Legislatura 19ª - 1ª e 2ª riunite - Resoconto sommario n. 43 del 14/01/2025
Azioni disponibili
COMMISSIONI 1ª e 2ª RIUNITE
1ª (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione)
2ª (Giustizia)
MARTEDÌ 14 GENNAIO 2025
43ª Seduta
Presidenza del Presidente della 1ª Commissione
Interviene il sottosegretario di Stato per l'interno Molteni.
La seduta inizia alle ore 20,05.
IN SEDE REFERENTE
(1236) Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell'usura e di ordinamento penitenziario, approvato dalla Camera dei deputati
(Seguito dell'esame e rinvio)
Prosegue l'esame sospeso nella seduta del 18 dicembre 2024.
Il PRESIDENTE ricorda che nella seduta del 18 dicembre 2024 i relatori e il rappresentante del Governo avevano espresso parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 14 del disegno di legge. Avverte quindi che l'esame riprenderà dall'emendamento 14.9; poiché gli emendamenti da 14.9 a 14.114 incidono tutti sulla lettera a) dell'articolo 14, rimodulando a scalare l'importo della sanzione amministrativa prevista per il cosiddetto reato di blocco stradale, invita - richiamando alcuni precedenti - i senatori ad esprimersi con una dichiarazione di voto ampia per ciascun Gruppo sul tema, precisando che, in ogni caso, gli emendamenti saranno posti tutti in votazione.
Poiché non vi sono osservazioni così rimane stabilito.
Il senatore CATALDI (M5S) esprime il voto favorevole del suo Gruppo sull'emendamento 14.9 che, come i successivi, hanno come caratteristica comune quella di ripristinare la sanzione amministrativa in luogo della sanzione penale della reclusione nel caso di commissione dell'illecito previsto dall'articolo 1-bis del decreto legislativo n. 66 del 1948. In sostanza, le proposte sono dirette a ristabilire equilibrio e proporzionalità all'interno del sistema giuridico, in quanto la norma liberticida proposta dal Governo e dalla sua maggioranza è diretta a reprimere il dissenso di soggetti che manifestano le proprie opinioni; non si tratta, cioè, di pericolosi criminali, bensì di cittadini che esprimono un disagio sociale che non può essere ignorato dalla politica. Mette quindi in guardia dal rischio di ignorare le cause alla base di tali proteste poiché la storia insegna che quando non si ascoltano le voci dei cittadini queste si trasformano in un grido, che segna la distanza con le istituzioni, ed in particolare con le istituzioni della democrazia rappresentativa. Invita quindi la maggioranza di Governo a porsi di fronte a questi problemi non nell'ottica puramente repressiva, ma avendo una attitudine all'ascolto ed al bilanciamento di tutte le istanze: nella seduta odierna dell'Assemblea è stato approvato all'unanimità il disegno di legge costituzionale in materia delle vittime di reato che rappresenta un esempio di dialogo costruttivo tra le diverse forze politiche per individuare soluzioni a problemi complessi. Tale approccio dovrebbe essere accolto anche su questo disegno di legge sulla sicurezza poiché i problemi di disagio sociale e marginalità non possono essere messi a tacere con il silenziatore. È opportuna una riflessione sul metodo di esame di questo provvedimento in quanto occorre una condivisione da parte di tutte le forze politiche su come affrontare i temi del disagio sociale che emergono dalle manifestazioni di protesta. Auspica pertanto l'approvazione di proposte di modifica al fine di ricostruire piena coerenza nell'ordinamento penale, ordinamento penale che è oggetto di un atteggiamento della maggioranza in cui si inaspriscono le sanzioni per i reati bagatellari mentre si ammorbidisce il trattamento sanzionatorio con riferimento a forme di criminalità più gravi come nel caso delle aziende nei cui confronti è stata emessa un'interdittiva antimafia.
Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) interviene per dichiarare il voto favorevole sulla proposta 14.9, che incide sul diritto di manifestazione e che, date le circostanze contingenti, impone a tutte le forze politiche una riflessione più generale. In primo luogo, anche alla luce delle diverse ricostruzioni da parte degli organi di stampa, chiede al Governo ed ai relatori di intervenire nell'unica sede formale prevista a tale scopo, ovvero la seduta delle Commissioni riunite in corso, al fine di chiarire se il disegno di legge in esame sarà modificato, ovvero se subirà una accelerazione del suo iter attraverso una ulteriore strozzatura del dibattito parlamentare e una calendarizzazione in Aula prima che le Commissioni riunite abbiano concluso i propri lavori. Ritiene che tale ultima ipotesi rappresenti una chiara violazione delle prerogative parlamentari e del procedimento normale di esame delle leggi, in particolare in riferimento a un disegno di legge come quello in esame che si caratterizza per un numero di disposizioni molto ampio che contiene disposizioni che incidono sui diritti e sulle libertà fondamentali dei cittadini. È infatti un diritto di tutti i senatori, ma anche dell'opinione pubblica in generale, esaminare con procedure pubbliche, trasparenti e dai tempi congrui provvedimenti come quello in esame. Ricorda peraltro che quello in esame è un disegno di legge e non un decreto-legge. Sul piano politico, invece, ritiene che sia compito delle istituzioni ed in particolare del Parlamento avviare una riflessione tra tutte le forze politiche su quanto sta accadendo nelle piazze italiane in quanto, a suo parere, ci sono delle similitudini con analoghi disordini verificatisi negli ultimi decenni in altri Paesi europei. Le manifestazioni degli ultimi giorni hanno caratteristiche del tutto nuove rispetto al passato: si tratta infatti di manifestazioni non politiche, autoconvocate sui social network, a cui partecipano prevalentemente giovani o giovanissimi, alcuni dei quali immigrati di seconda o terza generazione. Pensare di poter regolare questa conflittualità solo attraverso strumenti di repressione è pericoloso e rischia di ottenere il risultato opposto: si tratta di fenomeni complessi - sperimentati anche in Francia venti anni fa - che devono essere governati attraverso forme di dialogo poiché, diversamente, si spinge questa marginalità verso una progressiva radicalizzazione. L'incremento delle sanzioni e l'istituzione delle zone rosse, come propone di fare questo Governo e questa maggioranza, aumentano il rischio di una conflittualità permanente che indebolisce le istituzioni e manifesta una debolezza di tutte le organizzazioni politiche che già sono percepite come distanti e anzi separate rispetto a questi cittadini che vivono situazioni di marginalità. È dunque necessario aprire una riflessione comune su questo tema poiché si tratta di una questione di fondamentale importanza che riguarda il Paese e le giovani generazioni.
Il senatore SCALFAROTTO (IV-C-RE), nell'annunciare il voto favorevole sull'emendamento 14.9, condivide le considerazioni del senatore De Cristofaro sulla necessità di un confronto politico ampio sul tema della sicurezza, anche in relazione alle recenti manifestazioni di piazza. L'assenza di sicurezza, infatti, si riflette spesso anche sulle situazioni di marginalità e di difficoltà: è interesse dell'intera collettività vivere in una società più sicura: e adottare un atteggiamento esclusivamente repressivo rischia - come già osservato nel corso del dibattito - di esasperare lo scontro e radicalizzare le diverse posizioni contrapposte. Per riprendere uno slogan del Governo di cui ha fatto parte nella 17a legislatura, occorre investire le stesse risorse in sicurezza e in cultura in quanto la corretta allocazione delle risorse economiche è fondamentale per assicurare le posizioni giuridiche soggettive dei cittadini. A titolo d'esempio, ritiene che sarebbe stata preferibile la dislocazione di centinaia di agenti che sono invece in Albania nei centri per migranti in piazza Duomo a Milano, dove il territorio aveva effettivamente necessità di percepire la presenza delle forze di polizia. In quest'ottica occorre agire sulle cause del crimine oltre che combatterlo in quanto la criminalità è spesso frutto di situazioni di marginalità che non vengono influenzate all'inasprimento del trattamento sanzionatorio ma che hanno invece bisogno di essere affrontate attraverso precise scelte di politica sociale. Nel caso di specie, l'articolo in esame criminalizza l'espressione di opinioni dissenzienti senza considerare che tali manifestazioni sono sintomatiche di situazioni di disagio sociale e marginalità a cui bisogna rispondere con un'idea di futuro e con un rafforzamento del sentimento di fiducia nelle istituzioni. La migliore risposta alle manifestazioni di questi giorni è quella, caratterizzata da un grandissimo senso civico e senso dello Stato, pronunciata dal padre di Ramy, il ragazzo deceduto a Milano: le sue parole rappresentano un'indicazione verso la costruzione di una società più pacifica, capace di affrontare i nodi problematici riguardanti alcune situazioni di marginalità, senza tuttavia lasciare alcuno spazio a fenomeni di criminalità e assicurando il perseguimento di tutti i reati.
La senatrice ROSSOMANDO (PD-IDP) esprime a nome del proprio Gruppo il voto favorevole sulla proposta 14.9 sottolineando come la disposizione in esame sia caratterizzata - come anche altri articoli del provvedimento - da un dato tecnico giuridico che assume tuttavia un valore simbolico che preoccupa: l'articolo 14 punisce il blocco stradale, criminalizza cioè delle condotte che sono prevalentemente passive, introducendo peraltro la pena della reclusione a fronte di una disciplina vigente che invece commina una mera sanzione amministrativa. Come sottolineato più volte nel corso del dibattito, l'articolo 14 criminalizza il dissenso e tale furore repressivo rischia di punire indistintamente tutti coloro che protestano nelle strade, proteste che potrebbero essere portate avanti - come spesso accaduto - anche da lavoratori o agricoltori per difendere i propri diritti. L'impostazione complessiva di questo provvedimento - che è simbolicamente rappresentata dall'articolo 14 - colpisce in sostanza tutte le forme di dissenso e, così facendo, tradisce il patrimonio storico culturale costruito nei secoli dalle democrazie occidentali. La grandezza del pensiero politico costituzionale delle democrazie occidentali, infatti, è quella di ammettere il dissenso fino al suo massimo limite: scegliere la repressione penale significa invece mettere in discussione il paradigma delle democrazie moderne e quindi collocarsi progressivamente al di fuori dei loro sistemi costituzionali. Le tensioni sociali sono destinate peraltro ad aumentare anche in ragione del peggioramento dell'economia nazionale e l'unica risposta che questa maggioranza e questo Governo sono in grado di fornire è la criminalizzazione dei manifestanti e delle opinioni dissenzienti. Questa soluzione rappresenta peraltro una banalizzazione dei problemi sociali profondi che attraversano il Paese è sintomatica di un'idea del rapporto tra cittadino e Stato immaginato esclusivamente in un'ottica autoritaria in cui non vi è spazio per la complessità sociale. Inoltre, la formulazione della disposizione dal punto di vista tecnico giuridico non sarà di alcuna utilità, né da sola sarà in grado di eliminare le tensioni che percorrono il corpo sociale. Sottolinea infine come, diversamente da quanto più volte dichiarato da autorevoli rappresentanti del Governo, le forze dell'ordine sono in servizio per la tutela della collettività e dunque anche per tutelare chi manifesta. Occorre restituire pienezza a questa visione democratica, invita quindi i senatori ad aderire all'appello del senatore De Cristofaro ad affrontare un confronto pieno su questi temi.
Con distinte votazioni, sono quindi respinti gli emendamenti da 14.9 a 14.82 compresi.
In sede di dichiarazione di voto favorevole sulla proposta 14.83, il senatore GIORGIS (PD-IDP) rileva come gli appelli al confronto formulati dai senatori delle opposizioni siano caduti nel vuoto, nonostante le solide argomentazioni elaborate in funzione di un approccio rigoroso e serio al tema della sicurezza.
Infatti, affrontare in maniera costruttiva - e non strumentale - la tematica della sicurezza richiede un effettivo approfondimento delle diverse implicazioni coinvolte.
Ricorda poi come - soltanto poche ore prima - in Assemblea, in sede di esame del disegno di legge costituzionale sulla tutela delle vittime di reato, sia stato celebrato il metodo del confronto, indicandolo come modello da applicare alle diverse problematiche del nostro Paese, quali, a titolo esemplificativo, la questione dell'evasione fiscale e dell'iniqua ripartizione del gravame tributario.
Sulla questione della sicurezza, l'ingenuità delle opposizioni risiede nell'illusione che vi fosse una disponibilità al dialogo da parte della maggioranza, che, invece, è sempre rimasta silente rispetto alle richieste migliorative del disegno di legge in esame.
Ritiene, infine, inaccettabile che - a fronte della consapevolezza circa l'esistenza di veri e propri strafalcioni giuridici - la maggioranza e il Governo vogliano procedere come se nulla fosse.
Il PRESIDENTE osserva come le considerazioni del senatore Giorgis siano sicuramente sensate; tuttavia, le opposizioni dovrebbero essere coerenti e ridurre i circa 1.500 emendamenti presentati a qualche decina di proposte emendative su cui instaurare un confronto serio ed effettivo. Invece, se si sceglie legittimamente la strada dell'ostruzionismo, non ci si può poi lamentare del fatto che le modalità di esame del disegno di legge assumano una diversa direzione e che la maggioranza adotti gli strumenti regolamentari necessari a fronteggiare l'attività ostruzionistica.
Il senatore MENIA (FdI) fa presente di aver ascoltato con interesse le argomentazioni delle opposizioni e le critiche - che ovviamente respinge - circa un presunto approccio della maggioranza esclusivamente securitario rispetto a questioni epocali come i flussi migratori o a tematiche delicate come le manifestazioni di dissenso.
Nel rivendicare la propria disponibilità al confronto, rammenta poi - anche in base alla propria esperienza pregressa - che, presso l'altro ramo del Parlamento, a partire dalla presidenza dell'onorevole Violante, a fronte di un numero elevato di emendamenti ostruzionistici differenti tra loro soltanto per la variazione a scalare di cifre, si è proceduto con votazioni riassuntive per principio, in modo da respingere con un solo voto un gran numero di proposte emendative.
Il PRESIDENTE sottolinea di aver ben presente la possibilità - a fronte di un numero elevato di emendamenti differenti tra loro per la sola variazione a scalare di cifre, dati o espressioni graduate - di porre in votazione l'emendamento più lontano dal testo originario, un certo numero di emendamenti intermedi e quello più vicino al testo originario, dichiarando assorbiti tutti i restanti.
Tuttavia, anche a seguito di interlocuzioni informali con i gruppi di opposizione, sottolinea di avere optato per la soluzione fin qui adottata, ossia quella di procedere con un'unica dichiarazione di voto per Gruppo sul complesso delle proposte emendative - anche concedendo tempi più ampi rispetto a quelli indicati dal Regolamento - e, successivamente, porre in votazione gli emendamenti distintamente.
Viene quindi posto ai voti e respinto l'emendamento 14.83.
Successivamente, con distinte votazioni, sono respinti gli emendamenti da 14.84 a 14.114 compresi.
Sono poi posti contestualmente in votazione e respinti gli identici 14.115, 14.116 e 14.117.
Il PRESIDENTE fa poi presente che anche gli emendamenti da 14.118 a 14.266 si differenziano tra loro soltanto per la variazione a scalare di cifre.
In assenza di dichiarazioni di voto, con distinte votazioni, sono respinti gli emendamenti da 14.118 a 14.266 inclusi.
Viene poi respinto l'emendamento 14.267.
Il PRESIDENTE avverte che si è conclusa la votazione degli emendamenti riferiti all'articolo 14 e che la votazione degli emendamenti all'articolo 15 avrà inizio nella seduta già convocata per domani.
Le Commissioni riunite prendono atto.
Il seguito dell'esame è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 21,20.