Legislatura 19ª - 1ª e 2ª riunite - Resoconto sommario n. 26 del 06/11/2024
Azioni disponibili
COMMISSIONI 1ª e 2ª RIUNITE
1ª (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione)
2ª (Giustizia)
MERCOLEDÌ 6 NOVEMBRE 2024
26ª Seduta (antimeridiana)
Presidenza del Presidente della 1ª Commissione
Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Delmastro Delle Vedove.
La seduta inizia alle ore 8,30.
IN SEDE REFERENTE
(1236) Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell'usura e di ordinamento penitenziario, approvato dalla Camera dei deputati
(Seguito dell'esame e rinvio)
Prosegue l'esame, sospeso nella seduta notturna di ieri, martedì 5 novembre.
Riprende la discussione generale.
La senatrice RANDO (PD-IDP) esprime profonda preoccupazione per un provvedimento in cui viene dato assoluto rilievo ad uno stato che inasprisce l'ordinamento penale, quando invece l'Italia avrebbe bisogno di uno stato sociale molto più forte: le vere emergenze del Paese, infatti, sono la sanità e la scuola pubblica, la precarietà del lavoro, ma né in questo disegno di legge né negli altri provvedimenti economici il Governo stanzia investimenti per questi settori. Il provvedimento in esame copre con il populismo penale la propria incapacità di risolvere i problemi veri del Paese e pur di ottenere titoli sui giornali inquadra in una cornice repressiva e securitaria le fragilità sociali, il disagio giovanile e la marginalità. Il disegno portato avanti dal Governo è quello di una penalizzazione della lotta sociale, secondo un modello sanzionatorio che stravolge quello declinato nella Costituzione repubblicana e proprio degli Stati liberali. Ciò è evidente nell'articolo 26 che introduce il reato di rivolta negli istituti penitenziari: anziché individuare soluzioni per rendere effettivi la funzione rieducativa della pena e i principi dell'articolo 27 della Costituzione si punta alla mera repressione che certamente non può, nel lungo periodo, garantire la sicurezza ai cittadini. Il Governo chiama sicurezza la mancanza di umanità, come ad esempio quando prevede il carcere per le donne in stato di gravidanza al fine di reprimere e punire un particolare gruppo sociale rappresentano dalle donne rom. Il disegno di legge cosiddetto sicurezza è una cornice che alimenta la rottura del patto sociale, introducendo reati anche per punire chi difende il posto di lavoro e chi manifesta il proprio disagio, soprattutto i giovani che gridano nel tentativo di riaffermare valori che dovrebbero essere da tutti condivisi come la tutela dell'ambiente. Si sofferma quindi su due norme introdotte nel provvedimento che riprendono le indicazioni emerse nell'ambito della Commissione antimafia in favore delle vittime. L'articolo 5 reca infatti disposizioni per la concessione dei benefici ai superstiti delle vittime della criminalità organizzata, in attuazione della sentenza della Corte costituzionale n. 122 del 2024 che ha dichiarato l'illegittimità dell'esclusione dalla platea dei beneficiari dei parenti o affini entro il quarto grado di soggetti destinatari di misure di prevenzione o sottoposti a procedimento penale per reati di criminalità organizzata. Rimarca in proposito che questa potrebbe essere l'occasione per intervenire anche sull'esclusione irragionevole dal circuito della concessione di questi benefici per eventi accaduti prima del 1961. L'articolo 33, invece, introduce misure a favore delle vittime di usura prevedendo la figura di un tutor che affianchi gli operatori economici vittime di questo reato ai fini del loro reinserimento nel circuito economico legale. Pur ritenendo fondamentale affiancare le vittime di usura, sarebbe stato importante anche intervenire sulla normativa vigente al fine di garantire la piena libertà di denuncia delle vittime. In conclusione, esprime la sua profonda contrarietà nei confronti di un provvedimento che fa crescere lo stato penale e non affronta invece le cause di un disagio e di una fragilità sociali, sempre più diffuse, attraverso politiche di sostegno e di investimento.
Il senatore RASTRELLI (FdI), nel rimarcare come il dibattito odierno si svolga all'indomani della vittoria dei repubblicani nelle elezioni presenziali statunitensi, ritiene che l'attuale momento storico individui una nuova definizione del rapporto tra governanti e comunità nazionali ed una diversa declinazione di quello tra autorità e cittadini. Nell'ambito di questo rinnovato paradigma, la sicurezza rappresenta un tema delicatissimo su cui, legittimamente, le diverse forze politiche possono rappresentare posizioni differenti; sottolinea tuttavia come si sarebbe aspettato che nel dibattito le disposizioni del disegno di legge potessero essere affrontate in punto di merito e non di generica filosofia del diritto. Il Governo ha infatti offerto ad un confronto parlamentare pieno un disegno di legge, e non un provvedimento d'urgenza da convertire nei termini previsti dall'articolo 77 della Costituzione come invece accaduto in altre occasioni. La logica che presiede a questo provvedimento è infatti quella di chiudere - legittimamente - una stagione di lassismo e inconcludenza, in primo luogo attraverso l'introduzione di un sistema coerente di disposizioni di pubblica sicurezza con un focus particolare sulla tutela del personale di servizio che rappresenta il primo presidio dell'autorità e dell'autorevolezza dello Stato. In quest'ottica, il disegno di legge è indirizzato a colmare dei vuoti di tutela che la maggioranza ha ritenuto di affrontare attraverso la valorizzazione di politiche di rigore, che non significano certo l'introduzione di uno stato di polizia. Le scelte di politica legislativa del Governo e della maggioranza, infatti, non hanno una matrice meramente securitaria ma sono invece sintomatiche di una nuova attenzione alla pubblica sicurezza accompagnata da investimenti importanti: si pensi allo stanziamento di cinque miliardi per i contratti di questo comparto. Dalle opposizioni si sarebbe aspettato un confronto nel merito ed anzi un plauso, con particolar e riguardo alle norme dirette a combattere il terrorismo e la criminalità organizzata come quelle degli articoli 1 e 2 che puniscono le condotte propedeutiche a tali delitti. Del pari, ritiene che i temi della sicurezza urbana e della tutela del personale delle forze di polizia - personale sempre esposto in prima linea e che è stato invece abbandonato dai precedenti Governi - avrebbero potuto rappresentare temi di condivisione da parte di tutte le forze politiche. Le critiche delle opposizioni circa il sistema carcerario non trovano corrispondenza nelle norme del disegno di legge che invece rafforza la sicurezza negli istituti penitenziari attraverso la tutela del personale della polizia penitenziaria che, nei casi delle sempre più frequenti rivolte nelle carceri, è quello colpito più duramente. La priorità della maggioranza è infatti la tutela delle vittime, come dimostrato dalle numerose disposizioni in favore di quelle della criminalità organizzata. Il dibattito, invece si è spostato dal piano del merito a quello meramente ideologico: il senatore De Cristofaro, con coraggio e chiarezza, ha definito il provvedimento come rappresentativo uno Stato etico e di polizia. Tale lettura tuttavia, impedisce il confronto sul merito di un provvedimento che reca disposizioni puntuali e chirurgiche nella logica di colmare vuoti di tutela. Ricorda infatti che l'obiettivo della salvaguardia dello Stato democratico passa, in primo luogo, attraverso il dovere di ciascuno di presiedere al rispetto delle regole di quello stesso Stato democratico. È per questo che viene riaffermata la punizione di ogni forma di violenza contro il personale in uniforme; analogamente, è assolutamente corretto e necessario ribadire le sanzioni per chi distrugge o deteriora i beni delle forze dell'ordine, così come rafforzare i presidi di polizia sul territorio. La logica del provvedimento non è certo quella - pur evocata dalle opposizioni che hanno persino ritenuto il disegno di legge un corollario della riforma costituzionale sul premierato - della repressione ma quella invece della tutela delle vittime come pure è evidente nell'articolo 10 che introduce non solo il reato di occupazione arbitraria di immobile ma che prevede anche un procedimento veloce per proteggere efficacemente i cittadini lesi nei propri diritti fondamentali. Non vedere come questo provvedimento individui forme puntali di garanzia della sicurezza dei cittadini, ed anzi agitare lo spettro di uno Stato di polizia come fanno le opposizioni, significa non avere alcun contatto con la realtà.
La senatrice D'ELIA (PD-IDP) esprime un giudizio complessivamente negativo sul provvedimento, che interviene ancora una volta in modo emergenziale in materia di sicurezza, con un approccio securitario e panpenalistico, limitandosi ad aumentare reati e aggravare le pene e rendendo così ancora più affollati gli istituti penitenziari.
Come confermato, a suo avviso, dal senatore Rastrelli, l'obiettivo in realtà è la protezione della pubblica autorità e delle forze dell'ordine dalle manifestazioni di dissenso degli stessi cittadini, in violazione dell'articolo 21 della Costituzione. Basti pensare all'articolo 14, che punisce a titolo di illecito penale - in luogo di quello amministrativo attualmente previsto - il blocco stradale o ferroviario attuato mediante ostruzione fatta col proprio corpo, per esempio, da lavoratori licenziati o da giovani attivisti per la tutela dell'ambiente, o anche all'articolo 26, che intende rafforzare la sicurezza negli istituti penitenziari, punendo le forme di resistenza passiva.
A suo avviso, queste misure repressive finiranno per acuire il malcontento sociale, invece di garantire più sicurezza, che andrebbe favorita attraverso la solidarietà e la coesione, nonché con investimenti sotto il profilo educativo e culturale.
Formula considerazioni critiche sull'articolo 19, che introduce una circostanza aggravante per i delitti di violenza o minaccia e di resistenza a pubblico ufficiale quando il fatto è commesso al fine di impedire la realizzazione di un'opera pubblica o di un'infrastruttura ritenuta strategica solo in base alle valutazioni del Governo. In questo modo, si riducono gli spazi di protesta, che invece sono sempre tutelati nelle società liberali, in quanto il dissenso è una modalità di espressione della sovranità popolare, da esercitare non solo al momento del voto.
Anche gli articoli 13 e 27 perseguono l'obiettivo del mantenimento dell'ordine pubblico, sacrificando diritti fondamentali costituzionalmente garantiti. Si tratta quindi di norme dal valore simbolico che si riveleranno inefficaci a conseguire l'obiettivo di garantire più sicurezza e, nel contempo, riducono gli spazi della partecipazione popolare.
Ritiene inopportuna anche la misura di cui all'articolo 15, che rappresenta un arretramento rispetto al codice Rocco, poiché prevede l'ingresso in carcere anche dei bambini, insieme alle loro madri condannate. Tra l'altro, la norma sembra indirizzata a colpire una particolare etnia, dal momento che spesso si tratta donne rom accusate di borseggio.
Infine, è addirittura inquietante la norma di cui all'articolo 28, che prevede un aumento delle armi in circolazione. È sufficiente vedere l'esempio degli Stati Uniti, dove l'alto numero di cittadini armati non garantisce certamente maggiore sicurezza.
Ribadisce quindi che la compressione del confronto democratico non violento non potrà che mettere in discussione il bene della sicurezza.
Il senatore POTENTI (LSP-PSd'Az) rileva come il disegno di legge sicurezza si inserisca in un percorso coerente di questa maggioranza, portato avanti per onorare l'impegno assunto con l'elettorato che chiedeva e chiede di essere tranquillo e garantito nei propri diritti. Si tratta di disposizioni vicine ai cittadini ed attente alle loro esigenze concrete: si pensi ad esempio al grave disagio procurato ai cittadini dai blocchi stradali, che rappresentano plasticamente la simbologia di un Paese che non ha la forza di contrastare episodi che innescano rabbia e frustrazione. Si sofferma in particolare sull'articolo 29 che riprende una proposta di legge a sua prima firma volta a modificare gli articoli 1099 e 1100 del codice della navigazione al fine di reprimere il comportamento di disobbedienza in mare. Nel dettaglio, si estende anche alla guardia di finanza l'applicabilità delle pene previste per i capitani delle navi - è il caso ad esempio di Carola Rakete, comandante della nave Sea Watch - che non obbediscono all'intimazione di fermo. Riprendono inoltre sue puntuali proposte di legge altre norme inserite nel provvedimento che dispongono un rafforzamento delle sanzioni nei casi di violenza o minaccia e resistenza a pubblico ufficiale, come il caso di colui che, per sottrarsi a un controllo documentale delle forze dell'ordine, si dia alla fuga. È del tutto evidente come vi sia la necessità di individuare, da parte delle forze dell'ordine, questi soggetti: non si tratta pertanto, come invece viene rappresentato dalle opposizioni, di introdurre nuovi reati ma di rafforzare la tutela collettiva nei confronti di fattispecie criminose già previste. Peraltro, si critica questo Governo per un panpenalismo securitario ma nessuno protesta quando ad inserire nuovi reati nell'ordinamento, come quelli in materia ambientale che l'Italia dovrà recepire entro il 2026 e che potranno molto danneggiare l'industria italiana sono le norme europee. Nel caso di specie si può senz'altro affermare che questo rilevante pacchetto di reati in materia ambientale può rappresentare una strategia "dell'ecocidio". Si dichiara pertanto nettamente favorevole a questo provvedimento che ha recepito molte delle indicazioni avanzate dal suo partito e che rappresenta un punto di partenza e che l'applicazione concreta potrà ulteriormente migliorare.
Il senatore CATALDI (M5S) esprime preliminarmente considerazioni critiche sul provvedimento, sotto il profilo della qualità della normazione. Essendo un testo molto eterogeneo, infatti, sarà impossibile affrontare tutti gli argomenti in esso trattati nel tempo di dieci minuti previsti per la discussione generale. Si tratta di temi peraltro di grande rilevanza sociale, su cui, in questo modo, si determina una compressione del dibattito democratico.
A suo avviso, i provvedimenti del Governo in materia di sicurezza sono criticabili, perché sono a invarianza finanziaria e non tentano di risolvere le cause del malessere che determina alcuni problemi sociali.
Per esempio, piuttosto che inasprire la repressione delle rivolte carcerarie anche se poste in essere con metodi di resistenza passiva, sarebbe opportuno affrontare le situazioni di disagio legate al sovraffollamento, che fanno venir meno la finalità rieducativa della pena, investendo nell'edilizia carceraria, anziché costruire centri di trattenimento dei migranti in Albania. È del resto molto più probabile la recidiva del condannato sottoposto a un trattamento inumano, al rientro in società.
Anche con riferimento all'occupazione degli immobili, a eccezione dei comportamenti illeciti che vanno giustamente puniti, si deve tenere presente la drammatica situazione causata dalla crisi abitativa, che è perfino destinata ad aggravarsi a causa dell'aumento dei flussi turistici nelle città d'arte italiane.
Infine, critica le misure punitive nei confronti del settore della canapa industriale, criminalizzato solo per motivi ideologici infondati. Ricorda infatti che la cannabis light presenta solo tracce di THC insufficienti a determinare effetti psicotropi. Peraltro, perfino la cannabis non light non causa dipendenza né gravi danni alla salute come invece l'alcol, il cui consumo è legale.
Conclude, rammaricandosi di non avere più tempo a disposizione per analizzare tutte le misure contenute nel disegno di legge.
La senatrice GELMINI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP), pur riconoscendo la necessità di affrontare il grave problema del sovraffollamento carcerario, sottolinea positivamente la previsione, all'articolo 34, comma 1, lettera b), di una modifica dell'articolo 20 dell'ordinamento penitenziario in materia di convenzioni stipulate dagli organi centrali e territoriali dell'amministrazione penitenziaria per l'inserimento lavorativo con soggetti pubblici o privati o cooperative sociali interessati a fornire opportunità di lavoro a detenuti o internati. Ritiene che si tratti di un elemento fondamentale, affinché la pena sia non solo afflittiva, ma anche rieducativa. Auspica, quindi, che tale misura sia applicata quanto prima, snellendo le regole per l'accesso alle agevolazioni previste dalla legge n. 193 del 2000 (cosiddetta "legge Smuraglia") in termini di sgravi contributivi e fiscali per le imprese o cooperative del Terzo settore che assumono detenuti in stato di reclusione o ammessi al lavoro all'esterno, in modo da estendere a tutta la popolazione carceraria una possibilità che attualmente riguarda solo il 4 per cento dei detenuti.
Il PRESIDENTE avverte che, al termine della seduta, si terrà un Ufficio di Presidenza delle Commissioni riunite, per la programmazione dei lavori.
Le Commissioni riunite prendono atto.
Il seguito dell'esame è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 9,35.