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Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 880 del 20/09/2017


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

880a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 20 SETTEMBRE 2017

(Pomeridiana)

_________________

Presidenza del vice presidente GASPARRI,

indi del presidente GRASSO

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: ALA-Scelta Civica per la Costituente Liberale e Popolare: ALA-SCCLP; Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD: AP-CpE-NCD; Articolo 1 - Movimento democratico e progressista: Art.1-MDP; Federazione della Libertà (Idea-Popolo e Libertà, PLI): FL (Id-PL, PLI); Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà (Direzione Italia, Grande Sud, M.P.L. - Movimento politico Libertas, Riscossa Italia: GAL (DI, GS, MPL, RI); Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Misto: Misto; Misto-Campo Progressista-Sardegna: Misto-CP-S; Misto-Fare!: Misto-Fare!; Misto-Federazione dei Verdi: Misto-FdV; Misto-Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale: Misto-FdI-AN; Misto-Insieme per l'Italia: Misto-IpI; Misto-Italia dei valori: Misto-Idv; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento la Puglia in Più: Misto-MovPugliaPiù; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà: Misto-SI-SEL; Misto-UDC: Misto-UDC.

_________________

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente GASPARRI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,33).

Si dia lettura del processo verbale.

SIBILIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,37).

Sulla scomparsa di Luciano Guerzoni

GUERRA (Art.1-MDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUERRA (Art.1-MDP). Signor Presidente, è un grande onore e una grande emozione per me ricordare oggi Luciano Guerzoni, a Modena "il senatore" per antonomasia.

Luciano Guerzoni, che era nato a Modena nel 1935, ci ha lasciati il 10 agosto scorso. La sua vita è stata caratterizzata da un costante impegno, ad un tempo politico, civico e morale, condotto sempre con serietà e rigore, ma anche con passione civile, apertura al nuovo e capacità innovativa. Nei ricordi dei tanti che, molto più di me, hanno avuto l'opportunità di frequentarlo, emerge con forza, come fatto distintivo della sua persona, la capacità di coniugare la volontà di coltivare la memoria, perché è dalla memoria che nasce la consapevolezza anche del presente, l'attenzione al quotidiano, che va interpretato e in cui bisogna costantemente operare, e il progetto per il futuro, che è il traguardo dei nostri valori e della nostra identità. Da questi ricordi emergono anche due tratti costanti alla base della sua azione: la militanza antifascista, fondata sulla acuta consapevolezza che quello che è accaduto potrebbe nuovamente accadere, e l'attenzione ai giovani, alle loro aspirazioni, ai loro diritti, in altre parole, al loro futuro.

È impossibile dare conto dell'intera opera di Luciano Guerzoni. Mi limiterò a ricordare alcuni elementi essenziali della sua azione in quattro campi principali: nel partito, come amministratore, in Parlamento e con l'Associazione nazionale partigiani d'Italia (ANPI). Nel partito Luciano Guerzoni ha operato come militante: una militanza di servizio per la sua costante disponibilità all'ascolto e al confronto e, al tempo stesso, una militanza di responsabilità, per i diversi ruoli direttivi che è stato chiamato a svolgere, sia a livello locale (è stato anche segretario cittadino del PCI di Modena) che a livello nazionale. Fra le costanti della sua azione politica dentro al partito ricordo la volontà di conoscere e approfondire e l'impegno nella formazione dei giovani, a partire da quando era giovane lui stesso.

Come amministratore Luciano Guerzoni è stato consigliere, comunale prima e regionale poi, e alla guida della Regione Emilia-Romagna fra il 1987 e il 1990. Sono anni in cui ha agito come protagonista del riformismo emiliano e del buon governo dei nostri territori. È stata sempre forte in lui la cultura delle autonomie locali e dello stretto legame che deve esistere fra amministrati e amministratori. È lui stesso a ricordare come particolarmente significative di questo periodo due leggi di grande rilevanza sociale e culturale. L'una è relativa alle scuole dell'infanzia, che ha allargato e qualificato il servizio e contribuito ad affermare il particolare modello integrato pubblico-privato che ha garantito una presenza capillare del servizio sul territorio regionale facendo, per citare le sue parole, delle scuole per l'infanzia vere e proprie agenzie educative sul territorio; nell'altra, la legge paesaggistica, si sviluppa una concezione moderna dell'uso del territorio e della tutela delle sue parti più pregiate.

In Parlamento Luciano Guerzoni è stato eletto al Senato nel 1992, per essere poi riconfermato fino al 2006. Quattro legislature in cui ha mantenuto un continuo e fruttuoso rapporto con il suo territorio di provenienza per ascoltarne i bisogni e le domande e farsene interprete a livello nazionale. Nei quattordici anni al Senato ha ricoperto ruoli di responsabilità che gli hanno permesso di sfruttare e al tempo stesso di ampliare le sue competenze. Voglio ricordare, in particolare, sia il suo ruolo di Vice Capogruppo, per il suo Gruppo parlamentare, sia i ruoli che ha ricoperto nelle Commissioni in cui ha messo a frutto le sue conoscenze e la sua esperienza di amministratore, in particolare come Presidente della Commissione sulle questioni regionali e di quella finanze e tesoro. Particolarmente significativo nel suo percorso di coerente antifascista è stato il ruolo svolto come Vice Presidente nella Commissione di inchiesta sulle cause dell'occultamento dei fascicoli relativi ai crimini nazifascisti. Una Commissione assai importante, che, fra l'altro, condusse all'acquisizione di un materiale documentale di grande importanza relativo alla vicenda nota come "armadio della vergogna", al cui occultamento sembrano aver contribuito, secondo le connessioni riscontrate in sede parlamentare, anche direttive di ordine politico. Un impegno, quello di Guerzoni nella Commissione di inchiesta, in linea con quello che lo ha sempre animato a conoscere e far conoscere, far ricordare, impedire che ci si dimentichi cosa sono stati il fascismo e il nazismo in Italia e in Europa.

Nell'ANPI, l'impegno di Luciano Guerzoni diventa prioritario quando viene eletto nel 2006 tra i componenti del comitato nazionale ANPI e poi, dal 2007, entra nella segreteria nazionale. È qui che mette a prova le sue note capacità organizzative, contribuendo fortemente al rilancio operativo dell'intera associazione, non solo con le sue idee, ma anche garantendo la sua presenza fisica su tutti i territori e aiutando a portare l'ANPI, in un solo anno, a colmare un preesistente vuoto di presenza in 30 Province del Mezzogiorno. Sempre nell'ANPI, Luciano Guerzoni anima e organizza una serie di importanti eventi. Voglio citare fra tutti la manifestazione, organizzata assieme anche alla CGIL, del 1° maggio a Portella della Ginestra, nel 2010, in ricordo della strage del 1° maggio 1947 quando, durante una manifestazione contro i latifondisti, furono uccise undici persone dalla banda di Salvatore Giuliano. Anche nell'ANPI prosegue la sua attenzione e, quindi, la sua attività nei confronti dei giovani. Voglio ricordare, ad esempio, quando, in occasione del 150° dell'unità d'Italia, organizzò un raduno giovanile nei luoghi dell'esilio di Garibaldi, presentandolo con queste parole: «L'incontro tra i giovani avrà il valore umano della conoscenza, sarà occasione di un interscambio culturale e politico, consentirà la possibilità di costruzione di fruttuosi rapporti all'interno dell'associazione». Dal 2012 fu chiamato a ricoprire la carica di vice presidente vicario della Confederazione italiana tra le associazioni combattentistiche e partigiane e non si arresta per niente la sua progettualità. Da ultimo, si è adoperato molto per la informatizzazione di tutti i fascicoli del fondo Ricompart, custodito presso l'Archivio centrale dello Stato, per rendere pienamente fruibile a studenti, docenti e studiosi il materiale del fondo. È un lavoro che l'ANPI, oggi presente con una qualificata delegazione, che saluto, ad assistere a questa commemorazione, intende proseguire con determinazione.

Ho conosciuto personalmente Luciano Guerzoni solo nel 2016, in occasione dell'impegno comune per il no al recente referendum costituzionale. Ho potuto apprezzarne le doti di persona equilibrata e appassionata al tempo stesso, diretta nei rapporti, capace di mettere a proprio agio l'interlocutore, disponibile al cambiamento ma fortemente radicata nei valori. Una persona che mancherà tanto alla mia città, a tutti quelli che lo hanno conosciuto e che hanno fatto un poco di strada con lui, e sono tanti. E in tanti si sono stretti in questi giorni attorno ai suoi familiari, come oggi vogliamo fare noi, ringraziandoli per la loro presenza, moglie, figlia e nipoti, qui in quest'Aula, che ha visto Luciano Guerzoni svolgere il suo ruolo di senatore, come richiede la Costituzione che gli è stata tanto cara, con disciplina e onore. (Applausi).

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, Luciano Guerzoni per me è stato un avversario politico, con il quale ho convissuto e condiviso l'esperienza del Consiglio comunale a Modena, dal 1975 al 1980, quando in quel Consiglio comunale sedevano ventinove comunisti eletti nel Partito Comunista Italiano e dodici democristiani su cinquanta componenti. Nel 1980, insieme siamo andati in Consiglio regionale, con una analoga situazione: ventinove comunisti e dodici democristiani.

Guerzoni, sia in Consiglio comunale che in Consiglio regionale, già appariva per quello che è sempre stato nella sua vita: una persona seria, appassionata dell'attività che svolgeva e di poche parole ma, come nella tradizione dei suoi grandi colleghi che ho conosciuto, quando una parola la dava, la manteneva. Ricordo, in Regione Emilia-Romagna, due altri grandi protagonisti di quella grande stagione, Decimo Triossi e Giorgio Ceredi, uno di Ravenna e l'altro di Forlì, che forse qualcuno di voi ha conosciuto. Giorgio Ceredi, grande assessore all'agricoltura, diceva: hai ragione, te la posso dare; oppure: ritengo che tu abbia torto; la terza ipotesi era: hai ragione, ma per ragioni politiche non te la posso dare. Questo, però, con grande trasparenza, con grande chiarezza e con grande autorevolezza. Decimo Triossi ricordava come l'impegno di funzionario del partito fosse allora assunto con spirito di sacrificio, di rinuncia e nella prospettiva (con una battuta che allora andava di moda) di persone che dividevano il mondo in due categorie: chi era comunista e chi lo sarebbe diventato. Vi era sempre, quindi, questa attenzione pedagogica verso gli avversari, per convincerli della bontà delle loro ragioni. E gli avversari di Luciano Guerzoni a Modena non erano persone di poco conto: mi vengono in mente Ermanno Gorrieri, un modenese, e Giuseppe Medici, Ministro per tantissime legislature. Personaggi con i quali il dialogo e il confronto civile e politico era sempre ad altissimo livello.

Ricordo poi quando Guerzoni divenne Presidente della Regione Emilia-Romagna, dal 1987 al 1990, incarico che mantenne con l'usuale serietà, con la disponibilità, però, a parlare con tutti e con un approccio rigoroso e religioso di rispetto delle istituzioni. Lo dico perché quando, nel 1992, ancora una volta insieme, decidemmo di candidarci al Parlamento, poiché le regole dell'epoca stabilivano che bisognava dimettersi sei mesi prima della scadenza della legislatura, il 3 gennaio di quell'anno ci dimettemmo irrevocabilmente e ci subentrarono altri colleghi, in attesa che vi fossero le elezioni. Soltanto dopo scoprimmo (e ne ridemmo, un po' amaramente) che in quasi tutte le Regioni di Italia i nostri colleghi avevano fatto finta di dimettersi e quindi, se eletti, erano entrati in Parlamento, se non eletti, avevano perso in qualche cassetto le dimissioni che avevano prestamente ritirato. Vi assicuro, però, che in Emilia-Romagna a nessuno, maggioranza o opposizione, democristiano o comunista, era passato neanche per l'anticamera del cervello di non rispettare scrupolosamente le regole dettate per le elezioni.

Certo, poi ci siamo un po' persi di vista, nel senso che, per il gioco della politica, come io ero minoranza quando lui era maggioranza in Consiglio comunale e, quando eravamo in Consiglio regionale, lui era Presidente mentre io ero all'opposizione, così a Roma ci siamo alternati nei ruoli. Lo ricordo fino agli ultimi tempi, negli ultimi mesi, quando partivamo insieme con il treno da Modena; oppure lo trovavo al ritorno, sempre impegnato e assorto.

La vocazione che aveva per la politica attiva l'ha trasferita nell'ANPI, perché ci credeva, perché fino all'ultimo ha servito la causa in cui credeva. E allora, come ho detto anche a Modena, quando molti liquidano con superficialità la Prima Repubblica e gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta dico: magari ci fossero nella Seconda e nella Terza Repubblica uomini come Luciano Guerzoni, che onorano la parte politica che hanno servito e di cui hanno fatto parte! (Applausi).

VACCARI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VACCARI (PD). Signor Presidente, cari colleghi, cari familiari e amici dell'ANPI presenti in tribuna, non nascondo, come la collega Guerra, sia l'orgoglio che l'emozione di parlare in quest'Aula, dove Luciano ha operato per tanti anni. A Modena Luciano Guerzoni era per tutti "il senatore"; non importa se non ricopriva più quella carica da qualche anno o chi altri in quel momento fosse a Palazzo Madama. Luciano Guerzoni era "il senatore", perché quell'appellativo se l'era guadagnato sul campo, per la sua autorevolezza, per la sua serietà, per la sua passione, per la sua competenza e anche per il suo impegno indefesso. Chi voleva parlargli, per qualsiasi ragione o qualsiasi fosse la sua idea politica, non aveva che da chiedere un appuntamento. Lui in ufficio, nella federazione del PCI di Modena, passava tutte le settimane, sempre, e ne faceva un punto d'onore di trovare il tempo per ascoltare tutti.

Il mio conterraneo, senatore per tre legislature, ma anche Presidente della Regione e vice presidente nazionale dell'ANPI, ci ha lasciato, com'è stato detto, il 10 agosto scorso. Per me, giovane amministratore, è stato un esempio; da parlamentare, un modello. La sua passione per la politica lo ha guidato fin da giovanissimo, quando, già iscritto al Partito Comunista, per pagarsi gli studi universitari aveva lavorato come operaio alla Fiat e alla Maserati, dove divenne programmatore della produzione industriale. Ben presto cominciò a ricoprire incarichi sempre più di responsabilità all'interno del partito modenese: divenne consigliere comunale a Modena, poi consigliere regionale, poi, come si è detto, apprezzato Presidente della Regione, espressione di quel riformismo emiliano che tanto ha dato al nostro Paese.

Nel 1992 si candidò al Senato, con il Partito Democratico della Sinistra; dopo essere stato eletto, divenne Vice Capogruppo del PDS. Le ultime due legislature le svolse nelle file dei Democratici di Sinistra. Da lui, tutti quelli come me, cresciuti a Modena nella FGCI degli anni Ottanta e Novanta e appassionati della politica, hanno imparato cosa fosse il legame con il territorio per un parlamentare: l'essere sempre a disposizione, il rapporto sano con gli interessi che si dovevano rappresentare, anche al di là delle appartenenze e degli steccati politici, per il bene di quella comunità, nel rapporto con tutte le sue rappresentanze. Imparammo anche tanto altro dalle sue azioni e dalle sue parole, perché non si sottraeva mai al confronto e all'incontro, soprattutto con noi giovani.

Nel tempo era diventato anche un amico e - se posso permettermi di sottolinearlo - la stima era diventata reciproca. Assieme al senatore Giuliano Barbolini fece la scelta, allora non certo facile, anche di sostenermi nella sfida per la segreteria provinciale dei Democratici di Sinistra modenesi nel congresso del 2001. La frequentazione è continuata negli anni e il suo senso della politica come servizio per il bene comune, del modo giusto con cui le cose devono essere affrontate, non è mai cambiato, neppure quando non rivestiva più incarichi di partito.

A inizio di questa legislatura, nel nuovo ruolo di vice presidente dell'ANPI, cercò di trasmettere a me e ad altri senatori del Partito Democratico il suo bagaglio di conoscenze ed esperienze parlamentari sul tema della memoria del Novecento, a partire dai risultati che ottenne con il cosiddetto "armadio della vergogna", che riuscì, assieme ad altri, ad acquisire e ad aprire, scoprendo gli atti e i documenti sulle stragi naziste compiute nel nostro Paese durante il Secondo conflitto mondiale.

Anche quando le posizioni politiche divergevano, com'è stato sul referendum del 4 dicembre scorso, non è mai mancato il confronto schietto e sincero. Ricordo che proprio l'anno scorso, in occasione della festa provinciale dell'unità modenese, lo coinvolsi nell'iniziativa di presentazione di un bel libro, scritto da Massimo Cirri, sul figlio di Palmiro Togliatti, Aldo, che visse e venne curato a Modena per tanti anni. Mi disse: «Chiedi prima ad Alfonsina Rinaldi, Stefano. Sai, lei era segretario della federazione del PCI in quegli anni. Poi, se non può, vengo io. Sai, sono un po' stanco, ma vengo volentieri». È vero, era un po' stanco negli ultimi tempi, a causa anche della malattia, ma sempre attentissimo a tutto quanto stava accadendo, all'evolversi della situazione locale come di quella nazionale.

Il senatore Luciano Guerzoni è stato davvero un punto di riferimento per tante generazioni di una comunità politica che è cambiata molto (certo, e non poteva essere altrimenti) in questi anni. Ci manca già. Ci mancheranno tanto i suoi consigli e le sue riflessioni, ma anche i suoi incoraggiamenti e il suo sostegno, e nelle prossime settimane quella comunità, a partire dall'ANPI, so che gli tributerà l'omaggio che gli spetta.

In conclusione, a nome del Gruppo del Partito Democratico, voglio esprimere la vicinanza e le sentite e commosse condoglianze ai familiari qui presenti e dire: ciao Luciano, grazie per tutto quanto ci hai dato e lasciato. (Applausi. Congratulazioni).

PRESIDENTE. La Presidenza si associa ai sentimenti espressi dai colleghi. Anche personalmente ricordo l'impegno, la solidità e la concretezza del senatore Guerzoni che in tante occasioni ho incontrato nelle Aule parlamentari.

In sua memoria invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio. (Il Presidente si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea, che osserva un minuto di silenzio). (Applausi).

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(2287-bis) Delega al Governo per il codice dello spettacolo (Collegato alla manovra finanziaria)

(459) DE BIASI. - Legge quadro sullo spettacolo dal vivo

(1116) BIANCONI. - Legge quadro per lo spettacolo dal vivo

(Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (ore 16,56)

Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 2287-bis, con il seguente titolo: Disposizioni in materia di spettacolo e deleghe al Governo per il riordino della materia

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 2287-bis, 459 e 1116.

Ricordo che nella seduta antimeridiana si è concluso l'esame degli articoli.

Passiamo alla votazione finale.

Ha chiesto di intervenire in dichiarazione di voto il senatore Giovanardi, che però vedo impegnato in una conversazione con il senatore Sposetti, che immagino sia una coda del ricordo del senatore Guerzoni.

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, la vita parlamentare è fatta così. Non c'è neanche il tempo di digerire un momento di commozione comune e di ricordo di un collega. È un po' come nel mondo dello spettacolo: lo spettacolo deve andare avanti. Mi scuso quindi se stavo parlando con il collega, continuando privatamente il ricordo comune di un grande personaggio.

Signor Presidente, devo dire che sinceramente è difficile tirare le somme di un dibattito che rischia di essere, alla fine, un po' surreale, lo dico al rappresentante del Governo. Facciamo un gioco: se tu fossi stato al Governo, cosa avresti fatto? Probabilmente, se fossi stato al Governo, nel momento in cui veniva presentato l'emendamento riguardante i cani e i cavalli, mi sarei rimesso all'Assemblea. In questo modo, forse, avrei interpretato la stragrande maggioranza del Senato - io la penso così - che aveva trovato una concordia sull'eliminazione, sia pure progressiva, degli animali selvatici o comunque di animali che per questioni connesse al benessere animale non trovano collocazione nei circhi.

Su quanto si possa dire circa i termini «eliminazione» o «superamento», ho visto le proteste delle associazioni animaliste ma è evidente che quando in Parlamento si pasticcia e non si è chiari si rischia di scontentare tutti e di arrivare a proteste a 360 gradi. Oggettivamente, la norma così com'è è pasticciata, perché se dovessi spiegare (ma dovrebbero essere maggioranza e Governo a farlo) che differenza c'è tra l'«eliminazione» e il «superamento», avrei qualche difficoltà a spiegare le ragioni per cui un termine è stato sostituito con l'altro, sia per le polemiche che questo cambio ha suscitato presso le associazioni ambientaliste, sia per l'associazione Ente nazionale circhi, che invece si è detta pienamente soddisfatta di questo tipo di scelta, che però tutti sappiamo avrà di fronte grandi problemi di tipo esecutivo e amministrativo. Infatti, lo ripeto e lo dico al Governo, vorrei che mi si spiegasse come potrà intervenire quando i cavalli o i cani non potranno continuare a svolgere nel cerchio magico del circo quelle attività che possono fare fuori dal tendone del circo, nelle attività sportive, nelle attività ricreative, nel trekking, nelle case private degli italiani. Il circo sarebbe l'unico luogo al mondo dove un cavallo non può fare un giro di pista o dove un cane non può fare un esercizio, pur essendo stato addestrato come avviene per i cani-guida dei ciechi o per quelli utilizzati dopo le valanghe o i terremoti per trovare le persone che sono state travolte dalla neve o dalle macerie. È chiaro che questa loro specializzazione è il frutto del lavoro degli istruttori e di un esercizio continuo che insegna loro a lavorare o che insegna ad altri animali a svolgere attività, come quelle olimpioniche che sicuramente, nella civilissima Inghilterra, vengono svolte anche a scopo ricreativo. Non vi è dubbio, infatti, che gli ippodromi, la caccia dalla volpe, il cricket e tutte le attività olimpioniche di quel tipo che si svolgono a cavallo non abbiano un fine filantropico ma di pratica sportiva.

Non ho capito bene, sinceramente, i motivi per i quali il Governo abbia negato l'esclusione di cani e cavalli dalla norma relativa all'attività circense, quando sa benissimo che poi la norma sarà inapplicabile.

Devo anche prendere atto, comunque, che la norma che esce dal Senato è diversa da quella che vi è entrata, che la parola «eliminazione» è stata tolta e sostituita con la parola «superamento». Mi auguro che questo o il prossimo Governo sappiano gestire con intelligenza questa indicazione, operando in maniera tale che venga garantito il benessere animale, facendo più controlli - ci mancherebbe altro, più controlli ci sono e meglio è - ma anche governando la questione senza mettere a rischio il lavoro di 6.000 persone e senza pensare - lo ripeto per l'ennesima volta ed è una delle ragioni della nostra astensione - che un Parlamento possa cancellare Fellini, possa cancellare il grande Totò, possa cancellare le immagini di migliaia di opere d'arte, libri e decine di film che sono stati costruiti proprio sul circo e il suo fascino, possa cancellare una tradizione sostituendola con il nulla o basandola solo sullo sfruttamento umano, cioè solo sugli uomini e sulle donne. Un Parlamento non può fare questo, perché vorrebbe dire non fare un passo in avanti, ma regredire rispetto ad intere generazioni di persone che si sono appassionate e ancora oggi sono appassionate, per coloro a cui piace il circo, a questo tipo di spettacolo, che è anche un grande insegnamento di come uomini e animali possono collaborare, possono svolgere un lavoro assieme.

Non a caso, anche recentemente, nell'ultima udienza papale, concessa anche dall'attuale Papa e non solo dagli altri, ai lavoratori del circo, l'immagine che ne è derivata è quella del Papa con un animale, selvatico in questo caso, da cui si evince l'esaltazione, sempre fatta dalla dottrina della Chiesa, del fatto che non ci debba essere contrapposizione fra uomini e animali ma un rapporto di collaborazione.

Queste sono le ragioni per le quali noi daremo un voto di astensione su questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo FL (Id-PL, PLI)).

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, la qualità degli interventi e la passione che molti colleghi hanno messo in discussione generale sono la riprova di quanto siano sentiti il tema e il provvedimento.

Certo, resta il rammarico di una legge delega che giunge all'ultima curva della legislatura. Forse si poteva fare prima, per portare così a compimento il buon lavoro di questi anni, con il quale si è dato un impulso significativo all'intero settore culturale e artistico e che, come ha ribadito più volte il Ministro, deve puntare a essere una delle voci più rilevanti dell'economia del nostro Paese.

Presidenza del presidente GRASSO (ore 17,04)

(Segue PANIZZA). In questo quadro, restiamo dell'avviso che dobbiamo rafforzare gli strumenti e le risorse anche a favore del volontariato culturale, non solo per le implicazioni di crescita economica, ma anche perché l'impegno del volontariato culturale forma e consolida la coesione di una comunità viva e responsabile, che partecipa e valorizza le relazioni, che favorisce l'integrazione e l'inclusione sociale, anche nei luoghi più piccoli o periferici.

In discussione generale ho già illustrato quelli che, a nostro avviso, sono i punti di forza e gli elementi di criticità della legge. In questa sede, non mi resta che rinnovare l'invito al Governo a farsene carico con la prossima legge di bilancio. In Commissione cultura, anche attraverso gli ordini del giorno che ho sottoscritto e promosso, il Governo ha ribadito un impegno concreto che mi auguro rispetterà; l'ha chiesto con convinzione anche la relatrice Di Giorgi, che ringrazio.

Anzitutto dobbiamo rendere permanente la possibilità per i contribuenti di scegliere le associazioni culturali a cui assegnare il due per mille nella dichiarazione dei redditi. Si tratta di una possibilità di finanziamento a cui le associazioni e l'intero mondo del volontariato guardano con favore, anche perché le sollecita a lavorare sempre più e meglio, in un rapporto di ancora maggiore sinergia con i cittadini e con il territorio.

Ma occorre anche introdurre agevolazioni fiscali per le realtà bandistiche, corali, filodrammatiche, coreutiche e folkloristiche per l'organizzazione di corsi di formazione, per i compensi da riconoscere ai collaboratori tecnici che effettuano prestazioni a carattere intermittente. E si deve pensare a una qualche forma di detrazione a favore delle famiglie per l'iscrizione dei figli a corsi di formazione, alla stessa stregua di quanto accade per lo sport.

Vi è, infine, la necessità di una revisione della disciplina del diritto d'autore in favore delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale, per le iniziative, a scopo benefico, di libera esecuzione dal vivo di brani musicali. A riguardo ho presentato uno specifico ordine del giorno, e ringrazio il Governo e la relatrice per averlo accolto, così come sono stati accolti quelli analoghi presentati dai colleghi.

Può sembrare una piccola lista della spesa, ma non lo è. Chi, come me, conosce da sempre il mondo del volontariato culturale sa bene quanta passione, impegno e competenze vengono messi in campo ogni giorno, e di questo dobbiamo essere grati a tutti coloro che continuano a spendere gratuitamente le loro energie. E so quante siano le difficoltà nel portare avanti attività così meritorie, che hanno una lunga tradizione nel nostro Paese e che sono fondamentali sia per la qualità della vita delle nostre comunità, che per la promozione turistica, che per l'immagine dell'Italia nel mondo.

Per questo l'invito che rivolgo all'intero Governo è di rafforzare questi ambiti, soprattutto sul terreno delle risorse loro destinate. Non ricevono più nulla dal FUS e ben poco dagli enti locali; vivono spesso solo della buona volontà dei loro sostenitori e adesso attendono che alle buone intenzioni seguano i fatti.

Accanto al mondo del volontariato bisogna poi mettere al centro i talenti. C'è una generazione creativa e innovativa che è depositaria di nuovi saperi e conoscenze, che ha competenze importanti, in grado di produrre anche valore economico e occasioni di lavoro qualificato.

Proprio ieri alla Camera è iniziata la discussione su un provvedimento per le imprese culturali e creative, le start up giovanili, con cui si prevedono sgravi dal punto di vista tributario e degli ammortamenti. È una proposta interessante e speriamo davvero possa concludere il suo iter prima della fine della legislatura.

In conclusione, il nostro auspicio è che questa delega, che affronta davvero tante questioni, che mette ordine e dà una più solida cornice normativa a tanti settori che la attendevano da tempo, sia un ulteriore tassello perché la cultura sia sempre più centrale anche per le ricadute economiche e per aumentare la competitività del nostro Paese. Ma per farlo dobbiamo tenere conto della cultura in tutte le sue espressioni, da quelle più alte a quelle più popolari, da quelle della tradizione a quelle che producono nuovi saperi, creatività e innovazione. Tutte devono essere messe nella condizione di esprimere il loro potenziale, contribuendo così a rafforzare i dati positivi sulla crescita del Paese.

È con questo auspicio, ringraziando ancora la relatrice e i colleghi della Commissione cultura, che dichiaro il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie-PSI-MAIE al provvedimento. (Applausi dei senatori Ferrara Elena e Laniece).

IURLARO (ALA-SCCLP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

IURLARO (ALA-SCCLP). Signor Presidente, il provvedimento in esame interviene in un ambito fondamentale per ogni Paese, avendo quale oggetto il settore della cultura, un mondo in cui l'Italia è storicamente all'avanguardia con le proprie produzioni. Investire in cultura non può che rappresentare motivo di orgoglio, specialmente se ciò avviene in un difficile contesto economico-finanziario, ed è per questo motivo che dispiace particolarmente trovarsi dinanzi all'ennesima occasione sprecata.

Le misure previste da questa legge delega sembrano più mirate a garantire la mera sopravvivenza del settore che non a puntare su un vero e proprio rilancio del mondo dello spettacolo italiano, universalmente noto e ammirato. L'intento dì realizzare una disciplina organica dello spettacolo è certamente encomiabile, ma in realtà il provvedimento in esame appare eccessivamente vago nel delineare ambiti e modalità su cui il Governo dovrà cimentarsi con i decreti delegati.

Non si può non ricordare che parliamo di un argomento che è per noi innanzitutto storia e tradizione e dovrebbe quindi essere concretamente e adeguatamente valorizzato. La tradizione, infatti, resta tale se viene continuamente rivitalizzata; se non è incentivata, diventa una leggenda, solamente un ricordo. E questo provvedimento pecca soprattutto per aver mancato la possibilità di fare dello spettacolo e delle varie forme d'arte che esso comprende un settore su cui soprattutto i più giovani potessero investire per il proprio futuro, cosa che invece è stata in parte prevista con la recente approvazione della legge sul cinema e l'audiovisivo, di cui il testo oggi in esame è uno stralcio.

Quello dello spettacolo è un settore in crisi che bisogna risollevare con sovvenzioni e incentivi mirati e diretti a sostegno delle attività artistiche, con una programmazione sistemica delle misure e delle modalità in grado di avere effetti concreti nel lungo periodo. Qui si prevede, invece, un'ulteriore complicazione burocratica per l'accesso ai fondi con la sostituzione della vecchia consulta per lo spettacolo con il consiglio superiore dello spettacolo, cui si affida, tra le altre cose, anche il compito di esprimere pareri al Ministero dei beni e delle attività culturali in merito ai criteri di ripartizione delle risorse.

A questa rigidità si contrappongono poi un'eccessiva superficialità e vaghezza circa gli interventi a favore delle accademie, il cui ruolo è invece storicamente di cruciale importanza per questo settore. Le accademie italiane hanno infatti sempre rappresentato un'avanguardia, anche nel più ampio contesto internazionale, e avrebbero dunque meritato una maggiore attenzione per rilanciarne le attività.

Anche i circhi non hanno trovato la giusta e meritata attenzione in un provvedimento che sembra non tenere minimamente in considerazione un'importante e antica tradizione che, al pari delle altre forme d'arte, richiede impegno e dedizione, oltre che particolari capacità non solo fisiche, sviluppate in scuole e istituti per la formazione nelle singole discipline. Quello dei circhi è, infatti, un universo artistico tra i più ampi, che racchiude dagli attori maestri di comicità agli atleti, dai ginnasti agli illusionisti: insomma una parte decisamente consistente di quello che viene comunemente definito come mondo dello spettacolo.

Le misure adottate per il mondo circense sembrano, invece, destinate esclusivamente a comprometterne l'attività e non vi sono iniziative meritevoli di nota per sostenerne e incentivarne la diffusione. Si è voluto associare i circhi solamente al controverso utilizzo degli animali in determinati spettacoli, ponendosi l'obiettivo di inasprire le normative attualmente in vigore, che sono forse già eccessivamente stringenti. Tutto il resto degli spettacoli che si svolgono sotto i celebri tendoni è stato letteralmente ignorato e nulla è stato previsto per la loro valorizzazione.

La stessa idea di rilanciare lo spettacolo italiano anche all'estero non sembra fare adeguatamente i conti con il contesto multiculturale che si delinea in maniera sempre più marcata nelle società moderne e che dovrebbe essere inteso anche come momento di comune arricchimento, di incontro tra culture differenti.

In conclusione, il testo oggi in esame appare carente nella stessa previsione di rilanciare un comparto che, se adeguatamente incentivato, darebbe un ritorno importantissimo sia in termini economici che culturali. È stato fatto troppo poco e troppo male. Pertanto, dichiaro il voto contrario del Gruppo ALA-Scelta Civica.

LIUZZI (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LIUZZI (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Signor Presidente, quello oggi alla nostra attenzione è un provvedimento di delega, attraverso il quale il Parlamento indica al Governo i principi cui dovrà attenersi nella ridefinizione delle norme che riguardano un settore fondamentale per lo sviluppo culturale e il mantenimento delle tradizioni del nostro Paese, che è il settore dello spettacolo dal vivo. Nel testo rinveniamo princìpi condivisibili, tratti dalla necessità di aggiornare, regolare, rivedere, svecchiare e innovare un settore multiforme e ricco di creatività.

Per queste ragioni sono grato, Presidente, del lavoro svolto congiuntamente dalla 7a Commissione, di cui faccio parte, e do atto alla relatrice, senatrice Di Giorgi, di aver mostrato grande disponibilità nell'accogliere osservazioni e considerazioni, tutte improntate alla più sicura ragionevolezza, onde pervenire a un provvedimento quanto più condiviso.

Tra l'altro, la mole di audizioni che è stata generata all'interno della Commissione ci mette nella condizione oggi di pensare che la 7a Commissione abbia svolto un buon lavoro, senza tralasciare alcun riferimento e alcun settore interessato da questo provvedimento di delega.

Ho ascoltato con attenzione gli interventi che si sono susseguiti durante la discussione generale e ho potuto giudicare taluni di essi importanti, chiarificatori e pertinenti. Nei pochi minuti a mia disposizione vorrei, però, poggiare l'accento su un aspetto che reputo fondamentale in tema di perpetuazione dei valori della cultura popolare, ovvero le attività circensi. Il testo di delega al Governo interviene con decisione su un tema molto dibattuto negli anni, che ha visto una contrapposizione, dai toni spesso violenti, tra esponenti dell'animalismo più estremista e i circensi, riguardo l'utilizzo degli animali nei circhi.

Accolgo con favore le istanze dei circhi e del loro personale, che legittimamente sostengono che senza animali un circo non può sopravvivere. Alcune famiglie circensi hanno provato a metter su spettacoli completamente privi di animali, ma hanno toccato con mano quasi l'azzeramento dell'appeal dei loro spettacoli. Ergo, non basterebbero solamente acrobati, clown e giocolieri, ma la tradizione popolare più autentica del circo rende indispensabile la presenza degli animali.

Il pensiero, tuttavia, non va solamente ai lavoratori del circo che in siffatta maniera rischiano la disoccupazione. Il mio ragionamento va oltre e investe l'essenza stessa dello spettacolo circense.

Dovremmo scomodare la nutrita filmografia sulla magia del circo per rammentare a noi stessi il messaggio di grande umanità che ci perviene dalla variopinta tenda del circo, con tutta la semiologia dell'abbandono, della solitudine, dell'alternanza degli stati d'animo tra allegria e tristezza.

Ebbene, il tema non è la presenza o meno degli animali nel circo. La questione riguarda semmai il loro trattamento. Personalmente ritengo che qualunque addestratore abbia necessità di entrare in empatia con l'animale e non abbia alcun interesse - a meno che non si tratti di un bruto ignorante - a trattar male l'animale che si esibisce nei suoi numeri. E allora è lì che bisogna intervenire, ossia sui controlli e sul rispetto delle norme e dei protocolli già esistenti sul punto. Vogliamo inasprire le sanzioni in caso di violazione? Bene, facciamolo. Vogliamo implementare i controlli sui circhi in ogni piazza? Benissimo. Vogliamo puntare su un innovativo protocollo d'intesa fra ASL, enti di protezione e istituzioni per l'utilizzo degli animali nello spettacolo e nello sport che, nel rispetto della normativa vigente, responsabilizzi ulteriormente gli operatori? Non chiediamo di meglio.

Non mi si venga però a dire che non è etico impiegare gli animali nel circo, perché, se così fosse, allora dovremmo bandire l'ippica, il dressage, l'addestramento dei cani per ciechi, l'addestramento dei cani per il salvataggio in acqua o tra le macerie di un terremoto o di una slavina. Anche questi animali vengono addestrati e fatti lavorare per lo più in posti disagiati e ricchi di insidie. E che dire degli animali impiegati per le produzioni cinematografiche? A quelli è consentito essere addestrati per lo scopo? Mi pare ci muoviamo in un campo minato da manifesta disparità. Mi sembra quindi che i sostenitori più accesi dell'eliminazione degli animali nei circhi siano anche quelli che forse sanno meno di etologia e addirittura meno conoscono le caratteristiche comportamentali degli animali che nascono in cattività.

Ebbene, non posso non rammentare a quest'Assemblea il carico di ilarità e spesso di ironia, la sufficienza che hanno destato le prese di posizione del senatore Giovanardi, che ha sostenuto ragioni di buon senso e la necessità, in buona sostanza, di prestare attenzione e aprire le orecchie a quanto la scienza, richiamata anche dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, ci induce a considerare riguardo, appunto, il comportamento degli animali. Pare che questa Assemblea non abbia voluto ascoltare e, quindi, è sembrata sorda a quegli appelli.

Ci si dimentica di una cosa non indifferente, e cioè che in un mondo così tecnologizzato, urbanizzato, che ha superato la civiltà contadina, che oggi si direbbe postindustriale, il contatto con circhi e zoo (oggi chiamati bioparchi) diventa l'unica possibilità per buona parte della popolazione (specialmente delle fasce giovanili e infantili) di poter vedere dal vivo animali che solo in televisione o nell'immaginazione possono conoscere. E la cosa non mi appare indifferente, tanto più che la globalizzazione, con effetti di mercificazione e omologazione verso il basso, sta colpendo oggi pesantemente anche i settori della cultura, determinando la necessità di riscoprire i valori autentici alla base della tradizione, e quindi della cultura popolare e dell'identità di una comunità nazionale.

Mi sembra allora un accanimento incomprensibile nei confronti di una piccolissima comunità, quella circense, che forse non è adeguatamente difesa, perché non è produttrice di voti come i gruppi animalisti più estremisti, né questa comunità si presta a operazioni commerciali che oggi prevalgono anche nel grande business milionario del cibo per animali.

Auspico quindi che sull'argomento la partita non sia chiusa e il Governo utilizzi un discernimento equilibrato sulle prospettive che tenga conto dell'afflato levatosi in quest'Aula a favore delle attività circensi animate dagli animali, in particolare dai cani e dai cavalli.

Per il resto, il provvedimento è abbastanza positivo, nel senso che contiene elementi apprezzabili attesi dai lavoratori dello spettacolo. Ma - come sempre accade per le leggi delega - dovremo attendere i decreti di attuazione per giudicare l'impatto concreto del provvedimento.

Siamo pertanto compiaciuti del contributo offerto dalla mia parte politica e dalla mia presenza in Commissione sui riconoscimenti che finalmente giungeranno al variegato mondo delle tradizioni popolari, e quindi dei carnevali d'Italia, delle bande da giro con il loro secolare portato di democrazia culturale, rappresentato dal compito fondativo di divulgare i repertori musicali in giro per la Penisola, su e giù per città, paesi e contrade, a beneficio delle popolazioni residenti, che mai avrebbero e tuttora non hanno l'occasione di assistere a grandi esecuzioni lirico-sinfoniche. La delega al Governo comprende anche le rappresentazioni storiche e i cortei storici, la danza, il jazz, la musica giovanile, la prosa e il dramma.

Apprezziamo anche i contenuti della delega sull'estensione dell'Art bonus al settore dello spettacolo. Avremmo voluto, Presidente - mi avvio davvero alla conclusione - che l'Art bonus fosse esteso anche a un settore importante, l'editoria d'arte, perché molti sono gli artisti che vorrebbero farsi conoscere attraverso questo tipo di editoria.

Per queste ragioni, e nel rispetto delle diverse sensibilità presenti all'interno del Gruppo delle Grandi Autonomie e Libertà, il nostro voto sarà di astensione. (Applausi dai Gruppi GAL (DI, GS, MPL, RI) e FL (Id-PL, PLI)).

GOTOR (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GOTOR (Art.1-MDP). Signor Presidente, onorevoli senatori, rappresentanti del Governo, come Gruppo Articolo 1-Movimento democratico e progressista, sin dall'esame in 7a Commissione di questo provvedimento, ci siamo accostati ad esso con spirito propositivo, nell'obiettivo di migliorare un impianto che abbiamo giudicato nel complesso soddisfacente. In coerenza con questo atteggiamento, abbiamo presentato alcune proposte emendative che sono state accolte e hanno riguardato, in primis, la tutela dei lavoratori impiegati nel mondo dello spettacolo, con particolare riferimento agli aspetti retributivi; poi l'insieme di condizioni atte a favorire la diffusione di opere di giovani artisti e compositori emergenti, e infine la più ampia fruizione dei contenuti dello spettacolo dal vivo da parte delle persone con disabilità, secondo i principi stabiliti dalle convenzioni internazionali applicabili in materia, in linea con quanto previsto anche dalla legge sul cinema e l'audiovisivo.

Una attenta valutazione delle domande e delle aspettative che vengono dal mondo dello spettacolo - domande che una nuova forza politica, sensibile al mondo del lavoro e alla tutela e allo sviluppo della cultura, quale noi siamo, ha il dovere di raccogliere e di rappresentare - e un confronto approfondito con i sindacati di categoria, in particolare con la segreteria nazionale della CGIL-SLC, settore produzione culturale, ci hanno spinto a sottoscrivere e sostenere otto emendamenti presentati dai senatori Bocchino e Petraglia di Sinistra Italiana, relativi alla situazione e ai problemi delle fondazioni lirico-sinfoniche, che esprimono un orientamento diverso rispetto a quello del Governo che, appunto, ci siamo sentiti di condividere. Stiamo infatti parlando di un'arte, quella lirico-sinfonica, che illustra, forte di una plurisecolare tradizione, il buon nome dell'Italia nel mondo intero e di un comparto professionale che dà lavoro non soltanto agli artisti, ma anche a migliaia di maestranze necessarie ad allestire gli spettacoli.

Com'è noto, una grave crisi ha investito la maggiore parte delle fondazioni lirico-sinfoniche, che hanno raggiunto un debito complessivo superiore a 300 milioni di euro nel 2012, tanto che nel 2013 è stata disposta la possibilità per le fondazioni di ristrutturare, a certe condizioni, il proprio debito, grazie a un prestito trentennale.

Nel corso degli anni, si sono battute le solite vie neoliberiste per cercare di risolvere la crisi debitoria, a cominciare dalla riduzione dei salari dei lavoratori legati alla trattativa di secondo livello, fino ad arrivare all'azzeramento dei corpi di ballo di diverse fondazioni. La riduzione di personale è avvenuta, oltre che per il raggiungimento dei requisiti pensionistici, mediante incentivi e aperture delle procedure di esubero, anche grazie alla continua e crescente esternalizzazione e precarizzazione dei rapporti di lavoro. Si è inoltre attuata, mediante una contrazione degli organici a tempo determinato delle orchestre, un'arbitraria rivisitazione di quanto richiesto dalle partiture dei compositori, laddove gli organici stabili non permettevano l'esecuzione di certi repertori. Insomma, per risparmiare si è arrivati a riscrivere addirittura la storia della musica.

Nonostante tutti gli sforzi e i sacrifici richiesti e compiuti dai lavoratori - anzitutto dai lavoratori - si è registrata un'ulteriore crescita del debito. Rimane, dunque, una preoccupante situazione di criticità con cinque teatri che hanno il dato patrimoniale negativo, mentre per i restanti tre - su un totale di 14 - il debito è comunque di molto superiore al patrimonio disponibile.

Come Gruppo Articolo 1-Movimento democratico e progressista riteniamo indispensabile aprire una discussione pubblica nel Paese, che parta proprio dal riconoscimento del valore speciale di queste imprese, per poi formulare una proposta atta ad affrontare correttamente le criticità presenti.

Sulla scorta di questa impostazione annunciamo il nostro voto positivo al complesso del provvedimento, ma teniamo fermi e abbiamo quindi sostenuto gli emendamenti sulle fondazioni lirico-sinfoniche. Si tratta - come dicevo in precedenza - di assolute e incontestabili eccellenze italiane, qualificanti la nostra tradizione culturale, motivo di identità nazionale e di prestigio internazionale; un patrimonio immateriale non valutabile - questo è il punto - con un metro esclusivamente quantitativo, che deve essere tutelato e valorizzato. Tanto più nell'epoca della globalizzazione, uno Stato che abbia il senso della propria dignità e identità non può non impostare la propria politica delle istituzioni culturali attraverso scelte di spesa, intesa in forma non di sostegno e men che meno a fondo perduto, ma di investimento e di scommessa sul proprio futuro, insieme economico, sociale e culturale.

Per noi del Gruppo Articolo 1 il punto di riferimento è il dettato costituzionale, che all'articolo 9 recita: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica». Non si può promuovere senza lungimiranza e investimenti, capaci di mantenere nel loro prestigio le nostre maggiori istituzioni culturali; di riportare al centro la musica, a partire da quella lirica; ampliando il pubblico e curando la sua competenza; puntando sul territorio, ma al tempo stesso secondo una capacità di intervento di respiro nazionale, così da scongiurare provincialismi e chiusure corporative o di tipo localistico.

Ricapitolando - a nostro modo di vedere - bisogna abbandonare una volta per tutte la logica meramente contabile, per non dire mercantile, del pareggio di bilancio; considerare le risorse di un eventuale mecenatismo privato, che deve essere incentivato, come aggiuntive e mai sostitutive dell'impegno pubblico. Bisogna piuttosto procedere con un'oculata e certo sorvegliata politica di investimenti, per rilanciare, nel caso specifico delle fondazioni liriche, al netto dei problemi di controllo delle gestioni, la loro attività. L'obiettivo deve essere la salvaguardia specifica di questi teatri e delle loro capacità artistiche e tecniche, anche tramite la stabilità dei rapporti di lavoro che - lo ripeto - sono sempre più precarizzati ed esternalizzati. D'altro canto, riteniamo si debba cominciare a ragionare in termini di distretti culturali, così da facilitare l'incontro tra musica colta e fruizione di massa, operando al tempo stesso perché straordinarie competenze tecniche, artigianali e artistiche, che rappresentano un unicum irripetibile, vengano mantenute all'interno dei teatri, di cui costituiscono una risorsa preziosa e non esternalizzabile.

Da qui la portata sistemica della posizione di Articolo 1-Movimento democratico e progressista rispetto al nuovo codice dello spettacolo: un appoggio all'insieme della manovra, ma tenendo fermo un punto di vista, che riteniamo indispensabile per implementare la valenza positiva dell'insieme del provvedimento. (Applausi dai Gruppi Art.1-MDP e PD).

CONTE (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CONTE (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, egregi colleghi, si conclude oggi il lungo percorso del disegno di legge sullo spettacolo dal vivo, inizialmente inserito all'interno del provvedimento sul cinema. Ritengo sia stata una proposta opportuna quella della relatrice, senatrice Di Giorgi, volta all'estrapolazione di questo tema da quel provvedimento: tale proposta, fra l'altro, è stata unanimemente condivisa dalla 7a Commissione permanente. All'interno di quel provvedimento, lo spettacolo dal vivo non avrebbe avuto il ruolo e la dignità che ha acquisito con il disegno di legge in esame, come ho già avuto modo di sottolineare nell'intervento in discussione generale.

Spesso si parla di leggi non condivise, ma ritengo che questo sicuramente non si possa dire per il disegno di legge n. 2287-bis, perché alla decisione che ho ritenuto opportuno citare è seguito un laborioso iter in Commissione istruzione pubblica, beni culturali, con numerose audizioni di rappresentanti di tutte le componenti che, a diverso titolo e con diversi ruoli, sono coinvolte nel variegato mondo dello spettacolo; audizioni che hanno consentito di esaminare a 360 gradi tutte le problematiche del settore nel quale l'Italia vanta delle eccellenze davvero uniche e universalmente riconosciute. Basti pensare - solo per fare qualche esempio - alla tradizione della lirica italiana o della musica sinfonica o del teatro.

Il provvedimento che stiamo per approvare non si limita alle forme maggiormente conosciute in Italia e all'estero, perché dedica grande attenzione ad altre forme che hanno origini meno lontane nel tempo ma che non per questo sono meno valide dal punto di vista della proposta culturale, né meno coinvolgenti dal punto di vista della partecipazione popolare. Mi riferisco al grande sviluppo che hanno avuto negli ultimi decenni le attività artistiche amatoriali come le rievocazioni storiche, i carnevali storici, il teatro, la musica e la danza amatoriali e anche attività non amatoriali ma lavorative come quelle circensi, settori che rischiavano di rimanere emarginati se si fosse proseguito con l'impianto originario della legge delega sul cinema. Tali componenti si sono radicate con il tempo nel territorio e sono rappresentative della cultura popolare diffusa, che identifica l'appartenenza, caratterizza la storia e le tradizioni di ciascun territorio.

Le audizioni hanno consentito anche di mettere a fuoco le criticità del settore ed è su queste che si è ritenuto opportuno lavorare. Sono emerse criticità diverse per i vari settori e generi dello spettacolo. Do atto anche alla relatrice dello spirito di apertura al confronto e di collaborazione nell'affrontare le proposte pervenute da tutte le componenti, anche di minoranza, che hanno portato al testo definitivo, che risponde, se non a tutte, sicuramente alla maggior parte delle problematiche emerse. Rispetto a quello originario, il testo licenziato dalla Commissione presenta significative integrazioni in risposta a un settore che attende una riforma organica da qualche decennio. È del 1985, infatti, la legge n. 163, istitutiva del FUS, che aveva lo scopo di ricondurre a un quadro unitario il sostegno statale ai diversi settori dello spettacolo, disciplinato da specifiche e numerose leggi. A questa legge di carattere generale non è seguita però la riforma organica dei diversi settori prevista dalle stesse disposizioni transitorie. Tale riforma, prevista da più di trent'anni, non ha fino a oggi ancora trovato attuazione.

Vado a sottolineare alcuni aspetti importanti di questo disegno di legge. Si tratta di una legge delega, ma non di una delega in bianco al Governo. Il provvedimento in esame contiene una serie di principi e di criteri direttivi precisi e ben definiti, per cui i decreti legislativi che seguiranno dovranno mirare innanzitutto all'ottimizzazione e alla semplificazione, anche con l'abrogazione di precedenti disposizioni frammentarie e disorganiche, che negli anni di attesa del provvedimento quadro hanno lasciato molto spesso spazio alla gestione casuale e contingente delle iniziative. Anche gli interventi economici a sostegno della promozione e della realizzazione delle iniziative e degli enti attuatori, pur fondamentali, sono stati gestiti per lo più al di fuori di un quadro organico e strategico.

Un secondo aspetto è nell'obiettivo del rilancio e dello sviluppo del settore dello spettacolo dal vivo, in tutte le sue varietà, comprese quelle di più recente affermazione, che altrimenti rischiavano di rimanere escluse e di nuovo prive di adeguato riconoscimento e sostegno. Ne beneficiano la musica contemporanea popolare, la danza, i carnevali storici e le rievocazioni storiche che, oltre al riconoscimento giuridico, avranno per la prima volta la possibilità di accedere al FUS, in quanto parte integrante del patrimonio culturale, artistico, sociale ed economico del Paese.

Una terza considerazione riguarda l'aumento progressivo delle risorse destinate alla dotazione del FUS, che sarà ripartito con nuovi criteri strategici e comprendenti anche i nuovi settori. Il FUS disporrà di una dotazione di ulteriori 9,5 milioni di euro per il 2018 e il 2019, che diventeranno 22,5 milioni a decorrere dal 2020. Per il riparto dovranno essere seguiti criteri di valorizzazione della qualità delle produzioni; di finanziamento selettivo per i progetti dei giovani under trentacinque; di conservazione del patrimonio musicale, teatrale e coreutico; di promozione dell'accesso al credito agevolato, con un particolare riferimento ai giovani artisti; di piani straordinari per la ristrutturazione e l'aggiornamento tecnologico delle strutture destinate allo spettacolo, con particolare riferimento ai Comuni con meno di 15.000 abitanti, ai Comuni di minori dimensioni, quelli su cui maggiormente ricade la limitatezza di risorse destinate alla cultura. Positivo è che il FUS venga destinato per almeno il 3 per cento alle scuole di ogni ordine e grado per la formazione, puntando a creare un sistema virtuoso che, tramite la formazione e l'educazione allo spettacolo dal vivo, porti sul lungo periodo un pubblico maggiore, più qualificato e sensibile; un investimento, dunque, per il futuro.

L'articolo 2 al comma 3 si dedica alle criticità finanziarie in cui versano le fondazioni lirico-sinfoniche. Nel corso di questa XVII legislatura sono intervenute molte disposizioni volte a fronteggiare la crisi del settore lirico-sinfonico, prevedendo il riassetto della governance delle fondazioni e relativi piani di risanamento ed erogando risorse che ne hanno consentito la sopravvivenza. In particolare, cito la legge Bray, che ha previsto la possibilità di accedere a un fondo speciale di 75 milioni di euro e la concessione di finanziamenti fino ad un massimo di trent'anni.

Si è trattato, però, di un provvedimento tampone che ha consentito la sopravvivenza per quelle fondazioni che, versando in condizioni di gravissima difficoltà economica, hanno ritenuto di farvi ricorso. Ora vengono previsti nuovi criteri per l'attribuzione del FUS e una nuova disciplina per l'individuazione delle fondazioni che possono dotarsi di forme organizzative speciali. Nello specifico, si prevede lo scorporo dal FUS delle risorse destinate alle fondazioni e il riordino dei criteri di finanziamento, il rafforzamento della responsabilità del sovrintendente sulla gestione economico-finanziaria delle singole fondazioni e lo spostamento al 31 dicembre 2019 del termine entro il quale le fondazioni lirico-sinfoniche dovranno rispettare i nuovi parametri organizzativi e finanziari.

Altra sottolineatura voglio fare all'estensione dell'Art bonus all'intero settore dello spettacolo. Il credito d'imposta del 65 per cento per favorire le erogazioni liberali a favore della cultura, già oggi applicabile alle fondazioni lirico-sinfoniche e ai teatri di tradizione, è esteso anche alle erogazioni in favore di istituzioni concertistico-orchestrali, dei teatri nazionali, dei teatri di rilevante interesse culturale, dei festival, delle imprese e dei centri di produzione teatrale e di danza, nonché dei circuiti di distribuzione che svolgono le loro attività esclusivamente nel settore dello spettacolo senza scopo di lucro. È uno strumento, quello dell'Art bonus, che si sta rivelando veramente strategico per dare nuovo apporto di risorse finanziarie al mondo dello spettacolo e della cultura in generale; Art bonus nato per sostenere le erogazioni liberali destinate a interventi su beni monumentali di proprietà pubblica, ma che è bene venga esteso anche alla realizzazione di attività nel campo culturale.

Per assicurare una corretta e sistematica valutazione sull'efficacia degli interventi e indirizzare le politiche del Ministero, viene istituito, analogamente a quanto previsto dalla legge sul cinema, ma con gli opportuni adattamenti dovuti alla specificità del settore, il nuovo organismo del consiglio superiore dello spettacolo.

L'articolo 2, al comma 4, lettera n), del disegno di legge, prevede la semplificazione degli iter autorizzativi e burocratici per attività di pubblico spettacolo e, in particolare, dell'autorizzazione di pubblica sicurezza, estendendo a tutte le attività di spettacolo la semplificazione amministrativa attualmente prevista solo per le attività circensi e di spettacolo viaggiante. È un tema delicato, sul quale sono intervenuto anche in fase emendativa.

Molti degli spettacoli ingiustamente definiti minori - ingiustamente perché rappresentativi della cultura e delle tradizioni popolari, quelle diffuse sul territorio - vengono realizzati solo per la grande passione e grazie all'attività volontaria di molti appassionati: il popolo delle pro loco e delle associazioni di volontariato. Consentitemi di definirli popolo, proprio perché costituito da una moltitudine di persone che operano solo per la loro grande passione. Ricordo che il testo unico sullo spettacolo risale al 1931 - è un regio decreto - ed è tuttora il riferimento normativo base a cui si ispirano i successivi provvedimenti che regolano l'organizzazione di eventi di varia natura.

Certamente non dobbiamo non ricordare gli incidenti che si sono verificati, come quello di Torino del 3 giugno. Io vengo da una provincia dove il 2 agosto di tre anni fa, durante una festa popolare, a causa di una inondazione del tutto imprevedibile sono decedute quattro persone.

Non dobbiamo sottovalutare nemmeno il rischio attentati, che, se non hanno per nostra fortuna colpito l'Italia, hanno interessato altri Paesi; rischio che ha ispirato recenti circolari del Ministero dell'interno, volte al potenziamento delle misure di sicurezza durante le manifestazioni pubbliche. Su questo tema il Governo dovrà esercitare una delega che consenta a quanti si dedicano alle iniziative, che non sono solo quelle relative allo spettacolo, ma anche al mondo dello sport e, più in generale, a tutte le situazioni in cui c'è assembramento di persone, di garantire la necessaria sicurezza, senza uno stillicidio di norme che molto spesso comportano un ingiustificato ed eccessivo numero di pratiche amministrative.

Prima di chiudere vorrei svolgere una considerazione su un tema, forse l'unico, che ha sollevato, per diversi aspetti e a seconda delle sensibilità individuali, considerazioni e posizioni diverse, talvolta nettamente contrapposte: quello relativo all'utilizzo degli animali nei circhi. L'abbiamo constatato anche durante il dibattito d'Aula. Riteniamo che in questo caso la delega affidata al Governo, senza indicazione di tempistiche, consenta un'ulteriore approfondita analisi delle diverse tesi, cercando, laddove possibile, la mediazione tra le diverse sensibilità, quella di chi nei circhi lavora, anche con gli animali, e che legittimamente difende il proprio lavoro e quella di chi invece ritiene che questo tipo di lavoro debba essere esercitato senza l'impiego di animali.

In questo interventi mi sono limitato a sottolineare solo alcune delle principali caratteristiche del disegno di legge che è sottoposto al voto dell'Assemblea; la vastità e la complessità dei temi affrontati, d'altronde, non consentivano di fare altrimenti. Un testo condiviso dal Gruppo di Alternativa Popolare, che lo voterà con convinzione. (Applausi dai Gruppi AP-CpE-NCD e PD).

PETRAGLIA (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRAGLIA (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, siamo dinanzi ad un ennesimo disegno di legge delega, di cui, a essere sinceri, non avevamo bisogno. Non che non fosse necessario intervenire nel sistema dello spettacolo pubblico in Italia, ma sicuramente sarebbe stato utile evitare una nuova, ennesima delega al Governo e magari investire risorse vere.

I tagli alla cultura in questi anni sono stati pesanti e non indolori e hanno modificato non poco il variegato mondo culturale e dello spettacolo. Questi tagli non sono stati fatti solo dai Governi di destra, da quelli che "con la cultura non si mangia", ma sono proseguiti anche in questa legislatura. La legge di bilancio 2017, infatti, non ha aggiunto risorse al bilancio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, che è rimasto inadeguato rispetto alla necessità di far diventare quest'ambito uno dei più importanti per il rilancio dell'Italia.

Il nuovo regolamento per accedere ai fondi del FUS aveva creato aspettative, ma poi sono arrivate le conferme dai numeri. Infatti siamo dinanzi al sostanziale definanziamento del FUS nel triennio 2017-2019: l'ammontare per il 2016 è stato di 406 milioni di euro, mentre per il 2017 siamo a poco più di 362 milioni di euro, per il 2018 a 356 milioni e per il 2019 a 357 milioni. E persino i 9,5 milioni che prevedete con questa legge per il 2018-2019 e i 22 che prevedete per il 2020 non riescono a far raggiungere al FUS, nella migliore delle previsioni, nemmeno l'ammontare del 2016. Quindi i numeri ci riportano alla cruda realtà.

Questi dati sono così reali che non possono essere cambiati nemmeno dal trionfalistico storytelling di questa legge. Non basta fare un provvedimento organico, come ci è stato detto negli interventi di maggioranza, per allargare l'accesso al FUS a chi ne è stato fin'ora escluso, se poi non vengono aggiunte risorse. Il mondo dello spettacolo e della cultura si muove in un quadro molto difficile, al punto che l'accesso alla cultura del pubblico è un serio problema. Non è un caso che aumenta la partecipazione dei cittadini agli eventi gratuiti, quelli ovviamente promossi dal Ministero e da alcuni grandi Comuni. In un periodo di grave crisi occupazionale e riduzione del potere d'acquisto, i consumi culturali vengono tagliati, ma appena è possibile i cittadini cercano di soddisfare la loro curiosità culturale e intellettuale partecipando a ogni incontro gratuito.

Sono in aumento le nuove forme di partecipazione e autorganizzazione dei cittadini e degli operatori culturali a sostegno delle forme d'arte del contemporaneo. Le occupazioni culturali di cinema e teatri, l'apertura di nuovi spazi associativi dedicati alla cultura, il fiorire di progetti di coworking spesso legati ad attività creative e culturali sono il segnale che questo mondo ha la forza per ripensarsi e trovare nuovi modelli di governance e sostenibilità perché troppo spesso esclusi da finanziamenti e sostegni pubblici.

Anche il terzo settore culturale si rinnova e cerca una terza via tra associazionismo e impresa culturale, ma nemmeno questa volta abbiamo riconosciuto e previsto interventi innovativi fiscali e di maggiore efficienza per alcuni strumenti fondamentali per il funzionamento di questo mondo.

Persino il riequilibrio territoriale (che non basta solo citare) è affidato e garantito, in particolare per il Sud, dai programmi operativi nazionali (PON) cultura per il Sud e non da altre risorse.

Non basta raccontare che si approvano leggi che da tempo si aspettano, se poi non si fanno scelte conseguenti e non si investono risorse. Si è cercato di mascherare i tagli alla cultura annunciando l'arrivo di finanziamenti da parte di privati che, a parte quelli per i grandi eventi, in realtà non sono arrivati. Ieri il Ministro ha parlato di 180 milioni provenienti dall'Art bonus, ma nello stesso tempo vi siete rifiutati di approvare un nostro emendamento in cui si specificava che le risorse private sono da considerare aggiuntive e non sostitutive dei finanziamenti pubblici. Si tratta, dunque, di un alibi per il definanziamento pubblico.

Per l'accesso al FUS, il disegno di legge in esame separa le fondazioni liriche, rispondendo ad una richiesta che da sempre chi si occupa di spettacolo ha fatto alla politica. Si ritorna però al dunque: e le risorse aggiuntive? Siamo al quarto intervento legislativo in questi anni su fondazioni liriche e sono ancora molti i nodi aperti. In questi anni le pessime scelte della politica e dei sovrintendenti sono state pagate con il taglio di posti di lavoro e bilanci insostenibili. È bene che ci siamo posti l'obiettivo di riconoscere le responsabilità, ma sappiamo bene che nella frase: «le responsabilità accertate» può nascondersi un inganno senza fine. In questi anni la politica ha preferito fare altre scelte anche dinanzi all'evidenza.

Oggi è necessario promuovere la musica, attraverso il sostegno pubblico e favorendo il legame con i territori. Sarebbe stato necessario risistemare l'intero sistema musicale (le fondazioni lirico-sinfoniche, le istituzioni concertistiche orchestrali, i teatri di tradizione) e avremmo dovuto affrontare alcuni nodi, come ad esempio (ne abbiamo parlato spessissimo in Commissione durante le audizioni) quello della ricostituzione dei corpi di ballo dipendenti dalle fondazioni liriche e di tutte le attività tipiche che in questi anni sono state esternalizzate, facendo rientrare al lavoro i lavoratori che attualmente sono dipendenti di ditte in appalto. Il pareggio di bilancio è uno degli obiettivi, ma non può mortificare l'attività delle fondazioni liriche e le capacità artistiche e tecniche di cui il nostro Paese è particolarmente ricco, perché è positivo far quadrare i conti, ma è anche bene dire una volta per tutte che bisogna investire in cultura.

Da anni poniamo il problema della stabilità dei posti di lavoro proprio per valorizzare quelle competenze tecniche, artigianali e artistiche che rappresentano esperienze uniche per il nostro Paese e che devono essere salvaguardate mantenendole - ripeto - all'interno dei teatri, creando un sistema proprio per valorizzare il lavoro. Le risorse devono essere pubbliche e non solo dello Stato: servono risorse vere delle Regioni e degli enti locali. Certo, al netto dei continui tagli di bilancio a cui sono sottoposte.

Come abbiamo visto nelle tante riforme sulle fondazioni liriche di questi quattro anni, le risorse private (Art bonus, interventi diretti con partecipazione nei consigli di indirizzo o di amministrazione) non sono state risolutive perché nessun privato si fa carico dei debiti del pubblico. Dal disegno di legge in esame ci saremmo quindi aspettati un riconoscimento della funzione pubblica dei teatri, chiarendo bene lo status delle fondazioni liriche, garantendo un forte controllo dello Stato sulle stesse.

Vorrei infine dedicare un ultimo passaggio al tema che ha particolarmente animato anche i colleghi che non appartengono alla 7a Commissione: i circhi. Noi avevamo accolto bene la presentazione del provvedimento e la formulazione che il Governo aveva fatto perché avevamo letto una visione lunga da parte del Governo di quello che è la società: la progressiva eliminazione degli animali dai circhi corrispondeva proprio alla necessità di adeguare la nostra legislazione a quella europea in tema di tutela degli animali e la graduale dismissione avrebbe consentito anche un reale rinnovamento della proposta delle attività circensi perché i dati ci dicono che negli ultimi anni anche il circo è sottoposto ad una crisi complessiva di partecipanti agli spettacoli. Quindi sarebbe stata anche l'occasione per ripensare a quella formula tradizionale, per rivolgersi ad un pubblico più ampio e giovane, magari interessato a trovare anche nuove opportunità lavorative, e avremmo colmato un ritardo per metterci in sintonia con le sensibilità dell'opinione pubblica, proprio come ha detto ieri il Ministro nella sua replica. Invece è mancato il coraggio. Avete preferito una lettura del Paese che volge lo sguardo indietro, avete preferito formule vaghe per prendere impegni generici.

Il dibattito ascoltato spesso è stato surreale, pregiudiziale e di posizionamento, rivelando in molti interventi, devo dire, anche poca conoscenza del merito. Non si sono scontrati due estremismi ma due visioni diverse, due letture diverse del Paese e abbiamo visto che la maggioranza ha preferito scegliere la strada più rassicurante, cioè quella della conservazione. Non si trattava di cancellare il circo, ma di creare prospettive di crescita, di innovazione e ricerca nell'arte circense.

Noi continueremo, tuttavia, a seguire l'iter di questo provvedimento perché i vaghi impegni presi per i decreti attuativi saranno per noi motivo per proseguire questo lavoro e questa battaglia, perché vogliamo guardare al futuro anche delle arti dello spettacolo, dello spettacolo dal vivo, dello spettacolo di tradizioni e delle arti circensi.

Per tutte le motivazioni qui esposte, Sinistra Italiana voterà contro il provvedimento. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL).

MONTEVECCHI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MONTEVECCHI (M5S). Signor Presidente, innanzi tutto anche noi vorremmo ringraziare la relatrice per la volontà di ascolto che ha dimostrato nel corso dell'esame di questo provvedimento, una volontà che non ci è capitato spesso di sperimentare nel corso di questa legislatura dai banchi dell'opposizione.

Poi vorrei fare qualche considerazione generale anch'io sul testo, specificando che anche noi avremmo preferito che non avesse la forma di una delega, anche se il caso del riordino di una materia così ampia forse trova un qualche barlume di giustificazione in più rispetto alla marea di deleghe con le quali siamo stati inondati nel corso di questa legislatura. Ci auguriamo, però, che i decreti attuativi che seguiranno alla delega non facciano la fine né dei decreti attuativi conseguenti alla cosiddetta buona scuola né di quelli conseguenti alla legge di riordino del settore cinema che ancora ci pare navighino nel porto delle nebbie.

Devo dire che il Movimento 5 Stelle, come forza di opposizione, molto ha contribuito, durante i lavori di Commissione e di Aula, all'esame di questo testo e anche al "restringimento", all'apposizione di paletti ad una delega che era veramente tanto, tanto ampia all'origine.

Vorrei fare anche una considerazione sullo spettacolo dal vivo in generale, perché va benissimo questo tentativo di riordino della normativa in materia per renderla più organica e più efficace e va benissimo trovare nuove forme di sostegno come l'Art bonus esteso allo spettacolo dal vivo anche se, come ha rilevato prima di me la collega Petraglia, non vorremmo che questa misura mascherasse poi la volontà di demandare al privato il sostegno di questo settore e quindi si riducessero sempre di più gli interventi pubblici a sostegno. Vanno bene anche le risorse fresche che sono state trovate, anche se poi in realtà il Fondo non ha un'entità tale da poter costituire un vero sostegno. Però ricordiamoci che bisogna mantenere anche gli impegni per inserire nelle scuole attività tese alla promozione delle arti e allo sviluppo di una sensibilità e di una passione che sono fondamentali per creare una società non solo intellettualmente e culturalmente più elevata, ma anche fruitrice e, così facendo, creare nuovo pubblico. Parallelamente si poteva cogliere l'occasione, con un nostro emendamento, per approvare la nostra proposta di riduzione dell'IVA sulla bigliettazione. Sappiamo, infatti, che questo sarebbe andato sicuramente a beneficio di una maggiore frequentazione dei luoghi della cultura non solo da parte dei giovani e degli studenti, ma anche da parte degli adulti, perché oggi la crisi, ahimè, colpisce tutti.

Ci sono aspetti positivi in questo disegno di legge e sono state accolte proposte del Movimento 5 Stelle, che elencherò velocemente e con soddisfazione. Innanzitutto, è stata accolta la proposta di istituire un tavolo programmatico per promuovere l'inserimento dello spettacolo dal vivo nei programmi turistici, pratica che, in realtà, c'è già, ma non è coordinata e non è efficace, ossia tale da garantire un circuito turistico che prenda in considerazione anche lo spettacolo dal vivo come forma di attrattiva per i turisti che vengono a visitare il nostro Paese e, chiaramente, per i cittadini italiani, soprattutto se pensiamo alla barriera linguistica.

Abbiamo poi proposto l'introduzione di una normativa relativa all'istituzione e alla vigilanza delle scuole di danza e all'individuazione dei criteri e dei requisiti per l'abilitazione all'insegnamento, con un emendamento che porta la firma della senatrice Blundo; anche se, rispetto alla danza, permane la nota fortemente critica che, a fronte della delega alla ricostruzione del repertorio coreutico classico e contemporaneo e alla promozione della produzione artistica e della sperimentazione, abbiamo paradossalmente, nella realtà, lo smantellamento di un corpo di ballo, quello dell'Arena di Verona, la chiusura di compagnie storiche e il fatto che progressivamente si è arrivati in Italia ad avere solo due corpi di ballo stabili: quello della Scala di Milano e quello del Teatro dell'Opera di Roma. Ci chiediamo dove andranno poi tutti questi nostri giovani che vorranno intraprendere la carriera di danzatori se in Italia non abbiamo un bacino di assorbimento di tutti questi talenti. Del resto anche il nostro Bolle dice che la danza rimane ignorata e maltrattata in Italia.

Nel campo delle fondazioni lirico-sinfoniche, il Movimento 5 Stelle molto si è battuto per rivedere il sistema di controllo sulla gestione economico-finanziaria e artistica delle fondazioni, perché la mala gestio, finora, ha avuto ripercussioni solo sulle masse artistiche e tecniche. Siamo riusciti a far introdurre tra i criteri per l'assegnazione del Fondo unico per lo spettacolo la responsabilizzazione del sovrintendente per la gestione economica e finanziaria e anche la considerazione dei risultati artistici e gestionali del triennio precedente, con la speranza che questo porti ad avere una maggiore qualità, ma soprattutto che porti all'eliminazione del famigerato algoritmo.

Infine, siamo riusciti a ottenere in Assemblea il cosiddetto Daspo per i sovrintendenti che dimostreranno di non aver saputo gestire bene e accuratamente da un punto di vista economico e finanziario le fondazioni e che quindi non potranno più essere rinominati per ricoprire lo stesso ruolo all'interno delle fondazioni lirico-sinfoniche.

Siamo anche riusciti a inserire un pezzettino di una risoluzione che abbiamo fatto approvare all'unanimità un paio di anni fa: la cosiddetta mappa dell'abbandono. Nel testo infatti è previsto che vi sia una collaborazione tra enti locali per individuare immobili in stato di abbandono o confiscati, soprattutto di valore storico e culturale, da destinare allo svolgimento di attività da parte di giovani, ma anche meno giovani, relative allo spettacolo dal vivo. È, infatti, importante anche la diffusione, oltre che la promozione.

In ultimo, stamane il Governo si è impegnato, nell'ambito delle risorse disponibili, a portare avanti misure di credito d'imposta per sostenere l'iscrizione o l'abbonamento a scuole di danza, di musica o di teatro per i giovani tra i cinque e i diciotto anni e spero davvero che in legge di stabilità questo impegno sia onorato; noi tutti ci impegniamo affinché il Governo trovi queste risorse.

Passiamo alle note dolenti. Per quanto riguarda le fondazioni lirico-sinfoniche siamo rimasti fermi al palo della selezione dei sovrintendenti e dei direttori artistici con bandi pubblici anche internazionali; e dire che il Ministro è così affezionato a questi bandi pubblici anche internazionali, ma evidentemente, in questo settore, sono altre le logiche che prevalgono.

È rimasto al palo anche il conflitto d'interesse per i componenti degli organi di gestione delle fondazioni, oltre che per i sovrintendenti e i direttori artistici. Quindi, anche qui continueranno a perpetrarsi quelle dinamiche per cui talvolta, a seguito di questi conflitti d'interesse, forse non canterà il miglior tenore o la migliore soprano in uno spettacolo o forse saranno acquistati degli allestimenti che probabilmente potevano non essere acquistati, nonché materiali e quant'altro.

Per quanto riguarda i teatri nazionali, ci dispiace molto che non siano passate le nostre proposte di riordino della normativa relativa all'organizzazione e al funzionamento delle scuole di teatro, dato che sono tante, molte non regolamentate, a scapito della qualità della formazione, quindi anche del nostro buon nome in quei settori a livello nazionale e internazionale. Ci dispiace che non sia stata presa in considerazione neanche la proposta di revisione di modalità di nomina degli incarichi dirigenziali, per le stesse motivazioni per cui tanto c'eravamo battuti per le fondazioni lirico-sinfoniche.

Anche il consiglio superiore per lo spettacolo, a nostro avviso, è un organismo destinato a lavorare nell'opacità, perché la nostra proposta di trasparenza sulle nomine e sui lavori non è stata accolta, come non è stata accolta la selezione, anziché la nomina, dei suoi componenti.

Infine, non c'è nulla di concreto per il riconoscimento giuridico professionale dei lavoratori del settore né per il trattamento previdenziale. Invece, si è data giustificazione normativa alla mobilità.

Concludo con tre punti ancora critici. Non è stato fatto nulla e non sono state accolte le nostre proposte per porre rimedio al fenomeno del secondary ticketing. È stato fatto un timido tentativo, con l'approvazione di un emendamento, sul progressivo abbandono della bollinatura SIAE sui dispositivi musicali, ma nulla si è fatto per sanare la situazione in cui ancora oggi la SIAE opera, di effettivo monopolio, a dispetto di una direttiva comunitaria che invece ci impone di fare altro. Infine, non è stato ascoltato il mondo dello spettacolo viaggiante e abbiamo assistito a una clamorosa retromarcia sull'utilizzo degli animali all'interno delle attività circensi.

Per tutte queste ragioni, valutando il fatto che ci troviamo al primo passaggio parlamentare e che questo provvedimento approderà alla Camera, noi esprimeremo un voto di astensione, unicamente perché speriamo che durante l'esame da parte della Camera ci sia ancora la buona volontà per fare uscire da questo Parlamento il miglior testo possibile. (Applausi dal Gruppo M5S).

GIRO (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIRO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, dichiaro subito che Forza Italia esprimerà un voto di astensione su questo provvedimento.

Ringrazio anch'io la relatrice Di Giorgi per l'impegno che ha profuso per migliorare un testo che era arrivato in Commissione molto diverso. Sono il primo a riconoscere i miglioramenti apportati a un articolato prima pletorico, ripetitivo e poco concreto. Tuttavia, abbiamo scelto, come Forza Italia, di sospendere il nostro giudizio perché purtroppo questa legislatura, come ho già ricordato in discussione generale, verrà ricordata come la legislatura dei voti di fiducia e delle deleghe assegnate al buio al Governo.

Il dibattito sul codice per lo spettacolo è stata anche l'occasione per promuovere una ricostruzione storica dell'intervento pubblico amministrativo, di Governo e parlamentare in favore della cultura. Il Ministro, ieri in Aula, ha avuto la cortesia di ammettere che i risultati conseguiti da questo Governo sono il frutto di un lavoro nato da lontano. Lo ringrazio di questa cortesia che veniva incontro ad alcune mie perplessità, ma voglio rassicurare e tranquillizzare i miei colleghi di partito sul fatto che siamo molto diversi dai Governi Letta, poi Renzi, oggi Gentiloni Silveri.

Siamo molto diversi perché noi per lo spettacolo dal vivo non abbiamo esercitato una delega nel 2010, ma abbiamo proposto alle Commissioni di merito, prima, e all'Assemblea, dopo, una legge di sistema dove c'era scritto tutto. Non abbiamo delegato il Governo a fare, dopo, la sua cucina nelle segrete stanze del palazzo. Abbiamo affrontato le Commissioni di Camera e Senato e l'Assemblea con una seduta notturna, chiedendo il voto. Potevamo anche pretendere il voto di fiducia, che è l'extrema ratio per approvare un provvedimento controverso. No, noi abbiamo invece affrontato, se non ricordo male, circa venti ore di seduta continua, per arrivare all'approvazione della legge n. 100 del 2010, la famosa legge Bondi sulle fondazioni lirico-sinfoniche.

Ricordo questo passaggio perché nel codice dello spettacolo, che è costituito da sette articoli, in buona sostanza, come si dice a Roma, la ciccia si trova solo nell'articolo 2, comma 1. Potevamo scrivere l'articolo 2, comma 1 in due periodi e avremmo chiuso la faccenda in cinque minuti. È infatti nell'articolo 2, comma 1, che c'è scritto tutto. Tale comma prevede infatti la delega al Governo per la redazione di nuovi decreti legislativi per rendere attuativa la n. 160 del 2016 sulle fondazioni lirico-sinfoniche. Quindi all'articolo 2, comma 1, non si parla di codice dello spettacolo, ma delle fondazioni lirico-sinfoniche. Lo stesso Governo nel testo che ci ha proposto e che la Commissione ha approvato ammette subito, all'articolo 2, comma 1, che il vero problema sono di nuovo le fondazioni lirico-sinfoniche, prevedendo una nuova delega al Governo per scrivere altri decreti legislativi attuativi in merito alla legge n. 160 del 2016, sulle fondazioni lirico-sinfoniche.

Nel secondo periodo - sempre del comma 1 e sempre dell'articolo 2 - si fa riferimento alla delega per la riforma, la revisione e il riassetto della vigente disciplina nei settori del teatro, della musica, della danza, degli spettacoli viaggianti, delle attività circensi e poi si aggiunge, come novità, dei carnevali storici e delle rievocazioni storiche. Si tratta cioè di una maxi delega al Governo su tutto il resto.

Prima il bubbone, le fondazioni lirico-sinfoniche: delega per attuare la famosa legge n. 160, quindi niente di nuovo sotto il sole. Poi, secondo bubbone: la riforma, assegnata a scatola chiusa al Governo, di tutto il resto, danza, musica, teatro, circo, spettacoli viaggianti, carnevali storici, tradizioni e rievocazioni storiche, di tutto e di più. Questa seconda parte viene presentata al Parlamento con la suggestiva definizione di codice dello spettacolo. Si tratta invece di una maxi delega al Governo per legiferare su tutti i settori citati.

I criteri adottati sono generici: favorire la promozione internazionale delle opere e dello spettacolo italiano, aiutare i giovani, favorire la cittadinanza, l'integrazione culturale, il credito agevolato, l'accesso della disabilità nello spettacolo, l'associazionismo, la musica popolare contemporanea la partecipazione del privato, il 3 per cento per le scuole di ogni ordine e grado. Tutti principi importanti, che sono però tutta poesia. La verità è data dalla distribuzione dei fondi esistenti, che vengono implementati fino a 22,5 milioni di euro nell'anno del signore 2020. Quindi noi abbiamo un grande stanziamento che raggiungerà la capienza di 350-360 milioni e bisogna decidere come spendere tutti questi soldi.

L'unica novità - che riconosco non è irrilevante - è che i famosi decreti del Ministro che sono nella libera prerogativa delle autorità di Governo decidere e pianificare, devono essere concertati con le Regioni in sede di conferenza unificata. C'è quindi una più stringente collaborazione con le Regioni. Si tratta di un elemento importante. Finalmente si stabilirà - ma bisogna sempre aspettare i criteri che verranno normati dal Ministro con i decreti legislativi - una sinergia più forte fra lo Stato centrale e le Regioni: prima non si sapeva bene chi facesse cosa.

Siamo però molto diversi - lo ripeto - da chi ci ha preceduti, perché noi abbiamo deciso nel 2010 di affrontare l'Assemblea e lo abbiamo fatto cercando, come ricorderete bene, di risolvere alla radice il problema delle fondazioni lirico-sinfoniche, che rappresentano oltre il 50 per cento delle spese sostenute dal Fondo unico per lo spettacolo; quindi, quando parliamo della lirica dobbiamo avere questa consapevolezza. Che sia giusto o meno, questa è la realtà e chi fa teatro, chi fa danza, chi organizza concerti in tutta Italia sa che la lirica ha la prevalenza sia nelle strategie del Governo, sia nella spesa che il Governo, l'amministrazione centrale e le Regioni dovranno sostenere per favorire lo spettacolo in Italia.

Noi, con la legge n. 100 del 2010, la cosiddetta legge Bondi, avevamo favorito una spinta verso l'efficienza, l'economicità, l'imprenditorialità e l'autonomia di tutte le fondazioni ed avevamo imposto alle stesse di aderire al contratto nazionale di lavoro e di eliminare tutti quei contratti integrativi aziendali che avevano prodotto una miriade di privilegi che erano assolutamente ingestibili e che avevano lasciato sul terreno oltre 300 milioni di debiti. Oggi mi accorgo che questi debiti faticano ad essere riassorbiti, che il Governo ci chiede un'ulteriore delega e che addirittura nell'ordine del giorno del senatore Marcucci, Presidente della Commissione cultura, che io francamente ritengo incomprensibile, si chiede al Governo altro tempo per fronteggiare la questione. Ricordo che abbiamo varato la legge Bondi per sanare, il decreto Bray per sanare, il decreto Franceschini per sanare; addirittura il decreto Bray ha regalato - chissà perché? - un sacco di milioni al Maggio musicale fiorentino. Mi domando perché dobbiamo continuare a penalizzare il teatro italiano, la danza italiana, le accademie, avendo sempre sulle nostre spalle questo problema delle fondazioni. O le fondazioni vengono gestite con trasparenza ed efficienza, oppure è meglio chiuderle perché vuol dire che non sono fondazioni efficienti (secondo il diritto privato) perché non riescono - come ricordava nel lontano 2010 Bondi - a reperire fondi dai privati. Cito Bondi: «Se non fossimo intervenuti, davvero avremmo lasciato perire l'opera lirica in questo Paese. Ho proposto questo provvedimento per salvare l'opera lirica, non per metterla in difficoltà. Non ho mai considerato questo provvedimento come chiuso al confronto e blindato, anzi» - e l'ho ricordato, siamo andati in Aula - «l'ho sempre considerato un provvedimento legislativo aperto» (non una delega) «non solo al confronto parlamentare tra maggioranza e opposizione, ma anche, fuori da quest'Aula, con le organizzazioni sindacali». Quindi noi siamo molto diversi da questo Governo.

Concludo dicendo al ministro Franceschini che non mi voglio paragonare a lui, perché non posso dimenticare - e voglio richiamare l'attenzione dei miei colleghi - che Franceschini, oggi Ministro della cultura, che sta facendo la riforma del Ministero attraverso atti amministrativi, depotenziando le sovrintendenze, che ha fatto la riforma del cinema con una delega e sta facendo la riforma della spettacolo con una delega, è lo stesso uomo che, Capogruppo del PD, chiese nell'Aula della Camera dei deputati le dimissioni del ministro Bondi dopo i fatti di Pompei. E Pompei oggi rinasce perché il Governo Berlusconi ed il ministro Bondi hanno sviluppato una grossa attività di recupero ottenendo 110 milioni dall'Unione europea, grazie ai quali i Governi successivi hanno aperto 35 cantieri che hanno salvato Pompei. (Applausi del senatore Floris).

Quindi, noi non facciamo demagogia sulla cultura, non chiediamo le dimissioni del ministro Franceschini per i crolli a Pompei, che sono continuati. Siamo persone serie, ci confrontiamo nelle Commissioni; non chiediamo deleghe, andiamo in Aula, ci mettiamo la faccia (Applausi del senatore Floris) e approviamo i provvedimenti che riteniamo opportuni per salvare davvero - e non per finta - tutto e non parte dello spettacolo in Italia.

Per tutte queste motivazioni, esprimeremo su questo provvedimento un voto di astensione. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

MARCUCCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, quest'Assemblea sta per votare un disegno di legge che si occupa di cultura in una legislatura che, per fortuna, è stata molto ricca di provvedimenti e - aggiungo - di finanziamenti per un settore vitale del nostro Paese. Dico «per fortuna», ma in realtà si tratta di una precisa volontà politica.

In questo caso esaminiamo il disegno di legge delega sul codice dello spettacolo, che, come ricorderete, fu stralciato dalla legge sul cinema e oggi trova finalmente attuazione dopo circa trent'anni di attesa. Uno stralcio, benché criticato da molti colleghi, opportuno e utile, voluto dal Senato della Repubblica perché c'era bisogno di andare nel dettaglio delle deleghe che conferivamo al Governo, e la dialettica all'interno della Commissione e del Parlamento in generale credo abbia dato buona prova di sé.

Un provvedimento particolarmente virtuoso, secondo noi, perché il Parlamento ha esercitato, questa volta davvero fino in fondo, il suo ruolo. Nella 7a Commissione, che mi onoro di presiedere, sono stati auditi una quarantina tra personalità e associazioni del settore, per recepire le volontà degli operatori, capirli, comprenderne le necessità. Sono stati poi discussi, e in molti casi approvati, emendamenti e pareri di senatori sia della maggioranza che dell'opposizione. Un lavoro importante che ha dato i suoi frutti, in questo disegno di legge composto da sette articoli, che nasce con l'obiettivo di dare supporto allo spettacolo dal vivo, che noi riteniamo essere una grande ricchezza per il nostro Paese.

Voglio sottolineare uno dei passaggi che mi appare più significativo: quello che riguarda la definizione del Fondo unico per lo spettacolo. Fino a oggi il FUS era unico; con questo provvedimento si distingue tra le risorse destinate alle fondazioni lirico-sinfoniche e le risorse destinate a tutto il resto del mondo dello spettacolo. Questo serve a fare chiarezza e a dare equilibrio e responsabilità agli operatori, incluse, e forse soprattutto, le fondazioni lirico-sinfoniche.

Viene poi riconosciuto il valore educativo e formativo dello spettacolo, con interventi specifici per la scuola: il 3 per cento del FUS andrà alla scuola con un accordo preciso, perché gli spettatori di domani vengono formati sui banchi di scuola. Insieme a 18App, questo testimonia di quanto si crede nei giovani per il nostro futuro.

Il codice dello spettacolo per la prima volta riguarda anche i carnevali e le rievocazioni storiche, ammessi all'erogazione del FUS. È il coronamento di una battaglia, anche personale, per riconoscere dignità culturale e valore economico a manifestazioni tipiche del nostro Paese e che contribuiscono alla specificità italiana e alla produttività di tante economie locali.

All'inizio dicevo che questo è solo l'ultimo di tanti provvedimenti che i Governi, Renzi prima e Gentiloni Silveri oggi, hanno definito e finanziato. Voglio solo ricordare i più importanti: la legge sul cinema con la creazione di un fondo di 400 milioni, con il potenziamento delle sei misure che riguardano il tax credit; l'introduzione nella legge di bilancio del 2015 del bonus da 500 euro per i consumi culturali dei neo maggiorenni. Una misura importante - tra l'altro avviata nuovamente per la seconda annualità proprio in questi giorni - che riguarderà anche tutti coloro che compiranno diciotto anni il prossimo anno.

È stata usata da una platea dell'80 per cento degli aventi diritto e ha riguardato prevalentemente l'acquisto di libri. Un passaggio importante, e rispetto ai decreti attuativi ministeriali della legge sul cinema diciamo che quanto è stato riferito in Aula non è così preciso: molti decreti sono stati non solo annunciati ma emanati e credo che quel provvedimento, così come questo che ci accingiamo ad approvare, sia un'ottima legge per il nostro Paese.

Nuovi fondi per la tutela del patrimonio e i grandi progetti culturali: 150 milioni di euro nel 2016, 170 milioni nel 2017; fondi in crescita.

La senatrice Petraglia ha detto che in questi anni i fondi per la cultura in Italia sono stati drammaticamente tagliati, ahimè non è vero: con questi Governi e grazie a questo Parlamento, negli ultimi anni i fondi per la cultura sono aumentati e anche in maniera consistente, tanto che il bilancio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo è aumentato dell'8 per cento nel 2016 e del 10 per cento nel 2017: un grande risultato per il ministro Franceschini, per il Governo e per il Parlamento.

Vogliamo ricordare poi l'Art bonus, che ha reso permanente il credito d'imposta del 65 per cento per il finanziamento di interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni culturali, per il sostegno a istituti e luoghi della cultura pubblici, per le fondazioni lirico-sinfoniche, per i teatri di tradizione, nonché per la realizzazione, il restauro e il potenziamento di strutture e di enti e istituzioni pubbliche dello spettacolo, esteso proprio con il provvedimento che ci accingiamo a votare oggi a tutte le forme di spettacolo e quindi anche ai festival e a tutti i soggetti e alle varie attività. Si tratta di un passaggio importante: con il disegno di legge in esame chiediamo ai cittadini e agli imprenditori italiani di aiutare le nostre attività dello spettacolo e di supportarle nelle forme e con la libertà necessarie, e lo facciamo dando loro un'importante agevolazione fiscale. È un invito a tutto il Paese a credere nelle nostre attività culturali.

Concludo questa sintetica carrellata con il provvedimento che ha reso autonomi 20 grandi musei italiani, con il bando internazionale che ha selezionato 13 italiani, tre tedeschi, due austriaci, un britannico e un francese alla loro direzione e che sta dando ottimi risultati: lo posso dire anche a seguito della recente visita, svolta con i colleghi della Commissione la scorsa settimana, a Pompei e alla Reggia di Caserta.

Quella in corso è una legislatura particolarmente ricca e felice per la cultura, coronata dalla legge delega sullo spettacolo che stiamo votando. Si tratta di un provvedimento atteso da decenni, che è stato migliorato dal lavoro costante del Parlamento e dalla relatrice, senatrice Di Giorgi, che ringrazio particolarmente e - lo ripeto - da molto altri colleghi della maggioranza così come delle opposizioni. Oggi, ad esempio, a proposito della questione relativa alla SIAE, è stato introdotto un piccolo passaggio importante che faciliterà gli operatori culturali su tutto il territorio. Inoltre, la questione dei circhi, che ha occupato, per ore, gran parte della discussione in Assemblea, secondo me è stata definita in maniera molto chiara, semplice e rispettosa della nostra tradizione e con un indirizzo di prospettiva molto preciso, nel rispetto delle tradizione circensi, ma anche virtuoso per il futuro e per la modernità della nostra tradizione circense.

In Commissione in sede referente è stato fatto un buon lavoro, a stretto contatto con il Governo, dando una risposta seria alle giuste aspettative dei lavoratori della cultura, che da troppo tempo aspettano la corretta tutela dei loro diritti: un' apposita delega va esattamente in questa direzione e siamo molti orgogliosi di averla scritta. È un atto politico chiaro, che segue una giusta traccia di continuità, che fa della cultura una priorità assoluta dell'attività di Governo. L'Italia è cultura, è attività culturale e produzione culturale: avevamo il dovere di occuparcene nella nostra veste istituzionale e sono quindi orgoglioso del lavoro svolto insieme e sono felice di annunciare il convinto voto favorevole al provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Passiamo all'esame della proposta di coordinamento C1, che è stata già distribuita, che invito la relatrice ad illustrare.

DI GIORGI, relatrice. Signor Presidente, la proposta è brevissima. Semplicemente, al comma 4 dell'articolo 2, così come modificato dall'emendamento 2.218 (testo 2), si sostituiscono soltanto le parole: «f-bis) previsione del progressivo superamento», con le seguenti: «5) il progressivo superamento». La formulazione è quindi più stringente.

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 103, comma 5, del Regolamento, metto ai voti la proposta di coordinamento C1, presentata dalla relatrice.

È approvata.

Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 2287-bis, nel suo complesso, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Disposizioni in materia di spettacolo e deleghe al Governo per il riordino della materia».

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dal Gruppo PD).

Risultano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 459 e 1116.

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(951) DE MONTE. - Distacco del comune di Sappada dalla regione Veneto e relativa aggregazione alla regione Friuli-Venezia Giulia

(1082) BELLOT ed altri. - Distacco del comune di Sappada dalla regione Veneto e sua aggregazione alla regione Friuli-Venezia Giulia

(Relazione orale) (ore 18,31)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 951 e 1082.

Ricordo che nella seduta pomeridiana del 31 maggio il relatore facente funzioni ha svolto la relazione orale e ha avuto inizio la discussione generale.

È iscritto a parlare, in assenza dei rappresentanti del Gruppo della Lega, il senatore D'Alì. Ne ha facoltà.

D'ALI' (FI-PdL XVII). Signor Presidente, non ambisco a sostituirmi al Gruppo della Lega.

PRESIDENTE. Siccome nell'elenco degli iscritti a parlare c'erano senatori della Lega, volevo solo precisare che, in loro assenza, iniziamo da lei come iscritto a parlare. So che non è un intervento sostitutivo.

D'ALI' (FI-PdL XVII). Signor Presidente, utilizzerò l'opportunità di parlare su un disegno di legge che può sembrare marginale o irrilevante per dire cose che da tempo ho cercato di far presente ai colleghi dell'Aula in ordine al tema degli enti locali.

Il disegno di legge può sembrare irrilevante, ma è estremamente significativo. Noi trattiamo della volontà di una comunità municipale di passare dalla Regione di appartenenza a un'altra Regione, però, guarda caso, il passaggio è da una Regione a statuto ordinario a una Regione a statuto speciale, dove sappiamo che l'agibilità complessiva degli enti locali è trattata sicuramente in maniera più oculata.

Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 18,34)

(Segue D'ALI'). Con ciò intendo dire che le Regioni a statuto speciale godono sicuramente di maggiore autonomia nei rapporti con gli enti locali; hanno la possibilità di determinare trasferimenti erariali in maniera diversa dalle Regioni a statuto ordinario: hanno, insomma, una possibilità diversa di interlocuzione con gli enti locali.

Noi, ancora una volta, pur avendo adesso una piccola "patata calda" tra le mani, non vogliamo affrontare il grande tema del governo del territorio, della frantumazione del governo del territorio in un numero a mio giudizio eccessivo di Comuni e di Regioni, e il grande tema della continuità dell'esistenza di Regioni a statuto speciale.

Per questo motivo ho chiesto d'intervenire: non tanto per avanzare giudizi sulla comunità di Sappada, che legittimamente utilizza le previsioni normative per potere meglio decidere della sua collocazione istituzionale, ma perché quest'Assemblea e il Parlamento in generale continuano a rifiutarsi di affrontare il grande tema del governo del territorio e, soprattutto, degli enti locali. È un tema che avevo chiesto venisse affrontato quando abbiamo discusso della riforma costituzionale; richiesta che è stata respinta dal Governo e dalla maggioranza come parte non essenziale di una riforma costituzionale. Ritengo, invece, che la riforma del governo del territorio sia l'argomento principe di una possibile riforma costituzionale, perché il nostro Paese, che viene additato come uno dei Paesi che impiega maggiori risorse nel mantenere un apparato politico e burocratico parcellizzato sul territorio, non può, a mio giudizio, continuare nel tempo a sostenere i costi di una così elevata parcellizzazione e di una così difforme autonomia degli enti locali e delle Regioni nell'ambito dello stesso contesto nazionale.

La nostra, purtroppo, ormai non è più una Nazione ma è un agglomerato di Regioni: di fatto ventuno (troppe), assolutamente in numero esorbitante, tutte tra loro scollegate e tutte tra loro in grado di trattare in maniera diversa i rapporti con i Comuni e con gli enti locali, tant'è che nascono questo tipo di richieste. Richieste - lo ripeto- assolutamente legittime dal punto di vista dell'impianto normativo del Paese, ma sulle quali noi ci dobbiamo interrogare. Non possiamo non interrogarci del perché un Comune chieda di passare da una Regione all'altra e, in questo particolare caso, da una Regione a statuto ordinario a una Regione a statuto speciale. Non possiamo non interrogarci del perché nel nostro Paese le fusioni volontarie tra Comuni siano ancora così poche; del perché gli strumenti di incentivazione della semplificazione amministrativa in tema di Governo locale non esistano; del perché per quanto riguarda la sanità, per fare un esempio, abbiamo ancora ventuno "sistemi regionali" per sessanta milioni di abitanti, alcuni dei quali riguardanti poche centinaia di migliaia di cittadini, con apparati e normative e spesso con incapacità di dialogo l'uno con l'altro. Diviene così quasi una sorta di fortuna per il cittadino il nascere in un Comune o in una Regione piuttosto che in un'altra per la diversità del trattamento che può ricevere a seconda del suo luogo di residenza o di nascita. Quindi, nascono anche questi momenti di trasferimento: una volta si trasferivano i servi della gleba da un feudo all'altro, adesso si trasferiscono i Comuni da una Regione all'altra, naturalmente cambiando anche lo status di agibilità riguardo ai servizi dei cittadini.

Questo disegno di legge sicuramente passerà. Ripeto, esso rientra nell'assoluta legittimità dell'impianto normativo del nostro Paese e, quindi, è una richiesta che abbiamo il dovere di esaminare. Naturalmente non ci interroghiamo sul perché in queste ore una situazione molto più complessa e sicuramente più profonda, come l'indipendenza della Catalogna, sia oggetto addirittura di arresti da parte del Governo spagnolo, solo per evitare il referendum sulla separazione (o sull'indipendenza, come meglio vuol dirsi per questo tipo di situazioni da parte di chi le propone). Non ci interroghiamo, ma continuiamo a tenere in piedi un Paese ormai disgregato dal punto di vista istituzionale.

La nascita delle Regioni a statuto speciale aveva una sua logica nell'immediato Dopoguerra ed ha avuto anche una sua logica in alcuni episodi legati all'esistenza del blocco occidentale contro il blocco comunista, per quanto riguarda le Regioni di confine, e nella difesa di alcune etnie e di alcune comunità linguisticamente diverse da quella nazionale. Ma adesso, in un'Europa alla quale continuiamo a fare riferimento e che dovrebbe essere composta da realtà sempre più ampie e sempre più omogenee, è difficile continuare a pensare a questi impianti. A meno che non si voglia pensare che l'Europa delle cosiddette regioni sia poi finalizzata, nel senso che abbia come sbocco finale la possibilità di non essere più l'Europa delle Nazioni, ma di essere solamente l'Europa dei territori.

Spero che queste mie riflessioni, che forse qualcuno riterrà banali, divengano invece presto oggetto di una riflessione complessiva da parte del Parlamento e di questo suo ramo in particolare, dove, non per fare campanilismo istituzionale, credo che si ragioni un po' di più rispetto all'altro ramo, soprattutto su fatti profondi come quello che sottende questo disegno di legge. Spero che presto potremo discutere di una riforma del cosiddetto Titolo V, che però non riguarda solamente l'aspetto organizzativo, ma anche i principi fondamentali della Repubblica. Bisognerebbe chiarire esattamente cosa noi intendiamo per federalismo, ove mai se ne continui a parlare, visto che mi pare una parola un po' andata in decadenza, e soprattutto dovremmo approfondire l'impianto complessivo del governo del territorio, nell'individuazione dell'area vasta di governo.

Avete fatto una riforma delle Province che grida vendetta al cospetto di Dio, oltre che degli uomini. Pur avendo approvato l'ordine del giorno Ranucci, durante il dibattito costituzionale, non volete entrare nell'ottica della revisione dell'impianto delle Regioni, perché è quello il punto dolente, anche dal punto di vista del bilancio del Paese. Noi abbiamo ventuno entità fuori controllo: fuori controllo nella spesa, fuori controllo nella dinamica e nella qualità di questa spesa. Continuiamo, nello stesso Mezzogiorno d'Italia, ad avere la parcellizzazione dei fondi europei per Regioni; quindi non si fanno grandi piani infrastrutturali che siano veramente interregionali. Queste cose non le dico solo io; prima di me le hanno dette anche illustri economisti dell'area della sinistra, come Nicola Rossi, che ha più volte lanciato l'allarme sul cattivo utilizzo dei fondi europei, in assenza di una strategia complessiva di territorio vasto.

Da questi piccoli episodi, prendiamo spunto per un grande dibattito in ordine al riordino vero del governo del territorio del Paese, nell'ottica di ridurre i costi, migliorare i servizi e assicurare ai cittadini un trattamento egualitario, ovunque risiedano in questa nostra Nazione, perché siamo veramente in presenza di una diversità e di una disparità di trattamento nei servizi essenziali al cittadino, che credo non abbia pari in altre Nazioni d'Europa. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pegorer. Ne ha facoltà.

PEGORER (Art.1-MDP). Signor Presidente, credo non possa sfuggire all'Assemblea l'attenzione con la quale la comunità di Sappada e gran parte della popolazione friulana guardano ormai da molto tempo all'iter legislativo relativo al passaggio del Comune dolomitico alla Regione Friuli-Venezia Giulia. Tale attenzione sottende, in particolare, numerose motivazioni storiche, culturali e linguistiche, che vanno al di là di ogni considerazione di natura strettamente politica.

Come ricordato dalla relatrice, l'iter istituzionale per il passaggio del Comune di Sappada dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia è stato avviato nel luglio del 2007, quando il Consiglio comunale della località montana deliberò l'indizione di un referendum consultivo. Tale referendum si svolse nei giorni 9 e 10 marzo 2008 e, a fronte della partecipazione di 903 elettori su 1.199 aventi diritto, il risultato fu di ben 860 elettori favorevoli, cioè il 95,2 per cento dei votanti, contro appena 41 voti contrari. Ricordo ancora che il 18 marzo 2009 il Consiglio provinciale di Udine approvò un ordine del giorno favorevole alla richiesta della cittadinanza di Sappada e che il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, il 23 novembre 2010, e quello del Veneto, il 28 giugno 2012, espressero medesimo parere favorevole. Questi, in estrema sintesi, sono stati i passaggi istituzionali di un iter ormai decennale, che nasce dal sentimento largamente diffuso nella comunità del Comune di Sappada di far parte dell'ambito amministrativo del Friuli, territorio verso il quale si sentono maggiormente affini e legati da profonde ragioni storiche e culturali. Sono passaggi e procedure che, a ben vedere, senza dubbio segnano l'espressione di una precisa volontà e il conseguente perseguimento di un ben definito obiettivo politico condiviso, che a mio avviso, signor Presidente, quest'Assemblea non può assolutamente negare.

Ricordo ancora che Sappada è collocata nell'area geografica delle Dolomiti orientali, in quel territorio montano che si estende dalla Provincia di Belluno al Friuli, ed è proprio nel territorio montano del Friuli che si protende verso la Carnia che Sappada ha sempre trovato il suo naturale e storico punto di riferimento. Se dal punto di vista geografico e naturalistico sono evidenti i contatti con l'area friulana, anche sul piano storico i legami con il Friuli sono forti e radicati. Nel corso dei secoli, infatti, il territorio di Sappada è stato legato a quello friulano sul piano amministrativo a partire dall'XI secolo, quando ai primi abitanti di Sappada, provenienti dal Tirolo, su invito dei conti di Gorizia, il patriarca di Aquileia concesse di poter risiedere in quel territorio dove ancora oggi vivono. Tale legame politico e amministrativo rimase intatto con la Repubblica di Venezia, a partire dal 1500, e, dopo una breve dominazione francese, si mantenne sotto il governo degli Asburgo. Solo alla fine dell'Ottocento la cittadina fu staccata dalla Provincia di Udine per passare a quella di Belluno. Tale passaggio, tuttavia, lasciò intatti diversi legami con il Friuli, a partire dall'appartenenza della parrocchia cittadina all'arcidiocesi di Udine. Merita infine ricordare come durante la Seconda guerra mondiale Sappada fece parte della Repubblica libera della Carnia, condividendo, anche in occasione della Resistenza e della lotta di Liberazione, il destino della vicina Carnia e del Friuli.

Signor Presidente, tratto peculiare della comunità di Sappada è la lingua: i sappadini, infatti, parlano un dialetto germanico, il quale rappresenta il maggiore elemento identitario di quella comunità. Si tratta dello stesso tipo di dialetto di ceppo germanico parlato nelle comunità di Sauris e Timau nel Friuli-Venezia Giulia. Anche su questo piano, dunque, il passaggio di Sappada al Friuli-Venezia Giulia si configurerebbe come la naturale ricomposizione di una storica oasi linguistica che troverebbe ulteriori possibilità di promozione e tutela nell'ambito delle norme esistenti nella Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia.

È evidente, signor Presidente, come la richiesta dei cittadini di Sappada di ritornare nel loro naturale territorio del Friuli-Venezia Giulia sia il sentimento di una comunità che intende collocarsi nell'ambito territoriale e amministrativo che sente più proprio per ragioni storiche e culturali. Si tratta, dunque, di dare una risposta adeguata ad una richiesta del tutto fondata sul piano storico e culturale, come dicevo, che ha percorso tutto l'iter previsto dal dettato legislativo vigente in materia. Una richiesta, è bene ribadirlo, che ha ricevuto l'assenso, lo dicevo poco fa, dei Consigli regionali di entrambe le Regioni interessate: il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia.

Credo che dare una risposta positiva in questo senso sia doveroso, tanto per la comunità di Sappada, che ormai da un decennio aspetta il raggiungimento di questo obiettivo, che per la montagna del Friuli che vedrebbe così ricomporsi quella naturale unità storica, culturale e linguistica che potrà essere uno dei fattori di possibile rilancio dello stesso territorio montano friulano, territorio del quale i cittadini di Sappada intendono far parte a pieno titolo. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, il disegno di legge al nostro esame è costituito da un unico articolo che disciplina la procedura per il distacco del Comune di Sappada dal Veneto e la sua aggregazione alla Regione Friuli.

Ovviamente la previsione contenuta nel testo in esame segue un referendum presso la locale comunità di Sappada che, in modo plebiscitario, ha scelto di aderire alla Regione con cui confina, lasciando la Regione Veneto, cui sinora appartiene, nel puntuale rispetto della previsione costituzionale in materia e delle procedure ad essa legate.

Sappada è un piccolo comune - solo 1.317 abitanti - a ridosso della omonima cima, sulle prealpi Carniche, attraversato dal fiume Piave. Pochi giorni fa è assurta all'onore delle cronache perché sulla strada principale è passato il Giro d'Italia. È governata da un sindaco, due assessori e dieci consiglieri che compongono il Consiglio comunale. La storia di Sappada, che parte nel X secolo, è tutta legata alla provincia di Udine, che lasciò nel 1853, per passare a quella di Belluno che poi, nel 1866, venne annessa all'Italia.

Nel paese, che è una località a forte vocazione turistica cui sono legati molti miei ricordi d'infanzia, essendo a ridosso di un patrimonio ambientale straordinario, sono presenti anche tre differenti musei (Museo etnografico Giuseppe Fontana, Casa Museo della civiltà contadina e Piccolo Museo della grande guerra) e una grandissima varietà di iniziative culturali, artistiche e turistiche. Insomma, una realtà viva che, considerata la propria origine e la propria storia, si riconosce certamente di più nella realtà friulana che in quella veneta.

Nella ricerca della propria tradizione e della propria cultura e nel riconoscimento di Sappada come isola linguistica germanofona è stato elaborato persino un vocabolario del dialetto sappadino, nato dall'esigenza di uniformare la scrittura del dialetto e di creare uno strumento alla portata di chiunque voglia consultarlo. Tantissime altre sono le iniziative culturali che evidenziano la ricerca delle proprie origini e la valorizzazione del proprio territorio. Tante sono le consuetudini e i modi di vita che i sappadini condividono con i friulani, oltre a condividerne il modello economico, il fiume e le montagne.

La loro scelta va rispettata e, per noi che siamo parlamentari, onorata, considerato che la procedura prevede che debba essere il Parlamento a sancirla in modo ufficiale, attraverso l'approvazione di un'apposita legge, così come previsto dall'articolo 132 della Costituzione. Dobbiamo, però, chiederci profondamente il perché di questa volontà, di questo desiderio di piccoli Comuni limitrofi a Regioni a statuto speciale quali il Friuli o la Provincia di Trento e Bolzano di richiedere quello che Sappada probabilmente otterrà. Certo: sanno che potrebbero offrire servizi migliori e in quantità superiori rispetto agli altri Comuni italiani che, in questi ultimi anni di Governi non eletti, si sono visti tagliare risorse e, nello stesso tempo, responsabilizzare ad erogare servizi e maggiori prestazioni per provvedimenti legislativi. Mi riferisco, ad esempio, al meritorio provvedimento sulle persone autistiche la cui attuazione ricade sugli enti locali, così come alla tutela dei minori non accompagnati; potrei fare un lungo elenco, compreso il fatto che si devono occupare, sempre con i fondi tagliati dal Governo centrale, dell'accoglienza dei migranti.

Comunque, è giusto assecondare la volontà dei cittadini di Sappada, anche se, purtroppo, penso che ciò scatenerà l'invidia di molti Comuni vicini. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII e del senatore Langella).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Sonego. Ne ha facoltà.

SONEGO (Art.1-MDP). Signor Presidente, cari colleghi, prendo la parola su questo provvedimento rivolgendomi in primo luogo al Governo, al quale, in realtà, mi sono già rivolto nelle settimane scorse; e mi rivolgo al Governo ancorché si tratti di un provvedimento di iniziativa parlamentare (la cosa non mi sfugge). Mi sono rivolto al Governo con una corrispondenza indirizzata al Presidente del Consiglio, con la quale sollecitavo l'Esecutivo ad adoperarsi affinché questo provvedimento potesse essere ritirato.

Se i passi che ho compiuto sono questi, va da sé che vi sono, da parte mia, sul disegno di legge in parola, delle riserve che ora cercherò di illustrare. Sono riserve che attengono a un profilo di carattere costituzionale e che sollevano e rimandano a questioni politiche, anche di carattere internazionale, su cui è bene che il Senato sia avvertito. Vengo alla questione di carattere costituzionale, precisando, in primo luogo, che non mi sfugge affatto che su una materia identica - quella che concerne il passaggio di un Comune piemontese alla Valle d'Aosta - il giudice delle leggi si è già pronunciato stabilendo che non vi è alcuna violazione del dettato costituzionale, né dello statuto della Regione Valle d'Aosta, nel provvedere a questo passaggio per il tramite di una legge ordinaria. Su quella sentenza vi fu una discussione dottrinaria di un certo interesse e intensità che io credo sia bene non trascurare.

In ogni caso, ritengo che il Senato e poi la Camera, nel caso il provvedimento dovesse avere il disco verde da quest'Aula, e il Parlamento in generale è bene che si rendano conto della grande delicatezza istituzionale e costituzionale - e conseguentemente anche politica - della manomissione della circoscrizione territoriale di una Regione a statuto speciale per il mezzo di un provvedimento legislativo ordinario. La prima grande critica che rivolgo a questo disegno di legge è il fatto che il passaggio viene provveduto attraverso una procedura legislativa ordinaria, anziché quella di carattere costituzionale con quattro letture.

Ma - si dirà - ho appena detto che la Corte costituzionale ha espresso parere favorevole. Rammento al Governo che, quando è stato il Consiglio dei ministri ad assumere l'iniziativa legislativa per mandare avanti il passaggio di un Comune di una Regione ordinaria in direzione di una Regione a statuto speciale, lo stesso Consiglio dei ministri si è cautelato - e non a caso - proponendo un disegno di legge di carattere costituzionale e non uno di carattere ordinario. Questo è accaduto in numerosi casi nel corso degli anni: per Livinallongo, per Lamon e potrei citare altri casi ancora. Dobbiamo considerare che la casistica alla quale fare riferimento in queste vicende non è di uno o due Comuni; diciamo che c'è una lista d'attesa molto consistente, in particolare nella Regione Veneto, per il transito al Friuli-Venezia Giulia e alle Province autonome di Trento o di Bolzano.

Dunque, tornando alla questione di carattere costituzionale, prudenza e attenzione avrebbero voluto che si scegliesse il percorso del disegno di legge costituzionale. Ciò perché noi dobbiamo sapere che con un provvedimento di natura ordinaria si apre una porta di carattere procedurale che, nelle relazioni tra le Regioni ordinarie, le Regioni a statuto speciale, le Province autonome e lo Stato, apre un percorso che si inizia ma oggettivamente non si sa dove e come può terminare.

C'è una seconda questione. La motivazione per la quale la comunità sappadina decide di volersi ricongiungere al Friuli - è già stato fatto notare che si tratta di una comunità di stampo germanico che vuole ricongiungersi alla comunità nazionale o etnica del Friuli - poggia sulla base del criterio della riunificazione dell'etnia o della riunificazione della nazione. Pongo allora un problema all'Assemblea, e lo pongo all'Assemblea volendolo porre alla Repubblica. Se la Repubblica e, per essa, quest'Assemblea decidono che il criterio ispiratore e motore per il passaggio di un Comune da una Regione all'altra, indipendentemente dal fatto che si tratti di Regioni autonome o ordinarie, è quello della riunificazione etnica o della nazione, credo che la Repubblica apra nuovamente un percorso denso di importanti punti interrogativi.

Mi spiego meglio. Noi stiamo parlando qui di confini interni, ma se il criterio è questo e se la Repubblica lo fa proprio, è difficile non sostenere - anzi, a maggior ragione - che l'unitarietà dell'etnia e della nazione non deve ispirare anche la definizione dei confini internazionali. E questo criterio contrasta con tutti i motivi ispiratori dell'intera storia repubblicana nella definizione dei confini. Il Trattato fra l'Italia e l'Austria per la soluzione della questione altoatesina è fondato sul presupposto opposto; il Trattato di Osimo, che lascia di là dal confine, nella Jugoslavia di allora, nella Slovenia e nella Croazia di oggi, comunità italiane, è fondato sul presupposto opposto, ed è un presupposto contrario anche a quello in base al quale nella nostra Regione Friuli-Venezia Giulia ci sono comunità slovene e comunità nazionali tedesche, austriache. Se la Repubblica fa proprio questo criterio apre una strada pericolosa, che io credo non dobbiamo percorrere.

Concludo dicendo che, sulla base di quel ragionamento, in Friuli-Venezia Giulia noi potremmo sì accogliere nel nostro territorio il Comune di Sappada, ma dovremmo dare Tarvis e Pontafel all'Austria, che noi oggi chiamiamo Tarvisio e Pontebba. E dovremmo dare - non restituire - alla Slovenia un Comune i cui componenti (sono cittadini italiani di nazionalità slovena), chiamano Repentabor, ma che in Italia chiamiamo Monrupino. Analogamente, dovremmo chiedere la restituzione di Capodistria, che in Slovenia oggi viene chiamata Koper, e la restituzione anche della croata Pola, che i croati chiamano Pula.

Sulla base di questi ragionamenti, sollecito nuovamente il Governo ad adoperarsi affinché il provvedimento venga ritirato. Nel far questo, esprimo anche un giudizio politico, che non è fondato soltanto su un approccio localistico e regionalistico, ma tiene conto di come è l'Italia oggi nel contesto europeo e di quali siano le relazioni, fortunatamente molto positive e collaborative, con Stati nazionali confinanti, nei quali ci sono anche cittadini austriaci con nome italiano, cittadini austriaci di nazionalità slovena, e via di seguito.

È un pezzo di storia che abbiamo deciso di superare, accantonando l'idea che i confini fossero o debbano essere definiti sulla base del criterio dell'omogeneità etnica o nazionale. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bellot. Ne ha facoltà.

BELLOT (Misto-Fare!). Signor Presidente, Governo, colleghe e colleghi, quella odierna è una giornata che non esito a definire storica, tanto per l'importanza del provvedimento che siamo chiamati ad esaminare, quanto per l'iter, a dir poco travagliato, che questo disegno di legge ha affrontato, rischiando di restare impantanato in Parlamento a causa, come specificherò meglio in seguito, di veti incomprensibili e poco lungimiranti strategie politiche.

È quindi con grande emozione che intervengo in questa Aula, a più di un anno da quel 16 marzo del 2016, che ha visto compiersi un atto increscioso nei confronti non di chi ha presentato questo disegno di legge, ma dei sappadini stessi, che fiduciosi confidavano nell'inizio di un iter istituzionale che portasse loro quelle risposte che ad oggi non sono mai state date. Risposte che attendono dal lontano 2008. Risposte che volutamente avete scelto di rinviare.

È stato un anno durante il quale io non ho mai smesso di chiedere, anche con la presentazione di interrogazioni, di calendarizzare il disegno di legge che reca «Distacco del comune di Sappada dalla Regione Veneto e sua aggregazione alla Regione Friuli-Venezia Giulia». L'ho chiesto a tutti voi colleghi, ai Capigruppo, al Presidente del Senato, con il quale ci siamo incontrati anche con i referendari, facendomi tramite di quel comitato che ha portato nel luglio 2007 alla delibera del Consiglio comunale di Sappada n. 33, con la quale veniva formulata la richiesta di referendum. Un lavoro silenzioso ma efficace, ininterrotto, malgrado resistenze diverse anche da parte di chi ora ne cavalca la battaglia. L'importante però è sempre l'obiettivo. Ora, ad un passo dall'arrivare al compimento - se non oggi, probabilmente sarà domani - concretamente vogliamo procedere accelerandone l'iter di approvazione e la conseguente calendarizzazione nell'altro ramo del Parlamento che voglio credere non troverà altri strumentali ostacoli ostruzionistici.

Un referendum il cui quesito recava: «Volete voi che il territorio del Comune di Sappada sia separato dalla Regione Veneto per entrare a far parte integrante della Regione Friuli-Venezia Giulia?». A questo quesito, lo ricordo, la popolazione sappadina ha risposto con un voto espresso il 9 e 10 marzo 2008: su 1.199 aventi diritto si sono recati alle urne 903 elettori, pari al 75,3 per cento, e di questi per il sì hanno votato 860 sappadini, pari al 95 per cento, per il no 41. La popolazione intera ha espresso una chiara volontà, un sì confermato e affermato.

Chiaro, netto il risultato nei numeri, un plebiscito a dimostrazione di come la popolazione abbia dato voce a quel sentire per il quale evidente è l'affinità con le comunità carsiche. Con esse infatti, da sempre, i sappadini condividono territorio, valori, destino ed anche disagi di chi vive in montagna, ai margini di una Regione, il Veneto, che non ha saputo ad oggi coglierne le difficoltà, l'isolamento, il contesto storico e geografico. Le motivazioni di carattere geografico, storico-culturale e socio-economico, contenute nel documento di sintesi predisposto dal comitato di Sappada, sono la conferma che fin da tempi non sospetti i sappadini sono molto vicini ai friulani confinanti, ne condividono gli stessi modi di vita, le stesse leggi consuetudinarie, prospettive e speranze per il futuro, oltre ai legami etnici, linguistici e culturali.

Forti quindi le motivazioni che hanno portato al superamento del doppio quorum: contiguità geografica, stessa struttura economica e sociale, vicinanza storico culturale.

Un pronunciamento popolare fuori da schemi o schieramenti politici, ma solo una chiara e forte conferma di un disagio che l'esito referendario poteva e può superare. (Brusio). Signor Presidente, con questo brusìo ho difficoltà a proseguire il mio intervento, potrebbe chiedere ai colleghi di fare un po' di silenzio? (Richiami del Presidente).

Forte la domanda di autogoverno e di amministrazione alpina che tutti i Comuni referendari (e sono molti) hanno espresso con la stessa determinazione. Forte l'esigenza di autonomia, la stessa richiesta che ora sarà possibile esprimere per la Provincia di Belluno con il referendum nell'election day del 22 ottobre, autonomia che peraltro già avevo chiesto in sede di riforma costituzionale con un preciso emendamento, la cui sorte purtroppo a tutti è nota.

Ma vorrei tornare a focalizzarmi sulla parte fondamentale, il centro di questo provvedimento, e cioè il referendum, la madre di ogni scelta, strumento democratico per dare voce ai cittadini, strumento che va rispettato e che dovete rispettare.

Ma questi anni di attesa, con false illusioni come quella del 16 marzo dello scorso anno, rischiano veramente di togliere fiducia nelle istituzioni, istituzioni fortemente in ritardo nel dare una risposta, nell'adempiere a doveri costituzionali.

E non possono essere fatti sconti nei confronti di chi usa la volontà popolare per meri calcoli di opportunità politica, in qualunque consesso ciò accada. Basti pensare all'azione inopportuna, probabilmente concordata - mi sentirei di dire certamente concordata - della Provincia di Belluno che, avendo espresso parere favorevole alcuni anni orsono, il giorno antecedente la discussione del 16 marzo 2016 programmata in Assemblea al Senato ha votato un ordine del giorno con una richiesta veramente assurda, quella di soprassedere, attraverso il voto di un documento tanto tempestivo, quanto imbarazzante.

Come dicevo, la discussione non è mai avvenuta per un increscioso ritiro del disegno di legge senza motivazione alcuna, senza nemmeno tentare di sostenere o giustificare una scelta offensiva nei confronti dei sappadini, che a casa erano in attesa di avere finalmente risposta al loro grande e corretto - ribadisco: corretto - impegno.

Una brutta pagina di politica locale, legata ad un'altrettanto brutta pagina di politica romana, a volte troppo distante dai problemi dei paesi che si trovano ai margini ed ai confini della nostra Nazione e che, tra l'altro, ricadono in zone montane.

L'emozione di quel 16 marzo, condivisa con i sappadini e spenta in un attimo, mi porta oggi ad essere cauta prima di esternare soddisfazione per un percorso che ha visto proprio in prima linea, con impegno costante, il lavoro di chi, al fianco dei referendari è sempre stato insieme a me, Flavio Tosi, segretario del Fare!, che ancora prima della sua espulsione - e tengo a sottolineare che di espulsione si è trattato - dalla Lega aveva sottoscritto e sostenuto concretamente i sappadini in questa loro scelta. Ha creduto e sostenuto fin da subito chi, attraverso un referendum, ha espresso la sacrosanta volontà di entrare a far parte di un'altra Regione, al contrario di chi non ha tenuto minimamente in considerazione le esigenze dei cittadini, della montagna, e cerca di ostacolare una battaglia di libertà, portata avanti nel rispetto delle posizioni di tutti, anche di chi ora se ne fa portavoce cavalcando battaglie non proprie a caccia di consenso. Troppo comodo, troppo facile.

Per questo, signor Presidente, concludo qui il mio intervento, riservandomi di esporre le conclusioni della componente Fare! Del Gruppo Misto nel corso della mia dichiarazione finale prima del voto, che tutti noi ci auguriamo sarà positivo e favorevole, nel rispetto dei cittadini di Sappada e di uno strumento democratico che ancora esiste in Costituzione. Darò poi le nostre posizioni anche sull'accaduto e sulla mancanza di sensibilità e di coraggio, ma più che altro sulla mancanza di democrazia che è stata dimostrata in quest'Assemblea e da parte di coloro che hanno osteggiato l'iter di questo provvedimento.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cappelletti. Ne ha facoltà.

CAPPELLETTI (M5S). Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi senatori, questo provvedimento che propone il distacco del Comune di Sappada dalla Regione Veneto ed il suo passaggio al Friuli-Venezia Giulia, è sparito dall'ordine del giorno di questa Assemblea da marzo 2016, cioè da oltre diciotto mesi.

Il suo approdo in Parlamento, lo scorso anno, aveva fatto sorgere non poche aspettative in capo ai cittadini di Sappada, che già attendevano questa pronuncia da più di nove anni, dato che il referendum che vide il 95 per cento dei cittadini di Sappada votare a favore del distacco è datato addirittura 2008. Siamo nel 2017 e non siamo ancora riusciti a dare una risposta a questa legittima richiesta.

Dei 1.199 aventi diritto al voto, nel referendum comunale del 2008 votarono per il sì in 860 (il 95 per cento dei votanti); ci fu, nella sostanza, una manifestazione di volontà netta a favore del trasferimento amministrativo del Comune dalla Regione Veneto al Friuli-Venezia Giulia. Una sostanzialmente univoca volontà dei cittadini, quindi, fuori da ogni discussione. Parlare del passaggio del Comune di Sappada dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia significa, quindi, parlare di referendum e dell'importanza che attribuiamo, come forza politica, a questo importante strumento di democrazia diretta.

Certo, colleghi, mi rendo perfettamente conto che, quando si parla di referendum, nasce, in seno agli appartenenti a molti partiti rappresentati in Parlamento, una certa dose di fastidio. La parola «referendum» così come «sovranità popolare» danno fastidio. Basti pensare al referendum disatteso sul finanziamento pubblico ai partiti: dava fastidio, come dava fastidio quello sull'acqua pubblica. Pensiamo al sabotaggio di Partito Democratico e maggioranza al referendum contro le trivelle, solo per citare i casi più noti. Certo, in questo caso parliamo di un referendum di minore rilevanza, che riguarda un solo Comune, anche piccolo, del Veneto; ma per il rispetto di questa manifestazione di sovranità popolare si sono espresse anche la Provincia di Belluno e quella di Udine. Si sono espressi favorevolmente al distacco anche i Consigli regionali del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia. Chi altro si deve esprimere? Non vediamo, dunque, ragione per opporci.

Ben sappiamo che in Parlamento ci sono forze politiche che non rispettano affatto la volontà popolare e non certo per ragioni di carattere geografico, storico, culturale, economico, religioso, politico o linguistico. Se andiamo a vedere, ciascuna di queste ragioni, al contrario, deporrebbe per una immediata adesione di Sappada al Friuli-VeneziaGiulia, piuttosto che al Veneto. Sembra piuttosto che la contrarietà manifestata da taluni, e da noi non condivisa, sia fondata sulla volontà di non creare un precedente giudicato pericoloso. Staremo a vedere nel prosieguo dei lavori.

La mia conclusione, a questo punto, è prevedibile: il Movimento 5 Stelle è favorevole al riconoscimento del diritto di autodeterminazione di questa comunità. È favorevole a tutte le legittime manifestazioni di democrazia diretta ed è favorevole, in primis, all'istituto del referendum.

Per questi motivi, valutiamo favorevolmente la proposta di distacco del Comune di Sappada dalla Regione Veneto e il suo conseguente passaggio alla Provincia di Udine, in Friuli-Venezia Giulia. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marin. Ne ha facoltà.

MARIN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, ci troviamo stasera a parlare di Sappada ed è una discussione che va avanti da anni, dal momento che il referendum con cui i cittadini di Sappada, circa 1.300 abitanti, votarono per il distacco del Comune dalla Regione Veneto e la sua aggregazione alla Regione Friuli-Venezia Giulia, risale al 2008. Il quorum per questi referendum è altissimo e le persone che votarono sì furono più del 95 per cento: è tantissimo.

E per quale motivo ci troviamo a discutere di questo? Lo dico da veneto, naturalmente, e mi dispiace pensare che un Comune lasci la nostra Regione per passare ad un'altra. Discutiamo di questo forse perché i sappadini, nella loro storia, nella loro cultura, nelle loro tradizioni si sentono più vicini alla Provincia di Udine rispetto a quella di Belluno? Non credo sia solo questo il punto. È vero che la storia del Comune di Sappada porta a guardare verso il Friuli, almeno fino al 1835 - posso sbagliarmi nella data di qualche anno - ma non può essere solo questo il punto. La questione è ben più complessa.

Sappada, questo Comune di confine con l'Est della nostra Regione, guarda a una Regione a statuto speciale. È vero che la decisione presa con il referendum mi pare quasi vincolante per il Parlamento: questo ramo del Parlamento, così come la Camera dei deputati, non potrà bloccare una cosa ineludibile. Ma chiedo per quale motivo si è arrivati a questo e, naturalmente, è responsabilità della politica. Ho ascoltato un collega - che probabilmente ha un parere negativo sul provvedimento in esame e magari voterà no, almeno da ciò che ho capito dal suo intervento, mentre il mio è un parere favorevole - che ha spiegato per quale motivo si è arrivati a questo ed è anche vero che ci sarà o che potrebbe seguire una valanga: ci sono circa 28 Comuni veneti che guardano ad Est, ovvero verso il Friuli-Venezia Giulia, e 35 Comuni che guardano ad Ovest, verso il Trentino-Alto Adige. Chiediamoci dunque quali sono le condizioni dei Comuni che si trovano in posizione di confine rispetto a queste Regioni e quali sono le condizioni socio-economiche dei loro abitanti. In questo caso parliamo di un Comune di poco più di 1.000 abitanti, a forte vocazione turistica. Si tratta di Comuni piccoli, non stiamo parlando dei Comuni di Milano, di Roma, di Napoli, di Venezia, di Bologna o di Firenze, ovvero delle grandi città (ho voluto appositamente citare città governate da amministrazioni di colori diversi e quindi senza alcun intento polemico), piccole realtà dove i servizi offerti dai Comuni sono, se possibile, ancora più fondamentali. Spesso per i trasporti o la polizia municipale, come sa chi ha fatto l'amministratore locale, queste piccole realtà comunali sono costrette a mettersi insieme per poter andare avanti. In questi casi contano le differenze economiche con i territori confinanti delle Regioni a statuto speciale, che oggi - lo dico con rispetto per tutte le Regioni in questione - appaiono sempre più anacronistiche. Un conto infatti è parlare di autonomia, un conto è parlare d'altro e farò poi un inciso su ciò che avverrà in Veneto e in Lombardia il 22 ottobre. È evidente che le condizioni sono difficili.

Il referendum è del 2008: cosa ha fatto nel frattempo la politica? Pensate alla legge Delrio sulle Province, che ha massacrato le Province stesse e quindi la possibilità di aiutare i piccoli Comuni. Cosa hanno fatto la politica e il Governo rispetto alle associazioni di Comuni di confine e ai provvedimenti del Governo di centrodestra, guidato da Berlusconi, che prevedevano fondi a favore delle associazioni dei Comuni di confine? Non è stato fatto nulla e i fondi sono stati completamente tagliati!

Lo dico con dispiacere: è evidente che i sappadini aspettano con ansia il provvedimento in esame, perché sono già di là con la testa. Non so se lo siano anche con il cuore, ma sono sicuramente di là per tutto ciò che riguarda gli interessi del proprio territorio.

Per evitare la valanga di cui parlava un collega, che credo in questo momento sia di maggioranza, facendo parte di un Gruppo derivante da una delle scissioni del PD, guardiamo a quello che avverrà il 22 ottobre in Veneto e in Lombardia. Ci sarà un referendum sull'autonomia, su cui abbiamo già annunciato il nostro voto favorevole. Sappiamo bene che sarà un referendum consultivo, ma anche il referendum sulla Brexit fu tale, esso non era obbligatorio; poi Cameron si è dimesso ed è successo ciò che è successo, perché c'è la volontà del popolo e la politica non può pensare di essere sempre autoreferenziale, di chiudersi nelle stanze dei palazzi e non guardare fuori. Se in Veneto, il 22 ottobre, una grande percentuale di veneti andrà a votare per dire che vuole l'autonomia, quella sarà una voce forte. Guardate che non si tratta del referendum di un partito, in Veneto, ma è il referendum dei veneti. Spero per i miei corregionali veneti che vadano a votare con forza per il sì, perché siamo a favore del referendum. Accadrà lo stesso in Lombardia e diventerà inevitabile che questa prassi venga seguita da altre Regioni.

La politica non può infatti vivere nei palazzi, ma conta quello che dice il popolo. A volte sento dire che ci sono forze politiche che non vanno bene e che non sono adatte, ma tutti sono adatti e tutti vanno bene, quando il popolo dà loro il voto. Dobbiamo richiamarci a questo principio: in piccolo, questo è quello che è accaduto con Sappada.

A Sappada il popolo dei sappadini ha detto chiaramente, credo anche con dispiacere, che vuole andar via da una Regione ed essere allocato in un'altra. Vi pare una cosa da poco? Può la politica lasciar perdere? Inviterei la politica a prendere atto di quello che sta avvenendo, che oggi riguarda questo piccolo Comune, ma che riguarda già tanti altri. Per evitare quella che può diventare una slavina, una valanga, una difficoltà, bisogna che la politica corra ai ripari. In questo senso noi veneti corriamo ai ripari il 22 ottobre. Vogliamo dare un segnale molto forte di autonomia. Credo lo faranno tante altre Regioni, ma sicuramente oggi dobbiamo assecondare la volontà dei sappadini e votare sì. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fasiolo. Ne ha facoltà.

FASIOLO (PD). Signor Presidente, come già altri colleghi, devo dire che siamo arrivati con gran soddisfazione a dare risposta positiva a un sentimento diffuso e condiviso di una comunità che vuole appartenere al Friuli-Venezia Giulia e dal 2007 chiede di farlo. Ne è passato di tempo. Finalmente ci stiamo arrivando e con questo Governo, dopo tanti anni di stagnazione.

Esprimo soddisfazione per la discussione in Aula del disegno di legge n. 951, «Distacco del comune di Sappada dalla Regione Veneto e relativa aggregazione alla Regione Friuli-Venezia Giulia», a prima firma della deputata De Monte, e del disegno di legge n. 1082, a prima firma della senatrice Bellot. I disegni di legge traggono origine da un iter procedurale molto articolato, che ha visto nella storia della comunità di Sappada diverse mobilitazioni di iniziativa popolare. Cito due esempi particolarmente significativi, come la raccolta di firme promossa dal parroco sappadino di allora, presso i capifamiglia a metà degli anni Sessanta, e il referendum consultivo del 2008, entrambi con percentuali di partecipazione molto alte e un pressoché totale favore (95 per cento nel 2008) per il passaggio di Sappada al Friuli-Venezia Giulia. Le stesse due Amministrazioni regionali, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, l'una cedente e l'altra ricevente, si sono espresse positivamente sul passaggio, avallato peraltro dalle Province e dai 28 sindaci dei Comuni della Carnia.

Non mancano, ovviamente, le motivazioni storiche che spiegano la genesi della proposta legandola al DNA dei sappadini, più affini alle comunità limitrofe della Carnia (Friuli-Venezia Giulia) rispetto al Veneto, per lingua (germanofona e friulana alla pari dei Comuni carnici di Sauris e Timau), cultura e storia. Vi si parla una lingua germanofona, un dialetto tedesco antico, simile a quello dei Comuni carnici di Sauris e Timau, entrambi situati in Carnia. È un'isola linguistica, quindi, che condivide una cultura minoritaria e tradizioni secolari con isole sorelle del Friuli. Vi convive anche la lingua minoritaria friuliana. Ricordiamo che l'annessione al bellunese è avvenuta sotto l'Impero ausburgico nel 1852, pertanto da considerarsi, a ragion veduta, recente, se si considera che il rapporto con la diocesi di Udine è stata una costante nel corso di secoli, di cui oggi fa ancora parte.

È da ricordare che nella Grande guerra la popolazione civile sappadina partecipò al rifornimento delle truppe sul fronte orientale con il movimento passato alla storia come quello delle «Portatrici carniche», che rischiavano la vita salendo sul fronte a foraggiare le truppe. Anche nel secondo conflitto mondiale, nel 1944, Sappada prima dell'arrivo delle truppe alleate fece parte della Repubblica libera della Carnia.

Per venire ad oggi, evidenzio che i rapporti culturali ed economici di Sappada, orientati nettamente al Friuli-Venezia Giulia, sono forti e quotidiani. È da evidenziare, per quanto attiene le motivazioni più vicine a noi, che anche in ambito sportivo Sappada vive una integrazione con il Friuli-Venezia Giulia piuttosto che con il Veneto. Basti pensare che l'associazione sportiva di sci nordico Camosci, da cui sono usciti noti campioni internazionali del calibro di Silvio Fauner e Pietro Piller Cottrer, Marina Piller, Lisa Vittozzi e molti altri, ha sempre fatto parte del comitato Friuli-Venezia Giulia. Lo stesso dicasi per lo Sci Club Sappada, sodalizio di sci alpino che fa parte del comitato Friuli Venezia Giulia e, infine, della locale ASD Calcio Sappada, che da sempre milita nel campionato carnico.

Anche dal punto di vista strategico e militare, Sappada è parte del Friuli. Fino a pochi anni fa vi era infatti a Sappada una caserma della Brigata Alpina Julia (non del Cadore): la caserma Fasil, ora dismessa.

Infine, voglio sgombrare il campo da qualche perplessità già sollevata nel corso della discussione in sede della Commissione bicamerale per le questioni regionali che riguarda un possibile effetto domino, quello prima citato dal senatore Sonego: un effetto domino di richieste di passaggi da una Regione ad un'altra, investendo non tanto il provvedimento in esame quanto l'articolo 132 della Costituzione. Osservo, perciò, che l'articolo costituzionale prevede tanti e specifici presupposti per il distacco-aggregazione di un ente locale da rendere improbabile che la sua applicazione diventi generalizzata.

Infine, su tutte queste premesse e considerazioni ritengo non ci siano ragioni ostative al passaggio del Comune di Sappada, della comunità di Sappada, dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia, alla comunità friulana e davvero è grande la soddisfazione per il positivo - speriamo - esito del provvedimento.

Io credo che, soprattutto, debba essere rispettata da più parti richiamata volontà dei cittadini, che sono stati molto chiari e decisi, e per molti anni, nella loro intenzione di voto. Cittadini le cui aspettative non possono essere deluse. Misure di cautela e di procedura hanno determinato in passato un rinvio, per trovare i giusti consensi interni, pur essendo il provvedimento su Sappada già iscritto da tempo nei lavori di Aula. Esso troverà valutazioni assolutamente positive e non è più eludibile con ulteriori rinvii: la risposta del nostro Parlamento dovrà esserci e io spero che sia favorevole. Il mio parere, quindi, è assolutamente favorevole.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

CAMPANELLA (Art.1-MDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAMPANELLA (Art.1-MDP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, parlerò dei fatti di Bagheria. Il 7 e l'8 aprile del 2015 il sindaco di Bagheria, attivista del Movimento 5 Stelle, già stretto collaboratore di Giancarlo Cancelleri, già deputato all'Assemblea regionale siciliana ed oggi candidato a Presidente, affida alla Tech Servizi Srl la gestione straordinaria del servizio di raccolta di rifiuti per il Comune di Bagheria. Solo che lo fa senza gara e per sei mesi, per un importo di 500.000 euro più IVA al mese: troppo e troppo a lungo.

Parte dell'opposizione in Consiglio comunale ha fatto una dura battaglia contro questi provvedimenti, chiedendo l'intervento degli assessorati regionali competenti che, in effetti, il 15 aprile successivo mandano una nota nella quale si evidenzia la dubbia regolarità del procedimento. L'amministrazione comunale di Bagheria procede comunque senza tentennamenti sulla strada decisa, mentre la Regione siciliana, nonostante le segnalazioni anche formali delle opposizioni, non si attiva efficacemente.

In effetti, il Movimento 5 Stelle nella attuale legislatura regionale siciliana è stato spesso accusato di collateralismo con l'amministrazione Crocetta. Fatto sta che la Regione ha mostrato un torpore profondo verso le modalità di gestione del Comune di Bagheria da parte del Movimento 5 Stelle, nonostante le reiterate segnalazioni delle opposizioni.

Il 24 settembre 2015 viene presentata una interrogazione a mia prima firma, rivolta al Governo per sapere se tali fatti sono noti e, se sì, cosa si intenda fare. Tale interrogazione è stata più volte sollecitata, fino ad oggi inutilmente. Io stesso, allora, presento un esposto ai carabinieri di Bagheria il 2 novembre 2015. Di oggi è la notizia di una serie di provvedimenti della magistratura che hanno raggiunto il sindaco di Bagheria e alcuni assessori e funzionari del Comune.

Da questi fatti traggo due considerazioni, che vi sottopongo. La prima è che il Movimento 5 Stelle deve riconsiderare il proprio atteggiamento nella gestione concreta della cosa pubblica, se vuole essere credibile come forza di governo, anche nel rapporto con le opposizioni. La seconda è che tutta la politica ha bisogno di riprendere a funzionare correttamente: i ritardi da parte di chi doveva operare i controlli amministrativi (la Regione) e da parte degli organi periferici dello Stato e i ritardi del Governo, che ad oggi non ha risposto, hanno lasciato un'enorme responsabilità di supplenza alla magistratura.

Il controllo della politica deve avere maglie assai più strette rispetto a quelle penali. La tempestiva e puntuale condanna politica di certi atteggiamenti amministrativi avrebbe ridotto il danno per i cittadini e forse avrebbe anche ridotto il numero delle persone coinvolte in questi tristi fatti.

DONNO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONNO (M5S). Signor Presidente, sono passati pochissimi giorni dalla drammatica morte di Noemi Durini, la ragazza di Specchia che è stata barbaramente uccisa. Oggi ci troviamo, ancora una volta, davanti a un altro tragico episodio, che ha ridotto una giovane donna in fin di vita, veramente in condizioni disperate. È successo stamattina. Si tratta di una ragazza di quindici anni di Ischitella, in provincia di Foggia, ferita brutalmente da un uomo che poi si è suicidato: ferita da un colpo di pistola in pieno volto. Parliamo quindi di un altro episodio che apre uno scenario veramente macabro di violenza e di paura.

È evidente che ci troviamo davanti a un allarme veramente importante, che deve trovare i giusti strumenti per essere finalmente placato. Non possiamo assolutamente continuare a piangere vittime e abusi continui. Quante altre morti serviranno per prendere atto di questa situazione e di questa emergenza, perché ormai si tratta di una vera e propria emergenza? Quante altre volte, quanti altri giorni, mesi, anni dobbiamo aspettare perché questo Governo intervenga finalmente, facendo delle buone azioni, tutelando il territorio, aiutando i cittadini?

Stiamo parlando di stragi senza arresto, che giorno dopo giorno hanno assunto una portata veramente spaventosa. La violenza di genere infatti rappresenta la prima causa di morte tra le donne. Il Governo dov'è, mentre si compie questo massacro?

Perché le reti territoriali non vengono rafforzate e messe nella condizione di lavorare in sinergia con le altre? Perché non c'è una lungimirante programmazione degli interventi e lo stanziamento di adeguati fondi e risorse? Domande a cui segue un silenzio imbarazzante, perché l'Esecutivo è assente.

Non dimentichiamo che lo scorso luglio è scaduto il piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere e il fatto che le istituzioni temporeggino sull'argomento è a dir poco scandaloso. Ormai anche uscire dalla porta di casa per andare a scuola, per fare acquisti, per fare semplicemente una passeggiata significa esporsi a un pericolo concreto per la propria incolumità. Tutto questo è davvero inaudito per una società che si definisce evoluta.

Non c'è più tempo, non si può aspettare ancora, non si può indugiare su un tema così delicato. Una cosa è certa: in questa situazione ogni altra vittima ricadrà sulla responsabilità dello Stato e di chi non interviene, cioè voi. (Applausi del senatore Puglia).

FASIOLO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FASIOLO (PD). Signor Presidente, vorrei sottolineare un fatto molto scioccante che ha avuto come protagonista una dottoressa della guardia medica di Trecastagni, in provincia di Catania, la quale è stata vittima prima di un'aggressione e poi di una vera e propria violenza da parte di un ragazzo ventiseienne che si era presentato in ambulatorio.

Al riguardo segnalo che dal 2009 è stato redatto il «Dossier Violenza - storie di ordinaria follia» da parte dell'esecutivo nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale, che reca una denuncia soprattutto relativa alle donne che si trovano nelle postazioni della guardia medica, spesso prese di mira. Ricordiamo in proposito un episodio avvenuto a Tor Bella Monaca nel 2010, quando una dottoressa di turno di barricò in stanza a causa di un malvivente che la minacciò di morte.

Non entro nei dettagli per ragioni di tempo, ma vorrei sottolineare che la presidente della Federazione degli ordini dei medici, Roberta Chersevani, ha proposto ieri di spostare le guardie mediche all'interno delle stazioni dei carabinieri o nei commissariati di polizia per garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro delle dottoresse, prese di mira perché sole e in ore notturne. Lo stesso tipo di esigenza si pone per altre professioni che sono a rischio di violenza: quelle di donne che operano da sole nei posti di polizia, come personale di sicurezza, dipendenti di ristoranti e hotel, tassiste, autiste di bus e così via.

Si tratta di un problema che va sicuramente affrontato e approfondito, come ha chiesto in questi giorni la presidente Boldrini, che ha esortato le forze politiche a mettere in campo un provvedimento in cui si aumentino le tutele a favore delle donne e le misure interdittive per gli uomini violenti. È un dovere e una responsabilità alla quale la classe politica non può e non deve sottrarsi.

Per lo svolgimento di un'interrogazione

MANDELLI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANDELLI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, intervengo per sollecitare la risposta alla mia interrogazione 3-03973 del 13 settembre. In quest'interrogazione chiedo una risposta urgente del Ministero, perché il 13 giugno 2017 il Ministero dell'istruzione ha emanato i requisiti standard e gli indicatori di attività formativa e assistenziale delle Scuole di specialità dell'area sanitaria, in particolare stabiliti dall'Osservatorio nazionale di specializzazione medica.

Questi standard specifici appaiono assolutamente incongrui rispetto alle realtà cliniche presenti e ciò ha fatto sì che molte scuole hanno dovuto inserire dati esageratamente ottimistici o entusiastici per poter essere all'interno di tali standard e quindi avere la possibilità di formare un numero di studenti idonei, un numero importante per la loro attività. Avremo quindi scuole di specialità riconosciute per la loro ottima offerta formativa che si trovano ad avere ottemperato ai requisiti richiesti dal Ministero, ma che non potranno avere un numero di studenti così come negli altri anni era successo.

Sollecito quindi la risposta perché, dovendo in questi giorni cominciare l'anno accademico, bisogna capire se davvero per il Governo non c'è possibilità di porre rimedio a questi standard veramente irrealistici.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di giovedì 21 settembre 2017

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, giovedì 21 settembre, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,44).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Disposizioni in materia di spettacolo e deleghe al Governo per il riordino della materia (2287-BIS)

PROPOSTA DI COORDINAMENTO

C1

La Relatrice

Approvata

Al comma 4, come modificato dall'emendamento 2.218 (testo 2), sostituire le parole: «f-bis) previsione del progressivo superamento» con le seguenti: «5) il progressivo superamento».

________________

N.B. Cfr. anche sedute nn. 878 e 879

DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO

Legge quadro sullo spettacolo dal vivo (459)

ARTICOLI DA 1 A 27

Capo I

DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1.

(Finalità)

1. La Repubblica riconosce lo spettacolo dal vivo quale componente fondamentale del patrimonio culturale, artistico, sociale ed economico dell'Italia e dell'Europa, ed elemento qualificante per la formazione e per la crescita socio-culturale dei cittadini. Lo spettacolo dal vivo rientra tra le attività culturali di cui all'articolo 117 della Costituzione ed è riconosciuto dalla Repubblica quale elemento insostituibile della coesione dell'identità nazionale e strumento centrale della diffusione e della conoscenza della cultura e dell'arte italiane in Europa e nel mondo, nonché fattore determinante per lo sviluppo dell'attività turistica nazionale.

2. In attuazione dei princìpi sanciti dalla Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, adottata a Parigi il 17 ottobre 2003 dalla XXXII sessione della Conferenza generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO), ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 settembre 2007, n. 167, la Repubblica pone in essere le condizioni per assicurare forme di sostegno e di incentivazione alla musica in tutte le sue espressioni, al teatro, alla danza, al circo, allo spettacolo viaggiante, alle attività degli artisti di strada, allo spettacolo popolare e all'interdisciplinarità dell'espressività, promuovendone lo sviluppo e la diffusione secondo i princìpi fondamentali di cui all'articolo 2.

3. La Repubblica attua gli interventi e realizza le iniziative necessarie alla promozione, allo sviluppo e alla diffusione dello spettacolo dal vivo sulla base dei princìpi della garanzia dei diritti e dell'interesse della collettività, del perseguimento dell'equilibrio, qualitativo e quantitativo, dell'offerta culturale e della diffusione dello spettacolo dal vivo su tutto il territorio nazionale nonché del riconoscimento e della tutela delle attività dei professionisti dello spettacolo dal vivo.

4. La Repubblica, nel rispetto della libertà dell'arte riconosciuta dall'articolo 33 della Costituzione, garantisce il pluralismo e la libertà creativa ed espressiva, tutela la proprietà intellettuale, prevede misure di sostegno economico per gli artisti nei periodi di mancato lavoro e garantisce la libertà di accesso alle professioni artistiche, tecniche e amministrative dello spettacolo dal vivo, favorendo la qualificata formazione professionale.

5. Lo spettacolo dal vivo comprende le seguenti attività culturali: il teatro, la musica, la danza, il musical, il circo e lo spettacolo viaggiante ivi comprese le esibizioni degli artisti di strada e le diverse forme dello spettacolo popolare.

6. Ai fini della presente legge le attività culturali di cui al comma 5 assumono la natura di spettacolo dal vivo quando sono compiute alla presenza diretta di pubblico nel luogo stesso dell'esibizione.

Art. 2.

(Princìpi fondamentali)

1. La presente legge stabilisce i princìpi che sovrintendono all'azione pubblica in materia di spettacolo dal vivo, disciplinando forme di intesa e di coordinamento istituzionale tra lo Stato, le regioni, le province, le città metropolitane e i comuni per organizzare la politica nazionale dello spettacolo e per favorire la partecipazione di risorse dei settori privato e privato sociale.

2. Costituiscono princìpi fondamentali della presente legge:

a) il prioritario interesse nazionale dello spettacolo dal vivo;

b) l'azione in favore delle attività di produzione nazionali, in particolare della tradizione teatrale, musicale e di danza italiana del grande repertorio classico, moderno e contemporaneo, la valorizzazione della lingua italiana, la tutela dei suoi dialetti e degli idiomi delle minoranze linguistiche;

c) la promozione delle finalità sociali dello spettacolo dal vivo anche come strumento di interculturalità, di relazione tra le culture e tra le generazioni, di sostegno nelle aree del disagio fisico e mentale e di presenza negli istituti di prevenzione e di pena per favorire il recupero e il reinserimento sociale;

d) la radicata e diffusa presenza delle forme dello spettacolo dal vivo sul territorio per promuoverne pari opportunità di accesso da parte dei cittadini;

e) l'azione in favore dei giovani autori e artisti e la promozione dell'innovazione artistica e imprenditoriale;

f) l'azione in favore delle strutture pubbliche e private dello spettacolo dal vivo, ivi inclusi i teatri tenda e le residenze di cui all'articolo 5, comma 1, lettera p), essenziale momento di aggregazione sociale, imprenditoriale e di fruizione multidisciplinare della proposta artistica e del tempo libero;

g) la presenza della produzione nazionale all'estero, anche mediante iniziative di scambi fra istituzioni e compagnie nazionali ed estere;

h) la promozione dell'insegnamento delle discipline artistiche e della conoscenza dei diversi settori dello spettacolo dal vivo nell'ambito del sistema nazionale di istruzione;

i) la promozione delle attività di spettacolo dal vivo e la diffusione dell'informazione ad esse relativa, attraverso la stampa e gli strumenti della comunicazione multimediale;

l) l'attivazione di sinergie operative con la filiera cinematografica, con il turismo, con il patrimonio ambientale, con i beni culturali e demo-etno-antropologici per la costituzione di un sistema integrato di valorizzazione dell'immagine e dell'offerta culturali del Paese;

m) la regolamentazione dell'attività di procuratore degli artisti professionisti e di organizzatore culturale;

n) la tutela e la conservazione della memoria dello spettacolo dal vivo;

o) la tutela della libera concorrenza nel mercato dello spettacolo dal vivo e il riconoscimento del ruolo svolto dagli operatori privati del settore;

p) l'azione di incentivazione dell'apporto privato in favore delle attività e dei soggetti dello spettacolo dal vivo;

q) il riconoscimento dello spettacolo dal vivo quale strumento di riqualificazione di aree o zone a ridotto interesse turistico.

3. Agli oneri derivanti dal presente articolo si provvede secondo quanto previsto dall'articolo 27.

Art. 3.

(Compiti dello Stato)

1. Le competenze statali in materia di spettacolo sono esercitate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, al quale spetta la contitolarità con le regioni della quota del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163, destinata alle attività musicali, di danza, teatrali circensi e dello spettacolo viaggiante.

2. In attuazione dei princìpi fondamentali di cui all'articolo 2, e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo:

a) propone alla Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, di seguito denominata «Conferenza unificata», gli indirizzi generali per il sostegno dello spettacolo dal vivo e, acquisita l'intesa in sede di Conferenza unificata, disciplina, con proprio decreto, l'accesso, le modalità e i criteri di attribuzione e di erogazione delle risorse del FUS ai soggetti di prioritario interesse internazionale e nazionale e di ulteriori risorse destinate al settore;

b) promuove, valorizza e sostiene la realizzazione e la diffusione delle attività dello spettacolo dal vivo nelle sue molteplici espressioni e in tutte le forme possibili di creatività, quale strumento per diffondere la conoscenza della storia culturale delle regioni, affinare e approfondire i diritti di cittadinanza, conservare la memoria e trasmetterla alle future generazioni;

c) favorisce la diffusione dello spettacolo dal vivo a livello europeo e internazionale, attivando rapporti di collaborazione e di interscambio per promuovere l'integrazione culturale tra i Paesi dell'Unione europea e del bacino del Mediterraneo e una migliore comprensione delle culture di altri Paesi;

d) promuove l'utilizzo di fondi dell'Unione europea e la partecipazione ad iniziative della Commissione europea per finanziare e sviluppare attività e manifestazioni culturali in Italia e all'estero, mediante la rete diplomatica e consolare e quella degli istituti italiani di cultura all'estero;

e) promuove e favorisce, in relazione con i preposti uffici dell'Unione europea, l'accesso ai fondi europei da parte degli operatori del settore, avvalendosi delle strutture attualmente esistenti all'interno della pubblica amministrazione, anche promuovendo l'istituzione di un portale informatico che consenta di utilizzare le informazioni disponibili relativamente ai fondi destinati ad attività e manifestazioni culturali svolte a livello italiano, europeo e internazionale;

f) favorisce un'adeguata politica di accesso al credito in favore dei soggetti dello spettacolo dal vivo, anche avvalendosi dell'Istituto per il credito sportivo;

g) promuove la sottoscrizione di protocolli d'intesa con le piattaforme radiotelevisive pubbliche e private per destinare adeguati spazi di programmazione alle produzioni italiane ed europee dello spettacolo dal vivo e per riservare spazi di informazione specializzata al pubblico nel medesimo settore, anche attraverso la valorizzazione degli artisti italiani come ospiti e l'utilizzo di colonne sonore composte da autori italiani e registrate in Italia. Specifici obblighi di informazione, promozione, programmazione e produzione sono previsti dal contratto di servizio tra lo Stato e la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo;

h) assicura la conservazione del patrimonio artistico nazionale dello spettacolo dal vivo e promuove la diffusione del repertorio classico del teatro greco e romano;

i) promuove, anche attraverso forme di collaborazione con enti pubblici e privati, quali gli Archivi di Stato, la Mediateca Rai, il Centro sperimentale di cinematografia e l'Istituto Luce, l'istituzione dell'Archivio nazionale dello spettacolo dal vivo al fine di conservare e diffondere la memoria visiva del patrimonio storico dello spettacolo dal vivo, anche attraverso le nuove tecnologie in sistema digitale, e realizza, presso l'Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi, una banca dati della produzione musicale che raccoglie e conserva il patrimonio musicale italiano, comprensivo anche della musica popolare e dialettale e della canzone tradizionale.

Art. 4.

(Compiti della Conferenza unificata)

1. Per l'attuazione dei princìpi fondamentali, di cui all'articolo 2, la Conferenza unificata esercita le seguenti funzioni:

a) stabilisce la ripartizione del FUS tra la quota di competenza statale e la quota da attribuire alle regioni, nonché i criteri di utilizzo e la ripartizione tra le regioni del Fondo per l'innovazione e il sostegno dei giovani talenti di cui all'articolo 12;

b) promuove e coordina intese interistituzionali volte a favorire l'affermazione dell'identità culturale nazionale, regionale e delle minoranze linguistiche e il coordinamento nazionale e regionale delle procedure di definizione degli interventi, anche relativi alle iniziative direttamente assunte dagli enti locali;

c) promuove e coordina intese interistituzionali volte a favorire la presenza delle attività dello spettacolo dal vivo su tutto il territorio nazionale, perseguendo obiettivi di diffusione, di circolazione e di fruizione omogenei;

d) promuove e coordina intese e accordi di collaborazione interistituzionali per il sostegno agli autori, agli artisti esecutori e agli operatori dello spettacolo dal vivo, anche in riferimento alle iniziative giovanili, di innovazione, ricerca e sperimentazione nonché alle figure professionali legate allo sviluppo delle nuove tecnologie;

e) promuove e coordina intese interistituzionali per la valorizzazione della cultura dello spettacolo dal vivo attraverso programmi specificamente rivolti al mondo della scuola e dell'università;

f) valuta l'efficienza e l'efficacia dell'intervento pubblico nel settore dello spettacolo dal vivo.

Art. 5.

(Compiti delle regioni)

1. Le regioni, nell'ambito delle competenze istituzionali previste dal titolo V della parte seconda della Costituzione, e nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente, secondo i criteri di sussidiarietà, adeguatezza, prossimità ed efficacia, concorrono all'attuazione dei princìpi fondamentali indicati all'articolo 2. In particolare, le regioni:

a) nell'ambito della propria autonomia legislativa e amministrativa, definiscono un programma triennale degli interventi in favore della presenza, della promozione e della valorizzazione delle attività dello spettacolo dal vivo, tenendo presenti gli interventi effettuati, nel proprio ambito territoriale, dagli enti locali, dalle altre regioni e dallo Stato;

b) gestiscono le quote del FUS loro attribuite per il sostegno delle attività dello spettacolo dal vivo di esclusivo interesse regionale e locale svolte da soggetti aventi sede legale nel proprio territorio, tenuto conto di quanto previsto dall'articolo 8, commi 3 e 4, e favoriscono il sostegno di giovani autori e artisti e il rinnovamento della produzione artistica in concorso con lo Stato;

c) concorrono con lo Stato, le province, le città metropolitane e i comuni al sostegno delle attività di prioritario interesse internazionale e nazionale laddove esistenti e riconosciute tali;

d) promuovono il turismo culturale e i circuiti nazionali di eccellenza per il turismo delle arti e dello spettacolo, di cui all'articolo 22 del codice di cui al decreto legislativo 23 maggio 2011, 79, partecipando al coordinamento delle strategie di promozione territoriale a livello nazionale e internazionale, di informazione all'estero e di sostegno alle produzioni di qualità dello spettacolo dal vivo;

e) concorrono alla tutela del patrimonio dello spettacolo dal vivo attraverso progetti di catalogazione e di conservazione di audiovisivi mediante forme di collaborazione in rete con l'Archivio nazionale dello spettacolo dal vivo, di cui all'articolo 3, comma 2, lettera i);

f) promuovono iniziative per agevolare l'accesso al credito, anche attraverso l'istituzione di fondi di garanzia, e attivano prestiti d'onore in favore dell'imprenditoria giovanile e femminile nel settore dello spettacolo dal vivo;

g) definiscono, dopo aver acquisito le indicazioni delle province, delle città metropolitane e dei comuni, il piano regionale di costruzione, recupero, restauro, ristrutturazione, adeguamento tecnico e funzionale e conversione degli spazi, delle strutture e degli immobili destinati allo spettacolo dal vivo, ai fini di cui all'articolo 3;

h) possono promuovere e stipulare protocolli d'intesa, anche attraverso la previsione di appositi finanziamenti, con la società RAI -- Radiotelevisione italiana Spa per la divulgazione al pubblico delle programmazioni dello spettacolo dal vivo nell'ambito del proprio territorio, anche attraverso le testate giornalistiche regionali;

i) possono istituire osservatori territoriali per la condivisione e lo scambio di dati e di informazioni sulle attività dello spettacolo dal vivo;

l) verificano l'efficacia dell'intervento pubblico sul territorio rispetto ai risultati conseguiti, anche attraverso attività di osservatorio e di monitoraggio, in collaborazione e attraverso lo scambio di informazioni con l'Osservatorio nazionale di cui all'articolo 7;

m) anche con la partecipazione delle province, delle città metropolitane e dei comuni, direttamente e in concorso con lo Stato, promuovono e sostengono le attività dello spettacolo dal vivo, favorendo il consolidamento del loro rapporto con il territorio in base a criteri di trasparenza ed equità nelle procedure e nelle decisioni; le iniziative direttamente assunte o partecipate che rispondono ai suddetti criteri concorrono a sostenere lo sviluppo complessivo garantendo il necessario equilibrio tra manifestazioni, festival, eventi culturali e la crescita strutturale dello spettacolo dal vivo sul territorio;

n) in collaborazione con le province, le città metropolitane e i comuni, promuovono la conoscenza della storia, delle tradizioni regionali e delle lingue locali attraverso scambi culturali nell'ambito dello spettacolo dal vivo;

o) partecipano alle convenzioni triennali tra enti locali e soggetti pubblici e privati per la realizzazione e il sostegno di progetti triennali di produzione, di distribuzione e di promozione dello spettacolo dal vivo svolti all'interno di teatri storici, teatri municipali, auditorium e strutture polivalenti, quali forme di residenza destinate alle attività di teatro, danza e musica, ovvero all'interno di più strutture che, nell'ambito di un territorio definito, con carattere di continuità, assicurano il riequilibrio della presenza culturale e valorizzano la funzione dei luoghi di spettacolo quale strumento di aggregazione sociale;

p) in concorso con gli enti locali riconoscono e sostengono l'attività musicale esercitata nei teatri tenda, come servizio offerto alla collettività per favorire la diffusione della musica popolare e di altre forme dello spettacolo dal vivo, come ulteriore sostegno all'attività produttiva e di promozione e formazione del pubblico;

q) definiscono gli indirizzi generali ai quali le città metropolitane e i comuni devono attenersi per il rilascio delle autorizzazioni all'installazione e all'esercizio di circhi, parchi di divertimento e altre forme di spettacolo viaggianti.

2. Alle regioni spetta l'attuazione dei princìpi fondamentali della legislazione statale, attraverso l'emanazione o l'adeguamento di propri atti legislativi e regolamentari. In sede di prima attuazione, le regioni provvedono entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 6.

(Compiti delle province, delle città metropolitane, dei comuni e di Roma Capitale)

1. Nell'ambito delle competenze istituzionali previste dal titolo V della parte seconda della Costituzione, e nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente, le province, le città metropolitane e i comuni, secondo i criteri di sussidiarietà, adeguatezza, prossimità ed efficacia, concorrono con le regioni all'attuazione dei princìpi fondamentali indicati all'articolo 2.

2. In particolare, le province, le città metropolitane, i comuni e Roma Capitale:

a) partecipano con le regioni alla definizione del programma triennale degli interventi in favore della presenza, della promozione e della valorizzazione delle attività dello spettacolo dal vivo;

b) concorrono con le regioni al sostegno delle attività dello spettacolo dal vivo di esclusivo interesse regionale e locale svolte da soggetti aventi sede legale nel proprio territorio, e favoriscono il sostegno di giovani autori e artisti e il rinnovamento della produzione artistica;

c) concorrono con lo Stato e le regioni al sostegno delle attività di prioritario interesse internazionale e nazionale laddove esistenti e riconosciute tali;

d) concorrono con le regioni al periodico censimento della domanda e dell'offerta di lavoro e delle potenzialità di nuova occupazione esistenti nel settore dello spettacolo;

e) partecipano con le regioni all'attuazione delle strategie di turismo culturale per la promozione territoriale a livello nazionale e internazionale, di informazione all'estero e di sostegno alle produzioni di qualità dello spettacolo dal vivo;

f) collaborano con le regioni nella tutela del patrimonio dello spettacolo dal vivo;

g) partecipano all'elaborazione del piano regionale di costruzione, recupero, restauro, ristrutturazione, adeguamento tecnico e funzionale e conversione degli spazi, delle strutture e degli immobili destinati allo spettacolo dal vivo, ai fini di cui all'articolo 3;

h) collaborano alla verifica, in ambito locale, dell'efficacia dell'intervento pubblico rispetto ai risultati conseguiti, favorendo lo scambio di informazioni e svolgendo attività di osservatorio e di monitoraggio mediante forme di collaborazione in rete;

i) promuovono e sostengono le attività dello spettacolo dal vivo, favorendo il consolidamento del loro rapporto con il territorio in base a criteri di trasparenza ed equità nelle procedure e nelle decisioni; le iniziative direttamente assunte o partecipate dagli enti locali, che rispondono ai suddetti criteri, concorrono a sostenere lo sviluppo complessivo garantendo il necessario equilibrio tra manifestazioni, festival, eventi culturali e la crescita strutturale dello spettacolo dal vivo sul territorio;

l) collaborano con le regioni, alla valorizzazione della conoscenza della storia, delle tradizioni regionali e delle lingue locali attraverso scambi culturali nell'ambito del settore dello spettacolo dal vivo;

m) promuovono e sostengono, d'intesa con le regioni, le residenze di cui all'articolo 5, comma 1, lettera p);

n) nell'ambito degli indirizzi generali definiti dalle regioni per il rilascio delle autorizzazioni all'installazione e all'esercizio di circhi, parchi di divertimento e altre forme di spettacolo viaggianti, le città metropolitane e i comuni definiscono l'elenco delle aree disponibili per ospitare tale attività e rilasciano le relative autorizzazioni;

o) riconoscono e sostengono, in concorso con le regioni, l'attività musicale esercitata nei teatri tenda.

Art. 7.

(Osservatorio dello spettacolo)

1. l'Osservatorio dello spettacolo, di seguito denominato «Osservatorio», nell'attuazione dei compiti di cui all'articolo 5 della legge 30 aprile 1985, n. 163, svolge, funzioni consultive nei riguardi della Conferenza unificata a supporto delle politiche di settore e instaura rapporti continuativi e organici con le regioni, le province, le città metropolitane, i comuni e gli osservatori territoriali, di cui all'articolo 5, comma 1, lettera l).

2. Nello svolgimento della propria attività, l'Osservatorio, per l'individuazione di metodologie di lavoro, di condivisione e scambio di dati e di informazioni sulle attività dello spettacolo dal vivo, sui fabbisogni formativi, sulle dinamiche evolutive e previsionali dei diversi settori, sulle politiche di promozione nei riguardi del pubblico, può avvalersi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, della collaborazione del sistema universitario nazionale, di istituti di statistica, centri di ricerca e documentazione e di banche dati di organizzazioni rappresentative degli operatori del settore e di altri soggetti pubblici e privati, la cui attività abbia direttamente o indirettamente riferimento allo spettacolo dal vivo.

3. L'Osservatorio partecipa al portale informatico di cui all'articolo 3, comma 2, lettera e), curando in particolare l'attività di orientamento, informazione e consulenza in favore dei soggetti che intendono intraprendere attività di spettacolo dal vivo, per l'accesso alle informazioni concernenti i finanziamenti locali, regionali, statali e dell'Unione europea e per servizi di supporto e tutoraggio per le istituzioni e per gli operatori, anche attraverso specifiche banche dati di carattere normativo, amministrativo e professionale.

4. Nello svolgimento delle proprie funzioni, l'Osservatorio instaura rapporti di collaborazione con analoghe istituzioni pubbliche e private estere, con particolare riguardo a quelle europee, anche al fine di consentire alle attività italiane dello spettacolo dal vivo la più ampia presenza e integrazione nei processi culturali promossi dall'Unione europea.

5. La Società italiana degli autori ed editori fornisce periodicamente all'Osservatorio, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, una ricognizione analitica sull'andamento delle attività dello spettacolo.

6. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo ad esclusione del comma 3, si provvede in sede di riparto annuale delle risorse del FUS secondo le aliquote di riparto annuale stabilite dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Capo II

INTERVENTI DI RIFORMA

Art. 8.

(Riorganizzazione delle attività dello spettacolo dal vivo e individuazione delle tipologie di attività)

1. Al fine di promuovere il processo di semplificazione dell'articolazione strutturale e organizzativa dello spettacolo dal vivo, sono favoriti trasformazioni e adeguamenti statutari e societari volti a garantire l'autonomia artistica, l'economicità e l'efficienza delle attività gestionali con l'obiettivo della qualità. Le agevolazioni per le aggregazioni tra imprese, di cui all'articolo 4 del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, si applicano alle operazioni di aggregazione, realizzate attraverso fusione o scissione, effettuate dai soggetti operanti nel settore dello spettacolo dal vivo anche successivamente all'anno 2009.

2. Al fine di garantire responsabilità e trasparenza per il più ampio e libero accesso alla direzione degli enti dello spettacolo dal vivo a prevalente partecipazione pubblica, degli incarichi conferiti è data notizia attraverso pubblici avvisi.

3. Per l'individuazione delle tipologie dell'attività dei soggetti dello spettacolo dal vivo ai fini di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a), si tiene conto dei seguenti elementi, riferiti all'attività svolta dal soggetto nel triennio precedente:

a) la quantità, la qualità artistica e la complessità organizzativa degli spettacoli prodotti;

b) l'innovazione dell'offerta culturale e la valorizzazione delle tradizioni dello spettacolo dal vivo, anche mediante la messa in scena di nuove opere e l'impiego di nuovi talenti;

c) la continuità del progetto artistico e imprenditoriale in termini culturali, organizzativi ed economici;

d) il numero degli spettatori paganti, complessivo e medio per ciascuna rappresentazione, nonché le iniziative realizzate per promuovere la crescita della domanda di spettacolo, anche rivolgendosi al mondo della scuola e dell'università, ai ceti meno abbienti e alle aree del disagio sociale;

e) l'economicità e l'efficienza della gestione, anche in relazione al rapporto tra i costi di produzione e i proventi degli spettacoli e alle caratteristiche dell'organizzazione imprenditoriale;

f) la rilevante valenza dell'attività internazionale, quando il soggetto abbia costantemente esercitato attività al di fuori del territorio nazionale, anche mediante la partecipazione a scambi culturali con istituzioni estere, tesi a valorizzare la produzione italiana e a promuovere la conoscenza dei linguaggi artistici nazionali;

g) la preponderante valenza dell'attività nazionale, quando l'impresa abbia costantemente assolto ad una funzione culturale sull'intero territorio nazionale;

h) la preponderante valenza dell'attività locale, quando l'impresa operi prevalentemente in ambito locale avendo come referente la regione, la provincia, l'area metropolitana o il comune nel cui territorio essa ha sede.

4. Con le medesime procedure adottate per l'individuazione delle tipologie delle attività dello spettacolo dal vivo, di cui al comma 3, la tipologia dell'attività è soggetta a revisione triennale per la verifica della sussistenza, della modifica o della cessazione delle condizioni che hanno prodotto il riconoscimento.

5. Per il primo triennio di applicazione della presente legge, nell'assegnazione delle risorse del FUS, per tutti i soggetti si tiene prevalentemente conto del criterio della spesa storica riferito alla media dell'intervento statale registrata nel triennio immediatamente antecedente alla sua entrata in vigore relativamente all'attività consuntivata.

Art. 9.

(Accordi di programma)

1. Secondo i princìpi di leale collaborazione e cooperazione istituzionale, la gestione unitaria delle risorse del FUS può essere attuata, su richiesta della regione, anche attraverso accordi di programma, quali strumenti concertativi e convenzioni triennali con lo Stato, in cui sono definiti obiettivi e priorità generali degli interventi finanziari e per tutte le forme e i singoli soggetti dello spettacolo dal vivo, inclusi quelli di prioritario interesse internazionale e nazionale, i rispettivi investimenti economici e ulteriori interventi degli enti locali e di privati. L'accordo di programma può anche prevedere la compartecipazione di più regioni.

2. All'accordo di programma sono allegati l'istruttoria preliminare e il parere della regione sui progetti presentati dai soggetti dello spettacolo dal vivo che hanno sede legale nel proprio territorio.

3. La gestione delle risorse determinate ai sensi del comma l è affidata alla regione, che, con cadenza periodica e comunque al termine del triennio, ovvero anche su richiesta del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, riferisce sugli esiti artistici, organizzativi, economici e sociali degli accordi di programma in seno al Consiglio di cui all'articolo 18.

Art. 10.

(Agevolazione su finanziamenti)

1. Sono istituiti presso l'Istituto per il credito sportivo, che ne cura la gestione, il Fondo per la concessione di contributi in conto interessi e il Fondo per la concessione di garanzie in favore di finanziamenti erogati alle imprese e agli operatori del settore dello spettacolo dal vivo.

2. I Fondi sono di esclusiva titolarità dello Stato e sono alimentati con la destinazione, da parte del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di un importo annuo pari all'l per cento della quota del FUS destinata alle attività disciplinate dalla presente legge.

3. Il contributo e la garanzia, concessi dai fondi di cui al comma 1, possono essere assegnati a soggetti pubblici e privati operanti nello spettacolo per:

a) finanziamenti diretti alla costruzione, al recupero, al restauro, alla conservazione, all'adeguamento tecnico e funzionale e alla conversione degli spazi, delle strutture e degli immobili destinati allo spettacolo dal vivo, ivi compresi i teatri tenda;

b) finanziamenti per il sostegno, lo sviluppo e lo svolgimento delle attività dello spettacolo dal vivo.

4. Con decreto adottato dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, sono definiti le quote delle risorse da destinare al Fondo per la concessione di contributi in conto interessi ed al Fondo per la concessione di garanzie, le tipologie di operazioni ammissibili, le modalità di concessione e i criteri di selezione. Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo stipula convenzioni con enti pubblici, enti privati e istituzioni, nazionali ed europee, per l'incremento delle risorse dei fondi di cui al comma 1.

5. Le regioni, per la quota del FUS di propria competenza, possono concedere contributi in conto interessi e garanzie a valere su finanziamenti di cui al comma 3. A tal fine, le regioni stabiliscono la quota del FUS di propria competenza eventualmente da destinare allo scopo di cui al presente comma nonché le modalità e i termini per il riconoscimento del contributo medesimo.

Art. 11.

(Fondo perequativo per lo spettacolo dal vivo)

1. È istituito il Fondo perequativo per lo spettacolo dal vivo, di seguito denominato «Fondo perequativo», con dotazione di 5 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2016.

2. L'esclusiva titolarità del Fondo perequativo è attribuita al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e la gestione alla società Arcus Spa. Le risorse del Fondo perequativo sono destinate:

a) allo svolgimento di un'azione di riequilibrio in favore delle aree nelle quali gli interventi per la diffusione dello spettacolo dal vivo risultano inadeguati, anche attraverso la realizzazione di attrattori culturali territoriali e di specifici progetti di promozione e di sensibilizzazione da attuare d'intesa con le regioni, le province, le città metropolitane e i comuni direttamente interessati;

b) alla realizzazione, alla ristrutturazione o all'ammodernamento tecnologico, con criteri comprensoriali, di strutture di dimensioni adeguate al bacino di utenza di riferimento e aventi caratteristiche tecniche atte a garantire la fruizione di ogni forma di spettacolo dal vivo e riprodotto.

Art. 12.

(Istituzione del Fondo per l'innovazione e il sostegno dei giovani talenti)

1. È istituito, con dotazione di 5 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2016. il Fondo per l'innovazione e il sostegno dei giovani talenti le cui risorse sono destinate alla promozione e al sostegno di nuovi autori e artisti dello spettacolo dal vivo e alla realizzazione. degli spettacoli da loro prodotti. Le risorse del Fondo, la cui titolarità esclusiva spetta al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, sono ripartite dalla Conferenza unificata, previo parere del Consiglio di cui all'articolo 18, tra le regioni e ad esse attribuite sulla base di progetti proposti da nuove imprese e dalle imprese già esistenti con l'indicazione specifica, per queste ultime, delle somme destinate a ciascun progetto nei rispettivi bilanci.

2. Nell'ambito del Fondo di cui al comma 1, il 50 per cento delle risorse annue è riservato al finanziamento di progetti destinati all'innovazione interdisciplinare, alla promozione e al sostegno di giovani autori teatrali, compositori, coreografi o gruppi musicali, di danza e dei nuovi linguaggi e alla realizzazione delle loro opere; il 25 per cento annuo a borse di studio in favore di ricercatori di tecniche e linguaggi dello spettacolo dal vivo; il restante 25 per cento alla promozione della musica, della danza e del teatro mediante il sostegno all'attività dei soggetti più rappresentativi a livello regionale e degli organismi di formazione di autori e interpreti di spettacoli contemporanei.

3. Per il conseguimento degli obiettivi inerenti all'innovazione interdisciplinare, si tiene conto dell'attività di ricerca di nuovi linguaggi e di realizzazione di nuove modalità di contaminazione dei generi artistici, dell'apporto di altre forme artistiche o letterarie, della promozione della mobilità degli artisti in ambito nazionale e internazionale e della creazione di presidi culturali in aree poco servite o socialmente disagiate per privilegiare la relazione sociale e l'incontro artistico tra gli attori e il pubblico.

Art. 13.

(Norme di agevolazione e interventi in materia fiscale).

1. A decorrere dal periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2016, è riconosciuto alle persone fisiche e giuridiche che esercitano attività d'impresa, anche fuori del settore dello spettacolo, un credito d'imposta, entro il limite massimo complessivo di 300.000 euro annui per ciascun soggetto, per gli investimenti effettuati nello svolgimento di attività di spettacolo dal vivo ovvero per gli investimenti finalizzati al recupero, al ripristino o all'ammodernamento di locali adibiti o da adibire ad attività di spettacolo dal vivo.

2. Il credito d'imposta di cui al comma 1 del presente articolo non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell'imposta regionale sulle attività produttive, non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986 n. 917, e successive modificazioni, ed è utilizzabile esclusivamente in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni.

3. I requisiti e le modalità per la fruizione del credito d'imposta di cui al comma l del presente articolo, le tipologie degli investimenti e delle spese agevolabili, nonché le relative disposizioni applicative, sono definiti con uno o più decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari. Il medesimo decreto provvede a fissare le modalità di riduzione del limite di fruizione del credito d'imposta nel caso in cui, a seguito del monitoraggio eseguito ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la copertura finanziaria risulti insufficiente.

4. A decorrere dal periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2016, le spese documentate sostenute dai soggetti operanti nel settore dello spettacolo dal vivo in forma non continuativa o professionale per l'acquisto, la manutenzione e la riparazione delle strumentazioni tecniche, artistiche e coreografiche strumentali allo svolgimento dell'attività artistica, nonché le spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazioni di alimenti e bevande, funzionalmente necessarie all'esecuzione della prestazione lavorativa derivante da rapporti di scrittura o di lavoro in associazione, sono deducibili, ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, nelle misure e secondo le modalità previste dall'articolo 54 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Le disposizioni necessarie per l'attuazione del presente comma sono stabilite con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Il medesimo decreto provvede a fissare le modalità di riduzione dei limiti di deducibilità da far valere in sede di imposta sul reddito delle persone fisiche dell'anno successivo, nel caso in cui la copertura finanziaria risulti insufficiente, a seguito del monitoraggio eseguito ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

5. Gli organismi dello spettacolo dal vivo sono assimilati alle piccole e medie imprese ai sensi dell'articolo 51-bis del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134.

6. Per la copertura degli interventi di cui al presente articolo, è istituito il Fondo di agevolazione fiscale, con dotazione di 5 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2016.

7. In deroga alla normativa vigente, gli organismi dello spettacolo dal vivo sono assimilati alle piccole e medie imprese, usufruendo delle agevolazioni nazionali e dell'Unione europea previste per tale fattispecie.

Art. 14.

(Educazione e formazione culturale)

1. La Repubblica riconosce l'alto valore educativo e formativo delle arti dello spettacolo quali elementi fondamentali di crescita culturale dell'individuo e della collettività, di integrazione e di contrasto del disagio sociale nelle sue manifestazioni.

2. Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nel rispetto dell'autonomia organizzativa e didattica delle istituzioni scolastiche e delle università, formula linee di indirizzo per promuovere l'inserimento della musica, della sua storia, dell'educazione all'ascolto e della pratica strumentale e corale, della storia del teatro e della pratica delle tecniche di recitazione, dell'animazione teatrale e del teatro di figura, della storia della danza e della pratica della danza e della tradizione circense tra le attività curriculari ed extracurriculari.

3. Al fine di favorire la formazione culturale e la pratica artistica, amatoriale e professionale, delle nuove generazioni, sono attivate forme di collaborazione tra istituzioni scolastiche e universitarie e soggetti professionali operanti nei settori dello spettacolo dal vivo.

Art. 15.

(Formazione professionale e alta formazione)

1. Senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, la Conferenza unificata promuove intese e accordi per la definizione degli indirizzi generali per la formazione del personale artistico, tecnico e amministrativo e di figure professionali legate allo sviluppo delle nuove tecnologie nello spettacolo dal vivo, promuovendo il coordinamento nazionale delle iniziative formative e la condivisione delle linee di intervento.

2. Le regioni, avvalendosi di poli formativi e del sistema della formazione professionale con attività comprovata di almeno cinque anni operanti nel settore, curano, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, la formazione e l'aggiornamento, permanenti e continui, del personale dei profili tecnico-professionali dello spettacolo dal vivo, quali scenografo, tecnico delle luci e del suono, costumista, truccatore e parrucchiere di scena, e assicurano l'adeguato livello di qualificazione professionale e di specializzazione degli amministratori, organizzatori ed altri operatori del settore.

3. Senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, lo Stato sostiene l'alta formazione nelle discipline dello spettacolo dal vivo. Previa intesa in sede di Conferenza unificata, lo Stato promuove corsi di alta qualificazione professionale, anche a carattere di scambio internazionale, organizzati da soggetti pubblici e privati e rivolti alla formazione e alla selezione di giovani artisti, per favorire la circolazione di esperienze artistico-formative.

4. Senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, con uno o più decreti del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, sono individuati i criteri di classificazione nazionale per le scuole di alta formazione nella danza classica e contemporanea, e per le scuole di ballo riconducibili ad attività sportive e di ginnastica artistica. I medesimi decreti fissano altresì le caratteristiche delle strutture preposte all'insegnamento, i titoli, i curricula e gli altri requisiti necessari per l'accesso ai corsi integrativi, nonché le verifiche periodiche della qualificazione. L'insegnamento della danza, limitatamente ad allievi di età inferiore a quattordici anni, è riservato a chi è in possesso dell'attestato di cui al comma 5 .

5. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con uno o più decreti del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, adottati di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, previa intesa in sede di Conferenza unificata, sono individuati i criteri di rilascio degli attestati per l'insegnamento della danza ad allievi di età inferiore a quattordici anni.

6. Senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, è riconosciuta, all'Accademia d'arte circense, con sede a Verona, la funzione didattica e professionale di formazione e perfezionamento per gli operatori circensi. Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, promuove l'attività del Centro educativo di documentazione delle arti circensi (CEDAC) di Verona per la costituzione di un archivio permanente di studio delle arti circensi e di quelle affini, anche al fine di istituire un museo del circo e di mettere a disposizione di ricercatori, studiosi e studenti materiali informativi di approfondimento sulle arti circensi.

7. Senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, la Scuola nazionale dell'amministrazione concorre alla formazione del personale dirigente per la gestione delle istituzioni culturali dello spettacolo e per la direzione dei servizi culturali delle regioni e degli enti locali. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazine, di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, sono stabilite le disposizioni necessarie per l'attuazione del presente comma.

Art. 16.

(Banca dati professionale del personale dello spettacolo dal vivo)

1. Senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, presso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, è istituita una banca dati professionale in cui è iscritto, a domanda, il personale appartenente ai quadri artistici, tecnici e organizzativi dello spettacolo dal vivo, in base ad autocertificazione curriculare soggetta alla verifica da parte del medesimo Ministero.

2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, sentito il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, acquisito il parere del Consiglio dello spettacolo dal vivo di cui all'articolo 18, determina con proprio decreto i requisiti necessari per l'iscrizione nella banca dati.

Art. 17.

(Disposizioni in materia di rappresentanza contrattuale degli artisti professionisti)

1. Fermo restando che le attività di cui all'articolo 2, lettere a), b), c) e d), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, sono riservate alle Agenzie per il lavoro di cui all'articolo 4 del medesimo decreto legislativo, il procuratore degli artisti professionisti è la persona fisica che, in forza di contratto di mandato conferito dal professionista, cura e promuove professionalmente i rapporti:

a) tra gli artisti professionisti e gli organizzatori di attività di pubblico spettacolo ai fini della stipulazione di un contratto di prestazione artistica;

b) tra due soggetti che rappresentano società od organizzatori di spettacoli privati e pubblici, per la conclusione di contratti di ingaggio per artisti e musicisti professionisti.

2. Il procuratore cura gli interessi dell'artista professionista, che gli conferisce procura al fine di:

a) promuovere, trattare e definire, in nome e per conto dell'artista, i programmi, i luoghi e le date delle prestazioni, nonché le condizioni normative e finanziarie e le modalità di organizzazione delle attività;

b) prestare opera di consulenza in favore dell'artista nelle trattative dirette alla stipulazione del contratto, ovvero predisporre la redazione dei contratti che regolano le prestazioni artistiche e sottoscrivere gli stessi in nome e per conto dell'artista;

c) provvedere alla consulenza per tutti gli adempimenti di legge, anche di natura previdenziale e assistenziale, relativi o conseguenti al contratto di prestazione artistica;

d) assistere l'artista nell'attività diretta alla definizione del contenuto, della durata, del compenso e di ogni altra pattuizione relativa al contratto di prestazione artistica.

3. L'esercizio della professione di procuratore è subordinato all'iscrizione nell'apposita sezione della banca dati di cui all'articolo 16, comma 1. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono disciplinati le modalità e i requisiti per l'iscrizione e le cause di decadenza.

4. Agli organizzatori culturali, che in via prevalente, stabile e continuativa promuovono e rappresentano gli artisti e ne producono, organizzano e allestiscono gli spettacoli, anche di musica popolare contemporanea dal vivo, svolgendo attività manageriale ed economica nel settore, si applicano le disposizioni di cui ai commi da l a 3 del presente articolo.

Art. 18.

(Consiglio dello spettacolo dal vivo)

1. È istituito il Consiglio dello spettacolo dal vivo, articolato in quattro comitati tecnici: musica, teatro, danza, circo e spettacolo popolare. Esso è composto dal presidente, nominato dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, e da venti membri designati, nel rispetto dell'articolo 51 della Costituzione, nel numero di:

a) sei dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano

b) sei dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo;

c) quattro dalle associazioni datoriali del settore dello spettacolo dal vivo maggiormente rappresentative a livello nazionale, rispettivamente, delle imprese di musica, teatro, danza, circo e spettacolo viaggiante nonché quattro dalle associazioni sindacali dei lavoratori dello spettacolo dal vivo maggiormente rappresentative a livello nazionale e firmatarie dei relativi contratti nazionali di lavoro.

2. I componenti del Consiglio restano in carica tre anni, con mandato rinnovabile una sola volta, e sono scelti tra esperti aventi comprovate e specifiche competenze professionali, artistiche, organizzative, dirigenziali e contabili, che non versino in situazioni di incompatibilità diretta o indiretta in rapporto alla contribuzione pubblica.

3. L'organizzazione e il funzionamento del Consiglio sono disciplinati, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Con successivo decreto dello stesso Ministro, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono stabiliti i compensi spettanti ai predetti componenti, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, nell'ambito della ripartizione delle risorse del FUS.

4. In caso di impedimento il presidente è sostituito nelle sue funzioni dal vice presidente, eletto dal Consiglio tra i propri membri. In caso di impedimento di entrambi presiede il membro più anziano per età. Il Consiglio delibera a maggioranza dei presenti.

5. Il Consiglio svolge la propria attività in seduta plenaria e nei comitati tecnici. I membri di cui al comma 1, lettera c), partecipano ai lavori del Consiglio e dei comitati tecnici con voto consultivo. Ai lavori del Consiglio e dei comitati tecnici partecipa, senza diritto di voto, il direttore generale per lo spettacolo dal vivo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo o persona da lui designata.

6. Il Consiglio, in seduta plenaria, si esprime:

a) sugli indirizzi generali per lo sviluppo dello spettacolo dal vivo, sui criteri e sulle modalità di concessione e di erogazione dei contributi a valere sul FUS per la quota spettante allo Stato, con l'adozione di specifici indirizzi per l'attività interdisciplinare di prosa, musica, danza, circo e spettacolo popolare;

b) sull'individuazione della quota del FUS da destinare alle regioni ai sensi dell'articolo 5;

c) sulla ripartizione tra le regioni della quota parte del FUS loro destinata;

d) sul riconoscimento e sulla permanenza delle tipologie di cui all'articolo 8;

e) sulla quota di partecipazione statale agli accordi di programma di cui all'articolo 9;

f) sull'utilizzo di risorse aggiuntive destinate al sostegno dello spettacolo dal vivo;

g) sulle iniziative per lo sviluppo e il riequilibrio territoriale delle attività dello spettacolo dal vivo;

h) sulle questioni di rilievo generale interessanti lo spettacolo dal vivo e sulle altre questioni ad esso deferite su iniziativa del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, su richiesta dei rappresentanti designati dal Ministro medesimo, dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, o sui temi proposti dalle associazioni dei datori di lavoro, dalle associazioni sindacali dei lavoratori del settore e dalle venti associazioni di promozione sociale degli spettatori dello spettacolo dal vivo, a carattere nazionale, in possesso dei requisiti di legge e legalmente costituite e operanti da almeno un anno.

Art. 19.

(Comitati tecnici)

1. I comitati tecnici di cui al comma 1 dell'articolo 18 sono composti da cinque membri scelti in base alla competenza nelle materie attribuite a ciascun comitato.

2. I comitati tecnici sono presieduti dal presidente o, su sua delega, dal vicepresidente del Consiglio, e deliberano a maggioranza dei presenti; in caso di parità prevale il voto del presidente. I comitati tecnici si avvalgono della consulenza amministrativa del direttore generale per lo spettacolo dal vivo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

3. I comitati tecnici si esprimono:

a) sulla normativa di riferimento del settore e sui criteri e parametri attuativi dei progetti di prioritario interesse internazionale e nazionale;

b) sulla ripartizione delle risorse all'interno del settore di riferimento relativamente ai progetti di prioritario interesse internazionale e nazionale, compresi quelli inclusi negli accordi di programma di cui all'articolo 9;

c) sull'istruttoria relativa agli oggetti di cui all'articolo 18, comma 6, lettere d), e), f) e g);

d) sulla valutazione preventiva e consuntiva dei progetti di attività di prioritario interesse internazionale e nazionale per l'erogazione di contributi triennali in forma convenzionata;

e) sull'esame di specifiche questioni concernenti il settore di riferimento.

Capo III

ATTIVITÀ SETTORIALI

Art. 20.

(Attività musicali)

1. La musica, quale mezzo di espressione artistica e di promozione culturale, costituisce, in tutti i suoi generi e manifestazioni, ivi compresa la musica popolare contemporanea, aspetto fondamentale della cultura e insostituibile valore sociale, economico e formativo della collettività. È riconosciuta la necessità della sua esecuzione dal vivo come fattore costitutivo della sua esistenza e salvaguardia per le attuali e future generazioni, nonché del valore culturale e storico dei suoi autori.

2. La Repubblica tutela e valorizza, mediante le risorse disponibili a legislazione vigente a livello statale, nell'ambito della quota del FUS destinata al settore, regionale, provinciale e comunale e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, le attività lirico-concertistiche, orchestrali, musicali e dei teatri di tradizione, riconosce l'importanza dei soggetti che favoriscono la produzione musicale nelle sue varie forme di diffusione, dal vivo, discografica, video e con mezzi telematici, favorisce la formazione dei patrimoni delle istituzioni e ne valorizza lo sviluppo in riferimento alle forme di produzione, di promozione, di coordinamento e di ricerca che, con carattere di continuità, promuovono:

a) la conservazione del patrimonio storico della musica di tutti i generi, degli archivi delle istituzioni, nonché la raccolta e la diffusione di documenti e di statistiche di interesse musicale;

b) la tutela del repertorio classico, compreso il jazz, e la produzione contemporanea di nuovi autori, con la promozione dell'attività degli interpreti e degli esecutori nazionali;

c) la sperimentazione e la ricerca di nuovi linguaggi musicali;

d) la diffusione della cultura musicale sull'intero territorio nazionale attraverso la distribuzione di opere e la realizzazione di concerti, nonché la promozione e la formazione del pubblico, in particolare giovanile, avvalendosi, d'intesa con le scuole di ogni ordine e grado, delle istituzioni musicali finanziate dallo Stato;

e) la realizzazione di eventi e di manifestazioni a carattere di festival, rassegne e premi per il confronto tra le diverse espressioni e tendenze artistiche italiane e straniere;

f) la formazione, lo studio e il perfezionamento del canto, dello strumento musicale e della composizione, anche attraverso forme di collaborazione con le istituzioni scolastiche e universitarie, nonché la realizzazione di corsi e di concorsi di alta qualificazione professionale;

g) l'attività di complessi musicali;

h) la diffusione all'estero della produzione musicale nazionale e la promozione della musica, dei compositori e degli interpreti musicali qualificati, anche attraverso programmi pluriennali organici;

i) la diffusione della musica jazz, popolare contemporanea e per le immagini, quale importante forma espressiva contemporanea e patrimonio artistico-culturale di rilevante interesse sociale;

l) la conservazione, il sostegno, la valorizzazione e l'ampliamento degli spazi polifunzionali, inclusi i teatri tenda, di fruizione dello spettacolo, sport e tempo libero adeguati alle esigenze strutturali e artistiche per la realizzazione e l'ascolto di concerti e di tutte le forme dello spettacolo dal vivo.

Art. 21.

(Attività teatrali)

1. Il teatro, quale mezzo di espressione artistica e di promozione culturale, costituisce aspetto fondamentale della cultura e insostituibile valore sociale, economico e formativo della collettività.

2. La Repubblica tutela e valorizza, mediante le risorse disponibili a legislazione vigente a livello statale, nell'ambito della quota del FUS destinata al settore, regionale, provinciale e comunale e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, le attività teatrali professionali e amatoriali, per queste ultime con la prioritaria competenza degli enti locali, e ne promuove lo sviluppo, senza distinzione di generi, con riferimento alle forme di produzione, di distribuzione, di promozione e di ricerca che, con carattere di continuità, promuovono:

a) un rapporto permanente tra un complesso organizzato di artisti, tecnici e amministratori e la collettività di un territorio per realizzare un progetto integrato di produzione, promozione e ospitalità;

b) la tradizione, l'innovazione, la drammaturgia contemporanea, il teatro per l'infanzia e le nuove generazioni, il teatro di figura e di strada;

c) l'azione imprenditoriale a carattere di diffusione nazionale che valorizzi l'incontro tra domanda e offerta teatrale, con particolari incentivi se detta azione è svolta anche nelle aree del Paese meno servite, in un'ottica di equilibrio, omogeneità e pari opportunità per la collettività nella fruizione di un servizio culturale;

d) una qualificata azione di distribuzione e ospitalità dello spettacolo, di promozione e di formazione del pubblico, in particolare giovanile, tesa a diffondere la cultura teatrale;

e) la formazione, la qualificazione e l'aggiornamento professionali del personale artistico, tecnico e amministrativo, nonché l'impiego di nuove tecnologie;

f) la realizzazione di eventi e di manifestazioni a carattere di festival e di rassegna per il confronto tra le diverse espressioni e tendenze artistiche italiane e straniere;

g) la diffusione della presenza del teatro italiano all'estero.

3. L'attività riconosciuta con il carattere della stabilità deve attenersi e sostenere i criteri atti a promuovere:

a) la capacità produttiva nell'ambito delle funzioni e dei territori di riferimento;

b) la promozione degli autori contemporanei italiani ed europei;

c) la formazione di nuove generazioni di interpreti anche attraverso un loro adeguato inserimento nell'attività produttiva;

d) il perseguimento di un corretto rapporto tra attività produttiva e di ospitalità per un equilibrato sviluppo del sistema teatrale in ambito locale e nazionale.

Art. 22.

(Attività di danza)

1. La danza, quale mezzo di espressione artistica e di promozione culturale, costituisce, in tutti i suoi generi e manifestazioni, aspetto fondamentale della cultura e insostituibile valore sociale, economico e formativo della collettività.

2. La Repubblica favorisce, mediante le risorse disponibili a legislazione vigente a livello statale, nell'ambito della quota del FUS destinata al settore, regionale, provinciale e comunale e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, lo sviluppo delle attività professionali di danza che, con carattere di continuità, promuovono:

a) un rapporto permanente tra un complesso organizzato di artisti, tecnici e amministratori e la collettività di un territorio per realizzare un progetto integrato di produzione, promozione e ospitalità di particolare valenza culturale e con significativa attenzione alla tradizione della danza;

b) la danza classica e contemporanea, la sperimentazione e la ricerca della nuova espressività coreutica e l'integrazione delle arti sceniche;

c) un itinerario geografico che valorizzi l'incontro tra domanda e offerta della danza, anche con particolare riguardo alle aree del Paese meno servite, in un'ottica di equilibrio, omogeneità e pari opportunità per la collettività nella fruizione di un servizio culturale;

d) una qualificata azione di distribuzione della danza e di promozione e di formazione del pubblico, in particolare giovanile, volta a diffondere, quale servizio sociale, la cultura della danza e a sostenere l'attività produttiva;

e) la realizzazione di eventi e di manifestazioni a carattere di festival e di rassegna per il confronto tra le diverse espressioni e tendenze artistiche italiane e straniere;

f) la diffusione della presenza della danza italiana all'estero.

Art. 23.

(Circhi, spettacolo viaggiante, artisti di strada e spettacolo popolare)

1. La Repubblica promuove e tutela la tradizione circense, degli spettacoli viaggianti, degli artisti di strada e dello spettacolo popolare, riconoscendone il valore sociale e culturale.

2. La Repubblica, in attuazione di quanto disposto al comma 1, valorizza, mediante le risorse disponibili a legislazione vigente a livello statale, nell'ambito della quota del FUS destinata al settore, regionale, provinciale e comunale e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, le attività di cui al medesimo comma nelle diverse tradizioni ed esperienze e ne sostiene lo sviluppo attraverso:

a) la produzione di spettacoli di significativo valore artistico e impegno organizzativo, realizzati da persone giuridiche di diritto privato caratterizzate da un complesso organizzato di artisti, con un itinerario geografico che valorizzi l'incontro tra domanda e offerta, anche con particolare riguardo alle aree del Paese meno servite, in un'ottica di equilibrio, omogeneità e pari opportunità per la collettività nella fruizione di un servizio culturale;

b) iniziative promozionali, quali festival nazionali e internazionali e attività editoriali;

c) iniziative di consolidamento e di sviluppo dell'arte di strada e della tradizione circense e popolare mediante un'opera di assistenza, formazione, addestramento e aggiornamento professionali;

d) la diffusione all'estero della presenza delle attività di cui al presente comma.

3. La Repubblica sostiene lo sviluppo e la qualificazione dell'industria dello spettacolo viaggiante anche attraverso l'istituzione di appositi registri, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, per l'attestazione del possesso dei necessari requisiti tecnico-professionali per lo svolgimento di tale attività. La disciplina concernente l'istituzione dei registri di cui al periodo precedente è definita con regolamento adottato con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

Capo IV

DISPOSIZIONI FINALI

Art. 24.

(Decadenze)

1. All'atto dell'insediamento del Consiglio dello spettacolo dal vivo di cui all'articolo 18 della presente legge, decadono i componenti delle sezioni dello spettacolo dal vivo della Consulta per lo spettacolo e delle Commissioni consultive per la musica, per il teatro, per la danza, per i circhi e lo spettacolo viaggiante, di cui agli articoli 1 e 2 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 89.

Art. 25.

(Coordinamento normativo)

1. Con regolamento emanato con decreto del Presidente della Repubblica, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, si provvede al coordinamento delle disposizioni del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 89, con le disposizioni della presente legge.

Art. 26.

(Autorizzazione della Commissione europea)

1. L'efficacia delle misure che realizzano aiuti di Stato di cui all'articolo 13 della presente legge, è subordinata all'autorizzazione della Commissione europea ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo provvede ai necessari adempimenti.

2. Le agevolazioni di cui al comma 1 possono essere fruite soltanto a decorrere dalla data della decisione di autorizzazione della Commissione europea.

Art. 27.

(Copertura finanziaria)

1. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge, salvo quanto previsto per gli articoli 11, 12 e 13, si provvede mediante utilizzo della quota del FUS destinata alle attività musicali, di danza, teatrali, circensi e dello spettacolo viaggiante, nonché della corrispondente quota parte del fondo destinata alle spese di funzionamento dell'Osservatorio e di comitati e commissioni, così come integrata ai sensi del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75, e con la quota degli utili derivanti dal gioco del lotto destinati allo spettacolo di cui alla legge 23 dicembre 1996, n. 662.

2. Ai maggiori oneri derivanti dall'attuazione degli articoli 11, 12 e 13, quantificati in complessivi 15.000.000 di euro annui, a decorrere dall'anno 2016, si provvede mediante corrispondente utilizzo di quota parte delle risorse destinate al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, ai sensi dell'articolo 12, comma 30, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135.

3. È prevista la possibilità di bilanciamento e compensazione tra i fondi di cui agli articoli 10, 11 e 12, al fine di migliorarne l'efficacia rispetto alle manifeste ed effettive esigenze, anche di natura economica, delle diverse misure previste.

________________

N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 2287-bis.

Cfr. anche sedute nn. 878 e 879.

DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO

Legge quadro per lo spettacolo dal vivo (1116)

ARTICOLI DA 1 A 16

Capo I

DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1.

(Finalità)

1. La Repubblica riconosce lo spettacolo dal vivo quale componente fondamentale del patrimonio culturale, artistico, sociale ed economico del Paese, ed elemento qualificante per la formazione e per la crescita socio-culturale dei cittadini.

2. In attuazione dei princìpi sanciti dalla Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, adottata a Parigi il 17 ottobre 2003 dalla XXXII sessione della Conferenza generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO), resa esecutiva ai sensi della legge 27 settembre 2007, n. 167, la Repubblica pone in essere le condizioni per assicurare alla musica, al teatro, alla danza, al circo, allo spettacolo viaggiante, alle attività degli artisti di strada e alle diverse forme dello spettacolo popolare, forme di sostegno e di incentivazione tutelando il pluralismo e la libera espressione della creatività.

Art. 2.

(Oggetto e princìpi fondamentali)

1. Costituiscono princìpi fondamentali in linea con l'articolo 9, della Costituzione:

a) il prioritario interesse nazionale dello spettacolo dal vivo;

b) la valorizzazione dello spettacolo dal vivo quale fattore di sviluppo ed elemento unificante dell'articolata identità nazionale del Paese e del suo patrimonio artistico e culturale;

c) la radicata e diffusa presenza sul territorio per favorire pari opportunità di accesso alla fruizione degli spettacoli dal vivo anche da parte dei meno abbienti e disagiati;

d) la promozione dei nuovi talenti e dell'innovazione artistica ed imprenditoriale, favorendo adeguati criteri formativi agli operatori del settore dello spettacolo dal vivo;

e) la promozione dell'insegnamento delle discipline artistiche e della conoscenza del diversi settori dello spettacolo dal vivo nell'ambito del sistema scolastico;

f) la sensibilizzazione e la promozione del pubblico e del prodotto artistico attraverso l'editoria e gli strumenti più diffusi e moderni di comunicazione di massa;

g) l'attivazione di sinergie operative con la filiera cinematografica, con il turismo, con il patrimonio ambientale, con i beni culturali e demo-etnoantropologici per favorire la nascita di un sistema integrato di valorizzazione dell'immagine e dell'offerta culturali del Paese;

h) la tutela sociale degli operatori del settore attraverso gli strumenti del welfare;

i) la tutela e la conservazione della memoria dello spettacolo dal vivo;

l) la garanzia di adeguate risorse pubbliche e la promozione dell'apporto privato a sostegno delle attività del settore, nell'ottica di salvaguardare l'efficacia e l'efficienza degli investimenti, secondo princìpi di qualità imprenditoriale ed artistica, di ricaduta sociale e di economicità.

Art. 3.

(Compiti della Conferenza unificata)

1. In attuazione delle finalità della presente legge, alla Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, di seguito denominata «Conferenza unificata», sono attribuiti i seguenti compiti:

a) esprimere i prescritti pareri sull'attività regolamentare dello Stato per i criteri e per le modalità di erogazione dei contributi a valere sul Fondo unico dello spettacolo di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163, e successive modificazioni, di seguito denominato «Fondo»;

b) definire gli strumenti di cooperazione e di solidarietà istituzionali al fine di favorire l'affermazione dell'identità culturale nazionale, regionale e delle minoranze linguistiche;

c) fissare i criteri per il coordinamento nazionale e regionale delle procedure di definizione degli interventi, anche relativi alle iniziative direttamente assunte dagli enti locali;

d) promuovere la presenza delle attività dello spettacolo dal vivo su tutto il territorio nazionale, perseguendo obiettivi di omogeneità della diffusione, della circolazione e della fruizione;

e) promuovere il sostegno agli autori, agli artisti esecutori e agli operatori, anche in riferimento alle iniziative giovanili, di innovazione, ricerca e sperimentazione e alle figure professionali legate allo sviluppo delle nuove tecnologie;

f) promuovere la cultura dello spettacolo dal vivo attraverso programmi specificamente rivolti al mondo della scuola e dell'università;

g) definire gli indirizzi generali in materia di formazione del personale artistico, tecnico e amministrativo, e degli addetti ai servizi culturali delle regioni e degli enti locali;

h) definire linee di indirizzo comune per la programmazione degli interventi di costruzione, recupero, adeguamento funzionale e tecnologico, ristrutturazione e conversione di spazi, strutture ed immobili destinati o da destinare allo spettacolo dal vivo e alla multimedialità;

i) promuovere la costituzione di un archivio digitale nazionale, in cui condividere in rete i fondi archivistici e i documenti prodotti da enti e associazioni operanti nel settore dello spettacolo dal vivo, a livello sia nazionale che regionale;

l) individuare i criteri e le modalità per verificare l'efficacia dell'intervento pubblico, sia statale che territoriale, attraverso attività di monitoraggio e di osservatorio a livello locale e nazionale, anche in collaborazione con uffici studi e banche dati di strutture private che perseguono medesime finalità

Art. 4.

(Compiti dello Stato)

1. Regolamentare la disciplina di accesso, le modalità e i criteri di attribuzione e di erogazione delle risorse del Fondo, che assume il carattere di fondo di investimento pluriennale, e di ulteriori risorse destinate e da destinare al settore.

2. Operare, su indicazione del Consiglio dello spettacolo dal vivo di cui all'articolo 11, la ripartizione della quota parte del Fondo tra i diversi settori dello spettacolo dal vivo e delle risorse aggiuntive, incluse specifiche quote da destinare a progetti aventi valenza multidisciplinare e al sostegno di nuovi talenti, inclusi nuovi autori e cantanti di musica leggera per la tutela del patrimonio della canzone italiana.

3. Promuovere e sostenere lo sviluppo e il riequilibrio territoriale delle attività dello spettacolo dal vivo.

4. Favorire la diffusione dello spettacolo dal vivo a livello europeo e internazionale, attivando rapporti di collaborazione e di interscambio per un'effettiva integrazione culturale tra i Paesi dell'Unione europea e del bacino del Mediterraneo.

5. Promuovere l'insegnamento della musica, nell'aspetto storico, di educazione all'ascolto e della pratica strumentale e corale, della storia del teatro e delle tecniche di recitazione, della storia della danza e della pratica coreutica e della tradizione circense.

6. Sostenere l'alta formazione nelle discipline dello spettacolo dal vivo, con particolare riferimento ai conservatori di musica, alle accademie delle belle arti, agli istituti superiori per le industrie artistiche e alle accademie nazionali d'arte drammatica e di danza.

7. Predisporre, verificare e aggiornare la banca dati professionale del settore di cui all'articolo 8.

8. Favorire un'adeguata politica di accesso al credito, anche avvalendosi dell'Istituto per il credito sportivo, ai sensi dell'articolo 4, comma 14, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, per la costituzione di un apposito fondo di garanzia.

9. Sottoscrivere protocolli d'intesa con l'emittenza radiotelevisiva, in chiaro, criptata e in streaming, per destinare consoni spazi di programmazione alle produzioni italiane ed europee dello spettacolo dal vivo e per riservare momenti di informazione specializzata al pubblico. Specifici obblighi di informazione, promozione e programmazione sono previsti dal contratto di servizio tra lo Stato e la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, che può procedere alla costituzione di una specifica società per la promozione e la coproduzione di spettacoli dal vivo e utilizzare le società esistenti per la diffusione del prodotto italiano all'estero.

10. Assicurare la conservazione del patrimonio artistico e promuovere la diffusione del repertorio classico del teatro greco e romano.

11. Vigilare, attraverso le autorità preposte, sulla sussistenza delle condizioni per un corretto sviluppo del mercato dello spettacolo dal vivo, rimuovendo ogni situazione, potenziale e reale, che sia di turbativa della concorrenza e del pluralismo culturali.

12. L'azione della pubblica amministrazione è improntata a tempestività, certezza e oggettività della normativa regolamentare nonché alla trasparenza dei criteri di quantificazione, erogazione e verifica degli esiti del sostegno pubblico.

Art. 5.

(Compiti delle regioni, delle aree metropolitane, delle province e dei comuni)

1. Nell'ambito delle specifiche prerogative istituzionali, le regioni, le aree metropolitane, le province e i comuni, in ossequio ai princìpi di sussidiarietà, adeguatezza, prossimità ed efficacia, concorrono all'attuazione dei princìpi fondamentali di cui alla presente legge, e in particolare:

a) promuovono e sostengono le attività dello spettacolo dal vivo, in ogni genere e manifestazione, favorendone il consolidamento del rapporto con il territorio con criteri di trasparenza ed equità nelle procedure e nelle decisioni secondo i princìpi di cui alla presente legge; le iniziative direttamente assunte e partecipate dalle regioni e dagli enti locali, che rispondono ai citati criteri, concorrono a sostenere lo sviluppo complessivo del settore senza precostituire oggettive limitazioni della libera concorrenza del mercato;

b) valorizzano la cultura della storia, delle tradizioni regionali e delle lingue locali, attraverso progetti finalizzati all'integrazione comunitaria dello spettacolo dal vivo e iniziative per il dialogo culturale tra i popoli;

c) favoriscono il sostegno di nuovi talenti e il rinnovamento della scena artistica in concorso con lo Stato;

d) curano la formazione, l'aggiornamento e la creazione di nuovi profili professionali, secondo presupposti e criteri predeterminati per l'attività formativa di scuole e di organismi operanti nel settore, definiti dalla Conferenza unificata, e assicurano l'alto livello di qualificazione professionale e di specializzazione degli operatori del settore e degli addetti della pubblica amministrazione, con il coinvolgimento di poli formativi, università ed enti competenti;

e) svolgono, in collaborazione con l'Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i lavoratori dello spettacolo e dello sport professionistico (ENPALS) e con la borsa «Listaspettacolo.it», di cui all'articolo 10, comma 1, il periodico censimento della domanda e dell'offerta di lavoro e delle potenzialità del mondo del lavoro di assorbire nuova occupazione;

f) promuovono il turismo culturale, compartecipando all'effettivo coordinamento delle strategie di promozione territoriali a livello nazionale e internazionale, di informazione all'estero e di sostegno alla commercializzazione dei prodotti turistici italiani e delle produzioni di qualità dello spettacolo dal vivo, come prefissate nelle sedi di concertazione competenti;

g) individuano le aree comprensoriali in cui promuovere la costruzione, il restauro, l'adeguamento e la qualificazione di sedi polivalenti dello spettacolo dal vivo;

h) concorrono alla tutela del patrimonio dello spettacolo dal vivo attraverso progetti di catalogazione e di conservazione di materiali audiovisivi da condividere in rete all'interno dell'archivio nazionale di cui all'articolo 3, comma 1, lettera i);

i) effettuano il rilascio di autorizzazioni all'installazione e all'esercizio di circhi, parchi di divertimento e spettacoli viaggianti, predisponendo periodicamente l'elenco delle aree disponibili a ospitare tali attività, e regolamentano le concessioni stesse;

l) promuovono l'istituzione di fondi di garanzia per agevolare l'accesso al credito;

m) verificano l'efficacia dell'intervento pubblico sul territorio rispetto ai risultati conseguiti, anche attraverso attività di osservatorio e di monitoraggio in collegamento con l'attività di osservatorio dello Stato.

Capo II

DELEGHE LEGISLATIVE

Art. 6.

(Delega al Governo per il riordino del settore)

1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo, è delegato ad adottare, sentita la Conferenza unificata, uno o più decreti legislativi recanti norme per la rideterminazione dei soggetti dello spettacolo dal vivo, delle loro finalità e dei criteri di intervento pubblico e di misure correlate.

2. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) semplificazione dell'articolazione strutturale e organizzativa dello spettacolo dal vivo;

b) adozione di forme giuridiche e di modalità operative volte a garantire l'autonomia artistica, l'economicità e l'efficienza delle attività gestionali, individuando nuovi presupposti e requisiti per l'accesso all'intervento pubblico;

c) regolamentazione dell'avvicendamento alle direzioni degli enti e degli organismi, attraverso pubblici bandi di concorso per titoli ed esami, al fine di favorire il ricambio delle esperienze artistiche e professionali;

d) costituzione di una videoteca e di una biblioteca dello spettacolo dal vivo, in rete con analoghe strutture presenti sul territorio nazionale, promozione e diffusione del teatro antico;

e) individuazione e razionalizzazione dell'uso di risorse aggiuntive all'investimento operato attraverso il Fondo;

f) introduzione di adeguate tutele sociali e di idonee forme contrattuali correlate all'atipicità dei lavoratori dello spettacolo dal vivo;

g) riconduzione dell'attività della Società italiana degli autori ed editori (SIAE) alle competenze esclusivamente collegabili alla tutela del diritto d'autore, con preclusione di funzioni in ambiti non direttamente pertinenti alla propria finalità istituzionale;

h) quantificazione dell'intervento dello Stato prioritariamente rapportato al numero delle produzioni, al pubblico pagante, al numero di repliche assicurato, alla presenza di interpreti italiani, alla capacità di avviamento professionale artistico e tecnico e di rinnovamento della scena artistica, all'attività svolta in coproduzione, alla capacità innovativa del progetto di ampliare la diffusione della lirica sul territorio cittadino, regionale, nazionale e internazionale e di rivolgersi alle scuole, ai giovani e agli anziani, nonché alla sana gestione economica.

3. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1, corredati di relazione tecnica, sono trasmessi alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia, che sono resi entro trenta giorni dalla data di trasmissione. Le Commissioni possono chiedere al Presidente della rispettiva Camera di prorogare di venti giorni il termine per l'espressione del parere, qualora ciò si renda necessario per la complessità della materia o per il numero dei decreti legislativi. Qualora la proroga sia concessa, i termini per l'adozione dei decreti legislativi sono prorogati di venti giorni. Decorso il termine previsto per l'espressione del parere o quello eventualmente prorogato, il decreto può essere comunque adottato.

4. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge il Governo riferisce ogni sei mesi alle Commissioni parlamentari competenti per materia in ordine all'attuazione della delega. In sede di prima applicazione il Governo riferisce alle Commissioni entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 7.

(Delega al Governo in materia fiscale)

1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Governo, sentita la Conferenza unificata, è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi recanti norme di agevolazione e di incentivazione fiscali per l'economia del settore dello spettacolo dal vivo.

2. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) estensione delle agevolazioni previste per le piccole e medie imprese;

b) adozione della detassazione degli utili reinvestiti, di crediti di imposta, della detassazione di entrate e di proventi finalizzati alla gestione delle attività dello spettacolo dal vivo, sia per gli operatori che per gli esterni al settore;

c) introduzione della pubblicità indiretta;

d) esenzione dalle imposte degli avanzi di gestione impiegati per l'ammortamento di perdite pregresse e per le attività di formazione o reinvestiti nel recupero, ripristino o ammodernamento di locali adibiti o da adibire ad attività di spettacolo dal vivo;

e) definizione di crediti di imposta per gli investimenti effettuati dalle imprese del settore per il sostegno di nuovi autori, interpreti, musicisti, cantanti e ballerini;

f) individuazione di interventi di agevolazione fiscale in favore dei professionisti del settore per le spese di vitto e alloggio correlate allo svolgimento di attività di spettacolo dal vivo;

g) ampliamento del limite di deducibilità sia dal reddito imponibile delle persone fisiche, sia dal reddito delle società delle erogazioni liberali in denaro;

h) riduzione dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) al 4 per cento e armonizzazione del regime dell'IVA agevolata ai servizi e alle attività strettamente connessi e strumentali; individuazione di misure per l'applicazione alle fondazioni e alle associazioni con personalità giuridica finanziate dal Fondo del regime di esenzione fiscale dell'imposta sui reddito delle società (IRES), già operante per le fondazioni lirico-sinfoniche ai sensi dell'articolo 25, comma 5, del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367.

3. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1, corredati di relazione tecnica, sono trasmessi alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia che sono resi entro trenta giorni dalla data di trasmissione. Le Commissioni possono chiedere al Presidente della rispettiva Camera di prorogare di venti giorni il termine per l'espressione del parere, qualora ciò si renda necessario per la complessità della materia o per il numero dei decreti legislativi. Qualora la proroga sia concessa, i termini per l'adozione dei decreti legislativi sono prorogati di venti giorni. Decorso il termine previsto per l'espressione del parere o quello eventualmente prorogato, il decreto può essere comunque adottato.

4. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge il Governo riferisce ogni sei mesi alle Commissioni parlamentari competenti per materia in ordine all'attuazione della delega. In sede di prima applicazione il Governo riferisce alle Commissioni entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Capo III

INTERVENTI DI RIFORMA

Art. 8.

(Banca dati professionale)

1. Presso la Direzione generale per lo spettacolo dal vivo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, in collaborazione con l'ENPALS e con la borsa «Listaspettacolo.it» di cui all'articolo 10, comma 1, è istituita una banca dati professionale in cui sono censite in base ad autocertificazione curricolare soggetta alla verifica della pubblica amministrazione, le persone fisiche che presentano presupposti e titoli per svolgere attività manageriale artistica ed economica nel settore, inclusi i promotori della musica leggera e le persone giuridiche che svolgono attività di spettacolo viaggiante e di gestione di parchi di divertimento.

2. Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, acquisito il parere del Consiglio dello spettacolo dal vivo di cui all'articolo 11, provvede, con proprio decreto da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, alla determinazione dei presupposti, delle condizioni soggettive e oggettive nonché dei titoli necessari per l'inserimento nella banca dati.

3. La registrazione nella banca dati costituisce titolo esclusivo per rivestire il ruolo di direttore generale, direttore artistico e direttore organizzativo nelle fondazioni lirico-sinfoniche, nei teatri di tradizioni, nelle istituzioni concertistico-orchestrali, nei teatri stabili e nei soggetti stabili della danza, negli organismi di promozione e di formazione del pubblico, nei teatri municipali, nelle rassegne e nei festival, nella fondazione La Biennale di Venezia e nella Fondazione INDA - Istituto nazionale dramma antico, nonché per svolgere attività di organizzatore di compagnia e di promotore in imprese che operano nella musica leggera con il sostegno diretto o indiretto dello Stato.

4. La Scuola superiore della pubblica amministrazione concorre alla formazione di manager per la gestione delle istituzioni culturali dello spettacolo e per gli addetti ai servizi culturali di regioni e di enti locali, secondo modalità fissate con decreto del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 9.

(Disciplina della professione di agente per lo spettacolo dal vivo)

1. È riconosciuta e disciplinata la figura di agente di spettacolo quale soggetto che, in forza di un contratto scritto di procura, rappresenta artisti, esecutori e interpreti, nei confronti di terzi, allo scopo di:

a) promuovere, trattare e definire i programmi delle prestazioni, i luoghi, le date e le clausole contrattuali;

b) sottoscrivere i contratti che regolano le prestazioni in nome e per conto dell'artista in base ad esplicito mandato;

c) provvedere alla consulenza per gli adempimenti di legge, anche di natura previdenziale e assistenziale, relativi o conseguenti al contratto di prestazione artistica;

d) ricevere comunicazioni che riguardano prestazioni artistiche e provvedere a quanto necessario per la gestione degli affari inerenti l'attività professionale dell'artista.

2. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono istituiti, presso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, un registro degli agenti dello spettacolo dal vivo e la commissione deputata alla tenuta del registro, alla verifica dei requisiti di ammissione e di cancellazione, alla vigilanza sull'attività degli iscritti, previa definizione dei princìpi del codice deontologico espressamente predisposto, e all'erogazione delle sanzioni a carico di coloro che esercitano tale attività senza la necessaria iscrizione o violando il codice deontologico.

3. La commissione di cui al comma 2, la cui attività è disciplinata con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, dura in carica due anni, non rinnovabili, ed è composta da un rappresentante del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, da un rappresentante del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da un rappresentante designato dalla Conferenza unificata e da due rappresentanti degli agenti, su indicazione delle organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative a livello nazionale.

4. Per l'esercizio della professione di agente per lo spettacolo dal vivo è obbligatoria l'iscrizione al registro di cui al comma 2.

5. Al fine di evitare la creazione di cartelli e di iniziative monopolistici od oligopolistici, la commissione di cui al comma 2 provvede a definire il numero massimo di artisti rappresentabili da ciascun agente.

Art. 10.

(Interventi in materia di collocamento al lavoro e di welfare )

1. La rapida iscrizione dei lavoratori dello spettacolo e l'incontro con gli operatori del settore sono assicurati dalla borsa «Listaspettacolo.it» istituita presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali -- Collocamento nazionale lavoratori dello spettacolo, in coordinamento con la borsa continua nazionale del lavoro prevista dall'articolo 15 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276. Al fine di constatare l'andamento del mercato del lavoro nel settore, alla medesima lista sono altresì attribuite competenze finalizzate al monitoraggio statistico e alla valutazione delle politiche del lavoro.

2. Per gli appartenenti alle categorie dei tersicorei e dei ballerini già iscritti all'ENPALS alla data del 31 dicembre 1995, il diritto alla pensione di vecchiaia è subordinato al compimento del quarantatreesimo anno di età per gli uomini e del quarantesimo anno di età per le donne.

3. Per tutti i lavoratori artistici e tecnici dello spettacolo dal vivo è prevista la possibilità di effettuare versamenti volontari per il raggiungimento del numero minimo annuo di giornate lavorative necessarie ai fini pensionistici; è altresì facoltà dei medesimi lavoratori di operare il ricongiungimento dei contributi versati, ai fini pensionistici, all'ENPALS e all'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS).

4. Ai lavoratori dello spettacolo dal vivo che, in modo permanente o avventizio, prestano opera retribuita alle dipendenze e sotto la direzione altrui, sono applicate le tutele dell'INAIL in tema di infortuni sul lavoro.

Art. 11.

(Consiglio dello spettacolo dal vivo)

1. È istituito il Consiglio dello spettacolo dal vivo, di seguito denominato «Consiglio», presieduto dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo ed articolato in quattro comitati tecnici, rispettivamente per la musica, il teatro, la danza, il circo e lo spettacolo popolare, per un numero complessivo di ventiquattro membri.

2. I membri del Consiglio sono designati nel numero di:

a) quattro dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome;

b) quattro dall'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI);

c) quattro dall'Unione delle province d'Italia (UPI);

d) quattro dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo;

e) quattro dalle associazioni datoriali del settore dello spettacolo dal vivo maggiormente rappresentative a livello nazionale;

f) quattro dalle associazioni sindacali dei lavoratori del settore dello spettacolo dal vivo maggiormente rappresentative a livello nazionale.

3. I componenti del Consiglio restano in carica due anni, con mandato rinnovabile consecutivamente una sola volta, e sono scelti tra esperti di comprovate e specifiche competenze professionali artistiche, organizzative e manageriali nel settore, ed esperti di bilancio che non versano in situazioni di incompatibilità diretta o indiretta in rapporto alla contribuzione pubblica.

4. La nomina dei componenti del Consiglio è disposta, entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, che ne disciplina altresì l'organizzazione e il funzionamento. Con successivo decreto dello stesso Ministro, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono stabiliti i compensi spettanti ai predetti componenti.

5. Il Consiglio svolge la propria attività in seduta plenaria e di area esprimendo pareri obbligatori e vincolanti al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Partecipa ai lavori, senza diritto di voto, il direttore generale per lo spettacolo dal vivo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

6. Il Consiglio, in seduta plenaria, esprime indicazioni su:

a) la ripartizione della quota parte del Fondo per ogni settore di intervento di cui al comma 1;

b) le proposte di utilizzo di risorse aggiuntive;

c) le proposte per lo sviluppo e per il riequilibrio territoriale delle attività dello spettacolo dal vivo;

d) l'esame di questioni di rilievo generale interessanti lo spettacolo dal vivo e di temi prospettati dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, dalle regioni, dall'ANCI, dall'UPI, nonché dalle associazioni datoriali e sindacali operanti nel settore.

7. I comitati tecnici di cui al comma 1, composti da sei membri scelti proporzionalmente rispetto alle istituzioni che li hanno designati e alle materie di competenza, esprimono indicazioni su:

a) il riparto delle risorse all'interno del settore di riferimento;

b) la valutazione preventiva e consuntiva dei progetti di attività, con erogazione di contributi triennali in forma convenzionata;

c) l'esame di specifiche questioni inerenti il settore di riferimento.

8. I comitati tecnici sono presieduti dal membro designato dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di cui al comma 2, lettera d), e deliberano a maggioranza dei presenti; in caso di parità prevale il voto del presidente. I comitati tecnici si avvalgono della consulenza amministrativa del direttore generale per lo spettacolo dal vivo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

9. All'atto d'insediamento del Consiglio sono soppresse la Consulta per lo spettacolo e le commissioni consultive per lo spettacolo dal vivo previste dagli articoli 1 e 2 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 89.

Capo IV

ATTIVITÀ SETTORIALI

Art. 12.

(Attività musicali)

1. La musica, quale mezzo di espressione artistica e di promozione culturale, costituisce aspetto fondamentale della cultura e insostituibile valore sociale, economico e formativo della collettività.

2. La Repubblica tutela e valorizza le attività musicali di livello professionale in tutti i loro generi e manifestazioni, favorisce la formazione dei patrimoni delle istituzioni e ne valorizza lo sviluppo in riferimento alle forme produttive, di promozione, di coordinamento e di ricerca che, con carattere di continuità, promuovono:

a) la conservazione del patrimonio storico della musica di tutti i generi, degli archivi delle istituzioni, nonché la raccolta e la diffusione di documenti e di statistiche di interesse musicale;

b) la tutela del repertorio classico e la produzione contemporanea di nuovi autori, con la promozione di interpreti e di esecutori nazionali;

c) la sperimentazione e la ricerca di nuovi linguaggi musicali;

d) la diffusione della cultura musicale sull'intero territorio nazionale attraverso la distribuzione di opere e la realizzazione di concerti, nonché la promozione e la formazione del pubblico, in particolare giovanile, avvalendosi, d'intesa con le scuole di ogni ordine e grado, delle istituzioni musicali finanziate dallo Stato;

e) la realizzazione di eventi e di manifestazioni a carattere di festival, rassegne e premi per il confronto tra le diverse espressioni e tendenze artistiche italiane e straniere;

f) la formazione, lo studio e il perfezionamento dello strumento musicale, del canto e della composizione, anche attraverso forme di collaborazione con le istituzioni scolastiche e universitarie, nonché la realizzazione di corsi e di concorsi di alta qualificazione professionale;

g) l'attività di complessi musicali;

h) la diffusione all'estero della produzione musicale nazionale e la promozione della musica, dei compositori e degli interpreti musicali qualificati, anche attraverso programmi pluriennali organici;

i) la diffusione della musica leggera e popolare, anche attraverso video musicali, quale importante forma espressiva contemporanea e patrimonio artistico-culturale di rilevante interesse sociale.

Art. 13.

(Attività teatrali)

1. Il teatro, quale mezzo di espressione artistica e di promozione culturale, costituisce aspetto fondamentale della cultura e insostituibile valore sociale, economico e formativo della collettività.

2. La Repubblica tutela e valorizza le attività teatrali professionali e ne promuove lo sviluppo, senza distinzione di generi, con riferimento alle forme produttive, distributive, di promozione e di ricerca che, con carattere di continuità, promuovono:

a) un rapporto di stabilità tra un complesso organizzato di artisti, tecnici e amministratori e la collettività di un territorio per realizzare un progetto integrato di produzione, promozione e ospitalità;

b) la tradizione, l'innovazione, la drammaturgia contemporanea, il teatro per l'infanzia e le nuove generazioni, il teatro di figura e di strada;

c) un itinerario geografico che valorizzi l'incontro tra domanda e offerta teatrale, con particolare riguardo alle aree del Paese meno servite, in un'ottica di equilibrio, omogeneità e pari opportunità per la collettività nella fruizione di un servizio culturale;

d) una qualificata azione di distribuzione dello spettacolo, di promozione e di formazione del pubblico, in particolare giovanile, teso a diffondere la cultura teatrale;

e) la formazione, la qualificazione e l'aggiornamento professionali del personale artistico, tecnico e amministrativo, nonché l'impiego di nuove tecnologie;

f) la realizzazione di eventi e di manifestazioni a carattere di festival e di rassegna per il confronto tra le diverse espressioni e tendenze artistiche italiane e straniere;

g) la diffusione della presenza del teatro italiano all'estero.

3. Alle attività teatrali non si applicano le ritenute di cui all'articolo 28, secondo comma, e all'articolo 29, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni.

Art. 14.

(Attività di danza)

1. La danza, quale mezzo di espressione artistica e di promozione culturale, costituisce, in tutti i suoi generi e manifestazioni, aspetto fondamentale della cultura e insostituibile valore sociale, economico e formativo della collettività.

2. La Repubblica favorisce lo sviluppo delle attività professionali di danza che, con carattere di continuità, promuovono:

a) un rapporto permanente tra un complesso organizzato di artisti, tecnici e amministratori e la collettività di un territorio per realizzare un progetto integrato di produzione, promozione e ospitalità di particolare valenza culturale e con significativa attenzione alla tradizione della danza;

b) la danza classica e contemporanea, la sperimentazione e la ricerca della nuova espressività coreutica e l'integrazione delle arti sceniche;

c) un itinerario geografico che valorizzi l'incontro tra domanda e offerta della danza, anche con particolare riguardo alle aree del Paese meno servite, in un'ottica di equilibrio, omogeneità e pari opportunità per la collettività nella fruizione di un servizio culturale;

d) una qualificata azione di promozione della danza e di formazione del pubblico, in particolare giovanile, volta a diffondere, quale servizio sociale, la cultura della danza e a sostenere l'attività produttiva;

e) la formazione, la qualificazione e l'aggiornamento professionali del personale artistico, tecnico e amministrativo, con estensione alle scuole di danza iscritte alla Federazione italiana attività di danza (Federdanza) dei benefici fiscali previsti per gli enti riconosciuti dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI);

f) la realizzazione di eventi e di manifestazioni a carattere di festival e di rassegna per il confronto tra le diverse espressioni e tendenze artistiche italiane e straniere;

g) la diffusione della presenza della danza italiana all'estero.

3. L'insegnamento della danza, limitatamente ad allievi di età inferiore a quattordici anni, è riservato a chi è in possesso di specifico titolo di studio o di adeguato titolo professionale.

4. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, da adottare entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, acquisito il parere dell'Accademia nazionale di danza, sono fissati i requisiti indispensabili, i titoli e le modalità dell'eventuale esame necessari per l'abilitazione all'insegnamento della danza.

Art. 15.

(Circhi, spettacolo viaggiante, artisti di strada e spettacolo popolare)

1. La Repubblica promuove la tutela della tradizione circense, degli spettacoli viaggianti, degli artisti di strada e dello spettacolo popolare, riconoscendone il valore sociale e culturale.

2. La Repubblica, in attuazione di quanto disposto al comma 1, valorizza le attività di cui al medesimo comma nelle diverse tradizioni ed esperienze e ne sostiene lo sviluppo attraverso:

a) la produzione di spettacoli di significativo valore artistico e impegno organizzativo, realizzati da persone giuridiche di diritto privato caratterizzate da un complesso organizzato di artisti, con un itinerario geografico che valorizzi l'incontro tra domanda e offerta, anche con particolare riguardo alle aree del Paese meno servite, in un'ottica di equilibrio, omogeneità e pari opportunità per la collettività nella fruizione di un servizio culturale;

b) iniziative promozionali, quali festival nazionali e internazionali e attività editoriali;

c) iniziative di consolidamento e di sviluppo dell'arte di strada e della tradizione circense e popolare mediante un'opera di assistenza, formazione, addestramento e aggiornamento professionali;

d) la diffusione della presenza delle attività di cui al presente comma all'estero;

e) il parziale risarcimento dei danni conseguenti a eventi fortuiti occorsi in Italia e all'estero;

f) l'acquisto di nuovi impianti, macchinari, attrezzature e beni strumentali;

g) la ristrutturazione di aree attrezzate.

3. La Repubblica sostiene lo sviluppo e la qualificazione dell'industria dello spettacolo viaggiante anche attraverso l'istituzione di appositi registri per l'attestazione del possesso dei necessari requisiti tecnico-professionali per lo svolgimento di tale attività.

4. Alle esibizioni degli artisti di strada non si applicano le disposizioni vigenti in materia di tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche e di commercio ambulante.

5. L'attività itinerante dello spettacolo dal vivo non è soggetta alle disposizioni del Ministero dei trasporti sulle direttive e sul calendario per le limitazioni alla circolazione stradale fuori dai centri abitati.

Art. 16.

(Attività delle Accademie nazionali d'arte drammatica e di danza)

1. L'Accademia nazionale d'arte drammatica Silvio D'Amico e l'Accademia nazionale di danza assicurano ai propri allievi adeguati criteri di attività formativa e di ricerca didattica, realizzando progetti in collaborazione con istituzioni estere volti a favorire gli scambi internazionali, l'alta formazione professionale e il conseguente ed effettivo inserimento nel mondo del lavoro italiano ed europeo.

2. Qualora risulti utile al percorso didattico e a specifiche esigenze sinergiche manifestate da regioni ed enti locali, le Accademie di cui al comma 1 possono temporaneamente attivare sul territorio sedi decentrate delle propria attività.

________________

N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 2287-bis.

Cfr. anche sedute nn. 878 e 879 .

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Airola, Amati, Anitori, Bubbico, Capacchione, Cattaneo, Chiavaroli, Cioffi, Cociancich, Della Vedova, De Poli, Divina, D'Onghia, Fissore, Formigoni, Gentile, Mancuso, Mangili, Marino Luigi, Monti, Nencini, Olivero, Piano, Pizzetti, Rubbia, Santangelo, Stefani, Turano e Zin.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Casini, Sangalli e Stucchi, per attività della 3a Commissione permanente; De Biasi, per attività della 12a Commissione permanente; Nugnes, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati; Puglisi, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere; Lanzillotta, per partecipare ad un incontro internazionale; Fazzone e Gambaro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Amoruso, per attività dell'Unione Interparlamentare.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Petraglia Alessia, Bocchino Fabrizio, De Petris Loredana, Barozzino Giovanni, Cervellini Massimo, De Cristofaro Peppe

Norme in materia di diritto allo studio universitario (2902)

(presentato in data 18/09/2017);

senatore Consiglio Nunziante

Istituzione dei punti di prima accoglienza del neonato (2903)

(presentato in data 19/09/2017);

senatori Quagliariello Gaetano, Augello Andrea, Compagna Luigi, Fucksia Serenella, Giovanardi Carlo

Disposizioni per la prevenzione del rischio sismico, per la ricostruzione post terremoto e la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare, nonché per l'adozione di un Piano antisismico nazionale (2904)

(presentato in data 19/09/2017).

Governo, trasmissione di atti

Il Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, con lettere in data 7 agosto 2017, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, comma 1, settimo periodo, del decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216, le relazioni concernenti le motivazioni per cui il Governo non si è conformato ai pareri parlamentari con riferimento:

al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 dicembre 2016, recante adozione delle note metodologiche relative alla procedura di calcolo per la determinazione dei fabbisogni standard ed il fabbisogno standard per ciascun comune delle regioni a statuto ordinario relativi alle funzioni di istruzione pubblica, alle funzioni riguardanti la gestione del territorio e dell'ambiente - servizio smaltimento rifiuti, alle funzioni nel settore sociale - servizi di asili nido, alle funzioni generali di amministrazione e controllo, alle funzioni di polizia locale, alle funzioni di viabilità e territorio, alle funzioni nel campo dei trasporti (trasporto pubblico locale) ed alle funzioni nel settore sociale al netto dei servizi di asili nido (atto del Governo n. 341);

al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 luglio 2017, recante adozione della nota metodologica e dei coefficienti di riparto dei fabbisogni standard delle province e delle città metropolitane (atto del Governo n. 398).

Le predette relazioni sono state trasmesse dal Presidente della Camera dei deputati - d'intesa con il Presidente del Senato - alla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale. Le relazioni sono state altresì trasmesse alla 5a Commissione permanente (Atti n. 1087 e n. 1088).

Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni

La Regione Piemonte, con lettera in data 18 settembre 2017, ha inviato, ai sensi dell'articolo 52, comma 4, lettera c), della legge 27 dicembre 2002, n. 289, la relazione, riferita all'anno 2016, concernente l'attuazione degli adempimenti in materia di accesso alle prestazioni diagnostiche e terapeutiche e di indirizzi applicativi sulle liste di attesa.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente (Doc. CLXVII, n. 5).

Interrogazioni

COMPAGNONE, BARANI, MILO, SCAVONE - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti:

nella mattinata del 12 settembre 2017, presso la sede centrale INPS di Roma, il presidente Boeri, affiancato da due dirigenti generali, ha ricevuto una delegazione del comitato "Cumulo e casse professionali", per discutere della mancata attuazione, a distanza di 9 mesi, di una norma in materia previdenziale, contenuta nella legge di bilancio n. 232 del 2016 e approvata dal Parlamento nel mese di dicembre 2016;

la mancata completa attuazione della norma, peraltro, ha già prodotto numerosi casi di lavoratori, i quali, raggiunti i requisiti per la pensione in cumulo (così come recita la norma e la prima circolare emessa nel mese di marzo 2017), sono stati costretti a licenziarsi dal lavoro rimanendo privi di stipendio e pensione. La domanda è se possano essere considerati esodati del cumulo;

la delegazione, nel contesto della discussione, ha presentato un documento in cui, oltre a rimarcare il disagio per la mancata attuazione della norma "di civiltà", illustra la grande novità legislativa, ne chiarisce i contorni e fa alcune semplici richieste;

appare indifferibile e urgente, ad avviso degli interroganti, verificare sul tema la piena e giusta applicazione delle leggi che il Parlamento approva,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quali siano le ragioni per le quali questa riforma a tutt'oggi non è stata ancora resa operativa;

se non ritenga di dover verificare per quale motivo l'INPS, i Ministeri competenti e le casse professionali cerchino continuamente di riversare l'uno sull'altro la responsabilità della sua mancata attuazione, a giudizio degli interroganti dando luogo ad un inaccettabile caso di "scaricabarile";

se non intenda porre in essere un decisivo intervento verso le istituzioni pubbliche interessate, per rendere operativo l'istituto del cumulo, attraverso l'emanazione, nel più breve tempo possibile, della circolare preannunciata 6 mesi fa, integrativa della circolare n. 60 del marzo 2017, rispettando fedelmente i contenuti della norma, ai fini della liquidazione della pensione di vecchiaia o anticipata in cumulo;

se non ritenga verosimile che questo continuo rimando di competenze tra gli enti interessati (INPS, Ministero e casse privatizzate), che a giudizio degli interroganti traspare ormai con grande evidenza, sia operata ad arte per arrivare alla nuova legge di bilancio, attraverso la quale modificare la norma sul cumulo contributivo gratuito, per attenuarne l'impatto in particolare sulle casse privatizzate a discapito dei lavoratori, e quali iniziative intenda porre in essere con estrema urgenza al fine di scongiurare tale eventualità.

(3-03994)

D'ANNA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

Consip SpA ha indetto una gara per l'affidamento dei servizi relativi alla gestione integrata della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro per le pubbliche amministrazioni ai sensi dell'art. 26 della legge n. 488 del 1999, e successive modificazioni e integrazioni, e dell'art. 58 della legge n. 388 del 2000;

la seduta pubblica della gara si è tenuta in data 18 settembre 2017 ed è stata convocata per comunicare il punteggio delle offerte tecniche dei partecipanti e l'apertura delle buste per l'offerta economica degli stessi;

dalla disamina della graduatoria provvisoria della gara si evince con assoluta chiarezza che i vincitori sarebbero operatori economici che detengono una posizione dominante nel mercato;

gli esiti della procedura ad evidenza pubblica contengono, inoltre, a parere dell'interrogante talune singolarità: la società Com Metodi SpA di Milano, ad esempio, non si sarebbe presentata nella regione di origine, la Lombardia, ma avrebbe lasciato spazio alla società Sintesi SpA che invece ha sede a Roma. La stessa società, inoltre, non si sarebbe presentata nel lotto 6-Lazio, lasciando spazio alla società Sintesi; le società Com Metodi e Deloitte non si sarebbero presentate nel lotto 9-Calabria e Sicilia, dove ha prevalso momentaneamente la società Igeam Srl, la quale, stranamente, risulta sul portale della società Com Metodi come legatissima a Com Metodi e Deloitte, e vincitrice nella precedente gara Consip nello stesso raggruppamento;

la società Com Metodi SpA, presentatasi insieme alla società Deloitte consulting, risulta provvisoriamente prima in 6 lotti dei 9 previsti;

la società Com Metodi sul proprio sito afferma di essere una società di consulenza, mentre la Deloitte consulting, per anni consulente di Consip SpA, dichiara, sempre sul proprio sito, di essere una società di consulenza;

sembra singolare e preoccupante che i punteggi tecnici di Com Metodi SpA e Deloitte siano tutti di 59,700 su 60 in tutti i lotti, mentre i punteggi assegnati, sempre per la parte tecnica, alla società Sintesi SpA siano, per lo stesso progetto, pari a 56,975 e, invece, nel lotto 6 la medesima società abbia miracolosamente conseguito un punteggio tecnico pari a 59,875 e nel lotto 9 un punteggio pari a 58,275;

ad avviso dell'interrogante, i progetti presentati sembrerebbero tutti praticamente identici e, più che rivolgersi alla vera esecuzione della medicina del lavoro, risulterebbero essere di tipo ingegneristico, quasi metafisico;

la società Sintesi potrebbe essere esclusa dalla gara in quanto, in altra gara, specificatamente all'INPS, avrebbe presentato un'offerta anomala, dichiarando in sede di apertura buste di meritare 4 punti in meno, al fine di evitare l'anomalia dei 4 quinti;

nella stessa gara INPS, Sintesi SpA potrebbe, ad avviso dell'interrogante, aver reso dichiarazioni non corrette, sia sul fatturato dei lavori svolti, che con riferimento alle certificazioni ISO, che non apparirebbero coerenti con l'attività da svolgere. Ove tali circostanze fossero confermate, peraltro, si determinerebbe a carico di Sintesi SpA una causa di esclusione dalla partecipazione alle procedure ad evidenza pubblica che può giungere sino a 2 anni (si veda l'articolo 80, comma 12, del decreto legislativo n. 50 del 2016);

la società Sintesi ha praticato sconti, in alcuni casi, con ribassi fino al 75 per cento;

la commissione di gara di Consip è formata dal dottor Gianluigi Albano presidente, da Nicolina Di Sarli, da Valerio Luzzi, da Marta Valletta e da Giuseppina Leonardi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente dei fatti esposti e come li valuti;

se ritenga di intervenire, nei limiti della propria competenza, sospendendo lo svolgimento della gara, al fine di consentire alla stazione appaltante di procedere con ogni più opportuno e necessario approfondimento istruttorio, in modo da salvaguardare ed assicurare la piena realizzazione dei principi di trasparenza, pubblicità, terzietà, correttezza, efficacia ed efficienza dell'azione amministrativa, nonché in modo adeguato e funzionale alle reali esigenze espresse dal decreto-legge n. 81 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 127 del 2007;

quali accertamenti di propria competenza intenda avviare in ordine a qualsiasi tipo di relazione o collegamento che possa esistere tra le società menzionate e i dipendenti di Consip SpA, evidenziando che, secondo quanto risulta all'interrogante, nel passato le società Igeam e Sintesi sono riuscite a vincere la stessa gara conseguendo l'aggiudicazione, equilibrata con efficacia quasi aritmetica, di 3 lotti ciascuna (nello specifico, Sintesi nei lotti 1, 4 e 6 e la Igeam-Deloitte nei lotti 2, 3 e 5).

(3-03997)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

BELLOT, BISINELLA, MUNERATO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

istruzione e formazione sono chiamate a offrire ai giovani gli strumenti adeguati per sviluppare competenze chiave, tali da prepararli ad affrontare non solo la vita adulta, ma anche la futura attività lavorativa;

il percorso formativo universitario rappresenta un punto di contatto imprescindibile con il mondo del lavoro, rivelandosi fattore fondamentale per lo sviluppo del capitale umano, con ricadute significative sullo sviluppo economico e sociale del territorio;

in tal senso, le università del Veneto si sono sempre distinte a livello nazionale ed europeo per qualità e livello della ricerca, rappresentando un punto di riferimento e di eccellenza, tanto per il territorio regionale, quanto per l'intero sistema universitario del Paese;

gli atenei di Padova, Venezia e Verona si distinguono infatti per impegno e successo della ricerca scientifica, così come nel reclutamento di giovani, nella tutela della qualità didattica e del diritto allo studio, con risultati riconosciuti di grandissimo valore;

in modo che appare alle interroganti incomprensibile si è deciso di tagliare i fondi da destinare a queste università, specie nella prevista quota premiale, che, al contrario, dovrebbe attestare, riconoscere e quindi incentivare qualità del reclutamento e ricerca;

l'università di Padova ha perso oltre 5 milioni di euro, a Venezia, "Ca' Foscari" ha subito una decurtazione di un milione e 360.000 e quasi 519.000 euro lo IUAV, e infine l'ateneo di Verona ha perso quasi 2 milioni di euro;

l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) ha fra i suoi compiti istituzionali più rilevanti la valutazione della ricerca, in particolare con il progetto di valutazione della qualità della ricerca (VQR);

a generare perplessità, in un sistema di valutazione di per sé già molto articolato e complesso, è il nuovo indicatore che tiene conto del cosiddetto coefficiente territoriale, a palese vantaggio delle università situate nel Centro e Sud Italia;

con il cambio degli indicatori, le università del Sud hanno un vantaggio del 40 per cento rispetto a quelle del Nord, con il rischio concreto che tale sistema alimenti forme di assistenzialismo e disincentivi il miglioramento,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei dati e delle valutazioni relative agli atenei del Veneto e come intenda intervenire, per quanto di propria competenza, al fine di tutelarne la qualità della ricerca e gli elevati standard di formazione;

se non ritenga opportuno attivarsi per una revisione dei criteri di valutazione, scongiurando il consolidarsi di un sistema che penalizzi fortemente le eccellenze universitarie del Paese in base alla loro collocazione geografica.

(3-03995)

ZIZZA, BRUNI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che, a parere degli interroganti:

negli ultimi anni, a causa di alcune scelte compiute dall'amministrazione della Regione Puglia e talvolta anche dal Governo nazionale, si è registrata una graduale discriminazione dei territori delle province di Brindisi e di Lecce;

tali scelte politiche hanno comportato disagi e crescenti disservizi per i cittadini e un territorio sempre maggiormente penalizzato. A titolo esemplificativo si possono citare la chiusura della camera di commercio e della Polizia postale di Brindisi, l'eliminazione dell'autorità portuale brindisina, la mancata bonifica e ambientalizzazione delle imprese del petrolchimico, l'esclusione delle stazioni di Brindisi e Lecce dalla rete dell'alta velocità;

a tutto questo da oggi si deve aggiungere la cancellazione dei voli da parte della compagnia low cost Ryanair in partenza e in arrivo all'aeroporto di Brindisi;

sono 67 i voli che la compagnia irlandese, sul proprio sito web, ha annunciato di cancellare da e per l'aeroporto di Brindisi;

il Salento viene così tagliato fuori dai collegamenti nazionali e internazionali assicurati dal vettore irlandese, con gravissimi danni per i passeggeri, che, dovendo ripiegare su voli alternativi, rischiano di vedersi aumentare i prezzi in maniera esorbitante,

si chiede di sapere:

quali misure il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di ovviare a tale incresciosa situazione;

quali provvedimenti intenda adottare affinché i collegamenti e gli spostamenti da e per Brindisi non si paralizzino, tagliando fuori di fatto un intero territorio per oltre un mese;

quali azioni intenda mettere in campo per tutelare i consumatori, garantendo loro un servizio adeguato.

(3-03996)

BORIOLI, FILIPPI, Stefano ESPOSITO, CANTINI, MARGIOTTA, ORRU', RANUCCI, ALBANO, ANGIONI, BROGLIA, CALEO, CAPACCHIONE, CARDINALI, D'ADDA, FABBRI, FASIOLO, FAVERO, FILIPPIN, GINETTI, IDEM, LAI, MANASSERO, PUPPATO, SCALIA, SPILABOTTE, TOMASELLI, VATTUONE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

la compagnia aerea low cost Ryanair ha deciso di cancellare tra il 19 settembre e il 28 ottobre 2017 numerosi voli programmati su diversi scali europei e già prenotati da centinaia di migliaia di passeggeri;

la decisione assunta dalla compagnia risulta particolarmente penalizzante per il nostro Paese; dall'analisi delle liste dei voli cancellati emerge, infatti, che su 1.976 voli cancellati ben 741 (pari al 37,5 per cento) sarebbero dovuti partire da uno scalo italiano;

considerato che:

la decisione assunta da Ryanair sta comportando gravi disagi e forti danni tanto agli utenti quanto ai numerosi scali aeroportuali italiani coinvolti, in particolare a quello di Bergamo-Orio al Serio;

diversi aeroporti italiani, o direttamente attraverso i gestori o indirettamente attraverso gli enti locali e le Regioni, hanno assunto nei confronti della compagnia irlandese impegni onerosi, o in termini di co-marketing o in altre forme, al fine di rafforzarne la presenza;

considerato inoltre che:

il Governo italiano, attraverso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dopo una lunga trattativa proprio con la compagnia irlandese, ha congelato nel corso del 2016 il previsto incremento delle tasse d'imbarco; intervento a seguito del quale Ryanair ha con grande enfasi annunciato "il più grande piano di investimenti mai realizzato in Italia";

la cancellazione dei voli annunciata in questi giorni può configurarsi oltre che come danno a migliaia di passeggeri, anche come danno arrecato alle finanze pubbliche italiane, nella fattispecie del possibile mancato rispetto degli impegni contrattuali assunti da Ryanair con gli scali italiani,

si chiede di sapere:

quali siano gli scali italiani eventualmente interessati dalla cancellazione dei voli annunciata da Ryanair e quali tra questi rientrino negli accordi contrattuali sottoscritti dalla stessa compagnia e le società di gestione aeroportuali da un lato e le Regioni e gli enti locali dall'altro, o comunque quali dei voli cancellati siano riconducibili a un rapporto di carattere contrattuale oneroso sotteso alla presenza strategica della compagnia sullo scalo;

a quanto ammonti complessivamente il valore dei minori introiti determinato dal congelamento nel 2016 delle tasse d'imbarco rispetto all'incremento già previsto;

quali urgenti iniziative e misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire ai passeggeri italiani il rimborso dei biglietti già acquistati e il risarcimento dei danni subiti a causa della cancellazione dei voli da parte della stessa compagnia;

come intenda garantire che siano quantificati e risarciti alle società di gestione degli aeroporti o alle Regioni e agli enti locali, gli oneri derivanti dalla mancata piena attuazione dei contratti in essere;

se non ritenga di dover introdurre misure stringenti affinché i bandi per l'assegnazione di risorse pubbliche, o messe a disposizione da società partecipate dal pubblico, finalizzate a insediare rotte negli scali aeroportuali mediante la concessione di contributi alle compagnie, prevedano puntuali meccanismi risarcitori, oltre che nei confronti dell'utenza anche verso i soggetti erogatori della contribuzione.

(3-03998)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

CANTINI, GINETTI, MARCUCCI, MOSCARDELLI, SCALIA - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della giustizia - Premesso che:

il 19 marzo 2016, un bus che percorreva l'autostrada tra Valencia e Barcellona perse il controllo e fece un frontale con un'auto nei pressi di Tarragona;

nell'incidente persero la vita 13 persone, tra le quali 7 ragazze italiane, e 34 rimasero ferite;

un primo procedimento penale, nel novembre 2016, è stato archiviato senza che l'autista fosse mai stato interrogato;

le proteste delle famiglie delle vittime avevano ottenuto la riapertura delle indagini affidate ad un nuovo giudice per le indagini preliminari;

il nuovo magistrato è però giunto alle stesse conclusioni, dopo avere interrogato l'autista Santiago Rodriguez Jimenez, 62 anni. L'uomo ha dichiarato che aveva riposato sufficientemente durante la breve sosta a Valencia, che non si era addormentato al volante e che era in condizioni idonee alla guida, sostenendo che l'incidente era stato causato dalla pioggia. L'uomo era indagato per 13 presunti omicidi per imprudenza. Il giudice per le indagini preliminari ha concluso per l'assenza di indizi che possano portare all'incriminazione penale dell'autista, e rinviato le parti ad una possibile causa civile;

in un primo momento la Polizia spagnola aveva ipotizzato come causa dell'incidente un improvviso colpo di sonno dell'autista, che aveva percorso il tragitto tra Barcellona e Valencia in 24 ore per portare le passeggere alla festa dei fuochi a Fallas;

gli interroganti hanno apprezzato i contatti immediati dei ministri Alfano e Orlando nei confronti dei loro omologhi spagnoli,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo abbiano intenzione di procedere ufficialmente presso il Governo spagnolo affinché venga valutato se sia possibile appellarsi direttamente alla corte d'appello di Taragona per tutelare il diritto ad un processo che metta in luce le responsabilità del grave incidente.

(4-08082)

BUEMI, Fausto Guilherme LONGO - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'interno - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

la commissione di inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani in Eritrea denunciava l'8 giugno 2016 come la dittatura del presidente Isaias Afewerki si sia resa responsabile, da ben 25 anni e in modo sistematico, di crimini contro l'umanità, quali riduzioni in schiavitù, esecuzioni extragiudiziali, omicidi, torture, stupri, carcerazioni illegittime, arruolamento forzato nell'esercito a tempo indeterminato e lavori forzati "in una campagna per istillare la paura e scoraggiare l'opposizione". Il Governo di Asmara non ha concesso l'ingresso nel proprio Paese ai membri della commissione, che ha ottenuto le informazioni da 833 interviste con eritrei della diaspora, residenti in 13 Paesi, e grazie a 1.609 dichiarazioni scritte ottenute durante la sua prima indagine da metà del 2014 a metà 2015;

Isaias Afewerki ha imposto il monopartitismo impedendo lo svolgimento di libere elezioni e controllando capillarmente assetti istituzionali e militari, scelte politiche e programmi economici;

la drammatica situazione è stata più volte denunciata da organizzazioni internazionali come "Amnesty international", "Human rights watch" e "Reporter senza frontiere" e confermata dalle migliaia di richiedenti asilo che continuano a sbarcare sulle nostre coste;

tenuto conto che, a quanto risulta agli interroganti:

il Governo eritreo obbliga gli espatriati a pagare la "diaspora tax", prelievo del 2 per cento sullo stipendio guadagnato nel Paese ospitante, una misura già condannata dall'Onu con la risoluzione n. 2023 del 2011, nella quale si diffida l'Eritrea dall'usare "estorsione, minacce di violenza, frode e altri mezzi illeciti per raccogliere tasse dai suoi cittadini" residenti fuori dal Paese e anche perché i fondi così incassati vengono parzialmente usati per destabilizzare la regione, cioè per finanziare gruppi di opposizione. Il pagamento del 2 per cento del reddito è il prerequisito per accedere ad ogni servizio consolare, dal rinnovo del passaporto, al rilascio del visto di entrata e di uscita dal Paese e ad altri servizi simili e coloro che non pagano la tassa sono generalmente soggetti a intimidazioni, estese fino alla famiglia rimasta in Eritrea. Questa forma di tassazione ha già suscitato prese di posizione in alcuni Paesi, come il Canada, la Svizzera e l'Inghilterra, dove l'ambasciata eritrea è stata diffidata dall'usare metodi estorsivi per raccogliere la tassa;

i finanziamenti destinati all'Eritrea dall'Unione europea, pari a 200 milioni di euro fino al 2020, stanziati attraverso l'undicesimo Fondo europeo di sviluppo e sui quali è stato siglato un accordo ad Asmara il 28 gennaio 2016 tra il Ministro eritreo dello sviluppo nazionale e il capo della delegazione dell'Unione europea, nonostante il Parlamento europeo abbia adottato una risoluzione contraria, e l'inclusione di Asmara nel processo di Khartoum, un piano di cooperazione tra Paesi della UE e del Corno d'Africa per prevenire la tratta di esseri umani, di cui l'Italia si è fatta promotrice, sono una dimostrazione dell'apertura di credito concessa al regime eritreo, nonostante le scelte politiche del dittatore eritreo abbiano contribuito alla destabilizzazione del Corno d'Africa fin dal 1994, come dimostrano le guerre condotte contro gli Stati confinanti;

don Mussie Zerai, presidente dell'agenzia Habeshia e candidato al Nobel per la pace nel 2015 per la sua opera a favore dei rifugiati, sollevando il problema dei finanziamenti concessi dall'Italia all'Eritrea, notava che finanziamenti per centinaia di milioni di euro avrebbero potuto rafforzare la dittatura in Eritrea;

considerato che il diritto internazionale, con la convenzione di Ginevra in primis, e la Costituzione italiana (articolo 10, comma terzo: "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge") delineano in modo inequivocabile i presupposti per ottenere lo status di rifugiato,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano, per le parti di propria competenza, fornire prontamente ai profughi eritrei sbarcati nel nostro Paese tutte le informazioni possibili, al fine di rendere più veloci le pratiche per il riconoscimento dello status di rifugiato;

se risulti ancora in vigore, da parte dell'ambasciata e dei consolati di Asmara, la riscossione della tassa del 2 per cento sul reddito percepito in Italia dagli immigrati eritrei e se ritengano opportuno intervenire al fine di impedire tale illecita tassazione;

se siano informati del fatto che, presso diverse questure in occasione di rinnovi del permesso di soggiorno o altre pratiche relative alla presenza di eritrei nel nostro Paese, gli stessi siano invitati a rivolgersi presso l'ambasciata o presso i consolati eritrei, con la conseguenza che tale procedura li esporrebbe a possibili ritorsioni, anche nei confronti dei loro familiari rimasti in patria;

se intendano promuovere misure di sostegno ai migranti eritrei in Italia e di sviluppo economico in Eritrea, condizionate a un'evoluzione democratica e di rispetto dei diritti umani, tenuto conto del rapporto storico tra l'Italia e il popolo eritreo.

(4-08083)