Sostituire il comma 3 con il seguente:

        «3. Per le finalità di cui alla presente legge, nella provincia autonoma di Bolzano il linguaggio mimico gestuale tedesco e di tutte le forme di comunicazione alternativa aumentativa tedesca sono equiparate a quelle della lingua italiana».

1.108

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Alla rubrica sopprimere la parola: «sorde,».

G1.100

FAVERO, PADUA, PEZZOPANE

V. testo 2

Il Senato,

        in sede di esame del disegno di legge A.S. 302, 1019, 1151, 1789 e 1907-A/R, recante disposizioni per l'inclusione sociale delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche, per la rimozione delle barriere alla comprensione e alla comunicazione e per il riconoscimento della lingua dei segni italiana (LIS) e della LIS tattile,

        premesso che:

            il 12 aprile 2004 il Parlamento Europeo ha adottato la «Dichiarazione scritta sui diritti delle persone sordocieche». La dichiarazione considera la sordocecità come una disabilità distinta, caratterizzata da deficienze della vista e dell'udito che comportano difficoltà nell'accesso all'informazione, alla comunicazione e alla mobilità, ed ha invitato le istituzioni dell'Unione Europea e gli Stati membri a riconoscere e applicare, attraverso un'adeguata legislazione, i diritti delle persone sordocieche;

            la legge 24 giugno 2010, n. 107, recante «Misure per il riconoscimento dei diritti delle persone sordo cieche», ha provveduto - sulla base degli indirizzi contenuti nella citata dichiarazione - ad introdurre nell'ordinamento italiano una normativa in materia, riconoscendo la specificità di tale condizione e conferendo alle persone sordo cieche il diritto di ricevere in forma unificata le indennità previste dalla legislazione vigente in materia di sordità e cecità civile, oltre alle ulteriori prestazioni erogate dall'INPS. La legge ha inoltre previsto che i progetti individuali per le persone sordo cieche tengano conto delle misure di sostegno specifico necessarie a garantirne l'integrazione sociale e ha conferito alle regioni la facoltà di individuare ulteriori forme di assistenza individuale;

            sulla base di quanto previsto dalla dichiarazione del Parlamento Europeo del 12 aprile 2004, la legge n. 107 del 2010 riconosce dunque la sordo cecità come «disabilità specifica unica». Tuttavia, l'articolo 2 del provvedimento limita la portata della definizione di sordocieco alle sole persone «cui siano distintamente riconosciute entrambe le minorazioni, sulla base della legislazione vigente, in materia di sordità civile e di cecità civile»;

            il secondo comma dell'articolo 1 della legge 26 maggio 1970, n. 381 - come modificato dall'articolo 1 della legge 20 febbraio 2006, n. 95 - specifica che sono considerati sordi i minorati sensoriali dell'udito affetti da sordità congenita o acquisita durante l'età evolutiva, tale da aver compromesso il normale apprendimento del linguaggio parlato e purché essa non sia di natura esclusivamente psichica o dipendente da causa di guerra, di lavoro o di servizio;

        considerato che:

            l'età evolutiva si ritiene conclusa al compimento del dodicesimo anno di età;

            la definizione di sordo cecità, pertanto, ha comportato l'esclusione formale di un numero considerevole di persone che, pur presentando contemporaneamente una disabilità visiva ed uditiva, ha perso l'udito dopo il compimento del dodicesimo anno d'età e non è, dunque, agli effetti di legge, considerato come sordocieco; tale condizione ha, di fatto, limitato enormemente l'ambito di operatività delle misure di protezione e assistenza, compromettendo le finalità di ampia tutela sottese alla normativa complessiva vigente in materia;

            il rilievo della questione è stato recentemente riaffermato dai dati di uno studio dell'ISTAT, che ha quantificato in un milione e settecentomila le persone con disabilità sensoriale legata alla vista o all'udito: di queste, quasi centonovantamila (lo 0,3 per cento della popolazione residente) presenta contemporaneamente entrambe le invalidità;

            tale rilevazione mostra dunque un fenomeno spesso sommerso e che coinvolge un numero ben più alto di persone rispetto alle stime effettuate negli anni, ferme a poche migliaia di unità. Inoltre, la gran parte di questo collettivo presenta ulteriori disabilità, oltre a gravi limitazioni funzionali. Il 51,7 per cento delle persone sordocieche ha infatti anche una disabilità motoria, mentre il 40,1 per cento manifesta danni permanenti legati ad insufficienza mentale. Dal punto di vista delle limitazioni funzionali, nella maggioranza dei casi, pari al 70,9 per cento del campione, le persone con entrambi i deficit sensoriali mostrano difficoltà ad essere autonome nell'espletamento delle funzioni quotidiane più semplici e circa il 57 per cento è di fatto confinato in casa;

            si rende dunque urgente una revisione dei criteri previsti dalla legge n. 107 del 2010 per il riconoscimento della sordo cecità, garantendo alle persone sordocieche pieni diritti, oltre all'accesso alle specifiche previsioni normative disposte,

        impegna il Governo a convocare un tavolo tecnico che, con il contributo di tutti i soggetti istituzionali coinvolti e delle associazioni più rappresentative a livello nazionale per la tutela e la promozione dei diritti delle persone sordocieche, giunga ad una proposta di revisione della normativa relativa ai requisiti necessari per il riconoscimento della sordo cecità, valutando le modalità più opportune per addivenire al pieno riconoscimento dei diritti delle persone sordocieche.

G1.100 (testo 2)

FAVERO, PADUA, PEZZOPANE

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        in sede di esame del disegno di legge A.S. 302, 1019, 1151, 1789 e 1907-A/R, recante disposizioni per l'inclusione sociale delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche, per la rimozione delle barriere alla comprensione e alla comunicazione e per il riconoscimento della lingua dei segni italiana (LIS) e della LIS tattile,

        premesso che:

            il 12 aprile 2004 il Parlamento Europeo ha adottato la «Dichiarazione scritta sui diritti delle persone sordocieche». La dichiarazione considera la sordocecità come una disabilità distinta, caratterizzata da deficienze della vista e dell'udito che comportano difficoltà nell'accesso all'informazione, alla comunicazione e alla mobilità, ed ha invitato le istituzioni dell'Unione Europea e gli Stati membri a riconoscere e applicare, attraverso un'adeguata legislazione, i diritti delle persone sordocieche;

            la legge 24 giugno 2010, n. 107, recante «Misure per il riconoscimento dei diritti delle persone sordo cieche», ha provveduto - sulla base degli indirizzi contenuti nella citata dichiarazione - ad introdurre nell'ordinamento italiano una normativa in materia, riconoscendo la specificità di tale condizione e conferendo alle persone sordo cieche il diritto di ricevere in forma unificata le indennità previste dalla legislazione vigente in materia di sordità e cecità civile, oltre alle ulteriori prestazioni erogate dall'INPS. La legge ha inoltre previsto che i progetti individuali per le persone sordo cieche tengano conto delle misure di sostegno specifico necessarie a garantirne l'integrazione sociale e ha conferito alle regioni la facoltà di individuare ulteriori forme di assistenza individuale;

            sulla base di quanto previsto dalla dichiarazione del Parlamento Europeo del 12 aprile 2004, la legge n. 107 del 2010 riconosce dunque la sordo cecità come «disabilità specifica unica». Tuttavia, l'articolo 2 del provvedimento limita la portata della definizione di sordocieco alle sole persone «cui siano distintamente riconosciute entrambe le minorazioni, sulla base della legislazione vigente, in materia di sordità civile e di cecità civile»;

            il secondo comma dell'articolo 1 della legge 26 maggio 1970, n. 381 - come modificato dall'articolo 1 della legge 20 febbraio 2006, n. 95 - specifica che sono considerati sordi i minorati sensoriali dell'udito affetti da sordità congenita o acquisita durante l'età evolutiva, tale da aver compromesso il normale apprendimento del linguaggio parlato e purché essa non sia di natura esclusivamente psichica o dipendente da causa di guerra, di lavoro o di servizio;

        considerato che:

            l'età evolutiva si ritiene conclusa al compimento del dodicesimo anno di età;

            la definizione di sordo cecità, pertanto, ha comportato l'esclusione formale di un numero considerevole di persone che, pur presentando contemporaneamente una disabilità visiva ed uditiva, ha perso l'udito dopo il compimento del dodicesimo anno d'età e non è, dunque, agli effetti di legge, considerato come sordocieco; tale condizione ha, di fatto, limitato enormemente l'ambito di operatività delle misure di protezione e assistenza, compromettendo le finalità di ampia tutela sottese alla normativa complessiva vigente in materia;

            il rilievo della questione è stato recentemente riaffermato dai dati di uno studio dell'ISTAT, che ha quantificato in un milione e settecentomila le persone con disabilità sensoriale legata alla vista o all'udito: di queste, quasi centonovantamila (lo 0,3 per cento della popolazione residente) presenta contemporaneamente entrambe le invalidità;

            tale rilevazione mostra dunque un fenomeno spesso sommerso e che coinvolge un numero ben più alto di persone rispetto alle stime effettuate negli anni, ferme a poche migliaia di unità. Inoltre, la gran parte di questo collettivo presenta ulteriori disabilità, oltre a gravi limitazioni funzionali. Il 51,7 per cento delle persone sordocieche ha infatti anche una disabilità motoria, mentre il 40,1 per cento manifesta danni permanenti legati ad insufficienza mentale. Dal punto di vista delle limitazioni funzionali, nella maggioranza dei casi, pari al 70,9 per cento del campione, le persone con entrambi i deficit sensoriali mostrano difficoltà ad essere autonome nell'espletamento delle funzioni quotidiane più semplici e circa il 57 per cento è di fatto confinato in casa;

            si rende dunque urgente una revisione dei criteri previsti dalla legge n. 107 del 2010 per il riconoscimento della sordo cecità, garantendo alle persone sordocieche pieni diritti, oltre all'accesso alle specifiche previsioni normative disposte,

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di convocare un tavolo tecnico che, con il contributo di tutti i soggetti istituzionali coinvolti e delle associazioni più rappresentative a livello nazionale per la tutela e la promozione dei diritti delle persone sordocieche, giunga ad una proposta di revisione della normativa relativa ai requisiti necessari per il riconoscimento della sordo cecità, valutando le modalità più opportune per addivenire al pieno riconoscimento dei diritti delle persone sordocieche.

________________

(*) Accolto dal Governo

ARTICOLO 2 NEL NUOVO TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 2.

Approvato

(Libertà di scelta e non discriminazione)

1. La Repubblica riconosce il diritto di libera scelta delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche e delle loro famiglie in merito alle modalità di comunicazione, ai percorsi educativi e agli ausili utilizzati per il raggiungimento del pieno sviluppo della persona e della sua piena inclusione sociale, provvedendo alle garanzie necessarie affinché le persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche possano liberamente fare uso della LIS, della LIS tattile e dei mezzi di sostegno alla comunicazione in tutti gli ambiti pubblici e privati.

2. Nessuna persona può essere discriminata né sottoposta a trattamenti diseguali, direttamente o indirettamente, per l'esercizio del suo diritto di opzione all'uso della LIS, della LIS tattile e di mezzi di sostegno alla comunicazione in qualsiasi ambito, sia pubblico che privato.

EMENDAMENTI

2.100

Mario MAURO, RIZZOTTI

Respinto

Al comma 1, alle parole: «La Repubblica», premettere le seguenti:«Fatta d'obbligo l'acquisizione della lingua italiana parlata e scritta per ogni persona sorda, in quanto cittadina italiana,».

2.101

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:

            a) sostituire le parole: «il diritto di libera scelta delle persone sorde,» con le seguenti: «il diritto delle persone»;

            b) sopprimere le parole: «e delle loro famiglie in merito alle modalità di comunicazione»;

            c) sostituire le parole: «ai percorsi educativi e agli» con le seguenti: «ad usufruire di»;

            d) dopo le parole: «affinché le persone» sopprimere le seguenti: «sorde,»;

            e) sostituire le parole: «della LIS, della LIS tattile» con le seguenti: «del linguaggio mimico gestuale e di tutte le forme di comunicazione alternativa aumentativa».

2.102

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 2, sopprimere le parole: «della LIS, della LIS tattile e».

2.103

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Sostituire la rubrica con la seguente: «(Non discriminazione)».

ARTICOLO 3 NEL NUOVO TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 3.

Approvato nel testo emendato

(Prevenzione e identificazione precoce della sordità e della sordocecità e strumenti atti ad attenuare o correggere il deficituditivo e il deficit visivo)

1. La Repubblica promuove l'uso di strumenti idonei a prevenire e identificare precocemente la sordità e la sordocecità, quali in particolare le indagini preventive in gravidanza, lo screening neonatale universale, la diagnosi audiologica e oculistica pediatrica e, più in generale, ogni intervento diagnostico precoce, abilitativo e riabilitativo per tutti i bambini nati o divenuti sordi o sordociechi, ai fini dei necessari interventi di protesizzazione uditiva e oculare precoce, di implantologia cocleare e logopedici, quali livelli essenziali delle prestazioni di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione.

2. La Repubblica promuove interventi di sostegno psicologico per tutti i bambini nati o divenuti sordi o sordociechi, nonché interventi informativi e di sostegno pedagogico e psicologico per le rispettive famiglie, da attivare contestualmente alla comunicazione della diagnosi di sordità o sordocecità, quali livelli essenziali delle prestazioni di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione.

3. La Repubblica promuove nelle regioni e nelle province autonome di Trento e di Bolzano la costituzione di centri specializzati idonei a rendere effettive le misure previste nel presente articolo, quali livelli essenziali delle prestazioni di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione.

4. La Repubblica promuove a favore delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche l'accessibilità all'utilizzo di strumenti e soluzioni tecniche, hardware e software, che permettano loro di superare o ridurre le condizioni di svantaggio, nonché agli ausili informatici aventi le medesime finalità, con particolare riguardo alle situazioni in cui le condizioni di svantaggio comportano un maggiore impatto sulla persona sorda, con disabilità uditiva o sordocieca, nonché all'età evolutiva e alle pluridisabilità sensoriali e psicosensoriali.

EMENDAMENTI

3.100

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Le parole da: «Al comma» a: «garantisce» respinte; seconda parte preclusa

Al comma 1, sostituire la parola: «promuove» con le seguenti: «garantisce e tutela».

3.101

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Precluso

Al comma 1, sostituire la parola: «promuove» con la seguente: «garantisce».

3.102

DIRINDIN, GRANAIOLA

Approvato

Al comma 1, sostituire le parole: «dei necessari» con le seguenti: «degli appropriati».

3.103

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 1, aggiungere in fine il seguente periodo:«Il Ministero della Salute, ai fini di cui al periodo precedente, predispone un piano nazionale finalizzato all'attivazione in tutte le Regioni dei Centri per la diagnosi precoce».

3.104

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 3, sostituire le parole: «La Repubblica promuove nelle regioni e nelle province autonome di Trento e di Bolzano» con le seguenti: «La Repubblica garantisce su tutto il territorio nazionale».

3.300/1

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO, URAS

Inammissibile

All'emendamento 3.300, premettere le seguenti parole:«Al comma 1, dopo le parole: "e logopedici" inserire le seguenti: ", nonché di apprendimento di ogni forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata" Conseguentemente».

3.300/2

URAS, DE PETRIS, PETRAGLIA, BENCINI, MOLINARI, Maurizio ROMANI, STEFANO

Inammissibile

All'emendamento 3.300, premettere le seguenti parole:«Sopprimere il comma 2. Conseguentemente».

3.300/3

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO, URAS

Le parole: "All'emendamento 3.300, sostituire la parola: «promuove», con la seguente:«garantisce»." respinte; seconda parte preclusa

All'emendamento 3.300, sostituire la parola: «promuove», con la seguente: «garantisce».

        Conseguentemente all'articolo 4, comma 1, sostituire la parola: «promuove» con la seguente: «garantisce», e all'articolo 7, comma 1, sostituire la parola: «promuove» con la seguente: «garantisce».

3.300/4

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO, URAS

Precluso

All'emendamento 3.300, sostituire la parola: «promuove», con la seguente: «garantisce».

        Conseguentemente all'articolo 4, comma 1, sostituire la parola: «promuove» con la seguente: «garantisce» e all'articolo 8, comma 1, sostituire la parola: «promuove» con la seguente: «garantisce».

3.300/5

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO, URAS

Precluso

All'emendamento 3.300, sostituire la parola: «promuove», con la seguente: «garantisce».

        Conseguentemente all'articolo 4, comma 1, sostituire la parola: «promuove» con la seguente: «garantisce» e all'articolo 9, comma 1, sostituire la parola: «promuove» con la seguente: «garantisce».

3.300/6

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO, URAS

Precluso

All'emendamento 3.300, sostituire la parola: «promuove», con la seguente: «garantisce».

        Conseguentemente all'articolo 4, comma 1, sostituire la parola: «promuove» con la seguente: «garantisce».

3.300/7

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO, URAS

Precluso

All'emendamento 3.300, sostituire la parola: «promuove», con la seguente: «garantisce».

        Conseguentemente, sopprimere l'articolo 9.

3.300/8

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO, URAS

Precluso

All'emendamento 3.300, sostituire la parola: «promuove», con la seguente: «garantisce».

        Conseguentemente, sopprimere l'articolo 11.

3.300/9

SERRA

Precluso

All'emendamento 3.300, sostituire la parola: «promuove», con la seguente: «garantisce».

3.300/10

PETRAGLIA, DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO

Precluso

All'emendamento 3.300, sostituire la parola: «promuove», con la seguente: «garantisce».

3.300

Il Relatore

Approvato

Al comma 4, sostituire le parole da: «La Repubblica» a: «ausili informatici» con le seguenti: «La Repubblica promuove l'accessibilità di strumenti e soluzioni tecniche, hardware e software, in favore delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche, al fine di consentire loro di superare o ridurre le condizioni di svantaggio, nonché di ausili informatici».

ARTICOLO 4 NEL NUOVO TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 4.

Approvato nel testo emendato

(Accessibilità alla comunicazione, all'informazione, ai luoghi e agli spazi pubblici e privati e ai rapporti con la pubblica amministrazione)

1. La Repubblica promuove l'accessibilità universale degli ambienti, dei processi, dei beni, dei prodotti e dei servizi, ivi compresi oggetti, strumenti, utensili e dispositivi, affinché siano comprensibili, utilizzabili e praticabili da tutte le persone in condizioni di sicurezza e nella maniera più autonoma e naturale possibile.

2. La Repubblica promuove l'accessibilità degli edifici e degli ambienti circostanti, con particolare attenzione all'eliminazione di barriere, al miglioramento della comprensione e della comunicazione e all'adattamento di apparati e strumenti. A tal fine promuove l'implementazione negli edifici di soluzioni costruttive e tecnologiche che facilitino l'accesso agli spazi interni ed esterni e il loro utilizzo nonché di sistemi di automazione e domotica.

3. La Repubblica promuove la diffusione e l'utilizzo di qualsiasi forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata, quali la LIS, la LIS tattile e le tecnologie per la sottotitolazione, per favorire il pieno accesso all'informazione e alla comunicazione, con particolare riferimento ai programmi di informazione ed attualità, a film, fiction e documentari, ai messaggi promozionali e ad ogni altro contenuto trasmesso dalle emittenti televisive pubblica e private.

4. Nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, le campagne pubblicitarie istituzionali, le pagine e i portali internet di pubblica utilità o finanziati con fondi pubblici sono resi accessibili alle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche, mediante sistemi integrati di sottotitolazione e interpretariato in LIS e ogni altro metodo inclusivo. Nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, le amministrazioni pubbliche che promuovono o sovvenzionano congressi, giornate di studio, simposi e seminari ai quali partecipano persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche sono tenute a facilitare la loro accessibilità.

5. La Repubblica promuove l'accesso delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche a tutti i servizi di emergenza e pronto intervento mediante l'utilizzo delle nuove tecnologie, comprese le applicazioni mobili; promuove altresì l'accesso ai messaggi rivolti ai cittadini, relativi a eventuali dichiarazioni di stato di emergenza e di allarme per eventi eccezionali.

6. La Repubblica promuove, nei rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione, l'uso di ogni metodologia comunicativa accessibile e inclusiva, quali la LIS e la LIS tattile, e di ogni strumento tecnico e informatico, accessibile ed inclusivo, idoneo a favorire la comunicazione delle e con le persone sorde e sordocieche, ivi inclusi smartphone, tablet e analoghi dispositivi. Promuove altresì la prestazione di servizi di interpretariato in LIS e LIS tattile e la disponibilità di tutti i canali comunicativi e degli strumenti atti a favorire per tutte le persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche la piena fruizione dei servizi e delle risorse offerti alla generalità dei cittadini.

7. La Repubblica promuove la creazione e la disponibilità di servizi di interpretariato in LIS e LIS tattile nei confronti delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche, nei procedimenti giudiziari, in applicazione dell'articolo 143 del codice di procedura penale, e nell'ambito dell'amministrazione penitenziaria.

EMENDAMENTI

4.100

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 2, dopo le parole: «di barriere» aggiungere le seguenti: «della comunicazione».

4.101

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 3 sostituire le parole: «La Repubblica promuove la diffusione e l'utilizzo di qualsiasi forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata, quali la LIS, la LIS tattile e» con le seguenti: «La Repubblica promuove l'utilizzo di qualsiasi forma di comunicazione alternativa aumentativa alla lingua parlata quali».

4.102

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 4, sopprimere, ovunque, ricorra la parola:«sorde,» e sopprimere le parole: «e interpretariato in LIS».

4.103

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 5, sostituire, ovunque ricorra, la parola:«promuove» con la seguente: «garantisce» e sopprimere la parola: «sorde,».

4.104

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Le parole da: «Sostituire» a: «dispositivi.» respinte; seconda parte preclusa

Sostituire il comma 6, con il seguente:

        «6. La Repubblica garantisce, nei rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione, l'uso di ogni metodologia comunicativa accessibile e inclusiva, di ogni strumento tecnico e informatico, accessibile ed inclusivo, idoneo a favorire la comunicazione con le persone sordocieche, ivi inclusi smartphone, tablet e analoghi dispositivi. Garantisce altresì la prestazione di servizi e la disponibilità di tutti i canali comunicativi e degli strumenti atti a favorire per tutte le persone con disabilità uditiva in genere e sordocieche la piena fruizione dei servizi e delle risorse offerti alla generalità dei cittadini».

4.105

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Precluso

Sostituire il comma 6, con il seguente:

        «6. La Repubblica garantisce, nei rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione, l'uso di ogni metodologia comunicativa accessibile e inclusiva, di ogni strumento tecnico e informatico, accessibile ed inclusivo, idoneo a favorire la comunicazione con le persone sordocieche, ivi inclusi smartphone, tablet e analoghi dispositivi. Promuove altresì la prestazione di servizi e la disponibilità di tutti i canali comunicativi e degli strumenti atti a favorire per tutte le persone con disabilità uditiva in genere e sordocieche la piena fruizione dei servizi e delle risorse offerti alla generalità dei cittadini».

4.106

DIRINDIN, GRANAIOLA

Approvato

Al comma 6, sostituire le parole: «tecnico e informatico» con le seguenti: «tecnico o informatico».

4.107

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Sostituire il comma 7, con il seguente:

        «7. La Repubblica garantisce i servizi di ripetitori e ogni altra forma di comunicazione alternativa aumentativa e strumenti tecnologici e la disponibilità di tutti i canali comunicativi e degli strumenti atti a favorire per tutte le persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordo/cieche, nei procedimenti giudiziari, in applicazione dell'articolo 143 del codice di procedura penale, e nell'ambito dell'amministrazione penitenziaria».

ARTICOLO 5 NEL NUOVO TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 5.

Approvato

(Inclusione scolastica)

1. Nell'ambito dei princìpi e delle finalità di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, lo Stato, le regioni e gli enti locali perseguono l'obiettivo di garantire, ognuno in base alle prestazioni, alle competenze e ai limiti di applicazione stabiliti dall'articolo 3 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, i servizi volti al sostegno e all'inclusione dell'alunno sordo, con disabilità uditiva in genere e sordocieco, tra cui la presenza, a seconda delle necessità di ciascun alunno, dell'insegnante di sostegno, dell'assistente alla comunicazione nel caso di alunni sordi e dell'assistente all'autonomia e alla comunicazione nel caso di alunni sordociechi, dell'interprete in LIS e LIS tattile, di ausili tecnologici e di altre risorse e operatori che assicurino la piena partecipazione e l'accessibilità alle attività scolastiche ed extrascolastiche.

2. Le amministrazioni pubbliche di cui al comma 1 tengono conto delle esigenze d'insegnamento della LIS e della LIS tattile agli studenti sordi, con disabilità uditiva in genere e sordociechi che abbiano optato per queste lingue, prevedendo azioni nell'ambito delle risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente.

3. Al fine di disporre di professionisti debitamente qualificati per l'insegnamento della LIS e della LIS tattile e per i differenti ruoli di assistente alla comunicazione, di assistente all'autonomia e alla comunicazione e di interprete LIS e LIS tattile, tenuto conto delle competenze definite dall'articolo 13, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentito un gruppo di esperti nominati dal medesimo Ministro, che ricomprenda anche rappresentanti delle associazioni operanti nel settore della sordità e della sordocecità, sono determinati gli standard nazionali dei percorsi formativi per l'accesso a tali professionalità e sono altresì definite le norme transitorie per chi già esercita le medesime professioni alla data di entrata in vigore della presente legge. Ai componenti del suddetto gruppo di esperti non spetta alcuna indennità, rimborso spese, gettone di presenza o altro emolumento comunque denominato.

EMENDAMENTI

5.100

Mario MAURO, RIZZOTTI

Respinto

Sostituire il comma 1, con il seguente:

        «1. La Repubblica garantisce l'inclusione degli alunni sordi e sordociechi nelle scuole di ogni ordine e grado, attraverso il superamento delle barriere culturali, la corretta informazione e formazione dei dirigenti scolastici, dei docenti curricolari e di sostegno, del personale scolastico e di ogni altra figura operante nella scuola, garantisce inoltre la presenza dell'insegnante specializzato per le attività di sostegno e degli assistenti alla comunicazione per gli alunni sordi dell'assistente per gli alunni sordociechi, l'utilizzo di ausili tecnologici ed informatici ed ogni altra misura volta ad assicurare la piena partecipazione alle attività scolastiche ed extrascolastiche, a seconda delle necessità di ciascun alunno in conformità a quanto previsto dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104, e attraverso progetti personalizzati e facilitanti da condividere tra le figure scolastiche, le strutture sanitarie territoriali di riferimento, le famiglie e gli alunni se maggiorenni».

5.101

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:

            a) dopo le parole: «all'inclusione dell'alunno» sopprimere la seguente: «sordo,»;

            b) sopprimere le parole: «dell'assistente alla comunicazione nel caso di alunni sordi e».

5.102

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:

            a) sopprimere le parole: «dell'assistente alla comunicazione nel caso di alunni sordi e»;

            b) sopprimere le parole: «, dell'interprete in LIS e LIS tattile,».

5.300/1

DIRINDIN, GRANAIOLA

Decaduto

All'emendamento 5.300, apportare le seguenti modificazioni:

            a) all'alinea sostituire le parole: «dell'assistente alla comunicazione e dell'assistente alla sordocecità, dell'interprete LIS e LIS tattile» con le seguenti: «di figure professionali per i differenti ruoli di assistente alla comunicazione e all'autonomia,»;

            b) al «Conseguentemente» sostituire le parole: «, di assistente alla sordiocecità e di interprete LIS e LIS tattile» con le seguenti: «e all'autonomia».

5.300/2

RIZZOTTI, FLORIS, ZUFFADA, MALAN, MANDELLI, Mario MAURO

Decaduto

All'emendamento 5.300, alinea, sopprimere le parole:«, dell'interprete LIS e LIS tattile».

5.300/3

DIRINDIN, GRANAIOLA

Decaduto

All'emendamento 5.300, alinea, sopprimere le parole:«tra le quali i collaboratori scolastici destinati all'assistenza ai base».

5.300/4

SERRA

Decaduto

All'emendamento 5.300, alinea, sostituire le parole:«i collaboratori scolastici», con le seguenti: «gli educatori professionali» e al «Conseguentemente», sostituire le parole: «professionisti debitamente», con le seguenti: «educatori professionali qualificati».

5.300/5

RIZZOTTI, FLORIS, ZUFFADA, MALAN, MANDELLI, Mario MAURO

Decaduto

All'emendamento 5.300, sopprimere le parole da: «Conseguentemente» fino alla fine.

5.300/6

URAS, DE PETRIS, PETRAGLIA, BENCINI, MOLINARI, ORELLANA, Maurizio ROMANI, STEFANO

Inammissibile

All'emendamento 5.300, al «Conseguentemente» sostituire le parole da: «sostituire il comma 3 con il seguente» sino alla fine con le seguenti: «sopprimere i commi 2, 3 e 4».

5.300/7

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO, URAS

Decaduto

All'emendamento 5.300, al «Conseguentemente», sostituire le parole da: «anche» a: «comma 1» con le seguenti: «le associazioni maggiormente rappresentative per la tutela e la promozione dei diritti delle persone sorde».

5.300/8

RIZZOTTI, FLORIS, ZUFFADA, MALAN, MANDELLI, Mario MAURO

Decaduto

All'emendamento 5.300, al capoverso «Conseguentemente», sopprimere le parole: «e le istituzioni universitarie con esperienza nel settore della formazione degli interpreti LIS e LIS tattile».

5.300/9

RIZZOTTI, FLORIS, ZUFFADA, MALAN, MANDELLI, Mario MAURO

Decaduto

All'emendamento 5.300, al capoverso «Conseguentemente», sostituire le parole: «e le istituzioni universitarie con esperienza nel settore della formazione degli interpreti LIS e LIS tattile» con le seguenti: «, nonché le associazioni dei familiari di rilevanza nazionale».

5.300/10

DE PETRIS, PETRAGLIA, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO, URAS

Decaduto

All'emendamento 5.300, al «conseguentemente» dopo le parole: «e di aggiornamento» inserire le seguenti: «gratuiti per i partecipanti» e aggiungere in fine le seguenti parole:«Conseguentemente dopo il comma 3 inserire il seguente:

        "3-bis. Agli oneri di cui al comma 3, pari a 2 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2018 si provvede mediante le risorse rivenienti dalle disposizioni di cui all'articolo 14, comma 1-bis." e all'articolo 14, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        "1-bis. All'articolo 5, comma 1, della legge 24 aprile 2017, n. 96, le parole: '125 milioni di euro a decorrere dall'anno 2018' sono sostituite dalle seguenti: '127 milioni di euro a decorrere dall'anno 2018'".».

5.300/11

URAS, DE PETRIS, PETRAGLIA, BENCINI, MOLINARI, ORELLANA, Maurizio ROMANI, STEFANO

Decaduto

All'emendamento 5.300, aggiungere in fine le seguenti parole:«Conseguentemente, all'articolo 6 sopprimere il comma 2».

5.300

Il Relatore

Ritirato

Al comma 1, sostituire le parole: «dell'assistente alla comunicazione nel caso di alunni sordi e dell'assistente all'autonomia e alla comunicazione nel caso di alunni sordociechi, dell'interprete in LIS e LIS tattile, di ausili tecnologici e di altre risorse e operatori» con le seguenti: «dell'assistente alla comunicazione e dell'assistente alla sordocecità, dell'interprete LIS e LIS tattile, di ausili tecnologici e di altre risorse, previste a legislazione vigente, tra le quali i collaboratori scolastici destinati all'assistenza di base,».

        Conseguentemente, sostituire iI primo periodo del comma 3 con il seguente: «Al fine di disporre di professionisti debitamente qualificati per l'insegnamento della LIS e della LIS tattile e per i differenti ruoli di assistente alla comunicazione, di assistente alla sordocecità e di interprete LIS e LIS tattile, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentito un gruppo di esperti nominati dal medesimo Ministro che ricomprenda anche rappresentanti delle associazioni di cui all'articolo 11, comma 1, e le istituzioni universitarie con esperienza nel settore della formazione degli interpreti LIS e LIS tattile, sono determinati gli standard nazionali dei percorsi formativi per l'accesso a tali professionalità, ivi inclusi i corsi di specializzazione e di aggiornamento, e sono altresì definite le norme transitorie per chi già esercita le medesime professioni alla data di entrata in vigore della presente legge».

5.103

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Sostituire il comma 2, con il seguente:

        «2. Le amministrazioni pubbliche di cui al comma 1 tengono conto delle esigenze degli studenti con disabilità uditiva in genere e sordociechi, prevedendo azioni nell'ambito delle risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente. Resta fermo l'insegnamento della lingua italiana parlata e scritta».

5.104

FAVERO

Respinto

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

        «2-bis. La Repubblica promuove l'attivazione di classi miste di studenti udenti e studenti sordi con curriculum bilingue (lingua italiana parlata e scritta e in LIS) e, più in generale, l'inclusione nei piani di studio dell'apprendimento della LIS e della LIS tattile come materie facoltative, al fine di facilitare l'inclusione sociale degli alunni sordi, con disabilità uditiva in genere e sordociechi, utenti della LIS o della LIS tattile, incrementando valori di uguaglianza e rispetto delle diversità linguistiche e culturali».

5.105

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Sopprimere il comma 3.

5.106

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 3, sostituire le parole da: «Al fine di disporre» fino a: «e di interprete LIS e LIS tattile» con le seguenti: «Al fine di disporre di professionisti debitamente qualificati per l'insegnamento del metodo strumento di comunicazione mimico gestuale e ogni altra forma di comunicazione aumentativa alternativa per i differenti ruoli di assistente all'autonomia e alla comunicazione e di ripetitori,».

5.107

FAVERO

Respinto

Apportare le seguenti modificazioni:

            a) al comma 3, sostituire le parole: «, di assistente all'autonomia e alla comunicazione e di interprete LIS e LIS tattile» con le seguenti: «e di assistente all'autonomia e alla comunicazione»;

            b) dopo il comma 3, aggiungere il seguente:

        «3-bis. Al fine di disporre di interpreti LIS e LIS tattile, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca da emanarsi entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, sentite le associazioni di categoria professionale di cui alle legge 14 gennaio 2013, n. 4, e le istituzioni universitarie con esperienza nel settore della formazione degli interpreti LIS e LIS tattile, è predisposto il Piano Didattico nazionale che stabilisce i requisiti formativi dei candidati per l'accesso ai corsi, il monte ore e i programmi di studio dei corsi di formazione nonché dei corsi di specializzazione e aggiornamento; definisce altresì le norme transitorie per chi ha già acquisito il titolo di interprete LIS e LIS tattile alla data di entrata in vigore della presente legge».

5.108

FAVERO

Respinto

Al comma 3, sostituire le parole: «rappresentanti delle associazioni operanti nel settore della sordità e della sordocecità» con le seguenti: «le associazioni di rilevanza nazionale maggiormente rappresentative per la tutela e la promozione dei diritti delle persone sordocieche».

5.109

SERRA

Respinto

Dopo il comma 3 aggiungere il seguente:

        «3-bis. Nell'ambito degli standard nazionali dei percorsi formativi, di cui al comma 3, fatta salva l'autonomia scolastica e universitaria deve essere prevista altresì, ai fini del conseguimento di un diploma di laurea abilitante nelle classi delle lauree magistrali LM-S7 - Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua, una adeguata preparazione, con relativa quantificazione dei crediti formativi, specificatamente finalizzata all'apprendimento e all'approfondimento delle metodologie relative alla LIS, alla LIS tattile e ogni forma di comunicazione alternativa alla lingua parlata».

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 5

5.0.100

BLUNDO, ENDRIZZI, CRIMI, MORRA

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 5-bis.

(Misure urgenti per assicurare l'operatività dell'Istituto Statale per Sordi di Roma)

        1. Al fine di assicurare l'operatività dell'Istituto Statale per Sordi di Roma, è autorizzata la spesa di 4 milioni di euro annui a decorrere dal 2017, a favore del predetto Istituto, nelle more dell'emanazione del Regolamento previsto dalla legge 15 marzo 1997, n. 59, per la trasformazione dell'Istituto stesso in Ente Nazionale di supporto all'integrazione delle persone sorde.

        2. Per fare fronte all'onere di cui al comma 1, la dotazione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, è corrispondentemente ridotta di 4 milioni di euro annui a decorrere dal 2017».

ARTICOLO 6 NEL NUOVO TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 6.

Approvato

(Formazione universitaria e post-universitaria)

1. La Repubblica promuove per gli studenti sordi, con disabilità uditiva in genere e sordociechi l'accesso all'istruzione universitaria e post-universitaria mediante tutti gli strumenti e servizi volti all'abbattimento delle barriere alla comprensione e alla comunicazione, anche mettendo a disposizione misure inclusive e strumenti, quali la stenotipia, il respeakeraggio, la LIS, la LIS tattile ed ogni altra metodologia, idonei ad assicurare pari opportunità ed autonomia, in base alle necessità personali e alle opzioni indicate.

2. La Repubblica promuove, nel rispetto dell'autonomia universitaria, sia nell'ambito dei corsi di laurea sia nella formazione post lauream, l'insegnamento e l'uso, da parte degli studenti, della LIS, della LIS tattile e di altre tecniche, metodologie e risorse, anche informatiche, idonee a favorire la comunicazione delle e con le persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche.

EMENDAMENTI

6.100

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:

            a) sopprimere la parola: «sordi,»;

            b) sostituire le parole: «la LIS, la LIS tattile» con le seguenti: «, il linguaggio mimico gestuale e ogni altra forma di comunicazione alternativa aumentativa»;

            c) sopprimere le parole: «e alle opzioni indicate».

6.101

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Sostituire il comma 2 con il seguente:

        «2. La Repubblica promuove, nel rispetto dell'autonomia universitaria, sia nell'ambito dei corsi di laurea sia nella formazione post lauream, l'insegnamento e l'uso, ogni altra forma di comunicazione alternativa aumentativa».

ARTICOLO 7 NEL NUOVO TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 7.

Approvato

(Inclusione lavorativa e formazione permanente)

1. Al fine di realizzare la piena inclusione sociale delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche nei luoghi di lavoro, la Repubblica promuove pari opportunità e accessibilità a ambienti, postazioni di lavoro, risorse, corsi di formazione e aggiornamento, colloqui, riunioni, interazioni con la dirigenza e i colleghi e per tutto ciò che riguarda la vita lavorativa, mediante l'utilizzo della LIS e della LIS tattile e di tutti gli strumenti e ausili idonei nonché delle nuove tecnologie, ivi comprese applicazioni, chat, e-mail e videoconferenze.

EMENDAMENTO

7.100

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 1 apportare le seguenti modificazioni:

            a) sopprimere la parola: «sorde»;

            b) sostituire la parola: «promuove» con la seguente: «garantisce»;

            c) sopprimere le parole: «della LIS e della LIS tattile e».

ARTICOLO 8 NEL NUOVO TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 8.

Approvato

(Tutela della salute)

1. La Repubblica promuove l'accesso alle strutture preposte alla salute del cittadino e ai servizi sanitari e informativi, di pronto soccorso e cura, mediante servizi di interpretariato in LIS e LIS tattile, nonché attraverso l'utilizzo di tutti i canali comunicativi e linguistici e delle tecnologie atti a favorire l'accesso alla comunicazione e all'informazione da parte delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche.

2. Nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, le amministrazioni pubbliche competenti adottano le misure necessarie affinché le campagne informative e preventive in materia di salute siano accessibili alle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche, attraverso sistemi innovativi e pienamente inclusivi, quali la LIS, la LIS tattile, i sistemi di sottotitolazione ed ogni altro supporto idoneo a tal fine.

EMENDAMENTI

8.100

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 1 apportare le seguenti modificazioni:

            a) sostituire la parola: «promuove» con la seguente: «garantisce»;

            b) sopprimere le parole: «servizi di interpretariato in LIS e in LIS tattile, nonché attraverso».

8.101

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 2 apportare le seguenti modificazioni:

            a) sopprimere la parola: «sorde,»;

            b) sopprimere le parole: «quali la LIS, la LIS tattile»;

            c) dopo le parole: «di sottotitolazione» inserire le seguenti: «, diffusione con cavo i a induzione magnetica».

ARTICOLO 9 NEL NUOVO TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 9.

Approvato

(Arte, cultura, tempo libero)

1. La Repubblica promuove la piena accessibilità del patrimonio storico, artistico e culturale italiano, il turismo accessibile e la fruizione di eventi culturali, della pratica sportiva, di manifestazioni e di eventi ricreativi, attraverso la realizzazione di servizi di interpretariato in LIS e LIS tattile, sistemi di sottotitolazione e altri mezzi di sostegno alla comunicazione.

2. Ai fini di cui al comma 1, le amministrazioni pubbliche competenti promuovono iniziative finalizzate alla conoscenza e alla fruibilità del patrimonio culturale italiano in favore delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche, quali formazione al personale, visite guidate con interpretariato in LIS e LIS tattile, video-guide, realizzazione di pannelli esplicativi accessibili, applicazioni tecnologiche ed ogni altra modalità idonea a migliorare la fruibilità delle attività legate allo sport, alla cultura e al tempo libero.

EMENDAMENTI

9.100

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 1, sopprimere le parole: «servizi di interpretariato in LIS e LIS tattile,».

9.101

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 2, sopprimere la parola: «sorde,» e le seguenti: «interpretariato in LIS e LIS tattile,».

ARTICOLO 10 NEL NUOVO TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 10.

Approvato

(Partecipazione politica)

1. La Repubblica promuove le misure atte a garantire l'accessibilità e la piena fruibilità di normative, campagne di informazione, tribune elettorali, programmi e calendari concernenti eventi elettorali alle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche, veicolando la comunicazione e l'informazione attraverso la LIS, la LIS tattile, sistemi di sottotitolazione e altri mezzi di sostegno alla comunicazione.

2. La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica, le regioni e gli enti locali promuovono servizi di interpretariato in LIS e LIS tattile e di sottotitolazione in occasione di riunioni plenarie di carattere pubblico e di qualsiasi altro evento di interesse generale.

EMENDAMENTI

10.100

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 1, sostituire la parola: «promuove» con le seguenti: «garantisce».

10.101

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 1, sopprimere la parola: «sorde,» e le seguenti: «la LIS, LIS tattile,».

10.102

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Ritirato

Sostituire il comma 2 con il seguente:

        «2. La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica, le regioni e gli enti locali promuovono servizi di sottotitolazione e ogni altra forma di comunicazione aumentativa alternativa in occasione di riunioni plenarie di carattere pubblico e di qualsiasi altro evento di interesse generale».

10.103

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 2, sopprimere le parole: «in LIS e LIS tattile,».

ARTICOLO 11 NEL NUOVO TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 11.

Approvato nel testo emendato

(Regolamenti)

1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con uno o più regolamenti, da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettera b), della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con gli altri Ministri competenti, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e sentiti le università, gli enti di ricerca, le associazioni di rilevanza nazionale maggiormente rappresentative per la tutela e la promozione dei diritti delle persone sorde e sordocieche, nonché le associazioni professionali operanti nel settore, di cui all'articolo 2 della legge 14 gennaio 2013, n. 4, sono adottate le norme di attuazione di quanto previsto dalla presente legge.

2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con regolamento da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sono adottate le disposizioni di riordino degli Istituti atipici di cui all'articolo 67 del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione relative alle scuole di ogni ordine e grado, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297.

EMENDAMENTI

11.100

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 1, sostituire la parola: «sorde» con le seguenti:«con disabilità uditiva» e sopprimere le parole: «nonché le associazioni professionali operanti nel settore».

11.300/1

RIZZOTTI, FLORIS, ZUFFADA, MALAN, MANDELLI, Mario MAURO

Respinto

All'emendamento 11.300, al «Conseguentemente» dopo le parole: «del Ministro del lavoro e delle politiche sociali» inserire le seguenti: «e del Ministro della salute».

11.300

Il Relatore

Approvato

Al comma 1, sostituire le parole: «di quanto previsto dalla» con le seguenti: «delle disposizioni di cui agli articoli 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10 della».

        Conseguentemente, al comma 1, sostituire le parole: «su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con gli altri Ministri competenti» con le seguenti: «su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con gli altri Ministri interessati per quanto di rispettiva competenza».

ARTICOLO 12 NEL NUOVO TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 12.

Approvato

(Monitoraggio della condizione delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche)

1. Nell'esercizio delle funzioni di cui al comma 5 dell'articolo 3 della legge 3 marzo 2009, n. 18, e comunque nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente, l'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, avvalendosi del gruppo di lavoro di cui al comma 2, provvede al monitoraggio della condizione delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche, anche con riferimento alle diverse situazioni territoriali, e predispone una relazione sullo stato di attuazione della presente legge, con particolare riferimento agli interventi di cui all'articolo 3.

2. Per le finalità di cui al comma 1, l'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità costituisce al proprio interno un apposito gruppo di lavoro, i cui membri sono designati tra esperti di comprovata esperienza scientifica nel campo della sordità e della sordocecità.

3. Il gruppo di lavoro di cui al comma 2 predispone un programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l'inclusione delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche; promuove la raccolta di dati statistici che illustrino la condizione delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche, anche con riferimento alle diverse situazioni territoriali; predispone la relazione sullo stato di attuazione della presente legge; promuove la realizzazione di studi e ricerche volti a individuare aree prioritarie verso cui indirizzare azioni e interventi per la promozione dei diritti delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche.

EMENDAMENTI

12.100

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 1, sopprimere la parola: «sorde,».

12.101

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 1, sostituire le parole: «sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche» con le seguenti: «con disabilità uditiva totale o parziale o sordocieche».

12.102

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 3, sopprimere la parola: «sorde,».

12.103

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 3, sostituire le parole: «sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche» con le seguenti: « con disabilità uditiva totale o parziale o sordocieche».

ARTICOLO 13 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 13.

Approvato nel testo emendato

(Attuazione, monitoraggio e sanzioni)

1. Il Governo provvede a monitorare l'attuazione delle disposizioni di cui alla presente legge e trasmette ogni due anni una relazione al Parlamento.

EMENDAMENTI

13.100

GRANAIOLA, DIRINDIN

Approvato

Al comma 1, dopo le parole: «Il Governo» inserire le seguenti: «, attraverso le amministrazioni competenti secondo le proprie responsabilità,».

13.101

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Respinto

Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:

            a) sostituire le parole: «ogni due anni» con le seguenti: «annualmente»;

            b) aggiungere, in fine, il seguente periodo: «La relazione contiene anche un'analisi riferita alle singole Regioni in materia di prestazione dello screening neonatale e di prestazioni logopediche per la prevenzione e la cura delle patologie e dei disturbi della voce, del linguaggio, della comunicazione, della deglutizione e dei disturbi cognitivi connessi alla memoria e all'apprendimento».

ARTICOLO 14 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 14.

Approvato

(Clausola di invarianza finanziaria)

1. Le Amministrazioni interessate provvedono all'attuazione delle disposizioni previste dalla presente legge nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

EMENDAMENTI AL TITOLO

Tit. 300/1

PANIZZA

Ritirato

All'emendamento Tit. 300, sostituire le parole: «Legge quadro sui» con le seguenti: «Riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana e tutela dei».

Tit. 300/2

SERRA

Respinto

All'emendamento Tit. 300, sopprimere le seguenti parole:«di cittadinanza».

Tit. 300/3

GRANAIOLA, DIRINDIN

Respinto

All'emendamento Tit. 300, dopo le parole: «diritti di cittadinanza» aggiungere le seguenti: «e sull'inclusione sociale».

Tit. 300

Il Relatore

Approvato

Sostituire il titolo con il seguente: «Legge quadro sui diritti di cittadinanza delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche».

Tit.100

GRANAIOLA, DIRINDIN

Assorbito

Sostituire il titolo con il seguente: «Legge quadro sui diritti di cittadinanza e sull'inclusione sociale delle persone sorde, con disabilità uditiva in genere e sordocieche».

Tit.101

RIZZOTTI, MANDELLI, MALAN, Mario MAURO

Assorbito

Sostituire il titolo con il seguente: «Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone con disabilità uditiva in genere e sordocieche alla vita collettiva».

PROPOSTA DI COORDINAMENTO

C1

Il Relatore

Approvata

Apportare le seguenti modifiche:

      a) all'articolo 4:

         1) al comma 2, sostituire le parole: "barriere, al miglioramento della comprensione e della comunicazione" con le seguenti: "barriere alla comprensione e alla comunicazione";

         2) al comma 3, sopprimere le parole: ", la LIS tattile";

         3) al comma 6, primo periodo, dopo le parole: "persone sorde" inserire le seguenti: ", con disabilità uditiva in genere";

      b) all'articolo 6, comma 2, sostituire le parole: "della LIS, della LIS tattile e di altre tecniche" con le seguenti: "della LIS e della LIS tattile e di tecniche";

      c) all'articolo 13, sostituire la rubrica con la seguente: "Attuazione e monitoraggio"

.

Allegato B

Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 302-1019-1151-1789-1907 e sui relativi emendamenti

La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminati gli emendamenti riferiti al nuovo testo proposto all'Assemblea dalla Commissione di merito per il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime parere non ostativo sul testo.

In merito agli emendamenti esprime per quanto di competenza parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.101, 1.102, 1.104, 1.105, 3.100, 3.101, 3.103, 3.104, 4.103, 4.104, 4.105, 4.107, 5.100, 7.100 (limitatamente alla lettera b)), 8.100 (limitatamente alla lettera a)), 10.100, 1.103, 1.106, 1.107, 2.100, 2.101, 5.101, 5.102, 5.103, 5.104 e 5.106.

Il parere è di nulla osta sui restanti emendamenti.

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli ulteriori emendamenti trasmessi dall'Assemblea al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.301, 1.301/1, 1.301/2, 1.301/3, 1.301/4, 1.301/5, 1.301/6, 1.301/7, 1.301/8, 1.301/9, 1.302, 1.302/1, 1.302/2, 1.302/3, 3.300/1, 3.300/3, 3.300/4, 3.300/5, 3.300/6, 3.300/7, 3.300/8, 3.300/9, 3.300/10, 5.300, 5.300/1, 5.300/2, 5.300/3, 5.300/4, 5.300/5, 5.300/6, 5.300/7, 5.300/8, 5.300/9, 5.300/10 e 5.300/11.

Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:

Disegno di legge n. 302-1019-1151-1789-1907:

sull'emendamento 1.105 (lett. a, punto 1), la senatric Favero avrebbe voluto esprimere un voto contrario; sugli emendamenti 4.103 e 5.0.1, la senatrice Blundo avrebbe voluto esprimere rispettivamente un voto contrario e uno favorevole.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Airola, Alicata, Anitori, Bencini, Bignami, Bubbico, Candiani, Cattaneo, Chiavaroli, Chiti, Della Vedova, De Poli, D'Onghia, Formigoni, Gentile, Mangili, Monti, Napolitano, Nencini, Olivero, Piano, Pizzetti, Rossi Gianluca, Rubbia, Sacconi, Stefani, Stucchi e Zuffada.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Scilipoti Isgro', per attività della 13a Commissione permanente; Casson, Crimi, Esposito Giuseppe, Marton e Romani Paolo, per attività del Comitato Parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Amoruso, per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo; Compagna e Divina, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

La Presidente del Gruppo Misto, con lettera in data 29 settembre 2017, ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti:

10a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Bertacco;

11a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Bertacco.

Commissioni permanenti, approvazione di documenti

La 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), nella seduta del 27 settembre 2017, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla problematica relativa al sistema dei controlli nel settore della pesca (Doc. XXIV, n. 83).

Il predetto documento è stato inviato al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.

Commissioni permanenti, trasmissione di documenti

In data 29 settembre 2017, è stata trasmessa alla Presidenza una risoluzione della 1a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione), approvata nella seduta del 27 settembre 2017, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sulla proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'Agenzia europea per la gestione operativa dei sistemi IT su larga scala nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, che modifica il regolamento (CE) n. 1987/2006 e la decisione 2007/533/GAI del Consiglio e che abroga il Regolamento (UE) n. 1077/2011 (COM (2017) 352 definitivo) (Doc. XVIII, n. 219).

Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, il predetto documento è stato trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro aff. esteri e coop.

Ratifica ed esecuzione dell'Atto di Ginevra dell'Accordo dell'Aja concernente la registrazione internazionale dei disegni e modelli industriali, fatto a Ginevra il 2 luglio 1999, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno (2924)

(presentato in data 28/09/2017)

C.3083 approvato dalla Camera dei deputati.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Donno Daniela, Giarrusso Mario Michele, Cappelletti Enrico, Lucidi Stefano, Puglia Sergio, Santangelo Vincenzo

Disposizioni per favorire il corretto smaltimento dei bossoli delle cartucce destinate all'attività venatoria (2925)

(presentato in data 28/09/2017);

senatori Stefani Erika, Centinaio Gian Marco, Arrigoni Paolo, Calderoli Roberto, Candiani Stefano, Comaroli Silvana Andreina, Consiglio Nunziante, Crosio Jonny, Divina Sergio, Stucchi Giacomo, Tosato Paolo, Volpi Raffaele

Modifiche agli articoli 62-bis e 98 del codice penale in tema di diminuzioni di pena in relazione all'età del reo (2926)

(presentato in data 28/09/2017);

senatori Buemi Enrico, Longo Fausto Guilherme

Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulle conseguenze politiche delle inchieste giudiziarie note come "Mani pulite" e sull'evoluzione del sistema politico italiano negli anni successivi (2927)

(presentato in data 27/09/2017);

senatore Puglia Sergio

Disposizioni per la semplificazione della tassazione del Tfr (2928)

(presentato in data 28/09/2017);

senatore Morgoni Mario

Disposizioni per l'emergenza abitativa e di immediata esecuzione nei Comuni colpiti dagli eventi sismici nelle regioni del Centro Italia negli anni 2016 e 2017 (2929)

(presentato in data 28/09/2017).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ministro aff. esteri e coop.

Ministro sviluppo economico

Ministro salute

Ministro politiche agricole

Ministro infrastrutture

Ministro giustizia

Ministro economia e finanze

Ministro ambiente

Ratifica ed esecuzione del Protocollo addizionale di Nagoya - Kuala Lumpur, in materia di responsabilità e risarcimenti, al Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza, fatto a Nagoya il 15 ottobre 2010 (2920)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali)

C.3916 approvato dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 03/10/2017);

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Ranucci Raffaele

Modifiche al decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, in materia di limiti al rinnovo dei mandati degli organi del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e delle federazioni sportive nazionali, e al decreto legislativo 27 febbraio 2017, n. 43, in materia di limiti al rinnovo delle cariche nel Comitato italiano paralimpico (CIP), nelle federazioni sportive paralimpiche, nelle discipline sportive paralimpiche e negli enti di promozione sportiva paralimpica (361-B)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali)

S.361 approvato dal Senato della Repubblica C.3960 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 03/10/2017);

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Dep. Ascani Anna ed altri

Disciplina e promozione delle imprese culturali e creative (2922)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 10° (Industria, commercio, turismo), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

C.2950 approvato dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 03/10/2017);

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Sen. Russo Francesco ed altri

Norme in favore dei deportati e perseguitati politici nei territori della ex Jugoslavia già soggetti alla sovranità italiana (2894)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 12° (Igiene e sanita')

(assegnato in data 03/10/2017);

Commissioni 2° e 3° riunite

Ministro economia e finanze

Ministro giustizia

Ministro aff. esteri e coop.

Ratifica ed esecuzione dei seguenti protocolli:

a) Protocollo n. 15 recante emendamento alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, fatto a Strasburgo il 24 giugno 2013;

b) Protocollo n. 16 recante emendamento alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, fatto a Strasburgo il 2 ottobre 2013 (2921)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 14° (Politiche dell'Unione europea)

C.2801 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.3132)

(assegnato in data 03/10/2017);

Commissioni 3° e 10° riunite

Ministro economia e finanze

Ministro sviluppo economico

Ministro aff. esteri e coop.

Ratifica ed esecuzione dell'Atto di Ginevra dell'Accordo dell'Aja concernente la registrazione internazionale dei disegni e modelli industriali, fatto a Ginevra il 2 luglio 1999, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno (2924)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 14° (Politiche dell'Unione europea)

C.3083 approvato dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 03/10/2017).

Disegni di legge, nuova assegnazione

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

in sede referente

Sen. Pegorer Carlo

Provvidenze a favore dei deportati e perseguitati politici nei territori ceduti alla ex Jugoslavia (76)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 12° (Igiene e sanita')

Già assegnato, in sede referente, alla (1° e 6° riun.)

(assegnato in data 03/10/2017).

Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli

In data 28/09/2017 la 14ª Commissione permanente Unione europea ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per i disegni di legge:

"Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2017" (2886)

(presentato in data 21/07/2017)

C.4505 approvato dalla Camera dei deputati.

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 29 settembre 2017, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 7 ottobre 2014, n. 154 - lo schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, di attuazione della direttiva 2013/33/UE recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale nonché della direttiva 2013/32/UE recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale (n. 464).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito, in data 30 settembre 2017, alla 1a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 9 novembre 2017. Le Commissioni 2a, 3a, 5a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 30 ottobre 2017.

Governo, trasmissione di atti

Con lettere in data 20 e 21 settembre 2017 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Torre del Greco (Napoli), Casamassima (Bari), Castel di Lama (Ascoli Piceno), Lonate Pozzolo (Varese), Santa Cristina d'Aspromonte (Reggio Calabria).

Corte dei conti, trasmissione di documentazione

La Sezione di controllo per gli affari comunitari ed internazionali della Corte dei conti, con lettera in data 22 settembre 2017, ha inviato la deliberazione n. 15/2017 con la quale la Sezione stessa ha approvato la relazione speciale concernente "Controllo sul Programma operativo 'Italia-Francia Marittimo': aspetti generali, stato di attuazione, sistema dei controlli, criticità".

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento alla 5a e alla 14a Commissione permanente (Atto n. 1092).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

La Commissione europea, in data 28 settembre 2017, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario (COM (2017) 548 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 8ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 9 novembre 2017.

Le Commissioni 2a, 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 8ª Commissione entro il 2 novembre 2017.

La Commissione europea, in data 2 ottobre 2017, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla concessione di ulteriore assistenza macro-finanziaria alla Georgia (COM (2017) 559 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 3ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 13 novembre 2017.

Le Commissioni 5ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 3ª Commissione entro il 6 novembre 2017.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

I senatori Angioni, Giacobbe, D'Adda, Caleo, Fasiolo, Stefano Esposito, Ruta, Amati e Pagliari hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-03985 della senatrice Albano.

I senatori Pagliari e Vaccari hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-08138 della senatrice D'Adda ed altri.

Mozioni, nuovo testo

La mozione 1-00756, del senatore Gasparri ed altri, pubblicata il 28 marzo 2017, deve intendersi riformulata come segue:

GASPARRI, Paolo ROMANI, ALICATA, ARACRI, AUGELLO, CARDIELLO, CERONI, FASANO, GIOVANARDI- Il Senato,

premesso che:

il decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 ha dato attuazione alla direttiva 2006/123/CE, cosiddetta direttiva Bolkestein, approvata il 12 dicembre 2006 dal Parlamento europeo, e dal Consiglio dell'Unione europea al fine di facilitare la creazione di un libero mercato dei servizi in ambito europeo;

tra le categorie commerciali, per le quali è prevista l'applicazione della direttiva in Italia, rientra quella del commercio al dettaglio su aree pubbliche, per il quale è introdotto l'obbligo di applicazione da parte delle autorità competenti di una procedura di selezione tra i candidati potenziali, la durata limitata delle autorizzazioni, il divieto del rinnovo automatico delle concessioni e il divieto di accordare vantaggi al prestatore uscente;

l'attuale situazione, per il settore e per le amministrazioni interessate da mercati, appare ad avviso dei proponenti del presente atto ampiamente confusa, in quanto le norme di attuazione della direttiva non hanno ancora trovato piena applicazione. In sede di Conferenza Unificata era stata stabilita una proroga delle concessioni al 7 maggio 2017, successivamente riformulata con il decreto-legge n. 30 dicembre 2016, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19, che prevede il termine delle concessioni in essere al 31 dicembre 2018, invitando poi le amministrazioni ad avviare le procedure di selezione pubblica;

ritenuto che:

la direttiva Bolkestein, recepita nell'ordinamento italiano con il citato decreto legislativo n. 59, introducendo limitazioni temporali alle concessioni per l'esercizio del commercio su aree pubbliche ed estendendo l'esercizio del commercio su area pubblica anche a società di capitali regolarmente costituite o a cooperative, oltre che a persone fisiche e a società di persone, di fatto, ostacola la programmazione degli investimenti o il recupero di quelli già realizzati, danneggiando, soprattutto, i piccoli operatori del settore, già in difficoltà nel fronteggiare la maggior forza finanziaria delle predette società, in grado di detenere, anche indirettamente, un maggior numero di autorizzazioni;

inoltre, le disposizioni della direttiva non tengono pienamente conto delle peculiarità e della eterogeneità del settore, costituito da attività di commercio, svolte su posteggio fisso ed attività svolte in forma itinerante e con turnazioni, svolte, non solo nei centri storici e nei tradizionali mercati rionali, ma anche nelle aree periferiche,

impegna il Governo:

1) a modificare il decreto legislativo n. 59 del 2010, che ha recepito la direttiva 2006/123/CE, escludendo il commercio su aree pubbliche dall'applicazione della stessa, ovvero a delimitarne l'applicazione mediante l'individuazione di criteri per la concessione delle autorizzazioni, che tengano conto delle diverse caratteristiche e dimensioni degli operatori, al fine di contenere le ripercussioni negative sul tessuto economico e sociale, e a tutela dei luoghi in cui si svolge il commercio ambulante e degli operatori intestatari delle licenze e che lavorano direttamente o con personale dipendente nei mercati;

2) a prevedere una proroga al 31 dicembre 2020 delle concessioni in essere, al fine di omogeneizzare la situazione su tutto il territorio nazionale;

3) ad assumere iniziative per ottenere, nell'ambito della direttiva Bolkestein, una deroga in favore delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative, in modo da escluderle dall'applicazione della direttiva 2006/123/CE, anche alla luce del fatto che tali concessioni si configurano più come "beni" che come "servizi".

(1-00756) (Testo 2)

Mozioni

CENTINAIO, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI - Il Senato,

premesso che:

le autorità elettive della comunità autonoma catalana hanno promosso lo svolgimento di un referendum popolare di autodeterminazione, che si è svolto il 1° ottobre 2017, a dispetto dell'atteggiamento intimidatorio e poi repressivo adottato dalle autorità dello Stato centrale spagnolo;

il Governo centrale spagnolo e la Corte costituzionale del Regno hanno in effetti dichiarato illegittima la consultazione, chiudendo tutti gli spazi ad ogni possibile mediazione;

nel prosieguo del confronto, è stato impartito a tutte le forze di polizia nazionali e catalane, dalla Guardia civil ai Mossos d'esquadra, l'ordine di impedire lo svolgimento dell'iniziativa referendaria, in primo luogo attraverso la ricerca sistematica ed il sequestro delle schede preparate per la consultazione e del relativo materiale propagandistico;

la Procura dello Stato spagnolo ha inoltre ingiunto ai procuratori provinciali territorialmente competenti di notificare agli oltre 700 sindaci catalani aderenti all'Associazione dei municipi per l'indipendenza, favorevoli allo svolgimento del referendum, l'apertura a loro carico di un'indagine, minacciandone l'arresto qualora avessero rifiutato l'ordine di comparizione;

lo Stato spagnolo ha quindi ripreso il controllo dell'agenzia fiscale catalana e, successivamente, il 20 settembre 2017 la Guardia civil è entrata nella sede della Generalitat, provvedendo ad arrestare alcuni elementi di spicco legati al Governo catalano, tra i quali Josep Maria Jové, il più stretto collaboratore del vicepresidente Oriol Junqueras;

la circostanza ha determinato l'immediato scoppio di manifestazioni spontanee di protesta a Barcellona ed in tutta la Catalogna;

di contro, l'assemblea parlamentare catalana ha approvato la "legge di rottura", in base alla quale la Catalogna dovrebbe far seguire alla vittoria dei sì nel referendum appena svoltosi, indetto senza specifica previsione di un quorum minimo di partecipanti cui legarne la validità, la dichiarazione d'indipendenza dalla Spagna;

alla vigilia del voto, il Governo spagnolo ha inviato ingenti rinforzi di polizia in Catalogna, provvedendo altresì a limitare il sorvolo dello spazio aereo catalano;

nel corso delle operazioni di voto, la Guardia civil ha fatto irruzione in numerosi seggi, allontanando gli elettori e sequestrando urne e schede votate, mentre i Mossos d'esquadra, la polizia catalana, ed i Vigili del fuoco cercavano di favorire l'esercizio di autodeterminazione;

le forze di polizia spagnole hanno inoltre cercato di disperdere gli assembramenti pacifici aggregatisi nei pressi dei seggi, utilizzando manganelli e sparando proiettili di gomma, con il risultato di ferire oltre 800 persone disarmate, tra le quali non pochi anziani e donne recatesi alle urne con i propri bambini, al cospetto delle telecamere delle televisioni di un gran numero di Paesi;

malgrado le difficoltà e le intimidazioni, sarebbero state oltre 2 milioni le persone recatesi alle urne in Catalogna, circostanza che destituisce di fondamento il tentativo del premier spagnolo Mariano Rajoy di derubricare come "sceneggiata" la consultazione;

il pesante clima in cui si è svolto il referendum catalano ha probabilmente danneggiato anche gli elettori favorevoli al mantenimento della Catalogna nello Stato spagnolo;

a fronte della violenta repressione del pacifico esercizio del diritto di autodeterminazione, le autorità dell'Unione europea, il cui intervento era stato invocato dalle stesse autorità catalane, sono rimaste inerti, dimostrando ancora una volta di avere scarsa considerazione delle aspirazioni dei popoli, ancora una volta sacrificate agli interessi economici;

è all'orizzonte un dibattito nell'Assemblea parlamentare catalana che potrebbe sfociare nella dichiarazione d'indipendenza della Catalogna,

impegna il Governo:

1) a condannare il ricorso dello Stato spagnolo alla forza contro l'esercizio pacifico di autodeterminazione avvenuto in Catalogna;

2) ad adoperarsi in tutte le sedi internazionali competenti, affinché sia stabilito il principio che gli esercizi pacifici di autodeterminazione possano svolgersi al riparo da ogni genere di intimidazione e repressione da parte delle autorità pubbliche, senza pregiudizio per eventuali contestazioni ex post della validità delle consultazioni;

3) ad esercitare pressioni su tutte le parti coinvolte, affinché privilegino il ritorno al dialogo sul ricorso alla forza, nell'intento di evitare ulteriori avvitamenti della crisi in Catalogna ed il suo progressivo scivolamento verso una possibile guerra civile, considerando l'adozione delle iniziative diplomatiche ritenute più opportune ed efficaci a questo scopo.

(1-00839)

Interrogazioni

SERRA, PAGLINI, MORONESE, SANTANGELO, GAETTI, BERTOROTTA - Al Ministro della salute - Premesso che:

il diritto alla salute è previsto e sancito dall'articolo 32 della Carta costituzionale come diritto fondamentale dei cittadini, il primo comma recita: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti". Il diritto alla salute assume svariate sfaccettature, tanto da formare un insieme di situazioni soggettive strutturalmente riconducibili allo schema sia delle libertà positive che delle libertà negative;

il diritto alla salute implica la tutela dell'integrità psicofisica della persona e, pertanto, pur necessariamente contemperando le esigenze di bilancio dello Stato con gli altri diritti costituzionali, tale diritto non può essere compresso nel suo nucleo essenziale. «Nel bilanciamento dei valori costituzionali che il legislatore deve compiere al fine di dare attuazione al "diritto ai trattamenti sanitari" (art. 32 della Costituzione) entra anche la considerazione delle esigenze relative all'equilibrio della finanza pubblica. Non v'è dubbio che, se queste ultime esigenze, nel bilanciamento dei valori costituzionali operato dal legislatore, avessero un peso assolutamente preponderante, tale da comprimere il nucleo essenziale del diritto alla salute connesso alla inviolabile dignità della persona umana, ci si troverebbe di fronte a un esercizio macroscopicamente irragionevole della discrezionalità legislativa», si legge nella sentenza della Corte costituzionale del 6 luglio 1994, n. 304. Tuttavia, già da tempo le politiche operate dai Governi succedutisi negli ultimi anni hanno teso a ridurre seriamente le risorse per la sanità pubblica;

nella recente nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (DEF) approvata dal Governo, emerge che la spesa per il Servizio sanitario nazionale (SSN) verrà ridotta dal 6,6 per cento attuale del PIL al 6,4 per cento nel 2019 e al 6,3 per cento nel 2020. Si tratta, in buona sostanza, di una riduzione molto rilevante se si considera che l'Organizzazione mondiale della sanità ritiene che il parametro minimo oltre il quale non si possa andare, se si vuole un servizio sanitario che sia effettivamente in grado di garantire l'accesso alle cure ai cittadini e un servizio di qualità, debba essere fissato nella percentuale del 6,5 per cento del PIL. Peraltro, sotto tale soglia l'aspettativa di vita si riduce per effetto della carenza dei servizi erogabili;

il fondo nazionale dedicato al SSN aumenterà da circa 114 miliardi di euro del 2017 ai circa 115 del 2018, circa 116 nel 2019 fino ai circa 118 del 2020. Tuttavia, tale crescita del finanziamento è solo apparente e illusoria, visto che questo dato deve essere valutato congiuntamente alla spesa per il servizio da erogare che aumenta ogni anno del 2 per cento a seguito del rincaro dei prezzi dei medicinali e delle tecnologie impiegate nelle cure;

considerato che, a parere degli interroganti:

stabilizzare la spesa pubblica o aumentarla di poco, considerato l'aumento progressivo dei costi, implica che nei fatti la stessa non aumenta ma diminuisce o comunque non cresce, a fronte di costanti nuove e maggiori esigenze;

difatti, a fronte di un aumento nominale del PIL di circa il 3 per cento tra il 2017 e il 2020, i fondi per il SSN aumenteranno di circa l'1,3 per cento, ovvero meno del PIL. Questo implica che con tali cifre non si possano coprire gli aumenti dei costi, che sono progressivi e contingenti;

è il caso di osservare che tali dati sono in grado di incidere, e di interferire negativamente, sui servizi sanitari erogati dalle Regioni e, soprattutto, nella qualità della vita dei cittadini più deboli;

considerato inoltre che:

si è appreso da notizie pubblicate online su "maipiùsole.sardegna" del 21 settembre 2017 che una paziente sarda, rimasta anonima, ha denunciato il non corretto funzionamento del SSN, in particolare in riferimento alla Sardegna, ove ella risiede. La signora è stata esposta, incomprensibilmente, a seri rischi per la salute e per la sua integrità psicofisica, a seguito di reiterate diagnosi inesatte da parte dei medici del centro ospedaliero "Brotzu" di Cagliari. Oltre al grande senso di abbandono, soprattutto psicologico e umano, la paziente ha accertato "diagnosi errate, approssimazione, interessi subdoli, notizie incomplete, terapie inconsistenti e personale poco professionale";

tali circostanze trovano riscontro nella diagnosi formulata nel settembre 2015 dai medici responsabili del reparto di ginecologia del centro, che le avevano diagnosticato un semplice polipo che pareva non destare preoccupazioni e non necessitava di un intervento urgente. Dopo settimane di attesa prima del ricovero, in quanto la struttura aveva problemi con l'esecuzione degli interventi programmati da mesi a seguito della lunga lista d'attesa, e dopo l'intervento, alla paziente era stata comunicata la diagnosi di "neoformazione endocavitaria uterina" per la quale non era stata ricoverata, in quanto l'intervento doveva intervenire su un "voluminoso polipo endometriale, percorso clinico regolare, intervento di isteroscopia operativa più biopsia endometriale";

tale intervento, che si è, poi, rivelato una biopsia, è stato eseguito senza che la paziente ne fosse informata, scoprendo solo in seguito in che cosa consisteva la prestazione erogata. L'esito della biopsia è stato ritirato il successivo 28 ottobre e si accertava la presenza di un "abbondante materiale endometriale con adenocarcinoma". La diagnosi era quella di "adenocarcinoma con diffusi aspetti papillari, ampie arie solide e necrosi grado terzo";

dopo una risonanza magnetica del 6 novembre 2015, i medici hanno confermato la presenza di una massa voluminosa di 3 centimetri per 2. Il ginecologo che aveva in cura la signora le ha consigliato di recarsi presso l'ospedale "Regina Elena" di Roma. Al ritorno da Roma la signora è stata visitata e i medici hanno riscontrato l'ingrossamento dei linfonodi;

il successivo 7 gennaio è stato consegnato il referto della biopsia eseguita all'ospedale Regina Elena che confermava la presenza di un tumore all'endometrio di 5,5 centimetri, cresciuto, quindi, rispetto al test precedente, di 2 centimetri;

il 15 febbraio 2016 la paziente è stata operata all'ospedale oncologico di Cagliari a distanza di circa 5 mesi dalla prima visita;

considerato, altresì che, a parere degli interroganti:

oltre agli errori evidenziati in ordine alla diagnosi e ad altri inconvenienti riguardo a ritardi nell'esecuzione di alcuni esami, dai dati esposti e da tale vicenda, indicata solo a mero titolo esemplificativo, emerge un quadro preoccupante in ordine alla qualità del Servizio Sanitario Nazionale, considerato che non sono infrequenti gli errori, i disservizi e le disuguaglianze che variano da Regione a Regione; queste ultime si riscontrano, in particolare, nelle Regioni meridionali;

non di rado manca la necessaria e fondamentale attenzione alla cura dell'aspetto psicologico del paziente, specie nei casi oncologici o comunque più gravi. Tale situazione, esacerbata negli ultimi anni a causa del disinvestimento programmato e operato dai Governi a svantaggio della qualità del SSN, ha messo e sta mettendo in discussione le garanzie riservate dalla Costituzione al diritto alla salute dei cittadini,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e, in particolare, dell'effettivo stato e qualità del servizio sanitario erogato in tutto il territorio nazionale;

se, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare provvedimenti, anche di carattere normativo, al fine di intervenire sui problemi al momento sussistenti, in particolare nelle Regioni dove si riscontrano maggiori disservizi e disuguaglianze nella qualità del servizio offerto, anche in considerazione degli adempimenti richiesti dall'articolo 3 della Costituzione.

(3-04023)

PAGLIARI - Al Ministro della salute - Premesso che:

l'art. 21-ter (Nuove disposizioni in materia di indennizzo a favore delle persone affette da sindrome da talidomide) del decreto-legge n. 113 del 2016, convertito con modificazioni, della legge n. 160 del 2016, così recita: «1) L'indennizzo di cui all'articolo 2, comma 363, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, riconosciuto, ai sensi del comma 1-bis dell'articolo 31 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, ai soggetti affetti da sindrome da talidomide nelle forme dell'amelia, dell'emimelia, della focomelia e della micromelia nati negli anni dal 1959 al 1965, è riconosciuto anche ai nati nell'anno 1958 e nell'anno 1966, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. 2) L'indennizzo di cui al comma 1 è riconosciuto, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, anche ai soggetti che, ancorché nati al di fuori del periodo ivi previsto, presentano malformazioni compatibili con la sindrome da talidomide. Al fine dell'accertamento del nesso causale tra l'assunzione del farmaco talidomide in gravidanza e le lesioni o l'infermità da cui è derivata la menomazione permanente nelle forme dell'amelia, dell'emimelia, della focomelia e della micromelia, i predetti soggetti possono chiedere di essere sottoposti al giudizio sanitario ai sensi dell'articolo 2 del regolamento di cui al decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali 2 ottobre 2009, n. 163. 3) Con il regolamento di cui al comma 4 si provvede, altresì, a definire i criteri di inclusione e di esclusione delle malformazioni ai fini dell'accertamento del diritto all'indennizzo per i soggetti di cui al comma 2, tenendo conto degli studi medico-scientifici maggiormente accreditati nel campo delle malformazioni specifiche da talidomide. 4) Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con proprio regolamento, il Ministro della salute apporta le necessarie modifiche, facendo salvi gli indennizzi già erogati e le procedure in corso, al regolamento di cui al decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali 2 ottobre 2009, n. 163. 5) Alla copertura degli oneri derivanti dall'attuazione dei commi 1 e 2, valutati in 3.960.000 euro annui a decorrere dal 2016, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2016-2018, nell'ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2016, allo scopo parzialmente utilizzando, quanto a 3.285.000 euro annui a decorrere dal 2016, l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze e, quanto a 675.000 euro annui a decorrere dal 2016, l'accantonamento relativo al Ministero della salute. 6) Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro della salute provvede al monitoraggio degli oneri di cui al presente articolo e riferisce in merito al Ministro dell'economia e delle finanze. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di cui al comma 5 del presente articolo, il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro della salute, provvede con proprio decreto alla riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria del maggior onere risultante dall'attività di monitoraggio, delle dotazioni finanziarie di parte corrente di cui all'articolo 21, comma 5, lettere b) e c), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nell'ambito della missione "Tutela della salute" dello stato di previsione del Ministero della salute. 7) Il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui al comma 6) 8) Il Ministro dell'economia e delle finanze e autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio»;

la legge ha infatti introdotto disposizioni in materia di indennizzo a favore delle persone affette dalla sindrome da talidomide, prevedendone l'estensione anche per i nati negli anni 1958 e 1966 (dal 1959 al 1965 la legge riconosce già l'indennizzo), nonché per i soggetti nati al di fuori di questo arco temporale che presentino malformazioni compatibili con la sindrome, in presenza di nesso causale tra l'assunzione del farmaco e le malformazioni;

considerato che:

a tutt'oggi non è stato ancora approvato il regolamento atto a consentire l'erogazione del risarcimento dovuto alle vittime del talidomide. La legge prevedeva che venisse approvato entro 6 mesi, cioè entro febbraio 2017;

a quanto si apprende dalle reazioni degli avvocati degli interessati, riportate su alcuni periodici, essendo la legge n. 160 strutturata come una proroga della precedente, che fissava un limite massimo di 10 anni di tempo per chiedere l'indennizzo, qualora non fosse emanato il regolamento, servirebbe intervenire di nuovo a livello legislativo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione;

quali siano i motivi del ritardo nell'emanazione di un regolamento tanto importante;

se siano previsti a breve interventi ai fini dell'attuazione di quanto indicato dalla legge.

(3-04024)

PAGLIARI - Al Ministro della salute - Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante:

lo scandalo "Pasimafi", che a maggio 2017 ha coinvolto la sanità parmense, ha visto, tra gli altri, l'iscrizione nel registro degli indagati del presidente del collegio degli infermieri professionali IPASVI di Parma, il quale ha deciso di non dimettersi dall'incarico, nonostante la sollecitazione dei consiglieri;

ciò ha prodotto le dimissioni degli stessi consiglieri e la conseguente indizione delle elezioni suppletive per la nomina dei nuovi membri;

le elezioni non hanno ottenuto il quorum, pertanto, affinché l'organismo potesse continuare a funzionare, il Ministero della salute avrebbe dovuto nominare tre commissari, che avrebbero dovuto "traghettare" il collegio sino alle elezioni naturali, da celebrare entro la fine dell'anno;

ad oggi i tre commissari non sono stati nominati, nonostante la federazione nazionale dei collegi degli infermieri abbia trasmesso al dicastero l'indicazione dei nomi dei tre commissari prescelti;

in questa situazione, il collegio risulta privo di una qualsiasi guida, in quanto il presidente, seppur ancora in carica, è impossibilitato a compiere qualsiasi atto operativo, e non esistono più, di fatto, né il consiglio, né la figura del segretario e del tesoriere, tutti dimissionari;

ne consegue che: a) non essendoci nessuno che può firmare i mandati di pagamento, da tempo non vengono pagate le bollette delle utenze e l'impiegata del collegio non percepisce lo stipendio dal mese di agosto; b) il collegio non può accettare nuovi iscritti, pertanto, i neo infermieri, non potendo iscriversi, non possono nemmeno partecipare ai concorsi pubblici, o possono partecipare "con riserva", che però non esclude eventuali future contestazioni o ricorsi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione;

se intenda adottare il decreto di nomina dei tre commissari, in modo che il collegio possa operare sino alle prossime elezioni.

(3-04025)

FATTORI, NUGNES, PUGLIA, CIAMPOLILLO, CAPPELLETTI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute - Premesso che:

le antenne radiotelevisive che diffondono i segnali nel territorio della provincia di Roma sono situate per la maggior parte su monte Cavo Vetta, insistente nel comune di Rocca di Papa, in misura modesta su monte Mario ricadente nel comune di Roma ed in misura residuale su monte Gennaro, Capranica Prenestina e Montecompatri;

i tralicci situati su monte Cavo Vetta insistono su aree incompatibili con la stessa allocazione in quanto gravate da vincoli di inedificabilità assoluta per via del pregio ambientale, storico e archeologico dei luoghi;

al fine di adempiere agli obblighi derivanti della normativa nazionale e razionalizzare i siti presenti nell'intera regione, il Consiglio regionale del Lazio approvava, con la deliberazione n. 50 del 4 aprile 2001, il piano territoriale di coordinamento (PTC) per la localizzazione degli impianti di emittenza, successivamente modificato nel settembre 2008 nel testo attualmente vigente;

il PTC stabilisce dettagliatamente e precisamente i luoghi dove situare i tralicci per la trasmissione radiotelevisiva e quelli da abbandonare. Il sito di monte Cavo Vetta insistente nel comune di Rocca di Papa viene chiaramente evidenziato come sito da abbandonare e bonificare, con trasferimento dei dispositivi di trasmissione negli altri siti, tra i quali monte Gennaro;

il sito di monte Gennaro insistente nel territorio di S. Polo dei Cavalieri, su particella di proprietà del Comune di Marcellina, veniva individuato a seguito della conferenza dei servizi del 16 marzo 2004 convocata dalla Regione Lazio su istanza di Radio Subasio;

considerato che:

il PTC per la localizzazione degli impianti di emittenza all'art. 18 "individua i siti da abbandonare e riqualificare (…) che riguardano le aree attualmente utilizzate dagli impianti di emittenza. Per tali siti devono essere avviati appositi programmi di intervento ai sensi dell'art. 31 bis della L.R. 24/1998 nel testo in vigore tesi a bonificare i siti dismessi ed a ripristinare le condizioni ambientali e paesistiche attraverso la demolizione dei manufatti e degli impianti dismessi e attraverso l'utilizzazione delle aree libere per scopi pubblici nonché per la valorizzazione dei beni storici e archeologici esistenti";

nel settembre 2008 il Consiglio regionale del Lazio approvava definitivamente la modifica al PTC regionale riguardate l'ubicazione dei siti radiotelevisivi con conseguente individuazione del sito di monte Gennaro e colle Sterparo;

il PTC, quindi, è valido per tutte le trasmissioni radiotelevisive, siano esse analogiche che in segnale digitale;

considerato inoltre che:

sulla vicenda sia il Tar del Lazio che il Consiglio di Stato hanno statuito senza dubbio alcuno l'incompatibilità del territorio di Rocca di Papa per le installazioni dei tralicci radiotelevisivi;

il Consiglio di Stato, con sentenza n. 2200 del 2017, ha respinto l'appello contro la bonifica del sito di monte Cavo sostanzialmente eccependo tutti i punti in oggetto al ricorso, compresi quelli relativi alla salute pubblica, che a parere degli interroganti veniva invece salvaguardata in piena coerenza con l'art. 32 della Costituzione;

in particolare la sentenza riporta che: «il Tar: a) non avrebbe tenuto in alcun conto la circostanza che il provvedimento gravato riguardasse infrastrutture di comunicazione elettronica ed impianti radioelettrici di interesse generale, regolarmente censiti ed eserciti ex art. 32 Legge 223/1990; b) non avrebbe considerato che, a cagione della mancanza di un sito alternativo a Monte Cavo Vetta (considerata la resistenza opposta dal Comune di Capranica Prenestina quanto a Colle Anfagione e dall'Ente Parco dei Monti Lucretili quanto a Monte Gennaro), l'esecuzione della ordinanza comunale comportava l'oscuramento del segnale in assenza, peraltro, di qualsivoglia superamento dei valori di emissioni elettromagnetiche. Inoltre, a giudizio delle appellanti la rimozione delle strutture in oggetto si porrebbe in contrasto con il Codice delle comunicazioni elettroniche, che assimilerebbe le relative infrastrutture ad opere di urbanizzazione primaria precludendo agli enti locali di introdurre divieti alla loro installazione. Ed a tale stregua, ove l'art. 31 DPR 380/2001 potesse essere interpretato nel senso proposto dal Comune di Rocca di Papa nell'ordinanza gravata, si configurerebbe altresì un contrasto con interessi costituzionalmente garantiti e dunque con gli art. 3,21,41 e 97 Cost.»;

inoltre, evidenzia che: «Nel merito l'appello è infondato. Il quadro normativo di riferimento in materia di esercizio dell'attività di diffusione radio-televisiva, sebbene autorizzata a livello ministeriale, postula comunque che tale attività venga esercitata attraverso strutture idonee che non contrastino con la normativa urbanistica, e tale valutazione è rimessa ai Comuni interessati. Con riferimento alla dedotta violazione degli artt. 16 e 32 della Legge 6 agosto 1990 n. 223 nonché dell'articolo 23 della Legge 3 maggio 2004 n. 112, può dirsi, in accordo con quanto osservato dall'amministrazione nelle proprie difese, che la disciplina riveniente da tali norme non contempla affatto un meccanismo di sanatoria edilizia in favore delle strutture delle emittenti autorizzate, a livello ministeriale, alla attività di diffusione radio-televisiva» e che «Anche con riferimento alla pretesa violazione del Codice delle comunicazioni elettroniche (D.Lgs. 259/03), il quale assimilerebbe - nella tesi delle appellanti - le infrastrutture dei servizi di comunicazione elettronica alle opere di urbanizzazione primaria, la censura non convince. L'art. 3 co. 1 lett. e) punto 4 del D.P.R. 380/01 dispone chiaramente che rientri negli interventi di nuova costruzione che necessitano di permesso di costruire "l'installazione di torri e tralicci per impianti radio-ricetrasmittenti e di ripetitori per i servizi di telecomunicazione". Nel senso della necessità di munirsi di permesso di costruire anche per i soggetti autorizzati ai sensi del Codice delle comunicazioni elettroniche la Sezione del resto si è già puntualmente espressa, chiarendo che la sottoposizione di siffatti impianti al titolo abilitativo edilizio "non soffre eccezione per effetto della disciplina dettata dall'art. 87 del codice della comunicazioni elettroniche approvato con D.Lgs. n. 259 del 2003. Tale ultima disposizione reca una disciplina unitaria del procedimento autorizzatorio delle infrastrutture di comunicazione elettronica per impianti radioelettrici, abbinando all'interno di un unico procedimento - a fini di semplificazione ed accelerazione del rilascio dell'atto conclusivo - la verifica dell'osservanza dei limiti di esposizione alle emissioni radio-elettriche e di ogni altro interesse di rilievo pubblico che si colleghi alla porzione di territorio su cui interviene l'installazione dell'impianto, ma non reca alcuna prescrizione volta a derogare alla disciplina urbanistico/edilizia del sito interessato"»;

infine, la Corte sentenzia: «8. Circa, infine, il sospetto avanzato dai ricorrenti sulla compatibilità costituzionale dell'art. 31 del DPR 6 giugno 2001 n. 380 - se interpretato nel senso di legittimare la demolizione di impianti ex lege equiparati ad opere di urbanizzazione primaria, rispetto alla libertà di iniziativa economica ed all'accesso all'informazione televisiva - il collegio ritiene che la questione sia manifestamente infondata. La normativa paesaggistico-ambientale presiede alla tutela di interessi di indubbio rilievo costituzionale e del tutto ragionevolmente pone limiti alla libertà di iniziativa privata quando quest'ultima possa risultare potenzialmente dannosa. Sono ben possibili equi contemperamenti avuto riguardo alla pregnanza degli interessi in gioco, ma dev'essere il legislatore ad autorizzarli espressamente, in esecuzione di precise scelte di carattere politico e comunque nel rispetto del principio di ragionevolezza. Né può ipotizzarsi, avuto riguardo all'attuale pluralità e diffusione delle fonti di informazione, una restrizione del diritto di cui all'art. 21 cost tale da giustificare la permanenza in funzione di apparati gravemente lesivi del paesaggio, e da determinare, sul piano normativo, l'incostituzionalità delle disposizioni che ne impongono la rimozione. 9. L'appello è pertanto respinto. 10.Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo»;

considerato altresì che:

il Comune di Rocca di Papa non ha ancora dato esecuzione alle sentenze di perenzione dei ricorsi promossi dagli editori dinanzi al Tar del Lazio né, ad oggi, alla sentenza del Consiglio di Stato;

infine, il Consiglio comunale di Rocca di Papa del 28 luglio 2017 ha approvato il documento unico di programmazione nel quale evidenzia un chiaro interesse alla permanenza dei tralicci nel proprio territorio, paventando una possibile iniziativa pubblica sul punto, a parere degli interroganti in contrasto con il PCT della Regione Lazio che individua il territorio di Rocca di Papa da abbandonare e con il decreto legislativo n. 259 del 2003 che consente la realizzazione degli impianti di radiotrasmissione solo a società o consorzi espressamente autorizzati dal Ministero e non dagli enti locali (art .6, 25 e 26),

si chiede di sapere:

quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere, nei limiti delle proprie attribuzioni, affinché sia eseguita la sentenza del Consiglio di Stato citata;

quali provvedimenti di competenza intendano adottare, anche in considerazione della mancata esecuzione delle disposizioni in sentenza e dei poteri sostitutivi da parte della Regione Lazio.

(3-04028)

MALAN - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

migliaia di contribuenti stanno ricevendo lettere firmate da direttori dall'Agenzia delle entrate, relativi al conteggio conclusivo della tassazione di somme ricevute a titolo di TFR, indennità equipollenti o di prestazioni pensionistiche;

la lettera prevede che il versamento delle somme dovute "deve essere eseguito entro 30 giorni dal ricevimento di questa comunicazione", o la possibilità di chiedere, "sempre entro i 30 giorni", la rettifica dei calcoli "avendo cura di esibire documenti giustificativi che dovessero risultare necessari";

l'articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212 vieta di imporre adempimenti in tempi inferiori a 60 giorni a carico dei contribuenti;

nella XVI Legislatura il Governo Monti, rappresentato dal sottosegretario al Ministero dell'economia e delle finanze Gianfranco Polillo, nell'ambito dell'approvazione del decreto sulla razionalizzazione della spesa pubblica, di cui al decreto-legge n. 96 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012 ("spending review"), aveva accolto l'ordine del giorno (G100) presentato dal firmatario della presente interrogazione, che lo impegnava a far sì che l'Agenzia delle entrate non chiedesse più di presentare documenti in tempi inferiori ai 60 giorni, né obbligasse a presentare documenti già in possesso dell'Agenzia stessa,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del fatto che dirigenti di un'agenzia alle sue dipendenze imporrebbero adempimenti fiscali secondo tempistiche vietate dalla legge;

se non ritenga che tali presunte vessazioni causino grave danno a migliaia di cittadini, sia dal punto di vista materiale, poiché per sfuggire alle ingiuste conseguenze minacciate, devono impiegare tempo e denaro sottraendoli al proprio lavoro o alla propria famiglia, sia dal punto di vista psicologico per l'esasperazione indotta e il timore di gravi sanzioni, alle quali in molti casi non sarebbero in grado di far fronte;

quali provvedimenti urgenti intenda prendere per far cessare immediatamente tali abusi;

quali provvedimenti urgenti intenda prendere nei confronti dei responsabili di violazioni della legge e dei diritti dei cittadini.

(3-04030)

FUCKSIA, URAS, QUAGLIARIELLO, GAMBARO, CERONI, GIBIINO - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo -

(3-04031)

(Già 4-07084)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

MANDELLI, RIZZOTTI, FLORIS, PAGNONCELLI, PICCINELLI, SERAFINI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti:

all'art. 1, comma 195, della legge n. 232 del 2016 (legge di bilancio per il 2017), in vigore dal 1° gennaio 2017, si prevede la modifica e la conseguente estensione del cumulo gratuito per lavoratori autonomi, dipendenti e parasubordinati per la liquidazione del trattamento pensionistico anche ad iscritti agli enti di previdenza privatizzati (professionisti iscritti agli albi) che abbiano visto una doppia contribuzione presso l'INPS e presso le rispettive casse professionali;

a distanza di quasi 10 mesi dall'approvazione della legge, questa non risulta ancora applicata e l'istituto di cumulo per gli iscritti agli ordini non è ancora attivo;

anche in ragione di tali ritardi, circa 3 mesi fa è stato costituito il comitato "Cumulo e Casse professionisti" che comprende un totale di 23 figure professionali tra le quali: medici, veterinari, ingegneri, architetti, geometri, giornalisti, farmacisti, eccetera;

il 12 settembre 2017 il presente comitato è riuscito ad ottenere un incontro con il presidente dell'INPS Boeri e la dirigente generale dottoressa De Michele, con la rassicurazione che sarebbe uscita una circolare dell'INPS sulla pensione di vecchiaia con il cumulo gratuito, omettendo l'accesso alla pensione anticipata già prevista per legge, e rimandando a eventuali comunicazioni dopo 15 giorni;

in vista della sessione di bilancio, c'è il timore di possibili manovre d'intervento con il fine di modificare e superare la norma inapplicata, così come prevista dalla legge di bilancio n. 232 del 2016,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente delle motivazioni alla base di tali ritardi nell'applicazione della legge e quali interventi intenda assumere al fine di rendere operativo l'istituto del cumulo e di adeguare le procedure amministrative gestite dall'INPS e dalle casse private.

(3-04021)

LAI, ANGIONI, AMATI, CAPACCHIONE, CUCCA, D'ADDA, FABBRI, FASIOLO, Elena FERRARA, IDEM - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

alcuni passeggeri della motonave "Grimaldi", imbarcati il 25 agosto 2017 nella tratta Porto Torres-Barcellona, hanno segnalato come, durante la navigazione, aerei militari francesi sarebbero passati a pochissima distanza dalla nave, creando una situazione di preoccupazione e potenziale pericolo;

le manovre degli aerei sarebbero state più di una, tanto che i passeggeri sono riusciti a filmare e fotografare i vari passaggi a ridosso della nave. In un caso i velivoli sarebbero passati tra la plancia e la torretta dei comignoli della nave;

la nave passeggeri aveva a bordo numerose famiglie e dunque anche bambini, che per alcuni minuti si sono trovati nel bel mezzo di uno scenario da film di guerra. È facilmente intuibile l'allarme che tale situazione ha creato tra i presenti, alcuni dei quali hanno, tra le altre cose, preannunciato la presentazione di una denuncia alla Procura della Repubblica;

considerato che non è la prima volta che vengono segnalati fatti di questo tipo da parte di passeggeri di navi, che improvvisamente hanno visto sorvolare aerei militari a ridottissima distanza. Nonostante le segnalazioni e le proteste, tali manovre continuano ad essere effettuate;

tenuto conto che non si mette in dubbio la preparazione dei piloti, ma si evidenzia come manovre di questo tipo appaiano incomprensibili, soprattutto in un periodo, come quello attuale, contraddistinto da un allarme terrorismo ai massimi livelli, nel quale, dunque, sarebbe auspicabile e necessario fare in modo che ai cittadini possano essere evitate situazioni come quelle appena descritte e che minano la loro serenità,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti;

se non ritenga urgente un suo autorevole intervento, per chiedere spiegazioni e chiarimenti alle autorità francesi in merito al passaggio di aerei militari a ridottissima distanza dalla nave passeggeri e all'opportunità di tali manovre;

se non ritenga necessario chiedere alle stesse autorità francesi di evitare per il futuro il volo a ridosso delle navi passeggeri, anche quando questo avviene in acque internazionali.

(3-04022)

MOLINARI, URAS, MUSSINI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il Ministero dei trasporti e della marina mercantile ed il Ministero per i problemi delle aree urbane, con apposito "accordo di programma", stipulato con l'ente Ferrovie dello Stato ed i Comuni di Villa San Giovanni, Messina e Reggio Calabria (Gazzetta Ufficiale, serie generale, n. 64 del 17 marzo 1990), ed in particolare per la città di Villa San Giovanni, all'art. 1 stabilivano, attraverso una serie di opere ed interventi, di "eliminare (...) nel miglior grado possibile" dalla città l'inquinamento acustico ed atmosferico, autorizzando una serie di opere infrastrutturali, poi riprese con il "decreto emergenza ambientale", decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 dicembre 2002, che ne riattualizzava le risorse economiche;

tale decreto emergenza, regolamentato dall'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3296 del 2003, recepiva la delibera del Consiglio comunale del 31 dicembre 2001 ed elencava le opere cui il commissario delegato avrebbe dovuto dare attuazione, nel rispetto dei presupposti e delle finalità statuite dall'accordo di programma;

tale accordo di programma veniva sottoposto alla valutazione del Ministero dell'ambiente al fine di ottenere la valutazione di impatto ambientale, che otteneva con decreto ministeriale n. 4901/2000, con la prescrizione che "prima dell'apertura dei cantieri" dovesse "essere realizzato il previsto parcheggio-tampone per l'accumulo degli autoveicoli in attesa dell'imbarco già previsto dall'Accordo di programma (di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2611/90) e riconosciuto di importanza essenziale, ai fini del controllo dei flussi di traffico verso l'imbarco (...) Tale parcheggio deve essere predisposto per l'accumulo dei veicoli a monte di Villa S. Giovanni e deve essere dotato di attrezzature e servizi alle persone e di un sistema di regolazione automatica e di dosatura dei flussi di traffico in uscita verso gli approdi, in funzione della capacità di deflusso della stazione a valle";

considerato che:

la VIA rilasciata per le opere dell'accordo di programma deve intendersi trasfusa nel decreto emergenza ambientale, per effetto dell'espressa menzione e dell'obbligo di recepire gli immutati presupposti e le finalità dell'accordo stesso;

dal 1990 e ancor più dal 2003, data di riattivazione delle risorse economiche, poco o nulla è stato realizzato, con grave nocumento per la salute dei cittadini e per i danni subiti dalle attività pubbliche e private;

la progettazione dell'area unica di sosta veniva poi stralciata dal commissario per l'emergenza ambientale per consentire all'ANAS di utilizzare la più ampia area per le incombenze derivanti dall'ammodernamento della ex A3 Salerno-Reggio Calabria, ora A2 Mediterranea;

si decideva, quindi, la realizzazione parziale e temporanea di un'area di sosta di circa 8.500 metri quadrati che avrebbe ospitato le biglietterie ed altri servizi, in osservanza del decreto legislativo n. 422 del 1997 per garantire il passaggio in sicurezza alle merci nocive e pericolose;

considerato inoltre che, per quanto risulta agli interroganti:

l'area ridotta, sebbene progettata e avviata all'appalto, non veniva realizzata per svariate ragioni legate all'impresa appaltatrice;

con l'ultimazione della A2 Mediterranea, a seguito di interlocuzioni istituzionali tra il Comune di Villa San Giovanni, il Dipartimento della protezione civile, la Regione Calabria e il prefetto-commissario delegato per l'attuazione del decreto emergenza, veniva decisa la conformazione originaria dell'area di sosta per complessivi 26.000 metri quadrati e revisionata la progettazione con l'ausilio dei tecnici dell'università Mediterranea e con la concertazione delle organizzazioni di categoria dell'autotrasporto, rilevando, peraltro, le anomalie del progetto parziale che avrebbero finito per determinare, nei momenti di maggiore afflusso, pericolose code lungo l'autostrada;

in data 19 aprile 2011, a Roma, il rinnovato progetto veniva informalmente posto all'attenzione del sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti, Bartolomeo Giachino, che si sarebbe dichiarato entusiasta;

tale progetto, peraltro, in osservanza delle direttive europee, risultava coerente con l'adeguamento delle norme sull'autotrasporto, che impongono le riduzioni dei periodi di guida per gli autotrasportatori e che avrebbero consentito al realizzando autoporto di essere inserito nei network programmati a tal fine, che ancora scarseggiano e che invece consentirebbero soste sicure;

a seguito delle modifiche normative dal 2013 il Comune di Villa San Giovanni è diventato il soggetto attuatore, in luogo del commissario delegato, per effetto della riforma della legge istitutiva della protezione civile (decreto-legge n. 59 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 100 del 2012, di modifica della legge n. 225 del 1992);

la Regione Calabria, con delibera della Giunta, a valere sui fondi FESR 2007-2013, linea di intervento 6.1.4.3 del 2009, riconoscendo la validità del progetto dell'ampio "polmone di stoccaggio" (o autoporto), approvava il finanziamento per 9,5 milioni di euro per la "Realizzazione della viabilità tra il polmone di stoccaggio e l'asta di raccordo per gli imbarchi e le banchine" del porto già massimamente progettato e con studi meteomarini realizzati;

nell'ambito della progettazione complessiva e organica, già imposta dall'accordo di programma e dal decreto ministeriale n. 4901/2000, appare altresì notizia della progettazione di massima di una nuova installazione di approdi, in adesione all'attuale porto delle Ferrovie con la riorganizzazione di tutta la costa per i pubblici usi del mare, coordinata con la bretella di collegamento finanziata dalla Regione;

sembrerebbe che in data 20 settembre 2017 la sindaca facente funzioni di Villa San Giovanni abbia incontrato a Roma personale del Ministero delle infrastrutture e del Dipartimento della protezione civile, i quali avrebbero dichiarato realizzabile il solo "polmone parziale" di 8.500 metri quadrati, probabilmente frutto di interlocuzioni con il "tavolo istituzionale" che nel febbraio 2017 era stato voluto dalla Prefettura di Reggio Calabria, ma senza tenere conto delle modifiche approvate dallo stesso Dipartimento della protezione civile sin dal 2011;

nella stessa riunione sarebbero stati, finalmente, trasferiti nella disponibilità del Comune di Villa San Giovanni gli oltre 11 milioni di euro, quali residui delle opere già realizzate e degli interessi maturati;

a quasi 30 anni dall'accordo e ben 16 dal decreto emergenza, nella città dello stretto tutto è rimasto immutato sebbene i flussi di traffico, come riporta l'ANAS, negli ultimi 3 anni, cioè con la l'ultimazione dei lavori della A2 Mediterranea, siano aumentati del 4 per cento ogni anno;

la sindaca facente funzioni, quale presidente di un'associazione selezionata, insieme ad altre 4 associazioni, destinataria di un finanziamento di circa 150.000 euro messo a disposizione dalla fondazione "Giuseppe Franza-Elio Matacena", i cui vertici risultano fortemente interessati all'attraversamento sullo stretto, si sarebbe dimessa dalla carica di presidente solo all'indomani della selezione;

il grave danno per la città è dimostrato anche dal fatto che oltre a tutti i benefici di carattere ambientale, verrebbero meno anche quelli di carattere occupazionale;

sembrerebbe, come appreso da notizie di stampa, che, proprio in questi giorni, l'importante presidio della Polizia stradale, da tempo in attesa di una sistemazione logistica adeguata, sarebbe pronto al trasferimento alla sezione di Reggio Calabria, nonostante nell'area di sosta sia stato già progettato un distaccamento con i più moderni canoni di agibilità e sicurezza,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se abbia intenzione di avviare un accertamento per stabilire eventuali responsabilità in ordine ai ritardi sin qui accumulati;

se intenda intervenire per il ripristino della prescrizione di cui al decreto ministeriale n. 4901/2000 di VIA, onde evitare ulteriori danni alla città di Villa San Giovanni;

se intenda intervenire al fine di accelerare il trasferimento dell'intera area al Comune di Villa San Giovanni.

(3-04026)

BULGARELLI, MARTON, BOTTICI, CRIMI, GAETTI, TAVERNA, GIROTTO, MORONESE, BLUNDO, PAGLINI, SANTANGELO, MANGILI, GIARRUSSO, SERRA, CASTALDI, MONTEVECCHI, LEZZI, CAPPELLETTI, LUCIDI, CIAMPOLILLO, CATALFO, DONNO, MARTELLI, COTTI, NUGNES, BUCCARELLA, MORRA, CIOFFI, PUGLIA, BERTOROTTA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:

un articolo intitolato "Il rischio bolla della finanza rossa. Incognite su 9 miliardi di prestiti dei soci" e pubblicato dal giornale on line "La Stampa" in data 17 settembre 2017 riporta: "Sono almeno 9 miliardi di risparmi degli italiani e si appoggiano su gambe che mostrano qualche incrinatura. Si tratta del prestito sociale delle Coop e la colpa non è solo della crisi dei consumi e di una concorrenza sempre più aggressiva, ma anche di un legame tra Coop e finanza che tra impegni 'di sistema' e avventure azzardate nell'azionariato di grandi banche (Mps e Carige principalmente) rischia di diventare insopportabile";

da uno studio della Banca d'Italia denominato "La raccolta del risparmio dei soggetti diversi delle banche - Relazione sull'analisi d'impatto" si evince che: "Alle società cooperative, come a tutti i soggetti diversi dalle banche, è fatto divieto di effettuare raccolta 'rimborsabile a vista' (cfr. art. 11 TUB). Di fatto, a fronte di esplicite esclusioni della rimborsabilità a vista nei documenti sociali (per esempio i Fogli informativi e i Regolamenti del prestito, in cui normalmente si riporta che è tassativamente esclusa per tali società cooperative la possibilità di raccogliere risparmio a vista), le modalità commerciali con cui tale strumento viene presentato possono ingenerare nel pubblico l'idea di una sostanziale equiparazione di questa forma di raccolta rispetto a quella effettuata dalle banche". Tuttavia, si possono ancora leggere sui siti web di alcune cooperative denominazioni come "libretto di risparmio", "zero spese di apertura-chiusura conto, zero spese per operazioni e per tenuta conto", "la cooperativa riconosce al depositante un tasso di interesse competitivo rispetto agli investimenti con caratteristiche analoghe" oppure "totalmente gratuito" e addirittura accezioni "capitale garantito, di cui potrai chiedere il rimborso in ogni momento";

considerato che:

sono diversi i casi di recenti default di alcune cooperative che hanno rimborsato solo quota parte del prestito sociale e specificatamente, come si legge in un articolo del 25 maggio 2017, pubblicato sul sito di informazione "MilanoPost", la cooperativa Muratori di Reggiolo (raccolti 49 milioni di euro, restituiti solo 19) e la cooperativa Orion (raccolti 5 milioni di euro, restituiti 2). Viene riportato inoltre che la questione coinvolgerebbe anche la cooperativa di costruzioni "Di Vittorio" di Fidenza in cui i soci si sono visti proporre un rimborso solo del 25 per cento, mentre alla Coopsette e alla Unieco di Reggio Emilia i soci stanno ancora aspettando una risposta; come a Varese in cui gli 800 soci della cooperativa Nuova (che ha realizzato oltre 3.500 immobili in tutta la provincia e da settembre è in liquidazione) sono in attesa di rientrare nella disponibilità di quanto versato e Franca Centofanti del comitato soci in tal senso dichiara: "I 7 milioni di euro che abbiamo depositato lì non sono più disponibili per noi";

tali vicende, a parere degli interroganti, testimoniano una carenza di solidarietà da parte della Lega nazionale delle cooperative e mutue (Legacoop) considerando che, a far fronte a questo stato di "crisi" di liquidità, non sarebbe stato istituito un fondo di garanzia comune e i soci risparmiatori non sarebbero a conoscenza di eventuali garanzie del prestito sociale rispetto ai depositi bancari effettuati;

risulta agli interroganti che tale prestito sociale finanzierebbe l'attività economica delle cooperative, ma gran parte dei fondi sarebbero stati destinati a investimenti azionari senza frammentazione del rischio o diversificazione patrimoniale. Gli scopi degli investimenti non sarebbero trasparenti mentre si evidenzierebbe un uso del risparmio esclusivamente per relazioni politiche, in special modo come per la "crisi" finanziaria che ha coinvolto gli istituti di credito Monte dei Paschi di Siena e Carige e l'acquisizione della maggioranza del gruppo Unipol gruppo finanziario (UGF);

considerato inoltre che:

le varie cooperative di consumo detengono la maggioranza azionaria del gruppo UGF sia attraverso un controllo diretto che attraverso un intreccio di società tra cui Holmo, Spring2 e Finsoe;

tale sistema piramidale sarebbe funzionale al mantenimento in bilancio della partecipazione di controllo in Unipol a valori non coerenti con la realtà. Nel bilancio delle varie cooperative verrebbe inserito il valore al costo di acquisto storico delle azioni Unipol detenute nella società contenitore Finsoe e di Holmo e Spring2, proprietarie a loro volta di quote del contenitore, senza peraltro tener conto dei debiti delle società "satelliti". Attraverso tale complesso meccanismo si otterrebbe una valorizzazione nei bilanci delle cooperative, indiretta e nascosta, di circa 13,50 euro per azione Unipol UGF (media), contro i 3,80 euro della quotazione di borsa attuale. Quanto descritto sarebbe evidenziato, per quanto risulta agli interroganti, da una perizia rilasciata dalla società di revisione "Deloitte", in cui si tenta di dimostrare una valorizzazione del gruppo UGF in base agli utili attesi nel (precedente) piano industriale e mai realizzato, più un premio di maggioranza per la quota di controllo calcolato in base a dati di acquisizioni realizzati, non recentemente, ma bensì all'inizio del 2000 (periodo pre crisi);

l'articolo pubblicato sul giornale on line "Il Sole-24ore", intitolato "l'Unipol, scompare Finsoe: via alla scissione", a firma di Laura Galvagni del 10 giugno 2017, dà ampio risalto alla notizia e annuncia il parere positivo della Commissione nazionale per la società e la borsa (Consob) alla scissione della Finsoe, storica holding della cooperativa, che di fatto segnerebbe un sigillo definitivo al riassetto ai piani alti della catena di controllo del gruppo Unipol;

ciò nonostante, a parere degli interroganti, la scissione non servirebbe a semplificare e rendere trasparente la catena di controllo di Unipol, ma probabilmente ad evitare a Finsoe il ruolo di capogruppo assicurativa/bancaria, con conseguenti obblighi di trasparenza di bilancio e controlli sia da parte dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) che della Banca d'Italia; e ancora, gli obblighi di valutazione in bilancio delle attività maggiormente stringenti per gruppi bancari assicurativi, dovuti all'introduzione obbligatoria dei criteri di valutazione International financial reporting standard 9 (IFRS 9) dal 1° gennaio 2018. Difatti, attraverso la delibera di scissione, non vi sarebbe nessuna semplificazione, anzi si renderebbe ancora più complessa la struttura piramidale in essere costituendo 22 nuove società per azioni, una per ciascun socio Finsoe (con aggiunta nel nome di suffisso 2), ove confluiranno (di fatto) pro quota le azioni Unipol al prezzo attuale di carico in Finsoe;

da un'attenta analisi delle partecipazioni incrociate contabilizzate nei vari bilanci 2016, risulta agli interroganti la possibile esistenza di ipervalutazioni delle azioni UGF rispetto ai valori di mercato correnti delle azioni Unipol: "Coop Alleanza 3.0" al 580,42 per cento, "Spring2" al 694,40 per cento, creando una valutazione complessiva pari a 870 milioni di euro, mentre il valore netto intrinseco sottostante a quotazioni di borsa delle azioni Unipol, al netto dei debiti delle società veicolo nella forchetta più alta nell'ultimo anno, è solo di 144 milioni di euro. La maggiore valutazione di 736 milioni di euro confluisce a patrimonio netto, consentendo alla cooperativa di raccogliere fino a ulteriori 2,2 miliardi di euro prestito sociale;

considerato altresì che:

una corretta valutazione al fair value di quotazione media di borsa di Unipol, a giudizio degli interroganti, porterebbe alle seguenti minusvalenze in milioni di euro: "Coop Alleanza 3.0" 736, "Coop Liguria" 133, "Nova Coop" 113, "UnicoopTirreno" 114, "CoopcentroItalia" 14, "Unicoop Firenze" minusvalenze 13. Le partecipazioni in Monte dei Paschi di Siena e Carige permarrebbero anch'esse ottimizzate a valori che appaiono non congrui rispetto alle quotazioni di borsa. Una corretta valutazione fair value le condurrebbe alle seguenti minusvalenze: "Coop Liguria", azioni Carige, 33 milioni di euro; "Coop Centro Italia", azioni Monte dei Paschi di Siena, 84 milioni;

il quadro delineato, peraltro parziale, prenderebbe in esame solo il valore in bilancio delle partecipazioni, e non della valorizzazione degli immobili, e restituirebbe valori di minusvalenze latenti superiori a 1,5 miliardi di euro,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e di quali altri elementi dispongano al riguardo;

se non ritengano necessario rafforzare i presidi normativi, patrimoniali e di trasparenza a tutela dei risparmiatori che prestano fondi a soggetti diversi dalle banche, specie con riferimento a forme che coinvolgono un pubblico numeroso composto da consumatori;

se abbiano acquisito o intendano acquisire elementi in ordine alla perizia della società di revisione Deloitte finalizzata all'accertamento della corretta valutazione delle azioni della Finsoe e del gruppo cui fa capo, nonché alla correzione delle eventuali discrepanze, per agevolare la tutela dei risparmiatori;

se non intendano, nei limiti delle proprie attribuzioni, promuovere per il prestito sociale l'istituzione di una forma di garanzia solidale equivalente a quella erogata dal Fondo interbancario per la tutela dei depositi bancari;

se non ritengano necessario che siano assunte iniziative finalizzate ad un maggior controllo sui bilanci, sulle forme e sulle modalità di raccolta dei fondi delle società cooperative, che usufruiscono dei prestiti sociali nonché di tutte le società con cui insistono relazioni finanziarie, per l'affermazione del principio di trasparenza e tracciabilità dei flussi finanziari;

se non intendano adottare iniziative di competenza, anche di carattere normativo, al fine di risolvere i palesi conflitti di interessi esistenti tra le associazioni di cooperative e le loro consociate.

(3-04027)

MUNERATO, BELLOT, BISINELLA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che, a quanto risulta alle interroganti:

la situazione di semi paralisi generata dalla precaria condizione dei ponti sul Po, anello di raccordo fondamentale del traffico veicolare e area logistica strategica per il flusso commerciale fra la Lombardia e l'Emilia-Romagna, rischia di compromettere seriamente l'andamento della produzione industriale e la già flebile ripresa economica delle aziende emiliane e lombarde;

il ponte di Colorno-Casalmaggiore, ad esempio, è attualmente chiuso a causa di una grave lesione delle travi. Il senso unico alternato in prossimità del ponte Verdi, che collega il comune di Roccabianca (Parma) a San Daniele Po (Cremona), causa interminabili ore di coda;

continui disagi anche in prossimità del ponte Taro, tra Roccabianca e Sissa Trecasali, con intasamenti sul ponte Viadana-Boretto; contesto simile per il ponte Po, tra Pieve Porto Morone (Pavia) e Pievetta di Castelsangiovanni, nel piacentino, al momento in fase di manutenzione. Oltre 20.000 persone, ogni giorno, subiscono gli effetti di una situazione al limite dell'insostenibile;

i sindaci dei territori interessati hanno segnalato gravissimi danni anche al tessuto economico di tutta l'area, con preoccupanti ricadute anche in termini occupazionali, per l'appesantimento dei tempi e dei costi di trasporto delle merci. Vi è quindi un sovraccarico della rete stradale minore, con ponti e sistemi di attraversamento certamente non adeguati a fronteggiare quella che si configura come vera e propria emergenza;

la situazione appare allarmante, specie in considerazione del fatto che nel nostro Paese la maggior parte del trasporto merci avviene su gomma;

ad avviso delle interroganti, sarebbe opportuno e urgente il potenziamento della linea ferroviaria Parma-Brescia, già fatiscente prima e di certo attualmente non in grado di sostenere il sensibile aumento del numero dei pendolari, costretti a spostarsi in treno, a causa di una mobilità stradale pesantemente compromessa dalle circostanze sopra ricordate;

al potenziamento della linea ferroviaria dovrebbe poi accompagnarsi l'innalzamento dei livelli di sicurezza delle stazioni, magari attraverso sistemi di videosorveglianza, allo scopo di prevenire e disincentivare i già numerosi casi di furto e microcriminalità avvenuti nei pressi dei parcheggi, luoghi che spesso vengono lasciati in condizioni di abbandono e che, oltre tutto, per numero e dimensioni non riescono a soddisfare le esigenze dei pendolari,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle situazioni descritte e di quella riguardante il ponte Colorno-Casalmaggiore in particolare;

come intenda intervenire, per quanto di propria competenza, al fine di assicurare il rapido ripristino e l'operatività dell'infrastruttura e scongiurare l'aggravarsi dei disagi per le popolazioni dei territori interessati.

(3-04029)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

Stefano ESPOSITO - Ai Ministri per la semplificazione e la pubblica amministrazione e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

con decreto legislativo 28 settembre 2012, n. 178, si è provveduto, in attuazione della delega prevista dall'articolo 2 della legge 4 novembre 2010, n. 183, alla sostanziale riorganizzazione dell'Associazione italiana della Croce rossa (CRI) come associazione privata di interesse pubblico, soggetta alle disposizioni della legge sull'associazionismo di promozione sociale di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 383;

l'articolo 6, in particolare, ha dettato specifiche disposizioni concernenti il personale, prevedendo, tra l'altro, per quello in esubero l'attivazione di una graduale procedura di mobilità nella pubblica amministrazione;

l'articolo 7, comma 2-bis, del decreto-legge 31 dicembre 2014, n. 192, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2015, n. 11, ha esteso le disposizioni sulla mobilità del personale delle ex province anche al personale dipendente a tempo indeterminato della CRI, allo scopo di rendere più agevole il processo di riordino dell'ente stesso;

con successivo decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione del 14 settembre 2015, sono stati fissati i criteri attuativi delle citate procedure di mobilità, prevedendo innanzitutto l'inserimento nel portale della mobilità (PMG) sia dell'elenco del personale interessato sia di tutte le informazioni utili al riguardo, contestualmente prevedendo tre fasi di attuazione;

ai sensi dell'articolo 5, comma 6, del decreto legislativo n. 178, al fine di assicurare la funzionalità e il pronto impiego dei servizi resi dai Corpi CRI ausiliari delle forze armate, è stato inoltre costituito un contingente di personale militare di 300 unità di cui 150 riservate al personale del Corpo militare CRI in servizio continuativamente e senza soluzione di continuità almeno a far data dal 1° gennaio 2007;

con decreto ministeriale 9 giugno 2017, n. 163, è stata fissata nel prossimo 1° ottobre la data per il transito nei ruoli del personale civile dell'Ente strumentale alla CRI del personale militare in servizio attivo del Corpo militare che costituisce il contingente di cui al citato articolo 5;

considerato che:

a quanto risulta all'interrogante, il problema del ricollocamento del personale dipendente della Croce rossa italiana non è stato ancora completamente risolto, in particolare per quanto concerne quello a tempo determinato; risulterebbero, infatti, significative divergenze interpretative in merito all'applicazione ad esso delle citate disposizioni concernenti, in particolare, l'eventuale inquadramento nei ruoli civili dell'Ente strumentale alla CRI;

in data 25 settembre 2017, il comitato dell'Ente strumentale alla CRI, aderendo al parere favorevole espresso dal Ministero della difesa, ha deliberato di disporre che il dipartimento risorse umane provveda all'inserimento nel ruolo civile di tutto il personale in servizio attivo nel contingente militare (dunque anche di quello che non ha un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con la CRI), riservandosi tuttavia di annullare in autotutela il provvedimento qualora ritenuto successivamente non conforme alla normativa vigente;

tenuto conto che sarebbe in ogni caso opportuno chiarire la portata applicativa delle disposizioni in maniera tempestiva, al fine di non tradire successivamente le aspettative di tanti lavoratori interessati, compromettendone la stabilità occupazionale,

si chiede di sapere:

quale sia la valutazione dei Ministri in indirizzo in merito alla specifica questione e quali ulteriori informazioni utili ritengano di fornire sullo stato di avanzamento del complesso processo di ricollocamento del personale dipendente della Croce rossa italiana;

quali iniziative di competenza intendano adottare al fine di valorizzare e non disperdere, in ogni caso, l'enorme competenza e professionalità acquisita in tutti questi anni dal personale (anche volontario) della CRI altamente formato e da sempre impegnato in emergenze e calamità nazionali ed internazionali.

(4-08148)

LAI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

è in corso di esame alla Camera dei deputati la proposta di legge di modifica del codice della strada di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. Si tratta del testo C. 423-A e abbinati;

la IX Commissione permanente (Trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera ha approvato il testo base della proposta di legge che modifica, tra l'altro, gli articoli 2, 3 e 194 del codice della strada, prevedendo, in particolare, che le strade costituite da sentieri, mulattiere o tratturi siano destinate all'esclusivo passaggio di pedoni, velocipedi ed animali, introducendo un divieto per i motoveicoli fuoristrada;

le modifiche hanno sollevato le proteste della Federazione motociclistica italiana (FMI) e dell'ANCMA (Associazione ciclo, moto e accessori) che hanno mostrato perplessità sottolineando gli effetti negativi che produrrebbero sull'attività sportiva del motociclismo fuori strada;

il mancato utilizzo delle strade aventi le caratteristiche indicate dalla legge porterebbe, infatti, ad una significativa riduzione dell'attività sportiva, un'attività che negli anni ha portato all'Italia ben 19 titoli mondiali individuali Enduro, 36 titoli europei, 24 successi iridati per squadre nazionali, 6 vittorie alla Parigi Dakar;

si tratta di discipline che vengono praticate da circa 120.000 tesserati e da 15.000 piloti agonistici, senza contare tutta l'attività amatoriale che fa crescere i numeri a livello esponenziale;

considerato che:

secondo quanto segnalato da FMI ed ANCMA le previste modifiche al codice della strada bloccherebbero un mercato che negli ultimi anni ha fatto registrare aumenti di produzione e vendita dei motoveicoli e degli accessori. Si tratta di un mercato che vale 117 milioni di euro. Nel 2016 sono state vendute circa 10.000 moto per uso in fuoristrada (con un aumento del 53 per cento rispetto all'anno precedente). Sono circa 55.000 gli addetti impiegati a vario titolo in questo settore;

sarebbero, altresì, impedite diverse attività collaterali, o direttamente collegate all'utilizzo delle moto nelle strade bianche, stante l'impossibilità di usufruire dei mezzi a motore a supporto delle stesse attività;

si rischia, in definitiva, di creare pregiudizio ad un settore che riguarda almeno mezzo milioni di utenti, senza contare chi verrebbe colpito indirettamente dalle conseguenze legate alla modifica del codice della strada nei modi e nei termini attuali,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che, durante l'iter parlamentare della proposta di legge, occorra valutare quanto descritto;

se non ritenga necessario favorire l'accoglimento delle esigenze e delle indicazioni segnalate dalla FMI e dall'ANCMA, al fine di non pregiudicare l'attività di un settore fortemente in crescita sia dal punto di vista del numero dei praticanti (agonisti e amatoriali) sia dell'indotto economico.

(4-08149)

GIOVANARDI, FUCKSIA, COMPAGNA, ARACRI, AUGELLO, DAVICO, QUAGLIARIELLO, BILARDI, BONFRISCO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

il Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige sta discutendo il disegno di legge di iniziativa della Giunta regionale istitutiva di un nuovo Comune, frutto della fusione dei Comuni di Pozza di Fassa e Vigo di Fassa ed a cui sarebbe assegnata la denominazione nella sola lingua della minoranza linguistica ladina di Sen Jan di Fassa, omettendo la pur diffusa dizione in lingua italiana di San Giovanni. L'aggiunta della specificazione "di Fassa", dal nome in lingua italiana della valle in cui insisterebbe, non rende italiano un nome che rimane nella sua parte fondamentale nella sola lingua ladina;

né vale sostenere che sulla denominazione di Sen Jan di Fassa-Sen Jan ci sia stato un favorevole pronunciamento popolare attraverso referendum consultivo. Il referendum infatti è per sua natura consultivo e la modifica linguistica non modifica la scelta di individuare nella località di San Giovanni-Sen Jan il luogo che attribuisce il nome al nuovo Comune. Si dovrebbe potere intendere la modifica in San Giovanni di Fassa-Sen Jan un puro adeguamento formale. Ma la Giunta regionale non vi ha provveduto e nemmeno la maggioranza del Consiglio regionale avrebbe in animo questa volontà, lasciando aperta, ad avviso degli interroganti, la ferita e costituendo il precedente di un Comune italiano senza denominazione in lingua italiana;

considerato che:

l'istituzione di un nuovo Comune è un fatto non meramente amministrativo, ma ha un valore politico, morale e culturale di enorme significato;

appare evidente e scontato, secondo gli interroganti, che in un territorio la cui natura plurilingue ha giustificato la concessione dell'autonomia, come nel territorio della regione Trentino-Alto Adige, il valore del plurilinguismo debba essere considerato come opportunità, dovere e ricchezza e non limitazione o vincolo. Si tratta della ragione per cui si ritiene che, traendo obbligo formale dallo statuto di autonomia e dall'art. 6 della Costituzione attuato con legge n. 482 del 1999, ma anche dall'opportunità morale del riconoscersi cittadini di un territorio plurilingue, il vincolo all'utilizzo delle denominazioni plurali dei Comuni, ove esistente questa forma plurale nella tradizione delle articolate culture del territorio, costituisca un inequivocabile dovere;

numerosi presupposti di ordine giuridico supportano il vincolo all'uso anche della lingua italiana per la denominazione di un Comune, come di seguito rappresentato;

la Costituzione della Repubblica all'articolo 6 recita: "La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche". Il principio ha avuto piena applicazione con l'approvazione degli statuti speciali per singole realtà regionali dove la specificità linguistica plurima è stata la principale giustificazione e legittimazione di quadri autonomistici complessi;

lo statuto di autonomia per il Trentino-Alto Adige disciplina, con il suo corollario di norme di attuazione, la tutela delle minoranze linguistiche tedesca e ladina insediate sul territorio della provincia di Bolzano. Lo statuto di autonomia riserva però una tutela specifica, nel quadro regionale, anche per le minoranze dislocate nella porzione trentina del territorio del Trentino-Alto Adige. All'articolo 102 si legge: "Le popolazioni ladine e quelle mochene e cimbre dei comuni di Fierozzo, Frassilongo, Palú del Fersina e Luserna hanno diritto alla valorizzazione delle proprie iniziative ed attività culturali, di stampa e ricreative, nonché al rispetto della toponomastica e delle tradizioni delle popolazioni stesse";

la citazione riservata dall'art. 102 dello statuto alle "popolazioni ladine", nell'ambito dei vincoli alle tutele delle stesse da parte della legislazione regionale e provinciale, estende il tema della tutela della minoranza ladina alla responsabilità dei tre soggetti legislativi e amministrativi operanti sul territorio regionale, ossia le Province autonome di Trento e di Bolzano e la Regione Trentino-Alto Adige. La Regione assume quindi un chiaro ruolo propulsore e di garante in questo ambito. Ma il dettato prevede una tutela della toponomastica ladina, non la sostituzione di quella italiana con quella ladina;

l'articolo 7 del medesimo statuto di autonomia detta indirizzi precisi in ambito di esercizio del potere legislativo primario in tema di toponomastica. Recita: "Con leggi della Regione, sentite le popolazioni interessate, possono essere istituiti nuovi comuni e modificate le loro circoscrizioni e denominazioni". Appare evidente ed espressa la competenza primaria in materia di denominazione dei Comuni e nuova istituzione degli stessi con la necessaria e conseguente adozione di un provvedimento legislativo di indicazione ed approvazione della relativa denominazione. Un nuovo Comune, anche se nato da fusione, deve ottenere la sua denominazione; questo potere lo esercita la Regione, nel rispetto del procedimento amministrativo fissato dalle leggi regionali, che prevedono anche l'esercizio del referendum fra le popolazioni interessate;

lo statuto fissa competenze proprie e speciali per la Provincia autonoma di Bolzano, compreso l'espresso obbligo del bilinguismo nella toponomastica e l'enunciazione del diritto all'approvazione di elenchi di denominazioni in lingua tedesca che si affianchino alla toponomastica in lingua italiana (art. 101: "Nella provincia di Bolzano le amministrazioni pubbliche devono usare, nei riguardi dei cittadini di lingua tedesca, anche la toponomastica tedesca, se la legge provinciale ne abbia accertata l'esistenza ed approvata la dizione"). L'articolo 101 esercita la sua efficacia solo sulla provincia di Bolzano; f) la competenza legislativa e l'obbligo del bilinguismo nella sola provincia di Bolzano è integrato dall'articolo 8, che cita la espressa competenza primaria in materia di "toponomastica, fermo restando l'obbligo della bilinguità nel territorio della provincia di Bolzano";

allo stesso articolo 101 dello statuto, in ogni caso, viene enunciato un principio che indirettamente esercita i suoi effetti di orientamento (al contrario dell'articolo 8) sull'intero territorio regionale, ossia che le "amministrazioni pubbliche devono usare, nei riguardi dei cittadini di lingua tedesca, anche la toponomastica tedesca", ossia in aggiunta (anche) ad altra toponomastica, ossia quella italiana;

tale richiamo all'inviolabilità della lingua italiana (non costituisce limitazione della stessa l'affiancamento di altra toponomastica, nella lingua della minoranza, ma ciò non presuppone mai la sua sostituzione ma solo per l'appunto il suo affiancamento) è rintracciabile ancora una volta nello statuto di autonomia all'articolo 99 che recita: "Nella regione la lingua tedesca è parificata a quella italiana che è la lingua ufficiale dello Stato. La lingua italiana fa testo negli atti aventi carattere legislativo e nei casi nei quali dal presente Statuto è prevista la redazione bilingue";

la lingua italiana nell'intera regione è la lingua ufficiale dello Stato e fa testo. La sua espressione non può essere ridimensionata con provvedimenti limitativi. I diritti delle minoranze linguistiche si esercitano affiancando la lingua della minoranza e non sostituendo la lingua dello Stato. Vanno richiamati per questa ragione i principi costituzionali già precedentemente inseriti nel breve compendio di norme che il disegno di legge 94/XV evoca;

l'articolo 6 della Costituzione è stato attuato con legge n. 482 del 1999, recante "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche". Benché essa sia legge ordinaria e quindi non facente parte del corpo di norme costituzionali che sostanziano lo statuto di autonomia per la regione del Trentino-Alto Adige, la norma attua la Costituzione e quindi fissa principi di carattere generale in tema di minoranze linguistiche che negli ambiti non espressamente normati dalla legislazione speciale non possono essere ignorati. All'articolo 1 si afferma quanto è già disciplinato dallo statuto di autonomia per il Trentino-Alto Adige: "La lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano. La Repubblica, che valorizza il patrimonio linguistico e culturale della lingua italiana, promuove altresì la valorizzazione delle lingue e delle culture tutelate dalla presente legge". Questo principio è stato sostanziato dalla legislazione speciale con l'introduzione del bilinguismo in provincia di Bolzano e l'obbligo della valorizzazione della toponomastica delle minoranze nell'ambito regionale (ladini, mocheni, cimbri). L'articolo 2 ricorda al pubblico più disattento la complessità linguistica del territorio italiano citando le minoranze di principale consistenza in Italia, "albanesi, catalani, germanici (al di fuori della provincia di Bolzano esistono altre comunità di origine germanica disseminate nell'arco alpino), greci, sloveni e croati". Ma la legge intende citare espressamente anche le minoranze minori già tutelate con gli statuti di autonomia delle regioni speciali e cita diverse lingue: il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo;

la legge n. 482 del 1999 riconosce un ambito di iniziativa che prevede interventi specifici che non intacchino in ogni caso la lingua e la cultura italiana, interpretando il principio costituzionale de "l'aggiungere, non sostituire";

medesimo presupposto è riformulato all'articolo 4 della legge n. 482 del 1999: "Nelle scuole materne dei comuni di cui all'articolo 3,", cioè i comuni di insediamento delle comunità delle minoranze sopra richiamate, "l'educazione linguistica prevede, accanto all'uso della lingua italiana, anche l'uso della lingua della minoranza per lo svolgimento delle attività educative. Nelle scuole elementari e nelle scuole secondarie di primo grado è previsto l'uso anche della lingua della minoranza come strumento di insegnamento";

come all'articolo 101 dello statuto di autonomia, anche nella legge n. 482 del 1999 si usa la parola "anche". La lingua della minoranza si aggiunge a quella dello Stato che nell'ambito della regione Trentino-Alto Adige ha potuto contare su una effettiva "parificazione" (art. 99), che in ogni caso non elude, nelle comunicazioni rivolte alla generalità dei cittadini, l'uso della lingua italiana;

la primazia della lingua italiana è espressa all'articolo 7 della legge sulla tutela delle minoranze linguistiche: "Qualora gli atti destinati ad uso pubblico siano redatti nelle due lingue, producono effetti giuridici solo gli atti e le deliberazioni redatti in lingua italiana", mentre l'articolo 8 recita: "Il consiglio comunale può provvedere, con oneri a carico del bilancio del comune stesso, in mancanza di altre risorse disponibili a questo fine, alla pubblicazione nella lingua ammessa a tutela di atti ufficiali dello Stato, delle regioni e degli enti locali nonché di enti pubblici non territoriali, fermo restando il valore legale esclusivo degli atti nel testo redatto in lingua italiana". Ma quello che va richiamato con decisione a riferimento dell'orientamento generale in materia di tutela delle minoranze linguistiche di ispirazione costituzionale è l'articolo 10 che si cita integralmente: "Nei comuni di cui all'articolo 3,", cioè quelli in cui è attestata la presenza di una significativa minoranza linguistica, "in aggiunta ai toponimi ufficiali, i consigli comunali possono deliberare l'adozione di toponimi conformi alle tradizioni e agli usi locali". In aggiunta. Mai in sostituzione;

la procedura di determinazione di una nuova denominazione di Comune nell'ambito del territorio del Trentino-Alto Adige è, come anticipato, disciplinata dal testo unico e coordinato delle leggi regionali per l'esercizio del referendum consultivo, di cui all'art. 7 dello statuto speciale nei comuni della regione. Nulla si dice, nella legislazione regionale, in materia di uso della lingua per le denominazioni dei Comuni della regione;

la legge n. 482 del 1999, all'articolo 18, colma questo vuoto normativo: "Nelle regioni a statuto speciale l'applicazione delle disposizioni più favorevoli previste dalla presente legge è disciplinata con norme di attuazione dei rispettivi statuti. Restano ferme le norme di tutela esistenti nelle medesime regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano. Fino all'entrata in vigore delle norme di attuazione di cui al comma 1, nelle regioni a statuto speciale il cui ordinamento non preveda norme di tutela si applicano le disposizioni di cui alla presente legge";

non essendo definita alcuna disciplina organica in tema di bilinguismo o plurilinguismo per le denominazioni dei Comuni (e solo dei Comuni, non di qualunque altra località o area di circolazione stradale, non di competenza della regione), la legge n. 482 del 1999, nelle more dell'approvazione di una specifica norma di attuazione con il concorso attuale della Commissione dei dodici, esercita i suoi pieni effetti disciplinando il vincolo dell'affiancamento di una qualunque denominazione nella lingua della minoranza a quella nella lingua italiana (articolo 18). Di ciò si deve necessariamente tenere conto nell'esercizio della funzione legislativa da parte del Consiglio regionale;

la legge provinciale trentina n. 16 del 1987, recante "Disciplina della toponomastica", al capo II "Uso della toponomastica", definisce criteri e modalità delle procedure di attribuzione delle denominazioni di frazioni (articolo 7) e di "strade, piazze ed edifici pubblici" (articolo 8), mentre è escluso un potere di intervento legislativo in materia di denominazioni o ridenominazioni dei Comuni. Che è competenza infatti della Regione. In ogni caso la legge provinciale disciplina che, benché le raccolte dei nomi volgari costituiscano una finalità della legge "ferme restando le denominazioni attribuite in base agli articoli precedenti che hanno carattere ufficiale, le amministrazioni comunali possono deliberare di affiancare ad esse i toponimi tradizionalmente usati in sede locale, purché questi non costituiscano minime varianti grafiche rispetto alle denominazioni ufficiali" (articolo 10). Le denominazioni "tradizionali" (così vengono definite) di luoghi e aree di circolazione stradale sono affiancate a quelle ufficiali (italiane), e non le sostituiscono;

è ancora la legge provinciale trentina n. 6 del 2008, recante "Norme di tutela e promozione delle minoranze linguistiche locali", a definire meglio i limiti dell'iniziativa amministrativa in materia di toponomastica nei territori in cui insistono le minoranze linguistiche nel Trentino. Essa ricorda che c'è un grande margine di azione nell'ufficializzazione di denominazioni nelle lingue della minoranza nei repertori ufficiali delle denominazioni del Trentino, ma ciò vale esclusivamente per le denominazioni di aree di circolazione stradale o di località, ma "fatte salve le denominazioni dei comuni" (articolo 19), che rimangono senza alcun dubbio bilingui. Nella medesima legge vengono citati gli ambiti di insediamento tradizionale della minoranza e vengono indicati con la denominazione dei comuni, tutte rigorosamente bilingui: "Il territorio dei comuni di Campitello di Fassa-Ciampedel, Canazei-Cianacei, Mazzin-Mazin, Moena, Pozza di Fassa-Poza, Soraga e Vigo di Fassa-Vich costituisce, all'interno della provincia di Trento, territorio di insediamento storico della popolazione ladina, parte della comunità ladina dolomitica. 2. Il territorio dei comuni di Fierozzo-Vlarotz, Frassilongo-Garait e Palù del Fersina-Palai en Bernstol costituisce, all'interno della provincia di Trento, territorio di insediamento storico della popolazione mòchena. 3. Il territorio del comune di Luserna-Lusérn costituisce, all'interno della provincia di Trento, territorio di insediamento storico della popolazione cimbra";

i Comuni non possono ottenere denominazioni in una sola lingua, ribadisce anche la legge provinciale trentina, il vincolo dello statuto e degli orientamenti costituzionali è prevalente e in assenza di norma di attuazione, la legislazione regionale (competente in materia di denominazione e ridenominazione dei Comuni) deve attenersi ai principi richiamati dalla legge n. 482 del 1999, che vincola al rispetto delle denominazioni nelle lingue nazionale e della minoranza, ma non la sostituzione di una lingua con un'altra;

quanto esposto è coerente con lo stesso decreto legislativo n. 592 del 1993, recante "Norme di attuazione dello Statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige concernenti disposizioni di tutela delle popolazioni ladine, mochena e cimbra della provincia di Trento";

nel disporre una serie di misure in parte attuate dalla Provincia autonoma di Trento e che attribuiscono un valore alla lingua della minoranza che mai assorbe e sostituisce ma sempre integra quella dello Stato (italiana), si citano espressamente i nomi dei Comuni entro i quali insistono le minoranze linguistiche. Per quanto riguarda il territorio ladino si dice: "Individuazione delle località ladine - Ai fini del presente decreto sono località ladine i comuni di Campitello di Fassa-Ciampedel, Canazei-Cianacei, Mazzin-Mazin, Moena-Moena, Pozza di Fassa-Poza, Soraga-Soraga e Vigo di Fassa-Vich" (articolo 5). Le versioni dei toponimi dei Comuni sono nelle due lingue, in italiano e ladino e sempre in forma trasparente e non ambigua,

si chiede di sapere:

come si valuti il primo caso italiano di Comune di nuova costituzione (mediante fusione) a cui non sia assegnato un nome in lingua italiana (San Giovanni), ma solo nella lingua della minoranza linguistica (Sen Jan), pur in presenza della denominazione italiana storicamente fondata e comunemente utilizzata, sia in sede amministrativa che di pubblicistica;

come si intenda intervenire per riaffermare il rispetto e la salvaguardia delle denominazioni anche in lingua italiana, oltre che in quelle delle minoranze linguistiche, per i Comuni anche di nuova costituzione del territorio regionale del Trentino-Alto Adige.

(4-08150)

MANCONI - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che:

R.A., di nazionalità marocchina, sulla cui vicenda l'interrogante ha presentato al Ministro della giustizia gli atti di sindacato ispettivo 4-04671 e 4-04972, tuttora senza risposta, è attualmente trattenuto presso il centro permanente per il rimpatrio di Torino;

il Signor A. ha finito di scontare la sua pena detentiva in data 5 settembre 2017 e nel mese di agosto 2017 il Tribunale di sorveglianza di Torino ha accolto l'opposizione presentata contro il decreto di espulsione come misura alternativa al carcere. Nelle motivazioni dell'accoglimento si può leggere che la decisione è stata presa in quanto A. è sposato con una cittadina italiana, motivo espressamente previsto dall'articolo 19, comma 2, lett. c), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, il quale dispone che non possa essere espulso lo straniero convivente "con il coniuge di nazionalità italiana";

il prefetto di Sassari ha successivamente adottato un nuovo provvedimento di espulsione nei confronti di R.A., adducendo motivi imperativi di pubblica sicurezza, senza però specificarli, e basando il provvedimento esclusivamente sulle precedenti condanne già espiate;

il 4 agosto 2017, la Procura della Repubblica di Prato emesso un avviso di conclusione di indagini preliminari e contestualmente un'informazione di garanzia nei confronti di 4 agenti di Polizia penitenziaria, indagati per lesioni personali a seguito di una denuncia presentata nei loro confronti dal signor A.;

dal registro informatizzato delle notizie di reato delle Procure della Repubblica di Milano e Genova, R.A. risulta essere iscritto in qualità di parte offesa in alcuni procedimenti; per gli stessi fatti e circostanze in cui egli denuncia abusi e violenze, risulta essere altresì indagato,

si chiede di sapere:

quali informazioni risultino ai Ministri in indirizzo rispetto ai fatti riportati;

se, in considerazione dei procedimenti in cui è coinvolto, il provvedimento di espulsione nuovamente adottato dal prefetto di Sassari nei confronti di R.A. non rappresenti una lesione del diritto costituzionale di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti, cosa che sarebbe impossibilitato a fare se espulso, e del diritto alla difesa;

se, in considerazione del matrimonio di R.A. con una donna di cittadinanza italiana, matrimonio la cui effettività e attualità è stata riconosciuta dallo stesso Tribunale di sorveglianza di Torino, il provvedimento di espulsione non debba essere considerato nullo.

(4-08151)

GASPARRI - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante:

sembrerebbe che a fine luglio 2017 ci sia stato un furto a Castel Sant'Angelo (Roma) e, solo molto più tardi, un addetto alle pulizie se ne sarebbe accorto;

sarebbe stata rubata una stampa del '600, la più antica tra quelle esposte relative a tale periodo, dedicata alla "Girandola di Castello" del valore indicativo di 1.500 euro;

la stampa era esposta nella prima saletta a sinistra del settore "salette di Alessandro VI" che si affaccia sull'omonimo cortile che d'estate viene aperto al pubblico nelle ore serali e ospita spettacoli vari;

dal 2012, in queste salette, è presente una piccola esposizione di opere raffiguranti Castel Sant'Angelo (quadri, stampe, ceramiche);

a quanto risulta all'interrogante, anche i carabinieri, accorsi dopo essere stati chiamati, sarebbero rimasti perplessi dal fatto che solo la signora delle pulizie si fosse accorta del furto;

sembra che le salette, inclusa la sala dell'armeria, restino aperte nonostante sia carente il personale di sorveglianza;

risulta che le ultime riforme del ministro Franceschini abbiano determinato una riduzione della pianta organica del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, causando un'evidente diminuzione degli addetti alla sorveglianza a Castel Sant'Angelo;

pare che le poche unità di addetti alla vigilanza rimasti in servizio a Castel Sant'Angelo siano state ulteriormente assottigliate per essere trasferite a palazzo Venezia, in altre sale storiche e al portone Peruzzi;

con l'apertura di un'ulteriore uscita dei visitatori nei giardini e non dal portone principale, sembra che si debba presidiare nuova uscita, dove è ubicato il portone Peruzzi, prevedendo un solo custode sia per il giorno che per la notte, senza apparecchiature telefoniche e senza gabbiotto che lo ripari in caso di pioggia;

sembra che le sale in cui è avvenuto il furto non fossero servite da telecamere e relativi allarmi, e quindi fossero esposte a barbare tentazioni;

risulta all'interrogante che negli ultimi mesi ci siano state difficoltà nelle turnazioni notturne,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto, accertandone le responsabilità, e quali iniziative intenda intraprendere per porre rimedio alle evidenti problematiche di sicurezza di Castel Sant'Angelo;

se non ritenga necessario provvedere ad una ricognizione del sito, verificandone lo stato di manutenzione e conservazione, l'idonea distribuzione del personale di sorveglianza in tutte le sale espositive e valutando la collocazione dei necessari e indispensabili dispositivi di sicurezza.

(4-08152)

GASPARRI - Al Ministro della giustizia - Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante:

soltanto in questi giorni, arrivano ad una svolta le indagini sull'on. Esterino Montino, capogruppo PD alla Regione Lazio e dal 10 giugno 2013 sindaco di Fiumicino (Roma), ed altri esponenti del PD in qualità di consiglieri regionali che erano stati già al centro di molte polemiche relative all'uso dei fondi spettanti ai gruppi regionali stessi;

all'epoca dei fatti, la Procura di Roma avviò eclatanti inchieste nei confronti di esponenti di vari settori politici di cui parlarono a lungo la stampa e le televisioni, senza però intervenire sull'onorevole Montino, di cui pure si era molto discusso pubblicamente,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non valuti la necessità di intervenire, avvalendosi delle prerogative ispettive conferitegli dall'ordinamento, presso la Procura della Repubblica di Roma, anche al fine di chiarire se eventuali carenze funzionali nell'azione della Procura abbiano avuto ripercussioni sulle vicende esposte nelle premesse.

(4-08153)

AUGELLO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

AceaAmbiente Aprilia (ex Kyklos), in via delle Ferriere al chilometro 15, Aprilia (Latina), a pochi passi dal confine di Nettuno (Roma), gestisce un impianto per il recupero mediante trattamento biologico di rifiuti non pericolosi (compostaggio e digestione anaerobica), che dal 2010 ha progressivamente aumentato il conferimento con conseguente aumento dell'inquinamento olfattivo;

nel 2012 si è costituito il comitato "No Miasmi" allo scopo ottenere una riduzione sostanziale delle emissioni odorigene, vigilando altresì sul corretto funzionamento dell'impianto nel rispetto delle normative vigenti in materia ambientale e di sicurezza, anche attraverso una serie di esposti alle autorità competenti;

nel corso degli anni si sono verificati numerosi episodi di disfunzione e alcuni incidenti, tra cui un grave incendio nel 2012: due operai sono morti durante le operazioni di trasporto del percolato a causa delle esalazioni di acido solfidrico, con seguente blocco delle attività e sequestro dell'impianto fino al 2015;

l'impianto è stato costruito sotto una linea di alta tensione che ha impedito durante l'ultimo incendio verificatosi nell'anno 2012 la corretta procedura di spegnimento da parte del Corpo dei Vigili del fuoco, i quali sono stati impossibilitati ad usare gli idranti per l'eccessiva vicinanza ai cavi di alta tensione. I vigili si sono limitati a presidiare tale incendio per i giorni successivi. Questo ha portato all'emissione prolungata di fumi tossici e conseguenti cattivi odori sprigionati dall'impianto, che sono stati inalati dalla popolazione per numerosi giorni dopo l'accaduto;

considerato che:

nel 2013 l'impianto aveva ottenuto le autorizzazioni ambientali necessarie all'esercizio con autorizzazione unica (ex art. 208 del decreto legislativo n. 152 del 2006) n. 28930 rilasciata dalla Provincia di Latina;

a seguito dell'entrata in vigore del decreto legislativo n. 46 del 2014, avente ad oggetto l'attrazione della direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento), la società ha presentato istanza di autorizzazione integrata ambientale (AIA) alla Regione Lazio che ha avviato la procedura di conferenza dei servizi, conclusasi con la determinazione n. G08242;

nelle circolari del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare n. 22295 del 27 ottobre 2014 e n. 12422 del 17 giugno 2015 era richiamato l'obbligo di rilasciare l'AIA per l'impianto entro il termine del 7 luglio 2015;

la Regione Lazio con determinazione n. G08408 del 7 luglio 2015 ha rilasciato in prima istanza a Kyklos Srl l'AIA per l'istallazione funzionale alla produzione di compost di qualità, mediante il trattamento biologico di rifiuti non pericolosi, autorizzando la ripresa dei conferimenti dei rifiuti ma prescrivendo al gestore dell'impianto di osservare tutte le condizioni richiamate nell'allegato tecnico e nel piano di monitoraggio e controllo, oltre alle garanzie finanziarie;

la Regione Lazio con la nota prot. n. 555249 del 7 novembre 2016, a seguito degli esiti delle previste attivita? di controllo effettuate da ARPA Lazio presso l'installazione, disponeva, tra l'altro, che la Kyklos Srl presentasse apposita istanza di modifica, al fine di dotare le porte di accesso delle vasche di stoccaggio dei rifiuti costituiti da fanghi di depurazione e rifiuti organici, di un tunnel d'ingresso a doppia porta, anche di tipo mobile, al fine di minimizzare gli effetti delle emissioni odorigene, garantendo che gli ingressi dei rifiuti nell'impianto assicurassero che l'ammendante prodotto fosse stoccato esclusivamente all'interno del capannone di maturazione e non sui piazzali esterni;

considerato che:

AceaAmbiente Aprilia non ha ancora messo in atto tutte le prescrizioni e le istanze di modifica disposte dalle autorità competenti per garantire la sicurezza e per ridurre l'inquinamento olfattivo e pertanto l'impianto continua a presentare gravi inefficienze tecniche ed operative;

l'impianto durante l'estate 2017 ha subito forti cali di tensione dell'energia elettrica con conseguente malfunzionamento di tutte le apparecchiature atte ad eliminare i cattivi odori, non avendo la dotazione necessaria a sopperire ai cali di corrente elettrica (gruppi elettrogeni);

il sistema di biofiltrazione dell'impianto non è evidentemente in grado di garantire un'idonea depurazione degli agenti inquinanti e di abbattimento delle emissioni odorigene, poiché i miasmi che fuoriescono causano forti disagi alla popolazione delle aree circostanti, ma anche a numerosi chilometri di distanza;

inoltre, adiacente a tale impianto, l'Acea ha ottenuto tutte le autorizzazioni per costruire una centrale "biogas" per la produzione di energia elettrica. Essa sorgerà nel mezzo di vigneti e frutteti a pochi metri da case e zone residenziali, in cui sono presenti produzioni di eccellenza di uve da tavola, di olii extravergine di oliva e di vini di alta qualità del Lazio e d'Italia, oltre a tante altre attività commerciali;

considerato inoltre che, a seguito delle denunce dei cittadini, è stato riscontrato che invece la lavorazione del rifiuto avviene a porte aperte con conseguente produzione di forti emissioni e relativo impatto ambientale negativo per il benessere e la salute dei cittadini, così come anche per le colture alimentari, vista la presenza di numerose aziende agricole;

tenuto conto che la sentenza della Corte costituzionale n. 2240 del 18 gennaio 2017 stabilisce che i cittadini hanno diritto ad un risarcimento per le emissioni maleodoranti prodotte che hanno un impatto olfattivo molesto, anche quando tali emissioni sono autorizzate e nei limiti previsti dalla legge, poiché la Cassazione, in fatto di cattivi odori, ritiene inadeguato a proteggere l'ambiente e la salute umana il criterio della "normale tollerabilità", individuando invece la tutela del principio della "stretta tollerabilità",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda verificare, presso le autorità competenti della Regione Lazio, se AceaAmbiente Aprilia abbia realizzato e collaudato tutte le e necessarie ed urgenti procedure e le opere di adeguamento e se siano state rispettate tutte le prescrizioni per ridurre l'inquinamento odorigeno e per garantire la piena applicazione delle norme a tutela della salute pubblica, della sicurezza e dell'ambiente;

se intenda sollecitare l'Arpa Lazio ad effettuare rilevazioni periodiche con le tecnologie più adatte al fine di accertare l'emissione di polveri ed odori molesti.

(4-08154)

ASTORRE, ANGIONI, SCALIA, FABBRI, FASIOLO, RUTA, PEZZOPANE, CALEO, Stefano ESPOSITO, CHITI, SPILABOTTE, D'ADDA, MOSCARDELLI, CIRINNA' - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno - Premesso che:

il punto 3.3 del "Principio contabile applicato concernente la contabilità finanziaria" di cui all'allegato 4/2 del decreto legislativo n. 118 del 2011 prevede che nei bilanci di previsione degli enti locali, per i crediti di dubbia e difficile esazione accertati nell'esercizio è "effettuato un accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità, vincolando (...) una quota dell'avanzo di amministrazione" calcolato in base all'andamento degli incassi nei esercizi precedenti (la media del rapporto tra incassi e accertamenti per ciascuna tipologia di entrata);

lo stesso principio prevede che "Nel 2016 per tutti gli enti locali lo stanziamento di bilancio riguardante il fondo crediti di dubbia esigibilità è pari almeno al 55 per cento, nel 2017 è pari almeno al 70 per cento, nel 2018 è pari almeno all'85 per cento e dal 2019 l'accantonamento al fondo è effettuato per l'intero importo", come dall'integrazione introdotta dall'articolo 1, comma 509, della legge n. 190 del 2014 (legge di stabilità per il 2015);

considerato che:

negli ultimi 5 anni i trasferimenti statali a favore degli enti locali, che non rientrano nel calcolo del fondo crediti di dubbia esigibilità, sono stati sostituiti da entrate tributarie (IMU e TASI) che sono riscosse direttamente dai Comuni e a fronte delle quali viene effettuato l'accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità per la parte non riscossa;

la negativa congiuntura economica e finanziaria degli ultimi anni ha peggiorato la capacità di riscossione delle entrate degli enti locali;

il peggioramento della capacità di riscossione comporta l'aumento delle somme da accantonare obbligatoriamente al fondo crediti di dubbia esigibilità;

per effetto del metodo di calcolo previsto dalla vigente normativa, nel 2019, l'accantonamento obbligatorio al fondo crediti di dubbia esigibilità, nella maggior parte dei Comuni italiani, arriverà a pesare più del 20 per cento del totale della spesa corrente;

stante la rigidità della spesa corrente dei Comuni italiani, non ulteriormente comprimibile, sarà difficile, per i sindaci, riuscire a quadrare i bilanci preventivi triennali, ed essi dovranno, nella migliore delle ipotesi, rinunciare ad erogare i servizi o, nel peggiore dei casi, dichiarare, da subito, il dissesto finanziario;

considerato inoltre che i Comuni erogano principalmente servizi alla persona e di sostegno alle categorie sociali più deboli,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e se intendano valutare l'opportunità di alleggerire il peso dell'accantonamento obbligatorio al fondo crediti di dubbia esigibilità intervenendo sul metodo di calcolo dello stesso o concedendo più tempo ai Comuni, quindi oltre l'esercizio 2019, per il raggiungimento dell'intero importo.

(4-08155)

CANDIANI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

il collocamento lavorativo mirato delle persone con disabilità, nonostante i ripetuti interventi normativi posti in essere dal legislatore, per alcuni soggetti sembra ancora un'utopia;

è il caso di un ragazzo non vedente, S.R., assunto con un contratto a tempo indeterminato presso la motorizzazione civile di Firenze il 23 marzo 2017, con un periodo di prova di due mesi dal 23 marzo al 23 maggio 2017;

con determina dirigenziale n. 178 del 26 maggio si disponeva il mancato superamento del periodo di prova, adducendo, quali motivazioni, la ministeriale del 24 maggio 2017, prot. n. 6443, del direttore dell'ufficio della motorizzazione civile di Firenze, dottor Domenico Restivo, che relaziona gli uffici competenti su gravi e ripetuti episodi di aggressioni fisiche e verbali nei confronti, tra gli altri, del direttore medesimo, e più in generale, una violazione, da parte dell'assunto in prova, del regolamento sul codice di comportamento dei dipendenti pubblici;

il signor R. ha, in un primo momento, impugnato tale provvedimento, dichiarandosi una vittima del direttore, il quale, durante una convocazione in data 11 aprile, definendolo "cieco" gli imponeva l'uso del bastone bianco, e successivamente rinunciato alla causa perché impossibilitato a sostenerne le spese;

a giudizio dell'interrogante le circostanze addotte a giustificazione del mancato superamento del periodo di prova risultano incompatibili con lo stato di disabilità del dipendente licenziato,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano far luce su quanto esposto, al fine di accertare eventuali discriminazioni sui luoghi di lavoro e, in caso di riscontri positivi, di adottare gli opportuni provvedimenti disciplinari nei riguardi dei responsabili.

(4-08156)

TOCCI - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che nelle disposizioni generali del decreto ministeriale n. 44 del 23 gennaio 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 59 dell'11 marzo 2016, del processo di riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, si individuano quali obiettivi generali della riforma: "rendere più efficiente l'amministrazione periferica di tutela del patrimonio culturale"; la necessità che, nelle soprintendenze di archeologia, belle arti e paesaggio (SABAP), "sia assicurata la presenza di tutte le professionalità specifiche richieste per un adeguato svolgimento delle funzioni di tutela del patrimonio culturale"; "la necessità di valorizzare il patrimonio archeologico della Nazione". Più in generale, l'intento è l'affermazione di una visione olistica del patrimonio culturale, come ribadito in più occasioni dallo stesso Ministro in indirizzo;

considerato che:

la riorganizzazione del sistema delle soprintendenze sul territorio nazionale provoca in diversi casi effetti opposti rispetto a quelli prefissati dall'intervento normativo;

nella separazione tra musei e soprintendenze la suddivisione del personale determina in alcuni casi la mancanza del numero minimo di competenze che sono necessarie per lo svolgimento degli adempimenti di legge;

nella separazione si creano difficoltà logistiche e gestionali nell'utilizzo degli strumenti comuni, soprattutto delle documentazioni d'archivio indispensabili per lo svolgimento dei compiti di istituto;

l'attribuzione delle professionalità non sempre corrisponde alle responsabilità che devono assolvere le diverse strutture territoriali;

la frammentazione delle competenze spesso smentisce la promessa del principio olistico e anzi rende impossibile la gestione integrata di sistemi culturali di forte carattere unitario;

le disfunzioni sopra richiamate trovano esempi concreti in molte realtà territoriali, come negli esempi che seguono;

a Roma è clamorosa la smentita del principio olistico. I Fori e il Colosseo sono ricaduti sotto la responsabilità di una nuova soprintendenza denominata "parco archeologico", la cui competenza si arresta a porta Capena, non comprendendo l'importante area del foro Boario che ne è parte integrante. Qui subentra un'altra soprintendenza appellata come "speciale", la quale gestisce soltanto un piccolo tratto che termina a porta San Sebastiano. Dalle mura, infatti, il cammino ricade sotto la gestione del parco archeologico dell'Appia, il quale, a sua volta, opera nello stesso territorio di competenza di una preesistente istituzione di emanazione regionale, conosciuta come parco dell'Appia. Infine, su varie parti insiste da sempre anche la soprintendenza capitolina che gestisce beni di grande rilievo, ivi compresi i Fori imperiali e il circo di Massenzio. Pertanto, sono ben 5 le istituzioni, tre statali, una regionale e una comunale, preposte al governo della più importante area archeologica del Paese;

l'estrema frammentazione di competenze impedisce la gestione integrata del complesso Fori-Appia, il quale è sempre stato considerato un sistema unitario proprio in base agli studi e alle pianificazioni che gli uffici ministeriali hanno promosso a suo tempo con il coinvolgimento della cultura urbanistica romana, di Italo Insolera, Antonio Cederna e Leonardo Benevolo;

inoltre, la recente sentenza del Consiglio di Stato ha precisato che il direttore del parco archeologico del Colosseo svolge funzioni di valorizzazione tecnica ed economica e solo "sporadicamente" si occupa anche di tutela. Da tale autorevole dichiarazione nasce quindi l'interrogativo su chi debba svolgere la tutela di uno dei più importanti monumenti al mondo, visto che la riorganizzazione ministeriale ha lasciato scoperta proprio tale funzione;

ancora, l'Appia antica non solo è separata dall'area archeologica centrale, di cui rappresenta la naturale prosecuzione, ma anche separata da sé stessa, essendo stato escluso dalla sua competenza il "I miglio" della strada dove sono situati importanti monumenti. Tale articolazione rappresenta un grave ostacolo per lo sviluppo di progetti culturali e la gestione della strada antica. All'opposto, sono stati inclusi nel parco archeologico siti estranei o comunque diversi dalla via Appia. Si pensi a Lucrezia Romana, Sette bassi e al parco degli acquedotti, i quali gravitano piuttosto intorno alla via Tuscolana in condizioni logistiche e infrastrutturali lontane dalla strada antica. Oltre tutto il nuovo parco dell'Appia è privo di una sede agibile per le attività tecniche e amministrative, ed è dotato di scarse entrate proprie, pur trattandosi di un territorio molto vasto e ricchissimo di monumenti con elevati costi di conservazione e tutela. Inoltre, l'esiguo personale impiegato non è in grado di soddisfare un livello ottimale di tutela, che ricomprenda la gestione degli scavi, dei restauri, dei progetti mirati alla crescita e la realizzazione dei servizi per i visitatori;

in Sardegna, con la separazione del sistema dei musei, passati in gestione al polo museale regionale, le soprintendenze hanno perso la sede materiale in cui facevano confluire i dati delle ricerche sul territorio. Emblematico è il caso del museo archeologico nazionale di Nuoro, nato grazie alla presenza di un nucleo periferico della soprintendenza archeologica del nord Sardegna. I dipendenti sono stati divisi tra due uffici: quello del nucleo periferico della soprintendenza, che però è rimasta senza una sede, assegnata al polo museale regionale, e quello appunto del polo, al quale alla fine è rimasto solo il personale di custodia del museo archeologico. Divise, le due realtà sono diventate troppo piccole per costituire un ufficio efficiente. Inoltre, i tecnici, i pochissimi storici dell'arte e architetti, così come gli sparuti archeologi e restauratori, hanno scelto in massa di restare nelle soprintendenze, mentre i custodi sono passati per legge al polo, il quale è invece sprovvisto delle necessarie professionalità. Attualmente, sugli 11 musei sardi solo 2 hanno un direttore. Il museo archeologico nazionale di Sassari ha un reggente provvisorio; al museo archeologico nazionale di Nuoro, al compendio garibaldino e al memoriale Garibaldi di Caprera, alla pinacoteca di Sassari e all'antiquarium di Porto Torres ci sono solo i custodi. Infine, il sito preistorico di monte d'Accòddi e il nuraghe di Barùmini, proclamato dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanità, hanno una precaria gestione che funziona solo per la collaborazione dei rispettivi Comuni;

in Campania, la nuova organizzazione ha seguito spesso criteri irrazionali e comunque non fondati sul piano culturale e territoriale ed è stata realizzata senza un'adeguata ripartizione delle professionalità necessarie. L'unione tra Salerno e Avellino registra una scarsissima dotazione di personale qualificato, ad esempio sono disponibili soltanto tre archeologi. Parimenti, la situazione è allarmante nelle altre province campane, in quanto si annotano un solo archeologo per la provincia di Caserta e uno per il centro storico di Napoli. Con il nuovo parco archeologico dei Campi flegrei si è operata una netta cesura tra la tutela dei monumenti e quella del territorio che rimane sotto la competenza della soprintendenza. La soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei ha ceduto gran parte del suo territorio a favore della soprintendenza dell'area metropolitana di Napoli, senza tenere conto dei confini comunali. È il caso di Castellammare di Stabia, dove la collina del Varano e la reggia del Quisisana restano affidate a Pompei. Diversamente, il resto del territorio comunale è transitato sotto la direzione della soprintendenza della città metropolitana, eccezion fatta per una piccola parte di Gragnano, coincidente grosso modo con l'antica Stabiae. A Torre Annunziata, invece, è rimasta con la soprintendenza di Pompei solo l'area delle ville, insieme allo spolettificio e la real fabbrica d'armi. A Boscoreale la villa Regina e l'antiquarium, a Torre del Greco villa Sora, a Lettere il castello. Infine, appare discutibile la scelta di attribuire alla soprintendenza di Pompei il polverificio borbonico di Scafati (Salerno). Infine, la soprintendenza della città metropolitana non dispone dei documenti e degli archivi, poiché sono rimasti in capo alla soprintendenza di Pompei;

in Lombardia, la nuova SABAP di Mantova, Cremona e Lodi non ha ereditato né sedi fisiche, né struttura amministrativa di precedenti istituti, e dispone di personale adeguato per garantirne il funzionamento. Oltre tutto, emerge un generale indebolimento della figura professionale dell'archeologo. La mancanza di un soprintendente archeologo in tutta la regione non favorisce la reale comprensione delle problematiche che richiedono il possesso di specifiche competenze tecniche;

in Friuli-Venezia Giulia si è spezzata la tradizionale gestione unitaria dei beni di Aquileia: museo archeologico nazionale, museo paleocristiano e aree archeologiche. La nascita del polo museale nazionale ha comportato la dispersione del sito fra ben 3 soggetti: Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, SABAP e una fondazione pubblico-privata. Il passaggio automatico di tutti i custodi al polo museale ha comportato gravi scompensi organizzativi per la soprintendenza, fino a non poter assicurare l'apertura al pubblico dei beni di sua competenza; è stata azzerata la sorveglianza durante l'intero arco della giornata, salvo sporadici controlli da parte dei custodi. Inoltre, la nomina nel 2015 dei direttori dei musei del polo (teoricamente 6 strutture) è stata effettuata solo per Aquileia, mentre sono rimasti vacanti Cividale, Grado e Miramare. Pur gestendo 4 musei archeologici, il polo museale dispone solo di funzionario archeologo, 2 storici dell'arte e un architetto; e risultano del tutto inadeguati anche gli uffici amministrativi e tecnici,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno presentare al Parlamento una relazione dettagliata sullo stato d'attuazione della riorganizzazione delle soprintendenze di archeologia, belle arti e paesaggio e se ritenga raggiunti gli obiettivi di efficienza amministrativa individuati;

quale programma operativo e finanziario sia stato approntato per applicare le norme secondo coerenti quadri organizzativi e di gestione del personale;

quale struttura del Ministero si occupi a tempo pieno della tutela del Colosseo e dei Fori dal momento che la sentenza del Consiglio di Stato ha precisato che l'attuale direttore del parco archeologico svolge solo "sporadicamente" tale delicatissima funzione;

se, dopo aver costituito il parco archeologico autonomo dell'Appia antica, separandolo dalla soprintendenza di Roma, abbia provveduto a dotare l'istituto di mezzi e risorse per il suo mantenimento e la sua crescita.

(4-08157)

CERVELLINI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

negli ultimi mesi molti cittadini residenti nella provincia di Frosinone lamentano la carenza o addirittura l'assenza della risorsa idrica nelle loro abitazioni, a causa del pessimo servizio gestito da Acea ATO 5. Proprio nel periodo più caldo dell'anno questi cittadini si sono visti privare di un bene primario come l'acqua, a volte in modo improvviso senza una minima comunicazione e senza l'assistenza necessaria per avere acqua potabile con mezzi sostitutivi, ad esempio autobotti;

la mancanza di acqua non avviene solo per fasce orarie, ma anche per interi giorni e mesi, in particolare, nei comuni di Anagni, Ferentino, Ceccano, Esperia, Paliano;

nonostante le prime piogge e l'abbassamento delle temperature, la situazione non è migliorata, e la provincia di Frosinone si trova in piena emergenza sanitaria e sociale per quanto riguarda la drastica riduzione del flusso idrico da parte del gestore privato;

in data 28 agosto 2017, il segretario provinciale di Sinistra Italiana e consigliere comunale di Ferentino, Marco Maddalena, descriveva tale situazione alla segreteria tecnica operativa ATO 5 di organo di controllo, via PEC, invitandolo ad attivarsi per applicare le relative azioni previste dalla convenzione con il gestore privato come la riattivazione regolare del flusso idrico, l'applicazione delle relative penali, il risarcimento del danno ai cittadini interessati e la messa in atto della risoluzione contrattuale, non ricevendo, ad oggi, nessuna risposta;

nel dicembre 2016, l'assemblea dei sindaci dell'ATO 5, a maggioranza, aveva deliberato per la risoluzione contrattuale con Acea ATO 5, decisione ancora non messa in atto dal presidente dell'assembla dei sindaci e dalla segreteria tecnica organizzativa ATO 5;

considerato che:

ogni anno Acea ATO 5 evoca la siccità come causa principale del disservizio, per celare le sue croniche inadempienze relativamente agli interventi e alle manutenzioni necessarie per migliorare il servizio e attenuare il livello delle dispersioni;

secondo i dati del Coordinamento acqua pubblica di Frosinone, in condizioni normali l'Acea preleva costantemente dalle sorgenti del frusinate e immette negli acquedotti 3.900 litri al secondo; tale portata garantirebbe ad una popolazione di oltre un milione di persone una dotazione giornaliera pro capite di 250 litri, considerando anche un livello di perdite funzionali negli acquedotti;

ricordando che la popolazione residente nella intera provincia di Frosinone raggiunge i 495.000 abitanti, si comprende appieno quanta acqua, in tutti questi anni, è stata dispersa negli acquedotti, dal momento che, se la percentuale di perdite fosse stata contenuta entro limiti funzionali, l'acqua non sarebbe mancata ai cittadini,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano informati relativamente alle gravi criticità esposte e se intendano intervenire per garantire l'accesso all'acqua duraturo alle popolazioni della provincia di Frosinone;

se non ritengano opportuno assumere iniziative volte a rivedere complessivamente la gestione dei servizi idrici verso la ripubblicizzazione del servizio, come sancito dal referendum del 2011, alla luce delle criticità emerse non solamente nel caso della provincia di Frosinone, nei confronti della gestione privata.

(4-08158)

SACCONI - Al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione - Premesso che:

da anni l'Istat diffonde due stime: una sulla povertà "assoluta" e una sulla povertà "relativa" nel nostro Paese;

la soglia di povertà assoluta rappresenta il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia, definita in base al numero e all'età dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza;

la soglia di povertà assoluta e il numero di poveri assoluti serve allo Stato, alle amministrazioni locali e alle associazioni caritatevoli per intervenire al fine di "lenire" l'effetto della scarsità di reddito o di beni e servizi necessari per vivere e, operativamente, ad effettuare confronti tra statistiche sulla povertà all'interno di un dato Paese;

la percentuale di povertà relativa diffusa dall'Istat stima chi possiede meno del 60 per cento del reddito mediano del proprio Paese, e serve operativamente ad effettuare confronti standardizzati tra le distribuzioni di reddito nei vari Stati;

in aggiunta alle due stime relative alla povertà, si sovrappone l'elaborazione a livello europeo di una percentuale di "rischio di povertà" che incrocia i dati relativi alla povertà relativa, alla deprivazione materiale e alla bassa intensità di lavoro del Paese di riferimento;

sulla base dei dati statistici disponibili, in periodi di recessione, la percentuale di presunti poveri tende a diminuire, mentre il numero di poveri effettivi, compresi anche coloro che sono in una situazione di povertà estrema, tende ad aumentare;

considerato che:

a partire dal 2008 e, più intensamente dal 2011, la stima della povertà assoluta è cresciuta a tal punto che nel 2014 stava per lambire quella dei poveri "relativi", rappresentata in Italia da un valore che negli anni si è sempre mantenuto attorno all'11-13 per cento della popolazione (dopo il ricalcolo, attorno al 10-11 per cento);

il nuovo sistema di calcolo della soglia della povertà assoluta adottato dall'Istat durante la crisi del 2008-2013 ha portato a una percentuale di poveri assoluti pari al 7,9 per cento della popolazione (in termini assoluti 1.619.000 famiglie e 4.742.000 individui in povertà assoluta, di cui 1.292.000 erano minori), mentre, da elaborazioni statistiche, sulla base del metodo di calcolo precedentemente adottato, tale stima avrebbe assunto valori prossimi a quelli della povertà relativa già nel 2014;

le condizioni che hanno imposto un nuovo sistema di calcolo della povertà assoluta possono ripresentarsi se la povertà assoluta è destinata a continuare ad aumentare, dal momento che le stime di quest'ultima si stanno già nuovamente avvicinando a quelle della povertà relativa;

le molteplici definizioni di povertà dipendono dagli obiettivi che si assumono, e, per poter intervenire effettivamente ad integrazione del reddito o nell'erogazione di servizi gratuiti, serve in primo luogo un'adeguata definizione delle soglie di povertà assoluta,

si chiede di sapere:

quali iniziative, in ragione della sua funzione di vigilanza sull'Istat, il Ministro in indirizzo intenda assumere relativamente alle anomalie delle statistiche sulla povertà nel nostro Paese, anche al fine di assicurare che il ricalcolo della povertà assoluta da parte dell'Istituto non abbia sottostimato e non sia suscettibile di sottostimare in futuro l'impatto della povertà in Italia;

quali iniziative, in ragione della severità dell'impatto sociale del fenomeno, intenda assumere relativamente alla possibilità di ottenere stime realistiche sull'entità, sull'esistenza e sui destini della popolazione che vive in strada (homeless).

(4-08159)

DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare -

(4-08160)

(Già 3-03655)

GIOVANARDI - Al Ministro della salute - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante la Giunta regionale della Regione Emilia-Romagna, in data 24 luglio 2017, ha deliberato di chiedere al Ministero della salute una deroga per i punti nascita che non arrivano a 500 parti all'anno, particolarmente per quanto riguarda i territori montani, che hanno come capoluogo di valle Pavullo nel Prignano (Modena), Borgo Valditaro (Parma) e Castelnuovo nei monti (Reggio Emilia), si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda farsi carico di tale richiesta che è in sintonia con il disegno di legge recentemente approvato dal Parlamento relativo ai piccoli comuni (AS 2541).

(4-08161)

PUGLISI - Ai Ministri dell'interno e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

dall'11 settembre 2001 l'Occidente è sotto il costante pericolo di attentati terroristici;

da Madrid nel 2004 a Manchester nel 2017, passando per Londra, Bruxelles, Barcellona, Parigi e Istanbul, sono tante le città europee colpite negli ultimi 13 anni da attacchi terroristici di matrice islamica, che hanno preso di mira mezzi e locali pubblici, colpendo con armi da fuoco, esplosivi o mezzi pesanti;

le zone più colpite sono quelle a maggiore densità come aeroporti, stazioni ferroviarie, autobus e le vie principali delle città;

il pericolo di attentati in Europa è sempre più alto, e l'Italia, nonostante l'eccellente lavoro portato avanti dal Governo in termini di sicurezza, non può dirsi esente;

considerato che:

aeroporti e grandi stazioni ferroviarie sono punti sensibili in cui vigilare e le stazioni di Roma, Milano, Firenze e Torino hanno già un controllo all'accesso dei passeggeri ai binari;

la stazione di Bologna centrale è una delle principali stazioni italiane, la quinta per dimensioni e volume di traffico viaggiatori, con circa 58 milioni di viaggiatori l'anno, e nel 2013 ha visto l'attivazione di 4 binari dedicati all'alta velocità nella nuova stazione sotterranea,

si chiede di sapere:

quali misure i Ministri in indirizzo intendano intraprendere per aumentare la sicurezza nella stazione di Bologna, snodo ferroviario di fondamentale importanza nel nostro Paese, già duramente colpito dalla tragedia del 2 agosto 1980;

se intendano introdurre anche a Bologna il controllo dei passeggeri che accedono ai binari;

se ritengano sia necessario riattivare il collegamento radiofonico della Polizia ferroviaria con la stazione ad alta velocità sotterranea; dotare di scanner l'ingresso nella sala d'aspetto; dotare di giubbotti anti proiettile gli agenti della Polizia ferroviaria;

se infine intendano avviare le procedure per la copertura di 30 posti previsti nella pianta organica della Polizia ferroviaria per la stazione di Bologna, che risultano attualmente vacanti.

(4-08162)

LUCHERINI, PEZZOPANE, ASTORRE, AMATI, Stefano ESPOSITO, ZANONI, FASIOLO, CIRINNA', SCALIA, FAVERO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rieti, a quanto si apprende dalla stampa, ha avviato un'indagine riguardante il trasferimento di residenza, da parte di oltre 100 residenti, nei comuni colpiti dal sisma il 24 agosto 2016, con particolare riferimento ai comuni di Amatrice e di Accumoli, persone che in quei comuni possedevano un'abitazione configurata come seconda proprietà. Tale inchiesta ha messo in luce che il cambio di residenza, le cui richieste sono state formalizzate a seguito degli eventi sismici, erano finalizzati all'ottenimento del contributo di autonoma sistemazione (CAS). Lo stesso rappresenta un'erogazione mensile prevista dal Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri per coloro che sono costretti a trovare una sistemazione alternativa dopo la distruzione della propria casa a causa del sisma, di ammontare variabile tra i 250 euro e i 900 euro;

l'inchiesta della magistratura è scaturita in virtù dell'eccessiva sproporzione tra i residenti e le successive richieste di trasferimento di residenza da parte di un considerevole numero di cittadini. Tali anomalie hanno indotto la magistratura ad avviare un'inchiesta, ipotizzando la configurazione di reati di truffa e falso,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se e come intenda procedere nei confronti di quelle amministrazioni comunali che, a causa di un'eccessiva negligenza, non hanno effettuato i dovuti accertamenti, lasciando così che tale fenomeno fraudolento e illegale si diffondesse;

in considerazione dell'estensione di tale fenomeno, essendo stato rilevato anche con riferimento agli eventi sismici che hanno colpito la città de L'Aquila e il territorio dell'Emilia-Romagna, se non intenda valutare l'opportunità di predisporre specifiche procedure o schemi-tipo, anche di carattere vincolante e preventivo, destinati ai Comuni e volti ad aumentare i controlli aventi ad oggetto le richieste di cambio di residenze in occasione dell'avvento di fenomeni calamitosi.

(4-08163)

MUNERATO, BELLOT, BISINELLA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

i dati Istat sul tasso di disoccupazione del primo trimestre 2017 rilevano una percentuale del 37,3 per cento per la fascia 15-24 anni, del 23,1 per cento per i 25-29enni e del 14,3 per cento per coloro che rientrano nella fascia di età 30-34 anni;

come rivela tuttavia un'inchiesta pubblicata nell'inserto "Affari&Finanza" del quotidiano "la Repubblica" del 18 settembre, il vero dramma occupazionale è vissuto dagli over 30, giovani adulti che hanno completato il ciclo di istruzione o formativo ma stentano ad entrare nel mondo del lavoro, privi di alcun paracadute;

se, infatti, per i giovanissimi esistono, ad esempio, contratti agevolati come l'apprendistato e per i "neet" (i giovani di età compresa tra i 15 ed i 29 anni che non lavorano, non studiano e non seguono percorsi di formazione) il programma "Garanzia giovani", nulla è specificatamente previsto per gli over 30, nonostante la loro disoccupazione abbia ricadute negative sul Paese, oltre che in termini economici anche e soprattutto in termini demografici (perché senza un'occupazione evitano di fare figli),

si chiede di sapere se e quali provvedimenti ad hoc il Ministro in indirizzo intenda porre in essere per favorire l'occupazione dei giovani adulti over 30, considerato che la decontribuzione prevista dal jobs act (di cui alla legge n. 183 del 2014) ed i tirocini formativi messi in atto da alcune Regioni non hanno prodotto un'inversione del trend del tasso di disoccupazione per questa fascia di età.

(4-08164)

MIRABELLI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'apertura alla liquidità internazionale sul poker on line non è prevista né quindi tantomeno imposta da alcuna fonte normativa in Italia, né di natura legislativa né di natura regolamentare, e quindi la scelta di apertura a tale possibilità di gioco tra giocatori di nazionalità diverse appare essere frutto di una scelta autonoma e discrezionale;

le autorità di regolazione del gioco on line italiana, francese, spagnola e portoghese hanno siglato il 6 luglio 2017 un accordo per la liquidità internazionale sul poker on line e nel comunicato stampa pubblicato dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli si può leggere che le autorità di tali Paesi si impegnano a fare del loro meglio per la partenza della liquidità internazionale entro fine anno;

considerato che:

sulla base della valutazione sovranazionale dei rischi di riciclaggio di denaro sporco e finanziamento del terrorismo pubblicata dalla Commissione europea il 26 giugno 2017, il gioco on line è considerato esposto in maniera significativa ai rischi di riciclaggio;

la liquidità internazionale, autorizzando la riunione intorno ad un tavolo virtuale di giocatori di nazionalità diverse per partecipare in maniera condivisa allo stesso gioco, espone, di fatto, a maggiori rischi di frode o di riciclaggio;

il quadro europeo disegnato dalla direttiva (UE) n. 2015/849 (IV direttiva antiriciclaggio), recentemente recepita con decreto legislativo n. 90 del 2017, lascia ai singoli Stati membri un ampio margine nelle scelte di regolazione attinenti al settore dei giochi e in particolare nella scelta dei giochi sottoposti alla normativa antiriciclaggio; quindi il livello di tutela dei giocatori italiani si troverebbe potenzialmente ridotto dall'introduzione di una tale modalità di gioco;

considerando, inoltre, che:

le scelte attuali del Governo, sollecitate dal Parlamento, si propongono di ridurre l'offerta di gioco presente in Italia;

anche il recente accordo raggiunto in Conferenza unificata si muove in tale direzione e, pertanto, l'offerta di gioco, a terra o on line, appare ancor più inopportuna,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover intraprendere iniziative per evitare l'utilizzo della liquidità internazionale sul poker on line nel nostro Paese, in considerazione dei rischi connessi ad un'ulteriore apertura del mercato on line che potrebbe diventare uno strumento per il riciclaggio nell'ambito di operazioni transnazionali.

(4-08165)

PETRAGLIA - Al Ministro della salute - Premesso che:

il 19 settembre 2017 una dottoressa di turno alla guardia medica di Trecastagni (Catania) è stata aggredita e violentata da un 26enne;

come riportato dal dossier "Violenza - storie di ordinaria follia", a cura di FIMMG (Federazione italiana medici di famiglia) il servizio di continuità assistenziale è drammaticamente costellato da un numero impressionante di atti violenti, tra cui 3 omicidi, commessi da utenti nei confronti dei medici cui si erano rivolti per ricevere assistenza. Circa il 70 per cento delle violenze avviene nei confronti di donne;

in più occasioni, le dottoresse che affrontano turni notturni di guardia medica (dalle ore 20 alle ore 8 del mattino), nella maggior parte dei casi da sole, sono soggette a rischio;

la maggior parte delle aggressioni avviene infatti da mezzanotte alle ore 6 del mattino nelle sedi di continuità assistenziale (ex guardia medica) all'interno dei distretti sociosanitari che risultano in certi orari deserti;

le guardie mediche inoltre devono spesso recarsi, da sole, a domicilio presso l'abitazione del paziente;

considerato che:

le guardie mediche spesso sono lasciate ad operare in completo isolamento, sono prive di sistemi informatici che consentano l'accesso alla rete assistenziale e la conoscenza di informazioni anagrafiche, oltre che cliniche, relative agli utenti che accedono al servizio, e talvolta non sono in grado, vista l'occasionalità del contatto, di instaurare un consolidato rapporto di conoscenza e fiducia che li porrebbe in condizioni di sicurezza. La scarsa sicurezza delle condizioni organizzative oltre che strutturali in cui le guardie mediche sono chiamate a svolgere la professione sono dunque la causa principale dei rischi che vengono corsi dai medici;

le svariate decine di episodi di violenza o tentata violenza dimostrano che la condizione di solitudine nello svolgimento della funzione di guardia medica da parte delle donne rappresenta un rischio per la loro incolumità;

l'accordo collettivo nazionale (ACN) della medicina generale in materia di sicurezza fa riferimento al comma 2 dell'art. 68 del decreto legislativo n. 626 del 1994 (poi abrogato dalla legge n. 81 del 2008, e successive modificazioni e integrazioni) e prevede che la ASL garantisca che le sedi di servizio siano dotate di idonei locali, di adeguate misure di sicurezza, per la sosta e il riposo dei medici, nonché di servizi igienici;

inoltre, l'accordo prevede che "l'Azienda (ASL), sentiti i medici interessati, predisponga i turni e assegni, sentiti i comitati provinciali per la sicurezza pubblica, le sedi di attività nonché il rafforzamento dei turni medesimi, ove occorra";

ritenuto che sarebbe opportuno: 1) spostare le sedi di guardia medica all'interno degli ospedali (come accade già in alcune realtà), oppure all'interno di associazioni di volontariato; 2) prevedere presso il luogo di svolgimento dell'attività di guardia medica telecamere di videosorveglianza o ad attivare un collegamento diretto con le forze dell'ordine in modo da permettere un immediato intervento da parte delle autorità; 3) che le guardie mediche effettuassero le visite a domicilio accompagnate da un volontario o, ancora meglio, da altro personale sanitario,

si chiede di sapere:

in merito al quadro normativo descritto quale sia la situazione delle ASL italiane;

se il Ministro in indirizzo, al fine di evitare gli episodi di violenza sul luogo di lavoro nei confronti delle guardie mediche: non ritenga opportuno, dove possibile, spostare le sedi di guardia medica all'interno degli ospedali, oppure all'interno di associazioni di volontariato; non ritenga opportuno prevedere presso il luogo di svolgimento dell'attività di guardia medica sistemi di videosorveglianza o attivare un collegamento diretto con le forze dell'ordine, in modo da permettere un immediato intervento da parte delle autorità in caso di bisogno; non ritenga opportuno che le guardie mediche in visita a domicilio siano accompagnate da un volontario o, ancora meglio, da altro personale sanitario.

(4-08166)

SIMEONI, VACCIANO, BENCINI, DE PIETRO, MUSSINI, BIGNAMI - Ai Ministri della salute, dell'interno e della giustizia - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

la situazione negli ospedali italiani, nei pronto soccorso, negli ambulatori di guardia medica registra un'escalation di aggressioni contro i medici ed il personale sanitario senza limiti; minacce e aggressioni fisiche sono all'ordine del giorno e, benché non quantificabili con certezza, in quanto quasi mai seguite da denuncia, almeno 9 camici bianchi su 10 subiscono in silenzio, senza rivolgersi alle forze di polizia;

quando poi accade, come nel caso della giovane donna violentata presso la guardia medica di Trecastagni, a Catania, nell'estate 2017, ci si trova addirittura a fare i conti con la derubricazione del reato a mero infortunio sul lavoro, svilendo e mortificando ancor di più la dignità di medici e personale, che svolgono un servizio fondamentale ed imprescindibile per la collettività;

le violenze verbali e fisiche si verificano tutti i giorni, soprattutto nei Dea (Dipartimento di emergenza urgenza e accettazione) e presso le guardie mediche; e se prima il fenomeno delle aggressioni riguardava principalmente i medici ospedalieri dei pronto soccorso e le guardie mediche, ora sembra non risparmiare più nessuno, inclusi i medici di famiglia, sebbene rappresentino una novità dell'ultimo periodo; le aggressioni più pesanti si registrano, tuttavia, a carico dei medici del pronto intervento e delle guardie mediche. Specialmente quando l'incarico è ricoperto da donne;

secondo una recente indagine del sindacato medici italiani del Lazio, circa 9 medici su 10 sono a rischio di aggressioni e violenze nelle sedi di continuità assistenziale, ex guardia medica; di questi, il 45 per cento è donna, il 60 per cento subisce minacce verbali, il 20 per cento percosse, il 10 per cento atti di vandalismo e il 10 per cento violenza a mano armata;

in alcune regioni italiane, in particolare, il fenomeno delle aggressioni e delle violenze, anche di natura sessuale, appare verificarsi con preoccupante frequenza. Ciò anche in relazione alla dislocazione dei presidi e alla indisponibilità, sul territorio, di posti di intervento di emergenza ed urgenza adeguatamente dotati di personale 24 ore al giorno;

recenti rilevazioni evidenziano, altresì, che oltre 1.100 sono i casi di operatori del Servizio sanitario nazionale risarciti per aver subìto violenze sul posto di lavoro, purtuttavia non tutti ascrivibili agli operatori di guardia medica;

considerato che:

i tagli che i Governi stanno perpetrando, hanno colpito duramente il Servizio sanitario nazionale, riducendo in maniera drammatica il numero del personale medico dipendente e i servizi assistenziali, sguarnendo di fatto e rendendo esponenzialmente più pericolosi i luoghi ove si cerca, strenuamente, di salvare vite umane;

gli ambulatori di guardia medica sono ormai il proscenio ove si assiste, da decenni, ad un'inarrestabile ondata di violenza contro i medici e il personale tutto, di fronte all'inerzia di chi governa la sanità, in barba agli accordi collettivi nazionali per i quali "l'Azienda garantisce altresì che le sedi di servizio siano dotate di idonei locali, di adeguate misure di sicurezza, per la sosta e il riposo dei medici, nonché di servizi igienici";

una ricerca effettuata qualche anno addietro dal settore continuità assistenziale della Fimmg nazionale, ha intervistato circa 2.458 medici di guardia; ne è emerso che il 90 per cento dichiara di aver subìto atti di violenza, il 64 per cento minacce verbali, l'11 per cento atti vandalici, il 22 per cento percosse e ben il 13 per cento minacce a mano armata con armi improprie. Ben 9 medici su 10 durante tutta la loro attività hanno subìto almeno una volta un'aggressione e 8 su 10 ne hanno subìta più di una. Solo il 13 per cento dei camici bianchi di continuità assistenziale, dopo aver subito un'aggressione, decide di rivolgersi alle autorità per denunciare l'episodio. Ma, di questi, solo il 3 per cento non si ritrova più a subire aggressioni: per il restante 10 per cento nulla cambia e gli episodi tornano a ripetersi. Il 30 per cento, invece, decide di non segnalare l'accaduto. Il 29 per cento, infine, è talmente provato da chiedere il trasferimento in un'altra sede, e il 35 per cento domanda a familiari o amici di accompagnarlo sul posto di lavoro. In ben il 90 per cento dei casi la violenza si è realizzata in ambulatorio ed è stata conseguente a richieste improprie dell'utenza;

è inconcepibile a giudizio degli interroganti che, ancora oggi, dopo appelli, denunce, richieste di intervento ai Ministri competenti detti episodi rimangano all'ordine del giorno. Bisogna rafforzare i controlli in tutti i luoghi dove vengono erogati servizi pubblici, senza aspettare che la situazione degeneri ulteriormente,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano al corrente del trend di aggressioni e violenze in costante aumento presso gli ospedali, nonché la continuità assistenziale;

quali interventi, nell'ambito delle rispettive attribuzioni, intendano promuovere al fine di contenere il verificarsi di detti episodi;

se non intendano provvedere al rafforzamento delle misure di sicurezza previste mediante l'impiego delle forze armate a presidio di nosocomi o di luoghi adibiti alla continuità assistenziale, ovvero dotare gli stessi di sistemi di allarme collegati a centrali operative delle forze dell'ordine;

se il Ministro della giustizia, nei limiti delle prerogative ispettive conferitegli dall'ordinamento, non intenda valutare l'invio di ispettori ministeriali presso la Procura di Catania, al fine di accertare se nella conduzione delle indagini non vi siano state da parte dei magistrati negligenza, omissioni o deviazioni nel disporre la derubricazione del reato a infortunio sul lavoro.

(4-08167)

Interrogazioni, già assegnate a Commissioni permanenti, da svolgere in Assemblea

L'interrogazione 3-02847, della senatrice Puppato ed altri e l'interrogazione 3-02893, del senatore Crimi ed altri, precedentemente assegnate per lo svolgimento alla 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport), saranno svolte in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dagli interroganti.

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso la Commissione permanente:

12ª Commissione permanente(Igiene e sanità):

3-04023, della senatrice Serra ed altri, sulla condizione del Servizio sanitario nazionale, specie in Sardegna;

3-04025, del senatore Pagliari, sul funzionamento del collegio degli infermieri professionali IPASVI di Parma.