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Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 881 del 21/09/2017


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

881a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 21 SETTEMBRE 2017

(Antimeridiana)

_________________

Presidenza del vice presidente GASPARRI,

indi della vice presidente DI GIORGI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: ALA-Scelta Civica per la Costituente Liberale e Popolare: ALA-SCCLP; Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD: AP-CpE-NCD; Articolo 1 - Movimento democratico e progressista: Art.1-MDP; Federazione della Libertà (Idea-Popolo e Libertà, PLI): FL (Id-PL, PLI); Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà (Direzione Italia, Grande Sud, M.P.L. - Movimento politico Libertas, Riscossa Italia: GAL (DI, GS, MPL, RI); Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Misto: Misto; Misto-Campo Progressista-Sardegna: Misto-CP-S; Misto-Fare!: Misto-Fare!; Misto-Federazione dei Verdi: Misto-FdV; Misto-Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale: Misto-FdI-AN; Misto-Insieme per l'Italia: Misto-IpI; Misto-Italia dei valori: Misto-Idv; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento la Puglia in Più: Misto-MovPugliaPiù; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà: Misto-SI-SEL; Misto-UDC: Misto-UDC.

_________________

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente GASPARRI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,34).

Si dia lettura del processo verbale.

SAGGESE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

Sul processo verbale

URAS (Misto-Misto-CP-S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-Misto-CP-S). Signor Presidente,chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.

È approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,39).

Sui lavori del Senato

AUGELLO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AUGELLO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, intervengo soltanto perché, nel corso della discussione delle mozioni sulle banche, ci siamo arrestati alle dichiarazioni di voto di fronte a una proposta di mediazione, di cui si è fatto interprete il sottosegretario Baretta a nome del Governo, accolta da tutti i Gruppi che avevano presentato le mozioni. Tra questi vi ero anch'io, in quanto primo firmatario di una delle mozioni.

L'impegno sollecitato da tutti in Aula era però che non si dilazionasse la conclusione dell'esame e il voto oltre la successiva giornata utile per discutere le mozioni, ovvero martedì prossimo. Tutti hanno più o meno assentito. Il problema tecnico ora è che deve essere convocata una Capigruppo per rendere possibile il mantenimento di tale impegno, tanto più che il nostro calendario prevede per martedì prossimo la discussione delle mozioni sui monumenti commemorativi di Cristoforo Colombo negli Stati Uniti. Avendo già terminato il dibattito relativo alle mozioni sulle banche, sarebbe possibile concludere con il voto l'esame di tali mozioni in un tempo ragionevolmente breve per poi proseguire con il calendario già fissato.

Le rappresento questa necessità perché tale era l'accordo emerso in Assemblea, come ricorderanno tutti i colleghi che erano presenti. Per un problema puramente tecnico non siamo ancora riusciti a definire una modifica del calendario che renda possibile il rispetto di questo impegno. Quindi affido a lei e all'Assemblea tale esigenza, sperando di trovare una soluzione rapida, magari con una convocazione lampo della Conferenza dei Capigruppo che modifichi il calendario.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, intervengo sulla stessa questione posta dal senatore Augello. Poco prima di arrivare alle dichiarazioni di voto e alla votazione sulle mozioni, avevamo raggiunto l'accordo in Aula per fare uno sforzo di sintesi, ma con l'impegno di tutti di concludere l'esame nella seduta di martedì prossimo dedicata alle mozioni. Per fare questo o si arriva a un accordo tra i Capigruppo e viene inserito questo punto all'ordine del giorno della seduta di martedì, oppure deve essere convocata la Conferenza dei Capigruppo. La prego, Presidente, di farsi portavoce di questa richiesta.

CAPPELLETTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAPPELLETTI (M5S). Signor Presidente, a nome del mio Gruppo mi associo alla richiesta di modifica del calendario dei lavori o di convocazione della Conferenza dei Capigruppo. D'altra parte, non solo i rappresentanti dei Gruppi in Senato, ma anche il rappresentante del Governo aveva assunto l'impegno di presentare una proposta a brevissimo termine, se non nell'immediatezza; di conseguenza l'occasione di martedì prossimo potrebbe essere quella più opportuna per definire in via conclusiva la questione della mozione sulle banche.

FORNARO (Art.1-MDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FORNARO (Art.1-MDP). Signor Presidente, anche a nome del nostro Gruppo vorrei associarmi alla richiesta avanzata dal senatore Augello e dai colleghi che mi hanno preceduto.

Martedì scorso abbiamo concluso il dibattuto su un tema delicato ed importante per l'opinione pubblica come quello sulla gestione delle banche e lo abbiamo fatto in un clima estremamente positivo, in quanto credo sia stata apprezzata da tutti la disponibilità del Governo a cercare una sintesi. Questo presupponeva, però, la convocazione della Conferenza dei Capigruppo al fine di calendarizzare per martedì la discussione finale sulle mozioni. Pertanto, anche noi avanziamo la medesima sollecitazione, in modo da risolvere la questione nella direzione indicata.

RUSSO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUSSO (PD). Signor Presidente, intervengo brevemente per confermare anche da parte del Gruppo del Partito Democratico che, proprio alla luce del dibattito e dell'accordo raggiunto martedì scorso, consideriamo scontato ed auspicabile che martedì i lavori dell'Assemblea possano partire proprio dalle mozioni sulle banche.

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, il Gruppo di Forza Italia si associa alla richiesta, perché martedì si possa arrivare al termine della discussione delle mozioni sulle banche, che riteniamo sicuramente importante. Del resto, quando è stata interrotta la discussione era abbastanza palese che l'intendimento fosse questo e riteniamo logico e doveroso che si tenga fede a questo intendimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il rappresentante del Governo. Ne ha facoltà.

PIZZETTI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, confermo la disponibilità del Governo alla conclusione della discussione delle mozioni sulle banche nella seduta di martedì, come auspicato dai senatori intervenuti.

PRESIDENTE. Rappresenterò al Presidente del Senato la volontà unanime dell'Assemblea che, stante anche la disponibilità del Governo, potrebbe portare alla decisione, senza la necessità di convocare la Conferenza dei Capigruppo, di svolgere la discussione delle mozioni in materia di banche martedì mattina, in luogo (o precedentemente, se dovesse essercene il tempo) di quelle riguardanti i monumenti commemorativi di Cristoforo Colombo, che potrebbero eventualmente essere discusse ove fosse conclusa la discussione su questo punto.

Rappresenterò comunque la richiesta al Presidente del Senato e le eventuali conseguenze sul calendario dei lavori di martedì mattina saranno comunicate ai Gruppi per organizzare gli interventi e le altre iniziative.

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(951) DE MONTE. - Distacco del comune di Sappada dalla regione Veneto e relativa aggregazione alla regione Friuli-Venezia Giulia

(1082) BELLOT ed altri. - Distacco del comune di Sappada dalla regione Veneto e sua aggregazione alla regione Friuli-Venezia Giulia

(Relazione orale) (ore 9,47)

Approvazione, con modificazioni, in un testo unificato con il seguente titolo: Distacco del comune di Sappada dalla regione Veneto e aggregazione alla regione Friuli-Venezia Giulia

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 951 e 1082.

Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri si è conclusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare la relatrice.

BISINELLA, relatrice. Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, vorrei approfittare dell'occasione di questa replica per fornire dei chiarimenti, qualora vi fossero ancora dei dubbi, perché mi pare che ieri, nell'ambito della discussione generale qualche collega, in particolare il senatore Sonego, abbia espresso ancora qualche perplessità in ordine alla fonte utilizzata come riferimento per arrivare oggi all'approvazione del distacco del Comune di Sappada dalla Provincia di Belluno, nella Regione Veneto, e della sua aggregazione alla Provincia di Udine, nella Regione Friuli-Venezia Giulia.

Vorrei chiarire che il testo proposto, approvato dalla Commissione il 2 febbraio 2016, che ci accingiamo ad approvare, si inserisce pienamente nel percorso e nel procedimento previsto dall'articolo 132, secondo comma, della Costituzione.Tale articolo prevede che le Province e i Comuni che ne facciano richiesta siano staccati da una Regione e aggregati a un'altra quando la richiesta dell'ente interessato, previo referendum popolare e sentiti i Consigli regionali, sia approvato con legge della Repubblica.

Mi soffermo sul punto per ricordare - ma già fu fatto nella seduta del 31 maggio scorso dal presidente della Commissione affari costituzionali, senatore Salvo Torrisi, essendo stata la questione particolarmente approfondita in quella sede, con la partecipazione di colleghi di tutte le forze politiche presenti - che la disposizione costituzionale non distingue in base alla natura ordinaria o speciale della Regione, proprio come nel caso particolare che ci interessa. Infatti, il Comune di Sappada chiede il distacco dalla Regione Veneto e l'annessione alla Regione Friuli-Venezia Giulia, il cui Statuto è stato approvato con legge costituzionale. Non vi è, pertanto, la necessità di una legge costituzionale. Le disposizioni richiamate si riferiscono a tutte le Regioni, senza deroghe alla procedura, qualora una delle Regioni interessate, come nel caso di specie, sia dotata di uno Statuto approvato con legge costituzionale. Peraltro, la necessità di una legge costituzionale è stata esclusa proprio dalla sentenza della Corte costituzionale n. 66 del 2007, che veniva richiamata anche ieri, quando si occupò del caso del distacco del Comune di Noasca dalla Regione Piemonte e l'aggregazione alla Valle D'Aosta. Ricordo altresì che tale necessità è esclusa dall'articolo 46 della legge n. 352 del maggio 1970.

Nel ringraziare tutti i colleghi della Commissione affari costituzionali delle varie forze politiche, che in maniera così approfondita e articolata hanno avuto modo di dibattere sull'argomento, e in particolare l'allora presidente della Commissione Anna Finocchiaro e l'attuale presidente Salvo Torrisi, mi premeva chiarire che la necessità di individuare in maniera puntuale il tipo di fonte da utilizzare è di competenza specifica della Commissione affari costituzionali che l'ha valutata in maniera approfondita.

L'iter procedurale è iniziato nell'ottobre del 2013 e vorrei anche ricordare in maniera molto opportuna - mi sta particolarmente a cuore - che il referendum popolare che la comunità di Sappada ha svolto nel 2008 ha ottenuto non solo la prescritta maggioranza, ma un esito ampiamente favorevole, direi plebiscitario. Quindi, la richiesta soddisfa tutti i requisiti previsti dalla procedura indicata: continuità geografica, omogeneità economica e sociale, vicinanza storico‑culturale del Comune di Sappada alla Regione Friuli-Venezia Giulia. Non è una questione solamente economica, ma molto più complessa; ha profonde radici storico-culturali e anche linguistiche.

In conclusione, auspico un'approvazione a larga maggioranza da parte di quest'Assemblea: sono ben nove anni che la popolazione sappadina attende questo voto da parte del Parlamento. Oggi arriviamo a poter dare finalmente una risposta, dopo molti anni di attesa, alle esigenze di un'intera popolazione. Sappiamo che questo è un voto molto significativo; la condivisione in Commissione è stata ampia e mi auguro che in maniera molto veloce si possa procedere anche in questa Assemblea, proprio a significare un passaggio atteso e fondamentale che dà risposta a una esigenza espressa in modo plebiscitario da parte di un'intera comunità, innescandosi in un percorso importante - lo vediamo anche in questi giorni, in queste ore - di rispetto del principio di autodeterminazione dei popoli.

Siamo nel 2017; dal 2013 l'iter è stato affrontato in maniera molto articolata e approfondita; quindi, nel ringraziare ancora i colleghi, mi auguro che il passaggio di approvazione possa essere rapido anche alla Camera dei deputati. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

PIZZETTI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il provvedimento in esame va, a mio avviso, molto contestualizzato e vanno derubricate alcune considerazioni, che ho sentito svolgere nel corso di diversi interventi. Penso che non si debbano trarre valutazioni di tipo generale dalla vicenda di Sappada, su cui peraltro il Governo esprime parere favorevole e voglio dirlo a diversi colleghi che sono intervenuti in materia. Lo dico al collega D'Alì, perché la vicenda di Sappada nulla ha a che fare col tema del riordino degli enti locali territoriali, presente nel progetto di riforma costituzionale, poi bocciato dai cittadini, lasciando nel limbo una serie di situazioni, ivi compresa quella relativa alle Province; la vicenda di Sappada esula però da tale contesto. Lo dico al collega Sonego, perché il tema dell'etnia, in termini antropologici, nulla ha a che fare con la vicenda di Sappada. Casomai c'è un tema di comunanza di costumi, di socialità condivisa dentro lo Stato, infraconfine e non extraconfine. Quindi non si tratta di un'affermazione etnica, ma di un ricongiungimento di comunità, all'interno di una diversa entità amministrativa locale. Guardate che la vicenda c'entra poco anche con il tema della specialità: la questione di Sappada è presente da decenni, quando il tema della specialità ancora non era parte del confronto e del dibattito. Naturalmente non nego la contestualità, ma di certo le ragioni hanno più a che fare con la storia, che non con l'attuale contesto amministrativo e istituzionale. Vorrei dire inoltre al collega Marin che tale vicenda non ha a che fare con il referendum lombardo veneto, che, oltretutto, alla luce degli avvenimenti internazionali, maneggerei con particolare cura. Questi due referendum sono manifestazioni pubbliche sollecitanti il fare, oserei dire per occultare il non fatto, stante la disponibilità del Governo attuale e del precedente ad affrontare i temi dell'attuazione dell'articolo 116 della Costituzione, con protocolli d'intesa con le due Regioni, mai richiesti e mai attuati dalle due Regioni stesse. (Applausi dal Gruppo PD). Direi che il tema va affrontato con rigore e senza rinunciare alle responsabilità, ma senza attenuare la responsabilità del non fatto.

Sappada è storicamente carnica: è stato detto in diversi interventi e ciò è testimoniato, oltretutto, dalla continua appartenenza alla diocesi di Udine. La rottura è avvenuta a metà dell'Ottocento, a causa di un dominio esterno alla storia italica. In breve tempo, però, dopo quel passaggio alla provincia di Belluno, la popolazione chiese il ricongiungimento alla provincia di Udine, nel 1966 con una petizione popolare e nel 2008 con un referendum plebiscitario, ora richiamato. La vita comunitaria è legata alla più vasta comunità carnica. Appunto per questo la rilevanza non è la specialità, ma la comunità. Nemmeno parlerei di autodeterminazione dei popoli: nulla c'entra la vicenda di Sappada con il tema dell'autodeterminazione, mentre c'entra con il ricongiungimento comunitario.

C'è un fatto di particolare rilievo: entrambe le Regioni, sia quella cedente sia quella ricevente, hanno espresso parere favorevole. Quindi, si tratta di un caso che definirei più unico che raro, di una condizione davvero specifica e particolare, puntuale e non estensibile ad altre situazioni.

Vorrei infine dire, in ordine al tema dello strumento utilizzato, che in fatto di costituzionalità il Servizio studi del Senato è stato chiaro, affermando che: «la procedura descritta si applica anche quando, come nel caso in esame, si prevede il distacco di un ente locale da una Regione a statuto ordinario (nel caso di specie il Veneto) e l'aggregazione ad una Regione a statuto speciale (nel caso di specie il Friuli-Venezia Giulia). La procedura prevista all'articolo 132, secondo comma, non distingue infatti fra Regioni a statuto ordinario e Regioni a statuto speciale (i cui confini sono individuati dagli statuti approvati con legge costituzionale)».

Infatti l'articolo 132 della Costituzione, mentre al primo comma dice che «Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni», al secondo comma non fa alcun riferimento a leggi di rango costituzionale e dice semplicemente che «Si può, con l'approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica (...)». Quindi non è in alcun modo richiamata la necessità di una norma di rango costituzionale per il passaggio del Comune di Sappada dalla Regione Veneto alla Regione Friuli-Venezia Giulia.

Per queste ragioni il Governo esprime parere favorevole sulla proposta di legge e anticipo già il parere favorevole ai due emendamenti che sono stati presentati. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Bisinella).

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Passiamo all'esame del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo unificato proposto dalla Commissione, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

BISINELLA, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 1.100 e 1.200. Preciso che quest'ultimo emendamento recepisce le indicazioni della Commissione bilancio, che sostanzialmente correggono, per quanto riguarda la copertura finanziaria della presente proposta, la decorrenza a partire dall'anno 2017, perché ovviamente il testo è stato licenziato dalla Commissione l'anno scorso e quindi occorreva aggiornare la decorrenza e il riferimento al bilancio triennale 2017-2019, con conseguente soppressione del comma quinto.

PIZZETTI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello espresso dalla relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.100.

BIGNAMI (Misto-MovX). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100, presentato dal senatore Piccoli.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.200, presentato dal senatore Torrisi.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione finale.

BELLOT (Misto-Fare!). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELLOT (Misto-Fare!). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, ascoltiamo oggi finalmente la voce di Sappada e dei sappadini; la voce di una popolazione che in questi mesi ha scelto di non urlare e di portare avanti le proprie istanze con esemplare determinazione e innata dignità.

Mi chiedo e vi chiedo, cari colleghi, può la politica permettersi di non ascoltare? O peggio, come accaduto in questi mesi per Sappada e come accade da troppi anni per tutti gli altri Comuni referendari del bellunese (e non solo, ma dell'intera nostra nazione), può far finta di non sentire?

Oggi, colleghi, è una giornata importante, lo dicevo ieri e lo ribadisco in conclusione di questo mio intervento; penso lo sia anche in termini di responsabilità e di riflessione sul ruolo della politica e del Parlamento. È quindi doveroso da parte mia anche ringraziare i membri delle Commissioni affari costituzionali e bilancio per aver compreso le motivazioni del disegno di legge in esame e dei cittadini di Sappada. Oltre alla volontà espressa con un referendum, anche l'iter di costituzionalità del provvedimento è stato supportato dalla 1a Commissione e le coperture dalla Commissione bilancio, pertanto ringrazio i colleghi.

Rivolgo inoltre un invito alla riflessione prima di tutto a quanti in quest'Aula hanno preferito rimandare, rinviare sempre; a quanti, in sintesi, hanno deliberatamente scelto di non ascoltare. Il perché di questo atteggiamento è noto, direi tristemente caratterizzante e insieme distante dai doveri, le funzioni e i compiti che è chiamato a svolgere chi ha il privilegio di sedere tra questi banchi. Oggi Sappada volta pagina e chiedo scusa ai sappadini per i ritardi che hanno dovuto subire a causa di altre persone, di altri colleghi, o della politica in genere che non ha voluto ascoltare le loro richieste. Chiedo scusa a loro e ai cittadini di tutti i Comuni referendari che da troppo tempo attendono risposte dovute e non più rinviabili ed ai quali esprimo piena solidarietà.

Da parte mia e del Gruppo Fare! con Tosi, porgo all'amministrazione e ai cittadini di Sappada sinceri e veri auguri di cuore per il nuovo percorso intrapreso, confidando, come è stato richiesto da altri e dalla stessa relatrice, nella serietà delle forze politiche che oggi con questo voto favorevole si impegnano a sostenere ed accelerare l'intero iter di approvazione. Mi auguro infatti che questo passaggio non sia la fine del presente disegno di legge, ma che al più presto la Camera abbia la possibilità di discuterlo e di approvarlo prima della fine della legislatura, perché diversamente sarebbe veramente un atto increscioso e imperdonabile da parte di colore che oggi si atteggiano a voler dare risposta, ma poi dietro le quinte magari lavorano in modo diverso.

Il mio appello è perché quindi vi siano la correttezza, la serietà e l'onestà di rispondere fino in fondo ai cittadini e dare loro la dovuta risposta che è rimasta ferma in maniera corretta e silenziosa, senza proteste o manifestazioni, ancora con la convinzione che ci possa essere uno spiraglio per una conferma che la politica è vicina ai cittadini. (Applausi dal Gruppo Misto).

DAVICO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAVICO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, illustri colleghi, quella che ci apprestiamo ad approvare non è una norma di poco momento, ma quello che molti di noi considerano un vero e proprio atto di giustizia in favore della popolazione sappadina che da dieci lunghi anni attende che il via libera del Parlamento dia corso ad una istanza che ha trovato ragione in un referendum e che, in seguito, è stata avallata dai Consigli regionali di Veneto e Friuli-Venezia Giulia. In questo senso dichiaro immediatamente il voto favorevole del Gruppo Federazione della Libertà (Idea-Popolo e Libertà, PLI).

Oggi, dunque, abbiamo l'opportunità di offrire finalmente una risposta alla richiesta che ci giunge da Sappada che, come tante altre domande pervenute da diverse località italiane, è rimasta purtroppo giacente per anni, contravvenendo così ad una precisa volontà democraticamente espressa da una comunità intera nell'ormai lontano 2008. Siamo chiamati, senza ulteriori indugi e senza esitazioni di sorta, a dare il via libera al ricongiungimento di una comunità, quella sappadina, che geograficamente, storicamente e culturalmente è legata alla Carnia.

La norma in esame, che io stesso promossi da cofirmatario nel 2013, è in sostanza un atto dovuto anche in forza del principio internazionalmente riconosciuto dell'autodeterminazione dei popoli anche all'interno di una stessa Nazione: un principio richiamato anche tra quelli fondamentali della nostra Costituzione che, proprio in ragione della necessità di garantire alle comunità locali la possibilità di autodeterminarsi e nella volontà di non imporre altri ostacoli a questo diritto, ci consente di approvare questa norma senza le formalità e le maggioranze stabilite, invece, per una legge di rango costituzionale.

L'occasione rappresentata da questa votazione ci permette però di portare alla luce anche un'altra grande problematica che affligge il comprensorio delle Dolomiti venete ed in particolare tutto il Cadore. Infatti, la richiesta forte e chiara giunta da Sappada, oltre a trovare le proprie radici nella storia, nella lingua, nella tradizione di una comunità che ha origini germanofone e tratti comuni con le vicine località della Carnia, è motivata, inevitabilmente, anche da un fattore economico.

Non sfugge, infatti, che tutto il Cadore, così come altre zone montane e pedemontane del Veneto confinanti con Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, soffrono oggi di un gap enorme nei confronti delle vicine località trentine e friulane che possono godere di tutti gli innegabili benefici provenienti dalla amministrazione autonoma regionale.

La disparità tra Regioni ordinarie e Regioni autonome in questi territori montani del Veneto, e non solo lì, è estremamente evidente e viene vissuta ogni giorno sulla pelle dei cittadini. Servizi, infrastrutture, promozione turistica, interventi di sostegno per lo sviluppo di nuove attività ricettive e commerciali sono nettamente diversi tra Veneto da una parte e Trentino e Friuli dall'altra. Una situazione questa che, negli anni, ha provocato un netto arricchimento del Sudtirolo, lo sviluppo turistico della Carnia e, allo stesso tempo, un progressivo impoverimento delle attigue località bellunesi.

È indubbio, infatti, che la realtà delle Regioni autonome ha favorito lo sviluppo dei territori che hanno potuto godere di tutti i benefici costituzionalmente garantiti per queste zone; così non è stato per il bellunese, ma anche per parti del vicentino e del feltrino che soffrono una situazione economica di minor benessere rispetto ad altri comuni confinanti, ma appartenenti a Regioni diverse. Una condizione che non ha soltanto risvolti economici ma anche sociali e che si traduce inevitabilmente nel fenomeno dell'abbandono delle comunità montane venete da parte dei giovani costretti a recarsi altrove alla ricerca di un lavoro e della possibilità di condurre una vita dignitosa.

Dunque la volontà espressa dalla comunità di Sappada, che ha delle fondate ragioni per chiedere di essere aggregata alla provincia di Udine, deve giungere in quest'Aula anche come una richiesta di maggiore attenzione da parte del Governo, dell'amministrazione e - non ultimo - del legislatore nei riguardi di interi territori costretti oggi a fare i conti con una limitata disponibilità di strumenti per far fronte alla sempre più competitive offerte turistiche e sociali delle zone limitrofe.

Una problematica che non è risolvibile con una serie infinita di distaccamenti dal Veneto e aggregazioni alle Regioni confinanti, ma che richiede, anche nel rispetto dell'articolo 9 della nostra Costituzione, l'adozione di una politica di valorizzazione e sostegno alle aree montane e pedemontane che custodiscono una parte rilevante del patrimonio ambientale e paesaggistico del nostro territorio. Diversamente rischieremo nei prossimi anni di dover ridisegnare in maniera marcata i confini non solo di queste Regioni ma anche di altre che in Italia si trovano a vivere la stessa condizione di svantaggio.

Auspicando che le misure necessarie a sostenere le aree montane meno sviluppate possano essere elaborate ed adottate presto e bene e nuove politiche di sviluppo siano concepite per questo e per moltissimi altri territori più svantaggiati, ribadisco l'appoggio del Gruppo Federazione della Liberta alla legittima richiesta avanzata da questa comunità di nostri connazionali che per cultura, sentimento e tradizione gravita sulla provincia di Udine, di cui peraltro è stata parte integrante fino al 1852, e che già da molto tempo, troppo, attende una risposta in questo senso per riprendere a vivere e sperare in una condizione che essa stessa considera migliore.

PRESIDENTE. Sarebbe potuta intervenire in dichiarazione di voto la senatrice Stefani, che però è assente per le note ragioni politiche.

LO MORO (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LO MORO (Art.1-MDP). Signor Presidente, gli argomenti e la problematicità emersi nel corso della discussione su questo disegno di legge, sia in Commissione che in Aula, ci portano a guardare con attenzione e in qualche modo con preoccupazione a procedure finalizzate alla variazione dei confini regionali. Preoccupazione che è stata colta in interventi di diversi colleghi e che il nostro Gruppo condivide.

Oggi però si tratta di esprimere il proprio orientamento su un caso concreto ed è a questo che dobbiamo guardare per esprimere il nostro orientamento e il nostro voto.

Il distacco del Comune di Sappada dalla Regione Veneto e la sua aggregazione al Friuli-Venezia Giulia avviene a fronte di una espressione di volontà in questo senso quasi plebiscitaria dei sappadini, avvenuta nel referendum del 9 e 10 marzo 2008, al quale ha preso parte il 75 per cento degli aventi diritto, che si sono espressi quasi unanimemente, e cioè per il 95 per cento a favore.

Avviene inoltre con il parere favorevole dei Consigli delle due Regioni coinvolte e soprattutto avviene sulla base di solide ragioni storiche, culturali e linguistiche a favore della ricostituzione di una comunità che, pur divisa dal punto di vista geografico, non ha mai visto venire meno i solidi legami che la tengono unita.

Nel merito, pertanto, il disegno di legge va nella direzione giusta.

Aggiungo che anche sul piano procedurale non emergono problemi di sorta e, anzi, appare pienamente rispettata la normativa vigente a partire dall'articolo 132, secondo comma della Costituzione. Sotto quest'ultimo profilo aggiungo, con riferimento alla circostanza che stiamo per sancire il passaggio da una Regione a statuto ordinario ad una Regione a Statuto speciale, che la procedura prevista in Costituzione non prevede alcuna distinzione ed è applicabile al passaggio da una Regione a un'altra a prescindere dal fatto che si tratti di Regioni a statuto ordinario o di Regioni a Statuto speciale. Anche il Sottosegretario, che ha espresso il parere del Governo, poco fa ha sottolineato questa circostanza.

Per queste ragioni, condividendo nel merito il disegno di legge, che ha alle spalle un referendum e il parere delle due Regioni coinvolte, a nome del Gruppo Articolo 1 - MDP, dichiaro il voto favorevole al disegno di legge in esame. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP).

DE PIN (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PIN (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Comune di Sappada finalmente passa dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia. I cittadini di Sappada si sentono friulani, da sempre vicini a quel territorio; una vicinanza che si esprime non solo in termini di contiguità geografica, ma anche per struttura economica e vicinanza storico-culturale.

Il referendum è stato stravinto dal sì con il 95 per cento dei voti e a nove anni da questo evidente risultato è chiaro e necessario che i cittadini debbano avere una risposta definitiva. Sappada, fino al 1852, faceva parte della provincia di Udine e i legami socio-culturali sono certamente rimasti, compreso il dialetto delle zone.

Al di là delle ragioni economico-culturali, sono favorevole a questo distaccamento perché la volontà popolare deve prevalere, perché così specifica la nostra Costituzione, al di là di qualsiasi calcolo o schieramento politico. Non a caso i diritti popolari esercitabili soprattutto attraverso iniziativa legislativa e referendum rappresentano una prerogativa non negoziabile. Il mancato rispetto dell'espressione della maggioranza dei votanti sarebbe devastante in una democrazia del nostro tipo e rischierebbe di creare un solco sempre più profondo fra cittadini e Stato e davvero non ce lo possiamo permettere. Lo scopo è quello di creare una classe politica capace di rispettare la volontà popolare, anche e soprattutto quando si manifesta con orientamenti differenti dai desideri di parte, per colmare sempre più il deficit di rappresentanza vissuto da molti cittadini.

Signor Presidente, per tutti questi motivi, dichiaro il mio voto favorevole e quello del mio Gruppo Grandi Autonomie e Libertà.

ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, il Gruppo Per le Autonomie esprime, nel merito, una posizione favorevole: noi pensiamo che il voto referendario e la volontà dei cittadini di Sappada debbano essere rispettati. Vi sono, inoltre, i pareri positivi delle Regioni interessate.

Siamo dell'avviso che, in questo specifico caso, vi siano tutti i presupposti culturali, linguistici e storici per avallare il passaggio del Comune di Sappada dalla Regione Veneto alla Regione Friuli-Venezia Giulia, anche perché - spiace dirlo - la Regione Veneto, per le sue minoranze (compresa la minoranza ladina dei tre Comuni di Cortina d'Ampezzo, Villa Longo e Colle), non ha mai fatto più di tanto per sostenerne le ragioni storiche ma anche linguistiche e culturali. Ciò spiega anche la tendenza ad aggregarsi alle Regioni a statuto speciale limitrofe, in questo caso al Friuli-Venezia Giulia e, nel nostro caso (ossia dei ladini), alla Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol.

Esprimiamo, invece, una perplessità in merito allo strumento utilizzato, cioè la legge ordinaria. Noi da sempre - e non solo noi, ma anche grande parte della dottrina - abbiamo sostenuto che per modificare il territorio di una Regione a statuto speciale serva una legge costituzionale. Ciò per il semplice motivo che il territorio della Regione a Statuto speciale è disciplinato dallo statuto stesso, cioè da una norma di livello costituzionale. È di tutta evidenza che, se si modifica il territorio di una Regione a Statuto speciale, in casi estremi potrebbe venire meno la natura della specialità. Ad esempio, siccome tutti i Comuni della Provincia di Belluno hanno chiesto l'aggregazione alla Regione Trentino-Alto Adige-Südtirol, se si consentisse con legge ordinaria questo passaggio, verrebbe totalmente snaturata la natura della Regione a Statuto speciale, la composizione linguistica e forse, se i comuni bellunesi venissero aggregati alla Provincia autonoma di Bolzano, anche i rapporti tra i vari gruppi linguistici. Pertanto siamo dell'avviso che bisognerebbe agire con una legge costituzionale.

Per questa ragione, anche noi, proponendo il passaggio dei tre Comuni di Cortina d'Ampezzo, Colle Santa Lucia e Livinallongo del Col di Lana alla nostra Regione, abbiamo proposto lo strumento della legge costituzionale. Sono consapevole della sentenza n. 66 del 2007 della Corte costituzionale che sostiene il contrario, ma la Corte consente la legge ordinaria come strumento e non lo impone. Sarebbe quindi più opportuno procedere in questo modo, anche per evitare precedenti negativi, poco rispettosi delle autonomie speciali.

All'interno del nostro Gruppo non abbiamo tutti una posizione unanime al riguardo. Come ho detto, nel merito condividiamo il passaggio del Comune di Sappada alla Regione Friuli-Venezia Giulia, ma con uno strumento che a noi non sembra quello più appropriato. Per questo motivo una parte del nostro Gruppo voterà a favore e un'altra parte si asterrà.

DALLA TOR (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DALLA TOR (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, anticipo che il mio Gruppo voterà «sì», però devo dire con forza che sia in Parlamento sia nella Regione Veneto c'è una grande ipocrisia su quello che stiamo dicendo e facendo: questa è la mia opinione. Teniamo presente che negli ultimi dodici anni nel Veneto ci sono stati trentuno referendum per far passare dei Comuni al Friuli-Venezia Giulia o al Trentino-Alto Adige. Ripeto, trentuno referendum. Di essi, in quasi tutti ha vinto il sì; solo in sedici di essi si è raggiunta la maggioranza del 51 per cento e quindi sono validi. Pertanto, quando diciamo che vogliamo rispettare la volontà del popolo, dobbiamo sapere che nelle Aule del Parlamento nei prossimi anni dovremo dire sì a sedici Comuni, se vogliamo essere coerenti con quello che stiamo dicendo. La stessa cosa devono fare il Consiglio regionale del Veneto, il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia e i Consigli provinciali del Trentino-Alto Adige.

Adesso il collega Zeller ha detto che è disponibile a ricevere Cortina, come a dire: dateci l'oro che a noi fa bene, ma il resto non lo vogliamo. È facile ragionare in questo modo. Perché questi trentuno Comuni hanno chiesto di passare alla Regione Friuli-Venezia Giulia o al Trentino-Alto Adige? Badate, io sono veneziano però sono consigliere in un Comune che confina con Sappada. La realtà vera è che anche qui c'è una grande mistificazione: si parla di cultura, di tante cose, di storia, di etnie. La banalità è una sola: i cittadini di quei Comuni al confine vedono la differenza dei trasferimenti dello Stato alle Regioni Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Non prendiamoci in giro. In tutti i Comuni di confine ci sono storie, culture diverse e quant'altro. Quindi dobbiamo dire pane al pane e vino al vino.

Lo Stato per sopperire a questa difficoltà ha varato diverse leggi sulle aree di confine; ricordiamo, ad esempio, i cosiddetti provvedimenti Brancher. Queste leggi però non state finanziate, se non in minima parte, e le differenze di trasferimento si notano in maniera evidente.

Pensiamo quindi di risolvere il problema dando l'assenso alla democrazia e al rispetto della volontà popolare; benissimo. Vi ripeto però che ci sono sedici Comuni per i quali dovremo far sì che venga rispettata la volontà popolare. Vi assicuro altresì che, una volta che daremo il via a questo fenomeno, data l'assenza di una risposta equa da parte dello Stato ai trasferimenti tra le Regioni a statuto ordinario e quelle a Statuto speciale, confine per confine, tra molti Comuni, ci sarà la rincorsa a percorrere questa strada. Pertanto, se il Parlamento e lo Stato non rivedranno e non rimetteranno in equilibrio i trasferimenti e le politiche con tali Regioni, rischieremo di creare una condizione di disparità che non verrà compresa dai cittadini.

Il 22 ottobre non è una data a sé stante; il voto in Veneto per l'autonomia della Provincia di Belluno e per la maggior autonomia della Regione, è frutto anche della sedimentazione di una domanda rispetto a tali politiche, alla quale non è stata data risposta. I cittadini, che si confrontano ogni giorno con differenze un metro al di là del proprio confine, percepiscono queste cose.

Ripeto allora che stiamo aprendo una strada che sottovalutiamo e a cui, forse, diamo la risposta sbagliata. Pertanto, nonostante il mio Gruppo voterà a favore del provvedimento al nostro esame, credo che il Parlamento debba fare una riflessione importante su queste tematiche. (Applausi dal Gruppo AP-CpE-NCD, PD e FL (Id-PL, PLI)).

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, i senatori di Sinistra Italiana voteranno a favore del disegno di legge al nostro esame. Del resto, sia nel corso del lavoro svolto in Commissione, sia nei svariati tentativi di riuscire ad approvarlo, abbiamo sempre fatto la nostra parte.

Voteremo a favore perché siamo assolutamente d'accordo sulla necessità di rispettare la democrazia e la volontà dei cittadini, in una situazione che non è analoga a tante altre. Ci troviamo infatti di fronte alla situazione di una comunità, che è un'enclave linguistica ed anche dal punto di vista delle tradizioni; ha gravitato per secoli e continua anche oggi a gravitare, per interessi economici e per affinità, attorno alla Provincia di Udine.

È chiaro che non bisogna enfatizzare; non stiamo parlando di autodeterminazione. Capisco che i recenti fatti della Catalogna possano evocare anche in questa sede un dibattito, che sarebbe forse anche opportuno.

Siamo comunque per rispettare l'esito del referendum. Vorrei anche far presente che sono trascorsi ormai dieci anni; si è quindi trattato di un processo molto lungo e difficile.

C'è poi un tema, sollevato dal collega che mi ha preceduto, di cui dovremo assolutamente farci carico. Ho ascoltato infatti una preoccupazione velata sul fatto che molti altri Comuni possano intraprendere la stessa strada; spetta allora a noi, al Governo e al Parlamento, affrontare il tema del riequilibrio territoriale dei trasferimenti. Ricordo che in Italia è presente in merito una diffusa disparità e che i Comuni e gli enti locali, a causa dei trasferimenti e dei tagli pesanti e notevoli, hanno sopportato grandi sacrifici. È evidente allora che alcune spinte, che magari sono solo di natura economica, devono essere governate affrontando con serietà il tema che abbiamo di fronte.

Altra cosa è invece una situazione come quella che si è venuta a creare nel Comune di Sappada, perché - torno a ripetere - stiamo parlando di un'enclave germanofona e di una comunità che ha affinità culturali e di tradizioni storiche con i territori del Friuli-Venezia Giulia e della Carinzia. Quindi, il referendum è davvero l'espressione democratica di una volontà che in questo caso dovrebbe essere considerata naturale. È poi evidente che, essendo l'economia del Comune di Sappada basata esclusivamente sugli sport invernali e sulla montagna, l'attrazione verso una Regione a Statuto speciale come il Friuli-Venezia Giulia ha anche motivazioni economiche.

Proprio per questo motivo, con riferimento ad altre aspirazioni e questioni che si stanno ponendo nel nostro Paese in molti Comuni, soprattutto in aree di confine con Regioni a Statuto speciale, credo sia arrivato il momento di affrontare con serietà anche il tema di un riequilibrio dei trasferimenti, sia in prospettiva, che nell'occasione che a breve ci viene offerta dalla manovra finanziaria.

A mio avviso, le procedure sono state costituzionalmente corrette e, quindi, credo che da questo punto di vista non ci sia assolutamente nulla da dire, così come ha confermato la Commissione affari costituzionali.

Per tutti questi motivi, confermo il nostro voto favorevole. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL).

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, colleghi, il fatto che ci troviamo a discutere in Assemblea del distacco del Comune di Sappada dal Veneto solamente oggi, undici anni dopo l'avvio dell'iter, è emblematico del baratro che separa questi Palazzi dai territori e della scarsa attenzione - voglio essere cortese - che la maggioranza rivolge alla legittima volontà dei cittadini e delle amministrazioni locali. Undici anni sono passati e mai sono comparse difficoltà o elementi ostativi, eppure i sappadini ancora sono sospesi in attesa che vengano riconosciuti la loro volontà e i loro diritti.

Non ci si stupisca, poi, se alle amministrative il partito di governo continua a prendere bocciature sonore ed emblematiche. Penso a Genova e Pistoia, ma anche a Carrara, Fabriano e Guidonia, dove è stato scelto il Movimento 5 Stelle. E a poco giova presentarsi, più o meno mascherati, dietro il paravento di altre liste civiche, perché se è questo il modo con cui le maggioranze di governo occupano il Parlamento, la loro distanza dai cittadini è ormai siderale. Passatemi un'amara battuta: il vero distacco non è quello del Comune di Sappada dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia, ma quello tra PD e cittadini. L'iter di approvazione di questo disegno di legge a dir poco imbarazzante lo dimostra. (Commenti dal Gruppo PD).

Ripercorriamolo. Nel luglio 2007, su richiesta sottoscritta da oltre 400.000 cittadini, il Consiglio comunale delibera l'indizione di un referendum popolare consultivo per il passaggio di Sappada alla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, nell'ambito della Provincia di Udine. La votazione si è tenuta nelle giornate del 9 e 10 marzo 2008: l'affluenza è stata pari al 75,3 per cento (ossia 903 elettori) e i sì hanno vinto con il 95 per cento dei voti. Il 18 marzo 2009 il Consiglio provinciale di Udine ha approvato l'ordine del giorno per il passaggio di Sappada alla Regione Friuli-Venezia Giulia. Sia il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, il 23 novembre 2010, che quello del Veneto, il 28 giugno 2012, hanno espresso il proprio parere favorevole. L'8 gennaio 2014 la Commissione parlamentare per le questioni regionali ha espresso anch'essa parere favorevole. Poi?

Poi, malgrado fosse un disegno di legge semplice e condiviso, che si sarebbe potuto licenziare in poche ore, alla volontà popolare non si è mai dato spazio nel calendario della 1ª Commissione, occupato com'era dalle "deforme" del PD renziano. Mi riferisco alla sciagurata legge Delrio, che ha finto di abolire le Province, ma le ha solo dissestate e sottratte al voto popolare, e alla finta abolizione del finanziamento ai partiti, riformulato sotto mentite spoglie, per finire poi con una legge elettorale incostituzionale e valida solo per una Camera, di cui vediamo adesso gli effetti, perché tanto poi avrebbero riparato con la riforma della Costituzione. La riforma della Costituzione è stata cioè degradata a sanatoria di una legge ordinaria. Non si trattava di una "deforma" di cui l'Italia avesse necessità, perché altre erano le urgenze, ma serviva al PD per blindarsi il potere. Queste sono le logiche.

I tempi in Commissione sono sempre stati decisi dal Partito Democratico, forzando quando servivano annunci propagandastici e rallentando quando dava loro fastidio. Così sono stati congelati la legge sul lobbismo, quella che tutela chi denuncia la corruzione (la cosiddetta whistleblower) e molti altri provvedimenti come questo disegno di legge, mentre sono passati avanti provvedimenti che onestamente, colleghi, non potete definire prioritari.

Ci sono voluti oltre due anni perché questo provvedimento venisse messo in calendario e, a quel punto, è bastato verificare che la richiesta rispettava ampiamente i requisiti di continuità geografica, omogeneità economica e sociale e vicinanza storico-culturale del Comune di Sappada alla Regione di destinazione, previsti dalla legge, per capire che si trattava di un passaggio pressoché scontato e rapidissimo. Poi, di nuovo, il nulla. Malgrado reiterate proteste e denunce delle istituzioni locali, oggi che, lo ribadisco, siamo a settembre 2017 ed è passato un altro anno e mezzo, ci avviciniamo al termine della legislatura e ancora manca il passaggio alla Camera.

Perché? Dobbiamo forse pensare che ci sia una sorta di allergia della maggioranza di Governo - e del Partito Democratico, in particolare - a recepire la volontà popolare? (Commenti dal Gruppo PD). I fatti lo indicano. Pensate al fastidio per la consultazione popolare su una possibile maggiore autonomia per Veneto e Lombardia: Governo e PD hanno avuto il coraggio di dire che sono soldi sprecati. Sarebbe uno spreco chiedere ai cittadini cosa vogliono veramente? Per voi magari sì, ma ricordo che questo presunto spreco l'ha voluto il Governo, negando l'election day che avrebbe consentito, quello sì, di risparmiare 14 milioni di euro pubblici.

La refrattarietà del PD alla volontà popolare, però, ha origini lontane: lo abbiamo visto con il tradimento dell'esito del referendum sull'acqua pubblica del 2011, prima trattato con sufficienza, poi, all'ultimo momento, condiviso, sull'onda di milioni di firme, e poi definitivamente tradito in questa legislatura con la legge Madia.

Abbiamo visto com'è stato vilipeso il referendum contro le trivellazioni nel 2016: i cittadini hanno raccolto milioni di firme per sei referendum, il Governo si è spaventato e che ha fatto? In extremis, ha cambiato la legge, falciandone cinque; sul superstite è calato poi il silenzio di Stato della nuova RAI voluta dal PD, durante la campagna referendaria. Stesso giochino con il referendum sul lavoro, con l'aggiunta di una beffa atroce sui voucher: ancora una volta, i cittadini hanno raccolto milioni di firme, ma il Governo ha cambiato la legge, per evitare un referendum che sarebbe stato una valanga per il Partito Democratico e poi, scampato il pericolo e vilipesi i cittadini, sostanzialmente ha reintrodotto i voucher, con caratteristiche, per alcuni versi, assolutamente identiche.

Ci rendiamo conto dell'affronto alla democrazia? Che importanza può avere dunque, signor Presidente, per questa maggioranza, che tradisce un'intera Nazione, la richiesta di una comunità locale? In questi mesi, sia in Conferenza dei Capigruppo, sia in Assemblea, il Movimento 5 Stelle ha più volte chiesto la calendarizzazione del provvedimento in esame, trovando un muro di gomma di voti contrari e di rinvii ad opera della maggioranza. Oggi, che magari paga, più a ridosso delle elezioni politiche, si intravede una lucina in fondo al tunnel in cui era piombato questo provvedimento. Ancora, però, lo ripeto, manca il passaggio alla Camera e qui voglio ribadire qualche concetto d'assoluta importanza.

Il primo è che il Movimento cinque Stelle è, per i suoi principi, favorevole a tutti gli strumenti di democrazia diretta, in primis il referendum, che ne è la massima espressione. Il secondo è che il Movimento Cinque Stelle si oppone e si opporrà strenuamente al soffocamento dei territori che si ribellano. Mi dispiace quel che ho sentito dire poco fa dal collega Dalla Tor, perché va difesa la volontà popolare dei Comuni Veneti, quando è legittima e basata su un diritto. Non possiamo addurre motivazioni oblique che esulano dal merito specifico e dalla valutazione attenta della legittimità della richiesta.

Ogni altra comunità che affermi i principi di autodeterminazione nel rispetto della Costituzione della Repubblica va rispettata. Noi abbiamo dimostrato questo rispetto con la battaglia in difesa della Costituzione e delle autonomie locali, vinta il 4 dicembre 2016. Lo dimostriamo oggi, nel rispetto di quanto enunciato dall'articolo 132 della Costituzione, esprimendo, ovviamente, voto favorevole al disegno di legge al nostro esame. (Applausi dal Gruppo M5S).

PICCOLI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PICCOLI (FI-PdL XVII). Il disegno di legge ordinaria alla nostra attenzione è costituito da un unico articolo che disciplina la procedura per il distacco del Comune di Sappada dal Veneto e la sua aggregazione alla Regione Friuli-Venezia Giulia conformemente al procedimento di cui all'articolo 132, comma 2, della Costituzione.

Ovviamente la previsione contenuta nel testo in esame tiene conto della decisione espressa con il referendum consultivo del 9 e 10 marzo del 2008 della comunità di Sappada. Essa, superato il quorum previsto dalla legge n. 352 del 1970, con il 95 per cento dei voti a favore, ha scelto di aderire alla Regione con cui confina, lasciando la Regione Veneto cui attualmente appartiene. Del resto, le due Regioni coinvolte dalla variazione territoriale hanno manifestato il proprio parere favorevole, come richiesto dalla norma costituzionale, offrendo in questo modo al Parlamento un ulteriore elemento, sia pure non vincolante, così come in senso favorevole si sono pronunciate la Provincia di Belluno e quella di Udine.

Sappada, com'è stato detto, è un piccolo Comune (1.300 abitanti) a ridosso dell'omonima cima dolomitica, sulle Alpi Carniche, attraversato dal fiume Piave. La storia di Sappada parte dal X secolo ed è prevalentemente legata alla Provincia di Udine, che lascia nel 1852, per passare a quella di Belluno. Nel paese, che è una località a forte vocazione turistica invernale ed estiva, dotata di un patrimonio ambientale straordinario, sono presenti tre differenti musei (etnografico, della civiltà contadina e della Grande Guerra) sinonimo di una vivace varietà di iniziative culturali ed artistiche fortemente radicate nella tradizione locale.

Nella valorizzazione della propria tradizione e della propria cultura e nel riconoscimento di Sappada come isola linguistica germanofona è stato elaborato anche un vocabolario del dialetto sappadino, nato dall'esigenza di creare uno strumento alla portata di chiunque voglia consultarlo.

Insomma, ci troviamo di fronte a una realtà attiva che, considerata la propria origine e la propria stona civile e religiosa, si riconosce certamente di più nella realtà friulana che in quella veneta. Dunque, un insieme di singolari caratteristiche, le quali, a un primo e superficiale approccio, potrebbero essere sufficienti a motivare il distacco.

Signor Presidente, è necessario però approfondire ulteriormente la questione: la richiesta degli abitanti di Sappada riporta al disagio economico e sociale vissuto quotidianamente dai territori ordinari adiacenti ad aree di Regioni a ordinamento differenziato. La richiesta di Sappada riporta all'esigenza concreta di un territorio montano di ammodernare l'offerta turistica nella parte impiantistica e nella parte ricettiva, e risponde alle necessità di chi opera, di chi intraprende, di chi fornisce servizi e di chi ne fruisce. Riguarda cioè la vita quotidiana di cittadini, imprese ed enti. Risponde inoltre all'esigenza di disporre di adeguati strumenti amministrativi e finanziari a supporto dello sviluppo del territorio.

Non c'è dubbio che una delle motivazioni che hanno sostenuto il largo successo del referendum tra la popolazione sta nell'esigenza di poter guardare verso un futuro caratterizzato da condizioni economiche, amministrative e legislative più favorevoli allo sviluppo. In altre parole, i tentativi di migrazione verso le Regioni a Statuto speciale da parte dei territori ordinari sono determinati da forti squilibri esistenti che si ripercuotono, particolarmente in questo periodo di congiuntura economica sfavorevole, sulle piccole realtà locali, in particolare su famiglie ed imprese, determinando spopolamento ed impoverimento economico-sociale. Non solo i Comuni confinanti con il Friuli come Sappada, ma numerosi altri della Provincia di Belluno si sono pronunciati a favore del passaggio ad altra Regione (Lamon, Voltago Agordino, Sovramonte, Taibon Agordino, verso il Trentino-Alto Adige). Allo stesso tempo, il caso di Sappada è l'emblema di criticità che riguardano a Est, ben 28 Comuni del Veneto, confinanti con il Friuli-Venezia Giulia e ben 35 Comuni che confinano, ad Ovest, con il Trentino-Alto Adige.

In assenza di azioni incisive che affrontino la condizione cui ho fatto cenno, ci si troverà di fronte ad un vero e proprio effetto domino devastante per la Provincia di Belluno e ingovernabile, nel caso dell'altra parte del territorio veneto, motivato da anacronistici privilegi e garanzie che peraltro la riforma costituzionale bocciata il 4 dicembre non aveva neppure - colpevolmente - lontanamente affrontato, svelando un'azione politica del Partito Democratico incapace di dare le dovute risposte di equità e di parità di possibilità competitive alle popolazioni interessate, insieme all'incapacità di affrontare il disegno di un nuovo ed efficiente governo del territorio, con ciò esprimendo, a mio avviso, l'arroganza politica di questa posizione e la mancanza di volontà di ascoltare ed accompagnare i territori.

D'altronde, proprio le resistenze manifestate in più occasioni verso la calendarizzazione di questo provvedimento sono l'ulteriore prova della insensibilità verso il problema. Le risposte attese dalle popolazioni interessate riguardano dunque la relazione esistente tra territori cosiddetti ordinari e territori a Statuto speciale, con tutto il carico di disparità di trattamento che questo porta con sé.

Proprio per questo, ed al fine di contribuire alla ricerca di soluzioni praticabili, avevo presentato ed avevo richiesto più volte la calendarizzazione del disegno di legge n. 2279 condiviso dall'Associazione dei Comuni di confine, concernente azioni e progetti a favore dei territori dei Comuni della Regione Veneto confinanti con la Regione Friuli-Venezia Giulia, riprendendo il modello dei Fondi di confine riconosciuti ai territori veneti e lombardi confinanti con la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol e noti come fondi Calderoli-Brancher, migliorando, se possibile, le modalità di erogazione soprattutto in merito al profilo strategico attribuito a tali fondi. Fosse stato avviato un serio esame, presupposto di provvedimenti adeguati, ora, con elevata probabilità, non ci troveremmo qui a trattare l'argomento all'ordine del giorno.

Neppure le ordinarie azioni consentite agli enti locali e territoriali possono venire in aiuto, atteso che gli ultimi Governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni hanno ridotto all'impotenza i Comuni, hanno eliminato la concreta possibilità di programmi territoriali adeguati da parte delle Regioni a statuto ordinario, hanno eliminato l'operatività delle Province quale effettivo strumento di coordinamento e programmazione attraverso l'attuazione della legge Delrio, portandole letteralmente al disastro operativo e finanziario. Sono certo che il referendum consultivo che si celebrerà in Veneto e Lombardia il prossimo 22 ottobre contribuirà a chiarire a tutti che è necessario attribuire ulteriori forme di autonomia alle Regioni a statuto ordinario, procedendo ad un indispensabile riequilibrio del sistema amministrativo del nostro Paese quale presupposto stesso della coesione sociale dei territori.

In conclusione, Presidente, considero personalmente doveroso, anche se doloroso per me bellunese, permettere ai sappadini di intraprendere questa nuova strada, auspicando allo stesso tempo che Parlamento e Governo rispondano con urgenza ed in modo organico alle pesanti questioni che la decisione di oggi lascia irrisolte dietro di sé.

Con ciò, dichiaro il voto favorevole del nostro Gruppo. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

RUSSO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUSSO (PD). Signor Presidente, come ripetutamente richiamato anche da molti colleghi che mi hanno preceduto, quest'oggi finalmente il Senato è chiamato ad approvare un disegno di legge che - dobbiamo ammetterlo - arriva all'esame di questa Assemblea con qualche colpevole ritardo. Infatti, la norma che, ai sensi dell'articolo 132 della Costituzione, dispone il distacco del Comune di Sappada dalla Regione Veneto e l'aggregazione alla Regione Friuli-Venezia Giulia nasce come risposta, eufemisticamente poco tempestiva, all'iniziativa assunta da quel territorio addirittura dieci anni fa, quando il Consiglio comunale formulava la richiesta di referendum popolare consultivo per permettere ai cittadini di esprimere la loro opinione in merito. Ebbene, come sappiamo, la volontà dei sappadini è stata chiara: la votazione si è tenuta il 9 e 10 marzo 2008 e, su un totale di 1.199 aventi diritto, come è stato ricordato, si sono recati alle urne 903 elettori, il 75 per cento, e di questi ben 860 si sono pronunciati per il sì: il 95 per cento.

Aggiungo, allora, a quanto emerso in questo dibattito due brevissime considerazioni e una riflessione legata all'attualità di quanto succede in queste ore in Europa.

Chiunque conosca la realtà di quel territorio, sa che le ragioni dei sappadini sono, dal punto di vista storico, assolutamente fondate. Pur facendo parte da più di centocinquant'anni della Provincia di Belluno, Sappada mantiene un'originaria identità culturale e linguistica germanofona, che affonda le sue radici probabilmente nell'insediamento di un nucleo di famiglie austriache nell'XI secolo. Da quel momento Sappada appartenne alla gastaldia della Carnia (incorporata nel 1420, insieme a tutti i territori del patriarcato, nel dominio della Repubblica di Venezia), e, appena dopo l'alternarsi delle dominazioni francese e austriaca, venne staccata dalla Carnia, quindi dal Friuli, nel marzo del 1852, quando dalla Provincia di Udine passa a quella di Belluno (già allora tra le proteste dei suoi abitanti). Va ricordato inoltre che, durante la Seconda guerra mondiale, il paese fece parte della Repubblica libera della Carnia e che per la giurisdizione ecclesiastica è rimasta, senza soluzione di continuità, legata alla diocesi di Udine, erede del soppresso patriarcato di Aquileia.

Dal punto di vista culturale, quindi, non vi è dubbio che Sappada presenti fortissime affinità con le vicine comunità carniche, con cui condivide da sempre, oltre che il profilo delle comuni montagne, cultura, valori, territorio, destino e disagi, e che il referendum di dieci anni fa rappresenti una forte e legittima richiesta di autogoverno e di amministrazione alpina capaci di coinvolgere e rilanciare l'intera area-sistema della Carnia e della Val Degano. A questo proposito voglio qui richiamare una seconda considerazione. Oltre ai motivi storici già ricordati, va ribadito che le aspettative dei cittadini di Sappada sono assolutamente legittimate dal percorso che è stato seguito ai sensi del dettato costituzionale. Per questo territorio, infatti, valgono appieno i requisiti previsti dalla legge: la contiguità geografica, la stessa struttura economica e sociale, la vicinanza storico-culturale, così come è stato ricordato proprio dalla meritoria iniziativa della collega Isabella De Monte. E, cosa ancora più decisiva, vi è stata un'affermazione della volontà popolare univoca e chiara, al di là di ogni ragionevole dubbio.

Tornerò tra poco su alcune criticità che legittimamente anche alcuni colleghi hanno espresso nel dibattito, ma credo sia assolutamente necessario riconoscere che quando i cittadini si esprimono con tanta forza, unità e determinazione, attraverso uno strumento riconosciuto dalla nostra Costituzione, sia obbligo del legislatore offrire una risposta adeguata e corrispondente alle aspirazioni democraticamente espresse.

Potremmo - lo abbiamo fatto anche in occasione della riforma costituzionale - disquisire a lungo se un referendum sia sempre e comunque la migliore e più fedele modalità di rilevazione della volontà popolare, ma è certo che quando i cittadini si sono espressi è impossibile non tenerne conto.

A questo proposito voglio agganciarmi, in conclusione, alla riflessione del collega Sonego che sottolineava ieri il rischio, oggi drammaticamente attuale alla luce della vicenda catalana, di affermare un principio unicamente nazionale e identitario nella definizione dei confini (in questo caso, confini regionali ma anche statuali). Dico al collega che la sua preoccupazione in termini generali è certamente anche la nostra, ma questo è un caso diverso, come ha ben richiamato il sottosegretario Pizzetti e che l'assoluta e trasversale unità di intenti dei cittadini di Sappada, la fondatezza della loro aspirazione, il pronunciamento favorevole, poi solo in parte ritrattato per strumentali contingenze elettoralistiche, dei Consigli regionali del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, rendono assolutamente chiaro che non vi sono gli elementi di un uso distorto e potenzialmente conflittuale di questa vicenda.

Una cosa va detta a questo proposito, anche a futura memoria. Credo che una diversa riflessione avrebbe con ogni probabilità fatto l'Assemblea del Senato se questa scelta avesse creato o fosse nata da strappi istituzionali, conflitti territoriali e rivendicazioni unilaterali non condivisi da maggioranze che, invece, potremmo definire quasi plebiscitarie, e se il riconoscimento della volontà dei sappadini non fosse stato così generale e trasversale. Poi, per fortuna, c'è l'Europa: le vicende di queste ore ci ricordano una cosa che dovremmo sempre tenere a mente e che vorremmo fosse di buon auspicio (è un augurio che esprimiamo per la soluzione positiva della crisi istituzionale che sta investendo la Spagna). Se è vero, infatti, che la condizione delle minoranze e delle specificità territoriali, la loro autonomia, il riconoscimento delle loro specificità e dei loro diritti, la loro tutela sono, come talvolta saggiamente diciamo, il miglior termometro del buon funzionamento di un sistema democratico, è altrettanto vero che la storia insegna che spesso, proprio in nome di malintese aspirazioni separatiste, strumentalizzando vicende tragiche di minoranze linguistiche e culturali, aizzando l'uno contro l'altro gruppi nazionali, obbligati in confini innaturali, il Novecento ha visto compiersi le peggiori nefandezze e i peggiori errori. Per questo crediamo che l'Europa, che altro non è - e dovremmo sempre ricordarlo - se non un insieme di minoranze, sia la cornice migliore entro la quale le giuste rivendicazioni a tutela dei gruppi minoritari e le diverse aspirazioni dei territori dovranno trovare sempre maggiore ascolto e anche, se possibile, una normazione generale, oggi affidata agli Stati nazionali. Proprio il comune contesto europeo è la migliore garanzia che tutto ciò diventi occasione di maggiore coesione e non motivo di divisioni e conflitti, che vogliamo lasciare definitivamente alla storia del secolo scorso. Per questo il Partito Democratico voterà a favore della proposta al nostro esame. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Bisinella).

PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione finale.

SCILIPOTI ISGRO' (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCILIPOTI ISGRO' (FI-PdL XVII). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del testo unificato dei disegni di legge nn. 951 e 1082, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Distacco del comune di Sappada dalla regione Veneto e aggregazione alla regione Friuli-Venezia Giulia».

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi PD e Misto).

Discussione dei disegni di legge:

(2304) PELINO ed altri. - Disposizioni per la celebrazione dei duemila anni dalla morte di Publio Ovidio Nasone

(2355) PEZZOPANE ed altri. - Istituzione dell'anno ovidiano e celebrazione della ricorrenza dei duemila anni dalla morte di Ovidio (ore 10,58)

Approvazione, con modificazioni, in un testo unificato con il seguente titolo: Istituzione dell'anno ovidiano e celebrazione della ricorrenza dei duemila anni dalla morte di Ovidio

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 2304 e 2355.

La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo ai relatori se intendono integrarla.

FASIOLO, relatrice. Signor Presidente, il disegno di legge, recante disposizioni per la celebrazione dei duemila anni dalla morte di Publio Ovidio Nasone, che oggi voteremo, è un tassello ulteriore, dopo altri provvedimenti come quelli in materia di cinema e di spettacolo dal vivo, che segnano la valorizzazione del nostro immenso patrimonio culturale e una speciale attenzione alla formazione dei giovani. La grandiosità dell'opera letteraria di Publio Ovidio Nasone è riconosciuta in tutto il mondo, a distanza di duemila anni dalla sua morte, come patrimonio comune. Il presente disegno di legge sottoposto all'esame della Assemblea è il frutto della sintesi di due disegni di legge e più precisamente dell'Atto Senato 2304, a prima firma della senatrice Pelino, e dell'Atto Senato 2355, a prima firma della senatrice Pezzopane.

La 7a Commissione, addivenendo a un testo unificato, proposto dai relatori attraverso varie fasi in cui sono stati accolti sia emendamenti dei relatori sia emendamenti di varie componenti della Commissione, ha prodotto infine un testo finale largamente condiviso, che ha visto l'adesione ampia e trasversale delle forze politiche, con l'astensione del Movimento 5 Stelle e della componente Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà del Gruppo Misto.

Grazie a questo disegno di legge unificato l'opera di Ovidio, per troppi anni emarginata dai banchi dei licei perché estranea alla classica compostezza oraziana e virgiliana, caratterizzata da una vena passionale e anticonformista in contrasto con i valori tradizionali della Roma augustea, vena che fluisce libera e determina la modernità del poeta e dell'opera, si apre a una maggiore e più capillare conoscenza degli studenti, attraverso progetti e iniziative di enti pubblici e privati, in un programma di manifestazioni culturali nazionali e internazionali che promuovono anche la valorizzazione dei luoghi ovidiani.

Sulmona, l'antica Sulmo, è la terra che duemila anni fa diede i natali al poeta elegiaco, il 20 marzo del 43 a.C.. Figlio di una famiglia facoltosa della classe equestre, a dodici anni si trasferì a Roma, insieme al fratello, per completare gli studi di grammatica e retorica. Ma non divenne retore: si sentì da subito incline alla poesia. Dopo una visita ad Atene, nelle città dell'Asia minore e in Egitto e il soggiorno di un anno in Sicilia, contrariamente alla volontà di suo padre si dedicò agli studi letterari, entrò nel circolo di Mecenate ed ebbe contatti stimolanti con i più importanti poeti del tempo: Orazio, Properzio, Virgilio. Produsse allora opere come gli Amores, le Heroides, i Remedia amoris, le Metamorfosi, i Fasti, ma soprattutto quello che fu il poemetto in distici elegiaci, opera della maturità che gli costò forse l'esilio: l'Ars amatoria. Siamo nel periodo storico della pax augustea, in cui i costumi e la morale, con l'influenza ellenistica, tendono a rilassarsi. Ovidio, il più giovane dei poeti elegiaci, rifiuta le contraddizioni del tempo, rifiuta i valori fissi e rigidi della vecchia società romana, per aprirsi alle mode del tempo, assecondando il gusto del pubblico.

Nell'8 d.C. cade in disgrazia di Augusto ed è relegato nella lontana Tomi, oggi Costanza, nella Scizia, centro sul Mar Nero nell'attuale Romania. Nell'opera Tristia, che scrive appunto in esilio, egli scrive: «Perdiderint cum me duo crimina, carmen et error, alterius facti culpa silenda mihi». Cioè: «Due crimini mi hanno perduto, un carme e un errore: e la colpa del secondo debbo tacere». Da qui continua a scrivere altre opere memorabili, come le Epistulae ex Ponto e, appunto, i Tristia.

Nonostante il grande fervore letterario, l'autore non riuscirà mai ad ottenere, sino alla fine della sua vita, l'agognato ritorno in patria. Si rivelarono del tutto inutili i suoi tentativi di convincere l'imperatore, prima Augusto, poi Tiberio. Morirà a Tomi il 17 d.C., senza avere mai più avuto la possibilità di rientrare nella terra natia. È quindi importante oggi, dopo ben duemila anni, che il nostro Paese ricordi orgogliosamente il grande scrittore elegiaco che ha dato lustro al mondo.

Con questo atto s'intende rendere giustizia a Ovidio, onorarne la memoria, ma soprattutto valorizzare, tutelare e rimettere al centro dell'attenzione del mondo culturale e in particolare dei giovani la sua prestigiosa figura, attraverso iniziative di ricerca e di promozione dei suoi luoghi e della sua opera letteraria.

Nel merito dell'articolato, chiedendo aiuto anche al senatore Marin che ha elaborato la relazione insieme a me, devo dire che l'articolo 1 definisce le finalità del disegno di legge teso a salvaguardare ed a promuovere il patrimonio culturale, storico, artistico e letterario di Publio Ovidio Nasone in ambito nazionale ed internazionale.

L'articolo 2 elenca in modo dettagliato i diversi interventi da intraprendere per promuoverne la figura e l'opera, finanziando negli anni 2017 e 2018 progetti di promozione, ricerca, salvaguardia e conoscenza della vita, dell'opera e dei luoghi legati alla figura di Ovidio. In particolare, si prevede: il sostegno ad attività didattico-formative e culturali finalizzate a promuovere, in Italia e all'estero, la conoscenza della sua vita e della sua opera; il recupero, restauro e riordino del materiale storico e artistico ovidiano; l'individuazione nella città di Sulmona di una sede idonea a ospitare il museo ovidiano; il recupero edilizio e la riorganizzazione dei luoghi legati alla sua vita e alla sua opera, a Sulmona e nella Valle Peligna; la costituzione di un parco letterario ovidiano, quale itinerario turistico-culturale; la realizzazione di un gemellaggio istituzionale tra la città di Sulmona e la città di - Roma, luogo in cui soggiornò a lungo - e la prosecuzione del gemellaggio esistente tra la città di Sulmona e la città di Costanza, in Romania, luogo dell'esilio. Si prevede altresì la promozione di attività di ricerca e di studio in materia ovidiana, anche attraverso la pubblicazione di materiali inediti e la previsione di borse di studio rivolte a studenti universitari e delle scuole secondarie di secondo grado. Si configura quindi una perfetta sintesi tra il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

L'articolo 3 istituisce il Comitato promotore della conoscenza della vita e dell'opera di Ovidio, presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri, composto dai Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo e dell'istruzione, dell'università e della ricerca, o da loro delegati, dal presidente della Regione Abruzzo, dal sindaco del Comune di Sulmona, dal presidente della Destinazione turistica di Sulmona-DMC Cuore dell'Appennino, da tre personalità di chiara fama della cultura e letteratura latina, esperti della vita e delle opere di Ovidio, nominati con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Il Comitato promotore rimane in carica fino al 31 dicembre 2018, data entro la quale trasmette al Presidente del Consiglio dei ministri una relazione conclusiva nonché il rendiconto, quindi tutto all'insegna della massima trasparenza. È prevista l'istituzione di un comitato scientifico, composto da non più di dieci personalità, che formulerà gli indirizzi generali per le iniziative di cui ai precedenti articoli. Sono componenti di diritto del comitato scientifico i tre esperti nominati, tra i quali il comitato elegge il proprio coordinatore. Si tratta quindi di una struttura complessa, ma snella al tempo stesso. Il comitato promotore, sulla base degli indirizzi del comitato scientifico, redige un programma delle attività, ne monitora l'attuazione e individua i soggetti attuatori di ogni specifica attività. È inoltre prevista la pubblicazione nel proprio sito web di tutte le spese, dell'attività conclusiva e della rendicontazione. In conclusione, ai componenti dei comitati non sono riconosciuti compensi (questo mi sembra importante), mentre i costi di funzionamento sono posti a carico del contributo straordinario di cui all'articolo 4.

Un elemento di novità nel testo riguarda l'istituzione di un comitato di giovani studiosi dell'opera ovidiana, di età inferiore a venticinque anni, denominato «Comitato dei cinquanta ovidiani», selezionati con un apposito bando, che formula proposte al comitato promotore ed elegge al proprio interno tre rappresentanti che partecipano ai suoi lavori. Si potrà inoltre autorizzare la concessione di buoni studio ai componenti del comitato per particolari iniziative di promozione e di approfondimento dell'opera di Ovidio.

L'articolo 4 prevede infine un contributo straordinario di 350.000 euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018, in favore del Comitato promotore, per la predisposizione e per l'attuazione di un programma di interventi finanziari.

Devo dire grazie a tutta la Commissione perché veramente c'è stata grande armonia nell'iter di questo disegno di legge nel quale abbiamo recepito varie proposte che abbiamo cercato di accogliere e armonizzare il più possibile e che hanno portato ad un disegno unico. Si tratta di un altro tassello importante per la formazione dei giovani e per il recupero delle nostre forti radici culturali, da non dimenticare, anche dopo duemila anni. Non vanno mai dimenticate, anche in queste sedi. (Applausi dal Gruppo PD).

MARIN, relatore. Signor Presidente, mi associo alle considerazioni svolte dalla senatrice Fasiolo.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice Pelino. Ne ha facoltà.

PELINO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, Publio Ovidio Nasone è il più moderno tra gli antichi, così potremmo definirlo. A lui si deve un'opera che, nonostante siano passati più di duemila anni, mostra ancora tutta la propria straordinaria attualità.

Il provvedimento proposto all'Assemblea dalla Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato, che risulta dall'unificazione di due disegni di legge presentati, il primo all'inizio del 2016 dalla sottoscritta, si propone, appunto, di celebrare i duemila anni dalla morte del poeta latino, nel 17 d.C., a Tomi, sul Mar Nero. Ovidio era nato sessant'anni prima a Sulmona, in Abruzzo.

Il disegno di legge intende assicurare alla città di Sulmona, alla Provincia dell'Aquila e al territorio dell'intera Regione Abruzzo la possibilità di ricordare adeguatamente la figura e l'opera del sommo poeta. Si tratta di una ricorrenza di notevole rilevanza e di ampio respiro culturale, che certamente richiedeva un apposito intervento legislativo in grado di delineare la cornice delle manifestazioni, gli organi dedicati alla promozione e alla formulazione degli indirizzi, nonché le risorse necessarie a realizzare una serie di importanti progetti.

Sulmona, la provincia aquilana e l'Abruzzo saranno perciò al centro di una serie di iniziative culturali per la promozione dell'opera ovidiana e per il suo sviluppo. Sono varie e diverse le celebrazioni, soprattutto nella sua città, già iniziate e che stanno proseguendo durante questo 2017. Ci troviamo, infatti, in un centro dove si respira quotidianamente la presenza di Ovidio, una città che porta nel suo simbolo cittadino l'acronimo SMPE: «Sulmo mihi patria est», un verso tratto dai Tristia, una delle opere più decantate del poeta. A Sulmona, città che gli ha dato i natali, anche la biblioteca comunale e il liceo classico portano il nome del grande poeta.

Ovidio è autore, tra l'altro, anche delle Metamorfosi e dei Fasti, opere più mature, cui si aggiunsero altre poesie elegiache del periodo dell'esilio, tra cui le Epistulae ex Ponto, attraverso le quali indirizzava elegie a personaggi della Roma del suo tempo, affinché perorassero la causa della fine del suo esilio e il rientro in Italia. Ma la sua fine, come detto, ebbe luogo in una terra lontana, sia dalla sua città natale, che dalla capitale dell'impero, che lo aveva adottato e lo aveva reso famoso. Un poeta romano, ma appunto di origine abruzzese, trasferitosi giovanissimo a Roma, dove studiò la grammatica e la retorica, ancor prima di dedicarsi alla poesia. Era stato esiliato nella odierna Costanza, in Romania, dopo essere caduto in disgrazia, sotto Augusto, a causa sembra di un carmen, che aveva colpito la sensibilità del primo imperatore romano

Ars amatoria è il capolavoro della poesia erotica latina, dove il poeta elegiaco tratta dell'arte di amare, intrigando le donne romane dell'epoca, facendo innamorare molte matrone, tra cui, forse, anche Livia. E quell'interesse per lui da parte della terza consorte di Ottaviano Augusto fu forse la causa del suo esilio.

Il disegno di legge prevede una serie di interventi da portare avanti durante quest'anno e durante il prossimo, 2018, al fine di promuovere la ricerca e la conoscenza della vita e dell'opera, ma anche dei luoghi in cui è vissuto Ovidio.

Nei primi due articoli vengono delineate le finalità di sviluppo e promozione del patrimonio culturale Ovidiano e il ventaglio di iniziative orientate al raggiungimento di questo ambizioso obiettivo, dando rilevanza all'opera e ai luoghi della figura ovidiana. Queste iniziative riguarderanno l'anno in corso e proseguiranno, appunto, nel 2018. Convegni, rievocazioni storiche, valorizzazione dei luoghi, manifestazioni di respiro culturale per diffondere ad ampio raggio l'opera del sommo poeta caratterizzano una stagione che porterà la città di Sulmona al centro dell'attenzione, nazionale e internazionale. E la promozione dovrà partire dai tanti progetti che sono già in corso e che si stanno sviluppando durante quest'anno.

In tal senso dovranno essere promossi il recupero, il riordino e il restauro dell'opera artistica e del materiale storico, proprio allo scopo di ospitarlo in un museo di Ovidio, a tal fine individuato nella città di Sulmona. Anche la riorganizzazione e, ove necessario, il recupero edilizio, dei luoghi in cui Ovidio ha vissuto e ha scritto, sia a Sulmona che nella Valle Peligna, rientrano nelle finalità di questo disegno di legge, che si propone inoltre di istituire un parco letterario ovidiano, costituendo un nuovo itinerario turistico e culturale. Viene altresì prospettata una serie di gemellaggi tra le città che ospitarono Ovidio: Sulmona, Roma e Costanza.

Presidenza della vice presidente DI GIORGI (ore 11,15)

(Segue PELINO). Ma riteniamo molto importante prevedere anche borse di studio per gli studenti delle scuole superiori e universitari che si impegnino in ricerche in materia di studi ovidiani. Le ricerche vengono inoltre promosse per favorire l'eventuale individuazione e pubblicazione di materiali inediti del grande poeta.

Per coordinare quello che si auspica un vasto lavoro di celebrazioni ovidiane, viene istituito, dalla presente legge, un comitato promotore, composto dal presidente del Consiglio dei ministri e dai Ministri dei beni e delle attività culturali e dell'istruzione, oltreché dal Presidente della Regione Abruzzo e dal sindaco di Sulmona al fine di valorizzare la figura di Ovidio.

Un comitato scientifico, istituito dal comitato promotore e composto da massimo dieci personalità della cultura e dell'arte letteraria latina, avrà il compito di formulare gli indirizzi generali delle iniziative indicate. Vi sarà anche un comitato di giovani studiosi (con età massima di venticinque anni) che avrà il compito di formulare proposte al comitato promotore. Questi giovani studiosi saranno selezionati con apposito bando del Ministero dell'istruzione.

Ovviamente, lo scopo di questo provvedimento è anche quello di favorire una maggiore diffusione internazionale dell'opera e del pensiero del poeta latino.

Al disegno di legge è affidata una dotazione non eccessiva, ma simbolicamente adeguata, di 350.000 euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018, a valere sulla dotazione riservata degli istituti afferenti al settore degli archivi e delle biblioteche, nello stato di previsione della spesa del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Noi ci impegniamo ad essere di sprone e di controllo, affinché quella dote finanziaria venga utilizzata al meglio e ponga le basi per proseguire questo anno ovidiano anche nei prossimi anni, come invito a progredire nello studio e nella celebrazione della modernità di un grande poeta antico, indissolubilmente legato alla sua città natale, Sulmona. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XII e PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ferrara Elena. Ne ha facoltà.

FERRARA Elena (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signor Sottosegretario, in riferimento al testo in esame sulle celebrazioni della figura di Ovidio nella ricorrenza dei duemila anni dalla sua morte, vorrei porre l'attenzione sui tre aspetti che mi paiono i più rappresentativi del grande poeta latino.

Il primo aspetto è l'importanza in termini culturali dell'opera di Ovidio. Egli è profondo conoscitore della lingua latina e della lingua greca e per questo leggere Ovidio oggi significa attingere direttamente da una delle fonti più ricche della cultura antica e, quindi, della cultura occidentale.

Scrittore fondamentale dell'epoca augustea insieme a Virgilio e Orazio, Ovidio è poeta a tutto tondo sia perché fin dalla sua formazione decide di abbandonare il cursus honorum politico per dedicarsi a tempo pieno all'attività di scrittore sia perché, nel corso della sua prolifica attività letteraria, sperimenta quasi tutti i generi poetici, raggiungendo sempre vette ineguagliabili. Esordisce nella poesia elegiaca con gli Amores, per poi passare al teatro tragico con la Medea e in seguito al genere epistolare con gli Heroides; sorvola la precettistica morale con la Ars Amatoria e infine raggiunge la maturità artistica con il suo capolavoro, il poema Le metamorfosi. Ed è proprio sulle Metamorfosi che vorrei porre l'attenzione nella analisi del secondo aspetto legato all'importanza di Ovidio, come poeta della memoria culturale.

Le Metaforfosi, infatti, non sono semplicemente un'opera antologica in senso stretto, ma prima di tutto una rielaborazione del sapere greco in chiave latina. Ovidio è un consapevole rielaboratore del passato: fa tesoro della cultura greca ellenistica, che a sua volta si era fermata a ragionare sulla cultura greca classica, e tesse le lodi del passato usando come chiave di racconto la mitologia. La consapevolezza è tanto più chiara se si pensa all'opera come ad un erudito e programmatico dialogo con il passato da parte di un presente che stava vivendo in quel momento un mito moderno. Ottaviano Augusto, primo imperatore di Roma, dopo tanti anni di lotte fratricide che avevano ridisegnato le egemonie nel Mediterraneo, proprio negli anni di massima attività del poeta, realizza il sogno di una pace universale che unisce tutta la cultura allora conosciuta sotto l'egida romana. Troviamo dunque nelle Metamorfosi la summa enciclopedica della cultura greco-latina e la testimonianza storica di un'epoca d'oro.

Ma non è tutto. Il terzo aspetto per il quale Ovidio è una figura di riferimento necessaria per la nostra cultura è che egli è poeta del futuro e con Le metamorfosi disegna un progetto culturale che è destinato ad attraversare i secoli. Egli, infatti, prima di tutto individua un tema che è alla base di ogni suo racconto: il cambiamento. Il cambiamento è per Ovidio, e grazie a lui anche per noi, una nuova filosofia del sapere. La metamorfosi è intesa come approccio metodologico alla ricerca: la consapevolezza che tutto è destinato a cambiare, nella sua forma, ma non nella sua sostanza. Questo è il cuore pulsante dell'opera ovidiana, ed è questo che oggi lo rende uno degli scrittori antichi più attuali.

Il suo insegnamento è tanto più forte quanto più si allontana dalle contingenze storiche per raggiungere la ricerca della natura umana. I personaggi ovidiani infatti, anche se spesso sono semidei, fauni e ninfe, sono in definitiva forgiati con una profondissima umanità. I loro cambiamenti sono spesso dolorosi e irreversibili, ma mai inconsapevoli: questo è il concetto che voglio approfondire. Sono sempre il frutto di una scelta che Ovidio pone come prerogativa imprescindibile nei suoi racconti: sapere da dove veniamo ci dà la libertà di scegliere dove vogliamo andare, senza per forza scegliere il meglio per noi. Questo è un concetto importantissimo.

Ad Ovidio è sufficiente, infatti, una scelta consapevole ed è la consapevolezza a permetterci la libertà. Questo aspetto rende Le metamorfosi non tanto un'opera attuale, quanto piuttosto un'opera senza tempo. A questo proposito, vanno salutate con piacere ed incentivate di più le iniziative come quella promossa dalla RAI, che ha deciso di trasmettere la lettura integrale delle Metamorfosi, lette e tradotte da Vittorio Sermonti, in onda su Radio 3 tutti i pomeriggi dal 10 luglio al 5 settembre di quest'anno.

Ovidio è esponente di punta di una letteratura che è figlia di una cultura nata e sviluppatasi nel grande bacino del Mediterraneo. La civiltà romana, seppur in un'ottica imperialista, ebbe fin dalle sue prime conquiste territoriali l'intelligenza di rispettare e fare tesoro delle culture dei popoli che conquistava, primo fra tutti il popolo greco. L'unione politica romana è stata resa possibile per oltre mille anni a partire dal rispetto delle culture del Mediterraneo: un dialogo, questo, che ha portato allo sviluppo della moderna cultura occidentale.

Il provvedimento che oggi stiamo discutendo, con le misure rivolte ai giovani studiosi e al settore dell'istruzione (sono già state elencate), si iscrive a pieno titolo nella direzione auspicata da un ordine del giorno che abbiamo approvato in 7a Commissione (approvato anche dal Governo), durante la discussione dell'Atto Senato 2371, di cui sono stata relatrice, concernente il patrimonio culturale immateriale che dal 6 aprile di quest'anno è legge dello Stato: la n. 44 del 2017.

Nel dispositivo leggiamo al primo punto un impegno al Governo «a farsi garante di una continua sensibilizzazione soprattutto nelle politiche scolastiche, per la salvaguardia concreta delle lingue latina e greca, come massima espressione della sostanza culturale d'Europa, portata in diverse parti del mondo». L'Europa tutta, infatti, riconosce nelle civiltà greca e latina le radici storiche del proprio mondo e il tesoro inesauribile della memoria comune del vecchio continente.

Un'importante risposta viene data proprio da questo disegno di legge e il Governo va ringraziato, perché lo sta sostenendo e portando avanti. D'altra parte, questo disegno di legge si inserisce in vari provvedimenti, non solo quelli di carattere celebrativo, ma quelli di produzione e di promozione della cultura umanistica. Pensiamo, per esempio, al decreto legislativo n. 60 del 2017, conseguente alla legge n. 107 del 2015, alla citata legge n. 44 del 2017, ma anche la Convenzione di Farola, la cui ratifica ci aspettiamo sia portata al più presto in questa sede, che porta all'attenzione soprattutto il discorso della memoria e dell'eredità.

Auspichiamo inoltre che il presente disegno di legge sia al più presto approvato in via definitiva per dare ragione dell'operatività progettuale che è già in atto e che è stata ricordata dalle colleghe e consentire un'operazione che abbiamo tutti a cuore.

Ringrazio quindi chi ha promosso il disegno di legge, le senatrici Pezzopane e Pelino, i colleghi relatori, la senatrice Fasiolo e il senatore Marin, consapevole che questa legge si riveste simbolicamente di un ulteriore significato a fronte delle avversità che specificamente il territorio da cui proviene la proposta ha dovuto fronteggiare in questi anni. La valorizzazione di questi luoghi, simbolo della vita di Ovidio, come la città di Sulmona che gli ha dato i natali, sono proprio il rafforzamento dell'identità culturale che da Ovidio, poeta della memoria e filosofo del cambiamento, può attingere. Possiamo attingere davvero grande propulsione e fiducia nel futuro. Le esperienze che vengono promosse nel disegno di legge proprio per i più giovani, penso siano in questo senso fondamentali per ricostruire all'interno di quei territori la spinta e la propulsione a ricercare, dal proprio territorio ad una dimensione di cultura e di civiltà molto più allargata, che va verso l'Europa e a livello internazionale. Ben vengano allora i gemellaggi e questi lavori; ben venga la ricerca. Ricordo infatti che ci sono ancora materiali inediti.

Abbiamo parlato dunque di Ovidio come conoscitore della lingua e della cultura grecoromana, come poeta della memoria culturale e filosofo del cambiamento. Concludo osservando come alla base di questi aspetti si debba considerare Ovidio figlio di una cultura matrice di tutte le culture, che non va annichilita nella considerazione di una cultura passata, ma alimentata con lo stesso nutrimento con cui Ovidio nutriva i suoi personaggi: l'attenzione per l'uomo. (Applausi dei Gruppi PD e FI-PdL XVII).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Ringrazio la senatrice Elena Ferrara. Ho ascoltato anche la senatrice Pelino e devo dire che ho trovato i loro interventi molto interessanti. In realtà, non siamo abituati in questa sede a parlare spesso di cultura, quindi ascoltare questi interventi credo faccia bene a tutti.

Tra l'altro, sono fortunati i giovani che sono oggi nostri ospiti che vengono da Vigasio, in provincia di Verona, gli insegnanti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Italo Montemezzi», cui do il benvenuto.

Oggi siamo in argomento: tramite Ovidio, stiamo parlando di scuola e della vostra formazione. È quindi una bella sollecitazione per gli insegnanti che vi accompagnano.

Ben arrivati e buona permanenza. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2304-2355 (ore 11,27)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bignami. Ne ha facoltà.

BIGNAMI (Misto-MovX). Signora Presidente, è certamente encomiabile che la Repubblica provveda alla celebrazione delle ricorrenze per i duemila anni dalla morte di Ovidio, per i centocinquanta anni dalla morte di Gioachino Rossini e così tutte le altre.

Le risorse stanziate per il funzionamento dei relativi comitati promotori e per il finanziamento dei progetti valutati sono derivati dai capitoli di spesa nell'ambito del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, già alimentati in forma stabile con apposita norma inserita in legge di bilancio.

Certamente, l'impegno non è eccessivamente oneroso per un Paese come l'Italia, che può essere ben annoverato in termini comparativi, almeno rispetto al resto dei Paesi europei, come quello con la maggiore densità territoriale di beni culturali.

Nel caso dei disegni di legge in esame stiamo parlando di un impegno di spesa di 700.000 euro complessivi per le celebrazioni di Ovidio, 700.000 euro complessivi per le celebrazioni di Gioachino Rossini e 3.450.000 euro per le celebrazioni di da Vinci, Raffaello e Dante Alighieri. Si tratta di celebrazioni che certamente, oltre all'intrinseco valore culturale a esse attribuito, genereranno cadute positive per i territori in cui si svolgeranno.

Il mio voto ai provvedimenti in esame sarà dunque certamente favorevole, perché la cultura, soprattutto quando fortemente alimentata da iniziative tese a salvaguardare la memoria e la figura di illustri personaggi, con particolare attenzione ai programmi che saranno svolti, è sempre un fattore positivo di crescita per i nostri ragazzi, uomini e donne di domani.

Non posso però non stigmatizzare il fatto che per circa 240.000 studenti disabili delle scuole italiane tali iniziative non saranno pienamente accessibili per la carenza endemica di docenti di sostegno, problema, questo, che emerge con tutta la sua gravità sin dall'inizio dell'anno scolastico. Rivolgo, quindi, un appello al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e alla Ministra dell'istruzione, dell'università e della ricerca affinché provvedano a che i comitati promotori delle celebrazioni, nel definire i progetti ammessi al finanziamento, tengano nella debita considerazione quelli che si rivolgono, coinvolgono e favoriscono la partecipazione di studenti disabili. La cultura è infatti un diritto di tutti, nessuno escluso, e non può, né deve incontrare impedimenti, neppure la carenza di insegnanti di sostegno.

Da ultimo, ma non per ultimo, vorrei fare un'osservazione. Siamo qui a discutere, per tutta la settimana, del Comune di Sappada e delle celebrazioni di Dante e Raffaello in un'Italia di emergenze. In un'Italia di emergenze pensiamo a questo? Eppure, abbiamo un'emergenza di sicurezza, con l'aumento degli stupri e dei femminicidi, ormai all'ordine del giorno. Ci vorrebbe sì la cultura: introduciamo cultura del rispetto. Abbiamo l'emergenza della povertà, con la necessità, anche qui, di cultura, della cultura della condivisione. Abbiamo emergenza di democrazia e anche qui avremmo bisogno di cultura. Senza dimenticare poi che, a un passo dalla fine della legislatura, non abbiamo ancora un testo comune sulla figura del caregiver.

Concludo allora dicendo che se vogliamo parlare di cultura in quest'Assemblea dobbiamo riferirci non solo a quella del ricordo e della storia delle sue arti, ma anche a quella dell'accoglienza e dell'inclusione. Se vogliamo che i nostri figli accettino i disabili a scuola, dobbiamo educarli a considerare sempre gli ultimi e a pensare sempre, per primi, agli indifesi. Allora sì, avremo la classe dirigente che vogliamo. Allora sì che avremo davvero chi potrà togliere l'Italia dal pantano in cui si trova. (Applausi del senatore Campanella).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Poiché i relatori non intendono intervenire in sede di replica, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

CESARO, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali e per il turismo. Signora Presidente, come è stato detto dai senatori che hanno preso la parola prima di me, questa è una giornata un po' particolare, perché approviamo un provvedimento che sostiene le celebrazioni ovidiane ed è un giovedì mattina in cui qui, nel Senato della Repubblica, parliamo di cultura, ricordando una figura eminente della nostra storia e letteratura.

Siccome c'è anche una scuola superiore, ho inteso prendere la parola perché, tra i vari aspetti importanti che sono stati sottolineati del pensiero di Ovidio (il più moderno degli antichi, come ha detto la senatrice Pelino, e il poeta della memoria, come ci ha ricordato la senatrice Elena Ferrara) ci sono due parole sulle quali vorrei riflettere insieme a voi. Sono parole che sono state graffite su un muro di Ercolano, morieris Tomi, «morirai a Tomi». Recenti studi epigrafici hanno cercato d'interpretare queste due parole: probabilmente era un messaggio trasversale di tipo elettorale, ma anche una velata minaccia, rivolta a un cittadino di Ercolano, che, candidandosi a una carica pubblica, doveva mettere in conto di essere ossequiente al potere, altrimenti rischiava di fare la fine di Ovidio, «morirai a Tomi».

È importante ricordare in quest'Aula, nel Parlamento italiano, che chi ambisce a rappresentare la cosa pubblica deve, da un lato, rifuggire ogni tentativo di pressione indebita sulla sua attività e, dall'altro, avere come esempio figure eccezionali come Ovidio, che fu non solo un grande poeta, ma anche una persona inserita nella vita del suo tempo: apparteneva all'ordine equestre, ma non ambì mai al laticlavio, volendo mantenersi libero e non succube di un potere che, al suo tempo, era particolarmente permeante e invasivo, quello di Augusto. Partecipava piuttosto al circolo di Messalla Corvino e non a quello di Mecenate e forse questa sua indipendenza intellettuale - lo dico ai ragazzi che sono presenti in tribuna - gli costò l'esilio a Tomi, dal quale non ritornò mai e che lo rende, tra i grandi della letteratura latina, uno dei più grandi per la dirittura morale e la capacità d'interloquire con il potere, restando sempre coerente con i suoi principi ideali.

Mi fa piacere che nel provvedimento che ci accingiamo ad approvare, se l'Assemblea lo riterrà, siano incluse anche borse di studio per incoraggiare i nostri giovani ad approfondire il pensiero di Ovidio, grande letterato, ma davvero grande cittadino romano e dunque esempio illustre da ricordare in quest'Aula per celebrare nel miglior modo il bimillenario della sua morte. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE)).

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Passiamo all'esame degli articoli del testo unificato proposto dalla Commissione.

Passiamo alla votazione dell'articolo 1.

BIGNAMI (Misto-MovX). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

FASIOLO, relatrice. Signora Presidente, invito i presentatori a ritirare gli emendamenti 2.1, 2.2, 2.4, 2.5, 2.6, identico al 2.7, 2.8 e 2.9, altrimenti esprimo parere contrario.

CESARO, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali e per il turismo. Signora Presidente, il Governo esprime parere conforme alla relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.1.

BIGNAMI (Misto-MovX). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dai senatori Petraglia e Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.2, presentato dai senatori Petraglia e Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.4, presentato dai senatori Petraglia e Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.5, presentato dai senatori Petraglia e Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.6, presentato dal senatore Gotor, identico all'emendamento 2.7, presentato dai senatori Petraglia e Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.8, presentato dai senatori Petraglia e Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.9, presentato dai senatori Petraglia e Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'articolo 2.

DONNO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONNO (M5S). Signora Presidente, le chiedo di far rimuovere la scheda dal dispositivo del senatore Segretario assente. (Il senatore segretario Sibilia provvede a rimuovere la scheda dal dispositivo del collega assente).

PRESIDENTE. Bene. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati, su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

FASIOLO, relatrice. Signora Presidente, esprimo un invito al ritiro, altrimenti parere contrario, su tutti gli emendamenti, dal 3.1 al 3.18, fatta eccezione per l'emendamento 3.100, su cui il parere - naturalmente - è favorevole.

Sull'emendamento 3.19, formulo un invito al ritiro o a trasformarlo in ordine del giorno.

PRESIDENTE. Senatrice Petraglia, accetta l'invito rivoltole della relatrice?

PETRAGLIA (Misto-SI-SEL). Sì, signora Presidente, accetto di trasformare l'emendamento nell'ordine del giorno G3.19

CESARO, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali e per il turismo. Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello espresso dalla relatrice ed accolgo, a nome del Governo, l'ordine del giorno G3.19.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.1.

BIGNAMI (Misto-MovX). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

DONNO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONNO (M5S). Signora Presidente, evidentemente pochi hanno raccolto l'invito fatto in precedenza. Mi offro volontaria per passare tra i banchi a rimuovere le schede dei senatori assenti, se diventa difficoltoso per chi è seduto al banco della Presidenza.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a procedere alla rimozione delle schede dei senatori assenti. (Il senatore segretario Sibilia procede a rimuovere le schede dei senatori assenti).

Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta precedentemente avanzata dalla senatrice Bignami risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.1, presentato dai senatori Petraglia e Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.4, presentato dai senatori Petraglia e Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.100, presentato dai relatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.5, presentato dai senatori Petraglia e Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.6, presentato dai senatori Petraglia e Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.9, presentato dai senatori Petraglia e Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.11, presentato dai senatori Petraglia e Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.12, presentato dai senatori Petraglia e Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.13, presentato dai senatori Petraglia e Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.16, presentato dai senatori Petraglia e Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.18, presentato dai senatori Petraglia e Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G3.19 non verrà posto ai voti.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 4, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

BOCCHINO (Misto-SI-SEL). Signora Presidente, l'emendamento 4.1 concerne le coperture, che è un po' il tema ricorrente nei provvedimenti di questo genere. Essenzialmente, la copertura di questo testo grava sui fondi destinati agli istituti afferenti al settore degli archivi e delle biblioteche. Si tratta, quindi, di una partita di giro interna al MIBACT.

Capisco, signora Presidente, signora relatrice, che ci possono essere pareri contrari della Commissione bilancio su questo emendamento, però credo sarebbe giusto anche dare un segnale da parte di quest'Assemblea e di tutti i colleghi affinché la copertura si sposti su fondi realmente aggiuntivi e non semplici partite di giro tutte interne al MIBACT.

Sentiremo naturalmente il parere della relatrice, ma vorrei sin d'ora dichiarare la nostra disponibilità a trasformare l'emendamento 4.1 in ordine del giorno, magari impegnando al Governo - penso alla prossima legge di stabilità, ad esempio - a reintegrare gli stanziamenti necessari con risorse veramente aggiuntive. Se ci fosse questo impegno da parte del Governo e della relatrice, lo apprezzeremmo senz'altro, ritirando l'emendamento e trasformandolo in ordine del giorno.

PRESIDENTE. Senatore Bocchino, questo vale anche per l'emendamento 4.2, che ha la stessa caratteristica?

BOCCHINO (Misto-SI-SEL). Sì, Presidente.

PELINO (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PELINO (FI-PdL XVII). Signora Presidente, ritiro l'emendamento 4.3, non perché non abbia creduto in quanto ho emendato, ma perché mi è sembrato di capire che, rispetto alle nostre richieste, il Governo non potesse concedere più di quanto ha concesso e quindi, come si dice, "meglio questo che niente". Sono costretta quindi a ritirarlo.

PRESIDENTE. Invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno in esame.

FASIOLO, relatrice. Signora Presidente, esprimo parere favorevole all'accoglimento.

CESARO, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali e per il turismo. Signora Presidente, il Governo accoglie l'ordine del giorno che recepisce gli emendamenti 4.1 e 4.2; si tratta di un'esigenza avvertita anche dall'Esecutivo. Nei limiti della finanza pubblica, cercheremo di appostare risorse adeguate.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G4.1 non verrà posto ai voti.

L'emendamento 4.3 è stato ritirato.

Invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno G4.100.

FASIOLO, relatrice. Signora Presidente, il parere all'accoglimento dell'ordine del giorno G4.100 ove riformulato è favorevole. Dovrebbe essere espunta una parte del testo che, se si è d'accordo, potrebbe diventare come segue: nelle premesse, dopo le parole «considerato che», propongo di mantenere la parte in cui si dice che i provvedimenti di natura a vario titolo elaborativi all'esame delle Camere «trovano coperture finanziarie mediante riduzioni nell'autorizzazione di spesa interne al medesimo comparto», di eliminare il resto, fino alle parole «lo stato di abbandono», per poi proseguire con: «impegna il Governo ad adottare compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica opportune iniziative di carattere normativo, volte a favorire investimenti per la cultura in generale e, più nello specifico, a reperire risorse aggiuntive nell'ambito della legge n. 420 del 1997».

PRESIDENTE. Riepilogo la riformulazione anche a beneficio della senatrice Montevecchi, che dovrà accettare o no le modifiche proposte dalla relatrice, e a beneficio dei colleghi. Dopo le premesse (pagina 8 del fascicolo), rimane un primo paragrafo, successivo alle parole «considerato che», la parte restante viene eliminata e infine, nella parte dispositiva, si impegna il Governo ad adottare quanto richiesto «compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica».

Mi sembra chiaro ciò di cui stiamo trattando. Attendiamo dunque la riflessione della senatrice Montevecchi.

MONTEVECCHI (M5S). Signora Presidente, siccome l'obiettivo dell'ordine del giorno è quello di spingere il Governo a cercare risorse aggiuntive, sono disposta ad "epurare" il testo di tutte le parti politicamente rilevanti, perché è questo quello che mi si sta chiedendo di fare, nel senso che mi si sta chiedendo di togliere le riflessioni politiche all'interno di questo ordine del giorno, al di là della correzione tecnica. Bene: se questo significa che il Governo si impegna a trovare risorse aggiuntive, senza andare a pescare sempre nel solito comparto, spostando le risorse anziché metterne di nuove, accetto di depurare l'ordine del giorno di tutte le riflessioni politiche, che però ritengo siano valide e sulle quali spero che il Governo rifletta, al di là del fatto che saranno espunte dal testo.

PRESIDENTE. Il Governo accoglie l'ordine del giorno G4.100 (testo 2)?

CESARO, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali e per il turismo. Premettendo che lo spazio dell'ordine del giorno non è quello deputato alle riflessioni politiche ed essendo stato depurato il testo da tali considerazioni, accogliamo l'ordine del giorno così riformulato.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G4.100 (testo 2) non verrà posto ai voti.

Passiamo alla votazione dell'articolo 4.

BIGNAMI (Misto-MovX). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'articolo 5.

BIGNAMI (Misto-MovX). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

DAVICO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAVICO (FL (Id-PL, PLI)). Signora Presidente, onorevoli colleghi, non può che essere positiva la considerazione da parte del Gruppo Federazione della Libertà su questa iniziativa. Le celebrazioni per i duemila anni dalla morte di Ovidio si compiono, in quest'Aula, nel più opportuno dei modi: emanando una normativa che consenta la realizzazione di progetti miranti alla promozione, ricerca, tutela e diffusione della conoscenza della vita, dell'opera e dei luoghi legati alla figura del poeta abruzzese. Tale compito spetta al legislatore statale, perché le specifiche iniziative culturali meritevoli di finanziamento, da assumere nell'ambito delle finalità di promozione del patrimonio culturale, storico, artistico e letterario nazionale, come quella contenuta nella proposta che ci accingiamo a votare, devono essere garantite esclusivamente dalla legge statale.

Più in generale, la proposta contenuta nel testo riguarda un bene comune per eccellenza, la conoscenza. Essa rappresenta un beneficio per tutti, un gioco a somma positiva, poiché di essa ci si può nutrire assieme senza che il consumo di un singolo escluda dal godimento un altro consociato. Il nostro impegno deve tendere a garantire non solo l'informazione, la corretta ed esaustiva rappresentazione dei fatti, della vita e delle opere di Ovidio, bensì anche un obiettivo ancor più preferibile, perché più elevato: fornire a chiunque, in particolare agli studenti, la possibilità di possedere un insieme di informazioni organiche, organizzate ed elaborate per poter apprendere e diffondere la comprensione e l'esperienza derivanti dalla conoscenza della cultura ovidiana.

Accogliamo con piacere quindi il provvedimento, con un plauso particolare per la parte in cui esso mira a garantire il sostegno ad attività didattico-formative e culturali per promuovere, in Italia e all'estero, la consapevolezza dell'importanza della vita e dell'opera di Ovidio.

Analogamente virtuosa appare la strada intrapresa per raggiungere l'obiettivo, ovvero la strada della «collaborazione con enti pubblici e privati» per la realizzazione delle «attività didattico-formative e culturali». Il ricorso a forme di partenariato pubblico-privato è auspicabile, non solo perché rispondente al contenimento della spesa per investimenti, all'ottimizzazione dei costi operativi, al riconoscimento di un ruolo attivo del soggetto privato nell'impresa culturale, oltre che al raggiungimento di obiettivi di efficacia, efficienza e trasparenza, ma soprattutto perché questa ci appare la via maestra per salvaguardare in via generale il settore culturale, sotto il profilo delle soluzioni organizzative in grado di favorire una corretta amministrazione e promozione del settore stesso.

Concludiamo con l'apprezzamento di un'ulteriore previsione contenuta nella norma. Ci riferiamo al fatto che il comitato promotore sia composto non solo da cariche apicali dell'Esecutivo stesso, oltre che da «personalità di chiara fama della cultura e letteratura latina, esperti della vita e delle opere di Ovidio», ma anche da un comitato di giovani studiosi dell'opera ovidiana, di età inferiore a venticinque anni, denominato «Comitato dei cinquanta ovidiani».

L'obiettivo ambizioso, che mira a raggiungere obiettivi importanti e concreti, come la promozione della conoscenza, in Italia e all'estero, della vita e dell'opera di Ovidio, il recupero, restauro e riordino del materiale storico e artistico ovidiano, il recupero edilizio e la riorganizzazione dei luoghi legati alla sua vita e alla sua opera, la costituzione di un parco letterario ovidiano e la promozione della ricerca in materia di studi ovidiani, anche attraverso la pubblicazione di materiali inediti e la previsione di borse di studio rivolte a studenti, è da noi condiviso. Per questo dichiaro il voto favorevole del Gruppo Federazione della Libertà al provvedimento in esame.

BARANI (ALA-SCCLP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARANI (ALA-SCCLP). Signora Presidente, colleghi, discutere questo disegno di legge ci offre la possibilità di approvare sì un'ottima iniziativa delle senatrici Pelino e Pezzopane, che con Ovidio condividono di certo i natali, ma al contempo ci offre la possibilità di celebrarlo a duemila anni dalla scomparsa e di prendere spunto dalla sua straordinaria vita e dalle sue illuminanti opere per cogliere l'occasione di soffermarci su diverse riflessioni.

L'iniziativa legislativa in merito a una commemorazione così importante si è resa necessaria per fare in modo che tutti possano riscontrare come la genialità del poeta nelle nostre classi scolastiche, quelle che abbiamo percorso noi, quelle dei nostri padri, dei nostri figli (e speriamo sia diverso per i nostri nipoti) sia stata talvolta emarginata. Ovidio, infatti, è stato troppo spesso "arginato", poiché lontano dalla classica compostezza dei suoi tempi. Forse le insegnanti o gli insegnanti lo conoscono poco, quindi è difficile portare nelle scuole un autore poco o mal conosciuto.

A duemila anni di distanza trascuriamo colui che fu, oltre che un poeta di grandezza smisurata, un rivoluzionario, un anticonformista, un precursore. A duemila anni di distanza tendiamo a non evidenziare le gesta, oltre che la poesia, di uno dei più grandi italiani; un uomo che duemila anni fa scrisse le Metamorfosi, testo abnorme e stupefacente creazione letteraria; un poema epico nel quale Ovidio ha raccolto tutto lo scibile umano e nel quale però non ha taciuto le verità di una realtà sociale che lui stesso ha vissuto fuori dalle righe. A duemila anni di distanza questo sembra ancora disturbarci e, come purtroppo spesso è accaduto, lo ha portato all'esilio.

Nell'opera le Metamorfosi (a mio parere già il titolo non poteva essere più rivoluzionario) Ovidio racchiude tutte le brutture e le bellezze dei percorsi della vita. In essa Ovidio sviscera e non nasconde gli aspetti della vita come l'amore in quanto tale e in tutte le sue forme (la gelosia, l'invidia, la cattiveria, la mancanza di meritocrazia, la tirannia) e racconta che se un mortale osa gareggiare con un dio nel canto, nella poesia, nell'arte subirà un castigo, non importa quanto sia bravo o quanto possa essere migliore del dio stesso. Sembra di essere ai giorni nostri.

Il nostro Paese talvolta pecca con i cittadini che più gli danno lustro. In vita, infatti, Ovidio è stato molto ostacolato: ha avuto di certo una vita fuori dagli schemi, è stato additato per cose per le quali ancora oggi qualcuno nel Belpaese si sconvolgerebbe: ciò è lezione del fatto che non sono gli anni ma le menti che portano all'evoluzione sociale. Egli condusse una vita sopra le righe con diverse mogli e numerose amanti (tante, tantissime, ovviamente anche nella famiglia dell'imperatore si dice) ed ebbe diversi contrasti con la politica del tempo che lo portarono in esilio, quindi lo allontanarono negandogli la possibilità di arricchire con il suo pensiero e le sue ragioni il popolo tutto. Lo abbiamo fatto con Dante, che è considerato solo il padre della lingua italiana: anch'egli, contrastato per la sua vita strettamente legata agli avvenimenti della politica, fu esiliato e non rivide mai più la sua patria. Tra l'altro ho l'onore di vivere nella terra della Lunigiana che lo ha ospitato in esilio per due lunghi anni e dove ha scritto i meravigliosi canti del Purgatorio, descrivendo il paesaggio di quella splendida terra. Lo abbiamo fatto con Machiavelli che, spinto dalla possibilità di salvarsi e compiacere chi lo poteva graziare dal suo esilio, scrisse proprio in esilio la sua opera maggiore, Il Principe. Ebbene, lo abbiamo fatto per Bettino Craxi, ultimo statista italiano dal quale il Paese ha preso il meglio, con cui l'Italia ha raggiunto la vetta dei Paesi più industrializzati, la dimensione che la politica dovesse essere anticonformista; eppure il Belpaese, dopo aver preso il meglio che egli potesse dare, lo ha lasciato morire in esilio. Tutti sanno che quello è stato uno dei pochi tentativi di cambiare davvero il sistema politico e il nostro Paese, ma pochissimi lo dicono, anche a distanza di anni, e quindi tentano di manipolare la storia. Infatti, moltissimi, pur pensando queste stesse cose, non le dicono, perché agli occhi dell'opinione pubblica Craxi è ricordato spesso solo per i suoi aspetti giudiziari e ancora oggi contrastare uno stereotipo risulta sconveniente.

Credo che oggi stiamo investendo più che bene il nostro lavoro in Assemblea per far sì che la commemorazione di Publio Ovidio Nasone diventi legge, poiché credo fermamente che questo Paese, la nostra Italia, debba necessariamente investire e fare in modo che gli strumenti culturali diventino parte pregnante della nostra società. Ovviamente devo ripetere al Governo che è necessario "svecchiare" i nostri docenti, introducendo insegnanti giovani nella scuola.

La visione delle cose e delle diversità non deve mai essere adombrata da sterili preconcetti, ma deve essere illuminata, sebbene non condivisa, affinché il Paese impari ad avere un'analisi oggettiva oltre che di massa. I populismi non servono a nulla se non a portare i nostri uomini migliori in esilio.

In questo, tutti devono fare la loro parte: la politica, che deve pensare sempre e comunque al bene del Paese, senza lanciare ai cittadini false esche, portandoli a conoscere molti slogan e pochi fatti; l'informazione, che ad esempio non può continuare ad avere la presunzione di condurre i processi sui giornali, demolendo le vite di persone che la nostra Costituzione vuole innocenti fino al terzo grado di giudizio, esiliandole a non poter continuare la loro vita poiché marchiati da un'opinione pubblica che si sta allenando a non fare sconti a non avere indulgenza, anzi. Ma la parte più importante la devono fare i nostri insegnanti, la nostra scuola, i nostri programmi scolastici, sia pubblici che privati, perché lo dice la Costituzione. Per questo non capisco il senso degli emendamenti presentati e contro i quali il nostro Gruppo ha convintamente votato, perché è a scuola che nasce e cresce il nostro approccio alla vita, alla cultura, alla collettività e quindi è necessario dare ai nostri studenti tutti i mezzi per poter scegliere chi essere.

È per questo, signor Presidente, che in conclusione vorrei dire che come io andrò sulla tomba di Ovidio, come sono stato a Ravenna sulla tomba di Dante e come ritengo sia doveroso andare sulla tomba di Machiavelli e di tutti i nostri grandi esuli, è necessario forse che anche i relatori si spargano un po' di ceneri in capo e vadano ad Hammamet sulla tomba di Bettino Craxi. (Applausi della senatrice Eva Longo).

GOTOR (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GOTOR (Art.1-MDP). Signora Presidente, onorevoli colleghi, a nome di Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista, esprimo il nostro consenso al disegno di legge che istituisce l'anno ovidiano e le celebrazioni della ricorrenza dei duemila anni dalla morte di Ovidio, com'è stato ricordato, l'immortale autore delle Metamorfosi, straordinaria raccolta di miti di trasformazione: uomini che diventano animali, piante, statue, girasoli, ragni, pipistrelli, forse anche (non ricordo) uomini di destra che diventano di sinistra e uomini di sinistra che diventano di destra.

Farlo proprio oggi mi sembra particolarmente significativo. È infatti questo il giorno in cui al Senato viene presentata in Commissione una nuova legge elettorale, il Rosatellum o il Trasformellum che dir si voglia, che, nel caso in cui fosse approvata, istituzionalizzerebbe il trasformismo completando la metamorfosi italiana. Nel nome del venerando Ovidio che celebriamo ci opporremo, come si diceva una volta, ma lo faremo nel Parlamento e nel Paese.

Oggi sosteniamo questo disegno di legge a lui dedicato, che prevede di far conoscere agli studenti l'opera di Ovidio e un programma di manifestazioni culturali nazionali e internazionali che promuovono la giusta valorizzazione dei luoghi ovidiani, ma con lo spirito che ho voluto condividere con l'Assemblea. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP).

PRESIDENTE. Possiamo dire, senatore Gotor, che l'ha presa larga nella valutazione di Ovidio.

CONTE (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CONTE (AP-CpE-NCD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento che ci accingiamo a votare è il risultato di un intenso e proficuo lavoro svolto dalla 7a Commissione. Ricordo che siamo partiti da due disegni di legge, di origini abruzzesi, per così dire, in seguito unificati per perseguire un obiettivo comune: diffondere la conoscenza e approfondire lo studio delle opere di Ovidio.

Con questo provvedimento si immagina di intraprendere una serie di azioni e iniziative, sia pubbliche che private, nel quadro di un programma di manifestazioni culturali, nazionali e internazionali, che promuovano anche la valorizzazione dei luoghi ovidiani. Tali progetti appaiono quanto mai opportuni, poiché l'opera letteraria di Publio Ovidio Nasone ha segnato profondamente la cultura e la storia dall'epoca romana fino ai nostri giorni.

Sicuramente riconosciuto come uno dei più grandi poeti latini, Ovidio è ancora studiato nelle più prestigiose università del mondo per modernità e attualità di linguaggio e contenuti. Questo proprio per una lirica caratterizzata da passionalità sincera e senza costringimenti stilistici, che ne hanno subito fatto un poeta rivoluzionario ed innovatore.

Il provvedimento mira a sfruttare la ricorrenza dei duemila anni dalla morte del grande poeta per celebrarne la figura e le opere, contribuendo alla massima diffusione internazionale dell'opera e delle conoscenze legate ad esso.

All'articolo 2 si elencano gli interventi da intraprendere. I progetti previsti sono da attuare sia nel 2017, anno ovidiano, sia nel 2018 e comprendono il sostegno ad attività didattico-formative e culturali; il recupero e il restauro del materiale storico e artistico ovidiano e dei luoghi legati alla sua vita e alla sua opera, a Sulmona o nella Valle Peligna; la costituzione di un Parco letterario ovidiano, quale itinerario turistico-culturale e di un museo dedicato ad Ovidio, nella città di nascita; infine, un gemellaggio istituzionale tra quest'ultima e la città di Roma, luogo in cui soggiornò a lungo, e la promozione della ricerca in materia di studi ovidiani, anche attraverso la pubblicazione di materiali inediti e la previsione di borse di studio rivolte a studenti universitari e delle scuole secondarie di secondo grado.

Si prevede opportunamente che tali attività dovranno essere coordinate da un comitato promotore, in carica fino alla fine del 2018, che comprende rappresentanti del Governo, della Regione Abruzzo e della città di Sulmona, oltre a personalità esperte della materia. L'azione del comitato promotore sarà ispirata e monitorata da un apposito comitato scientifico. A questi due organi si aggiunge, con funzione consultiva, un comitato di giovani under venticinque, studiosi dell'opera ovidiana, denominato «Comitato dei cinquanta ovidiani».

Tutte le attività del disegno di legge sono finanziate con un contributo straordinario di 350.000 euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018.

Ovidio rappresenta ancora oggi uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, con la sua vitalità intellettuale inesauribile. Il Medioevo lo considerò non inferiore a Virgilio ed ebbe inoltre notevole influenza su tutta la poesia umanistica italiana e sullo stile dotto e sui carmi dei filologi franco-olandesi.

È quindi importante che l'Italia ricordi questo grande scrittore e compositore poetico che ha dato lustro alla Penisola in tutto il mondo. La storia di un popolo passa anche dalla protezione e valorizzazione della propria cultura che, con il presente provvedimento, si cerca di tutelare, consegnando ai posteri la prestigiosa figura dell'autore sulmonese.

Siamo sicuri che i progetti presenteranno ampi e qualificati livelli di collaborazione fra istituzioni, scuole e privati, sul piano nazionale e internazionale, valorizzando anche singole e autonome proposte a livello locale o di singole città. Si creerà un sistema virtuoso, che congiungerà l'ottimizzazione delle risorse, la qualità delle proposte, il coordinamento dei calendari e delle attività di promozione sul piano nazionale e internazionale.

Gli obiettivi di promozione, ricerca, salvaguardia e conoscenza della vita, dell'opera e dei luoghi legati alla figura di Ovidio potranno essere raggiunti con interventi di messa a punto e potenziamento delle strutture e delle istituzioni già esistenti e attive sui luoghi ovidiani.

In conclusione, un Paese che ricorda il proprio passato può aspirare a diventare o confermarsi guida di tutela e celebrazione storico-letteraria a livello internazionale. Un Paese che valorizza adeguatamente l'opera dei propri cantori più autorevoli, fondatori di quella cultura classica alla base della nostra anima italiana, può trovare la giusta strada per formare le nuove generazioni e, quindi, il proprio futuro.

Il provvedimento al nostro esame contiene gli strumenti per procedere in quelle direzioni. Per questo motivo, annuncio il voto favorevole del Gruppo Alternativa popolare-Centristi per l'Europa.

BOCCHINO (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCHINO (Misto-SI-SEL). Signora Presidente, quando dobbiamo formulare le dichiarazioni di voto su provvedimenti del genere, le confesserò che ci troviamo sempre un po' in difficoltà. Da un canto, riconosciamo l'altissima valenza che un provvedimento del genere rappresenta: la promozione della cultura e di quella ovidiana in particolare, in un territorio che ha bisogno di ripartire, di crescere e anche di rinascere. E quali, se non i canali culturali, sono i migliori strumenti per poter fare ripartire un territorio? Questo tipo di approccio ci vede estremamente favorevoli ed accogliamo quindi con favore iniziative che celebrino personalità storiche illustri con iniziative che vanno opportunamente finanziate. D'altro canto, però, rimangono delle criticità sul modo in cui si propone di realizzare tutto questo.

Io vorrei esaminare in particolare tre aspetti di questo provvedimento che sicuramente vanno migliorati. Il tema dei finanziamenti è stato già affrontato in sede di esame degli emendamenti. Abbiamo visto che il Governo si è impegnato a trovare una nuova copertura e di questo noi siamo molto felici; ad ogni modo, monitoreremo l'impegno del Governo e sarà nostra cura, nell'imminente legge di stabilità, avanzare proposte specifiche anche sui finanziamenti e le coperture del disegno di legge in discussione, nonché di quelli su Rossini e sui centenari di Leonardo, Dante e Raffaello, che ci apprestiamo a discutere in quest'Aula e che soffrono dello stesso problema.

La copertura che insiste sugli istituti afferenti al settore degli archivi e delle biblioteche è particolarmente odiosa. Ricordo che noi, all'inizio di questa legislatura, facemmo una battaglia per la sopravvivenza degli archivi e delle biblioteche statali; ci fu anche un appello firmato da tante persone, tra cui studiosi ed intellettuali - ricordo Eco, Montanari, Magris - per cercare di salvare questi istituti. A quanto pare ci siamo riusciti nel corso della legislatura, ma purtroppo, una volta salvati, si comincia di nuovo ad usarli come serbatoio per drenare risorse verso altri progetti, sia pur meritevoli. Questo non va bene, ed è particolarmente odioso vedere che attingiamo a risorse dopo che faticosamente le abbiamo trovate per salvaguardare istituti afferenti al settore degli archivi e delle biblioteche, che - è inutile dirlo - rappresentano la nostra essenza, la conservazione del nostro passato e della nostra cultura.

C'è un altro aspetto che dobbiamo rilevare e che presenta delle criticità: la costituzione del comitato di cui all'articolo 3 del provvedimento in discussione. Tale comitato è addirittura presieduto dal Presidente del Consiglio e vi sono anche Ministri: quindi il Governo entra pesantemente nella programmazione delle celebrazioni ovidiane. Questo, a nostro parere, non è sano perché si presta ad essere usato in modo distorto. Noi avremmo preferito un comitato molto più snello a cui partecipassero esclusivamente personalità locali o studiosi. Ancora una volta, in questo comitato si fa anche la confusione tra organi consultivi ed organi esecutivi: c'è un comitato scientifico, ma alcuni suoi membri sono anche componenti del comitato promotore. In realtà sarebbe più sano separare nettamente la fase consultiva e propositiva dalla fase esecutiva, in modo tale che ci possa essere un bilanciamento e un monitoraggio, ancora più efficace, tra questi due organi, che dovrebbero essere indipendenti e che sono a tutela di un uso più efficace del denaro pubblico.

Tutto questo non c'è. A tal proposito avevamo presentato degli emendamenti all'articolo 3, che però non sono stati accolti. Ci dispiace di ciò, perché non è questo il modo migliore per gestire delle iniziative culturali.

Anche il tema del monitoraggio e del controllo rimane aperto. Il comitato promotore pubblica sul proprio sito istituzionale la relazione conclusiva, ma un vero controllo sulle modalità di spesa dei soldi non c'è; non ci sono infatti atti che possano seguire la relazione e possano così consentire il recupero di eventuali strutture. Lo auspico, ma sono sicuro che non sarà così. Inoltre, non c'è un vero meccanismo di controllo e di sanzione che preveda di correggere queste forme. Tale meccanismo è previsto invece nella legge n. 420 del 1997. La proposta, da questo punto di vista, è quindi debole e troppo verticistica.

Signora Presidente, vorrei poi fare un cenno al problema della strategia. Ben venga la proposta di celebrazione ovidiana nel territorio abruzzese. Nel nostro Paese manca però una vera e propria strategia di recupero territoriale. Non nascondiamoci, infatti, che il tema coinvolge anche il recupero dei territori attraverso le attività culturali. Perché dobbiamo ridurci nell'ultima fase della legislatura ad emanare un provvedimento localistico relativo ad una Regione specifica? Il Paese ha un problema di ripartenza, un problema di sottosviluppo in alcune Regioni e, in particolare, nel Meridione. Perché allora non affrontare questo tema, che è strategico da un punto di vista più generale? Occorrerebbe predisporre un piano di intervento culturale, utilizzando non necessariamente anniversari, ma anche altre forme di interventi culturali. Sarebbe necessario un vero e proprio piano di ripartenza delle Regioni più svantaggiate del Paese tramite interventi culturali.

Tutto questo non è stato fatto. Non abbiamo ascoltato dal Ministero una vera e propria strategia al riguardo e ci riduciamo, ancora una volta, ad esaminare provvedimenti locali e localistici, in fasi della legislatura che si presterebbero ad interpretazioni di altro tipo. Non possiamo non riconoscere l'importanza di questi provvedimenti, ma proprio per sgombrare il campo dalle critiche che possono essere avanzate, sarebbe necessario avviare una vera strategia di recupero dei territori attraverso interventi culturali.

Signora Presidente, ho così espresso tutta la difficoltà della nostra posizione nel giudicare questo e altri interventi; riconoscendo però l'importanza dell'avvenimento, della ricorrenza e delle possibili ricadute sul territorio, non faremo mancare il nostro voto favorevole al provvedimento.

Ritengo però che un altro dei problemi che andrebbero affrontati concerne la situazione del territorio abruzzese all'indomani di tali ricorrenze. Siamo a conoscenza, ad esempio, del museo ovidiano. Cosa succederà alle strutture che verranno realizzate in occasione del bimillenario, una volta che si spegneranno le luci su tale evento? Cosa rimarrà in quei territori e come essi potranno sfruttare le infrastrutture e le iniziative legate all'avvenimento?

La legge non risolve questo problema, perché lo stanziamento è relativo solamente a due anni, ma in una strategia globale che, a nostro parere, dovrebbe effettivamente esserci, esso dovrà essere affrontato e risolto. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL).

BLUNDO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BLUNDO (M5S). Signora Presidente, colleghi, quando si parla di Publio Ovidio Nasone si fa riferimento ad un poeta geniale, dotato di una grande improvvisazione, mai ingessato nei suoi versi, qualunque siano le motivazioni e l'animo che li hanno ispirati: amoroso, personale, mitologico.

Le sue opere, a duemila anni dalla morte, sono ormai riconosciute da tutti come patrimonio dell'umanità e quest'Assemblea non poteva essere indifferente a questa importante ricorrenza: esserlo avrebbe significato non riconoscere la sua originale e straordinaria vena poetica. L'estrema facilità di composizione di cui Ovidio era dotato non sconfinò mai nel banale verseggiare, ma fu invece il suo punto di forza, il suo carattere distintivo, l'autentica e l'alta dimostrazione di quella immediata espressione del sentimento che è la poesia. La sua opera va ben oltre le Metamorfosi citate oggi in Assemblea.

Se l'intenzione è valorizzare, far conoscere a tutti e trasmettere ai giovani il nostro patrimonio e la nostra identità culturale, ben vengano iniziative come questa in Assemblea, in cui si discute di cultura, letteratura e opere letterarie, che sono la storia del nostro Paese. Sarebbe auspicabile un intervento normativo più organico, come è stato richiesto nell'ordine del giorno approvato, a prima firma della collega Montevecchi. Ovidio è nato a Sulmona e per noi abruzzesi è un orgoglio, un punto di riferimento irrinunciabile.

Entrando nel merito, non si può non evidenziare come il provvedimento in esame abbia avuto in Commissione istruzione pubblica, beni culturali un cammino non proprio rapidissimo, soprattutto perché la discussione si è sviluppata su quattro differenti testi unificati. Tra gli aspetti positivi vi è sicuramente da annoverare la volontà di promuovere l'opera ovidiana a livello sia nazionale che internazionale. Vi sono, quindi, non solo l'intenzione di celebrare una ricorrenza, quella appunto dei duemila anni dalla sua morte, e la contestuale volontà di valorizzarne l'opera, ma anche l'intento di diffondere il pensiero ovidiano nelle scuole. In questo modo si creano le condizioni affinché il messaggio di Ovidio sia proiettato nel futuro e diventi elemento formativo per i nostri ragazzi, cittadini del futuro. L'arte, quando è vera, supera ogni tempo. Pertanto è una ricchezza immensa quella che sarà messa a completa disposizione dei nostri giovani. Si tratta di un approccio lodevole che si rinviene in modo inequivocabile nella ferma intenzione di sviluppare una seria attività di ricerca intorno all'opera del grande poeta abruzzese, finalizzata soprattutto alla raccolta di materiali ancora inediti.

Il disegno di legge in esame prevede una copertura finanziaria di 350.000 euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018 e definisce gli obiettivi che devono essere perseguiti nella totale condivisione dal comitato promotore e dal comitato scientifico: sviluppo di iniziative finalizzate al sostegno delle attività didattico-formative di promozione dell'opera ovidiana; il recupero, il restauro e il riordino del materiale storico e artistico dell'opera di Ovidio, con l'individuazione nella città di Sulmona di una sede idonea a ospitarne il museo; il recupero dei luoghi legati alla sua vita e alla sua opera, situati sia nella città di Sulmona, sia nella Valle Peligna; la costituzione di un parco letterario ovidiano quale itinerario turistico-culturale; la realizzazione di un gemellaggio tra la città di Sulmona e la città di Roma, luogo di soggiorno di Ovidio, e la prosecuzione del gemellaggio esistente tra la città di Sulmona e la città di Costanza, in Romania, luogo del suo esilio; la promozione della ricerca in materia di studi ovidiani, attraverso la previsione di borse di studio rivolte a studenti universitari e delle scuole secondarie di secondo grado.

Questo è esemplare di come i nostri artisti, poeti e scrittori possano diventare volano per un turismo di qualità, di alto livello. Tali obiettivi sono sicuramente condivisibili e mi auguro che il loro raggiungimento abbia ricadute economiche, occupazionali e turistico-culturali importanti, per la Provincia aquilana e l'intera Regione Abruzzo.

Non si comprende però la ragione per la quale nel comitato promotore, oltre alla condivisibile partecipazione del sindaco di Sulmona, si debba dare spazio al Presidente della Regione Abruzzo e a due parlamentari del territorio. In questo modo, cari colleghi, si corre concretamente il rischio di dimenticare i buoni propositi del disegno di legge che ho enunciato, facendoli passare in secondo piano, e di contribuire ad alimentare la sensazione, per altro ormai diffusa, che la politica cerchi in tutti i modi di mettere il cappello su ogni progetto. È per questo che molte persone possono provare fastidio e considerano inutili e strumentali questi provvedimenti, anche a fronte dei concreti e cogenti problemi che i cittadini vivono quotidianamente.

Pertanto, il mio Gruppo esprimerà un voto di astensione sul provvedimento, nonostante siamo soddisfatti che durante l'esame in 7ª Commissione sia stato approvato un emendamento a mia prima firma mediante il quale, a garanzia dei valori di trasparenza e pubblicità, sempre difesi dal Movimento 5 Stelle, si prevede che il comitato promotore, entro il 31 dicembre 2018, pubblichi sul proprio sito web istituzionale, che dovrà essere realizzato, la relazione conclusiva assieme agli atti e al rendiconto sull'utilizzo dei contributi assegnati. Bisogna sempre dare conto ai cittadini di come si utilizzano i loro soldi.

PELINO (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PELINO (FI-PdL XVII). Signora Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, svolgerò una brevissima dichiarazione di voto a nome del Gruppo di Forza Italia a favore di questo disegno di legge, che intende celebrare concretamente la figura e la grandiosità dell'opera letteraria di Publio Ovidio Nasone.

La sua intelligenza e la sua eccelsa genialità poetica hanno segnato profondamente la cultura e la storia, dall'epoca romana sino ai nostri giorni. È un'occasione straordinaria e irripetibile per ricordare all'Italia e a tutto il mondo le qualità poetiche di Ovidio, a distanza di duemila anni dalla sua morte, come patrimonio dell'umanità.

Con l'auspicio che l'iter prosegua velocemente alla Camera e che diventi legge un testo con un finanziamento non eccessivo, ma utile a coadiuvare le tante iniziative già messe in piedi in sede locale dal Comune di Sulmona, dalla Provincia aquilana e dall'intera Regione Abruzzo, per celebrare la modernità di questo antico poeta, il voto del Gruppo di Forza Italia sarà favorevole. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII e delle senatrici Fabbri e Pezzopane).

PEZZOPANE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEZZOPANE (PD). Signora Presidente, onorevole rappresentante del Governo, signora relatrice e colleghi, con grande soddisfazione il Partito Democratico approva e sostiene un disegno di legge da noi fortemente voluto, presentato ad aprile 2016. Sono la prima firmataria, ma ho l'alto onore di avere con me a firmare questo disegno di legge il presidente Napolitano, Sergio Zavoli, uno storico importante come il senatore Corsini e tanti altri colleghi. Questo ha fatto sì che il disegno di legge al nostro esame si sia inserito nel dibattito sull'anno ovidiano con forte autorevolezza, per far capire a tutti che non stiamo facendo un regalo o un obolo a una comunità, che così magari organizza qualche iniziativa festosa, ma stiamo dentro un tracciato che il Governo ha messo in campo e che rimette in moto processi di alto valore culturale.

Non è un caso che ieri abbiamo approvato il disegno di legge delega sullo spettacolo dal vivo e non è un caso, checché se ne dica in quest'Assemblea, che finalmente in questa legislatura si è tornati a reinvestire nella cultura e a un impegno finanziario che va oltre i due miliardi, con la legge sul cinema e gli altri provvedimenti che bene la presidente Di Giorgi ricordava durante il dibattito sul disegno di legge delega.

Pertanto, l'occasione del bimillenario non va considerata come un'iniziativa campata in aria o un gioco, ma come un processo culturale importante che guarda ai territori come luoghi in cui un lavoro speciale sulla cultura può dare un ritorno, all'interno di un progetto complessivo che magari aiuta anche a promuovere il turismo sulla base dell'alta valenza culturale di un passato che parla al futuro. L'occasione del bimillenario ha messo in movimento tante energie da parte di intellettuali, studenti e altri operatori. Uomini e donne che vogliono, in nome di Ovidio, cimentarsi in un ambizioso progetto culturale.

Con l'approvazione del disegno di legge al nostro esame è come se il Senato - lo dico anche con un po' di ironia - compisse un atto simbolico, teso a revocare quel decreto con cui, nell'anno 8 a.C., l'imperatore Augusto relegò il poeta a Tomis, sul Mar Nero. In realtà Augusto, quando decise di mandar via da Roma il grande Ovidio violò alcune regole. La relegatio, infatti, in base al diritto romano, andava inflitta a seguito di un pubblico processo e doveva essere ratificata dal Senato, ma ciò non avvenne. L'imperatore dittatore decise da solo: Ovidio va via da Roma e non ci torna più. Oggi, con l'approvazione di questo disegno di legge, pur simbolicamente, facciamo ritornare ufficialmente il poeta, cantore dell'amore, qui a Roma, qui in Italia, a tutto campo e a tutto titolo.

I luoghi di Ovidio, nella terra di Ovidio, sono importanti. Ricordiamo che lì c'è il tempio di Ercole Curino, c'è la fons amoris, ci sono i resti della villa di Ovidio. C'è una splendida montagna, una Conca Peligna, con Sulmona al centro e i monti che fanno corona. C'è la Badia Morronese e, proprio salendo su quella strada per le marane, si raggiunge Fonte d'amore, la fontana celebrata da Ovidio. All'ombra di quegli alberi risuonano i versi ovidiani, tratti da Tristia, che prima venivano ricordati: «Sulmo mihi patria est, gelidis uberrimus undis, milia qui novies distat ab Urbe decem»; «La mia patria è Sulmona, ricchissima di gelide acque, che dista nove volte dieci miglia da Roma». Ritorna Roma.

Il 2017, con questo disegno di legge, viene dichiarato anno ovidiano. Ho ricordato quei luoghi di Sulmona perché proprio in quei luoghi per settimane è divampato un incendio criminale e proprio in quei luoghi si sono sfidate le forze più positive. Ed è sempre a Sulmona che a dicembre si è dovuto ricordare con dolore, alla presenza delle alte cariche dello Stato, la morte della giovane Fabrizia Di Lorenzo, colpita da un atto terroristico a Berlino. Cito questo perché voglio far capire che con questo atto importante diamo a quella terra un segno di qualità e di valore, una sorta di opportunità.

Le celebrazioni sono già iniziate, l'attesa per questa legge era tanta ed ora noi rispondiamo con i fatti. Le risorse sono importanti e anche se ne avremmo volute di più, non si ricorda nel tempo recente un impegno finanziario così elevato. Per questo voglio ringraziare il ministro Franceschini, il sottosegretario Cesaro, la sottosegretario Bianchi, che saluto, il presidente Marcucci, la relatrice senatrice Fasiolo e la senatrice Elena Ferrara, che si sono battuti per questo disegno di legge, e tanti altri.

Le celebrazioni sono iniziate e con questo disegno di legge potranno avere un forte sostegno. Sentivo alcuni colleghi preoccupati per i controlli, ma cosa c'è di più autorevole, nei controlli, della Corte dei conti e della procura della Repubblica? Perché, nell'atto di formulare una legge avanzata, che dà ai territori tante opportunità, dobbiamo già da subito criminalizzare quei territori? Se ci saranno problemi, se ne occuperanno le autorità competenti, ora noi facciamo il nostro lavoro, che non è certo quello di pensare pregiudizialmente che quelle risorse possano essere distolte, ma semmai di dare degli strumenti positivi perché quelle risorse, come abbiamo fatto, diano delle effettive possibilità.

Nel disegno di legge si pensa ai giovani ovidiani. Questo faceva parte della mia proposta ed io ci credo molto. Con il certamen ogni anno centinaia di ragazzi si cimentano negli studi di Ovidio. A quei ragazzi abbiamo pensato e per quei ragazzi abbiamo previsto una norma specifica.

Ovidio diceva: «Lodiamo i tempi antichi, ma sappiamoci muovere nei nostri». È questo il messaggio che diamo a quei giovani: mentre lodiamo i tempi passati, vogliamo dar loro gli strumenti per muoversi nei nostri tempi. (Applausi dal Gruppo PD ).

BIGNAMI (Misto-MovX). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIGNAMI (Misto-MovX). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del testo unificato dei disegni di legge nn. 2304 e 2355, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Istituzione dell'anno ovidiano e celebrazione della ricorrenza dei duemila anni dalla morte di Ovidio».

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi PD e FI-PdL XVII).

DE BIASI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE BIASI (PD). Signora Presidente, desidero segnalare che non sono riuscita a partecipare alla votazione finale, ma il mio voto sarebbe stato favorevole.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

RUSSO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUSSO (PD). Signora Presidente, vorrei sottoporre all'Assemblea l'ipotesi di avviare l'esame del provvedimento successivo nella giornata di martedì, in quanto il tempo a nostra disposizione non ci consentirebbe di esaurirlo e ritenendo che esso meriti di essere affrontato senza interruzioni.

PRESIDENTE. Non facendosi osservazioni, la richiesta, che mi sento di condividere, si intende accolta.

Per la calendarizzazione della mozione 1-00724
e lo svolgimento di un'interrogazione

MANDELLI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANDELLI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, intervengo brevemente per sollecitare, per il suo tramite, la trattazione della mozione 1-00724 presentata il 2 febbraio scorso, e la risposta all'interrogazione 3-03974, recentemente presentata, entrambe a mia prima firma, sul tema dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA).

Come sapete, proprio in queste settimane si deciderà in merito all'assegnazione della sede di questa Agenzia, un fatto importante per l'Italia non solo in termini di prestigio, ma anche sotto il profilo economico. Milano è stata scelta nella rosa perché, secondo me, ha caratteristiche importanti: innanzi tutto la logistica, in secondo luogo la struttura perché, come sapete, la Regione Lombardia ha messo a disposizione il palazzo dove potrebbe trovare sede l'EMA in forma gratuita, almeno per il primo anno.

Allora, poiché c'è una grande volontà del Paese e anche un interesse che questa agenzia possa venire in Italia, vorrei sollecitare affinché la mia mozione sia messa in discussione al fine di poter dare un contributo anche parlamentare a chi dovrà, poi, difendere la nostra candidatura in Europa, avendo anche il supporto di una mozione votata dal Parlamento.

Spero, quindi, che la mozione a mia prima firma possa trovare una calendarizzazione celere proprio perché così il Premier, i Ministri e chi sarà deputato a difendere la candidatura, possano essere forti di una decisione parlamentare.

Ricordo i tempi: a fine mese avremo la scrematura dalle 19 sedi proposte; poi, dal 20 ottobre al 20 novembre la votazione. A tal fine si è costituito anche un gruppo interparlamentare con lo scopo di fiancheggiare il Governo in questa importante battaglia. Spero quindi che la mozione venga calendarizzata perché un voto favorevole potrebbe essere di grande aiuto per dimostrare la volontà del Parlamento italiano. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

BIGNAMI (Misto-MovX). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIGNAMI (Misto-MovX). Signora Presidente, il 14 settembre ho presentato un'interrogazione, l'atto 4-08057, per sapere quanti fossero gli alunni disabili presenti nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, di quante ore di sostegno necessitassero e quante di queste fossero coperte da insegnanti di sostegno. Tali dati venivano chiesti suddivisi per Provincia e Regione. La richiesta è stata presentata nel 2014 e nel 2015; la risposta è sempre stata parziale: sembrerebbe che non si possa rilevare centralmente l'orario effettivo di sostegno assegnato a ogni singolo studente, a detta del Sottosegretario. Esiste dunque un vuoto, certamente colmabile, nelle procedure di rilevazione dei dati da parte del Ministero.

Secondo il MIUR quest'anno gli alunni disabili sono più di 234.000, molti dei quali (uno su tre) non avranno un insegnante di sostegno di ruolo, a discapito della continuità didattica prevista per legge, perdendo così ogni anno un punto di riferimento scolastico e affettivo.

Gli studenti disabili hanno diritto all'istruzione come tutti. Una sentenza della Corte costituzionale (la n. 275 del 2016) recita: «È la garanzia dei diritti incomprimibili a incidere sul bilancio, e non l'equilibrio di questo a condizionare la doverosa erogazione».

Continuerò in questa sede a ricordare questo baco fintantoché non avrò una risposta in grado di farmi fare due conti sul calcolo dell'efficienza. Ho fatto questa domanda tutti gli anni e ogni anno mi sono stati forniti dati inutili perché i dati servono per fare dei calcoli.

Concludo con una perplessità sul significato della parola «continuità»: quando ho presentato l'emendamento sulla continuità didattica e ne ho fatto una battaglia che poi ha portato a una vittoria, non intendevo la continuità delle pessime modalità; intendevo la continuità delle figure professionali. (Applausi dei senatori Bencini e Orellana).

GIROTTO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIROTTO (M5S). Signora Presidente, mi rivolgo soprattutto agli italiani, oltre che ai colleghi, dicendo a tutti che siamo vivi per miracolo: siamo letteralmente vivi per miracolo, e non è un modo di dire.

Nel 1983, da una base sovietica partì l'allarme che cinque missili con testate nucleari erano partiti dagli Stati Uniti e si stavano dirigendo in Russia per colpirla. Ora, se ci fosse stato un qualsiasi funzionario, qualsiasi militare, questa storia sarebbe finita nel peggiore dei modi con l'olocausto nucleare perché il militare avrebbe semplicemente avvisato il Cremlino - nel 1983 i rapporti tra USA e Russia erano pessimi - e il Cremlino avrebbe dato l'ordine per il lancio dei contro missili verso gli Stati Uniti e sarebbe stato l'olocausto nucleare. Invece, questo militare, incredibilmente e miracolosamente, capì che si trattava di un errore dei macchinari al momento non comprensibile. Solo successivamente si scoprì che una rara congiunzione tra la terra e il sole aveva ingannato il satellite. Questo militare comprese che si trattava di un errore dei macchinari e si assunse la responsabilità di non avvisare il Cremlino, salvando letteralmente il pianeta dall'olocausto nucleare.

Sto parlando di questo perché ieri è iniziata la ratifica di un Trattato, votato nel luglio di quest'anno da 122 Paesi presso le Nazioni Unite, che l'Italia non ha votato. È iniziata dunque la sua ratifica e, per il momento, è stato ratificato da tre Stati, tra cui la Città del Vaticano. Ancora una volta si dimostra che il Papa è una figura che sta facendo più di tutta la politica mondiale messa insieme. Ricordiamo, tra l'altro, che la Corte di giustizia dell'Aja ha sentenziato l'illegalità delle armi atomiche. Il Trattato di cui sto parlando riguarda infatti lo smantellamento delle armi nucleari e delle infrastrutture necessarie.

Come dicevo, l'Italia non lo ha firmato e non lo ha ratificato: forse perché abbiamo un atteggiamento estremamente servile nei confronti degli Stati Uniti d'America? Abbiamo votato qui in Senato una mozione diversa da quella che abbiamo presentato noi e molto debole dal punto di vista dell'impegno nello smantellamento delle armi nucleari. Vorrei ricordare che, molto cinicamente, dal punto di vista economico, mantenere, manutenere e aggiornare i sistemi d'arma nucleare ha un costo talmente elevato, che se si utilizzassero queste risorse per combattere la fame nel mondo, essa potrebbe essere superata. Lo smantellamento costerà moltissimo e noi italiani siamo leader tecnologici in questo settore, perché stiamo smantellando le nostre centrali nucleari. Pagheremo infatti 14 miliardi di euro per smantellare le nostre quattro centrali atomiche e li stiamo già pagando nella bolletta elettrica. Il nucleare deve diventare un business solo per il suo smantellamento. (Il microfono si disattiva automaticamente). Chiedo di poter concludere l'intervento, signora Presidente.

Potremmo vendere il nostro know how e la nostra tecnologia e quindi acquisire un'utilità economica per smantellare le armi atomiche, che vanno smantellate. Mi appello dunque al Governo e alla maggioranza affinché l'Italia firmi e ratifichi il Trattato di smantellamento delle armi nucleari.

PRESIDENTE. Senatore Girotto, mi scuso per la disattivazione del microfono, ma non mi ero accorta che stava terminando il tempo a sua disposizione.

ROMANI Maurizio (Misto-Idv). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMANI Maurizio (Misto-Idv). Signora Presidente, oggi è il 21 settembre, la Giornata mondiale dell'Alzheimer. Questa è un'occasione molto importante per riflettere su una realtà che sono in Italia colpisce oltre 600.000 malati, destinati ad aumentare, anche perché il nostro è il Paese più longevo d'Europa, con quasi 14 milioni di ultrasessantenni. Si tratta di una patologia per cui ancora non ci sono cure definitive e che riverbera, tra l'altro, i suoi cupi riflessi non solo sul malato, ma anche su chi gli è vicino, come pochissime altre malattie. Esso diffonde infatti sensazioni come depressione, impotenza e disperazione. L'Alzheimer è una malattia molto personalizzata: c'è chi resta in silenzio e c'è chi invece sproloquia verso i suoi interlocutori, molto spesso immaginari, usando di volta in volta infermieri, badanti o familiari come destinatari prescelti di questi loro sproloqui.

Ognuno ha il suo delirio e per ognuno c'è una sorta di ritorno all'infanzia. Il morbo di Alzheimer, in fondo, non è altro che una forma di demenza, che prende il nome dal neurologo tedesco, che nel 1907 fu il primo a descriverne le caratteristiche. Con il passare del tempo, le lacune mentali provocate da questa malattia diventano sempre più gravi, fino ad avere un'interferenza con le attività quotidiane. Almeno il 20 per cento dei casi di demenza vengono classificati come morbo di Alzheimer.

A differenza del pensiero comune, l'Alzheimer non colpisce soltanto i pazienti in età molto avanzata, ma può insorgere anche prima dei sessantacinque anni. Il periodo peggiore per la gestione di un paziente con l'Alzheimer va dalla manifestazione dei sintomi fino agli otto o dieci anni successivi, in cui la malattia progredisce inesorabilmente.

L'unica cosa che al momento si può fare è dare supporto e sostegno sia ai familiari che ai pazienti. Ecco quindi il perché di campagne di sensibilizzazione nazionali che avvengono in questa giornata nelle circa 60 residenze, soprattutto per dare risalto ad un ruolo importante, quello dei caregiver. (Applausi della senatrice Bignami).

Traendo spunto dall'interrogativo che dà nome alla campagna («E se le persone che ami sparissero?») e che richiama l'attenzione sugli effetti devastanti della malattia, le diverse iniziative di comunicazione enfatizzeranno l'importanza dell'affetto dei familiari. Quindi è qui che è importante l'affiancamento pratico ed emotivo dei malati, sia da parte dei familiari che dei caregiver, che sono molto importanti. Soprattutto, è importante trattare con amore una persona che ti urla in faccia, che non ti riconosce, che non sta ferma oppure che resta ferma con lo sguardo lucido nel vuoto e che non è più la buona o brava mamma o babbo, nonna o nonno, moglie o marito. E tutto questo per anni, sapendo che si può solo peggiorare, restare così per altri mesi, per poi peggiorare ancora. Ecco che allora si alternano momenti di sollievo con momenti di senso di colpa, quando si lasciano in custodia ad altri in residenze sanitarie.

Ecco, io in questa giornata vorrei ricordare a tutti noi l'importanza di portare avanti un disegno di legge per il riconoscimento della figura dei caregiver, presentato dalla qui presente senatrice Bignami e firmato da ben 94 senatori, tra cui il sottoscritto. In questo giorno pensiamo anche a questa cosa. (Applausi dal Gruppo M5S e dei senatori Bencini, Bignami e Orellana).

PRESIDENTE. Grazie molte, senatore Maurizio Romani, per l'argomento veramente grave che ha toccato.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16, con l'ordine del giorno già stampato e distribuito.

La seduta è tolta (ore 13,01).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Distacco del comune di Sappada dalla regione Veneto e aggregazione alla regione Friuli-Venezia Giulia (951 -1082)

Risultante dall'unificazione dei disegni di legge:

Distacco del comune di Sappada dalla regione Veneto e relativa aggregazione alla regione Friuli-Venezia Giulia (951)

Distacco del comune di Sappada dalla regione Veneto e sua aggregazione alla regione Friuli Venezia Giulia (1082)

ARTICOLO 1 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 1.

1. Il comune di Sappada è distaccato dalla regione Veneto e aggregato alla regione Friuli-Venezia Giulia, nell'ambito della provincia di Udine.

2. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, i riferimenti alla regione Veneto e alla provincia di Belluno, contenuti in disposizioni di legge concernenti il comune di Sappada, si intendono sostituiti da riferimenti, rispettivamente, alla regione Friuli-Venezia Giulia e alla provincia di Udine.

3. Il Governo è autorizzato ad adottare, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, le disposizioni regolamentari necessarie per l'attuazione della presente legge.

4. Agli oneri derivanti dalle disposizioni della presente legge, valutati in euro 705.000 a decorrere dal 2016, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2016-2018, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2016, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.

5. Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri di cui al comma 4. Qualora si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di cui al medesimo comma, fatta salva l'adozione dei provvedimenti di cui all'articolo 11, comma 3, lettera i), della citata legge n. 196 del 2009, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede, con proprio decreto, alla riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria del maggior onere risultante dall'attività di monitoraggio, delle dotazioni finanziarie di parte corrente, nell'ambito delle spese rimodulabili di cui all'articolo 21, comma 5, lettera b), della medesima legge n. 196 del 2009, destinate alle spese di missione nell'ambito del pertinente programma di spesa e, comunque, della relativa missione dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze. Si intende corrispondentemente ridotto, per il medesimo anno, il limite di cui all'articolo 6, comma 12, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni.

6. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

________________

N.B. Approvato, nel testo emendato, il disegno di legge composto del solo articolo 1

EMENDAMENTI

1.100

PICCOLI

Approvato

Al comma 3, dopo le parole:«ad adottare», inserire le seguenti: «, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,».

1.200

TORRISI

Approvato

Al comma 4, sostituire le parole: «a decorrere dal 2016» con le seguenti: «a decorrere dall'anno 2017», le parole: «bilancio triennale 2016-2018» con le seguenti: «bilancio triennale 2017-2019» e le parole: «per l'anno 2016» con le seguenti: «per l'anno 2017».

        Sopprimere il comma 5.

DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Istituzione dell'anno ovidiano e celebrazione della ricorrenza dei duemila anni dalla morte di Ovidio (2304 -2355)

Risultante dall'unificazione dei disegni di legge:

Disposizioni per la celebrazione dei duemila anni dalla morte di Publio Ovidio Nasone (2304)

Istituzione dell'anno ovidiano e celebrazione della ricorrenza dei duemila anni dalla morte di Ovidio (2355)

ARTICOLI 1 E 2 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 1.

Approvato

(Finalità)

1. La Repubblica italiana, nell'ambito delle finalità di salvaguardia e promozione del proprio patrimonio culturale, storico, artistico e letterario, celebra la figura di Publio Ovidio Nasone nella ricorrenza dei duemila anni dalla sua morte, promuovendo e valorizzando la sua opera in ambito nazionale ed internazionale.

2. L'anno 2017, nel quale ricorrono i duemila anni dalla morte di Ovidio, è dichiarato «anno ovidiano».

Art. 2.

Approvato

(Interventi)

1. Lo Stato riconosce meritevoli di finanziamento i progetti di promozione, ricerca, tutela e diffusione della conoscenza della vita, dell'opera e dei luoghi legati alla figura di Ovidio, da realizzare negli anni 2017 e 2018, attraverso i seguenti interventi:

a) sostegno, anche in collaborazione con enti pubblici e privati, alle attività didattico-formative e culturali, con particolare riguardo allo sviluppo delle iniziative già in corso, volte a promuovere, in Italia e all'estero, la conoscenza della sua vita e della sua opera;

b) recupero, restauro e riordino del materiale storico e artistico ovidiano, con l'individuazione nella città di Sulmona di una sede idonea a ospitare il museo «Ovidio», per la collocazione e fruizione del suddetto materiale;

c) recupero edilizio e riorganizzazione dei luoghi legati alla sua vita e alla sua opera, situati sia nella città di Sulmona sia nella Valle Peligna, anche attraverso interventi di potenziamento delle strutture esistenti. Gli interventi di recupero edilizio e riorganizzazione dei luoghi possono comportare minimi aumenti di volumetria, soltanto ove essi risultino strettamente necessari all'adeguamento delle strutture. A tali iniziative è destinata una quota non inferiore al 20 per cento del contributo straordinario di cui all'articolo 4;

d) costituzione di un Parco letterario ovidiano, quale itinerario turistico-culturale;

e) realizzazione di un gemellaggio istituzionale tra la città di Sulmona e la città di Roma, luogo in cui soggiornò a lungo, e prosecuzione del gemellaggio esistente tra la città di Sulmona e la città di Costanza, in Romania, luogo del suo esilio;

f) promozione della ricerca in materia di studi ovidiani, anche attraverso la pubblicazione di materiali inediti e la previsione di borse di studio rivolte a studenti universitari e delle scuole secondarie di secondo grado;

g) realizzazione di ogni altra iniziativa utile per il conseguimento delle finalità della presente legge.

EMENDAMENTI

2.1

PETRAGLIA, BOCCHINO

Respinto

Al comma 1, lettera a), sopprimere le parole: «e privati».

2.2

PETRAGLIA, BOCCHINO

Respinto

Al comma 1, lettera c), sostituire le parole: «anche attraverso interventi di», con le seguenti: «attraverso interventi che non comportino aumenti di volumetria, anche mediante il».

2.4

PETRAGLIA, BOCCHINO

Respinto

Al comma 1, lettera d), aggiungere, in fine, le seguenti parole: «, prevedendo criteri di separazione per la gestione delle attività commerciali e culturali;».

2.5

PETRAGLIA, BOCCHINO

Respinto

Al comma 1, lettera f), sostituire le parole: «studenti universitari», con le seguenti: «studenti delle università statali» e dopo le parole: «scuole secondarie» aggiungere le seguenti: «pubbliche».

2.6

GOTOR

Respinto

Al comma 1, sopprimere la lettera g).

2.7

PETRAGLIA, BOCCHINO

Id. em. 2.6

Al comma 1, sopprimere la lettera g).

2.8

PETRAGLIA, BOCCHINO

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:

        «1-bis. Ai fini di cui al comma 1, lettera f), un terzo delle risorse del contributo straordinario di cui all'articolo 4 è destinato per una quota parte pari al 50 per cento interventi di sostegno alla ricerca in materia di studi classici latini nelle università statali e per la restante quota parte a borse di studio da attribuire agli studenti delle scuole pubbliche secondarie di secondo grado.

        1-ter. Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con proprio decreto da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, stabilisce i criteri e le modalità di assegnazione delle risorse di cui al comma 1-bis.».

2.9

PETRAGLIA, BOCCHINO

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. Gli interventi di cui alle lettere b), c) e d) del comma 1, nonché la successiva gestione delle attività ad essi riferibili sono affidati mediante procedure a evidenza pubblica, prevedendo particolari criteri di selezione volti al sostegno e alla valorizzazione della filiera e del settore produttivo locali».

ARTICOLO 3 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 3.

Approvato nel testo emendato

(Comitato promotore delle celebrazioni ovidiane)

1. Per le finalità di cui all'articolo 1 è istituito il Comitato promotore delle celebrazioni ovidiane, di seguito denominato «Comitato promotore», presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri o da un suo delegato. Il Comitato promotore è composto dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, o da loro delegati, dal presidente della regione Abruzzo, dal sindaco del comune di Sulmona, dal presidente della Destinazione turistica di Sulmona -- DMC Cuore dell'Appennino e da tre personalità di chiara fama della cultura e letteratura latina, esperti della vita e delle opere di Ovidio, nominati con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

2. Il Comitato promotore promuove, valorizza e diffonde, in Italia e all'estero, la conoscenza della vita e dell'opera di Ovidio mediante le iniziative di cui all'articolo 2, da realizzare avvalendosi del contributo straordinario di cui all'articolo 4.

3. Il Comitato promotore rimane in carica fino alla data del 31 dicembre 2018. Entro la predetta data, trasmette al Presidente del Consiglio dei ministri, ai fini dell'invio alle Camere, una relazione conclusiva sulle iniziative realizzate unitamente al rendiconto sull'utilizzazione dei contributi ricevuti.

4. Il Comitato promotore costituisce un Comitato scientifico, composto da non più di dieci personalità di chiara fama della cultura e della letteratura latina, esperti della vita e delle opere di Ovidio, che formula gli indirizzi generali per le iniziative di cui all'articolo 2. Sono componenti di diritto del Comitato scientifico i tre esperti nominati ai sensi del comma 1, tra i quali il Comitato elegge il proprio coordinatore.

5. Il Comitato promotore, sulla base degli indirizzi del Comitato scientifico, redige un programma delle attività, ne monitora l'attuazione e individua i soggetti attuatori di ogni specifica attività. A garanzia e tutela di trasparenza e pubblicità, il Comitato promotore provvede altresì, entro il 31 dicembre 2018, a pubblicare nel proprio sito web istituzionale la relazione conclusiva, insieme con gli atti e il rendiconto sull'utilizzazione dei contributi ricevuti.

6. Ai componenti dei Comitati di cui al presente articolo non sono riconosciuti compensi o gettoni di presenza comunque denominati. Eventuali costi di funzionamento dei Comitati, inclusi eventuali rimborsi delle spese di missione dei componenti, sono posti a carico del contributo straordinario di cui all'articolo 4.

7. Con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca è istituito un Comitato di giovani studiosi dell'opera ovidiana, di età inferiore a venticinque anni, denominato «Comitato dei cinquanta ovidiani», selezionati con un apposito bando da emanare entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Il Comitato dei cinquanta ovidiani formula proposte al Comitato promotore ed elegge al proprio interno tre rappresentanti che partecipano ai lavori del Comitato promotore senza diritto di voto. Il Comitato promotore può autorizzare la concessione ai componenti del Comitato dei cinquanta ovidiani di buoni studio per particolari iniziative volte all'approfondimento degli studi sulla vita e l'opera di Ovidio, a valere sul contributo straordinario di cui all'articolo 4.

EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO

3.1

PETRAGLIA, BOCCHINO

Respinto

Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: «dal Presidente del Consiglio dei ministri o da un suo delegato» con le seguenti: «da un membro eletto a maggioranza dei suoi componenti».

3.4

PETRAGLIA, BOCCHINO

Respinto

Al comma 1, secondo periodo, sopprimere le parole: «dal Presidente della Destinazione turistica di Sulmona - DMC Cuore dell'Appennino».

3.100

I Relatori

Approvato

Al comma 1, sostituire le parole: «presidente della Destinazione turistica di Sulmona - DMC Cuore dell'Appennino», con le seguenti: «presidente del Consiglio di amministrazione della DMC (Destination Management Company) - Terre d'amore in Abruzzo».

3.5

PETRAGLIA, BOCCHINO

Respinto

Al comma 1, secondo periodo, sostituire le parole da: «tre personalità di chiara fama» fino alla fine con le seguenti: «una personalità nominata entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sulla base del più alto livello di competenza culturale e professionale, verificato attraverso una valutazione per titoli ed esperienze maturate, che abbia svolto per un arco di tempo non inferiore a dieci anni attività di studio e ricerca nel settore degli studi ovidiani, due componenti selezionati dal Comitato promotore tra i membri del Comitato scientifico dell'associazione Amici del Certamen Ovidianum Sulmonense».

3.6

PETRAGLIA, BOCCHINO

Respinto

Al comma 1, secondo periodo, sostituire le parole: «tre personalità di chiara fama» con le seguenti: «due personalità di chiara fama».

        Conseguentemente, al comma 4 sostituire le parole: «tre esperti» con le seguenti: «due esperti».

3.9

PETRAGLIA, BOCCHINO

Respinto

Dopo il comma 1 inserire il seguente:

        «1-bis. Le decisioni del Comitato promotore sono assunte a maggioranza qualificata».

3.11

PETRAGLIA, BOCCHINO

Respinto

Sostituire il comma 4 con il seguente:

        «4. Il Comitato promotore di cui al comma 1 si avvale di un organo consultivo e propositivo, il Comitato scientifico, che formula gli indirizzi generali per le iniziative di cui all'articolo 2. I componenti del Comitato scientifico sono individuati dal Comitato promotore tra personalità di chiara fama della cultura e dell'arte letteraria italiana e latina, esperti della vita e delle opere di Ovidio e non possono essere anche membri del Comitato promotore».

3.12

PETRAGLIA, BOCCHINO

Respinto

Sostituire il comma 4 con il seguente:

        «4. Gli indirizzi generali per le iniziative di cui all'articolo 2 sono formulati da un Comitato scientifico, i cui membri sono nominati con decreto del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca sulla base del più alto livello di competenza culturale e professionale verificato attraverso una valutazione per titoli ed esperienze maturate. I membri del Comitato scientifico non possono contestualmente appartenere al Comitato promotore di cui al comma 1».

3.13

PETRAGLIA, BOCCHINO

Respinto

Al comma 4, al primo periodo, dopo le parole: «un Comitato scientifico» inserire le seguenti: «i cui membri vengono scelti sulla base del più alto livello di competenza culturale».

3.16

PETRAGLIA, BOCCHINO

Respinto

Al comma 6, sopprimere il secondo periodo.

3.18

PETRAGLIA, BOCCHINO

Respinto

Al comma 7, sostituire le parole: «di giovani studiosi dell'opera ovidiana, di età inferiore a venticinque anni» con le seguenti: «composto da studenti delle università statali e delle scuole secondarie pubbliche, studiosi».

3.19

PETRAGLIA, BOCCHINO

Ritirato e trasformato nell'odg G3.19

Al comma 7, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Tali buoni studio sono concessi tramite procedure pubbliche di comparazione dei titoli e delle esperienze maturate, differenziate sulla base dell'iscrizione dei componenti agli studi universitari o alle scuole secondarie di secondo grado.».

G3.19 (già em. 3.19)

PETRAGLIA, BOCCHINO

Non posto in votazione (*)

Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 2304-2355,

        impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 3.19.

________________

(*) Accolto dal Governo

ARTICOLO 4 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 4.

Approvato

(Contributo straordinario)

1. Per le iniziative celebrative dei duemila anni dalla morte di Publio Ovidio Nasone, di cui alla presente legge, è attribuito al Comitato promotore un contributo straordinario di 350.000 euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018. A valere sul predetto contributo straordinario il Comitato promotore provvede altresì alla realizzazione di un proprio sito web istituzionale.

EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO

4.1

PETRAGLIA, BOCCHINO

Ritirato e trasformato congiuntamente all'em. 4.2 nell'odg G4.1

Al comma 1, sostituire le parole: «350.000» con le seguenti: «4 milioni».

        Conseguentemente sostituire l'articolo 5 con il seguente:

        «Art. 5. - (Copertura finanziaria) - 1. All'onere di cui alla presente legge, pari a 4 milioni di euro per ciascun anno del biennio 2017 e 2018, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2015-2017, nell'ambito del programma ''Fondi di riserva e speciali'' della missione ''Fondi da ripartire'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2017, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze.

        2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio».

4.2

PETRAGLIA, BOCCHINO

Ritirato e trasformato congiuntamente all'em. 4.1 nell'odg G4.1

Al comma 1, sostituire le parole: «350.000» con le seguenti: «4 milioni».

        Conseguentemente all'articolo 5, comma 1, sostituire, ove ricorrano, le parole: «350.000 euro» con le seguenti: «4 milioni».

G4.1 (già emm. 4.1 e 4.2)

PETRAGLIA, BOCCHINO

Non posto in votazione (*)

Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 2304-2355,

        impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui agli emendamenti 4.1 e 4.2.

________________

(*) Accolto dal Governo

4.3

PELINO, GIRO, SIBILIA

Ritirato

Al comma 1, sostituire le parole: «350.000 euro», con le seguenti: «500.000 euro».

        Conseguentemente, all'articolo 5, sostituire il comma 1 con il seguente:

        «1. All'onere di cui alla presente legge derivante dal contributo di cui all'articolo 4, pari a 500.000 euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 349, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, per 500.000 euro per il 2017 e 500.000 euro per il 2018».

G4.100

MONTEVECCHI, SERRA, BLUNDO

V. testo 2

Il Senato,

            in sede d'esame del disegno di legge n. 2304-2355-A, recante Istituzione dell'anno ovidiano e celebrazione della ricorrenza dei duemila anni dalla morte di Ovidio,

        premesso che:

            l'articolo 4 del disegno di legge in esame stabilisce che, per le iniziative celebrative dei duemila anni dalla morte di Publio Ovidio Nasone, è prevista l'attribuzione al Comitato promotore di un contributo straordinario di 350.000 euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018;

            secondo quanto stabilito dall'articolo 5, all'onere derivante dal contributo di cui all'articolo 4, pari a 350.000 euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa, di cui all'articolo 1, comma 349, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di Stabilità 2016), per il funzionamento degli istituti afferenti al settore degli archivi e delle biblioteche, nonché degli altri istituti centrali e dotati di autonomia speciale di cui all'articolo 30, commi 1 e 2, lettera b), del regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 agosto 2014, n. 171, nello stato di previsione della spesa del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo;

        considerato che:

        vi sono attualmente all'esame delle Camere diversi provvedimenti di natura a vario titolo «celebrativa» e, nella fattispecie degli stanziamenti predisposti per le coperture finanziarie degli oneri, si ha:

            nell'Atto Senato 2227 - per le celebrazioni relative al 2018, decretato «anno rossiniano» in virtù del centocinquantenario della morte del musicista - è prevista l'attribuzione di un contributo straordinario (pari a 3,25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016 e 2017) finalizzato alla predisposizione e all'attuazione di un programma di interventi finanziari e di iniziative culturali, informative, scientifiche ed educative che comprendono anche l'acquisizione e il restauro di «luoghi rossiniani» nella provincia di Pesaro e Urbino. All'onere derivante, pari a 680.000 euro per l'anno 2018 e a 20.000 euro per l'anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 354, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 in particolare incidendo, nello stato di previsione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, sul finanziamento previsto per il funzionamento degli Istituti afferenti al settore museale;

            medesima copertura finanziaria è prevista a favore del disegno di legge Atto Senato 2810, recante disposizioni per la costituzione di tre Comitati nazionali finalizzati alle celebrazioni relative alla ricorrenza dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci e di Raffaello Sanzio, ricadenti rispettivamente nel 2019 e nel 2020, e dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, che avrà luogo nel 2021;

        valutato che:

            è evidente che i citati provvedimenti d'ordine culturale trovino coperture finanziarie mediante riduzioni nell'autorizzazione di spesa «interne» al medesimo comparto;

            il provvedimento in esame, dunque - insieme con quant'altro elencato nello specifico «celebrativo» - è, per quanto apparentemente circoscritto, un osservatorio privilegiato per riflettere su una visione d'insieme circa una strategia lungimirante di politica culturale e museale di ampio respiro nazionale, e su una politica di «servizio pubblico» per il cittadino;

            l'Italia che intende celebrare le sue «eccellenze», non dimentichiamolo, è il Paese in cui la lista della cancellazione di istituzioni culturali si va allungando da anni: dove a teatri disabitati, orchestre stabili divenute precarie, cinema chiusi, festival soppressi, zone archeologiche trascurate, monumenti o aree culturali che versano in un generale e insistito stato di degrado, rispondono solo gli appelli ripetuti a vuoto per salvarli o quanto meno per darne testimonianza e denunciarne lo stato di abbandono,

        impegna il Governo ad adottare opportune iniziative di carattere normativo, volte a favorire investimenti per la cultura in generale e, più nello specifico, a reperire risorse aggiuntive utilizzabili per le coperture finanziarie di singoli provvedimenti celebrativi, che pertanto non gravino su un comparto qual è quello relativo alla cultura tradizionalmente penalizzato da tagli, riduzioni e investimenti insufficienti.

G4.100 (testo 2)

MONTEVECCHI, SERRA, BLUNDO

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

            in sede d'esame del disegno di legge n. 2304-2355-A, recante Istituzione dell'anno ovidiano e celebrazione della ricorrenza dei duemila anni dalla morte di Ovidio,

        premesso che:

            l'articolo 4 del disegno di legge in esame stabilisce che, per le iniziative celebrative dei duemila anni dalla morte di Publio Ovidio Nasone, è prevista l'attribuzione al Comitato promotore di un contributo straordinario di 350.000 euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018;

            secondo quanto stabilito dall'articolo 5, all'onere derivante dal contributo di cui all'articolo 4, pari a 350.000 euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa, di cui all'articolo 1, comma 349, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di Stabilità 2016), per il funzionamento degli istituti afferenti al settore degli archivi e delle biblioteche, nonché degli altri istituti centrali e dotati di autonomia speciale di cui all'articolo 30, commi 1 e 2, lettera b), del regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 agosto 2014, n. 171, nello stato di previsione della spesa del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo;

        considerato che:

        vi sono attualmente all'esame delle Camere diversi provvedimenti di natura a vario titolo «celebrativa» che trovano coperture finanziarie mediante riduzioni nell'autorizzazione di spesa «interne» al medesimo comparto,

        impegna il Governo ad adottare, compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica, opportune iniziative di carattere normativo, volte a favorire investimenti per la cultura in generale e, più nello specifico, a reperire risorse aggiuntive nell'ambito della legge n. 420 del 1997.

________________

(*) Accolto dal Governo

ARTICOLO 5 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 5.

Approvato

(Copertura finanziaria)

1. All'onere di cui alla presente legge derivante dal contributo straordinario di cui all'articolo 4, pari a 350.000 euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 349, della legge 28 dicembre 2015, n. 208.

2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio .

Allegato B

Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 951-1082 e sui relativi emendamenti

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e i relativi emendamenti, trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo con le seguenti condizioni, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione:

- che all'articolo 1, comma 4, le parole: "a decorrere dal 2016" siano sostituite con le seguenti: "a decorrere dall'anno 2017"; che le parole: "bilancio triennale 2016-2018" siano sostituite con le seguenti: "bilancio triennale 2017-2019" e che le parole: "per l'anno 2016" siano sostituite con le seguenti: "per l'anno 2017";

- che all'articolo 1 sia soppresso il comma 5.

Sull'emendamento 1.100 esprime parere non ostativo.

Pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 2304-2355 e sui relativi emendamenti

La Commissione affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, esaminato il testo proposto all'Assemblea dalla Commissione di merito per il disegno di legge in titolo, nonché i relativi emendamenti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo.

La Commissione, programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.

In merito agli emendamenti, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 4.1, 4.2 e 4.3.

Esprime parere non ostativo su tutti i restanti emendamenti.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Airola, Amati, Anitori, Bubbico, Cattaneo, Chiavaroli, Chiti (dalle ore 11.45), Compagnone, D'Ambrosio Lettieri, Della Vedova, De Poli, Divina, D'Onghia, Fissore, Gentile, Manassero, Mancuso, Mangili, Marino Luigi, Monti, Nencini, Olivero, Piano, Pizzetti, Romano, Rubbia, Russo, Saggese, Santangelo, Scavone, Spilabotte, Stefani, Turano e Zin.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Casini, Sangalli e Stucchi, per attività della 3a Commissione permanente; Filippi, per attività dell'8a Commissione permanente; Albano, Buemi, Cardiello, Esposito Stefano, Falanga, Gaetti, Giarrusso, Giovanardi, Lumia, Marinello, Mineo, Mirabelli, Molinari, Moscardelli, Pagano, Perrone, Ricchiuti, Tomaselli e Vaccari, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere; Puglisi, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere; Nugnes, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati; Casson, Crimi, Esposito Giuseppe, Marton e Romani Paolo, per attività del Comitato Parlamentare per la sicurezza della Repubblica; De Pietro, Fattorini e Scalia, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa; Lanzillotta, per partecipare ad un incontro internazionale; Fazzone, Gambaro e Giro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Amoruso, per attività dell'Unione Interparlamentare.

Insindacabilità, richieste di deliberazione

L'Ufficio del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma, con lettera pervenuta il 20 settembre 2017, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 3, commi 4, 5 e 6, della legge 20 giugno 2003, n. 140, e ai fini di una eventuale deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione - copia degli atti di un procedimento penale (n. 29100/17 R.G.N.R. - n. 22426/17 R.G.GIP) nei confronti della senatrice Paola Taverna.

I predetti atti sono stati deferiti alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi degli articoli 34, comma 1, e 135 del Regolamento (Doc. IV-ter, n. 13).

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Onn. Ermini David, Ferranti Donatella, Verini Walter, Morani Alessia, Di Maio Marco, Fregolent Silvia, Fiano Emanuele, Lenzi Donata, Mariani Raffaella, Marchi Maino, Di Salvo Titti, Grassi Gerolamo, Marantelli Daniele, Vazio Franco, Rostan Michela, Iori Vanna, Parrini Dario, Richetti Matteo, Lattuca Enzo, Manfredi Massimiliano, Carra Marco, Carrozza Maria Chiara, Patriarca Edoardo, Rotta Alessia, Fabbri Marilena, Dal Moro Gian Pietro, Gasparini Daniela Matilde Maria, Malpezzi Simona Flavia, Amato Maria, Coccia Laura, De Menech Roger, Senaldi Angelo, Minnucci Emiliano, Moretto Sara, Donati Marco, Bergonzi Marco, Giacobbe Anna, Iacono Maria, Albini Tea, Carnevali Elena, Bragantini Paola, Marchetti Marco, Carella Renzo, D'Ottavio Umberto, Incerti Antonella, Capozzolo Sabrina, Rossi Paolo, Cani Emanuele, D'Arienzo Vincenzo, Becattini Lorenzo, Maestri Patrizia, Antezza Maria, Lodolini Emanuele, Giulietti Giampiero, Dallai Luigi, Campana Micaela, Venittelli Laura, Porta Fabio, Gadda Maria Chiara, Gandolfi Paolo, Piccolo Salvatore, Zardini Diego

Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale, concernenti i delitti di frode patrimoniale in danno di soggetti vulnerabili e di circonvenzione di persona incapace (2909)

(presentato in data 21/09/2017)

C.4130 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.40, C.257, C.407, C.4362).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatore Mazzoni Riccardo

Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (2905)

(presentato in data 19/09/2017);

senatore Del Barba Mauro

Disposizioni in materia di Home Sharing (2906)

(presentato in data 19/09/2017);

senatore Longo Fausto Guilherme

Disposizioni per favorire il diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero mediante l'introduzione del voto elettronico (2907)

(presentato in data 21/09/2017);

senatori Scavone Antonio, Compagnone Giuseppe, Barani Lucio, Amoruso Francesco Maria, D'Anna Vincenzo, Falanga Ciro, Gambaro Adele, Iurlaro Pietro, Langella Pietro, Longo Eva, Mazzoni Riccardo, Milo Antonio, Pagnoncelli Lionello Marco, Verdini Denis

Disposizioni per garantire la sicurezza, l'ordine pubblico e l'incolumità di cittadini ed operatori sanitari presso le strutture ospedaliere e i presidi ambulatoriali di guardia medica (2908)

(presentato in data 21/09/2017).

Indagini conoscitive, annunzio

La 11a Commissione permanente è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva sull'approfondimento di tematiche riguardanti l'impatto sul mercato del lavoro della quarta rivoluzione industriale.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Gaetti ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-03993 della senatrice Montevecchi ed altri.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 14 al 20 settembre 2017)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 179

ALBANO ed altri: sulla tempistica di realizzazione del progetto di ampliamento del tunnel di Tenda tra l'Italia e la Francia (4-05092) (risp. NENCINI, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

AMORUSO: sull'arresto di un cittadino italiano in Venezuela (4-07687) (risp. AMENDOLA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)

ANITORI ed altri: sul piano di riorganizzazione dei servizi della medicina di laboratorio del settore pubblico del Lazio (4-07304) (risp. LORENZIN, ministro della salute)

BERTOROTTA ed altri: sulla moria di bestiame in Tanzania, a causa della malattia denominata "East Coast fever" (4-06709) (risp. GIRO, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale)

BOTTICI ed altri: sull'inquinamento nella zona di Montale (Pistoia) (4-07540) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)

DONNO ed altri: sulla salvaguardia del lago Verbano (4-07417) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)

GAMBARO, BARANI: sulla salvaguardia del bosco dei Bregoli nel comune di Casalecchio di Reno (Bologna) (4-07880) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)

GIROTTO ed altri: sull'applicazione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, in linea con gli obiettivi europei (4-07908) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)

LIUZZI: sulla vendita della sede storica dell'Istituto italiano di cultura a Bruxelles (4-07790) (risp. AMENDOLA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)

MARINELLO: sul decesso presso il policlinico di Catania di un paziente per una malattia contratta in ospedale (4-07030) (risp. LORENZIN, ministro della salute)

MARTON ed altri: sulla realizzazione di alcuni chioschi nel centro storico di Monza (4-05809) (risp. BORLETTI DELL'ACQUA, sottosegretario di Stato per il beni e le attività culturali ed il turismo)

sulle modalità di iscrizione alle scuole (4-07331) (risp. FEDELI, ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca)

MORRA ed altri: sull'equiparazione tra personale della scuola e funzionario ministeriale presso l'ATP di Cosenza (4-07589) (risp. FEDELI, ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca)

ORELLANA: su iniziative in favore della mobilità ferroviaria delle persone con disabilità (4-08047) (risp. DELRIO, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

PETRAGLIA: sullo spiaggiamento di presunto materiale illecito lungo le coste della Toscana (4-07716) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)

RAZZI: sulla pericolosità di alcune gallerie presenti nella circonvallazione pescarese (4-07693) (risp. NENCINI, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

SONEGO: su un caso di sottrazione internazionale di minore (4-01367) (risp. AMENDOLA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)

su un caso di sottrazione internazionale di minore (4-06124) (risp. AMENDOLA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)

sulla reale possibilità di implementare i programmi di scambio scuola-lavoro di cui alla riforma detta "la Buona Scuola" (4-07262) (risp. FEDELI, ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca)

Mozioni

ORELLANA, PALERMO, LANIECE, Maurizio ROMANI, MOLINARI, BUEMI, Fausto Guilherme LONGO, BENCINI, URAS, STEFANO - Il Senato,

premesso che:

l'Assemblea costituente ha riconosciuto il ruolo della Provincia quale ente autonomo e politicamente rappresentativo, in possesso di capacità tecniche e funzionali più efficaci nel rispondere alle esigenze della popolazione rispetto agli altri enti locali e allo Stato medesimo;

tale impostazione è stata poi trasposta nella formulazione originaria dell'articolo 114 della Costituzione, ai sensi del quale la Repubblica si riparte in Regioni, Provincie e Comuni;

la riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione ha delineato un quadro delle funzioni e dei poteri dei Comuni e delle Province, nonché della loro organizzazione, non più esclusivamente rimesso alla statuizione della legge statale, individuando così una disciplina delle autonomie locali di rango costituzionale;

il processo di costituzionalizzazione degli enti locali non interessa, peraltro, solo le funzioni e l'organizzazione, ma anche, e forse principalmente, le fonti del diritto locale, quali statuto e regolamenti, per la prima volta espressamente indicate nella Costituzione;

difatti, da una parte il secondo comma dell'articolo 114 stabilisce che: "I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione"; dall'altra, ai sensi dell'articolo 117, sesto comma, "I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite";

è bene inoltre specificare, sia per gli statuti che per i regolamenti, che gli oggetti di disciplina non presentano un carattere meramente organizzativo, ma hanno un rilievo diretto nel processo di concretizzazione dei diritti degli amministrati;

tuttavia, in risposta all'aggravarsi della crisi finanziaria, la riforma delle Province è assurta a obiettivo cardine della XVI Legislatura, il cui precipuo scopo, soprattutto nella fase finale, è coinciso con la riduzione della spesa pubblica e del contenimento dei costi dell'apparato istituzionale e burocratico;

il primo provvedimento che ha perseguito l'obiettivo del depotenziamento e della progressiva dismissione delle Province è stato il decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici";

in particolare, all'articolo 23, ha disposto la cancellazione dell'elezione diretta degli organi provinciali di governo, la drastica riduzione del numero di consiglieri provinciali e la soppressione delle relative giunte, nonché un sostanziale svuotamento delle funzioni attribuite a tali enti, garantendo il mantenimento unicamente delle funzioni di indirizzo politico e di coordinamento delle attività dei Comuni nelle materie e nei limiti indicati con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze. Le restanti funzioni sarebbero dovute essere trasferite ai Comuni;

a seguito delle numerose critiche sollevate in proposito dalle Regioni, sono stati successivamente apportati dei correttivi tramite il decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, recante "Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario". Il decreto, all'articolo 17, pur ripristinando in capo alle Province parte delle originarie funzioni, dall'altra ha sancito una revisione dell'assetto di tali enti, incentrata sulla dimensione territoriale e sulla popolazione residente in ciascuna Provincia. La conseguente deliberazione del Consiglio dei ministri del 20 luglio 2012, ha indicato in 2.500 chilometri quadrati la dimensione minima e in 350.000 abitanti il numero minimo di residenti;

tali norme, nel tentativo di raggiungere l'obiettivo del contenimento della spesa pubblica, non hanno inciso sulle funzioni delle Province ma sul loro numero complessivo che, difatti, è passato da 86 a 54;

tuttavia, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 220 del 2013, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale sia dell'articolo 23 del decreto-legge n. 201 del 2011, sia degli articoli 17 e 18 del decreto-legge n. 95 del 2012;

premesso altresì che:

nel corso della XVII Legislatura il processo di riforma delle Province è ripreso con la legge n. 56 del 2014, recante "Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni" (cosiddetta legge Delrio), che, partendo da quanto espresso nella sentenza della Corte costituzionale, ha elaborato un complessivo riassetto della governance territoriale, non più basata su una riduzione meramente numerica, quanto sulla depoliticizzazione dell'ente garantita da due elementi, ossia l'elezione indiretta dei suoi organi di governo e la complessiva riduzione delle funzioni da esso esercitate;

le Province non sono più concepite come enti territoriali direttamente rappresentativi e, pertanto, titolari di funzioni amministrative cardine, ma divengono sede di raccordo e di coordinamento dell'azione dei Comuni compresi all'interno della circoscrizione, con funzioni suscettibili di assegnazione da parte del legislatore nazionale e regionale, ai sensi di quanto previsto dal comma 89, dell'art. 1;

la portata complessiva della legge n. 56 del 2014 ha, di fatto, eliminato le Province dal circuito di sovranità discendente dal combinato disposto degli articoli 1, 5 e 114 della Costituzione, per rispondere unicamente ad esigenze organizzative di buon andamento e di più razionale gestione di un limitato numero di funzioni amministrative, secondo principi esplicitamente orientati dal testo di riforma costituzionale approvato il 12 aprile 2016;

emblema della natura transitoria della legge Delrio è il comma 51, dell'art. 1, ai sensi del quale: "In attesa della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione e delle relative norme di attuazione, le province sono disciplinate dalla presente legge". Giova però ricordare che le disposizioni previste dalla legge hanno cominciato ad essere applicate immediatamente e già nell'autunno 2014 tutte le Province hanno provveduto al rinnovamento degli organi di governo tramite il nuovo meccanismo indiretto, hanno ridefinito le proprie funzioni e sono state oggetto di un processo di significativa riduzione delle risorse e mobilità del personale;

considerato che:

nonostante diverse sentenze della Corte costituzionale (rilevano in particolare le sentenze n. 50 del 2015, n. 202 e n. 205 del 2016) abbiano più volte affermato la costituzionalità dell'elezione indiretta degli organi di governo, nonché della riduzione delle funzioni e delle risorse umane e finanziarie, a seguito dell'esito del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, appare imprescindibile rivedere il testo della legge n. 56 del 2014, anche in virtù dei possibili profili di incostituzionalità derivanti da un assetto costituzionale immutato;

difatti, con specifico riferimento alla riduzione complessiva delle funzioni provinciali, quanto previsto dai commi 89, 90, 91, 92 e 95 dell'articolo 1 della legge Delrio, mal si concilia con il disposto degli articoli 117, 118 e 119 della Costituzione, che pongono una riserva di funzioni proprie a favore delle Province;

anche la consistente riduzione delle risorse umane e finanziarie, che avrebbe dovuto seguire contestualmente il processo di riordino delle funzioni, ma che di fatto ha seguito un percorso indipendente incardinato nella legge n. 190 del 2014 (legge di stabilità per il 2015), con specifico riferimento ai commi 418, 421-423 e 427 dell'art. 1, ha destato non poche perplessità a livello costituzionale, anche perché, in tale contesto, l'orientamento del giudice costituzionale è stato piuttosto ambivalente;

difatti, se con le citate sentenze n. 202 e n. 205 del 2016 la Corte ha legittimato il percorso di riordino delle funzioni e del personale provinciale intrapreso dal legislatore statale, con la sentenza n. 10 del 2016 la medesima Corte (in un giudizio incidentale avente ad oggetto una legge regionale che disponeva la radicale riduzione di risorse destinate alle Province non accompagnata da proposte di riorganizzazione dei servizi o da eventuale riallocazione delle funzioni a suo tempo trasferite) ha riconosciuto, tra l'altro, una duplice violazione dell'articolo 3 della Costituzione, sia in riferimento al principio di ragionevolezza, sia sotto il profilo del principio dell'uguaglianza sostanziale a causa dell'evidente pregiudizio al godimento dei diritti conseguente al mancato finanziamento dei servizi erogati alla collettività;

difatti, la Corte specifica che, pur tenendo conto del processo riorganizzativo generale delle Province che potrebbe condurre alla soppressione di queste ultime per effetto della riforma costituzionale all'epoca in itinere, l'esercizio delle funzioni a suo tempo conferite, così come obiettivamente configurato dalla legislazione vigente, deve essere correttamente attuato, indipendentemente dal soggetto che ne è temporalmente titolare, e comporta, soprattutto in un momento di transizione caratterizzato da plurime criticità, che il suo svolgimento non sia negativamente influenzato dalla complessità di tale processo di passaggio tra diversi modelli di gestione;

proprio in merito a quest'ultimo aspetto, si ricorda che pochi mesi dopo la bocciatura referendaria della riforma costituzionale, l'Unione delle Province italiane (UPI) ha aperto una fase di confronto con il Governo al fine di ottenere le risorse necessarie all'approvazione dei bilanci, molti dei quali in disequilibrio anche a causa degli ingenti prelievi destinati al contenimento della spesa pubblica;

pertanto, al fine di accertare i reali bisogni finanziari delle Province, anche alla luce delle funzioni fondamentali attribuite loro dalla legge n. 56 del 2014, il Governo ha avviato un processo di ricognizione di fabbisogni e costi standard. Al termine di questo lavoro di certificazione, portato avanti per conto del Ministero dell'economia e delle finanze dalla società SOSE (Soluzioni per il sistema economico SpA), è stato confermato un deficit finanziario complessivo pari a 650 milioni di euro;

considerato altresì che:

il decreto-legge n. 50 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2017, recante "Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo", all'articolo 20, stanzia unicamente 180 milioni di euro a fronte dei 650 milioni stimati dallo stesso Ministero dell'economia;

successivamente, l'articolo 15-quinquies, comma 2, del decreto-legge n. 91 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 123 del 2017, recante "Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno", ha stanziato ulteriori 72 milioni in favore di tali enti;

nonostante queste dotazioni "emergenziali", la quasi totalità delle Province avrà enormi difficoltà nel chiudere e approvare il bilancio di previsione 2017 e, di conseguenza, svolgere efficacemente il proprio ruolo nei confronti della cittadinanza,

impegna il Governo a favorire una sistemica revisione del disposto della legge n. 56 del 2014, non solo al fine di renderne il contenuto pienamente in linea con la Costituzione vigente, ma riportando al giusto equilibrio il nesso tra funzioni costituzionalmente riconosciute e risorse attribuite alle Province delle regioni a statuto ordinario, assicurando così i finanziamenti necessari a far fronte all'erogazione dei servizi essenziali alla cittadinanza.

(1-00832)

Interrogazioni

Stefano ESPOSITO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

Ferrovie del Sud Est e servizi automobilistici (FSE) è una società a responsabilità limitata, il cui capitale sociale è ad oggi integralmente detenuto da Ferrovie dello Stato italiane S.p.A. a seguito dell'operazione di trasferimento di partecipazioni, attuata in data 28 novembre 2016, precedentemente possedute dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

il servizio pubblico di trasporto locale su gomma e ferrovia è svolto da FSE sulla base di un contratto di pubblico servizio sottoscritto con la Regione Puglia in data 29 luglio 2009, il quale prevede il riconoscimento a FSE di un corrispettivo annuo in conto esercizio pari a circa 123,5 milioni di euro;

la durata di tale contratto di servizio è stata successivamente prorogata sino al 30 giugno 2018 con riferimento ai servizi di trasporto su strada e al 31 dicembre 2021 con riferimento a tutti gli altri servizi, giusta delibera della Giunta della Regione Puglia n. 1453/2013;

in considerazione della situazione economica e finanziaria, in data 12 gennaio 2017 FSE ha depositato ricorso per l'ammissione alla procedura di concordato preventivo con continuità aziendale ex art. 161, comma 6, della legge fallimentare, di cui al regio decreto n. 267 del 1942, dichiarata aperta dal Tribunale di Bari con decreto del 12 giugno 2017 e con convocazione dei creditori dinanzi al giudice delegato per il giorno 12 dicembre 2017;

attraverso le notizie apprese a mezzo stampa, le diverse denunce sindacali, i riscontri risultanti dalla relazione e due diligence report della gestione commissariale del 2016 pubblicate sul sito web del Ministero, risulterebbe che: a) FSE gestisce tuttora un rapporto contrattuale di somministrazione di personale interinale con la società Adecco Italia SpA da più di 3 anni, a fronte della scadenza al 2015 originariamente fissata fra le parti; b) FSE ha provveduto senza alcuna procedura di reclutamento all'assunzione a tempo indeterminato di n. 16 ex lavoratori delle società "Centro calcolo" e "Bit informatica", fornitrici di servizi informatici per FSE e segnalate nella relazione del commissario governativo, presumibilmente interessate da procedimenti penali in corso; c) FSE, a fronte di etero-finanziamenti pubblici, avrebbe utilizzato una cospicua parte dei fondi erogati dalla Regione Puglia in favore di dipendenti FSE, dei quali alcuni tuttora in organico con incarichi dirigenziali, a titolo di presunti compensi per attività di Registro ufficiale produttori o di supporto ad esso svolte all'interno dell'azienda medesima;

considerato, in particolare, che, per quanto risulta:

in data 1° aprile 2014, FSE, in persona dell'amministratore unico ingegner Fiorillo, concluse un contratto con l'agenzia interinale Adecco Italia SpA, avente una durata di 18 mesi, per la somministrazione di 25 conducenti;

non risulta che, successivamente, FSE abbia indetto una gara per l'assegnazione, mediante capitolato di appalto, della somministrazione. Diversamente, FSE avrebbe proceduto a prorogare il contratto con Adecco Italia SpA mediante atti successivi, anche in piena procedura di concordato preventivo, con richieste dall'amministratore delegato e direttore generale Andrea Mentasti, prevedendo, peraltro, un aumento progressivo del numero e della tipologia del personale inserito nonché dei costi derivanti;

all'inizio del 2017, FSE avrebbe, inoltre, proceduto ad inserire nella propria attività ulteriori 25 conducenti di autolinee, in aggiunta ai 70 già presenti ed inseriti a più riprese dal 2014, richiamando l'applicazione di un ulteriore contratto di somministrazione con Adecco Italia Spa del 2016 riguardante personale addetto alla manutenzione, anche questo oggetto delle successive proroghe disposte dall'attuale amministratore delegato. La procedura di selezione adottata sarebbe stata gestita direttamente da FSE, mediante una propria commissione interna di dirigenti, presieduta dal direttore operativo nonché direttore acquisti, che avrebbe rifiutato il rilascio agli interessati di copia dei verbali sottoscritti dagli stessi candidati, anche malgrado specifiche richieste formali di accesso agli atti;

considerato, altresì, che, a quanto risulta all'interrogante:

dalla relazione elaborata su incarico del commissario straordinario della FSE, Andrea Viero, del 19 marzo 2016, depositata presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nonché da ulteriori approfondimenti di cronaca giudiziaria, risulterebbe che l'amministratore unico della società abbia appaltato all'esterno attività fondamentali per la gestione aziendale con esborsi milionari. In tal senso, egli avrebbe pagato 42 milioni di euro a Centro calcolo per la gestione contabile delle buste paga, 30 milioni di euro a "Bit Informatica" per i biglietti e 10 milioni a "Eltel", oltre a 116 milioni di euro per i sistemi informativi e a 73 milioni per spese legali, amministrative e di consulenza;

pur in questa gravissima esposizione finanziaria, senz'altro già al vaglio dell'autorità giudiziaria, non è dato sapere perché l'attuale amministratore delegato e direttore generale di FSE Andrea Mentasti abbia deciso, a pochi giorni dalla presentazione del ricorso per l'ammissione al concordato (12 gennaio 2017), di caricare sui costi già dissestati di FSE ulteriori 16 unità amministrative con contratti a tempo indeterminato dal 1° gennaio 2017, tutti ex dipendenti delle società Centro calcolo e Bit informatica, surrettiziamente "licenziati" rispettivamente dalle due società alla vigilia della interruzione del rapporto di affidamento con FSE (dicembre 2015). Dette unità sarebbero state destinate dall'amministratore delegato nelle più disparate funzioni aziendali, dal legale all'amministrazione finanziaria dal personale alle attività di mera attività segretariale, tanto che il servizio di assistenza dei sistemi informativi risulterebbe ancora esternalizzato ad altra società (Eade srl);

considerato, ancora, che, per quanto risulta:

a fronte di finanziamenti sul PO FESR 2007-2013, FSE avrebbe utilizzato una cospicua parte dei fondi erogati dalla Regione Puglia in favore di propri dipendenti a titolo di presunti compensi per attività di Registro ufficiale produttori o di supporto ad esso all'interno della società, pratica non conforme alla normativa vigente in materia, con particolare riferimento al codice degli appalti, di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016;

tali compensi sarebbero stati percepiti a titolo di incentivo o compenso da personale anche con incarico dirigenziale, successivamente fuoriuscito dall'azienda e da altro tuttora in forza di FSE (avvocato Nicola Di Cosola), superando altresì il limite stabilito dall'art. 23-bis del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, in tema di compensi per gli amministratori e per i dipendenti delle società controllate dalle pubbliche amministrazioni;

tali oneri non sono stati riconosciuti dalla Regione Puglia e resteranno a carico dell'azienda per un ammontare plausibilmente stimabile in circa 11 milioni di euro;

ritenuto che la citata relazione del commissario straordinario ha esposto un quadro complessivamente grave, nel quale emergono storture anche in riferimento a sprechi di denaro, ulteriori incarichi ingiustificati anche con riferimento alla gestione dell'archivio storico di FSE,

si chiede di conoscere:

quale sia la valutazione del Ministro in indirizzo in merito alla relazione del commissario straordinario di FSE, Andrea Viero, e, dei fatti rappresentati dagli organi di stampa, nonché dall'interrogante;

se, nel corso della loro attività, i vertici di FSE abbiano riferito in ordine alle iniziative intraprese o abbiano promosso azioni volte a tutela dell'Azienda e degli interessi pubblici ed erariali;

quale sia il giudizio del Ministro sul comportamento e sulle attività poste in essere dagli amministratori di FSE, sulla ritualità e legittimità delle loro scelte di gestione, nonché sulle conseguenti responsabilità;

(3-03999)

D'ADDA, PUPPATO, ORELLANA, LANIECE, FRAVEZZI, MANASSERO, BIGNAMI, CANTINI, GRANAIOLA, FORNARO, CONTE, MASTRANGELI - Al Ministro della salute - Premesso che:

il talidomide è un farmaco ipnotico-sedativo che, negli anni '60, veniva somministrato alle donne come anti-nausea. In seguito alla comparsa di malformazioni, generalmente focomeliche, in bambini nati da madri che lo avevano assunto nel periodo di gravidanza, ne è stato dimostrato l'elevato effetto teratogeno ed il suo impiego è stato vietato;

la legge 24 dicembre 2007, n. 244, (legge finanziaria per il 2008), articolo 2, comma 363, ha previsto un indennizzo a favore dei soggetti affetti da sindrome derivante dal suddetto farmaco;

l'articolo 31, comma 1-bis, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, ha previsto, inoltre, che il predetto indennizzo sia riconosciuto ai soli soggetti affetti dalle patologie sopra indicate "nati negli anni dal 1959 al 1965";

inoltre, l'articolo 2 del decreto ministeriale 2 ottobre 2009, n. 163 ha disposto che per ottenere il citato beneficio è necessario presentare la domanda "entro il termine di dieci anni dalla data di entrata in vigore della legge 24 dicembre 2007, n. 244";

rilevato che a quanto risulta all'interrogante:

il Tribunale ordinario di Livorno ha sollevato, con ordinanza del 28 giugno 2016, n. 221, in riferimento agli articoli 3 e 38 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 31, comma 1-bis, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, nella parte in cui limita il riconoscimento dell'indennizzo, di cui all'articolo 2, comma 363, della legge n. 244 del 2007, spettante ai soggetti affetti da sindrome da talidomide, ai nati negli anni dal 1959 al 1965;

il decreto-legge n. 113 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 160 del 2016, ha pertanto introdotto nuove disposizioni in materia, prevedendo, in particolare, all'articolo 21-ter l'estensione anche per i nati nel 1958 e nel 1966, nonché ai soggetti che, in presenza di nesso causale tra l'assunzione del farmaco e le suddette malformazioni, presentino malformazioni compatibili con la sindrome citata;

il predetto articolo specifica che la tutela decorre dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge n. 113 del 2016, giorno successivo a quello della pubblicazione del provvedimento nella Gazzetta Ufficiale n. 194 del 20 agosto 2016;

per poter accedere all'indennizzo, tali ultimi soggetti dovranno attendere l'emanazione del regolamento attuativo da parte del Ministero della salute, con cui verranno definiti i criteri di inclusione e di esclusione delle malformazioni ai fini dell'accertamento del diritto all'indennizzo;

considerato che:

il Consiglio superiore di sanità ha reso in data 17 gennaio 2017 apposito parere sulle modifiche regolamentari da apportare ed è stato istituito un gruppo di lavoro congiunto con il Ministero della difesa per definire la redazione del nuovo regolamento;

il regolamento avrebbe dovuto essere approvato entro il 21 febbraio 2017;

a tutt'oggi detto regolamento non risulta ancora adottato, con grave pregiudizio per i soggetti beneficiari dell'indennizzo;

il 28 dicembre 2017 scadranno i termini utili per la presentazione della domanda di indennizzo da parte dei soggetti, di cui l'articolo 31, comma 1-bis, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207 richiamato in premessa,

si chiede di sapere quali siano i motivi che hanno impedito a tutt'oggi l'adozione del nuovo regolamento e se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover provvedere con la massima urgenza alla sua emanazione, per consentire a tutti i soggetti affetti da sindrome da talidomide di poter beneficiare dell'indennizzo che la legge loro riconosce.

(3-04001)

CERVELLINI, PETRAGLIA, DE PETRIS - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

la strada statale n. 1 "Aurelia" è, nel tratto tra la città di Grosseto ed il confine con la Regione Lazio, una delle strade più pericolose d'Italia, a causa soprattutto delle numerose intersezioni a raso e, in alcuni tratti, della presenza di una sola corsia per senso di marcia;

da tempo, il cosiddetto corridoio tirrenico è oggetto di conflitti e discussioni tra i cittadini e le istituzioni, senza che sia stata trovata una soluzione definitiva a garanzia della sicurezza dei cittadini, del diritto alla mobilità, della tutela dell'ambiente;

nel documento "Connettere l'Italia: fabbisogni e progetti di infrastrutture", allegato al documento di economia e finanza 2017, per il corridoio tirrenico Livorno - Civitavecchia si è scelta una project review del progetto autostradale con valutazione delle possibili alternative, inclusa la riqualifica dell'attuale infrastruttura extraurbana principale;

l'adeguamento e la messa in sicurezza dell'Aurelia, rispetto al tracciato autostradale, è a parere degli interroganti preferibile anche dal punto di vista idraulico e idrogeologico, poiché evita che sia sottratta preziosa superficie per casse di espansione e che siano create ulteriori barriere come nella zona già alluvionata di Albinia, e inoltre è un'opera urgente e non più procrastinabile;

il 17 maggio 2017 la Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per violazione del diritto dell'Unione, in merito alla proroga senza gara di appalto della concessione alla SAT, Società Autostrada Tirrenica SpA, per la costruzione e gestione dell'autostrada A12 Civitavecchia - Livorno;

il 14 settembre 2017 i tecnici Anas hanno presentato al competente assessorato della Regione Toscana, alla presenza dei sindaci dei comuni interessati, della camera di commercio e del presidente del parco della Maremma, la revisione del progetto della Tirrenica riguardante i lotti tra Grosseto e Ansedonia, per i quali si prefigura una soluzione strutturale analoga a quella del tratto nord (ovvero quello compreso tra Grosseto e San Pietro in Palazzi) con una carreggiata da 18,60 metri (anziché i 23 previsti per l'autostrada), senza intersezioni a raso e con la realizzazione di complanari e nessun pedaggio;

considerato che:

la revisione del progetto finalizzata all'adeguamento e messa in sicurezza della attuale Aurelia non dovrebbe a giudizio degli interroganti limitarsi al tratto tra Grosseto ed Ansedonia, ma dovrebbe comprendere anche l'intera parte all'interno del comune di Capalbio fino al confine con la Regione Lazio;

tale soluzione, più sostenibile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale, trova per la prima volta il consenso dei cittadini, delle istituzioni locali, delle forze politiche ed economiche del territorio,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno e urgente attivarsi affinché venga immediatamente revocata la proroga della concessione a SAT, per l'illegittimità del provvedimento e per la scarsa capacità di gestione dimostrata da SAT nel corso degli anni;

se intenda, inoltre, attivarsi affinché Anas definisca in tempi brevi, in collaborazione con la Regione Toscana e gli enti locali interessati, il progetto di messa in sicurezza e adeguamento della statale Aurelia e siano stanziate celermente le risorse necessarie per affidare la realizzazione dell'infrastruttura, rispondendo così alle esigenze del territorio e dei cittadini.

(3-04002)

TAVERNA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CRIMI, DONNO, GIARRUSSO, LEZZI, LUCIDI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA - Ai Ministri della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

l'art. 1, comma 1, legge 31 luglio 2017, n. 119 ha convertito in legge, con modificazioni, il decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, recante "Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci";

l'art. 1 del decreto-legge, come modificato in sede di conversione, al comma 1, prevede che, al fine di assicurare la tutela della salute pubblica e il mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza epidemiologia in termini di profilassi e di copertura vaccinale, "per i minori di età compresa tra zero e sedici anni e per tutti i minori stranieri non accompagnati sono obbligatorie e gratuite, in base alle specifiche indicazioni del Calendario vaccinale nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita, le vaccinazioni di seguito indicate: a) anti-poliomielitica; b) anti-difterica; c) anti-tetanica; d) anti-epatite B; e) anti-pertosse; f) anti-Haemophilus influenzae tipo b". Il comma 1-bis contempla che, per gli stessi fini del comma 1, "sono altresì obbligatorie e gratuite (...) le vaccinazioni di seguito indicate: a) anti-morbillo; b) anti-rosolia; c) anti-parotite; d) anti-varicella";

in virtù dell'art. 1, comma 2, sono esonerati dall'obbligo della relativa vaccinazione i soggetti la cui "immunizzazione a seguito di malattia naturale" risulti comprovata dalla notifica effettuata dal medico curante ovvero dagli esiti dell'analisi sierologica;

le vaccinazioni obbligatorie, come contemplato all'art 1, comma 3, "possono essere omesse o differite solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta";

l'art. 3, comma 1, specifica che i dirigenti scolastici delle istituzioni del sistema nazionale di istruzione, i responsabili dei servizi educativi per l'infanzia, dei centri di formazione professionale regionale e delle scuole private non paritarie sono tenuti a richiedere, all'atto dell'iscrizione del minore "la presentazione di idonea documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie indicate all'articolo 1, commi 1 e 1-bis, ovvero l'esonero, l'omissione o il differimento delle stesse in relazione a quanto previsto dall'articolo 1, commi 2 e 3, o la presentazione della formale richiesta di vaccinazione all'azienda sanitaria locale territorialmente competente". La mancata presentazione della predetta documentazione nei termini previsti è segnalata dai dirigenti scolastici all'azienda sanitaria locale, che, qualora non si sia già attivata in ordine alla violazione del medesimo obbligo vaccinale, provvede agli adempimenti di competenza e, ricorrendone i presupposti, a quelli di cui all'articolo 1, comma 4 (art. 3, comma 2);

limitatamente ai servizi educativi per l'infanzia e le scuole dell'infanzia, ivi incluse quelle private non paritarie, "la presentazione della documentazione costituisce requisito di accesso" (art. 3, comma 3);

l'art. 3-bis prevede che a decorrere dall'anno scolastico 2019/2020, il decreto introduce misure di semplificazione per gli adempienti vaccinali in funzione dell'iscrizione al sistema di istruzione. A regime, dunque, i dirigenti scolatici delle istituzioni del sistema nazionale di istruzione, i responsabili dei servizi educativi per l'infanzia, dei centri di formazione professionale regionale e delle scuole private non parificate, trasmettono "alle aziende sanitarie locali territorialmente competenti, entro il 10 marzo, l'elenco degli iscritti per l'anno scolastico", e tali elenchi sono restituiti dalle aziende sanitarie alle scuole "con l'indicazione dei soggetti che risultano non in regola con gli obblighi vaccinali, che non ricadono nelle condizioni di esonero, omissione o differimento delle vaccinazioni in relazione a quanto previsto dall'articolo 1, commi 2 e 3, e che non abbiano presentato formale richiesta di vaccinazione all'azienda sanitaria locale competente". A seguito di tali adempimenti, i genitori, i tutori o i soggetti affidatari dei minori indicati negli elenchi saranno convocati dalla scuola e invitati a depositare "la documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni ovvero l'esonero, l'omissione o il differimento delle stesse, in relazione a quanto previsto dall'art. 1, commi 2 e 3 o la presentazione della formale richiesta di vaccinazione all'azienda sanitaria locale territorialmente competente". La documentazione così prodotta o l'eventuale mancato deposito nel termine previsto saranno comunicati dalla scuola all'azienda sanitaria locale, per gli adempimenti previsti, anche di tipo sanzionatorio;

l'art. 5 precisa che al fine di consentire l'applicazione delle nuove disposizioni a partire dall'anno scolastico di prossima apertura, il medesimo decreto ha previsto una disciplina transitoria per l'anno 2017/2018, secondo la quale la documentazione prevista dall'art. 3, comma 1, deve essere presentata dai genitori dei minori alle scadenze previste (10 settembre 2017, per i servizi educativi e le scuole per l'infanzia, ivi incluse quelle private non paritarie; 31 ottobre 2017 per tutti gli altri gradi di istruzione). In particolare, "La documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie può essere sostituita dalla dichiarazione resa ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445; in tale caso, la documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie deve essere presentata entro il 10 marzo 2018";

inoltre, l'art. 3, comma 3-bis, del citato decreto-legge dispone che entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge gli operatori scolastici e sanitari presentino alle istituzioni presso le quali prestano servizio una dichiarazione sostitutiva resa ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 comprovante la propria situazione vaccinale;

considerato che a quanto risulta agli interroganti:

in data 16 agosto 2017, con prot. n. 1622, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Dipartimento per il sistema educativo e di istruzione e di formazione, ha emanato a riguardo una circolare, concernente "Prime indicazioni operative alle istituzioni scolastiche del Sistema nazionale di istruzione per l'applicazione del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, convertito con modificazioni dalla legge 31 luglio 2017, n. 119, recante "Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci"";

in pari data, con prot. n. 25233, anche il Ministero della salute ha emanato a riguardo una circolare, recante "Prime indicazioni operative per l'attuazione del decreto-legge n. 73 del 7 giugno 2017, convertito con modificazioni dalla legge 31 luglio 2017, n. 119, recante "Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci"";

in data 1° settembre 2017, con prot. n. 26382, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e il Ministero della salute, ad integrazione delle precedenti circolari del 16 agosto 2017, hanno emanato a riguardo una circolare congiunta concernente disposizioni per l'anno scolastico e il calendario annuale 2017/2018;

con le circolari del 16 agosto 2017 e del 1° settembre 2017, richiamate, il Ministero della salute ed il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca hanno dunque fornito le indicazioni in ordine all'applicazione del decreto-legge, specificando la documentazione idonea, da presentare agli istituti scolastici, per comprovare: a) l'effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie: copia del libretto delle vaccinazioni vidimato dal competente servizio della ASL oppure il certificato vaccinale rilasciato dalla ASL, oppure l'attestazione rilasciata dal competente servizio della ASL, che indichi se il soggetto sia in regola con le vaccinazioni obbligatorie previste per l'età; b) l'avvenuta immunizzazione a seguito di malattia naturale: copia della notifica di malattia infettiva effettuata alla ASL dal medico curante, come previsto dal decreto ministeriale 15 dicembre 1990 oppure attestazione di avvenuta immunizzazione a seguito di malattia naturale rilasciata dal Medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta del Sistema sanitario nazionale anche a seguito dell'effettuazione di un'analisi sierologica che dimostri la presenza di anticorpi protettivi o la pregressa malattia; c) l'omissione o il differimento delle vaccinazioni obbligatorie: attestazione rilasciata dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta del SSN, sulla base di idonea documentazione e in coerenza con le indicazioni fornite dal Ministero della salute e dall'ISS (Istituto superiore di sanità) in apposita guida; d) l'avvenuta prenotazione delle vaccinazioni obbligatorie non ancora effettuate: copia della formale richiesta di vaccinazione alla ASL territorialmente competente, secondo le modalità consentite dalla stessa ASL per la prenotazione oppure autocertificazione, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445;

le suddette circolari precisano altresì che sarà onere dei genitori/tutori/affidatari dei minori verificare che la documentazione prodotta non contenga informazioni ulteriori rispetto a quelle indispensabili per attestare l'espletamento degli adempimenti vaccinali;

le circolare del 16 agosto 2016 del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del Ministero della salute riportano, in allegato, i modelli di dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà, resa ai sensi dell'articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, sia in riferimento agli obblighi vaccinali dei minori e sia in riferimento agli obblighi previsti per gli operatori scolastici e gli operatori sanitari/sociosanitari di rendere una dichiarazione sostitutiva comprovante la propria situazione vaccinale, pur non sussistendo a riguardo alcun obbligo vaccinale;

risulta agli interroganti che i modelli di autocertificazione elaborati dai due Dicasteri siano in realtà difformi tra loro e recherebbero diffuse incongruenze, soprattutto in riferimento all'autocertificazione da rendersi da parte degli operatori scolastici e sanitari laddove mentre il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca fa esclusivo riferimento all'onere di autocertificare le vaccinazione previste nel decreto-legge citato, il Ministero della salute fa riferimento anche ad altre vaccinazioni non incluse nel decreto o a tutte le possibili vaccinazioni;

considerato inoltre che:

l'Autorità garante per la protezione dei dati personali (Garante Privacy) è intervenuta sul decreto-legge in questione, con provvedimento d'urgenza del presidente n. 365 del 1° settembre 2017 (emanato ai sensi dell'art. 5, comma 8, del regolamento n. 1/200 sull'organizzazione e il funzionamento dell'ufficio del Garante, stante l'impossibilità di convocare il collegio dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali) in riferimento alla trasmissione dei flussi informativi tra gli istituti scolastici e le ASL;

il Garante Privacy, all'uopo sollecitato dall'ufficio scolastico regionale per la Toscana, ha ritenuto ammissibile, ai sensi degli artt. 19, comma 2 e 39, comma 1 lett. a), del "Codice in materia di protezione dei dati personali" (decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196), solo la trasmissione degli elenchi dei minori iscritti da parte degli istituti scolastici e dei servizi educativi alle aziende sanitarie locali competenti per territorio e non viceversa, giacché le amministrazioni pubbliche possono comunicare ad altri soggetti pubblici dati personali, non aventi natura sensibile o giudiziaria, allorquando tale comunicazione, benché non sia prevista da una norma di legge o di regolamento (il legislatore ha, infatti, introdotto i predetti flussi informativi diretti tra scuole e aziende sanitarie solo a decorrere dall'anno scolastico 2019/2020), sia necessaria per lo svolgimento di funzioni istituzionali dell'amministrazione richiedente, verificando che tali finalità non possano essere altrimenti perseguite senza l'utilizzo dei dati oggetto della richiesta (si vedano gli artt. 18, comma, 2, 19, comma 2, e 39, del Codice);

l'art. 4-bis del decreto-legge. n. 73 del 2017, al fine di monitorare l'attuazione dei programmi vaccinali sul territorio nazionale, prevede che, con atto di natura regolamentare, sia istituita presso il Ministero della salute l'Anagrafe nazionale vaccini nella quale sono registrati i soggetti vaccinati e da sottoporre a vaccinazione, i soggetti già immunizzati per malattia e i soggetti per i quali la vaccinazione sia omessa o differita, nonché' le dosi e i tempi di somministrazione delle vaccinazioni effettuate e gli eventuali effetti indesiderati. L'anagrafe nazionale vaccini raccoglie i dati delle anagrafi regionali esistenti, i dati relativi alle notifiche effettuate dal medico curante nonché' i dati concernenti gli eventuali effetti indesiderati delle vaccinazioni;

considerato altresì che:

il decreto-legge n. 73 del 2017 dispone un imponente trasferimento e trattamento di dati idonei a rivelare lo stato di salute sia di minori che di adulti, con il coinvolgimento di numerose istituzioni pubbliche, senza che sia stata contemplato nel medesimo decreto alcun intervento del Garante della privacy né siano stati fatti specifici riferimenti al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196;

gli articoli 1 e 2 del suddetto Codice sanciscono il diritto di ciascuno alla protezione dei dati personali che lo riguardano e prevedono che il trattamento degli stessi si svolga nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità dell'interessato, con particolare riferimento alla riservatezza, all'identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali;

l'articolo 3 sancisce il principio di necessità nel trattamento dei dati, riducendo al minimo l'utilizzazione di dati personali e di dati identificativi, in modo da escluderne il trattamento quando le finalità perseguite nei singoli casi possono essere realizzate mediante, rispettivamente, dati anonimi od opportune modalità che permettano di identificare l'interessato solo in caso di necessità;

l'articolo 4 definisce "dati sensibili" quei dati personali idonei a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale;

l'articolo 11 sancisce la pertinenza, completezza e non eccedenza dei dati rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati;

l'articolo 18 nel disciplinare il trattamento di dati personali da parte di soggetti pubblici per lo svolgimento delle funzioni istituzionali precisa che il trattamento avviene nell'osservanza dei presupposti e dei i limiti stabiliti dal presente codice, anche in relazione alla diversa natura dei dati, nonché dalla legge e dai regolamenti e il successivo articolo 19 del Codice stesso precisa che la comunicazione da parte di un soggetto pubblico ad altri soggetti pubblici è ammessa quando è prevista da una norma di legge o di regolamento;

in particolare, l'articolo 20 stabilisce che il trattamento dei dati sensibili da parte di soggetti pubblici è consentito solo se autorizzato da espressa disposizione di legge, nella quale sono specificati i tipi di dati che possono essere trattati e di operazioni eseguibili e le finalità di rilevante interesse pubblico perseguite; nei casi in cui una disposizione di legge specifica la finalità di rilevante interesse pubblico, ma non i tipi di dati sensibili e di operazioni eseguibili, il trattamento è consentito solo in riferimento ai tipi di dati e di operazioni identificati e resi pubblici a cura dei soggetti che ne effettuano il trattamento, in relazione alle specifiche finalità perseguite nei singoli casi e nel rispetto dei principi di cui all'articolo 22, con atto di natura regolamentare adottato in conformità al parere espresso dal Garante, ai sensi dell'articolo 154, comma 1, lettera g), anche su schemi tipo;

il succitato articolo 20 prevede, altresì, che se il trattamento non è previsto espressamente da una disposizione di legge, i soggetti pubblici possono richiedere al Garante l'individuazione delle attività, tra quelle demandate ai medesimi soggetti dalla legge, che perseguono finalità di rilevante interesse pubblico e per le quali è conseguentemente autorizzato, ai sensi dell'articolo 26, comma 2, il trattamento dei dati sensibili. Il trattamento è consentito solo se il soggetto pubblico provvede altresì a identificare e rendere pubblici i tipi di dati e di operazioni eseguibili;

l'articolo 22 del Codice stabilisce che i soggetti pubblici conformano il trattamento dei dati sensibili e giudiziari secondo modalità volte a prevenire violazioni dei diritti, delle libertà fondamentali e della dignità dell'interessato; nel fornire l'informativa di cui all'articolo 13 i soggetti pubblici fanno espresso riferimento alla normativa che prevede gli obblighi o i compiti in base alla quale è effettuato il trattamento dei dati sensibili e giudiziari; i soggetti pubblici possono trattare solo i dati sensibili e giudiziari indispensabili per svolgere attività istituzionali che non possono essere adempiute, caso per caso, mediante il trattamento di dati anonimi o di dati personali di natura diversa; i dati sensibili e giudiziari sono raccolti, di regola, presso l'interessato; i soggetti pubblici verificano periodicamente l'esattezza e l'aggiornamento dei dati sensibili e giudiziari, nonché la loro pertinenza, completezza, non eccedenza e indispensabilità rispetto alle finalità perseguite nei singoli casi, anche con riferimento ai dati che l'interessato fornisce di propria iniziativa; il medesimo articolo precisa altresì che al fine di assicurare che i dati sensibili e giudiziari siano indispensabili rispetto agli obblighi e ai compiti loro attribuiti, i soggetti pubblici valutano specificamente il rapporto tra i dati e gli adempimenti. I dati che, anche a seguito delle verifiche, risultano eccedenti o non pertinenti o non indispensabili non possono essere utilizzati, salvo che per l'eventuale conservazione, a norma di legge, dell'atto o del documento che li contiene;

specifica attenzione è prestata per la verifica dell'indispensabilità dei dati sensibili e giudiziari riferiti a soggetti diversi da quelli cui si riferiscono direttamente le prestazioni o gli adempimenti. I dati sensibili e giudiziari contenuti in elenchi, registri o banche di dati, tenuti con l'ausilio di strumenti elettronici, sono trattati con tecniche di cifratura o mediante l'utilizzazione di codici identificativi o di altre soluzioni che, considerato il numero e la natura dei dati trattati, li rendono temporaneamente inintelligibili anche a chi è autorizzato ad accedervi e permettono di identificare gli interessati solo in caso di necessità;

l'articolo 22 altresì precisa che i dati idonei a rivelare lo stato di salute sono conservati separatamente da altri dati personali trattati per finalità che non richiedono il loro utilizzo e non possono essere diffusi. Rispetto ai dati sensibili e giudiziari indispensabili i soggetti pubblici sono autorizzati ad effettuare unicamente le operazioni di trattamento indispensabili per il perseguimento delle finalità per le quali il trattamento è consentito, anche quando i dati sono raccolti nello svolgimento di compiti di vigilanza, di controllo o ispettivi;

il Titolo V del Codice in materia di protezione dei dati personali è dedicato specificatamente al trattamento di dati personali in ambito sanitario, e contempla una disciplina specifica sull'informativa e sul consenso informato al trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute, nei casi in cui è necessario ai sensi del medesimo codice o di altra disposizione di legge, da effettuarsi adottando idonee misure per garantire, nell'organizzazione delle prestazioni e dei servizi, il rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali e della dignità degli interessati, nonché del segreto professionale; tra le diverse misure si evidenzia, altresì, la messa in atto di procedure, anche di formazione del personale, dirette a prevenire nei confronti di estranei un'esplicita correlazione tra l'interessato e reparti o strutture, indicativa dell'esistenza di un particolare stato di salute;

considerato infine che, a parere degli interroganti:

il decreto-legge n. 73 del 2017 non appare sostenuto, nel suo articolato, da alcun riferimento e/o dispositivo idoneo a garantire il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali nel trattamento dei dati atti a rivelare lo stato di salute di minori e adulti, laddove non è prevista alcuna "anonimizzazione" dei dati, né alcuna misura atta a rispettare il principio di necessità dei dati;

né il decreto né le circolari esplicative del medesimo sembrano garantire la pertinenza, completezza e non eccedenza dei dati rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati, con particolare riferimento anche ai dati idonei a rivelare lo stato di salute di operatori scolastici e operatori sanitari, stante l'assenza di alcun obbligo vaccinale in capo agli stessi e dunque la carenza di alcuna idonea motivazione che giustifichi tale trattamento di dati sensibili;

in particolare, il decreto-legge n. 73 del 2017 non appare sufficientemente esaustivo riguardo ai dati che possono essere trattati, con particolare riferimento soprattutto agli operatori scolastici e sanitari; tanto è vero che le circolari del Ministero della salute e del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca del 16 agosto 2017, negli allegati recanti i fac-simile di "dichiarazioni sostitutive dell'atto di notorietà", richiedono agli stessi operatori scolasti e sanitari dichiarazioni difformi riguardo le vaccinazioni eseguite (il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca chiede solo le vaccinazioni riferite al decreto-legge in questione, mentre il Ministero della salute richiede di autocertificare anche le vaccinazioni non previste nel decreto-legge stesso);

il decreto-legge e le circolari esplicative non specificano le operazioni eseguibili e le finalità di rilevante interesse pubblico perseguite per tutti i dati sensibili richiesti (com'è il caso degli operatori scolastici e sanitari) talché il trattamento dovrebbe essere consentito, solo previa adozione di un atto di natura regolamentare adottato in conformità al parere espresso dal Garante della privacy ai sensi dell'articolo 154, comma 1, lettera g), anche su schemi tipo e nel rispetto di quanto previsto all'articolo 22, ossia l'adozione di modalità volte a prevenire violazioni dei diritti, delle libertà fondamentali e della dignità dell'interessato;

le succitate circolari ministeriali peraltro trasferiscono sui genitori l'onere di verificare che la documentazione prodotta agli istituti scolastici non contenga informazioni ulteriori rispetto a quelle indispensabili per attestare l'adempimento vaccinale (circolare del 1° settembre 2017), in contrasto con quanto esplicitamente previsto all'articolo 22 del Codice ai sensi del quale "al fine di assicurare che i dati sensibili e giudiziari siano indispensabili rispetto agli obblighi e ai compiti loro attribuiti, i soggetti pubblici valutano specificamente il rapporto tra i dati e gli adempimenti";

il decreto-legge n. 73 del 2017 e le circolari esplicative non hanno fornito alcuna indicazione sulla necessità che i dati debbano essere trattati con tecniche di cifratura o mediante l'utilizzazione di codici identificativi o di altre soluzioni che, considerato il numero e la natura dei dati trattati, li rendono temporaneamente inintelligibili anche a chi è autorizzato ad accedervi e permettono di identificare gli interessati solo in caso di necessità, né è stata fornita alcuna indicazione sulla necessità di conservare i dati idonei a rivelare lo stato di salute separatamente da altri dati personali trattati per finalità che non richiedono il loro utilizzo e non possono essere diffusi;

il decreto-legge n. 73 del 2017 e le circolari esplicative non prevedono alcuna disciplina specifica che, quanto meno in analogia con quanto disciplinato al Titolo V del Codice, dedicato specificatamente al trattamento di dati personali in ambito sanitario, contempli un'informativa e il consenso informato al trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute, da effettuarsi adottando anche idonee misure per garantire, nell'organizzazione delle prestazioni e dei servizi, il rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali e della dignità degli interessati, nonché del segreto professionale;

il decreto-legge n. 73 del 2017, nella parte in cui dispone che i dirigenti scolastici nella formazione delle classi tengano conto della presenza di bambini non vaccinati, contemplando dunque anche la necessità di spostamento dei minori da una classe all'altra, sembra violare il rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali e della dignità degli interessati laddove tali misure o spostamenti determinerebbero nei confronti di estranei la possibilità di correlare all'interessato l'esistenza di un particolare stato di salute,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se non ritengano sia necessario adottare ogni misura, nell'ambito delle proprie competenze, utile a rendere il trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute, in applicazione della legge n. 119 del 2017, conforme alle disposizioni vigenti;

se, per le medesime finalità, non ritengano sia necessario richiedere un parere al Garante Privacy, in riferimento agli atti di propria competenza, considerando che non risulta sia stata condotta alcuna consultazione preliminare all'adozione del decreto-legge n. 73 del 2017 o alle successive circolari esplicative, pur essendo tali provvedimenti suscettibili di incidere diffusamente sulle materie disciplinate dal Codice della privacy.

(3-04003)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

SCALIA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

l'ufficio della motorizzazione civile di Frosinone, già storicamente sotto organico, nell'ultimo periodo è stato oggetto di delicate vicende giudiziarie, che ne hanno ulteriormente ridotto la quantità e la qualità dei servizi erogati;

la situazione che si è venuta a determinare è tale per cui, come sostengono anche le forze sindacali, i mezzi di comunicazione e gli operatori che usufruiscono dei servizi, si è di fronte ad un vero e proprio collasso di tale ufficio, che oramai rischia la chiusura;

per cercare di rappresentare la situazione, si segnala che nell'ultimo periodo, su circa 1.600 domande presentate per l'ammissione a sostenere l'esame teorico, tra queste molte domande da parte di candidati che necessitano di patenti professionali, l'ufficio ha aperto sedute a poco più di 500 candidati; grandi difficoltà si registrano anche per gli esami di guida, a causa del taglio di circa la metà delle sedute richieste per le revisioni annuali (dalla richiesta al controllo tecnico del veicolo occorrono dai 6 ai 10 mesi) e per il taglio del 50 per cento del numero di sedute dei centri di revisione;

una situazione molto difficile che rischia in tempi brevissimi di aggravarsi ulteriormente con pesanti ripercussioni per i dipendenti, per i cittadini, per le aziende di trasporto e per gli operatori del settore;

considerato che:

la provincia di Frosinone si compone di 91 comuni, ha una popolazione di poco meno di 500.000 abitanti e con le sue 1.438 imprese per 6.005 addetti è una tra le provincie italiane con il maggior numero di aziende di autotrasporto, un settore vitale per l'economia dell'intera provincia;

nella stessa provincia sono attualmente presenti circa 60 autoscuole che occupano circa 200 persone, tra titolari e dipendenti, oltre a 100 studi di consulenza per la circolazione dei mezzi di trasporto che occupano 200 persone e decine di centri di revisione autorizzati con i loro dipendenti,

si chiede di sapere quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare, affinché nella provincia di Frosinone, già segnata da una profonda crisi industriale e occupazionale a cui con abnegazione si sta ponendo rimedio, venga rapidamente ristabilito un livello di efficacia e di efficienza dei servizi erogati dall'ufficio della motorizzazione civile, al fine di tutelare i diritti dei cittadini e l'economia di tale provincia.

(3-04000)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

LO MORO, GUERRA, DE PETRIS, RICCHIUTI, BAROZZINO, BATTISTA, BOCCHINO, CAMPANELLA, CASSON, CERVELLINI, CORSINI, DIRINDIN, FORNARO, GATTI, GOTOR, GRANAIOLA, MIGLIAVACCA, PEGORER, PETRAGLIA, SONEGO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

da tempo è emerso un fenomeno, assai rilevante anche per i risvolti giudiziari, di cui sono state e continuano ad essere protagoniste donne che si ribellano al contesto mafioso in cui sono inserite (per nascita o per matrimonio) e si allontanano anche fisicamente dalle famiglie di appartenenza. Si tratta per lo più di giovani donne, spesso con figli piccoli, che con la loro scelta hanno messo e mettono in grave rischio la loro stessa vita;

sono numerosi i casi di donne in fuga da un destino di criminalità e di sangue che non ritengono più accettabile per sé e per i propri figli. Molti dei loro nomi sono diventati dei simboli della battaglia contro la criminalità organizzata. È così, per esempio, con riferimento alla Sicilia, per la giovanissima Rita Atria, morta suicida dopo la strage di via d'Amelio e rinnegata dalla stessa madre, e per Carmela Ioculano, moglie di un boss, che, dopo aver ella stessa compiuto i delitti commissionati dal clan, ha trovato la forza di collaborare nelle parole delle sue figlie bambine che non volevano appartenere ad una famiglia di mafia. È così anche per le calabresi Lea Garofalo, Giuseppina Pesce, Tina Buccafusca e Concetta Cacciolla che con le loro scelte coraggiose, pagate a caro prezzo, hanno acceso la speranza di poter, dall'interno, fare breccia sull'omertà delle famiglie 'ndranghetiste;

nella maggior parte dei casi, si tratta di donne che iniziano un percorso di collaborazione con lo Stato, riferendo o rendendo testimonianza su fatti delittuosi in cui sono state coinvolte o di cui comunque sono venute a conoscenza. Per questi casi sono applicabili le norme sui collaboratori di giustizia o quelle sui testimoni di giustizia che andrebbero meglio calibrate, tenendo conto del fatto che per lo più si tratta di donne con figli in giovane età e che la tutela coinvolge pertanto non singole individualità, ma nuclei familiari;

cominciano però ad emergere casi di donne in fuga per le quali, a legislazione vigente, non risulta applicabile alcuna tutela, trattandosi di soggetti non qualificabili come collaboratori o testimoni di giustizia. Per questi casi non sono previsti né la possibilità di un cambio di identità né altre tutele particolari, tanto che, per quanto è dato sapere, di loro si occupano non le istituzioni pubbliche, ma solo associazioni come "Libera" o la Caritas;

tale stato di cose non garantisce risposte adeguate che richiedono interventi pubblici sia sotto il profilo della tutela che sotto il profilo dell'assistenza. Gli interventi di quest'ultimo tipo, tra l'altro, non possono essere lasciati per competenza agli enti territoriali, per la circostanza evidente che si tratta di persone che lasciano il contesto di appartenenza per lo più senza una destinazione precisa e duratura sul piano temporale;

è evidente l'importanza non solo simbolica delle scelte compiute da queste donne coraggiose che sfidano contesti familiari criminali, minandone la compattezza, e pagano il prezzo di vivere e far vivere ai loro figli una vita da fantasmi. È anche evidente che le scelte da loro effettuate dovrebbero essere sostenute e aiutate anche per l'effetto destabilizzante che hanno su famiglie che si reggono sulla coesione interna e sull'omertà;

recentemente, soggetti qualificati, per ruolo ed esperienza, come il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Cafiero De Raho, hanno invocato un intervento pubblico in materia. E in effetti, già a legislazione vigente, c'è spazio per un intervento dello Stato capace di affrontare il tema e di contribuire alla costruzione di un progetto che dia delle risposte, anche sperimentali, ponendo le basi eventualmente per mirati interventi legislativi,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza del fenomeno in crescita di donne in fuga da contesti di criminalità organizzata che si trovano senza alcuna assistenza o tutela, non potendo essere qualificate come collaboratrici o testimoni di giustizia;

se siano state già poste in essere azioni positive per affrontare il problema e sostenere le scelte coraggiose di donne che, con il loro comportamento, mettono a serio rischio la solidità e la coesione delle famiglie mafiose e danno così un contributo importante al contrasto della criminalità organizzata;

in caso contrario, se non si ravvisi l'urgenza di valutare quali azioni porre in essere e di avviare progetti, anche sperimentali, che aiutino da subito queste donne.

(4-08084)

GIBIINO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

la città di Catania, in ragione della peculiare collocazione geografica, sta affrontando, più di altre realtà territoriali, i disagi derivanti dalle migrazioni di popolazioni provenienti dall'Africa e dall'Asia;

l'assoluta imprevedibilità delle dimensioni di tale fenomeno ha trovato la città e le istituzioni locali del tutto impreparate ad affrontare la situazione di emergenza attraverso scelte che, da un lato, tenessero conto della necessità di una razionale distribuzione sul territorio cittadino della popolazione immigrata e, dall'altro, fossero in linea con il piano di sviluppo urbanistico e di riqualificazione sociale dei singoli quartieri cittadini;

in assenza di tali indispensabili accorgimenti politici, la città di Catania assisterebbe inerme alla scelta delle popolazioni migranti di inurbarsi, con i propri usi e costumi, nella zona di perimetro alla centralissima arteria cittadina del " Corso Sicilia";

corso Sicilia si sviluppa dal centro storico della città, e lo stesso, secondo la volontà politica della comunità locale, per come espressa dal piano regolatore di Catania, doveva costituire il suo cuore economico pulsante. Infatti, hanno lì sede tutte le direzioni compartimentali per la Sicilia orientale dei principali istituti di credito ed assicurativi; alle spalle del corso, si trova il mercato storico "fiera di Catania", fonte di sostentamento di un significativo numero di famiglie di commercianti e lavoratori dell'indotto, e irrinunciabile tappa di ogni itinerario turistico;

in ragione della centralità del quartiere e del prestigio delle attività professionali qui espletate, il corso Sicilia ha vissuto, nel suo sviluppo originario, l'insediamento urbano di una borghesia strutturata, composta da professionisti e imprenditori che nel quartiere hanno trovato, sostenendo onerosi investimenti immobiliari, residenza e domicilio professionale;

considerato che:

nelle quasi totalità dei casi le comunità allogene di corso Sicilia, come testimoniato dagli organi di informazione, invece di tentare un utile percorso di integrazione sociale sarebbero sostanzialmente dedite ad attività illecite che spaziano dall'ambulantato abusivo finalizzato alla commercializzazione, su larga scala, di merce di contrabbando ovvero oggetto di falsificazione commerciale, allo sfruttamento della prostituzione mediante la riduzione in schiavitù di donne anche minorenni, al traffico di sostanze stupefacenti;

come riportato dagli organi di stampa, il proliferare della commercializzazione abusiva di articoli contraffatti avrebbe suscitato il palese malumore dei commercianti locali i quali, oltre a sopportare gli oneri di concessione di autorizzazioni e licenze, gli oneri tributari e fiscali, devono affrontare la concorrenza sleale di soggetti che vendono prodotti "taroccati" senza avere licenza alcuna ed esenti da imposte e tributi;

la conflittualità tra i venditori italiani e gli abusivi stranieri sarebbe sfociata nel mese di agosto 2017, in due gravissimi episodi di violenza che avrebbero profondamente turbato l'opinione pubblica e la popolazione residente; in entrambi i casi è del tutto mancata un'attività di controllo del territorio da parte delle forze dell'ordine e della polizia locale;

le bancarelle dei venditori extracomunitari abusivi occupano illegalmente, per centinaia di metri, i portici di corso Sicilia, rendendo difficoltoso alla cittadinanza il passeggio sui marciapiedi ed impossibile la visione delle vetrine degli esistenti esercizi commerciali;

a causa di tale perenne occupazione abusiva, molti esercenti hanno preferito trasferire la propria attività in altra aerea della città, preferendo abbandonare una zona in cui è ormai impossibile operare in condizioni di legalità e sicurezza;

vani ed improduttivi sarebbero risultati tutti i tentativi posti in essere dalle forze dell'ordine; infatti, i venditori abusivi extracomunitari, momentaneamente sgomberati con sporadiche operazioni di polizia, ritornerebbero sui luoghi imponendo le loro attività illecite certi della loro sostanziale impunità;

altra piaga che affligge la zona, a seguito degli incontrollati flussi di migrazione, è quella della prostituzione. Durante la notte, e fino alle prime ore del mattino, il quartiere è "presidiato" da centinaia di giovani prostitute, per lo più di origine nigeriana, che non solo adescano il cliente per strada ma, addirittura, consumano il rapporto sessuale sulla pubblica via incuranti delle famiglie che vivono nel quartiere;

le operazioni di contrasto a tale increscioso fenomeno, purtroppo rare per scarsità di uomini di mezzi, poste in essere dalle forze di polizia, avrebbero accertato che le ragazze sono ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi da feroci organizzazioni criminali costituite dagli immigrati clandestini, che organizzerebbero il viaggio, in concorso con le organizzazioni di "scafisti", dai Paesi d'origine delle malcapitate donne;

tali attività di sfruttamento, compiute nelle ore notturne, oltre a mortificare il decoro del quartiere hanno letteralmente "tolto il sonno" agli abitanti. Le risse tra le prostitute, tra prostitute e clienti, tra clienti, tra prostitute e sfruttatori sarebbero ripetute. Al mattino le strade apparirebbero coperte da un tappeto di anticoncezionali che l'inefficiente servizio di nettezza urbana comunale trascura di raccogliere;

le chiamate notturne, puntualmente effettuate, alle centrali operative delle forze dell'ordine rimarrebbero sostanzialmente inevase per mancanza di uomini e mezzi da inviare sui luoghi, e di conseguenza gli abitanti del corso Sicilia sono quasi rassegnati a subire tale incredibile situazione;

la zona sarebbe ulteriormente umiliata dall'accampamento notturno di diverse decine di extracomunitari, verosimilmente fuggiti dai locali centri di accoglienza, che già dalle prime ore della sera, utilizzerebbero i portici del corso Sicilia e della vicina piazza della Repubblica come dormitorio e luogo adibito al soddisfacimento dei loro bisogni corporali alla vista dei residenti;

da quanto sopra, emerge chiaramente che nel quartiere si siano insediati migliaia di extracomunitari, per lo più dediti ad attività illecite, sprovvisti di regolare permesso di soggiorno o di altro titolo che ne legittimi la permanenza sul territorio italiano;

è evidente come, a causa della cattiva gestione dell'emergenza "immigrazione", i residenti, i commercianti e i lavoratori di corso Sicilia abbiano subito un deciso peggioramento del livello della qualità della vita. In particolare, è oramai impossibile girare con tranquillità nel quartiere senza il timore costante di subire azioni delittuose da parte di criminali e vagabondi, è gravemente peggiorata la situazione igienico-sanitaria, la quiete e la tranquillità pubblica sono praticamente inesistenti;

di conseguenza, sarebbero crollati gli investimenti immobiliari ed economici nel quartiere. Il valore degli immobili residenziali e di quelli adibiti ad ufficio sarebbe più che dimezzato. Numerose famiglie che avrebbero investito tutti i loro risparmi nell'acquisto della prima casa avrebbero avuto, attesa l'incapacità delle istituzioni nella gestione di tale emergenza, danni per diverse centinaia di migliaia di euro. L'apertura di attività commerciali sarebbe calata notevolmente, ad eccezione di quelle clandestine, e molte già esistenti cesserebbero;

evidenziato che:

l'unico presidio di polizia previsto sul territorio il commissariato sezionale di pubblica sicurezza "Centrale" è allocato nella non lontana zona del teatro Massimo. Tale commissariato versa in uno stato di grave carenza di personale e la sua dimensione e struttura funzionale sono del tutto inadeguate ad arginare l'emergenza di ordine e di sicurezza pubblica. Inoltre sul commissariato Centrale graverebbero tutti i servizi di ordine pubblico per ogni manifestazione nel centro storico nonché i servizi di vigilanza agli uffici giudiziari di Catania, determinando così l'impossibilità di impiego di uomini nel necessario controllo del territorio;

gli abitanti del quartiere avrebbero chiesto al Comune di Catania la dichiarazione dello stato di emergenza atteso che lo Stato italiano sembrerebbe avere perso la propria sovranità nazionale sulla zona oramai del tutto abbandonata all'illegalità diffusa,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della grave situazione descritta e quali iniziative immediate e concrete intenda approntare per fare fronte all'emergenza di ordine e sicurezza pubblica della città di Catania;

se non intenda provvedere, con la massima urgenza, all'istituzione nella città di Catania di un commissariato di Polizia "fiera-Corso Sicilia", con una dotazione di organico sufficiente a ripristinare nel quartiere legalità, ordine e sicurezza;

se non ritenga opportuno rivedere le politiche dell'immigrazione, pensando ad una gestione che veda il coinvolgimento delle comunità e delle istituzioni locali al fine di evitare che, attraverso insediamenti spontanei e non programmati, si creino situazioni di forte conflittualità tra migranti e popolazione residente;

se non ritenga opportuno predisporre delle misure di esenzione fiscale e tributaria ovvero di risarcimento per tutti i residenti del quartiere di corso Sicilia che hanno subito, per fattori a loro del tutto estranei, un ingiusto deperimento dei loro investimenti immobiliari.

(4-08085)

STEFANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

si apprende da organi di stampa la notizia della proposta di nomina a giudice della Corte dei conti di un attivista e dirigente di partito della principale componente politica del Governo. Il professore docente della Scuola nazionale dell'amministrazione, alla sapienza e a Pisa, si è distinto per la campagna di delegittimazione dei referendum regionali per l'autonomia della Lombardia e del Veneto, attraverso due ricorsi innanzi al Tar;

di recente, l'organo anticorruzione del Consiglio d'Europa è intervenuto raccomandando all'Italia di introdurre leggi che pongano limiti più stringenti per la partecipazione dei magistrati alla politica;

la legislazione italiana, infatti, contiene ancora diverse lacune e contraddizioni che contribuiscono a sollevare dubbi per quanto concerne la separazione dei poteri e la necessaria indipendenza ed imparzialità dei giudici. L'organismo europeo stigmatizza l'effetto negativo che qualsiasi presunta politicizzazione della professione possa avere sulla percezione che i cittadini hanno dell'indipendenza dell'intera magistratura;

al fine di evitare che il sentimento dell'antipolitica e di disaffezione da parte dei cittadini verso le istituzioni possa continuare ad alimentarsi, è necessario che, in merito alle nomine fiduciarie che spettano all'Esecutivo per incarichi istituzionali sulla trasparenza, l'indipendenza e l'autonomia, non si proceda seguendo logiche partitiche fondate sull'apparenza politica,

si chiede di sapere quali provvedimenti di competenza il Governo intenda adottare, al fine di introdurre nel nostro ordinamento disposizioni normative chiare che garantiscano, da un lato, la trasparenza e l'indipendenza degli organi predisposti all'esercizio della giustizia e, dall'altro, che impongano un'effettiva separazione dei poteri, principio fondamentale del nostro sistema costituzionale.

(4-08086)

LUMIA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

nel nostro Paese la produzione di grano duro ha ripreso fiato con la valorizzazione della qualità delle nostre varietà territoriali che incontrano sempre più i favori dei consumatori in Italia e nel mondo;

come emerge purtroppo da diverse notizie di stampa ogni anno, subito dopo la mietitura e trebbiatura del grano in Italia, cominciano ad arrivare, soprattutto nei porti pugliesi e siciliani, navi cariche di grano duro, spesso di qualità scadente e in pessime condizioni di trasporto, con la conseguenza che il prezzo del grano duro prodotto nel Sud Italia subisce un crollo irreparabile, portando così gli agricoltori del Mezzogiorno a non veder equamente remunerato il valore commerciale della propria produzione;

il grano proveniente dall'estero stipato nelle navi infatti, oltre ad aver subito trattamenti antiparassitari, diserbanti e pesticidi, durante il viaggio di trasporto è soggetto ad altri numerosi trattamenti affinché almeno esteticamente si conservi nel miglior stato e non venga alterato da muffe e infestazioni di varia natura, compresa quella da parte dei ratti;

dal 1992 l'Italia importa circa il 60 per cento della farina dall'America settentrionale e dall'Ucraina. Solo apparentemente le caratteristiche organolettiche di queste farine possono avere sembianze simili a quelle di produzione italiana visto, che subiscono alterazioni durante il trasporto, essendo stipate per lunghi periodi in condizioni sanitarie pessime;

inoltre, è opportuno evidenziare che i controlli sul grano che arriva dall'Ucraina sono notevoli, per escludere la presenza di radionuclidi, sviluppatisi a seguito dell'inquinamento nucleare verificatosi dopo il disastro della centrale nucleare di Chernobyl e che ha interessato sia l'Ucraina, sia la Russia. Proprio queste zone sono coltivate a cereali, a cominciare dal grano duro, nonostante ci sia un divieto di coltivazione per circa un milione di ettari di terreno tra Russia, Bielorussia e Ucraina perché i terreni sono impregnati di plutonio;

le navi cariche di grano proveniente dal Canada, dall'Ucraina, dall'Australia continuano ad arrivare a ritmo continuo nonostante siano stati predisposti controlli da parte delle autorità competenti, come nel caso del grano arrivato nel porto di Pozzallo (Siracusa), che dopo ben 7 giorni è stato sigillato alla presenza dei NAS e portato presso gli stabilimenti "Molino di Sicilia Srl", che hanno sede a Modica-Pozzallo e che fanno capo al gruppo Casillo, il più grande importatore di cereali d'Italia;

solo l'USMAF, ufficio del Ministero della salute con sedi in tante aree portuali italiane, effettua i controlli sul 5 per cento in media dei cereali che arrivano con le navi. Nello specifico, l'USMAF di Siracusa ha comunicato che i controlli in corso sono quelli relativi a tutti i carichi di cereali ed anche il grano arrivato nel porto di Pozzallo con la nave Erdogan Senkaya (una general cargo IMO 8857655 MMSI 271002242 costruita nel 1991, battente bandiera della Turchia con una stazza lorda di 1.239 tonnellate, summer DWT 2.429 tonnellate), è attualmente oggetto di analisi;

di conseguenza emergono anche gravi problemi legati alla tutela della qualità della pasta made in Italy a partire dal suo ingrediente base, il grano duro, che non è tutto italiano: ogni anno, nei nostri porti, arrivano 2.372.000 tonnellate di grano straniero;

il Governo italiano ha deciso di non attendere più le scelte dell'Unione europea e ha approvato lo schema di decreto attuativo che reintroduce l'obbligo di indicare lo stabilimento di produzione o confezionamento in etichetta dei prodotti alimentari. L'obbligo era già sancito dalla legge italiana (lo prevedeva il decreto legislativo n. 109 del 1992), ma poi abrogato per il riordino della normativa UE sull'etichettatura a seguito dell'entrata in vigore il 13 dicembre 2014 del regolamento (UE) n. 1169/2011. L'Italia ne ha stabilito la reintroduzione per garantire la rintracciabilità immediata degli alimenti da parte degli organi di controllo e tutelare l'origine dei prodotti alimentari made in Italy;

a quanto risulta all'interrogante adesso la sfida è quella di preservare la qualità delle nostre produzioni, consentendo loro di giocare un ruolo importante nel mercato globale e di non subire ostacoli sia per quanto riguarda le importazioni e sia da accordi internazionali squilibrati, come ancora risulta essere quello fatto con il Canada e denominato CETA, e che ancora deve essere ratificato dal nostro Paese. Tale accordo infatti va a discapito delle produzioni agroalimentari italiane di qualità, aumentando pesantemente il rischio di contraffazioni. Ogni anno infatti fanno capolino nel nostro Paese prodotti irregolari e pericolosi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, intenda prendere provvedimenti affinché vengano sistematicamente e capillarmente controllate le importazioni di grano straniero, incentivando la produzione locale e privilegiando i prodotti a chilometri zero;

se intenda impedire l'importazione di grano proveniente da quei territori contaminati di radionuclidi.

(4-08087)

VOLPI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

secondo quanto riportato dal quotidiano "La Nuova Sardegna", dopo un calo negli ultimi mesi è prevista una nuova intensificazione degli sbarchi di migranti nell'isola, che si trova nuovamente in una condizione di forte emergenza per la gestione dell'accoglienza. L'allarmante portata del fenomeno migratorio e il malcontento crescente dei cittadini richiederanno, inevitabilmente, un ulteriore impiego delle forze di polizia per garantire l'ordine pubblico;

i bandi delle Prefetture cercano nuove strutture. Per i prossimi 2 anni sono richiesti circa 8.000 posti da distribuire nei maxi centri di accoglienza, in grado di ospitare solo sino a 300 persone;

i bandi, nei quali si cercano soggetti gestori di strutture, con le quali stipulare accordi, sono ancora aperti nelle prefetture di Cagliari, Oristano, Sassari e Nuoro;

moltiplicando l'importo giornaliero che lo Stato versa a chi offre accoglienza, pari a 35 euro a migrante, il grande business del no profit, considerando tutte le province sarde coinvolte, supererebbe i 150 milioni di euro;

la quota assegnata alla Regione è stata ampiamente superata, il sistema dell'accoglienza è al collasso e non possono essere sottovalutate le conseguenze che inevitabilmente graverebbero sul territorio e sui cittadini sardi se gli sbarchi di massa dovessero perdurare nel tempo,

si chiede di sapere quali misure urgenti il Governo intenda adottare affinché si ponga fine al fenomeno dei continui sbarchi di migranti in Sardegna.

(4-08088)

BOTTICI, PAGLINI, DONNO, MORRA, GIARRUSSO, MORONESE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che per quanto risulta agli interroganti da un articolo pubblicato sul quotidiano "Il Tirreno" on line, edizione Pisa, in data 26 luglio 2017, si apprende che: "Un bando su misura, cucito addosso a un vincitore già designato, realizzato ad hoc per assegnare una cattedra ad personam. È quello su cui indaga la procura di Pisa dopo un esposto presentato da una ricercatrice dopo una selezione da professore ordinario al dipartimento di Economia e management. Il sospetto dei magistrati adesso è che la commissione d'esame avesse già deciso su chi puntare. Presunta vittima di un concorso truccato Giulia Romano, ricercatrice dello stesso dipartimento. È stata lei, insieme al marito Andrea Guerrini, anche lui docente universitario ma a Verona, a presentare denuncia contro Luciano Marchi, presidente della commissione d'esame, Silvio Bianchi Martini, membro della commissione e direttore del dipartimento di Economia e management, e contro l'ex rettore Massimo Augello";

considerato che si apprende inoltre da notizie di stampa che il rettore dell'Università di Pisa avrebbe sospeso il procedimento interno che la commissione etica dell'Ateneo aveva aperto sulla citata vicenda ("Il Tirreno", edizione on line del 30 luglio 2017),

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda avviare un'indagine al fine di verificare come si siano svolti i fatti in merito all'intero episodio e, comunque, quali iniziative urgenti intenda adottare al fine di ripristinare la verità;

quali siano le iniziative e le procedure già adottate o in corso di adozione finalizzate ad apportare i necessari interventi per il caso descritto.

(4-08089)

LANIECE, ZELLER, ROMANO, FRAVEZZI, PANIZZA, ORELLANA, CROSIO, BERGER - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

in testa alla classifica dei prodotti più contraffatti ci sono i formaggi a denominazione di origine Dop a partire dalla Fontina e dal Parmigiano reggiano;

nel 1996 la Fontina ha ottenuto dall'Unione europea la denominazione di origine protetta;

la Fontina, come gli altri formaggi italiani Dop, costituisce una parte importante delle esportazioni italiane, è famosa nel mondo per la sua qualità e tipicità ed esercita un'immagine positiva per l'intero Paese, grazie al lavoro di allevatori e casari impegnati a rispettare rigorosi disciplinari;

considerato che:

risulta agli interroganti, da varie segnalazioni, che è stato messo in vendita formaggio denominato "Fontina", in supermercati italiani e esteri, prodotto fuori dal territorio della regione Valle d'Aosta, con latte proveniente da zone al di fuori del territorio valdostano, e dunque che non segue il disciplinare DOP della Fontina;

a parere degli interroganti, si configura un chiaro caso di pirateria alimentare con l'utilizzo di denominazioni che richiamano la Fontina;

tale vicenda comporta un danno economico e di immagine incalcolabile, mettendo a rischio la credibilità conquistata con un prodotto divenuto simbolo del made in Italy,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga urgente intervenire per evitare una chiara contraffazione della "Fontina Dop", uno dei nostri più celebri prodotti caseari, anche ricorrendo alla Corte di giustizia dell'Unione europea;

se intenda mettere in atto strategie per bloccare l'operazione di contraffazione, che produce un grosso danno ai produttori della "Fontina Dop" e si configura in un'evidente truffa ai danni dei consumatori.

(4-08090)

CENTINAIO - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'interno - Premesso che:

vengono pubblicate con crescente insistenza sui media italiani ed internazionali nuove ricostruzioni dei metodi con i quali il Governo del nostro Paese sta perseguendo l'obiettivo di contenere i flussi migratori irregolari, che transitano nel Mediterraneo centrale dirigendosi verso le coste italiane;

secondo alcune di queste ricostruzioni, tra le misure adottate vi sarebbe anche il finanziamento diretto dei trafficanti di esseri umani;

viene d'altra parte ribattuto che, al contrario, riceve l'appoggio finanziario del nostro Paese un gruppo di cosiddetti "sindaci" libici, che avrebbero già provveduto a respingere verso l'interno diverse migliaia di migranti irregolari;

non è peraltro chiaro in che rapporti siano questi "sindaci" con le organizzazioni criminali che gestiscono i flussi migratori illegali;

si ha altresì notizia di interferenze di altri Paesi terzi, che cercherebbero di ostacolare le iniziative intraprese dal Governo italiano nella direzione anzidetta,

si chiede di sapere:

se risponda al vero l'illazione, sostenuta soprattutto da fonti britanniche e francesi, secondo cui il nostro Paese sarebbe entrato direttamente in trattative con gruppi di natura criminale sul suolo libico;

se, invece, sia ipotizzabile soltanto un collegamento tra le legittime autorità locali libiche e le organizzazioni criminali che operano o sono presenti sul territorio soggetto alla loro giurisdizione;

se il Governo non ritenga di rafforzare, attraverso le misure descritte in premessa, proprio i gruppi criminali che a parole si intenderebbe indebolire, esponendo a più lungo termine l'Italia al rischio di essere ricattata.

(4-08091)

RAZZI, MALAN, MARIN, AMIDEI, ALICATA, D'ALI', SERAFINI, ZUFFADA, AURICCHIO, CASSINELLI, FLORIS, MANDELLI, PELINO, Mariarosaria ROSSI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

il 19 settembre 2017 sono stati sversati enormi quantità di fango e liquami direttamente nel mare di Pescara dall'ACA (Azienda comprensoriale acquedottica);

è stata sufficiente una piccola quantità di pioggia e non certamente una bomba d'acqua, a causare grandi allagamenti a Pescara, dalla zona del Rampigna a via De Gasperi, sino addirittura al ponte nuovo, e sul lato di Porta Nuova, che di via Gran Sasso, incluse via Ferrari e via del Circuito;

l'intero contenuto di una fogna è stato direttamente sversato nel mare, perché il normale flusso del depuratore è stato compromesso da poche gocce d'acqua piovana,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto avvenuto nel mare di Pescara, e se non ritenga necessario e impellente intervenire sul territorio, affinché questa vergognosa azione non diventi una consuetudine;

se non intenda sensibilizzare le autorità locali, affinché attuino piani di prevenzione che possano evitare simili scempi ambientali.

(4-08092)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):

3-03999, del senatore Stefano Esposito, sulla situazione finanziaria e sulla gestione di Ferrovie del Sud Est (FSE);

12ª Commissione permanente(Igiene e sanità):

3-04001, della senatrice D'Adda ed altri, sull'indennizzo a favore delle persone affette da sindrome da talidomide;

3-04003, della senatrice Taverna ed altri, sulla questione del trattamento dei dati personali nella normativa in materia di prevenzione vaccinale.