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Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 886 del 27/09/2017


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

886a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 27 SETTEMBRE 2017

(Pomeridiana)

_________________

Presidenza del vice presidente GASPARRI,

indi della vice presidente LANZILLOTTA

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: ALA-Scelta Civica per la Costituente Liberale e Popolare: ALA-SCCLP; Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD: AP-CpE-NCD; Articolo 1 - Movimento democratico e progressista: Art.1-MDP; Federazione della Libertà (Idea-Popolo e Libertà, PLI): FL (Id-PL, PLI); Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà (Direzione Italia, Grande Sud, M.P.L. - Movimento politico Libertas, Riscossa Italia: GAL (DI, GS, MPL, RI); Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Misto: Misto; Misto-Campo Progressista-Sardegna: Misto-CP-S; Misto-Fare!: Misto-Fare!; Misto-Federazione dei Verdi: Misto-FdV; Misto-Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale: Misto-FdI-AN; Misto-Insieme per l'Italia: Misto-IpI; Misto-Italia dei valori: Misto-Idv; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento la Puglia in Più: Misto-MovPugliaPiù; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà: Misto-SI-SEL; Misto-UDC: Misto-UDC.

_________________

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente GASPARRI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,33).

Si dia lettura del processo verbale.

FRAVEZZI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,37).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha approvato modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 19 ottobre.

Questa settimana, dopo l'esame del disegno di legge sui piccoli Comuni, l'Assemblea discuterà le mozioni sulla candidatura di Milano a sede dell'Agenzia europea del farmaco e il disegno di legge sulla lingua italiana dei segni.

Domani pomeriggio la prevista seduta di sindacato ispettivo non avrà luogo.

La prossima settimana l'Assemblea tornerà a riunirsi, a partire dalla seduta pomeridiana di martedì 3 ottobre.

Nella seduta antimeridiana di mercoledì 4 ottobre, per la quale non è previsto orario di chiusura, sarà discussa la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2017.

Nella seduta pomeridiana dello stesso giorno è prevista la seconda deliberazione del Senato sul disegno di legge costituzionale sulla minoranza linguistica ladina. Il calendario prevede inoltre ratifiche di accordi internazionali e il disegno di legge europea 2017, già approvato dalla Camera dei deputati.

Nella seduta antimeridiana di martedì 10 ottobre, con inizio alle ore 11, saranno discusse le mozioni sui monumenti commemorativi di Cristoforo Colombo e sull'applicazione della direttiva Bolkestein.

Il calendario della settimana dal 10 al 12 ottobre prevede - ove conclusi dalle Commissioni - i disegni di legge di modifica alla legge fallimentare, sugli orfani dei crimini domestici e su segnalazioni di reati o irregolarità nel lavoro pubblico o privato.

Nella seduta antimeridiana di martedì 17 ottobre, dopo l'eventuale seguito delle mozioni non concluse, saranno discusse le mozioni sulla Convenzione di Oviedo.

Nella seduta pomeridiana di mercoledì 18 ottobre, con inizio alle ore 16 e senza orario di chiusura, il Presidente del Consiglio dei ministri renderà le proprie comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 ottobre.

Il calendario della settimana prevede inoltre il disegno di legge sulla dieta mediterranea, la ratifica della Carta europea sulle lingue regionali o minoritarie, nonché - ove conclusi in Commissione - i disegni di legge sulle disposizioni anticipate di trattamento, sullo smaltimento dei fanghi in agricoltura, sulle aree protette e sul risarcimento del danno non patrimoniale. Saranno inoltre discusse le dimissioni dei senatori Manassero e Vacciano e il disegno di legge sulla fornitura dei servizi rete Internet.

Nel pomeriggio di giovedì 19 ottobre l'Assemblea non terrà seduta, pertanto il sindacato ispettivo avrà luogo nella seduta antimeridiana del 19 ottobre, con inizio alle ore 9,30.

La Conferenza dei Capigruppo ha infine stabilito che nelle giornate del 24 ottobre e del 5 dicembre saranno commemorate, rispettivamente, le figure degli ex senatori Guido Rossi ed Enzo Bettiza.

Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - le seguenti integrazioni al programma dei lavori del Senato per i mesi di luglio, agosto e settembre 2017:

- Disegno di legge costituzionale n. 2643-B - Modifiche allo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol in materia di tutela della minoranza linguistica ladina (Seconda deliberazione del Senato) (Voto finale a maggioranza assoluta dei componenti del Senato)

- Disegno di legge n. 2719 e connessi - Modifiche al codice civile, al codice di procedura penale e altre disposizioni in favore degli orfani per crimini domestici (Approvato dalla Camera dei deputati)

- Disegno di legge n. 2208 e connesso - Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell'ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato (Approvato dalla Camera dei deputati)

- Disegno di legge n. 313 e connesso - Disposizioni per la valorizzazione e la promozione della dieta mediterranea

- Disegno di legge n. 560 e connessi - Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992

- Disegno di legge n. 2755 - Modifiche alle disposizioni per l'attuazione del codice civile in materia di determinazione e risarcimento del danno non patrimoniale (Approvato dalla Camera dei deputati)

Calendario dei lavori dell'Assemblea
Discussione e reiezione di proposte di modifica

PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche ed integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 19 ottobre 2017:

Mercoledì

27

settembre

pom.

h. 16,30-20

- Seguito disegno di legge n. 2541 - Piccoli comuni (Approvato dalla Camera dei deputati)

Giovedì

28

"

ant.

h. 9,30-14

- Mozioni sulla candidatura di Milano a sede dell'Agenzia europea del farmaco

- Disegno di legge n. 302 e connessi - Lingua italiana dei segni

Martedì

3

ottobre

pom.

h. 16,30-20

- Eventuale seguito argomenti non conclusi

- Doc. LVII, n. 5-bis - Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2017 (Mercoledì 4, ant.) (*)

- Disegno di legge costituzionale n. 2643-B - Modifiche allo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol in materia di tutela della minoranza linguistica ladina (Seconda deliberazione del Senato) (Voto finale a maggioranza assoluta dei componenti del Senato) (Mercoledì 4, pom.)

- Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione affari esteri

- Disegno di legge n. 2886 - Legge europea 2017 (Approvato dalla Camera dei deputati)

Mercoledì

4

"

ant.

h. 9,30

"

"

"

pom.

h. 16,30-20

Giovedì

5

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

5

ottobre

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

(*) Le proposte di risoluzione sulla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2017 dovranno essere presentate entro la conclusione della discussione generale, gli emendamenti alla risoluzione accolta dal Governo entro un'ora dall'espressione del parere.

Gli emendamenti al disegno di legge n. 2886 (Legge europea 2017) dovranno essere presentati entro le ore 13 di giovedì 28 settembre.

Martedì

10

ottobre

ant.

h. 11-13

- Mozioni sui monumenti commemorativi di Cristoforo Colombo

- Mozioni sull'applicazione della direttiva Bolkestein

Martedì

10

ottobre

pom.

h. 16,30-20

- Eventuale seguito disegni di legge non conclusi

- Disegno di legge n. 2681 e connesso - Modifiche alla legge fallimentare (Approvato dalla Camera dei deputati) (Ove concluso dalla Commissione)

- Disegno di legge n. 2719 e connessi - Orfani di crimini domestici (Approvato dalla Camera dei deputati) (Ove concluso dalla Commissione)

- Disegno di legge n. 2208 e connesso - Segnalazioni di reati o irregolarità nel lavoro pubblico o privato (Approvato dalla Camera dei deputati) (Ove concluso dalla Commissione)

Mercoledì

11

"

ant.

h. 9,30-13

"

"

"

pom.

h. 16,30-20

Giovedì

12

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

12

ottobre

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

I termini per la presentazione degli emendamenti ai disegni di legge n. 2681 e connesso (Modifiche alla legge fallimentare), n. 2719 e connessi (Orfani di crimini domestici) e n. 2208 e connesso (Segnalazioni di reati o irregolarità nel lavoro pubblico o privato) saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni.

Martedì

17

ottobre

ant.

h. 11-13

- Eventuale seguito mozioni non concluse

- Mozioni sulla Convenzione di Oviedo

Martedì

17

ottobre

pom.

h. 16,30-20

- Eventuale seguito disegni di legge non conclusi

- Disegno di legge n. 313 e connesso - Dieta mediterranea

- Disegno di legge n. 560 e connessi - Ratifica Carta europea lingue regionali o minoritarie

- Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 ottobre 2017 (mercoledì 18, pom.)

- Disegno di legge n. 2801 e connessi - Disposizioni anticipate di trattamento (Approvato dalla Camera dei deputati) (Ove concluso dalla Commissione)

- Disegno di legge n. 2323 - Delega smaltimento fanghi in agricoltura (Voto finale con la presenza del numero legale) (Ove concluso dalla Commissione)

- Disegno di legge n. 119-1004-1034-1931-2012-B - Aree protette (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dalla Camera dei deputati) (Ove concluso dalla Commissione)

- Disegno di legge n. 2755 - Risarcimento danno non patrimoniale (Approvato dalla Camera dei deputati) (Ove concluso dalla Commissione)

- Dimissioni dei Senatori Manassero e Vacciano (Votazione a scrutinio segreto)

- Disegno di legge n. 2484 - Fornitura servizi rete Internet (Approvato dalla Camera dei deputati)

Mercoledì

18

"

ant.

h. 9,30-13

"

"

"

pom.

h. 16

Giovedì

19

ottobre

ant.

h. 9,30

- Interpellanze e interrogazioni

Gli emendamenti ai disegni dei legge n. 313 e connesso (Dieta mediterranea) e n. 560 e connessi (Ratifica Carta europea lingue regionali o minoritarie) dovranno essere presentati entro le ore 13 di giovedì 12 ottobre.

I termini per la presentazione degli emendamenti ai disegni di legge n. 2801 e connessi (Disposizioni anticipate di trattamento), n. 2323 (Delega smaltimento fanghi in agricoltura), n. 119-1004-1034-1931-2012-B (Aree protette) e n. 2755 (Risarcimento danno non patrimoniale), saranno stabiliti in relazione ai lavori delle Commissioni.

Ripartizione dei tempi per la discussione del Doc. LVII, n. 5-bis
(Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2017)

(5 ore, incluse dichiarazioni di voto)

Relatori

1 h.

Governo

30'

Votazioni

30'

Gruppi 3 ore, di cui:

PD

36'

FI-PdL XVII

21'

M5S

18'

Misto

17'

AP-CpE-NCD

15'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE

13'

GAL (DI, GS, MPL, RI)

13'

Art. 1-MDP

13'

ALA-SCCLP

12'

LN-Aut

12'

FL (Id-PL, PLI)

11'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2886
(Legge europea 2017)

(5 ore e 30 minuti, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

30'

Governo

30'

Votazioni

30'

Gruppi 4 ore, di cui:

PD

48'

FI-PdL XVII

27'

M5S

24'

Misto

23'

AP-CpE-NCD

20'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE

18'

GAL (DI, GS, MPL, RI)

17'

Art. 1-MDP

17'

ALA-SCCLP

16'

LN-Aut

15'

FL (Id-PL, PLI)

15'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo
del 19 e 20 ottobre 2017
(3 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto)

Governo

30'

Gruppi 3 ore, di cui:

PD

36'

FI-PdL XVII

21'

M5S

18'

Misto

17'

AP-CpE-NCD

15'

Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE

13'

GAL (DI, GS, MPL, RI)

13'

Art. 1-MDP

13'

ALA-SCCLP

12'

LN-Aut

12'

FL (Id-PL, PLI)

11'

Dissenzienti

5'

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, per l'ennesima volta mi trovo costretta, in quest'Aula oltre che nella Conferenza dei Capigruppo, a porre nuovamente all'attenzione di tutti i colleghi una questione di cui si discute molto fuori; ci sono addirittura appelli di membri del Governo; in quest'Assemblea e in sede di Conferenza di Capigruppo invece la musica è molto diversa. Sto parlando esattamente del provvedimento sulla cittadinanza, lo ius soli. In sede di Conferenza dei Capigruppo abbiamo chiesto - e non è la prima volta - di poterlo inserire subito dopo l'approvazione della Nota di aggiornamento al DEF e tra l'altro ci sembra assolutamente possibile inserirlo di nuovo nel calendario.

Di fronte a tutto questo, come lei sa avendo partecipato alla Conferenza dei Capigruppo, da parte del Capogruppo del Partito Democratico è stata opposta l'idea che bisognasse individuare una soluzione per trovare i numeri per approvarlo. Nel sottoporre la questione all'Assemblea, io mi permetto ancora una volta di proporre un ragionamento che, a questo punto della vicenda, credo sia doveroso fare. Ormai sono passate settimane, mesi, e come si è visto in questo lasso di tempo l'operazione di rinviare l'esame del citato provvedimento non ha prodotto qualcosa di positivo e di nuovo nella compagine di maggioranza o di Governo. Invece, questo eterno rinvio ha addirittura dato la possibilità di continuare a fare operazioni di manipolazione dell'opinione pubblica con le quali il disegno di legge sulla cittadinanza viene continuamente confuso con la questione degli sbarchi e più generale dell'immigrazione, quasi che lo ius soli significasse dare la cittadinanza a tutti coloro che sbarcano nel nostro Paese.

Proprio perché è avvenuto tutto questo, noi riteniamo assolutamente necessario procedere, non solo perché è un provvedimento di per sé giusto, di civiltà. Tutti questi ragazzi sono nati in Italia, parlano italiano e spesso non solo sono già integrati, ma hanno l'aspirazione e si sentono profondamente nel loro cuore italiani e sinceramente devoti anche alla nostra Costituzione.

Ma oltre che essere giusto in sé per una questione di civiltà e giustizia, noi crediamo che sia un antidoto - chiamiamolo così - ai veleni che ormai stanno - ahimè - contaminando il sentimento del Paese attraverso la diffusione di opinioni e sentimenti xenofobi. Approvare lo ius soli e discuterlo in quest'Aula (per questo ne chiediamo la calendarizzazione) significherebbe fare finalmente chiarezza, dire le cose come stanno e riportare la verità dei fatti sullo strumento giuridico che mettiamo in campo. Credo sia necessario, in questa fase della storia del Paese, mettere in campo degli antidoti e per quanto riguarda i voti ci si deve lavorare, ovviamente.

Certo un'osservazione mi corre d'obbligo: con Alfano si sono raggiunti accordi su tutto, forse anche sulla legge elettorale e - guarda caso - nella trattativa tutto è entrato meno che un provvedimento positivo come questo. Per questo motivo io penso che sia arrivato il momento e chiedo ancora una volta a quest'Assemblea di pronunciarsi. Noi chiediamo l'inserimento in calendario di questo provvedimento, subito dopo l'approvazione della Nota di aggiornamento. Ritengo che ciò sarebbe assolutamente doveroso e importante. Soprattutto, non nascondiamoci dietro alla questione dei numeri. Sono convinta, infatti, che così come noi ribadiamo la nostra disponibilità persino a votare la fiducia, credo che vi siano ancora in quest'Aula tanti uomini e donne, senatori e senatrici di buona volontà che, al di là delle dichiarazioni dei propri segretari di partito, sono disponibili a fare un atto di giustizia nei confronti di tutti questi ragazzi e queste ragazze che - torno a ripeterlo - si sentono e sono profondamente italiani. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL).

CAPPELLETTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAPPELLETTI (M5S). Signor Presidente, intervengo brevemente per chiedere una modifica al calendario. In Conferenza dei Capigruppo abbiano chiesto di calendarizzare una mozione che avevamo già annunciato anche nella precedente Conferenza dei Capigruppo, la 1-00828 a prima firma del senatore Crimi, che ha come scopo quello di scongiurare la conferma del governatore della Banca d'Italia in carica, Ignazio Visco.

Ecco, io credo che questo sia un atto di indirizzo che non può essere procrastinato per evidenti motivi: stiamo parlando di una conferma che è oggetto di discussione adesso. Tra un mese, chiaramente, sarebbe inutile che il Parlamento discutesse di un simile atto di indirizzo. Credo che la questione sia drammaticamente urgente non solo a causa di tutte le notizie che conosciamo, tutti i crac bancari rispetto ai quali anche questa Assemblea e tutto il Parlamento sono dovuti intervenire attingendo dalle tasche dei cittadini decine di miliardi di euro. Questo solo aspetto basterebbe a definire la misura dell'efficacia dei controlli posti in essere dall'istituto che primariamente dovrebbe svolgere l'attività di verifica sul sistema bancario e di tutela del risparmio e dei risparmiatori.

Oggi si sono aggiunte a queste informazioni anche ulteriori indiscrezioni relative a comunicazioni da e per la Banca popolare di Vicenza e la Banca d'Italia, che attesterebbero che fin dal 2012 la Banca d'Italia era a conoscenza dello scandalo enorme delle cosiddette operazioni baciate che ha coinvolto circa un miliardo di euro di risorse della banca e che, di fatto, ne ha causato la bancarotta. Ebbene, questo era uno scandalo che poteva essere sollevato addirittura nel 2012 se non prima e questo, chiaramente, è poco coerente con le dichiarazioni dei rappresentanti della Banca d'Italia stessi che sarebbero venuti a conoscenza di questa di fatto violazione di norme solamente a seguito delle ispezioni della BCE.

Signor Presidente, la richiesta di calendarizzazione di questa mozione è particolarmente significativa, se si considera che in Conferenza dei Capigruppo abbiamo assistito, da parte del presidente Zanda, alla richiesta di calendarizzazione della mozione sul foie gras, da parte di altri Gruppi sul problema delle statue di Cristoforo Colombo, da parte del senatore D'Alì sulla commemorazione della menopausa, che è prevista nelle prossime settimane, e infine anche sull'EMA a Milano, argomento sul quale io le chiedo se possiamo considerare che veramente ci sia un rappresentante dei cittadini qui in Parlamento che esprima parere contrario rispetto al trasferimento dell'EMA al Comune di Milano. Si sono già espressi favorevolmente il Comune di Milano, il Governo del Paese, tramite il Presidente del Consiglio, e la Regione Lombardia; dobbiamo stare qui a discutere di questo?

Ecco, a me sembra che siano tutti tentativi per riempire degli spazi di dibattito democratico all'interno del Parlamento e in questa maniera privarlo del tempo necessario per affrontare temi che sono veramente importanti e urgenti, come ad esempio la discussione dell'Atto Senato 2888 («Disposizioni in materia di abolizione dei vitalizi e nuova disciplina dei trattamenti pensionistici dei membri del Parlamento e dei consiglieri regionali»), che ha già avuto una larga maggioranza nell'altra Camera, ma che incontra un silenzio assordante da parte dei rappresentanti di tutti i Gruppi all'interno del Senato in Conferenza dei Capigruppo, essendo il Movimento 5 Stelle l'unico Gruppo presente in questo momento nel Senato della Repubblica che, in qualche maniera, cerca di farlo calendarizzare.

Quindi, signor Presidente, le richieste del Movimento 5 Stelle sono l'immediata calendarizzazione dell'Atto Senato 2888 («Disposizioni in materia di abolizione dei vitalizi e nuova disciplina dei trattamenti pensionistici dei membri del Parlamento e dei consiglieri regionali») e naturalmente, nella prima sessione disponibile per la discussione delle mozioni, la calendarizzazione della mozione n. 828 contro la conferma del governatore della Banca d'Italia in carica, Ignazio Visco. (Applausi dal Gruppo M5S).

LO MORO (Art.1-MDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LO MORO (Art.1-MDP). Signor Presidente, io avanzo subito la mia richiesta, che ha già avanzato anche la collega De Petris e che è quella dell'inserimento in calendario del disegno di legge sullo ius soli, in qualsiasi momento e con urgenza. Sono d'accordo anche con la proposta di inserirlo dopo la discussione della Nota di aggiornamento al DEF. Vorrei fare una considerazione a sostegno di questa richiesta, che è già stata fatta dal mio Gruppo in Conferenza dei Capigruppo e che quindi non è una novità per nessuno. Ho sempre considerato il Parlamento il luogo della discussione e della decisione. Oggi, da parlamentare, vivo con un certo imbarazzo il fatto che le prime file, ma anche le seconde e le terze, dei partiti politici non fanno altro che dichiarazioni sullo ius soli e sullo ius culturae. Quindi veniamo a sapere che è una legge sbagliata, anzi no, che è una legge giusta, ma che questo non è il momento, che si cercano i voti, che la vogliamo, che non la vogliamo. Io mi chiedo come la politica possa essere credibile quando si comporta in questa maniera, cioè quando fugge dai luoghi della responsabilità e delle decisioni e si rifugia in luoghi dove si dovrebbero amplificare le idee e le cose che qui si dicono e si decidono, ma che non dovrebbero essere luoghi sostitutivi, dove si parano gli urti e dove si fa l'occhiolino a questo mondo, che invece poi qui si disconosce e si offende continuamente.

Personalmente ho rinunciato all'idea di portare a termine il lavoro della Commissione, essendo io relatrice di questo provvedimento, pensando che si facesse sul serio quando si è arrivati a decidere di portare il provvedimento in Assemblea senza se e senza ma, cioè a prescindere dal lavoro della Commissione. Sono molto delusa da come stanno andando le cose. Sono già tre volte - naturalmente in questo momento sto parlando a livello personale - che non voto la fiducia al Governo e sono stanca di sentire componenti del Governo che danno giudizi, positivi o negativi (anche di quelli positivi sono stanca), mentre poi, quando si arriva qua dentro, si ignora l'argomento e non si discute. E quando si raccolgono i voti e si dice che si sta facendo una verifica dei voti, non so con quale meccanismo si cercano. A un certo punto bisognerà votare e ognuno sarà di fronte alla propria coscienza e alla propria responsabilità. Questo è l'unico metodo che conosco: discutere in quest'Aula e votare. Se c'è qualcuno che pensa che poi alla fine si possa arrivare a non votare il provvedimento e che si possa fuggire dal luogo della responsabilità, che è quest'Aula, per poter dire in campagna elettorale che si era d'accordo e che però qualcuno non è stato d'accordo, io dico che questo è un modo irresponsabile di procedere. Pretenderei invece che quest'Assemblea si assumesse la sua responsabilità, votando oggi la proposta della senatrice De Petris, alla quale mi associo (quindi avanziamo la stessa proposta). Ognuno per il proprio Gruppo politico si assume la responsabilità di decidere se questo provvedimento va avanti sul serio o se si continua a dire sui giornali che va avanti, ma poi lo si blocca in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP).

ARRIGONI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ARRIGONI (LN-Aut). Signor Presidente, sulla vicenda a tutti nota dello sfratto di nonna Peppina, la Lega ha presentato questa mattina in Senato una proposta di legge, l'Atto Senato 2919, che chiediamo venga al più presto calendarizzato. In ordine allo sfratto esecutivo dalla sua casetta in legno considerata irregolare, se verrà respinta nelle prossime ore l'istanza del riesame, è previsto per il prossimo sabato lo sgombero, mentre la sua demolizione è prevista entro la metà di dicembre.

Dopo aver vissuto per mesi in un container, con temperature in estate di oltre quaranta gradi, nonna Peppina, che - lo ricordo - ha novantacinque anni, con determinazione ha costruito questa casetta prefabbricata in terreno di proprietà grazie alle figlie e al genero, dopo che il terremoto dello scorso anno ha reso la sua casa inagibile. Nel borgo di San Martino nel Comune di Fiastra, nel Maceratese, la signora è cresciuta ed ha tutto: le conoscenze, il suo orto, i suoi ricordi. E qui, determinata, vuole continuare a vivere.

La nostra proposta, depositata questa mattina, è molto semplice e prevede la compatibilità paesaggistica per le casette come quella di nonna Peppina, realizzate anche in assenza o in difformità dell'autorizzazione paesaggistica, qualora - lo sottolineo - sia dichiarato lo stato di emergenza di carattere nazionale, che si dichiara a seguito dei terremoti.

Il nostro - lo sottolineo - non è un progetto di legge ad personam, perché la determinazione di nonna Peppina ha consentito di portare alla luce circa altri trecento casi analoghi, con costruzioni temporanee prefabbricate costruite per far fronte all'emergenza dei terremoti: costruzioni realizzate in autonomia dai cittadini, soprattutto da molti allevatori che non potevano aspettare i mesi annunciati, e poi prorogati, per realizzare le strutture abitative di emergenza previste dai provvedimenti in pendenza della lunga ricostruzione.

In un Paese dove l'abusivismo è diffuso e - ahimè - in gran parte tollerato, le istituzioni devono applicare il buon senso e comprendere la necessità di chi si trova in una manciata di secondi in guerra, subisce devastazione, smarrimento, perdita di identità e per anni permane in uno stato di assoluta precarietà: queste sono le conseguenze che portano sui cittadini e su nonna Peppina i terremoti.

All'indomani dell'ordinanza di sgombero, l'assessore all'ambiente della Regione Marche aveva rassicurato nonna Peppina che il suo problema era in corso di soluzione, salvo poi fare marcia indietro e rendersi conto che l'unica via era una modifica alla norma nazionale, il testo unico sull'ambiente.

Il disegno di legge che noi abbiamo depositato oggi si propone dunque di dare soluzione ai problemi di nonna Peppina e di altre centinaia di cittadini di famiglie e allevatori.

Mi auguro che tutti i Gruppi parlamentari vogliano contribuire alla veloce calendarizzazione, trattazione e approvazione del testo in Aula. Non chiediamo che ciò avvenga nella prossima settimana, ma almeno nell'ultima delle tre previste nel calendario deciso in Conferenza dei Capigruppo, ovvero (in sostituzione e sarebbe ancora meglio) attraverso la sede deliberante in Commissione. Confido nella disponibilità di tutti i Gruppi parlamentari. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

ZANDA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, io ho approvato il calendario di cui ha dato lettura poco fa. Sentiti anche gli interventi che lo hanno commentato, vorrei spiegare all'Assemblea, cercando di farlo con la maggiore chiarezza possibile, le ragioni per le quali per quanto riguarda lo ius soli, il disegno di legge sulla cittadinanza, io ritengo che, in questo momento, il provvedimento a sua stessa tutela non convenga sia calendarizzato.

Ricordo all'Assemblea che il disegno di legge sulla cittadinanza era praticamente arenata in Commissione, sepolta da una valanga di emendamenti, e che è stata portata in Aula senza relatore per proposta, in Conferenza dei Capigruppo, del Partito Democratico. Lo ricordo solo per sottolineare che si tratta di una legge alla quale il Partito Democratico attribuisce una importanza primaria e che ha a cuore venga approvata nel più breve tempo possibile.

In questo momento, la maggioranza parlamentare che ha sostenuto e votato lo ius soli alla Camera ha subito una modifica, perché un Gruppo parlamentare che fa parte della maggioranza, e che vanta ventiquattro senatori, ha dichiarato pubblicamente e ufficialmente che non intende, in questa fase, votare il provvedimento. È vero che dei senatori dell'opposizione (esattamente un gruppo di sette più alcuni altri che io conosco personalmente e che, nell'insieme, sono poco più di una decina) hanno preso l'impegno di votarlo. Da soli, però, non sono sufficienti a fare maggioranza. Ho sentito dire, questa mattina e oggi pomeriggio in quest'Aula, che vi sono anche altri parlamentari, altri senatori, che sarebbero pronti e disposti a votare il provvedimento.

Io devo dire che avrei veramente molto piacere se queste volontà si manifestassero, prendendo l'impegno che, nel momento in cui esse si manifesteranno, il Partito Democratico chiederà al presidente Grasso una immediata convocazione della Conferenza dei Capigruppo e una immediata iscrizione in Assemblea del provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD).

Sia però chiara una cosa. Avendo, viceversa, la certezza al momento che il provvedimento verrebbe bocciato se venisse in Aula, perché io non conosco numeri che lo possano approvare, è responsabile che ne venga rinviata l'iscrizione all'ordine del giorno fino al momento in cui, con la collaborazione di tutti parlamentari che lo vogliono, si possa trovare una maggioranza che ci dia la certezza che il provvedimento non venga bocciato definitivamente: perché questo sì sarebbe veramente molto grave e andrebbe contro lo ius soli e il disegno di legge sulla cittadinanza. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Romano).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione delle richieste di inserimento di ulteriori disegni di legge rispetto a quelli già inseriti in calendario nonché dell'inserimento di altre mozioni.

CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Intende forse chiedere il voto elettronico, senatore Calderoli?

CALDEROLI (LN-Aut). No, signor Presidente, perché non si può fare.

Vorrei, però, intervenire, dal momento che ha avuto tale possibilità il presidente Zanda, pur non avendo egli avanzato alcuna proposta di modifica rispetto al calendario.

È inutile girarci intorno e sentire i colleghi della Camera o il presidente Orfini dire che basta mettere la fiducia. Sì, basta mettere la fiducia per mandare a casa il Governo Gentiloni Silveri. Su quel provvedimento, infatti, la fiducia non ci sarebbe mai. Ho sentito quest'oggi parlare in Conferenza dei Capigruppo di una nuova forma di fiducia: la fiducia di scopo. Ci sarebbero esponenti dell'opposizione che voterebbero la fiducia al Governo Gentiloni Silveri? Auguri e figli maschi!

Diversamente, veniamo in Assemblea, votiamo i miei 50.000 emendamenti e lasciatemi dire che se non è morto, lo ius soli per lo meno in coma irreversibile è già entrato. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea volta ad inserire la discussione di ulteriori disegni di legge.

Non è approvata.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea volta ad inserire la discussione di ulteriori mozioni.

Non è approvata.

Resta pertanto definitivo il calendario dei lavori adottato a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo e da me comunicato all'Assemblea.

Saluto ad una delegazione dell'ANCI

PRESIDENTE. È presente nelle tribune una delegazione dell'ANCI e dei piccoli Comuni, interessati, come lo sono tutti i cittadini, al disegno di legge che ci accingiamo a discutere, che salutiamo. (Applausi).

Sull'elezione del Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario

LUCIDI (M5S). Signor Presidente, vorrei fare un intervento, se possibile, sull'ordine dei lavori, per portare all'attenzione dell'Assemblea un fatto che riteniamo grave (altrimenti non lo solleverei). Chiedo di portare la nostra voce al presidente Grasso, per segnalare una, secondo noi, forte incongruenza. Oggi si è incardinata la Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario, si è proceduto alla votazione dell'Ufficio di Presidenza ed è stato eletto Presidente della Commissione il nostro collega, senatore Pierferdinando Casini.

ASTORRE (PD). Facciamo un applauso!

LUCIDI (M5S). Se vuoi fargli un applauso, Astorre, fai un applauso, che devo dirti. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Senatore Lucidi, lei sta facendo un intervento sull'ordine dei lavori, si attenga a questo, le comunicazioni all'Assemblea eventualmente verranno date in seguito. Concluda, senatore.

LUCIDI (M5S). È chiaro che non siamo dei fan del senatore Casini. Ricordo all'Assemblea che il senatore Casini è anche presidente della Commissione affari esteri e ciò determina per noi una incompatibilità che deve essere valutata. Si tratta di un'incompatibilità manifesta, al punto che oggi la Commissione affari esteri, riunita con la Commissione difesa, non ha avuto il proprio Presidente: il posto di Presidenza era vacante oggi, non vi era neanche un Vice Presidente a presiedere la nostra Commissione affari esteri. (Applausi dal Gruppo M5S).

Questa è la gravità della situazione.

PRESIDENTE. La ringrazio, senatore.

LUCIDI (M5S). Non ho concluso, scusi.

PRESIDENTE. Concluda.

LUCIDI (M5S). Denunciamo il fatto che vi sia un conflitto tra le due Presidenze: non stiamo, infatti, parlando di un membro di due Commissioni, ma di un Presidente che, come lei sa benissimo perché lo sta facendo, sovrintende ai lavori della Commissione o dell'Assemblea. Nella prima riunione dopo la nomina del presidente Casini, la Commissione affari esteri era scoperta sia del Presidente, sia dei Vice Presidenti. Ciò, signor Presidente, significa che il presidente Casini non soltanto non si è preoccupato di venire a presiedere la Commissione affari esteri, ma non si è neanche preoccupato di cercare un sostituto per la sua assenza. Ripeto, la Commissione affari esteri si è riunita senza Presidente.

PRESIDENTE. Va bene, ha fatto la sua osservazione. Concluda.

LUCIDI (M5S). Chiediamo una convocazione della Giunta per il Regolamento che ci faccia capire come stanno le cose e come possiamo risolvere questa situazione.

Le chiedo, per cortesia, di portare questa nostra denuncia al presidente Grasso. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Ve bene, senatore Lucidi. Comunque la seduta delle Commissioni riunite si è regolarmente svolta. Io faccio parte della Commissione presieduta dal senatore Latorre e c'è stata.

CORSINI (Art.1-MDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CORSINI (Art.1-MDP). Signor Presidente, do una piccola rassicurazione ai colleghi: io non amo ostentare la mia presenza, però posso rassicurare il collega Lucidi che ho seguito i lavori della Commissione in qualità di Vice Presidente.

PRESIDENTE. Io faccio parte delle Commissioni e ho partecipato. (Commenti dal Gruppo M5S).

Seguito della discussione del disegno di legge:

(2541) Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Realacci ed altri; Terzoni ed altri) (Relazione orale)(ore 17,11)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2541, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Realacci ed altri; Terzoni ed altri.

Ricordo che nella seduta antimeridiana i relatori hanno svolto la relazione orale e ha avuto luogo la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Vaccari.

VACCARI, relatore. Signor Presidente... (Commenti del senatore Lucidi).

PRESIDENTE. Senatore Lucidi, lasci parlare il relatore. Ha fatto la sua osservazione, che il Senato dovrà valutare perché non è una questione marginale, però la pregherei di far parlare il senatore Vaccari che ora ha la parola.

LUCIDI (M5S). Il senatore Corsini ha detto una cosa che non è vera.

SANTANGELO (M5S). Corsini, vergognati!

VACCARI, relatore. Signor Presidente, vorrei svolgere qualche considerazione nella mia replica rispetto all'ampio dibattito che c'è stato. Vorrei ringraziare innanzitutto...

LUCIDI (M5S). Non è vero quello che ha detto! Ci sta prendendo in giro!

PRESIDENTE. Senatore Lucidi, torni al suo posto. Ha fatto il suo intervento; ha sollevato la questione; anche gli altri hanno diritto di intervenire e ora sta parlando il relatore su un provvedimento. Non può continuare. Faccia parlare i relatori.

DONNO (M5S). Non doveva aprire il dibattito allora. Non doveva far parlare il senatore Corsini.

PRESIDENTE. Sta parlando il relatore; aspetterà. Quando avrà finito il relatore di minoranza, parlerà.

VACCARI, relatore. Vorrei ringraziare i 19 colleghi che sono intervenuti rendendo la discussione sul disegno di legge ricca e interessante.

LUCIDI (M5S). Vogliamo la prova. Ha detto una cosa non vera!

GIARRUSSO (M5S). Dia la parola al Capogruppo. Non ci stiamo con questi giochetti. Non è possibile.

LUCIDI (M5S). Non se n'é neanche accorto, che mancava il Presidente.

VACCARI, relatore. Presidente, è complicato intervenire in queste condizioni.

PRESIDENTE. Il presidente Casini, che sta entrando in Aula, ha appena presentato le dimissioni irrevocabili da Presidente della Commissione affari esteri. (Applausi dal Gruppo M5S).

Ora farei proseguire il relatore, senatore Vaccari, perché all'ordine del giorno c'è il disegno di legge sui piccoli Comuni. (Il senatore Casini fa cenno di voler intervenire). Senatore Casini, aveva già la parola il relatore Vaccari. Dopo le darò la parola. Facciamo concludere il relatore. La comunicazione all'Assemblea è stata data, il relatore prosegua perché è in discussione un disegno di legge. (Commenti del senatore Lucidi). Senatore Lucidi, si accomodi. Prego i senatori Questori di invitare il senatore Lucidi ad accomodarsi. (Il senatore Cappelletti fa cenno di voler intervenire).

SANTANGELO (M5S). Devi dare la parola al Capogruppo! Vergognati, sei uno zerbino!

PRESIDENTE. Stia al suo posto, senatore Santangelo. La richiamo all'ordine.

SANTANGELO (M5S). Vergognati!

PRESIDENTE. La richiamo all'ordine e prego i senatori Questori di invitare il senatore Santangelo a stare al suo posto.

SANTANGELO (M5S). È un Capogruppo! Ti devi vergognare! Zerbino!

PRESIDENTE. Senatore Santangelo, stia al suo posto. (Commenti del senatore Santangelo). Lei è espulso dall'Aula. (Applausi dal Gruppo PD). Prego i senatori Questori di accompagnare fuori il senatore Santangelo.

Senatore Santangelo, può proseguire fuori il suo show.

SANTANGELO (M5S). Ti devi vergognare! Sei uno zerbino al servizio della casta! Questo fai!

PRESIDENTE. Prego di rispettare la decisione presa. Prego i senatori Questori di aiutare la Presidenza.

DONNO (M5S). Non gli mettete le mani addosso!

PRESIDENTE. Senatore Vaccari, mentre i senatori Questori fanno eseguire quello che è stato deciso, la invito a proseguire il suo intervento.

VACCARI, relatore. Va bene, ci provo, signor Presidente.

GIARRUSSO (M5S). Date la parola al Movimento 5 Stelle!

VACCARI, relatore. Desidero anzitutto ringraziare i 19 colleghi che sono intervenuti nella discussione ricca e interessante.

GIARRUSSO (M5S). Vi date la parola!

VACCARI, relatore. Nel corso della discussione abbiamo tuttavia ascoltato giudizi e critiche spesso ingenerose e pretestuose, evidentemente molto legate all'imminente campagna elettorale.

GIARRUSSO (M5S). Dovete dare la parola all'opposizione!

VACCARI, relatore. A tratti la discussione è parsa anche benaltrista, ossia con riferimenti ad argomenti che nulla avevano a che fare con il suo oggetto...

GIARRUSSO (M5S). Vergogna!

VACCARI, relatore. Abbiamo anche ascoltato critiche assolutamente ingenerose e pretestuose all'ANCI e al ruolo che svolge e colgo l'occasione per salutare il presidente Decaro e la delegazione di sindaci che hanno voluto assistere alla nostra discussione. (I senatori Questori accompagnano il senatore Santangelo fuori dall'Aula. Applausi dal Gruppo PD).

Vorrei complimentarmi per il lavoro delicato e complicato, ma meritorio che l'ANCI sta svolgendo in una logica assolutamente collegiale. Ne è prova anche la composizione degli organismi dirigenti dell'ANCI, a partire dai ruoli di vice presidenza.

Abbiamo ascoltato giudizi molto legati alla campagna elettorale. Nel corso della discussione sono state tanto criticate le politiche verso gli enti locali, dimenticando tuttavia la madre di tutte le brutture, che tanti colleghi hanno richiamato, affidando la responsabilità esclusiva al Partito Democratico, al Governo e alla sua maggioranza che hanno governato il Paese negli ultimi cinque anni. Voglio richiamarla, la madre di tutte queste brutture: è la legge 30 luglio 2010, n. 122, adottata quando governavano non Renzi, né Gentiloni Silveri, ma la Lega Nord e Forza Italia. Sto parlando della legge sulla razionalizzazione della spesa pubblica, che poi è stata prorogata e modificata fino ad arrivare alla cosiddetta legge Delrio. Cito alcune delle brutture introdotte: i tagli, secondo il saldo di Patto di stabilità interno, per 1,5 miliardi di euro nel 2011 e 2,5 miliardi nel 2012; i tagli al personale; il blocco del turnover; l'obbligo di gestione associata; l'introduzione, per la prima volta, dell'unione di Comuni; l'obbligo del ricorso alla Consip nella gestione dei servizi e nelle gare di appalto. Ho ricordato questa legge non tanto per fare polemica, ma per fare un po' di memoria, perché in dibattiti come questo servirebbe almeno un po' di onestà intellettuale da parte di tutti.

Credo che il problema delle risorse che da tanti è stato evidenziato rischi di essere un falso problema, perché accanto alle risorse ci sono tante opportunità nuove e, come ha detto giustamente il collega Uras, servirà un lavoro congiunto, magari durante la sessione di bilancio, di tutte le forze interessate per rilanciare il tema delle risorse e consentire alle nostre comunità di fare meglio le azioni che il disegno di legge in esame mette in campo.

Il collega Uras ci ha giustamente invitato a definire meglio il contesto dentro il quale il provvedimento si inserisce. La collega Pignedoli lo ha richiamato molto bene: il collegato ambiente, il collegato agricoltura, i provvedimenti sulle aree interne, le azioni del Governo sulle annualità rivolte ai cammini e ai borghi, importanti per valorizzare quelle realtà. Il collega Perrone ha giustamente richiamato il disegno di legge sul consumo di suolo incardinato nelle Commissioni agricoltura e produzione agroalimentare e territorio e ambiente, beni ambientali. Aggiungo il provvedimento sui parchi, che è nel calendario dei lavori di Assemblea del mese di ottobre. Quindi, lo stanziamento di 100 milioni di euro rappresenta sicuramente un primo passo. Il collega Astorre ha richiamato il fatto che accanto a questi 100 milioni di euro ce ne sono molti altri per quanto riguarda la banda larga e la possibilità concessa agli operatori privati di accedere alle misure per le cosiddette zone bianche (2.200 milioni di euro). Si tratta di un lavoro importante, fatto per valorizzare il grande patrimonio di storia, arte, cultura, ambiente e tradizioni presente nei piccoli centri italiani.

Lo hanno sottolineato diversi colleghi, a partire dalla senatrice Pezzopane, che ringrazio. Sono centinaia, migliaia i piccoli borghi che rischiano lo spopolamento e il conseguente degrado anche a causa di una situazione di marginalità. Una marginalità che può essere sollevata attraverso una valorizzazione delle diversità e delle tipicità, una ricchezza per una dimensione umana fatta di integrazioni, relazioni e convivenze, come i colleghi Cioffi e Uras ci hanno giustamente ricordato.

È un'inversione vera di tendenza, un'inversione di rotta. È un segnale assolutamente positivo che ci consente quel ritorno al valore della produzione agricola che in diversi hanno voluto richiamare, a quell'Italia preziosa ma fragile che è il pezzo forte del made in Italy nel mondo e a cui oggi mettiamo a disposizione - come ho detto - molte più opportunità di prima, con una legge quadro - come ha ricordato la collega Puppato - dal portato assolutamente innovativo.

È una legge di indirizzo per un nuovo modello di sviluppo delle aree interne, come ha ricordato la collega Cantini: uno sviluppo fondato sui principi della green economy che nel periodo di crisi, dal 2008, ha saputo produrre un di più rispetto ad altri settori in termini di investimenti, di innovazione e di occupazione.

Certamente è un primo passo, ma una tappa importante per la realizzazione di quella agenda controesodo che anche l'ANCI ha lanciato durante l'ultima assemblea del 30 giugno a San Benedetto del Tronto. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Mancuso).

PRESIDENTE. Aveva chiesto prima la parola il presidente Casini, ma vedo che rinuncia a intervenire.

Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Mancuso.

MANCUSO, relatore. Signor Presidente, mi associo brevemente ai ringraziamenti del senatore Vaccari ai colleghi che sono intervenuti in discussione generale questa mattina e condivido le sue riflessioni, soprattutto nei confronti di chi ha apertamente approvato il contenuto di questo disegno di legge.

Ho anche l'obbligo di obiettare su alcuni interventi che ho ascoltato, dal contenuto anche forte: mi riferisco, per esempio, a quello del collega Ceroni, che è stato molto appassionato e di cui chiaramente condivido i contenuti, in quanto anch'io sono stato sindaco per dieci anni, come i tanti sindaci oggi presenti in tribuna, che saluto e che quotidianamente si impegnano, con grande spirito di sacrificio e abnegazione, per portare avanti con difficoltà la propria attività e garantire i servizi ai propri Comuni. Devo dire però che le critiche allo spirito del disegno di legge da parte del collega Ceroni sono state in parte ingenerose, perché il provvedimento ha contenuti assolutamente positivi e utili per la crescita e lo sviluppo di questi territori.

All'interno dell'opposizione ho sentito anche i colleghi della Lega strumentalizzare - consentitemi il termine - la cifra dei 100 milioni destinata ai piccoli Comuni da questo disegno di legge e da loro giustamente quantificata in 2.500 euro l'anno per ogni Comune. È chiaro, cari colleghi, che con queste somme non si devono fare né ponti, né riqualificazioni urbane: niente di tutto questo. Queste somme servono soltanto ad attivare alcuni meccanismi virtuosi in seno ai territori.

Ecco quindi che è proprio là dove ci sono i Comuni consorziati, i Comuni che si uniscono e che sanno fare network territoriale, là dove ci sono quei sindaci - come diceva la collega Puppato - che si impegnano e hanno idee, che queste somme possono essere utili per proporre progettualità e far crescere il territorio. Possono essere utili per intercettare finanziamenti, che solo se in un contesto di consorzio territoriale - e noi ne sappiamo qualcosa - possono determinare un'accelerazione della crescita di quelle Regioni.

Alla collega Mussini ricordo che lo spirito del disegno di legge in esame non è quello del riordino amministrativo. Sono assolutamente d'accordo con chi ritiene di dover salvaguardare l'autonomia delle municipalità e dei Comuni: non possono essere le Regioni o gli enti sovraordinati ad imporre un'unione di Comuni, che deve invece derivare da un atto di spontaneità, proveniente dall'autonomia dei territori, e di convenienza, nel caso in cui le municipalità stesse lo ritengano opportuno. È indubbio che, per garantire un buon funzionamento e un'ottimizzazione dei servizi, alcune attività devono necessariamente essere messe in rete.

Non credo di esagerare, signor Presidente, affermando che il nostro Paese ha bisogno del provvedimento in esame, per la necessità di attuare pienamente l'articolo 44 della Costituzione. Peraltro, si tratta di un disegno di legge che si coordina perfettamente con quanto previsto dal collegato ambientale alla legge di stabilità 2016, in cui sono previste le green community e la strategia nazionale per le aree interne. Ritengo quindi che questa sarà una buona legge, che aiuterà l'Italia ad affrontare il futuro, grazie alla forza di comunità e territori, che devono tornare ad essere centrali.

Si tratta dunque di una nuova idea di sviluppo, che punta sui territori e sulle comunità, che coniuga storia, cultura e saperi tradizionali con l'innovazione, le nuove tecnologie e la green economy. È un mondo ricolmo di storie, a volte purtroppo anche tragiche, ma è comunque un territorio essenziale e decisivo per uscire dalla crisi e combattere i cambiamenti climatici. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la rappresentante del Governo.

DEGANI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, signori senatori, oggi il Senato italiano, grazie al vostro lavoro, sostenuto dalla sensibilità di ciascuno di voi, si appresta a votare il disegno di legge sui piccoli Comuni. Condivido il giudizio espresso dalla gran parte dell'Assemblea, dicendo che oggi si vota un provvedimento importante, di forte carica simbolica, ma anche portatore di norme concrete. Si tratta infatti di una legge molto attesa, che costituisce un'opportunità per l'Italia, porta con sé una forte innovazione ed è in controtendenza rispetto al passato.

Dietro questa iniziativa c'è un pensiero forte, che viene da lontano, che ha visto generazioni di giovani, intellettuali e ambientalisti interrogarsi sul futuro di questi territori, che ha visto miriadi di sindaci impegnarsi e mobilitarsi nel corso degli anni. In effetti, i piccoli Comuni, nel nostro Paese, costituiscono un patrimonio inestimabile, che racchiude e difende paesaggi, ecosistemi, storia e tradizioni dei nostri territori. Nella gran parte dei casi si tratta di musei all'aperto: uno scrigno di bellezza da conoscere e da amare. Purtroppo, negli ultimi anni, complice anche il sistema economico in cui viviamo, si sono ampliati ed amplificati i problemi di questi territori, piccoli e lontani, quali lo spopolamento, la carenza di servizi, il problema delle piccole scuole e delle strutture sanitarie. Questi luoghi sono diventati sistemi più fragili, che necessitano di maggiore attenzione da parte della politica, non solo perché nella maggioranza dei casi sono anche custodi di uno straordinario patrimonio di arte, di cultura, di tradizioni e di storia, ma soprattutto perché sono custodi di un patrimonio umano, che è fatto di modi di condividere la terra, di lavorarla, di fare impresa, di costruire paesi e comunità a misura d'uomo. Essi sono poi elementi fondamentali dell'identità italiana, caratterizzati da una forte coesione sociale, e sono elementi unici in un contesto sempre più omologato e globalizzato.

Si comprende bene che la sfida che stiamo affrontando con la votazione definitiva di questo disegno di legge non è solo la conservazione del patrimonio artistico, culturale, paesaggistico e naturale, ma soprattutto la sua valorizzazione e diffusione attraverso la conoscenza e la condivisione.

Per troppo tempo non ci siamo accorti di quanto preziosi fossero i piccoli Comuni nel tessuto nazionale, ma oggi, con soddisfazione, anche alla luce delle dichiarazioni che ho ascoltato e dei lavori che ho seguito in Commissione ambiente, posso dire, a nome del Governo, di essere molto soddisfatta e orgogliosa di essere giunti all'approvazione di questo disegno di legge proprio nel corso di questo che è l'anno dei borghi italiani. Si tratta di un provvedimento che, all'articolo 3, impegna anche risorse concrete a favore di queste straordinarie realtà.

Ho ascoltato attentamente gli interventi dei senatori in Aula e proprio da alcuni di essi è stata evidenziata l'apparente scarsità delle risorse stanziate a favore dei piccoli Comuni. Mi sono sembrati interventi strumentali. Mi preme invece sottolineare come si tratti, in realtà, di risorse importanti che rappresentano un impegno finanziario evidente. Quanto stanziato costituisce non solo un'occasione per sostenere le iniziative, ma può rappresentare un vero e proprio moltiplicatore di disponibilità finanziaria da sommare ad altre risorse, sia pubbliche che private. Fondamentale, com'è stato appena detto, sarà la capacità dei Comuni di fare squadra.

A mio avviso, l'importanza di questo disegno di legge sta nel fatto che va a sottolineare come l'economia nel nostro Paese non si rilanci solo sulle grandi infrastrutture o sulle grandi imprese, ma anche sul territorio e sui piccoli Comuni, su quelle realtà che solo apparentemente sono marginali, ma che possono costituire anche per i giovani un ritorno alle proprie origini, all'avvio di nuove attività imprenditoriali capaci di coniugare i saperi del territorio, le conoscenze tecnologiche e scientifiche acquisite e la tutela dell'ambiente.

L'approvazione del testo oggi in Aula deve coincidere con il rilancio economico e sociale del territorio, patrimonio di un'Italia vera, che esiste nella coscienza e nel sentimento profondo del Paese, che sa incrociare storia, cultura, bellezza, saperi, con l'innovazione, le nuove tecnologie e la green economy.

Per questo mi auguro, come già avvenuto alla Camera dei deputati, che anche qui al Senato della Repubblica il disegno di legge sui piccoli Comuni possa incontrare il voto favorevole dell'intera Assemblea. (Applausi dai Gruppi PD, AP-CpE-NCD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.

La Presidenza dispone il ritorno in Aula del senatore Santangelo; visto che ci sono votazioni, vogliamo consentire a tutti di esercitare la propria funzione.

Passiamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti, che invito i presentatori ad illustrare.

ARRIGONI (LN-Aut). Signor Presidente, intendo illustrare l'emendamento 1.4 che definisce i criteri che i Comuni devono possedere per rientrare nei benefici della legge. Chiediamo che, oltre alle aree interessate da fenomeni di dissesto idrogeologico, siano inseriti anche quei Comuni caratterizzati da pericolosità sismica di zona 1 e 2, cioè ad elevato ed elevatissimo rischio sismico.

Visto che oramai quasi annualmente dobbiamo registrare terremoti nel nostro territorio, è opportuno che tra i beneficiari vi siano i Comuni che ricadono in zone con questo livello di sismicità.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito i relatori e la rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

VACCARI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 1.

DEGANI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello dei relatori.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, gentilissimo nel darmi la parola. Le chiedo in maniera altrettanto gentile e cortese che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Adesso non esageriamo!

Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.2.

D'AMBROSIO LETTIERI (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'AMBROSIO LETTIERI (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Signor Presidente, farò in un'unica dichiarazione alcune osservazioni sugli emendamenti riferiti all'articolo 1, in particolare su una proposta del collega Arrigoni - che chiedo di poter sottoscrivere - che è stata oggetto di approfondimento in Aula in sede di esame di altro provvedimento legislativo e sulla quale vi è stata anche una unanime convergenza nell'evidenziare le ragioni che sottendono all'emendamento stesso e gli obiettivi che si intendono conseguire. Per tale motivo, chiedendo di sottoscrivere l'emendamento 1.2, chiederei al Governo e ai relatori di rivedere la loro posizione di contrarietà. Credo che le ragioni esposte dal collega Arrigoni siano condivisibili e ricordo che anche in relazione a un mio emendamento sono risultate condivisibili anche attraverso una dichiarazione ufficiale del Governo all'epoca (pochi mesi fa).

Chiedo pertanto o un accantonamento dell'emendamento 1.2 o una riconsiderazione del parere contrario, ovvero, ove mai il collega Arrigoni fosse d'accordo, una sua trasformazione in ordine del giorno.

PRESIDENTE. Vedo che il relatore Vaccari conferma il parere.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dal senatore Arrigoni e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.4.

ARRIGONI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ARRIGONI (LN-Aut). Signor Presidente, visto il parere contrario, propongo ai relatori la trasformazione di questo emendamento in ordine del giorno, d'altronde non stiamo parlando di temi irrilevanti.

PRESIDENTE. Vedo che i relatori non accolgono tale richiesta.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dal senatore Arrigoni e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.5, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 1.6, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

NUGNES (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NUGNES (M5S). Signor Presidente, chiedo la votazione dell'emendamento in esame, che intende allargare la popolazione di riferimento. Infatti, il provvedimento per i piccoli Comuni è sicuramente opportuno, ma esso viene come una goccia d'acqua nel deserto, cioè in una situazione generale degli enti territoriali molto difficile. Riteniamo pertanto opportuno estendere le disposizioni contenute nel testo in esame a Comuni di maggior ampiezza.

PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione dell'emendamento 1.6, senza verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, perché una precedente delibera aveva determinato che, in caso di insistenza di voto di emendamenti improcedibili, si procede alla votazione senza verifica dell'appoggio, considerando il sostegno alla richiesta di votazione nominale con scrutinio simultaneo sufficiente per la procedura.

Pertanto, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.6, presentato dalla senatrice Nugnes e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 1.7, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.7, presentato dalla senatrice Moronese e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 1.8, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.8, presentato dal senatore Martelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.9, presentato dalla senatrice Nugnes e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.11, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.12, presentato dal senatore Arrigoni e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno che invito i presentatori ad illustrare.

ARRIGONI (LN-Aut). Signor Presidente vorrei illustrare l'emendamento 2.6, con il quale chiediamo di eliminare l'obbligatorietà della nomina del segretario comunale per i piccoli Comuni.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati.

Invito i relatori e la rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame.

MANCUSO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 2.

Per quanto riguarda gli ordini del giorno, esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G2.100. Esprimo altresì parere favorevole sull'ordine del giorno G2.101 con la seguente riformulazione: «impegna il Governo, compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica (...)».

DEGANI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello dei relatori.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.2, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

Non è approvato.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

Preannuncio che la richiesta è valida anche per gli emendamenti e gli articoli successivi, al fine di consentire uno svolgimento più ordinato delle votazioni. Capisco che il suo atteggiamento è finalizzato a sbrigarsi il prima possibile...

PRESIDENTE. Senatore Santangelo, io presiedo secondo le regole. Siccome abbiamo già avuto una discussione prima, non riproponga questioni.

Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Passiamo all'emendamento 2.3, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.3, presentato dal senatore Arrigoni e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 2.5, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.5, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 2.6, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.6, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.10, presentato dalla senatrice Moronese e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.100 non verrà posto ai voti.

Senatrice Moronese, accetta la riformulazione proposta dai relatori per l'ordine del giorno G2.101?

MORONESE (M5S). Sì, Presidente. Ne chiedo inoltre la votazione.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2.101 (testo 2), presentato dalla senatrice Moronese e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

CRIMI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRIMI (M5S). Signor Presidente, ci sono dei problemi in Aula di qualche tipo, ci sono delle presenze di fantasmi o altro, perché vediamo che si illuminano le postazioni di voto.

PRESIDENTE. Non abbiamo i ghostbuster, però abbiamo i senatori Segretari. Prego i senatori Segretari di verificare le segnalazioni del senatore Crimi, perché i fantasmi non esistono. Grazie per la segnalazione, senatore Crimi. Se riguardava il senatore in questione, è al suo posto. Senatore segretario Colucci, lei che è esperto, osservi con attenzione e stronchi qualsiasi tentativo.

Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno che invito i presentatori ad illustrare.

PICCOLI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, l'emendamento 3.3 è una proposta che, nonostante la blindatura del testo, propone di incrementare - praticamente di raddoppiare - le risorse a disposizione di questo provvedimento. Credo sia una questione che non possa essere sottaciuta. Queste risorse, com'è stato evidenziato in discussione generale e come immagino lo sarà anche nel corso delle dichiarazioni di voto, rappresentano un tema che non va sottovalutato.

Con l'emendamento 3.4 si ritiene invece di sottolineare, per le priorità del Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli Comuni, che la questione prioritaria da affrontare è quella legata allo spopolamento. Noi abbiamo picchi di spopolamento e di riduzione della popolazione che si attestano in molti casi, negli ultimi anni, su percentuali superiori al 30 per cento. Credo quindi che il prerequisito di ogni azione debba mettere in evidenza in modo chiaro, esplicito e incontrovertibile che la questione del contrasto alla spopolamento è tra le priorità dell'azione.

L'emendamento 3.15 si propone di intervenire garantendo la parità di accesso ai bandi. Abbiamo assistito, negli anni scorsi, a un numero eccessivo di click day e di situazioni e modalità di presentazione dei progetti che hanno penalizzato soprattutto quei Comuni che si trovano in zone sprovviste di adeguata connettività. Questo aspetto, che peraltro è sottolineato dallo stesso disegno di legge, va affrontato garantendo parità di possibilità di accesso a tutti.

L'emendamento 3.16 riconferma che la priorità riguarda il ripopolamento dei territori dei piccoli Comuni e credo che indicarlo esplicitamente, come ho appena detto, sia una questione importante.

L'emendamento 3.17, insieme all'emendamento 3.19, introduce un altro argomento che, a mio modo di vedere, riguarda le risorse e la possibilità stessa di azione da parte dei piccoli Comuni. Esso si propone infatti di mettere in evidenza come, in caso di scadenza o messa in gara di concessioni, debba essere prevista una riserva di acquisizione delle stesse da parte dei Comuni di cui stiamo trattando. Così come è opportuno, siccome stiamo parlando di risorse locali legate al territorio, che possono dare benefici alle comunità locali, normare e affrontare il grande tema della partecipazione delle comunità locali, attraverso i piccoli Comuni, ai benefici ottenuti dalla produzione di energia da fonte rinnovabile.

Infine, mi pare di dover sottolineare che l'emendamento 3.18 parla realisticamente della necessità di affrontare e approntare meglio un fondo di rotazione che permetta ai Comuni di procedere con i necessari progetti.

ARRIGONI (LN-Aut). Signor Presidente, illustrerò quattro emendamenti presentati all'articolo 3.

Il primo di essi è l'emendamento 3.7. Noi chiediamo che, tra gli interventi a cui il Piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli Comuni assicura una priorità per fare in modo che possano beneficiare di finanziamenti da attingere dal Fondo, venga aggiunto, oltre alla riduzione del rischio idrogeologico, giustamente riportato nero su bianco nel testo, anche l'adeguamento antisismico degli edifici pubblici e privati.

Illustro poi l'emendamento 3.8, perché tra gli altri interventi vengano inserite le parole «e alla messa in sicurezza e/o la bonifica dei siti inquinati». Si tratta di un problema assolutamente non secondario nel nostro Paese.

Illustro inoltre l'emendamento 3.20. In ordine ai progetti da individuare e da finanziare con il Piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli Comuni, chiediamo che, nei criteri che deve osservare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ci sia un'equilibrata ripartizione delle risorse a livello regionale; chiediamo quindi di espungere le parole «per quanto possibile». Visto che le risorse sono esigue, chiediamo almeno un perfetto equilibrio e ripartizione.

Concludo l'intervento con l'illustrazione dell'emendamento 3.22. Sempre a proposito dei criteri che dovranno essere adottati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, chiediamo di inserire tra tali priorità i progetti formulati da Comuni in forma associata, al fine di incentivare l'associazionismo da parte dei Comuni. Chiediamo pertanto con questo emendamento di non lasciare esclusivamente come priorità il fatto che i progetti siano proposti da Comuni istituiti a seguito di fusioni tra Comuni o appartenenti ad unioni di Comuni; unione di Comuni che la storia recente sta dimostrando non essere così efficace. Questo è un sostegno per incentivare l'associazionismo tra Comuni.

MUSSINI (Misto). Signor Presidente, vorrei illustrare l'emendamento 3.102, che vedo condiviso da una larga maggioranza. Il relatore Mancuso ha sottolineato come questo non sia un disegno di legge che vuole intervenire sull'assetto amministrativo. Tuttavia, senatore Mancuso, ci sono tanti modi di intervenire, e c'è anche quello di mettere un'esca per incentivare chi, magari perché strangolato dalla necessità, vorrebbe anche avere quel minimo, quella briciola che gli viene fatta balenare sotto il naso. Se veramente questo disegno di legge non vuole essere uno strumento surrettizio per indurre questi Comuni a fare delle operazioni che, come il senatore Arrigoni ha spiegato, si stanno rivelando inefficaci e inadeguate, e se si vuole essere coerenti, sopprimiamo la priorità al finanziamento di interventi proposti da Comuni istituiti a seguito di fusione o appartenenti a unioni di Comuni. Sopprimiamola così nessuno può avere questo timore.

Colgo anche l'occasione per chiedere di poter sottoscrivere l'emendamento 3.20, a prima firma della senatrice Comaroli, che elimina le parole «per quanto possibile», che rappresentano un inciso veramente molto fastidioso. Poiché lo stesso disegno di legge dichiara di voler distribuire le risorse in modo equilibrato, le parole «per quanto possibile» risultano veramente fastidiose. Credo che la distribuzione equilibrata sia un dovere da parte dello Stato, poiché non sta ridistribuendo i regali di Natale, bensì i soldi dei contribuenti. Pertanto, se non c'è un'equilibrata redistribuzione, credo che si manchi a un dovere costituzionale.

Inoltre, chiedo ai proponenti degli emendamenti 3.1, 3.2 e 3.3, tutti volti ad aumentare la copertura dell'articolo 3, di poterli sottoscrivere. A me andrebbe bene una qualunque forma di aumento della cifra prevista. Naturalmente tali emendamenti non verranno accolti, come tutti sappiamo, perché, come dice il Sottosegretario, questo disegno di legge ha un'apparente scarsità di risorse. A mio avviso, questo fa un po' il paio con la temperatura percepita, con la sicurezza percepita, con la disoccupazione apparente, sempre poi pensando che forse ci sarà un'apparente sconfitta alle prossime elezioni. (Applausi della senatrice Simeoni).

PRESIDENTE. Senatrice Bellot, lei ha trasformato l'emendamento 3.103 in un ordine del giorno. Le chiedo se intende comunque illustrarlo.

BELLOT (Misto-Fare!). Signor Presidente, desidero solo dire che, nel trasformare questo emendamento in ordine del giorno, auspico che esso venga accolto, anche perché è una questione abbastanza annosa e spinosa sulla quale, da sempre, chiedo che vi sia una risposta concreta.

PICCOLI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PICCOLI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, chiedo di sottoscrivere l'ordine del giorno G3.103.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati.

Invito i relatori e la rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame.

VACCARI, relatore. Signor Presidente, il parere è contrario su tutti gli emendamenti.

Sull'ordine del giorno presentato dalla collega Bellot, il G3.103, il parere è favorevole ma ci rimettiamo al Governo. Sull'ordine del giorno G3.100, dei relatori, il parere è ovviamente favorevole.

DEGANI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, sugli emendamenti il parere è conforme a quello dei relatori. Per quanto riguarda gli ordini del giorno, il Governo li accoglie entrambi come raccomandazione.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Passiamo all'emendamento 3.100, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

CASTALDI (M5S). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione.

PUGLIA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PUGLIA (M5S). Signor Presidente, anzitutto domando di sottoscrivere questo emendamento. Questo è un emendamento particolare e noi chiediamo al Governo di riconsiderarlo.

Noi sappiamo benissimo che in questi piccoli Comuni - ahimè - i giovani vanno via. In questi piccoli Comuni le attività chiudono, perché cercano sempre di trasferirsi nei grandi centri urbani. Questo emendamento, veramente eccellente, anzitutto fa in modo di agevolare i mutui per la ristrutturazione degli edifici pubblici, il recupero dei centri storici, la promozione turistica e interventi diretti per l'ambiente e i beni culturali, la sicurezza delle infrastrutture e degli istituti scolastici. Quindi, è lavoro. Questo vuol dire lavoro. Incrementare tutte queste attività vuol dire lavoro, anzitutto, e quindi vuol dire anche ripopolare questi piccoli Comuni Inoltre, oltre a mutui agevolati direttamente per l'ente locale, il senatore Castaldi ha pensato con questo emendamento anche di dare alle imprese operanti in questi piccoli Comuni un incentivo per gli investimenti: in particolare, un credito d'imposta pari al 10 per cento, commisurato proprio ai nuovi investimenti. Quindi, si tratta effettivamente di un incentivo all'impresa. L'impresa non riceve semplicemente un finanziamento a pioggia: «Investi sul territorio e, quindi, porti lavoro? A questo punto io ti do una mano con un credito d'imposta».

Inoltre, in riferimento alle imprese presenti nei piccoli Comuni, imprese commerciali, agricole, artigianali e pubblici esercizi, è prevista una semplificazione fiscale a mio avviso veramente pioniera, perché fa in modo che il reddito d'impresa sia concordato con gli uffici finanziari. In questo caso, quindi, c'è un'effettiva semplificazione fiscale perché si è esonerati dalla documentazione contabile e da ogni certificazione fiscale.

Per quanto riguarda poi i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli - questa misura sarebbe stata ottima sul Vesuvio, purtroppo - cosa propone il senatore Castaldi? Si fa in modo che queste persone possano essere aiutate dando loro la possibilità di assumere appalti (in questo caso ovviamente in deroga, in quanto sono imprese agricole); ma per fare cosa? Lavori di forestazione, costruzione di piste forestali, di arginature, di sistemazione idraulica, di difesa dalle avversità atmosferiche e dagli incendi boschivi. Chi meglio dei contadini che vivono in quelle zone può operare in questo campo?

Inoltre, al fine di favorire l'accesso alle attività agricole, si agevolano con un finanziamento le operazioni di acquisto di terreni proposte dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli giovani, per fare in modo che i giovani possano ripopolare non soltanto i piccoli Comuni, ma anche queste attività, che ormai stanno fortunatamente diventando proficue economicamente. E poi, ovviamente, proponiamo agevolazioni sul gasolio e sul GPL per chi lavora in quei Comuni, nonché incentivi per la produzione di energie rinnovabili.

Credo che anche l'allocazione economica sia sufficiente. Ma, dico io, se il Governo non è d'accordo con queste proposte, allora su che cosa è d'accordo? Su che cosa è d'accordo, se non è d'accordo a ripopolare i Comuni non semplicemente in maniera aleatoria, ma concretamente, andando a operare sulle piccole cose che servono? Pertanto, aiuto ai Comuni per la ristrutturazione, aiuto alle imprese, semplificazione fiscale e contabile, aiuto ai piccoli agricoltori, aiuto ai giovani che vogliono ritornare per aprire attività: tutto quello che normalmente deve essere fatto da parte di un buon padre di famiglia, quale dovrebbe essere il Governo italiano. Ritengo pertanto che forse sarebbe opportuno rivedere la propria idea su questo emendamento.

PALERMO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PALERMO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, chiedo la possibilità di sottoscrivere l'emendamento 3.20. Mi sembra che meriti assolutamente un voto favorevole per due motivi fondamentali: il primo è che il testo è una ripetizione dell'ovvio e dovremmo stare attenti, anche nel drafting legislativo, a utilizzare espressioni consone, perché non mi risulta che si possa fare qualcosa che non sia possibile; di conseguenza l'espressione «per quanto possibile» è assolutamente contraddittoria. Il secondo motivo è di ordine giuridico, perché esiste un obbligo internazionale, assunto dall'Italia con la ratifica della Carta europea dell'autonomia locale del Consiglio d'Europa, fin dal 1985, che prevede esplicitamente l'obbligo di garantire un finanziamento adeguato ai Comuni. Non garantirlo, o garantirlo, nella misura del possibile, costituisce pertanto una violazione di un obbligo internazionale. (Applausi della senatrice Mussini).

CASTALDI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Per il suo Gruppo è intervenuto già il senatore Puglia. C'è già stata la dichiarazione di voto.

CASTALDI (M5S). Signor Presidente, intervengo solo per una precisazione. L'emendamento 3.100 non è altro che il sunto di un disegno di legge presentato a mia prima firma, da inserire nel provvedimento al nostro esame, che prevede tutto quello che il senatore Puglia ha diligentemente illustrato. Siccome in Senato non riusciamo a far calendarizzare i disegni di legge delle opposizioni, perché il calendario, di fatto, lo decide sempre la maggioranza, con questo sistema si tenta di migliorare la legge che state per approvare.

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.100, presentato dal senatore Castaldi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 3.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 3.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «30 milioni di euro per l'anno 2017».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 3.2.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.3, presentato dal senatore Piccoli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.4, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 3.5, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.5, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.6, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.7, presentato dal senatore Arrigoni e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.101, presentato dal senatore Castaldi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.8, presentato dal senatore Arrigoni e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.13, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.15.

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, l'emendamento presentato dal nostro Gruppo serve a evitare che si applichi anche in questo caso lo sciagurato metodo del click day. Un sorteggio, infatti, sarebbe già più logico. Sappiamo dei problemi avvenuti, del sovraccarico della rete che si manifesta in questi posti, delle difficoltà che riscontrano particolarmente i piccoli Comuni e quelli in zone geograficamente marginali come campagna e montagne, dove ci sono reti informatiche molto più lente e, quindi, partono già svantaggiati. Tale procedura, tranne per i pochi fortunati che ne sono stati premiati, è assolutamente inaccettabile perché è priva di ogni verifica e può essere soggetta a qualsiasi tipo di arbitrio. Le leggi con cui si stabilisce un diritto che poi viene sorteggiato, a mio parere, sono incostituzionali. Almeno in questo caso chiediamo che ci sia la parità di accesso per tutti basata su criteri oggettivi e non sulla fortuna o, peggio, sui piccoli trucchi.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.15, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.16, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.17, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.19, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.18, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.20, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.21, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.22, identico agli emendamenti 3.23, 3.24 e 3.102.

NUGNES (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NUGNES (M5S). Signor Presidente, in audizione ci è stato fatto presente come la fusione dei Comuni non sia sempre molto gradita ai piccoli Comuni, perché - dobbiamo ricordarlo - è la trasformazione di un certo numero di Comuni in un'altra entità, in un Comune a sé stante.

Favorire con i finanziamenti degli interventi proposti le fusioni di Comuni ci sembra un modo di discriminare i più deboli e piccoli, che non sempre si trovano nelle condizioni e in una situazione di relazionalità tale di poter fare una fusione o anche un'unione, che pure è meglio è vista. Quindi, riteniamo che, nell'idea di voler distribuire meglio sul territorio gli incentivi previsti, tale previsione vada soppressa.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.22, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori, identico agli emendamenti 3.23, presentato dai senatori Nugnes e Castaldi, 3.24, presentato dai senatori Piccoli e Malan, e 3.102, presentato dalla senatrice Mussini.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.25, presentato dal senatore Arrigoni e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.26, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 3.103 è stato trasformato in un ordine del giorno, il G3.103, che è stato accolto dal Governo come raccomandazione e pertanto non verrà posto ai voti.

Passiamo all'emendamento 3.104, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

BELLOT (Misto-Fare!). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.104, presentato dalla senatrice Bellot e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'ordine del giorno G3.100 è stato accolto come raccomandazione e pertanto non verrà posto ai voti.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 4, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e la rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MANCUSO, relatore. Signor Presidente, il parere è contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 4.

DEGANI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello dei relatori.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.1.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.1, presentato dal senatore Arrigoni e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.2, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.3, presentato dal senatore Arrigoni e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.4, presentato dalla senatrice Nugnes e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.5, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA(ore 18,16)

Passiamo all'emendamento 4.0.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

COMAROLI (LN-Aut). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.0.1, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 4.0.2, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

COMAROLI (LN-Aut). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.0.2, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 4.0.3, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

COMAROLI (LN-Aut). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.0.3, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 5, sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno che invito i presentatori ad illustrare.

PICCOLI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, l'articolo 5 prevede la possibilità di attingere alle disponibilità del Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli Comuni per l'acquisizione e la riqualificazione di immobili al fine di contrastarne l'abbandono. L'emendamento 5.2 che abbiamo presentato si innesta su questa possibilità che i Comuni possono avere a seguito dell'approvazione della norma e che noi condividiamo. Crediamo infatti che, oltre a un'iniziativa di carattere esclusivamente pubblico, sia opportuno immaginare soluzioni utili all'accorpamento delle proprietà fondiarie anche a disposizione dei privati, in modo da superare la frammentazione della proprietà che - come è noto a tutti - costituisce un elemento di criticità per un adeguato utilizzo delle proprietà ai fini agricoli e agropastorali, soprattutto nelle aree di montagna o dove la frammentazione della proprietà è molto significativa.

Credo che l'emendamento 5.2, se approvato (ma non lo sarà), possa rappresentare un moltiplicatore delle possibilità a disposizione del territorio, come peraltro richiesto in più occasioni dagli operatori di settore.

CASTALDI (M5S). Signora Presidente, in un'ottica collaborativa l'emendamento 5.100 riprende quello che sta già accadendo in alcune Regioni. Nella mia Regione è stata approvata, con voto unanime da parte di tutte le forze politiche, una legge - che orgogliosamente rivendico come Movimento 5 Stelle - che istituisce la Banca della terra e che sta cominciando a ottenere i suoi frutti proprio in questi giorni. L'emendamento 5.100 più o meno ricalca quella linea e riguarda sia i terreni che gli edifici, per contrastare il dissesto idrogeologico, per dare una mano a cooperative di giovani, ma anche per recuperare edifici fatiscenti.

Spero che, in un'ottica di collaborazione che tutti noi stiamo dimostrando per l'approvazione del disegno di legge in discussione, l'emendamento 5.100 possa ottenere il parere favorevole dei relatori.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti e ordine del giorno si intendono illustrati.

Invito i relatori e la rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame.

VACCARI, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati.

Sull'ordine del giorno G5.100, a prima firma della senatrice Moronese, il parere è favorevole, previa riformulazione. Propongo infatti che, nella parte dispositiva, si impegni il Governo «a valutare l'opportunità di assumere apposite iniziative» e, in seguito, si espungano le parole «a un tasso pari al 30 per cento del tasso di riferimento».

PRESIDENTE. Senatrice Moronese, accetta la riformulazione proposta?

MORONESE (M5S). Sì, signora Presidente. Chiedo comunque che l'ordine del giorno venga posto ai voti.

DEGANI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello dei relatori e accolgo l'ordine del giorno G5.100 (testo 2).

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Passiamo all'emendamento 5.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.2, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.3, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.100.

CASTALDI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTALDI (M5S). Signora Presidente, chiedo ai relatori se, trasformando l'emendamento in esame in un ordine del giorno, c'è la possibilità di un parere favorevole.

PRESIDENTE. Invito i relatori e la rappresentante del Governo ad esprimersi in merito.

VACCARI, relatore. Signora Presidente, per quanto mi riguarda la disponibilità c'è: il Governo potrebbe accogliere un ordine del giorno, che contenga la consueta formula «a valutare l'opportunità di». Ritengo che il contenuto possa meritarlo.

DEGANI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signora Presidente, il Governo accoglie l'ordine del giorno, con la formula «a valutare l'opportunità di».

PRESIDENTE. Senatore Castaldi, insiste per la votazione dell'ordine del giorno, così formulato?

CASTALDI (M5S). Sì, signora Presidente.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G5.150, presentato dal senatore Castaldi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G5.100 (testo 2), presentato dalla senatrice Moronese e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 6, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

PICCOLI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, desidero illustrare l'emendamento 6.7, che propone di introdurre una semplificazione significativa in ordine alle procedure legate al passaggio di proprietà degli immobili di cui abbiamo parlato in precedenza. Nell'obiettivo del risparmio bisogna favorire l'acquisizione degli immobili senza spese per perizie dell'Agenzia del demanio e senza spesi notarili e di trascrizione e registrazione, che spesso si rivelano maggiori dell'importo del bene da acquisire. Oggi le pubbliche amministrazioni che intendono acquistare un immobile devono richiedere, ai sensi del decreto-legge n. 98 del 2011, la congruità del prezzo all'Agenzia del demanio, con costi aggiuntivi rispetto alla perizia elaborata dagli organi tecnici interni dei Comuni e con tempi lunghi di procedura. Per il trasferimento di proprietà si chiede di utilizzare la procedura veloce e poco onerosa, avvalendosi della disposizioni della legge n. 448 del 1998, che attribuisce agli enti locali la possibilità di disporre l'acquisizione, previo consenso autodichiarato da parte dei proprietari e successivo provvedimento deliberativo consiliare, che viene registrato e trascritto a titolo gratuito.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito i relatori e la rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

MANCUSO, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 6, compreso l'emendamento aggiuntivo.

DEGANI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello dei relatori.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.1.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.1, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.2, presentato dal senatore Arrigoni e da altri senatori, identico all'emendamento 6.3, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.4, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.5, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 6.6, sostanzialmente identico all'emendamento 6.7, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.6, presentato dal senatore Arrigoni e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 6.7, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 6.0.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.0.1, presentato dal senatore Martelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'articolo 7.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 8, sul quale sono stati presentati emendamenti, che invito i presentatori ad illustrare.

NUGNES (M5S). Signora Presidente, uno dei motivi principali dello spopolamento dei piccoli Comuni è la difficoltà dei collegamenti.

Ovunque - ma qui ancora più che altrove - sarebbe importante incentivare il telelavoro, così come il telestudio. L'emendamento 8.0.1 vuole andare proprio nella direzione di promuovere l'adozione di misure incentivanti a favore delle imprese che si avvalgono di questa forma di lavoro a distanza per i lavoratori residenti in zone per i quali arrivare in un altro posto di lavoro diventa oneroso in termini di tempo e di denaro.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito i relatori e la rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

VACCARI, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 8, compreso l'emendamento aggiuntivo testé illustrato.

DEGANI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello dei relatori.

NUGNES (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NUGNES (M5S). Signora Presidente, vorrei ritirare l'emendamento 8.0.1 e trasformarlo in ordine del giorno.

PRESIDENTE. Chiedo ai relatori e alla rappresentante del Governo di esprimersi al riguardo.

VACCARI, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario.

DEGANI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signora Presidente, il parere del Governo è conforme a quello dei relatori.

PRESIDENTE. Senatrice Nugnes, mantiene l'emendamento?

NUGNES (M5S). Sì, Presidente, e ne chiedo la votazione.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 8.1.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.1, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.2, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 8.0.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.0.1, presentato dalla senatrice Nugnes e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 9, sul quale sono stati presentati un emendamento e un ordine del giorno, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e la rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MANCUSO, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 9.2 e parere favorevole sull'ordine del giorno G9.100 (testo 2).

DEGANI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello dei relatori.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.2, presentato dal senatore Arrigoni e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G9.100 (testo 2) non verrà posto ai voti.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 9.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'articolo 10.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 10.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 11, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e la rappresentante del Governo a pronunziarsi.

VACCARI, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

DEGANI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello dei relatori.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 11.1.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 11.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 11.2, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 11.2, presentato dai senatori Piccoli e Malan, fino alle parole: «dei buoni pasto».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 11.3.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 11.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 11.0.100, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 11.0.100, presentato dalla senatrice Bellot e da altri senatori, fino alle parole: «20 per cento».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 11.0.101.

Passiamo all'emendamento 11.0.102, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 11.0.102, presentato dalla senatrice Bellot e da altri senatori, fino alle parole: «20 per cento».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 11.0.103.

Passiamo all'esame dell'articolo 12, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e la rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MANCUSO, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti, anche quelli tendenti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 12.

DEGANI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello dei relatori.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.2, presentato dalla senatrice Moronese e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 12.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.0.2, presentato dai senatori Moronese e Castaldi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 12.0.3, presentato dai senatori Moronese e Castaldi.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 13, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

PICCOLI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, vorrei illustrare l'emendamento 13.0.1, il quale si propone di eliminare l'onere di predisposizione del documento unico di programmazione per i piccoli Comuni - ricordo di popolazione inferiore ai 5.000 abitanti - che è uno strumento inutile - come noi diciamo con questo emendamento - complicato e lontano dalla realtà dei piccoli Comuni. Quest'ultimi ormai, non hanno più alcuna autonomia finanziaria per programmare per la carenza sia di risorse in generale, causata da anni di riduzione di trasferimenti, sia di risorse autonome, dato che da quest'anno le entrate proprie, a causa dell'eliminazione di IMU e TASI, sono diventate risorse derivate.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito i relatori e la rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

VACCARI, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 13, compresi quelli aggiuntivi.

DEGANI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello dei relatori.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.1, identico all'emendamento 13.2.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signora Presidente, noi voteremo a favore di questi emendamenti.

Mentre gli altri articoli del disegno di legge al nostro esame concludono poco, perché danno facoltà ai Comuni di fare cose che in realtà possono già fare oppure, come quello sulla diffusione della stampa quotidiana, danno l'autorizzazione a fare cose impossibili, come convincere i distributori dei quotidiani a portare i quotidiani dove non ci sono rivendite oppure dove nessuno li compra, in questo articolo è contenuta, invece, una norma che rischia di essere dannosa, perché impone un ulteriore vincolo ai piccoli Comuni. Essa dice, infatti, che devono svolgere in forma associata le funzioni di programmazione in materia di sviluppo socioeconomico e quant'altro.

L'emendamento che abbiamo presentato propone che siano possibili convenzioni, anche senza l'obbligo di farlo attraverso unioni di Comuni e unioni di Comuni montani.

Preannuncio, di conseguenza, che voteremo a favore anche dell'emendamento 13.3, dove proponiamo di sostituire la parola «svolgono» in forma associata le funzioni suddette con le parole «che possono svolgere».

Direi che i piccoli Comuni sono già abbastanza gravati di vincoli ed è proprio quello il loro ostacolo principale, il quale purtroppo non viene affrontato nel disegno di legge in esame. Almeno evitiamo di aggiungerne esplicitamente uno. Con questo disegno di legge bisognava togliere i vincoli anziché aggiungerne. Qui addirittura ne abbiamo aggiunto uno e francamente andiamo davvero nella direzione sbagliata.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.1, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori, identico all'emendamento 13.2, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.3, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 13.4, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.4, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 13.5, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.5, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'articolo 13.

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signora Presidente, in virtù delle osservazioni fatte prima, noi ci asterremo su questo articolo, sebbene abbiamo votato e voteremo a favore di tutti gli altri articoli e del disegno di legge nel suo complesso.

Con questo articolo, anziché togliere vincoli, se ne aggiungono e, quindi, andiamo davvero nella direzione sbagliata. Noi ci asterremo.

Ripeto che i piccoli Comuni, così come le aziende del nostro Paese e anche i grandi Comuni, hanno bisogno di meno burocrazia inutile, di meno vincoli, di meno obblighi e di maggiore libertà. Chi utilizza poi male questa libertà sarà punito dagli elettori, perché le elezioni comunali, a differenza di quelle provinciali, ci sono ancora. Pertanto, su questa base dovrebbero essere giudicati; altrimenti, sono talmente vincolati in tutti i modi, con vincoli sull'uso dei fondi, sull'assunzione di personale e su tutto, che non ci sarebbe più nulla su cui giudicare. Se il Ministero dell'interno e tutte queste direttive si sostituiscono agli elettori comunali, vediamo che l'articolo 5 della nostra Costituzione, che dice che la Repubblica esercita il più ampio decentramento amministrativo nelle materie di sua competenza, viene brutalmente contraddetto.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 13.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.0.1.

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signora Presidente, con questo emendamento chiediamo che non si applichi ai piccoli Comuni l'articolo 170 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, e cioè il famigerato documento unico di programmazione. Tante parole, i funzionari comunali devono passare molto tempo su questo documento, che serve solo eventualmente a qualcuno per trovarci degli errori. Il punto, invece, non è cosa si scrive nel documento, ma cosa si fa, i provvedimenti che si fanno. È inutile fare un libro dei sogni. Questa è la tipica burocrazia che sostituisce lo scrivere al fare.

Abbiamo bisogno di fatti; la gente in generale, nei piccoli come nei grandi Comuni, ha bisogno di fatti e non di documenti. La stesura di questo documento, in un Comune che abbia centinaia o migliaia di dipendenti, impegnerebbe per parecchi giorni lavorativi uno dei tantissimi dipendenti, che forse sarebbe più utile che facesse qualcos'altro, per il bene del Comune stesso, ma, perlomeno, non blocca l'attività amministrativa. Siccome però in tanti Comuni c'è un solo dipendente o ce ne sono tre o quattro (parliamo dei piccoli Comuni, questa è la legge), è veramente tempo buttato via. Naturalmente, il provvedimento, come è avvenuto per tutti gli altri, sarà approvato con la dicitura «senza ulteriori oneri a carico del bilancio dello Stato». Ciò vuol dire che quell'impiegato o quel funzionario, anziché fare qualcosa di utile per i cittadini, dovrà compilare dei tagli che nessuno leggerà e che, se anche qualcuno li leggesse, sarebbe perfettamente inutile.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.0.1, presentato dai senatori Malan e Piccoli.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 13.0.3, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 13.0.3, presentato dal senatore Martelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 14, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e la rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MANCUSO, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 14.1 e 14.2.

DEGANI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello dei relatori.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 14.1.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.1, presentato dalla senatrice Nugnes e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.2, presentato dalla senatrice Nugnes e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 14.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 15, sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e la rappresentante del Governo a pronunziarsi.

VACCARI, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 15, compresi gli emendamenti aggiuntivi. Esprimo invece parere favorevole sull'ordine del giorno G15.100.

DEGANI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signora Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 15.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno G15.100, lo accolgo come raccomandazione.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signora Presidente, chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Passiamo all'emendamento 15.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 15.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «e collinari».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 15.2.

Passiamo all'emendamento 15.5, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.5, presentato dal senatore Arrigoni e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 15.6, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.6, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 15.7, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.7, presentato dal senatore Arrigoni e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 15.8, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.8, presentato dalla senatrice Nugnes e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 15.100, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.100, presentato dalla senatrice Bellot e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendo stato accolto dal Governo come raccomandazione, l'ordine del giorno G15.100 non verrà posto ai voti.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 15.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 15.0.1, identico all'emendamento 15.0.2, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.0.1, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori, identico all'emendamento 15.0.2, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 15.0.3, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 15.0.3, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole: «a decorrere dall'anno».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 15.0.4.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.0.5, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 15.0.6, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.0.6, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.0.9, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 15.0.8, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.0.8, presentato dai senatori Piccoli e Malan.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 15.0.10, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, limitatamente al comma 2.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 15.0.10, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori, fino alla parola: «programmazione».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 15.0.7 e 15.0.11.

Passiamo all'emendamento 15.0.12, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.0.12, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 15.0.13, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.0.13, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.0.14.

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signora Presidente, noi voteremo a favore di questo emendamento che - come si suol dire - si illustra da sé. Esso prevede che «per i comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, il servizio di tesoreria può essere affidato senza ricorso a procedure di evidenza pubblica nel caso in cui nel territorio comunale siano presenti sportelli di un unico istituto bancario o non siano presenti sportelli».

Sembrerebbe una misura ovvia. Si guadagnerebbe tempo e denaro: molto tempo e anche parecchio denaro, sempre commisurato alle finanze di un Comune di 5.000 abitanti. Invece, si vogliono fare le gare con un solo concorrente. Poi, magari, non si fanno le gare in altri settori dove scorrono i miliardi, ma i Comuni devono buttare via mesi e mesi e migliaia di euro per fare delle gare inutili.

Noi voteremo a favore, ma mi sa che la maggioranza farà il contrario.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.0.14, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 15.0.15, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.0.15, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.0.16, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 15.0.17, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.0.17, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 15.0.18, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata chiesta la votazione, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.0.18, presentato dalla senatrice Comaroli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'articolo 16.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 16.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 17, sul quale è stato presentato un emendamento volto ad inserire un articolo aggiuntivo, che si intende illustrato, su cui invito i relatori e la rappresentante del Governo a pronunziarsi.

VACCARI, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario.

DEGANI, sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello dei relatori.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 17.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 17.

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 17.0.100, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Poiché ne è stata avanzata richiesta, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.0.100, presentato dal senatore Castaldi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione finale. (Commenti).

Colleghi, manca un'ora alla chiusura della seduta. Siccome abbiamo abbreviato l'ordine del giorno anche per esigenze di vari colleghi, se intendiamo concludere entro la giornata di domani l'esame delle mozioni dobbiamo proseguire con i nostri lavori.

Procediamo, dunque, con le dichiarazioni di voto fino alle ore 19,50, per poi dare spazio agli interventi di fine seduta e riprendere l'esame del provvedimento in titolo nella seduta antimeridiana di domani.

ARRIGONI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ARRIGONI (LN-Aut). Signora Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, dopo una lunga serie di provvedimenti contro i Comuni, fatti soprattutto di tagli ai trasferimenti - segnalo che oltre l'80 per cento è stato decurtato negli ultimi cinque o sei anni - rappresentati da vincoli di ogni tipo (turnover del personale, patto di stabilità, ora convertito in pareggio di bilancio), finalmente un provvedimento - almeno sulla carta - a sostegno dei Comuni, quelli piccoli. Sono però quei Comuni - per inciso - che il Partito Democratico e anche l'NCD, o almeno una parte dei loro parlamentari, vorrebbero eliminare, attraverso una fusione autoritaria imposta dall'alto, per legge, vietandone l'esistenza. Cito il loro progetto di legge: «Un Comune non può avere una popolazione inferiore a 5.000 abitanti»; per il Nuovo Centrodestra 10.000, e ciò a prescindere dall'ubicazione, se trattasi di area svantaggiata o montana.

Proprio una schifezza centralista.

Il testo che il Senato si appresta a licenziare in via definitiva... (Brusio).

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, evitate i capannelli, per consentire al collega di parlare. Prego, senatore.

ARRIGONI (LN-Aut). Come dicevo, i progetti di legge del Partito Democratico e del Nuovo Centrodestra sulla fusione dei Comuni rappresentano proprio una schifezza centralista.

Il testo che in Senato ci apprestiamo a licenziare in via definitiva è stato approvato dalla Camera esattamente un anno fa, ma l'esame - lo sottolineo - nelle Commissioni si è protratto dall'inizio della legislatura, riprendendo il testo approvato nella scorsa legislatura dalla sola Camera, dove segnalo che la Lega ha contribuito in maniera ragguardevole alla sua definizione.

Ma perché un iter così lungo, durato un'intera legislatura? La difficoltà più evidente è stata soprattutto quella di riuscire a trovare un accordo con il Governo per individuare le risorse finanziarie da destinare ai piccoli Comuni. Purtroppo la montagna ha partorito un topolino: le risorse stanziate - come hanno evidenziato in molti - sono veramente esigue, sono briciole, rispetto alla complessità delle situazioni e alle necessità che hanno i piccoli Comuni, spesso presenti nelle aree territoriali più fragili, come quelle montane, come - ad esempio - contrastare la preoccupante tendenza allo spopolamento; promuovere e valorizzare le eccellenze proprie, ad esempio il patrimonio paesaggistico, quello artistico e storico-culturale, ma anche le realtà enogastronomiche.

Stiamo parlando di circa 5.585 Comuni, circa il 70 per cento del totale, percentuale che corrisponde quasi al 16,6 per cento della popolazione italiana. Si tratta di piccole realtà locali, che costituiscono la vera ricchezza di questo Paese, che custodiscono e valorizzano con orgoglio i caratteristici borghi d'Italia. Sono realtà che, unitamente alle proprie municipalità, fatte di sindaci, assessori e consiglieri comunali, rappresentano soprattutto presidi di sicurezza, di vitalità, ma anche di controllo del territorio e garanzia di tutela delle identità locali; identità locali che la Lega ha da sempre difeso e sostenuto e che vuole continuare a difendere e sostenere anche in questo caso.

Il provvedimento si pone l'obiettivo di mettere in rete una serie di iniziative in grado di fare sistema nelle aree interne maggiormente disagiate, in particolare in quelle montane, caratterizzate da difficoltà di comunicazione, per far sì che divenga anche conveniente abitare in un piccolo centro o in un piccolo Comune, ma per cittadini italiani e non - come vorrebbe qualcuno - riempiendo questi borghi con richiedenti asilo creando dei ghetti. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Le iniziative promosse riguardano una serie di settori e, in particolare, l'ambiente, la protezione civile, l'istruzione, l'assistenza sociale e sanitaria, lo sport, l'agricoltura, il commercio, il turismo e la mobilità. Difficilmente, però, il presente testo sarà in grado di costruire nuovi poli di attrazione e motivi validi per il reinsediamento delle popolazioni nelle zone oggi svantaggiate e scarsamente popolate. Questa è una preoccupazione che noi, purtroppo, abbiamo ribadito in discussione generale e che vogliamo ricordare anche in sede di dichiarazioni di voto. Prosegue, infatti, la preoccupante diminuzione dei servizi territoriali come scuole, uffici postali (sono sempre di più quelli chiusi), presidi sanitari ed esercizi commerciali. Inoltre - lo voglio ricordare - dal 2014, con la sciagurata legge Delrio, che ha affossato le Province, è venuto decisamente meno il supporto per i piccoli Comuni di questi enti intermedi!

Come già detto, il vero limite di questo provvedimento sono le insufficienti risorse finanziarie che alimenteranno il fondo istituito per l'occasione: 10 milioni di euro per il 2017 e 15 milioni per ciascuno degli anni che vanno dal 2018 al 2023, in totale 100 milioni. Diano un senso a ciò di cui stiamo parlando: è meno di 1,5 euro all'anno per ogni abitante che risiede nei piccoli Comuni. Siamo, purtroppo, in presenza di spiccioli rispetto alle necessità reali e concrete, anche rispetto ai livelli di investimento, di risorse cospicue che andrebbero utilizzate nella prospettiva, anche della difesa idrogeologica e sismica del vasto territorio nazionale amministrato dalla eccezionale rete di piccoli Comuni.

Se pensiamo che il danno del terremoto che ha colpito lo scorso anno l'Italia centrale è stato già quantificato in non meno di 15 miliardi di euro, abbiamo il senso esatto del fatto che ci troviamo di fronte a un provvedimento che, purtroppo, non svilupperà, proprio per mancanza di risorse economiche e finanziarie, le sue finalità reali e concrete.

Tra le disposizioni più qualificanti del testo, c'è proprio la predisposizione di un piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli Comuni attraverso l'acquisto e il recupero di edifici e terreni abbandonati; l'acquisto di case cantoniere e sedime ferroviario abbandonato - tanto piace al ministro Franceschini e lo ha ricordato stamane il nostro Capogruppo - la messa in sicurezza di infrastrutture e di edifici pubblici; la riduzione del rischio idrogeologico; l'efficientamento energetico; la riqualificazione dei centri storici e dei beni culturali; il consolidamento statico e antisismico degli edifici storici.

Resta il rammarico che molte nostre norme e proposte emendative, che erano finalizzate all'efficacia e a migliorare il provvedimento, non siano state condivise dalla maggioranza. È un rammarico perché, durante il corso delle varie audizioni che abbiamo tenuto in Commissione, abbiamo ascoltato soprattutto i rappresentanti dell'ANCI e dell'Associazione nazionale dei piccoli Comuni italiani (ANPCI), che hanno posto tutta una serie di problemi seri e reali che gravano sui piccoli Comuni e che il testo non risolve. Si chiedeva anche uno snellimento maggiore per la parte amministrativa e burocratica. Abbiamo presentato degli emendamenti che in Aula sono stati bocciati. Invece, oltre all'obbligo di svolgere obbligatoriamente in forma associata le funzioni fondamentali, è stato aggiunto l'obbligo di svolgere insieme funzioni di programmazione, aggravando ulteriormente il già pesante fardello delle forme associative di questi Comuni.

In conclusione, il testo è molto distante da quello promosso dal nostro Gruppo nella scorsa legislatura, ma - evidentemente - rappresenta l'unica possibilità che hanno i piccoli Comuni di vedere oggi qualche incentivo in più da parte dell'attuale Governo e dell'attuale maggioranza. Noi consideriamo questo un piccolo e primo passo nella direzione da perseguire, che è quella di andare sempre incontro alle esigenze dei sindaci, che non devono essere tarpati, e delle associazioni che in qualche modo sono in difficoltà serie.

Per questi motivi, dunque, esprimeremo, nostro malgrado, voto favorevole al provvedimento.

Vorrei dire al senatore Orellana, che non vedo ora in Aula, che non vi è alcuna incongruenza rispetto alle mie critiche e a quelle dei colleghi della Lega Nord intervenuti stamane in discussione generale. Tuttavia, il rischio che il provvedimento in esame crei nei sindaci solo aspettative è molto elevato. Noi, come Lega Nord, la coerenza l'abbiamo. Attendiamo di registrare quella del Partito Democratico e del Gruppo Alternativa Popolare - Centristi per l'Europa - NCD, con il ritiro dei loro disegni di legge sulla fusione dei piccoli Comuni. Diversamente, sarebbe certificata in voi una certa schizofrenia, perché non possono esistere la volontà di valorizzare i piccoli Comuni e, al contempo, quella di sopprimerli. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

DAVICO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAVICO (FL (Id-PL, PLI)). Signora Presidente, onorevoli colleghi, i piccoli Comuni rappresentano una parte fondamentale del tessuto socio-economico della nostra Nazione e, se adeguatamente valorizzati, possono diventare una straordinaria risorsa per il nostro territorio sotto diversi punti di vista: ambientale, paesaggistico, storico e architettonico, nonché della piccola cultura locale, dell'arte e dell'enogastronomia. Sono veramente tanti gli aspetti che sottostanno a questa micro realtà che fa grande il nostro Paese.

L'importanza dei piccoli Comuni è anzitutto numerica. I piccoli Comuni con meno di 5.000 abitanti sono quasi 6.000 e costituiscono la stragrande maggioranza dei centri abitati dell'Italia. Tali Comuni amministrano il 30 per cento della popolazione, ma gestiscono il 50 per cento del territorio, soprattutto quello più difficile, quello magari di grandi estensioni, di montagna, collina o delle grandi aree non urbanizzate.

È per questo motivo che accogliamo con un atteggiamento di ottimismo e tutto sommato positivo qualsiasi proposta che si ponga l'obiettivo di supportare l'azione e la semplificazione della vita dei nostri concittadini e soprattutto dei loro amministratori, che ogni giorno si spendono perché tutto questo enorme patrimonio possa essere salvaguardato e resti patrimonio di tutti, della Nazione intera.

Per essere obiettivi, però, occorre riconoscere che il disegno di legge in esame va visto e valutato sotto diverse angolature. Se, come ho detto poc'anzi, da un certo punto di vista ne sottolineiamo l'ottimismo e la positività, da un altro ne rileviamo la limitatezza. Il primo limite è quello del tempo: siamo in ritardo di almeno dieci anni su questi temi e su questo tipo di intervento. Soprattutto, l'intervento previsto non è completo perché, alla fine di tutto, si basa su uno stanziamento di risorse abbastanza irrisorio e non dà risposte complete. Nei piccoli Comuni bisogna anzitutto poterci vivere e avere a disposizione i servizi e tutte quelle condizioni di vita che impediscono la desertificazione. Infatti, i giovani li devono abbandonare, gli anziani restano e gli amministratori sono soli con sé stessi e senza risorse a gestire territori enormi, vasti e anche difficili. Per questo motivo, la prima critica immediata, già sottolineata da numerosi colleghi, è quella della risibilità dell'investimento economico che consentirà a fatica di attuare alcune di quelle iniziative che sono indicate nell'articolato di legge. Tanto per capirci, stiamo parlando di 10 milioni per il 2017 e di 15 milioni l'anno per gli anni 2018-2023. Considerando che i Comuni sono oltre 5.000, il calcolo è elementare: si tratta di cifre che si aggirano tra i 2.000 e i 3.000 euro l'anno. Risolveranno molto poco, se non addirittura nulla.

Ecco che la sostanza della norma, molto dettagliata e approfondita - che comunque condividiamo - viene vanificata da questa drammatica penuria di investimenti da parte dello Stato e delle amministrazioni pubbliche. Se consideriamo, invece, la strategia, i principi e la direzione che stanno alla base di questa iniziativa legislativa, allora essa può rappresentare un punto di partenza importante nel percorso di riconoscimento e valorizzazione del ruolo che questi centri urbani svolgono all'interno del nostro tessuto socioeconomico nazionale.

I piccoli Comuni hanno importanza sotto altri aspetti e questo, colleghi, dobbiamo ricordarcelo: uno di essi è la gestione del territorio, per lo più delle aree interne, amministrate in modo difficile e impervio, a volte anche eroico. Allora si capisce anche l'importanza che queste microrealtà hanno anche dal punto di vista della tutela e della salvaguardia del territorio, della natura, della flora e della fauna, della tutela boschiva, idrogeologica e dei parchi naturali, di cui il nostro territorio è ricco come pochi altri.

Ma i piccoli Comuni hanno anche una funzione sociale che non può essere dimenticata, ma che anzi va considerata con attenzione e sorretta. In una Nazione in cui l'invecchiamento demografico ha raggiunto livelli tali da essere considerato una vera e propria emergenza, è inevitabile che proprio nei piccoli centri vi sia una concentrazione maggiore di persone anziane rispetto alle aree a maggiore densità di popolazione. Questo porta a considerare come prioritarie, in queste zone, le risorse per l'assistenza sociosanitaria e per lo svolgimento dei servizi a questa collegati. Mi riferisco a quella possibilità di vita cui accennavo all'inizio del mio intervento.

Rappresentano, inoltre, una grande e straordinaria potenzialità in termini economici. Infatti, è ormai acclarato che nei più di 5.000 Comuni con meno di 5.000 abitanti, cioè il 72 per cento dei Comuni italiani, è custodito un patrimonio straordinario di beni culturali e ambientali, tradizioni, abilità manifatturiere, saperi e sapori, convivialità, capacità nel coltivare la terra e produzioni agricole, magari dimenticate, che non fanno quantità, ma qualità e che molti ci invidiano. Sicuramente ciò può ancora di più rappresentare una potenzialità di sviluppo economico importantissima per la nostra Nazione.

Penso anche al turismo: i piccoli Comuni italiani sono una realtà positiva nel panorama turistico nazionale, che dimostra capacità di tenuta e di attrazione nei confronti di visitatori italiani e stranieri. Piccoli Comuni e città d'arte, piccole culle di opere d'arte che, messe insieme, costituiscono un grande patrimonio artistico che rende il nostro Paese straordinario. Questo patrimonio, così come i parchi e le altre ricchezze paesaggistiche, costituiscono un tutt'uno che, abbinato all'agricoltura e ai nostri prodotti tipici, il mondo intero ci invidia e va valorizzato ancora di più di quanto stiamo facendo in questa occasione.

Allora lo sviluppo delle filiere corte, come finalizzazione, ristrutturazione e commercializzazione, rappresenta un'altra delle potenziali ricchezze di questi territori. Ecco perché vale la pena puntare su questi piccoli centri, forse oggi ancor più delle grandi aree metropolitane o addirittura delle grandi città d'arte, perché lì c'è un turismo diverso, magari di nicchia, ma unico, perché maturo, di qualità e inserito nel territorio. Questo rappresenta un volano per una vera rinascita e un solido sviluppo economico che sia capillare su tutto il territorio nazionale.

Infine, credo che vi sia un'altra ricchezza intangibile, ma per alcuni aspetti ancora più preziosa: quella della preservazione dell'identità di una Nazione e di un popolo. La protezione di un'identità culturale, storica, archeologica, architettonica, paesaggistica che in questi piccoli borghi viene quanto mai esaltata. Abbiamo approvato ieri due disegni di legge per la celebrazione dei centenari dalla morte di grandi italiani che hanno fatto grande l'arte, la cultura e la scienza. Essi venivano da piccoli Comuni, da piccoli luoghi, da cittadine medievali che a quel tempo, così come anche oggi, erano davvero microscopiche nel panorama nazionale e internazionale. Si tratta di un'identità intangibile, che però si trasforma in un tangibile valore economico, legato all'eccellenza e all'esclusività di quell'arte di vivere del nostro Paese, che è unica. Se dovessi fare i nomi di tali paesi, l'elenco raccoglierebbe l'Italia intera.

Signora Presidente,tutto ciò per dire che siamo d'accordo sulle iniziative di recupero e riqualificazione dei centri storici; alcuni componenti del nostro Gruppo hanno presentato specifiche disegni di legge su questi temi, che magari verranno poi ripresi ed andranno ad aggiungersi e ad integrare ciò che stiamo facendo in questa occasione. Siamo d'accordo sulla necessità di misure per il contrasto dell'abbandono di immobili nei piccoli Comuni, sull'acquisizione di case cantoniere e sulla realizzazione di circuiti e itinerari turistico-culturali, sulla diffusione della banda larga, sulla promozione dei prodotti a chilometro zero e dunque su gran parte del contenuto di questa proposta, che però va supportata. Come dicevo all'inizio del mio intervento, occorre che in tali luoghi ci si possa vivere e lavorare, altrimenti tutto ciò che è stato fatto diventa debole e abbastanza risicato.

Per tutti i motivi brevemente esposti, seppur consapevoli delle criticità e delle necessità ancora esistenti, dichiaro che il Gruppo Federazione della Libertà voterà a favore del disegno di legge in esame. (Applausi dal Gruppo FL (Id-PL, PLI)).

BARANI (ALA-SCCLP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARANI (ALA-SCCLP). Signora Presidente, già nel 2006, quando sono stato eletto per la prima volta in Parlamento, alla Camera dei deputati, avevamo iniziato a discutere dei piccoli Comuni. Sono passati dodici anni e in questo tempo non siamo riusciti ad approvare una legge sui piccoli Comuni. Oggi - anzi domani - sembra sia la volta buona.

Il nostro Gruppo deliberatamente non ha voluto presentare emendamenti, perché il testo del disegno di legge ci è stato trasmesso dalla Camera dei deputati e dunque, se il Senato non apporterà cambiamenti, la legge verrà approvata in via definitiva e finalmente i piccoli Comuni avranno una legge. Riteniamo che si sarebbe potuto fare meglio, ma anziché niente, riteniamo che quello che è stato fatto alla Camera dei deputati sia più che sufficiente. Vi posso infatti garantire che in questi dodici anni ho ascoltato i più vari interventi di mera demagogia. Tutti a parlare infatti della necessità di intervenire sui piccoli Comuni, ma mai i due rami del Parlamento sono riusciti a sottoporre una legge in materia di promulgazione del Presidente della Repubblica.

Domani sarà dunque un grande giorno, perché finalmente avremo la legge. Sarà il 28 settembre e quasi mi torna in mente la canzone dell'Equipe 84, intitolata «29 settembre»: si tratta forse di una data fortunata. Anticipo dunque la nostra intenzione di voto, che abbiamo dimostrato, non avendo neanche voluto rischiare che venisse approvato un emendamento, perché altrimenti anche questa legislatura, come le tre precedenti, sarebbe trascorsa senza addivenire all'approvazione di una legge a favore dei piccoli Comuni. È infatti ampiamente dimostrato il ruolo di fondamentale importanza che rivestono per l'intero Paese i Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, per un ammontare complessivo, come hanno in precedenza ricordato alcuni colleghi, di circa 5.600 realtà. Tra l'altro, ho avuto la fortuna di guidare un Comune con popolazione al di sotto dei 5.000 abitanti e quindi, da sindaco, posso testimoniare le mille difficoltà che i circa 5.600 piccoli Comuni italiani tutti i giorni devono superare. Non dimentichiamo che ci sono anche Comuni di 600 anime, che devono fare gare d'appalto come il Comune di Roma o di Milano, non avendo nessun tipo di struttura. Forse, il disegno di legge sulle inclusioni dei piccoli Comuni serve anche perché la struttura è comunque quella: c'è bisogno del segretario comunale, del ragioniere capo, dell'ingegnere capo; c'è bisogno della Polizia municipale; tutto questo con 600 anime. Insomma, ci sono tante situazioni che vanno risolte giorno dopo giorno, che magari stando qui dentro non si capiscono. Ecco perché dico che forse il vero Papa è quello che ha fatto il prete di campagna: il vero legislatore è quello che è passato per i piccoli Comuni, che quindi ha fatto il corso degli onori e sa di cosa si tratta non essendo stato calato dall'alto nei due rami del Parlamento senza sapere nemmeno di cosa si parla.

Giungono dati positivi sul turismo delle aree protette che interessano per la maggiore parte i piccoli enti locali, queste 5.600 realtà. Il ruolo di questi Comuni nel qualificare e rilanciare una parte consistente dell'offerta turistica nazionale è ormai un dato certo: non solo le città d'arte, non solo Venezia, Roma, Firenze, Napoli, Milano, ma anche le piccole realtà. Io vivo nella Lunigiana, la regione storica dei castelli, ma anche le vicine Cinque Terre sono meta di migliaia e migliaia di turisti, soprattutto americani.

Parliamo del 70 per cento dei Comuni italiani che racchiudono in sé un patrimonio straordinario di beni culturali e ambientali, di tradizioni, di campanili e abilità manifatturiere, di saperi e convivialità, oltre ad avere un'importanza sempre più acclarata nel settore agricolo.

Le produzioni italiane certificate sono le più numerose d'Europa e sono in costante aumento sulla scorta di quella tradizione in ambito alimentare e vitivinicolo che ha sempre caratterizzato il nostro territorio. Basti pensare alla dicitura «doc» riservata a olio e miele che vengono esportati nel mondo. Basti pensare che nel biologico siamo i primi in Europa e i terzi nel mondo grazie a queste 5.600 realtà. È dunque evidente il contributo imprescindibile che i piccoli Comuni forniscono alla nostra economia - sono una cellula che dà la possibilità di formare un organo - ed è motivo di orgoglio poter parlare di un settore da considerare in ulteriore espansione. Molti produttori italiani di qualità stanno, infatti, investendo nella ricerca e nella sperimentazione sui vitigni autoctoni, sulle ricchezze biologiche ambientali che si possiedono, dal castagno al fungo, all'olio, al miele, che in gran parte interessano i piccoli Comuni, soprattutto quelli montani.

Si tratta di realtà foriere di innovazioni e creatività imprenditoriali che hanno il merito di essersi proiettate sul più ampio panorama nazionale e internazionale, forti del valore e della qualità del made in Italy, perché quando Venezia dice di non poter più accogliere turisti, al contrario, i piccoli Comuni hanno ancora grandi potenzialità tali da fare aumentare ulteriormente la percentuale di turismo in Italia.

In questo contesto, si sentiva l'esigenza di inquadrare il tema all'interno di un testo unico. Come ho detto, sono dodici anni che sento parlare di testo unico e di chiacchiere ne abbiamo fatte tante; domani, finalmente, le chiacchiere si tramuteranno in realtà essendo arrivati a legiferare su un testo unico dei piccoli Comuni, che racchiuderà tutta una serie di disposizioni in grado di valorizzare queste piccole comunità locali, che sono l'elemento fondamentale dell'identità del nostro Paese.

Dopo tutto, conosciamo molto bene i fattori attrattivi di molti territori della piccola, grande Italia: sicurezza, controllo e coesione sociale, salubrità, qualità, fruibilità dell'ambiente, autenticità delle relazioni umane, cibo buono e genuino, tanto che molti di questi territori ospitano ormai comunità di nuovi cittadini, soprattutto europei e americani, che sono venuti a investire; hanno acquistato ettari e case rurali, le hanno rimesse a posto: lavorano e producono vicino ai nostri concittadini. Sono quindi diventati proprietari e anche produttori di beni. Io abito - ripeto - in Lunigiana e sono solito citare il fiume Magra, che è considerato il più pulito del Centro-Nord; vi è infatti un'attività di pescatori provenienti da Firenze, da Parma, da Piacenza e da Genova, perché è un fiume molto pescoso e chi pratica questo sport sa che lì l'acqua è limpida e quindi può venire a praticare la pesca alla trota o alle anguille.

Queste realtà hanno anche il merito di aver favorito integrazione e inclusione sociale anche nei confronti di tanti lavoratori immigrati - ebbene sì - impegnati nell'agricoltura (cioè in lavori che magari gli italiani non fanno più) e nel manifatturiero.

Il provvedimento in discussione esprime quindi la volontà di valorizzare concretamente territori che, sebbene piccoli, racchiudono un valore enorme; tale volontà va sostenuta al fine di prevedere un sistema integrato di finanziamenti, di incentivazione, di defiscalizzazione e di semplificazioni burocratiche e amministrative per consentire a questi territori di competere e di cogliere le occasioni che paradossalmente proprio la globalizzazione ha aperto.

Per queste ragioni il nostro Gruppo sarà fiero e orgoglioso di vedere finalmente approvato, dopo dodici anni, un testo unico sugli enti locali; anche se non è perfetto, noi lo riteniamo più che sufficiente.

FORNARO (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FORNARO (Art.1-MDP). Signora Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, il disegno di legge in esame ha avuto certamente il pregio di riporre un'attenzione positiva sui piccoli Comuni.

Parlare di piccoli Comuni significa innanzitutto riflettere sul rapporto che c'è nel nostro Paese non solo tra centro e periferia, ma sulla marginalità territoriale e anche sulla nostra storia, le nostre radici profonde e quindi sull'identità italiana che nei Comuni ha avuto un elemento assolutamente fondativo. Bisogna però avere l'onestà intellettuale di ammettere che oggi nell'opinione pubblica si stanno confrontando due visioni opposte quando si parla di piccoli Comuni: da una parte sono identificati come un residuato del passato, come degli enti inutili, e di qui l'idea di stabilire con un tratto di penna un minimo di 10.000 abitanti. Un'altra visione vede i piccoli Comuni come presidi di democrazia e sentinelle del territorio. Noi del Gruppo Articolo 1-Movimento democratico e progressista siamo chiaramente, nettamente e senza indugio per la seconda visione, pur con le dovute correzioni, cioè favorendo, dove è possibile, collaborazione e integrazione tra piccoli Comuni.

Pertanto, il disegno di legge in discussione è per noi un passo in avanti nella direzione giusta della valorizzazione anche delle buone pratiche e ce ne sono molte nelle realtà dei piccoli Comuni italiani; tuttavia diciamo con nettezza, anche in presenza del Governo, che il disegno di legge è timido, troppo timido sul fronte delle risorse che si mettono a disposizione.

È poi innegabile che sia in atto a livello mondiale una concentrazione di sviluppo, lavoro e ricchezza a favore dei grandi centri urbani. Questa delle megalopoli è una tendenza in atto ormai da lungo tempo e che si sta accentuando anche nel nostro Paese. La politica deve quindi provare a riequilibrare questo fenomeno anche nell'interesse delle grandi città urbane, che oggi sono certamente un motore di sviluppo, e che hanno bisogno di avere intorno un ambiente e un sistema di autonomie e di Comuni che possa dare e rafforzare proprio l'identità nazionale. Abbiamo bisogno di piccoli Comuni, perché oggi abbiamo di fronte emergenze straordinarie: idrogeologiche e idriche in numerosi territori del nostro Paese. Siamo di fronte a fenomeni di cambiamento climatico che impongono di avere proprio un presidio sul territorio che solo e soltanto le realtà dei piccoli Comuni possono garantire, in un quadro di efficienza, collaborazione e integrazione che ricordavo prima.

Rimane un non detto di questo disegno di legge, che ha l'obiettivo non solo di porre l'attenzione sui piccoli Comuni, ma anche di provare a costruire politiche attive per il loro rilancio. La questione centrale di chi vive in un piccolo Comune (io ho avuto il privilegio di essere sindaco per dieci anni di un Comune di poco più di 2.000 abitanti e ne sono orgogliosamente consigliere comunale dal 1995) da troppi anni sta avvertendo un problema crescente: mi riferisco alla necessità che esistano sul territorio servizi che consentano a chi vive nei piccoli Comuni di rimanervi, di non andare via e soprattutto, nella prospettiva del rilancio e dello sviluppo, che consentano a nuove famiglie di insediarsi. Questi servizi che dovrebbero rimanere a disposizione dei cittadini dei piccoli Comuni si chiamano scuola, trasporti pubblici, sanità, assistenza domiciliare, banda larga, servizi postali: tutti servizi che, in questi anni, hanno visto una compressione, una razionalizzazione, un forte indebolimento in termini di quantità e qualità. Troppo spesso, infatti, anche noi legislatori ci dimentichiamo che negli oltre 5.500 Comuni sotto i 5.000 abitanti, nei piccoli Comuni sugli 8.000 Comuni italiani, vivono circa dieci milioni di persone dei 60,5 milioni del totale italiano. La politica, e questo è il segno positivo di questo disegno di legge, deve provare a contrastare la tendenza che ricordavo prima, contrastare il taglio dei servizi, altrimenti noi ci troveremo di fronte ad una nuova frattura territoriale, una frattura sociale tra cittadini di serie A, quelli delle grandi città che hanno i servizi, che hanno la banda larga e che vivono nella modernità, e cittadini di serie B che vivono in piccoli Comuni marginali che ancora oggi hanno la banda larga con il doppino telefonico mentre nelle città si ragiona su numeri che sono straordinariamente più grandi.

Occorre quindi - e mi avvio alla conclusione - contrastare un fenomeno che esiste, dovuto anche all'invecchiamento della popolazione e alla diminuzione della natalità, che ricordo negli ultimi due anni ha avuto un picco in negativo, e occorre, per contrastare lo spopolamento, favorire l'insediamento anche di nuove imprese in una logica di sviluppo sostenibile. Penso all'agricoltura bio e allo sviluppo del turismo. C'è una grande potenzialità nell'Italia dei piccoli Comuni che credo debba essere una delle priorità del nostro agire di Governo.

Dunque i piccoli Comuni, lo dico con forza in quest'Aula, sono una risorsa e non un peso o un retaggio del passato. Sono una risorsa ambientale, storica e artistica unica che è parte fondamentale dell'identità italiana esattamente come sono parte dell'identità italiana le grandi città del nostro Paese, conosciute in tutto il mondo.

È per queste ragioni che convintamente non abbiamo presentato emendamenti. Non nego che diversi degli emendamenti presentati in Aula fossero ragionevoli e votabili, ma c'era un principio che andava rispettato: dovevamo approvare il testo così come ci è arrivato dalla Camera altrimenti per l'ennesima volta, sul finire della legislatura, non si sarebbe avuta una legge sui piccoli Comuni.

Quindi, per queste ragioni, il Gruppo di Articolo 1-Movimento Democratico e Progressista voterà a favore del provvedimento al nostro esame, chiedendo però - lo dico al rappresentante del Governo che ringrazio per la sua presenza - di dare e di provare a dare delle risposte in termini di risorse e di progetti, a cominciare anche della prossima legge di bilancio. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP e del senatore Caleo).

PERRONE (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERRONE (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Signora Presidente, come preannunciato in fase di discussione generale, questo provvedimento si propone degli obiettivi condivisibili. Tuttavia, il testo oggi all'esame di quest'Aula non sembra in grado di realizzare tutto ciò che promette. Mancano risorse economiche adeguate, un raccordo con le leggi in vigore sulla materia, la definizione delle priorità attraverso cui contenere il fenomeno dello spopolamento e, al contempo, rilanciare i piccoli Comuni, mettendo in condizione le amministrazioni locali di poter investire sul loro territorio.

Siamo consapevoli, tuttavia, che questo è un provvedimento che i piccoli Comuni attendono da diverse legislature, un segnale che dimostra come il legislatore abbia compreso la necessità di trovare soluzioni a un problema che manifesta diverse criticità sul territorio. Serviranno dei correttivi, soprattutto per prevedere maggiori stanziamenti economici, così come bisognerà trasformare le numerose dichiarazioni d'intenti contenute in questo testo in soluzioni reali, in grado di cambiare in meglio lo stato di salute dei piccoli Comuni.

Per tali ragioni, consideriamo questo provvedimento comunque un passo in avanti nella giusta direzione e pertanto dichiaro il nostro voto favorevole. (Applausi dal Gruppo AP-CpE-NCD e del senatore Compagna).

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signora Presidente, colleghe, colleghi, rappresentanti del Governo, questo provvedimento è un importante segnale di attenzione e considerazione verso i piccoli Comuni, che prevalentemente sono dislocati in realtà di montagna. Nel contempo, non possiamo non osservare come questa legge concluda tardivamente il proprio iter e affronti solo parzialmente i problemi dei piccoli Comuni: occorrono maggiori risorse e minori vincoli e quindi ulteriori provvedimenti legislativi che introducano un quadro normativo organico. Il Governo aveva dato assicurazioni in tal senso, con l'annuncio di un collegato specifico sulla montagna, che però non è mai arrivato.

Aver previsto l'accesso dei piccoli Comuni ad un fondo di 10 milioni di euro per il 2017 è un fatto significativo. Tuttavia, il punto essenziale, proprio dalla prospettiva più complessa dei piccoli Comuni, è operare affinché l'accesso al fondo, come alle altre opportunità previste, sia garantito attraverso procedure semplici e flessibili. È anche importante che le politiche di riqualificazione e di coordinamento tra i piccoli Comuni siano sostenute attraverso una significativa e strutturale diminuzione degli oneri di spesa, ad esempio per le contrattazioni fra privati che abbiano per oggetto fondi agricoli con superficie non superiore ai 5.000 metri quadri.

È un impegno che il Governo ha accolto alla Camera, su proposta degli autonomisti, ma che però è già stato disatteso, se proprio in questi giorni il direttore centrale dell'Agenzia delle dogane ha inviato una comunicazione con cui impone, ai fini dell'impiego agevolato di carburante agricolo, che tutti i contratti di comodato agrario, anche per le centinaia di migliaia di piccolissime particelle, siano obbligatoriamente in forma scritta e regolarmente registrati. È evidente che a quel punto i terreni più piccoli rimarranno incolti, visto che il loro utilizzo diventa antieconomico. Lo capisce chiunque, ma non gli organi dello Stato. E questo nonostante nel decreto-legge n. 91 del 2014 fosse stato approvato un mio emendamento che stabiliva che, per le particelle fondiarie di estensione inferiore a 5.000 metri quadrati, gli agricoltori non fossero tenuti a disporre del relativo titolo di conduzione ai fini della costituzione del fascicolo aziendale.

Come Gruppo Per le Autonomie, consideriamo quindi essenziale che si comprenda finalmente che la realtà dei piccoli Comuni, in primo luogo in montagna, richiede un'attenzione maggiore e in termini di sistema, a fronte, come ci dimostra implacabilmente il rapporto «La montagna perduta», di un fenomeno di forte spopolamento, che va assolutamente contrastato.

Combattere lo spopolamento è necessario per contrastare anche il dissesto idrogeologico e per valorizzare porzioni consistenti del territorio nazionale con il loro patrimonio naturalistico e ambientale. Per questo un obiettivo imprescindibile è la costituzione di un modello specifico di governance per le realtà di montagna, attraverso anche una maggiore sinergia interna e un sistema integrato di servizi essenziali, di politiche per lo sviluppo produttivo e per l'attrazione di risorse economiche e sociali. In questa cornice dobbiamo valorizzare il contributo che può venire da chi la montagna la abita. Penso agli imprenditori agricoli che hanno periodi morti e macchinari disponibili, che possono tornare utili per lo sgombero della neve o per i piccoli lavori di manutenzione del territorio o di cura dei boschi, usufruendo così anche di una preziosa opportunità di arrotondamento economico. Ma penso anche allo sviluppo turistico, che necessita di interventi mirati, e l'opportunità dell'albergo diffuso, contenuta nel disegno di legge, costituisce un ottimo esempio al riguardo.

Poter vivere e produrre in montagna non è infatti soltanto un diritto delle popolazioni interessate, ma è una risorsa per il sistema Italia che è necessario tutelare e incentivare. Dunque, è indispensabile garantire ai piccoli Comuni interventi normativi di semplificazione ed un sistema di servizi che possa far superare il divario, oggi insostenibile, con i grandi Comuni. Sotto questi profili, i piccoli Comuni non sono realtà isolate tra loro, ma indicano un percorso, culturale e produttivo, condiviso.

In Trentino, con il progetto «Montagna digitale», stiamo completando un sistema di interconnessione che, attraverso il completamento della rete a banda larga, possa garantire la mobilità via Rete e consentire così di lavorare, senza spostarsi, anche nelle zone più isolate, di connettersi e dialogare con il mondo e di promuovere ovunque i propri prodotti e il proprio territorio. Per questo ho insistito - e spero che nella legge di bilancio si trovino le risorse - per sostenere il volontariato culturale, che è un ulteriore elemento fondamentale per la coesione sociale e la crescita di queste realtà.

Ma dobbiamo anche introdurre esenzioni specifiche e puntuali per le piccole aziende e per le attività economicamente poco rilevanti, ed in particolare esenzioni fiscali per gli esercizi pubblici: se chiudono gli unici punti di ritrovo rimasti; se chiudono gli uffici postali; se non vengono garantiti i servizi scolastici e formativi; se non si corregge la tendenza al depauperamento, una comunità è destinata a morire e i giovani fuggono, impoverendo il territorio, ma anche la nostra società.

Promuovere l'istituzione di centri multifunzionali con una maggiore pluralità di servizi offerti, favorire le attività di promozione del tessuto storico e identitario del territorio e delle attività produttive legate al patrimonio naturale e artistico, determina un valore aggiunto che accresce la competitività del nostro Paese.

Occorre, conseguentemente, che l'Unione europea valorizzi chi coltiva e tutela la terra, mentre oggi, purtroppo con 1'avallo dei nostri organismi nazionali, accade l'opposto: si premiano le rendite di posizione della pianura e si ritiene marginale intervenire a sostegno delle realtà di montagna. Le nostre realtà di montagna sono anche l'esempio dì un diffuso volontariato che difende la ricchezza dei territori alpini, sotto diversi profili. Ho insistito, ad esempio, perché si modificasse la normativa sui defibrillatori - come il Governo ha fatto - per non penalizzare il volontariato sportivo. Anche così si concorre a valorizzare le energie e i progetti diffusi anche nelle piccole realtà.

Noi crediamo insomma che il provvedimento sia positivo, abbia tanti elementi innovativi e un'articolata gamma di opportunità, a conferma della particolarità di questi territori, delle sue necessità, delle sue potenzialità. Il nostro auspicio è che su queste premesse si trovino le risorse necessarie per darne adeguata attuazione. La prossima legge di bilancio è il terreno sul quale stabiliremo se questa legislatura ha avuto la giusta attenzione verso le piccole realtà e i territori di montagna, perché da troppo tempo quei territori attendono fatti concreti e un'attenzione che non sia solamente nelle buone intenzioni. Mi riferisco, ad esempio - solo per citare un tema particolarmente sentito nelle zone alpine - alle difficoltà che riscontriamo nella gestione della presenza dell'orso e del lupo, su cui è necessario un impegno immediato, concreto, per andare incontro alle legittime preoccupazioni dei territori interessati.

Chiediamo in particolare al Governo che la direttiva europea Habitat venga interpretata nel giusto senso di tutela della sopravvivenza della specie e non del singolo individuo, perché se dal livello nazionale non sarà data maggiore autonomia alle istituzioni locali, rischiamo l'esasperazione delle popolazioni residenti e di vanificare un progetto di convivenza che ha salvato le due specie dall'estinzione.

È con questi auspici che dichiaro il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie-PSI-MAIE al provvedimento.

CONTE (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CONTE (AP-CpE-NCD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, oggi arriva a compimento un lavoro lungo e intenso che ha preso le mosse all'inizio di questa legislatura. Quella sui piccoli Comuni è una legge di iniziativa parlamentare frutto dell'ascolto e del dialogo fra diversi Gruppi, di maggioranza e di opposizione, che hanno concorso alla stesura di un testo condiviso e nato dall'incontro di diverse proposte. Per questa ragione, questo provvedimento è innanzitutto una bella pagina per il Parlamento e per la politica.

È la quarta volta che il Parlamento vota la legge sui piccoli Comuni. La prima stesura fu presentata nel luglio del 2011, all'inizio della XIV legislatura. Nella scorsa legislatura, poi, l'approvazione sembrava cosa fatta. Il testo, però, si arenò al Senato senza mai essere stato discusso. Il ritardo nell'approvazione di un provvedimento di questo tenore si è sentito e ha pesato per almeno tre ordini di ragioni.

Il primo è relativo al fatto che l'Italia dei piccoli Comuni rappresenta un segmento molto rilevante del nostro Paese. Sono 5.627 i Comuni con meno di 5.000 abitanti e sono il 70 per cento del totale. Coprono 160.000 chilometri quadrati, cioè il 54 per cento della superficie dell'Italia e ospitano poco più di dieci milioni di abitanti, cioè poco meno del 17 per cento della popolazione totale.

Il secondo ordine di ragioni, legato al primo, è che questi territori sono un elemento fondamentale della entità italiana. Sono spesso caratterizzati da una elevata qualità della vita, da una forte coesione sociale e racchiudono una parte molto importante del nostro patrimonio storico, artistico e paesaggistico e custodiscono molte eccellenze del sistema produttivo italiano.

Il terzo ordine di motivi ha a che fare con la crisi. Se non si accorciano, infatti, le distanze tra i territori italiani, la strada della ripresa continuerà a essere in salita e carica di difficoltà. Sì, perché in questo caso non sarà il mercato da solo a risolvere questo problema, se non affrontiamo uno sforzo comune per ricostituire le condizioni e le opportunità, affinché questa parte dell'Italia possa realmente scommettere su di sé. Una scommessa che deve essere lanciata perché può essere vinta solo se prestiamo attenzione a fenomeni che si sono affermati in questi anni e che sono di grande interesse.

Basti pensare alle nuove forme di turismo, alla crescita dell'imprenditoria giovanile, soprattutto in agricoltura, che punta tutto sulla qualità e sulla identità territoriale. Oggi il 93 per cento delle denominazioni di origine protetta e delle indicazioni geografiche protette ha a che vedere con i piccoli Comuni; allo stesso modo il 79 per cento dei vini di maggiore qualità. Dunque, non stiamo affatto parlando di un'Italia minore, non stiamo parlando di un Paese arretrato; parliamo, certo, di aree in difficoltà e anche di marginalità, ma parliamo anche di straordinari esempi di competitività, di creatività e di coraggio, cui dobbiamo rispondere offrendo strumenti adeguati e altrettanto innovativi, che consentano a queste potenzialità di esprimersi fino in fondo. Dobbiamo, cioè, riorientare lo sguardo e l'attenzione politica a questa Italia, alla sua complessità, alle sue ricchezze e ai suoi problemi e limiti, per consentirle di esprimere tutto il suo potenziale.

A noi spetta un compito delicato: fare un'operazione di ricucitura del Paese a fronte di una crisi che ha colpito duramente, allargando le distanze, quelle sociali e quelle territoriali, e indebolendo il tessuto connettivo delle comunità, slabbrando e sfilacciando il sistema di relazioni e fiaccando le economie locali e le imprese. Dobbiamo fare questo tenendo presente che, nonostante ciò, questa Italia dentro la crisi ha reagito e sta reagendo. E dentro questo universo di 5.627 Comuni ve ne sono alcuni che sono tornati a crescere negli anni più recenti, perché sono state messe in campo politiche adeguate per lo sviluppo, a partire dalla progettualità locale. Queste comunità hanno reagito e altre possono reagire pensando al futuro, senza però disperdere nulla delle proprie radici, della propria storia e della propria identità.

È in questo incontro fecondo tra tradizione e futuro che le comunità locali hanno fatto sistema, incrociando alcuni dei sentieri più interessanti e innovativi, come la green economy e le energie rinnovabili, o individuando e valorizzando attrattive culturali su cui costruire un turismo sostenibile o, ancora, puntando sull'agroalimentare di qualità, sulla filiera corta e puntando e investendo su buone pratiche, sulla trasparenza e sulla legalità. In sostanza, una parte significativa di quella ripresa necessaria al Paese passa da qui, dai piccoli Comuni. Passa da questi territori, che, poi, sono i territori di tanti di noi.

Non credo di esagerare nel dire che questo Parlamento deve un pensiero e un tributo ai tanti sindaci e ai tanti amministratori locali che, in questi anni, hanno fatto il possibile e anche l'impossibile per rispondere ai problemi e tenere insieme le loro comunità. È a loro che dobbiamo tendere una mano. Ecco, allora, che con questo provvedimento si ha finalmente il riconoscimento dell'interesse generale nazionale per chi vive e lavora nei piccoli Comuni, nelle aree rurali e montane.

Pure in un quadro delicato di finanza pubblica, grazie al confronto con il Governo, siamo riusciti ad invertire una tendenza e a renderla più favorevole ai territori, sia per la costituzione di un fondo nazionale per gli investimenti che, in ogni caso, avrà un effetto moltiplicatore, sia perché questo provvedimento traccia nuove linee di lavoro e di intervento su cui tutti i livelli istituzionali dovranno muoversi, concorrendo direttamente e sollecitando i privati a fare la propria parte.

L'attenzione della maggioranza per le realtà locali parte da lontano: penso ai programmi per i 6.000 campanili, al decreto sugli enti locali dello scorso anno e alla legge di stabilità, che ha eliminato il Patto di stabilità; penso al programma «Cantieri in comune», contenuto nel provvedimento sblocca Italia; penso al collegato ambientale, che su patrimonio ambientale e capitale naturale riallinea l'Italia ai Paesi più avanzati d'Europa; penso al programma per le aree interne e, infine, al programma «Casa Italia».

Il pregio maggiore di questo provvedimento riguarda l'assorbimento nel testo di talune disposizioni che precedentemente avevano fatto parte della legge quadro sulla montagna. Sia la legge sui piccoli Comuni che la legge sulla montagna hanno seguito stesso destino accidentato. La Costituzione, all'articolo 44, prevede norme speciali sulle zone montane, ma purtroppo la montagna è rimasta solo sulla carta un bene da tutelare. In questa legislatura la montagna italiana non è più in agenda: il Fondo sulla montagna è passato dai 60 milioni di euro del 2000 agli spiccioli di oggi, dimenticando quindi il dettato costituzionale.

Parlare di piccoli Comuni, quindi, significa parlare di Comuni montani; su circa 8.000 Comuni italiani, sono classificati montani circa 4.200, totalmente montani 3.533 e parzialmente montani 655 Comuni. Quali sono dunque gli aspetti positivi della legge sulla montagna entrati a far parte dalla legge sui piccoli Comuni? Sostanzialmente due: il primo è il concetto di marginalità come handicap permanente, che la legge, seguendo l'impostazione comunitaria, intende superare in forme altrettanto permanenti. Il testo che andiamo ad approvare parla espressamente di Comuni ubicati in aree contrassegnate da difficoltà di comunicazione e dalla lontananza dai grandi centri urbani e di Comuni appartenenti alle Unioni di Comuni montani.

Il secondo aspetto positivo è il concetto di valore: i piccoli Comuni sono una notevole fonte di risorse per il territorio, sia dell'Italia che dell'Unione, soprattutto nei settori delle acque, delle foreste, dell'agricoltura, del paesaggio, del turismo, della biodiversità, delle tradizioni culturali e dei prodotti tipici. In questo senso, quanto dicono i trattati dell'Unione per la montagna vale anche per i piccoli Comuni: possono contribuire in modo efficace a salvaguardare, tutelare e migliorare la qualità dell'ambiente, a proteggere la salute dell'uomo nonché ad assicurare la gestione sostenibile delle risorse naturali.

Altri punti di grande valore sono: la possibilità per i piccoli Comuni di individuare, nell'ambito dei propri centri storici, zone di particolare pregio nelle quali realizzare interventi integrati pubblici e privati finalizzati al recupero e alla riqualificazione urbana; la precedenza dei piccoli Comuni nell'accesso ai finanziamenti pubblici previsti per la realizzazione dei programmi di government con priorità ai collegamenti informatici nei centri multifunzionali; le norme sulla multifunzionalità degli uffici postali come luoghi di pagamento di tasse e tariffe.

Quanto alle disposizioni sulla promozione e la vendita dei prodotti provenienti da filiera corta o a chilometro zero, giova ricordare che queste disposizioni si configurano come norme di chiusura di un complesso ciclo di interventi a tutela dei prodotti tipici e, in generale, dell'agroalimentare italiano, che non solo ha prodotto un incremento dell'export di settore superiore al 3 per cento lo scorso anno, ma ha fatto anche esplodere il turismo enogastronomico. I turisti stranieri oramai affollano i circuiti enogastronomici quanto le città d'arte.

Il testo è un punto di partenza; è un testo di riordino e semplificazione normativa. In futuro si potrà e si dovrà migliorare, soprattutto per quel che riguarda la quantità dei finanziamenti. Ad esempio, una norma sull'utilizzo privilegiato di quota delle risorse comunitarie sarebbe apprezzabile per il futuro.

Ribadisco, quindi, il pieno sostegno e il voto favorevole di Alternativa Popolare al presente testo. (Applausi dal Gruppo AP-CpE-NCD).

PRESIDENTE. Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

BARANI (ALA-SCCLP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARANI (ALA-SCCLP). Signora Presidente, il mio intervento riguarda un'intervista di Aldo Cazzullo, apparsa oggi sul «Corriere della sera», a D'Alema, che dice di essere generoso con le persone in difficoltà, come lo è stato con Craxi. Aldo Cazzullo e il compianto Gianni Pennacchi erano due giornalisti che erano al mio seguito quando ho portato, da sindaco di Aulla, la cittadinanza onoraria a Bettino Craxi e conoscono la verità perché sono stati testimoni di quanto pensava Craxi della situazione politica di quel momento.

È giunto il momento di ripristinare un minimo di verità storica rispetto a una pagina già di per sé molto dubbia della storia politica e istituzionale italiana, sulla quale si continua a parlare in maniera distorta, anche da parte di chi di quella fase è stato protagonista. Mi riferisco, come ho detto, a Massimo D'Alema, che da un po' di tempo a questa parte e, in un ultimo, questa mattina, attraverso un'intervista, millanta forti tentativi di favorire il rientro di Craxi in Italia per farlo curare. Si tratta di fandonie perché la verità è che, da buon comunista, D'Alema, oltre ad avversare Craxi e tutti i socialisti, li odiava, li ha esclusivamente danneggiati, politicamente e sotto l'aspetto giudiziario e li ha solo e sempre invidiati.

Che D'Alema abbia tentato di riportare Craxi in Italia per l'operazione poi praticatagli in condizioni di emergenza in un ospedale militare di Tunisi, lo sapevamo. Che abbia trovato l'indisponibilità dei magistrati milanesi a consentire al paziente, come Craxi aveva tassativamente richiesto, di essere ricoverato in un ospedale milanese senza piantoni davanti alla stanza, era altrettanto noto. Non mi risulta però che l'allora presidente del Consiglio ne abbia fatto una questione dirimente. Ha semplicemente accettato il niet della procura milanese.

Che Craxi per D'Alema sia oggi diventato un uomo di sinistra è certo una novità. Sapeva già dagli anni Ottanta dei suoi rapporti con Arafat, ma prima anche con i democratici cileni, con i socialisti spagnoli e portoghesi in esilio, così come con i dissidenti cecoslovacchi. Adesso è diventato di sinistra perché bisogna accusare Renzi di essere di destra. È mai possibile che i comunisti o gli ex comunisti arrivino ad ammettere i loro errori sempre con venti o trenta anni di ritardo e solo perché conviene loro?

Ricordo che durante la richiesta di autorizzazione a procedere contro Craxi, D'Alema ebbe modo di accusarlo, dicendo che l'unica passione di Craxi era l'odio verso i comunisti.

Solo dopo la distruzione per via giudiziaria del PSI, D'Alema aprì una riflessione sui meriti politici di Craxi. Lo fece dopo la sconfitta elettorale del 1994, penso su suggerimento del socialista Amato, per tentare di recuperare i voti socialisti finiti a Berlusconi, sempre per convenienza, quindi. Nel mentre - è bene ricordarlo - tale Antonio Di Pietro era stato candidato proprio da lui con l'Ulivo, nel collegio blindato del Mugello.

La verità è che da buon doppiogiochista - noi lo consideriamo compagno nizarito, cioè di una setta che ha voluto scientemente colpire e distruggere Craxi e i socialisti - mentre faceva sì che il proprio partito godesse dei finanziamenti russi e delle cooperative, D'Alema sollevava insieme ai propri compagni di partito l'esistenza di una questione morale dentro e fuori dal Parlamento italiano, per la quale accusava Craxi e i socialisti. I comunisti, D'Alema incluso, hanno solo preso da Craxi, a partire dall'ingresso del PDS nell'Internazionale socialista, reso possibile dall'allora leader del PSI, che con un atto, quello sì, di grandissima generosità politica, ne consentì l'accettazione, mentre gli ex PCI erano tenuti fuori dalla porta con il cappello in mano. Fu ripagato solo con fiumi di odio e di menzogne e oggi è inaccettabile che D'Alema bestemmi affermando di aver aiutato Craxi quando era in difficoltà, dimenticando che è solo approfittando delle sue vicissitudini politiche, giudiziarie e di salute che è riuscito a entrare a Palazzo Chigi.

BAROZZINO (Misto-SI-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BAROZZINO (Misto-SI-SEL). Signora Presidente, fino a qualche anno fa la politica o una parte di essa poneva al centro del suo essere il lavoro e la sicurezza sul lavoro perché riteneva inaccettabile che si potesse morire sul lavoro o per il lavoro. Si diceva - ricordo bene i tanti convegni e impegni - che raggiungere il rischio zero in tema di sicurezza lavoro era quasi impossibile, ma l'impegno doveva essere quello di andarci molto vicino.

Invece alla politica attuale questo tema sta scivolando addosso in modo preoccupante, come se non ci fosse un rimedio alle morti bianche. Dal mio punto di vista, si tratta di una cosa assurda.

Parliamo di un vero e proprio dramma, di un'inciviltà che non dovrebbe essere degna del nostro Paese. Circa tre persone al giorno muoiono sul lavoro e - badate bene - parliamo solamente di morti riconosciute dall'INAIL, cioè non vengono dichiarati morti sul lavoro chi, per esempio, lavora in nero, non è assicurato con l'INAIL o i tanti le cui famiglie hanno dei contenziosi aperti.

Come se non bastasse, siccome al peggio non c'è mai fine, è di pochi giorni fa la notizia che purtroppo i morti sul lavoro sono addirittura in aumento, del 5,2 per cento. Parliamo di donne, uomini e a volte ragazzi che escono di casa vivi per andare a lavorare e rientrano in una bara: una cosa terrificante, solo a pensarci. Credo sia una sconfitta per tutta la politica. Non oso immaginare cosa provoca nei familiari una vicenda del genere.

In questi giorni ho letto tantissime dichiarazioni sul tema delle morti sul lavoro e, per rispetto dei morti e delle loro famiglie, non voglio aggiungere altro. Penso che la politica non possa girare le spalle a un tema così importante, su cui deve fare di più, compiendo uno sforzo sincero e per davvero. Guardate, basta poco per fare questo sforzo.

Intanto, cominciamo ad avere rispetto per i lavoratori invece di condannarli a non avere diritti e, quindi, a non poter pretendere la sicurezza sui luoghi di lavoro. Chiunque conosce il lavoro, sa che sto dicendo la verità. Tutto questo è risolutivo? Sicuramente no. Di sicuro, però, non farebbe male e sarebbe un inizio per una lotta vera alle morti bianche sul lavoro.

Sono voluto intervenire perché si tratta di un tema veramente importante di cui trovo inaudito che la politica non si faccia carico. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL).

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 28 settembre 2017

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 28 settembre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 20,02).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni (2541)

ARTICOLO 1 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 1.

Approvato

(Finalità e definizioni)

1. La presente legge, ai sensi degli articoli 3, 44, secondo comma, 117 e 119, quinto comma, della Costituzione e in coerenza con gli obiettivi di coesione economica, sociale e territoriale di cui all'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea e di pari opportunità per le zone con svantaggi strutturali e permanenti di cui all'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, promuove e favorisce il sostenibile sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale dei piccoli comuni, come definiti ai sensi del comma 2, alinea, primo periodo, del presente articolo, promuove l'equilibrio demografico del Paese, favorendo la residenza in tali comuni, e tutela e valorizza il loro patrimonio naturale, rurale, storico-culturale e architettonico. La presente legge favorisce l'adozione di misure in favore dei residenti nei piccoli comuni e delle attività produttive ivi insediate, con particolare riferimento al sistema dei servizi essenziali, al fine di contrastarne lo spopolamento e di incentivare l'afflusso turistico. L'insediamento nei piccoli comuni costituisce una risorsa a presidio del territorio, soprattutto per le attività di contrasto del dissesto idrogeologico e per le attività di piccola e diffusa manutenzione e tutela dei beni comuni.

2. Ai fini della presente legge, per piccoli comuni si intendono i comuni con popolazione residente fino a 5.000 abitanti nonché i comuni istituiti a seguito di fusione tra comuni aventi ciascuno popolazione fino a 5.000 abitanti. I piccoli comuni possono beneficiare dei finanziamenti concessi ai sensi dell'articolo 3 qualora rientrino in una delle seguenti tipologie:

a) comuni collocati in aree interessate da fenomeni di dissesto idrogeologico;

b) comuni caratterizzati da marcata arretratezza economica;

c) comuni nei quali si è verificato un significativo decremento della popolazione residente rispetto al censimento generale della popolazione effettuato nel 1981;

d) comuni caratterizzati da condizioni di disagio insediativo, sulla base di specifici parametri definiti in base all'indice di vecchiaia, alla percentuale di occupati rispetto alla popolazione residente e all'indice di ruralità;

e) comuni caratterizzati da inadeguatezza dei servizi sociali essenziali;

f) comuni ubicati in aree contrassegnate da difficoltà di comunicazione e dalla lontananza dai grandi centri urbani;

g) comuni la cui popolazione residente presenta una densità non superiore ad 80 abitanti per chilometro quadrato;

h) comuni comprendenti frazioni con le caratteristiche di cui alle lettere a), b), c), d), f) o g); in tal caso, i finanziamenti disposti ai sensi dell'articolo 3 sono destinati ad interventi da realizzare esclusivamente nel territorio delle medesime frazioni;

i) comuni appartenenti alle unioni di comuni montani di cui all'articolo 14, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, o comuni che comunque esercitano obbligatoriamente in forma associata, ai sensi del predetto comma 28, le funzioni fondamentali ivi richiamate;

l) comuni con territorio compreso totalmente o parzialmente nel perimetro di un parco nazionale, di un parco regionale o di un'area protetta;

m) comuni istituiti a seguito di fusione;

n) comuni rientranti nelle aree periferiche e ultraperiferiche, come individuate nella strategia nazionale per lo sviluppo delle aree interne del Paese, di cui all'articolo 1, comma 13, della legge 27 dicembre 2013, n. 147.

3. Ai fini di cui al comma 2, i dati concernenti la popolazione dei comuni sono aggiornati ogni tre anni e resi pubblici sulla base delle rilevazioni dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT). In sede di prima applicazione, è considerata la popolazione risultante dall'ultimo censimento generale della popolazione.

4. Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, sentito l'ISTAT, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i parametri occorrenti per la determinazione delle tipologie di cui al comma 2.

5. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, è definito, entro sessanta giorni dall'adozione del decreto di cui al comma 4 del presente articolo, l'elenco dei piccoli comuni che rientrano nelle tipologie di cui al comma 2.

6. L'elenco di cui al comma 5 è aggiornato ogni tre anni con le stesse procedure previste dal medesimo comma 5. Contestualmente all'aggiornamento, per ciascun comune appartenente alle tipologie di cui al comma 2, lettere da b) a e), sono rilevati i dati indicativi dei miglioramenti eventualmente conseguiti.

7. Gli schemi dei decreti di cui ai commi 4, 5 e 6 sono trasmessi alle Camere per il parere delle competenti Commissioni parlamentari, da esprimere entro trenta giorni dalla data dell'assegnazione.

8. Le regioni, nell'ambito delle proprie competenze, possono definire interventi ulteriori rispetto a quelli previsti dalla presente legge per il raggiungimento delle finalità di cui al comma 1, anche al fine di concorrere all'attuazione della strategia nazionale per lo sviluppo delle aree interne del Paese, di cui all'articolo 1, comma 13, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. A tal fine, le regioni possono prevedere ulteriori tipologie di comuni rispetto a quelle previste al comma 2 del presente articolo, tenuto conto della specificità del proprio territorio.

9. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

EMENDAMENTI

1.2

ARRIGONI, COMAROLI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI, D'AMBROSIO LETTIERI (*)

Respinto

Al comma 2, lettera a), dopo le parole: «aree interessate da fenomeni di dissesto idrogeologico» inserire le seguenti: «o, comunque, da dimostrate criticità dal punto di vista ambientale».

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

1.4

ARRIGONI, COMAROLI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Al comma 2, lettera a), dopo le parole: «aree interessate da fenomeni di dissesto idrogeologico» inserire le seguenti: « o da pericolosità sismica di zona 1 e 2».

1.5

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO

Respinto

Al comma 2, dopo la lettera a), inserire la seguente:

        «a-bis) comuni collocati in aree interessate da fenomeni sismici, individuate ai sensi dell'articolo 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225;».

1.6

NUGNES, MORONESE, MARTELLI, CASTALDI

Respinto

Al comma 2, sopprimere la lettera h).

        Conseguentemente, dopo il medesimo comma, aggiungere il seguente:

        «2-bis. Le disposizioni di cui al comma 2 si applicano anche ai comuni con popolazione residente fino a 50.000 abitanti comprendenti frazioni con le caratteristiche di cui alle lettere a), b), c), d), f) e g), limitando gli interventi di cui alla presente legge alle medesime frazioni».

1.7

MORONESE, NUGNES, MARTELLI, CASTALDI

Respinto

Al comma 2, lettera h), dopo la parola: «comuni» aggiungere le seguenti: «anche con popolazione superiore ai 5.000 abitanti,».

1.8

MARTELLI, NUGNES, MORONESE

Respinto

Al comma 2, lettera l), aggiungere, infine, le parole: «o di un sito della rete natura 2000».

1.9

NUGNES, MORONESE, MARTELLI, CASTALDI

Respinto

Al comma 2, sopprimere la lettera m).

1.11

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO

Respinto

Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:

        «2-bis. I finanziamenti di cui al comma 2 sono assegnati prioritariamente a quei comuni che rientrano in più di una delle tipologie indicate al medesimo comma 2».

1.12

ARRIGONI, COMAROLI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Al comma 4, dopo le parole: «sentito l'ISTAT» inserire le seguenti: «acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari che si esprimono entro 20 giorni dalla richiesta».

ARTICOLO 2 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 2.

Approvato

(Attività e servizi)

1. Per garantire uno sviluppo sostenibile e un equilibrato governo del territorio, lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province o aree vaste, le unioni di comuni, i comuni, anche in forma associata, le unioni di comuni montani e gli enti parco, per quanto di rispettiva competenza, possono promuovere nei piccoli comuni l'efficienza e la qualità dei servizi essenziali, con particolare riferimento all'ambiente, alla protezione civile, all'istruzione, alla sanità, ai servizi socio-assistenziali, ai trasporti, alla viabilità, ai servizi postali nonché al ripopolamento dei predetti comuni anche attraverso progetti sperimentali di incentivazione della residenzialità, con le modalità previste dal presente articolo.

2. Per le finalità di cui al comma 1, i piccoli comuni, anche in forma associata, possono istituire, anche attraverso apposite convenzioni con i concessionari dei servizi di cui al medesimo comma 1, centri multifunzionali per la prestazione di una pluralità di servizi in materia ambientale, sociale, energetica, scolastica, postale, artigianale, turistica, commerciale, di comunicazione e di sicurezza, nonché per lo svolgimento di attività di volontariato e associazionismo culturale. Le regioni e le province possono concorrere alle spese concernenti l'uso dei locali necessari alla prestazione dei predetti servizi. Per le attività dei centri multifunzionali, i comuni interessati sono autorizzati a stipulare convenzioni e contratti di appalto con gli imprenditori agricoli, ai sensi dell'articolo 15 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228.

EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO

2.2

PICCOLI, MALAN

Respinto

Al comma 1 sopprimere le parole: «e gli enti parco».

2.3

ARRIGONI, COMAROLI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Al comma 1, sostituire le parole: «possono promuovere» con le seguenti: «promuovono».

2.5

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:

        «2-bis. Ai piccoli comuni non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 9 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89 e dell'articolo 37 del decreto legislativo 8 aprile 2016, n. 50».

2.6

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo il comma 2 aggiungere il seguente:

        «2-bis. I piccoli comuni hanno la facoltà e non l'obbligo di dotarsi di un segretario comunale ai sensi dell'articolo 99 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni».

2.10

MORONESE, NUGNES, MARTELLI, CASTALDI

Respinto

Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:

        «2-bis. Le disposizioni di cui all'articolo 37 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, non si applicano alle acquisizioni di lavori, beni, servizi e forniture da parte degli enti pubblici situati nelle zone montane per importi inferiori a 20.000 euro».

G2.100

MARINELLO

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge AS 2541 relativo a «Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni»,

        premesso che:

            l'articolo 2 reca disposizioni in materia di attività e servizi, demandando ai piccoli comuni, anche in forma associata, la promozione della qualità e dell'efficienza dei servizi essenziali in tali enti, con riguardo ad una serie di ambiti, quali ambiente, protezione civile, istruzione, sanità, servizi socioassistenziali, trasporti, viabilità, servizi postali nonché al ripopolamento dei Comuni in questione anche attraverso progetti sperimentali di incentivazione alla residenzialità. Si prevede la facoltà nei piccoli Comuni, anche in forma associata, di istituire centri multifunzionali per la prestazione di una pluralità di servizi per i cittadini nonché la possibilità anche di stipulare apposite convenzioni con i concessionari di servizi;

        considerato che:

            il servizio universale nei diversi ambiti di attività viene normalmente svolto dal fornitore designato nell'ambito di un preciso e ben delimitato perimetro regolamentato, che garantisce la fornitura del servizio sull'intero territorio nazionale, anche nei Comuni più piccoli ed in condizioni disagiate. Da ciò discende una particolare tutela proprio nei confronti degli utenti che risiedono nelle zone più disagiate del territorio (così piccoli comuni, comuni rurali e montani, isole minori), nel perseguimento dell'obiettivo nella coesione sociale,

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di provvedere, nel primo provvedimento utile, a chiarire che l'istituzione di centri polifunzionali per lo svolgimento dei servizi essenziali nell'ambito dei Comuni di cui all'articolo 1 di cui al disegno di legge AS 2541 rappresenta una possibilità che va necessariamente concordata, attraverso apposita convenzione, con i soggetti esercenti tali servizi, poiché si tratta di servizi già regolamentati a livello settoriale.

________________

(*) Accolto dal Governo

G2.101

MORONESE, CASTALDI, MARTELLI, NUGNES

V. testo 2

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge n. 2541 «misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni» premesso che alcuni piccoli comuni riscontrano problemi ingenti nella gestione ordinaria dei rifiuti, non disponendo di autonome isole ecologiche,

        considerato che:

            al fine di prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio è fondamentale attivare iniziative nell'ambito della c.d. economia circolare, dirette a ridurre l'utilizzo di imballaggi e al contempo incentivare la restituzione di specifiche tipologie di imballaggi destinati all'uso alimentare per favorirne il riutilizzo,

        impegna il Governo:

            a) ad assumere apposite iniziative, anche di carattere normativo, volte a incentivare i piccoli comuni di cui all'articolo l nell'attivazione di misure per la riduzione degli imballaggi. In particolare, attraverso progetti sperimentali per ridurre l'utilizzo di contenitori, cannucce e stoviglie di plastica monouso non biodegradabili utilizzati per la somministrazione di alimenti nelle mense di enti pubblici e privati, ospedali, uffici pubblici e privati, aziende e istituti scolastici;

            b) ad assumere apposite iniziative, anche di carattere normativo, volte a incentivare i piccoli comuni di cui all'articolo 1, nell'applicazione del sistema del vuoto a rendere su cauzione per ogni imballaggio contenente birra o acqua minerale servito al pubblico da alberghi e residenze di villeggiatura, ristoranti, bar e altri locali pubblici, conformemente a quanto previsto dall'articolo 39 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221.

G2.101 (testo 2)

MORONESE, CASTALDI, MARTELLI, NUGNES

Approvato

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge n. 2541 «misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni» premesso che alcuni piccoli comuni riscontrano problemi ingenti nella gestione ordinaria dei rifiuti, non disponendo di autonome isole ecologiche,

        considerato che:

            al fine di prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio è fondamentale attivare iniziative nell'ambito della c.d. economia circolare, dirette a ridurre l'utilizzo di imballaggi e al contempo incentivare la restituzione di specifiche tipologie di imballaggi destinati all'uso alimentare per favorirne il riutilizzo,

        impegna il Governo, compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica:

            a) ad assumere apposite iniziative, anche di carattere normativo, volte a incentivare i piccoli comuni di cui all'articolo l nell'attivazione di misure per la riduzione degli imballaggi. In particolare, attraverso progetti sperimentali per ridurre l'utilizzo di contenitori, cannucce e stoviglie di plastica monouso non biodegradabili utilizzati per la somministrazione di alimenti nelle mense di enti pubblici e privati, ospedali, uffici pubblici e privati, aziende e istituti scolastici;

            b) ad assumere apposite iniziative, anche di carattere normativo, volte a incentivare i piccoli comuni di cui all'articolo 1, nell'applicazione del sistema del vuoto a rendere su cauzione per ogni imballaggio contenente birra o acqua minerale servito al pubblico da alberghi e residenze di villeggiatura, ristoranti, bar e altri locali pubblici, conformemente a quanto previsto dall'articolo 39 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221.

ARTICOLO 3 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 3.

Approvato

(Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni)

1. Nello stato di previsione del Ministero dell'interno è istituito, con una dotazione di 10 milioni di euro per l'anno 2017 e di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023, un Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni, destinato al finanziamento di investimenti diretti alla tutela dell'ambiente e dei beni culturali, alla mitigazione del rischio idrogeologico, alla salvaguardia e alla riqualificazione urbana dei centri storici, alla messa in sicurezza delle infrastrutture stradali e degli istituti scolastici nonché alla promozione dello sviluppo economico e sociale e all'insediamento di nuove attività produttive. Per gli anni 2017 e 2018, nel Fondo di cui al primo periodo confluiscono altresì le risorse di cui all'articolo 1, comma 640, secondo periodo, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, che sono destinate esclusivamente al finanziamento degli interventi di ristrutturazione dei percorsi viari di particolare valore storico e culturale destinati ad accogliere flussi turistici che utilizzino modalità di trasporto a basso impatto ambientale.

2. Ai fini dell'utilizzo delle risorse del Fondo di cui al comma 1, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, con il Ministro dell'economia e delle finanze, con il Ministro dell'interno, con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, da adottare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, si provvede alla predisposizione di un Piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli comuni.

3. In particolare il Piano di cui al comma 2 assicura priorità ai seguenti interventi:

a) qualificazione e manutenzione del territorio, mediante recupero e riqualificazione di immobili esistenti e di aree dismesse, nonché interventi volti alla riduzione del rischio idrogeologico;

b) messa in sicurezza e riqualificazione delle infrastrutture stradali e degli edifici pubblici, con particolare riferimento a quelli scolastici e a quelli destinati ai servizi per la prima infanzia, alle strutture pubbliche con funzioni socio-assistenziali e alle strutture di maggiore fruizione pubblica;

c) riqualificazione e accrescimento dell'efficienza energetica del patrimonio edilizio pubblico, nonché realizzazione di impianti di produzione e distribuzione di energia da fonti rinnovabili;

d) acquisizione e riqualificazione di terreni e di edifici in stato di abbandono o di degrado, ai sensi dell'articolo 5, anche al fine di sostenere l'imprenditoria giovanile per l'avvio di nuove attività turistiche e commerciali volte alla valorizzazione e alla promozione del territorio e dei suoi prodotti;

e) acquisizione di case cantoniere e del sedime ferroviario dismesso per le finalità di cui all'articolo 6, comma 1;

f) recupero e riqualificazione urbana dei centri storici, ai sensi dell'articolo 4, anche ai fini della realizzazione di alberghi diffusi;

g) recupero di beni culturali, storici, artistici e librari, ai sensi dell'articolo 7;

h) recupero dei pascoli montani, anche al fine di favorire la produzione di carni e di formaggi di qualità.

4. Il Piano di cui al comma 2 definisce le modalità per la presentazione dei progetti da parte delle amministrazioni comunali, nonché quelle per la selezione, attraverso bandi pubblici, dei progetti medesimi da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri sulla base dei seguenti criteri:

a) tempi di realizzazione degli interventi;

b) capacità e modalità di coinvolgimento di soggetti e finanziamenti pubblici e privati e di attivazione di un effetto moltiplicatore del finanziamento pubblico attraverso il concorso degli investimenti privati;

c) miglioramento della dotazione infrastrutturale secondo criteri di sostenibilità ambientale e mediante l'applicazione di protocolli internazionali di qualità ambientale;

d) valorizzazione delle filiere locali della green economy;

e) miglioramento della qualità di vita della popolazione, nonché del tessuto sociale e ambientale del territorio di riferimento;

f) impatto socio-economico degli interventi, con particolare riferimento agli incrementi occupazionali.

5. Il Piano di cui al comma 2 è aggiornato ogni tre anni sulla base delle risorse disponibili nell'ambito del Fondo di cui al comma 1.

6. Con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri sono individuati i progetti da finanziare sulla base del Piano di cui al comma 2 e dei suoi successivi aggiornamenti, assicurando, per quanto possibile, un'equilibrata ripartizione delle risorse a livello regionale e priorità al finanziamento degli interventi proposti da comuni istituiti a seguito di fusione o appartenenti a unioni di comuni. Le risorse del Fondo di cui al comma 1 sono ripartite con decreti del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.

7. Le risorse erogate ai sensi del comma 6 sono cumulabili con agevolazioni e contributi eventualmente già previsti dalla vigente normativa europea, nazionale o regionale.

8. All'onere derivante dal comma 1, pari a 10 milioni di euro per l'anno 2017 e a 15 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per gli anni 2017 e 2018, dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2016-2018, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2016, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.

9. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO

3.100

CASTALDI, GIROTTO, MORONESE, NUGNES, PUGLIA (*)

Respinto

Ai commi 1 e 8, ovunque ricorrano, sostituire le parole:«10 milioni» e «15 milioni» rispettivamente con le seguenti: «40 milioni» e «45 milioni» conseguentemente, dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 3-bis.

(Agevolazioni economiche e fiscali e incentivi alle pluriattività)

        1. I piccoli comuni, avvalendosi delle risorse di cui all'articolo 3, comma 1, possono accedere a mutui a tasso agevolato erogati dalla Cassa depositi e prestiti spa a un tasso pari al 30 per cento del tasso di riferimento per la ristrutturazione di edifici pubblici, per il recupero dei centri storici e la promozione turistica, per il finanziamento di interventi diretti a tutelare l'ambiente e i beni culturali, a mettere in sicurezza le infrastrutture stradali e gli istituti scolastici, nonché a favorire l'insediamento di nuove attività produttive e la realizzazione di investimenti nei medesimi comuni.

        2. Al fine di favorire a livello locale la realizzazione di opere pubbliche, l'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) si applica nella misura ridotta del 10 per cento sulle cessioni di beni e servizi effettuate nella realizzazione di opere pubbliche da parte dei piccoli comuni, per importi complessivi che non richiedono l'effettuazione di gare europee e nel rispetto dei vincoli per la tutela della concorrenza.

        3. Le imprese operanti nei piccoli comuni che investono nel miglioramento .della propria attività, in particolare per l'adeguamento e l'ammodernamento funzionale degli impianti e delle attrezzature e per la realizzazione di iniziative volte al miglioramento dell'assetto del territorio, possono avvalersi dell'agevolazione consistente nel riconoscimento di un credito di imposta, pari al 10 per cento, commisurato ai nuovi investimenti acquisiti, applicato nel rispetto dei criteri e dei limiti di intensità di aiuto stabiliti dalla Commissione dell'Unione europea. Il predetto credito di imposta è incrementato al 15 per cento nel caso in cui le imprese beneficiarie abbiano operato, nei due anni successivi a quello in cui hanno ottenuto l'agevolazione di cui al presente comma, investimenti di importo pari ad almeno 500.000 euro.

        4. Per i piccoli comuni, la determinazione del reddito d'impresa per attività commerciali, agricole, artigianali e per i pubblici esercizi con un giro di affari assoggettato all'imposta sul valore aggiunto nell'anno precedente per un valore inferiore a 61.975 euro può avvenire, per gli anni di imposta successivi, sulla base di un concordato con gli uffici dell'amministrazione finanziaria. In tale caso le imprese stesse sono esonerate dalla tenuta di ogni documentazione contabile e di ogni certificazione fiscale.

        5. I coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli, singoli o associati, i quali conducono aziende agricole ubicate nei piccoli comuni, in deroga alle vigenti disposizioni di legge possono assumere in appalto sia da enti pubblici che da privati, impiegando esclusivamente il lavoro proprio e dei familiari di cui all'articolo 230-bis del codice civile, nonché utilizzando esclusivamente macchine e attrezzature di loro proprietà, lavori relativi alla sistemazione alla manutenzione del territorio, quali lavori di forestazione, di costruzione di piste forestali, di arginature, di sistemazione idraulica, di difesa dalle avversità atmosferiche e dagli incendi boschivi, per importi non superiori a 25.822,84 euro annui.

        6. Le regioni, al fine di favorire l'accesso alle attività agricole dei giovani residenti nei piccoli comuni, agevolano con un finanziamento pari al 40 per cento le operazioni di acquisto di terreni proposte dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli di età compresa tra i diciotto e i quaranta anni, effettuate nel loro comune di residenza, nonché dalle cooperative agricole che hanno sede nei piccoli comuni e nelle quali la compagine dei soci cooperatori sia composta per almeno il 40 per cento da giovani di età compresa tra i diciotto e i quaranta anni, residenti nei piccoli commi medesimi.

        7. Le agevolazioni sul gasolio e sul GPL di cui all'articolo 5 del decreto-legge 1º ottobre 2001, n. 356, convertito, con modificazioni dalla legge 30 novembre 2001, n. 418, si applicano nei confronti delle aziende ubicate nei piccoli comuni, con numero di addetti superiore alle quindici unità e che non abbiano ridotto la base occupazionale nel periodo dal 1º ottobre 2014 al 1º ottobre 2016, per motivi diversi da quelli del pensionamento.

        8. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti specifici incentivi per la produzione di energia da fonti rinnova bili mediante installazione di impianti solari fotovoltaici localizzati nei territori dei comuni di cui all'articolo 1. Gli incentivi di cui al presente comma non si applicano alle produzioni da impianti che beneficiano di incentivi già attribuiti, alla data di entrata in vigore della presente legge, per tutto il periodo per il quale è erogato l'incentivo in godimento.

        9. Con cadenza triennale, il Ministro dell'economia e delle finanze, sentite le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e la Cassa depositi e prestiti SPa, provvede ad adottare le misure necessarie al fine di aggiornare i regimi agevolativi di cui alla presente legge».

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

3.1

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO, MUSSINI (*)

Le parole: «Al comma 1, sostituire le parole: "10 milioni di euro per l'anno 2017 e di 15 milioni" con le seguenti: "30 milioni di euro per l'anno 2017"» respinte; seconda parte preclusa

Al comma 1, sostituire le parole: «10 milioni di euro per l'anno 2017 e di 15 milioni» con le seguenti: «30 milioni di euro per l'anno 2017 e di 45 milioni».

        Conseguentemente, al comma 8,

            sostituire le parole: «10 milioni di euro per l'anno 2017 e a 15 milioni» con le seguenti: «30 milioni di euro per l'anno 2017 e a 45 milioni».

            dopo le parole: «al 2023» aggiungere le seguenti: «si provvede nel limite di 20 milioni di euro per il 2017 e di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023 mediante corrispondente riduzione del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, nonché, per la parte restante».

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

3.2

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI, MUSSINI (*)

Precluso

Al comma 1, sostituire le parole: «di 10 milioni di euro per il 2017 e di 15 milioni» con le seguenti: «di 30 milioni di euro per il 2017 e di 35 milioni».

        Conseguentemente, al comma 8 sostituire le parole: «10 milioni» con le seguenti: «30 milioni» e le parole: «15 milioni» con le seguenti: «35 milioni».

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

3.3

PICCOLI, MALAN, MUSSINI (*)

Respinto

Al comma 1, sostituire le parole: «10 milioni di euro per l'anno 2017 e di 15 milioni di euro» con le seguenti: «20 milioni di euro per l'anno 2017 e di 30 milioni di euro».

        Conseguentemente, al comma 8, sostituire le parole: «10 milioni di euro per l'anno 2017 e a 15 milioni di euro annui» con le seguenti: «20 milioni di euro per l'anno 2017 e a 30 milioni di euro annui».

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

3.4

PICCOLI, MALAN

Respinto

Al comma 1, primo periodo, dopo le parole: «al finanziamento di investimenti diretti» inserire le seguenti: «al ripopolamento dei territori interessati,».

3.5

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO

Respinto

Al comma 1, secondo periodo, sostituire le parole da: «confluiscono altresì» fino alle seguenti: «2015, n. 208» con le seguenti: «confluiscono altresì nella misura di 40 milioni per il 2017 e 60 milioni per il 2018, le risorse di cui al Fondo per esigenze indifferibili di cui all'articolo 1, comma 200, della legge n. 190 del 2014».

3.6

PICCOLI, MALAN

Respinto

Al comma 2, dopo le parole: «Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare» inserire le seguenti: «e il Ministro dello sviluppo economico».

3.7

ARRIGONI, COMAROLI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Al comma 3, lettera a), dopo le parole: «riduzione del rischio idrogeologico» inserire le seguenti: «e all'adeguamento antisismico degli edifici pubblici e privati».

3.101

CASTALDI, GIROTTO, MORONESE, NUGNES

Respinto

Al comma 3, alla letteraa), aggiungere, in fine, le seguenti parole: «e la perdita di biodiversità e assicurare l'esecuzione delle operazioni di gestione sostenibile del bosco, anche di tipo naturalistico, nonché la bonifica dei terreni agricoli e forestali e la regimazione delle acque, compresi gli interventi di miglioramento naturalistico e ripristino ambientale».

3.8

ARRIGONI, COMAROLI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Al comma 3, lettera a), aggiungere, in fine, le parole: «e alla messa in sicurezza e/o bonifica dei siti inquinati».

3.13

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO

Respinto

Al comma 3, lettera d), dopo le parole: «nuove attività», inserire la seguente: «agricole,».

3.15

PICCOLI, MALAN

Respinto

Al comma 4, dopo le parole: «attraverso bandi pubblici» inserire le seguenti: «, garantendo parità di accesso agli stessi».

3.16

PICCOLI, MALAN

Respinto

Al comma 4, alla lettera a), premettere la seguente:

        «0a) ripopolamento dei territori dei piccoli comuni;».

3.17

PICCOLI, MALAN

Respinto

Dopo il comma 4, inserire il seguente:

        «4-bis. Il Piano di cui al comma 2 definisce, altresì, le modalità per garantire ai piccoli comuni, in caso di scadenza o messa in gara di concessioni, una riserva di acquisizione delle stesse».

3.19

PICCOLI, MALAN

Respinto

Dopo il comma 4, inserire il seguente:

        «4-bis. Il Piano di cui al comma 2 definisce, altresì, le modalità per favorire l'acquisizione da parte dei piccoli comuni di quote di proprietà di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili».

3.18

PICCOLI, MALAN

Respinto

Dopo il comma 4, inserire il seguente:

        «4-bis. Al fine di garantire a tutti i piccoli comuni la possibilità di presentazione dei progetti di cui al comma 4, il Piano di cui al comma 2 definisce altresì le modalità per la destinazione di una quota del Fondo di cui al comma 1 per la predisposizione dei progetti medesimi».

3.20

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI, MUSSINI (*), PALERMO (*)

Respinto

Al comma 6, sopprimere le parole: «, per quanto possibile,».

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

3.21

PICCOLI, MALAN

Respinto

Al comma 6, primo periodo, sostituire la parola: «regionale» con la seguente: nazionale».

3.22

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Al comma 6, sopprimere le parole: «e priorità al finanziamento degli interventi proposti da comuni istituiti a seguito di fusione o appartenenti a unioni di comuni».

3.23

NUGNES, CASTALDI

Id. em. 3.22

Al comma 6 sopprimere le parole: «e priorità al finanziamento degli interventi proposti da comuni istituiti a seguito di fusione o appartenenti a unioni di comuni».

3.24

PICCOLI, MALAN

Id. em. 3.22

Al comma 6, sopprimere le parole: «e priorità al finanziamento degli interventi proposti da comuni istituiti a seguito di fusione o appartenenti a unioni di comuni».

3.102

MUSSINI

Id. em. 3.22

Al comma 6, primo periodo, sopprimere le parole:«e priorità al finanziamento degli interventi proposti da comuni istituiti a seguito di fusione o appartenenti a unioni di comuni».

3.25

ARRIGONI, COMAROLI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Al comma 6, sostituire le parole: «e priorità al finanziamento degli interventi proposti da comuni istituiti a seguito di fusione o appartenenti a unioni di comuni» con le seguenti: «e priorità al finanziamento degli interventi proposti dai comuni in forma associata».

3.26

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO

Respinto

Dopo il comma 7, aggiungere il seguente:

        «7-bis. Gli interventi di cui al presente articolo devono avvenire senza consumo di suolo inedificato, non comportare l'impermeabilizzazione di porzioni libere di suolo, e nel rispetto delle disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380».

3.103

BELLOT, BISINELLA, MUNERATO

Ritirato e trasformato nell'odg G3.103

Dopo il comma 9, aggiungere il seguente:

        «9-bis. Al fine di assicurarne la gestione e la manutenzione, al Cimitero monumentale delle vittime del Vajont, dichiarato Monumento nazionale dal Decreto del Presidente della Repubblica 2 ottobre 2003, è assegnato un contributo di euro 50.000 per ciascuno degli anni dal 2017 al 2019. All'onere derivante dall'applicazione del presente comma si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2016-2018, nell'ambito del programma ''Fondi di riserva e speciali'' della missione ''Fondi da ripartire'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2016, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze».

G3.103 (già em. 3.103)

BELLOT, BISINELLA, MUNERATO, PICCOLI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        in sede di esame del disegno di legge n. 2541,

        impegna il Governo, nel primo provvedimento utile, ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 3.103, relativo all'assegnazione di un contributo per gli anni 2018 e 2019 al fine di assicurare la gestione e la manutenzione del cimitero monumentale delle vittime del Vajont.

________________

(*) Accolto dal Governo come raccomandazione

3.104

BELLOT, BISINELLA, MUNERATO

Respinto

Dopo il comma 9, aggiungere il seguente:

        «9-bis. All'articolo 22, comma 2, del decreto-legge 24 aprile 2017, n.  50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, le parole: ''24 per cento'' sono sostituite dalle seguenti: ''30 per cento''».

G3.100

I Relatori

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge AS. 2541, recante «Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni»;

        premesso che:

            tra le finalità del disegno di legge in esame vi è quella di promuovere il sostenibile sviluppo economico, sociale, culturale ed ambientale dei piccoli comuni nonché quello di favorire la residenza nei medesimi comuni, anche attraverso misure a favore dei residenti e delle attività produttive ivi insediate, con particolare riferimento al sistema dei servizi essenziali, tra i quali l'istruzione, la sanità, i servizi socio-assistenziali;

            a tali fini, tra l'altro, il disegno di legge in esame istituisce un Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni, con una dotazione di 10 milioni di euro per il 2017 e di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023;

        considerato che:

            particolare rilevanza assume, per il ripopolamento e la rinascita complessiva dei piccoli comuni, favorire la permanenza delle famiglie con figli piccoli e dei giovani, e a tali scopi essenziale si rivela l'esistenza di buoni istituti scolastici e di adeguati servizi connessi, tra i quali la ristorazione scolastica, ed in tale senso dovrebbe essere particolarmente considerato l'utilizzo delle risorse stanziate dal disegno di legge a favore dei piccoli Comuni;

            considerato altresì che è in esame presso la 9ª Commissione del Senato l'AS. 2037, recante Disposizioni in materia di servizi di ristorazione collettiva, che rivolge particolare attenzione alla qualità dei servizi di ristorazione scolastica, la cui valenza va ben oltre la garanzia di qualità ma coinvolge l'educazione alimentare e la salute dei giovani,

        impegna il Governo a considerare l'opportunità, nell'ambito degli stanziamenti effettuati a favore dei piccoli comuni, di destinare quota parte delle risorse disponibili a favore degli istituti scolastici e dei servizi connessi, con particolare attenzione ai servizi di ristorazione scolastica.

________________

(*) Accolto dal Governo come raccomandazione

ARTICOLO 4 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 4.

Approvato

(Recupero e riqualificazione dei centri storici e promozione di alberghi diffusi)

1. I piccoli comuni possono individuare, all'interno del perimetro dei centri storici, zone di particolare pregio, dal punto di vista della tutela dei beni architettonici e culturali, nelle quali realizzare, anche avvalendosi delle risorse di cui all'articolo 3, comma 1, interventi integrati pubblici e privati finalizzati alla riqualificazione urbana, nel rispetto delle tipologie costruttive e delle strutture originarie, attraverso gli strumenti a tale fine previsti dalla vigente normativa statale e regionale in materia.

2. Gli interventi integrati, di cui al comma 1, prevedono: il risanamento, la conservazione e il recupero del patrimonio edilizio da parte di soggetti privati; la realizzazione di opere pubbliche o di interesse pubblico, nel rispetto dei caratteri identificativi e tipici delle zone di cui al comma 1; la manutenzione straordinaria dei beni pubblici già esistenti da parte dell'ente locale e il riuso del patrimonio edilizio inutilizzato; il miglioramento e l'adeguamento degli arredi e dei servizi urbani; gli interventi finalizzati al consolidamento statico e antisismico degli edifici storici nonché alla loro riqualificazione energetica; la realizzazione di infrastrutture e servizi adeguati; il miglioramento del decoro urbano e dei servizi urbani quali l'apertura e la gestione di siti di rilevanza storica, artistica e culturale.

3. Le regioni possono prevedere forme di indirizzo e coordinamento finalizzate al recupero e alla riqualificazione dei centri storici, anche in relazione agli interventi integrati di cui ai commi 1 e 2 e anche attraverso la promozione dello sviluppo sostenibile mediante iniziative nell'ambito della strategia di green community di cui all'articolo 72 della legge 28 dicembre 2015, n. 221.

4. Per le finalità di cui al presente articolo, con particolare riferimento ai borghi antichi o ai centri storici abbandonati o parzialmente spopolati, i comuni, anche avvalendosi delle risorse del Fondo di cui all'articolo 3, comma 1, possono promuovere nel proprio territorio la realizzazione di alberghi diffusi, come definiti ai sensi delle disposizioni emanate dalle regioni e dalle province autonome.

5. I livelli qualitativi degli interventi di cui ai commi precedenti devono essere garantiti mediante verifiche indipendenti che assicurino la trasparenza delle procedure, la certezza delle prestazioni e l'utilizzo di protocolli energetico-ambientali.

EMENDAMENTI

4.1

ARRIGONI, COMAROLI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Al comma 1, sostituire le parole: «e culturali» con le seguenti: «, culturali e ambientali, nonché delle funzioni caratteristiche locali».

4.2

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO

Respinto

Al comma 1, sostituire le parole: «delle tipologie costruttive» con le seguenti: «, delle volumetrie».

4.3

ARRIGONI, COMAROLI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Al comma 2, dopo le parole: «e il recupero del patrimonio edilizio» inserire le seguenti: «e delle aree dismesse;».

4.4

NUGNES, MORONESE, CASTALDI

Respinto

Al comma 2, sostituire le parole: «al consolidamento statico e antisismico» con le seguenti: «in via prioritaria all'adeguamento antisismico e al consolidamento statico e antisismico».

4.5

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO

Respinto

Al comma 2, dopo le parole: «antisismico degli edifici storici;» aggiungere le seguenti: «l'efficientamento energetico compatibilmente con i vincoli di tutela di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;».

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 4

4.0.1

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 4-bis.

(Sostegno alle attività commerciali di prima necessità)

        1. A decorrere dal 2017, le persone fisiche e le società di persone esercenti servizi commerciali di prima necessità, ubicati nei territori dei piccoli comuni di cui all'articolo l, possono avvalersi di un regime fiscale agevolato, versando un'imposta sostitutiva dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e delle relative addizionali, dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) e delle relative addizionali e dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) di 1.200 euro.

        2. All'onere derivante dal precedente comma, pari a 100 milioni di euro a decorrere dall'anno 2017, si provvede mediante interventi di razionalizzazione e revisione della spesa pubblica per un importo pari 100 milioni di euro a decorrere dall'anno 2017. Entro la data del 31 marzo 2017, il Ministro dell'economia e delle finanze approva provvedimenti regolamentari e l'amministrativi che assicurano minori spese pari a 100 milioni di euro per l'anno 2017. Entro il 31 marzo 2018, mediante interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica, il medesimo Ministro approva provvedimenti regolamentari e amministrativi che assicurano minori spese pari a 100 milioni di euro per l'anno 2018 ed entro il 31 marzo 2019 approva provvedimenti regolamentari e amministrativi che assicurano minori spese pari a 100 milioni di euro a decorrere dal 2019».

        Conseguentemente, all'articolo 16, comma 1, sostituire le parole: «dall'articolo 3» con le seguenti: «dagli articoli 3 e 4-bis».

4.0.2

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 4-bis.

(Sostegno alle attività commerciali)

        1. Al fine di contrastare i fenomeni di desertificazione commerciale, a decorrere dal 2017, nei territori dei piccoli comuni di cui all'articolo 1, privi di esercizi commerciali ovvero con un numero limitato di esercizi commerciali, è istituita la zona franca, ai sensi della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

        2. Beneficiano dell'agevolazione le imprese, già costituite alla data di entrata in vigore della presente legge, che svolgono l'attività di commercio al dettaglio di beni di prima necessità, all'interno della zona franca.

        3. All'onere derivante dal precedente comma, pari a 300 milioni a decorrere dall'anno 2017, si provvede mediante interventi di razionalizzazione e revisione della spesa pubblica per un importo pari 300 milioni di euro a decorrere dall'anno 2017. Entro la data del 31 marzo 2017, il Ministro dell'economia e delle finanze approva provvedimenti regolamentari e amministrativi che assicurano minori spese pari a 300 milioni di euro per l'anno 2017. Entro il 31 marzo 2018, mediante interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica, il medesimo Ministro approva provvedimenti regolamentari e amministrativi che assicurano minori spese pari a 300 milioni di euro per l'anno 2018 ed entro il 31 marzo 2019 approva provvedimenti regolamentari e amministrativi che assicurano minori spese pari a 300 milioni di euro a decorrere dal 2019».

        Conseguentemente, all'articolo 16, comma 1, sostituire le parole: «dall'articolo 3» con le seguenti: «dagli articoli 3 e 4-bis».

4.0.3

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 4-bis.

(Sostegno alle attività imprenditoriali)

        1. Per sostenere la nascita e lo sviluppo di nuove start-up innovative nel settore del commercio, a decorrere dal 2017, alle imprese ubicate nei territori dei piccoli comuni di cui all'articolo l, costituite da giovani di età inferiore a 35 anni, è riconosciuto un regime fiscale agevolato, versando un'imposta sostitutiva dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e delle relative addizionali, dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) e delle relative addizionali e dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) di 1.000 euro.

        2. All'onere derivante dal precedente comma, pari a 300 milioni a decorrere dall'anno 2017, si provvede mediante interventi di razionalizzazione e revisione della spesa pubblica per un importo pari 300 milioni di euro a decorrere dall'anno 2017. Entro la data del 31 marzo 2017, il Ministro dell'economia e delle finanze approva provvedimenti regolamentari e amministrativi che assicurano minori spese pari a 300 milioni di euro per l'anno 2017. Entro il31 marzo 2018, mediante interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica, il medesimo Ministro approva provvedimenti regolamentari e amministrativi che assicurano minori spese pari a 300 milioni di euro per l'anno 2018 ed entro il 31 marzo 2019 approva provvedimenti regolamentari e amministrativi che assicurano minori spese pari a 300 milioni di euro a decorrere dal 2019».

        Conseguentemente, all'articolo 16, comma 1, sostituire le parole: «dall'articolo 3» con le seguenti: «dagli articoli 3 e 4-bis».

ARTICOLO 5 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 5.

Approvato

(Misure per il contrasto dell'abbandono di immobili nei piccoli comuni)

1. I piccoli comuni, anche avvalendosi delle risorse di cui all'articolo 3, comma 1, possono adottare misure volte all'acquisizione e alla riqualificazione di immobili al fine di contrastare l'abbandono:

a) di terreni, per prevenire le cause dei fenomeni di dissesto idrogeologico e la perdita di biodiversità e assicurare l'esecuzione delle operazioni di gestione sostenibile del bosco, anche di tipo naturalistico, nonché la bonifica dei terreni agricoli e forestali e la regimazione delle acque, compresi gli interventi di miglioramento naturalistico e ripristino ambientale;

b) di edifici in stato di abbandono o di degrado, anche allo scopo di prevenire crolli o comunque situazioni di pericolo.

EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO

5.1

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO

Respinto

Al comma 1, alinea, sostituire le parole: «possono adottare misure» con le seguenti: «adottano misure.».

5.2

PICCOLI, MALAN

Respinto

Al comma 1, dopo le parole: «misure volte» inserire le seguenti: «al riordino e all'accorpamento delle proprietà fondiarie, al fine, di superare l'attuale frammentazione e permettere l'adeguato utilizzo agricolo e agropastorale,».

5.3

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO

Respinto

Al comma 1, lettera a), sostituire la parola: «bonifica» con la seguente: «manutenzione».

5.100

CASTALDI, GIROTTO, MORONESE

Ritirato e trasformato nell'odg G5.150

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. Nell'ambito delle misure per il contrasto dell'abbandono dei terreni e degli immobili di cui alle lettere a) e b) del comma 1, i comuni provvedono a concedere in gestione i medesimi terreni ed edifici in stato di abbandono o di degrado, prioritariamente a cooperative di giovani, anche al fine di sostenere l'imprenditori a giovanile per l'avvio di nuove attività turistiche e commerciali volte alla valorizzazione e alla promozione del territorio e dei suoi prodotti».

G5.150 (già em. 5.100)

CASTALDI, GIROTTO, MORONESE

Approvato

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge n. 2541,

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 5.100.

G5.100

MORONESE, CASTALDI, MARTELLI, NUGNES

V. testo 2

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge n. 2541 «misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni»,

        premesso che:

            l'articolo 5 prevede che i piccoli comuni, anche avvalendosi delle risorse di cui all'articolo 3, comma 1, hanno la facoltà di adottare misure volte all'acquisizione e alla riqualificazione di immobili al fine di contrastare l'abbandono di terreni e di edifici in stato di abbandono o di degrado.

        considerato che:

            i piccoli comuni, negli ultimi anni hanno subito gli effetti negativi della progressiva riduzione dei servizi urbani essenziali con la conseguente impossibilità di far fronte alle esigenze ordinarie;

            i piccoli comuni sono nella maggior parte dei casi carenti di risorse economiche proprie sufficienti, ciò nonostante hanno la necessità e in alcuni casi l'urgenza di programmare interventi strutturali volti alla riqualificazione e recupero degli immobili in particolare pubblici e per tutelare la salvaguardia ambientale

            la ristrutturazione degli edifici e in generale il recupero dei centri storici potrebbe produrre impatti positivi in termini di sviluppo del turismo e della piccola economia locale,

        impegna il Governo ad assumere apposite iniziative volte ad agevolare i Comuni, di cui all'articolo 1, all'accesso a mutui a tassi agevolati, erogati dalla Cassa depositi e prestiti spa a un tasso pari al 30 per cento del tasso di riferimento, per il finanziamento di interventi diretti alla riqualificazione territoriale. In particolare per interventi volti alla ristrutturazione di edifici pubblici e soprattutto di istituti scolastici, al recupero dei centri storici e alla promozione turistica nei piccoli comuni, alla tutela dell'ambiente e dei beni culturali.

G5.100 (testo 2)

MORONESE, CASTALDI, MARTELLI, NUGNES

Approvato

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge n. 2541 «misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni»,

        premesso che:

            l'articolo 5 prevede che i piccoli comuni, anche avvalendosi delle risorse di cui all'articolo 3, comma 1, hanno la facoltà di adottare misure volte all'acquisizione e alla riqualificazione di immobili al fine di contrastare l'abbandono di terreni e di edifici in stato di abbandono o di degrado.

        considerato che:

            i piccoli comuni, negli ultimi anni hanno subito gli effetti negativi della progressiva riduzione dei servizi urbani essenziali con la conseguente impossibilità di far fronte alle esigenze ordinarie;

            i piccoli comuni sono nella maggior parte dei casi carenti di risorse economiche proprie sufficienti, ciò nonostante hanno la necessità e in alcuni casi l'urgenza di programmare interventi strutturali volti alla riqualificazione e recupero degli immobili in particolare pubblici e per tutelare la salvaguardia ambientale

            la ristrutturazione degli edifici e in generale il recupero dei centri storici potrebbe produrre impatti positivi in termini di sviluppo del turismo e della piccola economia locale,

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di assumere apposite iniziative volte ad agevolare i Comuni, di cui all'articolo 1, all'accesso a mutui a tassi agevolati, erogati dalla Cassa depositi e prestiti spa, per il finanziamento di interventi diretti alla riqualificazione territoriale. In particolare per interventi volti alla ristrutturazione di edifici pubblici e soprattutto di istituti scolastici, al recupero dei centri storici e alla promozione turistica nei piccoli comuni, alla tutela dell'ambiente e dei beni culturali.

ARTICOLO 6 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 6.

Approvato

(Acquisizione di case cantoniere e realizzazione di circuiti e itinerari turistico-culturali)

1. I piccoli comuni, anche in forma associata, anche avvalendosi delle risorse di cui all'articolo 3, comma 1, possono acquisire stazioni ferroviarie disabilitate o case cantoniere della società ANAS Spa, al valore economico definito dai competenti uffici dell'Agenzia del territorio, ovvero stipulare intese finalizzate al loro recupero, per destinarle, anche attraverso la concessione in comodato a favore di organizzazioni di volontariato, a presìdi di protezione civile e salvaguardia del territorio ovvero a sedi di promozione dei prodotti tipici locali o ad altre attività di interesse comunale. I piccoli comuni possono inoltre acquisire il sedime ferroviario dismesso e non recuperabile all'esercizio ferroviario, da utilizzare principalmente per la destinazione a piste ciclabili, in conformità agli strumenti di programmazione della rete ciclabile eventualmente previsti a livello nazionale e regionale.

2. Al fine di potenziare l'offerta turistica nel rispetto del principio della sostenibilità, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, in collaborazione con la società Ferrovie dello Stato Spa e con le aziende di trasporto regionali in caso di ferrovie regionali e previo accordo con le regioni e gli enti locali interessati, promuove, nei piccoli comuni, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, la realizzazione di circuiti e itinerari turistico-culturali ed enogastronomici, volti alla rinnovata fruizione dei percorsi connessi alla rete ferroviaria storica.

3. Ai piccoli comuni si applicano le disposizioni dell'articolo 135, comma 4, lettera d), del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni.

EMENDAMENTI

6.1

PICCOLI, MALAN

Respinto

Al comma 1, sopprimere le parole: «della società ANAS Spa».

6.2

ARRIGONI, COMAROLI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Al comma 1, dopo le parole: «dell'Agenzia del territorio» inserire le seguenti: «in base a perizia di stima predisposta dagli uffici tecnici comunali».

6.3

PICCOLI, MALAN

Id. em. 6.2

Al comma 1, dopo le parole: «dell'Agenzia del territorio» inserire le seguenti: «in base a perizia di stima predisposta dagli uffici tecnici comunali».

6.4

PICCOLI, MALAN

Respinto

Al comma l, secondo periodo, dopo le parole: «e non recuperabile all'esercizio ferroviario» inserire le seguenti: «, nonché il sedime delle strade provinciali, regionali e statali dismesse».

6.5

PICCOLI, MALAN

Respinto

Al comma 2, sopprimere le parole: «in caso di ferrovie regionali» e dopo le parole: «dei percorsi connessi alla rete ferroviaria» inserire le seguenti: «, e stradale».

6.6

ARRIGONI, COMAROLI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo il comma 3, aggiungere il seguente:

        «3-bis. Per le acquisizioni previste dagli articoli 3, comma 3, lettere d) ed e), 5 e 6 non si attuano le disposizioni di cui all'articolo 12, comma 1-ter del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e successive modificazioni, e i passaggi di proprietà vengono perfezionati con la procedura di cui all'articolo 31, commi 21 e 22 della legge 13 dicembre 1998, n. 448.».

6.7

PICCOLI, MALAN

Sost. id. em. 6.6

Dopo il comma 3, aggiungere il seguente:

        «3-bis. Per le acquisizioni previste dall'articolo 3, comma 3, lettere d) ed e), e dagli articoli 5 e 6 della presente legge, non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 12, comma 1-ter, del decreto-legge 6 luglio 2011 n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 e successive modificazioni ed integrazioni, e i passaggi di proprietà vengono perfezionati con la procedura di cui all'articolo 31, commi 21 e 22, della legge 23 dicembre 1998, n. 448».

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 6

6.0.1

MARTELLI, NUGNES, MORONESE

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 6-bis.

(Recupero e valorizzazione dei cammini storici)

        1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano riconoscono il valore storico, culturale o testimoniale dei cammini storici integrati nel territorio e nel paesaggio e, al fine di provvedere alla loro tutela e conservazione, emanano norme preordinate alla loro individuazione e disciplina d'uso.

        2. I percorsi viari individuati ai sensi del presente articolo sono organizzati in percorsi a rete destinati ad accogliere il flusso di traffico turistico, ad uso esclusivo o prevalente a piedi, in bicicletta o, in ogni caso, con modalità di trasporto a basso impatto ambientale.

        3. I percorsi viari sono ristrutturati al fine di consentire la continuità, anche mediante la realizzazione di varianti nei casi di incompatibilità della tutela con le funzioni di traffico.

        4. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano istituiscono, rispettivamente, il catasto regionale dei cammini storici di interesse paesaggistico, storico, ambientale o testimoniale che raccoglie la documentazione ottenuta da tutti gli strumenti di ricognizione utili alla mappatura della rete viaria. La documentazione è acquisita per tutte le strade del territorio regionale o delle province autonome, è referenziata geograficamente con riferimento alla carta tecnica regionale e della provincia autonoma ed è integralmente informatizzata.

        5. La documentazione di cui al comma 4 è utilizzata per la predisposizione di strumenti informativi di carattere turistico promozionale, cartacei, quali cartine sentieristiche, oppure informatici.

        6. Agli oneri di cui al presente articolo si provvede mediante le risorse di cui all'articolo 1, comma 640, della legge 28 dicembre 2015, n. 208.»

ARTICOLI 7 E 8 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 7.

Approvato

(Convenzioni con diocesi della Chiesa cattolica e con altre confessioni religiose)

1. I piccoli comuni, anche in forma associata, anche avvalendosi delle risorse del Fondo di cui all'articolo 3, comma 1, e di quelle rese disponibili da operatori economici privati, possono stipulare con le diocesi della Chiesa cattolica e con le rappresentanze delle altre confessioni religiose che hanno concluso intese con lo Stato, ai sensi dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione, convenzioni per la salvaguardia e il recupero dei beni culturali, storici, artistici e librari degli enti ecclesiastici o degli enti delle confessioni religiose civilmente riconosciuti.

Art. 8.

Approvato

(Sviluppo della rete a banda ultralarga e programmi di e-government)

1. Al fine di raggiungere l'obiettivo, previsto dall'Agenda digitale europea, di garantire, entro il 2020, a tutti i cittadini l'accesso alle reti a connessione veloce e ultraveloce e subordinatamente alla previa autorizzazione da parte della Commissione europea, le aree dei piccoli comuni, nelle quali non vi è interesse da parte degli operatori a realizzare reti per la connessione veloce e ultraveloce, possono beneficiare delle misure previste dalla deliberazione del Comitato interministeriale per la programmazione economica n. 65 del 2015 del 6 agosto 2015, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 239 del 14 ottobre 2015, in attuazione della Strategia italiana per la banda ultralarga, adottata dal Consiglio dei ministri il 3 marzo 2015, volte a favorire la diffusione delle infrastrutture in banda ultralarga.

2. I progetti informatici riguardanti i piccoli comuni, conformi ai requisiti prescritti dalla legislazione nazionale e dell'Unione europea, hanno la precedenza nell'accesso ai finanziamenti pubblici previsti dalla normativa vigente per la realizzazione dei programmi di e-government. In tale ambito sono prioritari i collegamenti informatici nei centri multifunzionali di cui all'articolo 2, comma 2, ivi compresi quelli realizzati attraverso l'utilizzo di sistemi di telecomunicazione a banda larga e senza fili.

3. Il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, nell'individuare le specifiche iniziative di innovazione tecnologica per i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti ai sensi dell'articolo 26, comma 2, lettera g), della legge 27 dicembre 2002, n. 289, indica prioritariamente quelle riguardanti, anche in forma associata, i piccoli comuni compresi nell'elenco di cui all'articolo 1, comma 5.

EMENDAMENTI

8.1

PICCOLI, MALAN

Respinto

Al comma 2, dopo le parole: «dell'Unione europea», inserire le seguenti: «, anche promossi da soggetti sovracomunali di cui il comune è parte».

8.2

PICCOLI, MALAN

Respinto

Al comma 2, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «e i collegamenti informatici realizzati in forma associata tra più comuni».

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 8

8.0.1

NUGNES, MORONESE, MARTELLI, CASTALDI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 8-bis.

(Incentivi al telelavoro)

        1. Il Governo adotta misure incentivanti a favore delle imprese che si avvalgono di forme di lavoro a distanza per i lavoratori residenti nelle zone di cui alla presente legge.

        2. Per lavoro a distanza si intende l'attività di telelavoro svolta in conformità al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 70.

        3. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con proprio decreto e entro 60 giorni dall'entrata in vigore della presente legge, stabilisce forme e modalità degli incentivi, sulla base del numero dei lavoratori che svolgono attività di telelavoro e della percentuale di ore lavorative prestate nel luogo di residenza».

ARTICOLO 9 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 9.

Approvato

(Disposizioni relative ai servizi postali e all'effettuazione di pagamenti)

1. Per favorire il pagamento di imposte, tasse e tributi nonché dei corrispettivi dell'erogazione di acqua, energia, gas e di ogni altro servizio di pubblica utilità, nei piccoli comuni può essere utilizzata per l'attività di incasso e trasferimento di somme la rete telematica gestita dai concessionari dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, previa convenzione con gli stessi concessionari, nel rispetto della disciplina riguardante i servizi di pagamento e delle disposizioni adottate in materia dalla Banca d'Italia.

2. Al fine di perseguire l'obiettivo della coesione sociale e territoriale, in conformità alla normativa europea e nazionale, e fermo restando il rispetto della normativa regolatoria di settore, i piccoli comuni, anche in forma associata, d'intesa con la regione, possono proporre, sulla base delle modalità stabilite nel contratto di programma tra il Ministero dello sviluppo economico e il fornitore del servizio postale universale, iniziative volte a sviluppare, anche attraverso l'eventuale ripristino di uffici postali, l'offerta complessiva dei servizi postali, congiuntamente ad altri servizi, in specifici ambiti territoriali, individuati tenuto conto di ragioni di efficienza e razionalizzazione della fornitura dei medesimi servizi e valorizzando la presenza capillare degli uffici postali appartenenti al fornitore del servizio postale universale. Di tali iniziative è data informazione da parte del fornitore del servizio postale universale al Ministero dello sviluppo economico e all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

3. I piccoli comuni possono altresì:

a) stipulare convenzioni con le organizzazioni di categoria e con la società Poste italiane Spa, affinché i pagamenti in conto corrente postale, in particolare quelli concernenti le imposte comunali, i pagamenti dei vaglia postali nonché altre prestazioni possano essere effettuati presso gli esercizi commerciali di comuni o frazioni non serviti dal servizio postale, nel rispetto della disciplina riguardante i servizi di pagamento e delle disposizioni adottate in materia dalla Banca d'Italia;

b) affidare, ai sensi dell'articolo 40, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, la gestione dei servizi di tesoreria e di cassa alla società Poste italiane Spa.

EMENDAMENTO E ORDINE DEL GIORNO

9.2

ARRIGONI, COMAROLI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Al comma 2, primo periodo, sopprimere le parole: «, sulla base delle modalità stabilite nel contratto di programma tra il Ministero dello sviluppo economico e il fornitore del servizio postale universale».

G9.100

MARINELLO

V. testo 2

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge AS 2541 relativo a «Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni»,

        premesso che:

            l'articolo 9, al comma 1, consente nei piccoli Comuni il ricorso alla rete telematica gestita dai concessionari dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli per favorire l'attività di incasso e trasferimento di somme; i commi 2 e 3 attribuiscono ai piccoli Comuni le facoltà di proporre iniziative per lo sviluppo dell'offerta complessiva dei servizi postali congiuntamente ad altri servizi, nonché di stipulare apposite convenzioni affmché i pagamenti su conti correnti possano essere effettuati presso gli esercizi commerciali di Comuni o fraziorii non serviti dal servizio postale, nonché di affidare a Poste italiane S.p.A. la gestione dei servizi di tesoreria e di cassa;

        considerato che:

            il comma 2 dell'articolo in esame risulta in una formulazione complessa, nella quale il primo periodo è formato da una serie di locuzioni incidentali relative anche al ripristino di uffici postali e al più generale sviluppo dell'offerta complessiva dei servizi postali;

            la predetta finalità di ripristinare gli uffici postali, nell'ottica di una valorizzazione della presenza capillare degli uffici postali stessi appartenenti al fornitore del servizio postale universale, non sembra in alcun caso poter essere imposta legislativamente ad una Società per Azioni quotata in borsa come obbligo di riapertura di uffici postali, la cui razionalizzazione è stata già positivamente verificata dai competenti soggetti pubblici e attuata in conformità alla disciplina legislativa e regolatoria vigente. Una tale forzata previsione solleverebbe dubbi di legittimità costituzionale e diritto europeo e genererebbe conseguenze negative sull'andamento del titolo della Società sul mercato azionario,

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di provvedere, nel primo provvedimento utile, a chiarire che il ripristino degli uffici postali, come delineato dal comma 2, articolo 9, dell'AS 2541, deve essere inteso non già come un obbligo a carico dei piccoli comuni ma come contenuto di una semplice proposta che può provenire dagli stessi.

G9.100 (testo 2)

MARINELLO

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge AS 2541 relativo a «Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni»;

        premesso che:

            l'articolo 9, al comma 1, consente nei piccoli Comuni il ricorso alla rete telematica gestita dai concessionari dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli per favorire l'attività di incasso e trasferimento di somme; i commi 2 e 3 attribuiscono ai piccoli Comuni le facoltà di proporre iniziative per lo sviluppo dell'offerta complessiva dei servizi postali congiuntamente ad altri servizi, nonché di stipulare apposite convenzioni affinché i pagamenti su conti correnti possano essere effettuati presso gli esercizi commerciali di Comuni o frazioni non serviti dal servizio postale, nonché di affidare a Poste italiane S.p.A. la gestione dei servizi di tesoreria e di cassa;

        considerato che:

            il comma 2 dell'articolo in esame risulta in una formulazione complessa, nella quale il primo periodo è formato da una serie di locuzioni incidentali relative anche al ripristino di uffici postali e al più generale sviluppo dell'offerta complessiva dei servizi postali;

            la predetta finalità di ripristinare gli uffici postali, nell'ottica di una valorizzazione della presenza capillare degli uffici postali stessi appartenenti al fornitore del servizio postale universale, non sembra in alcun caso poter essere imposta legislativamente ad una Società per Azioni quotata in borsa come obbligo di riapertura di uffici postali, la cui razionalizzazione è stata già positivamente verificata dai competenti soggetti pubblici e attuata in conformità alla disciplina legislativa e regolatoria vigente. Una tale forzata previsione solleverebbe dubbi di legittimità costituzionale e diritto europeo e genererebbe conseguenze negative sull'andamento del titolo della Società sul mercato azionario,

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di provvedere, nel primo provvedimento utile, a chiarire che il ripristino degli uffici postali, come delineato dal comma 2, articolo 9, dell'atto Senato n.   2541, può essere oggetto, da parte di piccoli comuni, solo di una proposta e, non già, di una pretesa nei confronti del fornitori del servizio postale universale

________________

(*) Accolto dal Governo

ARTICOLI 10 E 11 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 10.

Approvato

(Diffusione della stampa quotidiana)

1. Il Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri promuove la stipulazione di un'intesa tra il Governo, l'Associazione nazionale dei comuni italiani, la Federazione italiana editori giornali e i rappresentanti delle agenzie di distribuzione della stampa quotidiana, al fine di adottare le iniziative necessarie affinché la distribuzione dei quotidiani sia assicurata anche nei piccoli comuni.

Art. 11.

Approvato

(Promozione dei prodotti provenienti da filiera corta o a chilometro utile)

1. I piccoli comuni, anche allo scopo di accrescere la sostenibilità ambientale del consumo dei prodotti agricoli e alimentari, possono promuovere, anche in forma associata, il consumo e la commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta e dei prodotti agricoli e alimentari a chilometro utile, come definiti al comma 2, favorendone l'impiego da parte dei gestori dei servizi di ristorazione collettiva pubblica.

2. Ai fini e per gli effetti della presente legge:

a) per «prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta» si intendono i prodotti agricoli e alimentari provenienti da una filiera di approvvigionamento formata da un numero limitato di operatori economici che si impegnano a promuovere la cooperazione, lo sviluppo economico locale e stretti rapporti socio-territoriali tra produttori, trasformatori e consumatori;

b) per «prodotti agricoli e alimentari a chilometro utile» si intendono i prodotti agricoli di cui all'allegato I al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e i prodotti alimentari di cui all'articolo 2 del regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, provenienti da un luogo di produzione o da un luogo di coltivazione e allevamento della materia prima agricola primaria utilizzata nella trasformazione dei prodotti, situato entro un raggio di 70 chilometri dal luogo di vendita, nonché i prodotti per i quali è dimostrato un limitato apporto delle emissioni inquinanti derivanti dal trasporto, calcolato dalla fase di produzione fino al momento del consumo finale. Ai fini della dimostrazione del limitato apporto delle emissioni inquinanti, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, stabilisce i criteri e i parametri che i produttori agricoli e agroalimentari devono osservare per attestare il possesso di tale requisito da parte delle relative produzioni a chilometro utile.

3. Nei bandi di gara per gli appalti pubblici di servizi o di forniture di prodotti alimentari destinati alla ristorazione collettiva, indetti dai piccoli comuni, fermo restando quanto previsto dal decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, costituisce titolo preferenziale per l'aggiudicazione l'utilizzo, in quantità superiori ai criteri minimi ambientali stabiliti dai paragrafi 5.3.1 e 6.3.1 dell'allegato I annesso al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 25 luglio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 21 settembre 2011, dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta o a chilometro utile e dei prodotti agricoli e alimentari biologici provenienti da filiera corta o a chilometro utile.

4. Per i fini di cui al comma 3, l'utilizzo dei prodotti di cui al comma 2, lettere a) e b), in quantità superiori ai criteri minimi stabiliti dal citato decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 25 luglio 2011 deve essere adeguatamente documentato attraverso fatture di acquisto che riportino anche le indicazioni relative all'origine, alla natura, alla qualità e alla quantità dei prodotti acquistati.

EMENDAMENTI

11.1

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO

Respinto

Al comma 2, lettera a), aggiungere, in fine, le seguenti parole: «, finalizzati a valorizzare le produzioni tipiche e tradizionali».

11.2

PICCOLI, MALAN

Le parole da: «Dopo il comma» a: «buoni pasto» respinte; seconda parte preclusa

Dopo il comma 4, aggiungere, in fine, i seguenti:

        «4-bis. Per la promozione della filiera corta o a chilometro utile l'acquisto dei buoni pasto cartacei di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto del Presidente del consiglio dei Ministri del 18 novembre 2005, è effettuato in deroga alle normative sull'obbligo di acquisto tramite CONSIP.

        4-ter. All'onere derivante dal comma 4-bis, valutato in 100 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2016, si provvede mediante corrispondente riduzione delle dotazioni finanziarie di parte corrente iscritte, nell'ambito delle spese di fabbisogno di cui all'articolo 21, comma 5, lettera c), della legge n. 196 del 2009, nel programma ''Programmazione economico-finanziaria e politiche di bilancio'' della missione ''Politiche economico-finanziarie e di bilancio'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze».

11.3

ARRIGONI, COMAROLI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Precluso

Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:

        «4-bis. Per la promozione della filiera corta o a chilometro utile nei piccoli comuni, l'acquisto dei buoni pasto ai sensi dell'articolo 144 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, è realizzato in deroga alle normative sull'obbligo dei acquisto tramite Consip».

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 11

11.0.100

BELLOT, BISINELLA, MUNERATO

Le parole da: «Dopo l'articolo» a: «per cento» respinte; seconda parte preclusa

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 11-bis

(Misure in favore delle attività commerciali dei piccoli comuni montani)

        1. Al fine di sostenere e promuovere i piccoli esercizi commerciali, nei comuni montani situati al di sopra dei 1.000 metri di altitudine e con popolazione inferiore ai mille abitanti, per il triennio 2017-2019, per i titolari di attività relative alla vendita di generi alimentari di prima necessità, l'aliquota di cui all'articolo 11, comma 1, lettera a) del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è rideterminata nella misura del 20 per cento.

        2. Alle minori entrate derivanti dall'applicazione del comma 1, valutate nel limite massimo di 100 milioni di euro annui a decorrere dal 2017, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307».

11.0.101

BELLOT, BISINELLA, MUNERATO

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 11-bis.

(Misure in favore delle attività commerciali dei piccoli comuni montani)

        1. Al fine di sostenere e promuovere i piccoli esercizi commerciali, nei comuni montani situati al di sopra dei 1.000 metri di altitudine e con popolazione inferiore ai mille abitanti, per il triennio 2017-2019, per i titolari di attività relative alla vendita di generi alimentari di prima necessità, l'aliquota di cui all'art. 11, comma 1, lettera a) del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è rideterminata nella misura del 20 per cento.

        2. Alle minori «entrate derivanti dall'applicazione del comma 1, valutate nel limite massimo di 100 milioni di euro annui a decorrere dal 2017, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2016-2018, nell'ambito del programma ''Fondi di riserva e speciali'' della missione ''Fondi da ripartire'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2016, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze».

11.0.102

BELLOT, BISINELLA, MUNERATO

Le parole da: «Dopo l'articolo» a: «per cento» respinte; seconda parte preclusa

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art 11-bis.

(Misure in favore delle attività commerciali dei piccoli comuni montani)

        1. Al fine di sostenere e promuovere i piccoli esercizi commerciali, nei comuni situati nelle province interamente montane e confinanti con Paesi stranieri, di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 7 aprile 2014, n. 56, per il triennio 2017-2019, per i titolari di attività relative alla vendita di generi alimentari di prima necessità, l'aliquota di cui all'articolo 11, comma 1, lettera a) del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è rideterminata nella misura del 20 per cento.

        2. Alle minori entrate derivanti dall'applicazione del comma 1, valutate nel limite massimo di 100 milioni di euro annui a decorrere dal 2017, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307».

11.0.103

BELLOT, BISINELLA, MUNERATO

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 11-bis.

(Misure in favore delle attività commerciali dei piccoli comuni montani)

        1. Al fine di sostenere e promuovere i piccoli esercizi commerciali, nei comuni situati nelle province interamente montane e confinanti con Paesi stranieri, di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 7 aprile 2014, n. 56, per il triennio 2017-2019, per i titolari di attività relative alla vendita di generi alimentari di prima necessità, l'aliquota di cui all'articolo 11, comma 1, lettera a) del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è rideterminata nella misura del 20 per cento.

        2. Alle minori entrate derivanti dall'applicazione del comma 1, valutate nel limite massimo di 100 milioni di euro annui a decorrere dal 2017, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2016-2018, nell'ambito del programma ''Fondi di riserva e speciali'' della missione ''Fondi da ripartire'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2016, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze».

ARTICOLO 12 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 12.

Approvato

(Misure per favorire la vendita dei prodotti provenienti da filiera corta o a chilometro utile)

1. I piccoli comuni, nell'ambito del proprio territorio, sulla base delle disposizioni emanate dalle regioni e dalle province autonome, destinano specifiche aree alla realizzazione dei mercati agricoli per la vendita diretta ai sensi del decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali 20 novembre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 301 del 29 dicembre 2007.

2. Nei mercati istituiti o autorizzati ai sensi del comma 1, i piccoli comuni, sulla base delle disposizioni emanate dalle regioni e dalle province autonome, riservano prioritariamente i posteggi agli imprenditori agricoli che esercitano la vendita diretta dei prodotti agricoli di cui all'articolo 11, comma 2, lettere a) e b), della presente legge.

3. Al fine di favorire il consumo e la commercializzazione dei prodotti di cui all'articolo 11, comma 2, lettere a) e b), della presente legge, sulla base delle disposizioni emanate dalle regioni e dalle province autonome, gli esercizi della grande distribuzione commerciale possono destinare una congrua percentuale dei prodotti agricoli e alimentari da acquistare annualmente, calcolata in termini di valore, all'acquisto di prodotti provenienti da filiera corta o a chilometro utile. Al fine di favorire la vendita dei medesimi prodotti, negli esercizi commerciali di cui al periodo precedente è destinato ad essi uno spazio apposito, allestito in modo da rendere adeguatamente visibili e identificabili le caratteristiche dei prodotti stessi.

4. È fatta salva, in ogni caso, per gli imprenditori agricoli la facoltà di svolgere l'attività di vendita diretta ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228.

EMENDAMENTI

12.1

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO

Respinto

Al comma 3, sostituire le parole: «possono destinare», con la seguente: «destinano».

12.2

MORONESE, NUGNES, MARTELLI, CASTALDI

Respinto

Dopo il comma 3, inserire il seguente:

        «3-bis. Ai fini del mantenimento e del recupero dei pascoli montani per la produzione di carni e di formaggi di qualità, nonché per la conservazione del paesaggio e dell'ecosistema tradizionali, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, d'intesa con le regioni e con le province autonome di Trento e di Bolzano, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, predispone un piano nazionale per l'individuazione, il recupero, l'utilizzazione e la valorizzazione dei sistemi di pascolo montani, anche promuovendo la costituzione di forme associative tra i proprietari e gli affittuari interessati».

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 12

12.0.2

MORONESE, CASTALDI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 12-bis.

(Misure di incentivazione per la restituzione di specifiche tipologie di imballaggi destinati all'uso alimentare)

        1. Al fine di prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio e di favorire il riutilizzo degli imballaggi usati, in via sperimentale, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, i piccoli comuni di cui all'articolo 1 anche in forma associata, possono applicare il sistema del vuoto a rendere su cauzione per ogni imballaggio contenente birra o acqua minerale servito al pubblico da alberghi e residenze di villeggiatura, ristoranti, bar e altri locali pubblici.

        2. Ai fini del comma 1, al momento dell'acquisto dell'imballaggio l'utente versa una cauzione con diritto di ripetizione della stessa al momento della restituzione dell'imballaggio usato.

        3. La tariffa per la gestione dei rifiuti urbani prevede agevolazioni per le utenze commerciali obbligate o che decidono di utilizzare imballaggi per la distribuzione di bevande al pubblico le quali applicano il sistema del vuoto a rendere su cauzione.

        4. Con accordo, da adottare entro 60 giorni dalla data di entra in vigore della presente legge, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e dei presidenti delle regioni nel cui territorio sono presenti i piccoli comuni, sono disciplinate le modalità della sperimentazione di cui al presente articolo e dell'applicazione di incentivi e penalizzazioni.

        5. All'esito favorevole della sperimentazione, il sistema di restituzione di cui al presente articolo è progressivamente applicato, in via sperimentale, anche ad ogni altra tipologia di imballaggio contenente liquidi.

        6. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica».

12.0.3

MORONESE, CASTALDI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 12-bis.

(Progetti sperimentali per la riduzione dell'utilizzo di prodotti in plastica per la somministrazione di alimenti)

        1. Al fine di realizzare l'economia circolare e disincentivare la produzione di contenitori e stoviglie di plastica, i piccoli comuni di cui all'articolo 1, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, possono avviare progetti sperimentali al fine di ridurre l'utilizzo di contenitori, cannucce e stoviglie di plastica monouso non biodegradabili utilizzati per la somministrazione di alimenti nelle mense di enti pubblici e privati, ospedali, uffici pubblici e privati, aziende e istituti scolastici».

ARTICOLO 13 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 13.

Approvato

(Attuazione delle politiche di sviluppo, tutela e promozione delle aree rurali e montane)

1. I piccoli comuni che esercitano obbligatoriamente in forma associata le funzioni fondamentali mediante unione di comuni o unione di comuni montani, ai sensi dell'articolo 14, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, svolgono altresì in forma associata le funzioni di programmazione in materia di sviluppo socio-economico nonché quelle relative all'impiego delle occorrenti risorse finanziarie, ivi comprese quelle derivanti dai fondi strutturali dell'Unione europea. Non è consentito a tale fine il ricorso all'istituzione di nuovi soggetti, agenzie o strutture comunque denominate.

2. Sulla base di quanto previsto dal presente articolo, le regioni adottano gli opportuni provvedimenti per recepire la disciplina dell'Unione europea in materia di sviluppo delle aree rurali e montane.

EMENDAMENTI

13.1

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Al comma 1, dopo le parole: «o unione di comuni montani» inserire le seguenti: «o convenzioni».

13.2

PICCOLI, MALAN

Id. em. 13.1

Al comma 1, dopo le parole: «mediante unioni di comuni o unione di comuni montani» inserire le seguenti: «o convenzioni».

13.3

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Al comma 1, sostituire la parola: «svolgono» con le seguenti: «possono svolgere».

13.4

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:

        «2-bis. Le spese dei piccoli comuni in materia di pubblica sicurezza e di vigilanza urbana sono escluse dai saldi contabilizzati ai fini del rispetto dei vincoli di finanza pubblica, nel limite complessivo sul territorio nazionale di 50 milioni di euro annui. Per l'attuazione del presente comma è autorizzata la spesa di 50 milioni di euro annui, a decorrere dall'anno 2017; ai fini della copertura del relativo onere gli importi di cui all'articolo 1, commi 427, primo periodo, e 428, primo periodo, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, come modificati dall'articolo 1 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, sono incrementati, a valere sulle medesime tipologie di spesa, nella misura di 50 milioni di euro annui, a decorrere dall'anno 2017. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono apportate le occorrenti variazioni di bilancio».

        Conseguentemente, all'articolo 16, comma l, dopo le parole: «Salvo quanto previsto dall'articolo 3» inserire le seguenti: «e 13, comma 2-bis,».

13.5

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:

        «2-bis. Ai piccoli comuni sono devoluti i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all'articolo 255 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, in relazione al divieto all'abbandono di rifiuti, di cui all'articolo 192, commi 1 e 2, del medesimo decreto legislativo, per essere destinati alla tutela e alla valorizzazione ambientale del proprio territorio. Le spese sostenute dai comuni per gli interventi di cui al precedente periodo, a valere sui proventi delle sanzioni amministrative devoluti ai medesimi comuni ai sensi del presente comma, sono escluse dai saldi contabilizzati ai fini del rispetto dei vincoli di finanza pubblica, nel limite complessivo sul territorio nazionale di 80 milioni di euro annui. Per l'attuazione del presente comma è autorizzata la spesa di 80 milioni di euro annui, a decorrere dall'anno 2017; ai fini della copertura del relativo onere gli importi di cui all'articolo 1, commi 427, primo periodo, e 428, primo periodo, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, come modificati dall'articolo 1 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, sono incrementati, a valere sulle medesime tipologie di spesa, nella misura di 80 milioni di euro annui, a decorrere dall'anno 2017. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono apportate le occorrenti variazioni di bilancio.».

        Conseguentemente, all'articolo 16, comma 1, dopo le parole: «Salvo quanto previsto dall'articolo 3» inserire la seguente: «e 13, comma 2-bis,».

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 13

13.0.1

MALAN, PICCOLI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 13-bis.

(Riduzione adempimenti burocratici)

        1. Ai piccoli comuni non si applica l'articolo 170 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.».

13.0.3

MARTELLI, NUGNES, MORONESE

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 13-bis.

(Misure di semplificazione in materia di acquisizione al patrimonio comunale)

        1. Per le acquisizioni di cui agli articoli 3, comma 3, lettere d) ed e), 5 e 6 non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 12, comma 1-ter, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. La registrazione, trascrizione e voltura catastale del provvedimento di acquisizione al demanio comunale avvengono a titolo gratuito».

ARTICOLO 14 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 14.

Approvato

(Iniziative per la promozione cinematografica)

1. Ogni anno il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, d'intesa con l'Associazione nazionale dei comuni italiani, le regioni e le Film Commission regionali, ove presenti, predispone, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, iniziative finalizzate alla promozione cinematografica in favore dei piccoli comuni, anche quale strumento di valorizzazione turistica.

EMENDAMENTI

14.1

NUGNES, MORONESE, CASTALDI

Respinto

Al comma 1, dopo la parola: «cinematografica» aggiungere le seguenti: «, teatrale e musicale».

14.2

NUGNES, MORONESE, CASTALDI

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «l-bis. Le attività di cui al comma 1 possono far parte anche di un itinerario tematico infracomunale come i festival anche di artisti da strada».

ARTICOLO 15 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 15.

Approvato

(Trasporti e istruzione nelle aree rurali e montane)

1. Il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, coerentemente con la strategia nazionale per lo sviluppo delle aree interne del Paese, di cui all'articolo 1, comma 13, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, predispone il Piano per l'istruzione destinato alle aree rurali e montane, con particolare riguardo al collegamento dei plessi scolastici ubicati nelle aree rurali e montane, all'informatizzazione e alla progressiva digitalizzazione delle attività didattiche e amministrative che si svolgono nei medesimi plessi.

2. Il Piano di cui al comma 1 è predisposto previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e non deve comportare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

3. Nell'ambito del piano generale dei trasporti e della logistica e dei documenti pluriennali di pianificazione, di cui all'articolo 201 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, sono individuate apposite azioni destinate alle aree rurali e montane, con particolare riguardo al miglioramento delle reti infrastrutturali nonché al coordinamento tra i servizi, pubblici e privati, finalizzati al collegamento tra i comuni delle aree rurali e montane nonché al collegamento degli stessi con i rispettivi capoluoghi di provincia e di regione.

EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO

15.1

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO

Le parole da: «Al comma» a: «montane e collinari;".» respinte; seconda parte preclusa

Al comma 1, sostituire, ovunque ricorrano, le parole: «e montane» con le seguenti: «, montane e collinari;».

        Conseguentemente:

            al comma 2, sostituire le parole: «Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni, e le province autonome di Trento e Bolzano» con le seguenti: «Conferenza Unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,».

            al comma 3, sostituire, ovunque ricorrano, le parole: «e montane» con le seguenti: «montane e collinari;»;

            alla rubrica, sostituire, le parole: «e montane» con le seguenti: «, montane e collinari».

15.2

ARRIGONI, COMAROLI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Precluso

Al comma 1, sostituire, ovunque ricorrano, le parole: «e montane» con le seguenti: «montane e collinari;».

        Conseguentemente:

            al comma 3 sostituire, ovunque ricorrano, le parole: «e montane» con le seguenti: «montane e collinari»;

            sostituire la rubrica dell'articolo con la seguente: «Trasporti e istruzione nelle aree rurali, montane e collinari».

15.5

ARRIGONI, COMAROLI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Al comma 1, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «È prevista la possibilità di deroghe alle disposizioni vigenti in materia di dimensionamento e di formazione delle classi ed è favorita la costituzione di pluriclassi e di istituti comprensivi».

15.6

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO

Respinto

Dopo il comma 3, aggiungere i seguenti:

        «3-bis. Nei limiti delle risorse di cui al comma 7, le regioni d'intesa con gli enti locali interessati, per far fronte a condizioni di disagio, nel rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione, possono stipulare convenzioni con gli uffici scolastici regionali del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per finanziare il mantenimento in attività, in deroga a quanto disposto dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, degli istituti scolastici statali aventi sede nei comuni di cui all'articolo 2 della presente legge, che dovrebbero essere chiusi o accorpati ai sensi delle disposizioni vigenti in materia. Lo Stato assicura con risorse proprie la dotazione organica del personale docente e ATA necessaria. L'organico delle scuole site nei Comuni montani è aggiornato periodicamente in base al numero delle iscrizioni calcolate nell'arco di almeno tre anni consecutivi. Nelle scuole insistenti nei comuni montani, nelle piccole isole e nelle aree geografiche abitate da minoranze linguistiche possono essere costituite classi, per ciascun anno di corso, con un numero di alunni inferiore ai valori minimi stabiliti dai commi 1 e 2 dell'articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, e comunque al di sotto di 10. Le pluriclassi insistenti nei comuni di cui all'articolo 2 della presente legge, sono costituite da non meno di 8 e non più di 12 alunni.

        3-ter. In deroga alla procedura di cui all'articolo 17, commi 20 e 21, della legge 15 maggio 1997, n. 127, le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, possono cedere a titolo gratuito a istituzioni scolastiche insistenti nei comuni di cui all'articolo 1 della presente legge personal computer o altre apparecchiature informatiche, quando sia trascorso almeno un anno dal loro acquisto. Le cessioni sono effettuate prioritariamente in favore delle istituzioni scolastiche insistenti in aree montane o svantaggiate. Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca destina agli istituti scolastici un finanziamento per l'acquisto di sussidi didattici e per l'installazione di nuove tecnologie informatiche e telematiche da destinare alle scuole dei piccoli Comuni e dei territori montani e rurali.

        3-quater. Lo Stato, con appositi contributi, copre i costi aggiuntivi per gli studenti dei comuni montani di cui all'elenco dei comuni italiani predisposto dall'Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), legati all'accesso agli istituti di istruzione secondaria di secondo grado, quando le relative sedi non sono collegate da servizi pubblici con il comune di residenza o sono necessari tempi di viaggio molto rilevanti.

        3-quinquies. Al finanziamento delle disposizioni di cui ai precedenti commi si provvede nel limite di 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2017, mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 82, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307».

15.7

ARRIGONI, COMAROLI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo il comma 3 aggiungere il seguente:

        «3-bis. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Capo del Dipartimento della protezione civile, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 e successive modificazioni, nei piccoli comuni caratterizzati da alta specificità montana, sono individuate idonee aree di atterraggio per elicotteri, aree logistiche per l'organizzazione di soccorsi in caso di calamità e reti radio di emergenza, al fine di rendere efficienti e tempestivi gli interventi di protezione civile anche in tali comuni. Ai fini dell'equipaggiamento delle aree sono utilizzate le risorse del Fondo per le emergenze nazionali istituito ai sensi del comma 5-quinquies, dell'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225».

15.8

NUGNES, MORONESE, CASTALDI

Respinto

Dopo il comma 3 aggiungere il seguente:

        «3-bis. Nell'ambito del Piano di cui al comma 1 è predisposta specifica sezione per la viabilità comunale atta a predisporre strumenti finalizzati a rendere autosufficienti gli spostamenti nell'ambito del comune dalle auto private anche avvalendosi delle risorse stanziate dal Fondo di cui all'articolo 3 della presente legge».

15.100

BELLOT, BISINELLA, MUNERATO

Respinto

Dopo il comma 3, aggiungere il seguente:

        «3-bis. All'articolo 4-bis della Legge 9 dicembre 1998, n. 431, dopo il comma 1, è inserito il seguente:

        ''1-bis. La convenzione di cui all'articolo 4, comma 1, prevede che la detrazione per locazione prevista dall'articolo 15, comma 1, lettera i-sexies) del Testo Unico delle imposte sui redditi di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, a favore degli studenti universitari fuori sede, venga estesa anche agli studenti fuori sede residenti in zone montane o disagiate che frequentino Università ubicata in un comune distante almeno 50 chilometri dal comune di residenza''».

G15.100

I Relatori

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

            in sede di esame del disegno di legge A.S. 2541, recante «Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni»;

        premesso che:

            tra le finalità del disegno di legge in esame vi è quella di promuovere il sostenibile sviluppo economico, sociale, culturale ed ambientale dei piccoli comuni nonché quello di favorire la residenza nei medesimi comuni, anche attraverso misure a favore dei residenti e delle attività produttive ivi insediate, con particolare riferimento al sistema dei servizi essenziali, tra i quali l'istruzione, la sanità, i servizi socio-assistenziali;

        considerato che:

            particolare rilevanza assume, per il ripopolamento e la rinascita complessiva dei piccoli comuni, favorire la permanenza delle famiglie con figli piccoli e dei giovani, e a tali scopi essenziale si rivela l'esistenza di buoni istituti scolastici ed in tale senso dovrebbe essere particolarmente considerato l'utilizzo delle risorse stanziate dal disegno di legge a favore dei piccoli Comuni,

        impegna il Governo a considerare l'opportunità di prevedere per gli insegnanti che prestano servizio nelle scuole dei piccoli comuni la possibilità di vedersi assegnato un riconoscimento, a livello di assegnazione di punteggio, per il servizio effettivamente prestato in tali scuole.

________________

(*) Accolto dal Governo come raccomandazione

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 15

15.0.1

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 15-bis.

(Spese per il personale delle unioni di comuni)

        1. All'articolo 1, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, dopo il comma 557-quater è inserito il seguente:

        ''557-quinquies. Le unioni di comuni e i comuni che ne fanno parte, possono avvalersi della facoltà di conteggiare la spesa di personale in modo unitario. In tale caso il limite viene determinato sommando la spesa di personale di ciascuno degli enti e gli adempimenti relativi al controllo della spesa sono effettuati unitariamente attraverso l'unione''.

        2. All'articolo 32, comma 5, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, il terzo periodo è sostituito dal seguente: ''I comuni possono cedere, anche parzialmente, le proprie capacità assunzionali all'unione di comuni di cui fanno parte''.

        3. il comma 31-quinquies dell'articolo 14 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è abrogato».

15.0.2

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO

Id. em. 15.0.1

Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:

«Art. 15-bis.

(Spese per il personale delle unioni di comuni)

        1. All'articolo 1, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, dopo il comma 557-quater è inserito il seguente:

        ''557-quinquies. Le unioni di comuni e i comuni che ne fanno parte, possono avvalersi della facoltà di conteggiare la spesa di personale in modo unitario. In tale caso il limite viene determinato sommando la spesa di personale di ciascuno degli enti e gli adempimenti relativi al controllo della spesa sono effettuati unitariamente attraverso l'unione''.

        2. All'articolo 32, comma 5, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, il terzo periodo è sostituito dal seguente: ''I comuni possono cedere, anche parzialmente, le proprie capacità assunzionali all'unione di comuni di cui fanno parte''.

        3. Il comma 31-quinquies dell'articolo 14 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è abrogato».

15.0.3

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO

Le parole da: «Dopo l'articolo» a: «decorrere dall'anno» respinte; seconda parte preclusa

Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:

«Art. 15-bis.

(Regime delle assunzioni nei piccoli comuni)

        1. All'articolo 1, comma 228, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: ''Fermo restando quanto previsto dal comma 762 per gli enti che nell'anno 2015 non erano sottoposti al patto di stabilità interno, a decorrere dall'anno 2016 i Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti possono procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite del 100 per cento della spesa relativa al personale di ruolo cessato dal servizio nell'anno precedente, ferma la disciplina di cui all'articolo 3, comma 5, quinto periodo, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114.''.»

15.0.4

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 15-bis.

(Regime delle assunzioni nei piccoli comuni)

        1. All'articolo 1, comma 228, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: ''Fermo restando quanto previsto dal comma 762 per gli enti che nell'anno 2015 non erano sottoposti al patto di stabilità interno, a decorrere dall'anno 2017 i Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti possono procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite del 100 per cento della spesa relativa al personale di ruolo cessato dal servizio nell'anno precedente, ferma la disciplina di cui all'articolo 3, comma 5, quinto periodo, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114''.»

15.0.5

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 15-bis.

(Premialità del personale per i comuni con meno di 5.000 abitanti)

        1. Gli articoli 10 e 15, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, non si applicano ai comuni con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti.

        2. Al decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) dopo il comma 5 dell'articolo 10 è aggiunto il seguente:

        ''6. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano ai comuni con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti''

            b) alla lettera b) del comma 2 dell'articolo 15 premettere le seguenti parole: ''salvo che per i comuni con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti,''.»

15.0.6

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 15-bis.

(Scambio di personale nei piccoli comuni).

        All'articolo 53, comma 6 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dopo la lettera f-bis) è aggiunta, in fine, la seguente: ''f-ter) dalla partecipazione a commissioni, comitati ed organismi di altre pubbliche amministrazioni''.»

15.0.9

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 15-bis.

(Semplificazione dell'attività amministrativa)

        1. I termini per l'associazionismo previsti dall'articolo 16 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, e successive modificazioni, in materia di unioni di comuni e convenzioni obbligatorie per i piccoli comuni sono sospesi».

15.0.8

PICCOLI, MALAN

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 15-bis.

(Disposizioni concernenti la semplificazione dell'attività amministrativa dei piccoli comuni)

        1. All'articolo 151 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, il comma 6 è sostituito dal seguente: ''6. Gli enti locali con popolazione fino a 5.000 abitanti non sono tenuti a predisporre il Documento unico di programmazione''.

        2. All'articolo l, comma 711, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, al secondo periodo, le parole: ''all'anno 2016'', sono sostituite con le seguenti: ''agli anni 2016, 2017 e 2018''.

        3. All'articolo 53, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001 n.165, dopo la lettera f-bis), è aggiunta la seguente: ''f-ter) dalla partecipazione a commissioni, comitati ed organismi di altre pubbliche amministrazioni''.

        4. Gli articoli 4 e 4-bis del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149, sono soppressi.

        5. Gli articoli 10 e 15, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, non si applicano ai comuni con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti.

        6. All'articolo 1, comma 562, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, dopo le parole: ''ivi compreso il personale di cui al comma 558'', sono aggiunte le seguenti: ''ad eccezione dei comuni con un numero massimo di dipendenti a tempo pieno non superiore a cinque e che rispettino il rapporto dipendenti/popolazione previsto dal DM 24 luglio 2014''.

        7. All'onere derivante dal comma 2, valutato in 300 milioni di euro per gli anni 2017-2018, si provvede mediante corrispondente riduzione delle dotazioni finanziarie di parte corrente iscritte, nell'ambito delle spese di fabbisogno di cui all'articolo 21, comma 5, lettera c), della legge n. 196 del 2009, nel programma ''Programmazione economico-finanziaria e politiche di bilancio'' della missione ''Politiche economico-finanziarie e di bilancio'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze.

        8. All'onere derivante dal comma 6, valutato in 50 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2016, si provvede mediante corrispondente riduzione delle dotazioni finanziarie di parte corrente iscritte, nell'ambito delle spese di fabbisogno di cui all'articolo 21, comma 5, lettera c), della legge n. 196 del 2009, nel programma ''Programmazione economico-finanziaria e politiche di bilancio'' della missione ''Politiche economico-finanziarie e di bilancio'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze».

15.0.10

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Le parole da: «Dopo l'articolo» a: «programmazione''» respinte; seconda parte preclusa

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 15-bis.

(Armonizzazione contabile. Semplificazione per i comuni con meno di 5.000 abitanti).

        1. All'articolo 170 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, recante Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, il comma 6 è sostituito dal seguente:

        ''6. Gli enti locali con popolazione fino a 5.000 abitanti non sono tenuti a predisporre il Documento unico di programmazione''.

        2. All'articolo 4, comma 5, del decreto legislativo del 23 giugno 2011, n. 118, è aggiunto, in fine, il seguente periodo:

        ''Per i comuni con popolazione fino a 5000 abitanti, il piano dei conti integrato ai fini della gestione è costituito dal quarto livello''».

15.0.7

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO

Precluso

Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:

«Art. 15-bis.

(Armonizzazione contabile. Semplificazione per i comuni con meno di 5.000 abitanti)

        1. All'articolo 170 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, il comma 6 è sostituito dal seguente: ''6. Gli enti locali con popolazione fino a 5.000 abitanti non sono tenuti a predisporre il Documento unico di programmazione''.

        2. All'articolo 4, comma 5, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: ''Per i comuni con popolazione fino a 5000 abitanti, il piano dei conti integrato ai fini della gestione è costituito dal quarto livello.''»

15.0.11

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Precluso

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 15-bis.

(Armonizzazione contabile. Semplificazione per i comuni con meno di 5.000 abitanti)

        1. All'articolo 170 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, recante Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, il comma 6 è sostituito dal seguente:

        ''6. Gli enti locali con popolazione fino a 5.000 abitanti non sono tenuti a predisporre il Documento unico di programmazione''».

15.0.12

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 15-bis.

(Norme di semplificazione)

        1. Al fine di contenere i costi di amministrazione derivanti dalla soddisfazione del fabbisogno informativo delle amministrazioni centrali, delle Autorità indipendenti e della Corte dei conti, con decreto del Ministero dell'interno, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, da emanare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è predisposto un sistema unico di rilevazione dei dati e delle informazioni che gli enti locali sono tenuti a trasmettere periodicamente in base alla legislazione vigente. Il modello di rilevazione, realizzato mediante tecnologia web, può essere aggiornato ad intervalli non inferiori al biennio. Salvo casi straordinari e specifici, nessuna informazione e nessun dato può essere richiesto agli enti locali al di fuori del sistema unico di rilevazione di cui al presente comma».

15.0.13

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 15-bis.

(Semplificazione per la redazione dei bilanci)

        1. Per i comuni fino a 5.000 abitanti, i documenti contabili relativi al bilancio annuale e al bilancio pluriennale, di cui agli articoli 165 e 171 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonché i documenti contabili relativi al rendiconto della gestione, di cui al titolo VI della parte seconda del medesimo testo unico, sono adottati secondo modelli semplificati, garantendo comunque la rilevazione degli elementi minimi necessari per il consolidamento dei conti pubblici. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge sono approvati un modello semplificato di bilancio di previsione e un modello semplificato di rendiconto, ai sensi dell'articolo 160 del medesimo testo unico, applica bili a partire dall'esercizio 2017».

15.0.14

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 15-bis.

(Esenzione dell'obbligo di affidare il servizio di tesoreria mediante gara)

        1. Dopo il comma 1 dell'articolo 210 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, è inserito il seguente:

        ''1-bis. Per i comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, il servizio di tesoreria può essere affidato senza ricorso a procedure di evidenza pubblica nel caso in cui nel territorio comunale siano presenti sportelli di un unico istituto bancario o non siano presenti sportelli''».

15.0.15

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 15-bis.

(Vincoli all'acquisto di immobili)

        1. All'articolo 12, comma 1-ter, primo periodo, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, le parole: ''gli enti territoriali e'' sono soppresse».

15.0.16

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 15-bis.

(Esenzione dal controllo di gestione e dalla redazione del conto economico e del conto del patrimonio)

        1. All'articolo 196, comma 1, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, recante Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, dopo le parole: ''gli enti locali'' inserire le seguenti: '', ad esclusione dei Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti,''.

        2. Gli articoli 229 e 230 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, recante Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, non si applicano Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti».

15.0.17

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO

Respinto

Dopo l'articolo, aggiungere il seguente:

«Art. 15-bis.

(Differimento del pagamento rate mutui per i Comuni fino a 5.000 abitanti in condizioni di particolare rigidità di bilancio)

        1. Per il triennio 2016-2018, i Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti possono differire il pagamento delle rate dei mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti S.p.A. nonché dall'istituto per il credito sportivo, la cui incidenza comprensiva degli interessi, sul complesso delle entrate correnti, sia superiore al 13 per cento, senza applicazione di sanzioni e interessi, agli anni immediatamente successivi alla data di scadenza del periodo di ammortamento, sulla base della periodicità di pagamento prevista nei provvedimenti e nei contratti regolanti i mutui stessi e senza cumulo di pagamenti riferiti a più annualità nel medesimo esercizio finanziario. Per l'anno 2016 le rate di cui al primo periodo si intendono limitate a quelle non scadute al momento dell'entrata in vigore della presente legge. Con decreto di natura non regolamentare del Ministero dell'economia e delle finanze sono determinate ulteriori modalità applicative, nonché l'entità e le modalità del ristoro a favore degli istituti concedenti i mutui».

15.0.18

COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 15-bis.

(Differimento del pagamento rate mutui per i Comuni fino a 5 mila abitanti in condizioni di particolare rigidità di bilancio)

        1. Per il triennio 2017-2019, i Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti possono differire il pagamento delle rate dei mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti S.p.A. nonché dall'istituto per il credito sportivo, la cui incidenza comprensiva degli interessi, sul complesso delle entrate correnti, sia superiore al 13 per cento, senza applicazione di sanzioni e interessi, agli anni immediatamente successivi alla data di scadenza del periodo di ammortamento, sulla base della periodicità di pagamento prevista nei provvedimenti e nei contratti regolanti i mutui stessi e senza cumulo di pagamenti riferiti a più annualità nel medesimo esercizio finanziario. Per l'anno 2017 le rate di cui al primo periodo si intendono limitate a quelle non scadute al momento dell'entrata in vigore della presente legge. Con decreto di natura non regolamentare del Ministero dell'economia e delle finanze sono determinate ulteriori modalità applicative, nonché l'entità e le modalità del ristoro a favore degli istituti concedenti i mutui».

ARTICOLI 16 E 17 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 16.

Approvato

(Clausola di invarianza finanziaria)

1. Salvo quanto previsto dall'articolo 3, le amministrazioni interessate provvedono all'attuazione della presente legge nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Art. 17.

Approvato

(Disposizioni particolari per le regioni a statuto speciale e per le province autonome di Trento e di Bolzano)

1. Le disposizioni di cui alla presente legge si applicano anche alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano, compatibilmente con quanto previsto dai rispettivi statuti e dalle relative norme di attuazione.

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 17

17.0.100

CASTALDI, GIROTTO, MORONESE

Respinto

Dopo l'articolo, inserire il seguente:

«Art. 17-bis.

(Trasferimenti erariali)

        1. I trasferimenti erariali a favore dei piccoli comuni, sono incrementati di una percentuale pari a quella dell'aumento delle entrate erariali dello Stato verificato trimestralmente rispetto alle previsioni contenute nella legge di bilancio per ciascun anno di riferimento.

        2. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, adottato previa intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, sono dettate le disposizioni per l'attuazione del presente articolo.

        3. Con il medesimo decreto di cui al comma 2 si provvede altresì, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e con l'utilizzo delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, ad istituire presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, un registro nel quale sono iscritte tutte le imprese e le attività che usufruiscono dei trasferimenti erariali ai sensi del presente articolo. Il registro è reso pubblico mediante il sito internet istituzionale di ciascuna camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura territorialmente competente»

.

Allegato B

Pareri espressi dalla 1ª e dalla 5ª Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 2541 e sui relativi emendamenti

La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.

Esaminati altresì i relativi emendamenti, esprime, per quanto di competenza, i seguenti pareri:

- sull'emendamento 2.3 parere contrario, in quanto la proposta è volta a trasformare in obbligo la facoltà, anche per le Regioni e gli enti locali, di promuovere l'efficienza e la qualità dei servizi essenziali, in tal modo ledendo l'autonomia ad essi costituzionalmente riconosciuta;

- sull'emendamento 3.100 parere non ostativo, a condizione che sia soppresso il comma 6, in quanto la disposizione, volta a prevedere che le Regioni agevolino, con un finanziamento pari al 40 per cento, le operazioni di acquisto di terreni, presenta carattere impositivo e un contenuto di eccessivo dettaglio;

- sull'emendamento 5.1 parere contrario, in quanto la proposta, volta a trasformare in obbligo la facoltà, per i piccoli Comuni, di adottare misure di riqualificazione immobiliare, appare lesiva dell'autonomia costituzionalmente riconosciuta agli enti locali;

- sull'emendamento 6.0.1 parere non ostativo, a condizione che le disposizioni contenute al comma 1 e al comma 4 siano riformulate come facoltà, nel rispetto dell'autonomia riconosciuta alle Regioni e alle Province autonome;

- sui restanti emendamenti parere non ostativo.

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo sul testo osservando quanto segue:

sarebbe opportuno, al fine di coordinare l'articolo 9 con la legislazione vigente in materia di riscossione sostituire il comma 1 di tale articolo con il seguente: «Per favorire il pagamento di imposte, tasse e tributi nonché dei corrispettivi dell'erogazione di acqua, energia, gas e di ogni altro servizio dì pubblica utilità, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 2-bis del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 dicembre 2016, n. 225 che prevedono anche l'utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici resi disponibili dagli enti impositori.»;

sarebbe altresì opportuna la seguente modifica all'articolo 15: «Al comma 1, dopo la parola: «Piano» inserire le seguenti: «per i servizi strumentali».».

Esprime inoltre parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sugli emendamenti 1.6, 1.7, 1.8, 2.3, 2.5, 2.6, 3.1, 3.5, 4.0.1, 4.0.2, 4.0.3, 5.1, 6.6, 6.7, 6.0.1, 8.0.1, 9.2, 11.2, 11.3, 12.1, 13.4, 13.5, 13.0.3, 15.1, 15.2, 15.5, 15.6, 15.7, 15.8, 15.0.1, 15.0.2, 15.0.3, 15.0.4, 15.0.6, 15.0.8, 15.0.7 (limitatamente al comma 2), 15.0.10 (limitatamente al comma 2), 15.0.12, 15.0.13, 15.0.15, 15.0.17, 15.0.18, 3.100, 17.0.100, 11.0.100, 11.0.101, 11.0.102, 11.0.103, 15.100 e 3.104.

Il parere è di semplice contrarietà sulle proposte 2.10, 15.0.9, 15.0.14, 3.101 e 5.100.

Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:

Disegno di legge n. 2541:

sull'articolo 3, il senatore Mauro Maria Marino avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'articolo 10, la senatrice Parente avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sugli emendamenti 13.1, identico all'emendamento 13.2, e 13.3 la senatrice Blundo avrebbe voluto esprimere rispettivamente un voto di astensione e un voto contrario; sull'articolo 14, il senatore Berger avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'articolo 15, la senatrice Blundo avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Airola, Amati, Anitori, Bubbico, Cattaneo, Chiavaroli, Della Vedova, De Poli, D'Onghia, Esposito Stefano, Fattori, Fissore, Gambaro, Gentile, Lucherini, Lumia, Mangili, Monti, Napolitano, Nencini, Olivero, Pepe, Piano, Pizzetti, Rubbia, Ruvolo, Sposetti, Tocci e Valentini.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Mucchetti e Valdinosi, per attività della 10a Commissione permanente; Casson e Stucchi, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Mirabelli e Molinari, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere; Di Biagio, Longo Fausto Guilherme e Zin, per partecipare a incontri internazionali.

Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario, costituzione e Ufficio di Presidenza

La Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario ha proceduto alla propria costituzione e all'elezione dell'Ufficio di Presidenza.

Sono risultati eletti:

Presidente: senatore Pier Ferdinando CASINI;

Vice Presidenti: senatore Mauro Maria MARINO e il deputato Renato BRUNETTA;

Segretari: senatori Karl ZELLER e Paolo TOSATO.

Disegni di Legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro aff. esteri e coop.

Ministro ambiente

(Governo Renzi-I)

Ratifica ed esecuzione del Protocollo addizionale di Nagoya - Kuala Lumpur, in materia di responsabilità e risarcimenti, al Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza, fatto a Nagoya il 15 ottobre 2010 (2920)

(presentato in data 27/9/2017);

C.3916 approvato dalla Camera dei Deputati

Ministro aff. esteri e coop.

Ministro giustizia

(Governo Renzi-I)

Ratifica ed esecuzione dei seguenti protocolli:

a) Protocollo n. 15 recante emendamento alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, fatto a Strasburgo il 24 giugno 2013;

b) Protocollo n. 16 recante emendamento alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, fatto a Strasburgo il 2 ottobre 2013 (2921)

(presentato in data 27/9/2017);

C.2801 approvato dalla Camera dei Deputati (assorbe C.3132);

Onn. Ascani Anna, Agostini Luciano, Amato Maria, Antezza Maria, Arlotti Tiziano, Basso Lorenzo, Becattini Lorenzo, Berlinghieri Marina, Bonomo Francesca, Bossa Luisa, Camani Vanessa, Cani Emanuele, Capone Salvatore, Carella Renzo, Carloni Anna Maria, Carrescia Piergiorgio, Carrozza Maria Chiara, Cimbro Eleonora, Ciracì Nicola, Cominelli Miriam, Coppola Paolo, Crivellari Diego, De Menech Roger, Di Maio Marco, Di Salvo Titti, D'Ottavio Umberto, Famiglietti Luigi, Fontana Cinzia Maria, Fregolent Silvia, Gasparini Daniela Matilde Maria, Ghizzoni Manuela, Giuliani Fabrizia, Giulietti Giampiero, Grassi Gerolamo, Gribaudo Chiara, Lacquaniti Luigi, Lodolini Emanuele, Malisani Gianna, Malpezzi Simona Flavia, Manzi Irene, Marchi Maino, Minnucci Emiliano, Mongiello Colomba, Morani Alessia, Moretto Sara, Moscatt Antonino, Narduolo Giulia, Pagani Alberto, Pastorelli Oreste, Patriarca Edoardo, Piccolo Salvatore, Porta Fabio, Quintarelli Giuseppe Stefano, Ribaudo Francesco, Rigoni Andrea, Romanini Giuseppe, Romano Andrea, Rubinato Simonetta, Sani Luca, Senaldi Angelo, Sgambato Camilla, Stumpo Nicola, Taricco Mino, Tentori Veronica, Venittelli Laura, Vico Ludovico, Zan Alessandro, Zardini Diego

Disciplina e promozione delle imprese culturali e creative (2922)

(presentato in data 27/9/2017).

C.2950 approvato dalla Camera dei Deputati

Disegni di Legge, assegnazione

In sede referente

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Sen. Fucksia Serenella, Sen. Quagliariello Gaetano

Riforma della disciplina in materia di equo compenso dei professionisti (2918)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 14ª (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 27/09/2017)

Progetti di atti e documenti dell'Unione europea, deferimento a Commissioni permanenti

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti atti e documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Governo e dalla Commissione europea:

documento di riflessione sulla dimensione sociale dell'Europa (COM (2017) 206 definitivo) (Atto comunitario n. 426), alla 11ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 1ª, 3ª e 14ª;

documento di riflessione sulla gestione della globalizzazione (COM (2017) 240 definitivo) (Atto comunitario n. 427), alla 10ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª;

documento di riflessione sull'approfondimento dell'Unione economica e monetaria (COM (2017) 291 definitivo) (Atto comunitario n. 428), alla 5ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª;

documento di riflessione sul futuro della difesa europea (COM (2017) 315 definitivo) (Atto comunitario n. 429), alla 4ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª;

documento di riflessione sul futuro delle finanze UE (COM (2017) 358 definitivo) (Atto comunitario n. 430), alla 5ª Commissione permanente e, per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª.

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro della difesa, con lettera in data 19 settembre 2017, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 311, comma 2, del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 - lo schema di decreto ministeriale concernente la cessione a titolo gratuito di materiale di armamento alle forze armate albanesi (n. 463).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 4a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 17 ottobre 2017. Le Commissioni 3a e 5a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro l'11 ottobre 2017.

Governo, trasmissione di atti

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 26 settembre 2017, ha inviato - ai sensi dell'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400 - la comunicazione concernente la nomina per la durata di un anno a decorrere dall'11 settembre 2017, della dottoressa Paola De Micheli a Commissario straordinario del Governo ai fini della ricostruzione nei territori dei comuni delle regioni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria interessati dall'evento sismico del 24 agosto 2016.

Tale comunicazione è stata trasmessa, per competenza, alla 13ª Commissione permanente.

Governo, trasmissione di documenti e assegnazione

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 27 settembre 2017, ha inviato una nota concernente alcuni errata corrige alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2017 (Doc. LVII, n. 5-bis).

La predetta documentazione (Doc. LVII, n. 5-bis - errata corrige) è stata trasmessa alla 5a Commissione permanente, nonché a tutte le altre Commissioni permanenti e alla Commissione parlamentare per le questioni regionali.

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

La Commissione europea, in data 26 settembre 2017, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla lotta contro le frodi e le falsificazioni di mezzi di pagamento diversi dai contanti e che abroga la decisione quadro 2001/413/GAI del Consiglio (COM (2017) 489 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 2ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 9 novembre 2017.

Le Commissioni 3ª, 6ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 2ª Commissione entro il 2 novembre 2017.

Mozioni, apposizione di nuove firme

I senatori D'Ambrosio Lettieri, Paolo Romani e Cassano hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00724 del senatore Mandelli ed altri.

Il senatore Floris ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00836 della senatrice De Biasi ed altri.

Mozioni, nuovo testo

La mozione 1-00724, del senatore Mandelli ed altri, pubblicata il 2 febbraio 2017, deve intendersi riformulata come segue:

MANDELLI, Paolo ROMANI, AZZOLLINI, SERAFINI, ZUFFADA, RIZZOTTI, Mariarosaria ROSSI, FLORIS, SCIASCIA, MALAN, BOCCARDI, ALICATA, RAZZI, CERONI, CALIENDO, PALMA, MINZOLINI, PELINO, PICCOLI, MARIN, BERTACCO, AMIDEI, SCILIPOTI ISGRÒ, GASPARRI, GALIMBERTI, D'ALÌ, PAGNONCELLI, PICCINELLI, CENTINAIO, CANDIANI, ALBERTINI, MANCUSO, VICECONTE, GUALDANI, PERRONE, ZIZZA, LIUZZI, FUCKSIA, BIGNAMI, Giovanni MAURO, RICCHIUTI, ZANONI, SPOSETTI, LAI, Stefano ESPOSITO, SILVESTRO, SANTINI, COCIANCICH, BROGLIA, DEL BARBA, LUCHERINI, MUNERATO, BISINELLA, BELLOT, ROMANO, CASSANO, D'AMBROSIO LETTIERI - Il Senato,

premesso che:

l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) è un organo decentrato dell'Unione europea, con sede a Londra, che conta circa 1.000 dipendenti; il suo compito principale è di tutelare e promuovere la sanità pubblica e la salute degli animali mediante la valutazione ed il controllo dei medicinali per uso umano e veterinario;

l'EMA è responsabile, in via principale, della valutazione scientifica delle domande finalizzate ad ottenere l'autorizzazione europea di immissione in commercio per i medicinali (procedura centralizzata);

a seguito del referendum del 23 giugno 2016, che ha posto fine all'adesione del Regno Unito all'Unione europea, e stanti gli effetti che l'uscita di tale Paese determinerà per il sistema sanitario dell'Unione (dalla ricerca e sviluppo per i prodotti farmaceutici, alla spesa sanitaria e farmaceutica, al commercio e agli investimenti, alla regolamentazione del settore), l'EMA dovrà trasferire la propria sede in un'altra delle 27 nazioni dell'Unione;

il referendum è destinato a produrre effetti nel Regno Unito anche per il sistema sanitario dell'Unione europea, dalla ricerca e sviluppo per i prodotti farmaceutici, alla spesa sanitaria e farmaceutica, al commercio e agli investimenti, alla regolamentazione del settore;

dopo l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, l'EMA dovrà dunque trasferire la propria sede in un'altra delle 27 nazioni dell'Unione;

l'Italia rappresenta uno dei più importanti produttori farmaceutici in Europa ed è uno dei Paesi fondatori dell'Unione;

la Lombardia, in particolare, è la prima regione italiana nel settore farmaceutico con 28.000 addetti, più altri 18.000 che lavorano nell'indotto, ed investe ogni anno 7 miliardi di euro in ricerca e innovazione;

anche nel campo biomedicale la Lombardia, con oltre 800 imprese, 30.000 dipendenti e il 49 per cento del fatturato nazionale, è la prima regione nel settore dei dispositivi medici. La provincia di Milano, in particolare, è l'area a maggiore concentrazione di imprese, con circa il 61 per cento delle imprese lombarde, e quasi l'80 per cento del fatturato prodotto nella regione;

nel mese di settembre 2016, è stata avanzata ufficialmente la candidatura di Milano, a seguito di un vertice tenutosi alla presenza del presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e, per il governo, del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, oltre che del rettore dell'università degli studi di Milano Gianluca Vago e dell'imprenditrice Diana Bracco;

anche il direttore generale dell'AIFA, Mario Melazzini, ha riconosciuto che, con l'arrivo dell'EMA a Milano, la città potrebbe consolidare il proprio status di polo europeo delle biotecnologie al servizio della salute;

la candidatura di Milano è stata, infine, suggellata dal "patto per Milano", documento contenente gli obiettivi strategici per la città condivisi da Comune e Governo, firmato il 13 settembre 2016 dal Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore, Matteo Renzi e dal sindaco Giuseppe Sala;

considerato, inoltre che:

il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, subito dopo l'esito del referendum britannico, ha avanzato la proposta di candidatura dell'Italia, ed in particolare di Milano, ad ospitare la nuova sede dell'EMA, assicurando l'impegno del Governo in tal senso;

il Ministro ha annunciato, infatti, che il Governo ha messo in bilancio un investimento di 56 milioni di euro che servirà per costruire la futura sede dell'EMA;

il 6 luglio 2016, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha dichiarato che: "Milano, una delle città con la più alta vivibilità in Europa, si candida all'eventuale ricollocamento dell'Autorità bancaria europea (ABE) e dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA), forte di una ottima rete infrastrutturale, dieci università, investimenti per l'area post Expo e un mercato immobiliare in piena ripresa";

il 31 agosto 2017, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, al termine di un incontro con il direttore esecutivo dell'EMA, Guido Rasi, ha evidenziato la necessità che "la selezione della nuova sede dell'Agenzia Europea per il Farmaco avvenga sulla base di criteri oggettivi, elaborati a livello europeo con l'obiettivo di rendere il più economico ed efficace possibile il suo funzionamento nell'interesse dei cittadini";

come ricordato dallo stesso presidente Tajani, i 6 criteri individuati dalla Commissione dell'Unione europea e dall'EMA sono: garanzia che l'agenzia sia pienamente operativa nel momento in cui dovrà lasciare Londra e il Regno Unito; facilità di accesso alla nuova sede; esistenza di scuole per circa 600 studenti figli del personale; accesso al mercato del lavoro e assistenza sanitaria per le 900 famiglie del personale; continuità operativa e distribuzione geografica tra le diverse agenzie europee;

l'Italia possiede tutti i requisiti per ospitare l'EMA, considerato anche che è uno dei più importanti produttori farmaceutici in Europa, che l'industria italiana è in grande crescita e vanta un export pari al 71 per cento della produzione, a testimonianza di una vocazione internazionale che andrebbe riconosciuta e premiata;

da indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, sembrerebbe che la candidatura di Bratislava sia, al momento, la più accreditata e, quindi, in vantaggio rispetto a quella di Milano,

impegna il Governo a sostenere concretamente la candidatura di Milano a sede dell'EMA e porre in essere tutte le iniziative necessarie in tal senso, rappresentando questa scelta una grande opportunità culturale e economica, nonché uno stimolo per valorizzare il patrimonio scientifico nel campo sanitario del nostro Paese.

(1-00724) (Testo 2)

Mozioni

CANDIANI, ARRIGONI, CALDEROLI, CENTINAIO, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI - Il Senato,

premesso che:

l'EMA, European medicine agency, istituita nel 1995, è responsabile della valutazione scientifica, della supervisione e del monitoraggio della sicurezza dei medicinali nella UE, ed è essenziale per il funzionamento del mercato unico dei medicinali al suo interno;

l'Agenzia è uno snodo cruciale per la vita dell'industria e dei cittadini europei. Secondo Farmindustria, il settore italiano, con la Lombardia come primo centro propulsore, ha, fra personale diretto e indiretto, 130.000 addetti, 30 miliardi di euro di produzione (di cui 21 miliardi di export) e 2,7 miliardi di investimenti (1,5 sul versante della ricerca e sviluppo e 1,2 sul lato produttivo). Il settore farmaceutico in Italia può essere considerato la prima industria europea per crescita cumulata dell'export (dal 2010 al 2016, con un aumento del 52 per cento), a un pochissima distanza da quella tedesca per ordine di grandezza complessiva;

tra le città europee candidate ad ospitare l'importante Agenzia, che deve lasciare Londra a seguito della Brexit, Milano risulta essere quella più qualificata;

il capoluogo lombardo è, a tutti gli effetti, una città dal respiro internazionale (grazie anche agli investimenti fatti per Expo 2015), presenta una posizione ideale sotto il profilo logistico, ha ottimi indici di sicurezza e vanta strutture formative di eccellenza in ambito europeo;

lo "zoccolo duro" manifatturiero e di innovazione con cui si confronterebbe l'Agenzia a Milano appare corposo nella sostanza, diversificato nelle sue specializzazioni e profondamente vitale nella sua natura di lungo periodo;

secondo l'ufficio studi di Assolombarda, dalle università milanesi, dai suoi centri studi e dalle sue imprese, nel 2015 sono stati pubblicati 11.600 articoli scientifici, di cui 6.200 nel campo della scienza della vita. Il 15 per cento della popolazione opera nelle università. La metà dei farmaci sperimentali per terapie avanzate al vaglio dell'EMA è stata concepita nel capoluogo lombardo;

la candidatura di Milano a sede dell'EMA, a seguito dell'intuizione e proposta del presidente della Regione Maroni, ha visto unite e compatte le istituzioni: Governo, Regione Lombardia, Comune di Milano, sistema economico e imprenditoriale oltre al mondo accademico e delle life science;

il 25 settembre il presidente della Regione Lombardia con il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, e con il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, si sono recati a Bruxelles a promuovere, con un atto ufficiale, la candidatura di Milano ad ospitare l'Agenzia, dimostrando sia una compattezza di intenti tra le varie istituzioni sia come il "dossier milanese" sia senza dubbio il più forte nei confronti degli altri pretendenti;

l'EMA sarebbe ospitata nel grattacielo Pirelli, disponibile in tempi molto rapidi, in quanto una parte dei lavori di adattamento per ospitare l'Agenzia sono già iniziati e i fondi per completare le opere necessarie sono stati già stanziati. L'EMA a Milano potrebbe essere operativa già dal 1° marzo 2019; secondo il progetto per il restyling del "Pirellone", sono previste 1.430 postazioni di lavoro distribuite su una superficie di 13.500 metri quadrati, 60 sale riunioni da 8 a 32 posti, e 8 sale conferenze da 22 a 350 posti, e logisticamente l'edificio rappresenterebbe l'ambiente giusto per gli 890 dipendenti dell'Agenzia, che lavorano con 3.700 tecnici;

l'EMA a Milano, assieme ai già esistenti Joint research centre di Ispra vicino a Varese, all'European food safety authority (l'Autorità europea per la sicurezza alimentare) con sede a Parma, potrebbe costituire un polo scientifico e di cooperazione per la ricerca unico in ambito continentale, abbracciando settori importanti e correlati tra loro quali le scienze della vita, l'alimentazione e la nutrizione,

impegna il Governo a sostenere con determinazione, presso le competenti sedi comunitarie, la candidatura di Milano a sede dell'EMA, affinché non venga sprecata un'occasione unica di crescita in termini scientifici, di prestigio internazionale e di indotto occupazionale per l'intero Paese.

(1-00837)

BARANI, MAZZONI, AMORUSO, COMPAGNONE, D'ANNA, FALANGA, GAMBARO, IURLARO, LANGELLA, Eva LONGO, MILO, PAGNONCELLI, SCAVONE, VERDINI - Il Senato,

premesso che:

l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) è un'agenzia comunitaria dell'Unione europea, cui è affidato il compito di effettuare delle valutazioni sui medicinali;

la sua istituzione è stata immaginata, tra l'altro, con l'obiettivo di favorire il libero mercato dei farmaci tra i Paesi membri dell'Unione;

con l'EMA si è, altresì, provveduto a ridurre i costi che le case farmaceutiche erano chiamate annualmente ad affrontare per ottenere l'approvazione, in ciascun Paese membro, alla commercializzazione dei propri prodotti in Europa;

tra le attività dell'Agenzia vi è la tutela e la promozione della sanità pubblica e della salute degli animali, anche attraverso la valutazione ed il controllo dei medicinali e dei vaccini per uso umano e veterinario;

fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1995, l'EMA ha sede a Londra;

considerato che:

in data 23 giugno 2016, i cittadini del Regno Unito, attraverso lo svolgimento di un referendum, hanno decretato di porre fine all'adesione del Paese all'Unione europea che ebbe inizio nel 1973;

a seguito di tale esito referendario, si rende necessario, dunque, trasferire altrove la sede dell'EMA;

l'Italia ha avanzato la candidatura dell'Italia a ospitare la nuova sede;

tra i 27 Paesi aderenti all'Unione europea, l'Italia rappresenta uno dei più importanti produttori farmaceutici in Europa, oltre a essere tra i Paesi fondatori dell'Unione stessa;

il Governo italiano ha già provveduto ad inserire in bilancio i costi relativi alla realizzazione di una struttura atta a ospitare la nuova sede dell'EMA;

la Lombardia è la regione italiana che ha tra i propri settori di eccellenza quello sanitario e quello farmaceutico;

anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha annunciato la candidatura del capoluogo lombardo a ospitare la nuova sede dell'EMA, ufficializzata nel settembre 2016 a seguito di un vertice tra il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, in rappresentanza del Governo,

impegna il Governo a sostenere concretamente la candidatura di Milano a sede dell'EMA, ponendo in essere tutte le iniziative necessarie a tale scopo.

(1-00838)

Interrogazioni

SANTANGELO, MARTON, CRIMI, CASTALDI, NUGNES, MORONESE, DONNO, GIARRUSSO, MORRA - Al Ministro della difesa - Premesso che:

il giorno 24 settembre 2017, durante un "air show" (esibizione in volo di velivoli civili e militari, tra cui le "frecce tricolori"), un velivolo caccia militare tipo Eurofighter del reparto sperimentale volo dell'Aeronautica militare, pilotato dal capitano "pilota collaudatore sperimentatore" Gabriele Orlandi di 36 anni, è precipitato nel mare di Terracina (Latina) durante lo svolgimento del suo programma acrobatico. Il tragico incidente ha causato la morte del giovane pilota, davanti allo sgomento di tutti gli spettatori, tra cui amici, colleghi e, stando a quanto si apprende da "la Repubblica" dello stesso giorno, i familiari;

la tragedia genera sicuramente tanta solidarietà e vicinanza nei confronti dei familiari e delle persone care del giovane e talentuoso professionista (uno dei migliori piloti militari che la forza armata avesse tra i suoi ranghi) che certamente non meritava di morire in quel modo dopo aver trascorso tutta la sua giovane vita impegnandosi a raggiungere l'ambizioso, faticoso e difficile obiettivo di servire il Paese volando sui velivoli caccia di ultima generazione, quali sono gli Eurofighter dell'Aeronautica militare italiana in servizio per la protezione dei nostri cieli e per onorare gli obiettivi strategici della difesa. Inoltre, il capitano Gabriele Orlandi era qualificato "pilota collaudatore sperimentatore", qualifica pregiata e di altissima valenza professionale che ha raggiunto dopo un lungo, intenso, durissimo e anche molto costoso programma di addestramento in una delle scuole di sperimentazione negli Stati Uniti. Tuttavia, a parere degli interroganti, la triste vicenda stimola anche e ancora una volta una seria riflessione sul valore, l'importanza e i costi (purtroppo anche di vite umane) associati alle manifestazioni aeree, che certo non sono giustificate da una difesa del Paese stricto sensu;

a parere degli interroganti, gli air show o "spettacoli dell'aria" contengono in sé, come questa tragica vicenda racconta, il potenziale e reale costo di vite umane. Vite che peraltro, volendo distaccarsi per un attimo dalla vicenda umana, rappresentano un vero e proprio capitale per il Ministero della difesa e per il Paese tutto. Infatti, l'addestramento di giovani e valenti piloti militari costa molto denaro pubblico (il solo corso di sperimentazione negli Stati Uniti può costare all'amministrazione cifre non lontane da 1.5 milioni di euro pro capite), che trova la sua unica ratio nel fine di preparare professionisti specializzati nella particolarissima e delicata attività della sperimentazione in volo degli aeromobili, allo scopo di supportare quindi i reparti operativi dell'Aeronautica militare a dotarsi di velivoli sempre più capaci di proteggere i nostri cieli da attacchi esterni, e non certo per esibizioni aeree al pari di spettacoli di puro intrattenimento. Il capitano Gabriele Orlandi svolgeva un importantissimo lavoro di sperimentazione che contiene in sé, ovviamente, dei rischi analizzati e conosciuti dal pilota, ma che non si possono accettare per diletto o per interessi sicuramente molto lontani da quello collettivo della difesa, quali ad esempio questi "spettacoli dell'aria";

la PAN (pattuglia acrobatica nazionale) o "frecce tricolori" è il reparto dell'Aeronautica militare deputato a rappresentare l'Italia nelle manifestazioni aeree e nei saloni internazionali, ma non tutti sanno che nei vari air show partecipano anche velivoli ed equipaggi del reparto sperimentale volo (RSV). Ad esempio, nel corso dell'ultima stagione di manifestazioni aeree in Italia e anche all'estero, oltre alle frecce tricolori, si sono esibiti diversi tipi di velivoli del RSV con equipaggi di qualificati piloti collaudatori sperimentatori, il cui impiego andrebbe assolutamente valutato ed economizzato, dato l'elevato livello di professionalità raggiunta, anche in termini di tempo e costi per formare ciascuno sperimentatore, e dato il delicato, unico e pregiatissimo lavoro di sperimentazione che svolgono e a cui, inevitabilmente, sottraggono così preziosissime energie, tempo e risorse;

l'attività di sperimentazione in volo, in quanto attività di uno degli enti obbligati dalla legge alla tenuta della contabilità analitica industriale, dovrebbe essere in grado di fornire in tempo reale e immediatamente i dati attuali e storici sui costi associati a tutte le attività effettuate, tra cui gli air show e anche l'addestramento finalizzato alla partecipazione del reparto sperimentale volo a tutte le manifestazioni aeree nazionali e internazionali. Infatti, la partecipazione a questi veri e propri spettacoli comporta per i piloti sperimentatori del RSV un addestramento dedicato che consta di numerosi e di fatto pericolosi voli, che si sviluppano principalmente sul cielo-campo dell'aeroporto militare di Pratica di mare (Roma), dove tra l'altro lavorano migliaia di persone civili e militari, per una notevole parte dell'anno (generalmente tra aprile e settembre), con ovviamente l'impiego di velivoli che vengono così sottratti ad attività di sperimentazione e, a volte, anche alle continue e fondamentali attività di addestramento dei reparti operativi dell'Aeronautica militare. Al costo dei piloti, va poi aggiunto quello di tutto il personale di terra (manutentori-tecnici), dedicato all'approntamento e alla manutenzione dei velivoli impegnati per le manifestazioni, e inviato per interi fine settimana insieme con gli stessi piloti nelle diverse sedi previste dal programma in Italia e all'estero (missioni pagate sempre dai contribuenti) per supportare le manifestazioni aeree;

considerato che:

il capo di Stato maggiore dell'Aeronautica militare, in un'audizione presso la 4ª Commissione permanente (Difesa) del Senato, risalente al 2016, aveva confermato la tenuta nel suo comparto della contabilità analitica industriale (con il sistema telematico "SiLEF"). Dunque, dovrebbero essere immediatamente disponibili e fruibili in tempo reale i rendiconti dettagliati dei costi, comprensivi dell'andamento annuale del costo orario del personale sperimentatore (almeno negli ultimi 5 anni) a carico dell'amministrazione e quindi dei contribuenti per quanto concerne queste esibizioni di cui, a giudizio degli interroganti, trarrebbe beneficio soprattutto il mondo industriale che avrebbe così una vetrina gratis (offerta dal contribuente) dei velivoli prodotti. Infatti, questi spettacoli non servono alla nostra Aeronautica già sponsorizzata dall'ente preposto alle manifestazioni aeree, ovvero il 313° gruppo "frecce tricolori", che porta orgogliosamente il tricolore in Italia e nel mondo mostrando l'esempio di professionalità della nostra forza armata;

i costi di queste esibizioni non vengono mai resi pubblici, come non viene reso noto sul sito dell'Aereonautica, nella sezione "Eventi", lo stesso programma delle manifestazioni aeree del reparto sperimentale volo;

gli interroganti ritengono che, se gli italiani sapessero che il costo per le esibizioni in volo di velivoli militari pregiati come l'Eurofighter e il Tornado è paragonabile, se non superiore, al costo delle frecce tricolori, difficilmente troverebbero entusiasmante lo "spettacolo" di questi aerei. In particolare un'ora di volo di un Eurofighter pilotato da un pilota collaudatore sperimentatore potrebbe costare più di un'ora di volo dell'intera pattuglia acrobatica nazionale composta di 10 velivoli MB339. Se a questo si aggiunge l'inestimabile costo della perdita di una vita umana, come accaduto a Terracina, che l'amministrazione ha peraltro formato e addestrato impiegando tempo e risorse pubbliche affinché potesse effettuare le delicate e importantissime attività di sperimentazione in volo, necessarie alla difesa (e non per gli spettacoli della domenica), la spesa per sostenere questi spettacoli e ogni sorta di inutile giustificativo risultano difficilmente comprensibili;

inoltre, risulta agli interroganti che, al fine di giustificare l'uso improprio dei piloti e dei costosissimi mezzi aerei dedicati alla sperimentazione, nelle cerimonie militari (cambi di comando, celebrazioni di anniversari o altre cerimonie interne), vengono fatti passare quei sorvoli e quelle acrobazia come "attività di addestramento alla formazione",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno rendere noti i costi degli ultimi 5 anni afferenti a tutte le attività di air show in cui è stato coinvolto il personale del reparto sperimentale volo, comprensivi di tutti i voli e le spese per l'addestramento, il trasferimento e il supporto logistico di tali eventi, nonché il programma annuale di manifestazioni di questo tipo a cui il RSV è chiamato a partecipare;

quali siano le motivazioni per cui il programma stesso non viene pubblicato sul sito istituzionale del Ministero e se non valuti l'opportunità, per ragioni di trasparenza, di mettere in evidenza anche i costi associati a ciascuna manifestazione, compresi i costi di addestramento e supporto logistico;

quali iniziative, ritenga di assumere al fine di limitare il coinvolgimento del reparto sperimentale di volo in manifestazioni dimostrative, che comportano ingenti costi e soprattutto, a parere degli interroganti, inaccettabili rischi non solo per i piloti sperimentatori (formati ed addestrati principalmente per attività di alta valenza professionale che concorrono al potenziamento dello strumento militare utile e necessario per la difesa del nostro Paese) ma anche per tutte le persone a terra esposte, soprattutto durante i voli di addestramento, alle presentazioni effettuate sulla base di Pratica di mare;

se risulti l'utilizzo dei velivoli militari da parte del personale dell'Aeronautica militare allo scopo di effettuare parate o sorvoli in cerimonie non ufficiali interne alla stessa forza armata e, in caso affermativo, quali siano i costi annuali sostenuti per tale scopo, soprattutto da parte degli enti obbligati alla tenuta di una contabilità analitica industriale.

(3-04015)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

LAI, ANGIONI, CUCCA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

ad agosto 2017, in sede di conversione, il decreto sud (decreto-legge n. 91 del 2017) è stato integrato da numerosi emendamenti approvati dal Parlamento;

con l'approvazione di uno degli emendamenti presentati, viene destinata alle tonnare fisse, prive di quota, iscritte all'apposito elenco nazionale dopo apposita domanda, una quota dell'aumento delle quote di pesca del tonno rosso assegnate dalla UE all'Italia;

rilevato che:

attualmente, al di là dell'elenco comunicato dal Ministero e recepito dalla UE, sono attive e ammesse alla pesca tre sole tonnare fisse;

per tali tonnare non è prevista, a differenza di tutti gli altri operatori abilitati alla pesca del tonno rosso in Italia, un'attribuzione individuale delle quote, considerato che da quando è stata istituita la quota per le tonnare, non si è mai attribuita al sistema tonnara fissa una quantità sufficiente a garantire la stabilità economica, sia complessiva che per singolo impianto, in contrasto con la normativa ICCAT (International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas) ed europea;

l'attribuzione di nuove quote ad altri soggetti e quindi l'ammissione alla pesca, come è stato disposto dalla normativa citata, non può avvenire prima del raggiungimento del break-even dei soggetti già attivi, e comunque sino a quando gli impianti esistenti non siano in grado di coprire la quota, anche al fine di evitare l'anti-economicità dell'attività imprenditoriale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione descritta;

quali siano le tonnare iscritte nell'apposito elenco e non attive, e da quanto tempo sia registrata l'inattività;

quale sia la procedura con la quale, tenuto conto della normativa europea e nazionale, si intenda dare seguito alla normativa approvata dal Parlamento;

quale sia l'orientamento in merito alla destinazione dell'aumento della quota di tonno rosso che sarà attribuita dall'UE all'Italia.

(3-04016)

DE PETRIS - Al Ministro dell'interno - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

l'Unione sindacale di base ha indetto uno sciopero cittadino a Roma per il 29 settembre 2017 per protestare contro i processi di privatizzazione dei servizi pubblici, le dismissioni delle aziende partecipate e gli sfratti, a difesa e potenziamento del trasporto pubblico e di una vera politica dell'abitare in grado di rispondere ai bisogni di migliaia di famiglie senza casa, nonché per il lavoro e l'inclusione sociale dei e delle migranti e richiedenti asilo;

nell'ambito di tale sciopero, l'USB ha chiesto l'autorizzazione alla questura per svolgere nel pomeriggio, dalle ore 17.00 alle ore 19.30, una manifestazione nei giardini di piazza Indipendenza, al fine di esprimere la solidarietà dei lavoratori e delle lavoratrici nei confronti dei e delle migranti e richiedenti asilo, che, dopo essere stati estromessi con la forza da un palazzo sfitto in cui abitavano da anni, hanno subito in quella piazza violenti e ripetuti attacchi da parte della Polizia;

da mesi, a Roma, la Questura vieta con motivazioni generiche manifestazioni di qualsiasi tipo, sit-in, comizi, volantinaggio, impedendo l'esercizio di libertà costituzionali come il diritto a manifestare, divieto tanto più grave in questo caso, perché coarta una protesta legata ad uno sciopero, anch'esso diritto costituzionale;

dovrebbe essere interesse delle istituzioni della Repubblica garantire tali diritti, a maggior ragione qualora essi siano esercitati per diffondere un messaggio di solidarietà e di inclusione sociale contro la xenofobia e il razzismo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e quali siano le motivazioni per cui la Questura di Roma abbia vietato la manifestazione del 29 settembre a piazza Indipendenza;

quali misure intenda assumere per garantire l'esercizio del diritto a manifestare, affinché la Questura revochi il divieto e receda per il futuro da decisioni lesive del diritto costituzionale dei cittadini a manifestare, liberamente e pacificamente.

(3-04017)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

MANGILI, GIROTTO, PAGLINI, PUGLIA, CAPPELLETTI, LEZZI, MARTELLI, MONTEVECCHI, BUCCARELLA, MARTON, SERRA, MORONESE - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze - Premesso che da un articolo pubblicato, in data 21 settembre 2017, sul quotidiano "varesenews.it" si apprende la seguente notizia: «Il governo di Roma si muova, può evitare il fallimento di Pedemontana. È questa la richiesta del presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni. Un tentativo di evitare il paventato fallimento della società che gestisce l'autostrada del Nord Milano, trasformatasi da sogno a incubo. Un fallimento che non si sa quali conseguenze potrà avere (l'opera in ogni caso c'è e non sono comunque previste espansioni, ad oggi) ma che rischia di diventare anche un autogol per un intero territorio. Maroni ha incontrato il ministro Delrio "sull'atto aggiuntivo della Pedemontana, che è fermo al Governo da mesi". Si parla dell'atto tra Concessioni Autostradali Lombarde (il concedente, società 50/50 Anas-Infrastrutture Lombarde) e la concessionaria Pedemontana Lombarda, appunto la società oggi a rischio. Un passaggio che consentirebbe la defiscalizzazione, con relativo "ossigeno" ai bilanci di Pedemontana. "Ho chiesto un incontro per capire, anche in vista della richiesta di fallimento di Pedemontana, adesso che è stato nominato un perito e abbiamo un po' di tempo, almeno 60 giorni credo, se il Governo sblocca questo atto aggiuntivo. Una cosa tecnica, che significa, anche dal punto di vista della richiesta di fallimento, un cambiamento radicale e toglierebbe ogni argomento alla richiesta di fallimento". Tra le voci che rimangono critiche sulla strategia del sistema autostradale c'è Legambiente. "Oggi il Presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, chiede al Governo di salvare ancora una volta Pedemontana, rivendicando la grande operazione fatta per lo sviluppo del territorio. - dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia - Le chiediamo, Presidente Maroni, a cosa serve avere una Lombardia autonoma se i soldi si buttano ancora in opere inutili e insostenibili?". Legambiente ricorda anche le parole spese dall'associazione nel 2012, quando si profetizzava che "lo strumento del project financing si è rivelato un enorme fallimento, visto che per ora i cantieri sono stati aperti solo grazie ad un pesante intervento della Cassa Depositi e Prestiti ed alle garanzie pubbliche contenute nei piani finanziari di Pedemontana,Tem e Brebemi". "Da troppo tempo Regione Lombardia spreca risorse investendo solo in nuove lingue di asfalto quando le opere di cui avremmo bisogno sono altre, a partire dalla mobilità collettiva e dal trasporto merci su ferro", diceva Legambiente. Di diverso avviso il vasto fronte politico che invece ha sostenuto lo sviluppo della Pedemontana e più in generale del sistema autostradale lombardo, cresciuto negli anni dieci del XXI secolo anche con BreBeMi (altrettanto in sofferenza) e con le Tangenziali esterne. Ora si bussa alla porta di Roma per salvare il sistema, mentre prosegue la programmazione di nuovi interventi, come la superstrada Boffalora A4-Vigevano, prolungamento dell'esistente tratta da Malpensa»;

considerato che:

il quotidiano "ilgiorno" del 23 settembre riporta che: «Il Tribunale concede ancora due mesi di respiro ad Autostrada Pedemontana Lombarda e la Regione si rimette in moto nel tentativo di mettere nuova benzina nel motore di un cantiere fermo ormai da quasi due anni dopo il taglio del nastro della tratta B1 fra Lomazzo e Lentate sul Seveso. Un'impresa disperata, perché per salvare l'autostrada servono almeno altri 3 miliardi di euro. Nei giorni scorsi il Tribunale fallimentare di Milano ha disposto una perizia sulla situazione contabile della società Apl conferendo l'incarico al commercialista Ignazio Arcuri, che dovrà depositare la sua relazione a fine novembre. La perizia verrà discussa in aula il 4 dicembre. Nel frattempo sono ripartiti i tentativi di salvataggio di Palazzo Lombardia. Il governatore Roberto Maroni ha parlato col ministro per le Infrastrutture Graziano Delrio per sollecitare lo sblocco da parte del governo del secondo atto aggiuntivo alla convenzione, da poco approvato dal Cipe, che garantirebbe 380 milioni di euro di defiscalizzazione. Questo atto consentirebbe a Pedemontana di andare a cercare finanziamenti. Un'operazione ardita, perché finora banche e privati sono stati alla finestra, mentre il closing finanziario deve essere raggiunto entro un anno dalla firma dell'atto aggiuntivo. Ma Maroni non dispera. Adesso che è stato nominato un perito abbiamo almeno 60 giorni - dice Maroni -. Voglio vedere se il governo sblocca questo atto aggiuntivo che significa un cambiamento radicale e toglierebbe ogni argomento alla richiesta di fallimento. Abbiamo chiesto al ministro Delrio che ci venga finalmente consegnato l'atto. Spero davvero che il governo sblocchi una situazione che è inspiegabilmente bloccata da mesi». «È un provvedimento che è già andato al Cipe - conclude il governatore lombardo -. Manca solo una firma, importante, ma solo quella. Spero che si possa concludere rapidamente la procedura». In Brianza la Provincia torna a chiedere una soluzione politica al blocco di un cantiere faraonico che sta determinando anche la paralisi di tutte le opere di viabilità connesse. "Oggi è ancora più necessario fare chiarezza - dice il vicepresidente della Provincia, Roberto Invernizzi -. Tutti i dubbi e le obiezioni che abbiamo sollevato negli ultimi anni si sono verificati. Ora aspettiamo di essere ascoltati". All'attacco Legambiente, che da tempo chiede un'exit strategy per Pedemontana. "Comodo fare i referendum per l'autonomia, pubblicizzare i referendum lamentando che lo Stato non dà soldi per ricostruire il ponte sulla Valassina e contemporaneamente chiedere (ancora) soldi allo Stato per realizzare la sempre più inutile Pedemontana - contesta Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia -. Maroni è alle strette visto che i giudici di Milano stanno valutando l'ipotesi del fallimento della società. Pedemontana ha già avuto, e speso, 1 miliardo dallo Stato e l'impegno era quello che il resto, circa 4 miliardi, fossero reperiti sul mercato con un project financing. I 4 miliardi non arrivano perché il mercato ha bocciato quest'opera ritenendola incapace di recuperare le risorse spese per costruirla, e il traffico lo dimostra. Non solo. Nel 2016 ha ottenuto 450 milioni dalla Regione per garantire le banche che anche se in futuro il traffico non fosse sufficiente a pagare il mutuo ci penserà la Regione stessa. Da tre anni è supportata direttamente anche dall'autostrada Serravalle, che detiene il 78% della Pedemontana stessa". "Pedemontana - conclude il responsabile di Legambiente - è diventata un baraccone clientelare pubblico con centinaia di addetti assunti inutilmente visto che non è neppure capace di introitare i proventi dei pedaggi avendo adottato un meccanismo (free flow) che non sa gestire il poco traffico che la percorre»;

il sito "lettera43" in un articolo pubblicato in data 27 luglio riportava: «In tutto questo il ministro Graziano Delrio non pare intenzionato a mettere un altro euro. Lo scorso gennaio è stato chiaro: "Lo Stato non è un bancomat". (…) La partita incrocia anche il piano di statalizzazione e regionalizzazione delle strade provinciali che torneranno sotto l'egida Anas. La quale entro fine anno dovrebbe dare il via a una nuova società insieme con Regione Lombardia. Nello specifico in Lombardia saranno "regionalizzati" 740 chilometri di strade ex provinciali e statalizzati altri 850 chilometri tra cui le tangenziali di Como e Varese che fanno parte della Pedemontana. Le tratte su cui Maroni ha garantito che non si pagherà più il pedaggio. I maligni hanno pensato sia solo un modo per aggirare il diktat di Delrio»,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

quali misure intendano promuovere e adottare, nei limiti delle proprie attribuzioni e di concerto con gli enti locali competenti, affinché si ponga definitivamente fine a tale progetto che, a parere degli interroganti, se nel passato voleva essere una grande operazione per lo sviluppo del territorio, oggi rappresenta un vero e proprio fallimento, e non solo nel senso giuridico del termine.

(4-08130)

VOLPI - Al Ministro dell'interno - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

il Comune di Castel Volturno da decenni subisce un continuo e massiccio arrivo di migranti, registrando una presenza sul territorio di circa 20.000 immigrati clandestini su una popolazione di 23.500 cittadini residenti, di cui 4.500 immigrati regolari registrati all'anagrafe del Comune con permesso di soggiorno;

il decreto-legge n. 91 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 123 del 2017, recante disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno, prevede un piano di interventi per il risanamento delle aree interessate da una massiva concentrazione di immigrati. L'art. 16 del suddetto decreto recita: "Al fine di superare situazioni di particolare degrado nelle aree dei Comuni, Manfredonia in Provincia di Foggia, San Ferdinando in Provincia di Reggio Calabria e Castel Volturno in Provincia di Caserta, caratterizzate da una massiva concentrazione di cittadini stranieri, possono essere istituiti, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'interno, uno o più commissari straordinari del Governo. (...) Ferme restando le competenze del Ministero dell'interno, i commissari straordinari di cui al comma 1 adottano, d'intesa con il medesimo Ministero e con il Prefetto competente per territorio, un piano di interventi per il risanamento delle aree interessate e ne coordinano la realizzazione, curando, a tal fine, il raccordo tra gli uffici periferici delle amministrazioni statali, in collaborazione con le regioni e gli enti locali interessati, anche al fine di favorire la graduale integrazione dei cittadini stranieri regolarmente presenti nei territori interessati agevolando l'accesso ai servizi sociali e sanitari nonché alle misure di integrazione previste sul territorio, compreso l'inserimento scolastico dei minori". Lo Stato eroga la spesa di 150 milioni di euro ripartita tra i tre Comuni, per gli anni 2018 e 2019, per i servizi e le attività strettamente funzionali all'accoglienza e all'inserimento nel tessuto sociale dei migranti;

l'arrivo del commissario straordinario ai migranti non viene guardato con favore dalla popolazione che teme che l'obiettivo del Governo sia quello di favorire la stabilizzazione del grosso numero di stranieri presenti nella località rivierasca, di quelli regolari e dei clandestini, trascurando le reali esigenze dei cittadini;

a giudizio dell'interrogante sarebbe più opportuno destinare le risorse economiche a: potenziare i distretti delle forze dell'ordine per contrastare i fenomeni della prostituzione, dello spaccio di droga, dei furti, dell'occupazione con scasso; adottare misure per il miglioramento dell'efficienza delle ASL e delle prestazioni sanitarie; ristorare economicamente l'ENEL e il servizio idrico-integrato a cui ogni cittadino paga, oltre al consumo reale dell'energia elettrica e dell'acqua potabile, anche il costo del servizio in eccedenza consumato dagli immigrati; investire per il miglioramento dei servizi di trasporto, per la ristrutturazione e la manutenzione dell'edilizia scolastica e delle strade comunali, che versano in condizioni di mediocre stato di conservazione, per la creazione di posti di lavoro per i giovani del luogo, fra i quali si registra un altissimo tasso di disoccupazione. Altro rilevante aspetto critico, fondamentale per lo sviluppo del Comune di Castel Volturno, è, inoltre, rappresentato dalla necessità di intraprendere una seria attività di depurazione delle acque. L'inquinamento causato dai Regi Lagni, canali idrici che versano nel mare i liquami non depurati dei Comuni delle province di Napoli, Caserta e Benevento, rende la balneazione del litorale domitio impraticabile, con conseguente danno all'immagine delle strutture turistico-ricettive e all'economia della località,

si chiede di sapere:

se, essendo Castel Volturno un ente in dissesto finanziario per circa 70 milioni di euro, non sia opportuno che il Governo assegni i fondi stanziati al risanamento, almeno in parte, delle casse del Comune e al miglioramento delle condizioni di vita dei suoi abitanti, piuttosto che alla promozione di iniziative a favore dell'integrazione degli immigrati presenti sul territorio;

se intenda destinare tali risorse economiche per la riqualificazione territoriale, destinandole al superamento delle innumerevoli criticità presenti nel Comune.

(4-08131)

SCALIA, ASTORRE - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che per quanto risulta agli interroganti:

Fumone è un antico e suggestivo borgo di circa 2.110 abitanti, situato nella parte settentrionale della Provincia di Frosinone, il cui centro storico è unanimemente considerato una perla dell'architettura italiana;

per il suo valore architettonico, per la sua bellezza e le memorie storiche che custodisce riesce ad attrarre numerosi visitatori durante tutte le stagioni dell'anno;

considerato che:

proprio nel centro storico di tale borgo, la Rai ha istallato, nel 1963, un ripetitore alto circa 100 metri, che attualmente viene utilizzato anche da altri operatori delle telecomunicazioni;

la presenza di tale enorme struttura continua da allora a penalizzare e deturpare enormemente il paesaggio e le bellezze storico- architettoniche del borgo che le diverse amministrazioni che si sono succedute hanno cercato con sforzi enormi di preservare negli anni e ha determinato il mancato accoglimento della candidatura per la Bandiera Arancione, marchio di qualità turistico-ambientale conferito dal Touring Club Italiano ai piccoli comuni;

da oltre 30 anni le amministrazioni comunali fumonesi stanno chiedendo invano alla RAI di provvedere alla rimozione del traliccio, rappresentando le evidenti incompatibilità paesaggistiche e architettoniche e le negative ripercussioni che tale presenza sta comportando anche all'economia turistica del paese,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti e se non ritenga di dover sollecitare ed ottenere dalla RAI la rimozione del traliccio metallico e consentire, così, al comune di Fumone di svolgere al meglio l'attività di conservazione e valorizzazione economica del proprio patrimonio storico, architettonico e culturale.

(4-08132)

LAI, ALBANO, AMATI, ANGIONI, ASTORRE, BORIOLI, BROGLIA, CAPACCHIONE, CUCCA, D'ADDA, Stefano ESPOSITO, FASIOLO, FAVERO, Elena FERRARA, GIACOBBE, GUERRIERI PALEOTTI, MANASSERO, SPILABOTTE, SPOSETTI, ZANONI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

sul sito istituzionale dell'Inps, nella sezione dedicata, quella che è stata soprannominata '"Operazione porte aperte" è presentata come un servizio teso a "migliorare il rapporto informativo tra Enti e cittadini, al di là degli obblighi prescritti dalla legge" ed a rendere "più chiari i meccanismi di funzionamento delle prestazioni erogate dall'Istituto" pubblicando "informazioni che chiariscono le particolari regole previste per alcune categorie di lavoratori o gestioni pensionistiche amministrate dall'Istituto";

tra le diverse prestazioni prese in considerazione nella sezione si elencano svariati fondi pensionistici (clero, sportivi e lavoratori dello spettacolo, dirigenti d'azienda, eccetera) e casse per trattamenti pensionistici. In tutti i casi, oltre alle informazioni specifiche sulle leggi in materia e sulle modalità per l'accesso ai trattamenti pensionistici, compare in evidenza la voce "Ricalcolo pensionistico";

nel caso del personale della carriera prefettizia, si documenta "come le pensioni di vecchiaia e di anzianità si rapportano con le prestazioni che sarebbero state erogate applicando il metodo contributivo. Sebbene il campione sia ridotto, si registra una riduzione media pari al lorda annua". Viene quindi precisato come la tabella riporti solo alcuni "casi tipo", mancando all'interno del database in possesso all'Inps gli ex Inpdap, dati necessari per individuare ed estrarre un campione valido di riferimento;

nel caso del personale della carriera diplomatica, nonostante la stessa precisazione circa la mancanza dei dati Inpdap, si evidenzia come in virtù del ricalco retroattivo si possa registrare "una riduzione media dell'ordine del 29% sulla pensione lorda";

nel caso dei magistrati, è possibile leggere che "le pensioni del comparto con decorrenza successiva al 2004 si rapportano con le prestazioni che sarebbero state erogate applicando il metodo contributivo. Solo circa il 10% delle pensioni vedrebbe un aumento se ricalcolate con il contributivo. La riduzione media che subirebbero, nel complesso, le pensioni dei magistrati è nell'ordine del 12%";

nell'illustrazione delle tabelle di ricalcolo contributivo "di pensioni effettivamente erogate, personale appartenente al comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico" si precisa che più del 90 per cento dei trattamenti in essere subirebbe, con il calcolo contributivo, una riduzione dell'importo compresa tra il 40 per cento e il 60 per cento. Ma lo studio, come negli altri casi presi in esame, si baserebbe su un campione parziale;

considerato che, a corredo dei grafici, gli studi offrono esempi esplicativi riguardanti gli effetti del ricalcolo contributivo: un dirigente di Prefettura, andato in pensione a 60 anni nel 2010, titolare di una pensione lorda mensile (2015) di 6.450 euro, riceve una prestazione di 3.290 euro lordi in più di quella che dovrebbe percepire con il ricalcolo contributivo; un ufficiale di Marina, andato in pensione a 52 anni nel 2010, vedrebbe il suo assegno pensionistico passare dagli attuali 5.730 euro lordi mensili a 2.750 lordi; un sottufficiale andato in pensione all'età di 54 anni nel 2013, con una pensione attuale di 3.030 euro lordi mensili avrebbe un calcolo contributivo pari a 1.520 euro lordi,

si chiede di sapere:

se al Ministro in indirizzo risulti che rientra nelle finalità istituzionali dell'Inps la pubblicazione di simulazioni economico-finanziarie sui trattamenti previdenziali in essere, per i quali non sono previste dalla legge misure di ricalcolo retroattivo;

se le ipotesi di ricalcolo contributivo retroattivo, che coinvolgono tutte le categorie professionali elencate sul sito, rientrino tra gli obiettivi del Governo in materia previdenziale.

(4-08133)

BATTISTA, GOTOR, CORSINI, MIGLIAVACCA, CAMPANELLA, GATTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il recente tragico caso di una ragazza quindicenne uccisa ad Ischitella vicino a Foggia dall'ex compagno della madre che non accettava il venire meno di una relazione sentimentale ripropone, per l'ennesima volta, il problema della tutela delle donne e dei soggetti più deboli dalle forme più estreme di stalking;

anche in questo caso, le reiterate denunce da parte della donna vittima di minacce e persecuzioni si sono scontrate con la difficoltà da parte della magistratura e delle forze dell'ordine a valutare l'effettiva pericolosità di determinati soggetti ed a prevenire in modo efficace gli esiti di certi comportamenti,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, di fronte a questo ulteriore episodio di denuncia da parte di donne rimasta inascoltata e di casi di pericolosità, per altro ampiamente noti in sede locale, non ritenga di dover intervenire, non solo con le dovute ispezioni, ma per innalzare i livelli di sensibilità da parte delle istituzioni rispetto alle denunce delle donne e in genere dei soggetti più esposti.

(4-08134)

RIZZOTTI, SERAFINI, ZUFFADA, MANDELLI, MALAN, FLORIS, Mariarosaria ROSSI, PELINO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il testo unico bancario di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, attribuisce al Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio (CICR) l'alta vigilanza in materia di credito e di tutela del risparmio;

la legge 7 ottobre 2014, n. 154 (legge di delegazione europea 2013 secondo semestre), all'articolo 3, rubricato "Principi e criteri direttivi per il recepimento della direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, sull'accesso all'attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento, che modifica la direttiva 2002/87/CE e abroga le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE", comma 1, lettera b), reca la delega al Governo a recepire la nuova normativa europea in materia bancaria, disponendo espressamente che "le norme di attuazione della Banca d'Italia siano emanate senza previa deliberazione del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio";

le ultime delibere emanate dal Comitato risalgono all'anno 2016, trasparenza nell'informazione a protezione e tutela dei consumatori all'interno dei mercati immobiliari (n. 380 del 29 settembre 2016); anatocismo (n. 343 del 3 agosto 2016);

il commissariamento di talune banche, che ha comportato cospicui interventi finanziari pubblici in una situazione economica non ancora positiva per il Paese e danni economici rilevanti per i correntisti, è stato disposto solamente alla fine di un'evoluzione critica delle stesse che si è protratta nel tempo e che non è stata determinata da un fatto inaspettato e non prevedibile,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi per i quali il Comitato: non abbia provveduto ad emanare, tempestivamente, nei confronti delle banche in crisi, laddove marcatamente necessari, provvedimenti di amministrazione straordinaria, o di altra natura, funzionali a tutelare i beni economici dei correntisti; pienamente consapevole del rischio per l'intero sistema creditizio italiano, e soprattutto per gli obbligazionisti, dei non performing loan, crediti che sono stati, spesso, cartolarizzati, ossia "reimpacchettati" e venduti come strumenti finanziari derivati, non abbia intrapreso alcuna azione od emanato, con urgenza, alcun provvedimento per controllare l'evoluzione qualitativa degli asset bancari, evitando un aggravamento ulteriore del credit crunch;

se il CICR abbia considerato ed analizzato, con proprio documento, che, a fronte di un incremento del credito alle imprese venete nei primi 12 anni dell'euro (sempre a prezzi correnti) pari al 125 per cento, l'economia reale è cresciuta di appena il 39 per cento;

sulla base di quali analisi e valutazioni il Comitato ritenga che i provvedimenti previsti sulle banche popolari non rappresentano, nel tempo, un potenziale rischio per il nostro Paese e per i risparmiatori italiani, tenuto conto della tendenza a livello internazionale da parte delle maggiori banche di controllare il risparmio nazionale e di altri Stati, nonché l'erogazione del credito, attraverso l'acquisizione della concorrenza, cioè di altri istituti bancari;

a quando risalga l'ultima riunione del Comitato, quante ne abbia svolte negli ultimi 4 anni e quali siano stati gli ordini del giorno, considerato che dal sito del CICR non risultano ulteriori atti nel periodo 11 luglio 2012-agosto 2016.

(4-08135)

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 4-08105 della senatrice Fattori.