Legislatura 19ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 195 del 26/03/2024

IN SEDE REFERENTE

(935) DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE. - Modifiche agli articoli 59, 88, 92 e 94 della Costituzione per l'elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri, il rafforzamento della stabilità del Governo e l'abolizione della nomina dei senatori a vita da parte del Presidente della Repubblica

(830) DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE. - RENZI e altri. - Disposizioni per l'introduzione dell'elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri in Costituzione

(Seguito dell'esame congiunto e rinvio)

Prosegue l'esame congiunto, sospeso nella seduta del 21 marzo.

Riprende la votazione dei subemendamenti riferiti all'emendamento 3.2000 del Governo.

Il PRESIDENTE avverte che, stante la sostanziale identità di contenuto, sui subemendamenti 3.2000/258 e 3.2000/259 si svolgerà un'unica dichiarazione di voto e un'unica votazione.

Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) ritiene essenziale inserire un elemento di rigidità, come fanno le proposte in esame, stabilendo che la funzione di Presidente del Consiglio non può essere svolta per più di due mandati. Considerata la concentrazione anomala di potere nelle mani di una carica monocratica eletta direttamente e la situazione di soggezione del Parlamento, eletto con effetto di "trascinamento", appare infatti inopportuno prevedere deroghe che consentano una durata in carica più ampia, come nel testo del Governo.

Il senatore GIORGIS (PD-IDP) sottolinea la necessità di porre un limite alla concentrazione del potere politico nelle mani di una sola persona o maggioranza politica, tema che è stato affrontato fin dall'antichità, come risulta dall'"Antigone" di Sofocle, in cui il legittimo potere del re è contestato quando supera i limiti, estendendo la punizione di Polinice oltre la sua morte. Tale limite è positivizzato nella Costituzione italiana. Tuttavia, il problema da risolvere attualmente è proprio l'eccessiva concentrazione di potere nell'Esecutivo, attraverso la decretazione d'urgenza e l'uso dei dPCm come atti normativi.

Il senatore CATALDI (M5S) sottolinea che le motivazioni per limitare a due i mandati dei sindaci dovrebbero valere ancor di più per il Presidente del Consiglio, che avrebbe un vantaggio competitivo in campagna elettorale, sia per la maggiore visibilità sia per la possibilità di utilizzare in modo propagandistico il suo potere.

Posti congiuntamente ai voti, i subemendamenti 3.2000/258 e 3.2000/259, sostanzialmente identici, sono respinti.

Il PRESIDENTE osserva che i subemendamenti da 3.2000/260 a 3.2000/275 si differenziano soltanto in relazione alla percentuale dei partecipanti al voto per la validità dell'elezione del Presidente del Consiglio, prevedendo in ogni caso un consenso pari al 60 per cento dei voti espressi. Propone pertanto di svolgere un'unica dichiarazione di voto, cui seguiranno distinte votazioni.

La Commissione conviene.

Il senatore GIORGIS (PD-IDP), pur confermando l'inopportunità dell'elezione diretta di un vertice delle istituzioni, in quanto la verticalizzazione del potere arreca un vulnus alla democrazia, segnala che le proposte in esame consentono che ciò avvenga in casi eccezionali, cioè quando l'affluenza e il consenso ottenuto siano particolarmente alti.

Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS), pur comprendendo le motivazioni alla base dei subemendamenti in esame, annuncia un voto di astensione, ritenendo in ogni caso pericolosa l'elezione diretta. Sottolinea infatti che, per quanto in casi rari, i due elementi richiesti dalle proposte in esame, cioè un alto tasso di partecipazione e di consenso, possono verificarsi, come ha potuto constatare avendo partecipato alla delegazione italiana OSCE per l'osservazione delle elezioni in due Repubbliche presidenziali. Del resto, la democrazia italiana è relativamente giovane e non ha gli anticorpi di fronte ai rischi di torsioni autocratiche del sistema.

Il senatore CATALDI (M5S) dichiara il voto favorevole del Movimento 5 stelle. Pur ritenendo che la previsione di un alto quorum per la validità dell'elezione diretta non sia una soluzione soddisfacente per garantire una maggiore legittimazione, si tratta comunque di un modo per attenuare il rischio che il Presidente del Consiglio rappresenti una parte minoritaria della popolazione. A suo avviso, sarebbe preferibile che il Governo si concentrasse su riforme più importanti per il Paese, per esempio per il sostegno alle aree di crisi industriale complessa, come avvenuto in Spagna, sono stati previsti interventi per incentivare la produzione e gli investimenti infrastrutturali e per stabilizzare il lavoro.

In esito a distinte votazioni, i subemendamenti 3.2000/260, 3.2000/261, 3.2000/262, 3.2000/263, 3.2000/264, 3.2000/265, 3.2000/266, 3.2000/267, 3.2000/268, 3.2000/269, 3.2000/270, 3.2000/271, 3.2000/272, 3.2000/273, 3.2000/274 e 3.2000/275 sono respinti.

Il PRESIDENTE osserva che i subemendamenti da 3.2000/276 a 3.2000/291 si differenziano soltanto in relazione alla percentuale dei partecipanti al voto per la validità dell'elezione del Presidente del Consiglio, prevedendo comunque un consenso pari al 59 per cento dei voti espressi. Propone pertanto svolgere un'unica dichiarazione di voto, cui seguiranno distinte votazioni.

La Commissione conviene.

Il senatore GIORGIS (PD-IDP) sottolinea che anche questo gruppo di subemendamenti prevede un quorum significativo per la validità dell'elezione diretta, pur nella consapevolezza che l'affluenza non è un criterio che garantisce la democraticità del sistema. Basti pensare, per esempio, all'alto tasso di partecipazione alla recente rielezione di Putin. Evidenzia che l'idea di democrazia si estrinseca nella partecipazione critica e consapevole, in cui emergono le opinioni differenti e l'articolazione del pensiero, per cui non può di certo essere soddisfatta dall'investitura di una sola persona, che di per sé non può rappresentare il pluralismo a livello istituzionale.

Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) ritiene che sia fuorviante presentare all'opinione pubblica la riforma del Governo come la possibilità per i cittadini di riappropriarsi della capacità di scelta solo perché potranno eleggere direttamente il Presidente del Consiglio. Si tratta, in realtà, di una investitura plebiscitaria, che si ripeterà mediamente una sola volta ogni cinque anni. Non è questo, a suo avviso, il modo di contrastare la crisi della democrazia, evidenziata dal drastico calo dell'affluenza, che si registra persino alle elezioni regionali, dove i cittadini eleggono direttamente il presidente della Regione. Segnala, tra l'altro, che, con la riforma in esame, non vengono rafforzati i poteri del Premier, essendo alcune materie attribuite alla competenza regionale, in modo ancor più incisivo una volta che entrerà in vigore la riforma sull'autonomia differenziata.

Il senatore CATALDI (M5S) ribadisce le preoccupazioni già espresse per la concentrazione del potere in una figura carismatica e rassicurante, che promette ai cittadini di risolvere tutti i problemi e garantire protezione. Come ben descritto da Elias Canetti nel saggio "Massa e potere", si tratta di meccanismi che fanno leva sul sentimento della paura e sul senso di fragilità, alimentati dalla crisi economica o dalla prospettazione del pericolo causato da un nemico, reale o immaginario che sia.

Con distinte votazioni, i subemendamenti 3.2000/276, 3.2000/277, 3.2000/278, 3.2000/279, 3.2000/280, 3.2000/281, 3.2000/282, 3.2000/283, 3.2000/284, 3.2000/285, 3.2000/286, 3.2000/287, 3.2000/288, 3.2000/289, 3.2000/290 e 3.2000/291 sono respinti.

Il PRESIDENTE osserva che i subemendamenti da 3.2000/292 a 3.2000/307 si differenziano soltanto in relazione alla percentuale dei partecipanti al voto per la validità dell'elezione del Presidente del Consiglio, prevedendo comunque un consenso pari al 58 per cento dei voti espressi. Propone pertanto di svolgere un'unica dichiarazione di voto, cui seguiranno distinte votazioni.

La Commissione conviene.

Il senatore PARRINI (PD-IDP) sottolinea che le proposte di modifica in esame intendono sollecitare la riflessione sulla partecipazione politica e sulla necessità di ampliare la base del consenso per attribuire poteri ampi a una sola persona. Ritiene che le informazioni rese dal Governo sul disegno di legge costituzionale non siano rispondenti alla verità: la sovranità popolare non aumenta, ma anzi è ridotta, perché il Parlamento risulta soggiogato rispetto al Premier; la sfiducia nei confronti del Premier è legata alla prospettiva dello scioglimento delle Camere - elemento che non è presente nel parlamentarismo - e questo determina anche uno sbilanciamento tra poteri; si incide inoltre sulle prerogative del Presidente della Repubblica, che non può più svolgere le funzioni di garante dell'unità nazionale e di "motore di riserva" che riattiva il sistema democratico in caso di difficoltà.

Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) osserva che il potere di scelta che il Governo afferma di attribuire agli elettori è in realtà fittizio, perché consiste nella convocazione alle urne una volta ogni cinque anni, rappresentando quindi una forma di espressione plebiscitaria accompagnata da un meccanismo in cui si elegge il Parlamento "a strascico" rispetto all'elezione del Presidente del Consiglio. Pur riconoscendo che, in una fase di crisi della democrazia, tutti i meccanismi elettorali risultano imperfetti, ritiene comunque preferibile il sistema proporzionale, al netto della criticità rappresentata dalla caratteristica, soprattutto nelle Regioni meridionali, della trasmissione delle preferenze anche per via ereditaria.

Il PRESIDENTE osserva che la legge elettorale vigente per il Senato tra il 1994 e il 2001, ossia un sistema maggioritario con recupero dei migliori perdenti, è risultato efficace a suo tempo.

Il senatore CATALDI (M5S) sottolinea che, in realtà, maggioranza e opposizioni perseguono il medesimo obiettivo, garantire la stabilità degli Esecutivi e aumentare la partecipazione democratica, ma adottano soluzioni radicalmente diverse. La riforma prospettata dal Governo, infatti, mira a scardinare il sistema attuale, anziché correggerne le imperfezioni, prendendo spunto, ma solo parzialmente, dalla Germania. Infatti, a differenza dell'autonomia differenziata proposta dal ministro Calderoli, che peraltro è calata in un contesto di disparità territoriali, in Germania vi è un sistema federale imperniato su un meccanismo di solidarietà sia orizzontale sia verticale, da parte dello Stato; per quanto riguarda il premierato, invece, il sistema tedesco garantisce il bilanciamento dei poteri anche attraverso la sfiducia costruttiva.

Posti separatamente ai voti, i subemendamenti 3.2000/292, 3.2000/293, 3.2000/294, 3.2000/295, 3.2000/296, 3.2000/297, 3.2000/298, 3.2000/299, 3.2000/300, 3.2000/301, 3.2000/302, 3.2000/303, 3.2000/304, 3.2000/305, 3.2000/306 e 3.2000/307 sono respinti.

Il PRESIDENTE osserva che i subemendamenti da 3.2000/308 a 3.2000/323 si differenziano soltanto in relazione alla percentuale dei partecipanti al voto per la validità dell'elezione del Presidente del Consiglio, prevedendo comunque un consenso pari al 57 per cento dei voti espressi. Propone pertanto di svolgere un'unica dichiarazione di voto, cui seguiranno distinte votazioni.

La Commissione conviene.

La senatrice VALENTE (PD-IDP) sottolinea che le proposte in esame si pongono il problema della qualità della rappresentanza, cercando altresì di evitare l'indeterminatezza del disegno di legge costituzionale governativo, che non prevede soglie di sbarramento e rischia di attribuire a una forza politica minoritaria il premio di maggioranza: data la frammentazione del quadro politico attuale, infatti, sarebbe sufficiente anche solo il 22-23 per cento dei voti per aggiudicarsi la maggioranza dei seggi. A suo avviso, si potrebbe piuttosto garantire una maggiore stabilità ai Governi con altri strumenti, senza mortificare il Parlamento e la qualità della partecipazione degli elettori.

Il senatore CATALDI (M5S) nota che il premio di maggioranza si rende necessario nel contesto politico italiano, per l'assenza del bipolarismo. È però indispensabile, allora, che sia collegato a una soglia minima di voti per conseguirlo. In ogni caso, resta irrisolto il problema della rappresentanza, poiché manca un effettivo dialogo democratico che tenga conto delle istanze della minoranza.

Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) ritiene che il premio di maggioranza sia inaccettabile, perché negli anni ha determinato una torsione maggioritaria della democrazia. Segnala che persino la legge n. 148 del 1953, la cosiddetta "legge truffa", prevedeva l'assegnazione del 65 per cento dei seggi, ma soltanto alla coalizione che avesse raggiunto il 50 per cento effettivo dei consensi. Inoltre, l'affluenza alle urne era all'epoca altissima, sfiorando anche l'88 per cento degli aventi diritto. A suo avviso, non è in questo modo che si può rispondere alla crisi della democrazia.

Posti separatamente ai voti, i subemendamenti 3.2000/308, 3.2000/309, 3.2000/310, 3.2000/311, 3.2000/312, 3.2000/313, 3.2000/314, 3.2000/315, 3.2000/316, 3.2000/317, 3.2000/318, 3.2000/319, 3.2000/320, 3.2000/321, 3.2000/322 e 3.2000/323 sono respinti.

Il PRESIDENTE osserva che i subemendamenti da 3.2000/324 a 3.2000/339 si differenziano soltanto in relazione alla percentuale dei partecipanti al voto per la validità dell'elezione del Presidente del Consiglio, prevedendo comunque un consenso pari al 56 per cento dei voti espressi. Propone pertanto di svolgere un'unica dichiarazione di voto, cui seguiranno distinte votazioni.

La Commissione conviene.

Il senatore PARRINI (PD-IDP) sottolinea che, in mancanza di una chiara esplicitazione della legge elettorale che dovrebbe accompagnare la riforma costituzionale, si presuppone che la maggioranza non intenda rinunciare all'attuale sistema che prevede le liste bloccate. Pertanto, i cittadini saranno chiamati a scegliere il Capo del Governo, che neanche se eletto direttamente potrà rappresentare tutto il popolo, mentre il Parlamento, che è espressione del pluralismo sociale, risulterà eletto per trascinamento e, per di più, con liste bloccate.

Il senatore PAROLI (FI-BP-PPE), pur ritenendo legittimo l'impegno delle opposizioni a contrastare la riforma costituzionale in esame, considera fuori luogo il riferimento alla disciplina elettorale. Nel dichiararsi favorevole al ripristino delle preferenze, che ritiene più appropriate per il Parlamento italiano piuttosto che per quello europeo, sottolinea che il centrosinistra, negli anni in cui ha governato, non ne ha proposto la reintroduzione.

In ogni caso, se il Partito democratico ritiene che questo aspetto possa rappresentare un punto di incontro, si potrebbe prenderlo in considerazione, ovviamente senza rinunciare al premierato, aprendo uno spazio di confronto.

Il senatore LISEI (FdI) nota come il tema della legge elettorale e del sistema delle preferenze non sia attinente all'argomento in discussione. Del resto, si tratta di aspetti da regolare con una legge elettorale, come si è sempre fatto negli ultimi vent'anni, nei quali il centrosinistra non ha sollevato il problema delle liste bloccate. Respinge quindi le considerazioni del senatore Parrini, secondo cui il centrodestra sarebbe contrario alle preferenze e la riforma costituzionale presupporrebbe il mantenimento delle liste bloccate.

Il senatore TOSATO (LSP-PSd'Az) osserva che la riforma costituzionale prevede, da un lato, il rafforzamento della figura del Premier e, dall'altro, l'attribuzione del premio di maggioranza per garantire una maggiore stabilità degli Esecutivi. A suo avviso, tale soluzione è indispensabile per determinare maggioranze politiche omogenee, in grado di attuare il proprio programma in cinque anni. Sottolinea che, negli ultimi trent'anni, l'assenza di un sistema proporzionale ha consentito l'individuazione di una maggioranza e del candidato Premier ad essa collegato, cioè, nel caso del centrodestra, il leader del partito che ha ottenuto più voti.

Ritiene che, per l'assegnazione del premio di maggioranza, si potrebbe prevedere anche l'ipotesi di un ballottaggio tra le due coalizioni più votate al primo turno. In tal modo, si potrebbe garantire una migliore governabilità. In ogni caso, auspica che, prima che si esaurisca l'iter della riforma costituzionale, si possa esaminare anche una nuova legge elettorale.

Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) sottolinea che, dalle considerazioni del senatore Tosato, emerge una differenza di posizioni all'interno della maggioranza, come del resto è accaduto sull'autonomia differenziata. Nel ribadire la propria preferenza per il sistema proporzionale, si dichiara convinto il Governo proporrà un sistema a impianto maggioritario. Infatti, nel corso del dibattito, il Governo e la maggioranza stessa hanno rilevato che, in Israele, il premierato non ha funzionato a causa del sistema proporzionale. Ne consegue l'opzione per un meccanismo maggioritario che accentuerà gli elementi distintivi già presenti.

Il PRESIDENTE sottolinea che si potrebbe anche ricorrere a un sistema proporzionale con un premio di maggioranza, prevedendo preferenze o collegi uninominali su modello di quelli previsti un tempo per le province.

Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) replica sottolineando che il suo riferimento è al sistema proporzionale puro, tutt'al più con il metodo d'Hondt, che garantisce una distorsione maggioritaria minima.

Con distinte votazioni, i subemendamenti 3.2000/324, 3.2000/325, 3.2000/326, 3.2000/327, 3.2000/328, 3.2000/329, 3.2000/330, 3.2000/331, 3.2000/332, 3.2000/333, 3.2000/334, 3.2000/335, 3.2000/336, 3.2000/337, 3.2000/338 e 3.2000/339 sono respinti.

Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.