Legislatura 19ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 206 del 10/04/2024
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IN SEDE REFERENTE
(935) DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE. - Modifiche agli articoli 59, 88, 92 e 94 della Costituzione per l'elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri, il rafforzamento della stabilità del Governo e l'abolizione della nomina dei senatori a vita da parte del Presidente della Repubblica
(830) DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE. - RENZI e altri. - Disposizioni per l'introduzione dell'elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri in Costituzione
(Seguito dell'esame congiunto e rinvio)
Prosegue l'esame congiunto, sospeso nella seconda seduta pomeridiana di ieri, martedì 9 aprile.
Il PRESIDENTE ricorda che il senatore Pera ha proposto alcune modifiche di carattere tecnico all'emendamento 4.2000, su cui invita un rappresentante per Gruppo a pronunciarsi.
Il senatore GIORGIS (PD-IDP) rileva che la proposta di apportare mere correzioni formali all'emendamento 4.2000, che il Partito democratico non condivide nella sostanza, non può essere intesa come una disponibilità al dialogo costruttivo con le opposizioni.
Ricorda che già nei tre incontri con il Ministro, prima della presentazione del disegno di legge costituzionale n. 935, la sua parte politica aveva esplicitato la propria assoluta contrarietà alla elezione diretta sia del Capo del Governo sia del Presidente della Repubblica, sulla base di argomentazioni che sono poi state ribadite durante il dibattito. A fronte delle criticità evidenziate, tuttavia, la maggioranza si è limitata a ricordare di aver preso un impegno con gli elettori sulla riforma costituzionale, sebbene in realtà il programma del centrodestra prevedesse il presidenzialismo in luogo del premierato.
Sottolinea che il testo del disegno di legge costituzionale è stato riscritto quasi interamente tramite gli emendamenti del Governo, come se si trattasse di un decreto-legge, e per di più l'articolo 4 sarebbe ora sottoposto a una terza rivisitazione. Ritiene quindi che la maggioranza, che ha la forza numerica e l'"arroganza politica" per giungere all'approvazione della riforma senza tenere conto dei rilievi delle opposizioni, dovrebbe assumersi la responsabilità di presentare un subemendamento alla proposta 4.2000, riaprendo il termine per la presentazione di ulteriori subemendamenti.
La senatrice MAIORINO (M5S) osserva che, con la soppressione della virgola proposta dal senatore Pera, vi è il rischio di un'ulteriore interpretazione del primo periodo, per cui il Presidente del Consiglio risulterebbe "eletto previa informativa parlamentare". A suo avviso, l'eccessiva concitazione dovuta all'urgenza di licenziare il provvedimento in sede referente sta causando poca cura nella scrittura del testo, che potrà dare adito a dubbi interpretativi, particolarmente gravi quando si tratta delle disposizioni costituzionali.
Il senatore TOSATO (LSP-PSd'Az) osserva che, al di là delle pur legittime differenze di opinioni sull'impianto della riforma costituzionale, è doveroso assicurarsi che il testo sia redatto in modo accurato. Pertanto, accoglie con favore le proposte del senatore Pera, finalizzate a rendere più comprensibili la disposizione di cui all'articolo 4, in modo da evitare equivoci in sede di interpretazione. Ritiene che comunque si tratti di correzioni meramente formali, per cui non sarebbe necessario un apposito subemendamento.
Eventualmente, si potrebbe valutare se aggiungere espressamente all'inizio del secondo capoverso, oltre al caso delle dimissioni del Presidente del Consiglio, anche la sconfitta sulla questione di fiducia posta su un determinato provvedimento, per includere anche il caso in cui il Premier interpreti tale evenienza come un mero incidente di percorso.
Il senatore LISEI (FdI) critica la strumentalizzazione da parte delle opposizioni del tentativo di rendere più chiaro il testo, necessità peraltro segnalata proprio durante il dibattito, tanto da portare all'approvazione di un subemendamento del senatore De Cristofaro. Nell'esprimere apprezzamento per il miglioramento del testo del disegno di legge costituzionale n. 935, rispetto a quello originario, ritiene condivisibile l'ulteriore proposta volta a eliminare eventuali incertezze interpretative.
Il senatore PERA (FdI) ritiene necessario fornire alcuni chiarimenti sugli effetti della soppressione della virgola nel primo periodo del secondo capoverso.
Replica innanzitutto alla senatrice Maiorino, precisando che l'interpretazione da lei proposta, secondo cui si potrebbe ritenere che il Presidente del Consiglio sia "eletto previa informativa parlamentare", sebbene sia possibile a livello sintattico, non sarebbe accettabile dal punto di vista ermeneutico, che tiene conto del testo nel suo complesso. Del resto, sarebbe anche improbabile che un Presidente del Consiglio potesse rendere un'informativa parlamentare prima ancora di essere eletto.
Riguardo alle considerazioni del senatore Giorgis, osserva che l'eliminazione della virgola fa venir meno un'ulteriore interpretazione malevola, per cui - a seguito delle dimissioni - il successivo dibattito parlamentare potrebbe avere a oggetto lo scioglimento delle Camere, che invece è questione riservata al confronto tra Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica. Pertanto, come avviene attualmente, a seguito di voto contrario al Governo, non necessariamente sulla questione di fiducia, si apre la crisi con conseguente dibattito parlamentare, nel quale il Capo del Governo verifica la possibilità o meno di proseguire nel suo incarico.
La senatrice TERNULLO (FI-BP-PPE), nel ritenere esaustiva la spiegazione del senatore Pera, si esprime favorevolmente sulle correzioni formali proposte.
La senatrice MUSOLINO (IV-C-RE) concorda sull'esigenza di rendere più chiaro il testo dell'emendamento 4.2000 del Governo, come è risultato anche nel corso del dibattito. Sarebbe preferibile, infatti, renderlo più lineare e coerente con le altre disposizioni costituzionali, in modo da limitare l'incertezza di interpretazione delle disposizioni.
Sebbene sul punto Italia viva abbia un orientamento diverso, esprime apprezzamento per le modifiche proposte, che riducono effettivamente le incertezze sui casi in cui il Presidente della Repubblica può conferire un nuovo incarico di formare il Governo.
A proposito della interpretazione ipotizzata dalla senatrice Maiorino, osserva che il significato della disposizione va considerato in modo sistematico e non soltanto in base al tenore letterale: è evidente che l'obiettivo della norma sia il coinvolgimento del Parlamento, in caso di crisi di governo. A tale proposito, osserva che il dibattito parlamentare dovrebbe svolgersi prima delle dimissioni del Presidente del Consiglio, che poi avrà sette giorni di tempo per recarsi dal Presidente della Repubblica e chiedere lo scioglimento delle Camere o un nuovo incarico per sé o altro parlamentare eletto in collegamento con la maggioranza.
Nota tuttavia che permane una incertezza nell'eventualità che il Presidente del Consiglio non compia la sua scelta entro sette giorni oppure non si dimetta nel caso in cui non ottenga la fiducia. Su tali aspetti ritiene quindi necessario un supplemento di riflessione.
Il senatore PARRINI (PD-IDP), nel precisare che la posizione del Partito democratico è quella illustrata dal senatore Giorgis, sottolinea che la formulazione proposta con l'emendamento 4.2000 resta ingannevole anche con le modifiche proposte dal senatore Pera. Si fa riferimento infatti a una proposta o richiesta, da parte del Presidente del Consiglio al Presidente della Repubblica, di scioglimento delle Camere, che tuttavia non può essere respinta. Pertanto, sarebbe più corretto usare la parola: «impone». Conferma, inoltre, che la richiesta di utilizzare una formulazione più attinente al reale significato della disposizione non può essere intesa come un'apertura al dialogo.
Il ministro Maria Elisabetta ALBERTI CASELLATI, dopo aver sottolineato che l'indisponibilità al confronto da parte del Partito democratico non rappresenta una novità, ribadisce che le correzioni formali proposte non nascondono ipocrisie né idee confuse. Pertanto, respinge le critiche delle opposizioni sul presunto carattere pasticciato della riforma e considera strumentali le richieste di ulteriori chiarimenti. Ricorda infine che l'Assemblea Costituente si rivolse a Pietro Pancrazi e Concetto Marchesi per due volte proprio per una rivisitazione lessicale del testo della Costituzione.
Il PRESIDENTE sottolinea che, secondo la proposta del senatore Pera, l'unica modifica consisterebbe nel sostituire le parole: «può proporre» con le seguenti: «ha la facoltà di chiedere», che, anche secondo il senatore Parrini, hanno sostanzialmente lo stesso significato. Per il resto, si tratta solo di ripetere il soggetto nell'ultimo periodo, con il riferimento esplicito al Presidente del Consiglio. A suo avviso, si potrebbe migliorare ulteriormente il testo con la seguente formulazione: «In caso di dimissioni, il Presidente del Consiglio eletto, entro sette giorni e previa informativa parlamentare, ha la facoltà di chiedere lo scioglimento delle Camere al Presidente della Repubblica, che lo dispone».
In ogni caso, precisa che la richiesta di collaborazione alle opposizioni riguarda non il merito della disposizione, essendoci una divergenza chiara sulla elezione diretta, ma la possibilità di rendere la disposizione più chiara attraverso una correzione formale.
Il ministro Maria Elisabetta ALBERTI CASELLATI ribadisce come si sia in presenza di una correzione di drafting.
Il senatore GIORGIS (PD-IDP) contesta la pretesa del Governo di incidere sulle modalità di svolgimento dei lavori della Commissione. In questo modo, il Senato risulterebbe condizionato dal Governo, che ha già presentato il testo del disegno di legge costituzionale e lo ha in gran parte riscritto attraverso propri emendamenti.
Invita quindi il Presidente a presentare un apposito subemendamento in qualità di relatore, riaprendo i termini per i subemendamenti, che del resto non potranno essere così numerosi da rinviare l'approvazione del disegno di legge costituzionale ancora a lungo.
Il PRESIDENTE, alla luce dell'andamento del dibattito, reputa opportuno rinviare eventuali ulteriori interventi alla discussione in Assemblea, dove si terrà conto del dibattito odierno sull'emendamento 4.2000.
Si passa quindi alla votazione dell'emendamento 4.2000 del Governo, nel testo modificato a seguito dell'approvazione del subemendamento 4.2000/49.
Il senatore PARRINI (PD-IDP) interviene in dichiarazione di voto, sottolineando che l'emendamento del Governo rispecchia l'"aggressione" condotta al ruolo del Presidente della Repubblica, con una riforma "pasticciata" e volutamente fuorviante. Ribadisce che le norme in esame certificano la sottrazione al Capo dello Stato di margini di discrezionalità nello scioglimento delle Camere, così come sulla fiducia iniziale, in quanto se viene negata per due volte si verifica la fine della legislatura. A suo avviso, sarebbe stato preferibile ispirarsi al modello della Costituzione tedesca, dove la proposta di scioglimento è bilanciata dal ruolo riconosciuto al Presidente federale e al Bundestag. Ritiene inoltre che la possibilità di subentro di una seconda persona che può assumere l'incarico di Capo del Governo sia incomprensibile, probabilmente frutto delle mediazioni all'interno della maggioranza. In ogni caso, non ha sicuramente la valenza di una norma antiribaltone, come invece viene presentata, in quanto tale meccanismo sarà fonte di instabilità permanente all'interno della maggioranza.
La senatrice MAIORINO (M5S) ritiene che le criticità evidenziate siano rimaste irrisolte, poiché la richiesta di scioglimento delle Camere, anche se posta secondo le formule della cortesia istituzionale, non potrà essere respinta dal Presidente della Repubblica, che in questo modo diventa una sorta di "maggiordomo" del Presidente del Consiglio. Si intacca così uno dei poteri più significativi del Capo dello Stato, neutralizzandone di fatto la funzione. Tra l'altro, la sua denominazione non corrisponderà più alla realtà, perché al vertice dello Stato ci sarà il Capo del Governo, che avrà poteri più incisivi e una legittimazione differente.
La senatrice GELMINI (Misto-Az-RE) sottolinea che i Governi tecnici, in passato, sono stati risolutivi, loro malgrado, riuscendo a compiere riforme complesse dove la politica aveva fallito. Non si può negare che, nei momenti di crisi più drammatici, il Presidente della Repubblica si sia assunto la responsabilità di trovare una soluzione. Certamente, non è auspicabile che si ripetano tali situazioni, tuttavia ritiene che l'eliminazione della possibilità di ricorrere a Governi tecnici o di larghe intese sia una scelta ardita e improntata a un ottimismo che non tiene conto della storia del Paese. A suo avviso, sarebbe preferibile non escludere quegli strumenti che finora i Presidenti della Repubblica hanno dimostrato di saper utilizzare in modo sapiente.
Il senatore TOSATO (LSP-PSd'Az), a nome del Gruppo, dichiara un voto favorevole sull'emendamento in esame, con l'auspicio che il testo dell'articolo 4 possa essere ulteriormente migliorato in Assemblea, tenendo conto delle correzioni proposte dal senatore Pera. Ribadisce in ogni caso la necessità di esplicitare la procedura da attivare nel caso che il Governo non riceva la fiducia su un determinato provvedimento. Secondo la prassi, dovrebbe dimettersi, ma dopo che avrà ricevuto l'investitura popolare potrebbe risultare incongruo un obbligo di dimissioni a fronte di un mero incidente di percorso. A suo avviso, si potrebbe valutare la possibilità di precisare tale ipotesi all'inizio del secondo capoverso, aggiungendo il riferimento alla sconfitta sul voto di fiducia a quello delle dimissioni.
Per quanto riguarda le critiche delle opposizioni sulla limitazione dei poteri del Presidente della Repubblica, osserva che i soggetti del rapporto fiduciario sono il popolo e il Parlamento, mentre il Capo dello Stato ha assunto negli scorsi anni un protagonismo, a suo avviso, eccessivo e non condivisibile, come nel caso del conferimento dell'incarico al presidente Monti dopo la caduta del Governo Berlusconi. Si potrebbe allora modificare ulteriormente il secondo capoverso dell'emendamento 4.2000, precisando che, a fronte della proposta di scioglimento delle Camere avanzata dal Presidente del Consiglio, il Presidente della Repubblica «ne prende atto e lo dispone». In tal modo, si esplicita che si tratta di un adempimento obbligato, in quanto il Capo dello Stato non può considerare altre opzioni, e si eliminano incertezze interpretative.
Il senatore LISEI (FdI) stigmatizza la violenza verbale con cui le opposizioni hanno "aggredito" la figura del Presidente della Repubblica, che in ogni caso, anche dopo la riforma costituzionale, continuerà a esercitare tutti gli altri poteri previsti dall'articolo 87 della Costituzione. Sottolinea che finora è stata proprio l'instabilità dei Governi, che affligge la democrazia italiana dai tempi di Cavour, a causare l'intervento autorevole del Presidente della Repubblica, esercitando un potere non codificato ed espandendo così in modo inappropriato le sue prerogative. Pertanto, attraverso il rafforzamento degli Esecutivi si intende correggere questa distorsione, senza che però il Presidente della Repubblica debba considerarsi "asservito" al Presidente del Consiglio, come sostenuto in modo offensivo dalle opposizioni.
Posto ai voti, l'emendamento 4.2000, come modificato dal subemendamento 4.2000/49, è approvato.
Risultano pertanto preclusi gli emendamenti successivi dal 4.112 al 4.156.
Si passa alla votazione dell'emendamento 4.0.1.
Il senatore PARRINI (PD-IDP) annuncia il voto contrario sull'emendamento in esame, preferendo la definizione di "Presidente del Consiglio" in luogo di quella di "Primo ministro". Coglie l'occasione per ringraziare il senatore Tosato, per aver finalmente fugato i dubbi sul reale significato dell'emendamento 4.2000 appena approvato, confermando che la maggioranza intende proprio assegnare al Presidente della Repubblica una funzione notarile, privandolo del ruolo di coordinamento delle istituzioni e di garanzia che ha svolto finora.
Replica quindi al senatore Lisei, sottolineando che i poteri principali del Presidente della Repubblica, cioè lo scioglimento delle Camere e la nomina del Presidente del Consiglio, risultano intaccati in quanto non più liberi: diventano in sostanza "poteri-doveri". A suo avviso, la violenza è quella della maggioranza nel continuare a sostenere il contrario della realtà.
Il ministro Maria Elisabetta ALBERTI CASELLATI evidenzia che, nella forma di governo del cancellierato, a cui fa riferimento il Partito democratico, la figura del Presidente federale dispone di poteri quasi insignificanti rispetto a quelli di cui il Presidente della Repubblica sarebbe titolare, in Italia, anche in caso di approvazione della riforma costituzionale in esame.
Il senatore CATALDI (M5S) osserva che la nuova figura di Presidente del Consiglio istituita con la riforma costituzionale in esame meriterebbe in effetti l'appellativo di Primo ministro. A suo avviso, è comunque pericoloso concentrare i poteri in una sola persona, che rassegnando le dimissioni per qualsiasi motivo, anche un semplice contrasto interno al suo partito, può determinare lo scioglimento delle Camere, mortificando così il voto espresso dagli elettori. Ribadisce che il meccanismo dell'"aut simul stabunt aut simul cadent" causa proprio quella instabilità che la maggioranza vorrebbe evitare e crea difficoltà in campo economico, allontanando gli investitori, come del resto ha fatto questo Governo dopo il suo insediamento, cancellando per esempio la misura del Superbonus.
Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS), pur anticipando il suo voto contrario sull'emendamento in esame, ritiene incomprensibile l'orientamento contrario di relatore e Governo, dato che con il premierato e l'elezione diretta sicuramente il Presidente del Consiglio diventa un Primo ministro, non essendo più un primus inter pares. Ricorda, a tale riguardo, che con la Costituzione venne mutuata la struttura del Comitato di Liberazione Nazionale, guidato appunto da un primus inter pares. Ciò a dimostrazione di come la riforma in esame fuoriesca dalla nostra tradizione storica.
Il senatore PERA (FdI) precisa di non poter votare contro l'emendamento in esame, proprio perché nell'impianto del premierato è prevista la figura del Primo ministro, che - come precisato dal senatore De Cristofaro - non è più un primus inter pares in quanto è eletto dal popolo e propone al Presidente della Repubblica la nomina e la revoca dei ministri.
Il PRESIDENTE (FdI), in qualità di relatore, precisa che è già stato votato l'emendamento 3.2000, che fa riferimento al Presidente del Consiglio, e pertanto l'emendamento 4.0.7 risulterebbe contraddittorio. Pertanto, conferma il parere contrario.
Il ministro Maria Elisabetta ALBERTI CASELLATI conferma l'avviso contrario sull'emendamento 4.0.1.
Posto ai voti, l'emendamento 4.0.1 è respinto.
Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 11.