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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 887 del 28/09/2017


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

887a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 28 SETTEMBRE 2017

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Presidenza del vice presidente CALDEROLI,

indi della vice presidente DI GIORGI

e del vice presidente GASPARRI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: ALA-Scelta Civica per la Costituente Liberale e Popolare: ALA-SCCLP; Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD: AP-CpE-NCD; Articolo 1 - Movimento democratico e progressista: Art.1-MDP; Federazione della Libertà (Idea-Popolo e Libertà, PLI): FL (Id-PL, PLI); Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà (Direzione Italia, Grande Sud, M.P.L. - Movimento politico Libertas, Riscossa Italia: GAL (DI, GS, MPL, RI); Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Misto: Misto; Misto-Campo Progressista-Sardegna: Misto-CP-S; Misto-Fare!: Misto-Fare!; Misto-Federazione dei Verdi: Misto-FdV; Misto-Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale: Misto-FdI-AN; Misto-Insieme per l'Italia: Misto-IpI; Misto-Italia dei valori: Misto-Idv; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento la Puglia in Più: Misto-MovPugliaPiù; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà: Misto-SI-SEL; Misto-UDC: Misto-UDC.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,31).

Si dia lettura del processo verbale.

FRAVEZZI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

Sul processo verbale

ZUFFADA (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZUFFADA (FI-PdL XVII). Signor Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.

È approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,34).

Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:

(2541) Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Realacci ed altri; Terzoni ed altri) (Relazione orale)(ore 9,35)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2541, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Realacci ed altri; Terzoni ed altri.

Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri hanno avuto luogo le repliche dei relatori e del rappresentante del Governo e l'esame degli articoli e hanno avuto inizio le dichiarazioni di votofinale.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, dopo una lunghissima e tormentata gestazione, che ha attraversato quattro legislature, approda al voto finale in questa Assemblea il disegno di legge di iniziativa parlamentare sui piccoli Comuni. È certamente un provvedimento che rappresenta un segnale di novità per le politiche del territorio e, rivolgendomi anche al Governo, dico che avrebbe senz'altro meritato maggiore attenzione da parte dei Governi che si sono succeduti alla guida del Paese nei numerosi anni trascorsi.

Nei piccoli Comuni italiani vivono circa 10 milioni di persone che si trovano però a gestire circa il 50 per cento del territorio. Il 72 per cento dei Comuni, infatti, ha meno di 5.000 abitanti, eppure essi rappresentano una realtà importantissima per la difesa dell'ambiente, dell'agricoltura e dei beni culturali. Basti pensare che in essi si trova il 16 per cento dei musei, dei monumenti e delle aree archeologiche e vi si produce la gran parte dei nostri prodotti a denominazione d'origine riconosciuta.

L'identità del Paese è costituita dai mille campanili; una realtà messa però in discussione dal fenomeno dello spopolamento, che non conosce sosta e mette a rischio la stessa sopravvivenza dell'eccezionale diversità culturale, vera ricchezza del nostro Paese. Aveva ben intuito il rischio esiziale insito nei fenomeni di abbandono del territorio il sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, tragicamente assassinato nell'esercizio delle funzioni a causa delle sue battaglie ambientaliste e di difesa del territorio. Fermare l'emorragia di giovani, invertire la tendenza all'abbandono dei centri storici minori, ridare vitalità e produzione ai terreni agricoli abbandonati, fornire incentivi per il rilancio turistico dei piccoli borghi (che sarebbe per noi una ricchezza immensa), valorizzare gli itinerari storici e quelli religiosi, che passano per le aree interne; sono queste alcune delle scommesse che potrebbero realmente cambiare il modello di sviluppo del Paese.

L'importante è capire in che direzione deve andare l'Italia. Se si vogliono valorizzare gli itinerari nell'Italia minore e lo sviluppo sostenibile dei piccoli centri abitati, o proseguire sulla strada del consumo di suolo e di quelle «grandi opere» che hanno generato, troppo spesso, cattedrali nel deserto. Il disegno di legge che ci apprestiamo a votare affronta alcune delle problematiche di fondo che caratterizzano le difficoltà di sopravvivenza dei piccoli Comuni. Mi spiace tuttavia rilevare che avremmo dovuto dedicare uno spazio maggiore alle questioni legate alla montagna; anche se la legislatura volge al termine, dovremo tornare su tale tema, dedicandovi un lavoro approfondito.

Fra le novità introdotte dal disegno di legge, mi sembra opportuno sottolineare la possibilità di istituire centri multifunzionali per gestire una pluralità di servizi pubblici e la creazione del Fondo per lo sviluppo strutturale dei piccoli Comuni che, pur senza moltissime risorse, è destinato a finanziare investimenti per l'ambiente, i beni culturali e la messa in sicurezza di infrastrutture e di edifici. Purtroppo, non con moltissime risorse.

Di rilievo anche le disposizioni per favorire la diffusione della banda larga per aiutare a togliere dall'isolamento i piccoli Comuni, su cui nessuno investe perché non vi è interesse da parte degli operatori a realizzare reti per la connessione veloce, il contratto di programma tra il Ministero dello sviluppo economico ed il fornitore del servizio postale per promuovere la riapertura di tutti gli uffici postali dismessi, le iniziative per promuovere il consumo e la commercializzazione dei prodotti agricoli ed alimentari provenienti da filiera corta e dei prodotti agricoli e alimentari cosiddetti a chilometro utile e certamente questa è una nuova ed interessante definizione che ritengo potrà trovare in futuro applicazione anche in provvedimenti di altra natura.

Sono certamente apprezzabili, anche se meritavano ben altro impegno finanziario, le misure per il recupero dei centri storici e per contrastare l'abbandono dei terreni, mentre rappresentano un tentativo lodevole di invertire una tendenza purtroppo radicata le disposizioni volte a favorire la diffusione della stampa quotidiana e a promuovere la realizzazione di produzioni culturali e cinematografiche anche nei piccoli Comuni.

Nel complesso, quindi, si tratta di un provvedimento di buon senso, il cui contenuto è stato certo arricchito e migliorato nel corso della lunga gestazione parlamentare, ma che rappresenta, a nostro giudizio, solo un barlume di novità in un quadro complessivo delle politiche territoriali che va in tutt'altra direzione.

Voglio ricordare il binario morto nel quale l'Esecutivo e la maggioranza hanno deliberatamente instradato il disegno di legge sul consumo di suolo, tuttora all'esame del Senato, e l'assenza di impegni finanziari adeguati, anche nelle prospettive delineate dal DEF, per il risanamento idrogeologico del Paese e per il contrasto ai cambiamenti climatici.

Voglio ricordare anche la necessità di mettere in sicurezza il nostro patrimonio edilizio, a cominciare da quello più prezioso dei centri storici, nei confronti del rischio sismico, e le conseguenze drammatiche che il mancato adeguamento produce nel caso di eventi calamitosi, incrementando la tendenza preoccupante allo spopolamento delle aree interne. In direzione opposta a quanto sarebbe necessario è indirizzata anche la politica energetica del Governo, di fatto rivolta a rallentare la crescita delle energie rinnovabili che potrebbe invece trovare proprio nei piccoli Comuni una prospettiva di sviluppo di assoluto rilievo, così come deludente e, per certi aspetti, controproducente, è il disegno di legge sulle aree naturali protette, attualmente in discussione in Commissione ambiente.

Pertanto, non sono certamente sufficienti i 15 milioni di euro all'anno, stanziati da questo disegno di legge, per il Fondo strutturale dedicato ai piccoli Comuni per invertire un quadro complessivo di politica territoriale che non ci convince affatto e che porta con sé le stimmate dell'arretratezza, non certo quelle del nuovo modello di sviluppo che pur sarebbe necessario e urgente promuovere, anche sul fronte dell'occupazione.

Nell'annunciare pertanto il voto favorevole dei senatori del Gruppo di Sinistra Italiana, confermo che non rinunceremo ad incalzare il Governo, a partire dalla prossima legge di bilancio, ad entrare nel merito, con ben altro impegno, sulle problematiche che caratterizzano il quadro di emergenza del territorio nazionale, e a proporre le linee guida di una nuova politica economica orientata a tutelare e valorizzare le straordinarie potenzialità della rete diffusa dei beni culturali ed ambientali, una ricchezza che non possiamo permetterci di trascurare ancora.

Se quindi voteremo a favore di questo disegno di legge, che finalmente arriva in porto, la nostra iniziativa e la nostra battaglia su questi temi non può certamente finire qui e riprenderà immediatamente con il prossimo appuntamento sulla legge di bilancio. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL).

MORONESE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MORONESE (M5S). Signor Presidente, l'iter di questa proposta di legge è iniziato nel 2014 e da allora, soprattutto alla Camera, è stato condotto da parte del Movimento 5 Stelle un lavoro incessante di ascolto e confronto, con incontri dei rappresentanti delle diverse e variegate realtà che hanno a cuore il destino delle piccole comunità. Non è un caso infatti che dopo quattro legislature in cui questa legge è stata arenata, si sia riusciti oggi, con l'apporto decisivo del Movimento 5 Stelle, a farla approvare e speriamo naturalmente nel voto favorevole.

Ma partiamo dal contesto. Quando parliamo di piccoli Comuni, ci riferiamo al 70 per cento dei Comuni italiani, che ha una popolazione pari o inferiore ai 5.000 abitanti. Questi Comuni occupano il 54,4 per cento del territorio italiano e in essi risiede il 16,6 per cento della popolazione totale. Si tratta di oltre 10 milioni di persone. Per capire se il disegno di legge si muove nella direzione giusta, dovremmo quindi chiederci: quali sono le esigenze di queste amministrazioni locali?

Sicuramente i piccoli paesi non hanno bisogno di grandi opere infrastrutturali o di superappalti; essi hanno invece bisogno di riattivare la piccola e media impresa, partendo dagli artigiani e dagli agricoltori. Hanno bisogno di ripartire dalle piccole cose, c'è la necessità che si ponga l'attenzione sulle persone e sui loro effettivi bisogni.

Negli ultimi quattro anni, sulla base della legislazione sul contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica (la cosiddetta spending review), è stato operato un drastico taglio lineare sul sistema dei servizi urbani legati alla gestione amministrativa del territorio. Parliamo dei servizi minimi, dal settore sanitario al settore scolastico, ai servizi postali e di trasporto. È del tutto conseguente che questa drastica diminuzione dei servizi abbia comportato un sempre più preoccupante crollo delle attività economiche private. Passeggiando per un piccolo Comune purtroppo si leggono soltanto avvisi di vendita e chiusura di attività.

Il testo unificato, già approvato alla Camera dei deputati esattamente un anno fa, il 28 settembre 2016, vuole fornire una risposta all'abbandono; esso tenta di fornire strumenti per avviare questa imponente opera di ricostruzione. È un testo unificato condiviso da tutti. Sicuramente si poteva fare di più, se solo il Governo avesse voluto. Considerato che, come detto, stiamo parlando di una realtà che coinvolge il 54,4 per cento del territorio italiano, è evidente che, prevedendo misure che ne favoriscono la ricostruzione, tutto il Paese ne trarrà beneficio.

Con riferimento all'articolato, di particolare rilievo sono gli articoli 4 e 5, che prevedono le misure necessarie al recupero e alla riqualificazione dei centri storici, con attenzione in particolare al tema del consolidamento statico e antisismico degli edifici, tema purtroppo tristemente attuale. Il recupero dei piccoli borghi potrebbe rappresentare in questo modo anche un'imperdibile opportunità per mettere in sicurezza la parte più fragile del nostro patrimonio immobiliare.

I piccoli borghi sono molto spesso la culla di prodotti tradizionali, sede di prodotti enogastronomici con marchi di qualità. Sono quindi questi gli ambiti sui quali far leva per il rilancio delle attività produttive di questi luoghi e proprio su questi aspetti si basano i contenuti degli articoli 10 e 11; articoli da noi fortemente voluti ed infine ottenuti, articoli che riguardano non solo la promozione dei prodotti provenienti da filiera corta o a chilometro utile, ma anche misure atte a favorire la vendita diretta di tali prodotti, come ad esempio prevedere all'interno delle strutture commerciali degli spazi dedicati appunto ai prodotti del territorio. Quindi, attenzione alla comunità, al patrimonio immobiliare e alle attività produttive. Tutto questo però non basta, se i piccoli borghi restano privi dei servizi essenziali che consentono di godere appieno dei ritmi che solo in questi luoghi si possono sperimentare.

Gli articoli 8, 9 e 13 cercano proprio di colmare queste carenze. Parliamo di servizi essenziali quali la scuola, i trasporti e la possibilità di effettuare pagamenti di imposte, tasse e tributi. Siamo riusciti ad inserire in questo provvedimento, all'articolo 3, anche lo sviluppo dei cammini storici, un importante volano per il rafforzamento e lo sviluppo del turismo di questi luoghi ricchi di storia e cultura. Il tutto con un finanziamento di 3 milioni di euro. L'entità degli stanziamenti previsti nel provvedimento poteva essere senz'altro maggiore, con un po' più di coraggio soprattutto da parte del Governo. Avrebbero potuto essere inserite altre proposte che erano state avanzate dal Movimento 5 Stelle e non solo.

Il testo presenta ancora delle lacune: ad esempio, non ci sono misure volte a favorire i servizi sanitari destinati alle aree rurali e montane, né sulla gestione delle risorse idriche o sulla diffusione delle fonti di energia rinnovabile e dell'efficientamento energetico. Qui in Senato le proposte del Movimento 5 Stelle avevano l'obiettivo di calibrare e colmare queste lacune ma, seppure con valutazione non ostativa da parte della Commissione bilancio, non sono state accolte, anche per evitare che il provvedimento, per l'ennesima volta, si arenasse e non venisse approvato.

Penso ad esempio all'emendamento 12.0.2, che, al fine di prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio e di favorire il riutilizzo degli imballaggi usati, prevedeva l'avvio in via sperimentale proprio nei piccoli Comuni, anche in forma associata, del sistema del vuoto a rendere su cauzione per ogni imballaggio contenente birra o acqua minerale, servito al pubblico da alberghi e residenze di villeggiatura, ristoranti, bar e altri locali pubblici. Si tratta di una semplice proposta, che però potrebbe essere molto importante nei piccoli centri, perché andrebbe a ridurre in maniera considerevole la percentuale dei rifiuti prodotta. Tuttavia questa nostra proposta è stata accolta dal Governo con l'approvazione di un ordine del giorno che prevede, fra l'altro, l'impegno ad assumere apposite iniziative, anche di carattere normativo, per l'attivazione di misure per la riduzione degli imballaggi, anche attraverso progetti sperimentali per ridurre l'utilizzo di contenitori e stoviglie di plastica monouso non biodegradabili dalle mense di enti pubblici e privati, ospedali, uffici pubblici e privati, aziende e istituti scolastici, così come fra l'altro abbiamo proposto in un disegno di legge a mia prima firma, l'Atto Senato 2804, che purtroppo temo giacerà in un cassetto fino alla fine della legislatura.

Come già detto, il testo non è perfetto e di certo poteva essere migliorato, ma rappresenta comunque un piccolo, ma importante passo verso la ricostruzione dei piccioli Comuni e non volendo rischiare di vederlo nuovamente rinchiuso in un cassetto, il Gruppo del Movimento 5 Stelle esprimerà voto favorevole al testo in esame. (Applausi dal Gruppo M5S).

PICCOLI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PICCOLI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, il provvedimento in esame avvia un percorso per valorizzare e riconoscere il ruolo importante che rivestono i piccoli Comuni per la comunità italiana. Riteniamo infatti che il disegno di legge, a cui andrà il voto favorevole del nostro Gruppo, rappresenti solo un primo, timido passo nella valorizzazione del ruolo dei piccoli Comuni nel contesto nazionale, cui dovranno seguire ulteriori disposizioni che ne salvaguardino la peculiarità e garantiscano un contesto normativo, che semplifichi gli adempimenti e garantisca un adeguato livello di finanziamenti.

Si stanziano complessivamente 100 milioni di euro in sette anni: 10 milioni di euro per l'anno 2018 e 15 milioni di euro per ciascuno dei sei anni successivi. Sono pochi, se si pensa che l'insieme dei beneficiari potenziali è costituito dai circa 5.600 piccoli Comuni, che rappresentano - è bene sottolinearlo - ben il 54 per cento del territorio nazionale, il 16 per cento della popolazione e il 70 per cento dei Comuni italiani. Troppo spesso sentiamo accostati al piccolo Comune concetti come "fuga dal territorio", "periferia del Paese", "problemi di bilancio" e potrei continuare. Il piccolo Comune non è un problema e non è un ente inutile: rappresenta invece una risposta a problematiche di interesse generale, legate al dissesto idrogeologico, all'offerta turistica, alla tutela paesaggistica culturale e via dicendo e anche alla richiesta di elevati standard di qualità della vita.

II provvedimento in esame è un contenitore atto ad evidenziare numerosi principi condivisibili, ma il ragionamento deve essere completo e molto più articolato. Ogni contenitore che si rispetti per definizione deve essere riempito, altrimenti con il passare del tempo prenderà le sembianze di semplice scatola vuota. Non si può nascondere che le risorse stanziate sono davvero limitate. Se dividiamo la cifra di 100 milioni di euro per i 5.600 piccoli Comuni italiani, avremo una cifra di circa 17.850 euro, in media, per ciascun Comune, in sette anni, ovvero meno di 3.000 euro all'anno, in media, per ciascun Comune e qualche euro, sempre in media, per ciascun abitante. Proprio per questo motivo abbiamo proposto in fase emendativa almeno il raddoppio degli stanziamenti. Le problematiche maggiori di ogni ente locale sono di far fronte ad una molteplicità di azioni e di funzioni, con risorse economiche sempre più limitate. Quindi, le risorse aggiuntive di cui stiamo parlando non sono in grado di cambiare radicalmente le condizioni di tali soggetti.

Il mantenimento dei servizi, il riconoscimento delle difficoltà, la valorizzazione delle peculiarità di questi piccoli enti richiedono risorse certe per intraprendere una corretta e strutturata politica di governo del territorio. Non possiamo negare che ci saremmo aspettati qualcosa in più. Gli emendamenti presentati dal nostro Gruppo in Commissione e in Assemblea erano volti proprio a rendere il provvedimento più aderente alla realtà attuale. Proseguendo, voglio portare qualche ulteriore esempio, in aggiunta a quanto evidenziato dai senatori Ceroni e Malan in discussione generale. Al comma 2 dell'articolo 1, leggendo i diversi requisiti richiesti ai piccoli Comuni per beneficiare dei finanziamenti da concedere o da ottenere, troviamo un'indeterminatezza che avrebbe suggerito qualche maggiore indicazione e un indirizzo per i Ministeri che devono predisporre il decreto citato nel medesimo articolo. Cosa significano, infatti, espressioni quali «marcata arretratezza economica» o «significativo decremento della popolazione» o «disagio insediativo» o «inadeguatezza dei servizi essenziali»? Non crediamo possibile che il Parlamento si esima, come ha fatto in questa occasione, dal fornire dettagliate informazioni al Governo con indirizzi chiari e non aleatori.

Guardando, poi, ai contenuti del Piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli Comuni, previsto dal comma 2 dell'articolo 3, dobbiamo contestarne l'impostazione dirigistica e per nulla chiara. Come si fa se nel frattempo la realtà quotidiana prospetta esigenze nuove rispetto alle indicazioni del piano? Si riscrive il piano? Si modifica la legge? Una diversa impostazione avrebbe consentito di evitare i relativi oneri amministrativi e operativi. Ancora, ad esempio, sarebbe stato opportuno inserire la previsione secondo cui nel Piano nazionale venisse garantita ai piccoli Comuni, in caso di scadenza o messa in gara di concessioni in generale, idroelettriche in particolare, una riserva di acquisizione delle stesse nonché una previsione atta a favorire l'acquisizione di quote di proprietà di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, in modo da far sì che i piccoli Comuni potessero introitare risorse e avere finanziamenti su questo versante. Non abbiamo visto nulla di ciò. Non vediamo nemmeno una semplificazione in merito a pesanti adempimenti di bilancio cui sono sottoposti i piccoli Comuni italiani, quantomeno prevedendo che gli enti locali con popolazione fino a 5.000 abitanti non siano tenuti a predisporre il Documento unico di programmazione, pesantissimo adempimento: strumento inutile per programmare, dato che la cosiddetta programmazione nei piccoli Comuni si è sostanzialmente ridotta al nulla.

All'articolo 2, ancora, non si comprende cosa c'entri l'ente parco per promuovere nei piccoli Comuni l'efficienza e la qualità dei servizi essenziali, confusionaria sovrapposizione di ruoli che francamente ci fa dubitare dell'esperienza amministrativa di chi ha scritto questo passo della norma. Inoltre, come è possibile che tra gli obiettivi del Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli Comuni, istituito all'articolo 3, non sia esplicitamente inserito l'obiettivo - priorità delle priorità - del contrasto allo spopolamento?

Lo spopolamento è un'autentica piaga che affligge la gran parte dei piccoli Comuni, perlopiù di natura montana, con percentuali di riduzione della popolazione, negli ultimi anni anche superiori al 30 per cento, e contestuale migrazione - lo sappiamo - dei giovani verso altre terre.

La vera scommessa dovrà essere quella di prevedere norme che sostengano un controesodo verso i piccoli Comuni. È necessario attivare disposizioni che prevedano incentivi di tipo fiscale con agevolazioni sulle addizionali Irpef comunali e sulle imposte sulla casa, per favorire il ritorno di residenza verso i territori di cui stiamo parlando. Da qui anche la necessità di affrontare nel provvedimento il tema delle differenze esistenti tra piccoli Comuni di pianura e piccoli Comuni di montagna, attraverso un'intelligente politica amministrativa, economica e finanziaria incentrata sul riequilibrio, ove necessario.

Oggi, signor Presidente, si parla di questo provvedimento come necessario per la sopravvivenza dei piccoli Comuni, ma noi non vogliamo vedere i piccoli Comuni sopravvivere; li vogliamo vedere vivere pienamente, nell'effettiva possibilità di esprimere programmazione e gestione corrispondenti pienamente, appunto, alle richieste di sviluppo di territorio, cittadini e famiglie.

Se intendiamo questo provvedimento come l'inizio di una partita più grande e importante da giocare, allora ci siamo, e dovranno necessariamente seguire interventi sin dalla prossima legge di bilancio sulla governance, sui servizi, sulle risorse, nel segno del realismo e della concretezza. Se, però, con questa approvazione ci illudiamo di aver fornito risposte risolutive all'articolata problematica, la realtà ben presto ci metterà nuovamente di fronte a ulteriori peggioramenti della situazione generale e dei concreti e quotidiani problemi che affliggono i piccoli Comuni italiani, tanto più che l'impossibilità di emendare il testo - cui ci ha costretti la maggioranza - ci consegna un provvedimento poco accurato e addirittura, a tratti, frettoloso.

Voteremo favorevolmente, consapevoli che la materia dovrà essere oggetto di ulteriore impegno, dato che l'attuale approccio lascia irrisolte molte questioni di non secondaria importanza per la vita di chi abita e opera nei piccoli Comuni, risorsa e non problema per il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Congratulazioni).

CALEO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALEO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, dopo l'approvazione della legge sugli ecoreati e di quella sulla agenzie ambientali, per la terza volta in questa legislatura ci apprestiamo a votare un disegno di legge di iniziativa parlamentare che avrà ricadute importanti su ambiente, economia e cultura.

Si tratta di un provvedimento necessario, di cui si discute da tempo (da ben tre legislature), frutto dell'ascolto e del dialogo tra i diversi Gruppi parlamentari e dell'ottimo lavoro fatto dai colleghi della Camera dei deputati - a partire da Ermete Realacci, che ne è stato da sempre sostenitore - che hanno concorso alla stesura di un testo condiviso, votato da un'ampia maggioranza.

A onor del vero, signor Presidente, credo sia importante sottolineare anche un altro aspetto. Se oggi il provvedimento viene approvato, noi abbattiamo un po' dello scetticismo che ha portato i colleghi della Camera a dire che al Senato il provvedimento non avrebbe avuto corso. (Applausi dai Gruppi PD e Misto). Vorrei ringraziare tutti i Gruppi parlamentari per la grande sensibilità e competenza che hanno dimostrato, consentendo la prosecuzione dell'iter di esame del disegno di legge. A onor del vero, molte volte questo non succede quando disegni di legge approvati al Senato vengono trasmessi alla Camera dei deputati. Credo che questo sia un aspetto altrettanto importante da sottolineare. (Applausi della senatrice Puppato).

Come ricordavo poc'anzi, con l'approvazione del provvedimento in esame inseriamo un altro tassello a quel quadro complessivo di riforma con cui, in questa legislatura, stiamo cercando di fornire nuove e più efficaci risposte ai temi della tutela dell'ambiente e della salvaguardia e valorizzazione dei territori, soprattutto dell'entroterra. L'intento che ci siamo prefissi - lo abbiamo detto più volte - è il superamento dell'approccio alla sola risposta all'emergenza, passando a quello della pianificazione e programmazione di politiche di prevenzione nella gestione del territorio. Infatti, il susseguirsi, con sempre maggior frequenza, di eventi calamitosi ci mette alle strette rispetto all'indifferibilità di fare della prevenzione il principale asset strategico su cui il Paese deve puntare nei prossimi anni.

Eppure, quando si affrontano questi argomenti si rischia sempre di cadere vittima della retorica, ma vi assicuro che non è questo il caso. La comunità politica è ben consapevole della fragilità del nostro territorio sotto il profilo geologico, a cui si sommano l'incuria, l'abbandono, l'abusivismo e il consumo irrazionale del suolo. Soprattutto, grazie a questa nuova consapevolezza, che ha sconfitto - questo sì - vecchi scetticismi, in quest'Assemblea siamo riusciti insieme a raggiungere importanti risultati, che hanno posto l'attenzione su temi centrali per nuovi modelli di sviluppo che possono creare valore e futuro.

Si è già detto e scritto molto, ma desidero sottolineare che con il provvedimento in esame miriamo ad agire su una delle principali cause del dissesto idrogeologico, ossia lo spopolamento delle aree, soprattutto interne, e la relativa incuria dei territori. L'insediamento e il reinsediamento all'interno di questi luoghi è una risorsa per l'intera collettività nazionale, perché presidiare queste zone significa svolgere una funzione nell'interesse - sì - delle realtà circoscritte, ma anche di quelle che non appartengono a quel bacino e a quella peculiare area geografica, ma al Paese intero. Attenzione, allora, a non cadere nella trappola del provvedimento campanilistico, fatto solo per pochi Comuni e che parrebbe avere, come ci è stato detto in passato, anche l'ambizione di un riordino istituzionale.

Vorrei sottolineare che i piccoli Comuni sono un segmento molto rilevante del nostro Paese: i Comuni con meno di 5.000 abitanti sono 5.627 (pari al 70 per cento del totale), coprono 160.000 chilometri quadrati (cioè il 54 per cento della superficie del nostro territorio) e ospitano poco più di 10 milioni di abitanti (cioè poco meno del 17 per cento della popolazione totale).

Vi è poi il tema del recupero, della valorizzazione e della riqualificazione dei nostri centri storici, tema drammaticamente portato all'attenzione dagli eventi del terremoto. Il lavoro che, come Parlamento e Governo, stiamo facendo va in questa direzione, Signor Presidente: da "Casa Italia" alle norme contenute nel collegato ambientale, alla proroga dell'ecobonus, esteso anche alle dotazioni antisismiche per case e condomini, ma soprattutto alla legge del consumo del suolo. Volevo dare una notizia al Senato: la prossima settimana sarà depositato il testo unificato e cominceremo la procedura. Mi auguro che il testo possa essere approvato prima della fine della legislatura.

Qualcuno ha detto che, per essere un provvedimento così ambizioso, è leggero dal punto di vista finanziario: si parla di 100 milioni di euro in più anni, destinati soprattutto alle comunità che sono in maggiore difficoltà. Ma, vedete, per sgombrare il campo da ulteriori polemiche, con questa norma stiamo definendo un'idea di Paese. E nel definire su cosa vogliamo investire nel prossimo futuro, apriamo un apposito capitolo di spesa del bilancio dello Stato, un capitolo che potrà essere rimpinguato a partire già dalla prossima legge di stabilità. Lavoriamo tutti assieme per poter rimpinguare questo capitolo.

L'idea di Paese sul quale vogliamo puntare è quella rappresentata da questi borghi, elementi fondamentali - come avete detto in molti - della nostra identità, caratterizzati da un'elevata qualità della vita e da una forte coesione sociale, che racchiudono una parte molto importante del nostro patrimonio storico, artistico e paesaggistico e custodiscono molte eccellenze del sistema produttivo italiano.

Nel corso di questi anni abbiamo visto moltiplicarsi con successo, ad esempio, delle forme di turismo dolce, cammini storici, percorsi ciclistici; abbiamo inoltre visto crescere una imprenditoria giovane, soprattutto in agricoltura, che scommette sulla qualità e sull'identità del territorio. Vorrei ricordare che il 93 per cento delle DOP e delle IGP ha a che vedere con i piccoli Comuni e il 79 per cento dei vini di maggiore qualità proviene dai territori dei piccoli Comuni. Dobbiamo sostenere queste potenzialità, superando gli squilibri: questa è la missione della legge.

Vedete, cari colleghi, prima di fare il parlamentare, sono stato un presidente di parco e un sindaco e ho potuto toccare con mano i punti di forza e quelli di debolezza del nostro Paese. Volevo anche rassicurare gli amici di Forza Italia e i colleghi della Lega Nord, i quali dicono che i disastri sono successi solo adesso: come ha ricordato giustamente il collega relatore Vaccari, che ringrazio, assieme al senatore Mancuso, le cure draconiane sono cominciate nel 2010, con l'approvazione della famigerata legge n. 122 (all'epoca ero sindaco e scendemmo in piazza a protestare) e sono proseguite anche dopo. Ma l'inizio delle cure draconiane risale a un Governo che non era presieduto e sostenuto da un rappresentante del Partito Democratico: è importante dirlo per onorare la verità.

Con questo disegno di legge si cerca di accorciare le distanza tra i territori italiani e si affronta uno sforzo comune per costruire le condizioni e le opportunità, affinché questa parte dell'Italia possa realmente scommettere su di sé; affinché le nuove aziende che si svilupperanno possano competere nel mondo, grazie alla banda larga, alla qualità dei loro prodotti, al sincero entusiasmo di chi ci lavora e lì ha voglia di costruirsi un percorso di vita. Incentivare l'incontro tra tradizione e futuro e portare le comunità locali a fare più sistema, a intraprendere quei percorsi innovativi, ma anche più remunerativi, come la green economy, il turismo sostenibile o, ancora, puntando sull'agroalimentare di qualità e la filiera corta, fatta di buone pratiche, trasparenza e legalità.

Tra le priorità - è bene ricordarlo - il provvedimento individua l'obiettivo di favorire la residenza nei piccoli Comuni, sia dei cittadini che delle attività produttive, partendo dal principio che l'insediamento è considerato una risorsa a presidio del territorio.

In questo senso, molta attenzione è dedicata alla qualità dei servizi: ambientali, di protezione civile, per l'istruzione, per la sanità, socio-assistenziali, di trasporto, per la viabilità e postali.

In particolare, su scuole e trasporti i piani nazionali dovranno tenere conto delle esigenze dei piccoli Comuni e delle aree rurali e montane. Ricordo a tutti noi che, se vogliamo che i giovani imprenditori abbiano voglia di insediarsi nei piccoli Comuni e che possano rimanere nei luoghi della montagna in particolare, dobbiamo garantire la scuola, le classi per i propri figli. E se proprio c'è da razionalizzare e da chiudere qualche classe, lo si faccia nelle città.

Si prevede la possibilità di individuare, all'interno del perimetro dei centri storici, zone di particolare pregio dal punto di vista della tutela dei beni architettonici e culturali, in cui realizzare interventi integrati pubblici e privati finalizzati alla riqualificazione urbana, nel rispetto delle tipologie originarie. È importante recuperare, conservare e rendere appetibili i centri storici.

Si compie una scelta strategica sullo sviluppo della rete ultralarga, utilizzando le risorse previste per le aree a fallimento di mercato, come ricordava prima il collega Astorre. La delibera CIPE mette a disposizione oltre 2 miliardi di euro per questo progetto. Noi abbiamo voluto sottolinearne l'importanza: la cifra da considerare non è quella dei 100 milioni del capitolo, ma i 2,2 miliardi deliberati dal CIPE.

Ci sono poi azioni di sistema che mirano alla co-pianificazione, alla solidarietà e alla sussidiarietà. Si tratta di un provvedimento che dialoga e si completa con quella sulle aree protette, che mi auguro possa essere approvata definitivamente nelle prossime settimane e sui il Senato sta lavorando da qualche anno.

Penso che l'Italia che vuole scrollarsi di dosso questo sentimento di indolenza che, spesso e ingiustamente, gli viene attribuito, può trovare in questo testo - se verrà approvato ed io me lo auguro - uno strumento utile per cercare nelle sue radici le energie per rinforzare le proprie ali. Sono queste, colleghi senatori, le ragioni che mi portano ad esprimere il voto favorevole del Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Liuzzi. Congratulazioni).

Saluto ad una delegazione della Camera dei deputati

PRESIDENTE. Salutiamo una delegazione della Camera dei deputati italiana, che viene a vedere come lavora - e lavora bene - il Senato della Repubblica, e in particolare l'onorevole Realacci, che da più legislature è primo firmatario del disegno di legge che ci apprestiamo a votare insieme all'onorevole Misiani, già relatore. Siamo onorati della loro presenza. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2541 (ore 10,13)

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). Rilevo, quasi all'unanimità! (Applausi dal Gruppo PD).

Discussione delle mozioni nn. 724 (testo 2), 836, 837 e 838 sulla candidatura di Milano a sede dell'Agenzia europea del farmaco (ore 10,14)

Approvazione delle mozioni nn. 724 (testo 3), 836, 837 (testo 2) e 838 (testo 2) e dell'ordine del giorno G1 (testo 2)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00724 (testo 2), presentata dal senatore Mandelli e da altri senatori, 1-00836, presentata dalla senatrice De Biasi e da altri senatori, 1-00837, presentata dal senatore Candiani e da altri senatori, e 1-00838, presentata dal senatore Barani e da altri senatori, sulla candidatura di Milano a sede dell'Agenzia europea del farmaco.

Ha facoltà di parlare il senatore Mandelli per illustrare la mozione n. 724 (testo 2). (Brusio).

Senatore Mandelli, le chiedo di attendere solo qualche secondo per lasciar defluire la piena dei senatori che vogliono lasciare l'Aula. In questo modo potrà svolgere il suo intervento senza disturbo. Colleghi, chi vuole allontanarsi dall'Aula, è pregato di farlo in tempi rapidi. Comprendo l'entusiasmo per l'approvazione del disegno di legge sui piccoli Comuni, ma dobbiamo affrontare anche il successivo punto all'ordine del giorno.

MANDELLI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, credo sia importante oggi concentrarci su una grande opportunità per il nostro Paese. Mi riferisco al fatto che l'Agenzia europea del farmaco (EMA), un organo decentrato dell'Unione europea con sede a Londra e circa 1.000 dipendenti, che ha come compito principale quello di tutelare e promuovere la sanità pubblica, la tutela degli animali, mediante valutazione e controllo dei medicinali per uso umano, possa trovare sede in Italia. L'EMA è responsabile, in via principale, della valutazione scientifica delle domande finalizzate ad ottenere l'autorizzazione europea di immissione in commercio per i medicinali.

Come tutti sapranno, a seguito del referendum del 23 giugno 2016, che ha posto fine all'adesione del Regno Unito all'Unione europea, l'EMA dovrà trasferire la propria sede in un altro Paese dell'Unione europea. La riflessione che vogliamo fare oggi, e che credo sia davvero importante, è che l'Italia, che rappresenta uno dei Paesi fondatori dell'Unione europea ed è uno dei più importanti Paesi produttori di farmaci, possa diventare sede di questa agenzia. In particolare, il riferimento è alla Lombardia, prima Regione italiana nel settore della produzione del farmaco con 28.000 addetti, più altri 18.000 persone che lavorano nell'indotto e dove ogni anno si investono sette miliardi di euro in ricerca e innovazione. Ecco, quindi, la grande possibilità di esercitare anche oggi, con il nostro voto, una pressione affinché la candidatura del nostro Paese venga presa seriamente in considerazione. Poi vedremo i motivi su cui fondiamo questa richiesta.

Devo fare un passo indietro, per dire che il Gruppo di Forza Italia ha chiesto fin dall'inizio che l'EMA fosse nelle priorità del Governo in seguito alla Brexit. Voglio qui ricordare velocemente due passaggi. Il 28 giugno, nelle comunicazioni del Governo in vista del Consiglio europeo, proprio la mozione di Forza Italia, avente come primo firmatario il senatore Paolo Romani, chiedeva al Governo di porre in essere tutte le iniziative utili affinché l'EMA potesse venire in Italia. Poi siamo voluti tornare su questo tema nelle comunicazioni del Governo in vista del Consiglio europeo del 22 e 23 giugno. Sempre con una mozione, chiedevamo che tutto quanto poteva essere nelle disponibilità del Governo fosse fatto affinché la candidatura italiana avesse quel peso importante che vi ho illustrato qualche minuto fa.

Personalmente, io ho portato avanti fin dall'inizio questa iniziativa. In particolare, il 2 febbraio ho presentato la mozione, che poi sostanzialmente è quella che oggi stiamo discutendo, che andava a toccare questo tema, poi sollecitata con una interrogazione a carattere di urgenza per capire quali fossero le iniziative del Governo in questo ambito, in questo frangente, in questi mesi, e per essere edotto, io ma anche tutti i colleghi senatori, delle iniziative che il Governo voleva porre in atto.

Voglio ricordare che anche il ministro Lorenzin ha chiesto fin dall'inizio che l'EMA arrivasse in Italia e, in particolare, a Milano. Importantissima, anche in quel caso, la pressione del presidente del Parlamento europeo Tajani che il 31 agosto, incontrando Guido Rasi, il direttore esecutivo dell'EMA (un italiano in un posto di eccellenza) ha evidenziato come fosse necessario che la selezione della nuova sede dell'agenzia avvenisse in base a criteri oggettivi.

Se i criteri oggettivi sono quelli individuati dalla Commissione dell'Unione europea per ottemperare alle priorità affinché l'agenzia abbia sede nel nostro Paese essi sono innanzitutto, la garanzia che l'agenzia sia pienamente operativa nel momento in cui dovrà lasciare Londra e il Regno Unito. Per questo, il Presidente della Regione Lombardia, Maroni, ha messo subito a disposizione un palazzo della Regione, il palazzo Pirelli, proprio di fronte alla stazione centrale di Milano, con la possibilità di averlo in affitto gratuito per il primo anno. Questo proprio per dimostrare che l'operatività dell'agenzia, nel caso di assegnazione italiana, potrebbe essere immediata: locali già idonei e pronti, affitto per il primo anno senza alcun onere. Un fatto, quindi, assolutamente importante e la Regione Lombardia, il presidente Maroni e il Consiglio regionale hanno sicuramente compiuto un passo importante per ottenere l'assegnazione di questa agenzia; il secondo criterio è la facilità di accesso della nuova sede. Ma quale luogo è meglio accessibile del centro di Milano, attaccato alla stazione centrale, con tre aeroporti (considerando, oltre a Malpensa e Linate, anche Orio al Serio), e una capacità reale di essere collegato all'Europa e al mondo con un hub internazionale e un importantissimo hub europeo come Linate?

Tra i criteri individuati, vi è inoltre l'esistenza di scuole per circa 600 studenti e per il personale. Milano è in grado di offrire, anche con sedi eccellenti come quella di Varese, collegata all'ISPRA, agli studenti la possibilità di un percorso formativo europeo, l'accesso al mercato del lavoro, e al riguardo credo che Milano non abbia nulla da invidiare alle altre sedi: l'assistenza sanitaria alle famiglie, per le 900 famiglie e l'assistenza sanitaria lombarda è certamente un'eccellenza mondiale riconosciuta da tutti; non devo dire oggi quanto la Lombardia sia importante nel mondo come polo di assistenza sanitaria; infine la continuità operativa e la distribuzione geografica tra le diverse agenzie europee, e l'Italia credo non possa avere nulla in contrario in questo senso.

Milano possiede quindi tutti i requisiti per ospitare EMA e credo che per questo oggi tutti insieme dobbiamo dare uninput al Governo e far sentire la voce del Parlamento italiano in sede europea per dire che Milano ha i requisiti; vuole EMA; vuole questa importante Agenzia e questa importante opportunità di sviluppo per il nostro Paese.

Sottosegretario, nel testo della mozione presentata il 2 febbraio avevo indicato la necessità di dare con atti concreti questo input al Governo. Ovviamente dal 2 febbraio il tempo è passato e, pertanto, penso sia opportuno variare leggermente il dispositivo e dire di proseguire il percorso di sostegno alla candidatura perché il Governo ha già costituito il dossier che ottempera ai sei requisiti individuati dalla Commissione europea. Ritengo che oggi sia importante dire che il Governo vada avanti con forza e determinazione, anche in virtù del voto che stiamo per esprimere sulla mia mozione.

Faccio un'ultima riflessione proprio in merito all'importanza che questa Agenzia rivestirebbe per il Paese. Credo che, in un momento così importante delle dinamiche dell'Unione europea, l'Italia meriti di essere protagonista di questo trasferimento perché - voglio ricordarlo - l'azienda farmaceutica italiana è tra le più importanti nel mondo: esportiamo il 70 per cento dei farmaci prodotti in Italia; è una delle grandi spinte alla nostra bilancia commerciale e Dio sa quanto abbiamo bisogno di queste eccellenze.

C'è un altro aspetto che vorrei sottolineare: i nostri ricercatori sono i migliori nel mondo; hanno una caratteristica unica che non tutti i ricercatori hanno: la capacità di risolvere i problemi quando vengono posti nella ricerca. I ricercatori italiani sono preferiti dalle aziende del farmaco nel mondo per la loro capacità di essere rigorosi nella scienza e per avere quel qualcosa in più, che è il nostro carattere e il nostro DNA che fa degli italiani un popolo straordinario nella capacità di risolvere i problemi.

Per questo motivo penso sia importante riproporre il modello Expo: un gioco di squadra che dia all'Italia la possibilità di offrire tanti posti di lavoro nel nostro Paese - e ne abbiamo davvero bisogno - un'opportunità ulteriore di crescita per ridire che l'Italia in Europa ha un posto centrale e la possibilità di riconoscere alla nostra ricerca scientifica il ruolo che si merita. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII e della senatrice De Biasi. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice De Biasi per illustrare la mozione n. 836.

DE BIASI (PD). Signor Presidente, credo che ciò che stiamo compiendo sia un atto importante perché la candidatura avanzata dall'Italia per avere nel Paese e, segnatamente, a Milano la sede dell'Agenzia europea del farmaco sia un impegno che coinvolge l'intero Parlamento.

Non vi è dubbio che il Governo abbia già iniziato da tempo un'azione importante di promozione della candidatura dell'Italia e di Milano per EMA. È importante che l'abbia fatto il Governo e continui a farlo con una diplomazia ministeriale incessante; è importante però che si agisca anche con una diplomazia parlamentare. Da questo punto di vista, la formazione di un intergruppo parlamentare italiano ed europeo in grado di promuovere nelle sedi parlamentari la candidatura dell'Italia è un fatto rilevante, che vorrei noi cogliessimo in tutta la sua portata.

Il terzo elemento, anch'esso una novità, è il fatto che sta agendo anche e finalmente una diplomazia dell'impresa e delle aziende per favorire il successo della candidatura dell'Italia e di Milano per la sede dell'Agenzia europea del farmaco. Si tratta di un tema di straordinaria importanza - desidero dirlo - perché noi parliamo di Milano, che è la mia città e ovviamente mi consentirete di avere un occhio di riguardo, ma è soprattutto una possibile vittoria del Paese e del sistema Paese. È bene che non pensiamo alla sede dell'Agenzia europea del farmaco soltanto in una chiave territoriale, perché sappiamo che ormai lo sviluppo di un Paese avviene a rete; vi è dunque un coinvolgimento dell'intero Paese, la promozione e l'avanzamento dell'impresa farmaceutica riguarda l'intero Paese, anche se Milano e la Lombardia hanno uno dei più importanti distretti di produzione del farmaco e di ricerca, particolarmente in campo biomedico; ormai però tutto si sviluppa a rete, basta pensare al progetto Human Technopole, che mi auguro comincerà a marciare tra poco tempo e sarebbe il primo centro europeo di lavoro e ricerca sulla genomica e sui big data. Tale progetto non a caso affonda le sue radici in tutto il Paese, in una relazione tra centri universitari, Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS), centri di ricerca pubblici e privati, cioè a dire che, per sviluppare ulteriormente il sistema Paese, l'Italia ha bisogno di avere anche la sede dell'Agenzia europea del farmaco.

In questa sede abbiamo discusso diverse volte dell'importanza della ricerca. Io non voglio dilungarmi ulteriormente su questo, ma dico che avere EMA a Milano significherebbe avere una straordinaria opportunità di lavoro e di controllo sulla filiera del farmaco: anche durante l'esame del decreto-legge sui vaccini abbiamo parlato di come la farmacovigilanza, la farmacosorveglianza, sia uno dei punti più importanti per la sicurezza dei cittadini rispetto ai farmaci che vengono assunti. La produzione di farmaci richiede anche una sperimentazione adeguata e appropriata.

La relazione con le imprese sul piano dei prezzi è l'altro grande tema che appartiene ad EMA. Non nascondo, come abbiamo detto in tante occasioni, che abbiamo anche bisogno di segnalare che il farmaco non è una merce come le altre, che i prezzi (particolarmente dei farmaci innovativi) crescono anno dopo anno e che noi abbiamo bisogno di un soggetto unico europeo in grado di trattare con i colossi del farmaco. Avere EMA a Milano significa per noi avere un'opportunità in più.

Oltre alle considerazioni che sono già state fatte dal senatore Mandelli, che condivido interamente, occorre considerare l'infrastrutturazione che ha Milano, la sua posizione, le opportunità che offre, la capacità di collegamento con il mondo, la possibilità di accogliere una residenza pregiata come quella dei ricercatori e dei funzionari di EMA. Penso a una sede di straordinario prestigio come è il grattacielo Pirelli, una delle opere più straordinarie, che non a caso è stata anche sede della Regione, a segnalare che Regione e Comune si associano e promuovono, assieme alle istituzioni nazionali, la candidatura di Milano come sede dell'EMA.

Molto importante, l'abbiamo fatto per Expo: ognuno può pensare quel che vuole, forse è stato giusto, forse è stato sbagliato, ma io credo sia stata una scelta vincente. Ci sono momenti in cui il Paese e i suoi interessi devono venire prima di quelli di parte e, a mio avviso, questo è uno di quei casi, come lo è stato Expo. Lanciare e rilanciare l'Italia in Europa e nel mondo ha significato con Expo un passo in avanti dal punto di vista certamente economico e commerciale, ma a mio avviso anche culturale e di credibilità del nostro Paese. Milano non è Roma e non ha le sue bellezze, però è una città davvero straordinaria, che ha saputo coniugare la modernità con l'umanità, e questo è un punto non irrilevante, che mi rende orgogliosa di essere milanese e che deve rendere orgogliosa l'intera Italia.

Si potrebbe ancora parlare a lungo, ma credo che per noi parleranno meglio i nostri colleghi che andranno in giro per l'Europa a interloquire con i Parlamenti; i Ministri e il presidente Gentiloni, che incessantemente stanno lavorando; il presidente Maroni e il sindaco Sala, a loro volta impegnatissimi insieme in questa battaglia per l'intera Italia; infine, il Parlamento europeo che, in un momento in cui c'è tanto bisogno di Europa, può promuovere in modo forte la candidatura di Milano come sede dell'agenzia regolatoria europea del farmaco.

Insomma, lo dico con uno slogan finale: dobbiamo batterci insieme e sperare. La competizione è molto aspra, dovete saperlo, e vogliamo la trasparenza dei risultati. Vogliamo che i risultati siano trasparenti perché non vorremmo mai che fossero altri i criteri rispetto all'appropriatezza per definire la nuova sede dell'Agenzia europea del farmaco. Dobbiamo batterci insieme per la trasparenza e perché il sistema Paese possa fare un passo in avanti.

Insomma, se vince Milano, vince l'Italia e credo che questo punto debba renderci orgogliosi e uniti. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Candiani per illustrare la mozione n. 837.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, illustriamo la nostra mozione, che chiede al Governo d'impegnarsi con tutti i mezzi a propria disposizione - e ci auguriamo anche con quelli che non ha a disposizione, insomma, in tutti i modi possibili e immaginabili - affinché l'obiettivo di portare a Milano la sede dell'agenzia europea del farmaco abbia successo.

Ricordo peraltro che ad un precedente disegno di legge avevamo affiancato un nostro ordine del giorno che impegnava il Governo in tale direzione, quindi questo è un percorso che vogliamo rimarcare in maniera forte, anche con una mozione e sosterremo pure quelle degli altri Gruppi, senza guardare alle firme che li hanno sottoscritti. Quest'iniziativa vede unite la Regione Lombardia, il Comune di Milano e, come abbiamo potuto vedere anche nei giorni scorsi, il Ministro della salute, quindi il Governo, affinché possa avere successo. Chiunque sostenga questo progetto per noi è soggetto politico gradito.

Cosa si chiede? Che l'Italia faccia la propria parte presso la Commissione europea affinché, dopo la Brexit, l'Agenzia europea del farmaco possa trovare sede in Italia. Non si tratta di una questione casuale: Milano è una sede adeguata, non solo strutturalmente, ma anche per il contesto all'interno del quale si andrebbe a collocare l'agenzia europea del farmaco. Stiamo parlando della realtà produttiva più importante del Paese, soprattutto legata al settore della ricerca farmaceutica. Ricordo peraltro che, come pubblicato anche da Assolombarda, nel 2015 sono stati pubblicati ben 11.600 articoli scientifici, dei quali 6.200 nel campo della scienza della vita, e questo solo a Milano. Si tratta quindi un unicum.

Il contesto politico ovviamente dev'essere favorevole in tutta Europa: è chiaro che non si possono aspettare casualità e bisogna lavorare affinché queste opportunità si verifichino. Leggiamo dalle cronache di stampa indiscrezioni che ci parlano di un accordo franco-tedesco per portare la sede dell'agenzia a Bratislava. Dico al Governo di stare con gli occhi aperti: mi aspetterei che tra gli argomenti discussi ieri nell'incontro che il presidente Gentiloni ha avuto con Macron vi fosse anche lo spostamento a Milano della sede dell'Agenzia europea del farmaco. Se ciò non fosse accaduto, infatti, penso che non si sia operato correttamente. Restiamo però nell'ottica e nell'ambito delle ipotesi.

Sottosegretario Pizzetti, il Governo deve attuare gli indirizzi che oggi il Senato darà e che, ne sono convinto, saranno votati all'unanimità, perché è nell'interesse dell'intero Paese. Portare l'Agenzia a Milano non significa solamente dare lustro, ma anche creare opportunità di lavoro e di sviluppo economico valutabili in parecchi decimali di PIL. Non stiamo parlando quindi di qualcosa di secondario; credo infatti che quando si parla di posti di lavoro non si possa che trovare massima convergenza. Occorre però un'azione politica molto forte in sede europea. Francesi e tedeschi si mettono d'accordo molto facilmente. Il Governo deve entrare in maniera opportuna in questi equilibri e fare in modo che non per scelta politica, ma squisitamente per il merito, non esista sede europea migliore rispetto a quella proposta di Milano, sia strutturalmente, con il Palazzo Pirelli, una struttura disponibile da subito, sia dal punto di vista infrastrutturale, dei collegamenti e del tessuto industriale, manifatturiero e di ricerca che gravita attorno a Milano.

Su queste azioni misureremo anche la capacità e l'efficacia del Governo che afferma sempre di essere molto considerato in sede europea: questa è la circostanza nella quale si deve vedere il risultato.

I giorni che mancano alla scelta non sono molti. Operiamo quindi velocemente. È positivo aver inserito all'ordine del giorno della seduta odierna queste mozioni; mi auguro ci sia unanimità e che le votazioni vedano la più ampia partecipazione dei componenti dell'Assemblea, proprio per esprimere il massimo sostegno, la massima chiarezza e la nostra determinazione a portare a Milano la sede dell'Agenzia europea del farmaco. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Barani per illustrare la mozione n. 838.

BARANI (ALA-SCCLP). Signor Presidente, il senatore Mandelli e i colleghi che mi hanno preceduto hanno compiutamente spiegato le ragioni delle mozioni al nostro esame, che hanno come unico obiettivo quello di aiutare istituzionalmente e spronare il Governo a sostenere la candidatura di Milano quale sede dell'Agenzia europea del farmaco. Il Governo ha già percorso tappe importanti e noi lo esortiamo a continuare in tale direzione.

Milano è in questo momento la città oggettivamente più adatta, ma ricordo che la candidatura è italiana; non enfatizzerei quindi solamente Milano. In questo senso va anche la nostra mozione che parte dalla premessa che l'Agenzia europea per i medicinali è un'Agenzia comunitaria dell'Unione europea. Considerato che la sede di tale Agenzia è a Londra e che i cittadini del Regno Unito, attraverso lo svolgimento di un referendum, hanno decretato di porre fine all'adesione del Paese all'Unione europea, si rende necessario trasferire altrove la sede di tale Agenzia e noi riteniamo che dopo Londra, Milano sia la città più idonea in assoluto.

Sono convinto che il presidente Gentiloni, non solo con Macron, ma anche con gli altri capi di Stato, abbia portato avanti in maniera concreta la candidatura italiana di Milano per questa importante sede, che ospiterà migliaia di dipendenti. Arriveranno da Londra e verranno a Milano; ci auguriamo pertanto che ci sia anche la possibilità di ampliare il bagaglio umano di questa importante Agenzia. È vero che, come diceva il senatore Mandelli, in campo farmaceutico stiamo primeggiando nella ricerca e nella produttività dei farmaci. Ricordo che siamo tra i maggiori esportatori in Europa e nel mondo, con una grande capacità produttiva e di ricerca. Già abbiamo visto che in una riunione ufficiale nel settembre 2016, a seguito di un vertice tra il Presidente della Regione Lombardia, il sindaco di Milano ed il Ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali in rappresentanza del Governo, è stato ufficializzata l'assegnazione al Capoluogo lombardo della sede dell'EMA.

Non aggiungerei altro, signor Presidente, se non che vedo con soddisfazione che i Capigruppo ieri hanno voluto concretamente inserire all'ordine del giorno l'immediata discussione delle mozioni (come farà la Camera lunedì prossimo) di mero sostegno al Governo, per far sì che gli interessi italiani, che vedo sono sostenuti in maniera trasversale, sia dalla maggioranza che dalla minoranza, vengano rispettati. Noi riteniamo che l'individuazione di Milano come sede dell'EMA sia una conquista dell'intero Parlamento italiano, ovviamente ben rappresentato in questo campo dal Governo.

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno G1, già stampato e distribuito, che il senatore Crimi, primo firmatario, ha chiesto di illustrare. Ne ha facoltà.

CRIMI (M5S). Signor Presidente, ci troviamo sostanzialmente favorevoli a questa procedura di candidatura, anche se dobbiamo rimarcare, come ho detto ieri, l'inutilità di questo dibattito, visto che tutto il Paese è d'accordo (sindaco, Regione e Governo), che la candidatura è già stata messa in atto e che il Governo ha già stanziato 59 milioni di euro. E noi ci troviamo oggi, di giovedì mattina, in un'Aula semivuota per dire cose ovvie. Noi però non vogliamo ribadire l'ovvio, ma vogliamo aggiungere qualcosa di più e rilanciare.

Con questo ordine del giorno vogliamo che sia scritto nero su bianco che il Governo si impegna a sostenere questa candidatura, ma con alcuni vincoli. In particolare, quello che chiediamo è che non siano fatte nuove costruzioni. Milano non ha bisogno di nuovi edifici, ce ne sono fin troppi sfitti ed inutilizzati. Ci è stato detto che c'è la disponibilità di riutilizzare spazi già esistenti, come il grattacielo Pirelli, ma abbiamo già sentito ventilare l'ipotesi che, a fronte di questa disponibilità, ci si attrezzi per costruire qualcos'altro. Ebbene, con questo ordine del giorno noi chiediamo che le amministrazioni competenti vengano impegnate a non costruire ulteriormente a Milano, che di cemento forse ne ha a sufficienza ed avrebbe bisogno di altro, di alberi e di spazio verde, visto che tagliamo anche gli alberi.

Un altro aspetto importante che sottolineiamo nell'ordine del giorno è che la gestione di tutto ciò che ruota intorno a quest'Agenzia in futuro avvenga con trasparenza. Purtroppo, in varie agenzie europee - e questo è un dato di fatto che è stato denunciato da più parti - si innescano dei meccanismi di connessione con il territorio e con le aziende che a quelle agenzie fanno riferimento che non sono sempre sani. Oggi si è parlato solo della bellezza di avere un'agenzia nel territorio, che è più di altri sviluppato nel settore farmaceutico e della biomedicalità, ma ci si dimentica di dire che forse questa Agenzia, nel momento in cui si innesta in questo territorio potrebbe subire delle influenze e dei conflitti d'interesse. È stato denunciato, ad esempio, il meccanismo di entrata ed uscita, delle cosiddette revolving doors, per cui funzionari che magari arrivano dalle aziende poi passano alle agenzie e viceversa. Ecco, non vorremmo che questo meccanismo si innescasse nell'Agenzia europea del farmaco, in un territorio che nell'industria del farmaco vede il suo settore di punta.

Pertanto le raccomandazioni che facciamo al Governo con questo ordine del giorno sono di vigilare sui meccanismi di trasparenza, sull'utilizzo dei fondi e sulla non costruzione di nuovi edifici a Milano. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il senatore Orellana. Ne ha facoltà.

ORELLANA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, colleghi, intervengo con molto piacere nella discussione per supportare la candidatura di Milano a ospitare l'Agenzia europea del farmaco, e non solo perché ha le migliori caratteristiche e potenzialità per ospitare l'EMA, ma soprattutto perché credo che questa sia la scelta più strategica dal punto di vista economico e politico che l'Italia possa portare avanti in questi mesi in Europa.

L'eventuale arrivo nel capoluogo lombardo dell'Agenzia europea del farmaco potrebbe portare un indotto di oltre un miliardo di euro (ben 890 persone lavorano nell'Agenzia), per non parlare poi dell'incremento qualitativo che la ricerca tecnologica italiana avrebbe qualora fosse completamente operativa l'intera struttura scientifica di supporto.

Il mio auspicio, con un voto unanime dell'Assemblea, è che la candidatura di Milano sia più forte, come è più forte la convinzione che di fronte a noi abbiamo un'opportunità di sviluppo in termini di ricerca, medicina e innovazione. Sia il presidente del Consiglio Gentiloni Silveri che il presidente del Parlamento europeo Tajani hanno sottolineato che la candidatura, sebbene difficile e in salita, ha tutte le possibilità, nonché i criteri oggettivi, per essere favorita.

Ecco perché mi auguro che anche il Parlamento faccia la sua parte, approvando magari un'unica e condivisa mozione, che vada oltre le capricciose e irragionevoli argomentazioni che nulla hanno a che fare con una sfida sul futuro dell'Italia. È importantissimo mostrare un Paese unito che supporta la candidatura di Milano. In questo senso, mi auguro che il voto di oggi sia appunto unanime e a favore di questa candidatura. Ci sono ben 19 candidature e i nostri concorrenti sfrutteranno ogni nostra possibile criticità. L'incertezza politica legata ai prossimi voti nazionale e regionale nel 2018 potrebbe essere strumentalmente usata contro la candidatura di Milano. Ecco perché è fondamentale mostrare l'unità e la compattezza di tutte le forze politiche in favore di Milano.

Presidenza della vice presidente DI GIORGI (ore 10,49)

(Segue ORELLANA). La presentazione della candidatura lo scorso 25 settembre a Bruxelles è stata unitaria. Erano presenti il ministro Lorenzin, il sottosegretario Gozi, il presidente Maroni e il sindaco Sala: differenti ruoli e differenti parti politiche, ma unione e unità di intenti nel promuovere Milano quale futura sede dell'EMA. Rivolgo quindi un appello in particolare ai colleghi del Movimento 5 Stelle, che in questo aspetto hanno un ruolo decisivo. Un loro voto contrario o anche solo di astensione o una loro incertezza verranno valutati molto negativamente e usati contro l'Italia da parte dei nostri concorrenti, perché non sfugge a nessuno che i sondaggi danno il Movimento 5 Stelle quale primo partito in Italia e candidato a un ruolo di Governo nel prossimo futuro. Se ora si esprimesse in qualche modo contrariamente e debolmente rispetto alla candidatura di Milano, com'è stato fatto ad esempio nel caso della candidatura di Roma alle olimpiadi, questa sarebbe una iattura per l'Italia. Spero che venga confermato nel voto odierno quanto ieri ha indicato, seppure in tutt'altro contesto, il collega Cappelletti, ovvero l'ovvio favore alla candidatura, anche se egli non riteneva utile discuterne in quest'Aula, come pure ha un po' confermato il collega Crimi poco fa.

Non è assolutamente così. Il Parlamento, e il Senato in particolare, può e deve fare la sua parte, proprio in vista degli appuntamenti decisivi delle prossime settimane. Entro novembre si decide e l'Italia, che punta tutto su questa prestigiosa sede, in quanto ha presentato la candidatura solo per l'Agenzia europea del farmaco e non per l'altra agenzia (l'Agenzia bancaria europea), non può permettersi dubbi e incertezze.

Le candidature concorrenti sono ben 18 - come già detto - e alcune ben posizionate rispetto ai sei criteri oggettivi che sono stati indicati, che ripeto velocemente, per ribadire quanto Milano sia ben posizionata.

Il primo è la garanzia che l'Agenzia possa essere istituita in loco. Quindi, Milano, avendo messo a disposizione il grattacielo Pirelli, sicuramente è a posto.

Il secondo è l'accessibilità dell'ubicazione, e cioè la distanza dei collegamenti aerei da Milano verso le varie capitali europee. Il dato indicato nel dossier di oltre 50 pagine su Milano, che ho avuto modo di leggere, riporta una distanza da Milano in via aerea intorno alle tre ore (a parte la capitale di Cipro). Sicuramente altre città candidate, come Sofia, Bucarest o Porto, non possono garantire gli stessi tempi di collegamento.

È richiesta poi l'esistenza di strutture scolastiche adeguate per i figli dei membri del personale. Si tratta di un requisito oggettivo, che Milano può garantire, avendo le migliori università d'Europa, sia pubbliche - e soprattutto pubbliche - che private, ed essendo anche presente una scuola europea a Varese per i giovani che non hanno iniziato gli studi universitari e frequentano ancora le scuole superiori.

Tra i requisiti è previsto, inoltre, un adeguato accesso al mercato del lavoro, alla sicurezza sociale e all'assistenza sanitaria per coniugi e figli. Credo che l'assistenza sanitaria italiana e, ovviamente, lombarda sono tra le eccellenze europee e questo ovviamente ci tranquillizza. Quanto alla sicurezza sociale, abbiamo un welfare che ha tanti difetti, ma che non è certo da disprezzare se lo confrontiamo con quanto esiste in giro per il mondo. Quanto al mercato del lavoro, in Lombardia abbiamo fortunatamente dei tassi di disoccupazione molto più bassi rispetto ad altre realtà italiane e sicuramente tra i più bassi d'Europa.

Il quinto criterio è costituito dalla continuità operativa: Milano dovrà garantire il passaggio del lavoro dall'attuale sede di Londra a quella di Milano, senza che si creino disagi. E questo è un impegno che Milano ha dimostrato di poter affrontare a livello organizzativo, organizzando - ad esempio - in tempi davvero brevi e in modo efficace l'Expo.

Infine, il sesto requisito riguarda la distribuzione geografica. Si tratta di un criterio un po' più politico, perché richiede che le sedi delle Agenzie vengano distribuite tra tutti i Paesi europei e in Italia è già presente, a Parma, la sede dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare, mentre altri Paesi, tra cui la Slovacchia, che ha candidato Bratislava - citata in una delle mozioni e anche dal collega della Lega Nord, Candiani - non ospita alcuna Agenzia e potrebbero fare molta forza su questo aspetto. E lo stesso varrebbe anche per Bucarest o per Zagabria. Spero però che i nostri partner europei non vogliano premiare uno dei Paesi del cosiddetto Gruppo di Visegrad, che per altre partite, come quelle relative all'immigrazione, non stanno rispettando le regole europee, ma stanno assolutamente contrastando la redistribuzione dei migranti: mi auguro che quei Paesi siano presto soggetti a procedura di infrazione europea e debbano pagare delle multe per una scelta contraria agli impegni presi.

Credo quindi che l'odierna giornata, qui in Senato, e quella che si svolgerà alla Camera dei deputati non siano assolutamente inutili, ma diano anzi un segnale di compattezza della Nazione a favore di una candidatura che l'Italia sta spingendo da tempo, non solo a livello governativo, ma anche - come ho già detto in precedenza - con l'azione del sindaco di Milano, Sala e, soprattutto, della Regione, come dimostra ampiamente la disponibilità del grattacielo Pirelli.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (FI-PdL XVII). Signora Presidente, fino ad ora ho ascoltato intervenire colleghi provenienti quasi esclusivamente dal Nord della nostra penisola, che chiaramente candidano Milano come sede dell'Agenzia europea del farmaco (EMA). Si tratta quasi di un fatto scontato, perché sicuramente in tale richiesta c'è una forma di campanilismo. Voglio aggiungere allora la mia voce a quella dei colleghi che mi hanno preceduto per dire che la Sardegna, che pure è distante da Milano, ritiene che un'Agenzia di questo genere, visto il suo interesse e lo sviluppo che la stessa richiede, non può che essere accolta in un territorio infrastrutturato, che possa assolvere correttamente ai gravosi compiti dell'Agenzia.

Dispiace che questo sia un esito della Brexit: avremmo voluto che l'Europa intera desse un siffatto riconoscimento a un territorio veramente importante dal punto di vista della ricerca scientifica e farmacologica. Dispiace perché a tutto titolo avremmo avuto la possibilità di competere con altri territori. Ribadisco allora l'invito fatto precedentemente dal collega Crimi: su questa iniziativa cerchiamo di non dividerci. Non oso neanche pensare che ci sia una speculazione da parte di altri territori. Penso che poche volte come questa un'espressione unanime e unitaria di tutto il Senato possa costituire un biglietto da visita positivo per chi ci analizza dall'estero. Guai se, presentandoci separatamente, offrissimo l'occasione agli altri Paesi, che al contrario si stanno dimostrando molto uniti su questa iniziativa, di dire che gli italiani non hanno raggiunto una condivisione sul luogo scelto, la qual cosa potrebbe creare chissà quali problemi.

Ritengo che sulla base di questa iniziativa, proprio per l'importanza che conferirebbe a un territorio che diciamo pronto ad accoglierla, dobbiamo sostenere fortemente la possibilità di far fare un balzo in avanti alla nostra ricerca scientifica per intero, perché l'EMA non agisce come un oggetto estraneo in un territorio. L'Agenzia può essere un'occasione importante non solo per sviluppare la ricerca in campo farmaceutico e biomedico ma anche per fare ricerca in senso assoluto.

Ricordiamoci che molti dei farmaci per i quali oggi si chiede l'immissione in commercio riguardano la composizione molecolare. Ebbene, questi farmaci che verranno studiati dall'EMA non possono essere studiati in qualsiasi sede, ma richiedono sicuramente importanti centri di ricerca. E noi li abbiamo. Abbiamo centri che possono studiare l'applicazione biomedica dei nuovi prodotti prima di ottenere l'autorizzazione all'immissione in commercio. Abbiamo un'occasione forse più unica che rara per dare un senso a tutti gli investimenti che sono stati fatti, a tutte le realizzazioni nel territorio lombardo. Peraltro, dire lombardo è anche limitativo, perché qui si tratta di riconoscere l'Italia intera come centro che può avere ricadute positive. Certamente, se non sarà anche la Sardegna - la qual cosa mi auguro - saranno il Piemonte, il Veneto; saranno sicuramente tutte quelle industrie che rendono l'Italia importante nel mondo anche dal punto di vista farmaceutico.

Ricordo solamente - per averlo sentito dire e aver letto le statistiche - che l'Italia esporta il 70 per cento della produzione farmaceutica. Ritengo, pertanto, che nel settore della farmaceutica, per quanto riguarda lo studio sugli esseri umani e sugli animali, noi abbiamo possibilità di accogliere l'Agenzia europea del farmaco più di tanti altri Paesi che nel campo specifico non sono così avanzati.

Concludendo, Presidente, dalla Sardegna un forte sì a che Milano sia la candidata italiana - e penso anche che dovrebbe essere la candidata europea - per accogliere l'Agenzia. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII e dei senatori De Biasi, Fucksia e Liuzzi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gaetti. Ne ha facoltà.

GAETTI (M5S). Signora Presidente, con l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, l'Agenzia europea del farmaco, che attualmente ha sede a Londra, deve trovare un'altra sede.

Noi riteniamo che Milano sia una città più che adeguata per accogliere l'Agenzia per una serie di ragioni: l'area della grande Milano genera un PIL da 153 miliardi di euro e, con l'indotto regionale, 359 miliardi (dati di Assolombarda). Nell'area operano 3.600 multinazionali.

Milano è un polo farmaceutico internazionale: sono oltre 200 le aziende produttrici di medicinali; 64.000 le persone impegnate direttamente nel settore; 30 miliardi il valore produttivo e 2,7 miliardi l'investimento (dati di Farmindustria). Inoltre, Milano ha già la sede praticamente pronta - il Pirellone che, con qualche adattamento strutturale, è immediatamente operativo - ed è una grande città in grado di accogliere le famiglie dei 700-800 dipendenti, con tutto quel che ne consegue.

Inoltre, Milano è una città fortemente infrastrutturata, con 2 aeroporti, 350 voli al giorno, treni, reti informatiche, eccetera. E sottolineiamo poi come essa abbia nel suo territorio molte attività complementari di ricerca biomedicale e biotecnologica, con 8 università, 17 istituti scientifico-ospedalieri e 32 centri di ricerca. L'alto livello di ricerca italiana viene riconosciuto come uno dei migliori nelle classifiche mondiali. L'Italia, infatti, si posiziona al settimo posto al mondo per numero di studi prodotti nell'ambito delle biotecnologie. Per tutte le ragioni esposte, riteniamo quindi che Milano sia davvero la sede ideale.

Un'ultima cosa che intendo sottolineare è proprio il fatto che la nostra candidatura è già stata perorata lo scorso 25 settembre, allorquando la ministro Lorenzin, il sottosegretario Gozi, il presidente della Regione Lombardia Maroni e il sindaco di Milano si sono recati a Bruxelles per evidenziare tutte le nostre eccellenze. La Commissione europea pubblicherà entro il prossimo 30 settembre - quindi tra pochi giorni - l'elenco delle città basato sui criteri stabiliti dal Consiglio europeo.

Pertanto, credo che questo nostro intervento sia tardivo e vada ad avallare un percorso già iniziato. La calendarizzazione delle mozioni sembra quindi dettata più da necessità di calendario, che non dall'esigenza di dare un segnale forte dell'operatività del Governo. Questo atto, se approvato qualche settimana fa, avrebbe dato un significato politico più incisivo. Il suo esame oggi evidenzia invece come il Parlamento rincorra i desiderata del Governo e non viceversa.

Infine, sottolineo l'importanza del peso economico di questa decisione nel settore. Potrebbe essere naturalmente un bene, ma anche un male.

Per tornare al discorso fatto dal collega Crimi, spero che il Governo e il Parlamento sapranno mettere in atto tutte quelle situazioni di trasparenza nella gestione di un'Agenzia così delicata. Auspichiamo davvero che il Governo sappia mettere in campo tutto il suo peso in ambito europeo per il buon esito del trasferimento dell'Agenzia europea per i medicinali a Milano. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice De Biasi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, certamente il referendum svoltosi in Gran Bretagna il 23 giugno 2016, che decretò la sua uscita dall'Unione europea, ha prodotto ricadute anche sulle Agenzie presenti nel territorio inglese, quali l'EMA e l'EBA. Si cominciò subito a pensare al da farsi e qualcuno propose addirittura l'Italia come sede dell'Agenzia bancaria europea, mentre noi ci muovemmo subito per la candidatura a sede dell'Agenzia europea per i medicinali.

Ricordo, pochi giorni dopo la Brexit, quando si cominciò a parlare dell'EMA, che un quotidiano del settore della sanità pubblicò un'intervista in cui il senatore Mandelli invitava il Paese ad attivarsi a candidare Milano a sede dell'EMA. È stato un peccato che la mozione presentata il 2 febbraio 2017, proprio dal senatore Mandelli - come è stato ricordato poco fa dal collega che mi ha preceduto - sia stata calendarizzata con mesi e mesi di ritardo. Avrebbe certamente rappresentato un buon aiuto per il Governo, anche quando ha presentato la candidatura di Milano, avere la decisione - spero unanime - del Parlamento sul trasferimento della sede dell'EMA.

Ora siamo verso la volata finale, perché nell'arco di un mese, dopo una prima scrematura tra le città che si sono candidate, si sceglierà tra una rosa di tre. Quindi, entro il prossimo novembre conosceremo il verdetto di questa decisione.

È stato presentato dal presidente Gentiloni un dossier che illustra i sei punti qualificanti del capoluogo lombardo.

La sede è già pronta e non dimentichiamo che uno dei requisiti individuati è che il trasferimento sia immediatamente operativo in una sede funzionante. In questo è stato molto bravo il presidente Maroni a mettere a disposizione, con perfetta tempistica, uno dei palazzi della Regione, fino a oggi sede del Consiglio regionale.

Sappiamo che, oltre a Milano, corrono Amsterdam, Atene, Barcellona, Bonn, Bratislava, Bruxelles, Bucarest, Copenaghen, Dublino, Helsinki, Lille, Porto, Sofia, Stoccolma, Malta, Vienna, Zagabria e Varsavia. La Commissione europea pubblicherà una valutazione delle candidature il 30 settembre, basandosi su criteri stabiliti a giugno dai ventisette Paesi in sede di Consiglio europeo. Potrebbe quindi dare un voto esplicito o esprimere un giudizio complessivo sulle candidature.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 11,06)

(Segue RIZZOTTI). Al momento quello che risulta ufficiosamente è che i dossier più forti tecnicamente siano quelli inviati, appunto, da Milano, Amsterdam, Barcellona e Vienna.

Già tutto il mondo delle imprese, Confindustria e il sistema produttivo italiano si sono mobilitati a Bruxelles per spingere Milano nella corsa ad aggiudicarsi EMA, l'Agenzia europea del farmaco. C'è stato un importante evento, organizzato da Confindustria, Farmindustria, Federchimica, la Fondazione Milano per Expo 2015, la Camera di commercio Milano-Monza-Brianza-Lodi e Assolombarda, per presentare alla business community europea tutti i punti di forza della candidatura italiana.

È già stata scartata, in via ufficiosa, la sede di Bratislava. Sappiamo invece che Milano è certamente la città che risponde meglio ai sei requisiti indicati: tra questi vi è l'accessibilità, visto che Milano è collegata da tre aeroporti, da una rete di trasporti locali e ferroviari e dalla metropolitana, che possono facilitare il trasferimento degli almeno mille dipendenti. Per quanto riguarda il requisito dell'immediata operatività dell'EMA, vi sono - come ho già ricordato - edifici pronti che potrebbero ospitarne la sede. Devono essere inoltre presenti scuole internazionali per garantire il diritto allo studio dei figli dei dipendenti che si dovranno trasferire, dalla prima infanzia fino ai percorsi universitari. In Lombardia vi sono università che, già da anni, organizzano corsi di laurea in lingua inglese con un'apprezzabilissima offerta formativa.

Rispetto alle prestazioni sanitarie, la sanità lombarda è sicuramente una delle eccellenze europee e probabilmente mondiali e non si pone neanche in discussione che le famiglie dei dipendenti possano non ritenere adeguate le prestazioni sanitarie, il cui livello è superiore alla media europea. La stessa cosa si ha per quanto riguarda il welfare, perché tra i requisiti vi è la possibilità per le famiglie trasferite, le mogli dei dipendenti, i figli e i compagni, di trovare un posto di lavoro.

Il 24 luglio scorso il presidente Gentiloni ha presentato la candidatura ufficiale di Milano in Europa, illustrando tutte le eccellenze e le attrattive della città e della Regione. C'è già stata la visita di una delegazione dell'EMA in Lombardia, cui il presidente Maroni ha illustrato tutte le possibilità e le offerte del capoluogo lombardo.

Sono molto contenta che vi sia l'unanimità del Parlamento nel sostenere questa richiesta, che non solo porterebbe grandi benefici a Milano e alla Lombardia, al mondo della ricerca e alle nostre aziende, ma potrebbe anche rappresentare un importante valore aggiunto per il PIL di tutto il Paese e certamente del Nord d'Italia.

Potremmo immaginare anche uno sviluppo del turismo grazie al trasferimento di così tante persone. Penso alla mia città, Torino, dalla quale, in cinquanta minuti, si raggiunge Milano. Sarebbe pertanto una cosa veramente molto importante.

Certo, si era ventilata e proposta la candidatura di un'altra città italiana, Bari, considerata la perla del Sud, quasi la Milano del Sud. Ma, per ciò che riguarda il tessuto industriale, di ricerca e di produttività, nonché la logistica e i trasporti, Milano offre di più, e non ne abbiano contro di me i colleghi pugliesi.

Spero che non si applichino strani criteri di equilibrio geopolitico: si parlava di un asse Macron-Merkel per dividersi le due Agenzie: quella del farmaco in Francia e quella bancaria in Germania. Mi auguro che il Governo, forte di tutto questo sostegno e delle ragioni oggettive nel criterio della scelta della sede di un'Agenzia importante come quella del farmaco, quando sarà presa la decisione in Europa, spero che - incrociamo le dita - possa portare a casa questo importante risultato. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII e dei senatori Bianco e Fucksia).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni e sull'ordine del giorno presentati.

PIZZETTI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, svolgerò alcune considerazioni prima dell'espressione dei pareri, ringraziando innanzitutto il Parlamento e i colleghi intervenuti.

Come è stato ricordato anche nell'ultimo intervento, a seguito del referendum di separazione della Gran Bretagna dall'Unione europea nel giugno 2016, si è posto il tema della ricollocazione di due importanti e strategici uffici: l'EMA (Agenzia europea per i medicinali) e l'EBA (Autorità bancaria europea).

Da subito il Governo precedente e l'allora presidente del Consiglio Renzi hanno assunto l'iniziativa per candidare Milano a sede per l'Agenzia europea per il farmaco, latori in quel caso di un'indicazione corale delle principali istituzioni interessate: oltre al Governo, la Regione Lombardia e il Comune di Milano. Ma voglio ricordare - e la collega Rizzotti ha ragione - anche il mondo della ricerca e dell'imprenditoria milanese e lombarda, che hanno dato un contributo rilevante e di sostegno all'assunzione di questa iniziativa.

Il 13 settembre 2016 il progetto EMA-Milano è stato inserito nel patto per la Lombardia che l'allora presidente del Consiglio Renzi ha firmato con il presidente della Regione Maroni. Vi è stata poi la lettera congiunta del presidente Maroni e del sindaco Sala al Governo per ufficializzare ed entrare nel vivo della candidatura.

Ricordo che nel marzo scorso - per segnalare l'intensità con cui questa partita importante e delicata, come evidenziato dalla collega De Biasi, è stata seguita - è stato istituito un tavolo di coordinamento presso la Presidenza del Consiglio, presieduta dal professor Moavero Milanesi e composta da tutte le principali istituzioni: il Ministero per gli affari esteri, il MIUR, il MISE, il Ministero della salute, la Regione Lombardia e il Comune di Milano. Intensa è stata quindi l'attività a sostegno e in particolare l'attività diplomatica che è ancora in corso, a partire dall'azione - anch'essa testé ricordata - del Presidente del Consiglio.

Ultima iniziativa è l'incontro di lunedì scorso a Bruxelles dove la ministra Lorenzin, insieme al presidente Maroni, al sindaco Sala e al professor Moavero Milanesi hanno presentato la candidatura di Milano. Sabato ci sarà una prima valutazione delle offerte di candidatura. A cavallo del 20 novembre sarà presa la decisione finale da parte di organismi europei che - immagino - a margine del Consiglio europeo del 19 e del 20 ottobre tratteranno la questione.

Io penso che l'unità istituzionale e politica del Paese sia fondamentale per tentare di raggiungere questo obiettivo. Altre diciotto città, tra l'altro di primaria levatura, in rappresentanza di altrettanti Stati, concorrono all'assegnazione della sede. Non sarà quindi una passeggiata. E l'unità, che si esprime anche nel contenuto delle mozioni, è una premessa fondamentale ed è bene che venga ribadita dal Parlamento sia oggi, con la votazione sulle mozioni e sull'ordine del giorno presentato, sia - mi permetto di dire - mercoledì 18 ottobre, quando qui verrà il Presidente del Consiglio per illustrare l'iniziativa italiana in relazione al Consiglio europeo dei giorni successivi. Mi auguro che anche quella sia la sede, al di là delle divergenze politiche, per ribadire l'unitarietà di intenti e rafforzare il mandato del Governo e del Presidente del Consiglio.

Come veniva ricordato, l'EMA ha 890 dipendenti, diversi comitati scientifici e opera con migliaia di esperti e ricercatori, sia sul tema del nuovo farmaco che sul tema del monitoraggio della qualità dei farmaci presenti in commercio. I temi della qualità del farmaco e della qualità della salute sono strettamente connessi e sono una delle ragioni importanti per cui è stata avanzata la candidatura di Milano. Potremmo dire che Milano è la città vocata per essere sede, non solo perché corrisponde a tutti criteri individuati per l'assegnazione, ma anche perché si trova in un Paese, l'Italia, che, con la Germania, è il primo produttore di farmaci in Europa e, per di più, nel cuore di un polo di studi, di ricerca e di produzione tra i più qualificati al mondo.

Oltre ai numerosi punti di forza contenuti nel dossier che il tavolo di coordinamento ha preparato in sede di Presidenza del Consiglio, d'intesa con la Regione Lombardia e con il Comune di Milano, e che vengono richiamati anche nelle mozioni, vorrei mettere in luce due aspetti fondamentali, avviandomi così alla conclusione.

Il primo aspetto è la performance del sistema Paese, dimostrata proprio a Milano in occasione di Expo 2015. Questo è un grande punto di forza sulla qualità del sistema Paese. Il secondo - del quale voglio ringraziare in modo particolare il presidente Maroni - è l'aver messo a disposizione un luogo prestigioso come sede della nuova Agenzia. Avere la sede a disposizione è un grande punto di forza, perché solo noi e Barcellona lo facciamo. Tutti gli altri candidati, infatti, devono costruire la sede. Questo è un punto di rilievo, e fa del tavolo di coordinamento e dell'apporto dato dalla Regione Lombardia e anche dal Comune di Milano una grande azione di sostegno.

Ringrazio il Parlamento, nella fattispecie il Senato, per l'azione di sostegno all'iniziativa del Governo e delle diverse istituzioni, che, in realtà, è un'azione di sostegno al Paese nel nome dell'interesse generale e dell'interesse nazionale. Mi auguro che ciò si concluda con un voto unitario sulle diverse mozioni e venga ribadito, appunto, alla presenza del Presidente del Consiglio mercoledì 18 ottobre.

Per quanto riguarda i pareri sulle mozioni, esprimo parere favorevole sulle mozioni nn. 836, 724 (testo 2) con l'integrazione che il collega Mandelli ha letto e citato nel suo intervento d'Aula e 837 con la soppressione di «a seguito dell'intuizione e proposta del presidente della Regione Maroni» perché - come ho già spiegato - è un'iniziativa d'insieme senza primogenitura, e con la modifica del dispositivo come segue «impegna il Governo a proseguire con determinazione» - e non «a sostenere» - «presso le competenti sedi comunitarie l'azione di sostegno alla candidatura di Milano», 838 con la modifica del dispositivo come segue «impegna il Governo a proseguire l'azione di sostegno alla candidatura di Milano». Per quanto riguarda l'ordine del giorno G1, il parere è favorevole con le seguenti riformulazioni: «impegna il Governo a proseguire l'azione di sostegno alla candidatura di Milano a sede dell'EMA continuando a porre in essere tutte le iniziative»; per la seconda parte, propongo di fermarsi alle parole «nuovi immobili» e di sopprimere le seguenti «utilizzando i risparmi derivanti dalla razionalizzazione dell'utilizzo degli immobili a favore delle piccole e medie imprese locali e ad interventi a sostegno della disabilità», trattandosi di un impegno che, allo stato dell'arte, non siamo in grado di assumere. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Orellana).

PRESIDENTE. Senatore Mandelli, mi conferma di accettare la riformulazione da lei stesso proposta?

MANDELLI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, l'accetto.

PRESIDENTE. Senatore Candiani, accoglie la riformulazione?

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, l'accetto.

PRESIDENTE. Senatore Barani, accetta la riformulazione?

BARANI (ALA-SCCLP). Sì.

PRESIDENTE. Senatore Crimi, accetta la riformulazione?

CRIMI (M5S). Presidente, l'accetto.

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione delle mozioni e dell'ordine del giorno.

FUCKSIA (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FUCKSIA (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, colleghi senatori, il fatto che l'Assemblea del Senato oggi abbia deciso di inserire in calendario la discussione di queste mozioni è oltre modo positivo. E lo è soprattutto dopo aver discusso il disegno di legge sui borghi, perché passiamo dalla valorizzazione delle periferie e delle città di provincia a mettere una perla strategica in una città metropolitana. È un segnale chiaro e forte del supporto e del contributo che quest'Aula - e il Parlamento intero - vuole dare affinché le negoziazioni per portare l'Agenzia europea del farmaco (EMA) in Italia volgano a buon fine.

Colleghi, il voto per l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, seppur da un lato rappresenta un processo complicato a causa del quale l'intera comunità dei 27 dovrà subire inevitabili contraccolpi, dall'altro ha reso possibile l'apertura di alcune finestre di opportunità potenzialmente molto interessanti per il nostro Paese, che dobbiamo cogliere. Penso all'EMA, ma anche ad altre possibili Agenzie e opportunità quali - ad esempio - un'Autorità europea per la tutela degli animali o dei monumenti storici e per la strategia per la prevenzione sismica o dell'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), ora a Bilbao. Sarebbero state opportunità per cui l'Italia aveva tutte le carte in regola, come per l'EFSA a Parma o per altri centri. Oggi trattiamo l'EMA, ma penso anche all'European banking authority (EBA).

Poter ospitare queste autorità sul nostro territorio, nelle nostre città, non solo costituisce un motivo di vanto istituzionale, ma si traduce anche nella creazione di un indotto dal punto di vista occupazionale, della ricerca, dello sviluppo e ci aiuta a rendere maggiormente attrattivo - dal punto di vista economico - il Paese intero. Solo per fare un esempio, l'EMA organizza in media 500 incontri internazionali all'anno che mettono in movimento 500.000 persone. Non è un caso che molte società farmaceutiche avessero, negli anni scorsi, stabilito sedi a Londra per essere vicine a EMA. È quindi probabile che decideranno di spostare le loro filiali nella città che sarà scelta per ospitarla in futuro, creando un'ulteriore crescita.

Per questo è oggi più che mai importante fare squadra. Lo dico pensando a una sinergia positiva tra istituzioni, settore produttivo, università e ricerca; lo dico, colleghi, anche pensando con un po' di amarezza ai recenti casi di altre città, tra cui Roma, la cui amministrazione non ha avuto il piglio e la lungimiranza per comprendere questa opportunità, trasformandola nell'ennesima occasione persa.

Tornando a Milano, oggi è arrivato il momento di mostrare sul tavolo della trattativa con la Commissione e il Consiglio europeo che il prossimo novembre dovranno scegliere il candidato vincitore che non si tratta di Milano, ma del nostro sistema Paese. Non possiamo puntare soltanto sui dati, seppur solidi e in crescita, del settore farmaceutico lombardo; sono molte di più è molto più rilevanti le ragioni per sostenere la candidatura di Milano come prossima sede dell'EMA.

Prima di tutto abbiamo un motivo logistico: un'Autorità che ha il compito di autorizzare nuovi medicinali in tutta Europa non può fermare la sua attività nemmeno per un giorno; se ciò avvenisse ne pagherebbero le conseguenze dirette i cittadini e i pazienti. Ecco perché è assolutamente necessario che la nuova sede sia pienamente operativa in tempi brevissimi e che sia anche inserita in un tessuto socioeconomico e scientifico adeguato, che possa supportare il cambiamento, garantendo la giusta continuità. A Milano ci sono gli uffici già pronti e infrastrutturati messi a disposizione dalla Regione Lombardia, cioè il grattacielo Pirelli, disegnato più di sessant'anni fa da Giò Ponti, Pier Luigi Nervi e altre archistar. Per il trasloco è sufficiente staccare le spine dei computer nell'edificio dei Docks di Londra e riattaccare le prese nel grattacielo di via Fabio Filzi. Inoltre, si sta già lavorando per l'apertura di uno sportello per assistere il trasloco e gli addetti EMA in tutte le loro necessità.

Oltre all'infrastruttura fisica e alla disponibilità di spazi, contano i tempi e le distanze dei collegamenti con treni ad alta velocità e aeroporti, la capacità ricettiva per dipendenti, visitatori, partecipanti ai grandi eventi internazionali e Milano, soprattutto a seguito di Expo, può dirsi pronta. A questo riguardo ho anche un po' di amarezza, perché penso ad esempio alle Marche, che potrebbero essere centro della macroregione adriaticoionica e che però non sono collegate così bene, anzi, dal punto di vista infrastrutturale sono un po' il fanalino di coda di questo Paese. Investire nelle infrastrutture è importante; spesso si fanno delle battaglie contro che sono ideologiche, ma i collegamenti aiutano anche in una prospettiva di sviluppo verde, perché ridurre i percorsi e i tempi significa anche impattare meno dal punto di vista delle emissioni ambientali.

Dicevo che, oltre all'infrastruttura fisica e alla disponibilità di spazi, contano i tempi e le distanze dei collegamenti con treni ad alta velocità e aeroporti. Questo è importante, perché Milano è pronta.

Infine, non si possono tralasciare altri elementi non misurabili con il sistema metrico decimale, ma fondamentali. Penso agli elementi espressi dall'ambiente culturale e sociale circostante: per esempio, l'industria italiana del biomedicale, dei principi attivi farmaceutici e delle biotecnologie. Penso all'università di Bologna che sta studiando dei brevetti che sarebbe importantissimo finanziare, perché questo la farebbe tornare ad essere città dell'eccellenza, dei brevetti e della creatività. Tra Bologna e Milano si concentra il polo europeo di questa attività: il polo biotech a Bresso, la cittadella dell'innovazione, lo Human Technopole, il polo della salute, l'Agenzia per la promozione della ricerca europea (APRE), il Centro comune di ricerca di Ispra vicino a Varese, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) a Parma, di cui parlavo prima. Questa rete potrebbe costituire un polo scientifico di cooperazione per la ricerca unico in ambito continentale, abbracciando settori importanti e correlati tra loro, quali la scienza della vita, dell'alimentazione e della nutrizione.

Insomma, a Milano piace vincere facile in questo caso, perché le condizioni ci sono tutte e potrebbe diventare quel cuore pulsante che ci farebbe piccoli sì, ma grandi in Europa. Colleghi, questi sono i motivi per cui vale la pena sostenere la candidatura di Milano e farlo con convinzione. Occorre farlo non solo per Milano, ma per l'Italia.

Penso alla polemica e alla preoccupazione espressa prima dal collega Crimi in merito alla trasparenza. È ovvio che è un discorso non di revolving doors, ma di competenze. Non può occuparsi di argomenti così importanti a livello strategico chi non lo ha fatto e spero che non occorra il bollino blu della Casaleggio Associati per essere in regola in questo caso. Spero che i parametri di trasparenza siano altri e valgano per il Paese e per tutti. Ci sono battaglie politicodiplomatiche che misurano più di altre lo standing internazionale di un Paese e quella per aggiudicarsi la sede dell'EMA è una di queste. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

COMAROLI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMAROLI (LN-Aut). Signor Presidente, non voglio rimarcare l'importanza del fatto che Milano sia la migliore candidata a diventare sede dell'EMA, perché già tutti i colleghi che mi hanno preceduto hanno ricordato tale valore con tutta una serie di dati, dal punto di vista del polo farmaceutico, dell'importanza della ricerca e della rispondenza della città a tutti i requisiti necessari alla candidatura. Tutti sappiamo che l'EMA a Milano porterebbe innumerevoli benefici a tutto il nostro Paese, in termini sia di addetti, quindi di nuovi posti di lavoro, sia di PIL. Per questo motivo, il voto che oggi ci accingiamo ad esprimere in quest'Aula è importantissimo, per dare supporto e valore a tale richiesta.

Sappiamo però che c'è il problema dei concorrenti e delle altre città che si sono fatte avanti ed è qua che diventa essenziale il peso del Governo. Sono già state compiute alcune azioni, però si chiede veramente che il presidente Gentiloni Silveri faccia la voce grossa, perché solo così si riuscirà ad ottenere il risultato.

Non sto dicendo nulla di nuovo: basta vedere la Merkel cosa riesce a ottenere quando va a parlare in Europa. Bisognerebbe che questo Governo facesse la stessa cosa: all'incontro che ha avuto luogo la settimana scorsa, al quale hanno partecipato il governatore Maroni, il sindaco Sala e il ministro Lorenzin, magari avrebbe potuto recarsi il presidente Gentiloni Silveri, al posto del ministro Lorenzin. È vero che la settimana prossima andrà al Consiglio europeo e mi auguro veramente che pretenda la sede dell'EMA a Milano, non tanto per la città in sé, ma per le questioni tecniche oggettive a supporto di questa scelta. L'Italia, infatti, in Europa è uno dei produttori più importanti nel settore farmaceutico, anche a livello scientifico, con le università.

Per questo motivo si chiede un impegno da parte di questo Governo, perché a Milano l'EMA avrà sicuramente tutto il supporto che serve: la Regione Lombardia, infatti, si sta adoperando, perché il Governo ha già stanziato i fondi, che però sono bloccati e chi sta anticipando le spese è proprio la Regione Lombardia, che sta spendendo i fondi per la promozione di Milano. In questa fase, infatti, è essenziale promuovere, andando a spiegare effettivamente tutte le motivazioni per cui si vuole Milano e non Bratislava.

La cosa che ci sta preoccupando è che purtroppo, invece, si sente dire in giro che hanno già deciso che la sede sarà destinata ad altra città. Questo non va bene, perché porta a chiedersi cos'è che non è stato fatto per far sì che la sede fosse Milano. Mi auguro veramente che da qui a quando decideranno, a novembre, si riescano a trovare la forza e la determinazione che il Governo deve avere per portare la sede dell'EMA a Milano.

Per queste ragioni, signor Presidente, al di là delle virgole nelle mozioni, l'importante, oggi in quest'Aula, è l'espressione consapevole di un voto favorevole, volto a dare ampio mandato affinché si riesca a far sì che nel 2019 la sede dell'EMA sia a Milano. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

BARANI (ALA-SCCLP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARANI (ALA-SCCLP). Signor Presidente, il nostro Gruppo voterà a favore di tutte le mozioni presentate perché riteniamo importante che questo ramo del Parlamento, come lunedì 9 ottobre avverrà alla Camera dei deputati, dia forza al Governo affinché si imponga e porti a casa l'importante risultato del trasferimento dell'Agenzia europea per i medicinali, che deve lasciare Londra a seguito della Brexit, a Milano.

È inutile aggiungere altro sulla candidatura di Milano. È certo che altri Paesi europei vorrebbero divenire sede dell'EMA, ma credo che questa sia la sede ad hoc e che si presti anche nell'interesse dell'intera Unione europea e degli altri ventisette Paesi.

Abbiamo ascoltato che la Regione Lombardia mette addirittura a disposizione la struttura della sede gratuitamente per il primo anno. Ciò ci preoccupa un po', perché non è detto che non arrivino poi delle indagini della Corte dei conti. Bisogna infatti stare attenti, quando nella pubblica amministrazione si dice che si fa qualcosa gratuitamente, perché la magistratura che ci troviamo - e questa è una critica che faccio ad alta voce - non si sa mai come la pensi. Tale offerta risponde sicuramente al principio di favorire la presenza di fronte alla stazione centrale di Milano di questa importante sede, ma ritengo che non sia dirimente il fatto che la struttura si abbia per un anno gratuitamente.

Il mio Gruppo esprimerà pertanto un voto favorevole sulle mozioni. Non esprimeremo invece un voto favorevole sull'ordine del giorno G1, presentato dai colleghi del Movimento 5 Stelle, perché crediamo che in esso ci sia troppa demagogia. È ora di finirla, colleghi; quando si chiede di portare una sede nel nostro Paese, è inutile che si mettano pali e paletti, bisogna farla venire punto e basta. Non è per una sede che si può parlare di cementificazioni. La sede c'è già e non dobbiamo cominciare a dire di limitare e cercare di favorire con i risparmi Tizio, Caio o Sempronio. La senatrice Fucksia ha parlato di bollino blu: non vorremmo che tutto ruotasse a favore dell'intervento del bollino blu magari per i sistemi informatici.

DIRINDIN (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIRINDIN (Art.1-MDP). Signor Presidente, desidero esprimere anch'io, a nome del Gruppo Articolo 1-Movimento democratico e progressista, il sostegno alla candidatura dell'Italia e, in particolare, di Milano, come sede dell'Agenzia europea del farmaco.

L'uscita del Regno Unito dall'Unione europea implica delle modifiche che riguardano anche la sede degli enti di regolazione del farmaco, rispetto ai quali l'Italia ha buona parte delle carte in regola per potersi presentare con una forte candidatura. Credo quindi che sia importante che il Parlamento si esprima a favore di questa candidatura.

Vorrei però sottolineare la necessità di considerare i requisiti che spesso non abbiamo brillantemente presenti nella nostra realtà, nella gestione delle politiche del farmaco e nel governo dell'industria farmaceutica, che certamente, in qualche caso, a livello internazionale non ci fanno apparire al primo posto nella compagine dei Paesi europei.

Questa, però, è anche una grande occasione per imparare ad assumere comportamenti trasparenti e di rispetto del controllo dei conflitti d'interesse che forse non abbiamo sempre tenuto in maniera sufficientemente chiara. Mi auguro davvero, quindi, che se questa candidatura andrà a buon fine, sia anche utile per adottare uno stile, in questi settori, più consono ai livelli internazionali. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP).

D'AMBROSIO LETTIERI (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'AMBROSIO LETTIERI (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Signor Presidente, credo che le mozioni che sono poste all'attenzione dell'Assemblea quest'oggi abbiano un valore simbolico molto importante. Credo che esse siano finalizzate a sostenere le ragioni del tricolore e indubbiamente tali ragioni devono portarci ad un atto di responsabilità, abbandonando la logica del campanile e seguendo una strada maestra, che ci porti a selezionare ed a sostenere in Italia la sede oggettivamente più idonea in termini di requisiti posseduti. Ritengo che le candidature che sono state presentate - come auspicio, perlomeno - da varie sedi nazionali siano tutte rispettabili come segno di orgoglio territoriale, ma questo orgoglio oggi deve essere superato dalle ragioni del Paese, che si deve presentare alla valutazione del decisore sovranazionale con una proposta credibile, la migliore possibile, quella dotata di maggiori chance per vincere la sfida con le candidate più credibili, che per lo più sono città dell'Ovest (da Amsterdam a Barcellona, da Vienna a Bruxelles e a Copenhagen, con Bratislava che scalpita e, per utilizzare una metafora sportiva, fa i giri di campo).

In tutte le mozioni, ad iniziare da quella presentata dal senatore Mandelli per finire con quella presentata dalla senatrice De Biasi, vengono presentate tutte le ragioni di fatto e di diritto che sostengono le motivazioni per cui è legittimo che l'Assemblea, con voto unanime, sostenga la candidatura di Milano. Credo che il valore simbolico di questo voto, che sono convinto consegnerà una valutazione ed una visione unanime, dia forza all'auspicio di fare in modo che le valutazioni che si faranno per la scelta vedano prevalere le condizioni logistiche e tecniche rispetto a quelle politiche. Per carità, mi rendo conto che la diplomazia internazionale è al lavoro perché anche le sfumature politiche non siano estranee alla scelta, ma credo che sia necessario che il decisore sovranazionale sia attento alla valutazione del possesso dei requisiti. Da questo punto di vista, credo che Milano abbia tutte le carte in regola e le condizioni per rappresentare il tricolore nazionale in una versante nel quale l'Italia è un'eccellenza. Non dimentichiamo che l'AIFA è l'agenzia regolatoria del farmaco nazionale più qualificata, più accreditata e più considerata a livello mondiale e non a caso il presidente dell'EMA è un italiano, il professor Guido Rasi, sulla cui credibilità, sul cui talento e sulla cui competenza scientifica credo ci siano valutazioni unanimemente positive.

Va inoltre considerata l'accessibilità logistica e l'accoglienza alberghiera, che vedere l'Italia non solo pronta ma, con la proposta di Milano, assolutamente adeguata alla sfida che va affrontata con la sede dell'EMA nel capoluogo lombardo. Vi è inoltre la presenza di infrastrutture scolastiche e di assistenza sanitaria, riguardo alle quali Milano certamente dimostra di essere un'eccellenza a livello europeo.

Ma non ci sono soltanto le valutazioni di tipo logistico e le valutazioni relative alla capacità di assorbire con grande efficienza il traffico internazionale dei trasporti convergente su Milano e che parte da Milano per gli altri Paesi dell'Unione. Il tema merita di essere esteso, con una valutazione, anche al fatto che l'Italia può vantare la sua posizione di secondo Paese nell'ambito della produzione di farmaci in Europa, dopo la Germania, e che il tasso di esportazione di farmaci dall'Italia non ha rivali, perché si tratta di una percentuale senza pari, con un riconoscimento assoluto che ci viene a livello internazionale per la qualità e le competenze di tutti gli addetti. Va evidenziato anche quanto, nell'area biotecnologica, l'Italia abbia punte di eccellenza a livello mondiale, che probabilmente noi non pubblicizziamo adeguatamente. Mi riferisco alle conquiste nel comparto biotecnologico e ai nostri ricercatori, soprattutto quelli che operano nell'ambito delle terapie geniche e cellulari, di recente autorizzate proprio dall'EMA e che vedono l'Italia primeggiare a livello internazionale, che meritano maggiore rilevanza.

Indubbiamente c'è anche l'aspetto positivo di un accrescimento culturale e di una spinta energica che l'EMA può determinare in Italia, non soltanto nell'ambito del territorio lombardo, ma in tutto il Paese.

Concludo dicendo che l'impegno assunto dal Governo su questo versante è stato efficace e tempestivo, perché l'aver stanziato 54 milioni di euro per la realizzazione della sede dell'EMA a Milano è un segno evidente di attenzione e di energica affermazione di una volontà con cui ci si presenta nel panorama europeo con le carte in regola e con una volontà granitica e unanime del Paese, senza se e senza ma. La raccomandazione con cui concludo è che gli effetti indubbi di beneficio e le ricadute sotto il profilo economico, culturale e scientifico rivenienti dall'EMA in Italia, a Milano, devono poter rappresentare un beneficio senz'altro per l'area del distretto milanese e lombardo, ma anche per tutto il Paese, tentando di coinvolgere, attraverso un virtuosismo operativo, quelle parti del Mezzogiorno d'Italia che sono esse stesse punti di eccellenza nell'ambito di questo comparto.

Alla luce di queste osservazioni e di queste motivazioni e apprezzando molto lo sforzo che è stato fatto tramite le mozioni e la sintesi che in esse viene fatta di tutta questa tematica, con una nota di particolare apprezzamento per il lavoro svolto dal collega senatore Mandelli, annunzio il voto convintamente favorevole su tutte le mozioni da parte dei senatori del Gruppo GAL. (Applausi dal Gruppo GAL (DI, GS, MPL, RI)).

ORELLANA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ORELLANA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, cercherò di essere breve. Mi fa molto piacere che si stia andando, come mi sembra di capire, verso un voto unanime per la candidatura di Milano; non lo davo per scontato e questo mi fa piacere. Vorrei fare solo qualche appunto su quanto ho sentito.

In particolare, il collega Crimi ha segnalato un problema con cui concordo, sull'attenzione al tema della possibile presenza dell'attività di portatori di interesse, sia pubblici che privati, nel rapporto con l'Agenzia: direi che urge una norma che disciplini e regoli l'attività di lobbying anche verso le Agenzie europee. È in discussione la proposta di accordo 627 final del 2016, con cui si chiede di estendere il registro delle lobby, intanto che esso diventi obbligatorio, essendo attualmente applicato solo al Parlamento europeo e alla Commissione europea; si chiede che venga esteso anche al Consiglio europeo e, a questo punto, aggiungerei anche alle Agenzie.

Per quanto riguarda ciò che è stato detto dalla collega Comaroli e l'appello a pretendere rivolto al presidente Gentiloni Silveri, ritengo che purtroppo, vista la modalità di voto, non si possa pretendere nulla in particolare, perché si vota a scrutinio segreto e non ci sono certezze su chi voterà chi. A livello procedurale tutto è già ben definito e ci potranno essere più scrutini; al primo scrutinio, ogni Paese ha sei voti a disposizione, da assegnare a tre città candidate, attribuendo tre voti alla preferita, due voti alla seconda e un voto alla terza, non votando affatto le altre. Dunque, al primo scrutinio sono 162 i voti a disposizione, ovvero sei voti per ciascuno dei 27 Stati, e risulterà vincitrice la città che dovesse ricevere il massimo punteggio da ben 14 Stati, ricevendo, dunque, per 14 volte il voto da tre. Se ciò non avvenisse - cosa molto probabile - si passerà ad un secondo turno, a cui accederanno solo le tre candidate che hanno avuto più voti. Nel secondo turno, ciascun Paese avrà un solo voto a disposizione, per un totale di 27 voti. In questo caso, se una delle tre città rimaste prenderà 14 voti, verrà eletta. Se anche questo non avvenisse, si andrà ad un ulteriore terzo turno, in cui gareggeranno solo le prime due, in un vero e proprio ballottaggio, sulla base dei 27 voti disponibili, in cui è probabile che una delle due prenda almeno 14 voti.

Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 11,52)

(Segue ORELLANA). Essendo però possibile che ci sia qualcuno che non vota o che si astiene, è previsto che vi sia un caso di parità e che si vada addirittura al sorteggio. Questo per dire che sarà una partita lunga e difficile, che a questo punto sarà molto giocata sul dato politico quando si arriva a votazioni di questo tipo.

La considerazione dei sei criteri oggettivi, che ho citato in precedenza, vede Milano largamente avvantaggiata, a parte il cosiddetto criterio geografico, di cui ho parlato nel mio intervento in discussione generale e su cui ci vuole la massima attenzione. Credo che tra i criteri oggettivi sia molto importante quello che ha citato il sottosegretario Pizzetti, ricordando che solo Milano e Barcellona - che però credo sia indebolita per motivi politici dal referendum catalano - hanno strutture pronte e già disponibili, mentre le altre devono ancora costruirle. Credo che ciò sia fondamentale e vada valutato molto positivamente.

Tornando al discorso politico, l'Italia non può pretendere nulla, perché c'è il voto segreto, ma deve fare un lavoro di contatto, di creazione del consenso e anche di giusta pretesa, nel senso che ho indicato, rispetto agli altri Paesi.

Con riferimento alle mozioni in esame, il nostro Gruppo voterà favorevolmente, in conformità con le indicazioni e le riformulazioni proposte dal sottosegretario Pizzetti. (Applausi della senatriceBencini).

BIANCONI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCONI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, inizierei con il dire che noi non riteniamo né ovvio, né banale discutere di argomenti come quello in esame nell'Aula del Senato, e per molti motivi: uno su tutti è che quando il Parlamento parla e discute di ciò che interessa all'Italia e di argomenti così delicati fa sempre il suo dovere. In questo momento, con le mozioni in esame, diamo forza ad un'iniziativa che il Governo, in maniera meritoria, sta portando avanti, per portare a termine un'operazione strategica, riguardante il trasferimento di un ente importante come l'EMA in Italia e, in particolare, in Lombardia. Quindi non è né ovvio, né banale che tutti ci esprimiamo in questa Assemblea a favore di un'operazione strategica per il nostro Paese. Un'operazione che è strategica per i nostri ricercatori, per le nostre industrie e per il nostro PIL, soprattutto, perché il nostro posizionamento in Europa consiste nell'avere oneri, ma anche onori. E questo sicuramente sarebbe un grandissimo onore per l'Italia. Quindi, non ci dovrebbero e non ci possono essere divisioni di sorta. Possono esserci sensibilità diverse? Certamente sì, ma dobbiamo raggiungere l'obiettivo tutti quanti insieme. Bene hanno fatto i parlamentari della Lombardia a riunirsi e a fare corpo comune per vincere questa battaglia; bene hanno fatto i parlamentari europei italiani a fare altrettanto. Bene hanno fatto la Regione, il Comune e la Provincia della Lombardia e bene facciamo noi a stringerci intorno al Governo in questa grande battaglia.

Colleghi, avere l'EMA in Italia non è cosa di poco conto, lo hanno già detto i colleghi e lo voglio ribadire. L'EMA in Italia significa un potenziamento straordinario di tutta quella filiera industriale del farmaco e della ricerca rispetto alla quale noi siamo principi in Europa e nel mondo. Lo diciamo a testa alta e tutti quanti ce lo riconoscono. Riconoscere la sede dell'EMA in Italia significa operare una cerniera straordinaria su tutto quello che è il meglio di tutta la ricerca scientifica e dell'innovazione scientifica e lo faremo in Italia. Avere un ente regolatore così importante in casa nostra significa non soltanto avere ricercatori, grandi potenze scientifiche e tutto ciò che ne consegue, ma anche avere un substrato culturale enorme che dobbiamo accogliere a piene mani.

Perdere questa opportunità sarebbe come perdere un'occasione strategica, e sappiate, colleghi, che se la perdiamo soltanto perché qualcuno pensa di poter lucrare sulla sconfitta dell'Italia in questa battaglia, come in altre situazioni abbiamo fatto - ci tengo a sottolinearlo - ne dovremo rispondere a tutta l'Italia.

Credo che le mozioni oggi al nostro esame siano importanti, non banali e non ovvie. Sono importanti perché dicono che il Parlamento, e in particolare il Senato della Repubblica, è insieme al Governo, agli enti e a tutti coloro che su questa battaglia stanno mettendo il loro impegno. Ci siamo anche noi, vogliamo esserci da qui fino alla soluzione del problema. Vogliamo festeggiare insieme alla Lombardia un grandissimo risultato che, non soltanto per la Lombardia, ma per i nostri ricercatori, per la nostra Italia, per tutti quanti noi sarebbe motivo di grande vanto.

Voteremo assolutamente in modo conforme a tutte le indicazioni che anche il Governo oggi ci ha dato relativamente alle mozioni presentate. (Applausi dai Gruppi AP-CpE-NCD e PD. Molte congratulazioni).

PETRAGLIA (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRAGLIA (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, anche Sinistra Italiana voterà a favore delle mozioni presentate; anzi, avremmo auspicato la formulazione di una mozione unitaria firmata da tutti i Gruppi. Voteremo a favore anche dell'ordine del giorno G1, presentato dal Movimento 5 Stelle, perché il tema che hanno posto è del tutto rilevante, ovvero la necessità di evitare la proliferazione e la costruzione di altre infrastrutture, impegnando all'utilizzo di quelle già esistenti.

Abbiamo letto che il presidente Maroni ha messo a disposizione la sede della Regione Lombardia; noi, ad esempio, avevamo proposto la possibilità di utilizzare il sito EXPO a Milano, ma l'importante è comunque evitare la proliferazione di infrastrutture anche perché l'area milanese è ampiamente dotata, com'è stato detto in tantissimi interventi e dai parlamentari lombardi, di ricchezze particolari anche da questo punto di vista.

Sicuramente noi appoggiamo e sosteniamo il lavoro che stanno facendo il Governo, le istituzioni regionali lombarde e il Comune di Milano, perché è una battaglia certamente importante da fare.

Vorremmo aggiungere una piccola, ma non del tutto irrilevante considerazione. Ci auguriamo che il trasferimento della sede dell'Agenzia da Londra a Milano possa essere anche l'occasione per rivedere il ruolo e le modalità operative dell'EMA, perché nei suoi anni di attività sono stati tanti i rilievi fatti sulla subalternità agli interessi delle industrie farmaceutiche e soprattutto sulla scarsa trasparenza delle decisioni, proprio per la stretta collaborazione con le industrie produttrici e l'omissione di informazioni utili.

Noi pensiamo che, proprio perché si tratta di un'Agenzia che protegge e promuove la salute pubblica attraverso la valutazione e la supervisione dei farmaci che vengono immessi in commercio, i temi della trasparenza dei dati, della conoscenza e soprattutto della terzietà, per evitare conflitti di interesse, debbano essere uno dei punti fondamentali. La nostra battaglia per far diventare Milano sede dell'EMA non può essere disgiunta dalla richiesta di una reale politica di trasparenza.

Per questi motivi noi voteremo a favore, sapendo che questo non è l'unico sistema di discussione delle disfunzioni dell'attuale sistema di farmacovigilanza, ma nella convinzione che l'arrivo dell'EMA a Milano potrà contribuire a cambiare anche le procedure a tutela della salute pubblica. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL).

CRIMI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRIMI (M5S). Signor Presidente, voteremo a favore delle mozioni e della richiesta di continuare a sostenere la candidatura di Milano a sede dell'EMA.

Apprezziamo anche la volontà del Governo di accogliere l'ordine del giorno che abbiamo presentato, che ha lo scopo non di fare demagogia, come qualcuno ha detto, ma semplicemente di prendere atto di una situazione di fatto e che la Regione Lombardia ha dato la disponibilità di un immobile, non essendovi così la necessità di ulteriori costruzioni. Si tratta quindi di un intervento che mira esclusivamente a offrire il luogo migliore, perché credo che la candidatura di Milano, che risponde ai sei criteri previsti dall'Unione europea, abbia requisiti migliori rispetto alle altre città.

Mi piacerebbe poi sottolineare un aspetto. Tra i requisiti è previsto l'accesso al mondo del lavoro per i familiari dei dipendenti e dei tecnici che lavoreranno nell'ambito dell'Agenzia. Ciò è sacrosanto, in quanto bisogna favorire e agevolare lo spostamento di questi lavoratori, che non hanno colpe per la Brexit. Tuttavia, questo intervento significa che c'è la possibilità, da parte del Governo, di intervenire con qualche operazione economica, di incentivo o altro a favore dell'occupazione. Allora, mi chiedo: se è possibile fare ciò per i familiari di 600 dipendenti o 3.000 tecnici che gireranno intorno all'Agenzia, perché non è possibile prevedere la messa in campo di analoghe misure, almeno raddoppiate, per favorire l'accesso al lavoro dei giovani, milanesi e non solo, nell'ambito della stessa operazione?

Quindi, invito il Governo, nel momento in cui metterà in campo tutte le normative necessarie a garantire la massima possibilità di accesso al lavoro ai familiari dei dipendenti, a fare in modo che queste siano volte a produrre una capacità di accesso al lavoro, pari almeno al doppio del bacino di utenza che dovrà fruire di incentivi o agevolazioni, affinché tale opportunità possa essere estesa anche a giovani - e non solo giovani - milanesi e non milanesi.

Per il resto ci auguriamo che la trasparenza sia l'elemento chiave in tutte le operazioni che da qui in avanti condurranno alla decisione finale. Per quanto riguarda gli stanziamenti già messi in campo e le spese già sostenute, infatti, non abbiamo ancora un chiaro rendiconto di ciò che è stato speso. Il Ministro della salute parlava di cento esperti: ci piacerebbe avere una rendicontazione non economica, bensì dell'attività svolta da questo comitato di esperti e non solo annunci via Twitter, Facebook o comunicati stampa.

Ci piacerebbe che siano messi in atto da parte del Governo meccanismi idonei a evitare che le case farmaceutiche e l'intero mondo che ruota attorno al farmaco in Lombardia, Milano in particolare, si buttino a pesce su questa agenzia, come fosse una nuova vacca da mungere per un settore che - diciamocelo, è inutile che ce lo nascondiamo - è economicamente fiorente grazie anche a quanto il Governo attuale ha realizzato in questi anni, da ultimo il decreto sull'obbligatorietà dei vaccini.

Detto questo, ci auguriamo che Milano venga scelta come sede dell'Agenzia e auspichiamo - come sempre - che tutto avvenga con la massima trasparenza, diversamente da quanto purtroppo avvenuto in passato per altre scelte. Vigileremo e vi saremo sempre con il fiato sul collo, perché questa non diventi l'ennesima occasione di sprechi o volta a generare altri conflitti di interesse, magari facendoli passare sotto traccia. Comunque voteremo favorevolmente alle mozioni in esame. (Applausi del senatore Marton).

Saluto ad una delegazione
dell'Assemblea dei rappresentanti del popolo della Repubblica di Tunisia

PRESIDENTE. Saluto, a nome dell'Assemblea, una delegazione di consiglieri dell'Assemblea dei rappresentanti del popolo della Tunisia, guidata dal Segretario generale, Madame Hajer Saraoui, presente in tribuna nell'ambito del gemellaggio parlamentare tra l'Italia e la Tunisia. Benvenuti al Senato della Repubblica.

Ripresa della discussione delle mozioni nn. 724 (testo 2), 836, 837 e 838 (ore 12,08)

MANDELLI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANDELLI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, vorrei sviluppare alcune considerazioni prima di annunciare le intenzioni di voto di Forza Italia.

Sono particolarmente contento di aver partecipato oggi a un dibattito molto importante su un tema che credo stia a cuore a tutto il Parlamento, perché credo stia a cuore a tutto il sistema Paese. La discussione arriva in un momento giusto, perché tra qualche giorno, il 30 settembre, vi sarà una prima scrematura delle candidature e poi, dal 20 ottobre al 20 novembre, si arriverà alla scelta definitiva.

Perché, alla luce di queste date, il dibattito di oggi è importante? Proprio perché oggi, in Senato, stiamo per votare una mozione, il cui esame lunedì passerà alla Camera dei deputati, il cui obiettivo è dare forza al Governo nel sostenere la candidatura di Milano quale sede del trasferimento dell'Agenzia europea dei medicinali. È un obiettivo veramente importante, perché questa Agenzia ci darà una mano anche in futuro, aiuterà le prossime generazioni, vigilerà sulla qualità del farmaco e, quindi, sulla salute degli italiani e di tutti i cittadini europei.

Vorrei ricordare che l'iniziativa odierna in Senato, a cui, come dicevo prima, si aggiungerà sicuramente quella della Camera il prossimo lunedì, quando è calendarizzata la discussione delle mozioni sull'EMA, va di pari passo con l'iniziativa che qualche giorno fa le imprese hanno voluto portare a sostegno di questa candidatura. Abbiamo avuto un momento importante proprio a Bruxelles, quando Confindustria, Farmindustria, Federchimica, Fondazione Milano per Expo 2015, camera di commercio di Milano, Monza e Brianza, Assolombarda hanno voluto dare il significativo impulso del mondo del fare, dell'impresa, delle associazioni, che chiedono che questo voto sia anche interprete della loro volontà di portare l'Agenzia del farmaco in Italia.

Credo che con questa mozione si voglia sottolineare la necessità di far prevalere le valutazioni tecniche su quelle politiche. Milano ha le carte in regola, perché la ricerca italiana, l'azienda italiana e il sistema Paese sono nelle migliori condizioni per accogliere questa Agenzia così importante. Quindi, questa unità politica alla vigilia di tale sfida, con diciotto città che hanno avanzato una candidatura (tutte autorevoli, anche se personalmente le ritengo inferiori a Milano), sia importante.

Vorrei fare un'osservazione su ciò di cui ho sentito parlare qualche minuto fa da alcuni colleghi. La continuità operativa sicuramente è il nostro punto di forza. Al di là del Consiglio regionale della Lombardia, del presidente della Regione Lombardia Maroni, che ha concesso per un anno la gratuità della sede (che poi chiaramente sarà a pagamento, e lo dico al senatore Barani per tranquillizzarlo), ciò che è importante è che smettere di lavorare in Inghilterra vorrà dire dopo pochi giorni poter lavorare a Milano. Questo è davvero il punto di forza nella continuità dell'operatività che noi possiamo vantare rispetto a tutte le altre candidature. Ai sei punti che ricordavo prima, considerati importanti per poter assegnare la sede operativa dell'EMA, forniamo risposte eccellenti.

Continuità operativa, eccellenza, sistema lombardo che funziona e sistema Paese che vuole questa opportunità: è per questo che è importante portare EMA a Milano. Ma sottolineo anche lo sforzo che stiamo facendo per far diventare centrale il nostro Paese nel mondo della ricerca: sto pensando a Human Technopole, che potrà essere un'importante sinergia per valorizzare il lavoro che spero veramente possa essere svolto a Milano.

Quindi, noi voteremo favorevolmente su tutte le mozioni, comprese quella a prima firma della senatrice De Biasi e quella del senatore Barani, nonché sull'ordine del giorno del senatore Crimi.

Farò una piccola osservazione che non è polemica, perché non è sicuramente nel mio stile. Sono convinto, senatore Crimi, che l'Italia non può rinunciare ad evolversi per i rischi che derivano dall'innovazione. Dobbiamo fare le cose perbene - questo è un altro ragionamento - però dobbiamo accettare anche il rischio di andare avanti, perché ogni cosa nuova può portare dei problemi, ma bisogna vedere come vengono affrontati.

È per questo che, nonostante il contenuto della loro mozione, noi voteremo favorevolmente: perché la sfida vera del Paese non è non fare le cose, ma farle perbene, cercando di fare in modo che tutto sia fatto secondo criteri corretti, nella piena trasparenza e nella piena volontà di fare le cose come devono essere fatte, ma anche nella certezza che il Paese debba andare avanti e assumersi le proprie responsabilità.

È in questo senso che credo che il voto favorevole su queste mozioni possa aiutare il Governo a dire che il Paese e il Parlamento vogliono l'EMA in Italia, e che l'Italia vuole essere protagonista in Europa, di un'Europa che però vogliamo diversa, e che vogliamo contribuire a cambiare. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII e del senatore Mazzoni).

BIANCO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCO (PD). Signor Presidente, farò solo pochissime e veloci considerazioni prima della dichiarazione di voto, anche se sono considerazioni già risuonate in Aula nella presentazione delle mozioni, nel dibattito successivo e ancora nelle dichiarazioni di voto. Farò una considerazione in particolare.

Concordo con chi ha detto che l'atto che ci apprestiamo a compiere non sia formale e banale. È un atto importante che, certamente, si inserisce in modo funzionale e politicamente valido in un processo, che hanno già ricordato i presentatori delle mozioni ma che ha puntualizzato, molto bene e rigorosamente, il sottosegretario Pizzetti.

Il nostro Paese è impegnato, dal giorno dopo la Brexit, a sostenere la candidatura di Milano come sede dell'EMA. Sono state fatte tante considerazioni, che non ripeto e che condivido. Ce n'è una che deve farci ancora di più riflettere e sostenere questo progetto. Il farmaco oggi è un elemento in fortissimo cambiamento. Ormai i nuovi farmaci sono delle vere e proprie biotecnologie. Determinano e stressano soprattutto i sistemi nazionali come il nostro, basato sulla solidarietà e sull'equità. Quindi, questo vuol dire portare tutte le grandi innovazioni alla disponibilità di ciascuno secondo i bisogni. Questa sì è un'impresa straordinaria.

Davvero, allora, c'è bisogno di una politica di governance del farmaco, per quello che oggi è diventato il farmaco, all'altezza dei tempi e di questa sfida. Come già è stato detto, ci sono tutte le condizioni perché Milano, il suo habitat culturale e urbanistico, la rete infrastrutturale di trasporti, alberghiera, formativa, dell'istruzione primaria, secondaria e terziaria, del suo ambito di ricerca, possa essere, e sia, la sede più opportuna.

Noi abbiamo detto, giustamente, che l'EMA a Milano è una chance, certamente per Milano, ed una grandissima chance per l'Italia. Io vorrei aggiungere che l'EMA a Milano è una chance per l'Europa e per le sue agenzie internazionali. Per queste ragioni il Gruppo del Partito Democratico voterà a favore di tutte le mozioni e dell'ordine del giorno G1. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione.

Dopo la votazione delle mozioni, ai sensi dell'articolo 160 del Regolamento, sarà posto ai voti l'ordine del giorno G1 (testo 2).

Passiamo alla votazione della mozione n. 724 (testo 3).

MARTELLI (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 724 (testo 3), presentata dal senatore Mandelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 836, presentata dalla senatrice De Biasi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 837 (testo 2), presentata dal senatore Candiani e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

PUPPATO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PUPPATO (PD). Signor Presidente, nel corso della precedente votazione non sono riuscita a esprimere il mio voto. Comunico che la mia intenzione era di esprimere un voto favorevole.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 838 (testo 2), presentata dal senatore Barani e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1 (testo 2), presentato dal senatore Crimi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Discussione dei disegni di legge:

(302) DE POLI. - Riconoscimento della lingua italiana dei segni

(1019) FAVERO ed altri. - Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e per il riconoscimento della lingua dei segni italiana

(1151) PAGLIARI ed altri. - Disposizioni per la rimozione delle barriere della comunicazione, per il riconoscimento della lingua dei segni italiana (LIS) e della LIS tattile, nonché per la promozione dell'inclusione sociale delle persone sorde, sordo-cieche e con disabilità uditiva in genere

(1789) CONSIGLIO. - Disposizioni per la rimozione delle barriere della comunicazione, per il riconoscimento della lingua dei segni italiana (LIS) e della LIS tattile e per la promozione dell'inclusione sociale delle persone sorde e sordo-cieche

(1907) AIELLO. - Disposizioni per la rimozione delle barriere della comunicazione, per il riconoscimento della lingua dei segni italiana (LIS) e della LIS tattile e per la promozione dell'inclusione sociale delle persone sorde e sordo-cieche

(Relazione orale) (ore 12,22)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 302, 1019, 1151, 1789 e 1907.

Il relatore, senatore Russo, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

RUSSO, relatore. Signor Presidente, voglio rassicurare l'Assemblea che non ripeterò quanto detto in questa sede il 18 maggio, quando ho avuto occasione di presentare la legge.

Intervengo solo per depositare alcuni emendamenti del relatore, che prego la Presidenza di trasmettere alla 5a Commissione, in modo che saremo pronti nella giornata di martedì per affrontare il provvedimento.

Voglio ricordare due cose: è una legge che - credo - ci sentiamo tutti in dovere di provare a portare a casa perché siamo l'ultimo Paese in Europa che ancora non ha normato sul tema e credo che possa essere una buona risposta anche ai sordi italiani che in questo weekend si ritroveranno a Padova per la giornata mondiale del sordo. Rappresenterebbe un segnale importante di questa Assemblea. Ribadisco che molti emendamenti presentati sono strettamente procedurali e solo un paio sono contenutistici. Abbiamo voluto raccogliere quanto emerso in discussione generale già nella prima fase di presentazione del provvedimento in Aula.

L'obiettivo è giungere tutti a condividere questa legge. Spero - avrò modo di tornarci in sede di replica - che gli emendamenti presentati aiutino definitivamente a comprendere che questa legge è per i sordi italiani e non favorisce l'una o l'altra associazione che li rappresentano. Non vuole essere una scelta di campo, ma di civiltà per riconoscere un diritto che soltanto la legislazione del nostro Paese in Europa oggi non riconosce ancora. (Applausi dal Gruppo PD).

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, non ho sentito il termine per la presentazione dei subemendamenti all'emendamento del relatore, che non abbiamo ancora potuto esaminare.

PRESIDENTE. Lo dobbiamo disporre noi il termine, non il relatore. Proporrei domani alle ore 12.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Lunedì alle ore 12!

PRESIDENTE. Colleghi, facciamo domani alle ore 18, perché la 5a Commissione ha degli impegni. Diamole modo di ricevere le proposte emendative il prima possibile, perché poi è impegnata con la Nota di variazione.

Il termine per la presentazione dei subemendamenti all'emendamento del relatore Russo è fissato quindi per domani alle ore 18. Pregherei una rapida distribuzione degli emendamenti ai Gruppi.

I colleghi interessati sappiano che il termine scade - lo ribadisco per la terza volta - domani alle ore 18.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, abbiamo ascoltato la relazione del senatore Russo e sappiamo che in tutto il Paese c'è un'aspettativa, in un senso o nell'altro, sul disegno di legge in discussione, che è da molti considerato assolutamente inutile e pleonastico.

PRESIDENTE. Senatrice, lei deve intervenire sull'ordine dei lavori, la discussione la svolgeremo in un altro momento.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, annuncio la presentazione di una questione pregiudiziale e chiedo la verifica del numero legale. (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, il relatore considera svolta la sua relazione, perché in realtà è una ripresa del tema, atteso che abbiamo già avviato la discussione; questo è dunque un secondo tempo di una vicenda che si era già affacciata in Assemblea.

La senatrice Rizzotti ha quindi annunciato la presentazione di una questione pregiudiziale e chiede la verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato non è in numero legale.

Sospendo pertanto la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 12,26, è ripresa alle ore 12,46).

Ripresa della discussione del disegno di legge n.
302-1019-1151-1789-1907 (ore 12,46)

PRESIDENTE. Colleghi, ritengo che la situazione sia abbastanza chiara.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, chiedo nuovamente la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Senatrice Rizzotti, volendo, si potrebbero apprezzare le circostanze.

Ribadisco pertanto che i subemendamenti agli emendamenti depositati dal relatore sul disegno di legge n. 302 e connessi - Lingua italiana dei segni, dovranno essere presentati entro le ore 18 di domani, venerdì 29 settembre.

Rinvio pertanto il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

Richiesta di deliberazione d'urgenza, ai sensi dell'articolo 77, comma 1, del Regolamento, per il disegno di legge n. 2768

PRESIDENTE. Onorevoli Colleghi, è stata chiesta dal senatore Ciampolillo, in qualità di proponente, la dichiarazione d'urgenza in ordine al disegno di legge n. 2768, recante: «Modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, in materia di coltivazione e consumo della cannabis e dei suoi derivati per uso terapeutico».

Ai sensi dell'articolo 77, comma 1, del Regolamento, la discussione su tale richiesta sarà iscritta all'ordine del giorno della seduta di martedì 3 ottobre 2017. Seguirà la votazione per alzata di mano.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

ESPOSITO Stefano (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ESPOSITO Stefano (PD). Signor Presidente, intervengo nuovamente in quest'Assemblea, a poco più di una settimana dal mio precedente intervento, per porre la questione, che nel frattempo è andata peggiorando, degli hub della SDA. Presidente, so che lei è molto attento alle questioni delle telecomunicazioni e la prego di prestare attenzione perché potrebbe aiutare a sensibilizzare ulteriormente il Governo.

In questi giorni si sono moltiplicati i blocchi e i picchetti da parte dei sindacati Si Cobas e Sol Cobas, sigle minoritarie all'interno dei 9.000 lavoratori, diretti e indiretti, della SDA, che stanno producendo una drammatica riduzione dell'operatività dell'azienda.

Sono già state messe in atto dall'azienda procedure di cassa integrazione e di mobilità dei lavoratori. Gli hub interessati la scorsa settimana erano quelli di Bologna, Piacenza e Milano, dove qualche giorno fa c'è stato uno scontro tra lavoratori che ha portato anche ad incidenti che hanno registrato feriti. In questa situazione continua purtroppo l'assenza, che non riesco a spiegarmi, dei prefetti. Nella giornata di questa mattina ho scritto una mail al ministro Minniti, chiedendo di sensibilizzare le prefetture, anche perché ieri sera sono cominciati i blocchi a Roma e a Torino.

La Polizia, intervenuta casualmente all'inizio dei blocchi, ha fermato un manifestante che stava procedendo al picchettaggio dei cancelli dell'azienda in possesso di un'ascia. Visto che l'azienda è di proprietà totale di Poste Italiane, e non mi risulta che allo stato attuale Poste Italiane abbia chiesto al Ministero degli interni un intervento deciso per garantire, sì, il diritto di sciopero, ma anche per impedire che questo diritto pregiudichi l'operatività dell'azienda ed il lavoro di 9.000 persone in Italia, prima che accada qualcosa di drammatico davanti a questi stabilimenti, mi aspetto un intervento deciso - e la prego, signor Presidente, di farsi latore di questa richiesta presso il Governo - da parte dei prefetti delle aree interessate, che mi pare stiano aumentando e non diminuendo. Non è accettabile, infatti, una simile condotta da parte di sigle minoritarie, a cui nessuno nega il diritto di manifestare, anche se non è chiaro quali siano le ragioni dello sciopero, perché francamente ho avuto modo di parlare con i sindacati confederali e nessuno capisce qual è la vertenza sindacale in atto. Ricordo, peraltro, che i rappresentanti di questi sindacati sono gli stessi che qualche tempo fa sono stati arrestati mentre prendevano una tangente da un'impresa per far terminare lo sciopero.

Chiedo quindi un intervento immediato da parte del Ministero dell'interno. (Applausi della senatrice Favero).

CAMPANELLA (Art.1-MDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAMPANELLA (Art.1-MDP). Signor Presidente, alcuni mesi fa abbiamo presentato la richiesta al Ministero dell'interno di valutare la possibilità di accedere al mercato di Vittoria, ai sensi della normativa antimafia. È di qualche giorno fa la notizia che nell'operazione «Exit poll» la Guardia di Finanza ha eseguito delle ordinanze di custodia sull'ex sindaco del Partito Democratico e sul consigliere suo fratello, Giuseppe Nicosia e Fabio Nicosia, i quali, in contatto con esponenti della criminalità organizzata, sarebbero incorsi nel reato di scambio politico-mafioso.

Peraltro, il competitor del candidato sindaco del Partito Democratico sarebbe stato appoggiato in fase di ballottaggio dai due e sarebbe anch'egli indagato.

Tutto questo avviene in una situazione di imbarazzo per il Partito Democratico, in una situazione di imbarazzo per il centrodestra, perché il sindaco è uno dei sostenitori del candidato Presidente del centrodestra in Sicilia, ed avviene nel silenzio del Movimento 5 Stelle vittoriese (tra l'altro non siamo abituati al silenzio del Movimento 5 Stelle e la cosa ci appare un po' curiosa).

In questa interrogazione noi membri del Gruppo Articolo 1-MDP chiediamo al Ministero dell'interno di valutare questi fatti per riportare la certezza della pulizia dell'attività amministrativa all'interno del Comune di Vittoria, che - ricordo a me stesso e a tutti - vive una situazione di disagio socio-economico importante, sia per la situazione di crisi dell'agricoltura, indotta anche dai rapporti con la grande distribuzione organizzata, sia per una serie di attentati di chiara matrice mafiosa, sia per una situazione strana per la quale gli immobili posti a garanzia ipotecaria dei prestiti richiesti dagli agricoltori vittoriesi vengono regolarmente venduti a prezzi vili, creando condizioni per le quali queste persone arrivano alla rovina assoluta, perdendo i propri beni immobili e rimanendo ancora debitori. La conseguenza è che vengono danneggiati i debitori e le banche creditrici, a vantaggio di acquirenti che riescono ad aggiudicarsi i beni a prezzi francamente irrisori.

Vorremmo quindi che il Ministero dell'interno si rivolgesse con attenzione alla città di Vittoria e prendesse i provvedimenti che mi sembrano a questo punto praticamente consequenziali.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 3 ottobre 2017

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 3 ottobre, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 12,57).

Allegato A

MOZIONI

Mozioni sulla candidatura di Milano a sede dell'Agenzia europea del farmaco

(1-00724) (testo 2) (27 settembre 2017)

V. testo 3

MANDELLI, Paolo ROMANI, AZZOLLINI, SERAFINI, ZUFFADA, RIZZOTTI, Mariarosaria ROSSI, FLORIS, SCIASCIA, MALAN, BOCCARDI, ALICATA, RAZZI, CERONI, CALIENDO, PALMA, MINZOLINI, PELINO, PICCOLI, MARIN, BERTACCO, AMIDEI, SCILIPOTI ISGRO', GASPARRI, GALIMBERTI, D'ALI', PAGNONCELLI, PICCINELLI, CENTINAIO, CANDIANI, ALBERTINI, MANCUSO, VICECONTE, GUALDANI, PERRONE, ZIZZA, LIUZZI, FUCKSIA, BIGNAMI, Giovanni MAURO, RICCHIUTI, ZANONI, SPOSETTI, LAI, Stefano ESPOSITO, SILVESTRO, SANTINI, COCIANCICH, BROGLIA, DEL BARBA, LUCHERINI, MUNERATO, BISINELLA, BELLOT, ROMANO, CASSANO, D'AMBROSIO LETTIERI, Luciano ROSSI (*). -

           Il Senato,

                    premesso che:

            l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) è un organo decentrato dell'Unione europea, con sede a Londra, che conta circa 1.000 dipendenti; il suo compito principale è di tutelare e promuovere la sanità pubblica e la salute degli animali mediante la valutazione ed il controllo dei medicinali per uso umano e veterinario;

            l'EMA è responsabile, in via principale, della valutazione scientifica delle domande finalizzate ad ottenere l'autorizzazione europea di immissione in commercio per i medicinali (procedura centralizzata);

            a seguito del referendum del 23 giugno 2016, che ha posto fine all'adesione del Regno Unito all'Unione europea, e stanti gli effetti che l'uscita di tale Paese determinerà per il sistema sanitario dell'Unione (dalla ricerca e sviluppo per i prodotti farmaceutici, alla spesa sanitaria e farmaceutica, al commercio e agli investimenti, alla regolamentazione del settore), l'EMA dovrà trasferire la propria sede in un'altra delle 27 nazioni dell'Unione;

            il referendum è destinato a produrre effetti nel Regno Unito anche per il sistema sanitario dell'Unione europea, dalla ricerca e sviluppo per i prodotti farmaceutici, alla spesa sanitaria e farmaceutica, al commercio e agli investimenti, alla regolamentazione del settore;

            dopo l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, l'EMA dovrà dunque trasferire la propria sede in un'altra delle 27 nazioni dell'Unione;

            l'Italia rappresenta uno dei più importanti produttori farmaceutici in Europa ed è uno dei Paesi fondatori dell'Unione;

            la Lombardia, in particolare, è la prima regione italiana nel settore farmaceutico con 28.000 addetti, più altri 18.000 che lavorano nell'indotto, ed investe ogni anno 7 miliardi di euro in ricerca e innovazione;

            anche nel campo biomedicale la Lombardia, con oltre 800 imprese, 30.000 dipendenti e il 49 per cento del fatturato nazionale, è la prima regione nel settore dei dispositivi medici. La provincia di Milano, in particolare, è l'area a maggiore concentrazione di imprese, con circa il 61 per cento delle imprese lombarde, e quasi l'80 per cento del fatturato prodotto nella regione;

            nel mese di settembre 2016, è stata avanzata ufficialmente la candidatura di Milano, a seguito di un vertice tenutosi alla presenza del presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e, per il governo, del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, oltre che del rettore dell'università degli studi di Milano Gianluca Vago e dell'imprenditrice Diana Bracco;

            anche il direttore generale dell'AIFA, Mario Melazzini, ha riconosciuto che, con l'arrivo dell'EMA a Milano, la città potrebbe consolidare il proprio status di polo europeo delle biotecnologie al servizio della salute;

            la candidatura di Milano è stata, infine, suggellata dal "patto per Milano", documento contenente gli obiettivi strategici per la città condivisi da Comune e Governo, firmato il 13 settembre 2016 dal Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore, Matteo Renzi e dal sindaco Giuseppe Sala;

            considerato, inoltre che:

            il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, subito dopo l'esito del referendum britannico, ha avanzato la proposta di candidatura dell'Italia, ed in particolare di Milano, ad ospitare la nuova sede dell'EMA, assicurando l'impegno del Governo in tal senso;

            il Ministro ha annunciato, infatti, che il Governo ha messo in bilancio un investimento di 56 milioni di euro che servirà per costruire la futura sede dell'EMA;

            il 6 luglio 2016, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha dichiarato che: "Milano, una delle città con la più alta vivibilità in Europa, si candida all'eventuale ricollocamento dell'Autorità bancaria europea (ABE) e dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA), forte di una ottima rete infrastrutturale, dieci università, investimenti per l'area post Expo e un mercato immobiliare in piena ripresa";

            il 31 agosto 2017, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, al termine di un incontro con il direttore esecutivo dell'EMA, Guido Rasi, ha evidenziato la necessità che "la selezione della nuova sede dell'Agenzia Europea per il Farmaco avvenga sulla base di criteri oggettivi, elaborati a livello europeo con l'obiettivo di rendere il più economico ed efficace possibile il suo funzionamento nell'interesse dei cittadini";

            come ricordato dallo stesso presidente Tajani, i 6 criteri individuati dalla Commissione dell'Unione europea e dall'EMA sono: garanzia che l'agenzia sia pienamente operativa nel momento in cui dovrà lasciare Londra e il Regno Unito; facilità di accesso alla nuova sede; esistenza di scuole per circa 600 studenti figli del personale; accesso al mercato del lavoro e assistenza sanitaria per le 900 famiglie del personale; continuità operativa e distribuzione geografica tra le diverse agenzie europee;

            l'Italia possiede tutti i requisiti per ospitare l'EMA, considerato anche che è uno dei più importanti produttori farmaceutici in Europa, che l'industria italiana è in grande crescita e vanta un export pari al 71 per cento della produzione, a testimonianza di una vocazione internazionale che andrebbe riconosciuta e premiata;

            da indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, sembrerebbe che la candidatura di Bratislava sia, al momento, la più accreditata e, quindi, in vantaggio rispetto a quella di Milano,

            impegna il Governo a sostenere concretamente la candidatura di Milano a sede dell'EMA e porre in essere tutte le iniziative necessarie in tal senso, rappresentando questa scelta una grande opportunità culturale e economica, nonché uno stimolo per valorizzare il patrimonio scientifico nel campo sanitario del nostro Paese.

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

(1-00724) (testo 3) (28 settembre 2017)

MANDELLI, Paolo ROMANI, AZZOLLINI, SERAFINI, ZUFFADA, RIZZOTTI, Mariarosaria ROSSI, FLORIS, SCIASCIA, MALAN, BOCCARDI, ALICATA, RAZZI, CERONI, CALIENDO, PALMA, MINZOLINI, PELINO, PICCOLI, MARIN, BERTACCO, AMIDEI, SCILIPOTI ISGRO', GASPARRI, GALIMBERTI, D'ALI', PAGNONCELLI, PICCINELLI, CENTINAIO, CANDIANI, ALBERTINI, MANCUSO, VICECONTE, GUALDANI, PERRONE, ZIZZA, LIUZZI, FUCKSIA, BIGNAMI, Giovanni MAURO, RICCHIUTI, ZANONI, SPOSETTI, LAI, Stefano ESPOSITO, SILVESTRO, SANTINI, COCIANCICH, BROGLIA, DEL BARBA, LUCHERINI, MUNERATO, BISINELLA, BELLOT, ROMANO, CASSANO, D'AMBROSIO LETTIERI, Luciano ROSSI. -

Approvata

           Il Senato,

                    premesso che:

            l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) è un organo decentrato dell'Unione europea, con sede a Londra, che conta circa 1.000 dipendenti; il suo compito principale è di tutelare e promuovere la sanità pubblica e la salute degli animali mediante la valutazione ed il controllo dei medicinali per uso umano e veterinario;

            l'EMA è responsabile, in via principale, della valutazione scientifica delle domande finalizzate ad ottenere l'autorizzazione europea di immissione in commercio per i medicinali (procedura centralizzata);

            a seguito del referendum del 23 giugno 2016, che ha posto fine all'adesione del Regno Unito all'Unione europea, e stanti gli effetti che l'uscita di tale Paese determinerà per il sistema sanitario dell'Unione (dalla ricerca e sviluppo per i prodotti farmaceutici, alla spesa sanitaria e farmaceutica, al commercio e agli investimenti, alla regolamentazione del settore), l'EMA dovrà trasferire la propria sede in un'altra delle 27 nazioni dell'Unione;

            il referendum è destinato a produrre effetti nel Regno Unito anche per il sistema sanitario dell'Unione europea, dalla ricerca e sviluppo per i prodotti farmaceutici, alla spesa sanitaria e farmaceutica, al commercio e agli investimenti, alla regolamentazione del settore;

            dopo l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, l'EMA dovrà dunque trasferire la propria sede in un'altra delle 27 nazioni dell'Unione;

            l'Italia rappresenta uno dei più importanti produttori farmaceutici in Europa ed è uno dei Paesi fondatori dell'Unione;

            la Lombardia, in particolare, è la prima regione italiana nel settore farmaceutico con 28.000 addetti, più altri 18.000 che lavorano nell'indotto, ed investe ogni anno 7 miliardi di euro in ricerca e innovazione;

            anche nel campo biomedicale la Lombardia, con oltre 800 imprese, 30.000 dipendenti e il 49 per cento del fatturato nazionale, è la prima regione nel settore dei dispositivi medici. La provincia di Milano, in particolare, è l'area a maggiore concentrazione di imprese, con circa il 61 per cento delle imprese lombarde, e quasi l'80 per cento del fatturato prodotto nella regione;

            nel mese di settembre 2016, è stata avanzata ufficialmente la candidatura di Milano, a seguito di un vertice tenutosi alla presenza del presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e, per il Governo, del ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, oltre che del rettore dell'università degli studi di Milano Gianluca Vago e dell'imprenditrice Diana Bracco;

            anche il direttore generale dell'AIFA, Mario Melazzini, ha riconosciuto che, con l'arrivo dell'EMA a Milano, la città potrebbe consolidare il proprio status di polo europeo delle biotecnologie al servizio della salute;

            la candidatura di Milano è stata, infine, suggellata dal "patto per Milano", documento contenente gli obiettivi strategici per la città condivisi da Comune e Governo, firmato il 13 settembre 2016 dal Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore, Matteo Renzi e dal sindaco Giuseppe Sala;

            considerato, inoltre che:

            il ministro della salute, Beatrice Lorenzin, subito dopo l'esito del referendum britannico, ha avanzato la proposta di candidatura dell'Italia, ed in particolare di Milano, ad ospitare la nuova sede dell'EMA, assicurando l'impegno del Governo in tal senso;

            il Ministro ha annunciato, infatti, che il Governo ha messo in bilancio un investimento di 56 milioni di euro che servirà per costruire la futura sede dell'EMA;

            il 6 luglio 2016, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha dichiarato che: "Milano, una delle città con la più alta vivibilità in Europa, si candida all'eventuale ricollocamento dell'Autorità bancaria europea (ABE) e dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA), forte di una ottima rete infrastrutturale, dieci università, investimenti per l'area post Expo e un mercato immobiliare in piena ripresa";

            il 31 agosto 2017, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, al termine di un incontro con il direttore esecutivo dell'EMA, Guido Rasi, ha evidenziato la necessità che "la selezione della nuova sede dell'Agenzia europea per il farmaco avvenga sulla base di criteri oggettivi, elaborati a livello europeo con l'obiettivo di rendere il più economico ed efficace possibile il suo funzionamento nell'interesse dei cittadini";

            come ricordato dallo stesso presidente Tajani, i 6 criteri individuati dalla Commissione dell'Unione europea e dall'EMA sono: garanzia che l'Agenzia sia pienamente operativa nel momento in cui dovrà lasciare Londra e il Regno Unito; facilità di accesso alla nuova sede; esistenza di scuole per circa 600 studenti figli del personale; accesso al mercato del lavoro e assistenza sanitaria per le 900 famiglie del personale; continuità operativa e distribuzione geografica tra le diverse agenzie europee;

            l'Italia possiede tutti i requisiti per ospitare l'EMA, considerato anche che è uno dei più importanti produttori farmaceutici in Europa, che l'industria italiana è in grande crescita e vanta un export pari al 71 per cento della produzione, a testimonianza di una vocazione internazionale che andrebbe riconosciuta e premiata;

            da indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, sembrerebbe che la candidatura di Bratislava sia, al momento, la più accreditata e, quindi, in vantaggio rispetto a quella di Milano,

            impegna il Governo a proseguire nel percorso di sostegno della candidatura di Milano a sede dell'EMA e porre in essere tutte le iniziative necessarie in tal senso, rappresentando questa scelta una grande opportunità culturale e economica, nonché uno stimolo per valorizzare il patrimonio scientifico nel campo sanitario del nostro Paese.

(1-00836) (27 settembre 2017)

DE BIASI, BIANCONI, CORSINI, D'AMBROSIO LETTIERI, GAETTI, PALERMO, Maurizio ROMANI, URAS, ALBERTINI, BIANCO, COCIANCICH, DEL BARBA, DIRINDIN, GIOVANARDI, GRANAIOLA, MANASSERO, MARCUCCI, MATTESINI, MATURANI, MIRABELLI, MUCCHETTI, PADUA, SILVESTRO, ZUFFADA, Paolo ROMANI, FLORIS. -

Approvata

            Il Senato,

                    premesso che:

            l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) è un organo regolatorio decentrato dell'Unione europea, con sede a Londra, il cui compito principale è quello di tutelare e promuovere la sanità pubblica e la salute degli animali mediante la valutazione ed il controllo dei medicinali per uso umano e veterinario;

            l'EMA è responsabile della farmacovigilanza, della ricerca e della relazione con le imprese farmaceutiche;

            dopo l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, l'EMA dovrà trasferire la propria sede in un'altra delle nazioni dell'Unione europea;

            l'Italia è uno dei più importanti produttori farmaceutici d'Europa;

            il Governo italiano ha avanzato la proposta di candidatura di Milano come nuova sede dell'EMA;

            si tratta di un obiettivo strategico per il cui raggiungimento è necessaria la compartecipazione di tutte le istituzioni (Comune di Milano, Regione Lombardia e Governo nazionale), al di là degli orientamenti politici, come fu fatto in modo vincente con il "metodo Expo" nell'interesse del "sistema Paese Italia";

            a questo proposito, si ricorda la recente costituzione dell'intergruppo parlamentare, italiano ed europeo, per un impegno trasversale finalizzato a sostenere la candidatura di Milano per l'EMA;

            di particolare rilievo è anche la mobilitazione delle realtà produttive e di impresa per la stessa finalità;

                    premesso inoltre che:

            Milano è l'area più adatta ad ospitare un'istituzione così importante per le sue caratteristiche infrastrutturali (basti pensare alla presenza di 3 aeroporti che consente un agevole collegamento con l'Europa e con il resto del mondo), la sua capacità di accoglienza e di rappresentare una "cerniera" con l'Europa;

            Milano è la sede migliore per ospitare l'Agenzia europea per i medicinali, perché è al centro del più importante distretto della ricerca, compresa quella in campo biomedico, e sede di innovazioni nel campo (basti pensare al progetto "Human Technopole" e alla costruzione di una rete nazionale di ricerca);

            Milano è una città che sta vivendo una fase molto dinamica della sua storia, con un consolidamento dei settori tradizionali e una forte espansione di quelli più innovativi. Le sue università, i centri di ricerca e l'industria specialistica garantiscono un habitat ideale per le necessità dell'Agenzia europea;

            l'EMA a Milano non solo sarebbe un elemento di prestigio, ma potrebbe concorrere allo sviluppo e all'innovazione organizzativa, occupazionale e di prodotto, ad esempio se si pensa al campo dei farmaci innovativi e a quanto sia importante ragionare in chiave europea, e non solo nazionale, sui criteri di innovatività e sull'aspetto etico del prezzo dei farmaci, aspetti decisivi per l'accessibilità alle cure e all'universalismo del Servizio sanitario nazionale;

            Milano deve essere vista quindi come centro propulsore di sicurezza, qualità e avanzamento produttivo su prodotti come i farmaci dall'indiscutibile valore di carattere etico,

            impegna il Governo a proseguire in ogni ambito l'impegno perché l'EMA abbia sede a Milano.

(1-00837) (27 settembre 2017)

CANDIANI, ARRIGONI, CALDEROLI, CENTINAIO, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI. -

V. testo 2

            Il Senato,

                    premesso che:

            l'EMA, European medicine agency, istituita nel 1995, è responsabile della valutazione scientifica, della supervisione e del monitoraggio della sicurezza dei medicinali nella UE, ed è essenziale per il funzionamento del mercato unico dei medicinali al suo interno;

            l'Agenzia è uno snodo cruciale per la vita dell'industria e dei cittadini europei. Secondo Farmindustria, il settore italiano, con la Lombardia come primo centro propulsore, ha, fra personale diretto e indiretto, 130.000 addetti, 30 miliardi di euro di produzione (di cui 21 miliardi di export) e 2,7 miliardi di investimenti (1,5 sul versante della ricerca e sviluppo e 1,2 sul lato produttivo). Il settore farmaceutico in Italia può essere considerato la prima industria europea per crescita cumulata dell'export (dal 2010 al 2016, con un aumento del 52 per cento), a un pochissima distanza da quella tedesca per ordine di grandezza complessiva;

            tra le città europee candidate ad ospitare l'importante Agenzia, che deve lasciare Londra a seguito della Brexit, Milano risulta essere quella più qualificata;

            il capoluogo lombardo è, a tutti gli effetti, una città dal respiro internazionale (grazie anche agli investimenti fatti per Expo 2015), presenta una posizione ideale sotto il profilo logistico, ha ottimi indici di sicurezza e vanta strutture formative di eccellenza in ambito europeo;

            lo "zoccolo duro" manifatturiero e di innovazione con cui si confronterebbe l'Agenzia a Milano appare corposo nella sostanza, diversificato nelle sue specializzazioni e profondamente vitale nella sua natura di lungo periodo;

            secondo l'ufficio studi di Assolombarda, dalle università milanesi, dai suoi centri studi e dalle sue imprese, nel 2015 sono stati pubblicati 11.600 articoli scientifici, di cui 6.200 nel campo della scienza della vita. Il 15 per cento della popolazione opera nelle università. La metà dei farmaci sperimentali per terapie avanzate al vaglio dell'EMA è stata concepita nel capoluogo lombardo;

            la candidatura di Milano a sede dell'EMA, a seguito dell'intuizione e proposta del presidente della Regione Maroni, ha visto unite e compatte le istituzioni: Governo, Regione Lombardia, Comune di Milano, sistema economico e imprenditoriale oltre al mondo accademico e delle life science;

            il 25 settembre il presidente della Regione Lombardia con il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, e con il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, si sono recati a Bruxelles a promuovere, con un atto ufficiale, la candidatura di Milano ad ospitare l'Agenzia, dimostrando sia una compattezza di intenti tra le varie istituzioni sia come il "dossier milanese" sia senza dubbio il più forte nei confronti degli altri pretendenti;

            l'EMA sarebbe ospitata nel grattacielo Pirelli, disponibile in tempi molto rapidi, in quanto una parte dei lavori di adattamento per ospitare l'Agenzia sono già iniziati e i fondi per completare le opere necessarie sono stati già stanziati. L'EMA a Milano potrebbe essere operativa già dal 1° marzo 2019; secondo il progetto per il restyling del "Pirellone", sono previste 1.430 postazioni di lavoro distribuite su una superficie di 13.500 metri quadrati, 60 sale riunioni da 8 a 32 posti, e 8 sale conferenze da 22 a 350 posti, e logisticamente l'edificio rappresenterebbe l'ambiente giusto per gli 890 dipendenti dell'Agenzia, che lavorano con 3.700 tecnici;

            l'EMA a Milano, assieme ai già esistenti Joint research centre di Ispra vicino a Varese, all'European food safety authority (l'Autorità europea per la sicurezza alimentare) con sede a Parma, potrebbe costituire un polo scientifico e di cooperazione per la ricerca unico in ambito continentale, abbracciando settori importanti e correlati tra loro quali le scienze della vita, l'alimentazione e la nutrizione,

            impegna il Governo a sostenere con determinazione, presso le competenti sedi comunitarie, la candidatura di Milano a sede dell'EMA, affinché non venga sprecata un'occasione unica di crescita in termini scientifici, di prestigio internazionale e di indotto occupazionale per l'intero Paese.

(1-00837) (testo 2) (28 settembre 2017)

CANDIANI, ARRIGONI, CALDEROLI, CENTINAIO, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI. -

Approvata

            Il Senato,

                    premesso che:

            l'EMA, European medicine agency, istituita nel 1995, è responsabile della valutazione scientifica, della supervisione e del monitoraggio della sicurezza dei medicinali nella UE, ed è essenziale per il funzionamento del mercato unico dei medicinali al suo interno;

            l'Agenzia è uno snodo cruciale per la vita dell'industria e dei cittadini europei. Secondo Farmindustria, il settore italiano, con la Lombardia come primo centro propulsore, ha, fra personale diretto e indiretto, 130.000 addetti, 30 miliardi di euro di produzione (di cui 21 miliardi di export) e 2,7 miliardi di investimenti (1,5 sul versante della ricerca e sviluppo e 1,2 sul lato produttivo). Il settore farmaceutico in Italia può essere considerato la prima industria europea per crescita cumulata dell'export (dal 2010 al 2016, con un aumento del 52 per cento), a un pochissima distanza da quella tedesca per ordine di grandezza complessiva;

            tra le città europee candidate ad ospitare l'importante Agenzia, che deve lasciare Londra a seguito della Brexit, Milano risulta essere quella più qualificata;

            il capoluogo lombardo è, a tutti gli effetti, una città dal respiro internazionale (grazie anche agli investimenti fatti per Expo 2015), presenta una posizione ideale sotto il profilo logistico, ha ottimi indici di sicurezza e vanta strutture formative di eccellenza in ambito europeo;

            lo "zoccolo duro" manifatturiero e di innovazione con cui si confronterebbe l'Agenzia a Milano appare corposo nella sostanza, diversificato nelle sue specializzazioni e profondamente vitale nella sua natura di lungo periodo;

            secondo l'ufficio studi di Assolombarda, dalle università milanesi, dai suoi centri studi e dalle sue imprese, nel 2015 sono stati pubblicati 11.600 articoli scientifici, di cui 6.200 nel campo della scienza della vita. Il 15 per cento della popolazione opera nelle università. La metà dei farmaci sperimentali per terapie avanzate al vaglio dell'EMA è stata concepita nel capoluogo lombardo;

            la candidatura di Milano a sede dell'EMA ha visto unite e compatte le istituzioni: Governo, Regione Lombardia, Comune di Milano, sistema economico e imprenditoriale oltre al mondo accademico e delle life science;

            il 25 settembre il presidente della Regione Lombardia con il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, e con il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, si sono recati a Bruxelles a promuovere, con un atto ufficiale, la candidatura di Milano ad ospitare l'Agenzia, dimostrando sia una compattezza di intenti tra le varie istituzioni sia come il "dossier milanese" sia senza dubbio il più forte nei confronti degli altri pretendenti;

            l'EMA sarebbe ospitata nel grattacielo Pirelli, disponibile in tempi molto rapidi, in quanto una parte dei lavori di adattamento per ospitare l'Agenzia sono già iniziati e i fondi per completare le opere necessarie sono stati già stanziati. L'EMA a Milano potrebbe essere operativa già dal 1° marzo 2019; secondo il progetto per il restyling del "Pirellone", sono previste 1.430 postazioni di lavoro distribuite su una superficie di 13.500 metri quadrati, 60 sale riunioni da 8 a 32 posti, e 8 sale conferenze da 22 a 350 posti, e logisticamente l'edificio rappresenterebbe l'ambiente giusto per gli 890 dipendenti dell'Agenzia, che lavorano con 3.700 tecnici;

            l'EMA a Milano, assieme ai già esistenti Joint research centre di Ispra vicino a Varese, all'European food safety authority (l'Autorità europea per la sicurezza alimentare) con sede a Parma, potrebbe costituire un polo scientifico e di cooperazione per la ricerca unico in ambito continentale, abbracciando settori importanti e correlati tra loro quali le scienze della vita, l'alimentazione e la nutrizione,

            impegna il Governo a proseguirecon determinazione, presso le competenti sedi comunitarie, l'azione di sostegno alla candidatura di Milano a sede dell'EMA, affinché non venga sprecata un'occasione unica di crescita in termini scientifici, di prestigio internazionale e di indotto occupazionale per l'intero Paese.

(1-00838) (27 settembre 2017)

BARANI, MAZZONI, AMORUSO, COMPAGNONE, D'ANNA, FALANGA, GAMBARO, IURLARO, LANGELLA, Eva LONGO, MILO, PAGNONCELLI, SCAVONE, VERDINI. -

V. testo 2

            Il Senato,

                    premesso che:

            l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) è un'agenzia comunitaria dell'Unione europea, cui è affidato il compito di effettuare delle valutazioni sui medicinali;

            la sua istituzione è stata immaginata, tra l'altro, con l'obiettivo di favorire il libero mercato dei farmaci tra i Paesi membri dell'Unione;

            con l'EMA si è, altresì, provveduto a ridurre i costi che le case farmaceutiche erano chiamate annualmente ad affrontare per ottenere l'approvazione, in ciascun Paese membro, alla commercializzazione dei propri prodotti in Europa;

            tra le attività dell'Agenzia vi è la tutela e la promozione della sanità pubblica e della salute degli animali, anche attraverso la valutazione ed il controllo dei medicinali e dei vaccini per uso umano e veterinario;

            fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1995, l'EMA ha sede a Londra;

                    considerato che:

            in data 23 giugno 2016, i cittadini del Regno Unito, attraverso lo svolgimento di un referendum, hanno decretato di porre fine all'adesione del Paese all'Unione europea che ebbe inizio nel 1973;

            a seguito di tale esito referendario, si rende necessario, dunque, trasferire altrove la sede dell'EMA;

            l'Italia ha avanzato la candidatura dell'Italia a ospitare la nuova sede;

            tra i 27 Paesi aderenti all'Unione europea, l'Italia rappresenta uno dei più importanti produttori farmaceutici in Europa, oltre a essere tra i Paesi fondatori dell'Unione stessa;

            il Governo italiano ha già provveduto ad inserire in bilancio i costi relativi alla realizzazione di una struttura atta a ospitare la nuova sede dell'EMA;

            la Lombardia è la regione italiana che ha tra i propri settori di eccellenza quello sanitario e quello farmaceutico;

            anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha annunciato la candidatura del capoluogo lombardo a ospitare la nuova sede dell'EMA, ufficializzata nel settembre 2016 a seguito di un vertice tra il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, in rappresentanza del Governo,

            impegna il Governo a sostenere concretamente la candidatura di Milano a sede dell'EMA, ponendo in essere tutte le iniziative necessarie a tale scopo.

(1-00838) (testo 2) (28 settembre 2017)

BARANI, MAZZONI, AMORUSO, COMPAGNONE, D'ANNA, FALANGA, GAMBARO, IURLARO, LANGELLA, Eva LONGO, MILO, PAGNONCELLI, SCAVONE, VERDINI. -

Approvata

            Il Senato,

                    premesso che:

            l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) è un'agenzia comunitaria dell'Unione europea, cui è affidato il compito di effettuare delle valutazioni sui medicinali;

            la sua istituzione è stata immaginata, tra l'altro, con l'obiettivo di favorire il libero mercato dei farmaci tra i Paesi membri dell'Unione;

            con l'EMA si è, altresì, provveduto a ridurre i costi che le case farmaceutiche erano chiamate annualmente ad affrontare per ottenere l'approvazione, in ciascun Paese membro, alla commercializzazione dei propri prodotti in Europa;

            tra le attività dell'Agenzia vi è la tutela e la promozione della sanità pubblica e della salute degli animali, anche attraverso la valutazione ed il controllo dei medicinali e dei vaccini per uso umano e veterinario;

            fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1995, l'EMA ha sede a Londra;

                    considerato che:

            in data 23 giugno 2016, i cittadini del Regno Unito, attraverso lo svolgimento di un referendum, hanno decretato di porre fine all'adesione del Paese all'Unione europea che ebbe inizio nel 1973;

            a seguito di tale esito referendario, si rende necessario, dunque, trasferire altrove la sede dell'EMA;

            l'Italia ha avanzato la candidatura dell'Italia a ospitare la nuova sede;

            tra i 27 Paesi aderenti all'Unione europea, l'Italia rappresenta uno dei più importanti produttori farmaceutici in Europa, oltre a essere tra i Paesi fondatori dell'Unione stessa;

            il Governo italiano ha già provveduto ad inserire in bilancio i costi relativi alla realizzazione di una struttura atta a ospitare la nuova sede dell'EMA;

            la Lombardia è la regione italiana che ha tra i propri settori di eccellenza quello sanitario e quello farmaceutico;

            anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha annunciato la candidatura del capoluogo lombardo a ospitare la nuova sede dell'EMA, ufficializzata nel settembre 2016 a seguito di un vertice tra il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, in rappresentanza del Governo,

            impegna il Governo a proseguire l'azione di sostegno alla candidatura di Milano a sede dell'EMA, ponendo in essere tutte le iniziative necessarie a tale scopo.

ORDINE DEL GIORNO

G1

CRIMI, GAETTI, TAVERNA, CAPPELLETTI, ENDRIZZI, SERRA, LEZZI, MORRA, MORONESE, BOTTICI, DONNO, LUCIDI, MONTEVECCHI, BLUNDO

V. testo 2

Il Senato,

        premesso che:

              l'Agenzia europea per i medicinali (EMA), con sede a Londra, è un'agenzia che protegge e promuove la salute dei cittadini e degli animali valutando e monitorando i medicinali all'interno dell'Unione europea (UE);

              l'EMA garantisce la valutazione scientifica, la supervisione e il controllo della sicurezza dei medicinali per uso umano e veterinario nell'UE;

              i compiti principali dell'Agenzia consistono nell'autorizzare i medicinali nell'UE. Le imprese vi si rivolgono per richiedere un'autorizzazione all'immissione in commercio unica, che viene rilasciata dalla Commissione europea e, se concessa, consente l'immissione in commercio del medicinale interessato nell'intero territorio dell'UE;

        considerato che:

           dopo l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, l'EMA dovrà essere trasferita in una delle nazioni europee;

           l'ipotesi che l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) arrivi in Italia rappresenta un'opportunità di crescita per il capoluogo lombardo,

        impegna il Governo:

               a sostenere la candidatura di Milano a sede dell'EMA e porre in essere tutte le iniziative per operare in piena trasparenza e indipendenza scientifica per l'interesse generale, evitando qualsiasi conflitto di interesse con le numerose aziende che operano nel settore;

            a sollecitare le amministrazioni competenti affinché utilizzino strutture immobiliari pubbliche esistenti nel comune di Milano senza che ciò comporti, in ogni caso, ulteriori costruzioni di nuovi immobili, utilizzando i risparmi derivanti dalla razionalizzazione dell'utilizzo degli immobili a favore delle piccole e medie imprese locali e ad interventi a sostegno della disabilità.

G1 (testo 2)

CRIMI, GAETTI, TAVERNA, CAPPELLETTI, ENDRIZZI, SERRA, LEZZI, MORRA, MORONESE, BOTTICI, DONNO, LUCIDI, MONTEVECCHI, BLUNDO

Approvato

Il Senato,

        premesso che:

              l'Agenzia europea per i medicinali (EMA), con sede a Londra, è un'agenzia che protegge e promuove la salute dei cittadini e degli animali valutando e monitorando i medicinali all'interno dell'Unione europea (UE);

              l'EMA garantisce la valutazione scientifica, la supervisione e il controllo della sicurezza dei medicinali per uso umano e veterinario nell'UE;

              i compiti principali dell'Agenzia consistono nell'autorizzare i medicinali nell'UE. Le imprese vi si rivolgono per richiedere un'autorizzazione all'immissione in commercio unica, che viene rilasciata dalla Commissione europea e, se concessa, consente l'immissione in commercio del medicinale interessato nell'intero territorio dell'UE;

        considerato che:

           dopo l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, l'EMA dovrà essere trasferita in una delle nazioni europee;

           l'ipotesi che l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) arrivi in Italia rappresenta un'opportunità di crescita per il capoluogo lombardo,

        impegna il Governo:

               a proseguire l'azione di sostegno alla candidatura di Milano a sede dell'EMA continuando a porre in essere tutte le iniziative per operare in piena trasparenza e indipendenza scientifica per l'interesse generale, evitando qualsiasi conflitto di interesse con le numerose aziende che operano nel settore;

            a sollecitare le amministrazioni competenti affinché utilizzino strutture immobiliari pubbliche esistenti nel comune di Milano senza che ciò comporti, in ogni caso, ulteriori costruzioni di nuovi immobili

.

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta è pervenuta al banco della Presidenza la seguente comunicazione:

Disegno di legge n. 2541:

sulla votazione finale, il senatore Cervellini avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Airola, Amati, Anitori, Bubbico, Capacchione, Catalfo, Cattaneo, Chiavaroli, Compagnone, Della Vedova, De Poli, D'Onghia, Endrizzi, Fattori, Fazzone, Formigoni, Gambaro, Gentile, Gotor, Guerrieri Paleotti, Mangili, Monti, Morgoni, Napolitano, Nencini, Olivero, Pepe, Piano, Pizzetti, Rubbia, Schifani, Sciascia, Sibilia e Valentini.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Mucchetti e Valdinosi, per attività della 10a Commissione permanente; Casson e Stucchi, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Mirabelli e Molinari, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere; Scoma e Sonego, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'InCE; Longo Fausto Guilherme e Zin, per partecipare a incontri internazionali.

Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, variazioni nella composizione

Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi la senatrice Magda Zanoni, in sostituzione del senatore Vincenzo Cuomo, cessato dal mandato parlamentare.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Donno Daniela, Giarrusso Mario Michele, Puglia Sergio, Crimi Vito Claudio, Santangelo Vincenzo, Bertorotta Ornella, Cioffi Andrea, Morra Nicola, Endrizzi Giovanni

Estensione del regime di esenzione dal contributo unificato per determinati ricorsi proposti davanti ai Tribunali amministrativi regionali e al Consiglio di Stato nonché misure finanziarie per l'efficienza del processo amministrativo (2923)

(presentato in data 27/09/2017).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Compagna Luigi ed altri

Testi unici delle leggi elettorali politiche della Repubblica italiana (2876)

previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 28/09/2017)

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Lo Moro Doris ed altri

Modifiche alla legge 24 marzo 1958, n. 195, in materia di equilibrio tra i sessi nella rappresentanza dei magistrati presso il Consiglio superiore della magistratura (2899)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali)

(assegnato in data 28/09/2017)

2ª Commissione permanente Giustizia

Dep. Fiano Emanuele ed altri

Introduzione dell'articolo 293-bis del codice penale, concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista, e modifica all'articolo 5 della legge 20 giugno 1952, n. 645 (2900)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 10° (Industria, commercio, turismo)

C.3343 approvato dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 28/09/2017)

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Ruta Roberto ed altri

Disposizioni per la promozione, il sostegno e la valorizzazione della musica corale, bandistica e folclorica (2889)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 11° (Lavoro, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 28/09/2017)

9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare

Interventi per il settore ittico. Deleghe al Governo per il riordino e la semplificazione normativa nel medesimo settore e in materia di politiche sociali nel settore della pesca professionale (2914)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanità), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

C.338 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (T.U. con C.339, C.521, C.1124, C.4419, C.4421)

(assegnato in data 28/09/2017)

12ª Commissione permanente Igiene e sanità

Sen. Esposito Giuseppe

Disposizioni per garantire la prestazione dei servizi sanitari nei comuni siti in territori montani, in aree rurali o insulari o in zone svantaggiate (2884)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 28/09/2017)

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

Il senatore De Poli ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-08057 della senatrice Bignami ed altri.

Il senatore Arrigoni ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-08060 della senatrice Stefani ed altri.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 21 al 27 settembre 2017)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 180

CARDIELLO: sull'incandidabilità del sindaco di Rutino (Salerno) (4-08004) (risp. BOCCI, sottosegretario di Stato per l'interno)

CENTINAIO: sull'acquisto di un romanzo suggerito da parte di un dirigente scolastico ad alcuni allievi (4-06834) (risp. FEDELI, ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca)

GASPARRI: sull'acquisto di un romanzo suggerito da parte di un dirigente scolastico ad alcuni allievi (4-06833) (risp. FEDELI, ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca)

IURLARO: sulla vicenda giudiziaria relativa al fallimento della società "Baia dei Faraglioni" di Foggia (4-08020) (risp. ORLANDO, ministro della giustizia)

MUNERATO ed altre: sull'inclusione di alunni stranieri nelle classi (4-07216) (risp. FEDELI, ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca)

PETRAGLIA ed altri: sulla morte in carcere di Marcello Lonzi nel 2003 (4-03043) (risp. ORLANDO, ministro della giustizia)

RANUCCI: sulla movimentazione del pet coke dal porto commerciale di Gaeta (Latina) al deposito a Sessa Aurunca (Caserta) (4-05839) (risp. NENCINI, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

TOSATO: sul rifacimento del manto stradale della strada statale 12 in provincia di Verona (4-07677) (risp. NENCINI, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

Interrogazioni

Maurizio ROMANI, BENCINI, VACCIANO, MUSSINI, URAS, MOLINARI - Al Ministro della salute - Premesso che:

in data 12 maggio 2016 è stata presentata un'interrogazione in 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità) del Senato (3-02846) circa la sospensione delle attività del Centro di medicina iperbarica di Laveno (Varese);

in data 6 luglio 2016 il Ministero ha fornito risposta all'interrogazione contenente una ricostruzione cronologica degli eventi sostanzialmente sovrapponibile a quanto sostenuto dall'ATS (Agenzia tutela della salute) della Regione Lombardia. Appare utile sottolineare che già durante il sopralluogo richiesto dall'ATS, ed effettuato il 19 maggio 2015, vi era stato il rifiuto assoluto da parte dei tecnici e della dirigenza del Centro iperbarico di firmarne il relativo verbale a causa di manifeste inesattezze, di particolare gravità, quali ad esempio la presenza del direttore dell'unità operativa complessa (UOC) autorizzazione e accreditamento delle strutture sanitarie, dell'ATS dell'Insubria;

nella medesima risposta, si legge che "l'8 giugno 2015, presso gli uffici della direzione generale dell'ATS, si è tenuto un ulteriore incontro tra il direttore generale, il direttore sanitario, il direttore amministrativo e operatori di UOC-AASS e UOC-PSAL con il legale rappresentante e il direttore sanitario del Centro di medicina iperbarica del Verbano, al fine di sintetizzare e illustrare nuovamente alla struttura i punti su cui era ancora necessario intervenire per dare compiuta risposta alle prescrizioni impartite. Nel corso di questi incontri è stato oltremodo precisato che le prescrizioni e i provvedimenti dell'ATS erano tesi unicamente a tutelare la sicurezza dei lavoratori e degli assistiti e che, una volta pienamente soddisfatti, attraverso riscontri adeguati, si sarebbe proceduto al ripristino dell'autorizzazione all'esercizio e all'accreditamento" e che a tali richieste non via sia stata risposta. Al contrario risulta agli interroganti che la dirigenza del Centro possa produrre documentazione su posta certificata attestante la disponibilità ad ottemperare a tutte le richieste;

considerato che:

l'UOC di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro aveva effettuato a fine 2009, e dunque successivamente all'emanazione del decreto legislativo n. 81 del 2008, un'attenta verifica del documento di valutazione del rischio che venne giudicato idoneo e congruo, tanto che da quel momento la struttura, non avendo mai modificato il processo produttivo, si è limitata ad effettuare gli aggiornamenti previsti per legge;

la legge regionale della Lombardia n. 33 del 2009 prevede, all'articolo 27-quinquies, comma 5, che l'accertamento dell'assenza o del mancato mantenimento dei requisiti autorizzativi o di accreditamento o la mancata ottemperanza al debito informativo di cui al comma 1, lettera j), comporti, in aggiunta alle sanzioni di cui al comma 1, previa diffida ad ottemperare entro un congruo termine ai requisiti medesimi o al debito informativo, la sospensione dell'autorizzazione o dell'accreditamento per un periodo minimo di 3 giorni fino ad un massimo di 180;

la sospensione delle attività del Centro di Laveno, disposta in prima istanza il 15 aprile 2015, viene prorogata ben oltre i limiti stabiliti dalla legge fino a coprire l'arco temporale di 2 anni;

il 27 febbraio 2017 la sentenza del TAR della Lombardia n. 455 ha respinto il ricorso presentato dalla società Centro iperbarico Srl nel luglio 2015 e volto ad impedire l'ennesima proroga della sospensione delle attività;

il 27 marzo la dirigenza del Centro ha presentato con grande rammarico istanza di fallimento. Di fronte all'ipotesi di una chiusura definitiva il comitato pazienti OTI el Verbano ha quindi lanciato un appello, attraverso la stampa locale, affinché la struttura potesse essere rilevata da imprenditori interessati al proseguimento delle attività;

in seguito all'appello del comitato pazienti, il curatore fallimentare della struttura ha proceduto ad informare l'ATS della presenza di due imprenditori disponibili a rilevarla, naturalmente con la condizione di poter contare sull'accreditamento ancora in vigore. Solo a questo punto, e dopo aver violato ripetutamente per due anni la legge regionale n.33 del 2009, ai sensi della medesima legge, viene revocato l'accreditamento eliminando di fatto l'ultima possibilità di veder riavviare le attività di una struttura che ha erogato per oltre 25 anni cure di ossigenoterapia, in convenzione con il Servizio sanitario nazionale, indispensabili per la cura di molte patologie,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti ed in particolare se sia a conoscenza delle ultime vicende che hanno portato alla chiusura definitiva del Centro iperbarico di Laveno;

se non consideri opportuno attivare i dovuti accertamenti istruttori, per quanto di propria competenza, allo scopo di appurare le ragioni per le quali, di fronte alla possibilità di trovare imprenditori disponibili a rilevare la struttura, si sia proceduto a revocare l'accreditamento necessario a riprendere in breve tempo le attività.

(3-04020)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

MUNERATO, BELLOT, BISINELLA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:

il Polesine è una regione del Veneto meridionale, corrispondente in gran parte al territorio della provincia di Rovigo, che per caratteristiche e morfologia forma una ben distinta unità geografica;

l'economia è chiaramente legata alle peculiarità del territorio ed è contrassegnata da una significativa presenza dell'agricoltura e da un diffuso settore secondario, imperniato sulla piccola e piccolissima impresa;

il settore primario è componente fondamentale per l'economia provinciale rappresentando il 6,6 per cento del PIL provinciale (contro una media regionale del 2,7 per cento), caratterizzato da un seminativo misto (mais, frumento, soia, bietola) da una buona presenza frutticola, dall'orticoltura intensiva e dalla crescita delle aree desinate a risaie. Nel territorio deltizio il settore primario si arricchisce delle attività della pesca professionale (mercati ittici di Pila, Scardovari, Porto Viro), della vallicoltura e della lagunicoltura;

nel secondario notevole è il peso dell'artigianato, che raggruppa oltre 7.600 imprese su oltre 28.500 imprese attive iscritte alla Camera di commercio e dove prevalgono i comparti manifatturieri;

il settore industriale si è sviluppato e specializzato in vari comparti e registra la presenza di diverse aziende leader a livello nazionale;

la crisi degli ultimi anni ha sensibilmente indebolito le potenzialità del territorio, come dimostrato dai dati sull'economia e sull'occupazione in provincia di Rovigo, che fotografano una situazione al limite del collasso;

nel 2014, dopo 6 anni di recessione, a fronte di una disoccupazione a livello nazionale di circa il 13 per cento e di una media regionale pari al 7,5 per cento, la provincia di Rovigo ha registrato, con il suo quasi 10 per cento, la percentuale più alta di disoccupazione tra le 7 province del Veneto;

ultimo esempio in ordine di tempo è rappresento dalla crisi dell'azienda SICC, specializzata nella progettazione e produzione di apparecchi in pressione destinati al settore termoidraulico, che ha annunciato un piano industriale che prevede 23 licenziamenti e l'esternalizzazione di parte dell'attività. Per le forze sindacali si tratta del primo passo verso la successiva chiusura della fabbrica, con la conseguente perdita di quasi 80 posti di lavoro;

oltre alla citata Sicc, negli ultimi mesi sono entrate in difficoltà la Bellelli Engineering, passata da oltre 50 dipendenti a una ventina, il gruppo Guerrato, mentre La Rhoss ha chiuso ad Arquà e si è trasferita in provincia di Udine, con 18 lavoratori costretti al trasferimento e altri 5 licenziati;

ad avviso delle interroganti, quella dell'economia polesana è una situazione drammatica, meritevole della massima attenzione e che necessita di interventi urgenti;

una delle soluzioni potrebbe essere l'istituzione di zone franche urbane per alcuni territori del Polesine, proposta già formulata dalla richiedente nel disegno di legge n. 2347, presentato nel mese di aprile 2016, assegnato alla Commissione finanze e ancora in attesa di avvio dell'esame,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei dati riguardanti la precaria condizione economica dell'area del Polesine e quali interventi urgenti intendano adottare, già a partire dalla prossima legge di bilancio, al fine di sostenere le attività industriali, commerciali, artigianali e turistiche del Polesine e incentivare l'occupazione e il rilancio socio-economico di tutto il territorio.

(3-04018)

LAI, ANGIONI, AMATI, CALEO, CAPACCHIONE, D'ADDA, Stefano ESPOSITO, FASIOLO, IDEM, PEZZOPANE, PUPPATO, SPILABOTTE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

su alcuni organi di informazione nazionale sono stati pubblicati nel mese di agosto 2017 i verbali della riunione dell'Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, chiamato a valutare, secondo criteri precisi, le scuole di specializzazione di medicina;

dai dati diffusi è emerso che, su 1.433 scuole di specializzazione il 47 per cento sarebbe in regola, il 43 per cento è in attesa dell'autorizzazione con riserva, mentre per il 9 per cento (135 scuole e 1.200 specializzandi) verrebbe data l'indicazione per la sospensione dell'accreditamento;

considerato che:

il lavoro svolto dall'Osservatorio è particolarmente utile e prezioso, perché consente al sistema della formazione specialistica italiana di individuare eventuali carenze, ma soprattutto garantisce standard adeguati per la formazione in un settore così importante;

il bilancio può essere considerato positivo sia dal punto di vista dei numeri delle scuole, che hanno dimostrato di essere in regola, sia per quanto riguarda la preparazione dei medici italiani, apprezzati e ricercati anche all'estero;

considerato, inoltre, che è necessario ed opportuno verificare con attenzione che i dati emersi siano completamente corrispondenti alla realtà, ma soprattutto è necessario offrire alle scuole di specializzazione, che non hanno ottenuto l'autorizzazione e a quelle in attesa di autorizzazione, il tempo e le risorse finanziarie necessarie per poter rientrare nei nuovi standard; adeguarsi ai nuovi criteri fissati e regolarizzare la loro posizione,

si chiede di sapere:

se i dati diffusi dagli organi di stampa in ordine alle valutazioni espresse dall'Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica siano corrispondenti al vero e quale sia la valutazione del Ministro in indirizzo in merito;

se non ritenga necessario consentire alle scuole a rischio di sospensione dell'accreditamento di poter svolgere regolarmente l'attività il prossimo anno, in attesa di regolarizzare la loro posizione;

se non ritenga necessario, inoltre, disporre lo stanziamento di urgenti ed adeguate risorse finanziare, al fine di consentire alle scuole di specializzazione gli interventi necessari per poter rientrare negli standard qualitativi richiesti, tenuto conto che il Sistema sanitario nazionale è un delicato meccanismo che funziona in strettissimo raccordo con quello dell'alta formazione.

(3-04019)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

SANTANGELO, CASTALDI, DONNO, PAGLINI, CRIMI, LEZZI, SERRA, NUGNES, MARTON, PUGLIA, MORONESE, GIARRUSSO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

dall'articolo pubblicato dal giornale on line "TP24" il 27 settembre 2017, titolato "Caos Ryanair a Trapani, taglia le tratte per Roma, Genova, Parma, Trieste, fino a Marzo", si apprende che: "Ryanair ha annunciato un nuovo taglio dei voli, e questa volta è colpito pesantemente l'aeroporto di Trapani. La compagnia irlandese, infatti, che è nel caos per il pasticcio delle ferie dei piloti, ha annunciato una serie di tratte sospese fino a Marzo 2018, e le notizie per Trapani non sono buone. Nell'elenco ufficiale appena pubblicato, infatti, ci sono il Trapani - Roma, Trapani - Genova, Trapani - Parma, Trapani - Cracovia, Trapani - Trieste, Trapani - Francoforte, Trapani - Baden Baden";

dal comunicato del 27 settembre 2017 "Cambio Programmazione invernale", sul sito della Ryanair, si evince che: "Ryanair, la più grande compagnia aerea in Europa, oggi 27 settembre ha confermato il rallentamento della propria crescita durante il prossimo inverno (da novembre 2017 a marzo 2018). Da novembre 2017, voleranno 25 aerei in meno su una flotta complessiva di 400 aeromobili. Riducendo la programmazione voli in modo pianificato e controllato, Ryanair eliminerà ogni rischio di ulteriori cancellazioni";

con atto di sindacato ispettivo 4-08049, pubblicato il 14 settembre 2017, nella seduta n. 875 del Senato della Repubblica, il primo firmatario della presente interrogazione aveva segnalato che a seguito dell'imminente chiusura dell'aeroporto di Trapani-Birgi per i noti lavori di manutenzione della pista a partire dal prossimo 6 novembre, la compagnia aerea Ryanair aveva spostato presso lo scalo di Palermo "Punta Raisi" i voli in partenza dall'aeroporto di Trapani-Birgi e diretti a Bruxelles-Charleroi e Pisa;

la notizia degli ulteriori tagli dei voli, e comunque l'aver sospeso dette tratte fino a marzo 2018, rappresenta l'ennesima "tegola" per il territorio, soprattutto per l'intera economia che ruota attorno al settore turistico;

considerato che l'ENAC (Ente nazionale per l'aviazione civile) è pronta a multare la compagnia aerea Ryanair se dovessero emergere irregolarità nei rimborsi nei confronti dei passeggeri che ne hanno diritto, come è emerso dal tavolo che si è svolto il 25 settembre 2017 presso la Direzione generale dell'ente stesso;

considerato altresì che, a parere degli interroganti:

le note vicende legate alla questione del piano ferie dei piloti Ryanair non possono ricadere sull'operatività e la gestione aeroportuale dello scalo Trapani;

i suddetti tagli e/o sospensioni fino a marzo 2018 risultano non giustificabili e probabilmente non in linea con i rapporti e gli impegni contrattuali di co-marketing in essere, anche con i comuni del territorio trapanese. Inoltre, i tagli porteranno a un ulteriore transito dei passeggeri dallo scalo Vincenzo Florio di Trapani-Birgi, con un considerevole danno economico per tutto l'area del trapanese,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se intenda attivarsi affinché sia verificato se la compagnia area Ryanair abbia preventivamente concordato con la società aeroportuale i suddetti tagli e valutato che quest'ultimi non vadano a penalizzare lo scalo di Trapani mantenendo le tratte operative da e per Trapani;

se intenda fornire una stima del danno erariale arrecato dalle ultime decisioni della compagnia area alla società aeroportuale Airgest SpA e ai comuni che hanno sottoscritto il contratto di co-marketing con Airport Marketing Services Limited (AMS) di Dublino, controllata Ryanair, per la co-promozione pubblicitaria sul suo sito.

(4-08136)

ENDRIZZI, MORRA, MARTON, CRIMI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

in data 18 settembre 2017, come riportato dal sito di informazione on line "mattinopadova.gelocal", sono entrati in funzione, "Dopo un paio di mesi di pre-esercizio, durante il quale gli apparecchi hanno registrato un centinaio di infrazioni al giorno", I l apparecchi cosiddetti "T-Red", vale a dire dispositivi utilizzati nei pressi di incroci regolati da semaforo per rilevare e multare coloro i quali passano con il semaforo rosso;

la fonte giornalistica, in data 31 luglio 2017, riportava che tali dispositivi sarebbero tuttavia sprovvisti di dispositivi finalizzati a visualizzare il tempo residuo di accensione delle luci dei nuovi impianti semaforici (cosiddetti countdown):

l'installazione dei dispositivi di countdownsarebbe preclusa in base a quanto stabilito dal decreto 27 aprile 2017 del Ministero delle infrastrutture e trasporti (Gazzetta Ufficiale n. 140 del 19 giugno 2017), che disciplina le caratteristiche per l'omologazione e per l'installazione del countdown. Il citato sito web riporta una nota del Comune di Padova secondo la quale: "Un decreto ministeriale entrato in vigore a fine aprile di quest'anno [il decreto 27 aprile 2017] ha infatti stabilito che i "countdown", ossia i dispositivi per visualizzare il tempo residuo di accensioni delle luci degli impianti semaforici già istallati nelle stesse intersezioni interessate dall'entrata in esercizio dei citati "rilevatori di infrazioni semaforiche", non sono compatibili con le caratteristiche strutturali degli incroci in cui sono stati posizionati, Il comando di Polizia locale, acquisito il parere "autentico" del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, che ha confermato l'illegittimità dell'uso dei countdown negli incroci individuati, ha disposto la rimozione dei medesimi" ("mattinopadova.gelocal", del 31 luglio 2017);

secondo il Comune di Padova, pertanto, i dispositivi di countdown sarebbero installabili solo su semafori pedonali oppure in semafori su strade con una sola corsia per senso di marcia, caratteristiche non compatibili con i "T-Red" già installati in città,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che le disposizioni previste nel decreto citato in premessa non siano eccessivamente restrittive rispetto al possibile utilizzo dei dispositivi countdown;

se non ritenga che tali previsioni normative possano andare a discapito degli automobilisti, che si vedranno multati anche solo per essersi fermati oltre la linea d'arresto. senza essere resi edotti dell'imminente accensione della luce rossa semaforica;

quali provvedimenti, anche di carattere normativo, intenda assumere a riguardo.

(4-08137)

D'ADDA, Stefano ESPOSITO, PEZZOPANE, LO GIUDICE, ZANONI, SPILABOTTE, PUPPATO, BERTUZZI, MANASSERO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il Corpo nazionale dei vigili del fuoco ricopre un ruolo fondamentale all'interno delle istituzioni in materia di prevenzione, vigilanza e soccorso sulla base delle rispettive attribuzioni;

secondo i dati forniti dal Governo, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco dal 15 giugno al 18 luglio 2017, corrispondente alla fase più acuta degli incendi boschivi, ha effettuato circa 27.500 interventi a terra, più di 2.900 ore di volo a fronte delle 733 dell'anno precedente, e più di 15.800 lanci d'acqua a fronte dei circa 3.600 dello stesso periodo nel 2016;

l'articolo 1, comma 365, lettera b), della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio per l'anno 2017), ha destinato alle assunzioni di personale a tempo indeterminato di tutte le amministrazioni dello Stato, compreso il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, una quota della dotazione di 1.480 milioni di euro per l'anno 2017 e 1.930 milioni di euro a decorrere dall'anno 2018;

a fronte di un organico complessivo pari a 28.343 unità, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco ha una carenza strutturale di organico pari a circa 3.500 unità rispetto a quella che dovrebbe essere la dotazione organica;

considerato che:

la carenza strutturale rischia di aggravarsi nei prossimi anni, sia a causa dei prepensionamenti di una parte del personale attivo, sia in seguito alle nuove competenze acquisite con l'attuazione del decreto legislativo n. 177 del 2016, che dispone la soppressione del Corpo forestale dello Stato con il seguente trasferimento di alcuni compiti in materia di incendi boschivi al Corpo dei vigili del fuoco;

le 390 unità di personale trasferite dal Corpo forestale dello Stato al Corpo nazionale dei vigili del fuoco non risultano sufficienti a colmare le carenze strutturali di quest'ultimo;

una eventuale ripartizione delle risorse stanziate sulla base del criterio della mera dotazione organica teorica rischierebbe di non rispondere adeguatamente all'esigenza di piena funzionalità del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, il quale necessiterebbe di un piano assunzionale straordinario pari ad almeno 569 unità;

considerato inoltre che:

il già citato articolo 1, comma 365, della legge di bilancio per l'anno 2017, stabilisce che il finanziamento delle assunzioni straordinarie di personale debba avvenire tenendo conto delle specifiche richieste volte a fronteggiare indifferibili esigenze di servizio di particolare rilevanza ed urgenza in relazione agli effettivi fabbisogni;

in attesa che si esplichino le procedure concorsuali in atto, considerata l'assoluta urgenza nel procedere al potenziamento degli organici del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, con particolare riguardo alle regioni meridionali del nostro Paese, appare opportuno prevedere la proroga al 31 dicembre 2017 della graduatoria già in essere a 814 posti di vigile del fuoco, di cui al bando indetto con decreto ministeriale n. 5140 del 6 novembre 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 4a serie speciale, n. 90, del 18 novembre 2008;

considerato infine che oltre alla carenza di personale si apprende anche di una carenza relativa ai mezzi a disposizione del comparto dei Vigili del fuoco,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se intenda valutare la possibilità di assumere iniziative volte a potenziare ulteriormente l'organico dei Vigili del fuoco, anche mediante l'anticipo del turnover nell'anno in corso;

se abbia individuato la quota spettante al Corpo nazionale dei vigili del fuoco in riferimento alle assunzioni dell'anno 2018, relativamente alla legge 11 dicembre 2016, n. 232;

quale utile iniziativa, sulla base delle proprie competenze, intenda adottare per aggiornare le previsioni contenute nella legge n. 353 del 2000 (legge quadro in materia di incendi boschivi) alla luce delle nuove competenze attribuite al Corpo dei vigili del fuoco;

se intenda prevedere, alla prima iniziativa normativa utile, la proroga al 31 dicembre del 2018 della graduatoria del concorso pubblico per 814 Vigili del fuoco, di cui al bando indetto con decreto ministeriale n. 5140 del 6 novembre 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 4a serie speciale, n. 90, del 18 novembre 2008, consentendo un immediato ripristino della carenza di organico;

se intenda infine considerare iniziative volte allo stanziamento di nuove risorse destinate ai mezzi a disposizione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco per lo svolgimento tempestivo dei compiti loro spettanti.

(4-08138)

BULGARELLI, MONTEVECCHI, GIARRUSSO, SANTANGELO, CASTALDI, GIROTTO, MORONESE, MARTON, GAETTI, PAGLINI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dell'economia e delle finanze e dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:

con un articolo dal titolo "Bologna: Manelli, Bms e Atiproject vincono la riqualificazione dell'ex Manifattura Tabacchi", a firma di Alessandro Lerbini, in data 23 novembre 2016, il sito di informazione on line "ediliziaeterritorio.ilsole24ore" riporta la notizia che i lavori per la riqualificazione dell'ex Manifattura tabacchi di Bologna sarebbero stati aggiudicati da un'associazione temporanea d'imprese composta da Manelli impresa (società esecutrice dei lavori), Bms Progetti (progettazione esecutiva) e Atiproject (consulenza e migliorie tecniche) e che l'appalto integrato avrebbe un valore di circa 46.400.000 euro;

l'appalto, reso possibile dagli stanziamenti comunitari e regionali, sarebbe stato promosso dalla Finanziaria Bologna metropolitana SpA (FBM), società in house della Regione Emilia-Romagna attivata attraverso la convenzione approvata con deliberazione n. 2246 in data 23 dicembre 2008 a cui sono seguite ulteriori delibere di convenzione (n.134/2009 e modificata con deliberazione n. 403/2011, operativa in data 10 febbraio 2009) che hanno affidato le ulteriori e successive attività per la realizzazione del tecnopolo stesso;

considerato che:

dalla pagina web "bolognatoday" del 20 maggio 2015, in un articolo intitolato "Tecnopolo Bologna: verso i primi interventi all'ex Manifattura Tabacchi, pronti 60 milioni", si apprende che è "Al via la Conferenza dei servizi, che porterà all'emanazione dei bandi per la realizzazione dei lavori". L'articolo evidenzia che nel tecnopolo saranno ospitate sia grandi istituzioni di ricerca, quali ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), Istituti ortopedici Rizzoli e università di Bologna, sia le funzioni di coordinamento della rete, rappresentate da Aster, nonché altri soggetti pubblici e privati che svolgono attività di ricerca applicata di rilevanza industriale e territoriale, a partire da Lepida SpA, la società regionale che coordina l'Agenda digitale e la realizzazione della banda larga e ultralarga e, specificatamente, che la sfida principale futura sarà quella di attrarre, nei molti spazi a disposizione, imprese di alta tecnologia che arriveranno nel territorio e che vorranno insediarsi a stretto contatto con i laboratori;

il concorso internazionale di progettazione per il recupero e la riqualificazione del complesso immobiliare svoltosi nel 2012 ha visto vincitori il raggruppamento temporaneo di imprese guidato dallo studio Von Gerkan-Marg und Partner (determina in data 11 giugno 2012, n. 7820, della Direzione generale delle attività produttive);

risulta agli interroganti che nel disciplinare di gara è riportato che l'appalto è finanziato, come da delibera di Giunta regionale n. 2150 del 21 dicembre 2015, per complessivi 45.812.366,75 euro più IVA e che è previsto a parziale pagamento del corrispettivo d'appalto il trasferimento della proprietà dell'intero immobile sito a Bologna, via dei Mille 21, per un valore di 12.100.000 euro. L'appalto riguarderebbe solo un primo lotto, mentre un secondo, destinato alla realizzazione di edifici di servizio, sarebbe da realizzare tramite procedura di project financing in un momento successivo;

considerato inoltre che:

da un articolo pubblicato sul giornale on line "la Repubblica", edizione di Bologna a firma di Luigi Spezia del 5 dicembre 2013, dal titolo "Tecnopolo, la Procura: "Costi saliti alle stelle", relativamente il progetto di un avveniristico polo tecnologico all'ex Manifattura e della perizia dei magistrati che ha rilevato previsioni di spesa passate da 71 a 198 milioni di euro, si apprende che una perizia realizzata dai tecnici incaricati dalla Procura della Repubblica di Bologna avrebbe segnalato alcuni dubbi che a parere degli interroganti andrebbero approfonditi;

si evidenzia che "il progetto del Tecnopolo nell'area dell'ex Manifattura Tabacchi appare notevolmente più costoso e ambizioso di quanto previsto nello studio di fattibilità del 2008: da 71 milioni di euro si è passati a 198 milioni". I costi sono lievitati mentre, registrano i periti, "all'interno dell'area non ci è alcun intervento edilizio in corso di attuazione... l'unico è stato la demolizione di alcuni edifici". Questo introduce al secondo aspetto stigmatizzato dai periti, per i quali appare "singolare" che si sia fatto un bando di progettazione internazionale "senza che vi sia stato a monte l'inserimento del rilevante intervento urbanistico nel Piano operativo comunale (Poc)". La Regione avrebbe dato così "una rischiosa ed eccessiva accelerazione all'iter", che comunque sembra confliggere con il degrado attuale, registrato dalle cronache e dal sopralluogo tecnico dei periti, per cui "vi è una totale incongruenza tra la situazione di fatto e lo studio di fattibilità";

i periti riterrebbero di non saper spiegare come mai la Regione abbia comprato l'intera struttura dalla BAT (British American Tobacco) a 19 milioni di euro, a fronte di un valore stimato di 45 e in tal senso affermano: "Non siamo in grado di spiegare un così evidente vantaggio economico". L'acquisto sarebbe avvenuto con contratto preliminare di vendita trascritto il 19 dicembre 2008 in attuazione delle deliberazioni di Giunta regionale n. 1609 e n. 1932/2008);

considerato altresì che:

il decreto della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell'Emilia-Romagna datato 15 giugno 2010 dispone che: "il bene denominato Ex Manifattura Tabacchi, meglio individuato nelle premesse e descritto negli allegati, è dichiarato di interesse storico artistico ai sensi dell'artt. 10, comma 1, e 12 del D.lgs. 22 gennaio 2004 e rimane quindi sottoposto a tutte le disposizioni di tutela contenute nel predetto Decreto Legislativo". Il complesso industriale era stato disegnato e realizzato dal professore ingegnere Pier Luigi Nervi tra i più importanti progettisti del panorama italiano del '900 e costituiva "uno dei poli architettonici più significativi della periferia bolognese";

sul sito on line della società FBM sono stati pubblicati gli esiti della procedura di gara per la realizzazione della struttura del tecnopolo di Bologna e precisamente si apprende che nella seduta pubblica del 17 novembre 2016 la commissione giudicatrice ha dato lettura della graduatoria conclusiva che ha visto la società Manelli impresa Srl con sede a Monopoli (Bari), aggiudicarsi l'appalto con un ribasso di 8,75 per cento. La definitiva assegnazione è sancita al punto 1 della determina n. 13911 del 5 settembre 2017 della Giunta regionale. Il documento "Rettifiche al disciplinare di gara", consultabile alla stessa pagina web, segnala che: "viene conseguentemente rettificato anche il disciplinare di gara al capitolo 1. 'Oggetto dell'appalto e importo a base di gara' come segue: Importo complessivo appalto, compresi gli oneri di sicurezza, gli oneri per la progettazione esecutiva ed esclusi gli oneri fiscali, ammonta ad € 46.388.366,74";

la società incasserebbe il prezzo dell'appalto al netto del ribasso (8,75 per cento), di cui 12 milioni di euro pagati, con il trasferimento di proprietà, ai sensi dell'art. 53, comma 7, del decreto legislativo n. 163 del 2006, dell'intero immobile sito a Bologna, via dei Mille 21, per un valore di 12.100.000 euro (disciplinare di gara) solo dopo aver eseguito del collaudo dei lavori, circa 4 anni. Tale somma potrebbe essere incassata dalla Manelli Srl solo a seguito della ristrutturazione e vendita dell'immobile acquisito, non senza gli ulteriori oneri che ne potrebbero scaturire;

tale tipologia di pagamento, prevista dal disciplinare di gara, a parere degli interroganti può essere ritenuta fortemente discriminatoria per le altre società che avrebbero voluto partecipare alla gara di appalto per la realizzazione di questo erogatore multiservizi e sarebbe un ostacolo allo sviluppo della concorrenza;

risulta gli interroganti che l'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), specificatamente l'Ufficio vigilanza lavori, starebbe vagliando la regolarità del contratto d'appalto assegnato alla ditta Manelli impresa Srl e che la sezione di controllo della Procura regionale della Corte dei conti dell'Emilia-Romagna, a seguito di alcune segnalazioni, avrebbe aperto un fascicolo e sarebbero tuttora in corso ulteriori accertamenti nell'ambito del corretto utilizzo dei fondi stanziati dalla Commissione europea all'interno del programma operativo 2007-2013 (POR-FESR 2007-2017 asse 1, 1.1 "Creazione di tecnopoli per la ricerca industriale e il trasferimento tecnologico");

considerato infine che:

dalla visura del registro delle imprese la Manelli impresa Srl risulta regolarmente iscritta alla Camera di commercio industria agricoltura e artigianato di Bari, con un capitale sociale di 119.000 euro;

dal sito della FBM si apprende che la seconda ed unica società che ha partecipato al bando di gara sarebbe la Pessina costruzioni SpA, maggiore azionista del giornale "l'Unità", ritenuta al centro di presunti scandali riconducibili al segretario dell'attuale partito di maggioranza, come riportato da "il Fatto Quotidiano" del 10 aprile 2017, articolo a firma di Antonio Massari;

risulta agli interroganti che l'ENEA e gli Istituti ortopedici Rizzoli di Bologna, nonostante quanto pubblicizzato e pubblicato dalla Regione Emilia-Romagna, non avrebbero ancora firmato alcun impegno vincolante riguardante il futuro trasferimento oneroso all'interno della struttura del tecnopolo di Bologna,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e, per quanto di competenza, di quali ulteriori elementi dispongano a riguardo;

se non ritengano doveroso predisporre un'attività di controllo sul corretto svolgimento dell'iter procedurale di aggiudicazione dell'appalto dell'importante insediamento tecnologico;

se, trattandosi di riconversione di un'ex area industriale, non ritengano di accertare se siano state effettuate le necessarie analisi atte a verificare un potenziale inquinamento del sottosuolo dell'intera area anche finalizzate ad effettuare gli scavi per la prevista vasca di laminazione all'interno dell'area;

se siano a conoscenza della situazione attuale relativa all'attivazione dei 10 tecnopoli emiliano-romagnoli e se non intendano, per quanto di competenza, fornire un cronoprogramma dello stato dei lavori in riferimento alla realizzazione delle opere infrastrutturali, all'acquisto delle attrezzature scientifiche e all'erogazione dei nuovi contratti lavorativi rivolti a ricercatori scientifici;

se non intendano attivarsi, nei limiti delle proprie attribuzioni, nei confronti della Regione Emilia-Romagna e degli enti preposti, affinché sia istituito un tavolo tecnico permanente che verifichi l'esecuzione dei lavori nel rispetto della totale sostenibilità ambientale, della sicurezza strutturale, anche nei riguardi delle sollecitazioni sismiche e antincendio e della protezione dall'inquinamento acustico, fino al sistema del verde ambientale.

(4-08139)

ARACRI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle infrastrutture e dei trasporti e della salute - Premesso che:

nel 1959 molti scarti di lavorazione industriale dell'Eternit e dell'Ilva furono versati sulla splendida spiaggia di Trentaremi, facente parte oggi dell'area marina archeologica della Gaiola (Napoli), per poi essere ricoperti dalla terra negli anni '80; successivamente, l'azione erosiva dei venti e delle onde misero a nudo lo scempio ambientale;

nel 2009, il centro studi interdisciplinari Gaiola sottopose all'attenzione del Governo un dossier riguardante l'area marina della Gaiola, ma il sito non fu bonificato, nonostante il pericolo di frana del costone;

nel 2014, la Procura della Repubblica di Napoli notificò l'esecuzione di sequestro preventivo della baia e nel 2015 anche l'ARPAC (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania) attestò la presenza di amianto;

successivamente, l'Autorità portuale di Napoli, responsabile della bonifica, stanziò una cifra notevole per la pulizia del sito, ma i lavori purtroppo stentano ad iniziare perché la stessa Autorità portuale non ha inoltrato al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare lo "screening di valutazione d'incidenza", essendo il litorale di Trentaremi un sito di rilevanza comunitaria;

ad oggi, una delle zone marine più importati del golfo di Napoli è ridotta a una grande discarica di amianto, si assiste impotenti ad un'azione deturpante, sia a livello ecomarino che a livello ambientale, e nessuna delle autorità locale ha pensato ad una segnaletica che vieti la balneazione in quelle acque altamente inquinate,

si chiede di sapere:

quali orientamenti i Ministri in indirizzo intendano esprimere in riferimento a quanto esposto e quali iniziative vogliano intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, per porre rimedio all'annosa questione, a tutela della salute dei cittadini che, ignari, continuano a frequentare queste spiagge;

se intendano intervenire presso le autorità locali competenti, ordinando la collocazione di cartelli che segnalino il divieto di balneazione, a tutela della salute dei cittadini, e si vigili sull'intera area;

se intendano sollecitare l'Autorità portuale di Napoli, al fine di completare, in tempi rapidi, tutte le pratiche necessarie che permettano l'inizio dei lavori di bonifica.

(4-08140)

ARACRI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dei beni e delle attività culturali e del turismo e della salute - Premesso che:

a quanto risulta all'interrogante, la tragedia dei tre sub perugini morti il 10 agosto 2017, durante un'immersione, al largo delle isole Formiche, in provincia di Grosseto, a causa di un'elevatissima quantità di monossido di carbonio contenuta nell'aria respirata dalle bombole (dalle 1.600 alle 2.400 parti per milione), ha evidenziato, nell'ambito della comunità dei subacquei, il problema della sicurezza legato alla qualità dell'aria respirata;

la presenza tra le 120 e le 150 parti per milione di monossido di carbonio nell'aria può già provocare una intossicazione "lieve", che può dar luogo a cefalea, dispnea, vasodilatazione, nausea, vomito, vertigini e disturbi alla vista; mentre la presenza tra le 400 e le 600 ppm, oltre ai sintomi dell'intossicazione lieve, può provocare anche ipotensione, tachicardia e aritmia; quando il monossido di carbonio presente nell'aria respirata è superiore alle 1.000 ppm può dar luogo a coma, convulsioni, insufficienza respiratoria, ischemia miocardica, edema polmonare e arresto cardiorespiratorio;

spesso la qualità dell'aria di molte stazioni di ricarica è pessima, e le conseguenze sono devastanti, soprattutto per la salute; non risparmiano neppure le attrezzature subacquee, quali bombole ed erogatori; la cattiva qualità dell'aria può avere diverse conseguenze sulla salute, in funzione delle varie sostanze inquinanti presenti in essa, ma l'utente può solo rilevare il pessimo odore dell'aria o mettere davanti al rubinetto aperto della bombola un fazzoletto bianco per rilevare eventuali macchie dovute all'aria inquinata, riuscendo in questo modo a rilevare solo l'aria assolutamente "pessima" e non l'aria "cattiva";

la qualità dell'aria è stabilita da diverse normative in funzione del suo utilizzo e secondo le norme DIN EN 12021 o EN 132 l'aria è considerata "respirabile" solo se rispetta i seguenti limiti: monossido di carbonio (CO) massimo 15 ml per metro cubo; anidride carbonica (CO2) massimo 500 ml per metro cubo; vapore acqueo e condensa massimo 25 mg per metro cubo;

i gas compressi per respiratori non devono contenere contaminanti a una concentrazione che possa causare effetti tossici o dannosi; i contaminanti devono essere mantenuti al livello più basso possibile e devono essere minori di 1/10 del limite di esposizione nazionale di 8 ore, secondo quanto previsto dal decreto legislativo n. 81 del 2008 e successive modifiche e integrazioni;

per la respirazione a pressioni iperbariche (maggiore di 1 bar) i livelli devono essere rivisti per tenere conto degli effetti della pressione; i gas respirabili, inoltre, devono essere privi di odore o sapore insoddisfacente; la qualità dell'aria dovrebbe essere garantita dalla legge secondo le specifiche (DIN EN12021, già DIN EN 3188), ma nella realtà il controllo è limitato alle certificazioni necessarie per poter vendere un compressore; i controlli successivi, che dovrebbero essere eseguiti da parte dei servizi d'igiene ambientale delle AUSL o dei NAS dei Carabinieri (operativi nel settore sanitario), sono praticamente inesistenti;

esiste un problema generalizzato, riguardo alla qualità dell'aria fornita dalle stazioni di ricarica, che si è evidenziato di frequente in due modi: o perché l'aria ha un cattivo odore e/o sapore, o perché in caso d'ispezione interna delle bombole (per esempio quando si smontano i rubinetti per portarle alla visita periodica di collaudo), si trovano ruggine e residui di olio, causati dalla presenza di acqua e olio dovuta alla pessima qualità dell'aria, ma l'aria respirabile ha un'umidità residua, tale da non poter innescare il processo di ossidazione, quindi l'aria respirabile non può provocare ruggine nella bombola; il cattivo odore o sapore dell'aria e la ruggine e l'olio all'interno della bombola evidenziano solo l'aria di qualità "pessima", infatti, alcuni inquinanti hanno la caratteristica di essere inodori e insapori, quindi esistono vari gradi e tipologie d'inquinamento e l'aria può essere irrespirabile anche se non presenta particolari odori o sapori;

l'aria di pessima qualità, rilevabile nei modi suddetti, è molto frequente, come può facilmente verificare chi è a contatto con un certo numero di bombole, sia perché si occupa del collaudo, sia perché gestisce una stazione di ricarica, una scuola subacquea o tutte quelle situazioni che portano a maneggiare molte bombole; la notevole frequenza con la quale si può rilevare aria sicuramente "pessima" fa dubitare che ci sia anche tanta aria non a norma, quindi non respirabile e non rilevabile, perché inodore e insapore. Questa tesi è avvalorata da approfondimenti tecnici relativi alla gestione degli impianti di ricarica e in particolare del sistema filtrante;

le AUSL effettuano verifiche a campione per appurare la presenza eventuale di contaminanti nell'aria, ed esiste appunto una tabella standard che quantifica i livelli tollerabili di contaminanti espressi in parti per milione per poter definire l'aria come respirabile. In ambito sanitario, detto controllo è normalmente effettuato dai NAS dei Carabinieri, e a giudizio dell'interrogante, il cittadino ha diritto alla difesa della salute, e nello specifico a respirare aria non intossicante, di conseguenza, sono necessari maggiori controlli e relativi provvedimenti da parte delle istituzioni statali,

si chiede di sapere:

quali orientamenti i Ministri in indirizzo intendano esprimere in riferimento a quanto esposto e quali iniziative vogliano intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, per porre rimedio all'annosa questione sulla qualità dell'aria respirabile nelle immersioni dei subacquei sportivi;

se intendano aumentare la quantità e la qualità dei controlli, per la verifica le proprietà dell'aria erogata dai diving, dalle stazioni di ricarica bombole e aziende di collaudo delle bombole subacquee che offrono i loro servizi, perché annualmente migliaia di turisti e subacquei potrebbero respirare gas dannosi alla salute;

se non ritengano necessario emanare una circolare esplicativa, indirizzata a tutte le istituzioni preposte (Capitanerie di Porto, AUSL, Guardia di finanza, NAS dei Carabinieri, eccetera) con indicazioni precise e linee guida sui controlli da effettuare presso i diving, stazioni di ricarica e aziende di collaudo delle bombole subacquee, presenti sul territorio di competenza.

(4-08141)

LANGELLA, PAGNONCELLI, Eva LONGO, D'ANNA, COMPAGNONE - Al Ministro della giustizia - Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti:

la magistratura è un apparato dello Stato riconosciuto dal Titolo IV della Costituzione;

compito dell'ordinamento giurisdizionale è l'amministrazione della giustizia attraverso i magistrati chiamati ad esercitare tale funzione;

la magistratura costituisce un potere dello Stato autonomo dagli altri (art. 104 della Costituzione);

l'attività dei magistrati è regolata dalle norme dell'ordinamento giudiziario e da altre leggi ordinarie;

l'alta funzione cui è deputato detto potere dello Stato e l'autonomia dello stesso dagli altri, come sancito dalla Costituzione, ne escludono, al contempo, l'intromissione in fatti e circostanze politiche o parlamentari, oltre che in dinamiche partitiche, salvo la presenza nelle citate dinamiche di profili di rilevanza giuridica;

la riservatezza delle indagini rappresenta un profilo imprescindibile dell'attività giurisdizionale, sia a salvaguardia della stessa che a tutela degli indagati e della loro onorabilità;

ad avviso degli interroganti, il ruolo dei magistrati non si esaurisce esclusivamente nelle aule dei tribunali, restando la funzione giurisdizionale sempre in capo a chi la detiene, a prescindere che questi la stia o meno esercitando in un dato momento;

intrinseca nel potere giudiziario vi è anche la possibilità di minare in maniera distorta o anche soltanto di influenzare il regolare processo rappresentativo democratico, da cui le previsioni di cui all'art. 68 della Costituzione;

l'assunzione di un ruolo pubblico della magistratura è pertanto, a parere degli interroganti, da scongiurare, tanto che sono molteplici le previsioni presenti nel codice etico, varato il 13 novembre 2010 dal comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati, atte a sancire un adeguato e prudente atteggiamento degli appartenenti all'ordinamento, specialmente per quanto attiene alla pubblicità delle indagini e, più in generale, all'adeguato profilo, dettato da imparzialità, indipendenza e correttezza, da mantenere anche quando non si esercita la propria funzione;

il primo capoverso del comma 3 dell'art. 8 del codice etico della magistratura sancisce che il magistrato "Evita qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici che possano condizionare l'esercizio delle sue funzioni o comunque appannarne l'immagine";

ad avviso degli interroganti il ruolo del magistrato non sembra, dunque, ben conciliarsi con quello di sceriffo, di sponsor politico in favore di terzi, di amministratore della cosa pubblica, di commentatore televisivo o di organizzatore di eventi culturali, sportivi o di altra natura;

considerato che, secondo gli elementi informativi acquisiti dagli interroganti:

il magistrato dottor Aldo Giubilaro esercita la propria attività inquirente presso la Procura della Repubblica di Massa a far data dal mese di aprile 2010;

sono numerose le interviste rilasciate dallo stesso a quotidiani o televisioni, sia a carattere regionale o comunque locale cha a diffusione nazionale, tanto inerenti ad indagini portate avanti dai suoi uffici quanto attinenti a fatti dal presunto interesse pubblico;

il procuratore capo di Massa, dottor Aldo Giubilaro, è stato nominato presidente onorario della Fondazione versiliana dal sindaco di Pietrasanta (Lucca), Massimo Mallegni, nel settembre 2015, e solamente a seguito di una modifica statutaria attraverso la quale si è appositamente inserita tale figura, prima assente;

in data 14 settembre 2017 il sindaco Mallegni si dimetteva dall'incarico, annunciando a mezzo stampa che tale scelta era funzionale alla possibilità di candidarsi alle prossime elezioni politiche,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente dei fatti esposti e, per quanto di competenza, quale sia la sua valutazione al riguardo;

quale sia la sua valutazione circa l'opportunità di esternazioni rese pubbliche ad opera di un procuratore della Repubblica in merito a indagini ancora in corso o in fase istruttoria;

se ritenga opportuna l'attivazione delle prerogative ispettive conferitegli dall'ordinamento, al fine di appurare la fondatezza e le eventuali implicazioni dei fatti esposti.

(4-08142)

ANITORI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

dalle tabelle della Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico della Presidenza del Consiglio dei ministri, risultano 7,7 miliardi di euro da spendere entro il 2023 per rinforzare argini, costruire scolmatori e casse di espansione per le piene, nonché allargare i canali tombati e tirar su muri di contenimento;

per contro, dall'analisi di quanto effettivamente speso sul territorio in virtù del piano "Italia sicura" approvato nel maggio 2014, emerge che sono stati spesi appena 114,4 milioni di euro, ovvero meno dell'1,5 per cento del totale a disposizione;

degli 8.926 interventi "necessari e prioritari" segnalati dalle Regioni quando è stato approvato il piano, pochissimi sono stati corredati di un progetto esecutivo, ovvero appena il 6 per cento;

tenuto conto che:

una spesa efficiente delle risorse avrebbe forse evitato le stragi da nubifragio del passato e, non ultima, quella di Livorno;

a parere dell'interrogante, è inevitabile sveltire le procedure burocratiche: finora il denaro trasferito dallo Stato alle Regioni è stato utilizzato solamente ad aprire alcuni cantieri nelle città metropolitane: a Genova per il Bisagno, a Firenze per l'Arno, a Cesenatico per mitigare l'erosione della spiaggia;

va riconosciuto alla struttura di missione di aver recuperato, oltre agli stanziamenti per "Italia sicura", un tesoretto da 2,2 miliardi di euro bloccato da anni nei bilanci degli enti locali, con i quali ora sono state ultimate centinaia di vecchi lavori sui fiumi: tuttavia, rimane ingiustificata la lentezza con cui si procede e la difficoltà ad usare tali fondi;

considerato che:

nel caso specifico delle infrastrutture del Comune di Roma e della loro manutenzione, sono a rischio da 250.000 a 300.000 cittadini perché i canali sono spesso tombati e intubati in condotte senza sfogo, rischiando, in un potenziale evento futuro, una tragedia simile a quella di Livorno;

non solo a Roma non è stato avviato neanche un cantiere degli interventi previsti dal piano Italia Sicura, ma neppure azioni di messa in sicurezza del Tevere: infatti, il piano prevede un fondo apposito di 500 milioni di euro per migliorare le strutture contenitive del fiume, incluso un invaso a Orvieto (Terni) utile per trattenere la piena del fiume nella capitale;

rimane ricorrente il ritardo nelle progettazioni: in particolare, Comune e Regione devono trovare un'intesa per le manutenzioni e le opere strutturali;

considerato, inoltre, che:

a Roma, anche dopo la morte nel 2011 di un uomo cingalese annegato in un seminterrato all'Infernetto, poco è cambiato e la stessa zona necessita ancora di messa in sicurezza: infatti, domenica 10 settembre 2017, le forti piogge hanno causato l'ennesima tracimazione dell'influente L del canale di Palocco su via Alaleona e via Domenico Cortopassi, provocando ingenti danni alle abitazioni e alle automobili sulle strade.

a giudizio dell'interrogante, le azioni intraprese dagli enti preposti sono palesemente insufficienti;

per esempio, ad Ostia, la Regione ha stanziato 2 milioni di euro per la bonifica di canali nel X Municipio e nei prossimi mesi il consorzio Tevere Agro Romano avvierà i lavori per invertire la pendenza del canale Ostiense e potenziare l'impianto idrovoro di Bagnolo, tuttavia dal 2015 sono ancora in attesa dei lavori di potenziamento dell'impianto idrovoro di Isola Sacra, che risale alla prima metà del Novecento,

si chiede di sapere:

se non sia il caso di snellire le procedure burocratiche per lo sblocco dei finanziamenti previsti nel piano "Italia sicura", prevedendo un potere sostitutivo del Governo in caso di inerzia delle Regioni e degli enti locali;

se non sia il caso di prevedere una tempistica più stringente per l'esecuzione delle opere indifferibili, al fine di evitare nuove emergenze come le ultime di Livorno e Roma.

(4-08143)

AMORUSO, D'AMBROSIO LETTIERI, CASSANO, BRUNI, LIUZZI, DIVINA, PERRONE, AURICCHIO, BARANI, COMPAGNONE, FALANGA, IURLARO, Eva LONGO, MAZZONI, MILO, PAGNONCELLI, PICCINELLI, RAZZI, ZIZZA - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

la Società italiana traforo autostradale del Fréjus, SITAF SpA, con sede a Susa (Torino), frazione San Giuliano n. 2, ha per oggetto, ai sensi dell'articolo 2 dello statuto sociale, la costruzione e l'esercizio, o il solo esercizio, delle autostrade e dei trafori ad essa assentiti in concessione. In particolare, la società ha ottenuto la concessione della costruzione e gestione dell'autostrada A32 Torino-Bardonecchia e della parte italiana del traforo del Fréjus;

è una società per azioni a prevalente capitale pubblico, così come previsto dallo statuto, il quale all'articolo 6 dispone che almeno il 51 per cento del capitale è riservato agli azionisti, enti pubblici e società a prevalente capitale pubblico;

in particolare, ANAS, società avente come socio unico il Ministero dell'economia e delle finanze, col 51,09 per cento, detiene la maggioranza del capitale sociale di SITAF ed esercita il controllo su detta società anche in considerazione dei quorum costitutivi e deliberativi previsti dagli artt. 16 e 17 dello statuto sociale per l'assunzione delle delibere in sede di assemblea ordinaria e straordinaria;

la qualificata maggioranza pubblica del capitale sociale è peraltro elemento richiesto esplicitamente dalla convenzione con l'ANAS per la concessione stradale;

a sua volta, SITAF SpA detiene partecipazioni di controllo (100 per cento), tra le altre, in SITALFA SpA e in OK GOL Srl, il cui statuto, all'art. 3 prevede la possibilità, da parte di quest'ultima società, di esercitare il servizio di vigilanza antincendio, non solo con riguardo alle infrastrutture stradali e autostradali, ma anche in "case di cura e case di ricovero per anziani, fabbriche, industrie e depositi di ogni genere e tipo, infrastrutture ferroviarie e metropolitane, scuole, uffici, alberghi, strutture ricettive e centri commerciali, imprese e in tutti i luoghi con attività a rischio di incendio";

ciò ha consentito a OK GOL Srl non solo di rendersi affidataria diretta o in house di commesse di SITAF-SITALFA-ANAS, ma anche di partecipare, per di più formulando elevati ribassi o praticando irrisori prezzi relativamente al personale da impiegare, a procedure pubbliche di affidamento indette da amministrazioni o enti diversi, tra cui, da ultimo, alla procedura ristretta indetta da Aeroporti di Roma SpA avente a oggetto il servizio di vigilanza antincendio e pronto intervento presso l'aeroporto "Leonardo da Vinci" di Fiumicino (in quest'ultima gara, peraltro oggetto di contenzioso, OK-GOL ha formulato un ribasso del 27,51 per cento, proponendo un'offerta che prevede l'irrisorio prezzo medio orario di appena 13 euro relativamente al personale da impiegare, pari a circa 100 unità), nonché alla procedura negoziata indetta dalla ASL di Caserta per l'affidamento in somministrazione del servizio di sorveglianza attiva antincendio per il presidio ospedaliero della stessa ASL (in quest'ultima gara OK GOL ha praticato il prezzo medio orario di addirittura 12,47 euro);

essendo partecipata (rectius, controllata) indirettamente da ANAS, per il tramite di SITAF, a OK GOL Srl si applica la disciplina di cui al decreto legislativo n. 175 del 2016, recante "Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica", che, all'art. 2, comma 1, lett. g), dispone che si intende per "partecipazione indiretta" "la partecipazione in una società detenuta da un'amministrazione pubblica per il tramite di società o altri organismi soggetti a controllo da parte della medesima amministrazione pubblica";

è da escludere che OK GOL svolga attività di produzione di beni o servizi "strettamente necessaria" al perseguimento delle finalità istituzionali di ANAS SpA alla luce del contenuto dell'attuale statuto della stessa OK GOL Srl, che all'art. 3 prevede la possibilità da parte di detta società di esercitare il servizio di vigilanza antincendio, non solo con riguardo alle infrastrutture stradali e autostradali, ma anche e in generale presso qualsivoglia sito o infrastruttura pubblica e privata;

di conseguenza, ANAS SpA non può mantenere, e deve alienare sul mercato, la partecipazione in OK GOL Srl, ai sensi dell'art. 4, comma 1, del citato decreto legislativo n. 175, secondo cui "Le amministrazioni pubbliche non possono, direttamente o indirettamente, costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né acquisire o mantenere partecipazioni, anche di minoranza, in tali società";

ammesso e non concesso che l'attività di OK GOL possa considerarsi "strettamente necessaria" al perseguimento delle finalità istituzionali di ANAS e strumentale agli enti pubblici partecipanti, resta fermo che le commesse acquisibili "al di fuori dell'in house" devono comunque e pur sempre essere riferite ad attività della stessa tipologia di quelle "strettamente necessarie" al perseguimento delle finalità istituzionali dell'ente controllante, e quindi resta fermo che OK GOL potrebbe casomai svolgere servizi di vigilanza antincendio in infrastrutture stradali o autostradali di proprietà o nella disponibilità di enti o amministrazioni diverse da ANAS, ma non anche in infrastrutture diverse, quali "case di cura e case di ricovero per anziani, fabbriche, industrie e depositi di ogni genere e tipo, infrastrutture ferroviarie e metropolitane, scuole, uffici, alberghi, strutture ricettive e centri commerciali, imprese e in tutti i luoghi con attività a rischio di incendio", nonché aeroporti (ivi compreso l'aeroporto "Leonardo da Vinci" di Fiumicino) o ospedali (ivi compreso il presidio ospedaliero della ASL di Caserta);

in ogni caso, l'acquisizione del capitale di detta società da parte della "mano pubblica" e lo svolgimento dell'attività dalla stessa società esercitata avrebbero dovuto, e dovrebbero, avvenire comunque nel rispetto delle condizioni stabilite dalle direttive europee in materia di contratti pubblici e della relativa disciplina nazionale di recepimento di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016;

ma, per un verso, non risulta che l'acquisizione del capitale sociale di OK GOL sia avvenuta all'esito di una procedura ad evidenza pubblica e neppure nell'osservanza dei criteri di cui all'art. 5 del decreto legislativo n. 175 del 2016 o che sia stato comunque motivato con riferimento alla necessità di perseguire finalità istituzionali e con riguardo alla convenienza economica e alla sostenibilità finanziaria, anche tenuto conto della possibilità di destinazione alternativa delle risorse pubbliche impegnate, oltre che di gestione diretta o esternalizzata del servizio affidato, risultando piuttosto che, proprio per far fronte alle esigenze inerenti alla manutenzione ordinaria e straordinaria e alla prevenzione dei pericoli, ivi compresi quelli antincendio, dell'autostrada A32, la concessionaria SITAF ha stipulato apposita convenzione con la propria controllata SITALFA: il che rende evidente l'inutilità dell'acquisizione di un'ulteriore società, quale OK GOL, peraltro già preesistente e già partecipata da capitale privato, oltre che avente un oggetto sociale alquanto ampio e non circoscritto ai servizi stradali o autostradali;

per altro verso, attraverso la descritta catena di società pubbliche, gli appalti vengono affidati a OK GOL Srl senza ricorrere al mercato e all'evidenza pubblica, benché non sussistano i requisiti previsti dall'art. 5 del decreto legislativo n. 50 del 2016, nonché dall'art. 16 del decreto legislativo n. 175 del 2016 in quanto, sempre considerando l'attuale statuto di OK GOL, non risultano presenti clausole che consentano all'ente affidante l'esercizio sulla società affidataria di un "controllo analogo" a quello esercitato sui propri servizi, così come sono assenti clausole dirette a garantire all'ente affidante l'influenza determinante sia sugli obbiettivi strategici, che sulle decisioni significative della società controllata;

sempre nella non creduta ipotesi in cui l'attività di OK GOL sia ritenuta "strettamente necessaria" al perseguimento delle finalità istituzionali di ANAS e strumentale agli enti pubblici partecipanti vi sarebbe comunque, anche ai sensi dell'art. 16 del decreto legislativo n. 175 del 2016, l'obbligo in capo alla stessa società di operare in via prevalente (nella misura dell'80 per cento del fatturato) con gli enti partecipanti e affidanti, essendo la produzione ulteriore rispetto al suddetto limite peraltro possibile solo a condizione che la stessa consenta di conseguire economie di scala o altri recuperi di efficienza sul complesso dell'attività principale della società, ma certo è che tutto può dirsi eccetto che almeno la commessa oggetto della richiamata gara indetta da Aeroporti di Roma S.p.A. possa consentire a OK GOL di conseguire "economie di scala", in quanto le possibilità di decontribuire il personale di cui all'art. 1, comma 188, della legge n. 208 del 2015 (possibilità su cui OK GOL ha fatto gran conto al fine di sostenere la congruità della propria offerta che, come detto, prevede per l'assunzione del personale necessario all'appalto il prezzo medio orario di appena 13 euro) erano operanti solo fino a tutto il 2016, e quindi non sono più applicabili con riferimento alla commessa oggetto della procedura di gara indetta da Aeroporti di Roma S.p.A. Né economie di scala possono certamente essere rinvenute in un appalto, quale quello indetto dalla ASL di Caserta, avente durata di appena 4 mesi, in relazione al quale OK GOL Srl, formulando un ribasso del 16,936 per cento, ha offerto il prezzo di circa 58.000 euro, con un prezzo medio orario del personale pari a 12,47 euro, ben al di sotto del costo medio orario di 16,50 euro previsto dalle tabelle ministeriali approvate con decreto ministeriale 2 agosto 2010;

non risulta, peraltro, che lo statuto sociale di OK GOL rechi la previsione di cui al citato comma 3 dell'art. 16 del decreto legislativo n. 175 del 2016, ossia un'apposita clausola che stabilisca che l'80 per cento dell'attività debba essere svolta, da parte della società controllata, in favore della controllante e affidante in house e, considerato poi che OK GOL è stata affidataria anche di altre commesse non di pertinenza del gruppo ANAS, quali a esempio lo svolgimento del servizio di vigilanza antincendio presso l'interporto di Torino, sussistono dubbi anche circa il fatto che quest'ultima operi effettivamente in via prevalente (nella misura dell'80 per cento del fatturato) con gli enti partecipanti e affidanti;

OK GOL, inoltre, profittando della propria posizione di affidataria in house delle commesse per conto di SITAF e SITALFA SpA, partecipa alle procedure di affidamento indette da altre stazioni appaltanti, tra cui quella indetta da Aeroporti di Roma SpA e dalla ASL di Caserta, praticando prezzi chiaramente sotto il valore del costo del lavoro, probabilmente resi possibili grazie a prezzi infragruppo enormemente elevati (dumping),

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano al corrente dei fatti esposti, come li valutino e se ritengano legittima la partecipazione di OK GOL S.r.l. a procedure di affidamento di appalti pubblici al di fuori e a prescindere dall'ambito istituzionale di operatività delle società che la partecipano;

se, a fronte delle commesse pubbliche attualmente acquisite da OK GOL in settori e ambiti di attività diversi da quelli istituzionali in cui operano le società che la partecipano, ritengano opportuno dismettere e conseguentemente alienare sul mercato, in quanto non strumentale e, comunque, non strettamente necessaria, la partecipazione in OK GOL detenuta da ANAS, tramite SITAF e SITALFA;

se ritengano di assumere iniziative atte a impedire, attraverso i rappresentanti di ANAS nel consiglio di amministrazione di SITAF e in quello di OK GOL, la violazione delle norme e dei limiti di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016 e al decreto legislativo n. 175 del 2016, con riguardo agli affidamenti di servizi non strumentali e non strettamente necessari, quali a esempio quelli di sorveglianza e prevenzione antincendio disposti in favore di detta società, in via diretta o tramite gara, da amministrazioni o società a partecipazione pubblica diverse rispetto a quelle che la partecipano;

se e di quali finanziamenti pubblici, in aggiunta alle risorse pubbliche delle controllanti, abbia potuto disporre OK GOL, il cui amministratore unico, secondo quanto risulta agli interroganti, ha presieduto fino al luglio 2017 il consiglio di amministrazione di Finpiemonte partecipazioni SpA, società finanziaria della Regione Piemonte, avente partecipazione di maggioranza, tra l'altro, anche in Consusa-Servizi Piemonte Srl (già Consepi Srl), le cui quote sono anche possedute da SITAF e dalla stessa OK GOL, nonché in Società interporto di Torino SpA, il cui servizio di vigilanza antincendio è stato fino a non poco tempo fa svolto proprio da OK GOL, non potendosi escludere, ad avviso degli interroganti, che, anche per tale ragione, quest'ultima abbia potuto praticare un ribasso così competitivo e altrimenti non sostenibile come, a esempio, quello formulato nelle procedure di gara per l'affidamento del servizio di vigilanza presso l'Aeroporto di Fiumicino e presso il presidio ospedaliero della ASL Caserta.

(4-08144)

CROSIO, CANDIANI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

desta serie preoccupazioni la sentenza del Tar che ha respinto il ricorso presentato da Sea, la società che gestisce lo scalo aeroportuale di Malpensa, contro l'autorizzazione concessa da Enac all'accesso sulle piste e sul piazzale della cooperativa Alpina, la società a cui si appoggia Ryanair già nell'aeroporto di Bergamo-Orio al Serio, che ha ottenuto il servizio in subappalto da Ags;

secondo il tribunale amministrativo della Lombardia, "il parziale subappalto di una delle attività di assistenza a terra già effettivamente svolte da un operatore autorizzato non pare costituire, di per sé, un elemento di significativo aggravamento dei denunciati fenomeni di congestione sul sedime aeroportuale";

Alpina sarebbe la prima cooperativa a lavorare nel settore di carico, scarico e smistamento di bagagli a Malpensa e questo potrebbe generare gravi contraccolpi per il comparto occupazionale dell'aeroporto;

in questa fase positiva di ripresa generale dell'aeroporto di Malpensa, che si è risollevato egregiamente dopo la crisi a giudizio degli interroganti generata dal Governo Prodi, diventando un'eccellenza nel settore del trasporto aereo del nostro Paese, dovrebbero essere messe in atto azioni in grado di proseguire nel processo di sviluppo e di crescita,

si chiede di sapere:

quali siano le azioni che il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto affinché non si arresti il processo di sviluppo e di crescita che ha portato l'aeroporto di Malpensa, negli ultimi anni, a rappresentare un'eccellenza nel settore aereo del nostro Paese;

come intenda intervenire per tutelare i diritti del personale attualmente impiegato nell'aeroporto, preoccupato dalle ripercussioni generate dall'autorizzazione concessa da Enac, e confermata dalla recente sentenza del Tar, alla cooperativa Alpina per gestire un servizio in subappalto all'interno dell'aeroporto.

(4-08145)

MARTON, SANTANGELO, CRIMI, ENDRIZZI, MONTEVECCHI, DONNO, GIROTTO, PAGLINI, BUCCARELLA, PUGLIA, MORONESE, GIARRUSSO, LUCIDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

SDA Express Courier, azienda che opera nella gestione della logistica e della distribuzione, dal 1998 appartiene al gruppo Poste Italiane, il cui maggiore azionista è pubblico; precisamente risulta partecipata per il 29,26 per cento dal Ministero dell'economia e finanze e per il 35 per cento dalla Cassa depositi e prestiti;

il network di SDA è radicato sull'intero territorio nazionale e propone una gamma di servizi di spedizione articolata e integrata con numerosi servizi accessori; in particolare, spazia dai servizi espresso standard a quelli di logistica integrata, dal technical courier a soluzioni tecnologiche per il commercio on line;

risulta agli interroganti che, nonostante il valore e l'importanza della suddetta azienda, svariati servizi di gestione e di consegna, di alto e medio peso e livello, sono ad oggi bloccati a causa di uno sciopero relativo a una vertenza interna tra la dirigenza SDA e le cooperative utilizzate per il servizio di consegna;

tale contenzioso ha portato in pochi giorni, senza preventiva comunicazione ai clienti fruitori dei servizi, a un blocco totale delle proprie attività di consegna, pregiudicando gravemente i loro fatturati, indotto e sopravvivenza. Tra i soggetti danneggiati, anche la catena di tutte le aziende e i clienti finali che ordinano merci, la cui consegna risulta allo stato attuale impossibile;

la situazione descritta rappresenta senza dubbio un grave nocumento per i clienti, ma, altresì, per Poste Italiane, anch'essa indirettamente coinvolta dalle pretese risarcitorie per danno economico (determinato da inadempienza contrattuale), nei confronti di SDA. Inoltre, quest'ultima, a causa dello scenario rappresentato, potrebbe perdere una buona fetta di mercato, con ovvi effetti negativi anche per Poste Italiane;

risulta agli interroganti che il Ministro in indirizzo non abbia preso posizione pubblicamente sulla situazione di SDA, anche attraverso comunicati, per rassicurare la clientela su una pronta risoluzione della problematica,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

quali urgenti iniziative di propria competenza intenda assumere per far fronte alla vicenda descritta, anche al fine di salvaguardare i numerosi utenti serviti dalla società.

(4-08146)

VICARI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

l'ANPAL Servizi SpA (società partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze e vigilata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali) ha bandito a giugno 2017 un concorso per il conferimento di incarichi di collaborazione (oltre 600);

la selezione, effettuata tramite una fase di screening curricula ed un colloquio, si basa su un regolamento interno, che attribuisce un potere ampliamente discrezionale alle commissioni, e, quindi, non pienamente coerente a giudizio dell'interrogante ai principi di trasparenza, pubblicità, imparzialità e non congrua e consona per una struttura di derivazione pubblica, come ANPAL Servizi;

le graduatorie ad oggi pubblicate rendono evidente che molti collaboratori, nonostante abbiano svolto l'attività per anni presso la stessa azienda nello stesso ruolo ed ambito di concorso, risulterebbero esclusi dalla selezione per posizioni che stavano occupando al momento del concorso, mentre altri, pur classificati come idonei, ma non vincitori, si vedrebbero superati in graduatoria da risorse con titoli ed esperienze inferiori e/o di diverso ambito d'intervento dell'azienda;

la situazione ha comportato numerosissime segnalazioni di tali anomalie con istanze di accesso atti; numerosissime anche le richieste di riesame in autotutela, a cui l'azienda non sembra abbia dato alcun riscontro;

si sarebbero verificate alcune difformità nelle selezioni già a partire dal controllo dei curricula dei partecipanti al concorso. Infatti, le singole Commissioni avrebbero adottato valutazioni altamente discrezionali e diverse, così da determinare anomalie nella valutazione degli stessi curricula dei partecipanti alla selezione;

sarebbero state date valutazioni altamente discrezionali sulle esperienze e competenze professionali, esplicitamente richieste nell'avviso di selezione, per poter ricoprire quel determinato ruolo in quella determinata area specialistica;

inoltre, sarebbero state effettuate delle valutazioni (ad esempio quella concernente la conoscenza dell'uso del computer o la certificazioni di conoscenza delle lingue straniere) senza un riscontro effettivo delle attività lavorative del candidato, che facesse emergere competenze specialistiche nell'uso dei programmi informatici o conoscenze effettive delle lingue straniere;

la fase del colloquio sembra ricalcare la conduzione della fase di screening curricula, con punteggi discrezionali assegnati alla parte quesiti tecnici e valutazione motivazionale (ad esempio alcuni candidati, sotto contratto da anni nel ruolo e ambito di selezione, ricevono un incongruo punteggio motivazionale);

risulta, pertanto, necessario a parere dell'interrogante pervenire ad una regolamentazione dei concorsi da parte dell'ANPAL Servizi SpA più trasparente, equa e che possa consentire di selezionare il personale per merito e non sulla base di valutazioni che, a parere dell'interrogante, non rispondono a criteri di assoluta correttezza,

si chiede di sapere:

quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare per rivedere le procedure di selezione del personale di ANPAL Servizi SpA, al fine di prevedere concorsi rispondenti ai principi di trasparenza, imparzialità ed effettiva conoscenza e competenza del personale assunto, dal momento che la valutazione dei candidati, effettuata nelle modalità indicate, avrebbe consentito di fatto una valutazione troppo discrezionale delle commissioni, non idonea ed adatta per una struttura di derivazione ministeriale;

quali iniziative intendano porre in essere al fine di riconsiderare gli esiti delle selezioni già effettuate che, a parere dell'interrogante, appaiono non eque ed addirittura penalizzanti nei confronti di alcuni lavoratori.

(4-08147)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

12ª Commissione permanente(Igiene e sanità):

3-04020, del senatore Maurizio Romani ed altri, sulla definitiva chiusura del Centro di medicina iperbarica di Laveno (Varese).

Avviso di rettifica

Nel Resoconto stenografico della 885ª seduta pubblica del 27 settembre 2017, a pagina 81, all'ottavo capoverso, dopo le parole «Al Ministro dell'interno -», aggiungere il seguente testo:

«Premesso che:

il 5 agosto 2017 si è tenuta la 58ª rassegna degli ovini, organizzata dalla Camera di commercio de L'Aquila nei pressi della piana di Fonte Macina a Campo imperatore, manifestazione che ha fatto registrare quest'anno circa 30.000 presenze, in base ai dati forniti dagli stessi organizzatori;

in concomitanza della medesima manifestazione è divampato un incendio di vaste proporzioni intorno alle ore 14, in località Fonte Vetica a Campo imperatore, zona limitrofa a quella interessata dalla rassegna, che insiste nel parco nazionale Gran Sasso-monti della Laga;

le fiamme, secondo le prime informazioni, sarebbero partite da un barbecue acceso, nonostante i divieti che interessano la zona parco, e i responsabili sarebbero già stati identificati dai Carabinieri forestali;

il rogo si è propagato rapidamente a causa del grande caldo e del forte vento. Le fiamme, dopo aver interessato le sterpaglie della piana, hanno raggiunto e superato la montagna circostante, bruciando prima la pineta e poi la faggeta, fino a raggiungere la zona di Vado di Sole, al di sopra di Rigopiano;

alcuni visitatori, insieme ai volontari della Nova Acropoli, ai forestali e ai volontari della protezione civile "Gran Sasso d'Italia", secondo le prime informazioni riportate dalla stampa sarebbero intervenuti per cercare di bloccare l'incendio, ma il forte vento ha spinto le fiamme verso le pendici dei monti. Nel frattempo è stata chiusa la strada che collega Campo imperatore con Rigopiano. Poco dopo le ore 14:30 si è registrato il primo intervento dei vigili del fuoco, giunti sul posto per le operazioni di spegnimento;

considerato che in occasione di altri incendi che si sono verificati nell'aquilano in quella stessa settimana, in località Aragno (frazione de L'Aquila alle pendici del Gran Sasso), a Santi di Preturo e a L'Aquila, in viale della Croce Rossa, è emerso che alcune autobotti acquistate dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per lo spegnimento dei roghi, sono rimaste bloccate nel garage del Corpo forestale de L'Aquila e non ancora destinate ai parchi per pastoie burocratiche, mentre i roghi devastavano il territorio,

si chiede di sapere:

quali misure di sicurezza siano state predisposte per l'organizzazione dell'evento di Fonte Macina;

quante e quali forze dell'ordine fossero in servizio durante la manifestazione per il controllo del territorio e se fossero presenti, e in quali numeri, forze di protezione civile o di altri Corpi preposti alla prevenzione e allo spegnimento di incendi;

quanti e quali mezzi siano stati messi a disposizione una volta che il rogo è divampato;

se vi siano uomini e mezzi sufficienti in provincia de L'Aquila e in generale nell'intera regione per far fronte all'emergenza roghi;

se il Governo ritenga necessario predisporre norme per un maggiore coordinamento nel passaggio di competenze sullo spegnimento degli incendi boschivi dal Corpo forestale ai Vigili del fuoco;

se si intenda inasprire le pene per chiunque accenda i roghi per imperizia, negligenza o per una finalità criminale.»