Legislatura 19ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 196 del 26/03/2024

1ª Commissione permanente

(AFFARI COSTITUZIONALI, AFFARI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E DELL'INTERNO, ORDINAMENTO GENERALE DELLO STATO E DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, EDITORIA, DIGITALIZZAZIONE)

MARTEDÌ 26 MARZO 2024

196ª Seduta (1ª pomeridiana)

Presidenza del Presidente

BALBONI

Interviene il ministro per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa Maria Elisabetta Alberti Casellati.

La seduta inizia alle ore 14,50.

SULLA PUBBLICITA' DEI LAVORI

Il PRESIDENTE avverte che la Commissione ha richiesto l'attivazione del circuito audiovisivo interno, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento, sulla parte di seduta riguardante l'esame dei disegni di legge nn. 935 e 830.

Poiché la Presidenza del Senato ha preventivamente fatto conoscere il proprio assenso, in assenza di obiezioni, dispone quindi l'attivazione di tale forma di pubblicità.

La Commissione prende atto.

IN SEDE REFERENTE

(935) DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE. - Modifiche agli articoli 59, 88, 92 e 94 della Costituzione per l'elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri, il rafforzamento della stabilità del Governo e l'abolizione della nomina dei senatori a vita da parte del Presidente della Repubblica

(830) DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE. - RENZI e altri. - Disposizioni per l'introduzione dell'elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri in Costituzione

(Seguito dell'esame congiunto e rinvio)

Riprende l'esame congiunto, sospeso nella seduta antimeridiana di oggi.

Riprende la votazione dei subemendamenti riferiti all'emendamento 3.2000 del Governo.

Il PRESIDENTE osserva che i subemendamenti da 3.2000/340 a 3.2000/346 si differenziano soltanto in relazione alla percentuale dei partecipanti al voto per la validità dell'elezione del Presidente del Consiglio, prevedendo comunque un consenso pari al 55 per cento dei voti espressi. Propone pertanto di svolgere un'unica dichiarazione di voto, cui seguiranno distinte votazioni.

La Commissione conviene.

Il senatore PARRINI (PD-IDP), nel replicare ai senatori Paroli e Lisei, ricorda che tutti i precedenti tentativi di riforma della forma di governo, con la Commissione Bozzi e la Commissione Iotti-De Mita, nonché le leggi costituzionali approvate nel 2005 con il Governo Berlusconi e nel 2016 con il Governo Renzi, sono stati sempre accompagnati dalla modifica della disciplina elettorale, essendo evidente l'interazione tra i due aspetti. Da questo punto di vista, quindi, concorda con il senatore Tosato sul fatto che sarebbe sufficiente una buona legge elettorale per restituire il potere di scelta ai cittadini.

Contesta, inoltre, le affermazioni per cui il centrosinistra non abbia mai sollevato il problema delle liste bloccate. Infatti, il Partito democratico, quando ha avuto una maggioranza ampia, ha appunto reinserito le preferenze, seppure con i capilista bloccati, nel cosiddetto Italicum, sebbene tale legge elettorale non sia mai stata utilizzata, perché dichiarata per alcuni profili incostituzionale. Infine, la cosiddetta "legge Rosato", la n. 135 del 2017, che prevede il listino bloccato, è stata approvata con una maggioranza molto ampia, tranne Fratelli d'Italia e Movimento 5 stelle.

La senatrice MAIORINO (M5S) concorda con le considerazioni espresse dal senatore Parrini circa l'esigenza di conoscere fin d'ora la legge elettorale con cui si eleggerà il nuovo Parlamento. Il Governo, invece, continua a "giocare a carte coperte", limitandosi a prevedere l'elezione contestuale del Presidente del Consiglio e delle Camere e un premio di maggioranza non meglio definito.

Posti separatamente ai voti, i subemendamenti 3.2000/340, 3.2000/341, 3.2000/342, 3.2000/343, 3.2000/344, 3.2000/345 e 3.2000/346 sono respinti.

Il PRESIDENTE osserva che i subemendamenti da 3.2000/347 a 3.2000/357 si differenziano soltanto in relazione alla percentuale dei partecipanti al voto per la validità dell'elezione del Presidente del Consiglio, prevedendo comunque il conseguimento della maggioranza assoluta dei voti espressi. Propone pertanto di svolgere un'unica dichiarazione di voto, cui seguiranno distinte votazioni.

La Commissione conviene.

La senatrice VALENTE (PD-IDP) nota che la riforma costituzionale presuppone un atteggiamento di sfiducia nei confronti della democrazia rappresentativa, considerato che si prefigura la possibilità che anche una coalizione con il 22 o 23 per cento dei consensi si aggiudichi la maggioranza assoluta dei seggi. Inoltre, il Capo dello Stato sarà tenuto a nominare Primo ministro il leader di quella coalizione.

Attualmente, invece, la scelta della persona a cui conferire l'incarico di formare il Governo è rimessa alla prudente valutazione del Presidente della Repubblica, che - nel tenere conto della maggioranza parlamentare - prova a interpretare l'orientamento degli elettori.

In esito a distinte votazioni, i subemendamenti 3.2000/347, 3.2000/348, 3.2000/349, 3.2000/350, 3.2000/351, 3.2000/352, 3.2000/353, 3.2000/354, 3.2000/355, 3.2000/356 e 3.2000/357 sono respinti.

Il PRESIDENTE propone di effettuare un'unica dichiarazione di voto e distinte votazioni anche sui subemendamenti da 3.2000/358 a 3.2000/367, che propongono una determinata quota di consensi per l'elezione diretta, a scalare.

Il senatore GIORGIS (PD-IDP) obietta che questi emendamenti sono differenti da quelli precedenti, quindi riterrebbe preferibile esaminarli singolarmente.

Il PRESIDENTE propone di svolgere dichiarazioni di voto distinte sui subemendamenti 3.2000/358 e 3.2000/367, che propongono la percentuale più alta e quella più bassa, e procedere poi a votazioni separate di tutti i subemendamenti in esame.

La Commissione conviene.

Si passa quindi alla votazione del subemendamento 3.2000/358.

Il senatore GIORGIS (PD-IDP) sottolinea che anche questa proposta è volta a limitare l'elezione diretta del Premier a casi eccezionali. A suo avviso, la discussione sul modello di democrazia che si intende proporre con la riforma costituzionale non può prescindere da una riflessione sull'idea di società umana che ne è alla base, secondo una concezione organicistica oppure individualistica. Ricorda che già Menenio Agrippa parlò di organicismo, paragonando il corpo sociale a quello umano, per convincere la classe dei plebei a rinunciare allo sciopero, in quanto il mancato funzionamento di una sola parte avrebbe portato all'estinzione della società e, quindi, non sarebbe risultato conveniente per nessuno. Di questa corrente di pensiero, che ha avuto un grande seguito, fa parte anche de Maistre, il quale riteneva l'uomo debole e incapace di organizzarsi da solo. Una visione opposta è quella invece illuminista e individualista, proposta già da Pico della Mirandola, che, nell'assegnare agli uomini il loro posto nel mondo, riconosce loro la libertà e la responsabilità di decidere come vivere e organizzarsi.

Posto ai voti, il subemendamento 3.2000/358 è respinto.

Si passa alla votazione del subemendamento 3.2000/367.

Il senatore GIORGIS (PD-IDP), nel riprendere la riflessione sul modello da adottare per la regolazione della convivenza, fa riferimento anche alle teorie organicistiche più moderne, secondo cui le società sono il prodotto della storia ed evolvono secondo dinamiche ispirate all'evoluzionismo di Darwin. A suo avviso, tuttavia, l'uomo è e deve essere considerato responsabile e libero di progettare il modello di convivenza e di distribuzione dei beni e dei ruoli nella società. La Costituzione italiana del dopoguerra, infatti, proponendo una sintesi tra il pensiero liberale, socialista e cattolico, è il risultato di una scelta libera e consapevole, sulla base di un presupposto antropologico condiviso da quasi tutte le forze politiche, per cui la primazia della persona, considerata come una unicità irripetibile, secondo Mounier è attenuata dall'idea che l'essere umano è anche relazione.

Il senatore CATALDI (M5S) condivide le riflessioni del senatore Giorgis, precisando che l'aspetto in comune tra le diverse teorie è l'utilitarismo sociale descritto da Hobbes, che però non può arrivare a giustificare la perdita di libertà. È già accaduto in passato, infatti, che ci si sia affidati all'uomo forte, ritenuto in grado di risolvere tutti i problemi. In considerazione delle distorsioni dell'autoritarismo, ritiene che la democrazia rappresenti il modello di organizzazione sociale preferibile e più rispettoso della pluralità dei cittadini. Pertanto, annuncia il voto favorevole sul subemendamento in esame, volto a fare in modo che il Presidente del Consiglio non rappresenti una parte minoritaria dei cittadini.

Posto ai voti, il subemendamento 3.2000/367 è respinto.

Sono quindi posti distintamente ai voti i subemendamenti 3.2000/359, 3.2000/360, 3.2000/361, 3.2000/362, 3.2000/363, 3.2000/364, 3.2000/365 e 3.2000/366, che sono respinti.

Il PRESIDENTE osserva che i subemendamenti da 3.2000/368 a 3.2000/373 si differenziano soltanto in relazione alla percentuale dei partecipanti al voto per la validità dell'elezione del Presidente del Consiglio, prevedendo comunque il conseguimento della maggioranza assoluta degli aventi diritto. Propone pertanto di svolgere un'unica dichiarazione di voto, cui seguiranno distinte votazioni.

La Commissione conviene.

Il senatore GIORGIS (PD-IDP), nel considerare che gli esseri umani sono capaci di comportamenti virtuosi e solidali e, al contempo, di porre in atto crimini e violenze, sottolinea la necessità di valorizzare i buoni atteggiamenti, nell'organizzare la convivenza. Tra gli atteggiamenti negativi dell'essere umano, che sarebbero da contenere, a suo avviso, vi è la propensione alla sottomissione, teorizzata da Étienne de La Boétie. Osserva che i grandi raduni dove tutti compiono movimenti ripetitivi e acclamano il leader, come in occasione del "sabato fascista", non rappresentano certo un momento di democrazia. La riforma costituzionale in esame ha appunto un retaggio organicista e illiberale, perché il momento fondamentale risulta essere l'elezione del capo, rispetto al quale anche il Parlamento diventa una mera appendice.

Il PRESIDENTE replica al senatore Giorgis, contestando la premessa per cui alla base della riforma ci sia una concezione organicistica. A suo avviso, invece, il presupposto è un approccio liberaldemocratico.

Il senatore CATALDI (M5S) ribadisce la necessità di contenere la pulsione dell'essere umano alla sottomissione a un capo carismatico, a un leader che si costruisce una maggioranza falsa, attraverso il premio di maggioranza e le coalizioni. A suo avviso, la società deve emanciparsi dal bisogno di protezione e riconoscere la propria fragilità, che però è anche libertà.

Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) sottolinea che, in tutte le fasi storiche di crisi delle società liberali, si affaccia il plebiscitarismo, che non necessariamente sfocia nell'autoritarismo, ma comunque incide sulla questione della partecipazione democratica. Riconosce che, di per sé, l'elezione diretta dei vertici delle istituzioni non è incompatibile con il sistema democratico, purché sia accompagnata da adeguati contrappesi, che non si riscontrano nel testo predisposto dal Governo, e vi siano i partiti di massa. In caso contrario, ci si presta a torsioni plebiscitarie.

In esito a distinte votazioni, i subemendamenti 3.2000/368, 3.2000/369, 3.2000/370, 3.2000/371, 3.2000/372 e 3.2000/373 sono respinti.

Si passa alla votazione del subemendamento 3.2000/374.

Il senatore PARRINI (PD-IDP) ribadisce che l'elezione contestuale del Parlamento e del Presidente del Consiglio non avviene in nessun altro Paese e determina una subordinazione del Parlamento al Governo. Invita nuovamente la maggioranza e il Governo a fornire chiarimenti in ordine al metodo elettorale che si intende applicare, per correttezza istituzionale.

La senatrice MAIORINO (M5S) sottolinea che la modifica apportata con l'emendamento 3.2000 al testo originario dell'articolo 3, pur eliminando opportunamente la votazione su un'unica scheda, introduce un elemento di indeterminatezza, con la votazione contestuale, del tutto inopportuna in una riforma costituzionale. Anticipa quindi un voto favorevole sulla proposta in esame.

Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) concorda sulla necessità di conoscere la disciplina elettorale che si prevede di adottare per l'elezione dei parlamentari. Ribadisce, in ogni caso, che il meccanismo dell'elezione del Parlamento per trascinamento rispetto a quella del Premier rappresenta un vulnus per la democrazia.

Il ministro ALBERTI CASELLATI ricorda che il senatore Cesare Salvi, nella Commissione bicamerale D'Alema in cui era relatore per la forma di Governo, si espresse chiaramente a favore dell'elezione contestuale del Parlamento e del Primo ministro.

Posto ai voti, il subemendamento 3.2000/374 è respinto.

Il PRESIDENTE avverte che, stante l'analogia di contenuto, sui subemendamenti sostanzialmente identici 3.2000/375, 3.2000/376, 3.2000/381 e 3.2000/382 si svolgerà un'unica dichiarazione di voto.

Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) replica al Ministro, sottolineando di non condividere l'affermazione attribuita a Cesare Salvi. Tuttavia, tale proposta risale al 1997, per cui è del tutto legittimo che, nel frattempo, si possa aver cambiato opinione, tenendo conto dei mutamenti nel frattempo intervenuti, dato che l'affluenza è ormai crollata al cinquanta per cento e i partiti politici hanno perso il loro ruolo. Basti pensare che Fratelli d'Italia ha presentato solo tre anni fa una proposta per l'abolizione delle Regioni e ora è a favore dell'autonomia differenziata.

Il senatore CATALDI (M5S) respinge l'idea, avanzata dal Ministro la scorsa settimana, che il premierato possa favorire l'economia del Paese. In realtà, più che il premierato, sarebbero necessari interventi di stimolo alle microaree, per esempio nelle zone terremotate, che hanno problemi economici geolocalizzati di cui solo il Parlamento può farsi interprete, mentre il Governo continua a legiferare attraverso la decretazione d'urgenza. Fa l'esempio, a tale proposito, delle misure assunte dall'Irlanda per le aree interne e dalla Spagna per le aree depresse dell'Andalusia e delle Canarie.

Il senatore PARRINI (PD-IDP) precisa che il relatore Salvi, nella Bicamerale per le riforme istituzionali, presentò due testi, uno per il premierato non elettivo, e uno per il semipresidenzialismo, su cui poi si formò la maggioranza a seguito di un cambio di orientamento della Lega di Umberto di Bossi. Specifica, a proposito del premierato, che quel modello non era assolutamente assimilabile a quello proposto dal Governo: innanzitutto, era il Presidente del Consiglio a essere eletto per trascinamento rispetto al Parlamento, inoltre era prevista la sfiducia costruttiva, per cui il Parlamento poteva sostituire il Premier senza che si prefigurasse lo scioglimento delle Camere.

Il senatore OCCHIUTO (FI-BP-PPE) concorda sull'analisi relativa alla diminuzione dell'affluenza, tuttavia segnala al senatore De Cristofaro che il fenomeno riguarda anche altri Paesi europei. Inoltre, negli ultimi venticinque anni ci sono stati anche eventi positivi da segnalare, per esempio la nascita di Forza Italia, che presentava nuovi elementi di democraticità al suo interno.

Il senatore TOSATO (LSP-PSd'Az) ritiene che la contestualità dell'elezione del Parlamento con quella del Presidente del Consiglio è indispensabile per garantire la stabilità della maggioranza. Si può eventualmente valutare quale sia la soluzione migliore, come il premio di maggioranza da assegnare "a strascico" in base ai consensi del Presidente del Consiglio, mantenendo l'obiettivo di formare maggioranze stabili e omogenee, per portare a compimento il programma di Governo.

Posti congiuntamente ai voti, i subemendamenti sostanzialmente identici 3.2000/375, 3.2000/376, 3.2000/381 e 3.2000/382 sono respinti.

Posto ai voti, il subemendamento 3.2000/378 è respinto.

Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 16,25.