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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 877 del 19/09/2017


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

877a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MARTEDÌ 19 SETTEMBRE 2017

(Antimeridiana)

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Presidenza del vice presidente GASPARRI,

indi della vice presidente DI GIORGI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: ALA-Scelta Civica per la Costituente Liberale e Popolare: ALA-SCCLP; Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD: AP-CpE-NCD; Articolo 1 - Movimento democratico e progressista: Art.1-MDP; Federazione della Libertà (Idea-Popolo e Libertà, PLI): FL (Id-PL, PLI); Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà (Direzione Italia, Grande Sud, M.P.L. - Movimento politico Libertas, Riscossa Italia: GAL (DI, GS, MPL, RI); Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Misto: Misto; Misto-Campo Progressista-Sardegna: Misto-CP-S; Misto-Fare!: Misto-Fare!; Misto-Federazione dei Verdi: Misto-FdV; Misto-Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale: Misto-FdI-AN; Misto-Insieme per l'Italia: Misto-IpI; Misto-Italia dei valori: Misto-Idv; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento la Puglia in Più: Misto-MovPugliaPiù; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà: Misto-SI-SEL; Misto-UDC: Misto-UDC.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente GASPARRI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 11,06).

Si dia lettura del processo verbale.

SIBILIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 14 settembre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 11,08).

Senato, composizione

PRESIDENTE. Comunico che, con comunicazione del 18 settembre, il senatore Vincenzo Cuomo ha dichiarato di optare per la carica di sindaco della città di Portici. Trattandosi di un caso di opzione derivante da una situazione d'incompatibilità, il Senato ne prende atto.

Autorizzo la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari a convocarsi per procedere all'accertamento relativo all'individuazione del candidato subentrante.

Sull'ordine dei lavori

BELLOT (Misto-Fare!). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELLOT (Misto-Fare!). Signor Presidente, l'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni sulle responsabilità gestionali delle banche.

Credo ci sia stata un'omissione, e parlo per il nostro Gruppo: mi riferisco alla mozione n. 505, presentata nel gennaio del 2016 e incentrata sulla verifica della gestione da parte dell'organismo che deve controllare il buon funzionamento delle nostre banche, che non è stata allegata a quelle oggi in discussione.

Ne chiedo quindi al Presidente la motivazione, dopo una verifica. A parere nostro, infatti, si tratta di una cosa fuori luogo, in quanto la tematica era assolutamente attinente all'ordine del giorno.

PRESIDENTE. La mozione è stata valutata e non si è ritenuto che la materia fosse connessa. Questa quindi è la ragione, senza alcun pregiudizio.

Discussione delle mozioni nn. 812 (testo 3), 813, 814 (testo 2), 815, 816 (testo 2), 830 e 831 sulle responsabilità gestionali delle banche (ore 11,09)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00812 (testo 3), presentata dal senatore Augello e da altri senatori, 1-00813, presentata dal senatore Cappelletti e da altri senatori, 1-00814 (testo 2), presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori, 1-00815, presentata dalla senatrice Stefani e da altri senatori, 1-00816 (testo 2), presentata dalla senatrice Guerra e da altri senatori, 1-00830, presentata dai senatori Zanda, Bianconi, Zeller e da altri senatori, e 1-00831, presentata dal senatore Barani e da altri senatori, sulle responsabilità gestionali delle banche.

Ha facoltà di parlare il senatore Augello per illustrare la mozione n. 812 (testo 3).

AUGELLO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, arriviamo alla discussione di queste mozioni purtroppo con qualche ritardo oggettivo rispetto ai lavori preparatori svoltisi alla Camera per varare la normativa contenuta nel decreto-legge noto col nome di salva banche. Quel decreto avrebbe costituito probabilmente la sede appropriata per introdurre alcune delle misure al centro della discussione che svolgeremo di qui a breve in quest'Assemblea sul tema sia dell'allargamento della platea dei rimborsi agli obbligazionisti sia delle sanzioni rispetto ai comportamenti tenuti dagli amministratori che si sono resi responsabili del fallimento di alcune banche nel recente passato.

Parto da lì, dal lavoro che si sarebbe dovuto fare alla Camera, perché sono debitore di una precisazione nei confronti dei colleghi del Gruppo Articolo 1 - Movimento democratico e progressista (MDP), in particolare della Camera, che ci è forse sfuggita, ma che faccio volentieri introducendo la nostra mozione.

In effetti, le norme di cui parliamo e le richieste che abbiamo inserito nel petitum vengono da un accordo, raggiunto in Commissione bilancio alla Camera tra tutte le forze, convergente in gran parte nei contenuti di un emendamento presentato dal Gruppo Art. 1-MDP. Lo riconosco volentieri, perché in quel momento era parso che vi fosse l'assenso del Governo per varare un emendamento in grado di rispecchiare grosso modo i contenuti delle richieste presenti nella mozione. Tale emendamento è poi saltato, provocando un risultato disastroso. Infatti le questioni al centro di quel testo non sono state più affrontate alla Camera e, quel che è peggio, al Senato, essendo sopraggiunta la necessità per il Governo di chiedere la fiducia sul provvedimento, non è stato più possibile cambiare il testo che ci era stato trasmesso.

Signor Presidente, colleghi, credo che poi ricordiate il resto; c'è stato un tentativo da parte del Gruppo del Movimento 5 Stelle di anticipare la discussione sulle mozioni rispetto a quel voto di fiducia. Per un pugno di voti tale richiesta non è passata. Siamo qui, adesso, nell'ultima occasione utile per fare un buon lavoro, emendando il lavoro fatto dal Governo con un atto d'indirizzo, invitando il Governo stesso al primo provvedimento utile, la prossima legge finanziaria, a sanare alcune questioni che sono state al centro del dibattito e delle aspettative della pubblica opinione nei mesi delle polemiche roventi sul destino dei risparmiatori travolti dal crack delle banche.

Tra le questioni che solleviamo, vorrei rilevare le due principali. La prima è l'inasprimento delle sanzioni rispetto agli amministratori responsabili di questi disastri, con norme che dovrebbero consentire al giudice di applicare sempre la sanzione dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici nei confronti di questi signori. Vi è poi un'altra questione, che è persino più decisiva in questo momento: l'ampliamento della platea agli obbligazionisti che abbiano acquistato obbligazioni di istituti bancari falliti fino a febbraio 2016 e anche dopo tale data. Sono queste le richieste essenziali.

Torneremo sulle richieste tecniche sul piano politico anche in sede di dichiarazione di voto. Inoltre, fortunatamente, diverse mozioni richiedono la stessa cosa e, quindi, altri colleghi articoleranno più in profondità le loro considerazioni sulla progressione che ha portato all'esclusione ingiusta di questi obbligazionisti e ad un trattamento fin troppo morbido nei confronti dei responsabili dei fallimenti.

Emerge qui una questione politica, in qualche misura collaterale, che poniamo però al centro del dibattito. Non è stato bello, colleghi del Partito democratico, non consentire all'Assemblea di presentare emendamenti sul cosiddetto decreto salvabanche e, soprattutto, impedire la discussione delle mozioni prima che il Governo decidesse di mettere la fiducia sul provvedimento.

È stato un errore, perché fuori da quest'Assemblea ci sono un'enorme attenzione e aspettative sulle vicende di cui ci siamo dovuti occupare noi e le Commissioni competenti. Non c'è dubbio che, dopo una catena di avvenimenti che ha lambito persino la credibilità stessa del Governo (non è mia abitudine accentuare gli aspetti che determinano pruderie che coinvolgono parenti e conoscenti di membri del Governo, su cui non voglio quindi soffermarmi), c'è una grande distanza tra il modo in cui alla fine si è deciso di affrontare la situazione e ciò che era giusto e lecito concedere alle aspettative di centinaia e migliaia di risparmiatori increduli e della più vasta opinione pubblica, a cui sostanzialmente è stato spiegato che non si poteva andare oltre un certo limite nel giudicare i comportamenti che hanno determinato i fallimenti. Peraltro, stiamo parlando di situazioni in cui a una condotta e gestione temerarie a volte si è affiancata anche una sostanziale incompetenza degli amministratori. Addirittura, quando poi sembrava cosa pacifica e il Governo aveva persino dato un suo primo informale assenso alla Camera dei deputati, non si poteva nemmeno ampliare la platea dei rimborsi dopo il 1° febbraio 2016.

Sono state due non risposte inspiegabili e non spiegate di fatto dal Governo, su cui oggi è necessario tornare. Tornandoci, il Senato compie esattamente il suo dovere, con un atto di indirizzo che corregge ed emenda queste lacune nella condotta del Governo di fronte all'emergenza che ha colpito il Paese e migliaia di famiglie.

Purtroppo, registriamo con qualche amarezza la presentazione di un altro documento da parte della maggioranza - in particolare del Partito Democratico - in cui, ancora una volta, queste due questioni vengono totalmente eluse e quell'apertura e quell'attenzione che il Governo aveva mostrato rispetto all'emendamento presentato alla Camera dei deputati vengono completamente archiviate, in favore di una posizione negativa e sostanzialmente di chiusura.

Ciò determina ovviamente una grande importanza del voto di quest'Assemblea, con il quale, a questo punto, entra in ballo non più un aspetto tecnico, come si era detto in un primo momento, che avrebbe portato alla Camera dei deputati al ritiro dell'emendamento e alla sua trasformazione in ordine del giorno. Infatti, emerge una questione politica, una netta divisione che attraversa quest'Assemblea in ordine all'atteggiamento che bisogna assumere nei confronti del sistema bancario e dei risparmiatori italiani, il quale deve distinguere bene chi ha diritto, è più debole e ha diritto a una tutela rispetto a chi, forte della propria incompetenza e arroganza, ha trascinato nel fallimento e nella rovina una parte non trascurabile del nostro sistema bancario.

Questi sono i due cardini della partita che si svolgerà in quest'Assemblea nelle prossime ore e credo che, a fronte di questa situazione, non possiamo che ribadire il nostro massimo impegno in Assemblea per arrivare a concludere quel risultato che è stato troppo a lungo negato sia all'opinione pubblica, sia ai risparmiatori.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Cappelletti per illustrare la mozione n. 813.

CAPPELLETTI (M5S). Signor Presidente, in sede di esame in prima lettura del cosiddetto decreto-legge salva banche, come peraltro è avvenuto anche in seconda lettura in Senato, pare per ordine esplicito di Banca Intesa Sanpaolo, il testo del provvedimento non poteva subire modifiche. Si tratta di un ordine di Banca Intesa Sanpaolo a cui il Partito Democratico, il Governo e la maggioranza politica hanno ritenuto di voler soggiacere, con buona pace delle prerogative del Parlamento.

In Commissione finanze alla Camera dei deputati, tuttavia, il relatore, ovvero un membro di questa maggioranza, aveva presentato un emendamento, che poi è stato ritirato forse perché ci si è resi conto che riguardava tutti gli amministratori delle banche fallite, quindi compresi anche gli amministratori di Banca Etruria, particolarmente protetti dal Partito Democratico.

Tale emendamento intendeva, in primo luogo, ampliare la platea degli obbligazionisti beneficiari del fondo di solidarietà e, in secondo luogo, prevedeva norme volte a irrogare adeguate sanzioni per consentire al giudice di condannare gli amministratori delle banche, qualora ritenuti responsabili, all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, all'interdizione perpetua dall'esercizio delle professioni, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e all'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.

Il ritiro dell'emendamento da parte del relatore e la successiva fiducia non hanno consentito il dibattito su questi temi nelle Aule parlamentari. Questa condotta ha leso gravemente le prerogative del Parlamento, che si è trovato, quindi, depotenziato e privato della sua funzione primaria.

Ciò premesso, con la presente mozione chiediamo l'impegno del Governo su tre punti: a favorire il più ampio dibattito - diversamente da quanto è stato fatto finora - su questi temi, anche al fine di definire una normativa sulla responsabilità degli amministratori delle banche fallite; a favorire l'adozione di misure adeguate per consentire all'autorità giudiziaria, accertata la responsabilità dei vertici aziendali, di condannare sempre questi ultimi all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, all'interdizione perpetua dall'esercizio delle professioni, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e all'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione; a porre in atto misure volte a garantire un equo trattamento di ristoro per tutti gli investitori coinvolti nelle crisi che hanno investito il sistema bancario. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice De Petris per illustrare la mozione n. 814 (testo 2).

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, non ripeterò la cronistoria di queste mozioni, che ha ricordato poco fa anche il senatore Augello, ma è evidente che, dopo l'approvazione del decreto-legge n. 99 del 2017 alla Camera, ci siamo trovati di fronte a una vera e propria situazione di omissione.

È vero che lo stesso relatore del provvedimento aveva presentato alla Camera un emendamento che poneva il tema della responsabilità degli amministratori delle banche fallite nonché l'interdizione perpetua degli stessi dai pubblici uffici e dall'esercizio delle professioni, ma è altrettanto vero che, com'è noto, tale proposta non è stata inserita dal Governo nel testo sul quale è stata posta la questione di fiducia. Ebbene, questa condotta è stata a nostro avviso assolutamente incomprensibile e politicamente ingiustificabile. Le mozioni furono, dunque, presentate per cercare di porre rimedio a quella che possiamo definire un'omissione - direi anche una sorta di complicità, di silenzio che si è tentato di far scendere sulle responsabilità di questi veri e propri crack delle banche - per rispetto degli azionisti e di tutti quei risparmiatori che hanno subìto un danno enorme da questa situazione.

Queste mozioni, fra cui la nostra, sono state presentate per fare in modo che nel passaggio in Senato si potesse recuperare questo emendamento, ma ciò non è accaduto perché anche qui è stata posta la questione di fiducia e si è fatto in modo di non discutere le mozioni. Il tema però rimane, è enorme e riguarda il fatto che con il decreto cosiddetto salva banche si è affermato come interesse primario solo ed unicamente la stabilità del sistema bancario rispetto ai creditori sociali e questo è il principio che sovrintende all'azione del Governo ed anche - devo dire - all'azione di Bankitalia e della Consob, per i quali la tutela dei risparmiatori è l'ultimo dei pensieri.

Tra l'altro, anche il deferimento degli amministratori alla magistratura, ad esempio per ostacolo alla vigilanza, è coperto da una sorta di segreto istruttorio per preservare la reputazione delle banche. Il tema della responsabilità di chi tutela i risparmiatori, di chi ha percepito dei bonus, tra l'altro lauti, dopo aver rifilato questi veri e propri inganni ai risparmiatori, di chi paga per questa situazioni è stato totalmente omesso.

Per questo motivo noi riteniamo assolutamente necessario, anche se solo con lo strumento delle mozioni, impegnare il Governo a mettere in atto una normativa, assolutamente urgente, sulla responsabilità degli amministratori delle banche fallite, che recepisca in qualche modo l'indicazione di quell'emendamento. Soprattutto, vorrei ricordare che l'emendamento, oltre a sollevare la questione non secondaria della responsabilità degli amministratori, ampliava i criteri per il rimborso agli obbligazionisti subordinati delle banche venete. È quindi un tema sul quale vi è molta attenzione, perché ovviamente c'è la questione non risolta del ristorno verso i risparmiatori traditi e si cerca in qualche modo, ancora una volta, di squarciare la copertura del silenzio sulle responsabilità di questi amministratori.

Vorrei ricordare che recentemente c'è stato un pronunciamento da parte della Corte di cassazione che ancora una volta assolve, ad esempio nel caso del Monte dei Paschi di Siena, gli amministratori che avevano in qualche modo la responsabilità del crack e, ancora una volta, stabilisce che non devono rispondere dei danni che hanno prodotto.

Questa sentenza della Corte è molto grave e ci dice che è assolutamente urgente mettere mano ad una normativa che finalmente possa far pagare i responsabili.

Il Governo, invece, come ho già detto, con la scusa della fiducia ha voluto evitare questo tema, evidentemente anche per grandi imbarazzi politici. Speriamo che con queste mozioni e con gli impegni che queste indicano al Governo oggi l'Assemblea del Senato possa fare un passo in avanti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Stefani per illustrare la mozione n. 815, ma al momento non è presente in Aula.

Ha pertanto facoltà di parlare il senatore Fornaro per illustrare la mozione n. 816 (testo 2).

FORNARO (Art.1-MDP). Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, la ragione per la quale siamo oggi a discutere le mozioni all'ordine del giorno è già stata ampiamente illustrata dai colleghi che mi hanno preceduto; credo però che, anche per agevolare chi ci ascolta e dare un senso compiuto a quello che stiamo facendo, occorra ancora soffermarsi sulle ragioni di tali atti di indirizzo.

Nel corso della discussione, presso la Commissione finanze della Camera, sulla conversione in legge del decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99, recante disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca popolare di Vicenza SpA e di Veneto Banca, si aprì un dibattito attorno a due questioni fondamentali: il primo riguardava una sorta di par condicio risarcitoria nei confronti dei risparmiatori truffati rispetto a interventi precedenti del Governo in merito alla crisi delle quattro banche, tra cui la Banca popolare dell'Etruria, e successivamente per Monte dei Paschi di Siena; l'altra questione riguardava invece la necessità, come è stato ricordato, di dare un segnale forte di giustizia nei confronti di quegli amministratori che si fossero resi colpevoli di azioni contrarie alla buona gestione. In quella discussione e nel passaggio in Commissione, il relatore presentò un emendamento che non venne posto in votazione immediatamente e che riproduceva integralmente l'emendamento a prima firma Zoggia, Bersani e Ragosta, presentato dal nostro Gruppo in materia di responsabilità degli amministratori. Quel testo affermava che, ove i commissari liquidatori esercitino l'azione di responsabilità ai sensi dell'articolo 2394-bis del codice civile, il giudice, se accoglie la domanda nei confronti degli amministratori delle banche, condanna sempre questi ultimi all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, all'interdizione perpetua dall'esercizio delle professioni, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche, delle imprese e all'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione. La ratio, l'obiettivo di questo emendamento era che, di fronte a un'accertata responsabilità degli amministratori delle banche oggetto di dissesto, agli stessi fosse sostanzialmente impedito di reiterare condotte analoghe di elevato disvalore sociale. Il citato emendamento ebbe sostanziale parere positivo del Governo; dopo di che, nel passaggio in Assemblea, come è stato ricordato, l'Esecutivo scelse un'altra strada, cioè quella di presentare nel maxiemendamento il testo originale senza alcuna correzione.

Le mozioni in discussione, e la nostra in particolare, cercano di sanare un vulnus, partendo dal presupposto che ci sia un sostanziale assenso di tutti gli schieramenti politici, Governo compreso, sul principio per cui di fronte a un'accertata responsabilità degli amministratori occorre impedire loro di reiterare condotte analoghe.

Aggiungo che durante la seduta della Commissione finanze del Senato del 18 luglio scorso in un'audizione del ministro Padoan sulle questioni bancarie, di fronte a un'osservazione e a una domanda specifica del nostro capogruppo Cecilia Guerra, il ministro Padoan, cito dal Resoconto della Commissione: «Prosegue dichiarando il proprio favore rispetto a forme più severe di responsabilità a carico degli operatori del settore bancario, considerata l'esigenza di evitare e quindi eventualmente di reprimere il verificarsi di condotte scorrette». Credo, quindi, che la nostra mozione raccolga il senso del lavoro fatto alla Camera nella direzione che ho provato a ricordare.

Mi aspetto - lo dico con grande trasparenza al sottosegretario Baretta - che il Governo sia conseguente con l'atteggiamento favorevole che aveva mostrato verso l'emendamento presentato dal Gruppo MDP e poi recepito dal relatore in Commissione finanze alla Camera e sia conseguente alle dichiarazioni che il ministro Padoan ha reso in Commissione finanze al Senato. Credo che ci sia lo spazio per trovare - questo è un nostro auspicio - una sintesi unitaria e più ampia possibile perché su questo tema - concludo, riservandomi di intervenire in dichiarazione di voto - occorre avere la consapevolezza che siamo di fronte - molti colleghi oggi presenti appartengono a territori che hanno vissuto questo dramma - a una ferita aperta molto profonda non solo nel tessuto sociale ed economico, perché molte di queste banche sono state in passato motore reale di sviluppo, ma anche nel rapporto fiduciario tra i consumatori, i risparmiatori, il sistema bancario e le istituzioni. È una ferita talmente profonda - lo voglio dire con grande franchezza - che non si può pensare di curare con pannicelli caldi, e cioè con espressioni che rimandino a un tempo indefinito l'applicazione delle pene accessorie, che rischiano di essere controproducenti e, anzi, di essere vissute come una sorta di presa in giro.

C'è, in altri termini, una domanda di giustizia - è il senso della nostra mozione - per recuperare la fiducia dei risparmiatori nei confronti del sistema bancario. E chi conosce un po' l'economia e i sistemi bancari sa che la fiducia è un capitale immateriale, spesso però più importante dei parametri economici e degli indicatori imposti dagli organi di vigilanza. Ciò che ci aspettiamo è una posizione del Governo che apra sul tema e sia coerente - come dicevo - con le dichiarazioni rilasciate prima dell'estate, perché dobbiamo provare a sanare la ferita. Questo sarebbe un primo passo nella direzione della giustizia. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Rossi Gianluca per illustrare la mozione n. 830.

ROSSI Gianluca (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, sottosegretario Baretta, le ragioni della discussione di questa mattina sono state ampiamente ricordate dai colleghi. Solo per continuità voglio ricordare che con il citato decreto-legge n. 99 del 25 giugno 2017, convertito in legge nel mese di luglio, è stato compiuto un ulteriore e decisivo passo verso la completa stabilizzazione del nostro sistema bancario e che tale intervento fa seguito alle misure adottate per la risoluzione di quattro banche e la ricapitalizzazione preventiva del Monte dei Paschi di Siena.

Siamo qui a discutere di una questione, come ricordavano i colleghi, legata alla perseguibilità degli amministratori, alla ricerca anche di un equilibrio risarcitorio, che rimane un tema, a mio parere, necessario. Voglio solo ricordare, prima di arrivare ai punti salienti che ci hanno indotto a presentare come maggioranza questa mozione, che è in corso un'ampia disamina delle proposte di modifica delle disposizioni relative alla gestione delle crisi bancarie in ambito europeo relativa, in particolar modo, alla direttiva sulle risoluzioni degli enti creditizi e su quella sui requisiti patrimoniali. Ciò avviene attraverso un lavoro cui la 6a Commissione permanente del Senato sta partecipando con la definizione sia di risoluzioni sia di atti in fase ascendente, sulle quali la Commissione stessa, come ricorderanno i colleghi che ne fanno parte, ha ipotizzato un pronunciamento dell'Assemblea proprio per andare incontro alle esigenze ricordate.

Inoltre, ricordo che, anche in base alle risultanze delle indagini conoscitive condotte dalla Commissione finanze del Senato, la gestione del credito, anche nelle banche venete, presentava irregolarità e scarsa valutazione del rischio di credito; che lo status di banca popolare, nello specifico, era stato utilizzato per adottare comportamenti che andavano nel senso della scarsa trasparenza e della irresponsabilità dei gruppi dirigenti, percepiti come inamovibili; che la crisi economica del territorio non poteva non riflettersi sui bilanci delle banche; infine, che i tentativi del management di tenere a galla la banca aveva dato vita a pesanti pressioni su correntisti e affidatari per l'acquisizione di azioni per valori che sono poi crollati in pochi mesi.

Parte di questa discussione, ovviamente, potrà essere sviluppata nella Commissione di inchiesta sul sistema bancario italiano. Atteso, però, che, a normativa vigente, esiste un problema di percezione nell'opinione pubblica di sostanziale mancanza di incisività in termini di sanzioni dei comportamenti irregolari, illeciti o fraudolenti degli amministratori e che, nonostante le misure di ristoro anche nei confronti dei detentori di obbligazioni (che - lo ricordo - sono strumenti finanziari diversi dalle azioni, ma comunque con carattere di investimento di rischio e ben diversi dai depositi), resta l'esigenza di ricostruire un saldo rapporto di fiducia con le banche e anche, come ha ricordato chi mi ha preceduto, un saldo rapporto che sani quell'ampia ferita con alcuni territori del nostro Paese che è sotto gli occhi di tutti.

Per questo abbiamo predisposto un atto che impegna il Governo su cinque punti: a favorire in tempi rapidi una ricognizione del complesso delle norme sanzionatorie, sia di rango penale che di rango amministrativo, al fine di verificarne l'adeguatezza, tenendo conto del quadro normativo dell'Unione europea in materia, compresa, per quanto riguarda le banche beneficiarie di aiuti di Stato, la banking communication del 2013; a verificare l'opportunità di introdurre misure finalizzate a collegare, nei casi di banche sottoposte ad amministrazione straordinaria, l'esercizio dell'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori all'irrogazione di sanzioni nei loro confronti per condotte illecite e fraudolente; ad assumere iniziative, con il coinvolgimento delle autorità nazionali di vigilanza, per garantire la corretta applicazione, da parte di tutti i soggetti abilitati a prestare servizi di investimento, delle regole finalizzate ad impedire il collocamento degli strumenti finanziari più rischiosi presso clienti al dettaglio non in grado di comprenderne l'effettivo rischio, e al contempo a rafforzare le sanzioni per il mancato rispetto di tali regole; ad avviare iniziative per la promozione e l'effettiva diffusione dell'educazione finanziaria; infine, a istituire, in accordo con le istituzioni dell'Unione europea e nel rispetto del quadro normativo dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato, un veicolo speciale per assistere le banche nell'opera di pulizia dei bilanci, in grado di creare un mercato dei crediti deteriorati, il cui smobilizzo ordinato, nel medio periodo, costituisce la strada maestra per restituire risorse all'economia reale e ridare capacità di credito alle banche. (Applausi della senatrice Silvestro).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Barani per illustrare la mozione n. 831.

BARANI (ALA-SCCLP). Signor Presidente, colleghi senatori, anche noi vogliamo dare il nostro contributo in materia di responsabilità nella gestione delle banche. Ora, che le banche avessero delle difficoltà lo sapevano un po' tutti; lo si diceva e lo si raccontava nei bar e nelle piazze. Ma già partendo da lontano, dagli anni Novanta (a quel tempo c'erano ancora dei veri statisti, che adesso non vediamo più), si diceva che le banche erano una casta ed erano usurai. Cosa significa questo? Che c'era una ristretta oligarchia che gestiva le banche, che ovviamente favoriva i propri amici e gli amici degli amici e che tartassava il risparmiatore con tassi usurari e nessun tipo di garanzia. Addirittura, facevano dei corsi ai loro dirigenti per insegnargli come fare a fregare i risparmiatori e a farli investire pro domo loro.

Ora, che questo fosse risaputo è dato di sapere a tutti. Con il decreto-legge n. 99, recante disposizioni urgenti per la liquidazione coatta delle quattro banche e la ricapitalizzazione del Monte dei Paschi di Siena, non si è fatto un provvedimento coraggioso, ma si è fatto il solito "decretino", tanto per passare il guado. Il relatore alla Camera dei deputati aveva proposto un emendamento sulla base del quale si sarebbe disciplinato un inasprimento delle sanzioni attualmente previste nell'ambito dell'esercizio dell'azione di responsabilità ai sensi dell'articolo 2394-bis del codice civile, oltre che l'ampliamento della platea degli obbligazionisti cui estendere i benefici previsti dal fondo di solidarietà, rimodulando il termine di acquisto dei titoli dal 12 giugno 2014 al 1° febbraio 2016. Questo non era stato fatto dalle opposizioni, ma era stato fatto dalla maggioranza, la stessa maggioranza che ha avuto il niet del Governo, perché si tratta di una maggioranza che non è tale, ma è un vassallo succube della volontà del Governo o della vera casta che aziona e controlla il Governo.

È talmente vero questo, che io vorrei riprendere un intervento che ho fatto la scorsa settimana. È vero che non si vuol costituire la Commissione d'inchiesta sulle banche, perché un Gruppo presente proprio in quest'Aula non ha ancora nominato i propri rappresentanti, dal momento che vogliono sapere prima se avranno la Presidenza della Commissione. Questo non è mai successo, signor Presidente: prima i Gruppi forniscono i nominativi e poi si elegge il Presidente. Adesso no, le cose si sono rovesciate: si pensa prima a chi sarà il Presidente, ovviamente un esponente di questo Gruppo. Si tratta del Gruppo che ricatta il Governo e che non permette a nessuna maggioranza di poter governare. Questo la dice lunga sulle questioni che stiamo portando avanti. Quindi la contrarietà del Governo non è condivisa dal nostro Gruppo. Il relatore è stato costretto a ritirare l'emendamento, con le orecchie basse, chiedendosi cosa non si debba fare per continuare ad avere un Governo. La circostanza ha sollevato grandi proteste all'interno della stessa maggioranza. Ovviamente qui in Senato è stata posta la fiducia e non si è potuto fare nulla.

Il nostro Gruppo chiede, pertanto, tre cose al Governo, rappresentato dal sottosegretario Baretta, ovviamente non prima di aver chiesto allo stesso Governo (è una richiesta che abbiamo già avanzato) di conoscere chi erano i cento più importanti debitori che hanno fatto saltare le banche, perché, conoscendo quelli, si può fare la diagnosi. Sono un medico e credo che ci sia bisogno di questa radiografia per capire dove sia il tumore. Oppure, dovremmo sapere a quanto ammonta - credo ne parlasse prima il senatore Fornaro - il patrimonio immobiliare che hanno acquisito queste banche, ma anche da chi lo abbiano acquisito e a che prezzo, con un surplus di personale pari addirittura al doppio o al triplo. Ci interesserebbe saperlo.

Detto questo, con la mozione n. 831 chiediamo al Sottosegretario di rispondere e al Governo di impegnarsi sui seguenti punti: a promuovere, nel primo provvedimento attinente alla materia, una normativa atta a delineare con chiarezza i comportamenti e le responsabilità in capo agli amministratori delle banche fallite o in fallimento (perché ce ne sono tante altre); a fare tutto quanto nelle proprie possibilità per garantire i risparmiatori degli istituti bancari falliti dopo il 1° febbraio 2016 (e non già dopo il 12 giugno 2014), al pari di quanto quindi previsto per i beneficiari del decreto-legge n. 99 del 2017; da ultimo, a rendere meno onerosa possibile per i risparmiatori la partecipazione ai processi di liquidazione degli istituti di credito in fallimento.

Crediamo che se arrivassero queste risposte faremmo un grosso passo in avanti. Mi viene in mente che negli anni Novanta alcuni grandi statisti (e uno di questi - non finirò mai di ripeterlo, perché è come il drappo rosso dei toreri per i tori - era Bettino Craxi) dicevano che le banche erano caste di usurai. Se arrivassero queste risposte, renderemmo un grande servizio al sistema bancario e gestionale.

Invito il Presidente a rivolgersi al Gruppo che non ha ancora nominato i propri membri nella Commissione di inchiesta sul sistema bancario, e obbligarlo a farlo o di provvedervi la Presidenza stessa, perché non credo che questo mercanteggiare sul tema delle banche porti ad alcun risultato. (Applausi della senatrice Gambaro).

PRESIDENTE. La restante mozione si intende illustrata.

Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il senatore Giovanardi. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, sono firmatario della mozione n. 812, a prima firma del senatore Augello. Con questo mio intervento, più che una disamina tecnica che riguardi una via di uscita da questa situazione, vorrei svolgere una riflessione generale che riguarda le banche, il rapporto delle banche con i propri clienti e la funzione che il sistema bancario svolge in un Paese democratico e soprattutto in appoggio all'economia.

Credo infatti che il Parlamento e il Governo debbano sciogliere un equivoco di fondo riguardo alle trasmissioni televisive sulle banche. Ve ne sono infatti di due tipi: il primo è rappresentato da trasmissioni in cui le banche vengono accusate di non assumersi rischi per quanto riguarda lo sviluppo dell'economia e le buone idee che dovrebbero essere finanziate; in queste trasmissioni si tende a sottovalutare la necessità, in un momento di crisi come quello che abbiamo vissuto dal 2008 in avanti, che le banche e gli amministratori non abbandonino al proprio destino chi ha investito e chi magari ha scommesso su una ripresa dell'economia, chiudendo i conti e facendo fallire le imprese o comunque pensando soltanto ai loro specifici interessi; un comportamento con il quale le stesse banche dimostrano di non tenere conto del fatto che prima poi la crisi finirà e che c'è chi, anche onestamente e con tutte le buone intenzioni del mondo, pensava di poter investire e continuare a produrre, ma si è trovato in una situazione nella quale la crisi è continuata per anni.

Vi sono poi altre trasmissioni televisive, in cui viene sostenuta la tesi assolutamente contraria e cioè che gli amministratori, nel momento in cui il credito che è stato erogato non può essere recuperato, sono oggettivamente responsabili di quello che è accaduto e devono essere quindi chiamati a rispondere alla sbarra, anche personalmente, penalmente e civilmente, dei danni che hanno provocato.

Credo allora che il Parlamento e il Governo debbano chiarire, nella vicenda che ha coinvolto tante banche italiane, due situazioni totalmente diverse. Da una parte ci sono gli amministratori delle banche che hanno avuto dei problemi, dall'altra gli amministratori delle banche che non solo hanno avuto problemi, ma che hanno tenuto comportamenti illeciti o che comunque hanno sostenuto iniziative fuori dalla realtà, in cui evidentemente c'erano dolo, malafede e la consapevolezza che il credito erogato non avrebbe fatto ritorno, o che hanno venduto agli ignari clienti dei prodotti finanziari, già sapendo che la situazione era irrecuperabile, o che, comunque, hanno contribuito a truffare i loro clienti per far quadrare i conti. È evidente che queste responsabilità anche personali degli amministratori debbano essere perseguite con tutta l'energia, ma occorre fare attenzione a non criminalizzare un intero sistema e a non coinvolgere anche gli amministratori per bene, che hanno sostenuto una linea di sviluppo economico e di salvataggio dell'economia, che poi purtroppo si è scontrata con anni e anni di crisi e con una ripresa che era sempre dietro l'angolo e che, purtroppo, in questi anni non si è verificata.

Spero quindi che se ne tenga conto nella discussione delle mozioni al nostro esame e anche in seno alla Commissione parlamentare d'inchiesta, se i suoi lavori inizieranno: siamo infatti arrivati al 19 settembre e, dato che non sono stati ancora nominati i commissari e ancora non è stato individuato il Presidente, non ho ben chiaro su cosa indagherà. Forse si costituirà e passerà le carte alla prossima legislatura. Credo dunque che ci debba essere anche la volontà di arrivare a fare questi chiarimenti, senza guardare in faccia a nessuno e, quindi, andando davvero a verificare le responsabilità, anche penali, dei singoli, ma facendolo con un minimo di concordia all'interno dell'Assemblea e con tempi che consentano un risultato utile soprattutto ai risparmiatori, ovvero a coloro che hanno innocentemente subìto questa situazione e che chiedono una risposta positiva dalle istituzioni.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laniece. Ne ha facoltà.

LANIECE (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, le criticità legate al dissesto delle nostre banche - l'ultimo ben noto episodio fa riferimento alle banche venete - costituisce un fil rouge che ha attraversato tutti gli anni della presente legislatura. Gli interventi di stabilizzazione del sistema bancario, che, con diverse modalità, hanno affrontato le diverse situazioni di crisi del nostro sistema creditizio, hanno certamente avuto come obiettivo primario quello di introdurre criteri più stringenti e rigorosi di gestione, al fine di evitare, per quanto possibile, il manifestarsi di futuri elementi di criticità.

Come sappiamo, vi sono tre principali problemi. Il primo è costituito dal peso crescente sui bilanci bancari dei crediti deteriorati, il secondo problema è individuabile in un deterioramento della redditività e, per finire, c'è una sempre più rilevante esigenza di ricapitalizzazione. Ciò ha reso necessari interventi che fossero in grado di assicurare adeguati livelli di liquidità, il ripristino della capacità di finanziamento e, inoltre, la definizione delle necessarie misure di rafforzamento patrimoniale delle banche.

È stato certamente importante prevedere la possibilità di concedere la garanzia dello Stato in ordine alle passività degli istituti di credito italiani. È un'assunzione di forte responsabilità, che ha in parte restituito fiducia ai mercati di fronte ad una condizione di sofferenza strutturale, che sarebbe stata ancor più grave se esposta ad una ulteriore svalutazione dei crediti in sofferenza. Al tempo stesso si è operato affinché il livello degli accantonamenti e delle garanzie reali, in rapporto alle sofferenze lorde di cui parlavamo in precedenza, fosse adeguato.

In ambito europeo la riflessione è certamente aperta, in primo luogo per quanto attiene alla trasparenza dei bilanci degli istituti di credito e all'esigenza di favorire un sistema bancario solido. Le politiche poste in essere per incidere positivamente sulle crisi bancarie sono state adottate in coerenza con le modalità di intervento rese possibili dagli indirizzi e dalle disposizioni dell'Unione europea, in particolare con riguardo proprio all'esigenza di porre in essere interventi risolutivi delle crisi senza ricorso a risorse pubbliche. Si è operato quindi, con tali vincoli, attraverso il Fondo interbancario, a garanzia prioritaria dei depositi e, dunque, dei correntisti.

Presidenza della vice presidente DI GIORGI(ore 11,59)

(Segue LANIECE). È evidente che in Italia sia particolarmente acuta l'esigenza di riformare il sistema sanzionatorio in presenza di comportamenti illeciti e irregolari da parte di coloro che amministrano gli istituti di credito e sia indispensabile rafforzare il nostro sistema di vigilanza. È un fattore decisivo per restituire fiducia ai risparmiatori, una fiducia che di certo è stata pesantemente intaccata dalla collocazione sistematica di strumenti finanziari ad elevato rischio, se non di titoli allocati in modo fraudolento da parte di istituti di credito in dissesto, da irregolarità e comportamenti irresponsabili adottati in violazione delle regole proprie di un mercato ordinato e trasparente.

È quindi necessario più che mai individuare le più rapide e concrete azioni a tutela soprattutto dei risparmiatori. In primis, occorre sostenere la ricerca di risorse private, i cui esiti dipendono dalla risposta dei mercati e dall'evoluzione dell'economia reale; occorre quindi liberare, almeno in parte, le banche sane dagli oneri di mutualità imposti dagli istituti in crisi; occorre infine evitare la formazione di ulteriori perdite che determinerebbero una maggiore e sistematica sottrazione di risorse. Sono questi gli indirizzi che nella fase immediata e, ancor più, nel medio periodo devono avere attuazione.

Per concludere, condividiamo sia l'urgenza dei provvedimenti adottati a tale scopo, sia la considerazione che tale percorso sia necessariamente graduale ai fini della stabilità generale del sistema bancario. È quindi evidente che ciò debba avvenire con la consapevolezza che tale intervento debba essere strutturale e andare in profondità per dare finalmente stabilità ad un settore strategico per il rilancio della nostra economia e nella massima tutela di tutti i risparmiatori.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, la materia bancaria attraversa i nostri lavori come un fiume carsico, che appare e scompare. Decreti legge, interventi, tamponamenti, stanziamenti e, adesso, anche questa giusta richiesta - che ho sottoscritto, tramite la mozione che ha illustrato poc'anzi il senatore Augello - che, anche ad uso esterno dei cittadini, riassumerei come la richiesta di un maggior rigore nei confronti degli amministratori delle banche fallite e di una maggiore tutela di coloro che sono stati travolti da varie vicende bancarie.

Quando si sono fatti i vari provvedimenti e decreti, ogni volta si è rinviata ad altra fase l'azione punitiva e più decisamente sanzionatoria. Vedete, il mondo bancario suscita da sempre una certa diffidenza, quasi come la politica - e forse a volte anche di più - che in questo campo, ahimè, si è guadagnata posti elevati nell'ostilità dei cittadini. Le banche hanno una fama certamente non buona, del resto è un mestiere molto delicato quello del banchiere, che presta soldi che non sono suoi, quindi deve farlo con oculatezza. Sono i risparmiatori infatti che affidano alla banca i propri risparmi - sperando di trarne un giovamento, anche se oggi i tassi di interesse sono quelli che sono - e poi ovviamente chi li presta ad altri deve farlo con le garanzie dovute.

Tutto ciò non è avvenuto: si potrebbe parlare ore - ma qui non abbiamo il tempo per farlo - raccontando varie cose; ricordo che nella precedente legislatura il presidente pro tempore dell'ABI, che era anche il presidente del Monte dei Paschi di Siena, quando vi erano delle fasi turbolente tra il 2010 e il 2011, veniva ad avvertire istituzionalmente i Capigruppo - tale ero all'epoca - delle tempeste che si avvicinavano e anche dei problemi del mondo bancario. Ci avvertiva della necessità di misure straordinarie e di interventi di risanamento. Sappiamo come andarono poi le cose. Arrivò il Governo dei tecnici, che ha arrecato alla Repubblica danni maggiori di quelli che avrebbe dovuto evitare: si pensi solo alle norme sulle pensioni.

La mia parte politica ha denunciato anche speculazioni, colpi di Stato e manovre di varia natura. Si è visto che poi Mussari, che da presidente dell'Associazione bancaria italiana (ABI), ci veniva a denunciare i problemi, ne sapeva più di noi di tali problemi. Perché in qualche modo ne era colpevole? Ne era travolto? Ne era protagonista, viste le inchieste e le vicende che si sono abbattute sul Monte dei Paschi? Mussari era quindi a conoscenza di cose che noi non sapevamo perché ignari dei vari fondi e delle varie vicende. La catena delle vicende è proseguita e sarebbe facile fare polemica.

Vorrei aprire e chiudere una parentesi su una vicenda che riprenderemo in altra sede. Il sottosegretario Boschi, già Ministro, è stata criticata varie volte. Le parentele non sono però una colpa e la responsabilità penale è personale: figuriamoci se non siamo convinti di tutto ciò. Però ricordo tutte le polemiche sulla Banca Etruria, le riunioni, i libri; penso a Ferruccio De Bortoli, che ha scritto cose importanti ed evocato testimonianze. La querela non c'è stata nei confronti di un giornale che peraltro è criticabilissimo. Ritengo però, presidente Zanda, che l'onorevole Boschi sia anche un po' sfortunata sulla vigilanza. Non c'entra con le banche, ma giorni fa ho letto una nota della Presidenza del Consiglio che ha gravemente censurato l'operato della Commissione per le adozioni internazionali, di cui si occupava la nostra ex collega Della Monica. Si tratta di una nota del presidente Gentiloni in cui si afferma che mancano documenti richiesti e trattati internazionali. Qual è l'autorità di Governo che a quell'epoca doveva vigilare sull'operato della Commissione per le adozioni internazionali? L'onorevole Boschi, che è quindi un po' sfortunata.

Insieme al senatore Giovanardi presentai un'interrogazione in materia, ma ci venne risposto che nella Commissione per le adozioni era tutto a posto.

L'Italia è quindi debole nella vigilanza sui minori e sulle banche.

Mi avvio alla conclusione dicendo che è bene approvare la mozione, è bene anche trovare, se possibile, delle intese. La rivincita della politica è che oggi a presiedere l'Associazione bancaria c'è un politico, l'ex onorevole Patuelli, una persona saggia ed equilibrata che stimo e apprezzo.

Noi politici siamo stati vituperati e criticati da tutti, anche dai banchieri che ci dicevano che non capivamo nulla. Hanno però avuto bisogno di Patuelli, che è anche un banchiere perché altrimenti non avrebbe avuto quell'incarico, ma che io conosco come esponente politico. È allora una rivincita della politica vedere oggi un banchiere, ex politico, presiedere l'ABI. Patuelli sul «Il Messaggero» di ieri ha rilasciato una bella intervista in cui invita alla prudenza rispetto alla Commissione di cui prima parlavano il senatore Barani e altri. Ci vuole prudenza; la gestione del risparmio non è una cosa banale.

Mi chiedo però, come ultima riflessione, caro senatore Augello, se non avremmo forse dovuto aggiungere una mezza riga nella mozione, proponendo di cambiare il governatore della Banca d'Italia. Se ne sta discutendo ed è competenza del Governo. Avrei una serie di performance migliori di Visco di cui parlare, dalle vicende del cuneese al Monte dei Paschi e quant'altro. Vorrei parlare anche di Visco e delle banche popolari. Pensiamo poi a Zonin. La politica, per carità, lapidiamola, ma ci troviamo poi di fronte a banchieri e imprenditori come Zonin, che sta ancora nei suoi manieri ed eremi lussuosi.

Voglio solidarizzare con la Lega, che è oggi assente. Abbiamo visto questa furia immediata, il sequestro e la confisca di 48 milioni di euro, che non credo siano nella disponibilità della Lega. Voglio quindi solidarizzare con la Lega e mi auguro che la magistratura sappia circoscrivere eventuali responsabilità anche in termini di valore pecuniario a dimensioni credibili e non a 48 milioni di euro. È vergognoso il sequestro che si fa alla Lega, quando nessuno è stato oggetto di provvedimenti, né le banche, né le contro banche e quant'altro. Manette facili in tutti i casi. C'è un Woodcock per tutti. Zonin non ha trovato un Woodcock ed è stato fortunato perché trovarne uno è una disgrazia. Non dico però un Woodcock, ma uno di mezzo, che fosse normale; invece Zonin circola e Visco non ha vigilato.

Credo che la Banca d'Italia dovrebbe essere oggetto non solo di avvicendamenti, ma anche, forse, di un po' di manette, visto che ce ne sono state tante.

Credo allora che sarebbe incredibile confermare al vertice della Banca d'Italia chi si è occupato di inezie e non ha vigilato su questioni gravi. Il risparmio va tutelato soprattutto da autorità come la Banca d'Italia.

Caro senatore Augello, è vero che oggi gli equilibri sono cambiati - c'è la Banca centrale europea e la catena dei poteri si è modificata - e ho firmato la sua mozione, ma, viste l'azione di Visco, l'impunità di Zonin e tante altre vicende, avrei sottoscritto proposte ben più severe e drastiche.

Auspico che il Governo, nell'opera di confronto tra le varie mozioni presentate dai Gruppi, non perda l'occasione per dare un segnale, perché il risparmiatore è attonito da quanto accaduto. Si può dire, come ha fatto Renzi, "Tu chi sei?" e portare insulti al dibattito, ma occorrono più rispetto per la gente che ha sofferto a causa di queste crisi bancarie e più severità per tutti gli Zonin e i Mussari che hanno creato situazioni disastrose. Occorrerebbe prevedere quanto meno un pensionamento. Credo che Visco dovrebbe andare in carcere e non a casa, ma - ripeto - quanto meno dovrebbe essere mandato a casa. L'eventuale conferma di Visco sarebbe un messaggio allarmante per i mercati, pensateci bene. (Applausi dei senatori Bonfrisco, Quagliarello e Razzi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Blundo. Ne ha facoltà.

BLUNDO (M5S). Signora Presidente, ci troviamo oggi a discutere di mozioni da cui risulta evidente e chiaro qual è il lavoro di questo Parlamento.

La mozione n. 813 riguarda un disegno di legge che è stato approvato con l'apposizione della fiducia alla Camera dei deputati. Come è stato detto precedentemente da tutti i colleghi, c'è stata un'assoluta non considerazione di un emendamento importantissimo, con il quale si intendevano aumentare le sanzioni per chi ha responsabilità nei disastri e nei fallimenti delle banche, che ha portato questo Governo a dover attivare un accordo.

Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 12,14)

(Segue BLUNDO). Voglio dirvi esattamente cosa è accaduto. Nei mesi scorsi c'è stato un trasferimento a Banca Intesa Sanpaolo di attivi di per un valore pari a 45,9 miliardi di euro, composti principalmente da crediti verso le banche (3,8 miliardi), crediti in bonis verso la clientela (30,1 miliardi), attività finanziaria (8,8 miliardi) e per la parte restante di varia natura. Il gruppo creditizio guidato dall'amministratore delegato Carlo Messina ha altresì acquisito passività per complessivi 51,3 miliardi di euro, composti da debiti verso le banche (9,3 miliardi) e verso la clientela (25,8 miliardi) e titoli in circolazione 11,8 miliardi. Lo sbilancio tra attività e passività acquisite rappresenta un credito di Intesa nei confronti delle liquidazioni ed è stato provvisoriamente quantificato in 5,4 miliardi di euro. Questo si aggiunge a quello che era già accaduto per Banca Etruria e CariChieti.

È evidente che stiamo operando con priorità che riguardano altro, altrimenti non ci saremmo trovati qui oggi a dover discutere mozioni che vanno a sanare quella che era una priorità non riconosciuta da questo Parlamento sin dalla trattazione del provvedimento citato alla Camera dei deputati. Colleghi, ci siamo dimenticati che le banche svolgono un lavoro prioritario di buona gestione dei risparmi dei cittadini. Le banche non hanno denaro proprio, ma hanno personale che deve sapere ben amministrare quei risparmi della gente. Le banche devono essere un servizio alla popolazione.

In Italia non solo non garantiamo la distinzione tra banche commerciali e banche che fanno interventi finanziari, ma continuiamo a tutelare chi sbaglia. Quello che, allora, andava fatto prioritariamente, cari colleghi, era proprio la ricognizione di tutta la normativa sanzionatoria per capire se la stessa fosse adeguata a mettere un freno a chi opera senza un'appropriata corrispondenza a quello che è il suo impegno e ruolo all'interno di una banca.

Dopo che alla Camera è stato ritirato l'emendamento più importante e che al Senato si è imposto con la fiducia un provvedimento che non aveva queste accortezze, ci troviamo oggi a discutere nel merito e lo stesso PD chiede nella mozione di fare una ricognizione di tutta la normativa vigente. Riteniamo pertanto che l'approvazione di una mozione in questo senso sia fondamentale: è importantissimo che venga considerata ed è ancora più importante favorire all'interno delle scuole la possibilità di approfondire talune competenze nel settore finanziario. È fondamentale soprattutto che vengano garantite la vigilanza e adeguate sanzioni. Le mozioni all'ordine del giorno, inclusa quella presentata dal Movimento 5 Stelle, chiedono quasi tutte questo impegno, ma soprattutto ci vuole un Governo che prenda seriamente a cuore la situazione, che non sia collegato alle banche, che abbia le mani libere e che sia in grado di riportare nella giusta misura e nella corretta dimensione la funzione e il ruolo delle banche cosicché i cittadini non vengano più truffati, vessati, imbrogliati e presi in giro. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Santini. Ne ha facoltà.

SANTINI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, le mozioni oggi all'esame vengono discusse in un momento particolare, in cui molti fatti sono già accaduti, a fronte della grande vulnerabilità del sistema finanziario nazionale ed europeo, come effetto della lunga crisi iniziata nel 2007.

Oltre al recentissimo decreto-legge che riguardava le banche venete, ci sono stati nei mesi scorsi passaggi significativi che hanno riguardato l'azione dell'Unione europea, che ha approvato molti interventi volti a definire una disciplina più rigorosa per quanto concerne i requisiti patrimoniali richiesti alle banche in modo da garantirne la solvibilità e ha gradualmente costruito l'architettura dell'unione bancaria, realizzando un sistema unico di vigilanza. Questo nuovo sistema, seppure con alcuni aspetti problematici relativi alla compressione degli spazi delle autorità nazionali, ha consentito l'armonizzazione dei criteri precedentemente rimessi alle singole autorità nazionali. Per quanto riguarda, poi, la risoluzione delle crisi bancarie, è stata definita una disciplina che possa contrastare gli effetti distorsivi legati a massicci salvataggi a carico dei bilanci pubblici con diversi strumenti.

Tali misure, molte delle quali ad oggi in fase di attuazione, stanno contribuendo a rafforzare il sistema bancario nazionale - mi riferisco ai vari provvedimenti - benché l'elevata consistenza dei crediti in sofferenza e le ricadute delle normative europee sopra richiamate in tema di risoluzione rendano necessario accrescere la capacità di tenuta del sistema.

Facendo una rapida sintesi, dalla fine del 2015 l'Italia ha sperimentato, in accordo con le autorità europee, tre opzioni di intervento in materia bancaria: il cosiddetto burden sharing, con risoluzione, vendita delle banche risolte e rimborso nella forma più ampia permessa dei detentori di titoli subordinati, applicato nei casi di Banca Marche, la CariFerrara, la Banca Etruria e CariChieti; la ricapitalizzazione precauzionale con continuità aziendale e significativo ristoro dei detentori dei titoli come nel caso del Monte dei Paschi di Siena; la liquidazione amministrativa coatta con scorporo delle sofferenze e cessione ad un soggetto terzo, con risorse pubbliche e ristoro in forma analoga alle precedenti, applicato nei casi delle due banche venete.

In relazione agli interventi sopra descritti è emersa una problematica non secondaria, che ha messo in evidenza comportamenti gravi e poco trasparenti e una tendenza marcata al rischio eccessivo da parte degli amministratori delle suddette banche che in molti casi ha avuto come vittime, purtroppo, la clientela retail, i piccoli correntisti e gli azionisti delle medesime banche. Temi, questi, che saranno al centro dei lavori della Commissione di inchiesta in via di insediamento.

Numerosi sono i casi di strumenti finanziari collocati dalle banche in violazione dei doveri di informazione o di corretta esecuzione dell'operazione da parte di soggetti autorizzati alla prestazione dei servizi di investimento finanziario nelle due banche.

Nel caso delle banche venete in particolare, i risparmiatori clienti delle banche si sono ritrovati, loro malgrado, azionisti delle banche o possessori di titoli obbligazionari. In molti casi le banche hanno condizionato l'erogazione di finanziamenti a favore dei clienti - mutui immobiliari e di liquidità, tra i quali i cosiddetti mutui soci, riservati appunto ai soci - all'acquisto di proprie azioni od obbligazioni convertibili, soprattutto nel periodo in cui si sono svolte le operazioni di aumento di capitale negli anni 2013 e 2014. La prassi seguita da queste banche aveva l'obiettivo di collocare titoli presso i richiedenti credito per conseguire l'aumento di capitale necessario a rispettare determinati coefficienti patrimoniali.

In sostanza, si riscontrano comportamenti assolutamente poco trasparenti degli amministratori, grande carenza di vigilanza e il fatto che questo sia avvenuto richiama un cambiamento di normativa. Per questo la mozione fissa alcuni passaggi che riteniamo fondamentali: in primo luogo, come già detto, occorre effettuare, in tempi rapidissimi, una ricognizione del complesso delle norme sanzionatone, sia di rango penale che amministrativo, previste nel nostro ordinamento per i casi sopra menzionati per poterne verificare l'adeguatezza, tenendo conto anche del nuovo quadro normativo in sede europea.

In secondo luogo, dopo questa ricognizione, riteniamo indispensabile procedere, da un lato, ad introdurre misure finalizzate a collegare, nei casi di banche sottoposte ad amministrazione straordinaria e di liquidazione coatta, l'esercizio dell'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori all'irrogazione di sanzioni nei loro confronti per condotte illecite e fraudolente. In questo caso, è importante anche agire con quel sistema che nella legge fallimentare si chiama di revocatoria, con grande attenzione a misure dilatorie messe in atto da alcuni amministratori; si citava il caso, molto frequente, di chi ha separato i propri patrimoni dalla responsabilità nell'imminenza dell'irrogazione delle sanzioni: credo che la revocatoria di questi atti prevista nella legge fallimentare si possa attuare anche nei casi di cui abbiamo parlato. Dall'altro lato, occorre rafforzare le regole finalizzate ad impedire in futuro il collocamento degli strumenti finanziari più rischiosi presso clienti al dettaglio non in grado di comprenderne l'effettivo rischio.

Un secondo passaggio fondamentale è quello di agire, in accordo con le istituzioni dell'Unione europea e nel rispetto del quadro normativo dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato, per trovare una soluzione al problema centrale che ferma lo sviluppo e il normale funzionamento del nostro sistema creditizio: i crediti deteriorati.

In tale ambito, riteniamo indispensabile che venga istituito un veicolo speciale per assistere le banche nell'opera di pulizia dei bilanci, in grado di creare un mercato dei crediti deteriorati il cui smobilizzo ordinato, nel medio periodo, costituisce la strada maestra per restituire risorse all'economia reale e ridare capacità di credito alle banche.

Infine, non è secondario il tema richiamato nella nostra mozione, quello della promozione e della diffusione dell'educazione finanziaria tra i cittadini, in quanto le vicende che abbiamo visto hanno coinvolto numerosi risparmiatori, con ingenti perdite di capitale investito, evidenziando in molti casi, oltre alle gravi carenze degli amministratori e della vigilanza, una impreparazione di fondo nei confronti dei prodotti finanziari acquistati e la mancanza totale di consapevolezza del loro elevato livello di rischio effettivo.

Questo è quanto ci proponiamo con la nostra mozione, di cui sollecitiamo l'approvazione. (Applausi dei senatori Bonfrisco e Gianluca Rossi ).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni presentate.

BARETTA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, le mozioni presentate sostanzialmente affrontano due problemi: la responsabilità degli amministratori e la tutela dei risparmiatori. Francamente, sulla responsabilità degli amministratori le mozioni sono molto somiglianti tra loro, se penso ai primi due punti delle mozioni nn. 812 (testo 3) e 813, o al punto 1 delle mozioni nn. 814 (testo 2), 815, 830 e 831, magari ho qualche perplessità in più sul punto 2. Sono scritte in modo diverso, con accentuazioni diverse, ma affrontano tutte il tema. Prenderei come riferimento la mozione n. 816 (testo 2), a prima firma della senatrice Guerra, che esplicita in maniera abbastanza compiuta questo testo. Si pone quindi il problema di capire se valga la pena trovare un punto d'intesa. Peraltro, il senatore Fornaro nel suo intervento ha giustamente detto che la forza di una mozione su questo punto è direttamente proporzionale all'ampiezza del consenso del Senato.

Vi è un secondo punto, più delicato, che concerne la tutela del risparmiatori, perché impatta molto con le regole europee, con il quadro di riferimento europeo. Su questo tema, anch'esso presente in tutte le mozioni, la formula sulla quale penso si possa lavorare è quella contenuta nella mozione a prima firma della senatrice De Petris, che non distingue tra una banca e l'altra.

Se il Senato è d'accordo, proporrei quindi di lavorare per il tempo necessario a trovare la maggior convergenza possibile con le premesse che ho citato. Confermo la coerenza che veniva detta; prendo a riferimento, per avere un quadro, la mozione n. 816 (testo 2) sulla parte relativa agli amministratori (poi vedremo il testo) e propongo di trovare una formula anche sull'altro punto. La mia disponibilità a comporre una soluzione la più unitaria possibile c'è tutta; poi nella discussione del merito avremo modo di effettuare gli approfondimenti. Se il Senato è d'accordo, io sono a disposizione, altrimenti esprimerò i pareri.

PRESIDENTE. Signor Sottosegretario, la proposta non ci giunge inattesa, ma vorrei sentire il parere dei proponenti.

Siccome il sottosegretario Baretta ha parlato di «tempo necessario», osservo che in materia bancaria i tempi parlamentari sono molto lunghi, ma questo non dipende dal Governo bensì da noi. L'auspicio è che la Conferenza dei Capigruppo possa valutare una definizione sufficientemente rapida della conclusione della discussione, anche alla luce del tentativo che il sottosegretario Baretta si impegna a promuovere. Questa decisione però competerà alla Conferenza dei Capigruppo, perché nella seduta pomeridiana passeremo ad altri argomenti e provvedimenti legislativi e le successive sedute riservate a mozioni prevedono altri argomenti. Dovremmo quindi eventualmente procedere ad inserire il punto nel calendario dei lavori, ove la Conferenza dei Capigruppo si dovesse orientare in tale modo. Lo dico in premessa, perché i tempi dipendono dal Senato.

AUGELLO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AUGELLO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, come lei ha detto, questa proposta non ci giunge del tutto inaspettata e noi ovviamente la riteniamo ragionevole, visto che le mozioni si presentano, soprattutto su materie come queste, allo scopo di arrivare a risultati concreti. L'unico problema è la tempistica, nel senso che non ci sfugge, dalla memoria recente, un lungo trascinamento di queste mozioni nelle settimane e poi nei mesi d'attesa. Per noi va benissimo attendere questa proposta, che valuteremo con attenzione e con rigore, perché comunque per noi ci sono due punti fermi non superabili, non nella forma ma nella sostanza, il problema è che effettivamente si giunga poi a una votazione in un tempo molto ravvicinato, ragionevolissimo: tra una settimana al massimo. Dobbiamo concludere questa vicenda, anche perché l'ultimo tram che passa per introdurre queste norme è la legge di bilancio e anche il Governo avrà bisogno di un tempo di elaborazione. Va bene così, ma nei tempi che ho indicato.

PRESIDENTE. Ripeto che i tempi dipenderanno dalle decisioni che assumerà il Senato in sede di Conferenza dei Capigruppo, quindi, evidentemente, il suo Capogruppo si farà interprete del suo auspicio.

Considero quindi compresa una richiesta di riunione della Capigruppo per l'inserimento del punto in un calendario non indefinito.

CARRARO (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARRARO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, aderiamo a questa impostazione senza dimenticare, però, che abbiamo grandi perplessità sulla volontà del Governo di arrivare a una soluzione.

Nessuno di noi può dimenticare che sul provvedimento delle banche venete alla Camera dei deputati in Commissione VI il relatore, in accordo con il Governo, aveva presentato un emendamento che avrebbe reso inutili i nostri lavori di questa mattina, perché già conteneva delle misure. Dopo, l'atteggiamento del Governo è improvvisamente cambiato: alla Camera dei deputati, in Aula, è saltata questa ipotesi; in Senato molte opposizioni hanno riproposto l'emendamento che era esattamente identico a quello presentato dal relatore e fatto proprio dal Governo in Commissione VI alla Camera dei deputati.

Oggi abbiamo fatto una discussione ed è intervenuto il sottosegretario Baretta. Il Sottosegretario ha la mia completa stima sul piano personale, però non possiamo dimenticare che questo Governo su questa materia specificatamente ha una grande capacità di pattinare e, cioè, di andare avanti e superare, bypassandola, la questione.

Detto ciò, se non c'è altro modo, si procederà come è stato proposto, però, per favore, cerchiamo di arrivare a una conclusione perché è utile che il Parlamento si esprima su questa materia, anche se poi sono certo che l'unica speranza che le nostre mozioni diventino fatti concreti risiede nell'eventualità che alle prossime elezioni la maggioranza cambi e ci sia qualcuno meno disponibile a mettere un pietoso velo su gravi errori fatti da amministratori di queste banche andate in dissesto. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, la proposta di fare uno sforzo di sintesi la riteniamo abbastanza ragionevole, purché non si prescinda da alcuni punti che noi e altri abbiamo indicati. C'è, però, preoccupazione per cui mi farò portatrice in sede di Conferenza dei Capigruppo dell'istanza di inserire la votazione delle mozioni all'ordine del giorno non più tardi di martedì prossimo.

Se non vogliamo far fare a queste mozioni, ancorché unitarie, la fine di altre mozioni, abbiamo soltanto la legge di bilancio in cui riuscire a inserire degli emendamenti e delle norme. Spero quindi che tutti i Capigruppo concorderanno che c'è l'urgenza di approvare queste mozioni e di inserirle nei lavori - torno a ripetere - al massimo di martedì della prossima settimana. (Applausi dal Gruppo FI-PdLXVII).

PRESIDENTE. Vale quanto detto prima: dipenderà dalla decisione eventuale della Capigruppo.

GUERRA (Art.1-MDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUERRA (Art.1-MDP). Signor Presidente, anche noi aderiamo alla proposta del sottosegretario Baretta, che condividiamo nel merito e anche nel giusto proposito di cercare una condivisione massima sul tema, visto che partiamo da un insieme di mozioni che pongono in modo analogo, se non talvolta addirittura uguale, questi aspetti molto problematici e di grande interesse per l'intero Paese.

Mi associo, però, alla volontà, che è stata già espressa, di chiarire che ci deve essere già in questa Aula un impegno di tutti i Gruppi a far sì che si arrivi a una conclusione della vicenda.

Quindi, signor Presidente, le chiederei esplicitamente di farsi carico di far presente al presidente Grasso l'opportunità di convocare una Conferenza dei Capigruppo o che la prossima Conferenza dei Capigruppo si dedichi velocemente a questo tema per garantire la calendarizzazione della decisione finale in tempi utili, cioè martedì prossimo.

CAPPELLETTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAPPELLETTI (M5S). Signor Presidente, il Movimento 5 Stelle non è contrario a questa richiesta di sospensione, specialmente se essa porterà come frutto una mozione su cui possa esserci la convergenza dell'Assemblea del Senato. Intervengo, però, anche per ricordare che è la seconda volta che il Senato si riunisce per discutere di questa materia e ci associamo nel ricordare la necessità di fare in fretta. Ora, è vero che la Conferenza dei Capigruppo dovrà decidere per un nuovo inserimento all'ordine del giorno di questa mozione, se però, nel frattempo - e qui mi associo alla richiesta di chi è intervenuto prima di me - giungesse in tempi brevi una proposta, dal Governo e dalla maggioranza, su cui potesse esservi questa condivisione, anche in Conferenza dei Capigruppo sarebbe più agevole trovare una convergenza sulla calendarizzazione per martedì prossimo.

MARINO Mauro Maria (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINO Mauro Maria (PD). Signor Presidente, desidero soltanto apprezzare la proposta fatta dal sottosegretario Baretta, in quanto mi sembra una forma utile di disponibilità al dialogo da parte del Governo nei confronti del Parlamento, visto il tema, la sua importanza e la sua delicatezza.

Piuttosto che prendere parti condivisibili delle mozioni (in quanto, leggendo i testi, vi sono molte parti che sono base comune di queste diverse mozioni), si offre la possibilità, in maniera precisa e attenta, di arrivare a un testo condiviso in quanto - e cito anche io quanto detto dal senatore Fornaro - la forza di una mozione è direttamente proporzionale all'ampiezza delle forze che la apprezzano. Sussistono le condizioni, vi è la disponibilità del Governo e mi sembra di capire, dagli interventi fatti, che può esservi una entente cordiale fra i Capigruppo per arrivare alla votazione finale già martedì della settimana prossima.

Vi è quindi l'occasione di fare per bene e in maniera condivisa quanto non si era potuto fare in sede di discussione in Commissione: gli emendamenti riguardanti questa parte, che avevamo discusso in una seduta notturna complessa, vi è la possibilità di sviscerarli in maniera più articolata con la condivisione e la disponibilità del Governo.

PRESIDENTE. Colleghi, la situazione mi sembra chiara. Gli interventi della presidente Guerra, della presidente De Petris, del presidente Cappelletti, del senatore Carraro e del presidente Mauro Marino convergono su questa opportunità. Ovviamente, il Governo, che nella persona del sottosegretario Baretta si è anche impegnato a verificare le possibili sintesi per poi potere esprimere il suo parere, lo farà in maniera tempestiva.

Signor Sottosegretario, questo vale indipendentemente dal calendario, la cui fissazione compete al Senato stesso. Rappresenterò poi alla Presidenza la necessità di verificare gli opportuni inserimenti, essendo stato corale l'invito in tale direzione ma dovendo compiere noi i passaggi procedurali necessari. Quindi, il Governo agisca indipendentemente dalla fissazione in calendario, che anche io mi auguro possa essere rapida, perché gli elementi sono stati tutti chiariti e messi sul tappeto dalla discussione.

Rinvio quindi il seguito della discussione delle mozioni in titolo ad altra seduta.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16,30, con l'ordine del giorno già stampato e distribuito.

La seduta è tolta (ore 12,40).

Allegato A

MOZIONI

Mozioni sulle responsabilità gestionali delle banche

(1-00812) (testo 3) (12 settembre 2017)

AUGELLO, QUAGLIARIELLO, ALICATA, AMIDEI, AURICCHIO, AZZOLLINI, BERNINI, BILARDI, BOCCARDI, BONFRISCO, BRUNI, CARRARO, CASSINELLI, COMPAGNA, D'ALI', D'AMBROSIO LETTIERI, DAVICO, DE SIANO, DI GIACOMO, FAZZONE, FLORIS, FUCKSIA, GALIMBERTI, GASPARRI, GIOVANARDI, GIRO, LIUZZI, MALAN, MARIN, PELINO, PERRONE, PICCINELLI, PICCOLI, RIZZOTTI, SCIASCIA, SCILIPOTI ISGRO', SCOMA, SERAFINI, TARQUINIO, ZIZZA, ZUFFADA. -

            Il Senato,

                    premesso che:

            nel corso dell'esame, presso la Camera dei deputati, del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99, recante disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca popolare di Vicenza SpA e di Veneto Banca SpA, il relatore del provvedimento presso la VI Commissione (Finanze), di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, ha tentato, sulla base degli elementi informativi acquisiti dai firmatari del presente atto, di raccogliere in un maxi-emendamento le nuove norme utili ad irrogare adeguate sanzioni riferibili all'esercizio dell'azione di responsabilità, ai sensi dell'articolo 2394-bis del codice civile, nonché ad ampliare la platea degli obbligazionisti beneficiari di ristoro, ridefinendo il termine di acquisto dei titoli al 1° febbraio 2016, invece che al 12 giugno 2014;

            per ragioni a giudizio dei proponenti incomprensibili, un ripensamento del Ministero dell'economia e delle finanze ha vanificato il lavoro del relatore, privandolo dell'apporto del Governo;

            nel corso dell'esame presso il Senato della Repubblica non è stata presa in considerazione, né discussa alcuna delle ipotesi di correzione del testo a causa dell'apposizione da parte del Governo della questione di fiducia sul testo approvato dalla Camera dei deputati;

            in questo modo, sono state nuovamente frustrate le legittime aspettative della pubblica opinione e dei risparmiatori rispetto all'assunzione delle responsabilità gestionali da parte degli amministratori delle banche fallite e sottoposte a procedura di commissariamento e liquidazione e, di conseguenza, la loro interdizione perpetua dai pubblici uffici, dall'esercizio delle professioni, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione,

            impegna il Governo a favorire l'adozione tempestiva e comunque all'interno del primo provvedimento utile:

            1) di una normativa sulla responsabilità degli amministratori delle banche fallite che recepisca i contenuti illustrati nelle premesse, al fine di sanzionare adeguatamente i comportamenti irresponsabili e corrispondere alle legittime aspettative della pubblica opinione e dei risparmiatori;

            2) di adeguate misure, quando il curatore del fallimento, il commissario liquidatore e il commissario straordinario richiedano l'esercizio dell'azione di responsabilità, ai sensi dell'articolo 2394-bis del codice civile; in particolare, accertata l'esistenza dei requisiti per l'accoglimento della domanda nei confronti degli amministratori delle banche, la norma dovrebbe consentire ai giudici di condannare sempre questi ultimi all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, dall'esercizio delle professioni, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione;

            3) delle necessarie iniziative volte ad ampliare la platea degli obbligazionisti beneficiari di ristoro, posticipando il termine di acquisto dei titoli al 1° febbraio 2016 (invece che al 12 giugno 2014), affinché i risparmiatori degli istituti bancari falliti dopo il febbraio 2016 possano vedersi garantite le medesime misure prese per gli obbligazionisti di Banca Etruria, Banca delle Marche, Carichieti e Cassa di risparmio di Ferrara;

            4) delle necessarie iniziative volte a riferire l'applicabilità delle norme richiamate a tutte le procedure di amministrazione coatta a far data dal recepimento della direttiva 2014/59/UE mediante i decreti attuativi (decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180, e decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 181).

(1-00813) (13 luglio 2017)

CAPPELLETTI, AIROLA, BERTOROTTA, BLUNDO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, NUGNES, PAGLINI, PETROCELLI, PUGLIA, SANTANGELO, SCIBONA, SERRA, TAVERNA. -

            Il Senato,

                    premesso che:

            in sede di esame, in prima lettura, presso la Camera dei deputati, del disegno di legge di conversione del decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99, recante disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca popolare di Vicenza SpA e di Veneto banca SpA (AC 4565), il testo del provvedimento non ha subito modifiche, fatta eccezione per il mero coordinamento formale e per la rifusione in esso del decreto-legge 16 giugno 2017, n. 89, recante interventi urgenti per assicurare la parità di trattamento dei creditori nel contesto di una ricapitalizzazione precauzionale nel settore creditizio;

            nel corso dell'esame in VI Commissione (Finanze) alla Camera dei deputati, lo stesso relatore del provvedimento ha presentato un emendamento che poi, a giudizio degli interroganti pretestuosamente, è stato ritirato;

            tale proposta emendativa (1.01 del relatore) raccoglie norme volte ad ampliare la platea degli obbligazionisti beneficiari delle prestazioni del fondo di solidarietà previsto dell'articolo 1, comma 855, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, posticipando il termine di acquisto dei titoli al 1° febbraio 2016 invece che al 12 giugno 2014;

            l'emendamento del relatore prevede, altresì, norme volte a irrogare adeguate sanzioni riferibili all'esercizio dell'azione di responsabilità, ai sensi dell'articolo 2394-bis del codice civile, in particolare per consentire al giudice, accolta la domanda, di condannare gli amministratori delle banche all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, all'interdizione perpetua dall'esercizio delle professioni, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e all'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione;

            il ritiro dell'emendamento da parte del relatore, nonché l'apposizione della questione di fiducia in Aula, non ha consentito il dibattito su temi delicati come il ristoro degli investitori e l'assunzione delle responsabilità da parte dei vertici aziendali delle banche poste in liquidazione;

            a giudizio dei proponenti questa condotta lede, da un lato, le legittime aspettative da parte dei risparmiatori, dall'altro, le prerogative di un Parlamento nuovamente depotenziato e privato della sua primaria funzione;

            appare, pertanto, necessario scongiurare il ripetersi di tale assurda e irragionevole condotta anche in Senato,

                    impegna il Governo:

            1) a favorire tempestivamente il più ampio dibattito sulle problematiche analizzate, anche al fine di definire una normativa sulla responsabilità degli amministratori delle banche fallite nel senso indicato nelle premesse, avendo riguardo in particolar modo alla questione della responsabilità dei vertici aziendali;

            2) a favorire l'adozione di misure adeguate, al fine di consentire all'autorità giudiziaria, accertata la responsabilità dei vertici aziendali, di condannare sempre questi ultimi all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, all'interdizione perpetua dall'esercizio delle professioni, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e all'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione;

            3) a porre in atto misure volte a garantire un equo trattamento di ristoro, a parità di condizioni, per tutti gli investitori coinvolti nelle ormai molteplici crisi che hanno investito il sistema bancario.

(1-00814) (testo 2) (19 settembre 2017)

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO, MASTRANGELI. -

            Il Senato,

                    premesso che:

            con il decreto-legge n. 99 del 2017, all'esame della Camera dei deputati, a giudizio dei proponenti, il Governo ha accollato ancora una volta alla collettività tutti i costi dell'operazione di salvataggio di istituti di credito, regalando le due banche venete "ripulite" delle loro sofferenze a Intesa Sanpaolo, senza che siano state previste sanzioni particolari nei confronti degli amministratori responsabili dei fallimenti bancari;

            il relatore del provvedimento alla Camera dei deputati aveva comunque presentato un emendamento che aggiungeva l'articolo 1-bis (1.01, Misure di ristoro ed altre misure) nel quale, tra le altre modifiche, proponeva che, ove i commissari liquidatori esercitassero l'azione di responsabilità ai sensi dell'articolo 2394-bis del codice civile, il giudice, qualora accogliesse la domanda nei confronti degli amministratori delle banche, condannasse sempre questi ultimi all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, all'interdizione perpetua dall'esercizio delle professioni, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e all'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione;

            questo emendamento, che riguardava tutti gli istituti di credito, e dunque anche gli ex amministratori di Banca Etruria, Cassa di risparmio di Chieti, Banca delle Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e Monte dei Paschi di Siena, non è stato poi inserito dal Governo nel testo sul quale ha posto la fiducia;

            lo stesso presidente della V Commissione (Bilancio, tesoro e programmazione) della Camera, Boccia (PD), ha definito "incomprensibile e politicamente ingiustificabile non aver colto il lavoro eccellente fatto da Sanga", il relatore;

            l'emendamento Sanga conteneva, inoltre, norme a favore degli ex azionisti e ampliava i criteri per il rimborso agli obbligazionisti subordinati delle banche venete. Concedeva, infatti, l'accesso agli indennizzi a tutti quelli che avevano comprato i bond fino al 1° febbraio 2016, e non più entro giugno 2014,

                    impegna il Governo:

            1) a favorire l'adozione tempestiva, e comunque prima dell'avvio della sessione di bilancio, di una normativa sulla responsabilità degli amministratori delle banche fallite che recepisca i contenuti illustrati nelle premesse, sia per la parte che prevede l'esercizio di responsabilità ai sensi dell'articolo 2394-bis del codice civile, consentendo ai giudici, qualora accogliessero la domanda nei confronti degli amministratori delle banche, di condannare sempre questi ultimi all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, all'interdizione perpetua dall'esercizio delle professioni, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e all'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, sia per la parte che consente di ampliare la platea dei risparmiatori beneficiari di ristoro;

            2) a favorire il posticipo, dunque, per accedere al beneficio del ristoro, del termine di sottoscrizione o di acquisto degli strumenti finanziari di debito subordinato alla data del 1° febbraio 2016;

            3) ad attivarsi per riferire l'applicabilità delle norme richiamate a tutte le procedure di amministrazione coatta, a far data dal recepimento nel nostro ordinamento legislativo della direttiva 2014/59/UE (BRRD, Bank recovery and resolution directive) mediante i decreti attuativi (decreti legislativi n. 180 e n. 181 del 2015).

(1-00815) (13 luglio 2017)

STEFANI, TOSATO, CENTINAIO, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STUCCHI, VOLPI. -

            Il Senato,

                    premesso che:

            la situazione di dissesto di Banca popolare di Vicenza e Veneto banca è stata nota per diversi anni, tanto che il Gruppo della Lega ha continuamente richiesto un intervento statale che tutelasse i risparmiatori e, in particolare, i soci azionisti. Questi ultimi, infatti, essendo originariamente soci (perché i due istituti erano banche popolari che sono state costrette a trasformarsi in società per azioni ai sensi del decreto-legge n. 3 del 2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 33 del 2015) e non azionisti professionisti, sono sicuramente meritevoli di una protezione diversa, e privilegiata, rispetto agli speculatori istituzionali, la cui regola è solo quella del profitto;

            si tenga costantemente presente che, anche in questo, come in altri casi italiani, a causa delle regole di condotta delle due banche, i titoli azionari e subordinati sono stati venduti anche a piccoli risparmiatori, veramente inconsapevoli dei rischi connessi alle operazioni di investimento loro proposte;

            il decreto-legge n. 99 del 2017, recante disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca popolare di Vicenza SpA e di Veneto banca SpA, introduce disposizioni urgenti per facilitare la liquidazione coatta amministrativa dei due istituti veneti, al fine di garantire la continuità delle due imprese bancarie, ma presenta diverse criticità;

            quelle più rilevanti riguardano la disparità riservate ai risparmiatori subordinati delle due banche, che avranno un trattamento diverso rispetto a quello stabilito per i detentori di titoli subordinati di Monte dei Paschi di Siena, i quali, invece di espletare complicate procedure arbitrali o richiedere istanza di indennizzo forfettario all'80 per cento, hanno potuto usufruire della conversione dei propri bond subordinati in azioni riacquistate dal Ministero dell'economia e delle finanze. Anche se in base alla rischiosità dei titoli da loro acquistati non tutti avranno il 100 per cento del rimborso, in ogni caso, la maggior parte sarà ristorata interamente, e senza complicazioni burocratiche;

            al contrario, l'articolo 6 di decreto-legge n. 99 prevede di applicare, per i detentori di titoli subordinati delle banche che siano investitori al dettaglio, i complicati meccanismi di "ristoro forfettario" o di "procedura arbitrale", analoghi a quelli stabiliti dal decreto-legge n. 59 del 2016 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 119 del 2016) per i 4 istituti posti in risoluzione nel novembre 2015 (Cassa di risparmio della provincia di Chieti, Banca Etruria, Banca Marche e Cassa di risparmio di Genova) e dalla legge di stabilità per il 2016 (legge n. 208 del 2015), che ha istituito il fondo di solidarietà;

            in particolare, l'articolo riserva tali misure di ristoro solo agli investitori non istituzionali che, al momento dell'avvio della liquidazione coatta amministrativa, detenevano strumenti finanziari di debito subordinato emessi dalle banche poste in liquidazione sottoscritti, o acquistati, entro la data del 12 giugno 2014, data della pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell'Unione europea della direttiva 2014/59/UE (cosiddetta direttiva BRRD, Bank recovery and resolution directive), esclusivamente nell'ambito di un rapporto negoziale diretto con le medesime banche emittenti;

            il Governo, inoltre, in sede di discussione alla Camera del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 99 del 2016 (AC 4565), non ha accolto le proposte di modifica parlamentari finalizzate ad attenuare simili disparità e a rendere meno onerosa la partecipazione dei piccoli risparmiatori al salvataggio delle due banche;

            l'intervento sugli istituti veneti, come tutti gli interventi governativi attuati nel recente passato, dalla riforma delle banche popolari, a quella delle banche cooperative, dalla sottoposizione a risoluzione delle 4 banche Cassa di risparmio di Ferrara, Banca Etruria, Banca Marche e Cassa di risparmio di Chieti, all'intervento su Monte dei Paschi di Siena, si è reso necessario, in parte, a causa della crisi finanziaria che ha causato un numero pericoloso di sofferenze bancarie nel nostro sistema bancario. Dall'altro lato, però, la responsabilità dell'attuale situazione è anche largamente imputabile alla gestione negligente di alcuni vertici che, nell'impunità e nell'irresponsabilità totale, hanno contribuito ad aggravare la situazione patrimoniale delle banche da loro gestite, consapevoli che poi i rischi sarebbero ricaduti sui risparmiatori, non risparmiando neanche le fasce più deboli;

            in questo ambito si rende quindi necessario inasprire le sanzioni penali per i tutti i reati commessi nello specifico settore bancario, al fine di aumentare l'accountability della dirigenza;

            precedentemente alla sottoposizione a tale procedura, le due banche, nell'estremo tentativo di sanare la propria situazione patrimoniale, hanno concordato, mediante offerte pubbliche, accordi transattivi con gli azionisti i quali, in cambio della rinuncia ad agire in giudizio, hanno ricevuto un esiguo indennizzo (il valore delle azioni della Popolare di Vicenza è passato da 62,5 euro a 9 euro, creando una maxi minusvalenza);

            nella procedura di liquidazione, mediante revocatoria, potrebbero essere aggrediti anche tali indennizzi, con considerevole aggravamento del pregiudizio già imposto a questi risparmiatori;

            inoltre, la direzione regionale del Veneto dell'Agenzia delle entrate, mediante circolare, ha già reso noto che gli indennizzi ricevuti non sono esenti dall'imponibilità ai fini IRPEF, in qualità di reddito diverso di cui all'articolo 67, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986,

                    impegna il Governo:

            1) a favorire l'adozione di norme più stringenti per l'accertamento delle responsabilità dei dissesti patrimoniali bancari imputabili alla dirigenza, al fine di sanzionare quest'ultima con pesanti pene pecuniarie di natura amministrativa, di introdurre il divieto assoluto di ricoprire qualsiasi tipo di ruolo dirigenziale negli istituti di credito per coloro che si sono resi responsabili della cattiva gestione e di aumentare le sanzioni penali nel caso specifico in cui, a causa della mala gestio, si verifichino perdite dell'istituto bancario tali da coinvolgere un elevato numero di risparmiatori appartenenti alla clientela retail, e in particolare:

            a) ad adottare ulteriori iniziative legislative, anche con normative emergenziali, al fine di inasprire le pene detentive nel minimo, in modo che detta pena non sia inferiore a 5 anni di reclusione (adeguando, nel caso, la pena massima) per i reati commessi nell'esercizio della funzione dirigenziale bancaria e, nello specifico: per il reato di truffa di cui all'articolo 640 del codice penale; per il reato di aggiotaggio di cui all'articolo 501 del codice penale; per il reato di false comunicazioni che provocano una diminuzione patrimoniale per i soci o i creditori di cui all'articolo 2621 del codice civile; per il reato di ostacolo all'esercizio di funzione della vigilanza da parte di pubbliche autorità di cui all'articolo 2638 del codice civile;

            b) a favorire la previsione in base alla quale, qualora i commissari liquidatori esercitino l'azione di responsabilità ai sensi dell'articolo 2394-bis del codice civile, la sanzione nei confronti degli amministratori delle banche preveda anche l'interdizione perpetua dall'esercizio delle professioni, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione;

            c) a prevedere ulteriori iniziative legislative al fine di ricomprendere in modo certo, quali soggetti imputabili del reato di bancarotta fraudolenta, anche i dirigenti o comunque coloro che hanno svolto funzioni apicali, anche di fatto, all'interno degli istituti bancari;

            2) ad aumentare la platea dei risparmiatori subordinati ammessi alle procedure di ristoro previste dalla legge di stabilità per il 2016, in modo da rendere meno oneroso per i risparmiatori retail il concorso alla liquidazione delle due banche, ricomprendendo anche coloro che hanno acquistato i titoli subordinati da intermediari finanziari diversi dalle banche emittenti venete, quali, ad esempio, i promotori finanziari;

            3) ad aumentare la platea dei risparmiatori subordinati ammessi alle procedure di ristoro previste dalla legge di stabilità per il 2016, in modo da rendere meno oneroso per i risparmiatori retail il concorso alla liquidazione delle due banche, estendendo oltre il 12 giugno 2014 la data entro la quale i titoli subordinati devono esser stati acquistati come condizione per accedere al fondo, posticipandola, almeno, alla data dell'entrata in vigore della normativa del bail-in prevista dai decreti legislativi n. 180 e 181 del 2015 di recepimento della direttiva BRRD;

            4) considerato l'importo dell'indennizzo ricevuto dai soci ai sensi delle offerte pubbliche, a favorire l'adozione di adeguate misure legislative al fine di introdurre una deroga temporanea alla normativa in tema di imposte stabilita dal testo unico delle imposte sui redditi, in modo da escludere tali esigui indennizzi dall'imposizione fiscale e di prevedere la possibilità di utilizzare le minusvalenze di natura finanziaria realizzate in seguito alla cessione delle medesime azioni in compensazione di eventuali plusvalenze su altri titoli;

            5) ad adottare le opportune iniziative legislative al fine di introdurre, durante l'espletamento delle procedure di liquidazione, le adeguate misure di protezione delle somme ricevute dagli azionisti a titolo di indennizzo a seguito degli accordi transattivi, evitando che queste possano essere oggetto di azione revocatoria da parte dei commissari liquidatori.

(1-00816) (testo 2) (19 settembre 2017)

GUERRA, FORNARO, PEGORER, BATTISTA, CAMPANELLA, CASSON, CORSINI, DIRINDIN, GATTI, GOTOR, GRANAIOLA, LO MORO, MIGLIAVACCA, RICCHIUTI, SONEGO. -

            Il Senato,

                    premesso che:

            durante l'iter di conversione, presso la Camera dei deputati, del decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99, recante "Disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.A. e di Veneto Banca S.p.A.", il relatore del provvedimento presso la VI Commissione permanente (Finanze) aveva accolto in un maxi-emendamento, inizialmente con l'accordo del Ministero dell'economia e delle finanze, la proposta secondo la quale, in caso di esercizio dell'azione di responsabilità nei confronti di amministratori di banche, ai sensi dell'articolo 2394-bis del codice civile, si sarebbero applicate nei confronti dei suddetti amministratori pene accessorie, quali l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, l'interdizione perpetua dall'esercizio delle professioni, nonché dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, oltre all'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione;

            nello stesso emendamento, erano altresì previste norme atte ad ampliare la platea degli obbligazionisti con diritto di rimborso, in particolare stabilendo il termine di acquisto dei titoli dalle banche venete al 1° febbraio 2016, anziché al 12 giugno 2014, così da comprendere anche i milioni di bond emessi nel 2015;

            successivamente, secondo quanto risulta ai proponenti, un improvviso ripensamento del Ministero dell'economia ha tolto al relatore l'appoggio del Governo, vanificandone il lavoro e, soprattutto, frustrando le legittime aspettative della pubblica opinione e dei risparmiatori, che, di fronte a comportamenti di elevato disvalore sociale, si aspettano adeguata assunzione di responsabilità da parte degli amministratori di banche fallite o comunque sottoposte a procedura di commissariamento e liquidazione,

                    impegna il Governo:

            1) a favorire l'adozione tempestiva di una normativa sulla responsabilità degli amministratori delle banche fallite, che recepisca i contenuti indicati nelle premesse, promuovendo, quindi, l'adozione di adeguate misure affinché, ove venga esercitata l'azione di responsabilità, ai sensi dell'articolo 2394-bis del codice civile, e risulti accertata l'esistenza dei requisiti per l'accoglimento della domanda nei confronti degli amministratori delle banche, i giudici siano nella condizione di condannare sempre detti amministratori all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, dall'esercizio delle professioni, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese ovvero a stabilire l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione;

            2) ad adottare le necessarie iniziative volte ad ampliare la platea degli obbligazionisti beneficiari di ristoro, prevedendo che abbiano diritto all'indennizzo tutti coloro che hanno acquistato bond dalla Banca popolare di Vicenza e da Veneto banca al 1° febbraio 2016, non più quindi al 12 giugno 2014, rappresentando questa una misura di equità tesa ad assicurare ai risparmiatori degli istituti bancari falliti, dopo il febbraio 2016, le stesse garanzie già accordate agli obbligazionisti di Banca Etruria, Banca delle Marche, Cassa di risparmio di Chieti e Cassa di risparmio di Ferrara.

(1-00830) (19 settembre 2017)

ZANDA, BIANCONI, ZELLER, Mauro Maria MARINO, TONINI, Gianluca ROSSI, SANTINI, GUERRIERI PALEOTTI, RUSSO. -

            Il Senato,

                    premesso che:

            con il decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2017, n. 121, è stato compiuto un ulteriore decisivo passo verso la completa stabilizzazione del sistema bancario italiano;

            tale intervento fa seguito alle misure adottate per la risoluzione di 4 banche e la ricapitalizzazione preventiva del Monte dei Paschi di Siena;

            il sistema bancario italiano ha subito nell'arco di un decennio le conseguenze, prima della crisi finanziaria del 2007-2010, (con minori effetti rispetto alle banche di altri Paesi), successivamente di quella del debito sovrano (in ragione dell'esposizione delle banche italiane verso il Paese, per l'ingente volume di titoli di Stato detenuti) e poi della crisi dell'economia italiana nel suo complesso, che ha inciso pesantemente sui bilanci bancari con l'accumularsi di crediti deteriorati;

            nello stesso tempo, per le banche oggetto di interventi pubblici sono emersi, altresì, pesanti responsabilità nella gestione del credito, con affidamenti rispondenti a logiche relazionali e non di merito di credito e di allocazione di titoli in contrasto con la disciplina di trasparenza e tutela del risparmio;

            considerato inoltre che:

            è stata varata l'Unione bancaria europea, e cioè un meccanismo unico di vigilanza, un meccanismo unico di risoluzione, senza l'impiego di risorse pubbliche;

            a partire dal 1° agosto 2013 gli indirizzi più restrittivi dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato nel settore finanziario hanno limitato gli spazi di manovra, compresi quelli svolti fino ad allora dal Fondo interbancario di tutela dei depositanti;

            dalla fine del 2015 l'Italia ha sperimentato, in accordo con le autorità europee, tre diverse opzioni di intervento in materia bancaria: risoluzione preceduta dal burden sharing dei creditori subordinati, vendita degli enti ponte, ristoro nella forma più ampia permessa dei detentori non professionali di titoli subordinati, vittime di misselling, da parte del sistema bancario tramite il Fondo interbancario di tutela dei depositanti; liquidazione coatta amministrativa con cessione di talune attività e passività ad un soggetto terzo, assistita da risorse pubbliche e ristoro in forma e a condizioni analoghe al caso citato; ricapitalizzazione precauzionale con continuità aziendale e ristoro tramite assegnazione di titoli a rischio contenuto dei detentori di titoli non professionali di titoli subordinati, vittime di misselling;

            è in corso un'ampia disamina delle proposte di modifica delle disposizioni relative alla gestione delle crisi bancarie in ambito europeo, relativa alla direttiva sulla risoluzione degli enti creditizi e quella sui requisiti patrimoniali, con un lavoro cui la 6ª Commissione permanente (Finanze e Tesoro) del Senato sta partecipando con la definizione di risoluzioni e atti in fase ascendente, sulle quali la Commissione stessa aveva ipotizzato un pronunciamento dell'Assemblea;

            visto inoltre che, anche in base alle risultanze delle indagini conoscitive condotte dalla Commissione Finanze del Senato, la gestione del credito, anche nelle banche venete, presentava irregolarità e scarsa valutazione del rischio di credito; che lo status di banca popolare, nello specifico, era stato utilizzato per adottare comportamenti, che andavano nel senso della scarsa trasparenza e della irresponsabilità dei gruppi dirigenti, percepiti come inamovibili; che la crisi economica del territorio non poteva non riflettersi sui bilanci delle banche; che i tentativi del management di tenere a galla la banca aveva dato vita a pesanti pressioni su correntisti e affidatari per l'acquisto di azioni per valori che sono poi crollati in pochi mesi;

            atteso infine che:

            la Commissione di inchiesta sul sistema bancario italiano potrà costituire il luogo e lo strumento di ulteriori approfondimenti e discussioni sulle criticità più importanti del sistema nel suo complesso;

            a normativa vigente, esiste un problema di percezione nell'opinione pubblica di sostanziale mancanza di incisività in termini di sanzioni dei comportamenti irregolari, illeciti o fraudolenti degli amministratori;

            nonostante le misure di ristoro anche nei confronti dei detentori di obbligazioni (strumenti finanziari diversi dalle azioni, ma comunque con carattere di investimento di rischio e ben diversi dai depositi) resta l'esigenza di ricostruire un saldo rapporto di fiducia con le banche,

                    impegna il Governo:

            1) a favorire in tempi rapidi una ricognizione del complesso delle norme sanzionatorie, sia di rango penale che amministrativo, al fine di verificarne l'adeguatezza, tenendo conto del quadro normativo dell'Unione europea in materia, compresa, per quanto riguarda le banche benficiarie di aiuti di Stato, la Banking Communication del 2013;

            2) a verificare l'opportunità di introdurre misure finalizzate a collegare, nei casi di banche sottoposte ad amministrazione straordinaria, l'esercizio dell'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori all'irrogazione di sanzioni nei loro confronti per condotte illecite e fraudolente;

            3) ad assumere iniziative, con il coinvolgimento delle autorità nazionali di vigilanza, per garantire la corretta applicazione, da parte di tutti soggetti abilitati a prestare servizi di investimento, delle regole finalizzate ad impedire il collocamento degli strumenti finanziari più rischiosi presso clienti al dettaglio non in grado di comprenderne l'effettivo rischio, e al contempo a rafforzare le sanzioni per il mancato rispetto di tali regole;

            4) ad avviare iniziative per la promozione e l'effettiva diffusione dell'educazione finanziaria allo scopo di aumentare la conoscenza da parte dei cittadini degli strumenti e dei servizi finanziari immessi sul mercato, nonché la loro capacità di valutazione dei profili di rischio associati alle diverse tipologie di prodotti offerti;

            5) a istituire, in accordo con le istituzioni dell'Unione europea e nel rispetto del quadro normativo dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato, un veicolo speciale per assistere le banche nell'opera di pulizia dei bilanci, in grado di creare un mercato dei crediti deteriorati, il cui smobilizzo ordinato, nel medio periodo, costituisce la strada maestra per restituire risorse all'economia reale e ridare capacità di credito alle banche.

(1-00831) (19 settembre 2017)

BARANI, MILO, COMPAGNONE, SCAVONE, Eva LONGO, LANGELLA, D'ANNA, PAGNONCELLI. -             Il Senato,

                    premesso che:

            in data 27 luglio 2017 il Senato ha approvato definitivamente e senza modificazioni il decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2017, n. 121, recante disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza SpA e di Veneto Banca SpA, su cui il Governo ha posto la questione di fiducia;

            precedentemente, nel corso dell'esame di detto provvedimento alla Camera dei deputati, il relatore aveva presentato una proposta emendativa, in base alla quale si sarebbe disciplinato un inasprimento delle sanzioni attualmente previste circa l'esercizio dell'azione di responsabilità, ai sensi dell'art. 2394-bis del codice civile, oltre che l'ampliamento della platea degli obbligazionisti cui estendere i benefici previsti dal fondo di solidarietà, rimodulando il termine di acquisto dei titoli dal 12 giugno 2014 al 1° febbraio 2016;

            preso atto della contrarietà del Governo all'emendamento citato, il relatore procedeva al ritiro dello stesso e il disegno di legge di conversione del decreto veniva approvato sottoponendo all'Aula, anche in quest'occasione chiamata a esprimere la fiducia al Governo, un maxiemendamento, privo di tali proposte modificative;

            la circostanza ha sollevato un certo clamore politico, anche all'interno della stessa maggioranza di Governo pronta ad avallare l'emendamento del relatore, poi ritirato;

            con la fiducia posta al Senato sul testo licenziato dalla Camera dei deputati non vi è stata possibilità alcuna da parte dell'Assemblea di Palazzo Madama di intervenire a modificare il testo del provvedimento rispetto alle linee decretate dal Governo,

                    impegna il Governo:

            1) a promuovere, nel primo provvedimento attinente alla materia, una normativa atta a delineare con chiarezza i comportamenti e le responsabilità in capo agli amministratori delle banche fallite o in fallimento;

            2) a fare tutto quanto nelle proprie possibilità per garantire i risparmiatori degli istituti bancari falliti dopo il 1° febbraio 2016, al pari di quanto previsto per i beneficiari dei titoli al 12 giugno 2014;

            3) a rendere meno oneroso possibile per i risparmiatori la partecipazione ai processi di liquidazione degli istituti di credito in fallimento .

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Airola, Albertini, Amati, Anitori, Bernini, Bubbico, Cattaneo, Chiavaroli, Della Vedova, De Poli, D'Onghia, Endrizzi, Formigoni, Gentile, Ginetti, Mangili, Marino Luigi, Micheloni, Monti, Mucchetti, Nencini, Olivero, Pepe, Piano, Pizzetti, Rubbia, Santangelo, Turano, Valentini e Zin.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Casini, Sangalli e Stucchi, per attività della 3a Commissione permanente; Latorre, per attività della 4a Commissione permanente; Casson, Crimi, Esposito Giuseppe, Marton e Romani Paolo, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Puglisi, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere; Lanzillotta, per partecipare ad un incontro internazionale; Fazzone, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Amoruso, per attività dell'Unione Interparlamentare.

Commissioni permanenti, approvazione di documenti

La 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), nella seduta del 13 settembre 2017, ha approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla problematica del regolare svolgimento dell'attività di pesca in acqua dolce in Italia (Doc. XXIV, n. 82).

Il predetto documento è stato inviato al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatore Calderoli Roberto

Disposizoni volte a contrastare la diffusione dei reati di violenza sessuale introducendo il trattamento farmacologico di blocco androgenico e la castrazione chirurgica (2901)

(presentato in data 14/09/2017).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ministro aff. esteri e coop.

Ministro ambiente

Ministro economia e finanze

Presidente del Consiglio dei ministri

Ministro politiche agricole

Ministro salute

Ministro sviluppo economico

Ministro istruz., univ., ric.

Ratifica ed esecuzione della Convenzione di Minamata sul mercurio, con annessi, fatta a Kumamoto il 10 ottobre 2013 (2896)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 15/09/2017).

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 15 settembre 2017, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 8, commi 1, lettera f), 5 e 6, della legge 7 agosto 2015, n. 124 - lo schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 4 agosto 2016, n. 169, concernente le Autorità portuali di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84 (n. 455).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 15 settembre 2017 - alla 8a Commissione permanente e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla 5a Commissione permanente, che esprimeranno i propri pareri entro il termine del 14 novembre 2017. La 1a Commissione potrà formulare le proprie osservazioni alla 8a Commissione entro il 25 ottobre 2017.

L'atto è stato altresì deferito, in data 15 settembre 2017, dal Presidente della Camera dei deputati - d'intesa con il Presidente del Senato - alla Commissione parlamentare per la semplificazione, che dovrà esprimere il proprio parere entro il medesimo termine del 14 novembre 2017.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 15 settembre 2017, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 5 della legge 12 agosto 2016, n. 170 - lo schema di decreto legislativo recante disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, e adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del medesimo regolamento (UE) n. 1169/2011 e della direttiva 2011/91/UE (n. 456).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 16 settembre 2017 - alla 9a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 26 ottobre 2017. Le Commissioni 1a, 2a, 5a, 12a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 16 ottobre 2017.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 15 settembre 2017, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 7 della legge 12 agosto 2016, n. 170 - lo schema di decreto legislativo per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della normativa europea ai fini del riordino e della semplificazione delle procedure di autorizzazione all'esportazione di prodotti e di tecnologie a duplice uso e dell'applicazione delle sanzioni in materia di embarghi commerciali, nonché per ogni tipologia di operazione di esportazione di materiali proliferanti (n. 457).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 16 settembre 2017 - alla 10a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 26 ottobre 2017. Le Commissioni 1a, 2a, 3a, 4a, 5a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 16 ottobre 2017.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 15 settembre 2017, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 11 e 12 della legge 12 agosto 2016, n. 170 - lo schema di decreto legislativo recante recepimento della direttiva 2015/2366 relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, che modifica le direttive 2002/65/CE, 2009/110/CE e 2013/36/UE e il regolamento (UE) n. 1093/2010, e abroga la direttiva 2007/64/CE, nonché adeguamento delle disposizioni interne al regolamento (UE) n. 751/2015 relativo alle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento basate su carta (n. 458).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 16 settembre 2017 - alla 6a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 26 ottobre 2017. Le Commissioni 1a, 5a, 10a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 16 ottobre 2017.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 15 settembre 2017, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 8 della legge 12 agosto 2016, n. 170 - lo schema di decreto legislativo per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 1025/2012 sulla normazione europea e della direttiva (UE) 2015/1535 che prevede una procedura d'informazione nel settore delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell'informazione (n. 459).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 16 settembre 2017 - alla 10a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 26 ottobre 2017. Le Commissioni 1a, 5a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 16 ottobre 2017.

Governo, trasmissione di atti

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 13 settembre 2017, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 25 febbraio 1999, n. 66, le relazioni d'inchiesta relative agli incidenti occorsi all'aeromobile Eurocopter AS350 B3 marche di identificazione I-CMCM, in località Cima di Zocca di Valmasino (SO), in data 31 luglio 2015 e all'aeromobile Diamond DA 20-C1 marche di identificazione OE-ADH, in prossimità dell'aeroporto di Marina di Campo (LI), in data 22 settembre 2014.

La predetta documentazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Atto n. 1078).

Con lettere in data 8 settembre 2017 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali Morlupo (Roma); Bema (Sondrio) e Maddaloni (Caserta).

Consiglio di Stato, trasmissione di atti

Il Presidente del Consiglio di Stato, con lettera in data 5 settembre 2017, ha inviato, ai sensi dell'articolo 20 della legge 21 luglio 2000, n. 205, il conto finanziario, per l'anno 2016, della Giustizia amministrativa, approvato dal Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa nella seduta del 7 luglio 2017.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 1079).

Mozioni, apposizione di nuove firme

I senatori Borioli, Manassero, Moscardelli, Vattuone, Bencini, Gambaro, Orellana e Uras hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00793 della senatrice Favero ed altri.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Uras ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-08006 della senatrice Bencini ed altri.

I senatori Laniece, Corsini, Amidei, Gambaro, Molinari e Ricchiuti hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-08057 della senatrice Bignami ed altri.

Mozioni, nuovo testo

La mozione 1-00814, della senatrice De Petris ed altri, pubblicata il 13 luglio 2017, deve intendersi riformulata come segue:

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO, MASTRANGELI - Il Senato,

premesso che:

con il decreto-legge n. 99 del 2017, all'esame della Camera dei deputati, a giudizio dei proponenti, il Governo ha accollato ancora una volta alla collettività tutti i costi dell'operazione di salvataggio di istituti di credito, regalando le due banche venete "ripulite" delle loro sofferenze a Intesa Sanpaolo, senza che siano state previste sanzioni particolari nei confronti degli amministratori responsabili dei fallimenti bancari;

il relatore del provvedimento alla Camera dei deputati aveva comunque presentato un emendamento che aggiungeva l'articolo 1-bis (1.01, Misure di ristoro ed altre misure) nel quale, tra le altre modifiche, proponeva che, ove i commissari liquidatori esercitassero l'azione di responsabilità ai sensi dell'articolo 2394-bis del codice civile, il giudice, qualora accogliesse la domanda nei confronti degli amministratori delle banche, condannasse sempre questi ultimi all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, all'interdizione perpetua dall'esercizio delle professioni, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e all'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione;

questo emendamento, che riguardava tutti gli istituti di credito, e dunque anche gli ex amministratori di Banca Etruria, Cassa di risparmio di Chieti, Banca delle Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e Monte dei Paschi di Siena, non è stato poi inserito dal Governo nel testo sul quale ha posto la fiducia;

lo stesso presidente della V Commissione (Bilancio, tesoro e programmazione) della Camera, Boccia (PD), ha definito "incomprensibile e politicamente ingiustificabile non aver colto il lavoro eccellente fatto da Sanga", il relatore;

l'emendamento Sanga conteneva, inoltre, norme a favore degli ex azionisti e ampliava i criteri per il rimborso agli obbligazionisti subordinati delle banche venete. Concedeva, infatti, l'accesso agli indennizzi a tutti quelli che avevano comprato i bond fino al 1° febbraio 2016, e non più entro giugno 2014,

impegna il Governo:

1) a favorire l'adozione tempestiva, e comunque prima dell'avvio della sessione di bilancio, di una normativa sulla responsabilità degli amministratori delle banche fallite che recepisca i contenuti illustrati nelle premesse, sia per la parte che prevede l'esercizio di responsabilità ai sensi dell'articolo 2394-bis del codice civile, consentendo ai giudici, qualora accogliessero la domanda nei confronti degli amministratori delle banche, di condannare sempre questi ultimi all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, all'interdizione perpetua dall'esercizio delle professioni, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e all'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, sia per la parte che consente di ampliare la platea dei risparmiatori beneficiari di ristoro;

2) a favorire il posticipo, dunque, per accedere al beneficio del ristoro, del termine di sottoscrizione o di acquisto degli strumenti finanziari di debito subordinato alla data del 1° febbraio 2016;

3) ad attivarsi per riferire l'applicabilità delle norme richiamate a tutte le procedure di amministrazione coatta, a far data dal recepimento nel nostro ordinamento legislativo della direttiva 2014/59/UE (BRRD, Bank recovery and resolution directive) mediante i decreti attuativi (decreti legislativi n. 180 e n. 181 del 2015).

(1-00814) (Testo 2)


La mozione 1-00816, della senatrice Guerra ed altri, pubblicata il 18 luglio 2017, deve intendersi riformulata come segue:

GUERRA, FORNARO, PEGORER, BATTISTA, CAMPANELLA, CASSON, CORSINI, DIRINDIN, GATTI, GOTOR, GRANAIOLA, LO MORO, MIGLIAVACCA, RICCHIUTI, SONEGO - Il Senato,

premesso che:

durante l'iter di conversione, presso la Camera dei deputati, del decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99, recante "Disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.A. e di Veneto Banca S.p.A.", il relatore del provvedimento presso la VI Commissione permanente (Finanze) aveva accolto in un maxi-emendamento, inizialmente con l'accordo del Ministero dell'economia e delle finanze, la proposta secondo la quale, in caso di esercizio dell'azione di responsabilità nei confronti di amministratori di banche, ai sensi dell'articolo 2394-bis del codice civile, si sarebbero applicate nei confronti dei suddetti amministratori pene accessorie, quali l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, l'interdizione perpetua dall'esercizio delle professioni, nonché dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, oltre all'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione;

nello stesso emendamento, erano altresì previste norme atte ad ampliare la platea degli obbligazionisti con diritto di rimborso, in particolare stabilendo il termine di acquisto dei titoli dalle banche venete al 1° febbraio 2016, anziché al 12 giugno 2014, così da comprendere anche i milioni di bond emessi nel 2015;

successivamente, secondo quanto risulta ai proponenti, un improvviso ripensamento del Ministero dell'economia ha tolto al relatore l'appoggio del Governo, vanificandone il lavoro e, soprattutto, frustrando le legittime aspettative della pubblica opinione e dei risparmiatori, che, di fronte a comportamenti di elevato disvalore sociale, si aspettano adeguata assunzione di responsabilità da parte degli amministratori di banche fallite o comunque sottoposte a procedura di commissariamento e liquidazione,

impegna il Governo:

1) a favorire l'adozione tempestiva di una normativa sulla responsabilità degli amministratori delle banche fallite, che recepisca i contenuti indicati nelle premesse, promuovendo, quindi, l'adozione di adeguate misure affinché, ove venga esercitata l'azione di responsabilità, ai sensi dell'articolo 2394-bis del codice civile, e risulti accertata l'esistenza dei requisiti per l'accoglimento della domanda nei confronti degli amministratori delle banche, i giudici siano nella condizione di condannare sempre detti amministratori all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, dall'esercizio delle professioni, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese ovvero a stabilire l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione;

2) ad adottare le necessarie iniziative volte ad ampliare la platea degli obbligazionisti beneficiari di ristoro, prevedendo che abbiano diritto all'indennizzo tutti coloro che hanno acquistato bond dalla Banca popolare di Vicenza e da Veneto banca al 1° febbraio 2016, non più quindi al 12 giugno 2014, rappresentando questa una misura di equità tesa ad assicurare ai risparmiatori degli istituti bancari falliti, dopo il febbraio 2016, le stesse garanzie già accordate agli obbligazionisti di Banca Etruria, Banca delle Marche, Cassa di risparmio di Chieti e Cassa di risparmio di Ferrara.

(1-00816) (Testo 2)

Mozioni

ZANDA, BIANCONI, ZELLER, Mauro Maria MARINO, TONINI, Gianluca ROSSI, SANTINI, GUERRIERI PALEOTTI, RUSSO - Il Senato,

premesso che:

con il decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2017, n. 121, è stato compiuto un ulteriore decisivo passo verso la completa stabilizzazione del sistema bancario italiano;

tale intervento fa seguito alle misure adottate per la risoluzione di 4 banche e la ricapitalizzazione preventiva del Monte dei Paschi di Siena;

il sistema bancario italiano ha subito nell'arco di un decennio le conseguenze, prima della crisi finanziaria del 2007-2010, (con minori effetti rispetto alle banche di altri Paesi), successivamente di quella del debito sovrano (in ragione dell'esposizione delle banche italiane verso il Paese, per l'ingente volume di titoli di Stato detenuti) e poi della crisi dell'economia italiana nel suo complesso, che ha inciso pesantemente sui bilanci bancari con l'accumularsi di crediti deteriorati;

nello stesso tempo, per le banche oggetto di interventi pubblici sono emersi, altresì, pesanti responsabilità nella gestione del credito, con affidamenti rispondenti a logiche relazionali e non di merito di credito e di allocazione di titoli in contrasto con la disciplina di trasparenza e tutela del risparmio;

considerato inoltre che:

è stata varata l'Unione bancaria europea, e cioè un meccanismo unico di vigilanza, un meccanismo unico di risoluzione, senza l'impiego di risorse pubbliche;

a partire dal 1° agosto 2013 gli indirizzi più restrittivi dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato nel settore finanziario hanno limitato gli spazi di manovra, compresi quelli svolti fino ad allora dal Fondo interbancario di tutela dei depositanti;

dalla fine del 2015 l'Italia ha sperimentato, in accordo con le autorità europee, tre diverse opzioni di intervento in materia bancaria: risoluzione preceduta dal burden sharing dei creditori subordinati, vendita degli enti ponte, ristoro nella forma più ampia permessa dei detentori non professionali di titoli subordinati, vittime di misselling, da parte del sistema bancario tramite il Fondo interbancario di tutela dei depositanti; liquidazione coatta amministrativa con cessione di talune attività e passività ad un soggetto terzo, assistita da risorse pubbliche e ristoro in forma e a condizioni analoghe al caso citato; ricapitalizzazione precauzionale con continuità aziendale e ristoro tramite assegnazione di titoli a rischio contenuto dei detentori di titoli non professionali di titoli subordinati, vittime di misselling;

è in corso un'ampia disamina delle proposte di modifica delle disposizioni relative alla gestione delle crisi bancarie in ambito europeo, relativa alla direttiva sulla risoluzione degli enti creditizi e quella sui requisiti patrimoniali, con un lavoro cui la 6ª Commissione permanente (Finanze e Tesoro) del Senato sta partecipando con la definizione di risoluzioni e atti in fase ascendente, sulle quali la Commissione stessa aveva ipotizzato un pronunciamento dell'Assemblea;

visto inoltre che, anche in base alle risultanze delle indagini conoscitive condotte dalla Commissione Finanze del Senato, la gestione del credito, anche nelle banche venete, presentava irregolarità e scarsa valutazione del rischio di credito; che lo status di banca popolare, nello specifico, era stato utilizzato per adottare comportamenti, che andavano nel senso della scarsa trasparenza e della irresponsabilità dei gruppi dirigenti, percepiti come inamovibili; che la crisi economica del territorio non poteva non riflettersi sui bilanci delle banche; che i tentativi del management di tenere a galla la banca aveva dato vita a pesanti pressioni su correntisti e affidatari per l'acquisto di azioni per valori che sono poi crollati in pochi mesi;

atteso infine che:

la Commissione di inchiesta sul sistema bancario italiano potrà costituire il luogo e lo strumento di ulteriori approfondimenti e discussioni sulle criticità più importanti del sistema nel suo complesso;

a normativa vigente, esiste un problema di percezione nell'opinione pubblica di sostanziale mancanza di incisività in termini di sanzioni dei comportamenti irregolari, illeciti o fraudolenti degli amministratori;

nonostante le misure di ristoro anche nei confronti dei detentori di obbligazioni (strumenti finanziari diversi dalle azioni, ma comunque con carattere di investimento di rischio e ben diversi dai depositi) resta l'esigenza di ricostruire un saldo rapporto di fiducia con le banche,

impegna il Governo:

1) a favorire in tempi rapidi una ricognizione del complesso delle norme sanzionatorie, sia di rango penale che amministrativo, al fine di verificarne l'adeguatezza, tenendo conto del quadro normativo dell'Unione europea in materia, compresa, per quanto riguarda le banche benficiarie di aiuti di Stato, la Banking Communication del 2013;

2) a verificare l'opportunità di introdurre misure finalizzate a collegare, nei casi di banche sottoposte ad amministrazione straordinaria, l'esercizio dell'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori all'irrogazione di sanzioni nei loro confronti per condotte illecite e fraudolente;

3) ad assumere iniziative, con il coinvolgimento delle autorità nazionali di vigilanza, per garantire la corretta applicazione, da parte di tutti soggetti abilitati a prestare servizi di investimento, delle regole finalizzate ad impedire il collocamento degli strumenti finanziari più rischiosi presso clienti al dettaglio non in grado di comprenderne l'effettivo rischio, e al contempo a rafforzare le sanzioni per il mancato rispetto di tali regole;

4) ad avviare iniziative per la promozione e l'effettiva diffusione dell'educazione finanziaria allo scopo di aumentare la conoscenza da parte dei cittadini degli strumenti e dei servizi finanziari immessi sul mercato, nonché la loro capacità di valutazione dei profili di rischio associati alle diverse tipologie di prodotti offerti;

5) a istituire, in accordo con le istituzioni dell'Unione europea e nel rispetto del quadro normativo dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato, un veicolo speciale per assistere le banche nell'opera di pulizia dei bilanci, in grado di creare un mercato dei crediti deteriorati, il cui smobilizzo ordinato, nel medio periodo, costituisce la strada maestra per restituire risorse all'economia reale e ridare capacità di credito alle banche.

(1-00830)

BARANI, MILO, COMPAGNONE, SCAVONE, Eva LONGO, LANGELLA, D'ANNA, PAGNONCELLI - Il Senato,

premesso che:

in data 27 luglio 2017 il Senato ha approvato definitivamente e senza modificazioni il decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2017, n. 121, recante disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza SpA e di Veneto Banca SpA, su cui il Governo ha posto la questione di fiducia;

precedentemente, nel corso dell'esame di detto provvedimento alla Camera dei deputati, il relatore aveva presentato una proposta emendativa, in base alla quale si sarebbe disciplinato un inasprimento delle sanzioni attualmente previste circa l'esercizio dell'azione di responsabilità, ai sensi dell'art. 2394-bis del codice civile, oltre che l'ampliamento della platea degli obbligazionisti cui estendere i benefici previsti dal fondo di solidarietà, rimodulando il termine di acquisto dei titoli dal 12 giugno 2014 al 1° febbraio 2016;

preso atto della contrarietà del Governo all'emendamento citato, il relatore procedeva al ritiro dello stesso e il disegno di legge di conversione del decreto veniva approvato sottoponendo all'Aula, anche in quest'occasione chiamata a esprimere la fiducia al Governo, un maxiemendamento, privo di tali proposte modificative;

la circostanza ha sollevato un certo clamore politico, anche all'interno della stessa maggioranza di Governo pronta ad avallare l'emendamento del relatore, poi ritirato;

con la fiducia posta al Senato sul testo licenziato dalla Camera dei deputati non vi è stata possibilità alcuna da parte dell'Assemblea di Palazzo Madama di intervenire a modificare il testo del provvedimento rispetto alle linee decretate dal Governo,

impegna il Governo:

1) a promuovere, nel primo provvedimento attinente alla materia, una normativa atta a delineare con chiarezza i comportamenti e le responsabilità in capo agli amministratori delle banche fallite o in fallimento;

2) a fare tutto quanto nelle proprie possibilità per garantire i risparmiatori degli istituti bancari falliti dopo il 1° febbraio 2016, al pari di quanto previsto per i beneficiari dei titoli al 12 giugno 2014;

3) a rendere meno oneroso possibile per i risparmiatori la partecipazione ai processi di liquidazione degli istituti di credito in fallimento.

(1-00831)

Interrogazioni

ORELLANA - Ai Ministri della giustizia e della salute - Premesso che:

nel carcere di "Poggioreale" di Napoli, nonostante alcuni lievi miglioramenti apportati nell'ultimo periodo, permangono numerose criticità, emerse nella visita effettuata nel mese di agosto 2017 dall'interrogante;

il problema maggiormente evidente è senza dubbio il sovraffollamento, con la presenza di 2.123 detenuti su circa 1.600 posti disponibili;

in alcuni casi, le celle di ridotte dimensioni, ospitano fino a 9 detenuti, con la presenza di letti a castello fino a 3 piani di altezza e un unico bagno;

in molte celle viene a mancare lo spazio vitale per i detenuti, e la situazione si aggrava nei mesi estivi quando la temperatura nella struttura diventa molto elevata;

in un'intervista rilasciata all'Ansa il 29 luglio il direttore del carcere, Antonio Fullone, spiega che: "il sovraffollamento è in linea con la situazione nazionale che vede in salita il numero di detenuti, anche se a Poggioreale c'è un problema storico di affollamento, con numeri in salita";

premesso, altresì, che:

in alcuni reparti le condizioni igienico sanitarie sono drammatiche; accanto ad alcune celle ristrutturate ne sono presenti altre completamente fatiscenti, con muffa sulle pareti e muri scrostati, sui quali sono esposti fili elettrici, con evidenti rischi per la sicurezza;

destano notevole preoccupazione, inoltre, le inadempienze da parte della ASL che spesso non riesce a farsi carico delle cure dei detenuti malati; alcuni sono affetti da gravi patologie e avrebbero bisogno di visite, di assistenza e di operazioni chirurgiche di cui non sempre possono usufruire;

considerato che:

i programmi di reinserimento nel mondo del lavoro, così come nella maggior parte degli altri istituti penitenziari italiani, sono molto limitati, anche a causa del sovraffollamento che rende difficile l'impiego di tutti i detenuti in attività di recupero e di riabilitazione;

le dure condizioni di vita, la condivisione di spazi angusti e l'inoperosità alimentano le situazioni di tensione tra i detenuti, che in alcuni casi sfociano in episodi di violenza ma anche in autolesionismo; nel mese di gennaio si è registrato persino un suicidio;

altresì, al sovraffollamento della struttura si affianca la carenza di organico della Polizia penitenziaria; nell'intervista rilasciata all'Ansa, il direttore Fullone denuncia la mancanza di 300 addetti di Polizia penitenziaria: "Dovremmo averne 1060 - dice - ma ce ne sono attualmente 760, di cui 250 hanno diritto ai permessi previsti dalla legge 104";

infine, per tutto quanto sopra, la situazione interna al penitenziario è molto tesa e conseguentemente la tensione spesso esplode in episodi di violenza fra detenuti e fra detenuti e Polizia penitenziaria. Per questi ultimi casi è stato segnalato all'interrogante un eccessivo o ingiustificato uso della forza da parte di alcuni agenti della Polizia penitenziaria,

si chiede di sapere:

quali misure i Ministri in indirizzo intendano intraprendere urgentemente in relazione alle gravi criticità, già più volte denunciate nel carcere di Poggioreale, così da far cessare le condizioni di disagio e di sofferenza dei detenuti, nonché quelle degli agenti di Polizia penitenziaria;

quali azioni concrete intendano realizzare per ripristinare nel penitenziario condizioni vivibili e umanamente dignitose con particolare riferimento alle carenze igienico-sanitarie della struttura;

se intendano far sì che vengano assicurate adeguate cure mediche e assistenza sanitaria ai detenuti affetti da gravi patologie;

se intendano implementare i programmi di educazione e di formazione dei detenuti, così da promuovere la loro riabilitazione sociale e un futuro reinserimento nel mondo del lavoro;

se non ritengano opportuno aumentare le azioni ispettive in tutti gli istituti penitenziari, con particolare riguardo a quelli che presentano maggiori inadempienze.

(3-03989)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

PANIZZA, BERGER, FRAVEZZI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

le organizzazioni professionali agricole da tempo lamentano i ritardi e le inefficienze nella gestione dei finanziamenti alle aziende dei PSR (piani di sviluppo rurale) e della PAC (politica agricola comune): da ultima la CIA-Confederazione italiana agricoltori, a pochi giorni dalla fine della Campagna Pac 2017, la terza consecutiva in regime di proroga, ha scritto una lettera aperta alle istituzioni per una revisione totale del sistema, chiedendo un deciso cambio di passo. "Anche quest'anno - si riporta nella lettera - garantire agli agricoltori la presentazione nei tempi delle domande uniche e di quelle di PSR è stato difficile e impegnativo, a causa dei malfunzionamenti del sistema amministrativo e informatico ormai del tutto inadeguato";

per le aziende agricole gli aiuti comunitari e nazionali rappresentano una importante e spesso fondamentale risorsa economica, che può fare la differenza in periodi di crisi, caratterizzati da eventi climatici avversi, in un mercato in cui la competizione è sempre più forte. Viceversa, questa campagna PAC rischia di ingrossare le fila delle aziende agricole, che potrebbero non ricevere o ricevere parzialmente l'aiuto, senza averne alcuna responsabilità;

proprio alla fine di questo lungo e durissimo percorso, è stata espressa una forte protesta per le difficoltà nelle quali le organizzazioni professionali agricole sono state costrette ad operare, su come sia stata precaria e assolutamente inadeguata la logica con cui l'amministrazione si è posta e, di conseguenza, quanto sia alto il rischio di errori inconsapevoli, frutto di procedure informatiche inadeguate;

a giudizio degli interroganti non è accettabile che le evidenti mancanze tecniche e le inadeguate o tardive decisioni amministrative ricadano sugli agricoltori e sui CAA, Centri di assistenza agricola, loro strumenti. Non è possibile accettare che anche un solo agricoltore resti fuori dagli aiuti che gli spettano a causa del malfunzionamento della macchina amministrativa;

in particolare, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) non hanno valutato appieno le prevedibili complessità legate al PAI (Piano assicurativo individuale) e quelle legate alla transizione al modello di domanda grafica, in un Paese come l'Italia, che già presenta numerose specificità territoriali e produttive e che genera circa 900.000 domande uniche di aiuto e oltre 200.000 domande di PSR. Con il modello di domanda grafica, la mole di informazioni richiesta, infatti, aumenta rallentando ulteriormente l'iter burocratico e rendendo necessario uno sviluppo dei sistemi informativi. Solo un impegno straordinario dei tecnici delle organizzazioni professionali, infatti, ha reso possibile il raggiungimento dell'obiettivo del 75 per cento di superficie agricola gestita in modalità grafica. "Di fronte a queste inefficienze - conclude la lettera - è evidente che occorre cambiare il modello di AGEA e procedere ad un radicale cambio di rotta";

a questo va aggiunto il fatto che l'apparato AGEA, che ha gestito l'anno 2017, potrebbe non essere lo stesso che gestirà la fase di verifica e le istruttorie che presiedono ai pagamenti e potrebbe verificarsi, come già successo, il disconoscimento di impegni e di accordi tecnici presi nelle riunioni per gestire le criticità emergenti;

sarebbe dunque opportuno un cambiamento del modello AGEA per una inversione di tendenza tangibile, che non scarichi sui deboli le responsabilità di un sistema che ha generato danni e di cui non è ancora nemmeno possibile valutare appieno gli effetti. Qualità ed efficienza devono viaggiare a braccetto con i diritti e i doveri di ogni attore coinvolto: agricoltori, CAA, politica e pubblica amministrazione. Le risorse comunitarie e quelle nazionali destinate al settore agricolo sono messe a disposizione dai cittadini-contribuenti, sono risorse erogate perché si riconosce questo settore come primario e strategico per il nostro Paese;

considerato che:

la definizione di regole positive sulla carta, ma poi di difficile se non addirittura, in taluni casi, di impossibile applicazione pratica, rappresenta ormai la quotidianità dell'operare del nostro Paese. La condizione espressa del ricorso alla superficie grafica, negoziato con la Commissione europea e gestito male, sta di fatto rischiando di far saltare il banco degli aiuti a superficie;

ai territori di montagna, in particolare, preoccupa la proposta ministeriale (fino ad ora tamponata) di dettagliare il dato grafico alla varietà, condizione che potrebbe trovare logica applicazione nei seminativi e nelle colture erbacee, ma che non risulta assolutamente applicabile nelle coltivazioni arboree. Si provi ad immaginare la definizione dei poligoni grafici in una particella di una valle alpina, che rappresenti le singole varietà, nella gran parte dei casi distribuite sul terreno a macchia di leopardo o per filari allo scopo di favorire l'allegagione. Il tutto poi deve tornare con le superfici catastali, con le rese per le denominazioni di origine, con i dati di conferimento alle strutture cooperative e con le rese del PAI. Non a caso le zone di montagna risultano le ultime in Italia nella definizione della superficie grafica;

purtroppo Ministero ed AGEA stanno spingendo fortemente in questa direzione per blindare i controlli automatici attraverso il Sistema integrato di gestione e controllo di AGEA, che verso la Comunità europea garantisce soprattutto l'operato di AGEA, ma non una gestione efficiente e allo stesso tempo corretta degli aiuti agli agricoltori;

un altro aspetto importante, che però vede corresponsabili anche le regioni, è riferito alla definizione dei sistemi informativi (nazionale e regionali) ed al loro interscambio dati. In questo senso l'incertezza della gara SIN (Sistema informativo nazionale) non rappresenta certo un elemento di chiarezza e di prospettiva per il prossimo futuro. Non è facile difendere il sistema informativo nazionale in un tale contesto, ma l'incapacità di realizzare una reale semplificazione delle procedure rappresenta il reale "scoglio insuperabile" da affrontare e demolire. Allo stesso tempo però il concetto di semplificazione non deve travisare l'obiettivo di garantire una corretta e reale capacità di assicurazione delle nostre produzioni agricole. La proposta ventilata di estrema semplificazione della gestione del rischio, attraverso l'introduzione di un parametro superficie, risulterebbe inaccettabile ed estremamente pericolosa per la tenuta del sistema agroalimentare italiano fortemente basato su produzioni di qualità e ad alto valore aggiunto,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire agli agricoltori italiani la presentazione di domande uniche e di domande PSR (Piani di sviluppo rurale) in un sistema amministrativo e informativo più adeguato rispetto agli obiettivi da raggiungere, onde evitare confusione e difficoltà di gestione del Sistema, in cui il rischio che gli agricoltori italiani non vedessero riconosciuti i propri diritti si è potuto evitare solo grazie al lavoro straordinario svolto dai tecnici e dagli uffici delle organizzazioni professionali;

se, nel contesto descritto, non ritenga prioritario adoperarsi per una concreta e reale semplificazione delle procedure, preso atto che quelle adottate a livello nazionale risultano di complessa applicazione e pertanto incapaci di dare positive prospettive al sistema;

quali azioni intenda adottare al fine di garantire la corretta, completa e rapida liquidazione degli aiuti spettanti agli agricoltori, che hanno aderito al sistema delle polizze agevolate per le annualità 2015 e 2016 e che a tutt'oggi, per i problemi evidenziati ed indipendenti dalla loro volontà, non riescono a presentare il proprio PAI e la rispettiva domanda di sostegno/pagamento.

(4-08058)

PAGLIARI - Al Ministro dell'interno - Premesso che anche nel 2017, come ogni anno, verrà stanziato un fondo per i richiami in servizio del personale discontinuo dei Vigili del fuoco, con una copertura, come risulta all'interrogante, ancora da verificare in modo certo;

considerato che:

gli stipendi afferenti al segmento dei Vigili del fuoco impegnati in maniera discontinua non vengono corrisposti, a quanto risulta, dal mese di maggio 2017 e le indennità accessorie addirittura dal mese di febbraio 2017;

questo si aggiunge alla mancanza dell'estensione, per i Vigili del Fuoco discontinui, degli ammortizzatori sociali;

tutto ciò penalizza fortemente a livello professionale e personale, con tutte le implicazioni famigliari e sociali del caso, i cosiddetti "discontinui", che svolgono un ruolo fondamentale di supporto e aiuto sostanziale dell'intero corpo dei Vigili del fuoco, che, a quanto è dato sapere, opera sotto organico;

in ragione di questo loro impegno, tale preziosa attività andrebbe riconosciuta tramite una loro sistemazione organica e una stabilizzazione della posizione lavorativa;

considerato, altresì, che con la modifica del decreto legislativo n. 139 del 2006 del luglio 2017, vengono separati i Vigili del fuoco discontinui da quelli volontari, senza, però, offrire una opportunità di stabilizzazione o di lavoro alternativo, generando una condizione di precarietà e di mancanza di prospettive che ha causato drammi umani, non ultimo il suicidio, e famigliari,

si chiede di sapere:

se siano in previsione, quanto prima, i pagamenti di cui sopra, laddove permanga una situazione di tale genere, e l'estensione degli ammortizzatori sociali per i Vigili del fuoco discontinui;

se il fondo previsto per i richiami in servizio sarà dotato di risorse adeguate, in modo da rassicurare i soggetti in questione;

se sia nella programmazione del Ministero un piano che consenta di stabilizzare i Vigili del fuoco discontinui, che svolgono un ruolo prezioso ed insostituibile nel sostenere, integrare e implementare il fondamentale lavoro svolto dal Corpo nazionale dei Vigili del fuoco sul tutto il territorio nazionale.

(4-08059)

STEFANI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

con precedenti atti di sindacato ispettivo, 4-05064 e 4-05711, ancora senza risposta, l'interrogante ha esposto la grave emergenza in cui versa il territorio delle province di Vicenza, Verona e Padova, a causa della propagazione della contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) in diversi corpi idrici e nei punti di erogazione delle acque potabili, chiedendo limiti massimi certi per le acque potabili e azioni concrete per bloccare le fonti di inquinamento e per dare risposte certe alla popolazione veneta allarmata dal fenomeno; la contaminazione interessa in particolare la zona di Lonigo, ma anche Saregno, Brendola e Vicenza, per la presenza dei PFAS in falda e nei corsi d'acqua superficiali e nel sistema dei pozzi utilizzati per uso potabile;

"Il Giornale di Vicenza" del 7 settembre 2017 riporta le conclusioni dell'ultimo incontro, tra il comitato "Mamme no Pfas genitori attivi zona rossa" e il Presidente della Regione Veneto, gli assessori e i dirigenti della Regione; all'incontro hanno partecipato anche vari ragazzi con le magliette dove espongono stampati i valori altissimi di Pfas, tra le 10 e le 30 volte più alti dei range normali, che sono stati rilevati nel proprio sangue;

la Regione Veneto ha operato su molti fronti, affrontando questa tematica difficile e complessa, e non da ultimo si è dimostrata disponibile a promuovere accordi con i gestori delle risorse idriche per soddisfare una delle richieste urgenti dei genitori che risulta quella di avere acqua a "zero Pfas" per uso alimentare, anche con soluzioni alternative all'acquedotto pubblico, per la distribuzione dell'acqua da fonti pulite attraverso autobotti o le "casette dell'acqua";

attualmente, il limite per l'acqua potabile è di 500 nanogrammi per litro, limite ritenuto congruo dall'Istituto superiore della sanità, tuttavia la Regione ha chiesto ripetutamente l'abbassamento dei limiti di Pfas nell'acqua potabile e insiste sulla propria richiesta, anche ultimamente con lettera del 23 agosto 2017;

inoltre, la Regione ha chiesto la revisione del regolamento europeo "Reach" per imporre il divieto di utilizzo di composti Pfas o quantomeno renderne obbligatoria l'indicazione in etichetta anche per quantità inferiori all'1 per cento, e poter controllare e interrompere alla fonte il processo di diffusione di tali sostanze nell'ambiente;

la popolazione è preoccupata per la diffusione dei Pfas nella catena alimentare e, nonostante l'Istituto superiore di sanità non abbia segnalato criticità, sono in corso analisi per verificare anche l'idoneità degli alimenti che vengono prodotti nell'area contaminata da Pfas, le cui risposte dovrebbero arrivare tra ottobre e novembre 2017;

i problemi della zona potrebbero essere risolti tra 4 anni con l'attuazione del progetto regionale, già inserito nel grande modello degli acquedotti veneti (Mosav), per la sostituzione della portata di 500 litri al secondo proveniente dalla centrale di Almisano con la portata di acqua buona, nel territorio di Lonigo-Almisano, proveniente dai pozzi già realizzati o in via di realizzazione lungo l'alveo del Brenta, a Camazzole-Carmignano;

il Governo ha promesso alla Regione Veneto 80 milioni per la realizzazione del progetto; tuttavia, in una lettera inviata alla Regione il 21 agosto 2017, il Ministro dell'ambiente, nel rinnovare la disponibilità dei propri uffici per la risoluzione delle criticità, fa presente che le risorse si riferiscono al Fondo sviluppo e coesione nazionale in quota ambiente, la cui disponibilità dei finanziamenti è in capo agli uffici della Presidenza del Consiglio dei ministri e del Ministero dell'economia e delle finanze;

pertanto, al momento, manca la disponibilità finanziaria per la realizzazione degli interventi;

la Regione Veneto ha promesso ai cittadini che non appena i finanziamenti verranno stanziati, nell'attesa dell'erogazione effettiva, la Regione anticiperà 18 milioni per realizzare una prima tratta di acquedotto per collegare Almisano al vecchio acquedotto di Recoaro, per una prima fornitura di acqua pulita non soggetta a Pfas,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo intendano adottare tutte le iniziative indispensabili e urgenti per garantire l'immediato stanziamento delle risorse necessarie alla realizzazione dei progetti per l'approvvigionamento idrico alternativo del territorio di Lonigo-Almisano;

se il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non intenda approfondire l'idoneità dei limiti massimi attuali per i PFAS nelle acque, e in particolare per i PFOA e PFOS, ai fini della tutela della salute dei cittadini e della sicurezza della catena alimentare, e promuovere nelle sedi opportune, anche nell'ambito dell'Unione europea, l'abbassamento dei limiti e, comunque, maggiore trasparenza nelle etichette dei prodotti e l'incremento dei controlli per interrompere alla fonte il processo di diffusione di tali sostanze nell'ambiente.

(4-08060)

Eva LONGO - Ai Ministri dell'interno, della difesa, della giustizia e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

in data 2 agosto 2017, il Comune di Pellezzano (Salerno), in ottemperanza a quanto richiesto dagli organi dell'UTG (Ufficio territoriale del Governo) di Salerno, ha pubblicato all'albo pretorio la richiesta per la messa in disponibilità di locali da assegnare all'Arma dei Carabinieri per l'insediamento della nuova caserma di Pellezzano, dal momento in cui la sede ove a tutt'oggi essi sono dislocati, sarà a breve resa indisponibile;

dopo un mese dalla pubblicazione di tale richiesta, secondo quanto risulta all'interrogante, non sarebbero pervenute dichiarazioni di disponibilità o manifestazioni di interesse atte a poter essere prese in considerazione;

l'amministrazione comunale di Pellezzano dovrebbe dunque provvedere con la massima solerzia a farsi carico della risoluzione di tale delicata e importante questione, ritenendo la presenza della stazione dei Carabinieri un punto cardine per la sicurezza dei cittadini pellezzanesi e del territorio comunale;

l'ipotesi della perdita del presidio sarebbe certamente grave, specialmente considerando il rischio che si ottemperi a risolvere detta problematica precedendo attraverso l'accorpamento dei Carabinieri in servizio presso la stazione dell'Arma di Pellezzano con i presidi di qualche comune limitrofo;

considerato che:

tra gli immobili nelle disponibilità dell'amministrazione comunale di Pellezzano vi sono la sede della ex scuola elementare che insiste presso la frazione di Cologna, oppure l'ex edificio scolastico sito in via Fravita Capezzano;

l'amministrazione comunale dovrebbe dunque prendere in considerazione l'eventualità di indicare agli organi della Prefettura competente tale edificio quale possibile sede ove traslocare la stazione dei Carabinieri;

in particolare, la struttura dell'ex scuola elementare della frazione di Cologna dispone di locali resi completamente idonei ed efficienti al punto da poter ospitare la sede centrale della casa comunale e, inoltre, essa non rientra nel nuovo assetto relativo alla logistica del circolo didattico di Pellezzano;

sarebbe certamente grave e pericoloso per la sicurezza e l'incolumità dei cittadini privare il territorio comunale dei servizi resi dall'Arma dei Carabinieri e della relativa caserma,

si chiede di sapere:

se il Governo sia al corrente dei fatti esposti e come li valuti;

se il Ministro dell'interno ritenga possano mutare gli attuali standard di sicurezza e controllo del territorio del Comune di Pellezzano in caso di spostamento dell'attuale stazione dei Carabinieri presso un comune limitrofo o in caso di accorpamento con altra caserma, sita comunque in altro Comune;

se il Ministro della giustizia ritenga che i fatti esposti in premessa possano compromettere il regolare svolgimento dell'amministrazione della giustizia in un'area soggetta a elevato tasso di criminalità e delinquenza;

come il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti valuti la possibilità di ubicare la nuova caserma dei Carabinieri di Pellezzano presso l'ex scuola elementare, attualmente in disuso, che insiste presso la frazione di Cologna, oppure presso l'ex edificio scolastico sito in via Fravita Capezzano.

(4-08061)

DE PETRIS - Ai Ministri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

i cittadini residenti nei quartieri periferici dei comuni di Nettuno ed Aprilia, città metropolitana di Roma, sono sottoposti da lungo tempo ad un significativo disagio derivante all'emissione di odori da parte dell'impianto di compostaggio Acea Ambiente Aprilia (ex Kyklos);

l'impianto è drammaticamente noto in seguito all'incidente che nel luglio del 2014 ha coinvolto due operai, provocandone la morte, a causa delle esalazioni di percolato provenienti dall'autocisterna, su cui stavano lavorando;

da molti anni i comitati cittadini della zona denunciano i cattivi odori e la pericolosità dell'impianto con appelli rimasti, purtroppo, inascoltati;

si ricorda, in tal senso, come tale tipo di emissioni siano riconosciute dalla normativa e da una consolidata giurisprudenza come vero e proprio inquinamento;

in tal senso si ricordano: la sentenza del TAR Veneto, Sez. III, n. 573, del 5 maggio 2014, ove si legge: "Le emissioni odorigene (...) debbono ritenersi ricomprese nella definizione d'inquinamento atmosferico e di emissioni in atmosfera poiché la molestia olfattiva intollerabile è al contempo sia un possibile fattore di «pericolo per la salute umana o per la qualità dell'ambiente», che di compromissione degli «altri usi legittimi dell'ambiente"; l'art. 674 del codice penale, che recita: "Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda fino a euro 206"; il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, cosiddetto Codice dell'Ambiente, ove all'articolo 177, vengono introdotte disposizioni generali in materia di gestione di rifiuti e di bonifica dei siti inquinati, al cui comma 4, si legge "I rifiuti sono gestiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente e, in particolare: (...) senza causare inconvenienti da rumori o odori;". Allo stesso modo, l'allegato terzo del medesimo decreto indica i criteri generali da adottare in materia di bonifica e messa in sicurezza, tra cui "evitare ogni rischio aggiuntivo a quello esistente di inquinamento dell'aria, delle acque sotterranee e superficiali, del suolo e sottosuolo, nonché ogni inconveniente derivante da rumori e odori"; nel decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, recante "Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti" si legge "Devono essere previsti sistemi e/o misure atte a ridurre al minimo i disturbi ed i rischi provenienti dalla discarica e causati da: (...) emissione di odori e polvere", rendendo evidente come tale prescrizione debba applicarsi soprattutto agli impianti di recupero rifiuti;

risulta dunque particolarmente grave l'inquinamento cui vengono sottoposti i cittadini dell'area, documentato da circa 340 schede di testimonianza indicanti l'origine e l'entità dei miasmi emessi dalla Acea Ambiente Aprilia, che sembra provenire dai due settori di biofiltraggio;

è evidente come le prescrizioni previste dalla normativa vengano puntualmente disattese, provocando danni e serissimi rischi carico di migliaia di persone, aziende agricole, strutture alberghiere e turistiche, costretti a serrarsi all'interno degli immobili, soprattutto nei mesi estivi;

si ricorda come il controllo e l'efficienza dei biofiltri sia demandato all'Agenzia regionale di protezione dell'ambiente (Arpa) del Lazio, che, tuttavia, non ha sinora chiarito in modo adeguato lo stato della situazione;

è stato da poco presentato un nuovo esposto a tutte le autorità competenti da parte del comitato "No Miasmi". I cittadini, inoltre, hanno svolto un presidio di fronte all'impianto;

nella seduta del Consiglio regionale del 13 settembre si è appreso che nel settembre del 2016 sarebbe stato effettuato un sopralluogo da parte di ARPA, al quale avrebbe fatto seguito una diffida alla società da parte dell'area rifiuti della Regione, per il rispetto delle prescrizioni. Viene da chiedersi come mai le attività dell'impianto non siano state successivamente sospese;

l'assessore Buschini ha comunicato all'assemblea che quanto emerso da nuovi sopralluoghi, avvenuti nel corso del 2017, non può invece essere divulgato, in quanto oggetto di indagine,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano intervenire, anche presso la Regione Lazio e l'agenzia ARPA, al fine di verificare lo stato attuale della situazione, in modo da prendere in tal senso opportuni provvedimenti, ed in particolare se:

non intendano accertare se siano stati prodotti controlli aggiornati ed analitici dei biofiltri, sulla base della secondo la metodologia prescritta US EPA TO- 15 Arpa Lazio gascromatografia massa gc/ms dal piano monitoraggio e controllo modello Arpa Lazio N G08 7/7/ 2015;

non intendano verificare l'esistenza di relazioni ufficiali corredate di dati analitici in tal senso, promuovendone la realizzazione in caso di esito negativo;

non intendano monitorare l'esecuzione di specifiche analisi degli odori molesti secondo la normativa UNI EN / 13725:2004; UNI/ 10169:2001; UNI EN 13284-1:2003 calcolo misura concentrazione (oue/m3 EN 13725);

se il Ministro dell'ambiente non intenda verificare se il conferimento dell'autorizzazione integrata ambientale ad Acea Ambiente Aprilia da parte della Regione Lazio sia avvenuto solamente in seguito alla verifica dell'efficienza dei biofiltri e se essa sia stata effettivamente comprovata da parte di ARPA Lazio;

se il Ministro della salute non intenda promuovere la realizzazione di uno studio epidemiologico della zona ed uno studio della dispersione degli inquinanti odorigeni;

i Ministri non intendano verificare l'individuazione di limite d'emissione in termini di unità olfattometriche /metro cubo, che non risulta presente all'interno dell'AIA.

(4-08062)

TOSATO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

l'Ufficio scolastico regionale del Veneto, dopo l'immissione in ruolo di 411 docenti ad agosto 2017, ha concluso in questi giorni le pratiche per la nomina delle supplenze annuali;

risultano ancora vacanti 476 posti e 202 spezzoni che ora i dirigenti scolastici dovranno riempire attingendo alle graduatorie d'istituto. Queste ultime, quest'anno, sono in fase di aggiornamento per il triennio 2017/2020; inoltre il numero delle domande, 700.000, supera di gran lunga le aspettative, per cui la pubblicazione delle graduatorie provvisorie risulta rallentata; sono inoltre da considerare 10 giorni per proporre i reclami e altri 15 almeno per conoscerne gli esiti;

nel frattempo, i presidi stanno tamponando i buchi in organico, attingendo alle graduatorie provvisorie, ma quando esse diverranno definitive, il supplente nominato dovrà lasciare il posto all'avente diritto, una soluzione che non soddisfa, né i presidi, né tantomeno i genitori;

la situazione più critica riguarda gli insegnanti di sostegno, visto la delicatezza del loro ruolo, le graduatorie sono esaurite e perciò restano scoperti 200 posti per mancanza di specializzati, di conseguenza, nelle prime settimane di scuola i ragazzi disabili rimarranno senza sostegno e solo con la pubblicazione delle graduatorie d'istituto i presidi potranno nominare gli insegnanti di sostegno e, in mancanza di specializzati, potranno sostituirli con docenti di altre materie e perciò purtroppo senza titolo ad hoc;

a giudizio dell'interrogante la "concorrenza" tra regioni può innescare un meccanismo virtuoso a vantaggio della qualità generale, infatti il candidato sceglie dove concorrere, anche sulla base del proprio grado di preparazione in rapporto alla qualità media degli altri iscritti e dei posti disponibili, innescando un meccanismo virtuoso,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda modificare le attuali norme sul reclutamento degli insegnanti che si sono rivelate a parere dell'interrogante inefficaci ad assicurare una gestione ordinata della scuola, garantendo la continuità dell'insegnamento agli studenti, scegliendo un sistema diverso basato sul concorso unico sì, ma con graduatorie su base regionale, con candidati liberi di scegliere in quale regione eleggere il proprio "domicilio professionale" (in base ad una norma europea già recepita dall'Italia), per poi confrontarsi con gli altri iscritti nella stessa regione.

(4-08063)

Stefano ESPOSITO, BUEMI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

la Cavallerizza Reale è un complesso monumentale, costruito tra Seicento e Ottocento, come sede dell'Accademia miliare e ubicato in pieno centro storico a Torino. Il complesso è protetto da vincolo architettonico e fa parte del sistema delle residenze reali sabaude, dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO;

ceduto dal Demanio al Comune di Torino, il complesso architettonico è divenuto parte del Teatro Stabile e, nel 2011, si è aperto alla città come luogo di spettacolo, ottenendo un notevole successo;

considerato che:

nel 2009 la Cavallerizza Reale è stata messa in vendita dal Comune e, a partire dal maggio 2014, l'edificio è stato occupato illegalmente, e tale occupazione permane a tutt'oggi;

lo storico complesso architettonico è a completo appannaggio di un numero imprecisato di abusivi, che lo occupano e lo utilizzano per gli scopi più disparati, quasi come fosse un centro sociale;

risulta agli interroganti inoltre che il complesso sia ultimamente adibito a base logistica da parte di gruppi legati all'area anarchica e insurrezionalista, in particolar modo da persone ricollegabili al centro sociale "Askatsuna", gruppo noto alle forze dell'ordine per l'utilizzo della violenza nelle manifestazioni da loro organizzate e autori, nella giornata del 17 settembre 2017 della macabra ghigliottina nel piazzale della Reggia di Venaria;

il gruppo anarchico è stato di recente oggetto di numerose interviste con le quali chiama a raccolta movimenti, sindacati di base, studenti e lavoratori contro il G7 dell'Industria, della Scienza e del Lavoro;

oltre alle problematiche evidenziate vi è anche una rilevante questione di sicurezza, in quanto la struttura è pericolante in molte sue parti e, nonostante ciò, al suo interno continuano ad essere organizzate serate musicali, concerti, e feste abusive cui prendono parte migliaia di persone;

considerato infine che la fruizione dei beni comuni passa anche necessariamente dall'accessibilità, dalla legalità e dalla sicurezza degli stessi,

si chiede di sapere quali azioni urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, di concerto con il Comune di Torino, responsabile dello stabile, al fine di sgomberare e recuperare il complesso della Cavallerizza Reale per riconsegnarlo ad una vera e piena fruizione pubblica.

(4-08064)

DONNO, PUGLIA, GIARRUSSO, MORONESE - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

in data 8 settembre 2017, "giornaledipuglia" nell'articolo intitolato "Amianto a Lecce, l'immensa tettoia di eternit del deposito delle Sud Est", diffondeva la notizia riguardante "l'enorme tettoia collocata al di là dei binari della "Stazione centrale" di Lecce e che dovrebbe essere a copertura di una porzione di un deposito delle Ferrovie del Sud Est";

secondo quanto precisato da Arpa (Agenzia regionale prevenzione ambiente) Puglia, "in Puglia sono stati individuati quattro Siti di Interesse Nazionale da bonificare (SIN): Manfredonia, Brindisi, Taranto e Bari-Fibronit. Si tratta di siti che hanno grande rilevanza ambientale sia per le superfici interessate sia per le tipologie di contaminazione presenti. Con il DM 11 gennaio 2013, attuativo dell'art 36bis del D.L. 83/2012, sono stati trasferiti alle competenze regionali 18 dei 57 siti classificati come SIN che non soddisfano i requisiti previsti dallo stesso decreto (insistenza, attuale o passata, di attività di raffinerie, di impianti chimici integrati o di acciaierie e la presenza di attività produttive ed estrattive di amianto). Pertanto, ad oggi, il numero complessivo dei SIN a livello nazionale è di 39. A seguito di tale provvedimento tutti i 4 SIN individuati nel territorio regionale pugliese sono rimasti di competenza del Ministero sussistendo le criticità ambientali già individuate con la L. 426/98 (per i SIN di Manfredonia, Brindisi e Taranto) e con il DM 468/2001 (SIN Fibronit)";

considerato che:

con deliberazione n. 908 del 6 maggio 2015, la Giunta regionale pugliese approvava il piano regionale amianto, avente "l'obiettivo di dare risposte concrete e definitive al problema dell'amianto in Puglia, ottemperando, altresì, agli obblighi posti dalla normativa nazionale L.257/92 e s.m.i.";

sul punto, come puntualizzato dal portale ambientale della Regione, il "Piano intende capitalizzare le attività di mappatura dei tetti di amianto realizzate in Puglia nel 2005, avviando una decisa campagna tesa alla bonifica degli ambienti di vita e di lavoro finalizzata alla eliminazione e riduzione dell'esposizione a tale sostanza". Inoltre, "mira a completare il quadro complessivo della conoscenza del rischio amianto, trasferendo la stessa anche alla popolazione interessata e proseguendo l'incisa azione orientata ai lavoratori operanti in interventi di rimozione, di trattamento (incapsulamento, confinamento) e di smaltimento, mediante azioni di informazione e sensibilizzazione e formazione dei soggetti coinvolti dai rischi derivanti dall'esposizione alle fibre";

nel "piano regionale definitivo di protezione dell'ambiente, decontaminazione, smaltimento e bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall'amianto in Puglia 2014-2023" veniva evidenziato che "in Italia la problematica amianto è molto sentita, poiché la nostra nazione è stata la seconda produttrice europea dopo l'URSS e la principale utilizzatrice nei differenti processi produttivi, in edilizia e nel trasporto. Sul versante della salute, le statistiche epidemiologiche informano che ogni anno nel mondo muoiono oltre 120.000 persone per malattie riconducibili all'amianto: dato che tradotto in termini diversi può essere espresso con una morte ogni 5 minuti provocata da amianto. Mentre un recente studio dell'Istituto Superiore di Sanità indica che il picco di mortalità per amianto avverrà tra il 2015 e il 2020";

in tema di attività di censimento e controllo, veniva puntualizzato che "con la deliberazione della Giunta Regionale n. 676 dello scorso 11 aprile 2012 è stato avviato il percorso di autonotifica attraverso l'approvazione di un format reso disponibile online sul Portale Amianto dell'Assessorato alla Qualità dell'Ambiente della Regione Puglia. Tale attività di censimento è particolarmente importante e strategica sia per completare la mappatura delle zone interessate dalla presenza di amianto (così come definito ai sensi dell'articolo 20 della legge 23 marzo 2001, n. 93 e dal DM n. 101 del 18.03.2003) che anche per giungere ad una quantificazione più diretta, completa e corretta dei quantitativi di amianto presenti sul territorio pugliese. L'autonotifica è obbligatoria e dovrà concludersi entro 180 giorni dalla pubblicazione del Piano Regionale Amianto Puglia (PRAP) sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia";

al riguardo, la Giunta regionale, con deliberazione n. 1689 del 2 novembre 2016, prorogava di 180 giorni a decorrere dal 24 ottobre 2016 il termine ultimo per la compilazione della scheda di autonotifica;

successivamente, la Giunta con deliberazione n. 1123 delL'11 luglio 2017 prorogava di ulteriori 365 giorni decorrenti dal 21 aprile 2017 il termine ultimo per la compilazione della scheda di autonotifica;

all'uopo, in data 1° settembre 2017, "lavocedimanduria" rendeva noto che "Manduria è tra le principali città della provincia di Taranto e Brindisi colpevoli del rallentamento del Piano Regionale Amianto per la sua decontaminazione. Il provvedimento, approvato nel 2015, serviva ad ottenere una mappatura delle zone interessate dalla presenza di amianto al fine di bonificare gli ambienti. Secondo quanto disposto dalla delibera regionale, tutti i comuni pugliesi avevano l'obbligo di sensibilizzare e informare la cittadinanza a partecipare al censimento garantendo inoltre assistenza per la compilazione della scheda aprendo uno sportello info amianto. A Manduria però a differenza di molti altri comuni, non c'è stato alcun manifesto pubblico, comunicato stampa o altre attività di informazione e sensibilizzazione finalizzate alla diffusione di notizie riferite ai temi del rischio amianto e agli obblighi suddetti a parte un convegno poco partecipato organizzato da un'associazione ambientalista nel febbraio del 2016",

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non ritengano fondamentale predisporre immediati interventi aventi quale obiettivo la protezione dell'ambiente, la bonifica del territorio e la difesa dai pericoli inerenti alla presenza dell'amianto in Puglia e nell'intero Paese;

se non ritengano imprescindibile indagare circa i ritardi sottesi alle attività di censimento e se non reputino necessario avviare una fattiva attività di sensibilizzazione e informazione, anche in un'ottica premiale, al fine di favorire l'integrazione dei dati ed il completamento del risultante quadro complessivo.

(4-08065)

ARACRI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

con determinazione della Regione Lazio n. G00476 del 26 gennaio 2015 è stata rilasciata alla Fiotech Srl, con sede legale ed operativa a Cassino (Frosinone), via Cerro Antico n. 48, un'autorizzazione integrale ambientale (AIA) ai sensi del titolo III-bis, parte II, del decreto legislativo n. 152 del 2006, e successive modificazioni e integrazioni, per la realizzazione di un impianto per lo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti sanitari pericolosi e non (a rischio infettivo e non) nel medesimo comune;

si evince che la Fiotech prevede di svolgere nel sito sia lavorazioni e trattamenti di rifiuti sanitari ricadenti nella categoria non IPPC ("integrated pollution prevention and control" ossia "prevenzione e riduzione integrata dell'inquinamento") che attività inserite nell'IPPC;

l'IPPC è stato previsto dalla direttiva 96/61/CE, sostituita dalla direttiva 2010/75/UE, recepita nel nostro ordinamento con il decreto legislativo n. 46 del 2014, sulle emissioni industriali ("IED"), che subordina l'attività degli impianti industriali che presentano un elevato potenziale fonte di inquinamento ad una particolare autorizzazione pubblica (denominata AIA);

la Fiotech è stata autorizzata ad eseguire le seguenti lavorazioni: attività non IPPC: messa in riserva dei rifiuti pericolosi a rischio infettivo per l'avvio alle operazioni di triturazione e sterilizzazione e messa in riserva degli stessi in uscita dall'impianto in attesa dell'avvio ad impianti terzi autorizzati, così come descritto nell'allegato C del decreto legislativo n. 152 del 2006; attività IPPC (allegato VIII, parte II, del decreto legislativo n. 152 del 2006): impianti per l'eliminazione o il recupero di rifiuti pericolosi, presenti nella lista di cui all'art. 1, paragrafo 4, della direttiva 91/689/CEE e definiti negli allegati II A e II B della direttiva 75/442/CEE e nella direttiva 75/439/CEE; stoccaggio e raggruppamento preliminare dei rifiuti pericolosi non a rischio infettivo e non pericolosi per l'avvio ad operazioni di smaltimento presso idonei impianti autorizzati;

nella determinazione regionale, si prende atto che la Fiotech Srl intende gestire, nel sito di via Cerro Antico, una quantità di rifiuti sanitari pari a 60.000 tonnellate all'anno, di cui 12.375 pericolosi a rischio infettivo, 27.265 pericolosi non a rischio infettivo e 20.000 tonnellate all'anno non pericolosi;

dall'istruttoria tecnico-amministrativa riguardante la pronuncia di valutazione d'impatto ambientale (VIA), ai sensi dell'art. 23 del decreto legislativo n. 152 del 2006, avvenuta in data 7 novembre 2014, si rileva che nel quadro programmatico, che costituisce parte integrante della VIA, è stata operata una descrizione del quadro ambientale e del tessuto edilizio alquanto parziale, non veritiero e che non rispecchia in toto lo stato dei luoghi;

in particolare, nel documento si legge: "tale impianto è localizzato, in base alla variante generale del P.R.G. del Comune di Cassino (...) in zona industriale - D (...). Il proponente evidenzia che all'interno del raggio d'influenza di 500 mt dall'area produttiva, si riscontra principalmente la presenza di capannoni ad uso industriale e commerciale. Si individua solo un piccolo agglomerato di 3 o 4 edifici residenziali";

il sito individuato per l'insediamento dell'impianto ricade, come riportato giustamente nella VIA, in territorio industrializzato, ma è posizionato precisamente nell'estrema periferia della zona, a ridosso di un ampio territorio limitrofo che ha sempre avuto una tradizione agricola importante;

inoltre, la battaglia promossa dai comitati locali contrari alla realizzazione dell'impianto si incentra sull'enunciato formulato per la descrizione dei luoghi, che recita: "si individua solo un piccolo agglomerato di 3 o 4 edifici residenziali". Tale rappresentazione del contesto edilizio è alquanto infedele, in quanto, da una visione oculata del territorio, si evince che, nel raggio d'influenza di 500 metri dall'area produttiva, si computa almeno una cinquantina di edifici a carattere residenziale;

emerge, quindi, una lettura distorta della realtà urbana circostante al futuro sito produttivo;

nella pronuncia di VIA, si riscontra un'ulteriore imprecisione, essendo stato affermato che: "non sono presenti, per un raggio di 2 Km, edifici scolastici, asili, ospedali, case di riposo ed altre strutture sensibili";

a giudizio dell'interrogante la descrizione fatta del tessuto urbano ed ambientale della zona Cerro Antico è alquanto sconcertante e lontana dalla realtà;

i comitati locali hanno conteggiato la presenza di diverse case di riposo, svariate strutture turistico-ricettive, differenti aziende agricole dedite all'allevamento di bovini da carne, alla produzione di ortaggi da banco, attività florovivaistiche e soprattutto la presenza di un istituto tecnico agrario "San Benedetto" di Cassino;

il sito produttivo dove si andrà ad insediare la Fiotech dista meno di un chilometro dall'impianto industriale dismesso "Marini macchine stradali", area considerata contaminata nel censimento del 2015 dell'Arpa Lazio e che rappresenta un'enorme criticità ambientale del territorio cassinate, tanto che, nel corso degli ultimi anni, sono stati stanziati dalla Regione Lazio diversi fondi per la messa in sicurezza del sito,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della grave problematica;

in caso affermativo, se non intenda intraprendere le opportune indagini al fine di verificare se siano stati effettuati, da parte degli organi competenti della Regione Lazio, i dovuti controlli durante la fase di rilascio delle autorizzazioni e se sia stata applicata in maniera corretta la normativa nazionale in materia ambientale;

se non ritenga opportuno verificare l'impatto che avrebbe la realizzazione dell'impianto su un territorio già oggetto di grande attenzione a causa di un alto tasso di mortalità per patologie tumorali spesso correlate all'inquinamento dell'aria, che si espande verso la valle del Sacco e che ridurrebbe di molto la qualità di vita nella provincia di Frosinone.

(4-08066)

CASALETTO - Al Ministro della salute - Premesso che:

dai primi mesi del 2014 ad oggi il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano, dopo la denuncia per comportamenti scorretti di un medico dipendente del policlinico di Monza, ha avviato delle indagini chiamate poi inchiesta "Disturbo" relative all'acquisto di protesi ortopediche a spese degli ospedali, favorendo così gli utili della multinazionale francese Ceraver Italia Srl che li produceva;

nell'ambito di questa inchiesta il 14 settembre 2017 sono stati arrestati 4 medici ortopedici brianzoli, il promoter di Ceraver SpA, altri 8 medici sono agli arresti domiciliari ed altri 6 sono stati indagati a piede libero e sospesi dalla professione;

le accuse rivolte ai medici sono quelle di aver agito "per aumentare gli utili della suddetta multinazionale" anche a discapito della salute pubblica e di aver ricevuto in cambio denaro, regali, viaggi, vacanze, assunzioni di personale, partecipazioni a congressi e cene in locali di lusso;

le misure cautelari sono scattate in Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte e Campania;

il complesso meccanismo corruttivo è stato portato a galla da centinaia di intercettazioni telefoniche;

queste intercettazioni hanno messo in evidenza il sistema con cui i manager Ceraver incentivassero i chirurghi del policlinico di Monza, ma anche di tante altre strutture convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, ad acquistare esclusivamente protesi della loro azienda. Si offriva loro tra gli 80 ed i 100 euro per ogni acquisto andato a buon fine;

anche dei medici di base sono stati coinvolti in questo scandalo; il loro compito era quello di identificare i pazienti da sottoporre ad operazione, i quali venivano prima visitati dagli specialisti presso gli ambulatori territoriali (sembra anche che queste visite siano state pagate "in nero") e poi indirizzati al policlinico o in altre strutture collegate per il ricovero e l'intervento;

sempre per aumentare il guadagno della Ceraver, secondo gli inquirenti, venivano "reclutati" pazienti da regioni diverse dalla Lombardia, ottenendo così rimborsi sempre più alti. Risulta agli inquirenti che al policlinico di Monza gli interventi su pazienti "esterni" siano aumentati del 24,5 per cento,

si chiede di conoscere:

se e come il Ministro in indirizzo intenda attivarsi affinché questa nuova inchiesta nell'ambito del mondo medico e sanitario non pregiudichi la categoria medica, che resta comunque composta in gran parte da professionisti onesti;

se corrisponda al vero che tanti pazienti, a cui sono state impiantate protesi di qualità inferiore, siano stati sottoposti ad interventi non necessari e addirittura dannosi per la salute;

se e come intenda intervenire affinché fatti di tale gravità, che danneggiano l'intera collettività, non si verifichino più.

(4-08067)

BAROZZINO, DE PETRIS, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, MINEO - Al Ministro della salute - Premesso che:

il talidomide è stato un farmaco estremamente diffuso tra gli anni Cinquanta e Sessanta, prescritto in qualità di sedativo ma, soprattutto, quale farmaco in grado di contrastare le nausee delle prime settimane di gravidanza;

tuttavia, come noto, il talidomide ha provocato menomazioni e alterazioni in decine di migliaia di feti, causando uno dei maggiori scandali sanitari della medicina moderna. Il farmaco, infatti, veniva pubblicizzato come estremamente sicuro e privo di particolari controindicazioni, soprattutto se paragonato ad altri sedativi come i barbiturici;

dopo migliaia di aborti e di feti nati con diversi gradi di focomelia, problemi al cuore, reni, denti, intestino e vista, il farmaco venne ritirato dal commercio, dapprima negli Stati Uniti e, soltanto dopo qualche anno, in Europa. In Italia il farmaco è stato distribuito sino al 1961, a causa di scarsa informazione e mancanza di supporto e controllo, dovuti all'assenza di un sistema sanitario nazionale, introdotto soltanto negli anni Settanta;

proprio in ragione di tale scarso controllo, lo Stato italiano è stato riconosciuto da numerosissime sentenze come colpevole di negligenza, consentendo i primi risarcimenti alle vittime di talidomide. I tempi connessi con la dinamica dei processi civili, nonché gli alti costi delle perizie necessarie a comprovare il nesso di causalità tra il farmaco e le malformazioni, hanno spinto il Parlamento ad approvare nel 2009 una legge che riconoscesse alle vittime una indennità diretta;

tuttavia, la legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008) e successive modificazioni consentivano di accedere all'indennità soltanto i nati tra il 1959 e il 1965, creando una gravissima ingiustizia ai danni delle vittime nate precedentemente e successivamente a tale intervallo di tempo;

nel corso della XVII Legislatura, al fine di sanare tale problematica, è stato dunque approvato il decreto-legge 24 giugno 2016, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2016, n. 160, recante misure finanziarie urgenti per gli enti territoriali e il territorio, che ha introdotto all'articolo 21-ter nuove disposizioni in materia di indennizzo a favore delle persone affette da sindrome da talidomide;

tale disposizione consente l'estensione dell'indennizzo in favore dei soggetti nati negli anni 1958 e 1966, nonché a coloro che sono nati al di fuori di questo arco temporale, ma che presentino malformazioni compatibili con la sindrome citata, in presenza di nesso causale tra l'assunzione del farmaco talidomide e le lesioni o l'infermità;

tali disposizioni, per essere realmente applicative, necessitano dell'approvazione di un regolamento da parte del Ministro della salute: la scadenza per l'adozione di tale regolamento era fissata 6 mesi dopo l'approvazione del decreto, a fine gennaio 2017;

il regolamento non risulta tuttavia ancora adottato, nonostante le vittime rischino di rimanere senza risarcimenti: si ricorda infatti l'esistenza di un'ulteriore scadenza, quella prevista dalla legge del 2007 (e, nello specifico, dall'articolo 1 del decreto ministeriale 2 ottobre 2009), che fissava un limite massimo di 10 anni per la richiesta di indennizzo: tale termine scadrà alla fine dell'anno corrente,

si chiede di sapere:

quali siano le motivazioni a causa delle quali il regolamento citato in premessa non sia ancora stato adottato;

se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire nell'immediato, al fine di promuovere l'adozione del suddetto regolamento, in modo da garantire a tutte le vittime del farmaco talidomide un pieno riconoscimento del danno subito e un'equa applicazione della giustizia.

(4-08068)

MORRA, GIROTTO, DONNO, TAVERNA, ENDRIZZI, CASTALDI, CRIMI, PUGLIA, MARTON, SANTANGELO, MORONESE - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) è un ente di ricerca a carattere non strumentale dotato, ai sensi del decreto legislativo 29 settembre 1999, n. 381, di personalità giuridica di diritto pubblico e di ordinamento autonomo, sottoposto a vigilanza da parte del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;

a seguito del terremoto del 21 agosto 2017, subito classificato dall'Ingv di magnitudo 3,6, profondità focale oltre i 10 chilometri ed epicentro in mare ad una decina di chilometri dalle coste ischitane, lo stesso Ingv è stato immediatamente oggetto di forti critiche da parte di scienziati ed esperti, che hanno costretto l'ente dopo alcune ore a correggere tali dati; il giorno successivo, nel corso del TG di Rai 2 delle ore 13, il presidente dell'ente, Carlo Doglioni, nel confermare l'epicentro del sisma in mare e la magnitudo 4, precisava che la faglia che aveva causato il terremoto era stata individuata "appena fuori Ischia";

a distanza di 4 giorni dal sisma, l'Ingv comunicava alla Commissione grandi rischi (Cgr) nuovi dati, che smentivano clamorosamente i precedenti, dal momento che localizzavano il sisma non più in mare, ma a un chilometro a sud ovest da Casamicciola Terme (dove ci sono stati i danni maggiori e le vittime) e a circa 2 chilometri di profondità;

in pratica, per alcuni giorni, l'ente ha fornito dati inesatti al Paese, al Dipartimento della Protezione civile, alla comunità scientifica e ai media, con tutte le conseguenze che si possono facilmente immaginare;

considerato che, per quanto risulta agli interroganti:

ad essere oggetto di critiche non sono soltanto i dati scientifici dell'Ingv, ma anche quelli contabili e segnatamente quelli contenuti nei conti consuntivi dell'ente per gli esercizi dal 2012 al 2016;

l'art. 15, comma 1-bis, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, recita: "Nei casi in cui il bilancio di un ente sottoposto alla vigilanza dello Stato (...) presenti una situazione di disavanzo di competenza per due esercizi consecutivi, i relativi organi, ad eccezione del collegio dei revisori o sindacale, decadono ed è nominato un commissario";

con circolare n. 33 del 28 dicembre 2011, il Ministero dell'economia e delle finanze ha cercato, a parere degli interroganti in maniera assai discutibile, di "addolcire" la precisa volontà espressa dal legislatore;

infatti, nel documento si interpreta il suddetto art. 15 e si afferma (pagg. 16 e 17) che "la presenza di un disavanzo di competenza per due esercizi consecutivi [a partire dalle risultanze dei bilanci degli esercizi 2009 e 2010] non è sintomo di per sé di squilibrio finanziario della gestione e non comporta l'automatica applicazione della norma in esame, qualora l'ente abbia raggiunto il pareggio di bilancio utilizzando quote di avanzo di amministrazione già effettivamente realizzato e disponibile". Inoltre si precisa che "Al riguardo sarà cura dei Collegi dei revisori o sindacali porre particolare attenzione, nei casi in cui i conti consuntivi o i bilanci di esercizio di due esercizi consecutivi presentino un disavanzo di competenza o una perdita di esercizio, alla verifica dell'effettiva sussistenza dell'equilibrio finanziario della gestione, accertando che dalle relazioni che accompagnano i documenti contabili emergano dettagliati elementi dimostrativi in ordine alla reale disponibilità delle risorse (avanzo di amministrazione realizzato o riserve non patrimoniali) utilizzate per la copertura del risultato negativo di competenza";

per quanto riguarda l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia è assolutamente indubitabile, perché documentalmente provato, che la gestione economico-finanziaria dell'ente per ben 4 esercizi finanziari consecutivi (2012, 2013, 2014 e 2015) ha registrato un disavanzo di competenza (entrate accertate meno spese impegnate) complessivo pari a circa 29 milioni di euro, così suddiviso: 1,6 milioni nel 2012; 6,8 nel 2013; 14,5 nel 2014 e 6 nel 2015;

gli ultimi consuntivi dell'Ingv che hanno registrato un avanzo di competenza risalgono alle gestioni 2010 (pari a 10.570.299,95) e 2011 (pari a 24.905.561,50);

di contro, da un attento esame dei bilanci consuntivi dell'Ingv riguardanti le annualità finanziarie 2013 e 2014, regolarmente approvati dal consiglio di amministrazione, emerge che il disavanzo di competenza complessivo di 21.395.798,49 euro (di cui 6.864.308,45 per il 2013 e 14.531.409,04 per il 2014) non è stato ripianato interamente, siccome richiesto dalla legge e dalla circolare citata, ma solo parzialmente con il ricorso all'avanzo di amministrazione disponibile, accertato nel 2012 (7.818.794,31 euro a valere per il 2013) e nel 2013 (3.772.070,31 euro a valere per il 2014);

per far quadrare i conti, come emerge in maniera inequivocabile dalla relazione illustrativa presente nei conti consuntivi, l'Ingv ha invece "utilizzato" anche l'avanzo di amministrazione indisponibile che è destinato a coprire spese già impegnate;

pertanto, in sede di approvazione del bilancio consuntivo 2014, deliberata dal consiglio di amministrazione dell'ente in data 30 aprile 2015, doveva essere rilevato dagli organismi di vigilanza lo stato di disavanzo di competenza non ripianato per due esercizi consecutivi (2013 e 2014), con conseguente commissariamento dell'ente da parte del Ministero vigilante, di concerto con il Ministero dell'economia;

tale grave anomalia, più volte oggetto di articoli da parte del notiziario on line "Il Foglietto della Ricerca", non è stata segnalata neppure in occasione dell'approvazione del conto consuntivo 2015 il 12 maggio 2016. Anche il consuntivo 2015 si è chiuso con un disavanzo di competenza di 6.029.133,42 euro, asseritamente ripianato grazie a un avanzo di amministrazione disponibile di 6.492.326,70 euro, riferito all'anno precedente. Invero, dall'esame delle Relazioni che accompagnano i documenti contabili non sembrano emergere "dettagliati elementi dimostrativi in ordine alla reale disponibilità delle risorse (avanzo di amministrazione realizzato o riserve non patrimoniali) utilizzate per la copertura del risultato negativo di competenza", siccome richiesto dalla circolare n. 33;

quanto all'esercizio finanziario 2016, il conto consuntivo approvato il 15 maggio 2017 evidenzia, dopo 5 anni, non un disavanzo ma un avanzo di competenza di 932.253,78, euro pari alla differenza tra le entrate accertate (113.507.584,74) e le spese impegnate (euro 112.575.330,96), che si appalesa ictu oculi come esempio di buona amministrazione delle risorse dell'ente da parte degli organi di vertice. Però, ad un esame più approfondito sembra emergere un clamoroso errore, laddove tra le entrate accertate figura l'importo di 4.100.000 euro quale "quota parte delle assegnazioni premiali 2015 e 2016 destinate alla copertura delle spese di funzionamento per euro 2.050.000,00 (per totali euro 4.100.000,00)". E infatti, tra i provvedimenti adottati dal Ministero dell'istruzione alla data del 31 dicembre 2016, non figurerebbe alcun decreto di riparto e di assegnazione del finanziamento premiale né per il 2015 né tantomeno per il 2016;

l'ultimo decreto adottato dal Ministero nella specifica materia, n. 000615, risale al 4 agosto 2016 e ha ad oggetto i criteri di ripartizione del finanziamento premiale per l'anno 2015, da effettuarsi in base alla valutazione della qualità della ricerca e degli specifici programmi e progetti di ricerca proposti dai singoli enti, rimandando a successivi decreti la determinazione degli importi da assegnare agli enti proponenti, sulla base dei punteggi assegnati da un apposito comitato ministeriale;

pertanto, ad avviso degli interroganti, la predetta somma di 4.100.000 euro, risultando priva di titolo giuridico, non poteva e non può essere contabilizzata tra le entrate accertate dall'Ingv nell'esercizio finanziario 2016, con la conseguenza che anche tale annualità, al pari di quelle dal 2012 al 2015, si chiuderebbe con un disavanzo di competenza pari a 3.047.746,22 euro (e non un avanzo di 932.253,78 euro, come riportato nel citato conto consuntivo approvato il 15 maggio),

si chiede di sapere:

qualora i fatti contabili descritti trovino puntuale riscontro, quali provvedimenti i Ministri in indirizzo intendano sollecitare affinché il conto consuntivo 2016 abbia gli indispensabili requisiti della correttezza e della veridicità;

se, dopo che l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia avrà corretto il conto consuntivo 2016, con la cancellazione dell'entrata accertata di 4.100.000 euro e l'iscrizione in bilancio di un disavanzo di competenza di 3.047.746,22 euro, al posto di un avanzo di 932.253,78 euro, intendano, nell'ambito delle rispettive competenze, adottare con urgenza, ai sensi dell'art. 15, comma 1-bis, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, il decreto di decadenza degli organi di vertice dell'Ingv, con la conseguente nomina di un commissario e ciò in quanto in due esercizi consecutivi (2015 e 2016) lo stesso Istituto ha riportato un disavanzo di competenza complessivo di 9.076.897,64 euro, senza che l'ente abbia raggiunto il richiesto il pareggio di bilancio, utilizzando quote di avanzo di amministrazione già effettivamente realizzato e disponibile, a causa della palese insufficienza dell'avanzo di amministrazione che sarebbe stato realizzato e resosi disponibile nel 2014 (6.492.326,70) e nel 2015 (2.218.103,10);

quali siano le argomentazioni giuridiche che fino a oggi avrebbero giustificato la mancata applicazione di una precisa disposizione legislativa (art. 15, comma 1-bis, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98), posta a tutela della finanza pubblica, con il conseguente commissariamento di un ente nel quale, per un quadriennio, l'ammontare delle spese accertate ha superato quello delle entrate accertate, senza che il pareggio di bilancio sia stato raggiunto.

(4-08069)

MORRA, ENDRIZZI, DONNO, MONTEVECCHI, GIARRUSSO, TAVERNA, CRIMI, PUGLIA, SANTANGELO, MORONESE, SERRA - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

l'art. 15, comma 1-bis, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, testualmente recita: "Nei casi in cui il bilancio di un ente sottoposto alla vigilanza dello Stato (...) presenti una situazione di disavanzo di competenza per due esercizi consecutivi, i relativi organi, ad eccezione del collegio dei revisori o sindacale, decadono ed è nominato un commissario";

con circolare n. 33 del 28 dicembre 2011, il Ministero dell'economia e delle finanze ha interpretato il suddetto art. 15, affermando che "la presenza di un disavanzo di competenza per due esercizi consecutivi [a partire dalle risultanze dei bilanci degli esercizi 2009 e 2010] non è sintomo di per sé di squilibrio finanziario della gestione e non comporta l'automatica applicazione della norma in esame, qualora l'ente abbia raggiunto il pareggio di bilancio utilizzando quote di avanzo di amministrazione già effettivamente realizzato e disponibile.". Inoltre, si precisa "Al riguardo sarà cura dei Collegi dei revisori o sindacali porre particolare attenzione, nei casi in cui i conti consuntivi o i bilanci di esercizio di due esercizi consecutivi presentino un disavanzo di competenza o una perdita di esercizio, alla verifica dell'effettiva sussistenza dell'equilibrio finanziario della gestione, accertando che dalle relazioni che accompagnano i documenti contabili emergano dettagliati elementi dimostrativi in ordine alla reale disponibilità delle risorse (avanzo di amministrazione realizzato o riserve non patrimoniali) utilizzate per la copertura del risultato negativo di competenza";

per quanto riguarda il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), ente pubblico di ricerca finanziato dallo Stato e vigilato dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, come evidenziato in alcuni articoli apparsi sul "Foglietto della Ricerca" pubblicato il 22 settembre 2016 dal titolo "Cnr: dal 2012 è profondo rosso inarrestabile", è assolutamente indubitabile, perché documentalmente provato, che la gestione economico-finanziaria dell'ente per ben 4 esercizi finanziari consecutivi (2012, 2013, 2014 e 2015) ha registrato un disavanzo di competenza (entrate accertate meno spese impegnate) complessivo pari a circa 350 milioni di euro, così suddiviso: 117.186.268,62 nel 2012; 112.155.517,10 nel 2013; 9.115.610,90 nel 2014 e 111.171.585,86 euro nel 2015;

il Cnr, per raggiungere il pareggio di bilancio ed evitare le conseguenze di cui al citato art. 15, avrebbe dovuto coprire di volta in volta tale disavanzo facendo ricorso all'avanzo di amministrazione disponibile eventualmente conseguito nell'anno precedente a quello di riferimento;

risulta dall'esame dei conti consuntivi dell'ente che l'avanzo di amministrazione del Cnr nelle annualità dal 2011 al 2014 è stato complessivamente pari a 118.023.177,09 euro effettivamente disponibili e così suddiviso: 0 euro nel 2011; 48.604.178,30 nel 2012, di cui 9.464.178,30 ancora da applicare al bilancio 2013; 23.384.503,72 nel 2013, di cui 8.396.122,72 ancora da applicare al bilancio 2014; 46.034.495,07 euro nel 2014, di cui 3.747.056,22 ancora da applicare al bilancio 2015;

a parere degli interroganti, qualora tali somme fossero state utilizzate per la copertura del risultato negativo di competenza, ma dai consuntivi non è dato rilevarlo, sarebbero risultate, comunque, del tutto insufficienti per far fronte all'ingente disavanzo accumulato negli esercizi finanziari dal 2012 al 2015, provocato da una gestione dell'ente apparsa tutt'altro che oculata, per i risultati conseguiti,

si chiede di sapere:

qualora i fatti descritti trovino puntuale riscontro, se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano adottare con urgenza, ai sensi dell'art. 15, comma 1-bis del decreto-legge n. 98 del 2011, il decreto di decadenza degli organi di vertice del Consiglio nazionale delle ricerche a seguito del enorme disavanzo di competenza registrato negli esercizi finanziari dal 2012 al 2015, con la conseguente nomina di un commissario;

quali siano le argomentazioni giuridiche che ad oggi avrebbero giustificato la mancata applicazione di una precisa disposizione legislativa, posta a tutela della finanza pubblica, nei confronti di un ente nel quale per un quadriennio l'ammontare delle spese accertate ha superato di gran lunga quello delle entrate accertate, senza che il pareggio di bilancio sia stato raggiunto, stante l'assoluta insufficienza dell'avanzo di amministrazione registrato.

(4-08070)