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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 875 del 14/09/2017


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

875a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 14 SETTEMBRE 2017

(Antimeridiana)

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Presidenza del vice presidente CALDEROLI,

indi della vice presidente DI GIORGI

e della vice presidente LANZILLOTTA

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: ALA-Scelta Civica per la Costituente Liberale e Popolare: ALA-SCCLP; Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD: AP-CpE-NCD; Articolo 1 - Movimento democratico e progressista: Art.1-MDP; Federazione della Libertà (Idea-Popolo e Libertà, PLI): FL (Id-PL, PLI); Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà (Direzione Italia, Grande Sud, M.P.L. - Movimento politico Libertas, Riscossa Italia: GAL (DI, GS, MPL, RI); Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Misto: Misto; Misto-Campo Progressista-Sardegna: Misto-CP-S; Misto-Fare!: Misto-Fare!; Misto-Federazione dei Verdi: Misto-FdV; Misto-Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale: Misto-FdI-AN; Misto-Insieme per l'Italia: Misto-IpI; Misto-Italia dei valori: Misto-Idv; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento la Puglia in Più: Misto-MovPugliaPiù; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà: Misto-SI-SEL; Misto-UDC: Misto-UDC.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,35).

Si dia lettura del processo verbale.

AMATI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,38).

Sull'attività della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, intervengo brevissimamente.

Ieri noi abbiamo adempiuto al nostro dovere di membri della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, sulla base del Regolamento stesso e delle indicazioni degli Uffici, svolgendo un'attività propedeutica per la scelta del senatore Cuomo fra la carica di sindaco e quella di senatore. Avendo però letto ieri sera sulle note delle agenzie di stampa che il Presidente del Senato ha platealmente sconfessato la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, accusandola sostanzialmente di aver seguito una procedura che avrebbe favorito il senatore (sinceramente non ho capito il perché), vorrei cortesemente che la Presidenza del Senato, il più presto possibile, spiegasse i motivi per i quali ha sconfessato totalmente l'attività della Giunta e ha sostenuto la tesi secondo cui questo senatore, dopo due anni e mezzo, a ventiquattr'ore dalla maturazione di un diritto maturato con i versamenti di due anni e mezzo, dovrebbe decadere, perdendo ogni diritto, sulla base di non so quale considerazione. Ma poiché i giornali hanno dato ampio rilievo (le agenzie ieri e i giornali oggi) a questo tipo di intervento del Presidente del Senato, gradirei che vi fosse una spiegazione in Aula, magari anche in dialettica con il Presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, sempre per la credibilità delle istituzioni.

PRESIDENTE. Colleghi, personalmente non sono al corrente né delle vicende interne della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, né di quelle esterne, quindi non posso che trasmettere queste dichiarazioni al Presidente stesso.

LO MORO (Art.1-MDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LO MORO (Art.1-MDP). Signor Presidente, se mi consente di farlo, dirò l'essenziale sulla vicenda.

L'essenziale è che il collega Cuomo è stato eletto sindaco nel mese di giugno, credo l'11 (al primo turno), e che ieri se ne è occupata, oltre tre mesi dopo, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, facendo sicuramente il suo dovere sul piano procedimentale. Ma ci sono tanti interrogativi e, se il presidente Grasso li pone, è bene che ce li poniamo tutti. Ci sono molti interrogativi, perché è molto strano - non è un fatto consueto - che ci siano stati ritardi nella proclamazione. Chi ha prodotto questi ritardi, anche nella convocazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari? Ieri la Giunta ha concesso tre giorni al senatore Cuomo per esercitare l'opzione. Qualcuno, anche del suo stesso partito, aveva proposto un giorno, ma è sembrato irrilevante. Il Presidente della Giunta ha detto che era irrilevante un giorno o tre. La proposta è sua.

Pertanto, tutti i ritardi accumulati non possono essere scaricati su chi si è trovato, il 13 settembre (ripeto, con ritardi inauditi), non a decidere del destino di un collega ma a mettere la sua faccia su una cosa che non gli piace proprio. Per esempio, a me non piace affatto.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Colleghi, non possiamo tornare su una vicenda su cui ci sono stati già interventi ieri e che non è all'ordine del giorno.

Ad ogni modo, senatore Buemi, ha facoltà di parlare.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, capisco e lei ha perfettamente ragione. C'è però una questione che riguarda la dignità dei componenti della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. C'è una questione di rapporto tra l'organo Giunta e la Presidenza del Senato.

Il collega Giovanardi ha fatto bene a porre la questione, perché noi ci siamo trovati di fronte a due strade. La prima è quella di verificare l'incompatibilità fra l'incarico di sindaco e quello di senatore della Repubblica del collega di cui abbiamo parlato ieri. L'altra questione era quella di prendere atto, da parte del Presidente del Senato, della lettera di dimissioni del collega Cuomo e porre all'attenzione dell'Assemblea la questione dell'accettazione delle dimissioni. Sono due procedure standardizzate molto chiare, con tempi e procedure molto precise.

Avendo il collega invocato l'articolo 18 del Regolamento per la verifica dei poteri, noi abbiamo percorso, in termini di procedura e tempistica, quanto garantito a tutte le precedenti situazioni dello stesso tipo. Non c'era e non c'è alcuna ragione per applicare, nei confronti del collega Cuomo, una tempistica e una procedura diverse. Se la Presidenza del Senato riteneva percorribile invece l'altra strada, aveva tutti i poteri per porre la questione all'attenzione dell'Assemblea e risolverla nei tempi dati.

Detto questo, voglio ricordare che noi abbiamo concluso l'attività parlamentare il 3 agosto scorso e, come lei sa, signor Presidente, l'abbiamo ripresa martedì di questa settimana. Non mi pare ci sia stato il tentativo di dilazionare la questione. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Colleghi, la vicenda in questo momento si chiude qui, perché non è all'ordine del giorno. Capisco benissimo gli interventi che sono stati svolti. Sto svolgendo il ruolo della nuora usata per far sapere alla suocera. Credo che gli interventi dovrebbero essere svolti più opportunamente nel momento in cui c'è l'interlocutore in grado di fornire una risposta.

CAPPELLETTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAPPELLETTI (M5S). Signor Presidente, non abuserò della parola che mi ha dato.

Interverrò in pochi secondi semplicemente per ribadire che, come già detto ieri, la lettera di dimissioni è stata inviata al Senato a fine luglio e, guarda caso, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è intervenuta il 13 settembre, concedendo tre giorni ulteriori, fino al 16 settembre, guarda caso proprio il primo giorno utile per maturare il diritto alla pensione.

Se questa cosa per voi è normale, per me è invece scandalosa, mi indigna e dovrebbe indignare questa istituzione. Credo abbia fatto benissimo il Presidente a richiamare il senatore Cuomo a fare uno sforzo, perché ne va anche del suo onore. (Applausi dal Gruppo M5S).

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, intervengo per pochi secondi. In questa vicenda i tempi sono stati dettati in gran parte da cause esterne al Senato, legate alla proclamazione a sindaco del senatore Cuomo.

Vorrei sottolineare che, qualunque tempo fosse stato dato al senatore Cuomo per esercitare la sua opzione, sarebbe stato sufficiente che il senatore non facesse alcuna opzione. Così facendo, infatti, il Senato sarebbe dovuto passare alla procedura di decadenza, di cui conosciamo bene i tempi perché - purtroppo - abbiamo avuto due casi di questo genere in questa legislatura. Pertanto, saremmo andati molto, ma molto oltre la fatidica data del 16 settembre.

Discussione dei disegni di legge:

(2287-bis) Delega al Governo per il codice dello spettacolo (Collegato alla manovra finanziaria)

(459) DE BIASI. - Legge quadro sullo spettacolo dal vivo

(1116) BIANCONI. - Legge quadro per lo spettacolo dal vivo

(Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento)(ore 9,45)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 2287-bis, 459 e 1116.

La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo alla relatrice se intende integrarla.

DI GIORGI, relatrice. Signor Presidente, cari colleghi, il disegno di legge n. 2287-bis oggi al nostro esame, concernente disposizioni in materia di spettacolo e delega al Governo per il riordino della materia, deriva dallo stralcio dell'articolo 34 del testo del disegno di legge n. 2287 (disciplina del cinema) che - come ricorderete - è stato approvato dall'Assemblea il 6 ottobre 2016, quindi circa un anno fa. Dallo stralcio di quell'articolo abbiamo prodotto un nuovo provvedimento, con moltissimo lavoro all'interno della Commissione.

La Commissione cultura - desidero ringraziare il Presidente, che davvero ci ha dato ampio spazio - ha svolto numerosi approfondimenti, con oltre 40 audizioni di numerosi soggetti coinvolti dalla riforma, compresi artisti di fama internazionale; abbiamo fatto veramente un lavoro di ascolto enorme. L'esame in sede referente è stato caratterizzato anche da una dialettica molto positiva - lo voglio sottolineare - con le opposizioni. C'è stato un notevole impegno comune, un lavoro di ascolto, come ho detto, nonché un rapporto proficuo che secondo me ha prodotto un provvedimento, che oggi vi proponiamo, veramente soddisfacente.

Rispetto al testo originario, quello licenziato dalla Commissione ha moltissime integrazioni in risposta a un settore che attende una riforma organica da più di trent'anni.

Nella metà degli anni Ottanta, con la legge n. 163 del 1985 il legislatore intervenne con l'istituzione del Fondo unico per lo spettacolo, il cosiddetto FUS, al fine di ricondurre a un quadro unitario il sostegno statale a diversi settori dello spettacolo, disciplinato da specifiche e numerose leggi. A questo intervento sarebbe dovuta seguire - perché già in quel testo c'era scritto - una riforma organica. Ebbene, ci troviamo adesso a farla.

Quella che discutiamo oggi è una riforma generale, complessa nonché complessiva, annunciata oltre trent'anni fa e poi nuovamente a intervalli regolari, ma che ancora non ha visto la luce. In questa legislatura direi che ce l'abbiamo fatta grazie al contributo di tutti, maggioranza e opposizione, e questo credo sia un elemento davvero rilevante, proprio perché tutti sostanzialmente all'interno della Commissione - ma sono sicura anche qui in Assemblea - ritengono che la cultura e lo spettacolo siano elementi fondanti nella vita di un popolo, di una civiltà. In questo senso, tutti hanno contribuito a costruire un testo che, spero, possa accogliere davvero anche il vostro favore.

Come ho detto prima, lo scorso anno siamo riusciti a riformare il settore del cinema e finalmente adesso arriviamo in Assemblea con un provvedimento sullo spettacolo. In ogni caso, tengo a sottolineare che è proprio in questa legislatura che siamo riusciti a varare una riforma effettivamente - lo ribadisco - molto attesa, ma che presenta grandi difficoltà perché i settori coinvolti sono tanti: si va dalle fondazione liriche al teatro, al teatro di figura. Trattiamo anche questioni legate alle bande, alle tantissime espressioni artistiche presenti nel nostro territorio, quindi abbiamo dovuto ascoltare tanti soggetti che negli anni hanno sempre avuto grandi difficoltà e, naturalmente, anche per quanto riguarda gli investimenti, abbiamo voluto e dovuto prevedere un notevole incremento.

Le risorse sono state reperite nel dialogo tra MiBACT e MEF - ringrazio la Sottosegretario presente - quindi abbiamo accompagnato la riforma con un segnale di nuovo finanziamento. Naturalmente, per noi membri della Commissione - ma ritengo anche per tutto il Parlamento - è sempre insufficiente, perché chiaramente riteniamo che le risorse destinate allo spettacolo ed alla cultura dovrebbero essere sicuramente di più e ce lo avete sentito dire molte volte in questa legislatura, ma immagino anche nelle altre. C'è stato, tuttavia, uno sforzo in questo senso, proprio perché l'orientamento del Governo è di valorizzare tutto il settore e quindi gli investimenti da parte del Governo ed in particolare quelli sulle materie e sui settori di competenza del MiBACT sono stati notevoli nonché interessanti proprio per proporre un cambio di prospettiva.

Con questo disegno di legge quindi vogliamo un rilancio ed uno sviluppo del settore dello spettacolo che definisco dal vivo, anche se poi nel testo abbiamo eliminato questa dicitura, che uso però per intenderci, riferendomi a quegli spettacoli unici, che ci sono una volta sola, perché prevedono la presenza dell'attore (del soggetto che fa spettacolo) e del pubblico. Il senso, quindi, è che si tratta sempre di spettacoli unici, diversamente da altre forme di spettacolo come il cinema, che via via si ripete: lì c'è sempre l'atmosfera di un momento unico e noi dobbiamo valorizzare questa che è una modalità effettivamente eccezionale dai tempi antichi in cui nacque il teatro. È una modalità che punta a salvaguardare i valori e le identità culturali in questa società globale e tecnologica. Si tratta di una valorizzazione particolare di un aspetto che credo non debba mai essere dimenticato nella sua capacità e potenza di suscitare emozioni.

Tutte le arti dello spettacolo, nella loro grande diversità creativa ed espressiva, sono considerate dall'Unione europea cruciali, in quanto rispecchiano la varietà culturale delle diverse tradizioni e delle storie degli Stati membri. Il nostro lavoro in Parlamento ha permesso di inserire esplicitamente la delega al Governo per il codice dello spettacolo - questa, come sapete, è una legge delega - nel quadro delle norme costituzionali nazionali ed europee e delle convenzioni internazionali dell'Unesco, definendo la cornice dei principi fondamentali della Repubblica.

C'è quindi una prima parte in cui viene dato questo quadro di contesto e, successivamente, ci sono i principi e criteri direttivi. Sono i decreti legislativi delegati, che consentiranno un'ottimizzazione ed una semplificazione degli interventi pubblici di promozione e di sostegno per lo spettacolo, con l'abrogazione di una serie di disposizioni frammentarie e disorganiche, come ho detto, quelle che si sono via via sovrapposte in questi anni, anche con interventi in sede di manovra di bilancio, che hanno potuto introdurre utili strumenti di sostegno, ma al di fuori di una cornice strategica che in futuro invece sarà chiara, trasparente ed equa. Questo è stato lo sforzo che abbiamo fatto.

Per assicurare che tutto ciò avvenga realmente, occorre un organismo capace di valutare sistematicamente e puntualmente l'efficacia degli interventi ed indirizzare le politiche del Ministero ed in questa prospettiva abbiamo creato il Consiglio superiore dello spettacolo. Questo è un elemento molto importante e centrale nella legge, è una proposta che è stata accolta dal Ministro con molto favore, perché a questo punto abbiamo il Consiglio superiore dello spettacolo, il Consiglio superiore del cinema ed il Consiglio superiore dei beni culturali. Quindi, c'è un'omogeneizzazione ed un'armonia fra i soggetti istituzionali che si devono occupare di definire le strategie e di dare indicazioni al Governo. Il Consiglio sostituisce la Consulta per lo spettacolo - e chi si occupa di queste materie sa quante critiche c'erano state rispetto a questo organismo - semplificando il quadro organizzativo e rendendolo uniforme anche rispetto al cinema e all'audiovisivo. Sarà composto da figure di rilievo, figure importanti, persone che dovranno essere coinvolte, perché sono artisti, figure che fanno parte del mondo dello spettacolo, ma fra gli 11 componenti vi saranno anche figure espressione del mondo delle categorie, persone che fanno spettacolo, teatro e musica. Si tratta quindi di una scelta che favorisce decisioni trasparenti ed efficaci. Vi è un articolo molto complesso, che vi invito a leggere, che parla della costituzione di questo Consiglio superiore che è un organismo cui diamo molto rilievo.

Il testo della legge si compone di sette articoli, non è molto lungo ma è sostanzioso, come diciamo in Commissione, perché effettivamente, anche se si tratta di una legge delega cui i decreti delegati aggiungeranno ulteriori contenuti, è molto stringente. Abbiamo scritto molto in questi sette articoli, perché abbiamo voluto indirizzare con forza il Governo in una certa direzione.

Nell'articolo 1 sono richiamati la Costituzione, i Trattati UE e le convenzioni Unesco. Nel comma 1 dell'articolo 1 si precisa che la Repubblica promuove e sostiene lo spettacolo quale fattore indispensabile per lo sviluppo della cultura ed elemento di coesione e di identità nazionale. Mi pare che in questi giorni in cui si parla tanto di integrazione e di identità, lo spettacolo e la musica possano essere un elemento potentissimo di integrazione per tutti coloro che si trovano nel nostro territorio, per gli stranieri e per coloro che puntiamo ad inserire e che speriamo sempre possano avere la cittadinanza. Quindi, rispetto a ciò, la norma al nostro esame raccoglie anche questo filone, perché abbiamo ritenuto e riteniamo che coesione ed identità nazionale debbano passare attraverso queste forme di arte e attraverso la cultura.

Riconosciamo, poi, il valore educativo e formativo dello spettacolo e da qui partono gli interventi specifici previsti per la scuola. Il 3 per cento del FUS, come dirò dopo, andrà alla scuola con un accordo preciso. Come ricordate, lo abbiamo fatto per il cinema e lo abbiamo fatto anche relativamente allo spettacolo. Il 3 per cento del FUS andrà alla scuola, perché è enorme il valore formativo dello spettacolo all'interno della scuola e noi riteniamo che questo aspetto debba essere valorizzato.

Per quanto riguarda l'utilità sociale, si collegano le attività di spettacolo alla nuova disciplina del terzo settore. Abbiamo fatto la grande riforma del terzo settore, ed è presente il senatore Lepri che l'ha seguita, e abbiamo votato a favore di questa legge di cui siamo molto orgogliosi. Per quanto riguarda le associazioni, le imprese e gli altri enti dello spettacolo che rispetteranno le ulteriori condizioni poste dai decreti delegati della riforma del terzo settore, sarà possibile per loro rientrare negli incentivi e nelle agevolazioni previste. Quindi, vi è una armonizzazione di questi aspetti che riteniamo fondamentali.

Il comma 2 introduce una definizione generale delle attività di spettacolo che la Repubblica intende promuovere e sostenere, individuandole in quelle svolte in maniera professionale e caratterizzate della compresenza di professionalità artistiche e tecniche e di un pubblico in un contesto unico non riproducibile. Questa è la definizione. Se qualcuno chiede la definizione di spettacolo, andate a leggere quella contenuta nella legge perché vi abbiamo ragionato moltissimo prendendo spunto da fonti internazionali e naturalmente da tutto ciò che potevamo mettere in campo per dare una definizione corretta. Come dicevo, lo spettacolo è dato dalla compresenza di professionalità artistiche e tecniche e di un pubblico in un contesto unico non riproducibile. Quindi, oltre alle attività teatrali, liriche, concertistiche e corali, sono esplicitamente riconosciute - ed è la prima volta che accade in una legge dello Stato - le attività di musica popolare contemporanea e di danza classica e contemporanea. Della danza si parlava naturalmente nei regolamenti ministeriali, ma mai se ne era parlato in una legge e noi, invece, le abbiamo conferito anche questa "cittadinanza" importantissima che fino ad ora era mancata.

Poi ci sono le attività circensi perché, come sapete, esiste anche il circo e lo spettacolo viaggiante, le attività a carattere interdisciplinare e multidisciplinare perché se facciamo una legge adesso nel 2017 è evidente che dobbiamo pensare anche alle nuove forme di spettacolo. Tanti spettacoli sono oggi interdisciplinari o multidisciplinari (non è la stessa cosa).

Infine, anche i carnevali e le rievocazioni storiche per la prima volta avranno accesso al FUS. Quindi i carnevali storici e le rievocazioni sono inclusi in modo da coinvolgere il più possibile tutte le diverse forme di spettacolo, e per diffondere il più possibile la mano della cultura, per quanto potrà essere fatto con il finanziamento, un po' in tutti i settori. Quanti dei nostri Comuni organizzano rievocazioni storiche bellissime che non vengono supportate quasi mai ma che rappresentano la storia di quel popolo e di quella comunità e, allo stesso tempo, sono anche una proposta culturale e storica vera anche per i giovani di quelle comunità. Per questi motivi abbiamo voluto valorizzare anche le rievocazioni storiche. Tra l'altro c'è anche un altro provvedimento specifico sulle rievocazioni storiche che è all'esame della Camera e che vorremmo portare avanti.

Naturalmente riconosciamo anche la tradizione dei corpi di ballo italiani (vedo il collega Giro, il quale ha proposto un emendamento su questo tema che è stato accolto ed è già all'interno del testo), nonché il ruolo degli artisti di strada e delle attività dei centri di sperimentazione: ci sono molte applicazioni di natura tecnologica, quindi abbiamo riconosciuto anche sperimentazione e ricerca, documentazione e formazione nelle arti dello spettacolo.

Si parla poi dell'interazione tra lo spettacolo e la filiera culturale ed educativa, uno degli aspetti a cui ha tenuto molto il Ministro, ma che noi abbiamo condiviso; penso al raccordo con il turismo, con i luoghi meravigliosi della nostra Italia e quindi alla loro valorizzazione attraverso lo spettacolo. Rivolgiamo quindi un invito a tutti coloro che fanno spettacolo ad andare in giro, in Italia. Noi abbiamo l'idea di mandare fuori dai loro teatri non soltanto i soggetti abituati a farlo, ma anche le fondazioni liriche, a portare musica e cultura, in particolare anche in luoghi eccezionali legati al turismo.

Abbiamo valorizzato molto anche le attività di spettacolo realizzate con il diretto coinvolgimento dei giovani, quindi le orchestre giovanili, un'esperienza eccezionale e molto diffusa nel territorio. Abbiamo citato tali realtà e abbiamo dato anche ad esse valore fondante dell'identità nazionale e valore formativo. Mi riferisco quindi alle attività di spettacolo realizzate con i giovani e al teatro creato proprio per i ragazzi, un filone di intervento che si è sviluppato in questi ultimi anni e che ha una valenza molto interessante a livello nazionale e internazionale. Ci sono finanziamenti dell'Unione europea che vanno specificamente in questa direzione, quindi ne abbiamo tenuto conto e lo abbiamo introdotto nel nostro testo.

Un altro aspetto molto importante è quello che riguarda il riequilibrio territoriale. Non vedo la senatrice Petraglia, che ha lavorato con noi sul riequilibrio territoriale dell'offerta anche con riferimento alle aree geograficamente disagiate. È un tema molto importante, perché in alcuni territori (penso al Centro-Nord) c'è un privato forte che interviene molto, banche che hanno una tradizione nei finanziamenti allo spettacolo. Certamente, c'è invece bisogno di un supporto dello Stato nei confronti dello spettacolo nelle zone dove l'economia è più debole e ci sono meno investimenti da parte del privato; in quel caso abbiamo introdotto l'art bonus, di cui parlerò più avanti, ma chiaramente c'è bisogno di una maggiore apertura rispetto a questi temi. Dobbiamo quindi considerare le aree disagiate che hanno bisogno di investimenti: penso alle periferie delle grandi città, ma anche ai luoghi che rimangono isolati; pertanto abbiamo favorito anche la creazione di spazi di spettacolo nei Comuni con meno di 15.000 abitanti. Lo avevamo già fatto per il cinema e adesso abbiamo introdotto tale previsione anche rispetto a questo settore: i Comuni con meno di 15.000 abitanti possono avere un'attenzione maggiore in relazione a questi finanziamenti messi a disposizione per creare luoghi di aggregazione e di spettacolo. Abbiamo scelto il limite dei 15.000 abitanti perché vogliamo che ovunque, nei piccoli Comuni, si favorisca la diffusione della cultura.

Parlavo dell'interazione e delle forme di collaborazione col sistema scolastico e dell'altro aspetto importantissimo, cioè la diffusione dello spettacolo italiano all'estero. I finanziamenti per l'internazionalizzazione erano praticamente azzerati; su questo c'è stato uno sforzo da parte del Ministero; abbiamo ritenuto necessario (e nelle deleghe questo sarà scritto con molta chiarezza) spingere molto per l'internazionalizzazione. Il nostro spettacolo, la nostra cultura e la nostra Italia devono andare all'estero perché siamo maestri in ciò e non c'è bisogno di dirlo in questa Assemblea. Rispetto a questo, è evidente che c'è bisogno di supporto. Se si deve spostare un'orchestra, non ci sono più le risorse di un tempo, ma noi eravamo abituati a fare spettacoli in tutto il mondo con le nostre orchestre. Ultimamente c'era stata una sorta di chiusura rispetto a questa prospettiva e qui cerchiamo di rimediare.

L'altro aspetto importante riguarda una delega ad hoc per i lavoratori dello spettacolo. Questo è un altro dei punti delicatissimi. Signor Presidente, è un punto che non è mai stato affrontato abbastanza e sappiamo quale sia la situazione dei lavoratori dello spettacolo. Li chiamo così, ma sono artisti che ci danno emozioni enormi e, purtroppo, per la natura intermittente di questo lavoro, non riescono evidentemente ad avere un adeguato riconoscimento. Ci sono mesi in cui non c'è alcuna protezione previdenziale per loro. C'è anche un ritardo dei sindacati rispetto a questo. Abbiamo fatto molte audizioni in merito e ho trovato un bel ritardo da parte sindacale. C'è bisogno, con il supporto normativo, di mettere in campo un'energia vera per proteggere questi lavoratori e considerare che questo tipo di lavoro è qualcosa di veramente rilevante, perché va a incidere sulla formazione del popolo italiano e dei cittadini. Quindi, bisogna capire che è necessario dare un riconoscimento. Questa è una delega che seguiremo con molta attenzione, perché contiene uno dei punti più delicati della legge. I lavoratori dello spettacolo devono essere finalmente supportati in modo diverso.

Non illustrerò alcuni profili del provvedimento, ma consegnerò la relazione.

C'è, inoltre, la definizione - ciò costituisce un altro aspetto importante - del Fondo unico per lo spettacolo. Prima, come sapete, il FUS era unico; adesso con questa legge si distingue tra risorse destinate alle fondazioni lirico-sinfoniche e risorse destinate a tutto il resto del mondo dello spettacolo. Ciò serve a creare chiarezza e a dare maggiore responsabilità ai soggetti che in questi anni hanno avuto situazioni più delicate, ossia le fondazioni lirico-sinfoniche. Sappiamo che quando c'era un problema in una o più fondazioni - com'è successo, purtroppo - il FUS si orientava sul finanziamento di quei pochissimi soggetti. Abbiamo deciso, in accordo con il Governo, che finalmente ci sarà una distinzione tra i due fondi per cui nessuno, se avrà qualche problema all'interno delle fondazioni, potrà riferirsi a tutto il FUS, che sarà di oltre 360 milioni e, quindi, ci sarà una divisione in 40 e 60 per cento. Questo è un aspetto importante e molto innovativo.

Grazie al supporto della senatrice Montevecchi, che in merito ha fatto un notevole lavoro (lo voglio riconoscere), abbiamo discusso molto del ruolo dei sovrintendenti. Nel principio di delega abbiamo posto una maggiore responsabilizzazione dei sovrintendenti. Sappiamo che spesso sono i sindaci o i presidenti di Regione a dover curare le gravi situazioni che all'interno delle fondazioni si sono venute a verificare in questi anni. Noi abbiamo detto che la maggior responsabilità deve essere del sovrintendente, di colui che gestisce e non di un consiglio d'amministrazione che poi si fa carico di tutte le questioni delicate. Per superare le criticità finanziarie che le fondazioni lirico-sinfoniche affrontano sin dalla riforma degli enti lirici, avvenuta negli anni Novanta, si prevede una responsabilità del sovrintendente sulla gestione economica delle fondazioni. Rispondendo a un'esigenza arrivata dalle fondazioni, in questa legge abbiamo spostato al 31 dicembre 2019 il termine entro il quale le fondazioni dovranno rispettare i nuovi parametri al fine dell'inquadramento come fondazione lirico-sinfonica piuttosto che come teatro lirico-sinfonico (la nota questione del declassamento). Abbiamo dato un anno in più rispetto a quanto previsto dalla legge n. 160 del 2016, la quale prevedeva il termine del 31 dicembre 2018 per risistemare i conti. Se dopo tale termine i conti non saranno in ordine, si diventerà teatro lirico-sinfonico e non più fondazione.

Abbiamo poi lavorato sulla questione della qualità. Molte proteste sono state sollevate per una gestione che, negli ultimi anni, sembrava molto legata alla quantità (quanti spettatori, quanti posti occupati) piuttosto che alla qualità degli spettacoli. Naturalmente c'era anche la qualità, e questo devo dirlo per un fatto di giustizia nei confronti del Ministero e delle norme emanate fino a questo punto. Tuttavia, secondo noi, c'era una valutazione eccessiva a favore della quantità, e quindi legata al numero di spettacoli, di spettatori e quant'altro, e non sempre questo è un elemento che rimanda alla qualità. Abbiamo voluto quindi sottolineare con forza e scrivere nella legge, per cui nella delega se ne dovrà tenere conto, la qualità delle produzioni. E ciò è stato molto richiesto anche delle opposizioni, che sul punto sono state molto pronte con emendamenti già accolti in sede di esame in Commissione.

Poi c'è il tema della mobilità artistica, a livello europeo e internazionale: in fondo - come già detto - si avverte la necessità di esportare la nostra arte. E un'attenzione particolare è stata posta ai progetti dei giovani (età inferiore ai trentacinque anni) in più punti della legge. Sostanzialmente, ogni misura è orientata anche ai giovani sotto trentacinque anni, perché vogliamo che si dedichino allo spettacolo. Chi si dedica allo spettacolo, è in genere considerato dalle famiglie uno che non guadagnerà mai nulla o che si diverte, ma che sostanzialmente non intraprende un mestiere. Noi invece vogliamo favorirli, perché riteniamo che più giovani debbano dedicarsi allo spettacolo per creare una società migliore, proponendo, approfondendo e lavorando sulle coscienze e le anime proprie e delle persone a cui propongono gli spettacoli. Vogliamo che anche questo sia presente nella legge.

Vi è inoltre l'attivazione di piani straordinari per la ristrutturazione e l'aggiornamento tecnologico dei teatri, punto anche questo molto importante. Ormai gli spettacoli hanno un livello tecnologico alto e non sempre possono essere realizzati in ogni sede. Pertanto, noi diamo delle risorse per l'aggiornamento tecnologico dei teatri.

Consentitemi di ricordare poi un altro punto: l'organizzazione e la produzione di musica popolare contemporanea. È importante che la musica popolare contemporanea e le figure che afferiscono all'organizzazione e alla produzione di musica popolare contemporanea vengano prese in considerazione. E noi l'abbiamo fatto. Nella legge è presente anche questo punto - non era mai successo prima - attraverso l'introduzione del filone della musica popolare contemporanea.

Per quanto riguarda i circhi, su di essi c'è stato un grande dibattito (dibattito in Commissione, nella società e nelle nostre piazze), che questo non si concluderà. La nostra posizione è di arrivare a una graduale eliminazione, naturalmente nei tempi che saranno ritenuti necessari, degli animali dal circo. È vero che gli animali hanno sempre rappresentato il circo. Ma la sensibilità maturata negli ultimi anni sta portando la nascita di nuove forme di spettacolo circense e, quindi, dobbiamo dedicarci anche a questo.

Non esiste più la cattura dell'animale selvaggio che viene portato al circo. Naturalmente parliamo di animali nati nel circo, curati benissimo e anche molto valorizzati. Ma nell'immaginario collettivo e nella valutazione fatta poi in Commissione, e anche dal Governo si fa sempre più strada l'idea di avviarsi poco alla volta, proprio attraverso un processo di accompagnamento, verso una nuova forma di spettacolo circense che non preveda l'uso di animali. Rispetto a questo abbiamo trovato un equilibrio, con una graduale eliminazione dell'utilizzo degli animali. La misura, quindi, ha come obiettivo favorire la graduale trasformazione degli spettacoli circensi.

Del 3 per cento alla scuola ho già parlato. Sulle questioni relative all'autorizzazione di pubblica sicurezza, anche in questo caso abbiamo voluto dare una semplificazione, naturalmente in raccordo con le Regioni. E, quindi, abbiamo parlato di accordi di programma. È chiaro, infatti, che lo spettacolo e la cultura sono elementi sui quali legiferano anche le Regioni.

Per quanto riguarda l'art bonus, lo abbiamo esteso a tutti. Attualmente era previsto soltanto per le fondazioni lirico-sinfoniche e ora l'abbiamo esteso a tutte le forme di spettacolo, e quindi anche ai festival, a tutti i soggetti e alle varie attività. Se vi è una erogazione liberale, essa è ben accolta per tutto il mondo dello spettacolo.

Anche questa è una innovazione molto richiesta, rispetto alla quale si parla dei teatri di tradizione, di istituzioni concertistico-orchestrali (le ICO), di teatri nazionali e di rilevante interesse culturale, dei festival, delle imprese e dei centri di produzione teatrale e di danza, nonché dei circuiti di distribuzione senza scopo di lucro che svolgono le loro attività esclusivamente nel settore dello spettacolo. Anche questo, quindi, è un aspetto molto rilevante del nostro provvedimento.

All'articolo 6 del provvedimento è prevista la clausola di salvaguardia per quanto riguarda le Regioni a Statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano.

All'articolo 7 abbiamo qualche altro riferimento rispetto alla fondazione lirico-sinfonica che poi si chiamerà teatro lirico-sinfonico.

In conclusione, onorevoli colleghi, l'approvazione del disegno di legge rappresenta un vero segnale di discontinuità nei confronti del passato. È una inversione di tendenza per un investimento - come vedrete e avete già visto - strategico stabile sullo spettacolo per valorizzare le punte straordinarie di eccellenza della tradizione italiana e porre le basi per favorire lo sviluppo economico, sociale e culturale del nostro Paese, anche attraverso la cultura e lo spettacolo dal vivo.

Chiedo infine l'autorizzazione a consegnare la parte restante del mio intervento. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Panizza).

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice Fasiolo. Ne ha facoltà.

FASIOLO (PD). Signor Presidente, da molto tempo, ormai da circa quarant'anni, il mondo dello spettacolo dal vivo aspettava una legge che avrebbe dato ai nostri artisti uno strumento capace di creare innovazione, diffusione della cultura, dell'arte dello spettacolo e anche sviluppo economico.

Lo spettacolo dal vivo ha da sempre rappresentato una parte rilevante della cultura italiana e affonda le sue radici in una tradizione millenaria. Il nostro ricco mondo culturale necessitava da ormai troppo tempo di una riforma delle complesse disposizioni legislative in materia di organizzazione e gestione delle fondazioni lirico-sinfoniche.

Andava rivista e razionalizzata la vigente disciplina in materia di teatro, prosa, musica, danza, spettacoli viaggianti e attività circensi, innovando le disposizioni legislative attraverso la redazione di un unico testo normativo denominato codice dello spettacolo. Il codice dello spettacolo, infatti, razionalizza e semplifica procedure amministrative, razionalizza la spesa e incentiva a migliorare la qualità artistico-culturale delle attività, nonché della fruizione da parte della collettività.

Il mondo dello spettacolo dal vivo era dunque in sofferenza per la mancanza di adeguate norme, di adeguate risorse, di adeguata e lungimirante visione prospettica, europea e internazionale. Oggi siamo davanti - come ha osservato nella sua relazione la senatrice Di Giorgi - a una riforma organica.

Nei mesi scorsi le numerose audizioni della 7a Commissione hanno portato alla luce problemi, limiti e difficoltà dei lavoratori dello spettacolo. Molte sono state le testimonianze di organismi, gruppi di professionisti e associazioni che hanno chiesto - e a ciò il disegno di legge ha dato risposta - promozione e sostegno ai vari mondi dello spettacolo e alle diverse espressioni artistiche, ritenute indispensabili allo sviluppo della nostra cultura e alla coesione della nostra identità, alla diffusione e promozione europea e internazionale della nostra arte, veicolo della nostra offerta turistica.

Lo spettacolo dal vivo è però anche occasione formativa fondamentale e - come detto poc'anzi - di contrasto a situazioni di disagio psicologico e sociale, presenti nel complesso e variegato mondo della scuola. Esso rappresenta altresì occasione di integrazione di soggetti con difficoltà e disabilità, ma anche e soprattutto di valorizzazione di talenti. Non a caso si prevede che le attività dello spettacolo siano realizzate con il diretto coinvolgimento dei giovani fin dall'infanzia e che una percentuale dei flussi sia destinata alle attività nella scuola; ciò a suggellare il valore educativo, formativo e sociale dello spettacolo, un valore sostenuto con tutti i mezzi.

Vanno altresì sostenuti tutti gli operatori dello spettacolo e, pertanto, sono necessari compensi significativi. È notorio che i compensi nel mondo dello spettacolo sono modesti a causa della modesta capacità contrattuale di chi a tale attività si dedica. È necessario invece trovare un più elevato riconoscimento. E lo sforzo in tal senso sui vari settori dello spettacolo c'è stato e sarà affrontato nel corso dell'esame della delega sul lavoro.

Alcuni problemi evidenziati dalle associazioni hanno messo in luce le criticità del sistema previdenziale. In particolare, i musicisti hanno invocato provvedimenti per superare le criticità di alcune normative complesse sul lavoro che determinano il conseguente sommerso; le normative previdenziali; gli eccessivi costi delle tariffe Siae e gli insuperabili problemi economici delle scuole di musica.

Finalmente, con il presente provvedimento, potremo dare alle professionalità artistiche dei teatri, della danza, della musica, delle attività liriche, concertistiche e corali, delle attività circensi, degli spettacoli viaggianti, dei carnevali storici, delle rievocazioni storiche, ma anche dei complessi bandistici, degli artisti di strada, teatro per i ragazzi, e di tanti altri apporti, degli strumenti importanti di sostegno pubblico e di sviluppo che valorizzino la qualità dell'offerta e delle produzioni, la pluralità e peculiarità dei linguaggi dell'arte. Potremo favorire la diffusione dello spettacolo italiano all'estero, con un'attenzione a tutti, ma specificamente ai giovani artisti, come già sottolineato dalla relatrice. Finalmente sarà favorito il ricambio generazionale in modo da valorizzare i nuovi talenti e l'attenzione alle nuove tecnologie.

La redazione di un testo normativo, il codice dello spettacolo, darà quindi maggiore efficacia e organicità sia alle procedure amministrative, sia alla qualità artistico-culturale delle produzioni, incentivando innovazione, razionalizzando e potenziando gli interventi di sostegno dello Stato. È importante che gli interventi vengano armonizzati con quelli degli enti locali, attraverso accordi di programma.

Mi piace infine sottolineare quanto questo percorso legislativo complesso, accuratamente seguito dalla Commissione e accuratamente relazionato dalla relatrice, sia stato attento alla valorizzazione dell'enorme patrimonio del nostro spettacolo, alle opere dei giovani artisti emergenti, grazie anche a spazi dedicati nelle piattaforme televisive e alla produzione delle nostre opere in Europa e nel mondo. I giovani artisti in particolare, ma pure gli altri lavoratori del settore, potranno accedere a misure di facilitazione attraverso strumenti di credito agevolato. Quanto ai criteri di riparto del Fondo unico per lo spettacolo, sottolineo la centralità dell'erogazione di contributi che valorizzino la qualità delle produzioni e, quindi, finanziamenti in questo senso selettivi a progetti disposti dai giovani di età inferiore ai trentacinque anni.

Non voglio ripetere quello che è già stato detto, ma farò solo un cenno al riequilibrio territoriale: le Regioni colpite dal sisma potranno avvalersi di importanti finanziamenti.

Il Consiglio superiore dello spettacolo, infine, ha lo scopo di assicurare compiti di supporto e proposte politiche del settore, di assicurare analisi, monitoraggio e valutazioni alle politiche pubbliche della materia.

Concludo esprimendo una soddisfazione viva per la realizzazione di un importante risultato, che vedrà l'aumento delle risorse del FUS, l'instaurarsi di forti collaborazioni con il mondo della scuola, l'estensione dell'art bonus a tutto il mondo dello spettacolo, il riconoscimento giuridico a tante manifestazioni che prima non erano riconosciute. La qualità del provvedimento è davvero un grande e responsabile investimento che ci assumiamo nei confronti delle generazioni future. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Idem. Ne ha facoltà.

IDEM (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, la discussione di questo disegno di legge, anche in considerazione del fatto che la relatrice ha fatto un'ampia ed efficacissima presentazione di tutte le misure, è un'occasione utile per svolgere alcune riflessioni di carattere generale, poiché contiene una serie di valenze in ambito sociale e lavorativo che vanno ben oltre le finalità esplicite del testo che stiamo esaminando.

Viviamo in un'epoca in cui la produzione di beni e materiali di consumo è sempre più legata alle intelligenze artificiali e agli sviluppi delle tecnologie, con la conseguenza di relegare ai margini quelle doti umane che con queste entrano in competizione. In questa ottica la creatività individuale e le capacità artistiche, che trovano forme e modalità d'espressione attraverso attività come quelle teatrali, liriche, musicali o circensi (che sono affrontate in questo provvedimento), acquisiscono particolare importanza, perché contrappongono allo sterile e metallico meccanismo di un processo standardizzato e automatizzato, che ormai non sa più cosa farsene dell'uomo, le dinamiche interattive e situazionali che contraddistinguono le relazioni umane e dalle quali l'uomo, essere sociale per definizione, non può prescindere.

C'è la tendenza di considerare le attività culturali come un'attività di svago, come quel lusso in più che ci possiamo permettere se tutto il resto funziona, ovvero quando i conti non sono in rosso, quando il dato di disoccupazione non è una minaccia, quando l'economia tira. Ragionando in questo modo, però, ignoriamo le funzioni intrinseche di quelle attività che possiamo tranquillamente e sommariamente definire culturali. Ad esempio - ho parlato di una valenza generale - il senso ultimo di uno spettacolo teatrale risiede non soltanto nel diletto degli attori quando si calano in un ruolo, ma anche nel rappresentare storie che sono, appunto, rappresentative delle tematiche che le persone vivono ogni giorno in ambito affettivo, sociale e lavorativo. Le attività culturali sono perciò non solo un diletto, ma costituiscono, anzi, facendo da specchio alla società, il collante con cui essa modella la sua identità e lo fa in modo interattivo, cooperativo.

Questo atteggiamento è una delle risposte più potenti alle sfide cui ci pone di fronte il nostro futuro. Usciti dalle grandi guerre del secolo passato, che hanno registrato lo sterminio di milioni di persone perché altri milioni di individui omologati hanno seguito in modo acritico le idee folli di alcuni leader, psicopatici al potere, è scattata una risposta istintiva a queste tragedie, caratterizzata da una valorizzazione spasmodica dell'individualismo, passando però da un estremo all'altro. Oggi dobbiamo renderci conto che questo atteggiamento è non solo individualistico, ma anche egoista, a costo del bene comune. E questo deve trovare una sponda in un'accezione collettiva frutto di processi democratici che, però, sono da imparare. E tali processi si imparano attraverso modelli nuovi che si possono elaborare anche attraverso le attività culturali, appunto. Favorire il benessere della comunità con la consapevolezza che una rinuncia personale comporta un benessere collettivo che poi fa star bene e meglio l'individuo; rinunciare a un vantaggio immediato per godere di un vantaggio maggiore in futuro sono un'astrazione preceduta da un impegno intellettuale interattivo. E questa è un'idea che si matura anche attraverso l'attività culturale.

Questa interattività è indispensabile come antidoto a un mondo sempre più connesso attraverso un semplice click che, paradossalmente, comporta il rischio di isolamento. Infatti, quel click può essere fatto nella solitudine della compagnia di un iPhone e, allora, perché scomodarsi a uscire di casa e confrontarsi con altri in relazioni umane quando si può risolvere tutto con un click, l'acquisto e il gioco online? Pensiamo solo a una delle modalità con cui i giovani risolvono i loro conflitti con i coetanei: premono un pulsante; il che, in caso di cyberbullismo, potrebbe essere una strategia vincente, ma tutto sommato è anche importante imparare dal vivo le convivenze.

In questo senso, il neologismo «solitudine digitale» traccia molto efficacemente il nuovo fenomeno sociale a cui possiamo porre rimedio e contrastare attraverso l'attività culturale, in ogni sua accezione, che possiamo fare insieme. Pertanto - lo ribadisco nuovamente - l'attività culturale, quella impastata con le mani, può contrastare la solitudine in agguato e fungere da cantiere per i nuovi modelli che ci servono per affrontare il futuro.

Mi sia concesso un breve excursus su un altro potenziale che possiamo trovare nelle attività culturali tout court, che non a caso sono chiamate anche attività espressive, perché danno accesso a ciò che muove le persone nel loro profondo, le emozioni. A volte quest'Assemblea mi sembra un teatro che ci offre pessimi spettacoli. Pensate se i politici del futuro avessero già oggi l'opportunità di scoprire le proprie emozioni, viverle e metterle a confronto in un contesto disinteressato, potendo così ricevere il dono di fungere da modello. Questa è una delle valenze - diciamo nascoste - del provvedimento in esame che mi inducono a dire che la cultura è non un bene di lusso, ma una materia prima di cui in realtà non possiamo fare a meno per plasmare il nostro futuro.

In linea generale, occorre rendersi conto e agire di conseguenza anche in ambito scolastico, sull'onda della riforma che ha messo mano ad alcune esigenze strutturali emergenti del nostro sistema, a cominciare dall'importanza delle emozioni anche a livello di apprendimento. È ormai di evidenza scientifica il potere delle emozioni positive per garantire un maggior successo nei processi cognitivi di apprendimento. Tali emozioni vanno scovate, scoperte, espresse e valorizzate anche nella pratica quotidiana delle nostre scuole future. Si tratta di un processo che può essere valorizzato attraverso attività culturali di cui il disegno di legge in esame si occupa attraverso la messa a sistema delle leggi che le disciplinano e affinché non sia soltanto un caso di fortuna se questa formidabile risorsa viene concessa agli studenti.

Pensate che la mortificazione, la punizione e anche lo stesso voto che noi ci arroghiamo di dare agli studenti scatenano delle emozioni negative che inibiscono il processo di apprendimento. Al contrario, le emozioni positive come l'apprezzamento e l'incentivazione costituiscono quasi un fertilizzante per quei processi neuronali e neurofisiologici che devono avvenire nel cervello per rendere possibili i processi di apprendimento. Questo, quindi, va nella direzione di rafforzare tutto ciò che aiuta l'espressione e il riconoscimento delle proprie emozioni.

Concludo tornando all'argomento che ho introdotto in apertura: l'intelligenza artificiale e le nuove tecnologie che stanno sempre di più sostituendo l'uomo; uno sviluppo che comprensibilmente viene vissuto come una minaccia e che richiede la ridefinizione del tema lavoro. Il disegno di legge in esame va considerato anche in questo senso una risorsa che si prefigge di maggiorare la considerazione sociale del settore che, oltre ai suoi fini - chiamiamoli nobili - di espressione artistica, con tutte le valenze che ho cercato di elencare, è un contributo a una ridefinizione dei lavori del futuro.

Colleghi, oggi i nostri giovani stanno imparando nozioni con tecniche del passato che devono prepararli ai mestieri del futuro; mestieri che faranno tra vent'anni e che al 40 per cento oggi non conosciamo ancora. Allora, poiché sempre più il lavoro viene eroso proprio dalle nuove tecnologie, dobbiamo trovare altri settori che riconosciamo anche a livello sociale, con le dovute garanzie, come vero e proprio lavoro.

Trovo davvero molto valido e utile il disegno di legge in esame ed esprimo, quindi, il mio apprezzamento. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pezzopane. Ne ha facoltà.

PEZZOPANE (PD). Signor Presidente, innanzi tutto vorrei ringraziare la relatrice, la collega Di Giorgi, per il lavoro prezioso che, insieme ai componenti della Commissione, ha svolto in questi mesi complessi di lavoro, che hanno portato il Senato oggi a esaminare - e ci auguriamo ad approvare a breve - un disegno organico che riorganizza le disposizioni in materia di spettacolo dal vivo e affida al Governo compiti importanti di riordino.

Il provvedimento, però, non è certo isolato e ci tengo a dire che questa è stata ed è una legislatura molto ricca, prolifica in materia di promozione culturale, di intervento culturale, tanto da consentirmi di affermare che, dopo anni di inerzia, finalmente si torna a scommettere sulla cultura come chiave per costruire il futuro. Saluto, quindi, il rappresentante del Governo e ringrazio il ministro Franceschini. Ritengo che su questo punto, forse, occorre aprire un ragionamento perché la forza del provvedimento e l'energia che Rosa Di Giorgi ha messo nell'illustrarlo solo la conseguenza di un lavoro che stiamo portando avanti da alcuni anni, in particolare nell'attuale legislatura, per rivedere insieme il potenziale straordinario che l'Italia ha, ovvero il patrimonio culturale, le attività culturali, le istituzioni storiche e i giovani talenti. È attraverso diversi provvedimenti che tutto questo viene fuori e, quindi, faccio i complimenti a chi ci ha messo testa e cuore e ha prodotto oggi siffatta iniziativa.

Dopo otto anni - mi rivolgo a chi sta sempre a pungolare il Governo e la maggioranza - il bilancio della cultura torna a superare 2 miliardi ed è questo un obiettivo che ci eravamo prefissati e abbiamo raggiunto, e di cui siamo orgogliosi.

Questa è la legislatura dell'art bonus, in cui 4.250 mecenati hanno donato circa - il Sottosegretario mi perdonerà se non sono precisa - 158 milioni e hanno finanziato 1.150 interventi. Sono numeri rappresentativi di un valore culturale, sociale, innovativo.

Da segnalare, ancora, sono la rivoluzione dei musei - anche quella tanto contestata, ma i numeri danno ragione a questo Governo - le domeniche gratuite, il record degli oltre 45 milioni di ingressi nei musei, i 500 euro per i diciottenni, l'integrazione della politica culturale con la politica dell'educazione e della nuova scuola.

La cultura per noi è una sfida che il Paese deve affrontare fino in fondo e all'interno della quale c'è l'ulteriore lavoro prezioso che abbiamo fatto per la riforma del cinema, attesa da cinquant'anni, dai tempi del Nuovo cinema italiano. Dopo di allora, mai più ci si era cimentati in questo senso.

Quella che noi vediamo nella cultura, quindi, è una grande potenzialità di sviluppo economico e occupazionale, e non solo un pregio del cuore, dell'anima e della mente. Continuiamo allora, anche con questo provvedimento, a scommettere sulla cultura, come chiave per costruire il futuro. E, nel merito, questo provvedimento va in quella direzione. Le istituzioni culturali e lo spettacolo dal vivo avevano bisogno di una riorganizzazione e di una riforma strutturale. Le leggi di settore, che avevano ovviamente negli anni Ottanta istruito e promosso positivamente determinati settori, venivano sfiancate dalle successive modifiche e integrazioni e anche da un'ovvia e naturale innovazione, la cui necessità dai territori e a livello centrale veniva avvertita.

Ecco, quindi, che con le disposizioni in materia di spettacolo dal vivo contenute nel provvedimento in esame entriamo nel cuore di un'area importantissima di sviluppo culturale ed economico.

Sono importanti persino i primi articoli, quelli in cui si specifica quali sono gli obiettivi dello Stato e della Repubblica, che promuovono la cultura come fattore indispensabile per lo sviluppo e come elemento di coesione e di identità nazionale. Questo è giusto e necessario perché il riordino dello spettacolo dal vivo non sia un fatto burocratico, ma rientri in una coscienza collettiva del Paese, in cui l'identità nazionale diventa un obiettivo importante e veda la cultura come importante soggetto di promozione e coesione.

L'articolato è stato ben illustrato dalla relatrice, che ovviamente si è avvalsa di un lavoro prezioso della Commissione, nell'ambito della quale molti hanno dato un contributo e vanno naturalmente ringraziati.

Ci sono poi degli aspetti molto innovativi che desidero sottolineare, come l'integrazione con il mondo della scuola, con il 3 per cento del Fondo che entra in gioco non solo per sostenere le attività culturali nella scuola, ma anche per creare un pubblico intelligente, che sia non solo nascosto dietro lo schermo di un personal computer o di uno smartphone, ma sappia anche innamorarsi di uno spettacolo teatrale, di un film al cinema, sia cosciente. E se non si fa nelle scuole, non lo si fa. E, se lo facciamo, vuol dire - come ho già detto all'inizio - che c'è un disegno che si conferma anche in queste scelte molto importanti, così come in quelle di natura più organizzativa e per le fondazioni liriche; e la delega al Governo è opportuna e necessaria, perché diventano idrovore che assorbono troppe risorse rispetto alle aspettative del territorio. La necessità, quindi, di riorganizzare la spesa e le competenze esiste ed è giustamente confermata nel provvedimento in esame.

Vi è poi la necessità di ampliare le fattispecie di spettacolo dal vivo e anche in questo campo ci sono innovazione e volontà di percepire quanto nel territorio, nelle nostre belle città, ricche peraltro di grandi patrimoni culturali, è cresciuto e vissuto, e proprio in questo strumento legislativo può trovare la sua occasione.

Il consiglio superiore dello spettacolo - come ha detto la relatrice - è un organismo nuovo, parallelo ad altri, per cui non vi è disorganicità nei diversi settori ma finalmente un'organicità degli strumenti consultivi che devono essere effettivamente di supporto e oggettivamente quei luoghi in cui si elabora un discorso di identità e promozione nazionale.

Inoltre voglio sottolineare - e per questo ringrazio particolarmente la relatrice e naturalmente il Governo che è stato d'accordo - l'intervento inserito nell'articolo 4, che contiene disposizioni di natura finanziaria per l'incremento del Fondo unico per lo spettacolo e misure in favore di attività culturali nei territori colpiti dal terremoto. Questa è la prima volta che in uno strumento non realizzato per l'emergenza, e quindi in uno strumento di altra natura, in uno strumento organico sullo spettacolo, si pensa alle aree terremotate e si dice che la ricostruzione non è solo ricostruzione delle case e delle strade, ma passa anche attraverso la cultura. E, quindi, la ricostruzione del patrimonio culturale e delle attività culturali diventa essenziale per uscire da uno stato di emarginazione, di solitudine e di rincrescimento nei confronti dello Stato che sembra tanto lontano.

Ringrazio, quindi, per questo provvedimento perché non ci sarà mai rinascita dei territori se pensiamo solo alle case e non alle anime, ai cuori, alle teste che hanno bisogno di rivedere i loro teatri e le loro sale di spettacolo. Ed è ora il momento di fare ciò in quei luoghi, nei borghi antichi, spettacolari, dove oggi va pensato un progetto di sviluppo che non può essere avulso dal contesto paesaggistico e culturale, dalla antica storia che riemerge.

Concludo dicendo che investire in cultura fa bene non solo - come già detto - alle teste, ai cuori e alle anime, ma anche all'economia del Paese. In questo mondo globalizzato siamo riconosciuti come superpotenza solo sulla cultura. E, allora, giochiamoci fino in fondo questa carta, e dimostriamo al Paese, anche con questi gesti importanti, che vogliamo non solo riorganizzare la burocrazia, che comunque è importante, ma anche ridare slancio e possibilità di intravedere un'uscita dallo stato di malessere profondo in cui versa il nostro Paese. E siffatta visione è presente nel provvedimento e sono felice di poterlo dire oggi in questa sede, di poterlo dire al Paese e di condividere con tanti colleghi e con il Governo una importante iniziativa per l'Italia. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giovanardi. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, abbiamo sentito fare tante considerazioni importanti e significative anche da parte della relatrice, della quale apprezzo l'impegno per il provvedimento in esame. Ma - come si suol dire - qualche volta il diavolo si nasconde nei dettagli e il disegno di legge contiene un dettaglio - che dettaglio purtroppo non è - che profila un aspetto che reputo sicuramente incostituzionale, e comunque surreale, senza fondamento, nel momento in cui stabilisce che, in tema di attività circensi, si delega il Governo a rivedere le disposizioni in vigore, arrivando alla graduale eliminazione - attenzione: eliminazione e non riduzione - dell'utilizzo degli animali nello svolgimento delle stesse.

Con il disegno di legge in esame deleghiamo il Governo a mandare a casa migliaia di lavoratori circensi. Naturalmente i rappresentanti dei circhi ci hanno fatto presente che un circo senza animali è un circo morto e tutti i tentativi di farli vivere semplicemente con spettacoli di acrobati o giocolieri sono falliti miserevolmente. Quindi noi, con due righe cancelliamo centinaia di anni di storia, di cultura, di tradizione; una tradizione che va da Fellini alla bellissima preghiera di Totò nel film «Il più comico spettacolo del mondo», che avrò modo di leggere nelle sue parti più significative per mettere il luce il rapporto quasi familiare tra i lavoratori del circo e i loro animali, che antepongono a loro stessi nella preghiera dei circensi. Certo, nell'Italia ignorante di oggi si fatica a capire chi era Totò, cosa era il circo e questa cultura.

Questa proibizione è davvero allucinante. Fate conto che non si parli di circo ma di cinema. Si afferma che i circhi non possono utilizzare gli animali, neanche i cani o i cavalli. Recentemente sono andato al circo con dei nipotini; durante lo spettacolo veniva rappresentata la parodia di Zorro: una persona faceva Zorro a cavallo che entrava e fingeva di combattere con le guardie cattive. Ebbene, secondo il disegno di legge in esame il cavallo non può più entrare nel circo, non si può più utilizzare, il cane addestrato non può più lavorare. Gli animalisti sostengono che non si possono far lavorare gli animali. Giusto. Allora bisogna abrogare l'ippica, il dressage, l'utilizzo dei cavalli per i bambini handicappati e naturalmente quando vediamo i cani salvare dalle valanghe o dalle macerie del terremoto persone che hanno bisogno di soccorso, è uno scandalo, perché quegli animali vengono addestrati e fatti lavorare. Se viene girato un film sull'Ottocento a Roma o con scene di battaglie medievali cosa facciamo, utilizziamo i cavalli per la finzione cinematografica? Se facciamo un film sull'Africa o su Tarzan, si possono usare gli animali per ambientarlo in una logica cinematografica? Secondo questa logica non si può fare.

Al di là di uno sfregio terrificante ai diritti di libertà, un conto è dire che ovunque e sempre gli animali vanno trattati in maniera tale da non subire danni, che il benessere animale va in tutti i modi esaltato, che non si possono maltrattare, che occorrono controlli stringenti.

Non so se i senatori sanno cosa prevede la normativa attualmente in vigore. Le associazioni animaliste fondamentaliste come la Lega antivivisezione (LAV) denunciano i circhi, gli allevatori di cani ma chi è che va a fare da consulente ai magistrati, in base ad un accordo fatto con l'allora Guardia di finanza, per verificare se effettivamente sussistono le condizioni di benessere per gli animali? Lo fanno i consulenti della LAV. E cosa accade nel successivo processo? I casi sono due: se le accuse vengono tutte archiviate lo Stato paga le spese; se c'è un fondamento nelle accuse, viene chiesto un risarcimento del danno che viene incassato direttamente dalla LAV. L'importo pagato dall'allevatore o dal commerciante o da chi in qualche modo lavora con gli animali (ad esempio un ippodromo), lo incassa la LAV. Abbiamo un meccanismo perverso, derivante da una normativa del 2004, che prevede la possibilità di fare centinaia di denunce, che effettivamente vengono fatte quando gli estremisti non ricorrono alle bombe o a bruciare i camion (ci sono decine e decine di casi di ecoterrorismo), e se queste centinaia di denunce sono infondate paga lo Stato, se sono fondate c'è un risarcimento incassato dalla LAV.

Vi rendete conto della perversione di questo sistema? Dico ciò anche in difesa di chi apprezza e ama gli animali e dice che un cane non può stare in un circo a lavorare. Parlo dei cagnetti che fanno i salti. Allo stesso modo, un cavallo non può stare in un circo e non parliamo di un animale esotico. La famosa vicenda di Imola con la morte della giraffa generò uno scandalo nazionale, ma l'animale morì per colpa degli animalisti che la fecero scappare. Andarono di notte e, mentre era chiusa in gabbia, la fecero uscire. L'animale cominciò a scorrazzare per Imola e quelli del circo cercavano in tutti modi di salvaguardare un loro patrimonio e un loro collaboratore. Per loro rappresentava un patrimonio importantissimo. Alla fine l'hanno incastrata in un cortile e, malgrado quelli del circo avessero supplicato le guardie e i vigili urbani di non sparare una dormia perché la giraffa ha una fisiologia particolare, l'hanno colpita e l'hanno ammazzata. Dopodiché il sindaco ha detto che il circo doveva andarsene perché era morta una giraffa. La giraffa, in realtà, è stata ammazzata dagli animalisti e non da quelli del circo.

Dobbiamo metterci d'accordo qui in Senato: il palio di Siena lo vogliamo tenere o lo vogliamo abrogare? La Brambilla lo vuole abrogare e io, invece, lo voglio mantenere. Facciamo un dibattito su Siena e su altre manifestazioni popolarissime nel nostro Paese. L'ippica la vogliamo tenere o la vogliamo abrogare? Il dressage lo vogliamo mantenere o abrogare? È lecito avere gli ippodromi o no? Mi spingo oltre. Capisco benissimo che le persone oggi trovino negli animali una fonte di compagnia e di compensazione di altri affetti familiari che possono mancare. Non mi sfuggono gli affari miliardari sottostanti il mercato degli animali in espansione. Penso ai bocconcini prelibati per cani, gatti, canarini eccetera. Però, se dovessi essere conseguente, dovrei dire che dovrebbe essere proibito tenere un cane in appartamento. Se al quinto piano si tiene un dobermann o un San Bernardo, mi chiedo a che titolo chi contesta la presenza degli animali nei circhi tiene un animale di quella stazza in un appartamento. Bisognerebbe dire che chi vuole un animale deve avere un cortile o un giardino o, addirittura, dovrebbe farlo vivere in una situazione di libertà perché essere costretto all'interno di un appartamento, magari anche vestito o svestito in estate secondo la moda, può essere una violenza sugli animali. Io, però, non arrivo a quelle conclusioni, ma a conclusioni totalmente diverse e, cioè, che una volta che l'ordinamento giustamente si preoccupa del benessere degli animali, una volta che ci sono norme specifiche perché a tutti i livelli venga mantenuto il benessere animale, non possiamo andare avanti a livello di proibizioni e di fraintendimenti.

Onorevoli senatori, ricordo che quattro anni fa, quando abbiamo varato la legge, forzando la normativa europea, che proibisce la sperimentazione sui topi per le malattie di abuso collegate agli stupefacenti, si era detto che, se l'Europa avesse segnalato che andavamo al di là della regolamentazione, si sarebbe fatta marcia indietro. Siamo in infrazione europea e l'Europa ci ha detto che non potevamo farlo. Però dopo quattro anni la frittata è stata fatta e i topi sono salvi. Io ho dieci testimoni di una lite con il sottoscritto, avvenuta a dicembre in centro a Modena, con un tavolo di animalisti che è finita con l'auspicio di una signora che il senatore Giovanardi finisse in un forno crematorio, perché contestavo il fatto che le zanzare che portano la malaria dovessero essere debellate. Questa signora, spalleggiata dagli animalisti, mi ha detto che ero uno che meritava di finire in un forno crematorio perché le zanzare non si toccano perché sono creature di Dio. Io gli ho risposto che forse la pensava così perché viveva a Modena, ma che se avesse vissuto in Africa forse l'avrebbe pensata diversamente.

Adesso che è comparso il caso di malaria e a Roma abbiamo questa recrudescenza di infezioni, signori animalisti, estremisti talebani, dobbiamo tutelare e salvaguardare o sterminare le zanzare che portano queste malattie? Io dico che dovremmo sterminarle. I topi, le topacce da fogna, le pantegane (chiamatele come volete), dobbiamo salvaguardarli oppure, per la salute pubblica, li dobbiamo eliminare ed eventualmente, per salvare uomini, donne e bambini, anche utilizzare, come spiega il diritto internazionale secondo cui non si può mettere in circolazione un farmaco se non è stato testato almeno su un primate?

Abbiamo chiuso Green Hill, evviva: 200 persone a casa, ma gli stessi cani arrivano in nave dagli Stati Uniti; invece di essere allevati qui, perché in Italia non si può, vengono allevati lì e - ripeto - arrivano in nave in Italia dagli Stati Uniti, perché se non sperimenti sui primati non puoi mettere in commercio un nuovo farmaco. Sono quei nuovi farmaci che poi salvano la vita al marito, alla moglie, ai figli; sono quelli che hanno fatto andare avanti la medicina. Le ultime vicende a cui ci siamo interessati, quella della talidomide, riguardano migliaia di persone nate senza arti in situazioni drammatiche perché non avevano sperimentato sugli animali e sulla cavie incinte. Se lo avessero fatto, ci saremmo risparmiati migliaia di migliaia di persone che hanno passato la vita in una situazione a dir poco drammatica.

Nel momento in cui si va nella logica della proibizione, si va in una logica surreale. Quanto al mondo dei circhi e dello spettacolo, abbiamo cercato con il Ministro - devo darne atto anche alla relatrice - di aver fatto tutto il possibile per fare una cosa ragionevole. Qualcuno mi deve spiegare che senso ha la proibizione: i circhi no, e tutto il resto? Perché ce l'avete con i circhi? È la cultura del circo che dà fastidio, anche una volta determinato, stabilito e controllato il benessere animale?

Ricordo anche che, mentre in un circo l'animale viene tutelato e curato, in natura quegli stessi animali hanno il problema di arrivare vivi la sera, di non essere divorati, perché la natura è selvaggia. I leoni e le tigri sono cattivi, perché ammazzano altri animali, ma se non trovano delle prede, i loro cuccioli muoiono di fame, o li mangia un coccodrillo. La natura è fatta così: è di una cattiveria incredibile.

Vogliamo chiudere gli zoo? Vogliamo che gli animali possono vederli solo chi va in Africa a fare i safari ed ha i soldi per andare in quei luoghi? Non sto neanche parlando di animali esotici, perché - lo sanno tutti - questi nei circhi sono ormai in esaurimento perché è impossibile l'importazione. Io sto parlando di cavalli, di cani, di animali di affezione.

Qualcuno mi deve rispondere: perché in un circo non possono esserci i cavalli con cui fare uno spettacolo? Perché non possono esserci dei cani? Perché nel circo no e nel cinema sì? Perché nel circo no e nella corsa dei cavalli sì? Perché nel circo no e al palio di Siena sì? Perché nel circo no e negli appartamenti delle persone sì? Vorrei che qualcuno mi spiegasse questo e mi spiegasse anche come si fa a proibirlo per legge. Il Senato della Repubblica proibisce, perché così è scritto nel testo del disegno di legge: «revisione delle disposizioni in tema di attività circensi specificamente finalizzate alla graduale eliminazione dell'utilizzo degli animali nello svolgimento delle stesse». «Graduale» significa: ti metto nella cella della morte e ti dico che prima o poi ti ammazzo, però gradualmente. La proibizione è totale, ma la graduale proibizione vuol dire che si arriva a proibire totalmente l'uso degli animali magari dando un po' di tempo per eliminarli, cioè per morire: perché è sicuro che, una volta eliminati gli animali, hai ucciso il circo e la sua tradizione, la sua storia, i suoi artisti.

Stiamo parlando di spettacoli in linea generale. Nel crollo dello spettacolo, del cinema, del teatro e quant'altro, l'unico settore, anche se gli danno quattro soldi; che non ha avuto crisi e che continua ad avere una grande popolarità presso famiglie e bambini è proprio il circo. Il circo non è in crisi, ma così viene ammazzato. Basta andare a vedere i dati, a conoscenza di tutti.

SANTANGELO (M5S). Ma dove?

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Sono dati pubblici e sono stati portati anche in Commissione, dove ne abbiamo discusso. Sono dati formali. (Commenti del senatore Santangelo).

Sì, sono dati formali. Nel crollo delle presenze nei teatri e nel cinema, un settore che ancora si difende è quello del circo, che tra l'altro è lo spettacolo più popolare che ci sia, perché è il classico spettacolo per famiglie. Capisco, poi, che qui rispetto a tutto ciò che è storia, tradizione e cultura, come Gassman, Totò, Fellini, ci si metta a ridere, ma ne parleremo la prossima settimana. Andando avanti così, infatti, tireremo giù la statua di Cristoforo Colombo e faremo cose incredibili, cancellando tutto il nostro passato, andando dietro a talebani, visionari e alle persone che vogliono distruggere tutto.

Ma le cose andrebbero motivate. Vi è tutta una serie di emendamenti, presentati dai colleghi della Lega e da me, che chiedono una cosa molto semplice: invece di una graduale eliminazione, una graduale diminuzione. Il che vuol dire che il cane può restare. Lo spettacolo di Zorro col cavallo al circo può esserci, così come può esserci a cinema e a teatro. Mi venivano, infatti, raccontati episodi di quando Visconti faceva il regista teatrale. Se una commedia era ambientata a Padova, voleva le galline padovane e che sul palcoscenico vi fossero galline di quella razza; e se c'era bisogno di un cavallo, portava un cavallo di quella razza. Ancora oggi, non è proibito portare un cavallo a teatro o se, si rappresenta l'Aida, portare gli elefanti. Se andiamo avanti di questo passo, però, è evidente che non lo si potrà più fare perché è sfruttamento di animale. Come si farà, quindi, a portare in un teatro un animale per divertire il pubblico, se la commedia richiede anche la presenza degli animali? È la stessa logica del circo. Perché non viene proibito? Per quale motivo non viene proibito?

Di risposte a queste domande non ne ho avute. Se si trattasse solo di una questione culturale, di una tradizione che ci ha esaltato e fatti grandi nel mondo, come quella circense italiana, sarebbe già una cosa importante. Ma le circa diecimila persone che restano a casa e che perdono il loro lavoro le guardiamo con disprezzo? Tanto l'Italia economicamente va benissimo, e se un altro settore diventa un settore di disoccupati non è importante. Infatti, non è certo poi facile per gli artisti del circo, che vivono all'interno di questa contesto di famiglie, riciclarsi. Ma riciclarsi dove? Chi si fa carico poi di queste situazioni? Ma a beneficio di chi va questa proibizione?

Queste domande le pongo e le riporremo con gli emendamenti. Mi sembra che trasformare l'eliminazione in una riduzione sia una misura ragionevole. Se non sarà così, interverrà la Corte costituzionale e vi sarà l'estensione della misura ad altri settori, perché è evidente che, se passa la proibizione lì, dovrà essere estesa.

Invito poi qualcuno di quelli che sostengono queste posizioni a presentarsi a Siena, magari il giorno prima del Palio, e andare a fare un dibattito con la cittadinanza senese sul Palio di Siena e sull'utilizzo dei cavalli. Auguri! Si presentino e si accorgeranno che vi è una cultura popolare, vi è una sapienza popolare, vi è un radicamento popolare. Perché quando tradizioni vanno avanti da secoli e hanno il consenso della gente, delle minoranze organizzate non possono cancellarle. Magari non andranno ad assistere, se non amano il Palio di Siena. Se non amano il circo, non andranno al circo ma non impediscano a sessanta milioni di italiani di andare al circo se ci vogliono andare o se vogliono andare a vedere uno spettacolo tradizionale.

Quindi, questo provvedimento evidentemente, così come costruito, noi non lo voteremo. Se verrà modificato in questo punto di principio fondamentale, invece, ben volentieri daremo il nostro contributo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giro. Ne ha facoltà.

GIRO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, mi hanno insegnato che in politica bisogna avere soprattutto una qualità: la memoria. Altrimenti il rischio è di fare solo della retorica. Bisogna ricordare i fatti. Si tratta di fatti anche abbastanza banali, che appartengono ormai alla cronaca parlamentare e politica, alle vicende del nostro Paese, che sono fortemente correlate al mondo della cultura. Fortunatamente, infatti, l'Italia è un Paese straordinario dal punto di vista del paesaggio, che è molto diverso e molto ricco, soprattutto per quanto riguarda la cultura.

In questa sede ho ascoltato con grande interesse sia la relazione introduttiva della relatrice, sia gli interventi che mi hanno preceduto e devo dire che sono stati tutti molto puntuali e dettagliati, ma con scarsa memoria. Non possiamo dire, infatti, che per lo spettacolo dal vivo, cosiddetto per la sua unicità e non ripetibilità, non sia stato fatto nulla in questi decenni; non si può dire, come ho sentito affermare dalla senatrice Pezzopane, solitamente molto informata, che per il cinema non è stato fatto nulla per cinquant'anni, fino alla legge Franceschini dell'anno scorso.

Ricordo che per il cinema vi è il decreto legislativo n. 28 del 2004 del Governo Berlusconi - la famosa legge cinema Urbani - che ha completamente modificato il quadro normativo allora vigente, che prevedeva il fondo di garanzia, cioè soldi buttati dalla finestra per film mai fatti, non mai visti. Qualcuno, infatti, potrebbe sostenere che una produzione ha ricevuto 2, 3, 4, 5, 10, 20, 50 milioni di vecchie lire per fare un film poco visto perché gli italiani sono degli zotici e vedono solo i cinepanettoni; invece no. Sono stati dati soldi con il fondo di garanzia, il fondo Veltroni, per mille miliardi di lire conteggiate. Vi è un manuale del collega Brunetta molto illuminante, che inviterei a leggere, dal titolo: «Cinema, profondo rosso», titolo cinematografico ma molto azzeccato per descrivere la situazione che avevamo ereditato dai Governi illuminati della sinistra. Il fondo di garanzia aveva buttato i soldi e - aggiungo con sommessa malizia - stranamente molti di questi registi intellettuali, organici perché fedeli al dettame gramsciano che la cultura è essenzialmente potere, dominio politico, quindi registi intellettuali, abitavano in centro storico, in begli appartamenti e stranamente avevano fatto uno o due film poco visti o avevano presentato alla Commissione per la cinematografia film mai fatti ma finanziati. Io chiedo da anni - vox clamantis in deserto - una Commissione d'inchiesta sull'utilizzo di questi mille miliardi di vecchie lire per il cinema italiano mai fatto e mai visto, il cinema del profondo rosso, senza alcun riferimento a Dario Argento.

Qualcosa quindi è stato fatto, perché nel 2004 il Governo di centrodestra, il Governo di Silvio Berlusconi, emanò, anche in quel caso, un decreto legislativo; anche in quel caso si trattò di una legge delega affidata al Governo con una serie di decreti attuativi, la famosa legge Urbani, che ha introdotto il sistema automatico a punteggio e una Commissione che valutasse i progetti. Abbiamo assicurato il minimo garantito, entrando in un campo minato, quello del cinema italiano dominato dalle sinistre unite, unitissime in quel caso, dall'estrema sinistra alla sinistra di Governo.

E il reference system è quello tutt'ora vigente; è vero, infatti, che la legge Franceschini ha semplificato la Commissione, perché prima era unica e ora è diversificata in sezioni, ma si tratta sempre di un sistema di valutazione per punteggio, che naturalmente deve verificare la qualità del prodotto, la sua appetibilità internazionale, il suo collegamento con i mercati; ma quel sistema è un sistema berlusconiano; 2004: legge del cinema del Ministro della cultura di allora Urbani. Il 2004 è stato un anno d'oro per la cultura, anno del Governo dei barbari, come l'hanno definito: hanno scritto dei libri sui barbari al potere; il grande Settis, guru della cultura nazionale, che tanti danni ha provocato per questo Paese (e io ne so qualcosa da quando ero sottosegretario ai beni culturali), ci ha definito dei barbari; ecco, caro Settis, sempre nel 2004, ma a gennaio, qualche mese prima della legge cinema, i barbari hanno approvato il codice Urbani sul paesaggio e i beni culturali. Cioè la Carta costituzionale, a difesa del patrimonio culturale tutt'ora vigente, che proprio Settis difende a spada tratta contro le ripetute incursioni dei Governi di sinistra, loro sì responsabili della cementificazione del territorio. I Governi di centrodestra - lo ricordo e il Presidente che oggi presiede l'Assemblea ne era componente autorevole - hanno difeso il paesaggio nazionale e il cinema italiano con provvedimenti di sistema. Questo accadeva nel 2004.

Ho fatto riferimento al cinema, perché la senatrice Pezzopane prima ha detto che erano cinquant'anni che non si interveniva sul cinema e ha poi citato la legge Franceschini, ma questa dispone semplicemente un fondo di oltre 400 milioni cash e una commissione semplificata: soldi, soldi e soldi. Vorrei capire poi come questi soldi verranno utilizzati.

La memoria ci deve sempre soccorrere, perché questo codice dello spettacolo noi lo abbiamo voluto. Apprezzo la relatrice, perché è persona coraggiosa, competente, rigorosa e morale, e ha fatto bene a spiegare i contenuti del codice che in larga misura posso anche condividere, ma bisogna aggiungere un dato che è fondamentale: questo è l'ennesimo intervento - basta leggere l'articolo 2, quello centrale (sono solo sette articoli, ma i più significativi sono tre), che è in larga misura dedicato a cosa? La risposta è molto semplice: alle fondazioni lirico-sinfoniche, il grande bubbone della cultura nazionale italiana, che ha prodotto fino a 300‑350 milioni di debiti.

Questa è la realtà: abbiamo fatto il codice dello spettacolo per consentire l'ennesimo intervento a sostegno delle fondazioni lirico-sinfoniche. Certamente - ha ragione la relatrice - bisogna che siano virtuose, cioè che tali fondazioni di diritto privato siano amministrate come solitamente vengono amministrate le fondazioni. Non sono più enti lirici di diritto pubblico, ma, appunto, fondazioni di diritto privato. Chi ha disposto questa modifica? Visto che c'è chi sostiene che sono cinquant'anni che non si interviene nel cinema e trentacinque anni, dal 1985 (anno dell'istituzione del FUS), che non si interviene nello spettacolo, ma non è vero niente: nel 1996 c'è stata la legge Veltroni, che ha trasformato gli enti lirici di diritto pubblico in fondazioni di diritto privato. È un obbrobrio giuridico, perché non si capisce chi fa cosa, tra Stato, pubblico e privato, e ha prodotto i guasti che conosciamo. Era il 1996.

Poi perché non dobbiamo ricordare che sempre un governo Berlusconi nel 2010, con l'allora ministro Bondi e nel ruolo di sottosegretario il modesto oratore che vi parla, ha approvato la legge Bondi sulle fondazioni lirico-sinfoniche, la quale legge è stata approvata non con un voto di fiducia, ma dopo una seduta notturna, dopo diciassette, diciotto ore di dibattito, proprio perché volevamo confrontarci? Non era una legge delega, ma una legge di sistema. Noi quella legge l'abbiamo voluta, come dice Bondi, per salvare la lirica italiana, perché all'epoca, dopo dieci o quindici anni di legge Veltroni, era oberata da 300-350 milioni di debiti e abbiamo ritenuto doveroso introdurre criteri di trasparenza amministrativa. Soprattutto abbiamo chiesto ai sindacati di ridurre la parte dei contratti integrativi aziendali e di tornare al contratto nazionale, che non si faceva da decenni, e che era stato rimpolpato con una serie di contratti integrativi che avevano disseminato privilegi ovunque. Ebbene, si sono sollevati gli scudi dei sindacati e, allora, nel 2010, la sinistra si è schierata a difesa del sindacato corporativo. Noi abbiamo tenuto botta, ma il provvedimento è stato depotenziato; eravamo al Governo, non abbiamo chiesto la fiducia, abbiamo trattato con la sinistra portavoce dei sindacati e la lirica italiana si è riempita ulteriormente di debiti. Infatti, dopo la cosiddetta legge Bondi del 2010, che il presidente Calderoli ricorderà benissimo, abbiamo dovuto in fretta e furia approvare due decreti: il cosiddetto decreto Bray e il decreto Franceschini, anch'essi pieni di norme per le fondazioni lirico-sinfoniche. Il decreto Bray, che ritengo virtuoso perché confermava l'impostazione di Bondi (che era stata depotenziata durante la notturna del 2010), introduceva però un aiuto straordinario - guarda un po' - per il Maggio musicale fiorentino, per la lirica renziana.

Parliamoci chiaro allora; si deve avere memoria e ricordare le norme che nel corso dei decenni sono state approvate. I secoli non passano invano: 1996, 2010, decreto Bray nel 2013, decreto Franceschini nel 2014; soldi, poste nuove, capitoli di spesa, criteri mai applicati. Adesso abbiamo la legge delega. Questa legislatura sarà ricordata per i voti di fiducia e le leggi delega.

La relatrice, illustrandoci il provvedimento, ha parlato di criteri stringenti; la verità è che questi criteri sono sulla carta e sono molto generici. Dovremo vigilare e devo dire che la relatrice è una garante al riguardo perché per la vicenda del cinema - anch'essa disciplinata con una legge delega - sta seguendo in modo oculato lo sviluppo delle cose, dimostrando coraggio in quanto parte del partito che impone le deleghe; mi sento quindi sufficientemente garantito.

Attenderemo ora lo sviluppo del dibattito, senza assumere un atteggiamento pregiudiziale rispetto al codice dello spettacolo. Siamo certamente molti amareggiati perché abbiamo svolto 40 audizioni, ascoltato le categorie e gli artisti, ma il prodotto è sempre quello di franceschiniana memoria: pieni poteri al Ministro - e non alla sua struttura - che decide tutto nelle segrete stanze del Collegio Romano. Questo è inaccettabile. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tosato. Ne ha facoltà.

TOSATO (LN-Aut). Signor Presidente, nell'affrontare il provvedimento vorrei manifestare anzitutto una certa preoccupazione proprio perché esso conferisce un'ampia delega al Governo rispetto a tematiche sicuramente rilevanti ed importanti che riguardano la cultura, lo spettacolo, ma anche l'economia del nostro Paese sotto molti punti di vista.

Vi è incertezza su quelli che saranno i futuri provvedimenti che adotterà il Governo rispetto a pochi articoli in cui sono elencate alcune intenzioni e alcuni obiettivi, che dovranno evidentemente trovare sostanza attraverso l'azione del Governo stesso. Non possiamo perciò dare una piena e totale fiducia ad un provvedimento del genere; cerchiamo di coglierne gli aspetti positivi, mettendo però in evidenza le lacune, che sono state oggetto della nostra azione emendativa.

Vorrei toccare un punto che è stato oggetto dell'intervento del collega che mi ha preceduto: il futuro delle fondazioni lirico-sinfoniche. Sono alquanto preoccupato per l'atteggiamento che sta emergendo in Assemblea rispetto a tali istituti. La relatrice ha parlato della suddivisione delle risorse del Fondo unico dello spettacolo (FUS) tra quelle che verranno destinate alle fondazioni lirico-sinfoniche e quelle che verranno, invece, destinate a tutti gli altri settori della cultura italiana, dal teatro alla musica, alla danza, agli spettacoli viaggianti, ai carnevali e alle rievocazioni storiche, che vengono aggiunte alle discipline che possono essere oggetto della distribuzione di tali fondi. Ho colto in questa affermazione una sostanziale posizione entusiastica e favorevole e una certa rigidità rispetto alle risorse che verranno destinate alle fondazioni liriche. Da molti queste ultime sono considerate dei pozzi senza fondo, male amministrate. Ciò è in parte vero, ma questo approccio non riguarda tutte le fondazioni. Ci sono infatti anche approcci imprenditoriali di qualità che possono essere naturalmente migliorati, ma che non possono essere distrutti dalla posizione, di moda in questo momento, di chi afferma che tali fondazioni sono ormai irrecuperabili e rappresentano esclusivamente un peso per le casse dello Stato. Sono state definite da una collega del Partito Democratico delle "idrovore"; anche questa è una connotazione molto negativa. Chi mi ha preceduto ha avuto un atteggiamento sostanzialmente analogo, affermando che le fondazioni assorbono tante risorse che vengono gestite male. Io vorrei però mettere in evidenza anche la situazione di alcune fondazioni, che invece producono non solo cultura, ma anche turismo e quindi rappresentano delle entrate per le casse dello Stato, rendendo vitale l'economia di alcuni territori. Mi riferisco in particolare ovviamente a quella che io conosco meglio di tutte le altre, cioè alla Fondazione Arena di Verona. Vengo da quel territorio e conosco la storia di questa gloriosa Fondazione, che ha più di cento anni di storia, in quanto i primi spettacoli lirico-sinfonici e il primo festival risalgono al 1913. Ha una grande storia e ha un'importanza fondamentale per il territorio non solo veronese, ma dell'intero Veneto. Vorrei ricordare che il turismo rappresenta una delle poche industrie che producono ancora reddito e che sono ancora competitive in Italia, sulla quale dobbiamo assolutamente continuare ad investire. Quindi i fondi stanziati per la cultura in generale e per le fondazioni liriche in particolare sono molto importanti.

Le fondazioni liriche come quella di Verona avvicinano alla città e al nostro territorio centinaia di migliaia di persone (non decine di migliaia di persone); quest'anno il pubblico della Fondazione Arena che si è recato durante la stagione estiva ad assistere al festival areniano è arrivato a 380.000 unità, cioè 380.000 persone che si sono recate a Verona, spesso e volentieri provenienti da territori esteri e non dall'Italia stessa. Parlo in particolare della Germania e dell'Austria, ma anche della Francia e di altri territori, come il Giappone. Si tratta di gente che porta denaro e risorse, che servono non solo per l'acquisto dei biglietti, ma anche per dare lavoro agli albergatori, ai ristoratori e alle attività turistiche nel senso più ampio del termine. Quindi questo è un patrimonio non solo culturale, ma è un patrimonio turistico-imprenditoriale che noi dobbiamo tutelare; e non possiamo seguire la moda affermando che, siccome rappresentano dei costi per le casse dello Stato, vanno in qualche modo ridimensionate.

Quest'anno a Verona noi abbiamo corso il rischio di una liquidazione coatta della Fondazione Arena: un rischio dovuto sicuramente ad alcune inadempienze nella gestione; questo è ineccepibile. Ci sono le responsabilità anche degli enti locali e dei sovrintendenti, sicuramente questo dobbiamo ammetterlo. C'è stato un intervento del Governo che, attraverso il commissariamento, ha cercato di mettere in ordine le cose, con un operato virtuoso dei commissari individuati dal Ministro. Ci tengo anche dire che noi, come forza politica, abbiamo sollecitato l'individuazione del commissario, quindi non siamo stati ostili a questa soluzione, perché evidentemente era necessaria. Però vorrei ricordare anche che se la Fondazione Arena e credo anche tutte le altre sono in difficoltà è perché in questi anni sono stati operati tagli consistenti agli enti locali. Le fondazioni non hanno vissuto in questi anni solo dei contributi statali (del FUS), ma hanno vissuto anche dei contributi degli enti locali; mi riferisco alle Regioni, ai Comuni, alle Province e alle camere di commercio. Ebbene, è evidente che con l'atteggiamento degli ultimi Governi di rapina delle risorse degli enti locali, sono venuti meno anche questi contributi. La Regione non può più dare risorse adeguate, non lo può fare il Comune e non lo possono fare le camere di commercio, per la riforma che avete attuato e che ha ridotto i diritti camerali, quindi le risorse da reinvestire sul territorio. Quindi, al di là delle risorse del FUS, più o meno omogenee negli anni, c'è stata una scelta dello Stato centrale di penalizzare i territori e gli enti locali, con ricadute anche sulle realtà turistiche e culturali, che vivevano di questi contributi. Pertanto, c'è una responsabilità ben più ampia dello Stato nella crisi delle fondazioni, che quindi non è esclusiva di chi le ha gestite.

Serve il contributo dei privati, anche nella gestione delle fondazioni? Sicuramente sì, l'art bonus è stata una scelta positiva. Vorrei però mettere in evidenza che a Verona, come credo anche in altri territori, sono state fatte delle scelte di riduzione delle spese: il personale, gli artisti, i musicisti, coloro che allestiscono gli spettacoli - insomma, tutti coloro che lavorano in questo ambito - hanno accettato la decurtazione del proprio compenso e anche la riduzione di due mesi dell'attività lavorativa durante la stagione invernale. Ci sono quindi stati degli sforzi che devono essere riconosciuti e apprezzati e non devono essere sviliti da un atteggiamento ostile da parte del Parlamento, né tanto meno del Governo.

C'è stata la possibilità di aderire alla cosiddetta legge Bray e da questo punto di vista vorrei sollecitare il Governo a stanziare quei fondi che, ancorché promessi alla Fondazione Arena di Verona, ancora non sono stati accantonati, nonostante il Commissario abbia rispettato tutti gli impegni di riduzione della spesa complessiva connessi alla gestione della Fondazione. La Fondazione Arena di Verona ha onorato gli impegni e ora spetta al Governo, attraverso i fondi previsti nella cosiddetta legge Brey, dare quella liquidità che è fondamentale per la sopravvivenza di questa prestigiosa istituzione.

Oltre a queste debolezze e a questo atteggiamento nei confronti delle fondazioni che riteniamo pericoloso, vorremmo mettere in evidenza un altro punto debole del provvedimento in esame. Si tratta di una parte considerata marginale da parte di molti parlamentari, che riguarda uno dei tanti settori dello spettacolo, che però va comunque difeso, compreso, conosciuto, capito e apprezzato, in quanto fa anch'esso parte della storia della nostra cultura. Mi riferisco agli spettacoli viaggianti, in particolare ai circhi, che vengono non semplicemente trascurati, ma addirittura penalizzati da una norma a nostro avviso ideologica. A nostro parere, è assolutamente sbagliata la scelta di inserire nel provvedimento in esame una norma che introduce come obiettivi del Governo la graduale eliminazione - non riduzione, come è stato già sottolineato dal collega Giovanardi - dell'utilizzo degli animali nello svolgimento di queste attività. La scelta è di carattere ideologico. Anche in questo caso, si segue una moda: la moda di essere animalisti a tutti i costi. Credo che in Parlamento nessuno voglia difendere lo sfruttamento degli animali, che non fa parte della cultura del nostro Paese. Nel nostro Paese c'è la cultura, ormai consolidata, che intende affermare la necessità e il dovere di tutelare gli animali, tuttavia non può essere superato un confine che noi riteniamo invalicabile, stabilendo che, in assoluto e in nessuna circostanza, ci può essere un rapporto non di sfruttamento, come qualcuno vuole mettere in evidenza, ma affettivo tra uomo e animale, come si manifesta negli spettacoli del circo. Non riteniamo che il rapporto tra uomo e animale all'interno dei circhi sia di sfruttamento e maltrattamento, anche perché l'utilizzo degli animali nei circhi è tutelato e disciplinato da norme che, se necessario, devono magari essere migliorate, anche se credo che sia necessario non tanto perfezionarle, quanto, semplicemente, farle applicare con maggiore rigore. Credo che i casi di maltrattamento siano assolutamente irrisori e risibili e, se evidenziati, naturalmente devono essere puniti severamente. Non può adesso passare la visione ideologica per cui il circo deve privarsi della presenza di animali, che sono inscindibili protagonisti di questo spettacolo. Qualora passasse la norma contenuta nel provvedimento, senza l'accoglimento dei numerosi emendamenti presentati, si decreterà la morte dei circhi italiani, con la perdita di numerosi posti di lavoro, o, in alternativa, la fuga all'estero di tutte le attività circensi. I nostri circhi lasceranno il nostro territorio in cerca di territori più ospitali che non hanno questa visione ideologica.

Mi auguro che in Parlamento, in questa seduta e nelle prossime, si possa avere un atteggiamento più equilibrato e responsabile, capire che la parola «eliminazione» deve essere soppressa; si può rivedere con «riduzione», non è la soluzione ideale ma può essere già un miglioramento del testo. Si può stabilire anche un criterio secondo il quale alcuni animali possono essere gradualmente eliminati mentre altri devono rimanere, perché fanno parte della storia del circo e di questo tipo di spettacolo che noi vogliamo assolutamente tutelare. Ci sono, cioè, i margini per migliorare il testo. Mi auguro che all'interno di questa Assemblea, a differenza di quanto avvenuto in Commissione, ci sia un atteggiamento più equilibrato e responsabile che abbia a cuore anche questo settore della nostra cultura e - perché no? - della nostra economia.

Dobbiamo comunque capire che questo provvedimento non avrà effetti esclusivamente sulla tenuta di tutti i comparti dello spettacolo e della cultura, ma avrà anche ricadute sul mondo del lavoro. Dobbiamo essere assolutamente consci di questo; dobbiamo tutelare chi fa spettacolo, chi fa cultura, ma anche chi porta avanti professioni, magari di nicchia, che magari riguardano poche migliaia di persone, ma che comunque vanno tutelate e rispettate.

Questi, a nostro avviso, sono due dei punti deboli di questo provvedimento e ci auguriamo che nell'azione emendativa possano essere corretti e migliorati. Auspichiamo altresì che questa legge delega trovi attuazione da parte del Governo rispettando il ruolo del Parlamento.

È una delega eccessiva non solo nei confronti del Governo ma del Ministro, che noi non condividiamo. È una strada che avremmo preferito fosse stata percorsa con un maggiore coinvolgimento delle Aule parlamentari, ma sappiamo che viviamo in una fase di democrazia limitata, ridotta, in cui il Parlamento rischia di assumere esclusivamente il ruolo di ratificatore delle decisioni prese da altri. Noi non ci rassegniamo a questa idea di democrazia. Riteniamo che il Parlamento rappresenti più del Governo i cittadini (il Governo nato nelle Aule parlamentari) e quindi chiediamo un maggiore coinvolgimento su questo provvedimento e in generale sull'azione legislativa da parte del Senato e della Camera dei deputati. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granaiola. Ne ha facoltà.

GRANAIOLA (Art.1-MDP). Signor Presidente, colleghi senatori, approda oggi in Aula, dopo un lungo lavoro, il cosiddetto collegato spettacolo dal vivo, stralciato l'anno scorso dalla parte sul cinema, che invece è diventata legge e di cui si attende l'attuazione, mediante l'adozione dei decreti legislativi, che a loro volta saranno trasmessi per i pareri alle Camere.

Rispetto al testo iniziale dell'Atto Senato 2287, quello proposto dalla 7a Commissione presenta significative integrazioni, con l'inserimento degli articoli dal 3 al 7. Il Gruppo MDP dà quindi un giudizio complessivamente positivo del provvedimento, pur mantenendo alcune riserve di fondo.

Presidenza della vice presidente DI GIORGI (ore 11,39)

(Segue GRANAIOLA). Nell'articolo 1 della legge al nostro esame sono contenuti i principi sullo spettacolo dal vivo, sui quali sarebbe ben difficile dissentire. Qualunque cittadino dovrebbe riconoscersi in tali principi, visto che la loro enunciazione si ancora ai valori della Costituzione, che su questo punto fanno tesoro della grande tradizione culturale italiana nel teatro, nella musica, nella produzione spettacolistica popolare dei territori e nella rievocazione storica.

Il comma 1 precisa che la Repubblica promuove e sostiene lo spettacolo come fattore indispensabile per lo sviluppo della cultura ed elemento di coesione e di identità nazionale. Si fa riferimento anche al valore educativo e formativo di queste forme di espressione che hanno - è persino banale ricordarlo - profondità storica e tradizione.

Il comma 2, oltre a fornire una definizione generale delle attività di spettacolo che la Repubblica intende promuovere e sostenere, elenca anche i settori di attività con alcune integrazioni importanti, come, ad esempio, le attività di musica popolare contemporanea, le attività circensi, di spettacolo viaggiante e soprattutto i carnevali storici che chi, come me, vive in una città dove si svolgono, sa quanta importanza hanno come espressione artistica e ingegneristica e dal punto di vista turistico, data l'enorme affluenza di pubblico che essi procurano.

Il comma 4 precisa e promuove le finalità dell'intervento pubblico a sostegno delle attività di spettacolo, intervento che deve favorire e promuovere, prima di tutto, la qualità dell'offerta artistica, i progetti innovativi, la trasmissione dei saperi e, oltre a tante altre cose, le modalità di collaborazione fra Stato ed enti locali per l'individuazione di spazi ed immobili non utilizzati o di beni confiscati da concedere per le attività di spettacolo.

Nella delega legislativa prevista dall'articolo 2, volta al riordino ed alla razionalizzazione del settore, sono previsti i principi ed i criteri direttivi per l'esercizio della delega, tecnicismi su cui non desidero intrattenere l'Assemblea. Mi riferisco in particolare al comma 4, lettera e) nella parte in cui si trattano i criteri di tipo tecnico-matematico per il riparto delle risorse. Da questo punto di vista, spero davvero che questa legge metta fine alle elemosine ad personam, come il discutibile versamento al Teatro Eliseo di Roma, fatto proprio a carico del FUS.

Si può salutare con favore anche la nuova disciplina degli incentivi fiscali e di sostegno ai giovani artisti, contenuti nell'articolo 5. Per il resto, forse, si poteva togliere qualcosa nella delega, che appare molto, forse troppo, ampia e disciplinare direttamente i vari aspetti con la legge.

Comunque, nel corso dell'esame in 7a Commissione, che ringrazio per il lavoro svolto, sono state presentate ed accolte alcune proposte emendative e subemendative che hanno seguito tre filoni principali di intervento: la tutela dei lavoratori impiegati nel mondo dello spettacolo, con particolare attenzione agli aspetti retributivi, la promozione della diffusione di opere di giovani artisti e compositori emergenti, la più ampia fruizione dei contenuti dello spettacolo dal vivo da parte delle persone con disabilità, secondo i principi stabiliti dalle Convenzioni internazionali ed applicabili in materia, in linea con quanto previsto anche nella legge sul cinema e sull'audiovisivo.

Sono stati riproposti però in Aula emendamenti importanti che intendiamo sostenere e che ci auguriamo possano essere attentamente esaminati nella discussione in Aula e possano essere accolti, che riguardano - ne ricordo alcuni - l'istituzione di un fondo per lo sviluppo degli investimenti nello spettacolo dal vivo a garanzia di un finanziamento statale certo ed adeguato, da alimentare anche attraverso l'autofinanziamento, l'istituzione di un fondo di rotazione per la ristrutturazione e l'adeguamento tecnologico delle sale teatrali, lo sviluppo di politiche redistributive sul territorio nazionale volte a diminuire la disparità territoriale fra Nord e Sud Italia e fra centro e periferie ed assicurare una maggiore offerta di spettacoli destinati ad un pubblico giovanile, anche mediante la realizzazione di coproduzioni e l'incentivazione di un'adeguata contribuzione da parte degli enti locali.

Per quanto riguarda le note critiche, non posso che cominciare dall'aspetto dei circhi. A tale proposito, devo dire sinceramente che quanto detto dal senatore Giovanardi nel suo intervento mi ha fatto stare male: ho proprio sofferto, perché avrei voluto avere a disposizione un'ora di tempo per poter contrastare punto per punto le affermazioni, anche gratuite, che sono state fatte. Apprezzo il lavoro che è stato svolto in Commissione, ma devo dire che non mi soddisfa - e credo non sia soddisfacente - prevedere una graduale eliminazione della presenza degli animali nei circhi, perché "graduale" significa tanto e niente. A mio parere, sarebbe stato necessario porre un termine, perché non è l'immaginario collettivo - e mi rivolgo alla relatrice - che ci fa chiedere questa eliminazione, ma la constatazione, anche personale ed anche da parte delle associazioni animaliste, che nei circhi troppo spesso gli animali non ricevano il trattamento che dovrebbero ricevere.

Una notazione di carattere critico devo farla anche con riferimento alle fondazioni lirico-sinfoniche, che spesso versano in condizioni non favorevoli e per le quali c'era sicuramente bisogno di maggiori risorse.

Penso di frequente ai lavoratori precari del settore musicale, che contribuiscono ad arricchire la vita di tutti noi e che davvero patiscono una situazione gestionale non ottimale. Non possiamo negare che vi sono situazione di cattiva gestione che nessuna legge, di per sé, potrà sanare. Voglio, a questo proposito, ricordare un'importante ricerca fatta dalla CGIL, intitolata «Vita da artisti», che invito davvero tutti a leggere, perché ci dà un quadro molto chiaro e preciso della situazione dei lavoratori dello spettacolo.

La conduzione artistica e amministrativa di un ente che deve produrre e diffondere la cultura come i teatri e le arene storiche non è solo questione di norme ma di persone, di onestà, di spessore umano e, per l'appunto, culturale. Noi abbiamo avuto diversi enti commissariati i quali, con la gestione commissariale, si sono rialzati non perché vi fossero norme diverse ma perché si sono introdotte buone pratiche, oculatezza e ragionevolezza nei rapporti di lavoro e negli acquisti.

Sotto questo profilo, l'organismo nuovo previsto e disciplinato nell'articolo 3, vale a dire il consiglio superiore, dovrà, nella pratica, essere un ente che davvero dia indirizzi di concretezza e di buone prassi e che spinga il Ministero a fare una vigilanza seria, non poliziesca e burocratica ma di sostanza e di accompagnamento nella verifica del raggiungimento degli scopi degli enti finanziati. Credo che questo consiglio possa davvero svolgere un lavoro molto importante, se però visto nell'ottica di cui ho detto. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, presiedo l'Aula per una breve sostituzione. Il presidente Marcucci mi sostituisce quale relatore.

È iscritta a parlare la senatrice Blundo. Ne ha facoltà.

BLUNDO (M5S). Signora Presidente, colleghi, il provvedimento che discutiamo oggi, intitolato «Delega al Governo per il codice dello spettacolo» nasce dallo stralcio dell'articolo 34 del disegno di legge di disciplina del settore del cinema e dell'audiovisivo, divenuto legge nell'ottobre del 2016. In questo modo si è voluto creare ex novo un disegno di legge per disciplinare appositamente le attività teatrali, liriche, concertistiche, circensi e dello spettacolo viaggiante, tenendolo ben distinto dalle disposizioni riguardanti il settore cinematografico.

Si tratta di norme nate nel tentativo di coniugare le funzioni di aggregazione sociale e diffusione culturale che devono essere necessariamente riconosciute allo spettacolo con l'ambizione di aumentare la qualità degli spettacoli teatrali e la platea di coloro che possono fruirne.

Tuttavia, seppur atteso dai lavoratori del comparto, il disegno di legge lascia in sospeso molte questioni, a causa delle scarse risorse messe a disposizione dal provvedimento, con la dotazione del Fondo unico per lo spettacolo, che viene incrementata, per ciascuno degli anni 2018 e 2019, di 9.500.000 euro e di 22.500.000 euro a decorrere dal 2020.

A ciò si aggiunge poi il fatto che, trattandosi di una delega al Governo, l'ennesima di questa legislatura, gli spazi di manovra del Parlamento sono molto limitati. Siamo potuti intervenire solamente sui principi e i criteri di cui l'Esecutivo dovrebbe tenere conto nel momento in cui andrà a definire il contenuto delle norme.

In 7a Commissione abbiamo presentato emendamenti nel tentativo di migliorare il testo, attenzionando alcune problematiche a volte considerate marginali ma che non lo sono. Tra queste: l'armonizzazione e il coordinamento degli interventi economici statali con quelli degli altri enti pubblici territoriali; la definizione dello status giuridico di artista lirico, figura professionale quasi sempre in balìa del teatro o della fondazione lirica per cui lavora a causa della sua debole forza contrattuale; la valorizzazione delle realtà musicali legate al territorio, nonché di quelle capaci di coniugare nei loro progetti tradizione e innovazione.

Continuando con la sintetica esposizione delle proposte emendative, vorrei soffermarmi sulle condizioni dei lavoratori del comparto, soprattutto dei giovani, gli unici probabilmente a garantire una produzione artistica originale e creativa. Giovani che, nonostante siano vittime del precariato e soffrano dell'assenza di ogni minima tutela contrattuale e contributiva senza che venga loro riconosciuto alcun merito, rappresentano comunque la spinta propulsiva e innovativa del settore. Per questo ho proposto il riconoscimento di premi e incentivi per quei teatri che inseriscono nei loro cast giovani artisti e garantiscono la puntualità dei pagamenti e, di contro, sanzioni per i teatri che ritardano l'erogazione degli stipendi; l'introduzione di una specifica disciplina volta a riconoscere le prove di spettacolo come periodo lavorativo effettivo con obbligo di retribuzione, nonché una rimodulazione ed estensione degli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori dello spettacolo e, più in generale, alla professione artistica. Ho altresì proposto la previsione di incentivi, sotto forma di credito d'imposta, per i gestori di sale da concerto che ospitano orchestre giovanili e sale teatrali adibite all'incentivazione della cultura teatrale per i giovani. Ho accolto l'invito della relatrice Di Giorgi a trasformare alcuni di questi emendamenti, purtroppo respinti nel corso dell'esame in 7a Commissione, in ordini del giorno e mi auguro che anche il Governo presti la dovuta attenzione quando passeremo al loro esame.

Un altro settore al quale abbiamo dato importanza è quello della danza, per il quale ho proposto l'adozione di norme organiche per la promozione delle attività danzanti e per un migliore funzionamento delle scuole di ballo delle fondazioni lirico-sinfoniche. In quest'ambito sono stati approvati, oltre ad un ordine del giorno, anche un emendamento che impegna il Governo a estendere anche alle associazioni culturali che promuovono la danza le agevolazioni fiscali attualmente vigenti per le associazioni sportive dilettantistiche; inoltre, per l'insegnamento dell'arte danzante si prevede la definizione di percorsi formativi certificati e validi su tutto il territorio nazionale. Si tratta di un risultato importante perché permette a tutte le famiglie che decidono di iscrivere i propri figli a una scuola di danza, di avere maggiori certezze circa la professionalità e l'effettiva preparazione degli insegnanti.

Consentitemi poi un ultimo, ma certo non per importanza, passaggio sulle fondazioni lirico-sinfoniche, per le quali nel corso di questa legislatura sono state prodotte numerose disposizioni normative finalizzate a fronteggiare e risolvere una crisi del settore che, invece di imputare banalmente alla presunta mancanza di fondi, sembra si possa concretamente addebitare alla scarsa presenza di pubblico, poco propenso a partecipare a spettacoli riguardanti la tradizione musicale italiana. Si è intervenuti sul riassetto della governance delle fondazioni, sui parametri di ripartizione del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), sulla previsione dei piani di risanamento economico-finanziario, ma l'intervento legislativo appare poco risolutivo nel brevissimo termine, visto che il termine per adeguarsi e garantire il possesso dei parametri viene spostato al 31 dicembre 2019.

Riguardo una gestione più oculata ed efficace delle risorse, auspichiamo davvero che ci siano interventi incisivi, che possano produrre seri benefici e non possono esserci se non si affianca un serio piano di educazione musicale in ambito scolastico e quindi l'insegnamento obbligatorio della musica già dalle scuole dell'infanzia. In un Paese come l'Italia, con un patrimonio musicale unico, che tutti ci invidiano, è veramente incomprensibile che la musica sia considerata un insegnamento opzionale e non completamento del percorso formativo. D'altronde appare difficile pretendere una maggiore attenzione su questi temi se pensiamo che il precariato dei docenti musicali continua a essere una piaga dei nostri tempi, senza che si intraveda, finora, alcun tipo di soluzione e la riforma del comparto dell'Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), dopo ben 18 anni, è ancora incompleta, mancante di molti regolamenti attuativi, tra cui proprio quello sul reclutamento delle docenze.

In conclusione, occorre un progetto organico, interconnesso, di ampio respiro, che abbia come obiettivo di breve termine la soluzione dei problemi e come prospettiva irrinunciabile la formazione di un grande e appassionato pubblico musicale. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Compagna. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (FL (Id-PL, PLI)). Signora Presidente, onorevole rappresentante del Governo, il collega Giro ha richiamato quest'Assemblea e ognuno di noi all'esercizio della memoria. In qualche modo ho cercato di farlo anche io, ascoltando la relazione molto completa e articolata di stamattina. Resta però che, dal punto di vista della memoria, tutto è già detto e scritto nel titolo. Noi abbiamo creato alla metà degli anni Settanta, in determinate condizioni di necessità e urgenza (ricordo che fu un decreto-legge), il Ministero per i beni culturali e ambientali. Rispetto ad allora andiamo a conferire al Ministro per i beni culturali la delega per la normativa sulle attività culturali. Dal punto di vista della memoria, non c'è allora migliore immagine dell'allora Ministro, senatore Spadolini, che, alla conversione del decreto-legge, a chi gli voleva dare niente di meno che il cinema ubicato al Ministero dello spettacolo, disse: "Per carità, il cinema mai!" Disse ciò perché lo vedeva in contraddizione con il Ministero per i beni, cioè un Ministero della tutela del patrimonio, un Ministero che organizzava la burocrazia dell'Italia democratica con le leggi del 1939, le famose leggi di Santi Romano, tutt'altro che appartenenti all'Italia fascista, ma frutto tardivo di un'Italia liberale. Rispetto al Ministero voluto e organizzato da Spadolini, nella nostra storia politica e parlamentare direi che, perlomeno dagli anni Ottanta, vi si contrappone tutt'altro progetto, quello dei socialisti, che dicono no e che sostengono si debba fare come in Francia, tant'è vero che, se volessimo cercare un punto di riferimento, lo troviamo nell'organizzazione del Ministero gollista, che diverrà poi quello di Jack Lang. Vi si oppongono non solo i conservatori dei beni culturali, ma anche quel mondo non privo di molti sentimenti antisocialisti, il mondo comunista, che è radicato nella nostra archeologia e, come ha rilevato il collega Giro con perfidia, anche nella cinematografia dell'Italia repubblicana.

Già. Ma la soluzione che abbiamo dato può essere quella di uno strumento come la delega al Ministro? Si cambiano completamente il volto, la natura e la struttura del Ministero senza dirlo, basandosi sulle prerogative del Ministro. Da questo punto di vista, ho l'impressione che lo strumento della delega sia imperfetto, fin troppo abusato in questa legislatura. Tanto più che l'ottima relazione che abbiamo ascoltato stamattina e che il presidente Marcucci ha guidato nei lavori della Commissione, della quale non faccio parte in questa legislatura, a un certo punto dice che si è dovuto espungere una norma del testo iniziale del Governo perché qui non abbiamo preoccupazioni di conflittualità tra Stato e Regioni. Se è un auspicio, l'Assemblea non ha difficoltà ad accoglierlo, ma di che cosa stiamo parlando?

Tutto il processo normativo che ha portato nell'area del Collegio Romano persino il controllo politico, nel senso comunista e gramsciano, del CONI e delle federazioni sportive è sempre incentrato sul Ministro invece che sul Ministero. Ecco perché, al di là delle ragioni richiamate dai colleghi dell'opposizione, penso all'amico di Verona e agli argomenti settoriali, ma fino a un certo punto, del senatore Giovanardi (perché se si prova a negare spettacolarità dal vivo agli animali, non so a che cosa si finisca).

Da questo punto di vista, credo che sia molto importante, questa mattina, il prossimo martedì o quando sarà, avere una risposta chiara - poi la si può condividere o no - dal rappresentante del Governo. Il rappresentante del Governo ha il dovere, soprattutto rispetto alle riserve che sono state avanzate da noi dell'opposizione sullo strumento della delega, di contrapporci le ragioni per le quali si può istituire, al fianco di un consiglio nazionale dei beni culturali che era l'unificazione dei vecchi consigli superiori delle antichità e belle arti, il nuovo consiglio nazionale dello spettacolo. Torniamo all'Italia del Dopoguerra, signor Presidente, quando Carlo Ludovico Ragghianti era il Sottosegretario preposto alla non scolarità della cultura, quando poi il dibattito - mi ha colpito il richiamo della senatrice Blundo - va sull'organizzazione scolastica della cultura e una norma della delega lo consente. Ma cosa c'entra con questo il nuovo consiglio nazionale dello spettacolo? Dove evidentemente non saranno più criteri tecnico-scientifici, ma criteri... (Il microfono si disattiva automaticamente).

Credo di avere esaurito il tempo a mia disposizione e mi scuso per aver abusato dell'attenzione dei colleghi. Quello che mi premeva dire è che, per l'atteggiamento del mio Gruppo, oltre alle considerazioni settoriali, ma significative, fatte dall'amico Carlo Giovanardi, sarà decisiva la risposta del rappresentante del Governo, in modo da non condividere finalmente il destino, lo Zeitgeist di questa legislatura: disegno di delega e su esso la fiducia, per citare il collega Giro. (Applausi del senatore Giovanardi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Panizza. Ne ha facoltà.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signora Presidente, colleghe e colleghi, sottosegretario Borletti Dell'Acqua Buitoni, a molti mesi di distanza, il Parlamento, dopo aver approvato la parte riguardante il cinema, si accinge a dare la delega al Governo per la nuova disciplina del mondo dello spettacolo e lo fa in un punto limite, sapendo che l'opera iniziata in questa legislatura verrà conclusa solo in parte. Non spetta a me dire se si poteva fare prima. Ora l'auspicio è che l'attenzione e il cambio di passo che ci sono stati in questi anni sulla funzione sociale, ma anche economica, della cultura vengano mantenuti anche in futuro. Sicuramente va dato atto al nuovo Ministero, guidato da Franceschini, di aver dato una svolta in questa direzione.

Il provvedimento è significativo, a cominciare dalla volontà di dotare il mondo dello spettacolo di un codice unico. Ci sono ambiti che da tempo necessitavano di una profonda revisione o comunque di un più solido inquadramento normativo. Penso alle fondazioni lirico-sinfoniche e alla necessità di raggiungere una propria sostenibilità economica attraverso una maggiore attenzione alla produzione artistica, ai riscontri in termini di pubblico e al rapporto col territorio e con il tessuto culturale. È importante che si proceda con la revisione dei criteri per l'erogazione dei contributi, come in verità già è avvenuto a partire dall'ultima assegnazione, grazie a una norma contenuta nella legge di stabilità del 2015.

Mi riferisco soprattutto al riconoscimento del valore dello spettacolo come indicato nel primo articolo e che la relatrice Di Giorgi ha ben evidenziato, ma anche all'importanza data alle pratiche amatoriali, alle espressioni artistiche popolari, al valore cioè di quella cultura legata alle tradizioni e alla storia di un territorio e, per continuare, al ruolo dello spettacolo e della cultura, più in generale, per la promozione e la valorizzazione turistica, alla trasmissione dei saperi, al riconoscimento del ruolo dell'associazionismo anche come fattore educativo, alla necessità di favorire il ricambio generazionale, al puntare sulla crescita in termini qualitativi dell'intero settore. Per me sono dirimenti questi tre punti: educazione alle forme artistiche, ruolo dell'associazionismo, nuove generazioni.

Esiste, nel nostro Paese, una importante realtà di associazioni, di volontariato appassionato e competente, di bande, cori, filodrammatiche e gruppi teatrali, gruppi storici, carnevaleschi e folkloristici, gruppi coreutici, che svolge una preziosa funzione di coesione sociale e di educazione alla musica e alle arti più in generale. Sono decine di migliaia di preziose realtà operanti ovunque e in tutti gli ambiti, che garantiscono un presidio culturale territoriale senza il quale l'Italia sarebbe molto più povera e meno attrattiva.

Lo hanno ribadito in Commissione soprattutto i rappresentanti del tavolo permanente ed a loro dobbiamo tutti un grande ringraziamento per l'impegno generoso e qualificato che mettono al servizio delle nostre comunità. Ma c'è anche una generazione creativa ed innovativa che è depositaria di nuovi saperi e conoscenze, che ha competenze importanti, in grado di produrre anche valore economico e occasioni di lavoro qualificato.

La cultura, anche nelle sue espressioni più popolari, può costituire un volano economico, a dispetto di chi un tempo sosteneva che con la cultura non si mangia. Come dimostrato in diversi studi, i territori più vivi culturalmente sono anche i territori più dinamici e competitivi dal punto di vista produttivo. Occorre allora valorizzare e dare gambe e respiro a tutte queste esperienze che, nella loro varietà, contribuiscono alla crescita del tessuto sociale ed economico del Paese e delle singole identità territoriali.

Purtroppo, credo sia questo l'elemento debole del provvedimento che andiamo ad approvare: uno sbilanciamento verso le forme culturali "alte" e una minore convinzione rispetto a quelle forme che incidono sui territori, che mettono in campo un'offerta per un pubblico che altrimenti non avrebbe altre forme di accesso alla cultura.

I benefici fiscali con l'estensione dell'art bonus in favore delle istituzioni concertistico-orchestrali, delle imprese e dei centri di produzione teatrale e di danza, sono sicuramente elementi positivi. Come lo sono le norme che garantiscono la qualità dei centri di formazione (mi riferisco in particolare ai necessari requisiti previsti per le scuole di danza) e quelle che semplificano alcuni iter burocratici che non hanno alcuna seria giustificazione.

Ma pur riconoscendo l'alto valore sociale e formativo del volontariato, troppo poco questa legge delega prevede a loro sostegno. Neppure le misure previste, giustamente, a favore delle realtà sportive. Come se la promozione culturale fosse meno importante per il Paese di quella sportiva. Per questo l'invito che rivolgo al Governo è di rafforzare questi ambiti, soprattutto sul terreno delle risorse loro destinate. Non ricevono più nulla dal FUS e ben poco dagli enti locali. Vivono spesso solo della buona volontà dei loro sostenitori.

Dobbiamo dare la giusta centralità a quella cultura che arriva nei luoghi più lontani o difficili, quella che svolge un ruolo prezioso in termini di inclusione sociale, quella che è d'ausilio sul fronte sociosanitario, ad esempio coi disabili, e che è tutt'altro che una cultura di serie b.

Lo dobbiamo soprattutto alle centinaia di migliaia di persone appassionate e competenti che dedicano gratuitamente il loro tempo alla comunità e alla sua crescita. E lo fanno creando anche opportunità lavorative per i professionisti: pensiamo che nel solo Trentino le scuole musicali e le bande impiegano oltre 500 maestri di musica, formati dai due conservatori attivi in Trentino. Tutte persone che altrimenti sarebbero destinate a non poter esercitare la loro professione.

Anche per questo avevo presentato una proposta, purtroppo non accolta dal Governo, per una parziale detrazione fiscale delle spese sostenute dalle famiglie per corsi di insegnamento musicale, al pari di quelle concesse per le formazione sportiva. La relatrice aveva avanzato una sua proposta, apprezzata da tutti, ma purtroppo anche quella si è dovuta ritirare per mancanza di idonee coperture. Adesso, in Aula, l'abbiamo ripresentata come ordine del giorno, confidando che il Governo confermi almeno l'impegno politico ad intervenire nella prossima finanziaria per introdurre benefici fiscali per la promozione delle attività bandistiche, corali, coreutiche, teatrali e folkloristiche che organizzano momenti di formazione riconosciuta per i bambini e i ragazzi.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 12,10)

(Segue PANIZZA). Allo stesso tempo vi è la necessità, che sollecito da inizio legislatura e che ho ribadito anche nel nostro ordine del giorno, di una revisione della disciplina d'autore in favore delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale per le iniziative, a scopo benefico, di libera esecuzione dal vivo di brani musicali. Ed ugualmente è necessaria l'eliminazione di un'ulteriore quota di burocrazia, costosa ed eccessiva. Non è possibile, ad esempio, che per eseguire un balletto in piazza, senza palco e senza alcun rischio per la sicurezza, occorra una specifica autorizzazione della polizia amministrativa.

Tante altre sono state le richieste del volontariato culturale a cui non si è data ancora risposta: un minimo di finanziamento dal FUS, agevolazioni fiscali anche per chi vuole investire sul volontariato culturale, agevolazioni sulle imposte di bollo che oggi spettano solo alle ONLUS, la riduzione delle aliquote IVA per l'acquisto di strumenti, il riconoscimento come realtà formative, una maggiore elasticità nei rapporti di lavoro intermittenti con i collaboratori tecnici, così come avviene per lo sport.

Infine voglio soffermarmi su una situazione che si è verificata quest'anno e che ha avuto dell'incredibile. Mi riferisco al fatto che, per l'anno d'imposta 2016, non è stato possibile, non si sa se per dimenticanza o per volontà politica, riservare il 2 per mille dell'IRPEF alle associazioni culturali. Questo, come è facilmente comprensibile, ha messo in difficoltà moltissime realtà che erano convinte di poter accedere a questo tipo di sostegno. La richiesta, contenuta in un nostro ordine del giorno, condiviso dall'intera Commissione, è che nella prossima legge di bilancio questa doverosa misura possa essere reintrodotta in misura stabile.

Voglio, poi, fare un ultimo appello al Governo affinché modifichi finalmente - l'ho chiesto molte volte, senza successo - una norma eccessivamente penalizzante introdotta dal Governo Monti, che vieta di attribuire compensi agli amministratori degli enti collegati allo spettacolo. Come possiamo pensare che il presidente di un centro servizi culturali, che ha la responsabilità della gestione di un bilancio da milioni di euro, debba svolgere questo compito assumendosi in proprio tutte le responsabilità, anche penali, senza percepire alcun compenso?

In conclusione, esprimo la soddisfazione del nostro Gruppo per questo attesissimo provvedimento, che mette finalmente ordine nel complesso settore dello spettacolo e che affida al Governo una delega molto articolata ed impegnativa.

Ringrazio la Commissione cultura e la relatrice Di Giorgi, con cui abbiamo lavorato in un clima costruttivo, e li ringrazio anche per aver tenuto conto nella delega della specificità della realtà culturale della nostra Regione.

La sfida è strategica per l'Italia ma anche per i suoi territori, perché gli effetti, dal punto di vista sociale ed economico, per il valore aggiunto che la cultura e lo spettacolo possono e devono dare, sono assolutamente significativi. L'ultimo scorcio di legislatura è un tempo utile per farlo. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Conte. Ne ha facoltà.

CONTE (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ricostruendo brevemente le vicende procedurali di questo disegno di legge, ricordo un aspetto significativo. La delega al Governo per il codice dello spettacolo deriva dallo stralcio di una norma originariamente contenuta nella disciplina del cinema, dell'audiovisivo e dello spettacolo, che poi è diventata la legge n. 220 del 14 novembre 2016. Il disegno di legge oggi in esame ha comunque mantenuto, ai fini dell'esame in 7a Commissione e in Assemblea, la natura di collegato alla manovra di finanza pubblica per il 2016. E ciò è significativo perché dimostra che si è voluto dare maggiore importanza allo spettacolo dal vivo, che avrebbe corso il rischio di essere annacquato all'interno di un provvedimento di rilievo riguardante il settore cinematografico; in quel contesto, infatti, allo spettacolo dal vivo sarebbe stato dedicato un unico articolo.

L'esame in sede referente, iniziato l'8 novembre 2016 con un intenso ciclo di audizioni, si è concluso lo scorso 28 giugno e ha restituito un testo arricchito di importanti innovazioni, rispetto alla versione originaria derivante dallo stralcio. Inoltre, ritengo quanto mai fondamentale convergere verso una convinta prosecuzione dell'esame di questa disciplina presso la Camera dei deputati, dal momento che, allo stato attuale, ci troviamo ancora alla prima lettura da parte di questo ramo del Parlamento. Ricordo, a tale proposito, come il Ministero dei beni e delle attività culturali abbia da subito posto costante attenzione e specifico impegno al fine di compiere un esame approfondito e portare a conclusione la valutazione di questa normativa non più rinviabile.

Ricordo, infatti, che con la legge 30 aprile 1985, n. 163, il legislatore interveniva in materia con l'istituzione del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), allo scopo di ricondurre a un quadro unitario il sostegno statale ai diversi settori dello spettacolo disciplinato da specifiche leggi tra cui, per citare le più importanti, la legge 4 novembre 1965, n. 1213, sulla cinematografia e la legge 14 agosto 1967, n. 800, sugli enti lirici e le attività musicali. A questo intervento sarebbe dovuta seguire una riforma organica dei diversi settori, prevista dalle stesse disposizioni transitorie dettate dall'articolo 13 che testualmente stabiliva: «Fino all'entrata in vigore delle leggi di riforma della musica, del cinema, della prosa, delle attività circensi e dello spettacolo viaggiante, i criteri e le procedure per l'assegnazione dei contributi e dei finanziamenti ai destinatari degli stessi rimangono quelli previsti dalle leggi vigenti per ciascuno dei settori medesimi». Tale riforma, purtroppo, nonostante sia stata annunciata più di trent'anni fa, non è ancora stata portata a compimento.

In questa legislatura siamo riusciti a riformare il settore del cinema. Un passaggio fondamentale ma parziale: la disciplina delle attività di spettacolo ha richiesto approfondimenti che sono stati effettuati, ma adesso occorre uno sforzo finale per completare il quadro con l'approvazione della parte del disegno di legge stralciata che disciplina lo spettacolo.

Dal punto di vista del merito del provvedimento, il disegno di legge si compone di sette articoli. L'articolo 1, nell'elencare i settori di attività di spettacolo oggetto del provvedimento, specifica che saranno ricomprese le attività teatrali, liriche, concertistiche e corali, ma anche le attività di musica popolare contemporanea, di danza classica e contemporanea, le attività circensi e di spettacolo viaggiante, oltre alle attività a carattere interdisciplinare e multidisciplinare, i carnevali storici e le rievocazioni storiche. Non manca neppure il riconoscimento del valore delle pratiche artistiche amatoriali, delle espressioni artistiche della canzone popolare d'autore, del teatro di figura, della tradizione dei corpi di ballo italiani, degli artisti di strada e dei centri di formazione, sperimentazione e ricerca nelle arti dello spettacolo. Si esplicita che la promozione e il sostegno allo spettacolo si basa sulla considerazione che esso rappresenta un fattore indispensabile per lo sviluppo della cultura ed elemento di coesione e di identità nazionale, e costituisce anche un valore formativo ed educativo. Le azioni di promozione e sostegno di cui lo Stato si farà carico saranno finalizzate, tra gli altri obiettivi, a migliorare la qualità e la pluralità dell'offerta artistica; ad aumentare le competenze artistiche e tecniche; al coinvolgimento dei giovani attraverso la trasmissione delle competenze, la formazione professionale e il ricambio generazionale; alla diffusione dell'offerta dello spettacolo in maniera omogenea sul territorio nazionale e alla promozione delle iniziative all'estero.

L'articolo 2 si occupa delle deleghe al Governo da adottare entro dodici mesi per il coordinamento e il riordino delle disposizioni che disciplinano le fondazioni lirico-sinfoniche. Ma anche per la riforma dei settori di teatro, musica, danza, spettacoli viaggianti, attività circensi, carnevali storici e rievocazioni storiche, mediante la redazione di un testo unico normativo denominato "codice dello spettacolo". Tra i principi da seguire nell'ambito della delega, il più importante riguarda la gestione del Fondo unico per lo spettacolo (FUS). Le modalità con cui si provvede ai criteri di riparto del FUS e all'erogazione delle risorse - spiega il provvedimento - vengono stabilite attraverso decreti da emanare, sentito il Consiglio superiore per lo spettacolo previa intesa con la Conferenza unificata.

Tra le linee guida rientrano, in particolare, la necessità di assicurare la collaborazione dei diversi livelli di Governo e l'armonizzazione degli interventi tra Stato ed enti territoriali anche attraverso lo strumento dell'accordo di programma, la promozione delle produzioni italiane ed europee dello spettacolo e delle opere di giovani artisti e compositori emergenti. In questa grande opera di diffusione e promozione rientreranno anche le scuole e gli istituti di alta formazione e l'utilizzo di strumenti di accesso al credito agevolato, anche attraverso convenzioni con il sistema bancario.

Per quanto riguarda le fondazioni lirico-sinfoniche, il testo approvato dalla Commissione tiene conto degli interventi legislativi adottati d'urgenza a giugno del 2016 che hanno accompagnato l'erogazione di risorse aggiuntive milioni a sostegno delle fondazioni stesse, poi garantite dalla legge di bilancio 2017. Nello specifico, viene previsto lo scorporo dal Fondo unico per lo spettacolo delle risorse destinate alle fondazioni e il riordino dei criteri di finanziamento con i principi di riparto previsti dalla finanziaria di quest'anno (10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018 e 15 milioni di euro annui a decorrere dal 2019).

Si dovrà tenere conto della regola che impone di erogare risorse assicurando prioritariamente a ciascun ente una quota pari, o comunque proporzionalmente commisurata, all'ammontare dei contributi provenienti da soggetti privati, Regioni ed

enti locali. L'assetto organizzativo delle fondazioni lirico-sinfoniche dovrà garantire pratiche gestionali efficaci e idonee a garantire il funzionamento secondo principi di efficienza, efficacia, sostenibilità economica e valorizzazione della qualità. Il quadro si completa con le disposizioni finali stabilite nell'articolo 7, che spostano al 31 dicembre 2019 il termine per consentire alle fondazioni di adeguarsi ai nuovi parametri, creando di fatto i presupposti per una riforma organica che interessa tutte le fondazioni, non solo quelle in crisi, e favorendo il concorso per il sostegno di tutti i soggetti (Stato, Regioni, enti locali e finanziatori privati).

Per i settori di teatro, musica, danza, spettacoli viaggianti, attività circensi, carnevali storici e rievocazioni storiche, il Governo dovrà tenere conto dell'ottimizzazione dei diversi settori, basandosi sui principi di tutela e valorizzazione professionale dei lavoratori, efficienza, corretta gestione, economicità, imprenditorialità e sinergia tra i diversi enti e soggetti operanti. Il fine è soprattutto di favorire l'intervento congiunto di soggetti pubblici e privati, sostenendo la capacità di operare in rete e riconoscendo il ruolo dell'associazionismo nell'ambito della promozione delle attività di spettacolo.

Nella definizione delle misure di sostegno dello Stato, i decreti legislativi dovranno introdurre regole per assicurare il riparto sulla base di una serie di criteri che vanno dell'esame comparativo dei programmi di attività pluriennale, alla valorizzazione della qualità delle produzioni. Si dovrà tenere conto poi dell'adozione di misure per favorire la mobilità artistica e la circolazione delle opere a livello europeo e internazionale, del finanziamento di progetti predisposti da giovani under 35, dell'erogazione di contributi per manifestazioni e spettacoli all'estero. Infine, dell'attivazione di piani straordinari, di durata pluriennale, per la ristrutturazione, e l'aggiornamento tecnologico di teatri o strutture e spazi stabilmente destinati allo spettacolo con particolare attenzione a quelli ubicati nei Comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti.

Il provvedimento tocca anche la delicata tematica del rapporto di lavoro che, in ossequio all'articolo 36 della Costituzione, deve assicurare ai lavoratori dignità nella retribuzione e nelle tutele: le norme devono disciplinare in modo sistematico e unitario il rapporto di lavoro nel settore dello spettacolo, tenuto conto delle specificità e del carattere intermittente delle prestazioni lavorative e delle tutele previdenziali e assicurative.

L'articolo 5 prevede due nuove misure a sostegno del settore: l'estensione dell'Art Bonus a tutti i settori dello spettacolo (cioè anche alle istituzioni concertistico-orchestrali, teatri nazionali, teatri di rilevante interesse culturale, festival, imprese e dei centri di produzione teatrale e di danza) e il regime il credito di imposta per le opere prime, seconde e terze di nuovi talenti definiti come artisti, gruppi di artisti, compositori o artisti interpreti. Il beneficio è riconosciuto alle imprese produttrici di fonogrammi e di videogrammi musicali e organizzatrici e produttrici di spettacoli di musica dal vivo per attività di sviluppo, produzione, digitalizzazione e promozione di registrazioni fonografiche o videografiche.

In conclusione, l'esame in sede referente ha restituito a quest'Assemblea un provvedimento completo, organico e ricco di novità per il settore dello spettacolo. Con la collaborazione di tutte le forze politiche, la 7a Commissione è riuscita a trasformare una semplice norma di stralcio in una disciplina che rappresenta un'occasione imperdibile per dare nuovo slancio ed energia alle nostre attività culturali. (Applausi dal Gruppo AP-CpE-NCD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bocchino. Ne ha facoltà.

BOCCHINO (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, mi associo anzitutto ai ringraziamenti alla relatrice, senatrice di Giorgi, che ha svolto un lavoro importante in Commissione. Ammetto anch'io che il clima è stato positivo e rilevo che uno dei pochi aspetti positivi che contiene il disegno di legge, atteso da tanti anni dai lavoratori del settore, è certamente dovuto all'impegno che la relatrice ha profuso nei lavori della Commissione.

Ci sono però alcuni aspetti del provvedimento che vanno rilevati. Il senatore Giovanardi ha detto che il diavolo si nasconde nei dettagli. Dissento da questa affermazione perché, a mio avviso, il diavolo si nasconde nell'impostazione generale di un provvedimento che impatta nel settore della cultura, che dovrebbe essere un pilastro della rinascita, anche economica, del nostro Paese.

A mio avviso in questo provvedimento ci sono due macrotemi importanti, se possiamo dire così. Il primo è un deciso accentramento della governance di questo settore. Questa, sicuramente, è una questione molto importante, che ricorre in alcune parti dell'articolato (fra poco esaminerò più in dettaglio alcune di tali questioni). In questo processo di accentramento, in qualche modo si spingono e si relegano ai margini le visioni dei portatori di interesse in questo settore, ad esempio il ruolo delle associazioni, nelle decisioni di politica della cultura che vengono prese in questo Paese.

La seconda grande tematica che vorrei sviluppare riguarda il rapporto fra pubblico e privato. Secondo me vi è una confusione fra il ruolo del pubblico e il ruolo del privato nel settore della cultura e nella definizione delle politiche culturali. Diciamo che, a voler pensare bene, potrei parlare di confusione, perché altrimenti potrei anche dire che secondo me vi è un'idea che non solo pervade questo atto, ma che è caratteristica della politica dei Governi Renzi e Gentiloni, che operano in piena continuità in questo settore. Vi è anche un po' il pensiero pervasivo che sostanzialmente il settore privato debba intervenire laddove i tagli del pubblico non garantiscano più il funzionamento del sistema. Questo avviene in settori dove invece il pubblico deve avere un ruolo assolutamente dominante, come in quello della cultura, ma penso anche al campo dell'istruzione e ad alcune previsioni della cosiddetta legge della buona scuola (ad esempio l'intervento dei privati nel finanziamento di alcuni istituti scolastici). Ebbene, questo tema ricorre anche nel provvedimento in esame.

Vorrei iniziare dalla questione dell'accentramento dei poteri. C'è anzitutto una grande questione costituzionale in questo disegno di legge, che non è quella sollevata dal senatore Giovanardi (ancora una volta dissento dal suo intervento). La questione costituzionale che si pone in questo provvedimento è dovuta al fatto che esso è evidentemente nato in un momento storico di questa legislatura in cui l'arroganza del potere governativo forse pensava che sarebbe prima o poi passata una riforma costituzionale che, come sappiamo bene, attraverso le modifiche dell'articolo 117 della Costituzione accentrava i poteri nello Stato centrale. Ovviamente sappiamo tutti com'è finita. Di questo, tuttavia, rimane una traccia nel provvedimento, perché vi è probabilmente un'invasione di competenze regionali da parte dello Stato, in alcuni settori che rimangono invece a competenza concorrente (non essendo passata la riforma). Questo genererà, a mio avviso, ricorsi che colpiranno i decreti attuativi di questo provvedimento, se effettivamente verranno emanati aderendo ai criteri espressi al momento nell'articolato; ci saranno pertanto dei ricorsi presso la Corte costituzionale. Comunque il disegno di legge cerca di mettere riparo alla questione costituzionale nell'articolo 6, dove c'è una sorta di clausola di salvaguardia che dice che le disposizioni di questo disegno di legge sono immediatamente operative anche per le Regioni a Statuto speciale, fatti salvi naturalmente di statuti regionali. Ma questo non garantirà che non ci saranno dei ricorsi, perché il disegno di legge non specifica quali siano effettivamente gli ambiti sui quali la competenza statale potrà generare dei decreti che non siano impugnabili. Quindi, questo tema ricorrerà, a mio parere, una volta emanati i decreti attuativi.

La questione dell'accentramento ricorre anche nell'articolo che istituisce il Consiglio superiore dello spettacolo. Anche in questo caso, vi è una sorta di accentramento mascherato dall'istituzione di un organo che solo apparentemente è consultivo, in quanto deve emanare delle linee guida cui deve attenersi il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo nel programmare l'attività nel campo dello spettacolo dal vivo. Ciò travalica i compiti meramente consultivi e propositivi che è giusto siano in capo a un organo terzo rispetto al Ministero.

Ancora una volta, c'è una sorta di confusione che ritorna anche in altri atti amministrativi di questo Governo riguardo gli organi consultivi e propositivi. Credo si debba fare chiarezza. Una cosa è un organo consultivo e propositivo di nomina ministeriale (ossia i superesperti che, giustamente, il Governo deve nominare e che lo devono consigliare), tutt'altra questione sono gli organi consultivi e propositivi, rappresentativi della comunità, a cui il provvedimento si riferisce (in questo caso, la comunità dei lavoratori dello spettacolo attraverso le loro associazioni, sindacati eccetera).

Il Consiglio superiore dello spettacolo ha 15 membri (non 11, come ho letto erroneamente in alcune parti): 11 membri sono di nomina ministeriale, 4 di nomina anch'essa ministeriale, ma su una rosa proposta dalle associazioni di settore. Vediamo quindi come il contributo delle associazioni di settore in questo organo consultivo sia assolutamente marginale. Questo rimane un organo consultivo (probabilmente anche qualcosa di più) di nomina prettamente ministeriale, una sorta di comitato di superesperti ministeriali. Ripeto che un siffatto organo deve esserci, ma allo stesso tempo, deve esserci anche un organo, con altrettanti pieni poteri consultivi e propositivi, che sia veramente rappresentativo delle associazioni, così come era la Consulta dello spettacolo in seno al MiBACT, che viene abrogata dal disegno di legge in questa foga accentratrice dei processi decisionali. Ebbene, pur con tutti i problemi legati al funzionamento della Consulta dello spettacolo, la risposta data è a nostro parere troppo centralistica e verticistica.

Passo ora alla questione della confusione tra pubblico e privato, cui è legato un altro tema di cui vorrei parlare. Se, come stabilito dal dettato costituzionale, vogliamo veramente rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, non possiamo far finta di non vedere che in questo Paese ci sono delle gravissime disuguaglianze, anche territoriali, non solo tra Nord e Sud, ma anche tra centro e periferia delle grandi città. Mi chiedo come il disegno di legge in esame possa affrontare tale questione. C'è un riferimento ai centri con meno di 15.000 abitanti, ma non alle periferie e ciò rappresenta un grave vulnus.

Ad esempio, da abitante di una città del Mezzogiorno d'Italia con quasi 100.000 abitanti che non ha un teatro (parlo di Trapani, che fino alla Seconda guerra mondiale aveva un teatro, che è stato bombardato e non più ricostruito), mi chiedo che cosa può fare il disegno di legge in esame per realtà di questo tipo. Nel provvedimento c'è poco o niente.

Signor Presidente, vorrei dire un'ultima cosa sul tema delle fondazioni lirico-sinfoniche, che è già stato affrontato in Assemblea e su cui la confusione tra pubblico e privato diventa massima. Alle fondazioni prima pubbliche, poi erroneamente trasformate in organi di diritto privato, sono stati tagliati i finanziamenti. Pensate che nel 2008 240 milioni di euro del Fondo unico per lo spettacolo (FUS) erano destinati alle fondazioni lirico-sinfoniche, mentre nel 2013 la cifra ammontava soltanto a 170 milioni. Quindi, un taglio di 60 milioni di euro è andato a colpire le produzioni e non il personale, con ciò aggravandosi la situazione del personale presente nelle fondazioni. A volte è vero - ma altrettante volte no - che le fondazioni sono gestite malamente, ma esse hanno sofferto e soffrono di tagli pesanti. Non è vero che il personale è in esubero. Sono stati fatti dei tagli soltanto alle produzioni. A questi tagli si è risposto destinando soltanto pochi spiccioli al FUS, ma, con la nuova formulazione della delega riguardante le fondazioni lirico-sinfoniche, la parte destinata a queste fondazioni è stata scorporata dal FUS in generale. Molto probabilmente succederà che non sarà dato un euro in più alle fondazioni lirico-sinfoniche, rispetto alle quali saranno applicati ancor di più criteri privatistici, laddove si dovrebbe tornare a un finanziamento pubblico, quindi sganciato da logiche aziendalistiche e di mercato, che invece si tenta di applicare in modo surrettizio a queste fondazioni, che dovrebbero tornare a essere pilastri culturali opportunamente rifinanziati. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Montevecchi. Ne ha facoltà.

MONTEVECCHI (M5S). Signor Presidente, inizierò anch'io ringraziando la relatrice, senatrice Di Giorgi, perché in effetti le va riconosciuto un approccio incentrato sull'ascolto delle istanze provenienti dalle forze di opposizione. Ahimè, purtroppo, merita molti meno ringraziamenti il ministro della cultura Franceschini, che non ha di certo mostrato il medesimo approccio né nei confronti delle opposizioni né, credo, nei confronti della relatrice, che appartiene alla sua stessa forza politica. Una mancanza di ascolto che si è poi tradotta nell'atteggiamento dei suoi baldi rappresentanti dell'ufficio legislativo, poiché il ministro Franceschini era talmente interessato a questo provvedimento - come era talmente interessato al provvedimento di riordino del comparto cinema - che non è apparso in Commissione. Del resto, è apparso raramente nel corso del suo mandato in questa legislatura. Questo la dice lunga, ma d'altra parte è molto occupato in questioni meramente politiche di nomina e di blindatura dei posti di comando.

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA (ore 12,38)

(Segue MONTEVECCHI). Fatte le dovute precisazioni e i dovuti ringraziamenti alla senatrice Di Giorgi, anche da parte nostra non possiamo non intercettare una volontà di accentramento in questo provvedimento - le considerazioni fatte dal senatore Bocchino in merito ci trovano completamente d'accordo - che, però, non ci sorprende perché questa volontà di accentramento si è manifestata in quasi tutti i provvedimenti emanati dall'attuale Governo; quindi, si inserisce perfettamente in quel solco.

Posto che mi riservo di fare considerazioni più generali sul provvedimento in sede di dichiarazione di voto, dopo aver visto l'andamento dei lavori con riferimento agli emendamenti e agli ordini del giorno presentati, mi concentro ora sul tema delle fondazioni lirico-sinfoniche, sulla danza e sul terzo settore.

Nel testo originario di questo disegno di legge il comma 3 riguardava un'ulteriore revisione della disciplina delle fondazioni lirico-sinfoniche, che hanno avuto il "privilegio" di essere molto curate. Forse sarebbe stato bene in qualche occasione dimenticarcene, e invece le abbiamo ricordate sin troppo perché evidentemente si vuole portare a termine quel progetto scellerato, che va avanti da anni trasversalmente, con diversi colori di diversi Governi, che a nostro avviso è lo smantellamento del settore per poi farlo rinascere a vantaggio di un sistema del tutto privatistico. È vero, infatti, che, come ha detto giustamente il senatore Giro nel suo intervento, tali fondazioni soffrono di quella volontà espressa, maturata da un punto di vista legislativo nel 1996 con la legge Veltroni che ha creato un mostro giuridico, per cui abbiamo istituzioni di natura giuridica privata alle quali, però, è riconosciuto un interesse pubblicistico. Tutto questo ingenera il caos nel quale sono finite queste fondazioni, dovuto, a nostro avviso, per la maggior parte, non solo a questo mostro giuridico, e quindi anche alle conseguenze che ha avuto, ma anche ai tagli, come è stato già ricordato in quest'Aula, che hanno interessato tutto il comparto della cultura. Veniamo infatti da una serie di annate in cui i vari Governi hanno provveduto a tagliare insistentemente e costantemente i fondi alla cultura, come se la cultura non fosse importante nella vita di un Paese, come se non costituisse una delle fonti principali anche per la nostra produzione industriale, ma non ho tempo di articolare questo ragionamento.

Detto questo, una delle ragioni per cui oggi le fondazioni versano in queste condizioni è la malagestione, derivante dal fatto che anche in questo caso si è perpetrata nel tempo la cattiva abitudine di considerare i ruoli apicali, quindi soprattutto i ruoli di sovrintendente all'interno delle fondazioni, di direttore artistico ma anche di tutti i vari direttori amministrativi, come un parking per accontentare amici politicamente vicini, anche se questi amici non avevano di certo dimostrato, in occasioni precedenti, di essere bravi nella gestione di queste fondazioni lirico-sinfoniche o anche se queste persone non avevano curriculum vitae atti a motivare la loro nomina in quelle posizioni. Noi ci siamo molto dati da fare in questo provvedimento per cercare di richiamare l'attenzione su questo aspetto e devo dire che in effetti nel testo originario, in un momento in cui forse neanche il Ministro - o chi per lui ha scritto questo testo - era ben conscio di sé stesso, compariva una lettera b) in cui si riconosceva l'attribuzione della responsabilità dell'equilibrio di bilancio al sovrintendente quale unico organo di gestione. Questo poi è scomparso in realtà dal testo. Poi è intervenuto un emendamento della relatrice, alla quale a mio parere è stato chiesto gentilmente di riscrivere l'articolo. Ed è grazie a noi ed alla nostra capacità, anche nei momenti importanti, di interloquire con i relatori dei provvedimenti se poi è ricomparso un riferimento alla responsabilità nella gestione economica delle fondazioni. Si tratta quindi di un'occasione mancata, perché in realtà è stato riconfermato il famoso articolo 24 della legge n. 160 del 2016, in base al quale, si porterà avanti il contenuto di quella disposizione, le fondazioni sono destinate ad essere declassate e a scomparire progressivamente.

Concludo con una battuta sulla danza, perché non siamo noi in realtà a dire che in questo provvedimento non si è fatto abbastanza e che in Italia, patria della danza, questa rischia di scomparire. È stato il grande ballerino ed interprete Roberto Bolle a dire che in questo Paese la danza viene ignorata e maltrattata. In effetti, il Maggio musicale fiorentino e l'Arena di Verona, due istituzioni che potevano vantare un corpo di ballo di alto livello, se lo sono visto smantellare proprio quest'anno.

Mi auguro che nel corso della fase emendativa la relatrice abbia ancora quel bell'approccio all'ascolto e spero che nel frattempo abbia contagiato il Governo e di poter fare una dichiarazione di voto più bella e magari anche positiva sul provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marin. Ne ha facoltà.

MARIN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, non posso non fare quello che hanno fatto tutti i colleghi prima di me (e lo faccio volentieri) cioè ringraziare, come è stato ricordato anche alla fine dell'intervento della collega che mi ha preceduto, la senatrice relatrice per il suo approccio positivo. Oltre alla forma, però, deve esserci anche la sostanza nei provvedimenti del Governo. Non posso non notare come in questo provvedimento, come purtroppo è sempre avvenuto - ahinoi - in questi anni di Governi non eletti dal popolo (siamo al quarto Governo consecutivo non eletto) si parla solo in senso autocelebrativo. Ha ricordato prima il mio collega di Gruppo, senatore Giro, che gli interventi della relatrice e degli esponenti della maggioranza hanno tutti espresso soddisfazione perché finalmente si fa qualcosa. Governate da cinque anni: intanto avete cominciato a buttare via cinque anni, eventualmente, ma nei vent'anni precedenti non siete mai stati al Governo? Infatti un conto è l'autocelebrazione e un conto è la sostanza. Ricordava correttamente il senatore Giro che sul cinema e sulla cultura si è fatto molto.

Ho l'impressione, anzi la certezza, che l'approccio della sinistra quando si parla di cultura sia autocelebrativo: la cultura è solo di sinistra e non vi è mai un'apertura. Venivano ricordati adesso molti esempi di eventi culturali sul territorio, promossi indistintamente da amministrazioni di centrodestra o di sinistra. La cultura è troppo importante e appartiene a tutti noi. In questa sede, invece, si vuole autocelebrarla e fare poco o nulla di concreto e infatti i tagli fatti alla cultura in questi ultimi anni sono stati ricordati da tutti gli interventi dei colleghi di opposizione di tutti i Gruppi.

Ripeto: lo stiamo facendo, da colleghi di opposizione, riconoscendo alla relatrice, per esempio, la volontà - che io riconosco anche al presidente della Commissione Marcucci - di cercare di fare le cose insieme: solo che le nozze con i fichi secchi neanche le persone per bene che hanno voglia di seguire i provvedimenti riescono a farle. Infatti, l'autocelebrazione di cui parlavo prima porta a poco o quasi nulla di concreto e poi vedremo l'aspetto peggiore. Certo ci sono anche degli interventi. Diciamo che questo provvedimento contiene alcune dichiarazioni di principio che possono certamente andar bene anche a noi.

Abbiamo sentito poco fa parlare a lungo delle fondazioni lirico-sinfoniche. Secondo voi, noi non vogliamo regolarizzare quello spreco enorme di denaro pubblico cui si continua ad assistere? Quante volte ne abbiamo parlato nell'Aula del Senato in questi cinque anni? Spesso se ne parla con un Ministro nuovo, ma questo per ragioni politiche attinenti al vostro perimetro politico di cui noi non possiamo non tenere conto perché siamo stati eletti, siamo rappresentanti di partiti e ci avviciniamo alle elezioni. Letta, Renzi, adesso Gentiloni: è chiaro che queste sono tutte scosse telluriche della vostra parte politica. Con il cambio del Ministro, sembra cambiare sempre tutto perché la vostra è una cultura autocelebrativa di sinistra, che si articola in mille rivoli "sinistri" (scusate il termine) che determinano continui cambiamenti. Invece, dato che la cultura è di tutti, dovremmo mettere finalmente la parola fine, ad esempio sulle fondazioni. Ebbene, sembra che il Parlamento non sia in grado di mettere una volta per tutte la parola fine a questo problema.

Quando si parla di cinema, ogni volta sembra che con il cinema sia stato fatto tutto. Invece è stato fatto tanto prima, come il nostro Gruppo ha ricordato, e ancora tanto si farà - speriamo - altrimenti la cultura finisce in questo Paese.

Concludo il tema relativo all'articolo 2, dicendo che sulle fondazioni dovremmo cercare di fare qualcosa di decisivo. Alcune dichiarazioni sono assolutamente condivisibili ma purtroppo restano generiche perché ancora una volta - e questo è un punto fondamentale per il nostro Gruppo sul quale vorrei soffermarmi - si fa una legge delega, per cui noi e i nostri colleghi parlamentari deleghiamo le decisioni in materia senza sapere con certezza, ovviamente, quello che avverrà. Non a caso ho parlato prima dei cambi di Ministri perché ogni volta che cambiate i vostri equilibri interni, sembra quasi cambiare tutto. Purtroppo, per quanto la relatrice sia una garanzia, e lo abbiamo detto, perché lo è stata anche sulla legge per il cinema e voglio ringraziarla davvero per l'impegno che ci mette, il risultato è relativo. Veniamo in Aula con questa legge che non contiene assolutamente niente di trascendentale.

Siamo venuti in Aula con i ministri Franceschini e Bray, e lo facciamo adesso con quest'ultimo Governo e ogni volta sembra - vi inviterei a riflettere su questo - che si sta cambiando il mondo. Ogni volta che discutiamo di cultura, di cinema, di fondazioni lirico-sinfoniche dite che prima di voi c'era il diluvio universale, mentre ora avete sistemato tutto. No, con il disegno di legge in esame non si sistema niente; ci sono approcci di buona volontà, in alcuni casi condivisibili, in altri meno. È certo però che, di fronte a dichiarazioni generiche che gli spettacoli dal vivo sono importanti, come facciamo a non essere d'accordo? Quando dite che abbiamo bisogno di rilanciare il cinema italiano, come si fa a non essere d'accordo? Quando dite che la cultura è importante, come si fa a non essere d'accordo? Non vediamo però le risorse, non capiamo da dove arrivano, diminuiscono costantemente; non capiamo che rapporto deve avere il Ministero con gli enti territoriali. Essendo veneto penso all'Arena di Verona, a cosa per essa faranno, a come verrà supportata. Penso al concetto di sussidiarietà verticale tra Stato, Regioni e Comuni, di cui non sento mai parlare.

Questo accade perché anche chi di voi, per fortuna, ha esperienza amministrativa nella propria città - a mio parere quasi tutti quelli che fanno parte del Parlamento dovrebbero aver dimostrato di avere capacità anche a livello territoriale - non può agire perché privato del proprio ruolo. Come ho detto sia in Commissione che in Aula, ringrazio per la buona volontà dimostrata i componenti di maggioranza della 7a Commissione, che alla fine però sono costretti a delegare tutto. Ci impedite di parlare, di dare un contributo reale. Certo, con gli emendamenti si cerca di migliorare i provvedimenti - almeno su questo non mettete la fiducia - ma siete la maggioranza che detiene il record di fiducie; se avesse agito allo stesso modo un Governo di centrodestra, ci sarebbero i girotondini in piazza a urlare solo fiducia. Su questo provvedimento mi auguro non la porrete - e sarà così - ma siete abituati a delegare al Governo. Avete provato a delegare all'uomo solo al comando, quando avevate il premier abusivo Matteo Renzi. Oggi cercate di far credere che sia un lavoro di squadra, ma il Parlamento viene esautorato delle proprie volontà, perché di fatto ci chiedete di votare una delega al Governo. E lo farete probabilmente anche sulla legge elettorale. Non avete il coraggio di portare avanti neanche le vostre convinzioni, come quella sciagurata norma sullo ius soli. Francamente, a mio avviso, non possiamo fare altro che osservare che anche in un campo come quello in esame il Parlamento nulla può fare, ma deve delegare al Governo e siamo costretti a subire anche questo.

Si tratta di piccole enunciazioni di principio, niente di concreto. Non vedo risorse, né grandi cambiamenti vedo solo grandi autocelebrazioni. Questo provvedimento, nel quale poteva esserci di tutto e poteva contenere aspetti positivi, ci vede ancora una volta profondamente contrari. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ferrara Elena. Ne ha facoltà.

FERRARA Elena (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, vorrei iniziare il mio intervento ricordando il senatore a vita maestro Claudio Abbado e la sua frase molto nota: «La cultura è un bene comune primario come l'acqua. I teatri, le biblioteche, i musei e i cinema sono come tanti acquedotti». E desidero ricordarlo perché abbiamo parlato della mancanza della memoria, di ciò che è stato. E in fondo quello che abbiamo fatto e stiamo facendo è una risposta al suo appello per il diritto alla cultura e al patrimonio culturale da parte di tutti cittadini, fin da piccoli. Nel momento della sua scomparsa abbiamo tutti sottoscritto il disegno di legge n. 1365 sulla valorizzazione delle esperienze musicali e artistiche nel sistema scolastico; quella norma conteneva anche delle aperture rispetto al sistema dei beni culturali e dello spettacolo che oggi vengono riprese all'interno del presente disegno di legge. Quindi, stiamo chiudendo un cerchio. E anche se quel disegno di legge non è stato approvato, abbiamo avuto il decreto legislativo n. 60 del 2017, recante norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività, entrato in vigore dal 31 maggio, che parla della formazione alla musica e alle arti dal periodo da zero a sei anni fino alla fine del ciclo scolastico delle scuole medie superiori.

È, quindi, evidente che, insieme al lavoro che stiamo facendo oggi, stiamo dando una risposta a quei bisogni di accesso al patrimonio che sappiamo essere fondamentali. I beni culturali e l'esperienza connessa ai linguaggi artistici del corpo e della mente sono in grado di farci superare le barriere di un carcere, di un ospedale o di un quartiere degradato. Le arti performative, infatti, hanno il potere di abbattere i muri, se non sempre quelli reali, certamente quelli relazionali - e molto è stato detto in questa Assemblea da chi mi ha preceduto - e creano benessere anche in condizioni di disagio, ma soprattutto e per tutto l'arco della nostra vita emozionano e ci fanno vedere al di là dell'infinito. Questo ha molto a che fare con la crescita sociale, con la ricerca umanistica e scientifica.

Certo, come ci spiega Carlo Rovelli nel saggio «Sette brevi lezioni di fisica», ci vuole tanto impegno e fatica per comprendere l'equazione di Riemann, ma meno di quelli necessari per arrivare a sentire la rarefatta bellezza di uno degli ultimi quartetti di Beethoven. In un caso e nell'altro, il premio è la bellezza e occhi nuovi per vedere il mondo. E ciò ha molto a che fare anche con la nostra esigenza di reinventare anche una nostra capacità di sviluppo sociale ed economico. Sappiamo in questo momento - molti lo hanno sottolineato - come l'impresa creativa, anche in Europa tanto sostenuta, sia uno degli elementi fondamentali, un asse di sviluppo al quale dobbiamo rivolgerci. Lo spettacolo, con le sue visioni, le magie e le narrazioni, rende ancora più attraenti i luoghi della cultura e questo è un altro elemento di non poco conto per quanto riguarda un Paese come il nostro che di luoghi della cultura ne ha così tanti.

Nella sua visione più alta - e possiamo sempre lavorare perché lo spettacolo sia valutato nella sua qualità - è uno degli elementi fondamentali della nostra civiltà e, quindi, merita di essere conosciuto, salvaguardato e tutelato anche nelle sue tracce materiali, ma valorizzato nelle sua qualità immateriale. Recentemente nella 7ª Commissione, in sede legislativa, è stata approvata la legge n. 44, di cui sono stata relatrice, che ha adeguato la normativa italiana alla convenzione Unesco, estendendo salvaguardia e sostegno a cinque ambiti del patrimonio culturale immateriale, tra cui le arti dello spettacolo, le pratiche sociali, riti e feste e l'artigianato tradizionale. Inoltre, con il decreto-legge n. 146 del 2015, per la prima volta, sono state riconosciute la tutela, la fruizione e la valorizzazione del patrimonio culturale come attività rientranti tra i livelli essenziali delle prestazioni, in attuazione dell'articolo 9 della Costituzione. E questo è stato fatto nella corrente legislatura.

La strada è ormai tracciata anche dalla ratifica della Convenzione di Faro, che imprime e promuove processi di partecipato riconoscimento dell'eredità materiale e immateriale da parte delle comunità. In questo senso acquista particolare significato l'inserimento delle rievocazioni dei carnevali storici come oggetti di interesse nella norma che stiamo prendendo in esame.

Il disegno di legge in discussione, come elaborato in Commissione - anche io ringrazio la relatrice per il lavoro svolto, il presidente Marcucci, il Governo e il Ministro Franceschini, che ha condotto insieme a noi questo lungo percorso - ha opportunamente indicato i riferimenti nazionali ed europei ai quali si ispira il nuovo codice dello spettacolo, in manifesta coerenza con il lavoro svolto da Parlamento e Governo in questi anni. Alcuni elementi - per esempio - devono ancora essere ricordati come, di fatto, la legge sul cinema, che è in fase di attuazione con i decreti attuativi conseguenti. L'anno scorso, quando abbiamo stralciato l'articolo 34 dal disegno di legge riguardante lo spettacolo dal vivo, che oggi è all'attenzione di tutti noi, è caduto l'emendamento 34.0.1, che avevo presentato e che aveva una corrispondenza con la proposta di legge presentata dall'onorevole Rampi alla Camera.

Quel disegno di legge, incentrato soprattutto sulla musica popolare e contemporanea, oggi trova forte legittimazione all'interno del nuovo testo al nostro esame. E questo è uno degli ambiti più rivoluzionari e importanti, così come anche il sostegno ai festival, l'art bonus allargato a tante situazioni, dopo la sperimentazione sulle fondazioni e sui teatri di tradizione. L'attenzione alla musica contemporanea popolare (tra cui il jazz e il pop), che vediamo quanto possa essere importante a livello di aggregazione sociale e di implementazione della creatività dei giovani, è stata uno degli elementi di grande innovazione nel testo in esame.

Un primo punto di forza - come ho già sottolineato - sta nella valorizzazione a partire dalla necessità di rafforzare la formazione di base, con la quale possiamo pensare di rafforzare percorsi amatoriali e professionalizzanti ad essa afferenti. Il lavoro svolto in Commissione, a partire da specifiche risoluzioni che hanno messo a fuoco gli aspetti della formazione e della produzione culturale, ha introdotto diverse misure derivanti proprio da questa riflessione e dai conseguenti documenti: mi riferisco in particolare alla risoluzione n. 47 del 2015, approvata all'unanimità, riguardante la correlazione stretta tra formazione e produzione. All'articolo 2 del testo al nostro esame è previsto che il 3 per cento delle risorse del FUS venga impegnato proprio sulla filiera formativa nei campi artistici.

Si chiude un po' il cerchio iniziato con questo ragionamento, come a dire che forse non abbiamo memoria non solo di quello che è stato fatto, ma nemmeno di quello che stiamo facendo. Ciò perché - mi auguro con un'ulteriore precisazione a livello emendativo in Aula - verrà fatto riferimento al fatto che il decreto legislativo n. 60 del 2017 viene a connettersi direttamente al nuovo codice dello spettacolo.

Il citato 3 per cento andrà quindi sul piano delle arti, il quale si incardina in una cabina di regia dove vediamo lavorare insieme il MIBACT e il MIUR, insieme al terzo settore, e quindi con tutto quel volontariato anche culturale che qui si è citato, per poter mettere veramente a sistema quello che nell'ambito culturale viene fatto, ma che spesso vede poco interfacciarsi i vari mondi formativo e produttivo ed anche i vari livelli di promozione, e quindi il terzo settore, il settore del privato sociale con gli enti pubblici e quant'altro. Noi abbiamo inserito invece queste logiche di sistema nei tanti provvedimenti di cui ci stiamo occupando negli ultimi mesi e sui quali continueremo a lavorare.

Un punto importante è il welfare dei lavoratori dello spettacolo, legato alla tipicità di queste professioni. Anch'io sono stata molto colpita dal rapporto della CGIL che ha elaborato i dati, a partire da quello dei circa 140.000 lavoratori dello spettacolo. Di essi, solo il 4,2 per cento supera un reddito netto annuale di 25.000 euro, mentre il 51 per cento non arriva a 5.000 euro. Su questo davvero credo che la delega sia stringente e preveda che ci siano poi dei testi specifici.

In un ambito così complesso è importante che anche l'osservatorio dello spettacolo, un organismo che ha lavorato in questi anni, abbia potuto dare un proprio contributo e oggi si veda rispecchiato nel consiglio superiore per lo spettacolo - lo prevede questo testo - all'interno del quale devono essere trattati questi temi.

Mentre stavamo lavorando al testo in esame, per il quale ci sono voluti diversi mesi, l'Europa subiva attacchi terroristici che hanno colpito giovani e famiglie: da Manchester a Parigi, senza dimenticare la recente tragedia di Barcellona.

I momenti della bellezza, dell'aggregazione, della libertà creativa devono restare i baluardi della nostra civiltà e convivenza civile. Le arti, e certamente anche quelle dello spettacolo, sono frutto della libertà creativa individuale e collettiva; quella dimensione aperta al confronto che guarda al futuro elaborando nella contemporaneità quello che il pensiero, anche il più antico, ci mette a disposizione.

Questa è la visione estetica ed etica che viene trasmesso, dal percorso del provvedimento in esame.

Gli indirizzi espressi dai Ministri competenti presenti al G7 della cultura a Firenze, la scorsa primavera, ci permettono di guardare avanti con la dovuta fiducia nell'umanità. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo, con le repliche e l'esame degli emendamenti, su cui peraltro non è ancora pervenuto il parere della Commissione bilancio, è rinviato ad altra seduta.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

BENCINI (Misto-Idv). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BENCINI (Misto-Idv). Signora Presidente, colleghi, il sindaco leghista di Pontida, Luigi Carozzi, ha tristemente divertito la Nazione con il suo regolamento sui parcheggi per le donne incinte, regolamento poi rivisto e forse - come ha detto stamattina Radio 1 - ritirato.

Carozzi ha specificato che per donna si intende un individuo umano di sesso femminile - pensa te - e che tale vantaggio era riservato ai soli individui umani di sesso femminile, europei ed eterosessuali. La civiltà, insomma, non deve riguardare le lesbiche, le americane e le straniere in generale. Dovremmo essere civili solo tra di noi, tra pochi intimi.

Che oggi vi siano problemi di intolleranza, di paura, di malcelato razzismo, di sessismo e ignoranza è cosa abbastanza ovvia. Io e moltissimi colleghi in Parlamento cerchiamo di contrastare questa triste realtà promuovendo studi, iniziative, disegni di legge (come quello sullo ius soli, al momento sospeso) e molto altro ancora, che mirano alla ricerca di una maggiore inclusione e istruzione, più aggiornata ed efficiente, e alla sensibilizzazione delle persone.

Tuttavia, mi chiedo come possiamo sperare di vincere questa battaglia se l'intolleranza, la paura, il razzismo, il sessismo e l'ignoranza provengono prima di tutto dalla classe dirigente. Mi domando se un sindaco o un politico in generale debba accontentarsi di essere mera espressione delle persone che lo hanno eletto o non debba almeno cercare di essere un modello.

Quel regolamento, anche se è stato cambiato e forse verrà ritirato, è stato prima pensato, scritto e presentato. Ha richiesto tempo, burocrazia e presumibilmente qualche discussione. Questo ci porta a due possibili scenari. Il primo scenario potrebbe essere il seguente: se Carozzi credeva in quel che ha proposto, ma che ha poi cambiato o forse ritirato sotto la pressione dei media o di altri esponenti politici, allora siamo di fronte all'ignoranza, al razzismo e al sessismo. Come secondo scenario, se Carozzi non ci credeva, allora ha agito per strizzare l'occhio alle persone che coltivano quei sentimenti per dimostrare di essere l'uomo che merita il loro voto. In tal caso, saremmo di fronte a quel populismo becero di cui la stampa e i cittadini stessi ci accusano ormai da anni; lo stesso che ha contribuito a rovinare il rapporto di fiducia tra popolo e istituzioni. Quella firma e quella modalità di essere così beceri negli ultimi quattro anni hanno visto l'apoteosi anche grazie a varie componenti politiche che si sono ultimamente espresse.

Vorrei che eventi siffatti non rimanessero, come spesso accade, soltanto a beneficio della stampa, che può costruirci qualche articolo canzonatorio sopra. Vorrei che, quando un dirigente pubblico dimostra atteggiamenti razzisti e sessisti, non diventasse solo una barzelletta, ottenendo solo qualche amaro sorriso e alzata di spalle e poi domani è un'altro giorno e si vedrà. Compito dei politici è anche di proteggere la democrazia e i valori che abbiamo stabilito appartenere a questo Paese. Dovremmo chiederci, quando accantoniamo certi eventi con una scrollata di capo, se effettivamente lo stiamo facendo con la serenità e la dedizione che meritano.

Come è scritto nell'ultimo libro di Luciano Violante, la democrazia non esiste in natura, è il frutto della ragione e del desiderio di libertà e, per questo, va curata. Molti hanno creduto che la democrazia non avesse bisogno di cura perché non suscettibile di deperimento, e non è così. Condivido appieno queste parole, che ci fanno riflettere su quanto sia importante essere democratici e liberi. Ciò che dovremmo riuscire a fare è continuare nell'esercizio della democrazia e riuscire a esportarla dove oggi non c'è. (Applausi del senatore Romani Maurizio).

PAGLINI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAGLINI (M5S). Signora Presidente, il giorno 13 gennaio del 2012, nella mia Regione, la Toscana, un giovane uomo di soli trent'anni, Giuseppe Girolamo, sacrificò la propria vita per salvare quella di una piccola creatura. Il giovane era imbarcato sulla nave da crociera Costa Concordia e lavorava come musicista. Questo mio intervento, a quasi cinque anni da quella tragedia e da quell'atto, vuole sollecitare ciò che fu richiesto già da tempo, e cioè il riconoscimento del gesto tramite l'assegnazione della medaglia d'oro al valor civile.

Oggi, dopo quasi cinque anni da quel giorno in cui persero la vita 32 persone, a telecamere spente e telegiornali silenti, mi sento in obbligo morale di non abbassare la guardia e di insistere per il giusto riconoscimento per l'atto eroico di quel giovane uomo. Per questo ho depositato un'interrogazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al ministro Minniti, affinché si attivino veramente e non cada tutto nell'oblio. La mia si aggiunge alle molte altre interrogazioni dei colleghi.

Oggi come oggi, signora Presidente, vivere del proprio estro, vivere di musica - abbiamo appena parlato di cosa è il mondo dello spettacolo - non è semplice: bisogna essere un po' sognatori e sicuramente bisogna essere determinati nel portare avanti le proprie aspirazioni, probabilmente amanti dell'invenzione e dell'estro, sicuramente innamorati della vita. Invenzione, estro e amore non mancarono a Giuseppe in quella notte drammatica e buia in cui la sua aspirazione massima si tradusse nella decisione di cambiare la salvezza di un bimbo con la propria vita, poiché Giuseppe, il musicista, non sapeva nuotare.

In quella notte in cui chi ricopriva il ruolo di massima responsabilità scappava, mentre avrebbe dovuto organizzare e disporre a bordo quanto opportuno per effettuare un abbandono nave ordinato, mettendo al sicuro passeggeri ed equipaggio, e lasciava poi cadere nel vuoto le sollecitazioni della Capitaneria di Livorno a riprendere il proprio posto, Giuseppe aveva deciso in autonomia la cosa più nobile che potesse fare: sacrificarsi per salvare la vita altrui.

Tenuto conto che la legge 2 gennaio 1958, n. 13, riconosce e ricompensa il valore civile per premiare atti di eccezionale coraggio, sollecito vivamente l'interessamento da parte dei Ministri interrogati. Inoltre, ricordo che esiste una petizione lanciata in rete, dove centinaia di migliaia di cittadini attendono ancora oggi una risposta.

Se non riconosciamo in Giuseppe un nostro esempio altissimo e un nostro eroe, saremo un Paese più povero, cieco e sordo al bisogno di nobili valori da tramandare. Signora Presidente, viviamo in un periodo storico così delicato, in cui la fraternità, l'altruismo, i valori della convivenza e della vita sono avvertiti come debolezze e relitti del passato e in cui i giovani crescono nella convenzione che si ottenga rispetto e riconoscimento dalla società solo se ci si dimostra sufficientemente insensibili ed egoisti. I giovani, Presidente, hanno bisogno di esempi e modelli e credo che quello di Giuseppe Girolamo sia finalmente da riconoscere e valorizzare.

Vorrei rivolgere anche un ringraziamento particolare a chi, dopo tanto tempo, ha sollecitato la mia coscienza e la mia responsabilità. È facile, infatti, nel momento della più alta risonanza mediatica, interessarsi di un tema, ma è più difficile insistere a distanza di così tanto tempo. A mia volta sono stata sollecitata e, quindi, ringrazio coloro che mi hanno rimessa davanti alla mia responsabilità. Faccio appello a tutti voi e alle più alte istituzioni affinché questo riconoscimento sia veramente concesso. (Applausi del senatore Puglia).

PRESIDENTE. La Presidenza si farà carico di sollecitare una risposta su questo tema, per avere una valutazione da parte del Governo che mi auguro sia positiva.

PUGLIA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PUGLIA (M5S). Signora Presidente, svolgo il mio intervento proprio questa mattina, dato che in essa si svolge l'ultima seduta del Senato della settimana in cui mi è consentito farlo. Siamo giunti infatti alla conclusione della seduta.

È notizia, almeno stando all'attuale situazione, che il senatore Cuomo è stato invitato a dimettersi. Ho infatti letto avendo letto nei comunicati stampa che è stata data possibilità al senatore Cuomo di compiere il gesto di consegnare oggi stesso le proprie dimissioni, essendo l'ultimo giorno della settimana in cui sono previste sedute, e di manifestare quindi la propria volontà di dimettersi da senatore e di fare il sindaco.

Quello che è avvenuto nella Giunta - a mio avviso - è vergognoso.

PRESIDENTE. Scusi, senatore Puglia, ma l'argomento è stato già affrontato due volte. Non essendo presenti in Aula i rappresentanti della Giunta con cui poter interloquire rispetto alle sue valutazioni, penso non sia corretto che lei riproponga il tema. La richiamo a una valutazione di opportunità e di rispetto dei colleghi.

PUGLIA (M5S). Cambio assolutamente approccio: non entro nel merito delle decisioni della Giunta e affronto il tema dell'opportunità che membri di quest'Assemblea rispettino in pieno l'istituzione e non giochino con i tempi per prendere tempo.

A ogni buon conto, questo giochino farà in modo che, pur in presenza della decisione palese del senatore Cuomo di fare il sindaco, visto che lo sta facendo ed è nei suoi pieni poteri, allo stato attuale non conosciamo in maniera chiara la sua decisione.

Dobbiamo anche sapere che, quand'è stato proclamato sindaco, il 20 luglio scorso, il senatore Cuomo era tenuto, e non per il Senato, ma per l'ente locale, a far cessare la propria incompatibilità, per non decadere dalla carica di sindaco. Quindi, ha inviato la famosa raccomandata sabato 29 luglio. Guarda caso, ha inviato una raccomandata il sabato e avrebbe potuto fare prima, quando gli uffici del Senato sono aperti. Ricordo che il sabato molti uffici del Senato sono chiusi. La raccomandata non è stata inviata alla Presidenza del Senato, i cui uffici sono sempre aperti, bensì alla segreteria della Giunta che il sabato è chiusa. E non parlo più della Giunta, Presidente, perché altrimenti lei mi richiamerebbe.

PRESIDENTE. La prego di concludere, perché il suo tempo è scaduto.

PUGLIA (M5S). Qualcuno lo ha chiamato il furbetto della raccomandata, ed è legittimo questo pensiero, essendo anche adesso l'ultimo momento utile per consegnare le dimissioni. Questo atto di buona volontà non è stato, però, compiuto. Cosa dobbiamo pensare, allora? Ai posteri l'ardua sentenza. (Applausi della senatrice Paglini).

Per la risposta scritta ad un'interrogazione

CAMPANELLA (Art.1-MDP). Signora Presidente, intervengo per sollecitare la risposta scritta all'interrogazione 4-07411, presentata il 26 aprile 2017, relativa alla situazione, nel Comune di Mazzarrà Sant'Andrea, di una discarica che è nata male ed è cresciuta peggio.

È stata autorizzata, nonostante le indicazioni contrarie; è stata ampliata senza effettuare controlli - vanno accertate anche le responsabilità - e ha già provocato danni, avendo sversato il percolato sul letto di un torrente, a valle del quale vi sono dei pozzi da cui si approvvigiona di acqua potabile il Comune di Furnari. E questa estate, a fine agosto, ha anche preso fuoco.

Tutto questo era stato previsto e paventato dall'allora sindaco del Comune di Furnari e segnalato più volte all'autorità giudiziaria, al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e al Ministero dell'interno da cui dipendono alcuni funzionari della prefettura di Messina il cui comportamento, quanto meno incompreso, era stato segnalato.

Tra l'altro, la presenza di gas nelle profondità della discarica fa temere un'esplosione della stessa, con comprensibile timore, anche per la vicinanza a Comuni abitati, di un disastro ambientale di proporzioni importanti.

Vorrei quindi chiedere al Governo, e prego la Presidenza di farsene carico, di rispondere alle interrogazioni in tempi utili, perché corriamo il rischio di far perdere il prestigio all'istituto degli atti di sindacato ispettivo nei confronti del Governo e, quindi, al Governo stesso e al Parlamento che pone tali atti ispettivi.

Tra l'altro, a questo punto, con i danni già avvenuti, che però erano stati preannunciati, diventa più tardivo che urgente rispondere all'interrogazione. Prego, pertanto, la Presidenza di farsi carico di questo compito.

PRESIDENTE. Sarebbe forse utile ripristinare la prassi del question time, che consente una tempestività di risposta.

La Presidenza si farà comunque carico di segnalare la situazione.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16,30, con l'ordine del giorno già stampato e distribuito.

La seduta è tolta (ore 13,23).

Allegato B

Integrazione alla relazione orale della senatrice Di Giorgi sui disegni di legge nn. 2287-bis, 459 e 1116

Signor Presidente, onorevoli senatori, il disegno di legge n. 2287-bis deriva dallo stralcio dell'articolo 34 dal testo n. 2287, approvato dall'Assemblea il 6 ottobre 2016.

Tale stralcio ha consentito alla Commissione cultura di svolgere numerosi approfondimenti, attraverso oltre quaranta audizioni di numerosi soggetti coinvolti dalla riforma compresi artisti di fama internazionale come il Maestro Lavia (dall'AGIS a Assolirica, dall'ENPA all'ENC...). L'esame in sede referente è stato caratterizzato da una dialettica molto positiva tra maggioranza e opposizioni.

Così, rispetto al testo originario, quello licenziato dalla Commissione presenta significative integrazioni in risposta ad un settore che attende una riforma organica da più di trent'anni.

Nella metà degli anni '80, infatti, con la legge n. 163 del 1985, il legislatore intervenne con l'istituzione del Fondo unico per lo spettacolo (FUS) al fine di ricondurre ad un quadro unitario il sostegno statale ai diversi settori dello spettacolo, disciplinato da specifiche e numerose leggi. A questo intervento sarebbe dovuta seguire una riforma organica prevista dalle stesse disposizioni transitorie. Tale riforma, annunciata più di trent'anni fa e riannunciata nuovamente ad intervalli regolari da vari Esecutivi, non ha ancora avuto luogo.

In questa legislatura, onorevoli colleghi, siamo riusciti a riformare il settore del cinema e finalmente adesso, dopo diversi tentativi che non furono mai portati a termine nelle precedenti legislature, anche la riforma dello spettacolo (dal vivo) arriva all'esame dell'Assemblea. Il percorso in Commissione ha dimostrato l'attenzione del Parlamento a questo importante settore; il percorso qui in Assemblea determinerà (o meno) il suo primo piccolo grande successo nel rispondere alle aspettative degli artisti, degli autori, dei professionisti, degli imprenditori, dei tecnici e degli amatori del settore.

In ogni caso, tengo a sottolineare che se è proprio in questa legislatura che siamo riusciti a portare sui banchi dell'Assemblea una riforma che da anni non usciva dalle porte delle Commissioni, in gran parte è merito del testo stesso, sistematico ed organico nel definire un quadro normativo di principi e regole.

Siamo finalmente di fronte ad una legge di sistema che consentirà di evitare interventi sporadici, quasi sempre dettati dall'emergenza, e di creare una cornice normativa che possa, nel futuro prossimo, essere un solido ponte per l'investimento di risorse pubbliche. Le risorse che in questa fase sono state reperite dal Governo (nel dialogo tra il MiBACT e il MEF) per accompagnare la riforma sono un primo risultato importante e un segnale per invertire la tendenza. Ritengo che un ulteriore impegno in sede di manovra finanziaria consentirebbe di fare un salto di qualità per rispondere efficacemente alle esigenze delle numerose realtà della scena artistica italiana, tra cui quelle in particolare difficoltà.

Il disegno di legge si pone come primo tassello verso il rilancio e lo sviluppo del settore dello spettacolo dal vivo, in attuazione di principi consolidati anche a livello internazionale ed europeo a salvaguardia dei valori e delle identità culturali nella società globale e tecnologica. Tutte le arti dello spettacolo, nella loro grande diversità creativa ed espressiva, sono considerate dall'Unione europea cruciali in quanto rispecchiano la varietà culturale delle diverse tradizioni e delle storie degli Stati membri. Il nostro lavoro in Parlamento ha permesso di inserire esplicitamente la delega al Governo per il codice dello spettacolo nel quadro delle norme costituzionali, nazionali ed europee, e delle convenzioni internazionali dell'UNESCO definendo la cornice di principi fondamentali della Repubblica.

Per quanto riguarda i principi e i criteri direttivi, i decreti legislativi delegati consentiranno innanzitutto una ottimizzazione e una semplificazione degli interventi pubblici di promozione e di sostegno per spettacolo con l'abrogazione di una serie di disposizioni frammentarie e disorganiche che in questi anni, anche con interventi in sede di manovra di bilancio, hanno potuto introdurre utili strumenti di sostegno, ma al di fuori di una cornice strategica, che in futuro dovrà essere chiara, trasparente ed equa.

Per assicurare che tutto ciò avvenga realmente occorre un organismo capace di valutare sistematicamente e puntualmente l'efficacia degli interventi e indirizzare al contempo le politiche del Ministero.

Il disegno di legge prevede l'istituzione, analogamente a quanto previsto dalla "legge cinema e audiovisivo", ma con gli opportuni adattamenti dovuti alla specificità del settore, del "Consiglio Superiore dello spettacolo".

Il Consiglio sostituisce la Consulta per lo spettacolo semplificando il quadro organizzativo e rendendolo uniforme rispetto al cinema e l'audiovisivo. Sarà formato da figure di rilievo del settore ed esterne in grado di dare al Ministro un contributo nella definizione degli strumenti di sostegno con pareri sui criteri di distribuzione del FUS. Si tratta di una scelta che favorisce decisioni trasparenti ed efficaci, in un'ottica costruttiva e propositiva.

Per quanto riguarda l'articolazione del testo il disegno di legge si compone di sette articoli.

L'articolo 1 detta i principi generali in materia di spettacolo. Dopo aver richiamato la piena attuazione della Costituzione della Repubblica, dei Trattati dell'Unione europea e delle convenzioni dell'UNESCO, il comma 1 precisa che la Repubblica promuove e sostiene lo spettacolo quale fattore indispensabile per lo sviluppo della cultura ed elemento di coesione e di identità nazionale, riconosce poi, non solo il valore formativo ed educativo dello spettacolo, ma anche la sua utilità sociale collegando le attività di spettacolo alla nuova disciplina del terzo settore. Così, per le associazioni, le imprese e gli altri enti dello spettacolo che rispetteranno le ulteriori condizioni poste dai decreti delegati della riforma del terzo settore, sarà possibile rientrare negli incentivi e nelle agevolazioni previste.

Il comma 2 introduce una definizione generale delle attività di spettacolo che la Repubblica intende promuovere e sostenere, individuandole in quelle svolte in maniera professionale e caratterizzate dalla «compresenza di professionalità artistiche e tecniche e di un pubblico, in un contesto unico non riproducibile». Oltre alle attività teatrali, liriche, concertistiche e corali, sono esplicitamente riconosciute le attività di musica popolare contemporanea, di danza classica e contemporanea, le attività circensi e di spettacolo viaggiante, le attività a carattere interdisciplinare e multidisciplinare e, infine, anche i carnevali e le rievocazioni storici ai quali si darà così per la prima volta accesso al FUS. In questo senso si aggiornano le espressioni dell'arte meritevoli di tutela rispetto alla legislazione degli anni '60 (legge n. 800 del 1967).

Il comma 3 introduce ulteriori precisazioni relative al riconoscimento del valore delle pratiche artistiche amatoriali, della canzone popolare d'autore, del teatro di figura, della tradizione dei corpi di ballo italiani, degli artisti di strada; precisazioni relative anche all'attività dei centri di sperimentazione e di ricerca, di documentazione e di formazione nelle arti dello spettacolo.

Il comma 4 pone le finalità dell'intervento pubblico a sostegno delle attività di spettacolo che, nello specifico, favorisce e promuove: la qualità dell'offerta artistica; la pluralità delle espressioni artistiche, i progetti e i processi di lavoro a carattere innovativo; la qualificazione delle competenze artistiche e tecniche; l'interazione tra lo spettacolo e la filiera culturale, educativa e del turismo; le attività di spettacolo realizzate con il diretto coinvolgimento dei giovani fin dall'infanzia; il teatro per ragazzi; l'accesso alla fruizione delle arti della scena; il riequilibrio territoriale dell'offerta anche con riferimento alle aree geograficamente disagiate; lo sviluppo di circuiti regionali di distribuzione anche con riferimento alle residenze artistiche e alle forme di collaborazione con il sistema scolastico; la diffusione dello spettacolo italiano all'estero e i processi di internazionalizzazione; la trasmissione dei saperi, la formazione professionale e il ricambio generazionale; la conservazione del patrimonio musicale, teatrale, coreutico, della tradizione della scena e dei suoi mestieri; l'iniziativa dei singoli soggetti; le attività di spettacolo realizzate in luoghi di particolare interesse culturale; le modalità di collaborazione tra Stato ed enti locali per l'individuazione di immobili pubblici non utilizzati o in stato di abbandono o degrado o di beni confiscati da concedere per le attività di spettacolo.

L'articolo 2 conferisce le deleghe al Governo per il riordino del settore.

In particolare il comma 1 definisce l'oggetto della delega al Governo che dovrà adottare uno o più decreti legislativi per il coordinamento e il riordino delle disposizioni legislative e regolamentari che disciplinano l'attività, l'organizzazione e la gestione delle fondazioni lirico-sinfoniche nonché per la riforma, la revisione, e il riassetto della disciplina dei diversi settori del teatro, della musica, della danza, degli spettacoli viaggianti, delle attività circensi, dei carnevali storici e delle rievocazioni storiche, tramite la predisposizione del "Codice dello spettacolo". Il termine per l'esercizio della delega è di dodici mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento.

Il comma 2 indica i principi e i criteri direttivi di carattere generale per l'esercizio della delega.

La lettera a) dispone che la riforma avvenga in coerenza con gli articoli 117 e 118 della Costituzione ovvero con la divisione di competenze tra lo Stato, le Regioni e le amministrazioni territoriali derivante dalla riforma costituzionale.

La lettera b) prevede come criterio di delega la razionalizzazione degli interventi di sostegno dello Stato richiamando le attribuzioni da mantenere o prevedere a livello statale riguardano in primis la gestione del Fondo unico per lo spettacolo. La determinazione dei criteri di riparto del Fondo e l'erogazione delle risorse avverranno attraverso dei decreti non aventi natura regolamentare da emanare sentito il Consiglio superiore per lo spettacolo. La delega dovrà assicurare la collaborazione dei diversi livelli di Governo, dallo Stato agli enti territoriali.

Anche la diffusione delle produzioni italiane ed europee dello spettacolo e delle opere prime, seconde e terze di giovani artisti e compositori emergenti diventerà una competenza esplicita ed una priorità inderogabile dello Stato che potrà materializzarsi anche attraverso degli appositi spazi di programmazione nelle piattaforme radiotelevisive e degli specifici obblighi per la RAI. Tra le ulteriori competenze statali ci saranno: la promozione tra le giovani generazioni della cultura dello spettacolo mobilitando, in particolare, le istituzioni scolastiche e gli istituti di alta formazione; la promozione dell'integrazione e dell'inclusione, soprattutto mediante la pratica e la fruizione delle attività di spettacolo in contesti disagiati; l'individuazione, infine, di strumenti di accesso al credito agevolato anche attraverso convenzioni con il sistema bancario, incluso l'Istituto per il credito sportivo.

Le lettere c) e d) contengono principi e criteri direttivi per la codificazione. La lettera e) riguarda l'aggiornamento tecnologico delle procedure che coinvolgono contributi statali. Il comma si chiude con la lettera f) che attribuisce allo Stato il compito di promuovere la più ampia fruizione dei contenuti dello spettacolo, tenendo conto delle esigenze delle persone con disabilità.

I successivi commi contengono principi e criteri direttivi specifici per i diversi

settori. Il comma 3 riguarda la revisione della disciplina delle fondazioni lirico-sinfoniche tramite lo scorporo dal FUS delle risorse destinate alle fondazioni e il riordino dei criteri di finanziamento. La disposizione, ponendosi in continuità con le azioni avviate a partire dal decreto-legge n. 91 del 2013 e, da ultimo con il decreto-legge n. 113 del 2016 convertito dalla legge n. 160 del 2016, persegue l'obiettivo di superare le criticità finanziarie che le fondazioni lirico-sinfoniche affrontano sin dalla riforma degli enti lirici sopravvenuta negli anni '90. A tal fine, si prevede anche il rafforzamento della responsabilità del sovrintendente sulla gestione economica delle fondazioni. Per quanto riguarda le Fondazioni lirico sinfoniche è opportuno sottolineare anticipando il contenuto dell'articolo 7 lo spostamento al 31 dicembre 2019 del termine entro il quale le fondazioni dovranno rispettare i nuovi parametri al fine dell'inquadramento come "fondazione lirico-sinfonica" piuttosto che come "teatro lirico-sinfonico".

Il comma 4 detta principi e criteri specifici di delega per i diversi settori del teatro, della musica, della danza, degli spettacoli viaggianti, delle attività circensi, dei carnevali storici e delle rievocazioni storiche.

In via generale i decreti non aventi natura regolamentare che saranno utilizzati per definire le misure di sostegno dello Stato dovranno consentire: il riparto sulla base di un esame comparativo di programmi di attività pluriennale; la valorizzazione della qualità delle produzioni; l'adozione di misure per favorire la mobilità artistica a livello europeo e internazionale; il finanziamento selettivo di progetti dei giovani di età inferiore ai trentacinque anni; l'erogazione di contributi per manifestazioni all'estero; l'attivazione di piani straordinari per la ristrutturazione e l'aggiornamento tecnologico di teatri, con particolare attenzione a quelli ubicati nei comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti.

Nello specifico dei singoli settori di attività la lettera f) è dedicata alle attività musicali. Tra le novità più importanti ci saranno l'estensione delle misure di sostegno alle attività musicali popolari contemporanee nonché la definizione delle figure che afferiscono all'organizzazione e alla produzione di musica popolare contemporanea.

La lettera g) reca alcuni principi e criteri direttivi relativi al settore della danza che impegnano il Governo a provvedere alla revisione della normativa di promozione delle attività di danza e alla introduzione di una normativa relativa all'istituzione e al controllo delle scuole di danza e dell'insegnamento nelle stesse: le nuove norme dovranno essere finalizzate, da un lato, a dare impulso alla ricostruzione del repertorio coreutico, alla produzione artistica e alla sperimentazione e, dall'altro, a garantire una disciplina delle scuole e dell'insegnamento della danza nelle stesse per garantire ai giovani che si avvicinano a questa disciplina anche a livello amatoriale e in età molto giovane un contesto professionale e sicuro.

La lettera h) riguarda la graduale eliminazione dell'utilizzo degli animali nei circhi: la misura ha come obiettivo quello di favorire la graduale trasformazione degli spettacoli circensi.

La lettera i), relativa alla revisione delle norme volte all'avvicinamento dei giovani alle attività di spettacolo, introduce, tra l'altro, l'attribuzione annuale di almeno il 3% per cento del FUS alle scuole di ogni ordine e grado per la promozione di programmi di educazione nei settori dello spettacolo. Si punta così con un investimento nell'ordine di 5 milioni di euro (calcolati con lo scorporo delle Fondazioni), analogamente a quanto già avvenuto con la legge cinema, a creare un sistema virtuoso che tramite la formazione e l'educazione allo spettacolo porti sul lungo periodo un pubblico maggiore, più qualificato e sensibile.

La lettera l) contiene il criterio direttivo che vincola il Governo all'introduzione di norme che, anche in ossequio all'articolo 36 della Costituzione e alla dignità del lavoro, disciplinino in modo sistematico e unitario il rapporto di lavoro nel settore dello spettacolo, tenuto conto tra l'altro del carattere spesso intermittente delle prestazioni lavorative.

La lettera m) permette di attribuire al legislatore delegato la competenza specifica a semplificare gli iter autorizzativi e burocratici relativi alle attività di pubblico spettacolo, e, in particolare, all'autorizzazione di pubblica sicurezza. Accogliendo istanze emerse nelle audizioni, il testo della Commissione estende a tutte le attività di spettacolo la portata originaria che prevedeva una semplificazione delle procedure di autorizzazione solo per le attività circensi e di spettacolo viaggiante.

Le lettere n) e o) riguardano il sostegno alla diffusione dello spettacolo italiano all'estero e ai processi di internazionalizzazione, in particolare in ambito europeo. In tali processi, occorrerà sostenere le produzioni di giovani artisti e gli spettacoli di musica popolare contemporanea.

Il comma 5 stabilisce che i decreti delegati siano adottati su proposta del MiBACT, sentito il Consiglio superiore dello spettacolo, di concerto con i Ministri interessati e acquisita l'intesa in sede di Conferenza unificata e del parere del Consiglio di Stato. La procedura segue la prassi più recente di acquisizione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti con una eventuale seconda trasmissione qualora il Governo non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, e la clausola di invarianza, utilizzata anche per l'esercizio delle deleghe della legge Cinema. È prevista anche la possibilità di adottare disposizioni correttive ed integrative nel termine di due anni dall'entrata in vigore dei decreti legislativi.

L'articolo 3 prevede l'istituzione del Consiglio superiore dello spettacolo presso il MiBACT cui ho fatto riferimento in apertura. Sottolineo ancora che si tratta di un organismo consultivo del Ministro con funzioni propositive e di valutazione degli effetti degli interventi di sostegno finanziario che riveste una importanza strategica per l'efficacia dell'intervento pubblico nel settore.

L'articolo 4 stabilisce che per ciascuno degli anni 2018 e 2019 la dotazione del Fondo unico per lo spettacolo sia incrementata di 9,5 milioni di euro per il 2018 ed il 2019 che diventeranno 22,5 milioni a decorrere dal 2020. Lo stesso articolo, vista la situazione delle zone e delle popolazioni interessate degli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016, conferma per il 2018 le misure già previste solo per il 2017 dal decreto-legge n. 244 del 2016 (Proroga e definizione di termini) a favore di attività culturali nei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria interessate dagli eventi sismici suddetti per le quali è autorizzata la spesa di 4 milioni di euro.

L'articolo 5 prevede due nuove misure a sostegno del settore.

Il comma 1 estende l'Art-Bonus, ossia il credito di imposta per favorire le

erogazioni liberali a favore della cultura, oggi applicabile alle fondazioni lirico-sinfoniche e ai teatri di tradizione, sostanzialmente a tutti i settori dello spettacolo.

Il comma 2 conferma a regime, estendendola alle "opere terze", la misura del credito d'imposta per le opere (prime, seconde e terze) di nuovi talenti; definiti come artisti, gruppi di artisti, compositori o artisti-interpreti.

Tale misura era stata sperimentata una tantum per il triennio 2014-2016. Gli

oneri per la messa a regime ammonteranno a 4,5 milioni di euro a decorrere dal 2018.

L'articolo 6 reca la clausola di salvaguardia per le Regioni a Statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano, mentre l'articolo 7, come accennato con riferimento ai principi di delega relativi alle fondazioni lirico sinfoniche, sposta al 31 dicembre 2019 il termine entro il quale le stesse dovranno adeguarsi ai nuovi parametri organizzativi e finanziari per non perdere l'inquadramento come "fondazione lirico-sinfonica" assumendo quello di "teatro lirico-sinfonico".

In conclusione, onorevoli colleghi, l'approvazione del disegno di legge all'esame dell'Assemblea rappresenta un segnale di discontinuità con il passato e una inversione di tendenza per un investimento strategico e stabile nello spettacolo che valorizza le punte straordinarie di eccellenza della tradizione italiana e pone le basi per favorire lo sviluppo economico, sociale e culturale del Paese anche attraverso le arti della scena.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Airola, Anitori, Bubbico, Cattaneo, Chiavaroli, Comaroli, Cuomo, D'Ascola, Della Vedova, De Poli, D'Onghia, Formigoni, Gentile, Giacobbe, Mangili, Monti, Mucchetti, Nencini, Olivero, Piano, Pizzetti, Romano, Rossi Gianluca, Rubbia, Sangalli, Stucchi, Tomaselli, Vacciano e Vicari.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Compagnone, Nugnes e Puppato, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati; Di Biagio, Micheloni, Pagano, Petrocelli e Spilabotte, per attività del Comitato per le questioni degli italiani all'estero; Battista, De Pietro, Scilipoti Isgro', Uras e Vattuone, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Romani Paolo, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE); Carraro e Mauro Mario Walter, per partecipare a incontri internazionali; Amoruso, per attività dell'Unione Interparlamentare.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Onn. Fiano Emanuele, Cimbro Eleonora, Albanella Luisella, Amato Maria, Argentin Ileana, Arlotti Tiziano, Blazina Tamara, Bonomo Francesca, Braga Chiara, Brandolin Giorgio, Cani Emanuele, Capone Salvatore, Carrescia Piergiorgio, Casati Ezio Primo, Cenni Susanna, Coscia Maria, Crivellari Diego, D'Ottavio Umberto, Di Salvo Titti, Fedi Marco, Kronbichler Florian, Fontana Cinzia Maria, Fregolent Silvia, Gadda Maria Chiara, Garavini Laura, Gasparini Daniela Matilde Maria, Ghizzoni Manuela, Giacobbe Anna, Grassi Gerolamo, Gribaudo Chiara, Iacono Maria, La Marca Francesca, Lacquaniti Luigi, Laforgia Francesco, Lattuca Enzo, Lodolini Emanuele, Malpezzi Simona Flavia, Manfredi Massimiliano, Manzi Irene, Marchi Maino, Melilla Gianni, Meta Michele Pompeo, Minnucci Emiliano, Mongiello Colomba, Morani Alessia, Moretto Sara, Mura Romina, Naccarato Alessandro, Nardi Martina, Narduolo Giulia, Pini Giuditta, Porta Fabio, Prina Francesco, Romanini Giuseppe, Sanna Giovanna, Sbrollini Daniela, Schiro' Planeta Gea, Scuvera Chiara, Senaldi Angelo, Terrosi Alessandra, Vico Ludovico, Zampa Sandra, Zan Alessandro, Verini Walter, Pagani Alberto, Maestri Andrea, Abrignani Ignazio, Ferrari Alan, Ferro Andrea, Fiorio Massimo, Tullo Mario, De Maria Andrea, Carnevali Elena, Malisani Gianna

Introduzione dell'articolo 293-bis del codice penale, concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista, e modifica all'articolo 5 della legge 20 giugno 1952, n. 645 (2900)

(presentato in data 14/09/2017)

C.3343 approvato dalla Camera dei deputati.

Parlamento europeo, trasmissione di documenti

Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 18 luglio 2017, ha inviato il testo di quattordici risoluzioni approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 12 al 15 giugno 2017:

una risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo·e del Consiglio relativa alla partecipazione dell'Unione al partenariato per la ricerca e innovazione nell'area del Mediterraneo (PRIMA) avviato congiuntamente da più Stati membri (Doc. XII, n. 1232). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a, alla 7a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1303/2013 per quanto riguarda le misure specifiche volte a fornire assistenza supplementare agli Stati membri colpiti da catastrofi naturali (Doc. XII, n. 1233). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 5a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per l'etichettatura dell'efficienza energetica e abroga la direttiva 2010/30/UE (Doc. XII, n. 1234). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 10a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della decisione n. 445/2014/UE che istituisce un'azione dell'Unione "Capitali europee della cultura" per gli anni dal 2020 al 2033 (Doc. XII, n. 1235). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 7a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sul miglioramento dell'impegno dei partner e della visibilità nell'esecuzione dei fondi strutturali e d'investimento europei (Doc. XII, n. 1236). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 5a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sull'efficacia in termini di costi del Settimo programma per la ricerca (Doc. XII, n. 1237). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 7a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla costruzione di pilastri per una politica di coesione dell'UE post-2020 (Doc. XII, n. 1238). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 5a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla relazione 2016 della Commissione sull'ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Doc. XII, n. 1239). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sullo stato di attuazione del Patto di sostenibilità in Bangladesh (Doc. XII, n. 1240). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani;

una risoluzione sul Pakistan, in particolare sulla situazione dei difensori dei diritti umani e la pena di morte (Doc. XII, n. 1241). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani;

una risoluzione sulla situazione dei diritti umani in Indonesia (Doc. XII, n. 1242). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani;

una risoluzione sull'attuazione del Fondo europeo per gli investimenti strategici (Doc. XII, n. 1243). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 5a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulle piattaforme online e il mercato unico digitale (Doc. XII, n. 1244). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla situazione umanitaria nello Yemen (Doc. XII, n. 1245). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 3 agosto al 13 settembre 2017)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 178

ARRIGONI: sul trasporto pubblico extraurbano in provincia di Lecco (4-05025) (risp. NENCINI, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

BERNINI: sullo svolgimento contemporaneo di due manifestazioni politicamente opposte davanti al centro per immigrati di Bologna (4-06808) (risp. BUBBICO, vice ministro dell'interno)

CANDIANI: sul ripristino dei collegamenti viari in Umbria dopo il terremoto (4-07845) (risp. NENCINI, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

CARDIELLO: su presunte irregolarità nella gestione di un bando per volontari del servizio civile a Eboli (Salerno) (4-07500) (risp. BOBBA, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

CENTINAIO: sulla sicurezza in treno e stazione (4-07220) (risp. BUBBICO, vice ministro dell'interno)

CERVELLINI: sulla garanzia della sicurezza stradale nella strada statale 131 "Carlo Felice" in Sardegna (4-07885) (risp. NENCINI, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

CONSIGLIO: sulla possibile chiusura della squadra mobile della Polizia stradale di Cassino (Frosinone) (4-07667) (risp. BUBBICO, vice ministro dell'interno)

DE POLI: sull'inizio dei lavori di costruzione della bretella "dell'Albera" a Vicenza (4-06035) (risp. NENCINI, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

DI BIAGIO: sulla protesta degli ambulanti a Roma il 23 novembre 2016 contro la direttiva "Bolkestein" (4-06715) (risp. BUBBICO, vice ministro dell'interno)

FASIOLO: sulla realizzazione di collegamenti ferroviari tra Gorizia e la Slovenia (4-07332) (risp. DELRIO, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

MANCONI: sulla vendita in Siria di dati riservati di aziende e procure italiane (4-06740) (risp. SCALFAROTTO, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico)

sul flash mob svoltosi a Roma durante la giornata mondiale del rifugiato (4-07723) (risp. BUBBICO, vice ministro dell'interno)

PAGLIARI: sull'appalto per la costruzione della sede del Parlamento maltese ad un'azienda di Parma (4-04635) (risp. AMENDOLA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)

PERRONE: sull'inserimento della provincia di Barletta-Andria-Trani nell'alta velocità ferroviaria (4-07621) (risp. NENCINI, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

SANTANGELO ed altri: sulla gestione dell'aeroporto di Trapani-Birgi da parte della società Airgest SpA (4-02900) (risp. NENCINI, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

sulla gestione dell'aeroporto di Trapani-Birgi da parte della società Airgest SpA (4-04341) (risp. NENCINI, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

sulla gestione dell'aeroporto di Trapani-Birgi da parte della società Airgest SpA (4-06156) (risp. NENCINI, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

STEFANI: sulle disposizioni per la ricerca delle persone scomparse (4-07028) (risp. BUBBICO, vice ministro dell'interno)

TREMONTI: sulle somme allo Stato rinvenienti dalla razionalizzazione delle proprietà immobiliari all'estero (4-07897) (risp. AMENDOLA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)

Interrogazioni

ALBANO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

con il regolamento (UE) n. 508/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, viene regolato per il periodo 2014-2020 il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) uno dei 5 fondi strutturali e di investimento europei per la crescita e l'occupazione;

il FEAMP sostiene i pescatori nella transizione verso una pesca sostenibile, aiuta le comunità costiere a diversificare le loro economie, finanzia i progetti che creano nuovi posti di lavoro e migliorano la qualità della vita nelle regioni costiere europee, agevola l'accesso ai finanziamenti;

tramite FEAMP per il periodo 2014-2020 sono destinati all'Italia 537,3 milioni di euro;

considerato che tramite il decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali del 6 agosto 2015 e 10 agosto 2016 recanti "Individuazione delle risorse e dei criteri per l'erogazione degli aiuti alle imprese di pesca che effettuano l'interruzione temporanea obbligatoria", sono stati stanziati 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015 e 2016 a favore delle imprese di pesca a strascico che hanno effettuato il fermo biologico e hanno rispettato tutte le misure tecniche previste, ai sensi di quanto stabilito dal decreto direttoriale n. 10207 del 17 giugno 2016 che stabilisce i requisiti di ammissibilità alla misura di sostegno e relative modalità per richiedere l'accesso a tali misure,

si chiede di sapere per quali ragioni il Ministero non ha abbia ancora provveduto a conferire le risorse stanziate con i richiamati decreti ministeriali a favore delle imprese di pesca a strascico che ne hanno fatto richiesta e in possesso dei requisiti, con particolare riferimento alle imprese di pesca della regione Liguria, già messe a dura prova dalla mancata assegnazione delle quote tonno e dalle ulteriori limitazioni del fermo biologico.

(3-03984)

ALBANO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

da notizie di stampa si apprende che l'INPS starebbe mettendo a punto un piano di riordino dei suoi uffici territoriali;

ne circola una bozza priva di ogni contrassegno che possa qualificarla come un documento prodotto dagli stessi uffici INPS;

nella bozza si riporta che "Il progetto proposto segna il passaggio da una situazione in cui ogni Struttura dell'Istituto è chiamata a coprire potenzialmente tutti gli ambiti operativi, ad un modello che prevede invece operatività differenziate tra i diversi tipi di struttura, fatta salva la costituzione di un nucleo minimo di servizi standard da riproporre in modo omogeneo in tutti i singoli punti della rete territoriale di produzione, fino al livello di Agenzia territoriale"; si intenderebbe procedere alla chiusura degli uffici territoriali che non soddisfino almeno 2 sui 3 seguenti parametri: bacino di almeno 60.000 abitanti, almeno 10 unità di personale in forza, percentuale di "ipercopertura" della popolazione (la quota di popolazione in grado di raggiungere più di una struttura dell'INPS nell'ambito della stessa provincia, a partire dal proprio comune di residenza, utilizzando mezzi propri ed entro un tempo massimo di 30 minuti) non superiore al 60 per cento;

considerato che l'eventuale attuazione di un siffatto piano di riordino dell'INPS comporterebbe tra l'altro la chiusura della sede di Ventimiglia (Imperia) in quanto questa, pur essendo una sede di particolare importanza essendo collocata in zona di confine e parte di molti accordi bilaterali con la Francia e il Principato di Monaco, Paesi esteri presso cui moltissimi lavoratori italiani hanno svolto diversi periodi lavorativi, non soddisfa i paramenti previsti dalla bozza in circolazione,

si chiede di sapere:

se sia vero che l'INPS stia predisponendo un piano di riordino degli uffici territoriali e se la bozza di riordino sia ancora all'attenzione del presidente dell'INPS e pertanto costituisca un documento su cui lavorare insieme alle parti sindacali;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire presso i vertici INPS affinché la nuova organizzazione degli uffici territoriali, laddove prevista, venga predisposta tenendo conto delle specifiche situazioni territoriali e dell'importanza strategica che ciascun ufficio ricopre per il territorio e non in base a parametri standardizzati che mal si conciliano con le realtà esistenti e con le esigenze dei cittadini, in particolare per le aree di confine come Ventimiglia e per quelle che non consentono agli utenti spostamenti agevoli, come le aree montane, le isole e quelle dove reti viarie sono carenti.

(3-03985)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

PELINO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute - Premesso che:

nel mese di agosto 2017, diversi incendi hanno interessato le montagne del Morrone, il massiccio della Majella, che sovrasta il comune abruzzese di Sulmona (L'Aquila) e le frazioni di Fonte D'Amore, Bagnaturo, Badia e Le Marane;

l'emergenza è stata gestita grazie all'encomiabile impegno del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, della Protezione civile, dei Carabinieri-Forestale, degli Alpini e di numerosi volontari che sono intervenuti nell'area coadiuvati dalla flotta aerea dei canadair ed elicotteri e con squadre a terra;

sul versante sulmonese, le fiamme sono arrivate a lambire le abitazioni e, in località Vicenne, l'eremo di San Pietro (o anche di Santa Croce) a 1.379 metri di quota, e hanno aggredito la pineta sottostante;

i numerosi incendi, che dall'inizio della stagione estiva, si sono susseguiti in Abruzzo, come in altre Regioni, hanno danneggiato ettari di boschi e di colture agricole, con grave nocumento per il patrimonio naturalistico del territorio abruzzese, comportando un ingente impegno economico e seri rischi per la salute dei cittadini;

da notizie giunte all'interrogante risulta che, riguardo a quest'ultimo aspetto, i pediatri e i medici di base hanno segnalato numerosi casi di persone con problemi respiratori e altre patologie connesse con la qualità dell'aria;

l'emergenza incendi dei mesi scorsi conferma, ancora una volta, la lunga serie di criticità e di difficoltà nella gestione dell'emergenza legate, senza dubbio alle sfavorevoli condizioni climatiche e alla prolungata siccità dei mesi scorsi, ma vieppiù ad una grave carenza di attività di prevenzione e di vigilanza, sia sul piano della gestione e cura del patrimonio boschivo, sia per quanto riguarda la predisposizione di misure di mitigazione del rischio o anche sul piano delle misure di deterrenza per gli incendi, nonché alla scarsità dei mezzi a disposizione e alla esiguità delle risorse;

considerato che:

il devastante incendio sul Monte Morrone necessita di interventi straordinari che ad oggi non risultano essere stati attuati;

la legge 21 novembre 2000, n. 353, recante "Legge-quadro in materia di incendi boschivi", sulla cui base le regioni hanno l'obbligo di adeguare le norme di riferimento ed il contestuale piano per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, è finalizzata alla conservazione e alla difesa dagli incendi del patrimonio boschivo nazionale quale bene insostituibile per la qualità della vita;

come stabilito dall'articolo 1 della citata legge, per il perseguimento delle finalità di conservazione e difesa dagli incendi, gli enti competenti svolgono in modo coordinato attività di previsione, di prevenzione e di lotta attiva contro gli incendi boschivi con mezzi da terra e aerei, nel rispetto delle competenze previste dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nonché attività di formazione, informazione ed educazione ambientale,

si chiede di sapere:

in attesa che la magistratura accerti eventuali responsabilità di quanto è accaduto, quali iniziative urgenti siano state adottate per quanto concerne l'attività di prevenzione e se siano state svolte puntuali verifiche dello stato di attuazione della legge n. 353 del 2000 richiamata in premessa, in tema di lotta e prevenzione degli incendi;

se e quali controlli saranno attivati per verificare i danni all'ambiente;

se il Ministro della salute abbia predisposto accertamenti sanitari per stabilire se e quali rischi concreti l'incendio abbia provocato alla popolazione della Valle Peligna a seguito del danno ambientale occorso.

(3-03986)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

RUVOLO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

nel mese di ottobre 2015 nell'operazione di chiusura degli uffici dell'Agenzia delle entrate era stata predisposta, tra le altre, la chiusura della sede di Canicattì (Agrigento);

agli sportelli della suddetta agenzia si rivolgono anche gli abitanti di Campobello di Licata, Ravanusa, Camastra, Naro, Grotte, Racalmuto, Castrofilippo, Palma di Montechiaro e Licata;

nel 2016 la direzione regionale dell'ente rinviò la chiusura della sede di Canicattì al 2017;

le ultime notizie sono quelle che all'inizio del 2018 l'agenzia sarà definitivamente chiusa;

nella sede di Canicattì prestano servizio 36 dipendenti, 28 dei quali forniscono servizi ad una popolazione di circa 130.000 abitanti e che 8 di loro prestano servizio per la direzione provinciale di Catania;

dei 36 dipendenti 5 andranno in quiescenza il prossimo anno;

la chiusura della sede di Canicattì costringerà gli utenti a recarsi nella sede più vicina e cioè ad Agrigento, che già fornisce servizi per 230.000 persone e che dista circa 40 chilometri;

gli uffici finanziari sono presenti sul territorio di Canicattì dall'unità d'Italia,

si chiede di conoscere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che l'eventuale chiusura dell'ufficio di Canicattì dell'Agenzia delle entrate, oltre ad essere causa di forti disagi e disservizi per il vasto bacino di utenti, imprese e professionisti, finirebbe per penalizzare un territorio e una città che da sempre è sede di istituzioni;

se non ritenga che tale chiusura, oltre al notevole danno per gli utenti, già evidenziato, non comporti una diminuzione del controllo dell'evasione fiscale;

se e come intenda attivarsi affinché sia scongiurata la chiusura dell'agenzia di Canicattì, che interessa un bacino di circa 150.000 utenti.

(4-08045)

FATTORI, CAPPELLETTI, SANTANGELO, GIARRUSSO, GAETTI - Al Ministro della salute - Premesso che la legge finanziaria per l'anno 2007 (legge n. 296 del 2006), portando avanti la riforma del Servizio sanitario nazionale iniziata negli anni precedenti, sancisce l'obbligo per le Regioni di adottare piani di riorganizzazione della rete delle strutture pubbliche e private accreditate che erogano prestazioni di medicina di laboratorio. In particolare all'art. 1, comma 796, lettera o), sancisce che "le regioni provvedono, entro il 28 febbraio 2007, ad approvare un piano di riorganizzazione della rete delle strutture pubbliche e private accreditate eroganti prestazioni specialistiche e di diagnostica di laboratorio, al fine dell'adeguamento degli standard organizzativi e di personale coerenti con i processi d'incremento dell'efficienza resi possibili dal ricorso a metodiche automatizzate";

considerato che:

negli ultimi anni la medicina di laboratorio è stata attraversata da un profondo processo di innovazione tecnico-scientifica e di automazione che si è tradotto nel mutamento dei costi e nella composizione dei diversi fattori della produzione; ?

tali fenomeni si sono tradotti a livello nazionale nell'aggiornamento dei valori tariffari unitari di riferimento (decreto ministeriale dell'agosto 2012) e nella divulgazione di indirizzi nazionali omogenei volti a consentire una rivisitazione delle relative reti di offerta; ?

considerato che:

l'accordo n. 61/CSR del 23 marzo 2011 della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano ha i seguenti scopi: 1) riorganizzare il sistema sanitario dei laboratori per le analisi mediche; 2) consentire "un'economia di scala"; 3) innalzare gli standard qualitativi e garantire l'appropriatezza delle prestazioni erogate; 4) incrementare l'efficienza delle strutture e l'uso ottimale delle risorse;

si crea quindi la necessità di potenziare enormemente l'assistenza territoriale, e quindi la riorganizzazione dei servizi di laboratorio riveste un ruolo strategico ed è fondamentale la continuità tra assistenza ospedaliera e territoriale;

di pari passo si intensificheranno le esigenze di standardizzazione, di confrontabilità dei risultati, nonché di omogeneità dei livelli di riferimento e dei criteri interpretativi;

inoltre, l'età media della popolazione aumenta, e parimenti aumenta la sopravvivenza di portatori di gravi patologie croniche altamente invalidanti ed è stata decisa la necessità di diminuire il ricovero ospedaliero ordinario favorendo la deospedalizzazione e la medicina territoriale;

considerato inoltre che:

l'accordo n. 61/CSR del 23 marzo 2011 recita: "In carenza di queste condizioni [sopra citate] la spesa sarà destinata ad aumentare in modo inappropriato (…). Le Regioni dovranno regolamentare i carichi di lavoro massimo erogabili da ogni struttura di laboratorio, parametrandoli all'organizzazione tecnologica, alla dotazione strutturale ed al personale posseduto";

a pagina 7 dell'allegato relativo ai criteri della riorganizzazione dei laboratori viene riportato che i criteri volti all'aggregazione delle preesistenti strutture, trasformandoli in "punti di prelievo" non sono ispirati alla loro sopravvivenza ma ad un reale miglioramento complessivo della qualità;

il criterio scelto dall'accordo per parametrare l'efficienza di un laboratorio accreditabile con il Servizio sanitario nazionale (SSN) è basato sulla quantità. Il valore è di 200.000 esami di laboratorio complessivamente erogati in un anno in sede e non tramite service. Tale valore diminuisce a 100.000 esami in 3 anni di attività per particolari settori d'analisi ed esami specialistici (microbiologia, anatomia patologica, genetica medica);

considerato altresì che, a parere degli interroganti:

una siffatta riforma non sembra aver portato benefici concreti ai cittadini che in molte situazioni si sono visti chiudere o fortemente ridurre l'attività del laboratorio di analisi mediche di fiducia;

si è accettato, in nome di una non comprovata maggiore economicità del sistema, un rischio potenziale molto elevato di scambio, perdita, danneggiamento del materiale organico oggetto di analisi poiché lo spostamento di centinaia di migliaia di provette e campioni tra i molti laboratori sparsi sul territorio comporta un innalzamento esponenziale dei fattori di rischio;

ogni spostamento del materiale organico, pur adottando in maniera scrupolosa tutte le linee guida previste per il trasporto, comporta con certezza assoluta un deterioramento del campione oggetto di analisi e di conseguenza gli esiti degli esami potrebbero non essere corretti. La diretta conseguenza, nel migliore dei casi, è un notevole disservizio per il paziente, mentre per il SSN questa criticità si traduce in un aumento certo dei costi, non facilmente quantificabile;

inoltre, l'accordo contiene tra i suoi tratti fondanti i presupposti del suo stesso fallimento, in quanto afferma e poi smentisce la tutela della difesa del posto di lavoro per decine di migliaia di tecnici ed operatori di laboratorio in tutto il territorio nazionale;

considerato infine che:

ad avviso degli interroganti la riforma dell'intero comparto sanitario, iniziata negli anni 1995-1996 con l'introduzione del sistema statunitense dei DRG (diagnosis related group, gruppo di diagnosi correlate), il quale ha portato negli anni recenti anche alla riforma dell'intero comparto dei laboratori di analisi medica, sebbene improntata su criteri che avrebbero dovuto contenere la spesa sanitaria o quantomeno renderla appropriata per la cura delle singole patologie e contemporaneamente aumentare l'efficienza e la trasparenza dell'intero SSN, dopo più di 20 anni, ha prodotto un formidabile innalzamento dei costi della sanità;

nel periodo che va dal 1995 al 2005 la spesa sanitaria è passata da 48 miliardi di euro a circa 93 miliardi di euro. Le cause sono molteplici a partire dall'utilizzo di una base statistica della popolazione non italiana e neanche comprensiva dell'intera popolazione estera presa a modello (completa esclusione della popolazione neonatale);

sin dagli anni 2005-2007 si parlava della creazione di un italian DRG, cioè di una base statistica costruita sulla casistica "osservata" della popolazione italiana. Nel 2015 il Ministero della salute ha deciso di attivare un progetto di studio sugli italian DRG. Gli interroganti auspicano che il progetto possa diventare, in tempi brevi, la nuova base d'osservazione e parametrizzazione della casistica italiana sulla quale poter costruire il primo vero sistema sanitario nazionale che abbia a cuore la salute del cittadino e non un semplice consumatore e fruitore di servizi sanitari,

si chiede di sapere:

quali siano stati i criteri di valutazione dell'attuale riforma, ormai ventennale, del SSN, come siano stati costruiti e condivisi;

quale sia stato il rapporto tra costi e benefici scaturito dalle analisi di valutazione dei risultati;

quali siano stati dal 2011 ad oggi i vantaggi per il SSN scaturiti dall'accorpamento dei laboratori d'analisi, chi ne abbia beneficiato maggiormente e in che modo;

quali iniziative siano state intraprese o quali il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per non perdere le abilità, le capacità tecniche, il know how, di migliaia di tecnici di laboratorio del settore privato, i quali a seguito dell'implementazione della riforma si troverebbero senza lavoro;

se ritenga di affrontare, e in che modo, l'assunzione del rischio sul deterioramento dei campioni di analisi e del conseguente rischio di risultati falsati.

(4-08046)

ORELLANA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -

(4-08047)

(Già 3-03326)

BUEMI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute - Premesso che:

ogni giorno migliaia di animali destinati all'allevamento e alla macellazione sono trasportati sulle strade d'Europa. L'Italia rappresenta un importante crocevia di questo commercio in quanto Paese importatore e di transito verso altri Paesi UE o Paesi terzi;

al fine di tutelare il benessere degli animali durante il trasporto, l'Unione europea ha emanato il regolamento (CE) n. 1/2005, entrato in vigore dal 5 gennaio 2007, che ha cambiato radicalmente il quadro normativo precedente, prevedendo numerosi e costosi adempimenti nonché sanzioni più severe e restrittive;

le violazioni della disciplina dell'autotrasporto di animali vivi, di cui al citato regolamento (CE) n. 1/2005 del 22 dicembre 2004 relativo alla protezione degli animali vertebrati durante il trasporto all'interno della UE, sono punite dal decreto legislativo 25 luglio 2007, n. 151. Per i trasporti non sottoposti alle disposizioni del regolamento, si applicano, invece, le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320 (Regolamento di polizia veterinaria), valido per equini, bovini, suini, caprini, ovini, bufalini e animali da cortile e riguardante principalmente gli aspetti amministrativi e igienico-sanitari. Le violazioni di quest'ultima norma sono punite dalla legge 2 giugno 1988, n. 218. Quando le violazioni delle norme di trasporto producono lesioni agli animali si configurano reati e si applicano le sanzioni dell'articolo 727 del codice penale;

tali sanzioni si applicano a qualsiasi tipo di azienda agricola zootecnica, sia essa di grandi dimensioni che di piccole o medie dimensioni, nonché per gli allevamenti ad uso familiare;

è tuttavia da sottolineare che il mondo agricolo, proprio per la sua peculiarità, è composto non solo da grandi aziende ma anche da una moltitudine di microrealtà (piccole aziende agricole) molto eterogenee dal punto di vista strutturale, con attività produttive che non sempre rispondono a criteri di natura economica, a motivo della loro localizzazione, della dimensione e dei canali di rapporto con l'esterno;

in Italia, infatti, ci sono moltissime aziende agricole che per superficie, numero di capi di bestiame, volume di lavoro, eccetera, si possono definire piccole e a parere dell'interrogante non è giusto che siano sottoposte alle stesse disposizioni normative che, invece, dovrebbero riguardare solo le grandi aziende che allevano e importano nei singoli Stati membri, al fine di garantire e preservare il buon funzionamento del mercato interno ed evitare distorsioni della concorrenza in seno alla UE;

spesso, infatti, le importazioni che riguardano le grandi aziende avvengono in violazione delle norme nazionali e comunitarie che regolano tale attività. Durante il trasporto non vengono rispettate le norme sul benessere animale, in particolare relativamente alla durata del viaggio e alla densità del carico sugli automezzi, in altre occasioni vengono violate norme di protezione dalle malattie infettive del bestiame e sull'identificazione degli animali, per non contare le dichiarazioni false sui documenti di viaggio;

in questi casi, dove gli attori sono grandi aziende agricole, è d'obbligo l'applicazione della normativa vigente e anche aumentare l'opera di vigilanza, ma la stessa cosa è altamente vessatoria per i piccoli allevatori che sono costretti a sopportare gli elevati costi legati ai controlli e alle procedure complesse di registrazione, sottostare a severi controlli sanitari, che comportano costi elevati e rilevanti perdite di tempo, mentre spesso chi specula importando il bestiame dall'estero in violazione delle normative vigenti gode della ridotta vigilanza del personale preposto ai controlli;

tale normativa applicata anche alle piccole aziende agricole di allevamento ha ripercussioni sfavorevoli sulla loro già precaria zootecnia e comporta un enorme danno anche alle produzioni agroalimentari e gastronomiche italiane;

tutto ciò si somma al perdurare di sfavorevoli condizioni ambientali, meteorologiche e di mercato, nonché alle emergenze sanitarie che causano un'ulteriore drastica riduzione della redditività del piccolo settore zootecnico,

si chiede di sapere quali iniziative intendano adottare i Ministri in indirizzo, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, al fine di eliminare lo squilibrio in atto, prevedendo una normativa più semplificata e meno onerosa da applicare solo alle piccole aziende agricole e agli allevamenti per uso familiare.

(4-08048)

SANTANGELO, GIARRUSSO, MORONESE, PAGLINI, CASTALDI, CRIMI, MARTON, PUGLIA, DONNO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il primo firmatario della presente atto il 3 agosto 2017 ha ricevuto risposta alle interrogazioni 4-02900, 4-04341 e 4-06156 relativamente a diverse tematiche legate all'aeroporto "Vincenzo Florio" di Trapani-Birgi e alla gestione aeroportuale di Airgest SpA, ai sensi dell'art. 7 del decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione 12 novembre 1997, n. 521;

da notizia riportata dal giornale on line "tp24" del 5 settembre 2017, si apprende che secondo il presidente dell'Enac (Ente nazionale per l'aviazione civile) "quattro aeroporti in Sicilia sono troppi. Ne basterebbero due, Catania e Palermo, con due sole società di gestione che inglobi da una parte Comiso e dall'altra Trapani";

ha anche asserito che in particolar modo i costi dello scalo sono troppo alti e per raggiungere il pareggio di bilancio bisognerebbe contare almeno un milione di passeggeri all'anno, e che Trapani non ci arriva anche perché Ryanair, che agisce praticamente in una condizione di quasi monopolio a Birgi, ha tagliato molti voli e molti comuni del trapanese non vogliono coprire le spese di mantenimento dello scalo;

lo scalo aeroportuale, tra l'altro, dal 6 novembre al 10 dicembre 2017 dovrà rimanere chiuso al traffico degli aeromobili a seguito dei programmati lavori di manutenzione dell'Aeronautica militare sulla pista di volo al fine di garantire il mantenimento dei massimi livelli di sicurezza, come da comunicato dalla stessa Airgest SpA, pubblicato sul proprio sito internet in data 22 giugno 2017;

considerato che:

la chiusura oramai prossima della pista dell'aeroporto di Trapani-Birgi, per la manutenzione straordinaria sulla pista di volo, con la conseguente sospensione di tutti i collegamenti aerei da lunedì 6 novembre a lunedì 11 dicembre 2017, era stata annunciata prima dell'estate e, a giudizio degli interroganti, sicuramente non era stata percepita da tutti come un disagio o meglio ancora come possibile danno economico;

a seguito dell'imminente chiusura dell'aeroporto la compagnia aerea Ryanair ha spostato presso lo scalo di Palermo "Punta Raisi" i voli in partenza dall'aeroporto di Trapani-Birgi e diretti a Bruxelles-Charleroi e Pisa;

la limitazione dell'aeroporto, per un pari periodo a quello descritto, è avvenuto già in passato (durante la crisi libica del 2011) e il territorio ha subito e subirà nei due casi seri danni economici, nel primo caso per la situazione contingente dell'utilizzo militare e ora per la manutenzione della pista sicuramente necessaria per la garanzia della sicurezza;

i dati medi degli ultimi tre anni dal 2014 al 2016 hanno visto transitare in media 1.500.000 passeggeri, per non parlare della quota di 1.878.557 di passeggeri raggiunta nel 2013;

considerato inoltre che:

al 31 dicembre 2016, l'ultimo bilancio approvato da Airgest è stato negativo, pari a meno 2.438.931 euro, malgrado i passeggeri siano superiori a un milione, quota questa considerata minima per il raggiungimento del pareggio di bilancio dal presidente Enac;

la notizia degli spostamenti dei voli su Pisa e Bruxelles-Charleroi sono l'ultima "tegola" sia per gli abitanti del territorio che utilizzano queste tratte, ma anche per chi opera nel settore turistico;

l'Aeronautica militare è responsabile della gestione e manutenzione delle piste che in realtà fanno parte del demanio militare e le condivide con l'impianto civile. Le piste sono due: la pista principale, con orientamento 13R/31L, e una seconda pista con orientamento 13L/31R, utilizzata come pista di rullaggio o di emergenza;

non risulta agli interroganti nello specifico se entrambe le piste siano interessate alle opere di manutenzione, la quantificazione economica dei lavori e con quale gara siano stati assegnati i lavori per l'esecuzione delle opere,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se intenda verificare se vi siano le condizioni per scongiurare l'interruzione del servizio aeroportuale, anche con l'eventuale ripristino dei voli da Trapani-Birgi e diretti a Bruxelles-Charleroi e Pisa, evitando la riduzione dei passeggeri, sicuramente a vantaggio dello stesso scalo e soprattutto del territorio trapanese.

(4-08049)

SANTANGELO, MARTON, CRIMI, GIARRUSSO, MORONESE, PAGLINI, CASTALDI, PUGLIA, DONNO - Al Ministro della difesa - Premesso che:

la gestione totale dell'aeroporto militare aperto al traffico civile di Trapani-Birgi, con decreto dei Ministeri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'economia e delle finanze e della difesa n. 507 del 2012, è stata affidata alla società Airgest SpA, ai sensi dell'art. 7 del decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione n. 521 del 1997;

lo scalo aeroportuale dal 6 novembre al 10 dicembre 2017 dovrà rimanere chiuso al traffico degli aeromobili a seguito dei programmati lavori di manutenzione dell'Aeronautica militare sulla pista di volo, al fine di garantire il mantenimento dei massimi livelli di sicurezza, così come da comunicato dalla stessa Airgest SpA nel proprio sito internet in data 22 giugno 2017;

l'Aeronautica militare è responsabile della gestione e manutenzione delle piste che in realtà fanno parte del demanio militare e le condivide con l'impianto civile;

le piste sono due: la pista principale, con orientamento 13R/31L, e una seconda pista con orientamento 13L/31R utilizzata come pista di rullaggio o di emergenza;

considerato che:

la chiusura oramai prossima della pista dell'aeroporto di Trapani-Birgi, per la "manutenzione straordinaria sulla pista di volo", con la conseguente sospensione di tutti i collegamenti aerei da lunedì 6 novembre a lunedì 11 dicembre 2017, era stata annunciata prima dell'estate e, a parere degli interroganti, sicuramente non era stata percepita da tutti come un disagio o meglio ancora come possibile danno economico;

a seguito dell'imminente chiusura dell'aeroporto la compagnia aerea Ryanair ha spostato nello scalo di Palermo "Punta Raisi" i voli in partenza dall'aeroporto di Trapani-Birgi e diretti a Bruxelles-Charleroi e Pisa;

la limitazione dell'aeroporto per un pari periodo a quello previsto è avvenuta già in passato, in occasione della crisi libica del 2011; il territorio a causa di ciò ha subito e subirà seri danni economici, prima per la situazione contingente dell'utilizzo militare, ora per la manutenzione della pista sicuramente necessaria per garantire la sicurezza;

considerato inoltre che risulta agli interroganti che attualmente non sarebbe noto se entrambe le piste saranno interessate alle opere di manutenzione; non ci sarebbero informazioni neanche sulla quantificazione economica dei lavori e sull'affidamento di gara per l'esecuzione delle opere,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se non ritenga che, in considerazione della presenza delle due piste, i lavori per garantire il mantenimento dei massimi livelli di sicurezza dell'aeroporto di Trapani-Birgi avrebbero potuto essere programmati prevedendo l'utilizzo alternato delle piste, al fine di mantenere l'operatività del traffico aereo da e per Trapani-Birgi e, conseguentemente, evitare un probabile danno economico agli operatori turistici locali.

(4-08050)

LUCIDI, DONNO, SANTANGELO, SERRA, MANGILI, GIARRUSSO, MORRA, MORONESE, PAGLINI, PUGLIA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

in data 11 agosto 2017, nei pressi di Capodimonte (Viterbo), comune situato sulle sponde del lago di Bolsena, si è consumata una tragedia legata alla gestione delle emergenze di natanti e bagnanti in difficoltà; Yassine Faid, ragazzo marocchino di 26 anni, ha perso la vita a circa 100 metri dalla riva nel tentativo di salvare una bambina caduta in acqua dal medesimo natante in cui era presente lo stesso Faid;

i passeggeri dell'imbarcazione sono riusciti a comunicare la situazione di emergenza a riva; sono scattati così i primi soccorsi volontari da parte dei presenti e le prime chiamate di emergenza;

considerato che, per quanto risulta agli interroganti:

due natanti leggeri ("gommoni") con dei volontari a bordo si affiancavano per avviare le ricerche della persona dispersa;

tra le prime autorità ad intervenire sul posto un'autovettura dei Carabinieri con due militari presenti a bordo; a seguire ne è giunta una seconda;

a distanza di pochi minuti dall'arrivo delle autorità, uno dei due gommoni con i volontari in perlustrazione ha recuperato il corpo del ragazzo manovrando per ritornare a riva, mentre i bagnanti presenti in spiaggia si sono mobilitati alla ricerca di un medico qualificato fra i presenti; riportato il corpo del ragazzo sulla riva del lago il dottore presente ha eseguito immediatamente il massaggio cardiaco, mentre due volontarie praticavano la respirazione rianimatoria;

successivamente sono giunti i Vigili del fuoco, con un gommone trainato e un'autobotte, e poco dopo la prima autoambulanza seguita da un'automedica, che pur implementando la strumentazione dell'autoambulanza, non ha potuto contribuire a salvare il giovane;

considerato inoltre che nel corso degli anni si sono verificate altre situazioni di analoga gravità, come il caso del ventenne ivoriano trovato morto nel lago appena una decina di giorni prima,

si chiede di sapere:

come il Ministro in indirizzo valuti la vicenda;

se corrisponda al vero la dinamica e la sequenza dei fatti riportata;

se intenda chiarire le tempistiche di intervento di emergenza relative all'evento, anche alla luce della vicinanza dal luogo dell'accaduto all'ospedale civile di Montefiascone e all'elevato numero di caserme situate nel circondario;

se, alla luce dei fatti e delle criticità emerse negli anni, non ritenga opportuno, per quanto di competenza, aumentare le postazioni di controllo e di primo soccorso nelle immediate vicinanze del lago di Bolsena, così da garantire un soccorso rapido in ogni zona dello specchio lacustre;

se sia a conoscenza di episodi analoghi verificatisi nella nostra penisola e come intenda intervenire al fine di evitare il ripetersi di simili drammatici eventi.

(4-08051)

SAGGESE - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca, dell'interno e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

l'Istituto Tecnico Agrario "Giuseppe Pavoncelli" di Cerignola (Foggia), fondato nel 1890 con la denominazione di Regia Scuola Pratica di Agricoltura, è uno dei principali istituti agrari del nostro Paese e rappresenta pienamente la vocazione agricola della provincia foggiana;

con decreto ministeriale dell'8 maggio 1937, la Regia scuola tecnica agraria è stata intitolata all'onorevole Giuseppe Pavoncelli, mentre nel 1941 essa ha assunto l'attuale denominazione di Istituto tecnico agrario;

fin dalla seconda metà del XX secolo, l'Istituto Pavoncelli è divenuto un punto di riferimento nell'ambito degli studi agrari, grazie alla qualità della didattica e alla creazione di laboratori per la zootecnia, la chimica, la meccanica e la topografia;

considerato che:

il comune di Cerignola, con delibera di Giunta comunale n. 54 del 27 febbraio 2017, ha disposto un piano di alienazioni di alcuni terreni su cui sorge l'Istituto, pari a 10.000 metri quadri complessivi, al fine di realizzare un palazzetto dello sport attraverso la permuta con altro fondo;

lo stesso ente ha poi approvato il progetto esecutivo e integrato il piano di alienazioni nella prospettiva della realizzazione di un centro commerciale;

i fondi per la realizzazione delle strutture sono ad oggi utilizzati dall'Istituto per l'espletamento delle attività didattiche;

ritenuto che a quanto risulta all'interrogante:

il Tribunale civile di Foggia, a seguito di controversia insorta tra l'Istituto e il comune di Cerignola, ha attestato che l'ente locale è titolare di un contratto di enfiteusi che lo impegna ad utilizzare i fondi a disposizione per le finalità della scuola pratica di agricoltura;

il 17 settembre 1999, in attuazione dell'articolo 8, comma 1, della legge 11 gennaio 1996, n. 23, il comune di Cerignola ha stipulato una convenzione con la provincia di Foggia, la quale prevede espressamente il trasferimento alla medesima provincia, in uso gratuito ed a tempo indeterminato, dei fabbricati scolastici utilizzati quali sedi dell'Istituto Pavoncelli, indicando le particelle dei fondi destinati all'attività scolastica;

in seguito alla stipula di tale convenzione, la provincia di Foggia ha acquisito il titolo di possesso gratuito dei fondi agricoli, sui quali il comune di Cerignola intende realizzare l'impianto sportivo e il centro commerciale;

uno dei fondi interessati dalla permuta, e sul quale dovrebbe sorgere il centro commerciale, è al momento utilizzato per la sperimentazione sulla "cultivar spagnola" e ospita l'uliveto intensivo più antico della regione Puglia, finanziato con fondi europei;

a quanto consta all'interrogante, della vicenda è stato informato il prefetto di Foggia ed è stata indirizzata una diffida ad agire al presidente della Provincia di Foggia;

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano informati di tali fatti e quali iniziative intendano assumere per tutelare l'Istituto Pavoncelli ed evitare il sacrificio di fondi e strutture, adibite per legge alle attività didattiche, per finalità meramente speculative e commerciali.

(4-08052)

D'ANNA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:

secondo quanto risulta all'interrogante, sarebbe aperta una procedura in ambito comunitario, ai sensi dell'art. 60 del decreto legislativo n. 50 del 2016, indetta dall'Istituto nazionale previdenza sociale e volta all'affidamento dei «Servici di gestione del presidio sanitario di primo intervento medico presso le sedi della Direzione Generale dell'INPS site in Roma, via Ciro il Grande 21, viale Aldo Ballarín 42 e via Cesare Beccaria 29, e di effettuazione di esami clinici e biologia e indagini diagnostiche mirati al rischio, ritenuti necessari dal medico competente ai sensi dell'art. 41 del D. Lgs n. 81/2008»;

il disciplinare di detta gara prevede, come requisito di partecipazione alla gara, che ciascun concorrente debba essere in possesso di "un fatturato specifico medio annuo relativo a servizi sanitari analoghi a quelli oggetto di affidamento, realizzato a favore di soggetti pubblici o privati, riferito agli ultimi tre eserciti finanziari, il cui bilancio o altro documento fiscale o tributano equivalente sia stato già approvato alla data di pubblicazione del Bando, non inferiore al valore complessivo annuale del contratto posto a base di gara (importo, di cui all'art. 4, comma 1, diviso per le annualità di durata contrattuale, al netto della ripetizione dei servizi analoghi e dell'oppone di proroga (si veda articolo 7, comma 3 del paragrafo II del disciplinare di gara);

la stazione appaltante ha chiarito, in risposta ad alcuni dei quesiti posti che "Il primo soccorso e le prestazioni sanitarie con carattere di urgenza-emergenza sono costituite dall'insieme delle azioni che permettono di aiutare in situazioni di emergenza una o più persone in difficoltà vittime di traumi fisici e/o psicologici o malori improvvisi, nell'attesa dell'arrivo di soccorsi qualificati. Si intende per primo soccorso anche l'assistenza che viene data in strutture provvisorie in presenza di situazioni critiche, nell'attesa di trasportare il paziente in centri sanitari più adeguatamente attrezzati" (si veda pagina 3 dei chiarimenti pubblicati sul profilo del committente);

a detto bando avrebbe partecipato anche la società Sintesi SpA, sebbene i servizi e le prestazioni oggetto dell'attività di tale ditta appaiano non essere minimamente attinenti all'oggetto della procedura di gara in questione, anche in virtù dei chiarimenti correttamente forniti dalla stazione appaltante;

la prima referenza indicata dalla società Sintesi SpA, al fine di comprovare il possesso dei requisiti di partecipazione al bando, è costituita dall'attività di presidio medico svolta dalla medesima società presso la Corte dei conti, nel periodo che intercorre tra il 20 giugno 2011 e il 31 marzo 2015, per un fatturato dichiarato pari a 406.249 euro;

tale referenza, però, e le attività ad essa riferite ed asseritamente svolte dalla società Sintesi non appaiono a giudizio dell'interrogante minimamente attinenti all'oggetto della presente procedura. Dal contenuto di un documento redatto direttamente dalla società Sintesi e reperibile sul sito internet della medesima società, infatti, sembra evincersi che l'attività presuntivamente svolta dalla società ha interessato "1.500 gli addetti sottoposti a programmi di sorveglianza sanitaria, sviluppata a partire da un costante lavoro di valutazione dm rischi, e monitoraggio dei livelli di igiene ambientale". Orbene, è noto che la sorveglianza sanitaria attiene all'ambito degli accertamenti sanitari svolti dal medico competente, finalizzati alla tutela dello stato di salute e alla sicurezza dei lavoratori, in relazione alle condizioni di salute degli stessi, all'ambiente di lavoro, ai fattori di rischio e alle modalità di svolgimento dell'attività lavorativa. Tale settore, però, anche in virtù di quanto disposto dal disciplinare di gara e dei chiarimenti forniti dalla stazione appaltante, nonché per effetto di quanto disposto dal capitolato di gara, non appare minimamente connesso ai servizi di gestione del presidio sanitario di primo intervento medico e di effettuazione di esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio, ritenuti necessari dal medico competente ai sensi dell'art. 41 del decreto legislativo n. 81 del 2008. Ne deriva, pertanto, che la referenza indicata dalla società Sintesi SpA (con riferimento alle attività prestate presso la Corte dei conti) non sembra possa integrare il possesso del requisito di partecipazione alla gara contemplato dall'articolo 7, comma 3 -paragrafo L, del disciplinare di gara;

altra referenza indicata dalla società, al fine di comprovare il possesso del requisito di partecipazione, è costituita dall'attività di presidio medico infermieristico svolta dalla medesima presso il Ministero dell'economia e delle finanze dal giorno 1° ottobre 2012 al 30 settembre 2015, per un fatturato dichiarato, nel periodo di riferimento, pari ad 767.930 euro. Tale referenza, però, e le attività ad essa riferite ed asseritamente svolte dalla società non appaiono minimamente attinenti all'oggetto della presente procedura. Dal contenuto di un documento redatto direttamente dalla società e reperibile sul sito internet della medesima, infatti, sembra evincersi che, per tale Ministero, Sintesi SpA "svolge attività di sorveglianza sanitaria presso 40 Ragionerie Territoriali dello Stato a favore di 1.700 lavoratori";

dal contenuto di una ulteriore pubblicazione presente sul sito della medesima società, inoltre, si evince che: a) "La Direzione Centrale Logistica e Approvvigionamenti del Ministero delle "Economia e delle Finanze, a seguito del rilievo dei costi sostenuti dalle Ragionerie Territoriali dello Stato, per la fornitura del medico competente, ha chiesto, anche in virtù degli onerosi vincoli di bilancio, imposti dalle disposizioni sul contenimento della spesa pubblica, agli aggiudicatari di tutti i Lotti della Convenzione Consip in materia di Gestione Integrata della Sicurezza nei luoghi di lavoro, di condividere un progetto coordinato di adesione alla Convenzione"; b) "Il progetto, attraverso un acquisto centralizzato, doveva garantire la razionalizzatone e la omogeneizzatone delle attività relative alla Sorveglianza Sanitaria delle Ragionerie Territoriali dello Stato (RTS) su tutto il territorio nazionale"; c) "La collaboratone tra Sintesi e MEF inizia a luglio 2012, quando il MEF richiede l'attivazione di alcuni servizi Consip per le 115 Ragionerie e per circa 5.000 lavoratori. Si tratta nello specifico del Piano di Sorveglianza Sanitaria, dell'individuazione dei media competenti e dell'effettuatone di visite mediche e di accertamenti sanitari. Il progetto, è gestito da un Coordinamento Operativo a livello nazionale svolto da Sintesi, in qualità di aggiudicataria del Lotto centrale, nei confronti degli aggiudicatari degli altri Lotti. Tale coordinamento centrale oltre a prevedere un'unica interfaccia tra il Supervisore Centrale del Ministero e i Fornitori, garantisce l'uniformità di tutta la documentazione prevista per la gestione delle attività, della metodologia operativa e di reporting. Periodicamente si tenute riunioni di Coordinamento finalizzate a valutare lo stato di avanzamento delle attività, eventuali criticità emerse e le azioni correttive da porre in atto, eventuali ulteriori esigenze rilevate o segnalate dalle singole Ragionerie"; d) "Il MEF attraverso l'acquisto centralizzato ha potuto omogeneizzare su tutto il territorio i protocolli sanitari e le procedure operative dei media competenti, rendere uniforme la modulistica utilizzata e la metodologia di approccio alle attività da svolgere, uniformare la definizione delle procedure per l'effettuazione di visite mediche specialistiche nonché le modalità di interazione con gli Enti esterni preposti alla gestione e al controllo di tematiche sanitarie (ASL, Ispettorati del lavoro ecc.)";

appare evidente, quindi, a parere dell'interrogante, sulla base di affermazioni che sembrano direttamente riconducibili ed imputabili alla società Sintesi SpA, che l'attività svolta da tale società per il Ministero dell'economia e delle finanze non sia assolutamente analoga a quella oggetto di gara, ma sia, in definitiva, costituita da un mero coordinamento operativo a livello nazionale svolto da Sintesi SpA dell'attività di sorveglianza sanitaria erogata, peraltro, da altri fornitori e neppure direttamente da Sintesi SpA. Tale attività di coordinamento, però, non sembra presentare alcun ambito di attinenza con quello oggetto della presente gara;

la sorveglianza sanitaria, peraltro, attiene all'ambito degli accertamenti sanitari svolti dal medico competente, finalizzati alla tutela dello stato di salute e alla sicurezza dei lavoratori, in relazione alle condizioni di salute degli stessi, all'ambiente di lavoro, ai fattori di rischio e alle modalità di svolgimento dell'attività lavorativa. Tale settore, però, anche in virtù di quanto disposto dal disciplinare di gara e dei chiarimenti forniti da codesta stazione appaltante, non è minimamente connesso ai servizi di gestione del presidio sanitario di primo intervento medico e di effettuazione di esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio, ritenuti necessari dal medico competente ai sensi dell'art. 41 del decreto legislativo n. 81 del 2008. Ne deriva, pertanto, che la referenza indicata dalla società Sintesi SpA (con riferimento alle attività prestate in favore del Ministero dell'economia e delle finanze) non sembra possa integrare il possesso del requisito di partecipazione alla gara contemplato dall'articolo 7, comma 3 - paragrafo II, del disciplinare di gara;

la terza, la quarta, la quinta, la sesta e la settima referenza indicate dalla società Sintesi SpA al fine di comprovare il possesso del requisito di partecipazione in questione sono costituite, rispettivamente: a) dall'attività di presidio medico svolta dalla medesima società in favore di SACE SpA dal 2 gennaio 2014 al 1° gennaio 2017, per un fatturato dichiarato, nel periodo di riferimento, pari a 57.246 euro; b) dall'attività di presidio medico svolta dalla medesima società in favore di SACE SpA dal giorno 1° ottobre 2011 al 28 dicembre 2013, per un fatturato dichiarato, nel periodo di riferimento, pari a 26.073 euro; c) dall'attività di presidio medico svolta dalla medesima società in favore di SACE BT SpA dal 27 febbraio 2014 al 26 febbraio 2017, per un fatturato dichiarato, nel periodo di riferimento, pari a 7.671 euro; d) dall'attività di presidio medico svolta dalla medesima società in favore di SACE FCT SpA dal 10 marzo 2014 al 9 marzo 2017, per un fatturato dichiarato, nel periodo di riferimento, pari a 2.790 euro; e) dall'attività di presidio medico svolta dalla medesima società in favore di SACE SRV SpA dal 21 febbraio 2014 al 20 febbraio 2017, per un fatturato dichiarato, nel periodo di riferimento, pari a 1.771 euro;

tali referenze, però, e le attività ad esse riferite ed asseritamente svolte dalla società Sintesi SpA non appaiono minimamente attinenti all'oggetto della presente procedura. Dal contenuto di un documento redatto direttamente dalla società Sintesi SpA e reperibile sul sito internet della medesima, infatti, sembra evincersi che "Sintesi svolge attività di sorveglianza sanitaria per tutte le società del gruppo per arca 800 lavoratori, consulenza legale per gli adempimenti esteri, l'assistenza alle figure tecniche, l'igiene ambientale". Orbene, pare evidente che tali settori di attività, anche in virtù di quanto disposto dal disciplinare e dal capitolato di gara, nonché dai chiarimenti forniti da codesta stazione appaltante, non siano minimamente connessi ai servizi di gestione del presidio sanitario di primo intervento medico e di effettuazione di esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio, ritenuti necessari dal medico competente ai sensi dell'art. 41 del decreto legislativo n. 81 del 2008. Ne deriva, pertanto, che le cinque referenze indicate dalla società Sintesi SpA (con riferimento alle attività prestate in favore di Sogin SpA) non sembra possano integrare il possesso del requisito di partecipazione alla gara contemplato dall'articolo 7, comma 3 - paragrafo II, del disciplinare di gara;

l'ottava, la nona e la decima referenza indicate dalla società Sintesi SpA, al fine di comprovare il possesso del requisito di partecipazione sono costituite, rispettivamente: a) dall'attività di presidio medico e infermieristico svolta dalla medesima società in favore di Sogin SpA (in relazione al comprensorio nucleare di Saluggia) dal 1° settembre 2012 al 31 agosto 2015, per un fatturato dichiarato, nel periodo di riferimento, pari a 293.145 euro; b) dall'attività di presidio infermieristico svolta dalla medesima società in favore di Sogin SpA (in relazione al sito di Garigliano, Latina) dal giorno 1° dicembre 2011 al 31 dicembre 2013, per un fatturato dichiarato, nel periodo di riferimento, pari a 44.100 euro; c) dall'attività di presidio infermieristico svolta dalla medesima società in favore di Sogin SpA (in relazione al sito di Trisaia) dal 1° gennaio 2013 al 30 settembre 2016, per un fatturato dichiarato, nel periodo di riferimento, pari a 113.612 euro;

tali referenze, però, e le attività ad esse riferite ed asseritamente svolte dalla società Sintesi SpA non appaiono minimamente attinenti all'oggetto della presente procedura. Dal contenuto di un documento redatto direttamente dalla società e reperibile sul sito internet della medesima, infatti, sembra evincersi che l'attività presuntivamente svolta dalla società Sintesi SpA ha interessato "per il Comprensorio Nucleare di Saluggia, per la Centrale di Latina e per l'impianto di Trisaia, la sorveglianza sanitaria, e l'assistenza infermieristica delle maestranze, la formazione e gestione delle squadre di emergenza, la valutazione dei rischi". Orbene, pare evidente che tali settori di attività, però, anche in virtù di quanto disposto dal disciplinare di gara e dei chiarimenti forniti da codesta stazione appaltante, non siano minimamente connessi ai servizi di gestione del presidio sanitario di primo intervento medico e di effettuazione di esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio, ritenuti necessari dal medico competente, ai sensi dell'art 41 del decreto legislativo n. 81 del 2008. Ne deriva, pertanto, che le tre referenze indicate dalla società Sintesi SpA (con riferimento alle attività prestate in favore di Sogin SpA) non sembra possano integrare il possesso del requisito di partecipazione alla gara contemplato dall'articolo 7, comma 3 - paragrafo II, del disciplinare di gara;

la decima ed ultima referenza indicata dalla società Sintesi SpA al fine di comprovare il possesso del requisito di partecipazione è costituita dall'attività di presidio infermieristico svolta dalla medesima presso l'Università degli Studi di Roma del Foro Italico dal 3 gennaio 2012 al 22 ottobre 2015, per un fatturato dichiarato, nel periodo di riferimento, pari a 74.360 euro. Tale referenza, però, e le attività ad essa riferite ed asseritamente svolte dalla società Sintesi SpA non appaiono minimamente attinenti all'oggetto della presente procedura. Orbene, è noto che la prestazione del servizio infermieristico è cosa ben diversa rispetto alla gestione delle emergenze mediche (infortunio e/o malore) e, nel caso non sia possibile risolvere l'evento sul posto, alla organizzazione del trasporto dell'interessato al pronto soccorso più vicino attiene all'ambito degli accertamenti sanitari. Tali attività (tutte contemplate dall'articolo 5 del capitolato di gara), infatti, richiedono la presenza di un medico che, invece, normalmente, non fa parte del presidio infermieristico;

anche in virtù di quanto disposto dal disciplinare e dal capitolato di gara e alla luce dei chiarimenti forniti dalla stazione appaltante, ad avviso dell'interrogante, l'attività che caratterizza un presidio infermieristico non appare analoga ai servizi di gestione del presidio sanitario di primo intervento medico e di effettuazione di esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio, ritenuti necessari dal medico competente ai sensi dell'art. 41 del decreto legislativo n. 81 del 2008. Ne deriva, pertanto, che la referenza indicata dalla società Sintesi SpA (con riferimento alle attività prestate presso la Corte dei conti) non sembra possa integrare il possesso del requisito di partecipazione alla gara contemplato dall'articolo 7, comma 3 - paragrafo IL, del disciplinare di gara;

appare evidente, quindi, a giudizio dell'interrogante, che la società Sintesi SpA sembra essere del tutto priva dei requisiti richiesti dal bando e, dunque, non avrebbe potuto partecipare alla gara,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano al corrente dei fatti esposti in premessa e come li valutino;

quali misure intendano adottare, ognuno per quanto di competenza, al fine di garantire il regolare svolgimento della gara citata, anche alla luce del regime di vigilanza pubblica, cui è soggetto l'Inps.

(4-08053)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare):

3-03984, della senatrice Albano, sul ritardo nell'assegnazione dei fondi europei alle imprese della pesca per il 2015 e il 2016;

11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale):

3-03985, della senatrice Albano, sulla chiusura dell'ufficio INPS di Ventimiglia (Imperia) nell'ambito della riorganizzazione dell'istituto.