Legislatura 19ª - Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi - Resoconto sommario n. 40 del 06/03/2024

Allegato

QUESITI PER I QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA DELLA COMMISSIONE (DAL N. 57/511 AL 75/597)

CAROTENUTO, BEVILACQUA, ORRICO, RICCIARDI - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della Rai.

Per sapere - premesso che,

Nella puntata del 27.11.2023 del programma televisivo "FarWest", trasmesso ogni lunedì in prima serata su Rai 3, condotto dal giornalista Salvo Sottile, è stata ricostruita e trattata la strage di via d'Amelio, in cui perse la vita il magistrato Paolo Borsellino, con l'intervento di ospiti in studio, interviste e servizi preregistrati;

in particolare, durante la puntata della durata complessiva di 158', viene più volte menzionato l'allora Sostituto Procuratore della Repubblica di Palermo, che successivamente sarebbe divenuto anche Presidente della Corte d'Appello di Palermo, Dott. Gioacchino Natoli, attribuendogli, soprattutto per voce dell'Avv. Trizzino, ospite in studio (al minuto 44 circa), la volontà di proteggere mafiosi del calibro dei fratelli Buscemi per il tramite di archiviazioni anomale di indagini a loro carico oltreché l'inusuale ordine di distruzione dei brogliacci e di smagnetizzazione delle bobine contenenti intercettazioni compromettenti, di cui avrebbe dovuto rendere conto al Dott. Borsellino se non fosse stato ucciso. Nessuna menzione veniva fatta delle notizie di stampa già pubblicate in precedenza che attestavano che le bobine delle intercettazioni sui fratelli Buscemi non erano state mai smagnetizzate, né veniva data al Dott. Natoli la possibilità di fornire la propria versione prima della messa in onda, nonostante il conduttore fosse ben a conoscenza che il tema della puntata sarebbe stato quello sopra specificato, atteso che veniva mostrata l'immagine del provvedimento del Dott. Natoli con cui si chiedeva la smagnetizzazione, e veniva mandata in onda l'intervista preregistrata di tale Angeloni, ex sottufficiale della Guardia di Finanza, il quale dichiarava di avere inviato 28 bobine alla Procura di Palermo che erano state smagnetizzate, circostanza qualificata come anomala e dolosa;

dopo la trasmissione del programma, il Dott. Natoli ha comunicato di aver provato a contattare la redazione e lo stesso giornalista Sottile durante la messa in onda ma senza nessun esito (essendogli stato riferito dall'azienda che il programma era stato registrato nel pomeriggio), e, in data 2 dicembre, per il tramite del suo legale di fiducia, ha trasmesso una documentata nota allo stesso conduttore per chiedere la rettifica delle informazioni errate e delle insinuazioni ritenute gravemente diffamatorie anche alla luce della circostanza che in realtà brogliacci e bobine non sono mai stati distrutti e sono tutt'oggi conservati presso la Procura di Caltanissetta. In particolare, documentava che il provvedimento di smagnetizzazione non riguardava le 28 bobine di intercettazioni citate da Angeloni, ma altre bobine di intercettazioni e che tale provvedimento era stato emesso in esecuzione di circolari della Procura della Repubblica di Palermo, testualmente citate, che disponevano la smagnetizzazione dei procedimenti definiti per la successiva riutilizzazione in altri procedimenti per esigenze di economia e di saturazione degli spazi negli archivi;

tuttavia, durante la puntata del 4 dicembre alcuna rettifica è stata trasmessa;

successivamente, dopo un'intervista rilasciata ad un noto quotidiano nazionale dal Dott. Natoli, quest'ultimo è stato contattato e dopo intervistato per oltre 30 minuti da un giornalista del programma "FarWest" che, tuttavia, gli ha poi segnalato che avrebbero potuto trasmettere soltanto uno spezzone di 2'30" dell'intervista, dal quale tuttavia non sarebbe stato possibile comprendere i fatti di cui si è discusso durante l'intera puntata del 27 novembre 2023;

a fronte del diniego del Dott. Natoli alla messa in onda di una replica talmente inconsistente per accuse così gravi, nella puntata di "FarWest" dell' 11.12.2023 il giornalista si è limitato a leggere rapidamente una breve sintesi della rettifica richiesta in data 2.12.2023, senza tuttavia dare conto dell'evidenza documentale su cui poggia, non fornendo così in alcun modo ai telespettatori elementi concreti per rivalutare seriamente quanto largamente esposto nella puntata del 27.11.2023 né per ripristinare la figura del Giudice Natoli dopo le gravi accuse attribuitegli;

Ritenuto che,

ai sensi dell'aut. 6, co. 1 del contratto di servizio in vigore, "1. La Rai è tenuta ad improntare la propria offerta informativa ai canoni di equilibrio, pluralismo, completezza, obiettività, imparzialità, indipendenza e apertura alle diverse formazioni politiche e sociali, e a garantire un rigoroso rispetto della deontologia professionale da parte dei giornalisti e degli operatori del servizio pubblico, i quali sono tenuti a coniugare il principio di libertà con quello di responsabilità, nel rispetto della dignità della persona, e ad assicurare un contraddittorio adeguato, effettivo e leale.";

ai sensi dell'art. 9 del T.U. dei doveri del Giornalista: "Il giornalista:

a) rettifica, anche in assenza di specifica richiesta, con tempestività e appropriato rilievo, le informazioni che dopo la loro diffusione si siano rivelate inesatte o errate;

b) dà notizia di accuse che possano danneggiare la reputazione e la dignità di una persona senza garantire opportunità di replica. Nel caso in cui ciò si riveli impossibile, ne informa il pubblico;

c) verifica, prima di pubblicare la notizia di un avviso di garanzia che ne sia a conoscenza l'interessato. Se non fosse possibile ne informa il pubblico;

d) controlla le informazioni ottenute per accertarne l'attendibilità;

e) rispetta il segreto professionale e dà notizia di tale circostanza nel caso in cui le fonti chiedano di rimanere riservate; in tutti gli altri casi le cita sempre e tale obbligo persiste anche quando si usino materiali - testi, immagini, sonoro - delle agenzie, di altri mezzi d'informazione o dei social network;

f) non accetta condizionamenti per la pubblicazione o la soppressione di una informazione;

g) non omette fatti, dichiarazioni o dettagli essenziali alla completa ricostruzione di un avvenimento."

Atteso che:

di fronte ad un tema di estrema delicatezza come la mafia e a vicende come le Stragi del 1992-93, pagine nere della storia repubblicana, il Servizio Pubblico ha il dovere di agire con il massimo del rigore e dell'approfondimento prima di produrre i suoi contenuti;

si chiede di sapere:

- se ritengono corretto e conforme alle prescrizioni del contratto di servizio in vigore e del T.U. sui doveri dei giornalisti l'operato della trasmissione "FarWest";

- quali iniziative intendano adottare al fine di garantire un congruo e completo diritto di replica in caso di accuse che possano danneggiare la reputazione e la dignità di una persona, come avvenuto per il Dott. Natoli.

(57/511)

RISPOSTA. - Con riferimento all'interrogazione in oggetto, sentite le competenti strutture aziendali, si forniscono i seguenti elementi.

Nella prima puntata del programma "FarWest" del 27 novembre 2023 è stata realizzata un'inchiesta sui rapporti tra il gruppo Ferruzzi e una famiglia mafiosa vicino a Totò Rina - i fratelli Buscemi - alla fine degli anni '80, in collegamento con le cave di marmo di Massa Carrara. Un procuratore di Massa Carrara, Augusto Lama, e l'investigatore che si occupò dell'indagine, l'ex Maresciallo Franco Angeloni, hanno ripercorso la loro indagine raccontando tra l'altro le pressioni politiche per farli desistere. L'avvocato Fabio Trizzino, rappresentante legale di Lucia Borsellino, presente in studio aveva in quella occasione espresso il suo stupore per l'archiviazione dell'inchiesta da parte della Procura di Palermo e per la distruzione delle bobine e dei brogliacci del fascicolo. Questione per altro da lui sollevata nella sua audizione presso la Commissione antimafia in Parlamento. Il servizio 'Cave di Carrara: da Tangentopoli a Cosa Nostra', di una durata complessiva di circa 7 minuti e 30, non fa mai riferimento esplicitamente al Magistrato Natoli. Nel corso del servizio il PM Augusto Lama racconta di come all'epoca dei fatti chiese un ulteriore approfondimento investigativo alla Procura di Palermo da cui però non ricevette mai una risposta, circostanza che lui stesso definisce "un po' strana". Durante il talk in studio in risposta alla domanda del conduttore Salvo Sottile su chi decise l'archiviazione delle indagini, Fabio Trizzino fa il nome di Gioacchino Natoli due volte. Soltanto in quel momento, Salvo Sottile ribatte il nome di Natoli a beneficio dei telespettatori: "Gioacchino Natoli, uno dei sostituti di Palermo".

Durante la messa in onda il giudice Natoli tramite un messaggio chiede al conduttore di intervenire per una precisazione. Il conduttore Sottile gli fa presente che la trasmissione è in differita ma si rende disponibile per una sua eventuale replica.

Natoli invia un comunicato alla redazione e inoltre nei giorni precedenti alla terza puntata di Far West in cui era previsto un blocco sull'omicidio di Paolo Borsellino, il dott. Natoli acconsente ad essere intervistato dall'inviato del programma Carmine Gazzanni. L'intervista ha luogo il 10 dicembre 2023 a Palermo. Successivamente, ma prima della messa in onda della terza puntata, il Dott. Natoli rifiuta di firmare la liberatoria perché insoddisfatto del montato dell'intervista realizzata per un totale di circa 2 minuti e 25 secondi su circa 45 minuti di girato. Il dott. Natoli rifiuta inoltre la proposta fatta dal programma di pubblicare su RaiPlay l'integrale dell'intervista. Nella puntata dell'11 dicembre 2023, Salvo Sottile legge una sintesi del comunicato inviato dal Dott. Natoli. Prima della messa in onda della terza puntata, il Dott. Natoli rilascia, verso le 19.00, dichiarazioni alla stampa in cui sostiene che gli era stato "negato lo spazio necessario a smentire con prove documentali l'asse centrale delle false tesi sostenute nella trasmissione già citata".

Tutto ciò premesso, si fa presente quanto segue:

1. Il giornalista Carmine Gazzanni e il conduttore Salvo Sottile, si limitano a dare conto, mediante pubblicazione del relativo atto, di un ordine di smagnetizzazione di intercettazioni disposto con decreti nr. 467/91 - 2/92 e 35/92 - 536/91, effettivamente sottoscritto dal Dott. Gioacchino Natoli in data 25/6/1992.

Il giornalista Carmine Gazzanni, inoltre, dà atto con apposita documentazione dell'ulteriore approfondimento investigativo richiesto, nell'ambito di indagini collegate, da Augusto Lama - allora Sostituto Procuratore a Massa Carrara - alle autorità territorialmente competenti che avrebbero dovuto coordinarsi "con opportuni contatti e informazioni con le Procure Distrettuali dirigenti (Palermo e Firenze)". Tale ulteriore accertamento investigativo consisteva proprio nelle intercettazioni di conversazioni dei fratelli Buscemi, come peraltro asserito nell'intervista pubblicata su "Il Fatto Quotidiano" dallo stesso Dott. Natoli, il quale conferma di aver disposto la smagnetizzazione delle intercettazioni in oggetto.

I fatti esposti sono attendibili, in quanto supportati da adeguata documentazione, in conformità all'art. 9 lett. "d" del T.U. sui doveri del Giornalista, non potendo risultare, pertanto, in alcun modo lesivi dell'onorabilità del Dott. Natoli.

Peraltro, l'esistenza di una certificazione rilasciata (senza ulteriori precisazioni) dall'Ufficio Intercettazioni attestante la conservazione delle intercettazioni in oggetto presso gli archivi della Procura di Palermo - come riferito dal Dott. Natoli sempre su "Il Fatto Quotidiano" - non confligge con l'attendibilità e la verità dei fatti suesposti, non costituendo pertanto una omissione essenziale ai fini della ricostruzione degli avvenimenti in questione (in conformità all'art. 9 lett. "g" T.U. sui doveri del Giornalista), soprattutto in ragione del fatto che la mancata distruzione delle bobine è una circostanza indipendente dalla volontà del Dott. Natoli e non confuta l'effettiva esistenza dell'ordine di distruzione emanato in data 25/6/1992.

2. Ciononostante, la richiesta di rettifica da parte del Dott. Gioacchino Natoli durante la puntata dell'11 dicembre 2023 è stata soddisfatta. Il conduttore Salvo Sottile ha dato pubblica lettura delle informazioni fornite dal Magistrato nel proprio comunicato, ripercorrendole sinteticamente ma in modo puntuale ed evidenziandone gli aspetti essenziali.

Appare opportuno precisare, in primo luogo, che l'art. 9 lett. "a" del T.U. dei doveri del Giornalista richiede la rettifica delle informazioni che "si siano rivelate inesatte o errate", non risultando necessaria, a tal fine, anche la pubblicazione dell'evidenza documentale posta a fondamento della comunicazione.

In secondo luogo, le esigenze di programmazione non avrebbero affatto consentito la pubblica lettura dell'intero comunicato, ricco di informazioni tecnico-giuridiche, difficilmente fruibili dalla varietà di telespettatori e di telespettatrici e inidonee, per l'eccesso di informazioni fornite e per l'inconciliabilità con le tempistiche televisive, a garantire una effettiva possibilità di rivalutazione di quanto esposto nella puntata del 27/11/2023;

3. Quandanche fosse stata data notizia di accuse che avrebbero potuto danneggiare la reputazione e la dignità del Dott. Gioacchino Natoli, Salvo Sottile e la Produzione, al fine di garantire opportunità di replica, in osservanza dell'art. 9 T.U. dei doveri del Giornalista lett "b" e nel rispetto dei principi enunciati dall'art. 6 co. 1 del Contratto di servizio, hanno offerto la possibilità al Dott. Gioacchino Natoli di rilasciare un'intervista, garantendone non soltanto l'inserimento di un estratto di circa due minuti e venticinque secondi all'interno del Programma, quanto persino la pubblicazione integrale - della durata di ben quarantacinque minuti circa - sulla piattaforma RaiPlay, come contenuto speciale consultabile liberamente da chiunque.

Tale ultima circostanza comprova la piena tutela del diritto di replica e conferma la totale trasparenza e la completa disponibilità da parte della Produzione, ben al di là degli accordi assunti tra quest'ultima e lo stesso Dott. Gioacchino Natoli. Questi, invero, aveva richiesto espressamente alla Produzione di subordinare la pubblicazione della sua intervista alla ricezione della versione integrale della stessa.

La Produzione ha provveduto, come da accordi, a inviare preventivamente l'intero girato di circa quarantacinque minuti al Dott. Natoli e a trasmettergli, per giunta, dietro sua ulteriore e successiva richiesta non concordata, l'estratto di circa due minuti e venticinque secondi che sarebbe stato inserito nella puntata dell'11 dicembre. Infine, la Redazione ha proposto al Dott. Natoli la pubblicazione integrale della stessa sulla piattaforma RaiPlay, come esposto sopra.

Alla luce della ricostruzione esposta, l'operato della trasmissione "FarWest" risulta corretto e conforme alle prescrizioni del Contratto di Servizio in vigore e del Testo Unico sui doveri dei giornalisti.

GRAZIANO, BAKKALI, PELUFFO, STUMPO - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della Rai.

Per sapere - premesso che,

con il presente atto di sindacato ispettivo si intende sollevare all'attenzione dei vertici Rai un episodio che riguarda un prodotto giornalistico, della inviata di Rainews Valeria Ferrante, su Matteo Messina Denaro;

- la questione in particolare riguarderebbe la diffida della legale Lorenza Guttadauro, anche nipote del boss Matteo Messina Denaro, rispetto ad una registrazione di una sua conversazione telefonica già andata in onda pochi giorni dopo l'arresto del capo mafia negando di aver dato il consenso alla messa in onda della stessa;

- suddetto atteggiamento da parte dell'avvocata Guttadauro sembrerebbe aver creato imbarazzo nella testata del servizio pubblico con il serio rischio di mortificare il lavoro della giornalista e di esporla oggettivamente a pericoli ulteriori per quel che riguarda il suo lavoro.

Si chiede di sapere se i vertici risultino essere a conoscenza di quanto riportato in premessa e quali iniziative intendano assumere al fine di tutelare il lavoro giornalistico della inviata Valeria Ferrante considerata la delicatezza della questione.

(58/521)

RISPOSTA. - Con riferimento all'interrogazione in oggetto, sentite le competenti strutture aziendali, si forniscono i seguenti elementi.

Sul tema, oggetto dell'interrogazione, si evidenzia che la giornalista di Rai News 24, Valeria Ferrante, ha svolto correttamente il suo lavoro all'interno della cornice deontologica che caratterizza il lavoro dei giornalisti del servizio pubblico.

Della vicenda sono al corrente le Direzioni aziendali competenti.

GASPARRI - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della Rai.

Premesso che:

lo scorso 26 dicembre, durante la trasmissione "Da Natale a Santo Stefano" su Rai 2 è andata in onda una rappresentazione blasfema della Natività messa in scena da Francesco Paolantoni e Biagio Izzo;

si è trattato di una volgare parodia della Sacra Famiglia trasmessa su un canale del servizio pubblico proprio nei giorni in cui il mondo cattolico festeggia la Natività,

per sapere:

se la Rai non ritenga che questa rappresentazione sia stata offensiva e abbia urtato fortemente la sensibilità dei telespettatori, credenti e non solo, e quali iniziative intenda intraprendere in merito.

(59/532)

RISPOSTA. - Con riferimento all'interrogazione in oggetto, sentite le competenti strutture aziendali, si forniscono i seguenti elementi.

Lo sketch di Stefano De Martino, Biagio Izzo e Francesco Paolantoni, svoltosi all'interno del programma "Da Natale a Santo Stefano", andato in onda su Rai 2 lo scorso 26 dicembre, è un tipo di una performance che rientra nella fattispecie della parodia.

Quello della parodia è uno dei linguaggi maggiormente usati ed efficaci della comicità popolare. Evidentemente più è noto il tema oggetto della parodia, maggiore è la possibilità di generare divertimento. In questo senso sketch e parodie aventi per tema la Natività sono molteplici, dalla celebre Annunciazione de La Smorfia (Troisi, Arena, Decaro) ai monologhi di Gigi Proietti e Carlo Verdone fino a Il Presepe del Trio Marchesini, Solenghi e Lopez.

La performance dello sketch di De Martino, Izzo e Paolantoni non ha probabilmente raggiunto la forza e l'intensità di cotanti maestri, e così il gradimento non è stato unanime, ma certamente li accomuna l'intento e lo spirito di voler fare una comicità leggera e popolare.

Ci rammarichiamo, infine, se qualcuno si è ritenuto offeso e turbato da qualche battuta.

BERGESIO, CANDIANI, BISA, MACCANTI, MINASI, MURELLI - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della Rai.

Per sapere - premesso che,

Giovanna Pedretti, titolare della pizzeria "Le Vignole" di Sant'Angelo Lodigiano, è stata ritrovata priva di vita nella serata di domenica 14 gennaio;

nei giorni scorsi era stata al centro delle cronache per la sua risposta ad una recensione di un cliente che si diceva scontento per aver mangiato accanto ad alcune persone gay e a un ragazzo disabile. Un commento la cui veridicità era però poi stata messa in dubbio, in particolare dall'influencer Lorenzo Biagiarelli;

le considerazioni dell'influencer vengono poi rilanciate da Selvaggia Lucarelli scatenando in questo modo una gogna mediatica ai danni della sig.ra Pedretti: sulla pagina Facebook della pizzeria, infatti, oltre ai messaggi di sostegno, iniziano ad arrivare gli attacchi, anche molto feroci;

Biagiarelli, infine pubblica un nuovo post sulla questione, spiegando di aver telefonato alla proprietaria del locale e di averla incalzata con le sue domande alle quali la stessa non avrebbe saputo rispondere;

negli ultimi due giorni, la sig.ra Pedretti era stata nuovamente intervistata per avere spiegazioni al riguardo, anche in un servizio al Tg3, nel quale aveva più volte negato di aver creato appositamente la recensione;

il servizio del Tg3 su questi accadimenti, in particolare, è stato condotto dall'inviato con tono inquisitorio e poi montato lasciando volutamente credere che il presunto commento contro gay e disabili fosse stato artatamente preordinato a meri scopi pubblicitari;

Lorenzo Biagiarelli e Selvaggia Lucarelli sono due volti noti della programmazione Rai: il primo influencer di cucina, nel programma "È sempre mezzogiorno", la seconda, influencer e ospite fissa del programma "Ballando con le Stelle";

la sig.ra Lucarelli non è nuova a invettive e scontri tanto sui social network quanto in trasmissione: un ragazzo mutilato da uno squalo, una pizzaiola sospettata di una recensione fake;

in questa sede non si mette in discussione il diritto degli influencer di sostenere anche fermamente le proprie idee, ma è del tutto inaccettabile l'utilizzo di toni ed espressioni non appartenenti ad una trasmissione del servizio pubblico;

così come possano essere usati un padre morto e una dolorosa storia familiare per ferire il Presidente del Consiglio, ma si omaggia la star di Hollywood che scappa dal processo a Matteo Salvini;

Sul punto si ricorda che la Presidente Mariella Soldi, recentemente in un caso che aveva visto coinvolto un giornalista invitato presso un congresso di partito, aveva molto opportunamente osservato che "un giornalista del servizio pubblico debba garantire un atteggiamento sempre equidistante, a prescindere dal contesto in cui opera" e che più in generale "gli operatori dell'informazione Rai sono richiesti di esercitare la propria professione nel segno del pluralismo e dell'imparzialità, essenziali per aiutare il cittadini a formarsi un'opinione libera da pregiudizi, a massimo vantaggio della democrazia e del Paese";

ai sensi dell'articolo 6 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 8 novembre 2021, n.208, in materia di principi generali di informazione e di ulteriori compiti di pubblico servizio nel settore dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, l'attività dell'informazione radiotelevisiva è tenuta a garantire sempre «la presentazione veritiera dei fatti e degli avvenimenti, in modo tale da favorire la libera formazione delle opinioni», ed è fatto espresso divieto di utilizzare metodologie e tecniche capaci di manipolare in maniera non riconoscibile allo spettatore il contenuto delle informazioni;

la vicenda in oggetto contrasta altresì con gli obblighi di contratto cui è soggetta la Rai, ai sensi dell'articolo 6 del Contratto di servizio 2018-2022, in materia di informazione, che impongono alla società di «improntare la propria offerta informativa ai canoni di equilibrio, pluralismo, completezza, obiettività, imparzialità, indipendenza e apertura alle diverse formazioni politiche e sociali», e di assicurare la «presentazione veritiera dei fatti e degli avvenimenti inquadrandoli nel loro contesto, nonché l'obiettività e l'imparzialità dei dati forniti» -:

se non ritenga incompatibile con la cornice normativa e contrattuale riportata in premessa il servizio andato in onda sul Tg3;

secondo quali prescrizioni del contratto di servizio in vigore vengono scelti personaggi come quelli di cui in premessa quali ospiti di importanti e seguite trasmissioni del servizio pubblico radiotelevisivo;

se gli influencer Lorenzo Biagiarelli e Selvaggia Lucarelli siano destinatari di un trattamento economico, a quanto ammonti l'importo complessivamente percepito e/o maturato da ciascuno di essi dal 1° gennaio 2023 ad oggi e come siano stabilite le condizioni contrattuali, anche con riferimento al fatto se vi sia una contrattualizzazione per singola puntata o relativa ad una pluralità di apparizioni.

(60/538)

RISPOSTA. - Con riferimento all'interrogazione in oggetto, sulla base delle informazioni ricevute dalle competenti strutture aziendali, si forniscono i seguenti elementi.

Nella realizzazione del servizio del Tg3 sono state osservate le regole deontologiche. Il contenuto del servizio lasciava ampio spazio al dubbio, fornendo all'intervistata l'occasione/opportunità di ribadire la propria versione dei fatti a più riprese e lasciandole l'ultima parola nel servizio per dire che "assolutamente no", non aveva creato lei la recensione. Le veniva offerta anche la possibilità di replicare alle accuse, avanzate da altri, su una presunta finalità pubblicitaria del suo comportamento. Inoltre, il luogo della conversazione è stato scelto dall'intervistata, fuori dalla pizzeria, dove ha accompagnato l'inviato per tornare con calma sull'argomento, così manifestando la volontà di chiarire i fatti. Il primo giorno era stata lei stessa, contattata telefonicamente, a dare appuntamento al giornalista in pizzeria, il secondo giorno l'inviato è tornato da lei dopo due telefonate, la seconda delle quali partita proprio dalla signora Pedretti che chiedeva di fare alcune correzioni rispetto a quanto detto nella prima.

Fino alla tragica notizia della morte di Giovanna Pedretti, la messa in onda del servizio non aveva generato commenti negativi sui social dove erano stati postati i servizi, né la redazione aveva ricevuto mail, lettere o telefonate di protesta.

Per quanto concerne gli influencer Selvaggia Lucarelli e Lorenzo Biagiarelli si precisa quanto segue.

La Sig.ra Selvaggia Lucarelli, nel corso del 2023, è stata impegnata - su richiesta della Direzione Intrattenimento Prime Time - con un contratto di scrittura artistica a titolo oneroso per tutte le dieci puntate del programma "Ballando con le stelle" (18a edizione), realizzato in appalto parziale con la Ballandi Spa, dove ha svolto il ruolo di "giudice" della gara di ballo (che svolge sin dal 2016, quando è entrata a far parte del cast fisso di tale programma). Si tratta dunque di un contratto, stipulato direttamente con Rai, che ha come oggetto questa specifica produzione e non prevede altri impegni.

Il contratto prevede la clausola standard del Codice Etico Rai a cui devono attenersi tutti i collaboratori e l'obbligo di rispettare le norme e i principi che regolano il servizio pubblico radiotelevisivo.

Le dichiarazioni della Lucarelli sono state rese quando il rapporto contrattuale con Rai era scaduto.

Nel corso del 2023 ha anche preso parte in qualità di "invitata" a singole puntate di altri programmi, quali "Che sarà", "Domenica in", tramite singoli contratti stipulati direttamente con Rai, oltre alla partecipazione come ospite nel programma "Da noi a ruota libera" che è stata resa nell'ambito del contratto di appalto parziale stipulato tra la nostra Azienda e la Endemol, che provvede all'individuazione e contrattualizzazione degli ospiti VIP (previa intesa con la competente struttura editoriale Rai).

L'impegno del Sig. Lorenzo Biagiarelli per il programma "E' sempre mezzogiorno", invece, è reso e disciplinato nell'ambito del contratto di appalto parziale stipulato tra la nostra Azienda e la Stand by Me srl (co-titolare con Rai dell'omonimo format), e da quest'ultima contrattualizzato per tutte le 188 puntate dell'attuale edizione 2023/2024 quale componente del cast fisso del programma (come per le precedenti edizioni 2022/2023 e 2021/2022).

Per completezza, nel corso del 2023, il medesimo ha preso parte in qualità di "invitato" a singole puntate di altri programmi, quali "Ci vuole un fiore", "Stasera c'è Cattelan su Rai Due", "Macondo" e "Cartabianca", tramite singoli accordi stipulati direttamente con Rai, oltre alle ospitate a titolo gratuito nei programmi "Uno mattina in famiglia" e "Che sarà".

FILINI, MONTARULI, BERRINO, CARAMANNA, KELANY, LISEI, MARCHESCHI, MIELI, NASTRI, SBARDELLA, SATTA, SPERANZON - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della Rai

Per sapere, premesso che:

nella puntata dell'8 ottobre 2023, la trasmissione televisiva Report, su Rai 3, manda in onda un servizio a firma di Giorgio Mottola dal titolo "La Russa Dinasty", nel quale si propone di ricostruire le origini che sarebbero alla base del potere e della ricchezza della famiglia dell'attuale Presidente del Senato della Repubblica Ignazio La Russa;

nel tratteggiare i contorni della questione, tra l'altro, viene intervistato un ex Colonnello dei Carabinieri, Michele Riccio, il quale racconta di aver saputo da un suo informatore mafioso che Cosa nostra, nel 1994, avrebbe dato indicazione di votare per Forza Italia e per Antonino e Vincenzo La Russa. Preme rilevare che già in sede di celebrazione del noto processo sulla cosiddetta "Trattativa Stato-Mafia", il testimone intervistato è giudicato inattendibile dalla magistratura, come, peraltro, riportato da Il Giornale il 10 ottobre 2023;

premesso, altresì, che:

nella puntata del 14 gennaio 2024, Report trasmette un servizio, sempre a firma di Giorgio Mottola, dal titolo "Mafia a tre teste", il cui obiettivo è quello di mettere in luce i rapporti che intercorrerebbero tra esponenti in vista di Fratelli d'Italia - che attualmente ricoprono incarichi al Governo e nelle Istituzioni europee - e le cosche mafiose;

nell'affrontare il tema, tra gli intervistati, compare il pentito di Camorra Nunzio Perrella, il quale rivela un presunto legame tra Franco Meloni - padre del Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni - e il boss camorrista Michele Senese, con cui avrebbe avuto un incontro a Nettuno nel 1992. Nondimeno, il pentito intervistato è considerato non attendibile da ben due magistrati, ossia l'ex Procuratore nazionale antimafia di Bologna Roberto Pennisi e l'ex Procuratore capo di Brescia Sandro Raimondi, come svela un documento pubblicato da Il Giornale il 16 gennaio 2024;

considerato che:

ai sensi dell'articolo 6 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 8 novembre 2021, n.208, in materia di principi generali di informazione e di ulteriori compiti di pubblico servizio nel settore dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, l'attività dell'informazione radiotelevisiva è tenuta a garantire sempre «la presentazione veritiera dei fatti e degli avvenimenti, in modo tale da favorire la libera formazione delle opinioni», ed è fatto espresso divieto di utilizzare metodologie e tecniche capaci di manipolare in maniera non riconoscibile allo spettatore il contenuto delle informazioni;

la vicenda in oggetto sembrerebbe in contrasto con gli obblighi di contratto cui è soggetta la Rai, ai sensi del Contratto di servizio, in materia di informazione, che, tra l'altro, impone alla società di assicurare la «presentazione veritiera dei fatti e degli avvenimenti inquadrandoli nel loro contesto, nonché l'obiettività e l'imparzialità dei dati forniti».

Si chiede di sapere:

- se i vertici dell'Azienda siano a conoscenza di quanto esposto in premessa;

- se non ritengano incompatibile con la cornice normativa e contrattuale e con i requisiti, i compiti e i criteri del servizio pubblico il fatto che la trasmissione televisiva Report abbia ripetutamente utilizzato testimoni di giustizia giudicati inattendibili dalla magistratura, peraltro senza darne contezza al pubblico;

- se non ritengano che i servizi esposti in premessa gettino discredito su una trasmissione di inchiesta così rilevante per la Rai, come lo è Report;

- quali iniziative di competenza intendano assumere al fine di garantire il rispetto degli obblighi contenuti all'articolo 6 del contratto di servizio Rai 2018-2022.

(61/539)

RISPOSTA. - Con riferimento all'interrogazione in oggetto, sentite le competenti strutture aziendali, si forniscono i seguenti elementi.

La redazione di Report ha svolto le inchieste oggetto dell'interrogazione avvalendosi - ai fini del confezionamento dei servizi - di prove documentali e fonti ritenute attendibili dalla magistratura sui temi in discussione, in coerenza con la propria natura di trasmissione giornalistica d'inchiesta.

La redazione ha operato nel rispetto dei principi che animano il servizio pubblico e della cornice normativa vigente oltre che di quanto previsto dal Contratto di servizio 2018-2022.

Con riferimento ai due profili specificamente oggetto dell'interrogazione, ossia l'utilizzo a fini di giornalismo d'inchiesta - specie alla luce di quanto riportato dagli articoli pubblicati su il Giornale il 10 ottobre 2023 ("Il metodo Report contro La Russa") e il 16 gennaio 2024 ("Ipocrisia rossa. I pm: L'accusatore del papà di Giorgia è inattendibile") - delle dichiarazioni rese (i) dal pentito di mafia Luigi Ilardo all'ex Colonnello dei Carabinieri, Michele Riccio, su Antonino e Vincenzo La Russa; (ii) dal pentito di camorra Nunzio Perrella su tale "Franco" poi indentificato in Francesco Meloni, si trasmette la risposta della Direzione Approfondimento ove sono esposti gli elementi di contesto (personale, storico e geografico) indispensabili per poter apprezzare il valore a fini giornalistici delle dichiarazioni utilizzate dalla redazione di Report.

Si precisano due elementi.

In merito al servizio "La Russa Dinasty", i fatti menzionati nell'interrogazione parlamentare riguardano le dichiarazioni rese da Michele Riccio nei confronti del generale dei Carabinieri Michele Mori rispetto al mancato arresto di Berardo Provenzano; il 17 luglio 2013 il Tribunale di Palermo ha assolto Mori dalle accuse. In relazione alle dichiarazioni rese su Mori, Riccio è stato sottoposto a indagini per calunnia e il procedimento è stato archiviato.

Infine, in relazione al servizio "Mafia a tre teste", come indicato nell'articolo de il Giornale, le dichiarazioni rese nel 2017 da Nunzio Perrella ai magistrati di Brescia e Bologna riguardano un'unica indagine aperta dinanzi alla Procura di Brescia (non anche alla Procura di Bologna).

ORRICO - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della Rai

Per sapere - premesso che,

lo scorso 7 gennaio il programma "Mi manda Rai 3", che si occupa di approfondimenti e di inchieste sulle problematiche e le contraddizioni del Paese, non è andato in onda nell'area del Trentino;

alle ore 9,00, orario di inizio della predetta trasmissione, il collegamento si staccava e veniva diffuso un vecchio servizio di argomento musicale;

nella data suindicata era invece prevista la messa in onda, all'interno di "Mi manda Rai 3", di un servizio riguardante la questione degli orsi presenti nella provincia di Trento;

il tema degli orsi, reintrodotti con successo nel territorio in questione, e della fauna selvatica in generale è attuale e molto sentito dai cittadini del Trentino;

il disservizio è stato denunciato dai residenti e dall'Ente nazionale protezione animali;

quali tempestive iniziative di competenza intendano adottare i vertici Rai per evitare che una tale circostanza abbia a ripetersi e garantire che la fruizione del servizio pubblico televisivo venga assicurata in maniera uniforme su tutto il territorio italiano.

(62/540)

RISPOSTA. - Con riferimento all'interrogazione in oggetto, sentite le competenti strutture aziendali, si forniscono i seguenti elementi.

In via preliminare, è opportuno far presente che non si è verificato alcun disservizio rispetto a quanto segnalato. Infatti, ogni domenica mattina, dalle ore 9:00 alle ore 10:00, la programmazione regionale mattutina avviene, alternativamente, da Bolzano con "Passpartù - L'Alto Adige in tv", contenente varie trasmissioni, e la domenica successiva da Trento con "Terra di Montagne", generalmente monotematica.

I suddetti contenitori vengono trasmessi in entrambe le province, inserendosi sulla frequenza del canale nazionale di Rai 3 e sono poi replicati la sera alle ore 22:30 circa.

Infine, ad integrazione, è possibile rivedere la puntata del 7 gennaio 2024 sulla piattaforma RaiPlay (dopo essersi registrati) cercando il programma "Mi manda Rai Tre" e selezionando la predetta puntata, in alternativa la puntata è disponibile al seguente link https://www.raiplay.it/video/2024/01/Mi-manda-Raitre---Puntata-del-07012024-6ef68ad4-6ddb-48a9-9848-5e8271c30a76.html.

BEVILACQUA, CAROTENUTO, RICCIARDI - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della Rai.

Premesso che,

Fonti di stampa riportano che il Sen. Maurizio Gasparri avrebbe protestato con i vertici Rai e con gli autori del programma "Avanti Popolo!" a seguito delle dichiarazioni rilasciate, durante la puntata del medesimo programma in data 9 gennaio 2024 dal Sen. Matteo Renzi contro il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani e per la scelta della foto dello stesso Ministro, mostrata durante il programma. Il Sen. Gasparri avrebbe dunque richiesto la messa in onda di una "puntata riparatrice" alla quale doveva inizialmente partecipare personalmente, per poi cedere il posto proprio al Ministro Tajani: l'intervista allo stesso, infatti, è prevista per la sera di oggi, martedì 23 gennaio 2024;

inoltre, le medesime fonti di stampa riportano che il Sen. Gasparri avrebbe chiesto di partecipare, sempre in ottica "riparatoria", ad altri due programmi della Rai, ovvero "Agorà Weekend" e "Che Sarà", nelle immediate vicinanze alla messa in onda della puntata del programma "Report" del 21 gennaio 2024. Come noto, tale puntata continuava ad approfondire il tema relativo alla presidenza, da parte dello stesso Sen. Gasparri, di una società di cybersecurity, circostanza non dichiarata al Senato. Si trattava della seconda puntata sul tema, dopo quella trasmessa in data 3 dicembre 2023, che già aveva determinato reazioni e attacchi da parte del Sen. Gasparri nei confronti del programma e del suo conduttore, Sigfrido Ranucci;

mentre la partecipazione al programma "Agorà Weekend" si sarebbe concretizzata nella mattina di sabato 20 gennaio 2024, la Rai avrebbe rifiutato la partecipazione del Sen. Gasparri al programma "Che Sarà",

si chiede di sapere

se confermano le richieste da parte del Sen. Gasparri di essere ospite in ben tre programmi Rai in un arco ristretto di tempo, quale reazione alla messa in onda della seconda puntata del programma "Report" di indagine sulla sua presidenza di una società di cybersecurity, se l'azienda possa garantire senza alcun dubbio che le ospitate del senatore Gasparri successive alla citata puntata di Report siano avvenute nel pieno rispetto dell'autonomia decisionale ed editoriale dei conduttori e, in caso affermativo, quali iniziative intenda intraprendere per tutelare l'indipendenza del servizio pubblico e quale giudizio ritenga di esprimere sulle reiterate minacce di denuncia che il senatore Gasparri ha espresso nei confronti dell'azienda stessa.

(63/555)

RISPOSTA. - Con riferimento all'interrogazione in oggetto, sentite le competenti strutture aziendali, si forniscono i seguenti elementi.

In via preliminare, si ritiene opportuno evidenziare che, all'interno della più vasta offerta Rai, i programmi di approfondimento sono improntati a canoni di equilibrio, pluralismo, completezza, obiettività, imparzialità e indipendenza in linea con quanto previsto dalla normativa e dal Contratto di Servizio vigente.

In questo quadro vanno considerati gli inviti fatti al Sen. Maurizio Gasparri, Presidente del Gruppo di Forza Italia al Senato, dalle redazioni e dalla parte autoriale dei rispettivi programmi "Agorà Weekend," il giorno 21 gennaio 2024, e "Avanti Popolo!" nella puntata del successivo 23 gennaio, che hanno appunto selezionato temi e ospiti in piena autonomia decisionale e in funzione esclusivamente della propria linea editoriale.

CAROTENUTO, BEVILACQUA, RICCIARDI - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della Rai.

Per sapere - premesso che,

Nella puntata dell'11.01.2024 del programma televisivo "Agorà", trasmesso su Rai 3 e condotto dal giornalista Roberto Inciocchi, durante un dibattito in cui gli esponenti politici dei diversi schieramenti presenti in studio hanno espresso civilmente le proprie opinioni e posizioni sui temi proposti, il Sindaco di Terni, Sig. Stefano Bandecchi, si è rivolto nei confronti dell'Onorevole Anna Laura Orrico con le seguenti gravi espressioni "La signora va abbattuta", "Lei è la dimostrazione palese che la pace si fa solo con le armi", "il fatto che lei è una donna non me ne può fregà de meno", "impari l'educazione e stia in silenzio", "deve stare in silenzio" "Lei è una parlamentare per caso. Guardi 5 anni, le voglio regalare l'orologio, dopodiché se ne va a casa", "Ne ho visti di parlamentari e cercano lavoro tutti i giorni", "Impari il silenzio";

Nemmeno al termine della puntata, allorquando il conduttore ha chiesto al Sig. Bandecchi di scusarsi con l'Onorevole Orrico, il Sindaco di Terni si è ravveduto in alcun modo né ha posto riparo alle gravi espressioni utilizzate;

Il Sig. Bandecchi non è peraltro nuovo a questi episodi, ed anzi nei giorni successivi alla puntata del programma Agorà, in Consiglio Comunale, ha proferito parole sconvolgenti nei confronti delle donne, riprese da tutti i quotidiani nazionali e non solo, che hanno condotto l'Assemblea legislativa dell'Umbria ad approva all'unanimità una mozione di censura nei suoi confronti; posto che tra i principi cardine dell'offerta di servizio pubblico sanciti dal contratto di servizio in vigore (cfr. art. 2) vi sono quelli del rispetto della persona, della convivenza civile, del contrasto ad ogni forma di violenza oltrechè quello di superare gli stereotipi di genere, al fine di promuovere la parità e di rispettare l'immagine e la dignità della donna anche secondo il principio di non discriminazione; ritenuto che

il Sig. Bandecchi, con il comportamento tenuto durante la diretta del programma televisivo Agorà, ha violato ogni basilare regola di rispetto della persona e di convivenza civile, usando violenza verbale in offesa non soltanto dell'Onorevole Orrico ma di tutte le donne e delle Istituzioni;

il Sindaco di Terni ha, dunque, evidentemente violato e mortificato i principi prefissati dell'offerta di servizio pubblico e ha irrimediabilmente danneggiato la stessa trasmissione Agorà, la Rai e, soprattutto, ai cittadini, che non meritano certo di assistere a simili comportamenti in programmi della società concessionaria del servizio pubblico.

si chiede di sapere quali iniziative intendano adottare al fine di garantire il rigoroso rispetto dei principi cardine dell'offerta di servizio pubblico sanciti dal contratto di servizio in vigore (cfr. art. 2), tra cui il rispetto della persona, della convivenza civile, del contrasto ad ogni forma di violenza oltreché il superamento degli stereotipi di genere, al fine di promuovere la parità e di rispettare l'immagine e la dignità della donna anche secondo il principio di non discriminazione;

in particolare, se non intendano scongiurare la violazione dei suindicati principi impedendo che soggetti notoriamente in contrasto con i canoni del servizio pubblico, e della convivenza civile, come il Sig. Bandecchi, possano essere invitati come ospiti nei programmi delle principali reti nazionali.

(64/567)

RISPOSTA. - Con riferimento all'interrogazione in oggetto, sentite le competenti strutture aziendali, si forniscono i seguenti elementi.

In via preliminare, si ritiene opportuno evidenziare che, in linea con quanto previsto dal vigente Contratto di Servizio, la Rai è da sempre impegnata per un'informazione esauriente e completa sui temi e sulle questioni di genere, per una rappresentazione rispettosa e non stereotipata della figura femminile e nel più attivo contrasto verso ogni forma di violenza contro le donne.

Quanto avvenuto nel corso della puntata di Agorà del giorno 11 gennaio u.s., ricostruito in dettaglio nell'interrogazione in oggetto, è stato innanzitutto prontamente stigmatizzato in diretta, nella sua gravità, dallo stesso conduttore Roberto Inciocchi e successivamente la redazione e il gruppo autoriale non hanno più invitato in trasmissione Stefano Bandecchi. Quanto dichiarato dal Sindaco di Terni ha oggettivamente recato danno sia allo svolgimento del dibattito in studio che all'immagine di un programma - quale Agorà - che si è sempre distinto sulle tematiche di genere, nei toni, nei servizi e nella composizione dei parterre.

BAKKALI, GRAZIANO, FURLAN, NICITA, PELUFFO, STUMPO, VERDUCCI - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della Rai.

Per sapere

Premesso che:

- Negli ultimi giorni tg e testate on line a partire da quelle del servizio pubblico si sono occupate dell'abbandono di un neonato da parte di una donna presso il pronto soccorso dell'ospedale di Aprilia;

- Le immagini trasmesse "in esclusiva" dal Tg1 e poi da Rainews e successivamente dalle altre testate, anche per la modalità attraverso la quale sono state mandate in onda sono risultate lesive delle norme riguardante la privacy e anche delle basilari regole deontologiche che riguardano la professione giornalistica;

- Suddette immagini ritraggono una donna in un assoluto momento di fragilità umana e per questo sono altamente impattanti per quanto concerne la dignità stessa della donna;

- In merito, proprio in ragione delle argomentazioni richiamate in premessa, è intervenuta addirittura l'Autorità garante per la protezione dei dati personali invitando i media ad astenersi dalla ulteriore diffusione delle immagini richiamando al rispetto delle regole deontologiche e di privacy;

- Il servizio pubblico avrebbe dovuto essere di esempio in una vicenda come quella in oggetto e invece nell'esercitare il doveroso diritto/dovere di informare non ha rispettato le previste regole di ingaggio mortificando anch'esso la dignità della donna.

Si chiede pertanto di sapere per quali ragioni il servizio pubblico, sul caso in questione, non ha rispettato le più basilari regole deontologiche e di privacy e quali iniziative intenda conseguentemente assumere affinché tali episodi non si ripetano coniugando dovere di cronaca con tutela della dignità delle persone.

(65/568)

DE CRISTOFARO - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della Rai.

Premesso che,

Telegiornali e testate on line hanno pubblicato il video delle telecamere di sicurezza in cui una donna abbandona un neonato davanti al Pronto soccorso di Aprilia;

l'Ordine nazionale dei giornalisti ha espresso sconcerto per il servizio del TG1 RAI in cui sono state mandate in onda le immagini delle telecamere di sorveglianza che mostravano il momento in cui una donna, entrata in ospedale con una carrozzina, abbandonava il suo bimbo. Nelle immagini trasmesse dalla Rai si vede chiaramente il volto della donna. Le stesse immagini sono state poi pubblicate anche da altre testate.

Considerato che,

Le immagini si pongono in evidente contrasto con le disposizioni della normativa privacy e delle regole deontologiche relative all'attività giornalistica, le quali - pur salvaguardando il diritto/dovere di informare la collettività su fatti di interesse pubblico - prescrivono agli operatori dell'informazione di astenersi dal pubblicare dettagli relativi alla sfera privata di una persona.

Si chiede di sapere,

se il servizio pubblico fosse e sia oggi consapevole della grave violazione della privacy che è stata così operata, oltremodo lesive della dignità della donna, in un momento di particolare fragilità;

se e quali iniziative il Presidente e l'Amministratore delegato intendano mettere urgentemente in atto per rispettare le disposizioni vigenti in materia di privacy e quali misure intendano adottare per evitare la diffusione di ulteriori immagini della donna e per evitare che questo possa riaccadere in futuro.

(66/570)

RISPOSTA. - Con riferimento alle interrogazioni in oggetto, si forniscono í seguenti elementi sulla base delle informazioni ricevute dalle competenti strutture aziendali.

Innanzitutto, occorre osservare come l'attività giornalistica, per propria natura, sia fatta di scelte e bilanciamenti; ogni giornalista è consapevole che il diritto, costituzionalmente garantito, di libertà di informazione e di pensiero si pone sullo stesso piano di altri diritti di rilevanza costituzionale, quali il diritto alla riservatezza e il diritto alla reputazione e dignità personale. La decisione se pubblicare, o meno, una notizia o un'immagine, dunque, involge valutazioni umane e giuridiche, prima ancora che professionali: valutazioni certamente difficili, in alcuni casi più di altri, e ovviamente suscettibili anche di errore.

Nel lavoro di bilanciamento e valutazione di posizioni a volte contrapposte, il diritto di cronaca può dirsi legittimamente esercitato se l'autore del servizio adotti il così detto "decalogo del giornalista". Decalogo in virtù del quale la verità oggettiva (o anche solo putativa) della notizia, l'interesse pubblico all'informazione e la continenza, ossia la forma "civile" dell'esposizione dei fatti, consentono di reputare "scriminato" il comportamento, pure in ipotesi astrattamente illecito, di chi divulghi informazioni lesive dell'altrui reputazione e dignità personale.

Con riguardo al video trasmesso, fermo il requisito della verità, sussisteva certamente un interesse pubblico a conoscere i fatti che ne costituivano oggetto, come pure appare indubitabile che l'informazione in esso contenuta sia stata offerta in modo sintetico, obiettivo, financo "sensibile" e rispettoso della (presunta) mamma in alcune espressioni riportate dalla giornalista nel servizio. In particolare, la redazione del TG1 si è preoccupata di verificare preventivamente e attentamente che la qualità delle immagini, l'inquadratura dall'alto, la posizione assunta dalla donna, nonché la circostanza che la stessa fosse coperta anche sul capo e con una mascherina (dettagli riferiti puntualmente dalla giornalista nel suo servizio), rendevano la protagonista delle immagini non identificabile né riconoscibile.

Tale circostanza ha reso superfluo procedere con l'oscuramento delle relative immagini, costituendo un'immagine dato personale, suscettibile di tutela ai fini della normativa in tema di privacy, se e in quanto essa identifichi o renda identificabile la persona ritratta (art. 4, par. 1, n. 1, Regolamento UE, n. 679/2016). II principio è indiscusso: lo stesso Garante, in un proprio parere (Parere 4/2007, del 20 giugno 2007, WP 136), ha chiarito che costituiscono dati personali "le immagini filmate da un impianto di videosorveglianza", esclusivamente "nella misura in cui le persone riprese siano riconoscibili". Ed anche la giurisprudenza pronunciatasi in argomento ha riconosciuto che "l'identificazione o l'identificabilità della persona fisica è presupposto necessario per poter parlare di dato personale" (App. Messina, 24 luglio 2023, n. 669). In ragione di tale non identificabilità (confermata informalmente in quelle ore dagli stessi investigatori che indagavano sul gesto: non a caso, ad oggi la donna ripresa nel video non è stata rintracciata dai carabinieri), le immagini diffuse - relative a un evento accaduto in pubblico, circostanza che dunque in ogni caso ne avrebbe consentito la trasmissione ai sensi dell'art. 97 - restituivano una scena impersonale, idonea a far emergere, con una rilevante carica emotiva ma anche con tutta la forza dell'obiettività, un tema di sicura rilevanza sociale e già trattato in casi analoghi. D'altra parte, un fatto di cronaca, con immagini di rilevante impatto, può aiutare a fare riflettere e anche discutere l'opinione pubblica, consentendo l'esercizio di quel dovere del giornalista che risiede anzitutto nel "dare notizie", anche le più scomode.

Sono state, allora, proprio tali considerazioni - circa la non identificabilità della donna ripresa e la sicura rilevanza sociale delle immagini - a determinare la valutazione circa la possibilità di mandare in onda il filmato. Analoghe valutazioni, peraltro, sono state condivise dalle maggiori testate giornalistiche nazionali, le quali hanno pubblicato quelle medesime immagini con identiche modalità (come riportato correttamente nella nota del Garante), senza operare - almeno sino all'inizio delle contestazioni e delle polemiche - alcun intervento "tecnico" sul video diffuso.

E c'è di più. Nel proteggere la donna (che non era riconoscibile) e il bambino (mai inquadrato) ci si è preoccupati anche di proteggere tutte le altre persone riprese dal video delle telecamere di sorveglianza acquisite dai carabinieri, facendo appositi tagli e chiedendo preventivamente alle persone riprese nel video la possibilità di trasmettere la loro immagine.

Occorre ulteriormente precisare che nonostante sussistessero, alla luce delle ragioni sopra esposte, gli elementi necessari per consentire la trasmissione del filmato, preso atto dell'animosità delle polemiche sollevate dal servizio ed al solo fine di evitare che si alimentassero ulteriori discussioni, ci si è immediatamente attivati presso i referenti aziendali dell'area Digital (Rai Play e Rai News) per la rimozione delle immagini in questione dalle piattaforme riferibili alla Rai, così da interromperne tempestivamente la diffusione. L'eventuale portata offensiva del filmato è stata dunque eliminata per effetto di tale rimozione. D'altra parte, nel caso in questione, la rimozione è assimilabile ad una rettifica ai sensi dell'art. 35 d.lgs. 8 novembre 2021, n. 208, dal momento che il preteso errore sarebbe consistito proprio nella messa in onda di immagini che in ipotesi era opportuno non trasmettere. E quindi, se anche si volesse individuare una qualche leggerezza nella pubblicazione del filmato (comunque inidonea, come detto, ad assurgere a condotta illecita), si dovrebbe allora riconoscere che con la rimozione delle immagini vi è stata quella correzione dell'errore indicata dall'art. 4 delle regole deontologiche relative al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attività giornalistica, allegate al Testo Unico dei doveri del giornalista. Un concetto, quest'ultimo, espresso chiaramente dallo stesso Ordine dei giornalisti del Lazio in una delibera del novembre 2023.

E ancora. All'indomani delle polemiche emerse intorno all'opportunità di pubblicare il video, il Direttore del TG1 si è prontamente attivato in redazione con l'obiettivo di aumentare per il futuro le cautele poste a presidio della pubblicazione di filmati ed immagini. Per un verso, infatti, ha parlato con membri del comitato di redazione al precipuo fine di sollecitare tutti i giornalisti ad usare la massima attenzione nella diffusione di immagini relative a soggetti coinvolti in fatti di cronaca. Dunque, con una comunicazione interna trasmessa a tutti i redattori, è stato ribadito l'invito al rispetto dei principi deontologici e, più in generale, delle regole di condotta che governano lo svolgimento dell'attività giornalistica quotidiana. Il tutto, nel tentativo di sensibilizzare ulteriormente i giornalisti e le redazioni al più stretto rigore nella pubblicazione di contenuti in possibile conflitto con il diritto alla riservatezza.

Da ultimo, non si può non dare conto della personale quotidiana attenzione del TG1 nel prevenire la violazione di diritti altrui e nella gestione dei temi "sensibili": non a caso, la trasmissione di volti e immagini "blurati" di minori e non solo (anche quando altre testate non avvertono la medesima sensibilità) è sempre oggetto di verifiche meticolose. Ciò che costituisce la testimonianza più alta dell'idea di servizio pubblico, esercitato nel rispetto delle persone riprese e degli spettatori.

VERDUCCI, NICITA, BAKKALI, FURLAN, GRAZIANO - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della RAI

Premesso che,

secondo quanto si apprende dagli organi di stampa la storica sede della Rai di viale Mazzini verrà ufficialmente ristrutturata, come previsto dal nuovo piano industriale 2024-2026 recentemente approvato dal consiglio di amministrazione. I lavori, finalizzati anche allo smantellamento definitivo dell'amianto, dovrebbero iniziare nel 2025 e concludersi nell'arco di circa due anni, comportando il trasferimento temporaneo di circa duemila lavoratori in vari uffici presso il centro Tim di via Oriolo Romano, sulla Cassia;

se effettivamente attuato, questo trasferimento determinerà inevitabilmente delle pesanti ripercussioni sui dipendenti: in termini logistici, gestionali e di conciliazione vita lavoro, che non possono essere ignorate. Appare inoltre evidente che la sede Tim risulta dislocata in una zona molto distante, sia dall'insediamento di viale Mazzini che dagli altri cespiti che, sembrerebbe, verranno mantenuti (via Asiago, via Teulada, ecc.). Il che comporterà, come sottolineano le Rappresentanze sindacali unitarie Rai dell'"Editoriale-Staff di Roma": "una necessaria movimentazione di beni e persone - sia nei due cicli di traslochi che nella ordinarietà - piuttosto complessa e affidata alla flotta aziendale, ai taxi e ai mezzi privati. In un mondo che va in una direzione tesa a promuovere la mobilità sostenibile nelle aziende, la Rai rischia di tornare indietro";

il trasferimento temporaneo dei lavoratori di viale Mazzini presso la suddetta sede Tim potrebbe avere ricadute negative anche, per esempio, sulla mobilità interna dei dipendenti che, non è da escludere, troverebbero più appetibili le sedi centrali collegate a servizi più accessibili;

altra ricaduta potrebbe interessare le nuove assunzioni, che in buona parte potrebbero risultare disincentivate da una eccessiva distanza della sede temporanea;

non andrebbero inoltre trascurate altre possibili problematiche, come la coabitazione con il personale Tim attualmente insediato nel centro di via Oriolo Romano, e i potenziali aggravi di costi connessi alla ristrutturazione e consistenti nello smontaggio, nell'immagazzinamento e nel rimontaggio degli arredamenti - nel frattempo divenuti obsoleti - per il desk sharing, in una nuova sede rinnovata e bonificata.

Considerato che,

gli effetti producibili attraverso un previsto trasferimento di migliaia di lavoratori Rai in una collocazione obiettivamente distante rischiano di essere non sostenibili e di creare fortissimi disagi;

si chiede di sapere:

quali sono stati i criteri e i motivi che hanno condotto alla scelta della sede di via Oriolo Romano e perché non si è optato, al contrario, per una collocazione più centrale o semi-centrale, più facilmente raggiungibile, nell'area urbana di Roma Capitale;

se sono state effettivamente valutate tutte le possibilità nell'ambito dell'indagine di mercato che ha preceduto l'individuazione dell'immobile destinato ad ospitare temporaneamente i lavoratori Rai;

se è stata valutata adeguatamente la collocazione di via Oriolo Romano, raggiungibile attraverso via Cassia Nuova, una strada notoriamente ad elevato rischio incidenti e frequentemente intasata dal traffico, requisiti che non potevano sfuggire durante la fase di indagine di mercato;

se la Rai intenda responsabilmente aprire un tavolo di confronto con le rappresentanze sindacali a tutela e garanzia dei lavoratori cui non può essere negato il diritto di essere rappresentati nella gestione di questa transizione non certo esente da problematicità ignorabili.

(67/574)

RISPOSTA. - Con riferimento all'interrogazione in oggetto si forniscono i seguenti elementi sulla base delle informazioni ricevute dalle competenti strutture aziendali.

Come previsto dal Piano Immobiliare approvato dal Consiglio di Amministrazione Rai nel luglio 2022, sono in corso le attività propedeutiche al progetto riqualificazione della sede della Direzione Generale Rai di Roma Viale Mazzini 14, ed in particolare la ricerca di un "immobile polmone" da condurre in locazione per tutta la durata dei lavori, il cui inizio è previsto nel 2025, per poi terminare entro il 2030.

A tale scopo, nel mese di giugno 2023 è stato pubblicato un "Invito a manifestare interesse per immobili da locare in Roma" sul sito internet www.immobili.rai.it e sui principali quotidiani nazionali.

L'indagine di mercato, seppure non vincolante, ha il fine di contrattualizzare ed allestire uno o più immobili ubicati nel territorio di Roma Capitale, dove poter trasferire temporaneamente gli uffici della Direzione Generale ed eventualmente altri uffici. Il fabbisogno indicato nell'avviso è di 25.000 mq di superficie, per la sistemazione di circa 1.000 postazioni di lavoro, su cui si alternerà in desk sharing un bacino totale di 1.500 addetti, provenienti dalla Sede di Viale Mazzini e da altre sedi distaccate.

Gli immobili oggetto della ricerca dovranno avere una tipologia e una destinazione d'uso idonea per uffici direzionali ed operativi, e la localizzazione nell'area urbana di Roma Capitale, all'interno del Grande Raccordo Anulare, con preferenza per le zone centrali o semicentrali dei quadranti Nord della città.

Lo scopo è quello di un'esplorazione del mercato immobiliare locale più ampia possibile, con l'obiettivo di individuare una o più sedi temporanee per il trasferimento del personale, mediante una valutazione complessiva che terrà conto di diversi criteri, tra cui, indicativamente, la solidità patrimoniale e la reputazione del soggetto proponente, la localizzazione dell'immobile proposto ed il suo grado di rispondenza alle caratteristiche richieste, la completezza della documentazione, la funzionalità, il livello qualitativo e lo stato manutentivo dell'edificio e della relativa dotazione impiantistica, le condizioni economiche offerte, la capacità tecnica e organizzativa del proponente di perfezionare l'operazione, ivi compresi gli eventuali interventi di personalizzazione dell'immobile, ed i tempi prevedibili di realizzazione del progetto.

Nella sostanza, la difficoltà riscontrata nel corso della ricerca di mercato è quella di reperire un immobile che si avvicini il più possibile ai requisiti indicati nell'avviso, e che abbia però costi di locazione e di allestimento sostenibili. Allo stato attuale, sono in corso approfondimenti tecnici e valutazioni sulle diverse proposte pervenute, sulla base dei criteri sopra descritti, ma nessuna trattativa è ad oggi in corso né tantomeno conclusa.

Nell'ambito dell'iter di valutazione l'Azienda incontrerà le delegazioni sindacali rappresentative del personale coinvolto per esporre l'esito della ricognizione, anche al fine di individuare le migliori soluzioni possibili in termini di mobilità casa/lavoro, fermo restando che, come evidenziato anche nell'interrogazione, il fine ultimo del trasferimento è quello di consentire l'effettuazione dei lavori di riqualificazione della sede di Viale Mazzini, risolvendo così anche l'annosa problematica della presenza di amianto all'interno delle strutture, che ha finora impedito l'adeguamento dell'immobile a più moderni criteri di funzionalità e sostenibilità ambientale.

BERGESIO, BIZZOTTO - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della RAI Premesso che:

da molti mesi ormai perdurano i gravi disservizi legati alla mancanza di ricezione del segnale Rai in molti Comuni dell'area Bassanese in provincia di Vicenza (Bassano del Grappa, Romano d'Ezzelino, Tezze sul Brenta, Cassola, Rosà, Cartigliano, Pove, Mussolente, Valbrenta) e in altre zone del Veneto, come la fascia pedemontana della provincia di Treviso e la zona costiera in provincia di Venezia, rendendo impossibile la visione di qualsiasi canale e programma Rai, nonostante i cittadini si siano dotati di dispositivi e attrezzature di ultima generazione sia per l'apparecchio televisivo, sia per l'impianto dell'antenna;

la Rai, sollecitata dai sindaci e dagli amministratori comunali, avrebbe imputato il mal funzionamento alle condizioni meteo sfavorevoli e ad una tecnologia obsoleta che doveva essere sostituita dalla nuova versione digitale, la cui sostituzione, prevista originariamente a partire dal 10 gennaio, sembra essere slittata a settembre;

a prescindere dalla causa, la Rai ha il dovere di rimuovere il problema e garantire la ricezione del segnale a tutti;

l'articolo 59 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208 al comma 2, fra i compiti del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, inserisce al primo posto la garanzia della "diffusione di tutte le trasmissioni televisive e radiofoniche di pubblico servizio con copertura integrale del territorio nazionale, per quanto consentito dallo stato della scienza e della tecnica";

il contratto di servizio siglato fra la Rai e il Ministero ribadisce tale impegno assicurando la copertura integrale sul territorio nazionale attraverso le tecnologie esistenti;

sebbene in diverse aree del Veneto come il Bassanese il servizio pubblico non venga garantito e la previsione legislativa resti dunque inapplicata, i cittadini si trovano comunque a dover corrispondere il regolare pagamento del canone di abbonamento per "la detenzione nell'ambito familiare di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive";

gli utenti che stanno subendo disagi per il mal funzionamento, hanno tentato di rivolgersi direttamente a Rai Way per segnalare il difetto di ricezione del segnale e sensibilizzare la società che si occupa della trasmissione del segnale, ma non sono riusciti ad avere alcuna risposta seguendo le procedure indicate sul sito, né utilizzando il numero telefonico indicato, né scrivendo nell'apposita chat bot;

per sapere:

se la dirigenza sia conoscenza dei problemi di ricezione del segnale Rai che si registrano da mesi nel Bassanese e in molte zone del territorio veneto che impediscono a migliaia di cittadini di godere del proprio diritto di fruire del servizio pubblico radiotelevisivo;

come e con quali tempi intenda attivarsi per risolvere urgentemente il problema e assicurare la ricezione del segnale Rai a tutti gli utenti che sono costretti a pagare il canone di abbonamento per un servizio che, in realtà, non viene loro erogato, nel rispetto degli impegni che la società ha assunto con la sottoscrizione del contratto di servizio;

se non ritenga doveroso fornire risposte certe ai cittadini utenti in merito alle cause di mal funzionamento e alle tempistiche previste per la risoluzione del problema.

(68/579)

RISPOSTA. - Con riferimento all'interrogazione in oggetto, sulla base delle informazioni ricevute dalle competenti strutture aziendali, si forniscono i seguenti elementi.

In via preliminare si precisa che l'Azienda è a conoscenza di alcune problematiche tecniche che impediscono la corretta ricezione dei segnali Rai nelle zone segnalate.

Il problema, di non facile soluzione, è dovuto effettivamente alla particolare orografia del territorio che, soprattutto in alcune condizioni metereologiche, favorisce l'insorgere di fenomeni di anomala propagazione del segnale digitale.

Il recente passaggio del principale Multiplex Rai (denominato "MUXMR" che diffonde Rai1HD, Rai2HD, Rai3 nazionale/regionale e RaiNews24) sui canali in banda UHF in modalità SFN (Single Frequency Network), unito alla mancata adozione del nuovo standard di diffusione di seconda generazione (DVB-T2), ha accentuato i problemi legati ad auto-interferenze, con segnali provenienti dall'Emilia-Romagna ed in alcuni casi anche da territori al di fuori dei confini nazionali.

Nelle more del passaggio al DVB-T2, al fine di mitigare le problematiche nel minor tempo possibile, è stato dato mandato alla consociata Rai Way, che gestisce per conto della Rai gli impianti di diffusione, di mettere in atto un insieme di interventi mirati sul territorio nazionale con particolare attenzione alla regione Veneto.

Tali interventi, che consisteranno in delocalizzazioni e potenziamenti di alcuni impianti di diffusione, interesseranno principalmente l'aera del bassanese e le località di Jesolo, Caorle, Eraclea, Cavallino e San Donà di Piave.

La massima efficacia di queste misure si otterrà solo in abbinamento, ove necessario, all'adeguamento degli impianti di ricezione domestica.

La situazione sarà costantemente monitorata al fine di rendere fruibili tutti i servizi Rai al più alto numero possibile di utenti, che possono comunque accedere al servizio anche via satellite (tramite la piattaforma Tivùsat) e via IP.

GASPARRI - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della RAI

Premesso che:

ci sono molte polemiche sulla vendita dei biglietti del Festival di Sanremo,

per sapere

quali siano le modalità di vendita da parte della Rai;

se esistano corsie preferenziali per i dipendenti della Rai;

se sia vero che esiste un portale dove con modalità telematiche i dipendenti della Rai possano acquistare questi biglietti;

se l'acquisto dei biglietti sia vincolato all'uso da parte degli acquirenti o se questi biglietti possano essere ceduti a terzi,

in generale, se ritengano di chiarire quali siano le esatte modalità con cui si procede in questo campo da parte della Rai.

(69/580)

RISPOSTA. - Con riferimento all'interrogazione in oggetto, sentite le competenti strutture aziendali, si forniscono i seguenti elementi.

In via preliminare è opportuno far presente che gran parte delle aziende, anche pubbliche e concessionarie di servizi pubblici, offrono ai propri dipendenti delle facilities e degli sconti per i servizi erogati dall'azienda, al fine di migliorarne il coinvolgimento, la soddisfazione nonché accrescerne l'attaccamento e l'orgoglio di appartenenza.

In tale ambito s'inquadra la vendita dei biglietti per il Festival di Sanremo, che è affidata alla consociata commerciale Rai Com. La Rai, da molti anni a questa parte, al fine di condividere con il proprio personale l'orgoglio di "realizzare insieme" una kermesse unica nel panorama mediatico italiano, ha messo a disposizione dei dipendenti una quota di biglietti estremamente limitata, pari al 1,5% circa dei posti disponibili in teatro.

Si precisa, infine, che i dipendenti acquistano i biglietti agli stessi patti e condizioni di vendita disponibili per i privati cittadini non fruendo pertanto di alcun tipo di scontistica. Anche il sistema di vendita è il medesimo, i biglietti si acquistano tramite il sito della biglietteria dell'Ariston, attraverso un link pubblicato sulla intranet aziendale.

CANDIANI, BERGESIO, BISA, MACCANTI, MINASI, MURELLI - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della RAI

Per sapere - Premesso che

Nella puntata del 1° febbraio 2024 del programma "il cavallo e la torre" dal titolo "il dissenso" il conduttore Marco Damilano ha invitato l'attivista e scrittrice Flavia Carlini la quale ha attaccato il Ministro Matteo Salvini sul caso Ilaria Salis sostenendo che "la sua posizione ci dice tantissimo sullo stato di salute della nostra democrazia";

anche sullo stato della libertà la scrittrice pare non abbia dubbi circa la posizione subalterna dei media al governo compresa la Rai. Visto che le parole, soprattutto se pronunciate in televisione hanno un peso e possono essere veicolate ad una vasta gamma di persone, sarebbe d'uopo un maggior supplemento riflessivo se non dell'ospite almeno del conduttore. Sul punto specifico a parere degli interroganti sorge spontanea la domanda di dove e in quale altro paese una testata "supina" al potere politico ospiterebbe in prima serata sulla televisione nazionale una oppositrice del governo stesso;

la lezione dell'ospite, sullo stato della democrazia nel nostro paese, proseguiva sostenendo che "il governo accetta il dissenso solo nei termini in cui è un esercizio retorico, sono parole, parole moderate. Nel momento in cui queste parole diventano più dure o si trasformano in azione politica … d'un tratto il dissenso non diventa più accettato";

in un paese che ha vissuto momenti drammatici di conflittualità politica, si tratta di affermazioni gravissime al limite dell'istigazione, del tutto sottovalutate dal conduttore che non è mai intervenuto avallando, nei fatti la tesi dell'attivista;

nel prosieguo della trasmissione, infine, parlando delle ultime elezioni politiche il conduttore, nella veste di oppositore politico, ha addirittura chiosato "lì c'è stato il voto inutile";

il conduttore è solito utilizzare la trasmissione per preordinati scopi politici di suo personale dissenso; ricordiamo infatti che primo e unico caso della Rai, l'AgCom con Delibera n. 335 del 21 settembre 2022 ha già sanzionato la trasmissione in quanto "non è stato assicurato il rispetto dei principi di pluralismo, obiettività, completezza, correttezza, lealtà ed imparzialità dell'informazione";

in questa sede non si mette in discussione il diritto dei giornalisti o dei loro ospiti di sostenere anche fermamente le proprie idee, ma è del tutto inaccettabile l'utilizzo di toni ed espressioni non appartenenti ad una trasmissione del servizio pubblico;

sul punto si ricorda che la Presidente Mariella Soldi, recentemente in un caso che aveva visto coinvolto un giornalista invitato presso un congresso di partito, aveva molto opportunamente osservato che "un giornalista del servizio pubblico debba garantire un atteggiamento sempre equidistante, a prescindere dal contesto in cui opera" e che più in generale "gli operatori dell'informazione Rai sono richiesti di esercitare la propria professione nel segno del pluralismo e dell'imparzialità, essenziali per aiutare il cittadini a formarsi un'opinione libera da pregiudizi, a massimo vantaggio della democrazia e del Paese";

ai sensi dell'articolo 6 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 8 novembre 2021, n.208, in materia di principi generali di informazione e di ulteriori compiti di pubblico servizio nel settore dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, l'attività dell'informazione radiotelevisiva è tenuta a garantire sempre «la presentazione veritiera dei fatti e degli avvenimenti, in modo tale da favorire la libera formazione delle opinioni», ed è fatto espresso divieto di utilizzare metodologie e tecniche capaci di manipolare in maniera non riconoscibile allo spettatore il contenuto delle informazioni;

la vicenda in oggetto contrasta altresì con gli obblighi di contratto cui è soggetta la Rai, ai sensi dell'articolo 6 del Contratto di servizio 2018-2022, in materia di informazione, che impongono alla società di «improntare la propria offerta informativa ai canoni di equilibrio, pluralismo, completezza, obiettività, imparzialità, indipendenza e apertura alle diverse formazioni politiche e sociali», e di assicurare la «presentazione veritiera dei fatti e degli avvenimenti inquadrandoli nel loro contesto, nonché l'obiettività e l'imparzialità dei dati forniti» -:

se non ritenga incompatibile con la cornice normativa e contrattuale riportata in premessa la puntata del 1° febbraio 2024 della trasmissione il "cavallo e la torre";

secondo quali prescrizioni del contratto di servizio in vigore vengono scelti personaggi come quelli di cui in premessa quali ospiti di importanti e seguite trasmissioni del servizio pubblico radiotelevisivo;

se i vertici Rai considerano la scelta editoriale del programma in premessa coerente con il ruolo e la funzione del servizio pubblico.

(70/582)

RISPOSTA. - Con riferimento all'interrogazione in oggetto, sulla base delle informazioni ricevute dalle competenti strutture aziendali, si forniscono i seguenti elementi.

In via preliminare è opportuno premettere che "Il cavallo e la torre" è un programma che va in onda da due stagioni e ha superato le 300 puntate con uno share superiore al 6,7 per cento. La trasmissione ospita esponenti politici di tutti i partiti e soprattutto dà voce a parti della società spesso escluse o poco rappresentate. Nel corso del programma vengono affrontati argomentazioni forti e a volte radicali, in coerenza con un'idea di giornalismo obiettivo ed equidistante tra i partiti, ma non neutrale, inerte, incolore rispetto ai valori della dignità della persona, dell'uguaglianza, dei diritti da valorizzare che sono riconosciuti nella Costituzione repubblicana.

In tale contesto nella puntata de "Il cavallo e la torre" del 1° febbraio 2024 Flavia Carlini è stata invitata come giovane attivista, già affermata sulla rete e sui social, Vicepresidente dell'intergruppo parlamentare per i diritti fondamentali della persona, senza una dichiarata appartenenza politica. L'occasione per l'invito è stata la pubblicazione del suo nuovo libro "Noi vogliamo tutto", edito da Feltrinelli.

La suddetta puntata ha coinciso con l'uscita di una notizia relativa al caso di Ilaria Salis, cui la trasmissione aveva dedicato altre puntate in precedenza. La notizia del giorno era l'annuncio di querela nei confronti del ministro Matteo Salvini da parte di Roberto Salis, il padre di Ilaria, per via delle affermazioni espresse dal ministro sulla figlia detenuta in Ungheria. La notizia della querela e le frasi di Salvini sono state riportate con grande evidenza sui principali siti di quel giorno, in apertura dei tg della sera, sui quotidiani del giorno dopo. Il punto di partenza del programma, dunque, non poteva che essere una delle notizie più importanti della giornata su un caso che ha mobilitato l'attenzione dell'opinione pubblica non solo italiana. Le posizioni in campo sono state sintetizzate dal conduttore Marco Damilano all'inizio della trasmissione, prima di lasciare la parola all'ospite, che le ha commentate con un punto di vista caratterizzato e riconoscibile per il pubblico.

Quando l'ospite ha parlato di "informazione mainstream" occupata dal governo, compresa quella del servizio pubblico, il giornalista ha reagito chiedendo in cosa vedesse differenze con il passato e poi domandando se vedesse crescere un'alternativa politica all'attuale governo, perché la parola dissenso allude alla mancanza di una opposizione parlamentare. L'ospite ha risposto che "l'opposizione non è un contraltare al governo". Una dura critica nei confronti delle forze di opposizione che non riescono a incidere.

La battuta sul "voto inutile", invece, era relativa all'inutilità del voto di quegli elettori che alle ultime elezioni (Politiche 2022) hanno destinato il loro suffragio a partiti divisi e già perdenti in partenza, che non avevano nessuna possibilità di competere con la coalizione uscita vincente dalle urne.

Nel corso della trasmissione si è parlato anche di altri temi affrontati dalla Carlini nel suo libro e nelle sue prese di posizione sui social: la rabbia sociale, il lavoro dei giovani, la reazione alla morte di Lorenzo Parelli, morto a 18 anni l'ultimo giorno di stage, la mancanza di rappresentanza politica, l'astensionismo giovanile alle elezioni, le malattie "invisibili" come l'endometriosi, la fibromialgia, la vulvodinia, che in gran parte non sono tutelate dal servizio sanitario nazionale, dai livelli essenziali di prestazione e di cui si parla pochissimo sui media.

Oltre i due terzi del tempo della trasmissione è stato dedicato a temi più larghi della stretta attualità di giornata.

BERGESIO, CATTOI, TESTOR, CANDIANI, MACCANTI, MINASI, MURELLI - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della RAI

Per sapere -Premesso che

come appreso da fonti di stampa la Rai dopo aver manifestato, con grande insistenza, la volontà di realizzare un servizio sul progetto Bike to Work, l'iniziativa lanciata dal comune di Trento che premia economicamente i dipendenti che vanno in ufficio in bici, a piedi o usando mezzi pubblici, ha all'improvviso comunicato che non avrebbe più realizzato il servizio dopo l'abbattimento dell'Orso M90 da parte della Provincia;

in altri messaggi successivi, inviati dalla mail aziendale, la giornalista rincara la dose scrivendo che la deontologia professionale le impedisce di dare "visibilità gratuita" a una città capoluogo della provincia guidata dal "mandante delle uccisioni degli orsi", definito poi anche "assassino";

in questa sede non si mette in discussione il diritto dei giornalisti o dei loro ospiti di sostenere anche fermamente le proprie idee, ma è del tutto inaccettabile l'utilizzo di toni ed espressioni non appartenenti ad una trasmissione del servizio pubblico;

sul punto si ricorda che la Presidente Mariella Soldi, recentemente in un caso che aveva visto coinvolto un giornalista invitato presso un congresso di partito, aveva molto opportunamente osservato che "un giornalista del servizio pubblico debba garantire un atteggiamento sempre equidistante, a prescindere dal contesto in cui opera" e che più in generale "gli operatori dell'informazione Rai sono richiesti di esercitare la propria professione nel segno del pluralismo e dell'imparzialità, essenziali per aiutare il cittadini a formarsi un'opinione libera da pregiudizi, a massimo vantaggio della democrazia e del Paese";

la giornalista Silvia Di Tocco, in forza alla redazione "Intrattenimento Day Time" sul proprio profilo Facebook ha poi "ripostato" un grave insulto al Presidente della Provincia di Trento Fugatti;

nella seduta del 9 ottobre 2019, la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi ha approvato una risoluzione su princìpi e linee guida sull'utilizzo dei social media da parte dei dipendenti e collaboratori della RAI, volte a regolare la gestione e l'utilizzo dei social network (quali Facebook, Twitter, blog, chat, forum di discussione e strumenti similari) da parte del personale e dei collaboratori dell'Azienda, in considerazione della rilevanza di tale mezzo di comunicazione, dell'impatto reputazionale che può avere sull'Azienda e dell'effetto che può esercitare sugli utenti la comunicazione espressa da un dipendente del servizio pubblico;

le linee guida, in particolare, specificano l'assimilabilità della diffusione del pensiero a mezzo dei social network alle dichiarazioni rese attraverso i tradizionali strumenti di comunicazione di massa (giornali, radio, televisione) e richiamano i giornalisti alla ferma applicazione delle condotte poste in essere, del "Testo unico dei doveri del giornalista" che, all'articolo 2, lettera g), prevede l'osservanza dei principi deontologici nell'uso di tutti gli strumenti di comunicazione, ivi compresi i social network;

le medesime, inoltre, raccomandano al personale e ai collaboratori di adottare ogni cautela affinché i pensieri espressi, i toni utilizzati e i contenuti condivisi sui social network - anche se provenienti da terzi - siano rispettosi dei principi di cui al Contratto nazionale di servizio, quali l'imparzialità, l'indipendenza, il pluralismo, il principio di legalità, il divieto di discriminazione, il rispetto della dignità della persona, il contrasto ad ogni forma di violenza;

il Codice etico del gruppo RAI prescrive ai dipendenti, collaboratori, consulenti, fornitori e partner di adeguare le proprie azioni e i propri comportamenti ai princìpi, obiettivi ed impegni in esso previsti e determina che ogni sua violazione «comporterà l'adozione di provvedimenti disciplinari, proporzionati in relazione alla gravità e/o recidività della mancanza o al grado della colpa» (art. 12), nel rispetto del "Regolamento di Disciplina" redatto ai sensi dell'art. 7 della Legge 20 maggio 1970, n. 300 e delle disposizioni contenute nei CCNL di lavoro applicabili;

quali determinazioni intenda assumere l'Azienda nei confronti della giornalista per i fatti di cui in premessa, alla luce della nuova Risoluzione approvata dalla Commissione di Vigilanza e del vigente Codice etico.

(71/583)

RISPOSTA. - Con riferimento all'interrogazione in oggetto, sulla base delle informazioni ricevute dalle competenti strutture aziendali, si forniscono i seguenti elementi.

In via preliminare è opportuno far presente che tutti coloro che lavorano in Rai sono impegnati ad osservare e a fare osservare i principi contenuti nel Codice Etico.

Per quanto concerne la programmista regista di Intrattenimento Day Time, oggetto dell'interrogazione, la Direzione Risorse Umane e Organizzazione della Rai ha aperto un procedimento disciplinare ancora in corso.

BEVILACQUA, CAROTENUTO - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della Rai.

Premesso che,

Fonti di stampa riportano che il progetto di fiction sulla vita del prete di strada Don Gallo, che vedeva tra gli autori anche Ricky Tognazzi, avrebbe ottenuto l'avallo Rai a fine 2022 e, per tale motivo, la casa di produzione Titanus avrebbe iniziato la ricerca degli attori. Tuttavia, il progetto sarebbe stato improvvisamente fermato e accantonato nel 2023;

le medesime fonti di stampa riportano come tale arresto potrebbe essere dovuto al cambio di CdA della Titanus, che avrebbe comportato anche di una società controllata, ma dotata di autonomia, per simili produzioni, denominata Titanus Production, a seguito di un'operazione di acquisizione e fusione con la società C.IAO. S.r.l.;

tuttavia, Massimo Veneziani, amministratore delegato della società controllante Titanus S.p.A., afferma che l'azienda tiene moltissimo al progetto, che conta di realizzarlo tra il 2024 e il 2025 e che la creazione di Titanus Production non ha avuto conseguenze sulla scelta di bloccare il progetto che, invece, sarebbe dovuta a ragioni di budget e allocazioni da parte di Rai Fiction, che ne hanno comportato la posticipazione;

ciò nonostante, dopo la pubblicazione della notizia, la Rai, ha rilasciato una nota in cui precisa che, in merito: "alla notizia sulla mancata attivazione della produzione della fiction Don Gallo", "l'idea risalente al 2020 non è mai stata concretizzata. Di conseguenza nessun progetto produttivo è stato preso in considerazione da Rai Fiction", anche se organi di stampa riportano la testimonianza di chi ha lavorato al progetto fino al dicembre del 2022 e sostiene che si sia lavorato su sopralluoghi, casting, lista pose e giorni di produzione,

si chiede di sapere

se confermano l'inesistenza del progetto al quale fa riferimento l'amministratore delegato della Titanus S.p.A. o se, invece, siano intercorse interlocuzioni tali da far ritenere all'a.d. Massimo Veneziani che vi sia un progetto allo stato solo accantonato e se, conseguentemente, prevedano la realizzazione della fiction e la messa in programmazione.

(72/594)

STUMPO, GRAZIANO, BAKKALI, PELUFFO - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della Rai.

Per sapere

Premesso che:

- Nonostante se ne parli da tempo la fiction su Don Gallo il prete dalla parte degli ultimi non risulta essere in palinsesto Rai neppure per la prossima stagione;

- La fiction avrebbe dovuto essere realizzata da Titanus e nel novembre del 2022, come risulta anche dalle affermazioni della Liguria Film Commission, erano già stati definiti i giorni di lavorazione (27) e anche le location (16) in cui girarla, tra le quali la Comunità di san Benedetto al porto, fondata proprio da don Gallo, la casa di Bocca di rosa e i caruggi;

- Secondo quanto affermato da Massimo Veneziano, Ad della controllante Titanus spa, "Rai Fiction non ha annullato il progetto ma lo ha posticipato. Contiamo di poterlo fare quest'anno o al più tardi nel 2025".

- Non vorremmo che questa produzione avesse subito un veto politico proprio in relazione alla figura di Don Gallo.

Si chiede pertanto di sapere quali sono le ragioni di questa sospensione e quali iniziative intendano assumer ei vertici rai al fine di portare a compimento questo lavoro che riguarda una straordinaria figura simbolo di impegno religioso e civile come Don Gallo al servizio dei più fragili ed emarginati della società.

(74/596)

RISPOSTA. - Con riferimento alle interrogazioni in oggetto si forniscono i seguenti elementi sulla base delle informazioni ricevute dalle competenti strutture aziendali.

La sceneggiatura del tv movie dedicato alla figura di Don Gallo, i cui autori sono Simona Izzo, Fabrizio Bettelli, Ricky Tognazzi e Roberta Colombo, è stata realizzata con la società TITANUS SPA.

Il titolo, per l'alto valore civile del protagonista e delle vicende narrate, è stato sviluppato proprio in quanto coerente con l'offerta editoriale di RAI Fiction che vanta, da sempre e con orgoglio, il pregio di porre alla base della propria mission di servizio pubblico, l'impegno sociale e la legalità. Basti pensare a titoli quali "Don Zeno", "Don Diana - Per amore del mio popolo", "Rocco Chinnici - È così lieve il tuo bacio sulla fronte" e "Tutto per mio Figlio".

Come tutti i progetti in fase di elaborazione, la decisione di passare alla fase realizzativa degli stessi è frutto di una serie di considerazioni derivanti dalla necessità di trovare il miglior equilibrio tra i vincoli budgetari e i temi editoriali, i mix di generi e formati, allo scopo di comporre la migliore proposta fiction - all'interno della complessiva offerta del palinsesto - il più possibile varia e trasversale, oltre che in linea con la volontà di implementare la piattaforma RaiPlay e la vocazione a diventare digital media company.

Alla luce di quanto sopra, si conferma che l'ipotesi produttiva per il titolo fiction su Don Gallo non si è allo stato concretizzata dovendosi ritenere, come da prassi, di natura esplorativa le interlocuzioni intervenute con la società TITANUS SPA.

BAKKALI, GRAZIANO, PELUFFO, STUMPO - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della Rai.

Per sapere

Premesso che:

Si apprende da fonti sindacali e anche da singoli operatori che l'azienda utilizzi criteri abbastanza discrezionali relativamente a figure ingaggiate con contratto di scrittura o autonomo;

Verrebbero usati meccanismi di retribuzione per puntata quotidiana, per settimanale e anche per realizzazione di contributi speciali che però non avrebbero codificata né una paga base né un tetto minimo né uno massimo di retribuzione;

L'aleatorietà di questi meccanismi fa sì che una professionalità ingaggiata con tali modalità può ricevere tra meno di 2 e 3 euro l'ora fino ad un massimo di 6,00 Euro, lordi, importi che sono ben al di sotto di una dignitosa retribuzione minima sulla base anche delle direttive comunitarie in materia di retribuzione salariale;

Ad aggravare il quadro vi è anche il fatto che chi non ha un contratto con l'azienda per più di cinque anni, perde ogni precedente maturato mortificando qualifiche e professionalità;

Si tratta di figure che hanno un know-how importante e che invece di avere simili regole di ingaggio dal punto di vista contrattuale necessiterebbero di investimenti in formazione permanente proprio per preservare questo tipo di professionalità all'interno dell'Azienda.

Si chiede di sapere quante sono attualmente le figure professionali sotto contratto di scrittura o autonomo per il servizio pubblico e quali iniziative intenda assumere per un migliore inquadramento professionale delle stesse riconoscendo loro, contrattualmente, adeguate retribuzioni orarie in linea con gli standard europei, nonché investendo in formazione permanente nell'interesse dell'Azienda

(73/595)

RISPOSTA. - Con riferimento all'interrogazione in oggetto, si forniscono i seguenti elementi sulla base delle informazioni ricevute dalle competenti strutture aziendali.

In via preliminare è opportuno evidenziare come le caratteristiche dell'attività del lavoro autonomo non siano assimilabili a quelle del lavoro subordinato e conseguentemente le due fattispecie siano assoggettate a differenti regolamentazioni. In particolare, non esiste una contrattazione collettiva applicabile ai rapporti di lavoro autonomo che individui un tetto minimo o massimo al compenso pattuito; in tale quadro non sono di riferimento le direttive comunitarie in materia di retribuzione minima.

Pertanto, per le figure professionali contrattualizzate da RAI con contratto di lavoro autonomo il compenso viene concordato tra il lavoratore e il committente non sulla base di tabelle tariffarie minime ma in base all'analisi del curriculum vitae del professionista, dei precedenti contrattuali dallo stesso sottoscritti, del carico di lavoro da svolgere e della eventuale concomitanza di più attività svolte nello stesso arco temporale in favore di RAI.

Si precisa, inoltre, che per queste figure professionali non è prevista formazione a carico dell'azienda in quanto il lavoratore autonomo è un professionista già formato, individuato proprio sulla base della competenza acquisita.

BEVILACQUA, ORRICO, CAROTENUTO, RICCIARDI - Alla Presidente e all'Amministratore delegato della Rai.

Per sapere - premesso che,

Nel TG1 delle 20.00 del 15.02.2024, successivamente all'intervista del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, è stato trasmesso un servizio concernente l'approvazione, da parte della Stretto di Messina S.p.A., dell'aggiornamento del progetto definitivo dell'opera, in cui è stato evidenziato, con apposita grafica, che i posti di lavoro creati dal cantiere saranno 40.000 tra diretti, indiretti e indotto e che la fonte di tale informazione era la stessa Stretto di Messina S.p.A.;

Tuttavia, nel comunicato stampa rilasciato dalla società nella medesima data, è stato indicato che "Impatto occupazionale: Fase cantiere 120 mila Unità Lavoro Anno. Si stima che in cantiere saranno occupati mediamente 4.300 addetti all'anno che raggiungeranno un picco di 7.000 addetti nel periodo di maggiore produzione. Per tutta la durata del cantiere (7 anni) si avrà dunque un impatto occupazionale diretto di circa 30.000 Unità Lavorative per Anno cui aggiungere l'impatto occupazionale indiretto e indotto, stimato in 90.000 Unità, per un totale di 120.000 ULA generate dell'Opera.";

atteso che

per Unità Lavoro Anno (ULA) deve intendersi il "numero di lavoratori subordinati occupati a tempo pieno per un anno" e che il numero di 120.000 è stato calcolato considerando un ipotetico indotto oltreché moltiplicando le ULA per il tempo di costruzione stimato dell'opera;

che, dunque, l'unico dato concreto di posti di lavoro riferito dalla Stretto di Messina S.p.A. è di 4.300 addetti all'anno che raggiungeranno un picco di 7.000 addetti nel periodo di maggiore produzione;

si chiede di sapere

sulla scorta di quale criterio di calcolo e/o ulteriore documento non diffuso dalla Stretto di Messina S.p.A., durante il TG1 delle 20 del 15.02.2024, con una platea di telespettatori pari a circa 5 milioni, è stato indicato, con riferimento alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, che i posti di lavoro creati dal cantiere saranno 40.000 tra diretti, indiretti e indotto.

(75/597)

RISPOSTA. - Con riferimento all'interrogazione in oggetto, sentite le competenti strutture aziendali, si forniscono i seguenti elementi.

Il servizio del Tg1 sul Ponte di Messina, andato in onda lo scorso 15 febbraio nella edizione delle ore 20:00, riporta che il numero dei posti di lavoro contenuto nel servizio, 40.000, è stato fornito dal portavoce dalla società Stretto di Messina Spa. Nel comunicato stampa la società parlava di 120 mila Ula, che vuol dire unità lavorative per anno. Per agevolare la comprensione di questo concetto strettamente economico al nostro pubblico generalista, è stato chiesto all'ufficio stampa della società Stretto di Messina Spa di tradurlo in posti effettivi di lavoro. La risposta è stata che 120mi1a Ula corrispondono a 40.000 lavoratori. Il dato quindi, non indicato nel comunicato, è il frutto del lavoro giornalistico che non deve fermarsi ai comunicati stampa ma deve cercare di approfondire e spiegare meglio le notizie che vengono date al pubblico verificando direttamente le fonti.