Legislatura 19ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 139 del 29/11/2023
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IN SEDE REFERENTE
(951) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 5 ottobre 2023, n. 133, recante disposizioni urgenti in materia di immigrazione e protezione internazionale, nonché per il supporto alle politiche di sicurezza e la funzionalità del Ministero dell'interno, approvato dalla Camera dei deputati
(Seguito dell'esame e rinvio)
Prosegue l'esame, sospeso nella seduta antimeridiana.
Il PRESIDENTE comunica che, alla scadenza del termine, previsto per le ore 13 di oggi, sono stati presentati 151 emendamenti e 34 ordini del giorno (pubblicati in allegato).
Ha quindi inizio la discussione generale.
Il senatore CATALDI (M5S) osserva che il Governo evidentemente non riesce a risolvere i problemi connessi ai flussi migratori, se è costretto a intervenire su tale materia per la terza volta in un anno. A suo avviso, per ottenere un risultato efficace si dovrebbe potenziare la cooperazione internazionale, migliorando le condizioni di vita nei Paesi di partenza, per esempio attraverso la costruzione di scuole e ospedali, in modo che le persone non abbiano la necessità di fuggire.
Sottolinea, inoltre, che occorre bilanciare le esigenze di sicurezza con il rispetto dei diritti umani. A tale proposito, esprime considerazioni critiche sulla disposizione, di cui all'articolo 5, che consente l'ampliamento della capienza dei CAS minori, addirittura fino al 50 per cento. In tal modo, infatti, si legittima il sovraffollamento di tali strutture, senza tenere conto della sentenza di oggi della Corte europea dei diritti umani che ha condannato l'Italia per aver trattenuto nell'hotspot di Taranto quattro migranti minorenni non accompagnati in una struttura per adulti sovraffollata.
Ritiene quindi che anche il provvedimento in esame sia solo teso a conquistare il consenso degli elettori, intervenendo sugli effetti e non sulle cause del problema migratorio.
La senatrice ZAMPA (PD-IDP) sottolinea come il decreto-legge in esame certifichi il fallimento delle politiche migratorie del Governo, che non riesce a conseguire i risultati promessi in campagna elettorale, come dimostra il crescente numero di sbarchi sulle coste italiane.
Evidenzia che il decreto, nel quale inopportunamente si uniscono le disposizioni relative ai minori migranti con quelle che riguardano gli adulti che hanno pendenze con la giustizia, è volto a modificare la legge n. 47 del 2017, che rappresenta il quadro normativo di riferimento per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, basato sui principi della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, sottoscritta e recepita dall'Italia nel proprio ordinamento.
A seguito della odierna sentenza della Corte europea dei diritti umani, si deduce che i minori stranieri non possono essere trattenuti nei centri di accoglienza, ma devono essere liberi di entrarvi e uscirne, non possono essere trattenuti per un periodo prolungato e occorre evitare condizioni di promiscuità.
Con la citata legge n. 47, infatti, era stato stabilito che la prima accoglienza non si protraesse oltre i trenta giorni, al fine di prevenire il fenomeno della scomparsa dei minori stranieri non accompagnati dopo l'arrivo nei centri. Questi ragazzi, infatti, dopo l'arrivo in Italia, desiderano in realtà spostarsi al più presto nei Paesi europei dove possono ricongiungersi ai loro nuclei familiari o alle comunità etniche di riferimento, oppure sperano di trovare una collocazione lavorativa per poter inviare aiuti nel Paese d'origine. Il rischio però è che siano intercettati dalla criminalità organizzata, oppure che restino vittime dello sfruttamento lavorativo o sessuale. In ogni caso, è più frequente che dichiarino di essere maggiorenni, proprio per poter essere avviati al mercato del lavoro, piuttosto che il contrario.
A suo avviso, sarebbe stato preferibile implementare quelle parti della legge n. 47 che non sono mai state attuate, irrobustendo le misure per la tutela dei diritti dei minorenni. Segnala, in particolare, l'allarme lanciato da organizzazioni che si occupano dei diritti dell'infanzia per la pericolosa riduzione delle garanzie e della tutela dei diritti fondamentali degli ultrasedicenni, che potranno essere inseriti in strutture per adulti fino a un massimo di 150 giorni.
Oltre a questa disposizione, ritiene particolarmente grave l'estensione da trenta a quarantacinque giorni del tempo massimo di permanenza dei minori nelle strutture governative di prima accoglienza a loro destinate e la deroga alla capienza massima dei centri CAS minori. In questo modo, a suo avviso, si finisce per aumentare il numero dei migranti in strada che vivono di espedienti, in contrasto con le esigenze di sicurezza che il provvedimento si propone di soddisfare.
La senatrice MAIORINO (M5S) ritiene che l'ennesimo tentativo di disciplinare il fenomeno dell'immigrazione da parte del Governo tradisca invece lo sconforto per misure rivelatesi finora fallimentari.
Con il provvedimento in esame, da un lato, si mortificano le prerogative parlamentari, impedendo di fatto la seconda lettura da parte del Senato, sia per i tempi ristretti di esame sia per il ricorso preannunciato alla questione di fiducia; dall'altro, si ledono i diritti fondamentali dei minori stranieri non accompagnati. Da questo punto di vista, presenta forti criticità l'articolo 5, che prevede l'effettuazione di misurazioni antropometriche o di esami sanitari invasivi, inclusi quelli radiografici, al fine di determinare l'età dei minorenni. Sottolinea che tali controlli fanno tornare alla memoria precedenti angoscianti, come quelli praticati dal nazismo, e in ogni caso oggi sono tutt'al più riservati agli animali.
A suo avviso, sarebbe opportuno effettuare un'analisi comparata dei sistemi di accoglienza degli altri Paesi europei, per verificare se la soluzione individuata dal Governo rappresenti un unicum nel contesto europeo.
Nell'esprimere sconcerto per queste misure, che a suo avviso risultano degradanti per i minorenni, si riserva di presentare in Assemblea una questione pregiudiziale, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento.
Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) esprime profonda contrarietà sul merito del provvedimento, nonché sulle modalità di esame del testo, licenziato dalla Camera così tardivamente da impedirne un effettivo esame in seconda lettura: peraltro, in Commissione è stato fissato un termine di meno di due ore per la presentazione degli emendamenti e in Assemblea si prevede che sarà posta la questione di fiducia da parte del Governo.
Pertanto, rinuncia a intervenire in discussione generale e pure in dichiarazione di voto in Commissione, ritenendo che l'esame in sede referente rappresenti, in questa occasione, una recita, riservandosi di esplicitare in Aula le ragioni del suo dissenso.
La senatrice MUSOLINO (IV-C-RE) stigmatizza il ricorso all'ennesimo provvedimento d'urgenza in materia di immigrazione, in quanto si impedisce un dibattito approfondito sulle politiche migratorie del Governo, rendendo sostanzialmente inutile il lavoro della Commissione in seconda lettura. Considerato tra l'altro il costante aumento del numero di immigrati clandestini giunti in Italia nell'ultimo anno, sarebbe opportuno affrontare la materia in modo organico e strutturale.
Si sofferma quindi sulla necessità di tutelare i diritti del fanciullo, come prevede la Convenzione ONU sottoscritta anche dall'Italia, evitando quindi accertamenti sanitari anche invasivi sui minori non accompagnati - disposti peraltro in modo discrezionale, perché solo in presenza di arrivi consistenti e ravvicinati non meglio individuati - solo per gestire i flussi migratori.
Nell'esprimere la propria contrarietà al provvedimento in esame, si riserva di intervenire più diffusamente in Aula.
Il senatore DELLA PORTA (FdI) giustifica l'adozione del provvedimento in esame, in quanto il decreto-legge n. 20 del 2023 (cosiddetto "decreto Cutro"), dopo circa sei mesi di applicazione, necessita di una verifica e di un adeguamento. Anche il Presidente del Consiglio aveva riconosciuto che quell'intervento non aveva conseguito i risultati attesi; tuttavia, a novembre si è registrata una diminuzione degli sbarchi, per cui si può ritenere che le misure adottate inizino a produrre i loro effetti.
Nel sottolineare che uno Stato civile ha il diritto e il dovere di disciplinare il flusso dei migranti, soprattutto quando è un Paese di primo approdo, come l'Italia, osserva che la sentenza della Corte europea dei diritti umani si riferisce a un episodio del 2017 e quindi non coinvolge l'attuale maggioranza, che invece aspira ad affrontare le problematiche connesse al fenomeno migratorio in maniera compiuta e realistica.
La senatrice PIROVANO (LSP-PSd'Az) conviene sulla impossibilità di approfondire in modo adeguato il testo in esame, che è stato trasmesso al Senato solo nella giornata di ieri. In effetti, come ha sottolineato la senatrice Maiorino, sarebbe interessante un esame comparativo con gli altri Paesi europei, non solo con riferimento all'accertamento dell'età dei minori, ma anche per quanto riguarda la prima e seconda accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. A un primo esame, tuttavia, sembra che l'Italia sia uno dei Paesi migliori sotto il profilo dell'integrazione, anche se purtroppo le conseguenze ricadono sui comuni, che sono sempre più in difficoltà sotto il profilo gestionale ed economico.
Ritiene in ogni caso che il provvedimento contenga misure condivisibili, come il divieto di accesso per lo straniero condannato per lesioni, nonché per i reati relativi a pratiche di mutilazione genitale femminile, l'espulsione dei soggiornanti di lungo periodo che risultino pericolosi per l'ordine pubblico, il divieto di rientro in Italia per chi può procurare gravi turbative all'ordine pubblico o alla sicurezza pubblica, il potenziamento del personale presso le rappresentanze diplomatiche o gli uffici consolari per il controllo dei visti, l'incremento di 400 unità del contingente delle Forze armate dell'operazione "Strade Sicure".
Conclude, rilevando l'opportunità che il fenomeno migratorio sia gestito in modo unitario dall'Unione europea, aspetto questo finora risultato carente.
La senatrice MAIORINO (M5S), a integrazione del proprio intervento, evidenzia che, per sua esperienza personale, solo il Qatar consente l'ingresso a condizione che siano eseguite misurazioni antropometriche e analisi del sangue, finalizzate ad escludere la presenza di malattie.
Il senatore DE PRIAMO (FdI) esprime rammarico per l'accostamento di misure finalizzate all'accertamento dell'età dei migranti minorenni, proprio per garantire loro le maggiori tutele riconosciute dall'ordinamento e dagli accordi internazionali, a misurazioni o ispezioni che favorivano la discriminazione razziale, peraltro poste in essere anche dagli Stati Uniti, per esempio sui migranti tenuti in isolamento a Ellis Island, e che appartengono a un passato certamente da condannare.
La senatrice ZAMPA (PD-IDP), a integrazione del proprio intervento, sottolinea che la legge n. 47 del 2017, che porta il suo nome, andava implementata proprio nella parte relativa all'accertamento anagrafico, sulla base di un protocollo adottato dal Consiglio d'Europa come prassi rispettosa dei diritti umani, con il quale si evitano esami invasivi che tra l'altro hanno margini di errore significativi, quindi, per esempio, le radiografie.
Non essendoci ulteriori interventi, il PRESIDENTE dichiara conclusa la discussione generale.
Il relatore LISEI (FdI), intervenendo in replica, esprime soddisfazione, perché la maggior parte delle norme contenute nel provvedimento non è stata censurata nel corso del dibattito, mentre tutti gli interventi hanno riguardato solo le misure relative ai minori stranieri non accompagnati.
Riconosce che la nuova disciplina modifica sostanzialmente quella precedente, tuttavia senza stravolgerla. In particolare, le misurazioni antropometriche sono gli unici accertamenti scientifici che possono dimostrare l'età di un minorenne - peraltro già adottati attualmente anche dalle forze di polizia - e consentire conseguentemente il riconoscimento dei relativi diritti di accoglienza e servizi. Nota che l'accertamento si rende sempre più necessario per l'incremento significativo dei casi in cui maggiorenni si dichiarano minorenni e ciò rappresenta una difficoltà sistemica. Infatti, il rilevante aumento del contenzioso impedisce una valutazione approfondita dei singoli ricorsi. Sottolinea tra l'altro che gli esami medici sono richiesti solo nei casi dubbi e comunque su autorizzazione della procura della Repubblica.
Concorda, infine, sulla necessità di consentire un esame approfondito dei decreti-legge anche in seconda lettura: a tale riguardo, il rafforzamento dell'Esecutivo potrebbe scongiurare l'eccessivo ricorso alla decretazione d'urgenza verificatosi finora e non solo con l'attuale Governo.
Il sottosegretario MOLTENI sottolinea che la complessità del fenomeno migratorio ha richiesto un lavoro organico da parte del Governo e della Camera con il provvedimento in esame, che si aggiunge ai due precedenti decreti adottati quest'anno, per consentire un costante adeguamento della normativa rispetto al mutamento del fenomeno migratorio. Del resto, l'Italia sta anticipando il dibattito tuttora in corso anche in Francia e Germania sulla disciplina dei rimpatri e delle espulsioni, nonché della gestione delle domande di asilo.
Richiama l'attenzione su quattro aspetti del provvedimento a cui il Governo annette particolare rilievo.
Innanzitutto, sottolinea l'importanza della questione dei rimpatri e delle espulsioni, affrontata all'articolo 1, soprattutto al fine di distinguere l'immigrazione legale da quella illegale.
Per quanto riguarda le domande di asilo, evidenzia che il decreto riguarda i casi atipici delle domande reiterate di protezione internazionale, al fine di verificare che non siano finalizzate solo ad evitare il provvedimento di allontanamento. Si definisce, quindi, meglio la procedura per i soggetti che adottano atteggiamenti dilatori, che si allontanano dai centri di accoglienza oppure non si presentano presso la questura per gli adempimenti richiesti.
Esprime soddisfazione, inoltre, per l'incremento del contingente dell'operazione "Strade Sicure": insieme alle dotazioni previste anche con la legge di bilancio, si tornerà alle settemila unità originariamente previste, prima dei tagli adottati dal Governo Conte II.
Si sofferma, infine, sull'articolo 5, sottolineando che, nella disciplina finora vigente in materia di minori stranieri non accompagnati, basata sul decreto legislativo n. 142 del 2015 e sulla legge n. 47 del 2017, il tema era affrontato in modo ideologico, senza tenere conto delle difficoltà emerse invece nella gestione concreta del fenomeno e rappresentate invece da sindaci e amministratori locali, soprattutto di Città metropolitane. In particolare, con riferimento alla legge n. 47, non sono mai state costituite le commissioni multidisciplinari per l'accertamento socio-sanitario dell'età, i fondi destinati agli enti locali sono risultati del tutto insufficienti e anche la distinzione tra prima e seconda accoglienza, rispettivamente a carico del Governo e degli enti locali, si è dimostrata inefficace.
Considerato l'elevato numero di minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio nazionale, si è quindi resa necessaria una verifica, soprattutto con l'obiettivo di accertare i veri minorenni, al fine di tutelarli in modo appropriato, e dare un sollievo agli enti locali nella gestione dell'accoglienza. A tale proposito, sottolinea che il Governo si è impegnato, nella delega fiscale e nella prossima legge di bilancio, a effettuare ulteriori stanziamenti per realizzare CAS minori e SAI minori.
Assicura quindi la disponibilità a verificare l'implementazione del provvedimento, soprattutto delle misure di cui all'articolo 5, con l'obiettivo di valorizzare l'immigrazione legale, elemento su cui il Governo è molto sensibile, come testimoniato dall'elevato numero di regolarizzazioni recate dall'ultimo decreto flussi.
Il seguito dell'esame è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 16,35.