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Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 882 del 21/09/2017


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

882a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 21 SETTEMBRE 2017

(Pomeridiana)

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Presidenza del vice presidente GASPARRI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: ALA-Scelta Civica per la Costituente Liberale e Popolare: ALA-SCCLP; Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD: AP-CpE-NCD; Articolo 1 - Movimento democratico e progressista: Art.1-MDP; Federazione della Libertà (Idea-Popolo e Libertà, PLI): FL (Id-PL, PLI); Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà (Direzione Italia, Grande Sud, M.P.L. - Movimento politico Libertas, Riscossa Italia: GAL (DI, GS, MPL, RI); Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Misto: Misto; Misto-Campo Progressista-Sardegna: Misto-CP-S; Misto-Fare!: Misto-Fare!; Misto-Federazione dei Verdi: Misto-FdV; Misto-Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale: Misto-FdI-AN; Misto-Insieme per l'Italia: Misto-IpI; Misto-Italia dei valori: Misto-Idv; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento la Puglia in Più: Misto-MovPugliaPiù; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà: Misto-SI-SEL; Misto-UDC: Misto-UDC.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente GASPARRI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,05).

Si dia lettura del processo verbale.

SAGGESE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Svolgimento di interrogazioni (ore 16,06)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.

Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-03595 sul piano di razionalizzazione delle sedi del consolato generale e dell'Istituto italiano di cultura di Monaco di Baviera.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale. Signor Presidente, vorrei rispondere partendo da una premessa che sta alla base del caso segnalato dal senatore Di Biagio.

Razionalizzare le proprietà immobiliari dello Stato all'estero è una priorità che la legge ha assegnato alla Farnesina e che comporta obiettivi impegnativi, che coinvolgono il MAECI nel raggiungimento dei previsti saldi di finanza pubblica e nella riduzione del debito e impongono necessariamente una revisione della politica sugli immobili demaniali.

Dapprima, la legge di stabilità del 2016 ha stabilito che il MAECI versi all'entrata del bilancio dello Stato 20 milioni di euro per il 2016 e 10 per il 2017 e il 2018 tramite operazioni di dismissioni immobiliari di beni non più utili per le finalità istituzionali. Successivamente, la legge di bilancio 2017 ha incrementato tali cifre, stabilendo che il MAECI dovrà conseguire dalle dismissioni immobiliari proventi per 26 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018, mentre per il 2019 è stato inserito un target di 16 milioni di euro.

Con le medesime disposizioni, la legge ha altresì previsto che, in caso di mancato raggiungimento dei suddetti obiettivi, siano decurtati i fondi per un ammontare corrispondente destinati all'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Poiché a nessuno sfugge l'importanza che l'attività di cooperazione ha per la politica di questo Ministero, si comprende come la dismissione del patrimonio immobiliare abbia conseguenze ben più ampie di quanto si possa immaginare.

Venendo alla situazione particolare a Monaco di Baviera, tengo innanzi tutto a sottolineare - e vorrei che fosse chiaro - come non sia mai stata presa in considerazione una limitazione delle attività del consolato generale né tanto meno una sua chiusura. Non sarebbe del resto possibile in considerazione della grande collettività italiana ivi residente e dell'importanza della città di Monaco di Baviera e del Land, la Baviera in generale, non solo nel contesto tedesco, ma anche in ambito europeo.

Altra cosa è lo stabile che ospita il consolato generale: occorre prendere atto che non è totalmente funzionale alle attività istituzionali, a causa delle sue condizioni e della necessità di interventi strutturali. Per tale ragione, nel 2015 è stata esplorata la possibilità, con avviso pubblico, di permuta con conguaglio, ma la procedura è stata temporaneamente accantonata, non avendo prodotto i risultati sperati.

Si continua tuttavia a ritenere che sia nell'interesse pubblico procedere all'alienazione dell'immobile, tenuto conto del valore di mercato dello stabile e delle necessità istituzionali. Vorrei rassicurare sul fatto che un'eventuale vendita sarà comunque subordinata alla preventiva individuazione di locali idonei, altrettanto o più funzionali, dove ricollocare le strutture. Nella scelta del nuovo edificio si terrà inoltre conto di aspetti importanti come la centralità della sede, la sua accessibilità al pubblico, le garanzie di sicurezza sul lavoro e gli standard di efficienza energetica.

Quanto alla convenienza dell'operazione immobiliare, per la perizia dell'immobile si è provveduto secondo quanto previsto dalla legge n. 183 del 2011, avvalendosi di expertise locale in condizioni di indipendenza e assenza di interesse. Allo stesso modo, in caso di acquisto, si procederebbe per valutare l'investimento su un nuovo immobile per i servizi consolari, tenendo conto delle specificità locali. Ogni ipotesi di alienazione o di permuta dell'edificio ha tenuto e terrà conto delle opzioni di mercato, della necessità di interventi di investimento e del valore dell'immobile. Non si ravvisa, quindi, possibilità alcuna di danno all'erario, ma solo benefici, sia in termini di allocazione più funzionale e moderna degli uffici, sia di possibile entrata al bilancio dello Stato.

Per quanto riguarda l'immobile di Monaco di Baviera attualmente libero, dopo un'asta del 2016 andata deserta, si è svolta una procedura per manifestare interesse all'acquisto, i cui atti erano consultabili sulla sezione «Amministrazione trasparente» del sito istituzionale della Farnesina. La procedura per manifestazione di interesse ha avuto esito negativo. È stato, quindi, indicato alla sede di dare la massima pubblicità alla vendita per poi procedere a trattativa privata. Da allora risultano pervenute e sono state esaminate dalla sede alcune offerte di acquisto presentate da potenziali acquirenti in linea con il parametro indicato dalla stima di valore aggiornata al 2016, dell'importo di 2.150.000 euro. Sono in corso gli accertamenti di rito giuridici e finanziari per verificare la capacità dei potenziali acquirenti a contrarre senza impedimenti. La sede sta quindi procedendo con la predisposizione di una bozza di atto di compravendita da sottoporre alla verifica finale dell'Amministrazione, non appena completati gli adempimenti necessari.

Concludo dicendo che la notizia di una possibile vendita dell'edificio che ospita l'Istituto italiano di cultura di Monaco di Baviera è infondata. Non vi è alcuna istruzione della Farnesina in tal senso, tanto più che la manifestazione di interesse ad acquistare l'immobile dell'Istituto, esternata da parte di un soggetto privato locale, non è stata presa in considerazione.

DI BIAGIO (AP-CpE-NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI BIAGIO (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario Della Vedova per la relazione su un tema che raramente è oggetto di confronto parlamentare, malgrado il numero di atti presentati sia da me che dal senatore Micheloni.

Potremmo definirlo proprio il «paradosso di Monaco», vale a dire la scelta di dismettere le strutture di rappresentanza, rimodulandone le potenzialità in un momento storico-sociale in cui la domanda di servizi cresce in maniera esponenziale, anche in virtù - lei l'ha segnalato molto bene - degli esiti della Brexit. Sarebbe, però, opportuno porre l'accento sulle altre criticità funzionali del consolato di Monaco che facevano parte della mia ben più articolata interrogazione, che si collocano oltre la dismissione e rendono ancora più complessa l'ipotesi di intervento immobiliare sulla rappresentanza.

La chiusura nel 2014 dello sportello di Norimberga, che serviva circa 32.000 connazionali, ha condotto all'assorbimento del bacino di utenza da parte di Monaco, presso la cui struttura però è stata anche operata una riduzione del personale. Questi elementi sono stati segnalati più volte nel corso degli anni, tanto da condurre il sottoscritto insieme ad altri, come il collega Micheloni, a suggerire l'individuazione di un interlocutore consolare nelle città satelliti di Monaco, in primis Norimberga, dove tra l'altro esiste una struttura a uso gratuito per eventuali installazioni, al fine di alleggerire la mole di lavoro di Monaco e agevolare le migliaia di cittadini che da Norimberga e zone limitrofe sono costretti a dirigersi a Monaco, percorrendo anche 300 chilometri, per un semplice rinnovo di passaporto. Anche perché risulta che al momento sia di circa sei mesi il tempo di attesa per un rinnovo passaporto.

Certamente, leggendo gli annuari statistici della Farnesina emerge una riduzione dei servizi resi dal consolato, quasi si trattasse di una domanda che si riduce. Si omette, invece, che il ridimensionamento è correlato alla riduzione di unità di personale, che, ridotto, opera sicuramente in misura minore. Perciò vincolare le ragioni della razionalizzazione a quelle del ridotto numero di servizi consolari appare come un falso amministrativo. Il fatto stesso che sui territori oggetto di razionalizzazione consolare vengano poi favorite altre forme di rappresentanza, come consolati onorari e patronati, evidenzia come l'amministrazione sia consapevole del vuoto che le chiusure consolari stanno determinando.

Il lavoro svolto dai patronati merita certamente rispetto e attenzione quale consolidata interfaccia tra cittadini oltre confine e istituzioni in sede, come l'INPS. Ma è cosa ben diversa da quello a cui stiamo assistendo oggi, vale a dire la tendenza a demandare al patronato attività finora di esclusiva competenza delle autorità diplomatiche e consolari, come la gestione del rilascio dei passaporti. Questa crescita esponenziale di patronati nei territori stranieri sembra ratificare una delegittimazione del ruolo di garanzia svolto dallo Stato in ambiti delicati come l'assistenza ai nostri connazionali, attraverso l'attivazione di una delega - dalla opaca legittimità normativa - in capo ad un soggetto privato, nel momento esatto in cui lo Stato stesso ritiene di non poter avere gli strumenti per portare avanti quel ruolo.

Una struttura privata non può e non deve essere una diretta emanazione dello Stato italiano, in totale deroga rispetto a quanto sancito dalla norma, poiché comporterebbe una violazione dei dettami di garanzia e trasparenza che soltanto l'istituzione nazionale può garantire.

Un'ulteriore riflessione va fatta in riferimento al ruolo del console onorario, il quale però, in ragione del carattere volontario dell'incarico e delle limitazioni di carattere normativo, non può sostituirsi un servizio consolare, soprattutto quando il bacino di utenza è tanto vasto.

Ricordo che il numero dei nostri connazionali che si presentano mediamente al ricevimento del consolato onorario si attesta sulle 40 unità nel periodo invernale, per raggiungere le 80 unità nella stagione estiva. Parliamo dunque di un carico di lavoro che non può essere sostenuto su base volontaria e non si può lasciare nelle mani di un profilo che non ne detiene la legittimità e le competenze adeguate.

Inoltre, l'amministrazione ha più volte fornito rassicurazioni circa la volontà di garantire la permanenza della struttura consolare nell'attuale immobile, ma di contro le voci di continue perizie di valore nel corso degli ultimi tre anni, unitamente alle voci di una decisione di trovare un immobile più piccolo, sono elemento di insicurezza per i connazionali.

Signor Sottosegretario, malgrado le evidenze da lei segnalate, si fatica a capire la traccia dell'analisi costi-benefici sottesa a tali progetti, e se ve ne sia qualcuna alla base delle operazioni di razionalizzazione attuate al momento in Germania. L'ultimo capitolo va rintracciato nella sospensione dell'esperimento del funzionario itinerante a Norimberga, riconducibile, tra le altre cose, alla limitata disponibilità di personale da dirigere in sede da parte della struttura di Monaco, già in evidente sofferenza.

Tutto questo per dire che i parametri e i calcoli che noi abbiamo effettuato con le comunità e gli organismi di rappresentanza propendono per un'assoluta antieconomicità di una dismissione immobiliare, non presa come una operazione a sé stante, ma estrapolata dal descritto scenario, in quanto atto conclusivo di un progetto poco funzionale. Su questo si auspica un confronto ampio e costante con le comunità locali, per individuare soluzioni effettivamente orientate alla tutela della corretta erogazione dei servizi consolari, al momento fortemente compromessa.

L'invito al dialogo e al mutuo confronto rappresenta la priorità. Sono certo che lei, signor Sottosegretario, con la sua sensibilità potrà dare un valido contributo.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-03852 sul trasferimento di un dipendente della Wärtsilä dalla filiale di Trieste a quella di Taranto.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

BIONDELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, con riferimento all'atto parlamentare dei senatori Battista e altri, inerente alla vicenda del signor Colautti, dipendente della società Wärtsilä SpA, si rappresenta quanto segue.

Dalle informazioni acquisite presso il competente ufficio dell'Ispettorato nazionale del lavoro risulta che il signor Colautti è stato assunto nel 2005 dalla Wärtsilä SpA in qualità di addetto alle lavorazioni meccaniche con un contratto di inserimento successivamente trasformato in contratto a tempo indeterminato. Dopo aver ricoperto l'incarico di segretario provinciale della FIOM, con conseguente aspettativa sindacale, il signor Colautti ha aderito, negli ultimi due anni, alla organizzazione USB, usufruendo di un ulteriore periodo di aspettativa. Il 6 giugno 2017, al termine del periodo di distacco, la società ha disposto il trasferimento del lavoratore dalla sede originaria di Trieste a quella di Taranto.

Per quanto riguarda le motivazioni del trasferimento, i vertici aziendali hanno comunicato che nella sede di Trieste non esiste più il reparto di montaggio e assemblaggio al quale il lavoratore era stato originariamente assegnato. A Trieste, infatti, vi sono soltanto la sede legale della società e un magazzino, mentre l'attività di montaggio e assemblaggio viene svolta nella sede di Taranto (ove peraltro è in corso una commessa con la Marina militare).

L'organizzazione sindacale cui appartiene il lavoratore lamenta, invece, che il trasferimento configuri una condotta antisindacale.

Ciò posto, il Ministero della giustizia - espressamente interpellato dal Ministero del lavoro che rappresento - ha riferito che, lo scorso 3 luglio, il signor Colautti ha presentato, presso il tribunale di Trieste, ricorso ai sensi dell'articolo 700 del codice di procedura civile nei confronti della società Wärtsilä SpA. Con l'atto introduttivo, il ricorrente ha chiesto la declaratoria di illegittimità del proprio trasferimento dalla sede di Trieste a quella di Taranto, in quanto discriminatorio o ritorsivo o, comunque, per inesistenza di effettive e reali ragioni tecniche e produttive, ai sensi dell'articolo 2103 del codice civile.

Lo scorso 28 luglio si è tenuta la prima udienza del procedimento cautelare, all'esito della quale il giudice - su istanza congiunta delle parti - ha fissato, lo scorso 11 settembre, una seconda udienza finalizzata all'esperimento di un tentativo di conciliazione. L'udienza è stata successivamente rinviata, per i medesimi incombenti, al prossimo 25 settembre.

Pertanto, in caso di esito negativo del tentativo di conciliazione, ogni valutazione in ordine alla legittimità del comportamento posto in essere da Wärtsilä SpA sarà rimessa alle statuizioni definitive della competente autorità giudiziaria.

BATTISTA (Art.1-MDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BATTISTA (Art.1-MDP). Signor Presidente, ringrazio la Sottosegretaria per avere riassunto le vicissitudini che vedono coinvolto il signor Sasha Colautti. Sono un po' perplesso in merito alla motivazione data dall'azienda che sembra definire la sede di Trieste come un mero magazzino quando non lo è.

Vorrei sottoporre all'attenzione della Sottosegretaria e del Governo che la società Wärtsilä, una multinazionale che ha sede in vari Paesi del mondo e anche in varie città del nostro Paese, non può assumersi il rischio d'impresa a giorni alterni. Vado nello specifico: a mio parere, ha ragione il ricorrente, signor Colautti, che è stato costretto a rivolgersi alla giustizia per vedere riconosciuto un suo diritto. L'azienda, che fattura qualche miliardo di euro all'anno, non può usufruire di aiuti sia da parte del Governo che della Regione. Esiste infatti un progetto di ricerca industriale e sviluppo sperimentale presentato dalla società Wärtsilä SpA che, se guardiamo i numeri, si basa su un finanziamento pubblico di 3,71 milioni di euro, 2,87 dei quali saranno concessi dal Governo e 900.000 euro dalla Regione. Il Governo, quindi, deve avere una posizione in merito, perché non può legittimare questa posizione.

Il signor Colautti è stato trasferito - e soltanto lui - in una sede molto lontana. È ovvio che questo sia un atto discriminatorio e non può neanche valere che questa sia una ritorsione, perché lo stesso signor Colautti ha svolto l'incarico di delegato di fabbrica per nove anni e si è reso parte attiva di un accordo presso il MISE, che conteneva anche una ristrutturazione aziendale che prevedeva un esubero di 90 persone delle quali il Governo, con le parti sociali, ha dovuto farsi carico.

Allora io sommessamente faccio notare questo. Se un'azienda vuole avere un simile comportamento nei confronti dei lavoratori, discriminando chi ha assunto un ruolo sindacale, ritengo che il Governo debba anche fare attenzione a dare dei contributi di milioni di euro ad aziende che - secondo me - si comportano male.

Ringrazio comunque il Governo per la risposta data. Per ora ci dobbiamo affidare ai giudici del lavoro e vedremo quale sarà la loro decisione. A mio giudizio, però, l'azienda dovrebbe prestare maggiore attenzione, perché, se vuole fare l'imprenditore spregiudicato, non deve chiedere alcun tipo di contributo statale per qualsiasi tipo di sviluppo industriale voglia intraprendere.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-03602 sui contributi annuali per le emittenti televisive locali.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

GIACOMELLI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signor Presidente, rispondo al quesito posto nell'atto in discussione fornendo i seguenti elementi.

Il richiamato regolamento che, in attuazione della riforma introdotta con la legge di stabilità 2016, disciplinerà i nuovi criteri di erogazione dei contributi annuali di sostegno alle emittenti televisive e radiofoniche locali, è stato approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 24 marzo scorso. In data 3 luglio, il Consiglio di Stato ha espresso parere favorevole sullo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante il citato regolamento, il quale è stato approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri nella seduta del 7 agosto scorso. Una volta concluso l'iter di controllo, il regolamento sarà quindi pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Successivamente il Ministero dello sviluppo economico, con proprio decreto, potrà così adottare il provvedimento di apertura dei termini per la presentazione delle domande relative all'anno 2016.

Vorrei sottolineare che i ritardi a cui si fa riferimento nell'atto degli interroganti saranno in gran parte recuperati grazie alla nuova procedura prevista per il bando, che sarà totalmente on line, riducendo i tempi di esame e istruttoria delle relative richieste. Inoltre, giova sottolineare che, nelle more dell'approvazione, il Governo ha aumentato le risorse complessivamente a disposizione delle emittenti locali, che, a legislazione vigente, per il 2016 sono state pari a 40.800.000 euro. A queste si sono aggiunti i fondi della quota di extra gettito del canone di abbonamento RAI previsti dalla legge di stabilità 2016, in un'azione di rafforzamento delle politiche di sostegno e di qualificazione dell'emittenza radiotelevisiva, riformando così una disciplina dei contributi risalente al 2002, ormai obsoleta e inadeguata.

Riguardo ai contributi relativi all'anno 2015, le procedure di liquidazione dei medesimi alle 456 emittenti televisive, risultate beneficiarie sulla base delle graduatorie approvate dai Corecom regionali, sono state avviate nello scorso mese di aprile dal Ministero e sono in fase di avanzato svolgimento. Sul sito del Ministero, nella sezione dedicata alla trasparenza, è pubblicato l'elenco delle 300 emittenti televisive cui sono già stati assegnati i contributi e i relativi importi. Queste informazioni vengono aggiornate dal Ministero con cadenza mensile. Tale attività ha avuto luogo subito dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei decreti di riparto tra le Regioni dello stanziamento complessivo di competenza per l'anno 2015. Queste procedure sono state le ultime regolate dalla vecchia normativa.

Come è stato riferito in Commissione lo scorso febbraio, il ritardo per l'entrata in vigore dei decreti di riparto a livello regionale dello stanziamento non è ovviamente da imputare al Ministero ed è il motivo principale del ritardo stesso. Di certo, il meccanismo complesso delle graduatorie regionali rappresenta un passaggio che ha generato anche in passato ritardi, derivanti da contenziosi ai TAR sulle singole graduatorie regionali, bloccando per mesi il processo complessivo.

Con il nuovo regolamento si avvia un percorso virtuoso, che consentirà di rafforzare il sostegno al settore delle emittenti locali, in un'ottica di stimolo delle attività di editoria e di informazione, grazie a nuovi meccanismi e criteri di selezione che premiano i soggetti che investono nell'attività editoriale di maggiore qualità.

La legge di stabilità 2016 ha infatti stabilito che i quattro principi in base ai quali sono definiti i criteri di erogazione sono la promozione del pluralismo dell'informazione, il sostegno all'occupazione del settore, il miglioramento dei livelli qualitativi dei contenuti forniti, l'incentivazione dell'uso di tecnologie innovative. La previsione che il Ministero fa con l'applicazione del nuovo regolamento è che nell'arco temporale di non più di cinque o sei mesi vengano pubblicati i bandi di gara per le annualità 2016, 2017 e 2018.

BELLOT (Misto-Fare!). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELLOT (Misto-Fare!). Signor Sottosegretario, posso dichiararmi parzialmente soddisfatta della risposta, in quanto va nella direzione di portare dei miglioramenti.

Per quanto riguarda il tanto atteso regolamento, già dal momento in cui ho presentato l'interrogazione, nel marzo 2017, ad oggi ho potuto vedere la celerità di questo lavoro su un regolamento che ci auguriamo sia composto di regole certe, snelle e veloci per portare le risposte che le emittenti locali chiedono. Come lei ha detto, il 7 agosto è stato approvato in via definitiva ed è in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e ormai dovrebbe essere sui tavoli di coloro che dovranno utilizzare le regole in esso contenute. Si tratta senza dubbio di un passo importante con cui a mio avviso si va nella direzione giusta ed è per questo che posso dirmi parzialmente soddisfatta, per quello che state portando avanti.

Quanto alla celerità dei bandi che saranno emessi, lei ha accennato ai futuri bandi on line: si tratta di una informazione importante che dovrebbe accelerare il percorso per l'attivazione di risorse che sono vitali per le emittenti locali. Facendo una passo indietro, vorrei ricordare che la premialità di cui mi ha parlato e i capisaldi all'interno dei quali la si valuta sono importanti per poter valutare queste emittenti, che sicuramente svolgono una grande azione anche di natura sociale oltre che formativa. Ricordiamo che le emittenti locali forniscono una informazione su tematiche locali e hanno grande ascolto e diffusione, particolarmente in certe zone in cui l'arrivo delle notizie, in particolare quelle locali, è più difficoltoso; esse svolgono quindi una funzione decisamente fondamentale e di conseguenza la possibilità di avere delle risorse diventa vitale.

A mio avviso, sicuramente l'azione che sta facendo il Governo può essere in parte soddisfacente. Preoccupano la lentezza e i ritardi che, secondo quello che lei sta dicendo, si stanno colmando e mi auguro che l'indicazione temporale da lei fornita di cinque o sei mesi sia rispettata e che quindi si vada nella direzione giusta e corretta. C'è comunque ancora molto da fare per arrivare a concretizzare tutto questo, ma avete intrapreso una strada corretta e condivisa anche dalle emittenti e che dunque va seguita, accelerata nel suo iter e sostenuta e mantenuta nella direzione, perché questa è una rincorsa di ritardi e difficoltà che si sono determinate per le emittenti.

Insieme a quanti mi hanno richiesto di portare la loro voce, mi auguro che questa possibilità di arrivare a pareggiare il ritardo dei bandi venga mantenuta e che con il tempo non ci si ritrovi a dover rincorrere ulteriormente i ritardi che in questo momento avete colmato. Da parte mia mi posso dichiarare parzialmente soddisfatta, ma auspico che ci sia attenzione, che la tempistica da lei appena indicata venga rispettata e che quindi ci sia la possibilità per le emettenti di continuare a dare informazione e di poter essere un supporto, in particolare per le attività locali.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-03802 sul futuro occupazionale dei lavoratori della Wind Tre SpA.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

GIACOMELLI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signor Presidente, rispondo a tutti i quesiti posti dall'atto in discussione utilizzando dati e argomenti che il MISE ha già fornito in sedi istituzionali diverse e che dunque immagino siano già noti.

Wind Tre, azienda nata a seguito di un processo di fusione che ha interessato Wind Telecomunicazioni SpA e H3G SpA, costituisce il primo operatore nel mercato mobile in Italia, con 30,9 milioni di clienti, pari a una quota di mercato del 37 per cento, e ha una telefonia fissa di circa 2,7 milioni di clienti.

Dalla fusione delle due società sono scaturite delle fisiologiche sovrapposizioni strutturali anche in termini di risorse. Successivamente alla fusione, Wind Tre ha gestito il processo di integrazione degli organici esclusivamente su base volontaria, utilizzando risorse proprie con le quali sono stati incentivati dipendenti che hanno manifestato interesse.

L'operazione di cessione del ramo si inquadra dunque in questo ambito. Il ramo d'azienda svolge servizi di assistenza amministrativo-commerciale e tecnica di primo livello (principalmente informazioni sulla copertura della rete di telecomunicazioni).

Wind Tre ha precisato di aver compiuto un'attenta verifica dei soggetti imprenditoriali che operano nel settore al fine di ricercare una controparte qualificata, finanziariamente solida, dotata di comprovata e pluriennale esperienza nel settore e di idonea struttura imprenditoriale, alla quale poter affidare lo svolgimento del servizio di call center.

La scelta della società è caduta su Comdata, azienda da anni attiva nei settori della progettazione e gestione in outsourcing di sistemi e servizi. Comdata è - secondo quanto evidenziato da Wind Tre - tra le aziende più stabili del settore sotto il profilo finanziario ed è in via di espansione anche oltre i confini nazionali. L'azienda ha nel proprio organico 36.000 dipendenti (di cui 6.514 in Italia al 30 aprile 2017, organico cresciuto nel 2015 e nel 2016 di un più 7,3 per cento). Il totale dei dipendenti è dislocato presso 60 sedi (in 14 nazioni e diversi continenti), di cui 15 sono in Italia. Nel 2016 ha registrato ricavi per 600 milioni di euro. Peraltro, quest'azienda è attualmente la leader del mercato in Italia, con una quota del 20 per cento in termini di ricavi.

Il 22 maggio scorso, a seguito delle richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali, Wind Tre ha presentato il proprio business plan e in tale circostanza - come previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro del settore delle telecomunicazioni - ha anticipato l'intenzione di procedere alla cessione di ramo d'azienda, avendo come oggetto il call center 133 per la clientela consumer del brand Tre, illustrandone le motivazioni.

Il 9 giugno 2017 Wind Tre, insieme a Comdata, ha attivato la procedura di consultazione sindacale prevista dalla normativa di legge finalizzata all'individuazione di soluzioni atte a fornire ogni più opportuna garanzia occupazionale.

L'obiettivo, contestualmente alla cessione del predetto ramo d'azienda, era quello di sottoscrivere un contratto con durata settennale di fornitura da parte di Comdata di servizi di call center, per lo svolgimento dei quali la predetta società si sarebbe avvalsa del ramo d'azienda acquisito. Questa decisione avrebbe comportato un consolidamento dei rapporti commerciali già esistenti tra le due società e determinato un significativo rafforzamento della posizione di Comdata nel mercato dei contact center in Italia.

Con specifico riferimento a quanto detto in premessa, in particolare alla preoccupazione espressa dagli interroganti circa il mantenimento delle garanzie occupazionali e contrattuali dei dipendenti, faccio presente che in data 27 giugno 2017 Wind Tre, Comdata e le rappresentanze sindacali unitarie di Genova, Cagliari Roma e Palermo, assistite da CGIL, CISL e UIL nazionali e territoriali, unitamente al coordinamento nazionale delle rappresentanze sindacali unitarie di Wind Tre, hanno sottoscritto un verbale di accordo con il quale, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 2112 del codice civile, si è previsto il trasferimento a Comdata dei dipendenti Wind Tre occupati nel ramo d'azienda a far data dal 5 luglio 2017. Tutti i lavoratori sono stati trasferiti a Comdata senza soluzione di continuità e con mantenimento dell'anzianità di servizio, del livello di inquadramento e della pausa retribuita per la refezione nell'ambito delle otto ore per il personale full-time turnista.

Comdata garantirà la stabilità occupazionale per tutta la durata del contratto di appalto di servizi di durata settennale con riferimento ai lavoratori che, ex articolo 2112 del codice civile, passeranno alle sue dipendenze per effetto della cessione di ramo d'azienda, oltre ad assicurare il mantenimento dell'attuale sede di lavoro dei lavoratori trasferiti di Cagliari, Genova, Palermo e Roma per tutta la durata del predetto contratto.

Comdata, in considerazione dello sviluppo previsto del business, si è poi impegnata ad accogliere le richieste di incremento fino a sei ore giornaliere da parte dei part-time attualmente in servizio con contratti a quattro o cinque ore giornaliere.

L'accordo prevede anche che, in caso di cessazione anticipata del contratto, Wind Tre applicherà la clausola sociale di garanzia in favore di questi lavoratori, impegnandosi a individuare un nuovo operatore che garantisca la salvaguardia dei posti di lavoro secondo quanto disposto dalla contrattazione nazionale di categoria, nell'ottica di perseguire il mantenimento dei livelli occupazionali e di trattamento.

I lavoratori interessati dal trasferimento del ramo d'azienda manterranno inoltre l'iscrizione al fondo di previdenza complementare, secondo le modalità e le condizioni previste del vigente contratto collettivo nazionale di lavoro delle telecomunicazioni, e rivestiranno la qualifica di socio beneficiario del fondo di solidarietà Wind Tre per tutta la durata del contratto di appalto di servizi.

Per l'anno 2017, gli stessi lavoratori potranno beneficiare del pagamento del premio di risultato di Wind Tre qualora i risultati consuntivati consentano di procedere alla sua erogazione.

L'accordo prevede, altresì, che agli stessi lavoratori Comdata riconosca tre giorni di permesso retribuito su base annua per malattia del bambino fino agli otto anni di età e che fino al trentaseiesimo mese di vita del bambino le mamme lavoratrici non prestino servizio di sabato.

In considerazione di quanto appena riferito, emerge che i termini dell'accordo hanno, quindi, posto un'attenzione importante agli aspetti occupazionali e contrattuali relativi ai lavoratori coinvolti nella cessione del ramo d'azienda.

In conclusione, vorrei assicurare che, per gli aspetti di propria competenza, il Governo e, in particolare, il Ministero dello sviluppo economico, pur rispettando evidentemente l'autonomia delle parti, continuerà a monitorare il processo di contrattazione e gli sviluppi di questa importante operazione nel settore dei call center.

ANGIONI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANGIONI (PD). Signor Presidente, devo ringraziare il sottosegretario Giacomelli per la sua chiara risposta, della quale mi dichiaro pienamente soddisfatto.

Stiamo parlando di antefatti molto conosciuti e di fatti che abbiamo seguito nei mesi scorsi e di cui siamo a conoscenza. La vicenda è stata riassunta dal Sottosegretario. Richiamo solo il fatto che con la nostra interrogazione chiedevamo qualche mese fa al Governo un pronunciamento sulla compatibilità di quelle esternalizzazioni annunciate il 22 maggio da parte della neocostituita società Wind Tre con gli obiettivi di tutela del futuro occupazionale dei lavoratori impiegati nel servizio clienti.

Devo riconoscere che in questa vicenda il Governo ha avuto un ruolo determinante nella difesa di quei posti di lavoro e, in particolare, dei lavoratori di quei siti che sono stati ricordati (Genova, Cagliari, Roma e Palermo), che sarebbero stati coinvolti in un percorso di cessione di ramo d'azienda - diciamoci la verità - senza alcuna garanzia e senza alcuna rete.

Va benissimo, quindi, l'accordo siglato tra aziende e sindacati, con quel lavoro molto efficace e, direi, persuasivo che il Governo ha fatto. Bene fa il Governo a monitorare nei prossimi mesi anche la situazione dell'applicazione di quell'accordo. Noi ci permetteremo di continuare, come parlamentari, a sorvegliare lo stato dell'applicazione dell'accordo tra lavoratori e azienda e, in particolare, di quella parte che garantisce il posto ai lavoratori coinvolti per tutta la durata del contratto di fornitura di servizi garantito da Wind a Comdata, che ha una durata di sette anni. E noi saremo molto attenti che quell'accordo venga completamente portato avanti fino alla conclusione del contratto stesso.

Ovviamente ci auguriamo, per le prospettive della telefonia del nostro Paese, in quanto stiamo parlando del più grande gruppo del settore del nostro Paese, e per le prospettive di lavoro dei lavoratori coinvolti, che si vada anche oltre il settennio.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di martedì 26 settembre 2017

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi martedì 26 settembre, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 11 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 16,46).

Allegato A

INTERROGAZIONI

Interrogazione sul piano di razionalizzazione delle sedi del consolato generale e dell'Istituto italiano di cultura di Monaco di Baviera

(3-03595) (21 marzo 2017)

DI BIAGIO. - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'economia e delle finanze -

            Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

            in data 10 maggio 2014, il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale comunicava alle rappresentanza in Monaco di Baviera la necessità di "prevedere un piano di razionalizzazione immobiliare che preveda in prospettiva l'accorpamento di tutte le funzioni istituzionali (consolari e culturali) presso un unico immobile (da individuare)", giustificando un siffatto approccio in ragione del "generale indirizzo di spending review", e lasciando intendere la sottesa volontà di operare un risparmio, intervenendo sulla gestione degli immobili sede delle rappresentanze;

            si ritiene opportuno segnalare che le sedi, oggetto del piano di razionalizzazione e dismissione, afferiscono alla prestigiosa sede del consolato generale, una villa costruita nel 1901 per la famiglia Kustermann e divenuta sede diplomatica dal 1951, attualmente soggetta a vincolo delle belle arti, e alla sede dell'istituto italiano di cultura, costruita nei primi anni '50, che si configura come un immobile di prestigio, segnalato anche nelle riviste tedesche di architettura;

            si evidenzia che lo stesso Ministero degli affari esteri, nella nota del 2014, avrebbe evidenziato l'opportunità di "effettuare un'analisi benefici-costi dell'operazione", al fine di "valutarne la fattibilità" e questa consisterebbe nella preliminare acquisizione di "perizie di valore reperite localmente secondo quanto previsto dalla legge 183/11";

            in data 30 luglio 2014, il consolato generale di Monaco di Baviera avrebbe segnalato alla Direzione generale per l'amministrazione, l'informatica e le comunicazioni del Ministero degli affari esteri le risultanze della perizia, evidenziando che dai documenti forniti dall'agente immobiliare locale sarebbero risultati come valori immobiliari "19.800.000 di euro per la struttura consolare e 7.800.000 di euro per l'Istituto di cultura", per un costo di perizia di 4959,33 euro;

            a seguito di tale rilevazione, non risulta all'interrogante che sia stata effettivamente elaborata un'analisi del rapporto tra benefici e costi dell'operazione di dismissione, così come da mission della stessa amministrazione;

            nel luglio 2015 risulta essere stata avviata un'operazione di permuta che non ha dato poi esito positivo;

            risulta all'interrogante che, in data 8 marzo 2017, il Ministero degli affari esteri, in una nota al consolato di Monaco, abbia evidenziato di ritenere "prioritario avviare una mirata ricerca di mercato per l'individuazione di un immobile da destinare a nuova sede del Consolato generale" invitando lo stesso "a procedere con la massima tempestività alla ricerca di un edificio", prevedendo una missione in loco "al fine di valutare le varie proposte immobiliari esistenti sul mercato locale (...) sia in termini di acquisto che di locazione temporanea";

            per quanto riguarda l'immobile sede dell'istituto italiano di cultura di Monaco, risulta all'interrogante che sia stato oggetto di un'offerta di acquisto notevolmente ridimensionata rispetto al valore immobiliare individuato nella perizia effettuata dal tecnico nel 2014 e per tale ragioni il Ministero avrebbe richiesto una verifica, con la società che originariamente aveva redatto la perizia;

            per entrambi gli immobili, il Ministero avrebbe richiesto un aggiornamento della perizia immobiliare da parte dei tecnici locali, con conseguenti nuovi oneri in capo all'amministrazione, in ragione del lasso di tempo trascorso dall'ultima valutazione che ne giustificherebbe la sussistenza di un divario rispetto alle offerte di mercato;

            appare evidente che, per quanto si possa ritenere eventualmente "interessante", nella prospettiva di immediato introito da parte dell'amministrazione, il valore immobiliare determinato in sede di perizia, dovrà comunque subire le influenze della variabilità delle dinamiche di mercato;

            vale la pena segnalare ulteriormente che l'immobile sede dell'istituto italiano di cultura, tra l'altro, è stato acquistato anche con il supporto della comunità italiana, che ha finanziato e donato allo Stato la struttura, pertanto il valore simbolico di un'eventuale dismissione sarebbe significativamente compromesso;

            l'ipotesi di rimodulare le modalità di rappresentanza in una città come Monaco di Baviera, con il conseguente sollevamento anche delle ipotesi di chiusura delle strutture, in particolare dell'istituto italiano di cultura, rappresenta un rischio notevole per le potenzialità del nostro Paese e per la prioritaria esigenza di garantire la continuità operativa della presenza italiana in una realtà che è nel contempo strategica sotto il profilo delle relazioni diplomatiche, politiche ed economiche e rilevante per quanto attiene alla consistenza della presenza italiana sul territorio;

            l'ipotesi di procedere ad acquisto di nuovi locali, una volta completata la procedura di dismissione di quelli attualmente operativi, risulta complessa ed immotivata anche in ragione del fatto che, stando alle analisi delle previsioni del trend immobiliare sul territorio tedesco, in particolare nell'ambito del Land, risulta che sul medio periodo si potrebbe assistere ad un incremento dei tassi di interesse, con un conseguente incremento del valore degli immobili segnatamente per quanto riguarda immobili di pregio: pertanto in uno scenario così complesso procedere con la vendita di immobili di rilevanza storico-architettonica per poter accedere ad altri si configura come una manovra scarsamente strategica;

            nel contempo anche l'opzione dell'affitto risulterebbe scarsamente strategica, poiché gli oneri di affitto, che si aggireranno su cifre sicuramente non inferiore ai 30.000 euro mensili al netto di spese accessorie, sul medio-lungo periodo arriverebbero a superare gli eventuali ricavi derivati dalla vendita degli immobili;

            a tal riguardo, si ritiene opportuno segnalare che la Baviera è tra i Land più rilevanti della Germania, uno dei maggiori partner commerciali dell'Italia e questo elemento, nella sua rilevanza, dovrebbe indurre l'amministrazione a non apportare alcuna variazione alle formule di rappresentanza, soprattutto se queste rischiano di compromettere in termini di onere sull'erario o di ridimensionamento delle potenzialità di rappresentanza, politiche ed economiche dell'Italia in Germania;

            si ritiene ulteriormente opportuno evidenziare che il venir meno dell'attuale operatività dell'istituto italiano di cultura comporterebbe anche la perdita di introiti derivanti dall'utilizzo della struttura per eventi e iniziative correlate alle attività della rappresentanza e, ad esempio, dei corsi di lingua italiana, che coinvolgono circa 700 studenti a semestre con ricadute negative in termini di promozione e supporto alla cultura italiana, le stesse che il Governo ciclicamente promette di tutelare con interventi ed indagini conoscitive predisposte a livello parlamentare: non si evince dalle informazioni a disposizione dell'interrogante che siano state annoverate tali variabili nella definizione dell'analisi benefici-costi;

            appare presumibile che l'orientamento prescelto dall'amministrazione di privilegiare una dismissione di immobili di pregio, che verosimilmente potrebbe arrecare un vantaggio all'erario esclusivamente apparente e capace di estinguersi sul brevissimo periodo, risponda all'esigenza di apportare un immediato correttivo in tabella 6 del bilancio del Ministero degli affari esteri, trascurando che tale rimaneggiamento comporterà irrimediabilmente il sovrapporsi di oneri sul medio e lungo periodo, con tanto di aggravio in termini di immagine delle potenzialità culturali ed economiche del nostro Paese e di compromissione della relazione di rispetto e di fiducia con Roma;

            il programma avviato dal Ministero degli affari esteri è stato accolto con preoccupazione dalla comunità italiana in loco, a tal riguardo si segnala il lancio di una petizione in favore del mantenimento e valorizzazione delle sedi del consolato generale e dell'istituto italiano di cultura di Monaco di Baviera, i cui promotori sono referenti tra i più autorevoli della comunità italiana, in primis il presidente del Comites locale,

            si chiede di sapere:

            quali siano le risultanze a cui è giunta l'analisi del rapporto tra i benefici e i costi dell'operazione correlata alla dismissione degli immobili, e se in essa si sia tenuto conto di tutte le variabili;

            se non si ritenga opportuno rivedere l'attuale programma di dismissione in ragione degli eventuali paradossi in termini di impatto sull'erario, che siffatto piano potrebbe determinare;

            qualora si intendesse comunque proseguire con il programma di dismissione immobiliare, in che modo si intenda salvaguardare la rilevanza, l'operatività ed il prosieguo delle attività della rappresentanza diplomatico-consolare e culturale italiana a Monaco di Baviera, nonché il valore di questa rappresentanza per la comunità italiana che, si ricorda, ha tra le altre cose finanziato e donato la struttura dell'istituto italiano di cultura, e se, tal riguardo, si sia inteso già individuare una soluzione atta a rendere praticabile questa salvaguardia, individuando un eventuale progetto alternativo di ricollocazione delle rappresentanze, al fine anche di "risarcire" in un certo senso le comunità di quanto investito, non solo in termini economici, ma anche e soprattutto in termini di operatività, iniziative e potenzialità;

            quali siano i criteri perseguiti per l'individuazione della sede di rappresentanza diplomatica da "razionalizzare" e, nello specifico, quali sarebbero stati gli elementi presi a riferimento che abbiano legittimato l'esigenza, apparentemente inderogabile, di procedere con la dismissione di beni immobili di pregio e particolarmente funzionali alle esigenze della rappresentanza o se tale individuazione e conseguente scelta operativa sia da intendersi come il punto di approdo di valutazioni multilivello e di mediazioni tra soggetti istituzionali, frutto di eventuali calcoli di opportunità, che dunque esulano da qualsivoglia criterio di oggettiva individuazione di parametri di eventuale esigenza di razionalizzazione.

Interrogazione sul trasferimento di un dipendente della Wärtsilä dalla filiale di Trieste a quella di Taranto

(3-03852) (04 luglio 2017)

BATTISTA, GATTI, CAMPANELLA, GOTOR, PEGORER, RICCHIUTI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali -

            Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

            il gruppo Wärtsilä Italia, con sede a Trieste, è parte integrante di Wärtsilä Corporation, società finlandese leader a livello mondiale nella progettazione, vendita, costruzione ed assistenza tecnica di motori diesel e a gas per applicazioni marine ed industriali;

            Sasha Colautti, operaio e componente del coordinamento provinciale confederale dell'USB Trieste, è stato trasferito presso lo stabilimento di Taranto, al momento del suo rientro in ruolo presso lo stabilimento di Trieste, dopo aver ricoperto l'incarico di segretario provinciale della Fiom, a seguito della rottura con la Fiom CGIL, per il disaccordo con l'ultimo contratto nazionale, e aver aderito all'USB;

            il trasferimento del signor Colautti rappresenta, a giudizio degli interroganti, un precedente pericoloso, perché è un chiaro riflesso del suo operato come dirigente sindacale, incarico per il quale molti lavoratori hanno espresso riconoscenza e approvazione;

            considerato che, a parere degli interroganti, la pratica del trasferimento, avvenuta in maniera ambigua, lascia intendere una forma di rivalsa nei confronti di un lavoratore, che non ha accettato i contenuti dell'ultimo contratto nazionale di lavoro, e un intento punitivo, tenendo conto delle difficoltà operative dovute al fatto che i due stabilimenti distano 1.000 chilometri e il lavoratore è sposato ed ha due figli piccoli;

            tenuto conto che, secondo quanto risulta agli interroganti:

            nelle giornate del 22 e 23 giugno 2017, in diverse città, in sui sono presenti filiali della Wärtsilä, si sono svolte manifestazioni dell'USB in solidarietà con l'operaio;

            in particolare, a Napoli, Taranto e Genova, ci sono stati presidi davanti agli stabilimenti, cui poi sono seguiti, nella giornata successiva, manifestazioni nella stessa città di Trieste;

            da notizie di stampa, anche la Federazione sindacale mondiale ha annunciato presidi e proteste davanti a tutte le sedi della multinazionale Wärtsilä;

            ad oggi, agli interroganti non risulta alcuna iniziativa intrapresa, al fine di risolvere questa incresciosa e grave vicenda, e individuare una possibile soluzione di reintegro dell'operaio nello stabilimento triestino,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda e se non intenda assumere, per quanto di competenza, una forte iniziativa per scongiurare un pericoloso precedente di discriminazione sindacale, che pregiudicherebbe in maniera profonda i diritti sindacali e le tutele dei lavoratori.

Interrogazione sui contributi annuali per le emittenti televisive locali

(3-03602) (21 marzo 2017)

BELLOT, MUNERATO, BISINELLA. - Al Ministro dello sviluppo economico -

            Premesso che a quanto risulta alle interroganti:

            la situazione relativa ai contributi annuali per le tv locali è molto grave. Il quadro di sintesi appare infatti allarmante per l'intero settore;

            non sono stati ancora erogati i contributi relativi all'anno 2015; non è stato ancora emanato il bando per la presentazione delle domande per il riconoscimento dei contributi relativi all'anno 2016 (il termine per la relativa emanazione scadeva il 31 gennaio 2016); non è stato ancora approvato dal Consiglio dei ministri lo schema di decreto del Presidente della Repubblica relativo al nuovo regolamento (previsto dall'art. 1, comma 163 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, legge di stabilità per il 2016) per il riconoscimento dei contributi annuali all'emittenza locale;

            tale situazione è insostenibile per le imprese televisive locali, settore che sta affrontando un momento di grande difficoltà conseguente alla crisi del mercato pubblicitario, ai cambiamenti tecnologici e alla concorrenza delle nuove piattaforme,

            si chiede di sapere in che modo il Ministro in indirizzo intenda procedere per risolvere le problematiche richiamate in premessa.

Interrogazione sul futuro occupazionale dei lavoratori della Wind Tre SpA

(3-03802) (13 giugno 2017)

ANGIONI, FRAVEZZI, Stefano ESPOSITO, GIACOBBE, ZIZZA, SANGALLI, PEZZOPANE, D'ADDA, LAI, AMATI, PAGLIARI, FAVERO, CASSINELLI, MASTRANGELI. - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali -

                    Premesso che:

            nel settembre 2016 il Governo pro tempore Renzi dava il via libera alla fusione tra le società Wind e Tre Italia. L'operazione per corporazione diventava operativa il 31 dicembre 2016 con la nascita della nuova società Wind Tre SpA che ad oggi rappresenta la più grande realtà nazionale nel campo della telefonia mobile ed il secondo operatore di telefonia fissa;

            dall'annuncio della fusione al via libera da parte del Governo, alla sua operatività, l'azienda ha sempre dichiarato di voler preservare il personale occupato;

            dall'inizio del processo di fusione ad oggi risulta agli interroganti un numero di fuoriusciti dall'azienda con il metodo dell'esodo incentivato di oltre 600 operatori con un organico complessivo al 30 aprile 2017 di circa 8.155;

                    considerato che:

            il 22 maggio 2017 presso la sede di Unindustria a Roma, Wind Tre SpA ha presentato un piano industriale, nel quale ha tracciato i principali punti strategici dell'operazione di fusione, tra i quali: il mantenimento di entrambi i marchi, al fine di consolidare la propria posizione di leadership nel mercato; l'obiettivo di mantenere 21.000 delle 26.000 torri presenti nel patrimonio delle due aziende originarie per l'apporto di ulteriori miglioramenti tecnologici ed innovativi; l'intenzione di investire per i prossimi 6 anni oltre 7 miliardi di euro per modernizzare la rete e renderla ancora più efficiente e capillare;

            inaspettatamente, però, Wind Tre SpA ha comunicato anche l'intenzione di procedere all'esternalizzazione del servizio clienti "consumer ex Tre" mediante lo strumento giuridico della cessione del ramo d'azienda a società outsourcer ancora da individuare. Operazione che, se realizzata, coinvolgerebbe circa 900 lavoratori sui 4 siti di Genova, Cagliari, Palermo, Roma,

            si chiede di sapere:

            se i Ministri in indirizzo ritengano le esternalizzazioni anticipate dalla società Wind Tre SpA compatibili con gli obiettivi di tutela del futuro occupazionale dei lavoratori, già dichiarati fin dal momento dell'approvazione della proposta di fusione da parte del Governo;

            se non ritengano opportuno farsi urgentemente promotori della convocazione di un tavolo al quale possano partecipare, oltre ai rappresentanti dei Ministeri e dell'azienda, anche quelli dei lavoratori, al fine di verificare la compatibilità del nuovo piano annunciato da Wind Tre SpA con quello sottoposto al Governo nel settembre 2016 .

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Airola, Anitori, Bubbico, Cattaneo, Chiavaroli, Compagnone, D'Ambrosio Lettieri, Della Vedova, De Poli, Divina, D'Onghia, Gentile, Mangili, Monti, Nencini, Olivero, Piano, Pizzetti, Romano, Rubbia, Santangelo, Scavone, Stefani e Zin.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Casini, Sangalli e Stucchi, per attività della 3a Commissione permanente; Filippi, per attività dell'8a Commissione permanente; Casson, Crimi, Esposito Giuseppe, Marton e Romani Paolo, per attività del Comitato Parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Puglisi, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere; Nugnes e Puppato, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati; Lanzillotta, per partecipare ad un incontro internazionale; De Pietro, Fattorini e Scalia, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE); Corsini, Fazzone, Gambaro e Giro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Amoruso, per attività dell'Unione Interparlamentare.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatore Santangelo Vincenzo

Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso della sparizione di Emanuela Orlandi (2910)

(presentato in data 19/09/2017);

senatori Marcucci Andrea, Cociancich Roberto, Collina Stefano, Mirabelli Franco, Pagliari Giorgio, Buemi Enrico

Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di elezione della Camera dei deputati, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia di elezione del Senato della Repubblica, nonché delega al Governo per la determinazione dei collegi uninominali e plurinominali (2911)

(presentato in data 21/09/2017);

senatore Marton Bruno

Misure di contrasto alle mafie (2912)

(presentato in data 19/09/2017);

senatore Marton Bruno

Disposizioni a tutela del dolente e della concorrenza (2913)

(presentato in data 19/09/2017).

Camera dei deputati, trasmissione di documenti

Il Presidente della Camera dei deputati, con lettere in data 13 settembre 2017, ha inviato, ai sensi dell'articolo 127, comma 2, del Regolamento della Camera dei deputati:

un documento, approvato dalla XI Commissione permanente (Lavoro) nella seduta del 19 settembre 2017, concernente la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Un'iniziativa per sostenere l'equilibrio tra attività professionale e vita familiare di genitori e prestatori di assistenza che lavorano (COM(2017) 252 final), nonché la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza e che abroga la direttiva 2010/18/UE del Consiglio e relativo allegato (COM(2017 253 final) e (COM(2017) 253 final-Annex 1) (Atto n. 1089).

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro della difesa, con lettera in data 15 settembre 2017, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 - lo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma di ammodernamento e rinnovamento SMD 03/2017, relativo all'acquisizione di una capacità iniziale di contrasto alla minaccia mini-micro APR (aeromobili a pilotaggio remoto) (n. 460).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 4a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 31 ottobre 2017. La 5a Commissione potrà formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 21 ottobre 2017.

Governo, trasmissione di documenti

Il Ministro della giustizia, con lettera in data 18 settembre 2017, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dallo stesso Ministero, relativa all'anno 2016.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 2a e alla 5a Commissione permanente (Doc. CLXIV, n. 55).

Mozioni

D'ALI', Paolo ROMANI, ALICATA, RAZZI, SCIASCIA, MESSINA, RIZZOTTI, BOCCA, VILLARI, SCHIFANI, SCILIPOTI ISGRO', MILO, ZUFFADA, SERAFINI, AZZOLLINI, MANDELLI, FLORIS, PICCINELLI, CASSANO, AURICCHIO, MALAN - Il Senato,

premesso che:

il dibattito esistente da tempo negli Stati Uniti sul tema delle memorie storiche ha registrato, nelle ultime settimane, una recrudescenza di episodi di intolleranza non solo verso personaggi locali simbolo della storia americana, ma anche contro personalità italiane che sono da sempre legate alla stessa storia americana, come ad esempio quella di Cristoforo Colombo;

si sono registrati, in proposito, gravi episodi di oltraggio fisico ad alcuni monumenti rappresentativi degli stessi personaggi: ad esempio a Baltimora, una statua di Colombo eretta nel 1792 è stata distrutta a colpi di martello; a Detroit, il monumento a Colombo è stato avvolto da un drappo nero; a Houston, una statua donata alla città dalla comunità italoamericana nel cinquecentenario della scoperta delle Americhe è stata imbrattata di vernice color sangue; a Chicago, il Consiglio comunale si appresta a smantellare il monumento eretto in memoria della transvolata transatlantica di Italo Balbo del 1933;

l'attacco è anche mirato agli importanti momenti commemorativi che negli Stati Uniti si dedicano alla figura di Cristoforo Colombo sin dal 1792;

in particolare, il Columbus day, che è stato dichiarato giorno di festa nazionale nel 1937, dal presidente Franklin Delano Roosevelt, e che ogni anno viene celebrato il secondo lunedì di ottobre con una grande e famosa parata lungo le strade di New York e di Los Angeles, viene messo in discussione dagli stessi detrattori del grande navigatore genovese accusato di essere, piuttosto che un genio innovatore, un conquistatore "aguzzino" delle popolazioni locali;

le comunità italo-americane hanno contribuito in maniera significativa alla diffusione del Columbus day e considerano Cristoforo Colombo parte della loro cultura;

coloro che sono favorevoli a cancellare la festa federale intendono sostituirla con una giornata per commemorare "le popolazioni indigene, aborigene e native vittime del genocidio commesso dal navigatore genovese";

evidenziato che:

la proposta di cancellazione del Columbus day dal calendario dei giorni di festa federali e le iniziative contro le statue di Colombo feriscono in particolare i sentimenti degli statunitensi di origine italiana;

Cristoforo Colombo, al di là del giudizio storico che ciascuno può dare sulla sua figura, è parte illustre della storia mondiale, americana ed europea, e rappresenta oggi, simbolicamente, l'orgoglio e il successo italiano in America;

tali azioni avverso il Columbus day stridono con l'atteggiamento di rispetto che è sempre stato dimostrato nei confronti degli statunitensi di origine italiana che tanto hanno dato, e continuano a dare, "per fare grandi gli Stati Uniti", Paese in cui si riconoscono totalmente;

sino ad oggi, vi è stata una sentita e partecipata reazione da parte delle associazioni rappresentative delle comunità italo-americane, in particolare della NIAF, che hanno organizzato momenti di protesta e di rivendicazione della memoria positiva di Cristoforo Colombo e dell'intera comunità italo-americana;

il sindaco di New York ha demandato la questione relativa al mantenimento del Columbus day e delle stesse statue commemorative di Cristoforo Colombo ad una commissione municipale presieduta da persona già ben nota per le sue posizioni critiche nei confronti della figura storica di Cristoforo Colombo; addirittura, il Consiglio comunale di Los Angeles ne ha votato la cancellazione;

non si ha notizia di posizioni ufficialmente assunte dal Governo italiano e dalle sue rappresentanze diplomatiche e culturali nel territorio degli Stati Uniti d'America, quasi come se si volesse lasciare la difesa della memoria di Colombo e della storia italiana alla sola azione delle associazioni di italo-americani;

posto invece che:

Cristoforo Colombo, e le sue celebrazioni, rappresentano un simbolo di quelle relazioni di amicizia che sostengono da sempre i rapporti politici, diplomatici, economici, culturali e scientifici tra l'Italia e gli Stati Uniti d'America;

i Presidenti americani, e le loro amministrazioni, hanno dimostrato nel tempo di volere sempre garantire il principio di un'unica e solida America fondata sul contributo che ciascuna persona e comunità, indipendentemente dalla propria origine e credo religioso, ha offerto ed offre alla costruzione della democrazia americana e al miglioramento della condizione sociale ed economica di quella nazione,

impegna il Governo:

1) ad attivarsi, sul piano politico e diplomatico, anche a sostegno delle comunità italiane presenti negli Stati Uniti e dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero, affinché il Columbus day venga salvaguardato dalle autorità statunitensi e municipali di New York come momento altamente significativo della secolare amicizia tra il popolo italiano e quello statunitense;

2) ad attivarsi affinché tutti i monumenti dedicati a personaggi illustri italiani esistenti nel territorio degli Stati Uniti d'America vengano rispettati nella loro integrità, tanto nelle effigi quanto nelle scritte commemorative che ne celebrano le imprese e le opere.

(1-00833)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

Luciano ROSSI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

in data 27 agosto 2012, a firma del dottor Silvano Toso, l'ISPRA ha diramato la nota, contrassegnata come all.1, avente come oggetto "Limitazioni dell'attività venatoria in relazione alla situazione climatica esistente";

in data 28 agosto 2017, a firma del dottor Piero Genovesi, l'ISPRA parimenti ha emesso una nota, contrassegnata come all.2, avente come oggetto "Limitazioni all'attività venatoria a causa della siccità e degli incendi che hanno colpito il Paese";

i due documenti, in particolare nella parte in cui si evidenziano le misure da adottare, sono perfettamente identici;

viceversa, i mutamenti climatici e le conseguenze che ne derivano richiedono alla comunità scientifica un continuo aggiornamento di condizioni, di dati, di verifiche e di rimedi prescrittivi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questa circostanza;

quali siano state le modalità di ricerca messe in campo dall'ISPRA per redigere la nota;

se l'assoluta coincidenza di due testi, vergati a 5 anni di distanza e da 2 diversi studiosi, possa essere considerata come un fatto assolutamente eccezionale che però conferma, in materia, una linea non precostituita, ma costante, precisa e, soprattutto, immodificabile.

(4-08093)

VOLPI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

Miano è un quartiere della città di Napoli, noto innanzitutto alle pagine di cronaca nera sia per i gravi episodi di violenza che si verificano frequentemente, sia per la carenza di infrastrutture, che per il degrado urbano in cui versa unitamente a tutta l'area nord di Napoli;

l'intenzione di trasformare l'ex caserma "Boscariello", di proprietà del Ministero della difesa, in una cittadella dello sport era stata accolta con entusiasmo al fine di restituire dignità alla zona e alla sua popolazione;

in data 4 settembre 2017 si è appreso, invece, che il sindaco di Napoli ha deciso di destinare, per un periodo non inferiore a 90 giorni, la caserma ai rom rimasti privi del loro "campo abusivo" di Cupa Perillo a Scampìa, distrutto recentemente da un incendio doloso;

sono state immediate le proteste da parte dei residenti della VII e della VIII municipalità di Napoli, contrari ad ospitare nella struttura ben 300 rom, sia per non incrementare il degrado della zona, sia perché ritengono la struttura non idonea, essendovi tra l'altro presenza di amianto;

la municipalità, già gravata della presenza di un altro campo a soli 2 chilometri di distanza dalla caserma e di uno storico carcere, ben presto assisterà al trasferimento dei rom nell'ex centrale del latte, ove godranno di tutti i comfort a discapito dei nuovi poveri della città che dormono per strada e mangiano presso le mense organizzate dalle chiese e dai volontari,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda verificare l'idoneità della ex caserma Boscariello ad ospitare 300 rom;

se intenda impedire che i costi delle eventuali utenze si ripercuotano sul Comune di Napoli e sui suoi cittadini, i quali riterrebbero più opportuno destinare risorse economiche alla riqualificazione del quartiere, attraverso la promozione di infrastrutture che permettano il superamento del divario rispetto ai quartieri centrali ed il miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti;

se intenda garantire certezza circa la durata della permanenza dei rom nella caserma;

nel caso in cui la caserma restasse luogo di accoglienza dei rom, se intenda attivarsi al fine di garantire l'assegnazione di un'altra struttura agli abitanti di Scampìa e quartieri limitrofi come centro sportivo e luogo di aggregazione per le attività giovanili;

se intenda incrementare nelle zone interessate i sistemi di sicurezza per garantire tranquillità ai cittadini

(4-08094)

MORRA, DONNO, ENDRIZZI, GIROTTO, BERTOROTTA, PUGLIA, MORONESE, GIARRUSSO, CRIMI - Ai Ministri per la semplificazione e la pubblica amministrazione, dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

il Comune di Zagarise (Catanzaro) vista la manifestazione di interesse rivolta agli enti pubblici a favore dei cosiddetti "percettori di mobilità in deroga" (decreto regionale n. 1336 del 9 febbraio 2017, pubblicato sul Bollettino ufficiale Regione Calabria n. 15 del 13 febbraio 2017), con determina di Giunta comunale n. 8 del 24 febbraio 2017, partecipa alla suddetta manifestazione di interesse per poter avviare 15 soggetti, inseriti nel bacino dei percettori di mobilità in deroga, in percorsi di politica attiva nella modalità dei tirocini;

con decreto regionale n. 4283 del 24 aprile 2017, il Comune di Zagarise viene ammesso dalla Regione Calabria ad avviare i suddetti 15 soggetti in "mobilità in deroga" nella misura di euro 72.000 per 6 mesi;

il Comune rende noto l'avviso il 4 maggio 2017, espletando le modalità di presentazione delle domande, da far pervenire all'ente entro le ore 12 del 19 maggio 2017;

con determina d'ufficio n. 191 del 5 giugno 2017, viene approvata la graduatoria definitiva a fronte delle 21 domande fatte pervenire all'ente. Si precisa che l'elenco dei 21 soggetti che hanno presentato domanda è stato trasmesso dall'ente, sia alla Regione Calabria, che al centro per l'impiego, al fine di verificare i requisiti dei richiedenti. La regione da parere negativo per 3 nominativi, mentre il centro per l'impiego ne esclude 4, pertanto rimangono in graduatoria 14 soggetti;

i soggetti ammessi risultano quindi dagli elenchi pubblicati dall'ente 14, ma allo stato attuale sono 15 i percettori di mobilità che prestano servizio presso l'ente. Non risulta agli interroganti con quale modalità sia stato inserito il quindicesimo soggetto. Inoltre, sono presenti nella graduatoria dei soggetti ammessi: il vicesindaco del Comune di Zagarise, Giuseppe Dardano; la consigliera di maggioranza con delega alla cultura, Francesca Tobruk;

considerato che:

risulta agli interroganti che il criterio di selezione e valutazione dei curricula, per l'assegnazione dei ruoli dei soggetti ammessi, non è mai stato chiarito ai tirocinanti. Inoltre, si mette in evidenza, che le figure professionali chiamate a svolgere il servizio di supporto amministrativo, richieste dall'ente in fase di manifestazione di interesse, vengono svolte, dal vicesindaco Giuseppe Dardano e dalla consigliera di maggioranza Francesca Tobruk, entrambi in carica;

a parere degli interroganti, tutto ciò rischia di provocare disorientamento nei cittadini di Zagarise, che entrando nella casa comunale non riescono a discernere quale delle due figure si trovano di fronte, se l'amministratore con carica elettiva oppure il tirocinante con funzione amministrativa;

considerato altresì che:

il tirocinio si realizza sulla base di un'apposita convenzione tra l'azienda che ospiterà il tirocinante e l'ente promotore, da individuarsi fra quelli autorizzati dalla normativa. Alla convenzione deve essere allegato il progetto formativo e di orientamento che indica gli obiettivi, i tempi e le modalità di svolgimento del tirocinio;

ai sensi dell'art. 60 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico enti locali - TUEL) non sono eleggibili alla carica di sindaco, consigliere comunale, presidente provincia e consigliere provinciale, i dipendenti del comune e della provincia per i rispettivi consigli. L'art. 68, rubricato "Perdita delle condizioni di eleggibilità e incompatibilità" sancisce che: "1. La perdita delle condizioni di eleggibilità previste dal presente capo importa la decadenza dalla carica di sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale o circoscrizionale; 2. Le cause di incompatibilità, sia che esistano al momento della elezione sia che sopravvengano ad essa, importano la decadenza dalle predette cariche; 3. Ai fini della rimozione delle cause di ineleggibilità sopravvenute alle elezioni, ovvero delle cause di incompatibilità sono applicabili le disposizioni di cui ai commi 2, 3, 5, 6 e 7 dell'articolo 60; 4. La cessazione dalle funzioni deve avere luogo entro dieci giorni dalla data in cui è venuta a concretizzarsi la causa di ineleggibilità o di incompatibilità",

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se intendano attivarsi con iniziative di competenza, affinché il sito internet del Comune di Zagarise, nella sezione trasparenza, riporti i criteri di selezione e valutazione dei curricula per l'assegnazione dei ruoli dei soggetti ammessi al tirocinio;

se ritengano siano rispettati i dettami della normativa citata considerato che i suddetti amministratori (vicesindaco e consigliera di maggioranza con delega) proseguono nell'attività di tirocinio amministrativo all'interno dell'ente con conseguente affidamento a un tutor;

se non intendano, nei limiti delle proprie attribuzioni, adoperarsi presso le sedi di competenza affinché venga verificato se i due amministratori possano conciliare l'espletamento della loro funzione con il periodo di tirocinio che prevede 20 ore settimanali di presenza presso la sede del Comune o se non sia il caso d'attivare la loro sospensione d'ufficio dall'attività di tirocinio per permettere loro di esercitare al meglio le funzioni di amministratori presso lo stesso Comune, compensando i posti che si renderanno vacanti con i primi due esclusi dall'elenco dei tirocinanti ammessi.

(4-08095)

LO GIUDICE, CIRINNA', AMATI, ANGIONI, BENCINI, BIANCO, BOCCHINO, BORIOLI, CAPACCHIONE, CARDINALI, CHITI, D'ADDA, Stefano ESPOSITO, FABBRI, MARTINI, MASTRANGELI, MATTESINI, MUCCHETTI, ORELLANA, PAGLIARI, PALERMO, PETRAGLIA, PEZZOPANE, PUPPATO, RICCHIUTI, Gianluca ROSSI, SILVESTRO, SPILABOTTE, TOMASELLI, TURANO, VACCARI, VALENTINI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il 31 marzo 2010 il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa ha varato la raccomandazione CM/Rec(2010)5 agli Stati membri sulle misure dirette a combattere la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale o l'identità di genere;

la raccomandazione contiene una parte relativa all'istruzione, che recita, al punto 31: «Tenendo nel debito conto l'interesse superiore del fanciullo, gli Stati membri dovrebbero adottare le misure legislative o di altro tipo appropriate, destinate al personale insegnante e agli allievi, al fine di garantire l'effettivo godimento del diritto all'istruzione, senza discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere; ciò comprende in particolare il rispetto del diritto dei bambini e dei giovani all'educazione in un ambiente scolastico sicuro, al riparo dalla violenza, dalle angherie, dall'esclusione sociale o da altre forme di trattamenti discriminatori e degradanti legati all'orientamento sessuale o all'identità di genere», e, al punto 32: «Tenendo nel debito conto l'interesse superiore del fanciullo, dovrebbero a tale scopo essere adottate misure appropriate a ogni livello per promuovere la tolleranza e il mutuo rispetto a scuola, a prescindere dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere. Tali misure dovrebbero comprendere la comunicazione di informazioni oggettive sull'orientamento sessuale e l'identità di genere, per esempio nei programmi scolastici e nel materiale didattico, nonché la fornitura agli alunni e agli studenti delle informazioni, della protezione e del sostegno necessari per consentire loro di vivere secondo il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere. Gli Stati membri potrebbero inoltre predisporre e attuare politiche scolastiche e piani d'azione per promuovere l'uguaglianza e la sicurezza e garantire l'accesso a formazioni adeguate o a supporti e strumenti pedagogici appropriati per combattere la discriminazione»;

a seguito di tale raccomandazione, il Consiglio d'Europa ha varato il programma "Combattere le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere";

la direttiva generale per l'azione amministrativa e la gestione del Dipartimento per le pari opportunità, firmata dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali con delega alle pari opportunità il 16 aprile 2013, ha previsto l'assegnazione dell'obiettivo operativo "Programma di prevenzione e contrasto alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere e promozione dell'inclusione sociale delle persone LGBT" all'UNAR, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, ai sensi dell'art. 29 della legge 1° marzo 2002, n. 39 (legge comunitaria 2001), istituito presso il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri;

di tale programma faceva parte la "Strategia nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere", detta anche "strategia LGBT", approvata formalmente con decreto del Ministero del lavoro del 16 aprile 2013;

la governance della strategia ha previsto l'attivazione di un gruppo nazionale di lavoro LGBT, comprendente le associazioni operanti nell'ambito dei diritti delle persone LGBT, istituito con decreto direttoriale del 20 novembre 2012, un tavolo di coordinamento interistituzionale e un tavolo di confronto con le parti sociali;

fra gli ambiti della strategia, accanto a lavoro, sicurezza e carceri, comunicazione e media, si è previsto un asse "educazione e istruzione" che prevedeva i seguenti obiettivi operativi: ampliare le conoscenze e le competenze di tutti gli attori della comunità scolastica sulle tematiche LGBT; prevenire e contrastare il fenomeno dell'intolleranza e della violenza legate all'orientamento sessuale o all'identità di genere; garantire un ambiente scolastico sicuro e friendly, al riparo dalla violenza, dalle angherie, dall'esclusione sociale o da altre forme di trattamenti discriminatori e degradanti legati all'orientamento sessuale o all'identità di genere; conoscere le dimensioni e le ricadute del bullismo nelle scuole, a livello nazionale e territoriale, con particolare riferimento al carattere omofobico e transfobico, mediante una rilevazione e raccolta sistematica dei dati; favorire l'empowerment delle persone LGBT nelle scuole, sia tra gli insegnanti che tra gli alunni; contrastare e prevenire l'isolamento, il disagio sociale, l'insuccesso e la dispersione scolastica dei giovani LGBT; contribuire alla conoscenza delle nuove realtà familiari e superare il pregiudizio legato all'orientamento affettivo dei genitori per evitare discriminazioni nei confronti dei figli di genitori omosessuali;

l'art. 1, comma 7, lettera l), della legge 13 luglio 2015, n. 107, indica fra gli obiettivi formativi prioritari per la definizione dell'organico dell'autonomia delle istituzioni scolastiche quello della "prevenzione e contrasto della dispersione scolastica, di ogni forma di discriminazione e del bullismo, anche informatico";

il comma 16 dispone "l'attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all'articolo 5-bis, comma 1, primo periodo, del predetto decreto-legge n. 93 del 2013";

considerato che:

nel giugno 2017, per la seconda volta dall'inizio dell'anno, la scuola elementare "Gianni Rodari" di San Pietro in Casale (Bologna) è stata vittima di una dimostrazione del gruppo di estrema destra "Forza nuova", che ha visto l'esposizione di uno striscione con la scritta «la vostra cultura è contro natura», legato a una fake news su una recita di fine anno contenente la rappresentazione di un matrimonio tra due persone dello stesso sesso;

la notte tra il 5 e il 6 settembre 2017 davanti ad alcune scuole del comune di Lerici (La Spezia) sono comparse affissioni con la scritta «Uccideremo gli insegnanti del gender che vanno nelle scuole ad imbastardire i nostri figli»;

il 15 settembre il comitato "Difendiamo i nostri figli-Family Day" di Bologna e Forza Italia hanno avviato un'azione pubblica di monitoraggio e schedatura delle scuole che mettono in campo iniziative contro l'omotransfobia al fine di ostacolare non meglio specificate «teorie pericolose»;

negli stessi giorni "Generazione Famiglia" ha annunciato l'iniziativa itinerante del "Bus della Libertà", nei cui materiali informativi spicca l'utilizzo dell'espressione «Violenza di genere», laddove il significante della piaga sociale della violenza sulle donne viene distorto per promuovere il contrasto alle fantomatiche pratiche gender negli istituti scolastici;

considerato altresì che a giudizio degli interroganti si va diffondendo un clima di psicosi che sfocia in atti di strumentalizzazione e di intimidazione anche violenta,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto per garantire che la serena applicazione dei commi 7 e 16 dell'art. 1 della legge 13 luglio 2015, n. 107, non venga compromessa dalle diffuse azioni intimidatorie in atto nel Paese;

quale sia lo stato di applicazione della legge 29 maggio 2017, n. 71, dove viene prevista l'istituzione di un tavolo con le associazioni per la definizione delle strategie contro il diffondersi del cyber bullismo.

(4-08096)

CONSIGLIO - Ai Ministri per la semplificazione e la pubblica amministrazione e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

secondo quanto dichiarato dal sottosegretario per la semplificazione e la pubblica amministrazione, Angelo Rughetti, sono prossime 500.000 nuove assunzioni nel pubblico impiego in sostituzione di altrettanti statali che nei prossimi 4 anni andrebbero in pensione;

l'obiettivo è di predisporre un programma di fabbisogni e un maxi concorso per assumere nuove leve;

secondo il sottosegretario, che si sta facendo carico dell'operazione, non ci si può limitare a seguire le vecchie regole, il rigido turnover: "Noi ci dobbiamo chiedere cosa serve a questo Paese", selezionando gli ingressi in base alle reali necessità. "Una scommessa che va fatta in questo momento", ha incalzato Rughetti nel suo intervento di venerdì 15 settembre 2017 al festival de l'Unità di Roma;

ha anche aggiunto che "la legge di stabilità prossima" può essere uno strumento, "non solo dal punto di vista delle risorse da impegnare ma anche da quello metodologico";

a tali dichiarazioni ha replicato duramente la Cgia di Mestre, che, per bocca del coordinatore dell'ufficio studi Paolo Zabeo, ritiene che sia opportuno che "Prima di dar luogo a nuove assunzioni, la Pubblica Amministrazione azzeri i debiti commerciali contratti con le aziende fornitrici che, secondo le stime della Banca d'Italia, ammontano a 64 miliardi di euro, di cui 34 ascrivibili ai ritardi nei pagamenti";

quella dei debiti delle pubbliche amministrazioni è, in effetti, una piaga che continua a mettere in serie difficoltà migliaia di aziende, molte delle quali sono costrette a chiudere e licenziare;

peraltro, come rilevato dalla stessa Cgia di Mestre, le aziende che lavorano per le pubbliche amministrazioni devono fare i conti non solo con il ritardo dei pagamenti ma anche con gli effetti negativi dello split payment introdotto recentemente dal Governo,

si chiede di sapere:

se trovi reale conferma l'intenzione di procedere, in occasione della prossima legge di bilancio per il 2018, ad una massiccia assunzione nel pubblico impiego;

se il Governo abbia intenzione di intervenire, sempre in sede di legge di bilancio, per risolvere l'oramai annosa questione dei ritardi dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, considerato che, ancora nel 2017, nonostante le promesse, il 62 per cento è sempre in ritardo e le imprese aspettano fino a 687 giorni per il pagamento spettante.

(4-08097)

CAPPELLETTI, GIARRUSSO, PUGLIA, BULGARELLI, TAVERNA, SANTANGELO, DONNO, MORONESE - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti:

nel corso della puntata della trasmissione televisiva "Report" del 17 ottobre 2016 è stato trattato il tema dei "diamanti da investimento", ossia i diamanti che alcune banche proporrebbero ai loro clienti come beni rifugio per antonomasia, descrivendoli come un investimento sicuro, il cui valore è destinato ad aumentare nel tempo. I clienti che decidono di acquistare le pietre preziose sarebbero convinti di investire i loro risparmi in banca; in realtà gli istituti bancari opererebbero per conto di società private esterne specializzate nel settore delle pietre preziose, in particolare la società Diamond private investment (Dpi), che venderebbe attraverso gli sportelli di Intesa Sanpaolo, e la società Intermarket diamond business (Idb), la quale coopererebbe con Unicredit, Banco popolare e Cassa di risparmio di Genova; su ogni vendita effettuata la banca tratterrebbe una percentuale di commissione;

si apprende che i diamanti sono venduti dagli istituti bancari a prezzi di gran lunga superiori rispetto a quelli di mercato, con riferimento al listino Rapaport di Anversa in cui sono indicati settimanalmente i prezzi di borsa dei diamanti, calcolati sulla media degli scambi che avvengono nei mercati di tutto il mondo; confrontando i prezzi dei diamanti praticati dalle banche con quelli del listino Rapaport, si evince che i primi sono più del doppio rispetto agli importi internazionali. Le stime effettuate dai gioiellieri a cui si sono rivolti alcuni clienti confermano le differenze di prezzo;

dalla visura camerale della società Dpi si apprende, sulla base degli elementi istruttori acquisiti dagli interroganti, che, tra i nomi dei componenti del consiglio di amministrazione, figurerebbe quello di un ex parlamentare, senatore nelle Legislature XV e XVI, Presidente della 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato dal 2008 al 2013 e viceministro dell'economia e delle finanze dal 2001 al 2006; egli, ospite della puntata del programma "Attenti al Lupo" del 13 maggio 2016, ha illustrato l'andamento della quotazione dei diamanti affermando che esso è in costante crescita. Nella puntata di "Report" è stato rilevato che l'ex parlamentare nell'intervista, invece di utilizzare le tabelle internazionali, ha fatto esclusivo riferimento alle tabelle falsate della società Diamond private investment di cui è consigliere, omettendo di dichiarare il suo legame con la società;

fonti di stampa ("Corriere del Veneto" del 28 maggio 2017) riportano che due clienti di Unicredit, agenzia di Vicenza, in possesso di un diamante acquistato dalla banca al doppio del prezzo del suo reale valore, si sarebbero rivolti alla loro filiale per disinvestire, ma la banca ha consigliato loro di rivolgersi alla società Intermarket Diamond Business con la quale avrebbero firmato un mandato di vendita "in cui si prevede che la società una volta piazzato il brillante terrà il 15% del valore a titolo di compenso"; a distanza di 8 mesi dalla restituzione del diamante, i due risparmiatori non avrebbero ancora ottenuto il rimborso, nonostante la sottoscrizione di due mandati, di 4 mesi ciascuno, per la ricollocazione;

considerato che:

da "il Fatto Quotidiano" del 22 giugno si apprende che sul fenomeno dei diamanti da investimento la Procura della Repubblica di Milano ha aperto un'inchiesta ipotizzando il reato di truffa ai clienti delle banche per un valore di almeno 300 milioni di euro. La Guardia di finanza avrebbe acquisito alcuni documenti dagli uffici di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Banco BPM e banca Popolare di Bari;

si apprende, inoltre, che dopo la puntata della trasmissione "Report" del 17 ottobre 2016, "la Consob, chiamata in causa da Milena Gabinelli perché fino a quel momento non era intervenuta, ha avviato 'approfondimenti' sul tema riconoscendo che in base alle segnalazioni ricevute 'i prezzi di acquisto dei diamanti, determinati direttamente dal proponente, sarebbero superiori al loro valore di mercato'",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se non ritenga che il fenomeno dei diamanti da investimento integri la violazione dell'articolo 47 della Costituzione che garantisce la tutela del risparmio;

se risulti che la Consob sarebbe intervenuta solo dopo essere stata chiamata in causa nel corso di una trasmissione televisiva;

quali iniziative urgenti di propria competenza intenda intraprendere affinché venga garantita la trasparenza e la correttezza dei comportamenti degli intermediari e dei promotori finanziari;

se sia a conoscenza di quali siano gli istituti bancari coinvolti nella vicenda, a quanto ammonti la somma complessiva investita dai risparmiatori in diamanti e quale sia il numero dei risparmiatori coinvolti;

quali iniziative di competenza intenda intraprendere affinché vengano fatte le opportune verifiche sull'esistenza di eventuali rapporti tra le società specializzate nel settore dei diamanti e i rappresentanti della politica e delle istituzioni, nonché sul ruolo di questi ultimi nella vendita dei diamanti da parte delle banche.

(4-08098)

SIMEONI, DE PIETRO - Ai Ministri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

da diversi giorni impazza la notizia del contagio del virus "Chikungunya", la cui diffusione pare essere destinata ad aumentare quasi esponenzialmente di giorno in giorno. Dai primissimi casi degli inizi di settembre 2017, in poche settimane si è assistito ad un crescente numero di contagi, in particolare nei territori del basso Lazio, tanto che il bollettino serale del Servizio regionale di sorveglianza malattie infettive laziale ha segnato in data 20 settembre 86 notifiche di casi di Chikungunya; 10 in più rispetto all'ultima rilevazione effettuata nella giornata di martedì 19 settembre;

la stragrande maggioranza delle persone contagiate risiede o ha soggiornato ad Anzio, città del litorale sud di Roma, dove è stato individuato il primo focolaio; diversi casi sono stati registrati, successivamente, a Roma, nonché a Latina, sebbene il virus abbia fatto la sua comparsa anche in Emilia-Romagna, Lombardia e Marche;

la capacità di propagazione endemica del virus ha, pertanto e comprensibilmente, generato un clima di forte preoccupazione non soltanto nella popolazione locale; invero, anche organismi europei ed internazionali hanno rilevato l'emergenza in corso: il Centro europeo di controllo delle malattie (Ecdc), in un documento di valutazione del rischio legato ai focolai italiani, ha evidenziato la circostanza per la quale "è prevedibile che altri casi di Chikungunya vengano identificati nel Lazio nei prossimi giorni, vista l'area di contagio favorevole allo sviluppo delle zanzare e il clima ancora estivo". Il rapporto del centro europeo sostiene, altresì, che "Il fatto che il primo contagio potrebbe essere avvenuto a metà luglio, che i casi sono riportati in due aree separate e che diversi casi asintomatici sono sotto indagine suggerisce che la trasmissione locale è molto efficace"; "la probabilità di ulteriore trasmissione nel Lazio è alta", suggerendo, quindi, una serie di misure immediate agli stati membri, quale, in primis, l'esclusione dalla donazione di sangue per tutti i turisti di ritorno dalle aree infette;

anche l'Organizzazione mondiale della sanità non esclude che nei prossimi giorni possano verificarsi ulteriori casi in Italia: difatti, la zanzara tigre "è ormai stanziale nel bacino del Mediterraneo, ha dimostrato la capacità di sostenere focolai di Chikungunya in passato, e l'area in cui si sono verificati i casi è densamente popolata e turistica, soprattutto nei mesi estivi";

considerato che:

la Chikungunya è una malattia virale, la cui trasmissione non avviene per contatto diretto tra persona e persona e, al momento, non esiste un vaccino per prevenirla. La malattia si manifesta con sintomi, quali febbre alta, brividi, cefalea, nausea, vomito e dolore agli arti, trascorso un periodo di incubazione di circa 2-12 giorni. Non è mortale, se non in casi rarissimi ed eccezionali;

identificata in oltre 60 Paesi di Asia, Africa, Europa e delle Americhe, la Chikungunya si trasmette da persona a persona attraverso la puntura di una zanzara femmina del genere "Aedes", come "Aedes aegypti" ed "Aedes albopictus", quest'ultima nota come "zanzara tigre"; il virus, invece, appartiene alla famiglia delle togaviridae, del genere degli alphavirus;

in merito alle suddette indicazioni relative alla patologia, l'Ecdc, nel documento di valutazione, ha altresì ribadito come l'emergenza che ha colpito il territorio non giunge affatto inattesa "in aree dove le zanzare aedes albopictus sono presenti e in un periodo in cui le condizioni ambientali favoriscono l'abbondanza e l'attività delle zanzare";

ancora, il bollettino meteo di "Vape Foundation", divulgato da Anticimex, azienda internazionale specializzata nel settore dei servizi di igiene ambientale, aveva già, nel mese di luglio 2017, segnalato l'indice potenziale di infestazione delle zanzare tigre al livello più alto della scala di intensità per i territori limitrofi all'area di Latina, facilmente, peraltro, ipotizzabile, trattandosi di terreni originariamente paludosi;

pertanto, un'accorta politica di prevenzione, avrebbe probabilmente potuto limitare l'insorgenza della trasmissione del virus, evitando, sia l'attivazione di interventi urgenti di disinfestazione, sia la maxi emergenza sangue verificatasi successivamente al blocco delle donazioni nelle aree colpite. Invero, il centro nazionale sangue ha sottolineato come si tratti proprio di "una maxiemergenza", giacché il fabbisogno aggiuntivo stimato pare consistere tra le 200 e le 250 sacche di sangue al giorno, richiedendo delle raccolte straordinarie delle stesse da effettuarsi in tutto il territorio nazionale;

inoltre, occorre necessariamente rilevare come l'emergenza degli sbarchi dei migranti, che sta interessando il Paese ormai da anni, non può non costituire un problema da un punto di vista igienico-sanitario, in quanto la massiccia presenza di popolazioni provenienti da aree affette da patologie qui debellate o sconosciute, può riverberarsi nell'accensione di nuovi focolai epidemici,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

quali provvedimenti urgenti intendano adottare, al di là del "Piano Nazionale di sorveglianza e risposta alle arbovirosi trasmesse da zanzare (Aedes sp.) con particolare riferimento ai virus Chikungunya, Dengue e Zika - 2017" a cura del Ministero della salute, nonché delle "Misure di prevenzione della trasmissione dell'infezione da virus Chikungunya mediante la trasfusione di emocomponenti labili, comuni di Roma e Anzio" a cura dell'Istituto superiore di sanità, al fine di contrastare e debellare la diffusione del virus;

quali provvedimenti intendano adottare al fine di contrastare e/o debellare l'insorgenza, in futuro, di ulteriori focolai, sia del virus Chikungunya, sia di altre patologie che potrebbero essere, anche inavvertitamente e inconsapevolmente trasmesse dalla popolazione migrante;

se intendano fornire delucidazioni circa l'esatta procedura con cui vengono effettuati i controlli sanitari e le rilevazioni circa lo stato di salute dei migranti, al momento dell'arrivo e nelle diverse fasi del percorso di accoglienza, ad ora contraddistinti da elevati livelli di incertezza e discrezionalità, e se non intendano, alla luce di quanto sta occorrendo con riguardo al virus Chikungunya, promuovere ulteriori controlli.

(4-08099)

BOTTICI, TAVERNA, CAPPELLETTI, MORONESE, BULGARELLI, CASTALDI, BUCCARELLA, GIARRUSSO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

nel fascicolo di bilancio della banca Popolare di Bari, a pag. 28, è così riportato: "In data 15 dicembre 2016, la Banca è stata oggetto di perquisizione e sequestro nelle proprie sedi legali ed amministrative site in Bari, da parte degli Ufficiali di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza, Nucleo Speciale Polizia Valutaria e Nucleo Polizia Tributaria di Bari, sulla base di specifica delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari. In particolare, le motivazioni attengono ad un presunto reato di 'ostacolo alle attività degli Organi di Vigilanza' connesso alle recenti operazioni di aumento di capitale, oltre ad approfondimenti relativi alle regole di gestione dell'internalizzatore non sistematico che governa gli ordini di acquisto e di vendita dei titoli azionari e obbligazionari emessi dalla Banca. Il procedimento non presenta soggetti indagati, risultando attivato nei confronti di ignoti. La Banca ha fornito la massima collaborazione agli organi inquirenti, confermando la piena correttezza del proprio operato sia con riferimento al rispetto delle procedure interne sia, soprattutto, agli obblighi nei confronti delle Autorità di Vigilanza, esercitando, altresì, i propri diritti di difesa";

da notizie di stampa si apprende che, contrariamente a quanto affermato nel fascicolo di bilancio, sarebbero indagati il presidente della banca Popolare di Bari, Marco Jacobini, e i suoi figli Gianluca e Luigi, a testimonianza di una dinastia che governa la banca sin dalla sua fondazione;

la banca, al termine dello scorso esercizio, presentava un totale patrimonio ponderato per il rischio superiore al miliardo di euro a fronte di attività ponderate di poco inferiori a 8,5 miliardi di euro con i seguenti coefficienti (fonte Pillar 3): capitale primario di classe 1/attività di rischio ponderate (CET1 capital ratio) 9,92 per cento; capitale di classe 1/attività di rischio ponderate (Tier 1 capital ratio) 9,92 per cento; totale fondi propri/attività di rischio ponderate (total capital ratio) 13,03 per cento;

i crediti non in bonis (fonte: bilancio consolidato, importi in migliaia) erano pari a: sofferenze lorde 1.484.378 con una copertura del 62,3 per cento; crediti deteriorati lordi 2.831.509 con una copertura del 45,1 per cento;

la semestrale del 2017 si è conclusa (comunicato stampa della banca del 9 agosto 2017) con una perdita netta di 2,3 milioni di euro, provocata dall'integrale svalutazione della partecipazione al fondo Atlante per 23,6 milioni;

considerato che la circolazione delle azioni della banca è, allo stato, praticamente nulla, con grave nocumento dei diritti patrimoniali dei soci;

considerato, infine, che

a parere degli interroganti, dai risultati esposti, la banca Popolare di Bari appare un istituto assai fragile, alla cui fragilità concorre anche la presenza continuativa di esponenti della stessa famiglia al vertice della banca che costituisce un ulteriore connotato di rischio, essendo oramai indissolubile il legame della gestione avuta e i risultati di bilancio ottenuti;

attendere gli esiti delle indagini della magistratura non appare compatibile con l'esigenza di conoscere quale sia il vero stato di salute della più grande banca rimasta nel meridione, il cui default potrebbe determinare conseguenze sul sistema bancario italiano ben più ampie rispetto alla grandezza relativa della Popolare di Bari;

l'ultimo intervento ispettivo da parte della Banca d'Italia si è concluso l'11 novembre 2016, cioè un mese prima della visita della magistratura alla direzione della banca,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle risultanze delle ispezioni tenutesi presso la banca Popolare di Bari e, in caso affermativo, a quali conclusioni sia giunto relativamente a possibili impatti sul sistema creditizio nazionale;

se abbia notizia di nuovi interventi che il Dipartimento Vigilanza bancaria e finanziaria abbia posto in essere e se, nel rispetto dell'indipendenza e dell'autonomia della Banca d'Italia, non intenda confrontarsi con lo stesso Dipartimento per richiedere che si vagli l'opportunità di un intervento, al fine di valutare la situazione generale dell'azienda e la possibilità di procedere alla rimozione del management;

se sia già stata effettuata una valutazione delle eventuali ripercussioni sul sistema economico-bancario italiano a seguito di un'evoluzione negativa dei conti della banca Popolare di Bari, considerate anche le difficoltà derivanti dalla risoluzione di altre situazioni di crisi, quali quella della Cassa di risparmio di San Miniato.

(4-08100)